Nel cinema i remake sono sempre un terreno franabile, ne abbiamo visti tanti e non sempre sono riusciti. Quelli italiani mostrano spesso il fianco alle critiche, mentre gli americani se la cavano (a volte) meglio, come nel caso di The Invite – Il piacere è tutto nostro (2026).
Genere: commedia, drammatico, sentimentale Durata: 107 minuti Regia: Olivia Wilde Uscita in Italia: 16 Settembre 2026 (Cinema) Paese di produzione: USA |
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Olivia Wilde aveva già una strada battuta per il suo film: The Invite è infatti un riadattamento del film spagnolo del 2020 intitolato Sentimental di Cesc Gay con Griselda Siciliani, a sua volta tratto dall'opera teatrale Los vecinos de arriba. Di mezzo, nel 2022, ci abbiamo provato anche noi a dare una interpretazione della storia con Vicini di casa di Paolo Costella, ma non ricordarlo mi fa capire che non sia stato un film di particolare successo.
The Invite - Il piacere è tutto nostro inizia a bomba e ci butta nel caotico matrimonio di Joe (Seth Rogen, The Studio) e Angela (Olivia Wilde), sposati da diverso tempo seppur adesso si trovano in una fase di stallo. Lui insegna musica in un conservatorio, lei era una artista, adesso però vivono nella frustrazione di un quotidiano che non gli appartiene e non li stimola più. Non avendo molti amici, come loro stessi ammetteranno, Angela decide di invitare i nuovi vicini del piano di sopra, una coppia molto particolare. Quando Pina e Hawk (Penélope Cruz ed Edward Norton) suoneranno alla loro porta, le differenze fra le coppie saranno troppo evidenti per non far scoppiare qualcosa fra Angela e Joe.
In The Invite sembra quasi che ci ritroviamo a spiare da una finestra senza tende (riferimento non casuale), entrando in questo contesto così privato ma al tempo stesso così comune. Olivia Wilde in questo senso ha messo insieme una regia e delle inquadrature che diventano la nostra prospettiva di visione, ma anche lo specchio della vicinanza o della lontananza dei protagonisti. Già solo per queste scelte The Invite è molto piacevole da seguire, ma sono soprattutto gli attori a reggere il gioco.
L'impostazione teatrale del film fa sì che non usciamo quasi dalle mura di casa di Angela e Joe, quindi tutto funziona grazie ai dialoghi, che in questo caso sono spesso serrati, e ad un cast più che azzeccato. Io non amo Seth Roger, penso che abbia sempre lo stesso stile "isterico" in qualunque produzione si trovi, come se abbia settato in questo modus interpretativo la sua zona di comfort. Qui però l'ho trovato giusto e forse anche un pelo meno esagerato del solito.
La stessa Olivia Wilde è una spalla ideale in questo, alternando dolcezza, curiosità, malizia, ma anche vulnerabilità.
La coppia Cruz-Norton, disinibita e sensuale, è efficace sin da subito, non ha bisogno di presentazioni e approfondimenti, capisci immediatamente i loro caratteri e più o meno quella che sarà la loro evoluzione. The Invite sfrutta proprio le differenze fra i due diversi approcci relazionali, ma l'impressione che ho avuto è che Pina e Hawk fossero un po' speculari ad Angela e Joe, come gli uni l'evoluzione degli altri. Il film in fondo sembra voler suggerire che nessuno di loro è perfetto, ognuno nasconde qualche pezzetto di sé e alla fine diventa quasi una grande terapia di coppia.
È tutto un crescendo: si parte con gli scontri che sono quasi comici fra Angela e Joe, e che diventano una pentola a pressione pronta ad esplodere quando arrivano i vicini del piano di sopra. Questi infatti li metteranno a nudo, partendo sicuramente dalla parte più pruriginosa, ma portandolu a riflettere su cosa manca nel loro matrimonio e da dove derivano le loro frustrazioni.
Qui il film entra quasi improvvisamente in una fase più riflessiva, più intima, più introspettiva, se vogliamo anche malinconica, specie nella parte finale, quando è il momento di fare la lista dei danni dopo la tempesta. The Invite però sembra quasi suggerire che il risultato di questo tornado non è appunto la distruzione totale, ma solo di quei paletti, di quei limiti e di quelle convenzioni che hanno bloccato Angela e Joe fino a quel momento. I due infatti hanno smesso di parlarsi, adagiandosi in un torpore, in un'abitudine che li ha resi distanti.
Tutto questo esce dai confini della storia dei protagonisti, per diventare un racconto sulle relazioni e sull'intimità in senso più ampio, e di come le persone credano di star bene pur di mantenere uno status quo di infelicità. Qui forse ho trovato il nervo scoperto di The Invite - Il piacere è tutto nostro, perché non mi sembra che racconti nulla di nuovo, né che lo faccia in modo così diverso. Da Perfetti Sconosciuti a Follemente, passando per il più recente The Drama, abbiamo visto vivisezionare i rapporti di coppia in lungo e in largo, anche senza conoscere per forza le altre opere da cui The Invite è tratto.
Personalmente poi ho trovato un po' troppo borghese l'impostazione generale, lo stile, l'eleganza con cui ci viene mostrata la vita di Angela e Joe, ma forse ho sofferto di più l'inizio del film. Infatti Olivia Wilde ha deciso di incastrare dialoghi spesso nervosi e urlati con una musica incalzante, che concettualmente funziona ma che mi ha sovrastimolato insieme al tipo che nella poltrona accanto non la smetteva di mangiare patatine. Troppo caos, troppi rumori mischiati, che sembrano quasi gratuiti, come se si cercasse un pretesto per quello che sarà il seguito.
Fortunatamente, e improvvisamente, questi contrasti sonori si placano, ma come dicevo su, il film sembra quasi cambiare registro di fretta, una volta che si deve arrivare al finale e quindi tirare i remi in barca con un significato più profondo.
Quindi se mi chiedeste se vale la pena vedere The Invite, la mia risposta è assolutamente sì, anche perché ha un ritmo costante, non rallenta, e sa far ridere e commuovere. Serve però la consapevolezza che non ci dice nulla di nuovo e che ci potrebbero essere delle scelte troppo "preconfezionate" che secondo me gli tolgono qualche punto.
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