Bioderma CicaBio SPF 50+, scoperta o flop?

Ogni anno quando arriva l'estate cerco di darvi quante più alternative possibili in termini di protezione solare perché penso che tanti ancora non ne facciano un uso costante non trovando la formulazione più congeniale al proprio tipo di pelle e alle proprie preferenze. Quindi spazio fra prodotti che sono in vendita in settori differenti, dai brand coreani a quelli da grande distribuzione, fino ai marchi disponibili in profumeria, parafarmacia e farmacia, e per quest'anno ho scelto il solare Cicabio SPF50+ di Bioderma.

cicabio bioderma spf50+


INFO BOX
🔎 Profumeria, parafarmacia, Amazon
💸 €13
🏋 30ml
🗺 Made in Francia
⏳  6 Mesi
🔬 //

Trovavo infatti interessante il concetto di questo solare, ma anche un po' confuso e mi sono detto "proviamolo!".
La gamma Cicabio Bioderma nasce per prendersi cura di pelli sensibili o sensibilizzate da fattori esterni, quindi anche con cicatrici, secchezza, prurito, e favorire la naturale guarigione della pelle, creando uno strato protettivo, ancora di più nel caso di questa versione con spf 50+, che contribuisce anche a contrastare la formazione di macchie scure post infiammazione (come quelle dopo un brufolo per capirci).
Nello specifico nel solare Cicabio troviamo filtri UVA e UVB, ma ha poi tutta una serie di attivi pensati proprio per ripristinare una pelle alle condizioni ottimali, come il brevetto Antalgicine™, che fa parte dei prodotti Bioderma, e che immagino sia composto anche da un lipopeptide, che ha la funzione di calmare la pelle. 
O ancora, dal nome stesso capite che la gamma Cicabio, incluso questo solare viso, contiene estratti di centella asiatica, noti per le loro capacità lenitive e ricostituenti, e ci sono ovviamente sostanze umettanti come acido ialuronico e frutto oligo-saccaridi.

È come dicevo, un vero e proprio trattamento per la pelle, ma come anticipavo, la Cicabio SPF 50+ ha molti aspetti che mi hanno lasciato in dubbio. 

Intanto in rete si trovano due diversi formati, uno da 40 e questo che ho io da 30ml, e formulazioni con alcune differenze.
Ma a parte questo, anche le istruzioni che da Bioderma mi sembrano strane: sul retro si legge di applicare piccole quantità di prodotto su zone fragilizzate, quindi immagino aree con macchie scure o cicatrici che non vogliamo far peggiorare con l'esposizione solare, ma poi specifica che si può utilizza su viso, labbra, corpo e che può fungere da base trucco, quindi non capisco se sia solo da usare localmente o appunto in modo più ampio o in entrambi i modi. Inoltre, sempre Bioderma, sottolinea che in caso di esposizione solare dobbiamo applicare una protezione sul resto del corpo, ma mi chiedo, allora a che serve questa crema se comunque devo utilizzare un spf extra? Chi se ne va in giro con un patchwork di solari applicati a chiazze?
Forse sono io che perdo colpi, d'altronde l'età avanza, ma mi sembra che ci sia un po' di caos su come appunto sia il caso di utilizzare questo solare e soprattutto su quale sia il suo scopo.


Ho provato quindi ad utilizzarla come una crema solare qualunque, su tutto il viso, ma proprio non mi ci sono trovato, anzi ammetto che tutte le volte che l'ho utilizzata, ho avuto voglia di lavarmi il viso perché mi sentivo impiastricciato.
La Cicabio SPF50 + Bioderma è infatti una crema abbastanza soda, ma tutto sommato facile da stendere e che non fa patina bianca proprio perché contiene filtri chimici, ed ha anzi un lieve colorito verde che immagino tenti una microcorrezione di eventuali rossori e imperfezioni. Non ci sono profumi aggiunti, odora semplicemente di crema solare, aspetto che dovrebbe rendere il prodotto più delicato, ma comunque l'azienda sconsiglia di applicarlo sul contorno occhi, anche se io l'ho fatto senza problemi. 
Ho cercato di far funziona questo solare Bioderma in tutti i modi ma non c'è stato verso, e penso che anche dalla foto possiate capire il motivo. È infatti una di quelle protezioni che si adagia sulla pelle e lì resta, con la sua bella patina untuosa e lucida, e non si setta praticamente mai.

Tralasciando la lucidità, che in qualche modo si può arginare con una cipria e che ci può stare visto che non promette opacità, la cosa peggiore per me è che non si asciughi e di conseguenza appena tocco il viso me la sento sulle mani. Inoltre, anche se appena messa tutto sommato è leggera, nel corso delle ore mi fa sentire il viso appunto untuoso e impiastricciato, ma non così idratato.
Nei miei esperimenti infatti per farla funzionare ho cercato di giocare un po' riducendo la skincare che utilizzo sotto, e sono finito ad applicare solo un tonico o un unico siero prima di questo solare Cicabio, ma comunque non è servito a molto, perché il feeling finale è sempre lo stesso.
A questo punto mi potreste dire che sono io ad avere usato male il prodotto perché appunto dovrebbe essere applicato su zone limitate, ma mi chiedo, allora non ha più senso applicare prima un siero o un trattamento antimacchia e rinforzante, e poi un solare che agisca e copra su tutto il viso, piuttosto che un prodotto del genere?

Personalmente infatti, se so che sarò particolarmente esposte al sole, oltre che applicazioni abbondanti e ripetuto dell'SPF che ho in uso, cerco di picchiettare ancora più prodotto in quelle aree più sensibili (soprattutto nei nel mio caso) o proprio evito che vegano esposte coprendomi, ma non vedo il senso di un prodotto extra che tra l'altro ha una texture poco elegante.

Ditemi la vostra esperienza se vi va!






💖alcuni link sono affiliati, per te non cambia nulla, ma puoi usarli per sostenere le mie recensioni. Grazie!

Netflix, le novità promosse e cosa non mi è piaciuto

Fra maggio e Giugno il catalogo Netflix non è stato del tutto pauco di uscite interessanti e qualcuna sono riuscito a portarla a termine, quindi finalmente posso sciorinare tutte le mie opinioni su tre nuove serie tv.


Thank You, Next 
Prima Stagione

Ho un rapporto complicato con le serie tv turche, perché molto spesso somigliano più a delle soap e a volte manco di livello, ma tutto sommato è stato gradevole seguire questa prima stagione di Thank You, Next, che è uscita il 9 maggio e si è ritrovata in vetta alle classifiche di Netflix.

La sua protagonista è la giovane avvocata Leyla (Serenay Sarikaya), la quale riscopre la sua vita sentimentale dopo che il suo compagno storico l'ha tradita, o quasi. Leyla è un ragazza forte, spigliata, ma poco fortunata con i sentimenti, così decide di rimettersi in gioco di nuovo, spinta anche dai suoi amici e colleghi. Ma dovrà barcamenarsi fra un passato che bussa alla sua porta e un presente (o futuro) incerto e dubbioso, e soprattutto attraverserà alcune delle fasi (sette esattamente come gli episodi) e delle situazioni come molti di noi al giorno d'oggi affrontano quando si affacciano alle relazioni sentimentali.

Thank You, Next non si è inventata nulla, ma secondo me prende ispirazione da quelle dramedy romantico-sentimentali che conosciamo un po' tutti, come Sex & The City, Emily in Paris e la meno conosciuta Operazione Amore, eppure tutto sommato la ritengo una prima stagione riuscita perché fa quel che deve: riesce ad intrattenere e risulta contemporanea, e soprattutto si rivolge ad un pubblico differente.

Se infatti una grandissima quantità di serial e film Netflix sembra studiata da un algoritmo che cerca di accontentare un pubblico di giovanissimi, Thank You, Next mi ha dato l'impressione di rivolgersi a persone come me che, come la protagonista, hanno superato i trent'anni, quindi sono ormai in una fase adulta, ma allo stesso tempo sono ancora giovani per prendere le cose troppo sul serio e smettere di esplorare tutti gli aspetti che la vita ci mette davanti con leggerezza.
Leyla in questo senso è una protagonista ideale perché in lei si possono trovare sia aspetti positivi, come il suo essere affettuosa e appassionata, ma spesso contraddittoria e impulsiva, quindi immagino che l'intento fosse quello di creare una protagonista imperfetta ed empatizzabile. 

Non ho fatto cenno agli altri personaggi perché sono limitate le caratteristiche che ci danno su di loro, sono più che altro funzionali alla vicenda, e anche gli uomini con cui Leyla si interfaccia mi sono sembrati più che altro degli stereotipi caratteriali che poi confluiscono eventualmente in una tipologia di relazione. Forse fra gli uomini con cui la protagonista avrà a che fare, è Cem Murathan (Hakan Kurtaş) quello che sembra un po' più sfaccettato. Ma io credo che sapevano già ci sarebbe potuta essere una seconda stagione di Thank you, Next, poi confermata, per cui si sono limitati ad approfondire eventuali aspetti o dare troppo spazio ai personaggi secondari.

Come in ogni commedia c'è comunque una buona dose di prevedibilità, superficialità e situazioni un po' assurde, ma il vero problema per me sono stati i salti temporali: la serie infatti si muove quasi tutta in flashback e spesso va avanti e indietro nel tempo senza cambi di stile o di fotografia, e il rischio di confondersi è forte, anche se poi alla fine tutto torna.
Thank you, next comunque non fa rimpiangere troppo per impostazione le serie tv americane o inglesi, quindi ho proseguito con la seconda stagione, uscita a Maggio 2025. Ne parlo qui.


Dancing for the Devil: storia di una setta su TikTok
Docuserie 

Vi sarà capitato di aprire un social e trovarci dei bei ragazzi giovani ballare senza perdere un passo, con energia, grinta, ammiccamenti, magari per le strade di qualche metropoli americana. Belli e bravi sicuramente, con una certa influenza sui social e un numero di follower spesso importante, ma se vi dicessi che alcuni di questi fanno parte di una setta che ha fatto loro il lavaggio del cervello, costringendoli lontani dalle famiglie e a subire abusi di diverso tipo.

È proprio su questo che indaga Dancing for The Devil, il documentario chiacchieratissimo di Netflix, uscito lo scorso 29 maggio, che in tre puntate racconta la vicenda della 7M Films.Inc, quella che dovrebbe essere un'agenzia di talenti, ma sembra in realtà la facciata per una setta. Il suo fondatore infatti Robert Shinn, ex medico, è anche il padre della Chiesa di Shekinah, e queste due entità sembrano strettamente legate fra di loro, visto che, a detta degli ex rappresentati dalla 7M Films, Shinn organizzava qualunque aspetto della loro vita, e non solo, convincendoli di essere in stretto collegamento con dio.

Dancing for the Devil: The 7M TikTok Cult inizia più o meno dal 2019, quando Melanie e Miranda Wilking, due sorelle già conosciute su Instagram e Tik Tok, entrarono in contatto con questa "agenzia" attraverso un altro ragazzo, sempre un ballerino, che già ne faceva parte. Se però Melanie si discostò subito dall'agenzia, ritenendo le dinamiche interne alquanto strane, Miranda decise non solo di restare, ma iniziò a frequentare (per poi sposare) quel ragazzo che la inserì nella 7M, e divenne parte della setta a pieno regime. O quantomeno questo è quello che hanno denunciato i genitori e la stessa Melanie nel 2022 durante una diretta online, affermando che non riuscivano ad avere contatti con la figlia Miranda e che questa addirittura avesse evitato il funerale del nonno.

Si apre così una storia a più livelli e con diverse testimonianze, che questa docuserie Netflix cerca di raccontare, visto che le accuse che sono state rivolte a Shinn spaziano dalla cattiva gestione dei contratti dei ballerini, in cui sembra che solo una piccola parte dei loro guadagni andasse a loro, fino ad accuse di molestia e circonvenzione. Ma come si può dimostrare che delle persone adulte e nel pieno delle loro facoltà si siano fatte convincere a tal punto?

Quella di Dancing for the devil è una storia decisamente inquietante e ancora aperta, perfetta per chi ama le crime story basate su fatti reali. La cosa più impattante secondo me è che si tratta di una storia non solo recente, e sotto gli occhi di tutti, ma ancora da chiarire del tutto, con una causa civile ancora in corso e un processo che arriverà nel 2025, ma ovviamente anche la risposta di Shinn e dei suoi associati che hanno fatto causa per diffamazione rigettando ogni accusa.

Il documentario Netflix comunque risulta abbastanza informativo, e uno stile abbastanza tradizionale, portando sia le testimonianze degli ex artisti di 7M che gli audio reali che dovrebbero incastrare l'agenzia-setta.
Anche se non avere una risposta finale definitiva (come può capitare, sia chiaro), può portare lo spettatore a trovare un po' frustante, e spero che ci sarà un proseguo sulla vicenda, credo che Dancing for the Devil voglia comunque puntare l'attenzione sia ai danni che possono causare i social e la ricerca del successo, ma anche il trauma subito dalle ragazze e dai ragazzi che per anni (a volte decenni) hanno preso parte alla chiesa di Shekinah.



Hacks
Seconda stagione


Visto che mi sono dilungato parecchio sulle altre serie, cercherò di essere telegrafico sulla seconda stagione di Hacks, che finalmente è arrivata su Netflix il primo giugno con un paio di anni di ritardo rispetto alla programmazione americana dove da poco è terminata la terza stagione e c'è già il rinnovo per un quarto capitolo.

Se nella prima stagione avevamo visto Debra (Jean Smart), una comica di fama dalla carriera ormai consolidata, conoscere la sua nuova giovane autrice Ava (Hannah Einbinder), con un inevitabile scontro fra le due, troppo incapaci di mettere da parte i lati disfunzionali dei propri caratteri per cercare di andare d'accordo, adesso le cose cambiano. 
Debra infatti è in tournee e Ava la seguirà con tutto ciò che comporta avere a che fare con una diva in un momento delicato della sua carriera ma anche affrontando alcuni momenti duri del suo privato.


Hacks 2 cerca, spostando le protagoniste in un lungo viaggio per l'America, di far proseguire anche il percorso umano e la crescita di entrambe, visto che ormai conoscono pregi e difetti l'una dell'altra e quanto male sappiano farsi a vicenda. Sia Debra che Ava cercano insomma di riparare ai torti che si sono fatte, con un atteggiamento più maturo, e comprendendo che entrambe hanno spesso atteggiamenti simili e che si portano dietro traumi, dubbi e ferite.

Sono stato abbastanza poetico e ho evitato lo spoiler vero? Ma la verità è che questa seconda stagione fa davvero qualche passo avanti rispetto ai dubbi che mi aveva lasciato la prima, proprio perché si occupa di più dello sviluppo caratteriale delle protagoniste, e punta a linee narrative un po' più coincise.
L'ho insomma apprezzata di più rispetto agli episodi precedenti ma non posso dire che ad oggi Hacks sia la mia serie tv preferita di cui non posso fare più a meno. 

È maggiore secondo me il senso di affiatamento e di famiglia che si è creato fra le protagoniste e gli altri assistenti di Debra, che si muovono durante questo tour come se avessero creato un loro ecosistema funzionante, ma spostando lo sguardo ci sono aspetti che mi sono sembrati sbilanciati. Buona parte di questa seconda stagione cincischia su situazioni non sempre utili per poi arrivare in fretta e furia ad un finale, che vede una grossa evoluzione sia per appunto Debra che per altri personaggi secondari. L'impressione è che si siano accorti in corso di produzione che non avevano 10 episodi come nella prima stagione ma solo 8, e quindi hanno dovuto affrettare le cose per farci stare tutto quello che volevano dire. 
Con Hacks ho sempre l'impressione di avere a che fare con una coperta corta, che se tiri da un lato scopri che dall'altro ci sono tante cose da sistemare, come, per quanto mi riguarda, l'assenza di momenti davvero divertenti e la prevedibilità di quelli più emotivi.
Chissà quanto toccherà aspettare per la terza stagione.



Questi prodotti corpo costano poco ma valgono molto (TUTTO sotto i 10€)

Quando si tratta della cura del corpo non amo spendere grandi cifre e cerco sempre valide alternative più economiche. Non avendo grandi problemi cutanei sulla pelle del corpo infatti non mi serve andare a comprare brand particolari, ma mi posso rivolgere alle opzioni della grande distribuzione, anche perché tendo a smaltire i prodotti corpo con molta facilità, quindi costo e reperibilità sono due caratteristiche che non sottovaluto.

Ho cinque prodotti che sono parte della mia routine per cura del corpo quotidiana, che appunto costano meno di 10 euro e magari possono darvi qualche dritta.


Cien Docciacrema Argan & Cocco



INFO BOX
🔎 Lidl
💸 €1.59
🏋 500 ml
🗺 Italia
⏳  12 Mesi
🔬 Vegan

Sono certo che conosciate già i docciacrema di Cien ma se così non fosse vi racconto perché secondo me meritano una chance. La confezione e la grafica strizzano l'occhio ad un'altra marca nota, ma ciò non toglie che sia un docciaschiuma valido ed economico. Secondo me però l'impatto iniziale può traviarvi: infatti non ha la consistenza di una crema appunto, ma è proprio un gel mediamente sodo e fluido, che è arricchito con estratto di cocco da agricoltura biologica, olio di argan e glicerina, fra le sostanze idratanti ed emollienti. Per il resto il suo INCI non mi sembra si discosti troppo dai prodotti da grande distribuzione, e Cien specifica che non contiene microplastiche.

Oltre alla consistenza non in crema, c'è un altro aspetto da tenere presente ovvero il fatto che questo Docciacrema Cien non profuma di cocco, ma ci sento molto le note dell'argan, è una fragranza che quindi si avvicina più alla famiglia degli aromi orientali, più avvolgente e calda. È una profumazione che trovo molto gradevole, ma che non mi pare di sentire sulla pelle una volta terminata la doccia.

Con queste doverose premesse posso però dirvi che questo prodotto Cien mi ha convinto: è un gel appunto che diventa una schiuma soda con qualunque spugna lo utilizzi, e che si mantiene durante tutto il tempo del lavaggio. Sulla mia pelle risulta delicato, ma in grado di detergere bene, quindi perfetto per la doccia di tutti i giorni, e, a meno che non abbiate esigenze specifiche, adatto a tutta la famiglia e un po' a tutti i tipi di pelle. È il bagnodoccia più delicato che abbia mai trovato? No, ma nel corso del tempo (il flacone è quasi terminato) non mi ha creato secchezza, prurito e irritazioni, e anzi mi lascia la pelle abbastanza morbida e liscia. 
L'unico vero neo che posso trovare a questo Docciacrema Cien è che serve qualche secondo in più per sciacquarlo via, ma non mi lascia comunque residui. 
Qui vi ho parlato della variante Talco & Rosa di questo gel doccia. 

Fun fact: se leggete bene scoprirete che questi docciacrema Cien sono prodotti dalla nota Mil Mil 76, azienda di cui ero solito parlare decenni fa qui sul blog. Alla fine tutto torna.



Alverde Lozione Corpo & Siero 2in1
con Vitamina C, E ed F


INFO BOX
🔎 dm-drogeriemarkt.it, catene DM
💸 €2.79
🏋 250ml
🗺 Germania
⏳ 12 Mesi
🔬Natrue, Vegan 

Qui in Sicilia il caldo è già esploso da qualche tempo, e negli ultimi giorni devo dire che siamo a livelli estivi, quindi le mie routine si stanno alleggerendo sempre più e questa lozione corpo Alverde si è rivelata perfetta. A dire il vero avevo iniziata ad utilizzarla qualche mese fa ma le temperature erano ancora più basse e la mia pelle era più secca, adesso invece è perfetta.
È una crema corpo dalla texture fluida e leggera che è arricchita con appunto quella miscela di vitamine che si trovano in vari ingredienti. Abbiamo infatti oli leggeri come quello di soia che contiene per sua natura anche vitamina F, e che troviamo in vari acidi grassi contenuti nella formulazione, e di cocco. Fra i vari umettanti scelti da Alverde abbiamo la glicerina, ed estratti vegetali come quello di lime, cetriolo e kiwi che contengono vitamina C e antiossidanti, c'è anche una forma di vitamina C derivata ovvero l'ascorbil glucoside. La vitamina E è apportata invece da due forme di tocoferolo.

Il concetto è insomma un po' quello di un prodotto viso, che ha anche attivi a scopi più ampi, ma per il corpo.
Come molti prodotti tedeschi anche questa Lozione corpo Alverde contiene alcol, ma a me non ha dato fastidio e non l'ho sentito nemmeno nella profumazione, che, a proposito, mi ricorda l'olivello spinoso quindi una fragranza agrumata e fresca, non troppo persistente, ma piacevole.

Come dice il nome stesso, questa di Alverde è appunto una crema molto fluida, quasi un latte, che si stende istantaneamente e non fa alcuna scia bianca, né mi è risultata appiccicosa o untuosa perché si assorbe velocemente e mi posso vestire alla velocità della luce.

Quello che mi piace però di questa lozione è che ad una consistenza leggera, che il mio corpo non risuda nemmeno in questi giorni di caldo, anzi risulta abbastanza fresca, hanno saputo dare un effetto idratante che si percepisce abbastanza bene. È ovvio che una pelle molto secca anche in estate, o chi trascura l'idratazione del corpo, non possa trovare la risposta in una crema così leggera, ma chi non ha grossi problemi di disidratazione secondo può apprezzarla. Io riesco a trovare in questa lozione il comfort sufficiente per arrivare alla doccia successiva con una pelle morbida e idratata. Se cercate una crema corpo per l'estate, datele una possibilità.


Balea Crema piedi
contro duroni e callosità



INFO BOX
🔎 dm-drogeriemarkt.it, catene DM
💸 €1.69
🏋 50ml
🗺 Germania
⏳ 12 Mesi
🔬//

Visto che siamo in estate l'attenzione alla cura dei piedi secondo me deve aumentare, e se durante il resto dell'anno mi limito ad esfoliare e applicarci la crema corpo, con la bella stagione cerco prodotti più specifici, e questa crema piedi Balea è stata una piccola scoperta. 
Lo so, non è il prodotto più elegante, ma qui siamo fra di noi, in famiglia, quindi non ci formalizziamo. 
Contiene infatti tutte sostanze che si adattano a contrastare ispessimenti e callosità, come appunto urea, acido salicilico ed acido citrico (gli acidi della frutta a cui fa riferimento) che idratano ed esfoliano la pelle, per un effetto rigenerante. Proprio per questi attivi l'azienda suggerisce di sciacquare bene le mani dopo l'uso.
Balea ha poi unito sostanze idratanti come la glicerina, ed ammorbidenti come l'allantoina, ed è un prodotto pensato anche per i diabetici.


Come dicevo su, curo gli arti inferiori tutto l'anno, quindi non arrivo mai in estate con una situazione disastrosa (fatelo anche voi, per voi stessi), ma ho comunque ottenuto dei benefici e visto la differenza con questa crema piedi Balea. La sua consistenza è soffice, si stende bene e non mi risulta untuosa (anche se io metto sempre un calzino perché faccio quasi un impacco con un po' più di prodotto), e si assorbe velocemente. Mi è piaciuta molto anche la sua profumazione agrumata e fresca, molto adatta allo scopo della crema, ma è soprattutto il suo effetto che mi ha convinto, perché riesce ad ammorbidire, lisciare e idratare le zone secche e ruvide dei piedi e alleviare eventuali fastidi. 

È bene che lo ripeta anche se mi sembra ovvio: se il vostro problema di ispessimenti è importante, è meglio procedere  prima con una esfoliazione manuale perché nessuna crema può far nulla.
Questa crema piedi di Balea mi è sembrata una alternativa a quella Cien di cui avevo parlato qualche tempo fa, è un prodotto per me promosso e che dà anche una vaga sensazione di freschezza che non mi dispiace.
So che l'azienda ne ha anche una con il 25% di urea e sarei curioso di provarla. 



Biolis Nature Deodorante No Gas al Tè Verde Bio
Rinfrescante


INFO BOX
🔎 Tigotà, e-commerce
💸 €2.50 (offerta)
🏋 75 ml
🗺 Made in Italia
⏳ 12 Mesi
🔬Vegan, Non testato sugli animali

Dopo Iris e Melagrana, mi mancava da provare il deodorante Biolis nella variante Tè Verde rinfrescante, visto che adesso ho un Tigotà più a portata di mano. Non ho riscontrato grandi differenze fra questi prodotti, sia a livello di resa che di INCI, quindi non posso che confermane l'efficacia che hanno su di me. Come i fratellini, anche il deodorante Tè verde è a base di Triethyl Citrate, una sostanza che agisce contro la proliferazione batterica e quindi i cattivi odori, e che è stata unita all'amido di riso e allo zinco ricinoleato che hanno una azione assorbente.
La formulazione, che è composta al 98% di ingredienti di origine naturale, è poi arricchita con avena, pantenolo e bisabololo dall'effetto idratante e lenitivo, e dall'estratto di tè verde appunto e tocoferolo, che sono due ingredienti antiossidanti.

Il Deodorante Biolis al Tè Verde ha una profumazione molto gradevole, fresca, con una nota vagamente legnosa e talcata, ma non invadente, così da non scontrarsi con altre fragranze che usiamo.
È necessario shakerarlo bene prima dell'uso e devo dire che nonostante sia un liquido lattiginoso, viene erogato bene dalla confezione e soprattutto si asciuga abbastanza in fretta, tanto che non ho notato macchie sui vestiti.

Ho un po' una mia paranoia per cui evito di utilizzare ogni singolo giorno deodoranti con antitraspiranti, anche perché per le mie giornate normali non ho la necessità di un prodotto prodotto particolarmente performante. Infatti i deodoranti con antibatterici li scelgo proprio per un effetto più delicato, per le situazioni quotidiane meno stressanti e quando non necessito di un prodotto che non vada a bloccare la sudorazione, ma in qualche modo la regoli. 
Questo deodorante Biolis (ma potrei parlare in generale rispetto agli altri provati) riesce a tenermi fresco e in ordine per circa 8 ore, non abbandonandomi improvvisamente e reggendo anche quando le cose si fanno un po' più difficili e adesso che le temperature sono superiori ai 25 gradi. Ovviamente se so di avere una giornata davanti più movimentata e stressante, prediligo altro, ma per il quotidiano di una persona che come me non una sudorazione particolarmente pungente, va più che bene.
Oltre a non macchiare i tessuti, il deo Tè verde è abbastanza delicato anche sulla pelle perché non mi ha dato irritazioni o prurito.


Eyfel Eau de parfum M1 


INFO BOX
🔎 Online 
💸 €6.70
🏋 50 ml
🗺 Turchia
⏳ 36 Mesi
🔬//

Una routine corpo che si rispetti non può che avere anche il suo profumo economico e fra le mie riserve da tanto tempo c'era questo di Eyfel che è un brand turco che produce delle repliche di marchi più noti. La loro gamma va a codici, quindi M sta per la linea maschile, U per la unisex e W per ovviamente la femminile. Io ho scelto dalla linea uomo il profumo M1, che pare si ispiri ad Acqua di Giò.
Sul sito di Eyfel si legge che la piramide olfattiva è così composta 

Nota di testa: mandarino, limone, bergamotto, lime
Nota di cuore: coriandolo, note marine, fresia, ciclamino
Nota di fondo: legno di cedro, muschio, muschio, patchouli

Quindi una fragranza che potrei definire fresca, e generalmente abbastanza maschile, senza però risultare troppo dura e pesante, anzi quello che mi è piaciuto di questa eau de parfum Eyfel è proprio la portabilità. Il mio naso percepisce sicuramente l'apertura agrumata e fresca delle note olfattive, mentre coglie meno il cuore della profumazione, di cui sento soprattutto le note marittime e un accenno di quelle floreali. Ma M1 Eyfel si setta su di me su una profumazione più legnosa, ma comunque fresca, nulla che renda la fragranza invadente.

Vi stavo anticipando che quello che a me piace di questo prodotto è la portabilità: è infatti un profumo che indosso tutti i giorni senza pensarci, mattino e sera, che mi fa sentire in ordine senza invadere lo spazio altrui e senza stancarmi nel corso delle ore. Tendenzialmente è un aroma che apprezzo più con la stagione calda ma potrei anche usarlo in una bella giornata autunnale per dare un po' di brio. 

Nonostante non sia fra le eau de parfum più intense e con più scia che abbia mai sentito, M1 Eyfel su di me dura parecchie ore, sia sui vestiti che sulla pelle.
Non saprei dirvi quanto in realtà somigli ad Acqua di Giò perché non ho fatto un confronto, posso dirvi che rispetto ad un altro equivalente di cui ho parlato qui, questo di Eyfel ha un po' più di carattere, ci sento di più il fondo legnoso e quindi è leggermente meno fresca.
Se come me vi annoiate con i profumi, li cambiate in base ad umore e stagione, e ne cercate uno economico che non risulti troppo impegnativo, magari da alternare ad altri brand più famosi o costosi, Eyfel può essere una opzione. In futuro sicuramente scartabellerò il loro catalogo che è davvero ampio.


Mr. & Mrs. Smith, le differenze fra la nuova Serie Tv Amazon e il film del 2005

Quando ho visto che proprio il 14 Maggio appena passato era stata rinnovata per una seconda stagione, ho capito che era il momento di terminare la nuova serie tv di Prime Video intitolata Mr. and Mrs. Smith che prende proprio il nome, e in parte le mosse, dal film del 2005, con protagonisti due bellissimi Brad Pitt e Angelina Jolie. 
Ho pensato quindi di mettere a confronto, come già ho fatto ad esempio per Ripley e The Gentlemen, il film più "datato" alla più recente serie tv, per vedere differenze e similarità e scoprire in caso cosa valga la pena recuperare. 

Sono quasi certo che dal 2005 ad oggi abbia visto più di una volta Mr & Mrs Smith con i Brangelina, e fu proprio sul set che i due si innamorarono e nacque appunto la loro leggendaria storia d'amore, ma non avendone mai parlato mi sembrava l'occasione ideale.

Genere: azione, commedia
Durata: 120 minuti
Regia: Doug Liman
Uscita in Italia: 2 dicembre 2005 (Cinema)/ Netflix
Paese di produzione: Stati Uniti 

A noi però del gossip interessa poco, quello che ci interessa è come sia il film, che proprio di recente ho rivisto per rinfrescarmi la memoria. La trama di Mr & Mrs Smith del 2005 vede come protagonisti proprio John (Pitt) e Jane (Jolie) Smith, sposati da circa 5 o 6 anni e che stanno vivendo un momento di crisi matrimoniale. Si sono conosciuti "per caso", lui è un imprenditore edile di alto livello e lei una consulente informatica, e si sono sposati in fretta, sono innamorati e vivono una vita agiata, ma sembra che la routine del loro matrimonio li abbia stretti in ruoli che li annoia, tanto da rivolgersi ad un consulente matrimoniale che vediamo sempre di spalle (si saranno ispirati da qui per The Ferragnez?).

Tuttavia la loro vita non è così routinaria come appare: entrambi hanno un altro lavoro decisamente particolare, sono infatti dei killer a pagamento altamente qualificati che lavorano per agenzie differenti, e questo matrimonio tipicamente borghese è un'ottima copertura.
John e Jane non conoscono però le rispettive carriere segrete, e sarà una missione per uccidere un prigioniero (interpretato da Adam Brody) che obbligherà entrambi a svelarsi a vicenda. 

Non ricordavo alcuni aspetti di questo Mr & Mrs Smith e rivederlo, con i suoi quasi 20 anni sulle spalle, non mi è spiaciuto, anzi devo dire che ho notato alcuni aspetti di modernità su cui in effetti non mi ero soffermato.
L'intento di unire commedia più o meno romantica e azione riesce abbastanza bene, legando due attori che, al netto del pettegolezzo che scatenarono da quel momento in avanti, avevano una chimica papabile e secondo me si sono proprio divertiti in questi ruoli.
I loro John e Jane Smith non sono i personaggi più sfaccettati e ricchi, ma sono più che altro funzionali alle vicende, e in generale non è il film di azione e spionaggio più intricato che abbia mai visto, ma nella sua linearità tutto funziona e intrattiene, fra qualche battuta che fa sorridere, i momenti di azione, le sparatorie e, come dicevo, due protagonisti che si fanno guardare.
Sul versante romantico non ho nemmeno nulla di male da dire: il Mr & Mrs Smith del 2005 non scade in momenti mielosi, cerca di raccontare una coppia diversa ma con alcuni dei problemi che tutte le coppie hanno.

Dicevo che nonostante i suoi 20 anni (che non sono poi troppi sia chiaro) non l'ho ritrovato particolarmente invecchiato: la regia è abbastanza lineare, il montaggio non è fra i miei preferiti ma non confonde e la messa in scena è curata. Ho notato che la tecnologia usata dai protagonisti non sembrava così datata rispetto a quella che si vede adesso nei film, e che ad esempio Jane ha un team di assistenti tutto al femminile, interpretato fra le altre da Jennifer Morrison e Kerry Washington.

Non ricordavo invece quanto fosse anticlimatico il finale della versione cinematografica di Mr & Mrs Smith: una volta svelato il mistero fra i due protagonisti, la sequenza di sparatorie è secondo me semplicemente inutile, ridondante e troppo lunga. Dopo due ore di film, in cui ci sono già momenti d'azione simili, è una aggiunta che avrei evitato o accorciato. Allo stesso modo mi sarei evitato le solite battute simpatiche e fuori contesto che i protagonisti fanno nei momenti di maggiore difficoltà, ma d'altronde se ad oggi non hanno saputo trovare soluzioni migliori, figuriamoci venti anni fa.

La serie tv proposta da Amazon Prime Video, arrivata il 2 Febbraio di quest'anno, prende il titolo da Mr & Mrs Smith, ma in effetti parte da un incipit differente. 

I nuovi John (Donald Glover, qui anche creatore e produttore esecutivo) e Jane (Maya Erskine) Smith infatti non si conoscono affatto, ma vengono ingaggiati per un lavoro decisamente particolare, attraverso un colloquio altrettanto sui generis. Una macchina, che poi chiameranno Ciao-Ciao, infatti li informa che se vogliono prendere parte ai "progetti" proposti da una non ben identificata agenzia, dovranno far finta di essere sposati, così da avere una copertura per svolgere le loro missioni in coppia.

Non sarà facile per i due, ma alla fine John e Jane andranno più d'accordo di quanto credessero in prima battuta (un po' come accade in The Americans) e le cose andranno sempre meglio, fino ad un certo punto.
Così, ogni missione (e quindi ogni episodio) diventerà l'occasione per raccontare altri aspetti di questa coppia, in tutte le curve, le salite e le discese che una relazione inevitabilmente finisce per avere anche quando i suoi due protagonisti hanno due vite fuori dall'ordinario. 

Man mano che la storia si sviluppa, appaiono sempre più similarità fra Mr & Mrs Smith la serie e il film, o meglio, vengono rielaborati e inseriti qui e lì alcuni elementi della versione del 2005, fermo restando il fatto che il serial ha altre mire: raccontare storie di spionaggio, inseguimenti, scazzottate e non solo, in un'ottica più personale e per certi versi realistica. Già la scelta degli attori, belli ma più comuni e quindi distanti dalla patinatura che portavano i Brangelina, sposta l'attenzione dalla mera visione estetizzante ad una sfera più umana che sembra in qualche modo mettere a paragone le difficoltà dello spionaggio con quelle del matrimonio, e l'importanza di un dialogo aperto. Si mantiene invece quello stile più leggero e ironico, che il film aveva, quindi non immaginatevi una drammatizzazione alla The Americans appunto.

Ma dopo 8 episodi da quasi un'ora ciascuno posso dirvi se questa sorta di remake di Mr & Mrs Smith funziona? Secondo me solo in parte. Ho iniziato infatti a seguire la serie con molto interesse, vedendo più o meno metà di questa prima stagione anche abbastanza velocemente, ma poi qualcosa non mi ha più coinvolto. 

È vero che le serie tv a narrazione verticale tendono ad avere sempre delle puntate migliori di altre, o comunque episodi che hanno appeal differenti in base ai nostri gusti, ed è anche vero che una storia del genere si presta bene alla serialità, ma nella pratica non è stato così.
Infatti secondo me c'è troppo sbilanciamento fra la sfera personale di Jane e John, che comunque finisce per diventare ripetitiva e noiosa, soprattutto nelle recriminazioni che si fanno a vicenda nei momenti di crisi, e quella delle loro missioni, che spesso non vengono nemmeno sviluppate, ma diventano un corollario alle loro vicende private. Il risultato di Mr & Mrs Smith (la serie) è pieno di alti e bassi secondo me, e qui e lì si sprecano belle occasioni anche per colpa di un ritmo e di una gestione di appunto questi elementi poco armonica, che non permette un vero e proprio sviluppo dei personaggi e di alcune linee narrative.


Ho sicuramente molto apprezzato la modernizzazione di questa storia, alcuni momenti di azione, la scelta di scenari bellissimi in cui calarli, e anche i vari camei famosi, che spaziano da Sarah Paulson a John Turturro, e vanno ad arricchire questa serie Prime Video con momenti magari meno attesi, ma devo ammettere che parte di questa prima stagione non mi ha convinto.
E devo anche confessare che leggere che Donald Glover e Maya Erskine non sarebbero stati protagonisti di Mr & Mrs Smith 2 non mi ha del tutto deluso: infatti non ho visto questa chimica così forte fra i due, e sicuramente non ai livelli di Brad e Angelina. Al loro posto ci saranno Mark Eydelshteyn (Anora) e Sophie Thatcher con una storia tutta nuova.

Tuttavia sembra che non vedremo molto presto gli episodi della seconda stagione di Mr. and Mrs. Smith perché pare che la produzione sia stata fermata a tempo indeterminato. Non solo ci sono stati problemi con i contratti degli attori, ma la sceneggiatrice Francesca Sloane è passata ad HBO per la terza stagione di Big Little Lies. Tornerò ad aggiornare se ci sono novità.



Prova questo nuovo detergente viso The Ordinary se non ti è piaciuto lo Squalane Cleanser

Quando circa 5 anni fa venne lanciato lo Squalane Cleanser, il primo detergente viso di The Ordinary, le recensioni furono in parte contrastanti: c'era chi lo amava e chi invece lo trovava troppo oleoso. Io ci ho messo un po' di tempo per innamorarmi, infatti, se nella prima review che feci il mio feedback era positivo, è stato provando più e più flaconi che mi son ritrovato a ritenere lo Squalane Cleanser uno di quei prodotti che ho voglia di utilizzare e che ogni volta mi manca quando lo termino. 
The Ordinary però nel corso del tempo ha fatto parecchia strada ed ha espanso la sua gamma prima col Glucoside Foaming Cleanser, un detergente viso in gel che in effetti ci stava bene in una gamma del genere, e poi con il Glycolipid Cream Cleanser.


INFO BOX
🔎 TheOrdinary.com, Sephora, BeautyBay
💸 €13.40
🏋 150ml
🗺 Made in Canada
⏳ 12 Mesi
🔬 //


Si tratta di un detergente viso in crema che vuole sfruttare i glicolipidi, che chimicamente e in breve sono monosaccaridi o oligosaccaridi (quindi zuccheri) legati ad una porzione lipidica, che si trovano già nella pelle dell'uomo e degli animali, che possono essere anche di estrazione vegetale come in questo caso, e che vengono considerati nel settore cosmetico come dei biotensioattivi, che rimuovo le impurità emulsionandosi, ma hanno anche aspetti benefici per la pelle.

Infatti sembrano in grado di trattenere l'umidità della pelle, quindi idratandola, ma anche di rinforzare la barriera cutanea e lenirla. In particolare la formulazione del Glycolipid Cream Cleanser The Ordinary nasce per essere non sensibilizzante e non irritante, è arricchita con altri acidi grassi emollienti per potenziare gli effetti dei glicolipidi, ma soprattutto va a coprire quella sfumatura che mancava: se infatti lo Squalene Cleanser è un balsamo oleoso, e il Glucoside Foaming Cleanser è un gel schiumogeno, questo nuovo detergente non fa schiuma, ma è una crema fluida, senza però contenere oli, quindi non è grasso.


La sua consistenza è infatti esattamente un gel cremoso, inodore come tutti i prodotti The Ordinary, che va steso sulla pelle asciutta, massaggiato, e solo in un secondo momento si inumidiscono le mani e il viso per emulsionare il detergente che diventa più lattiginoso, e poi si può risciacquare. Volendo si può utilizzare anche su pelle bagnata, ma io trovo che praticamente il 90% dei detergenti viso agiscano decisamente meglio su cute asciutta, specie quelli in crema o oleosi che devono andare a sciogliere make-up ed spf.
È un cleanser che non ha alcun limite d'applicazione, si può utilizzare mattino e sera, e non ci sono indicazioni sull'evitare il contorno occhi, anzi io l'ho utilizzato anche su questa zona senza mai accecarmi, avere fastidio o bruciore. Può essere usato come primo step della doppia detersione o come detergente unico. 
Io ovviamente non potevo che provarlo in tutti i modi possibili, e il Glycolipid Cream Cleanser mi ha convinto sin da primo momento.

Per me è in primis un ottimo detergente viso per il mattino, quando non mi serve, ad eccezione forse del periodo più caldo dell'estate, una pulizia molto profonda, ma solo rinfrescare il viso togliere eventuali residui dei prodotti della notte precedente, e preparare la pelle alla skincare diurna e alla giornata. Utilizzandolo così mi piace molto perché rende la pelle molto bene pulita, ma morbida e senza quella sensazione di secchezza o di viso che tira.

La sera invece diventa quel detergente struccante, che come indica la stessa The Ordinary, può essere usato come primo step del double cleansing method. In questo senso devo fare qualche specifica, perché se si tratta di, come nel mio caso, rimuovere i residui di una base viso e una protezione solare più o meno waterproof, direi che raggiunge lo scopo ma si notano secondo me i limiti di una consistenza meno oleosa e più leggera rispetto ad esempio allo Squalane Cleanser. Io non credo infatti che il Glycolipid Cream Cleanser da solo riesca a sciogliere e portarsi via quelle formulazioni di make-up particolarmente resistenti o ad esempio quei trucchi molto carichi, ma deve essere associato ad un doppio passaggio, ad un altro prodotto, o ad un panno in microfibra.

È secondo me inoltre vero che questo detergente viso The Ordinary sia adatto a tutti i tipi di pelle, soprattutto quelle normali, miste o leggermente secche o a tendenza sebacea, e in diversi periodi e climi dell'anno. Se vi trovate agli estremi di questa forchetta, quindi con una pelle molto secca o molto grassa e acneica, non significa che il Glycolipid Cream Cleanser non funzioni, ma capisco pure chi magari sceglie prodotti con attivi più specifici, magari per combattere le impurità, o appunto che diano un effetto più emolliente e "occlusivo" sulla pelle. Ma, qualora cerchiate una emollienza ed una delicatezza particolare, può diventare anche il secondo step dopo un primo detergente oleoso o balm, perché ho provato ed ho visto che riesce comunque a lasciare la pelle pulita.

Da un punto di vista puramente pratico, mi piace anche che questo detergente in crema The Ordinary funzioni velocemente, senza dover usare eccessive quantità di prodotto, compensando il rapporto quantità-prezzo, ma soprattutto che si sciacqui senza creare patine o lasciare il viso unto: come dicevo, si trasforma in una sostanza lattiginosa che si sciacqua molto bene, e non si lascia dietro residui. 

Lo avete già provato?





💖alcuni link sono affiliati, per te non cambia nulla, ma puoi usarli per sostenere le mie recensioni. Grazie!

Due Guilty Pleasure da Vedere su Apple Tv+

Buone nuove invece sul versante serie tv di Apple Tv +, che nel suo catalogo di recente ha aggiunto due novità, anzi una novità ed un gradito ritorno, che mi sono gustato volentieri.


Loot - Una fortuna
Seconda Stagione

Un paio di anni fa abbiamo conosciuto Molly Wells (interpretata da Maya Rudolph), una miliardaria che a seguito del divorzio dal marito si ritrova con una bella somma, che le consente di fare una vita agiata e indubbiamente diversa da molti altri. Cosa ci sarà da raccontare della vita di una privilegiata vi starete chiedendo, e la risposta è semplice: Molly infatti, dopo la separazione, riscopre se stessa e il suo valore, uscendo dal cono d'ombra sotto cui stava a causa dei un marito dalla personalità egoriferita e ingombrante. Così si lancia nella fondazione di opere benefiche con l'aiuto di un team strampalato e sopra le righe, ma sempre disposto a riportarla con i piedi per terra.

Loot 2, arrivata su Apple Tv + a cadenza settimanale dagli inizi di aprile fino a fine Maggio, prende il testimone di una prima stagione gradevole e contemporanea, e sa proseguire sulla stessa strada senza stancare o senza voler strafare. 


È infatti rimasta una comedy, che strizza l'occhio alle sitcom con una durata di mezz'ora circa e con linee narrative spesso verticali, ma con un filone orizzontale che riguarda soprattutto Molly, e i suoi tentativi di maturare come donna, di nutrire la sua umanità, di donare i suoi averi ma anche di ritrovare una situazione personale e affettiva più stabile. 
Maya Rudolph continua ad essere una perfetta capitana di questa barca, ma trovano anche spazio le linee narrative degli altri personaggi, come Sofia (Michaela Jaé Rodriguez) che gestisce la fondazione di Molly e che sembra aver trovato finalmente un uomo, esattamente l'architetto Isaac, adatto a lei (interpretato da O-T Fagbenle, che sta trovando la sua strada oltre The Handmaid's Tale), sempre che riesca a trovare un equilibrio fra vita privata e il lavoro. 
E anche Arthur (Nat Faxon) avrà in questa seconda stagione dei momenti più interessanti, non solo legati al mondo di Molly.


Credo che Loot - Un fortuna 2 riesca non solo a tenere il passo rispetto alla prima, ma anche superarla in un certo senso. È vero che in sé la serie non si è inventata nulla di originale, ma fa il suo per bene, con puntate divertenti e battute pungenti e spesso poco politicamente corrette, con un buon ritmo, e nel tempo sono anche riuscito ad affezionarmi ai personaggi per quanto strampalati siano. C'è sempre quella vaga, sarcastica critica al mondo dello sfarzo e degli eccessi, ma senza diventare un mattone moralistico. 

È vero che la narrazione verticale, e quindi il fatto che alcune storie vengano aperte e chiuse nella stessa puntata, porta qui e lì ad una mancanza di approfondimenti, ma Loot aderisce perfettamente al genere commedia e quindi credo sia corretto che in quei momenti di riflessione, che arrivano a corollario di ogni episodio, non si tocchino mai troppo le corde più drammatiche.
È stata conferma da parte di Apple una terza stagione, ne ho parlato qui. 


Palm Royale
Prima stagione

Da Marzo di quest'anno, sempre a cadenza settimanale fino agli inizi di maggio, è stata resa disponibile su Apple Tv + questa nuova serie tv che mi è piaciuta parecchio.
La protagonista di Palm Royale è Maxine (interpretata da Kristen Wiig), una giovane donna che nell'estate della fine degli anni '60 cercherà di farsi strada in quel covo di serpi che è la classe borghese di Palm Beach. Maxine è una donna volitiva e determinata ma di origini umili e decisamente squattrinata, che non potendo entrare dalla porta principale tenterà il giro dalla finestra. E in qualche modo riuscirà nella sua sgangherata arrampicata sociale, ma le matriarche di Palm Beach saranno tutt'altro che caritatevoli e accoglienti con l'ultima arrivata.
Così Maxine si accorgerà che quella posizione, quel prestigio a cui tanto ambisce, è la facciata di un mondo marcio pieno di ombre e un passato che ha segnato anche il presente.


Se qualcuno me lo chiedesse, farei fatica a dare un'unica definizione per Palm Royale perché unisce alla commedia sopra le righe, alcuni momenti di dramma e suspense dati soprattutto da una sorta di mistery che deve essere risolto, ma non manca anche la vaga sensazione di assistere ad una soap degli anni '60. Il tutto è condito da dialoghi sottili e ironici, spesso sopra le righe o non proprio aulici, ma questo perché sono altrettanto particolari i personaggi che costellano Palm Royale.
Esattamente come nelle soap ad esempio c'è Norma (Carol Burnett), la veterana del gruppo, la quale conosce ogni segreto di Palm Beach, ma che però si trova in uno stato vegetativo, o Evelyn Rollins (Allison Janney) che vorrebbe in qualche modo scavalcare la presunta amica in coma per diventare la più rispettata fra le donne dell'alta borghesia. O ancora, non manca l'aitante cameriere Robert (Ricky Martin) che si rivelerà un valido amico per Maxine.


È una storia dinamica e corale quella di Palm Royale che spesso finisce in situazioni magari un po' troppo sopra le righe, ma alla fine fa quel che deve, ovvero intrattiene e non stanca. Il cast che ne ricopre i ruoli principali è più che noto e capace di muoversi nelle sfumature che la serie richiede.
Ma quello che forse attira di più è l'aspetto visivo: i costumi, le parrucche, le auto, le location, è tutto così curato da sembrare quasi finto, ma io credo che si colga proprio l'intento parodistico, filtrato di questa serie tv Apple, infatti non capisco le critiche di chi si aspettava altro.

È vero, non è il serial perfetto, qui e lì le tempistiche sbrodolano, i colpi di scena non sono tutti efficaci, non ci si affeziona mai fino in fondo ai personaggi, nonostante suscitino più o meno simpatia, e si arriva a quelle situazioni assurde che a stento possono risultare realistiche, ma non mi pare che, sin dal primo episodio (sono 10 in totale), Palm Royale tenti di dimostrare una profondità o una estrema coerenza.
Un guilty pleasure alla Bridgerton potrei dire, e Apple Tv ha dato conferma per una seconda stagione, ho raccolto qui le mie opinioni.

Non ci sono più scuse: questa maschera viso agisce in 1 minuto ed è adatta a tutti i tipi di pelle

Sento ancora spesso molte persone lamentare il fatto che per prendersi cura della pelle serva troppo tempo, ma penso che le cose non stiano così. Il mondo della cosmesi infatti ha fatto passi avanti creando formulazioni più performanti e attivi più efficaci, ma penso che anche noi come consumatori abbiamo cambiato la nostra mentalità, puntando meno alla quantità, intesa come percentuali, prodotti e step skincare, e più sulla costanza. 
Quando ho messo alla prova la Black Rice TXA Pore Purifying Mask che mi aveva inviato Coxir, insieme all'olio detergente, ho capito che si trattava di un prodotto perfetto per chi è sempre di fretta e non solo. 


INFO BOX
🔎YesStyle (coupon PIER10YESTYL)
💸 €17
🏋 50ml
🗺 Made in Corea
⏳  12 Mesi
🔬 Vegan


La Black Rice Mask di Coxir è appunto una maschera viso pensata per chi vuole contrastare gli eccessi di sebo, imperfezioni e ottenere un incarnato più luminoso, ma credo abbia un raggio di applicazione più ampio, e che ha la particolarità di agire in pochissimo tempo. 
Al suo interno troviamo infatti acido tranexamico, attivo illuminante di cui vi ho parlato qui, e che se ho tradotto bene dall'INCI in coreano e la matematica mi assiste, dovrebbe essere al 2% in questa maschera Coxir, seguito da arginina, che è un aminoacido con potere riparatore per la pelle, e polvere di carbone, che invece ha lo scopo non solo di dare colore ma anche di assorbire gli eccessi di sebo.
Continuando fra gli ingredienti ho notato anche la presenza di bava di lumaca, che dovrebbe fra le tante proprietà che le vengono affibbiate, rigenerare la pelle, che precede sia il pantenolo lenitivo, che appunto l'estratto di riso nero, che pare essere ricco di antiossidanti e micronutrienti. 


La formulazione di questa Pore Purifying Mask Coxir finisce con alcuni estratti naturali, come quello di sesamo e quello di fagioli neri, che sembrano avere una azione condizionante per la pelle e antiossidante. 
Si presenta come appunto una sorta di gel denso e fluido in cui il mio naso percepisce un aroma molto delicato, frescolino, gradevole.
Nonostante la consistenza lucida e vinilica che richiama le black mask peel off, questo trattamento non si asciuga creando un film sul viso, ed agisce in modo differente. Si stende infatti uno strato omogeneo di maschera sulla pelle pulita, si attende 1 o due minuti a seconda di quanto la nostra pelle è sensibile e reattiva, e si procede a massaggiare il prodotto per circa 15 secondi. In questo modo la Black Rice TXA Mask sembra quasi si attivi perché da nera diventa più grigia e mi dà l'idea di emulsionarsi. 
Dopo il massaggio si può risciacquare via semplicemente con acqua, e non restano residui sul viso.


Io ovviamente in quanto cavia, ho provato questa maschera viso Coxir in modi differenti, sia seguendo le indicazioni dell'azienda che il mio istinto e le mie necessità. 
La mia pelle è decisamente mista, con una zona T che può lucidarsi e presentare qualche imperfezione e le guance decisamente più secche o comunque normali andando incontro all'estate. Per questo ho utilizzato la Black Rice TXA Pore Purifying Mask principalmente su naso e fronte ma occasionalmente anche sul resto del viso. 
La prima cosa che noto non appena la sciacquo è la sensazione di freschezza e pulizia che mi lascia sul viso, ma poi vedo che le zone in cui l'ho applicata diventano più omogenee e luminose, meno lucide, ma non secche o tiranti. I pori dilatati o con filamenti sebacei mi sembrano un po' più puliti e gli eventuali brufoletti mi sembrano meno arrossati e visibili. 

Tuttavia non è una maschera essiccante: anche quando l'ho applicata su tutto il viso da un lato ho beneficiato di questo effetto riequilibrante ed illuminante, dall'altro non ho sentito la pelle tirante o secca o irritata. La stessa Coxir comunque suggerisce di proseguire con la skincare per trattenere l'idratazione che questa maschera rilascia, anche perché contiene sostanze umettanti come la glicerina ad esempio.
Come dicevo credo sia un prodotto adatto a tutti i tipi di pelle, non solo quelle grasse e impure ma anche quelle spente, con piccole impurità saltuarie e macchie e a chi in generale non apprezza quelle maschere purificanti troppo aggressive eppure sente il bisogno di in trattamento che assorba il sebo.
Vi stavo dicendo che tendo un po' a modificare il metodo d'uso di questa maschera perché non sono fra quelli che si scoccia a fare la skincare, e quindi dopo il massaggio di 15 secondi lascio la TXA Pore Purifying Mask in posa per qualche minuto, anche 10, soprattutto se ho applicato la maschera solo sulla zona T o in quel momento avevo la pelle più impura. 
In questo modo su di me massimizzo i benefici ma senza effetti collaterali quindi arrossamenti o irritazioni e non diventa più complicata da rimuovere.

Vi incuriosisce questa maschera viso?






💖alcuni link sono affiliati, per te non cambia nulla, ma puoi usarli per sostenere le mie recensioni. Grazie!

Una novità. Iscriviti qui

Vi sono piaciuti