Ho provato un siero ciglia con Bimatoprost e questo è quello che mi è successo 🤯

Altro giro, altra polemica nel mondo della beauty community italiana, e questa volta, sulla graticola ci sono i sieri per le ciglia
Campo minato del marketing, i lash serum creano molte perplessità sulla loro reale efficacia, soprattutto sul fatto che siano "meri" cosmetici che condizionano e fanno apparire (leggete bene) le ciglia più lunghe, e non veri trattamenti in grado di allungare e infoltire le ciglia dalla radice. 
Quindi gli attivi dei sieri ciglia non sarebbero in grado di agire sulla natura dei peli e farli letteralmente crescere o aumentare di numero, ma li rivestono e li assorbono, rendendoli più resistenti, elastici, meno propensi alla rottura e quindi all'apparenza più lunghi, lucidi e sani.


In effetti, a ben guardare, le aziende più famose non parlano di una stimolazione della crescita, ma, prendendo ad esempio il Multi-Peptide Lash and Brow Serum di The Ordinary. Si legge sul sito che 

"aiuta a nutrire e proteggere le ciglia e le sopracciglia mentre valorizza l'apparenza del volume e dell'aspetto in generale in quattro settimane". 

Questo nonostante però la presenza di sostanze stimolanti come la caffeina, e peptidi che promettono (spesso secondo gli studi del produttore, bisogna ammetterlo) di stimolare i cheratinociti del bulbo pilifero, la produzione di cheratina o contrastarne le cause della caduta. 
Nelle mie diverse recensioni e test (parliamo di circa 12 diversi sieri rinforzanti, li trovate qui) durante questi anni, che non paragonerei mai e poi mai ad indagini strumentali condotte in un laboratorio da esperti, vi ho mostrato che ho avuto esperienze diverse con prodotti differenti.
Le mie foto, come spesso vi dico, sono sicuramente indicative, ma ho notato prodotti che funzionano ed altri che, pur seguendo la mera funzione di condizionanti, non hanno fatto nulla. O ancora, ci sono stati sieri per le ciglia che mi hanno dato benefici di lunghezza, spessore ed infoltimento che sono proseguiti anche parecchio tempo dopo aver dismesso l'uso. 

Mi si potrebbe obiettare che la mia base di partenza sia quella di ciglia magari sottili o rovinate, e che quindi qualunque prodotto farebbe la differenza, ma non è così: non usando mascara o prodotti waterproof, non devo insistere chissà quanto sugli occhi al momento della detersione. Inoltre non sfrego gli occhi in generale perché indosso spesso le lenti a contatto e le farei volare. Penso che per natura ho delle ciglia medie, che però mi piace valorizzare e migliorare se possibile.
È tacito che certi prodotti abbiano efficace soggettiva, e che tutto dipende dalla nostra genetica: la pretesa di ciglia che arrivano fino allo spazio e non caschino mai è qualcosa di impossibile, specie se la genetica non ci ha graziati. 

Visto che secondo alcuni i sieri per le ciglia comuni non funzionano, ho voluto fare da cavia e provare una sostanza che invece è comprovata per la crescita delle ciglia, ma è decisamente controversa: il Bimatoprost.


Che roba sarebbe? Appartiene alla famiglia delle prostaglandine, una sorta di ormone sintetizzato che viene utilizzato per curare il glaucoma oculare. Durante appunto i test della molecola si accorsero infatti che questo farmaco facesse anche crescere le ciglia ai pazienti, ma ovviamente non può essere utilizzato come cosmetico, infatti è illegale in tal senso in Europa. Così si cercarono degli analoghi e nacque, fra gli altri il Bimatoprost. Questi analoghi delle prostaglandine sono legali in Europa, ma controversi.
L'effetto sulle ciglia delle prostaglandine è dato da un prolungamento della fase anagen, che sarebbe appunto la fase di crescita dei peli; inoltre aumenta le dimensioni del bulbo pilifero in modo che le ciglia appaiano più spesse e stimola la produzione di melanina quindi le ciglia diventano più scure. 
A questo punto starete pensando che gli analoghi delle prostaglandine siano la manna dal cielo per diventare Bambi, eppure non è così semplice.

Chi sostiene l'uso del Bimatoprost, afferma che si tratta di una componente sicura in quanto approvata dalla Food and Drug Administration (FDA) americana, che non va applicata all'interno dell'occhio come il farmaco, ma solo sulle ciglia, che solo il 4% dei pazienti testati che usano Latisse, uno dei sieri ciglia su prescrizione più concentrato, ha avuto effetti collaterali.
Ma quali sono questi potenziali rischi?
Rossore, irritazione, secchezza, infiammazione delle palpebre, occhi che lacrimano o pruriginosi, inscurimento della zona perioculare, e poi i peggiori, ovvero cambiamento del colore dell'iride, soprattutto sugli occhi chiari, e perdita del grasso perioculare, quindi un aspetto più invecchiato.
Ad oggi, anche se non c'è una regolamentazione precisa, il comitato scientifico per la sicurezza dei consumatori europeo ha indicato gli analoghi delle prostaglandine come potenzialmente dannosi. 

Quella che segue è la mia esperienza che ho scelto di fare a mie spese, e con questa recensione non consiglio di fare altrettanto. 

Credo che in passato avevo già usato un siero ciglia con Bimatoprost, sebbene non fosse dichiarato sul prodotto, quindi non faccio nomi. Adesso ho scelto quindi consapevolmente l'Extra Long Lashes Enhancing Serum del marchio polacco Uroda Professional.


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Le motivazioni per cui sono ricaduto su questo siero sono le più banali: mi sembrava il più affidabile, ma anche economico, così che non sarebbe stato un grosso problema se lo avessi dovuto sospendere.
In questo siero per la crescita delle ciglia ci sono anche altre sostanze, come un peptide che dovrebbe rinforzare i bulbi piliferi (ne facevo riferimento appunto sopra) e quindi evitarne la caduta, l'estratto di semi di zucca, che dovrebbe essere anti ossidante, e alcuni attivi lenitivi, come pantenolo e l'estratto di eufrasia. 


L'uso dell'Extra Long Lashes Enhancing Serum è identico a tutti i sieri per le ciglia: va applicato su cute pulita la sera prima di andare a dormire all'attaccatura delle ciglia. Un processo facilissimo grazie al pennellino sottile simile ad un eyeliner che preleva la giusta quantità di prodotto.
Sin da subito, per fortuna, non mi ha dato fastidio agli occhi, pur essendo portatore di lenti a contatto, e quindi ho potuto fare i miei cicli di test come sempre. 
Ho iniziato a Maggio e le mie ciglia apparivano così.

Avevo terminato di utilizzare da circa un paio di mesi il precedente siero inforzante, e quindi avevo praticamente rinnovato completamente le mie ciglia, e qui erano in una fase naturale di crescita, quindi non al massimo della loro lunghezza.
Ho usato con costanza per un mese l'Extra Long Lashes Serum Uroda, e devo dire che subito ho notato dei minimi benefici, anche in termini di caduta. Questo sarà un po' un leitmotiv da ora in avanti nella mia esperienza.
A giugno le mie ciglia apparivano così, e penso che già si notino dei progressi, anche se ammetto che, in quel momento, mi sembrava un po' poco come risultato, anche perché è più o meno l'aspetto delle mie ciglia al naturale, una volta che crescono.

Oltre appunto ad una maggiore forza, quindi ad una minor caduta, questo siero con Bimatoprost ha iniziato a rendere le mie ciglia più spesse e scure, ed anche più lunghe. Non è un risultato così stravolgente, ma come vi dicevo, partivo da una base più scarna del solito, ma ovviamente ho continuato ad usare questo siero per la crescita Uroda per altri mesi e a luglio ho visto una differenza più netta.
Le mie ciglia hanno continuato a crescere in lunghezza ma sono diventate anche più curve, tanto che ho via via smesso di utilizzare il piegaciglia quando voglio essere al meglio per le mie serate ed eventi. A Luglio le mie ciglia apparivano così e devo dire che ero già molto soddisfatto. 

Ho continuato ad usare questo Extra Long Lashes Enhancing Serum per un altro mese, ed arriviamo ad agosto, quando il siero era quasi agli sgoccioli, e devo ammettere che il risultato mi ha sorpreso, perché le ciglia sono diventate praticamente il doppio rispetto a com'erano a Giugno. Mi è sembrato che si armonizzassero di più, che siano diventate più a ventaglio.
Come vi anticipavo, la caduta dei peletti è stata quasi completamente azzerata, e ad oggi le mie ciglia coprono la mia palpebra.
Adesso, arrivato a quella che potrei definire la fine del trattamento, le mie ciglia appaiono così.


È secondo me un risultato spettacolare, direi effetto ciglia finte, che ammetto però mi aspettavo. Con i vari sieri senza analoghi delle prostaglandine ottengo infatti buoni risultati in media, ma da questo mi aspettavo proprio che desse il massimo alle mie ciglia.
Nel corso dei mesi ho applicato il prodotto anche sulle sopracciglia, specie nei punti in cui notavo dei buchetti. In tutta onestà, non ho prestato se anche qui facesse effetto, ma a guardare le foto mi sembra abbia funzionato abbastanza bene. 
Veniamo però ai nodi della questione: le reazioni avverse. Devo dire che nel corso di questi mesi ho cercato di stare attento ad eventuali effetti dannosi, e l'unica cosa che mi è sembrato di notare è che quel leggero rossore che ho intorno agli occhi diventasse un po' più intenso. In verità ho questi lievi rossori a prescindere dall'uso del Bimatoprost, lo si vede anche nelle foto di Maggio, quindi dargli la colpa, nel mio caso, non sarebbe del tutto onesto.


Per il resto non ho percepito nulla che mi facesse pensare ad un danno, tuttavia non è un ingrediente che utilizzerei vita natural durante. Anzi appena terminato il siero passerò sicuramente ad un prodotto che non contiene prostaglandine o ormoni, perché se sono state sollevate perplessità sui suoi effetti negativi da parte di organizzazioni scientifiche, non ho alcun problema a seguire le indicazioni di chi ne sa più di me. Immagino inoltre che prima o poi arriverà un regolamento chiaro e preciso per quanto riguarda il Bimatoprost e le sostanze affini e verrà messo al bando.

Voi avete provato sieri ciglia con questi attivi?







Tár e Oppenheimer: cosa penso dei film più chiacchierati

Arrivo indubbiamente tardi rispetto anche a chi ha solo una media passione cinematografica, per dirvi la mia su due film molto intensi e molto discussi dell'ultimo periodo, ma d'altronde non stiamo qui a far le corse. La verità è che non avevo un ardente desiderio, ma più una pallida curiosità di vedere queste pellicole, ed ha trovato sbocco solo di recente.


Tár (2022)


Genere: drammatico
Durata: 158 minuti
Regia: Todd Field
Uscita in Italia: 9 febbraio 2023 (cinema)/ 3 settembre 2023 (Sky/Now)
Paese di produzione: Stati Uniti d'America, Germania

Dura, inflessibile, severa e precisa fino all'ossessione, Lydia Tár è una direttrice d'orchestra, un "maestro" come vuole essere definita, di grande talento ma con un carattere non facile, che spesso si rinchiude in un divismo altezzoso. D'altronde il suo ruolo, e la fama che ne consegue, l'hanno resa tale. È un po' un cane che si morde la coda: Lydia deve essere così "strutturata" perché ricopre un ruolo che è più spesso ad appannaggio maschile, ma se non avesse questa tempra, probabilmente non riuscirebbe a mantenere la sua posizione nel mondo della musica. È entrata in un sistema e ne è diventata parte integrante, ma la sua carriera, costruita anche con sacrifici, si sbriciolerà quando le sue azioni nella vita privata, diventeranno pubbliche. 
Così Tár si ritroverà coinvolta in uno scandalo, che la obbligherà ad un cambio netto, ma soprattutto che avrà effetti differenti per lei, in quanto donna.

Dopo aver visto Tár ho capito perché se n'è parlato così tanto: in primis l'interpretazione di Cate Blanchett è eccezionale, da inizio a fine, e non l'ho trovata esagerata, forzata o macchiettistica, ma sempre calata nel ruolo di questa donna dalla personalità complessa, divisa fra privato e pubblico. È così brava che sembra quasi si tratti di una storia vera, ed invece è completamente inventato. 
È un film con una regia accurata, raffinata, e che sa muoversi su generi diversi, iniziando con toni drammatici, fino a crescere verso un sapore più thriller, e hanno saputo raccontare questa caduta di Lydia Tár anche attraverso scelte e messe in scena metaforiche ben riuscite.
Credo di aver colto anche il messaggio di fondo, dalla critica alla cancel culture di cui la direttrice è vittima, al doppio standard fra uomini e donne, passando per l'abuso di potere e il classico binomio fra genio e sregolatezza. 


Di base però Tár non mi ha lasciato nulla, anzi sono arrivato alla fine con la consapevolezza che non lo avrei rivisto. È indubbiamente un film lungo, con delle parti che secondo me potevano essere eliminate senza che ne inficiasse il risultato, e con un ritmo che non sempre mi ha convinto. L'ho trovato alla fine un racconto freddo, che non ha saputo trasmettermi quella tensione e quell'incalzare che dovrebbe avere la parte più thriller a cui facevo riferimento, quando la protagonista inizia in un certo senso a perdere la sua posizione e con essa la sua lucidità. Anche i dialoghi mi sono sembrati più rivolti a farci intendere il livello culturale dei personaggi che per essere funzionali alla storia.
Sono arrivato poi al finale in cui il mio coinvolgimento emotivo era pari a zero. Quindi per me Tár è stato quasi una perdita di tempo, come un bel macaron (una metafora che non ci azzecca, ma rende ndr.) perfettamente decorato, ma che al gusto non mi ha lasciato alcun sapore.



Oppenheimer (2023)



Genere: drammatico
Durata: 180 minuti
Regia:  Christopher Nolan
Uscita in Italia: 23 agosto 2023 (cinema)
Paese di produzione: Stati Uniti d'America, Regno Unito


Anche se fosse stato possibile in Italia, non credo che avrei partecipato al Barbenheimer, perché se per Barbie nutrivo una certa voglia di scoprire di cosa trattasse e che approccio avessero avuto, non avevo la stessa scimmia per Oppenheimer. In effetti con la cinematografia di Nolan non ho un rapporto così stretto: sono passato da Dunkirk, che avevo apprezzato, saltando Tenet, e arrivando al suo ultimo film e devo dire che le mie reazioni sono state molto vicine a quelle che ho avuto con Tár.
Penso che tutti ormai sappiate, anche chi come me non ne aveva mai sentito parlare, che Robert J Oppenheimer sia stato il padre della bomba atomica, a capo del Progetto Manhattan che appunto portò al disastro di Hiroshima e Nagasaki. La nuova pellicola del regista britannico, non vuole solo raccontare la vita del fisico, ma sondarne l'animo nel profondo attraverso momenti differenti della sua vita.

In effetti Oppenheimer ha un approccio interessante proprio perché non è una biografia tradizionale e cronologica, ma si muove su più piani temporali, e soprattutto non si limita solo a raccontarci come si arrivò al lancio della bomba atomica, ma concentra molto su quelle che furono le reazioni prima, specie al primo test chiamato Trinity, e dopo, quando il fisico dovrà affrontare le conseguenze del suo lavoro, pubblicamente e privatamente. Qui arriva la parte che più ho apprezzato, perché da sensazioni contrastanti.
Nei panni di Oppenheimer troviamo un Cillian Murphy impeccabile, calato con tutti gli arti all'interno del suo ruolo, ma soprattutto in grado di darci le sfaccettature del suo personaggio, con lati di luce, ma tantissimi lati di ombra, soprattutto sulla consapevolezza che il fisico avesse sulla pericolosità del suo lavoro. Ma c'è anche una parte appunto pubblica che oscilla fra chi celebrava l'operato di Oppenheimer e chi invece giustamente l'ha criticato. 


Inoltre conosciamo un Robert che, come qualunque essere umano, ha lati contrastanti del carattere: sa essere molto forte, ma anche molto debole, a volte tormentato, diviso fra due donne molto diverse fra di loro.
Ho poi trovato stranamente appassionante la parte sul primo test nucleare: Nolan in questo senso riesce a creare un pathos crescente, pur essendo noi consci di sapere quali saranno i risultati di quella prima detonazione. In realtà, e lo vedremo in seguito, il film non si preoccupa di chiarire quali siano state le conseguenze anche solo di questo primo esperimento, anzi secondo me le mette un po' sotto al tappeto minimizzandole. 
Ottimo anche Robert Downey Jr. completamente trasformato nei panni di Lewis Strauss, un politico che voltò le spalle al fisico. 
A parte questi aspetti, devo ammettere che la visione di Oppenheimer per me è stata davvero stancante e straniante. 

Si viene infatti completamente abbattuti da un inizio molto concentrato sulla fisica quantistica, con dialoghi stretti e con una musica di sottofondo costante che rende il tutto ancora più pesante, ma non basta. Infatti Christopher Nolan miscela flashback e flashforward e lo fa con un uso della color correction tutto suo: ho letto infatti che ha voluto utilizzare il bianco e nero per le parti oggettive ed "esterne" e i colori per le parti più soggettive. Una scelta che non so se sia stata apprezzata, ma io, col senno di poi, ho capito che mi ha estenuato. 
Ma forse c'è di peggio, perché in tre ore di film, che è quasi considerabile come un rapimento, non ho trovato approfondimenti su Oppenheimer stesso, su cosa lo abbia spinto a lavorare al progetto, e su quel che sia successo effettivamente dopo. Ci arriviamo noi al fatto che potrebbe essere stato mosso da una voglia di progresso e di risoluzione del conflitto a sfavore dei tedeschi, ma il film lascia tanti punti interrogativi e che sia lo spettatore ad avere già informazioni in mano. 

Lo stesso vale per tanti personaggi secondari (tra l'altro interpretati da attori da A-List) che diventano quasi figuranti nel corso delle vicende, dai tanti fisici illustri che hanno aiutato o si sono confrontati con Oppenheimer, fino alle donne che gli sono state a fianco e che non trovano almeno una bidimensionalità.
L'inghippo io credo sia stato nel voler fare un film che fosse biografico ma non troppo, a cui non dare una ovvia linearità che potesse risultare banale, ma questo ha fatto perdere, secondo me, di chiarezza e di coinvolgimento al film, non lasciandomi poi molto da provare e su cui riflettere davvero.



Nuovi Patch Occhi Acty Mask, la mia recensione

Qualche mese fa ho vinto un giveaway sulla pagina Instagram di Acty Mask, ed il bottino era una serie di maschere e prodotti viso che sto via via testando, ad iniziare da due nuove tipologie di patch per il contorno occhi.

In passato, ormai tre anni fa, avevo provato altre delle loro maschere occhi (qui) che coprivano tutto il contorno occhi, e le avevo pure apprezzate, ma questa volta mi sono piaciute anche di più se possibile.

Acty Mask usa per i suoi prodotti un particolare idrogel con la tecnologia Dermoscience Cryo Effect, la quale appunto sostituisce le varie maschere in tessuto super gocciolose, con questo materiale "asciutto" che rilasciagli attivi sulla pelle, senza sporcare in giro.
Questa tipologia di hydrogel, oltre ad aderire perfettamente al viso, è molto pratica anche per un uso quotidiano, prima di un evento perché non lascia residui e il siero si assorbe facilmente. Non serve nemmeno stare fermi in posa per chissà quanto tempo. Sono insomma perfetti per chi non ama le maschere viso.
I nuovi Patch Occhi Acty Mask hanno invece la forma di una lunetta che segue la forma della palpebra inferiore, e sono fatti di un materiale sottile e devo dire anche delicato.



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La versione Anti Age Defaticante con Arancio e Mango la avevo già utilizzata appunto tempo fa, ma Acty ha cambiato la formulazione. Adesso contengono sempre gli estratti di mango ed arancia, ma anche acido ialuronico, glicerina, aloe, e due gomme naturali, quella di tara e di carrubo, che, oltre appunto gelificare il siero di queste maschere, hanno una azione idratante e distensiva.
A caratterizzarli poi è un lievissimo profumo agrumato che però non da affatto fastidio agli occhi.
I patch occhi Acty mask vanno tenuti in frigo per aumentare il loro effetto rinfrescante e poi vanno lasciati in posa per circa 10/15 minuti. In questo tempo si asciugano completamente, facendo quasi quello che io chiamo effetto cerotto, ma non è doloroso rimuoverli. 

Ovviamente non va risciacquato il viso dopo l'uso, e come vi dicevo io non noto residui, ma posso proseguire con la mia skincare come sono solito fare.
Gli Hydrogel Patch Anti Age, hanno secondo me un effetto defaticante, idratante e anche distensivo. Con l'uso mi sembra che infatti aiutino un po' a ridurre l'occhiaia e illuminare la zona. Nulla di magico, sono sincero, ma comunque contribuisce a far sembrare lo sguardo meno stanco. Inoltre l'effetto fresco, molto gradevole in estate, aiuta con l'effetto decongestionante e sgonfiante della zona perioculare. 
Discreta anche l'idratazione che rilasciano, abbastanza adatta a chi non ha grosse esigenze da questo punto di vista, per chi come me ha una pelle un po' più secca, può aggiungerci altre creme.


Patches Contorno Occhi Rivitalizzante con Estratto di Peonia e Acqua delle Alpi sono invece la versione rivisitata della maschera occhi Anti Pollution Acty Mask.



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Ritroviamo l'acqua delle alpi e l'estratto di peonia, con proprietà lenitive, calmanti e pare anche anti age, ma a questi si aggiungono aloe, quelle gomme che vi dicevo su per gli altri patch e due estratti carini: quello di cetriolo che idrata e lenisce, e quello di uva che è antiossidante.
Non ci sono altre caratteristiche differenti, se non la profumazione più fresca e "generica" al mio naso. L'uso poi è identico, e anche la mia sensazione sulla pelle: anche questi patch Acty Mask li ho sempre messi in frigo per un effetto fresco ancora più gradevole ed intenso.
Onestamente ero convinto che non avrei visto grosse differenze fra questi patch hydrogel, ma invece le  ho trovate.


Questa versione Rivitalizzante infatti su di me è leggermente più idratante, anche se comunque dopo io ci vado con la mia skincare, e soprattutto più distensiva e compattante di quelli Anti Age Arancia e Mango. Non sarà una differenza abissale ma l'ho notata, e mi fa pensare che comunque ognuno può scegliere il prodotto in base all'esigenza specifica che vuole contrastare.
Invece ho riscontrato meno l'azione anti occhiaia e gonfiori: è vero che l'effetto freddo aiuta sempre, da qualsiasi fonte derivi, ma in questo caso mi è parsa meno incisiva.
L'unico neo da segnalarvi è che fra queste confezioni ho trovato un paio di patch completamente asciutti e quindi impossibili da far aderire, nonostante la confezione fosse sigillata ed integra

Questi Patch Occhi Hydrogel Acty Mask mi son sembrati anche molto pratici da usare e credo siano adatti a tutti coloro che non tollerano le maschere occhi troppo intrise di siero, che possono irritare gli occhi.
Li avete provati?

Qui vi parlo di nuove maschere viso del brand. 
Qui invece trovate un aggiornamento su queste maschere occhi.


Sulle seconde stagioni di HeartStopper e The Lincoln Lawyer

 Non senza reticenze ho visto due serie tv tornate sul catalogo Netflix con una seconda stagione. Sono Avvocato di difesa e Heartstopper, che nelle passate stagioni non avevano sollevato in me così tanto entusiasmo. Sarà andata meglio questa volta?


Avvocato di difesa - The Lincoln Lawyer
Seconda stagione

Inizio subito col caro avvocato Mickey Haller, il quale ha acquisito un certa notorietà dopo il caso risolto nella prima stagione, e sembra che il suo studio stia decollando. Ma non c'è mai tregua quando si lavora a certi livelli e spesso si deve lavorare d'astuzia affinché emergano le reali intenzioni e colpevolezze dei suoi clienti. In particolare, l'avvocato della Lincoln si troverà in questa seconda stagione ancora una volta coinvolto in un caso difficile da risolvere, ovvero l'assassinio dell'imprenditore Mitchell Bondurant. Ad essere incolpato sarà una nuova cliente di Mickey, ovvero la chef Lisa Trammel (Lana Parrilla), la quale era contraria a vendere il suo ristorante a Bondurant e si è più volte scagliata contro la gentifricazione, annoso problema di Los Angeles. Haller farà di tutto pur di far emergere la verità e difendere Lisa, che per lui non è solo una cliente, e dovrà battere in tribunale Andrea Freemann, procuratore che conosce l'ex moglie Maggie, e che ha già sconfitto Mickey in altre cause.

Ve l'ho raccontata in maniera sbrigativa e poco entusiasmante, ma devo ammettere che ho fatto un po' meno fatica a seguire Avvocato di Difesa 2 perché mi è sembrato avesse un ritmo ed una comprensibilità migliore rispetto agli episodi precedenti, quindi ho avuto più slancio e voglia di terminarla. È soprattutto la seconda parte della stagione, che è stata divisa in due e pubblicata il 6 luglio ed il 3 agosto, a trovare una maggiore centralità e messa a fuoco; la prima parte invece mi è sembrata un po' caotica, e purtroppo tutta la serie non riesce mai ad uscire dalle stesse dinamiche.
Infatti come già in The Lincoln Lawyer 1, c'è sempre questo colpo di scena per cui salta sempre qualche segreto sul personaggio messo alla sbarra, e quindi l'effetto sorpresa è ai minimi storici.


La stessa Lisa, e non vi faccio spoiler, fin da subito appare ambigua, e se ci arrivo io che non sono una lince, ci dovrebbe arrivare anche un avvocato esperto come Haller. 
Non sono purtroppo mancati anche i momenti "spiegone", dove tutti si mettono letteralmente ad un tavolo per raccontare a viva voce come hanno condotto le indagini. Fortunatamente hanno in parte eliminato le sedute psicanalitiche in auto.
Lo stesso vale per l'espediente continuo di risolvere il caso all'ultimo minuto, che nel tempo diventa solo ripetitivo: sappiamo che è il protagonista a vincere sempre, la suspense va creata in altro modo.
Il problema è che in questa stagione, Mickey sembra forse anche più tonto: continuano ad affibbiargli il ruolo di bellone, piacione, super uomo che pure malmenato torna a lavorare, ma poi casca sempre nelle stesse trappole.


Il nostro Avvocato di difesa inoltre dovrebbe essere il più bravo del foro, eppure, senza i suoi investigatori privati, non sembra essere in grado di far molto. Un altro aspetto che comunque ho apprezzato di questa seconda stagione è che i problemi personali di Haller fossero un po' meno messi in piazza.
Dall'altro lato però tocca sorbirci le questioni private dei personaggi secondari, sull'onda del dare seconde occasioni a tutti, e non sono sempre così accattivanti.
Insomma, questa seconda stagione di The Lincoln Lawyer va meglio rispetto alla prima, ma è comunque una coperta cortissima e rattoppata, una serie tv che non ha nulla per emergere in un panorama così ampio senza risultare "già visto". Netflix ha trasmesso la terza stagione della serie ad Ottobre 2024, qui la recensione.



Heartstopper
Seconda stagione


Sempre il 3 agosto è tornata una serie che mi era sembrata banale, meno accattivante ed emozionante rispetto a quanto si diceva in giro, ma su questa seconda stagione di HeartStopper posso dire qualcosa di più positivo.
Ritroviamo Nick e Charlie sempre più affiatati come coppia, ma devono sempre far i conti con i compagni e la famiglia. Nick infatti non ha ancora detto di essere bisessuale e deve affrontare questo passaggio. Nel frattempo invece Charlie, che supporta il fidanzato, deve comunque fare i conti con i fantasmi del passato. Anche i loro amici comunque devono imparare ad affrontare alcuni aspetti della vita e hanno ancora molto da scoprire di loro stessi.


Se la prima stagione di Heartstopper era stata elogiata per la sua delicatezza e dolcezza, che io invece avevo trovato eccessiva, irreale e in grado di togliere di profondità alla serie, in questi nuovi episodi ho notato una maggiore maturità e una più attenta voglia di affrontare momenti difficili e anche traumatici della vita e dell'adolescenza.
Il tema portante è sicuramente il coming out di Nick, che risulta difficile per un ragazzo che non è pienamente accettato dalla famiglia, ed in particolare dal fratello, e che è sempre stato popolare a scuola grazie ai suoi successi nello sport. Lui ci offre anche l'occasione per parlare del rapporto difficile con un padre assente, indifferentemente dalla questione dell'identità di genere.
Il vissuto di Charlie invece ci dà l'opportunità di riflettere sul bullismo e sulle sue vittime, ma nel suo personaggio ho visto anche una maggiore consapevolezza.


Finalmente si parla anche di sesso, perché va benissimo voler puntare soprattutto sul lato romantico e sentimentale, ma è anche normale che dei ragazzi adolescenti siano alle prese con pulsioni fisiche.
I temi invece più dolorosi e delicati, come i disturbi alimentari, l'ansia, il dover affrontare il futuro e comprendere la propria sessualità, inclusa la spesso trascurata asessualità, vengono toccati, ma senza mai scendere ad un piano di intensità che possa appesantire la narrazione.
Heartstopper 2 ha comunque secondo me più polso della prima stagione, ci sono maggiori momenti di tensione e appunto di riflessione, per cui mi chiedo se chi aveva apprezzato quello stile, si ritrovi con le stesse impressioni adesso che le cose sono un po' cambiate.


Non riesco però a promuovere a pieni voti questa seconda stagione per vari motivi. C'è infatti purtroppo bisogno di prevedibilità e forzature affinché alcune linee narrative si muovano e proseguano, e secondo me lì si capisce quanto questa serie sia rivolta ad un pubblico di giovanissimi che non puntano ad una strenua forza della sceneggiatura, ma più all'allure romantica, pastellosa e fumettistica di HeartStopper.
Un esempio blandissimo è questo personaggio che vive con un libro in mano come se fosse appunto un manga, ma ci sono tanti altri aspetti e momenti che un occhio più maturo può sgamare e apprezzare meno. 
Un dettaglio, forse, che ad esempio non mi è piaciuto, e che non vi fa spoiler, è che Nick parla di se stesso come "bi" senza mai dire bisessuale, quasi fosse una parolaccia. Mi va bene che abbia un linguaggio giovanile, ma le parole secondo me sono importanti, specie per dare importanza al messaggio trasmesso.

Un altro problema per me sono i personaggi secondari: anche loro prestano il fianco per raccontare tematiche più o meno profonde, ma le loro storie per me sono spesso e volentieri poco interessanti. Salvo giusto Isaac che meritava molto più spazio rispetto alla storia fra Tao e Elle
Heartstopper continua a proporre un cast giusto, e in questa stagione troviamo anche una sorpresa da una serie tv che avevo anche apprezzato. Mi fa sempre sorridere che Olivia Colman spunti così per caso. 
È già da tempo era stata confermata la terza stagione che è arrivata ad Ottobre 2024, ne parlo qui, ma come tutti i teen drama, anche Heartstopper non potrà durare per sempre.




I solari che ho davvero portato con me in vacanza

Nei solari che ho recensito negli ultimi mesi, mi sono concentrato sul fatto che avessero texture piacevoli, adatte per essere applicate sul viso per un uso quotidiano, magari sotto al trucco, quando vogliamo apparire al meglio e non come un funghetto sott'olio. Ma in estate, in vacanza, soprattutto al mare, cerco solari che abbiano performance differenti, e quest'anno ho pensato di mettere alla prova quelli di Uriage.


È una azienda francese che strutta le proprietà dell'acqua termale per arricchire i suoi cosmetici, spesso e volentieri rivolti a pelli sensibili o irritate, e la linea Bariésun mi ha incuriosito perché è ampia, e mi sembra ben formulata. Sul sito si legge che effettuano test sui coralli e plankton marino per dimostrare la sicurezza dei solari di questa gamma. 
Inoltre i Laboratoires Dermatologiques d'Uriage sono membri di 1% per il pianeta, e donano l'1% dei ricavi delle vendita mondiali dei prodotti Bariésun alle organizzazioni che lavorano per la protezione ambientale. Ecco cosa ho scelto. 


Uriage Bariésun Spray Invisibile Protezione Spf50+
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Per il corpo cercavo un solare che non solo garantisse una protezione dai raggi UVA e UVB elevata, ma che fosse super leggero, che non appiccicasse e che avesse una buona resistenza all'acqua, e lo Spray Invisibile Uriage risponde a tante di queste richieste. 
Si tratta di un latte molto liquido, leggero, facilissimo da stendere ed applicare in maniera omogenea. La mia versione non ha profumo, ma si avverte un sentore chimico per via degli ingredienti.
Oltre a filtri chimici, non ci sono moltissimi altri attivi che Uriage utilizza, proprio per rendere il solare più efficace e leggero: troviamo vitamina E e estratto di spirulina, che essenzialmente sono antiossidanti, e poi ci sono le Acquaspongine, che non so bene a cosa corrispondano in INCI (non ho trovato nulla online), ma il nome è simpatico ed essenzialmente aiutano ad idratare la pelle, quindi ci piace.


Un'altra cosa che mi è piaciuta, e che non avevo mai letto, è che Uriage brevetta i suoi solari affinché creino uno strato che evita l'assorbimento dei filtri nell'epidermide. Questo immagino aiuti soprattutto le pelli che reagiscono ai solari, e quindi risulta più delicato.
Lo Spray Invisible SPF50+ secondo me si applica e si assorbe davvero molto bene, non fa scie o patine bianche, ma la consistenza aiuta ad una stesura omogenea. Non fatevi però ingannare dalla consistenza liquida perché comunque va applicato in modo generoso (loro dicono 8 spruzzi per polpaccio ad esempio). L'erogatore funziona senza pasticci ed è molto comodo usarlo anche in spiaggia.
L'ho apprezzato anche perché non risulta appiccicoso, ma ammetto che nelle giornate più torride di questa estate, specie quando inizio a sudare, un po' si fa avvertire sulla pelle. Penso onestamente che sia inevitabile perché si tratta di una protezione molto alta.


Nella mia esperienza questo solare Uriage Bariésun protegge molto bene dai raggi solari: mi è capitato, purtroppo e non fatelo, di ritrovarmi al mare negli orari di punta meno consigliati, ed ho notato la differenza nell'usare questo prodotto a confronto di altri. Con lo questo Spray Invisibile SPF 50 + infatti non mi sono minimamente arrossato o scottato, ed ho ottenuto un'ottima abbronzatura (o per lo meno quella che io considero abbronzatura, ma che per gli altri è un colorito umano). 
Ho apprezzato la sua resistenza all'acqua, che non fa effetti strani, e ho notato che, anche quando vado a fare la doccia a casa, è meglio utilizzare una spugna per rimuoverla al meglio. Però non è un prodotto che mi secca la pelle: magari non la nutre profondamente, ma resta in uno stato ottimale, elastica e morbida. Non noto inoltre che la sabbia gli si appiccichi particolarmente.
Lo Spray Invisible Bariésun sarebbe anche da usare sul viso, ma non l'ho provato, però questo lo rende anche versatile, oltre che efficace. 



Uriage Bariésun Spray Asciutto Spf50+
Dry Mist


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🏋 200ml
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⏳ 9 mesi
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Oltre ad un solare che mi garantisse una protezione efficace, volevo uno spray che fosse particolarmente facile e veloce da applicare anche nei momenti in cui non hai modo e tempo di stendere e massaggiare una crema solare, e che potessi applicare anche su pelle bagnata, ed ho scelto questo Spray Asciutto.
Si tratta praticamente della versione dello Spray Invisibile, quindi a base di filtri chimici che proteggono da raggi UVA e UVB, e con quegli attivi a cui facevo riferimento sopra, ma completamente trasparente e super evanescente: la confezione è sottopressione ed appena lo massaggi, in una sola passata, il solare svanisce in praticamente un secondo.
Può essere usato anche sul viso, ma Uriage suggerisce di spruzzarlo prima in mano, perché inalare un solare non è quanto di più salutare si possa consigliare.


Il suo tocco è davvero asciutto, non appiccicoso o grasso, e risulta molto leggero e fresco sulla pelle. 
Lo Spray Asciutto SPF 50+ ha un profumo paradisiaco, che sa di estate e che permane, è secondo me un aroma da "solare" appunto, ma più elegante e sofisticato.
L'uso che ho fatto di questo solare Uriage è stato più limitato perché non volevo che, anche solo inconsciamente, ne facessi un uso improprio. No, non sono impazzito, ma sappiamo tutti che la quantità di prodotto applicato quando si tratta di SPF, è la chiave per una fotoprotezione adeguata ed ottimale. Uno spray così leggero e sottile secondo me può trarre in inganno facendoci pensare che con un paio di erogazioni siamo belli e protetti, ma non è così. Quindi ho sempre cercato di averlo dietro ma non farne un uso compulsivo, e basare la mia protezione su solari che mi danno un controllo delle quantità più attento.


Ciò non toglie che, se usato appunto come extra, per rinfrescare una crema o un latte solare, fornisce una buona schermatura dai raggi UV. L'unico neo di questo Spray Asciutto Spf50+ Bariésun secondo me è lo spray, il cui getto mi è sembrato un po' troppo ampio, per cui se siete in spiaggia e c'è anche solo una brezza, vi sembra di applicare il solare più al vicino di ombrellone che a voi, e questo è un altro motivo per cui non ci farei totale affidamento, e consiglio di applicare il prodotto prima nel palmo della mano e poi sul corpo.
Anche a questo solare non mi pare che la sabbia si incolli. 
Se proprio non sopportate alcun tipo di solare sulla pelle, perché vi sembrano tutti untuosi, date una chance a questo di Spray di Uriage, che comunque ha anche un buon effetto water resistant e non secca anch'esso la pelle. 



Uriage Bariésun Fluido Viso Mattificante Protezione Alta Spf50+


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💸 €7.99
🏋 50ml
🗺 Francia
⏳ 9 mesi
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Nonostante entrambi i prodotti Uriage fossero utilizzabili sul viso, ho comunque voluto provare un altro solare specifico per questa zona, e mi sono fatto attirare dal Fluid Matifiant che promette di associare alla protezione dei raggi UVA e UVB, anche un finish opaco e adatto a pelli miste e grasse.
Personalmente sono convinto che tutti i solari dovrebbero avere un effetto naturale se non appunto matt, perché inevitabilmente d'estate quasi tutti ci lucidiamo e sudiamo e non abbiamo bisogno di un ulteriore effetto glow. Io ad esempio ho una zona T mista, ma non chissà quanto grassa, eppure con le alte temperature questa situazione peggiora. 


Il Fluido Opacizzante SPF 50+ oltre a filtri chimici, l'acqua termale e quelle famose acquaspongine, contiene anche glicerina ed estratto di liquirizia, che in genere è antiossidante e anti infiammatorio.
In questo caso c'è il profumo ed ha secondo me delle note vagamente fruttate, è comunque fresca e gradevole. La consistenza di questa crema solare viso è abbastanza fluida, come da nome, e io non la avverto sulla pelle, ma stranamente, nonostante la consistenza e il fatto che abbia filtri solari organici, c'è una scia ed una patina bianca che richiede del tempo sia ad essere steso affinché risulti omogeneo, senza strisce o concentrazioni di prodotto in un punto, sia affinché si setta e svanisca.


Non è un effetto Casper impossibile da gestire, proprio perché nel giro di qualche minuto si attenua, ma mi chiedo come possa tollerarlo una carnagione scura, abbronzata o olivastra.
Tra l'altro Uriage promette un "finish invisibile" quindi non ci siamo, specie in confronto con gli altri solari Bariesun che hanno davvero un aspetto impercettibile.
Un altro grosso neo del Fluido Viso Spf50+ è che non lo trovo affatto matt: già qualche istante dopo averlo applicato, mi risulta decisamente lucido. Di buono ha che non è una situazione che peggiora nel tempo e che la confortevolezza e la leggerezza sul viso non viene meno, ma se avessi scelto questo solare per la città, lo avrei indubbiamente bocciato. 


Per il mare va bene, perché offre un ottimo schermo dai raggi solari, la mia pelle non si è arrossata o scottata, ed ha anche una buona resistenza all'acqua, tanto che il miglior modo per rimuoverla secondo me è una doppia detersione. Nonostante questo processo di rimozione un po' più elaborato, il Matifying Fluid Uriage comunque non mi secca la pelle, anche perché non ha ingredienti aggressivi.
Le riapplica in spiaggia, proprio per via della scia bianca che lascia, non è fra le più semplici, specie da fare alla cieca, e quindi no, non è un solare per il viso che riacquisterei.








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Ho recuperato due film, ma voi potreste evitarli. Ecco perché

Piovono commedie romantiche in questa nuova recensione degli ultimi film che ho visto. Mi sembrava sensato raccoglierli in un unico articolo visto che non solo le tematiche si inseguono, ma anche le reazioni che mi hanno provocato si somigliano un po' tutte.


Ticket To Paradise (2022)



Genere: commedia, sentimentale
Durata: 104 minuti
Regia:  Ol Parker 
Uscita in Italia: 6 Ottobre 2022 (cinema)/ 9 Aprile 2023 (Sky/Now)
Paese di produzione: Stati Uniti d'America


George Clooney e Julia Roberts hanno unito per la prima volta i loro talenti in una commedia romantica ed interpretano rispettivamente David e Georgia, i genitori di Lily (Kaitlyn Dever), una giovane ragazza, che subito dopo la laurea, vola a Bali insieme alla sua amica Wren (Billie Lourd). Qui nascerà un amore fra Lily ed un giovane ragazzo balinese, Gede, e i due decidono di sposarsi, ma c'è un problema: David e Georgia sono divorziati da anni e si odiano, e temono che la figlia possa fare lo stesso errore. Faranno quindi di tutto pur di evitare che le nozze si compiano. 

Le commedie romantiche vanno prese per quello che sono: un passatempo più o meno piacevole, e nonostante la presenza di un cast di tutto rispetto, Ticket to Paradise non fa nulla per disattendere questa regola. È un film semplice, lineare, che non si sforza a creare dinamiche diverse da altri predecessori in cui si scontrano genitori e i partner dei figli, magari alla soglia delle nozze. 
Preso come tale, Ticket To Paradise non è nemmeno malaccio, visto che ha una durata giusta, ed un ritmo buono, che solo in una parte mi è sembrato rallentare. Tuttavia non posso non ammettere che mi aspettavo altro, anche solo una trovata che potesse distinguerlo da tutta la massa di film similari.
Ho trovato anzi buffo un aspetto che secondo me non è poi così sottile: si tratta sempre di personaggi bianchi e privilegiati, che in parte cambiano idea sul futuro genero quando scoprono che questo non è un povero venditore di cocco sulla spiaggia, ma un imprenditore che si occupa di esportazione di alghe. 


Dalle battute alle scenette non ho infatti trovato un appiglio che rendesse il film più che sufficiente, e personalmente mi sono limitato giusto ad un paio di sorrisi, ma la risata è ben lontana.
Si salvano indubbiamente i paesaggi esotici e il cast, che include anche Lucas Bravo (lo conoscerete per Emily in Paris), ma se ci fossero stati altri attori al posto del valido duo Roberts-Clooney, si sarebbe trattata di una commedia scialba e dimenticabile, buona a riempire il palinsesto televisivo estivo. Credo che la visione a casa sia la collocazione ideale per Ticket To Paradise, e sono contento di non averlo visto al cinema perché immagino me ne sarei pentito. 
Indubbiamente se cercate un film che non tenti in alcun modo di sorprendervi, ma che sia solo un dolce scacciapensieri, allora sarà l'ideale. 


What's love? (2022)



Titolo originale: What's Love Got to Do with It?
Genere: commedia, sentimentale
Durata: 108 minuti
Regia:  Shekhar Kapur
Uscita in Italia: 16 Marzo 2023 (cinema)/ 7 Agosto 2023 (Sky/Now)
Paese di produzione: Regno Unito 

È passato decisamente più in sordina di Ticket To Paradise, ma What's Love? mi ha attratto anche in questo caso per via degli attori che raccoglie, soprattutto Lily James e Emma Thompson, ed il risultato non è stato sgradevole.
Lily James è Zoe, una documentarista che però, dopo un ultimo lavoro, non è soddisfatta della sua carriera e cerca nuovi stimoli. La sua vita privata non è da meno, tanto che la madre Cath (la Thompson appunto) la spinge continuamente a cercare uomini, anche sulle app di incontri. Improvvisamente però spunta per la ragazza una nuova idea lavorativa: decide di seguire un amico di infanzia, Kazim (Shazad Latif) che si è convinto, nonostante viva da anni a Londra, ad abbracciare le sue origini pakistane e accontentare i genitori con un matrimonio combinato, come da tradizione.
Zoe, che vive invece i sentimenti in maniera più libera, moderna, con l'idea che non sia un obbligo trovare un compagno ma si può vivere una vita appagata anche da soli. Sarà così?

Troviamo anche in What's Love? molte delle caratteristiche delle commedie romantiche, ma tutto gira intorno ad uno scontro culturale e, in generale, diventa una occasione non solo per parlare di matrimoni assistiti, come si chiamano oggi, ma proprio delle relazioni e dell'amore in senso più ampio, visto anche da coppie e persone più mature.

Il film ci porta nella cultura indiana, e non manca anche il momento Bollywood, che purtroppo si accoda a tutta quella serie di caratteristiche che rendono What's Love Got to Do with It? prevedibile e telefonato come tutte le commedie. C'è qualche twist narrativo che però non fa pentire completamente della visione, ha anche un buon ritmo e credo che il film riesca a dare una panoramica ampia sulle diverse culture ed approcci, dando sicuramente (e ovviamente) un'idea negativa dei matrimoni combinati, ma anche di un Pakistan più contemporaneo.


C'è, seppur velatamente, anche il tentativo di trasmettere un messaggio femminista, soprattutto attraverso l'approccio non standardizzato di Zoe.
Anche le interpretazioni, mai troppo caricaturali o sguaiate, mi hanno convinto, ma se vi capiterà di vederlo, secondo me anche a voi darà l'impressione di essere un film vecchio. Non so se per la regia, la mancanza di freschezza in generale, o appunto la prevedibilità, in ogni caso What's Love? ha quell'allure un po' datata, che a molti penso possa far storcere il naso. Se tutto questo non vi crea problemi, magari vi potrebbe far compagnia in un noioso pomeriggio autunnale. 




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