È arrivato il momento che più temevo, ovvero la mega classifica delle serie tv che ho visto negli ultimi mesi.
Ultimamente avrete forse notato che ho iniziato a parlare di serie tv man mano che termino di vederle, anche perché molte di queste non superano la decina di puntate quindi è più semplice. Ma oltre a queste, c'è tutta una lunga lista di telefilm di cui volevo lasciarvi le mie opinioni e per questo è arrivato il momento di fare un resoconto generale che può essere interessante per voi, ma che per me è utile a raccogliere le idee.
Ultimamente avrete forse notato che ho iniziato a parlare di serie tv man mano che termino di vederle, anche perché molte di queste non superano la decina di puntate quindi è più semplice. Ma oltre a queste, c'è tutta una lunga lista di telefilm di cui volevo lasciarvi le mie opinioni e per questo è arrivato il momento di fare un resoconto generale che può essere interessante per voi, ma che per me è utile a raccogliere le idee.
Non tutte queste serie tv sono terminate, anche se in certi casi, seguendole in lingua originale, sono più avanti rispetto la programmazione italiana.
⭐⭐⭐⭐🌠
Quattro stelle e mezzo a The Crown, perché lo sai The Crown che ti adoro, e molti penseranno sia troppo azzeccoso non dando quella mezza stellina che manca, ma tutta quella pappardella sulla principessa Margaret alla "voglio una vita spericolata" non mi è andata giù, ha rallentato il ritmo, ha creato una bolla nella storia che un pochino mi ha annoiato.

Genere: storico, drammatico, biografico
Stagione: 2 stagione / 10 episodi / 50-60 minuti ad episodio
Uscita in Italia: 8 dicembre 2017
Canale: Netflix
Un pochino eh, ma è un bel voto eh, mica cotiche. Anzi è l'unica serie tv fra quelle che seguo che al momento si becca un posto così alto in classifica.
The Crown si conferma uno spettacolo così potente, così curato, così anche attuale per certi versi, che riesce sempre a coinvolgermi, che si fa attendere, che mi spinge al binge watching, che mi fa sperare ci sia qualche episodio in più nascosto da qualche parte. Non mi voglio soffermare troppo o si fa tardi, se volete conoscere tutte le mie impressioni più approfondite potete cliccare qui.

Qui discuto della terza stagione, del cambio di attori, rispettivamente Olivia Colman nel ruolo di Elisabetta, Paul Bettany nel ruolo del principe Filippo, e Helena Bonham-Carter che interpreterà la principessa Margaret; è vero che saranno certamente all'altezza per quanto riguarda il talento, ma l'impatto del cambio volto può risultare un po' forte, no?
In ogni caso pare che la terza stagione di The Crown non parlerà di Diana Spencer, nonostante vada a coprire l'arco di tempo fra tra il 1971 e il 1979, quindi quando Carlo conoscerà appunto Diana. Giustamente si tengono la parte più cicciosa per un'altra stagione. Vedremo.
⭐⭐⭐⭐
Quattro stelle senza pensarci troppo vanno a The End of the F***ing World, miniserie di otto puntate spuntata su Netflix ad inizio Gennaio 2018. Non ve ne ho parlato, ma chi l'ha vista può immaginare come mai queste stelline.

Genere: dramedy
Stagione: 1 stagione / 8 episodi / 20 minuti ad episodio
Uscita in Italia: 5 gennaio 2018
Canale: Netflix
Raccontarvi la trama sarebbe riduttivo e forse non riuscirei nemmeno a farlo al meglio. Vi ricordate com'è essere adolescenti (se non lo siete ancora)?
Com'è quella voglia di scappare, di trasgredire, di mandare tutto a quel paese, di vivere a mille, di fare quelle pazzie che dopo averle fatte ti rendi conto che erano fighe solo nella tua mente?
Ecco, The End of the F***ing World racconta questa visione dell'adolescenza e lo fa tramite due ragazzi, James ed Alyssa che portano quel sentire all'estremo. Un po' perché vivono in un mondo che effettivamente a stento si accorge di loro, di come stanno, di quali sono i loro problemi o le loro necessità, un po' perché nella loro mente hanno una visione contorta di loro stessi. James ed Alyssa iniziano una sorta di fuga da quel mondo e durante questo loro viaggio scopriranno molte più cose di loro stessi, matureranno anche soprattutto tramite i loro errori. Torneranno a galla lungo il percorso tutti i traumi, le paure, i sentimenti che sono cresciuti con loro. Ed impareranno che la vita fuori dal cancello di casa non si risolve con la faccia tosta, ma ti fa pagare le conseguenze delle tue azioni, oltre a schiaffeggiarti con le sue brutture.
Ecco, The End of the F***ing World racconta questa visione dell'adolescenza e lo fa tramite due ragazzi, James ed Alyssa che portano quel sentire all'estremo. Un po' perché vivono in un mondo che effettivamente a stento si accorge di loro, di come stanno, di quali sono i loro problemi o le loro necessità, un po' perché nella loro mente hanno una visione contorta di loro stessi. James ed Alyssa iniziano una sorta di fuga da quel mondo e durante questo loro viaggio scopriranno molte più cose di loro stessi, matureranno anche soprattutto tramite i loro errori. Torneranno a galla lungo il percorso tutti i traumi, le paure, i sentimenti che sono cresciuti con loro. Ed impareranno che la vita fuori dal cancello di casa non si risolve con la faccia tosta, ma ti fa pagare le conseguenze delle tue azioni, oltre a schiaffeggiarti con le sue brutture.
The End of the F***ing World non è LA serie tv per eccellenza per me, non è che se non vi attira o non l'avete vista vi siete persi qualcosa di unico, eppure una volta entrati nell'ottica nella storia, che anche nelle situazioni più crude, violente o drammatiche riesce quasi a far sorridere lo spettatore, a fornirgli un punto di vista più o meno assurdo, ad allentare la tensione, si finisce assorbiti da questa serie.
Un racconto sull'adolescenza senza perbenismi, originale, sopra le righe, senza l'intento di educare, anzi, avventuroso se vogliamo, divertente ma riflessivo allo stesso tempo, a volte assurdo e poco realistico ma comunque con quella costante inquietudine che caratterizza un po' tutto a quell'età, con quelle domande che dovrebbero essere tali, e invece nella mente dei ragazzi sono retoriche e quasi mai dalla testa passano alla bocca, con quella impulsività. Questo è stato per me The End of the F***ing World, che consiglio di vedere un po' a tutti: si digerisce facilmente vista la breve durata, i giovani attori, Alex Lawther e Jessica Barden, sono bravissimi nel seguire quel taglio fumettistico da cui è ispirata la serie, e in generale le scelte di stile e di regia si fanno apprezzare.
So che chi la conosce può pensare io sia rincoglionito ma do ancora quattro stelle a Younger. Già alle prime due stagioni (di cui ho parlato qui) avevo dato un voto alto, e per me è una riconferma.
Esatto, una serie tv con Hilary Duff si becca un bel voto nella mia classifica, perché Younger è la serie tv che voglio vedere. Ho mangiato in un boccone sia la terza stagione, appena andata in onda in Italia su Fox Life, sia la quarta stagione che ho seguito in lingua originale, ma che in Italia inizierà il 27 Febbraio. E non vedo l'ora inizi il quinto ciclo di episodi.

Genere: commedia
Stagione: 4 stagione / 12 episodi / 22 minuti ad episodio
Uscita in Italia: 27 Febbraio 2018
Canale: Fox Life
L'unico modo per definire Younger è dirvi che si tratta quasi di una sit-com ma senza le risate preregistrate di sottofondo per il semplice fatto che non vuole far ridere, ma al massimo sorridere raccontando le vicende di Liza, una quarantenne che, a seguito di un divorzio, decide di riprendere in mano la sua carriera, ma per farlo deve mentire: si spaccia così per una 26 enne e riesce a farsi assumere in una casa editrice.
Le prime due stagioni erano più incentrate su appunto Liza, sulla sua vita e sui tentativi di mantenere il segreto, ma poi è scoppiata una bolla. La terza stagione ha assunto dei toni più corali e anche gli altri personaggi si son trovati alle prese con le loro vicissitudini.
Younger è la serie di compagnia per eccellenza per me, che un po' tutti possono avere piacere di vedere (soprattutto se amavate Sex and the City o comunque tutte quelle serie un po' girly), se cercate qualcosa di semplice da seguire per staccare la spina. Non ci sono struggimenti, non ci sono troppi drammi, non c'è nemmeno dall'altro lato troppa idiozia, perché è comunque una storia verosimile, e con qualche colpo di scena effettivamente sorprendente.
La quinta stagione di Younger dovrebbe arrivare intorno a Giugno/Settembre di quest'anno, e sinceramente non vedo l'ora.

Genere: commedia
Stagione: 4 stagione / 12 episodi / 22 minuti ad episodio
Uscita in Italia: 27 Febbraio 2018
Canale: Fox Life
L'unico modo per definire Younger è dirvi che si tratta quasi di una sit-com ma senza le risate preregistrate di sottofondo per il semplice fatto che non vuole far ridere, ma al massimo sorridere raccontando le vicende di Liza, una quarantenne che, a seguito di un divorzio, decide di riprendere in mano la sua carriera, ma per farlo deve mentire: si spaccia così per una 26 enne e riesce a farsi assumere in una casa editrice.
Le prime due stagioni erano più incentrate su appunto Liza, sulla sua vita e sui tentativi di mantenere il segreto, ma poi è scoppiata una bolla. La terza stagione ha assunto dei toni più corali e anche gli altri personaggi si son trovati alle prese con le loro vicissitudini.
Younger è la serie di compagnia per eccellenza per me, che un po' tutti possono avere piacere di vedere (soprattutto se amavate Sex and the City o comunque tutte quelle serie un po' girly), se cercate qualcosa di semplice da seguire per staccare la spina. Non ci sono struggimenti, non ci sono troppi drammi, non c'è nemmeno dall'altro lato troppa idiozia, perché è comunque una storia verosimile, e con qualche colpo di scena effettivamente sorprendente.
La quinta stagione di Younger dovrebbe arrivare intorno a Giugno/Settembre di quest'anno, e sinceramente non vedo l'ora.
Quattro stelle vanno per me anche a Dark, altra serie tv che a cavallo fra il 2017 e il 2018 ha saputo attirare l'attenzione. Se volete approfondire le mie opinioni, trovate un lungo articolo qui, ma in linea generale, seppur non la consideri un must watch universale, è una serie tv ben costruita, e chi ama il fantascientifico dai toni cupi e thriller può apprezzarla sicuramente.
⭐⭐⭐🌠
Tre stelle e mezza le assegno a ben tre serie tv diverse. La prima l'ho già nominata in un post specifico, e mi riferisco ad Alias Grace, miniserie in costume sempre targata Netflix che fa riferimento ad un caso giudiziario realmente accaduto.

L'altra Grace ha dalla sua più di qualche aspetto positivo: la bella ricostruzione storica, l'inquietante tensione che scatena puntata dopo puntata, la recitazione perfetta degli attori. Mi aspettavo di più a livello emotivo, un maggiore coinvolgimento che non fosse solo l'ansia per ciò che potrebbe accadere, ed è questa la ragione per cui do tre stelle e mezzo, ma secondo me se amate le serie in costume, i thriller, la tensione psicologica più che data dall'azione, non potete perderla.
E confermo tre stelle e mezza per Victoria che con questa seconda stagione secondo me ha imbroccato la strada giusta per crescere come serie tv.
Genere: storico, drammatico
Stagione: 2 stagione / 8 +1 episodi / 46-69 minuti ad episodio
Uscita in Italia: 29 dicembre 2017
Canale: La EFFE
Questa stagione vede una Vittoria più matura che deve destreggiarsi con situazioni pubbliche e private non da poco: dalla carestia in Irlanda, ai rapporti con la Francia e Spagna, fino alla depressione post parto e all'addio con la sua amatissima governante di sempre Lehzen. E io mi sono sinceramente emozionato più di una volta a seguire non solo le vicende della regina Victoria, ma anche di tutta la corte, che in questa seconda stagione si anima e finalmente ha una parte più attiva.
Tanti momenti come vi dicevo di commozione, e che sanno attirare l'attenzione sia di chi ama la storia, di chi apprezza in genere le serie in costume inglesi, con quel ritmo costante che poche volte mette il piede sull'acceleratore e cambia marcia; ma ci sono stati altri momenti che mi hanno lasciato un pelo perplesso, come ad esempio la questione legata al padre del marito di Victoria, il principe Alberto, che sembra non fosse realmente figlio di Ernesto I di Sassonia.

Si paventa l'idea o meglio il pettegolezzo che Alberto fosse in realtà figlio dello zio Leopoldo, ma questa pare sia solo appunto un pettegolezzo che alcuni storici hanno ritirato fuori (qui per approfondire) ma che non è supportato da fatti concreti. Insomma, secondo me in questa stagione di Victoria si dà un po' troppo spazio ad una cosa così poco convalidata da fonti concrete, e mi sembra giusto un modo per prendere tempo, per allungare il brodo con delle vicende personali che possano dare spazio al personaggio di Alberto.
Sono comunque contento che abbiano trasmesso la prima stagione di Victoria su Canale 5 e che, nonostante i continui cambi di orario e giorno, e nonostante dalla pubblicità sembrava si parlasse di una fiction puramente romantica, abbia avuto ascolti discreti, per una serie tv che sì, ha un taglio televisivo, ma che può risultare un pochino più ostica essendo ispirata a fatti storici, ma non è nemmeno così difficile da seguire né a mio avviso risulta pesante.
La terza stagione di Victoria è stata confermata a dicembre, ma non si sa quando verrà trasmessa.
La terza stagione di Victoria è stata confermata a dicembre, ma non si sa quando verrà trasmessa.
Un crollo per This is us che da serie tv pentastellata (no, non c'entra Beppe Grillo) ha avuto un crollo con questa seconda stagione. Ma io qui avevo accennato i miei timori per un seguito, timori che alla fine sono risultati fondati.
Andiamo per gradi.
Genere: drammatico
Stagione: 2 stagione / 18 episodi / 42 minuti ad episodio
Uscita in Italia: 23 Ottobre 2017
Canale: Fox Life
This is us è sempre stata la serie tv che mi son sentito di consigliare un po' a tutti, specie agli orfani di telefilm come Brothers and Sisters, per la carica emotiva che era grado di trasmettere. Finire una puntata della prima stagione senza piangere era praticamente impossibile quasi quanto guardare una puntata di Super Quark senza voler limonare Alberto Angela. Tuttavia quando si ha a che fare con i sentimenti il rischio di risultare patetici, o finti, o esagerati per cercare di sovraccaricare le situazioni e quindi far commuovere, è dietro l'angolo. E questo è stato il caso della seconda stagione di This is us, che in realtà più che patetico è diventato pesante.
Per più di metà stagione la palla è rimbalzata fra la situazione dell'adozione difficile di Randall e consorte, e i problemi di tossicodipendenza di Kevin.
Per più di metà stagione la palla è rimbalzata fra la situazione dell'adozione difficile di Randall e consorte, e i problemi di tossicodipendenza di Kevin.
Ora, a me fa piacere che Sterling K. Brown (Randall appunto) si sia portato a casa tutti i premi possibili e immaginabili per il suo ruolo, ma nessuno si è reso conto di quanto in realtà tutta quella storyline sia noiosa, ripetitiva e inutile? Così, per dire.
Ma anche Kevin e il suo crogiolarsi in problematiche vecchie e superate non si dimostra esattamente brillante, ma anzi porta avanti tristemente il trenino della noia e di quella emotività ricalcata che finisce per risultare stucchevole e sgradevole per certi versi.
Quindi sì, per me la seconda stagione di This is us merita tre stelle e mezzo. Capisco che ancora manchino tre episodi alla fine e che in parte si sia ripreso con la puntata del Super Bowl che ha smosso le acque, ma un paio di episodi validi non bastano a superare il fatto che This is us sia passata dall'essere la serie più attesa della settimana, alla visione quasi "obbligata" a cui ti costringi per non restare indietro e di cui finisci per salvarne giusto qualche momento.
Ho letto tra l'altro che si parla di un possibile racconto alterativo in cui Jack Pearson sia ancora vivo. Non è spoiler perché lo dicono subito che è morto, ma far diventare This is us una serie sci-fi e soprattutto un totale fan service non mi interessa.
Ho letto tra l'altro che si parla di un possibile racconto alterativo in cui Jack Pearson sia ancora vivo. Non è spoiler perché lo dicono subito che è morto, ma far diventare This is us una serie sci-fi e soprattutto un totale fan service non mi interessa.
⭐⭐⭐
Contro tutte le previsioni do temporaneamente tre stelle alla seconda stagione di The Assassination of Gianni Versace: American Crime Story. Seconda stagione perché American Crime Story aveva avuto un capitolo precedente con il caso O.J. Simpson.

Genere: drammatico, antologico, giallo
Stagione: 2 stagione / 9 episodi / 45 minuti ad episodio
Uscita in Italia: 19 Gennaio 2018
Canale: Fox Crime
La partenza di questa serie era iniziata a bomba, non solo per tutta la pubblicità che ha reso l'attesa palpitante, ma anche perché le prime puntate sembravano molto interessanti. Un fatto di cronaca nera tutto sommato recente, l'assassinio dello stilista Gianni Versace, che viene percorso dal punto di vista della vittima, ma anche dell'assassino, Andrew Cunanan.
Ora se non avete visto la serie ma avete intenzione di farlo, vi dico subito che sarò un poi spoileroso!

Emotività, tensione, tematiche forti e delicate erano un po' le aspettative per American Crime Story, e lo so che siamo ancora a metà stagione ed è presto per tirare le somme ma c'è stato a mio avviso un grosso buco nella linea narrativa: Gianni Versace viene presto abbandonato per dar spazio praticamente completamente a Andrew. E tutti ci siamo chiesti che fine avesse fatto Gianni, e la perfetta interpretazione di Donatella Versace dietro cui si nasconde Penelope Cruz.
Ci hanno fatto aspettare per poi darci le briciole di quello che ci aspettavamo.
American Crime Story ha dalla sua un buon cast con delle interpretazioni appunto fantastiche; ho nominato Penelope Cruz, ma anche Darren Criss nei panni di Andrew Cunanan è davvero inquietante, e chiaramente c'è anche un buon budget che brilla attraverso la ricostruzione degli ambienti.
Se potete seguitela in lingua originale, perché rende effettivamente meglio per lo studio fatto sulle voci degli attori.
Ma a parte questo, cosa interessa a noi della triste parentesi di Andrew Cunanan?
Posso capire gli intenti più generali come far conoscere la vita di due ragazzi innocenti, come Jeff Trail e soprattutto David Madson che a lungo venne considerato un complice di Cunanan. E capisco i messaggi che la serie vuol mandare, ad esempio molto interessante è la quinta puntata, forse una delle più toccanti, particolarmente attuale in tema di omofobia, specie nelle forze dell'ordine, armate e nei militari, dove ancora nel 2010 in America vigeva il Don't ask don't tell per cui gli omosessuali potevano essere esclusi dalla leva. Ma più in generale, il peso della società aveva negli anni '90 specie sulle persone omosessuali e per quanto riguarda, dall'altro lato, l'accettazione di sé.
In questo senso tutti i personaggi, di estrazione sociale diversa, in un modo o nell'altro, dimostrano quanto sia difficile sopportare ed affrontare l'opinione pubblica e della propria famiglia. Questo è quanto di positivo ho trovato fino ad adesso perché ti fa riflettere sull'oggi, sull'effetto delle battaglie civili condotte negli anni.
Questo parallelismo fra la storia e il messaggio che vuole lasciare allo spettatore ha un ottimo equilibrio secondo me.
Ora, facendo un passo indietro, avrei potuto capire se la serie si fosse chiamata come il libro di Maureen Orth da cui è tratta, Vulgar Favors: Andrew Cunanan, Gianni Versace, and the Largest Failed Manhunt in U.S. History, che non ho letto ma dal titolo ha un riferimento più ampio alla vicenda. Invece come l'ha messa Ryan Murphy a me sembra un titolo clickbait.
Ma ci sono anche altri problemi in questa serie, come ad esempio la predisposizione temporale che può confondere, fino ad alcuni momenti di poca credibilità come quando Donatella e Gianni parlano fra loro.... e parlano completamente in inglese.
Vi ho rivelato troppo se non la state seguendo ma le tre stelle per American Crime Story: L'assassinio di Gianni Versace rappresentano tutto il mio dispiacere per una occasione persa. Vedremo se il resto della stagione saprà farmi cambiare idea.
⭐⭐🌠
Due stelle e mezzo è il mio giudizio definitivo su Outlander, serie tv che in Italia è finita lo scorso Dicembre. Diciamo che si son ripresi in calcio d'angolo alla fine della stagione perché alla partenza di questo terzo ciclo di episodi, a cui avevo accennato qui, erano già in panne.
Genere: drammatico, fantasy
Stagione: 3 stagione / 13 episodi / 51-88 minuti ad episodio
Uscita in Italia: 29 Settembre 2017
Canale: Fox Life
Una partenza lentissima, noiosa, che sembrava non volesse prendere quota nemmeno con la spinta. Outlander è affetto da un corso e ricorso nelle vicende che racconta, in una sequenza in cui, uno dei personaggi, in genere Claire o Jaime, o qualcuno a loro caro, viene rapito-fatto prigioniero-deve trovare un modo per salvarsi-ci riesce-si ricongiunge alla famigghia. Così a ruota costantemente. Questo non solo risulta prevedibile, ma alla lunga diventa anche noioso.

Genere: drammatico, fantasy
Stagione: 3 stagione / 13 episodi / 51-88 minuti ad episodio
Uscita in Italia: 29 Settembre 2017
Canale: Fox Life
Una partenza lentissima, noiosa, che sembrava non volesse prendere quota nemmeno con la spinta. Outlander è affetto da un corso e ricorso nelle vicende che racconta, in una sequenza in cui, uno dei personaggi, in genere Claire o Jaime, o qualcuno a loro caro, viene rapito-fatto prigioniero-deve trovare un modo per salvarsi-ci riesce-si ricongiunge alla famigghia. Così a ruota costantemente. Questo non solo risulta prevedibile, ma alla lunga diventa anche noioso.

Fortunatamente ad un certo punto devono essersene resi conto, ed hanno pensato che era meglio accelerare le cose e non aspettare una nuova stagione per la parte del ricongiungimento, e più in generale hanno affrettato il passo ma la paura che la quarta stagione sia altrettanto noiosa è parecchia. Spero che ci sia più carne al fuoco e non un avvilupparsi sulla stessa già logora struttura.
Un altro punto in meno ad Outlander è dovuto al fatto che manca del tutto la magia e, quando c'è, non solo non viene mostrata ma viene spiegata in modo raffazzonato. Il passaggio attraverso le pietre ad esempio, che prima sembrava un rischio enorme, adesso funziona meglio di molti ascensori di molti condomini.
E poi signori sceneggiatori basta con queste scene di sesso fra Claire e Jaime. Sono bellissimi ok ma non ci interessa vederli costantemente nudi.
Non c'è una data certa per questa quarta stagione, che è in corso d'opera.
Un altro punto in meno ad Outlander è dovuto al fatto che manca del tutto la magia e, quando c'è, non solo non viene mostrata ma viene spiegata in modo raffazzonato. Il passaggio attraverso le pietre ad esempio, che prima sembrava un rischio enorme, adesso funziona meglio di molti ascensori di molti condomini.
E poi signori sceneggiatori basta con queste scene di sesso fra Claire e Jaime. Sono bellissimi ok ma non ci interessa vederli costantemente nudi.
Non c'è una data certa per questa quarta stagione, che è in corso d'opera.
Altre due stelle e mezzo a Sense8, con forse dispiacere di qualcuno.

Genere: drammatico, fantasy
Stagione: 2 stagioni / 11 episodi / 45-67 minuti ad episodio
Uscita in Italia: 26 dicembre 2016- 5 maggio 2017
Canale: Netflix
Sense8 è stato il mega recuperone in cui mi sono impantanato negli ultimi mesi, il colpevole del mio ritardo su altre serie tv, ma ci tenevo a recuperarlo, anzi, io Sense8 sono sempre stato curioso di vederlo, ma avevo lasciato perdere quando ho scoperto che il telefilm era stato interrotto a causa dei bassi ascolti dopo la seconda stagione. Tuttavia quando ho letto dei piani per la creazione di un film conclusivo di due ore che verrà probabilmente messo in onda proprio quest'anno, ho pensato che potesse essere l'occasione per recuperare tutta al serie. E, finita la visione, mi domando come mai ci siano stati così tanti attacchi di isterismo collettivo e proteste per la chiusura di Sense8.

Per chi non lo sapesse, Sense8 racconta la storia di otto persone che, pur essendo vissuti per buona parte della loro vita senza conoscersi in quanto provenienti da diversi continenti, scoprono di avere fra di loro un legame sensoriale telepatico per cui riescono a contattarsi l'un l'altro ed a vivere le stesse sensazioni, a ritrovarsi l'uno nella vita dell'altro e in qualche modo scambiarsi ed aiutarsi.
Tuttavia c'è un'ente, la BPO, che vuole sfruttare queste capacità e quindi cercare di catturare questi Sense8, meglio noti scientificamente con il nome di homo sensorium.
Per quanto mi riguarda puntata dopo puntata ho capito come mai la serie abbia registrato ascolti così bassi fino alla chiusura: è noiosa.
Sense8 è di una noia quasi costante, intervallata da momenti.
L'ho definita proprio la serie tv dei momenti: ci sono sì effettivamente momenti più interessanti, specie quando si entra un po' nelle diverse culture, e quando si passa da un luogo all'altro, o quando in maniera più o meno sottile vengono criticati aspetti della società attuale; ci sono momenti più movimentati e avvincenti ma che durano poco; ci sono momenti totalmente inutili al fine della storia e appunto ci sono momenti noiosi in cui la narrazione è così lenta da far venire i nervi. Ci sono momenti così verbosi che ti perdi.
Tuttavia c'è un'ente, la BPO, che vuole sfruttare queste capacità e quindi cercare di catturare questi Sense8, meglio noti scientificamente con il nome di homo sensorium.
Per quanto mi riguarda puntata dopo puntata ho capito come mai la serie abbia registrato ascolti così bassi fino alla chiusura: è noiosa.
Sense8 è di una noia quasi costante, intervallata da momenti.
L'ho definita proprio la serie tv dei momenti: ci sono sì effettivamente momenti più interessanti, specie quando si entra un po' nelle diverse culture, e quando si passa da un luogo all'altro, o quando in maniera più o meno sottile vengono criticati aspetti della società attuale; ci sono momenti più movimentati e avvincenti ma che durano poco; ci sono momenti totalmente inutili al fine della storia e appunto ci sono momenti noiosi in cui la narrazione è così lenta da far venire i nervi. Ci sono momenti così verbosi che ti perdi.
La prima stagione è stata troppo prolissa nel voler introdurre la coralità dei personaggi e solo verso la fine c'è stato un po' di movimento narrativo. La seconda stagione invece è già un po' più frizzantina, ma va a scatti pestando qui e lì l'acceleratore ma sempre preservando un po' troppo spazio alle vicende dei singoli piuttosto che alla timeline centrale.

Tra l'altro non tutti i filoni narrativi sono molto credibili.
Posso capire il parallelismo con la realtà attuale, e il messaggio che Sense8 vuole mandare (o per lo meno quello che io ho colto) quindi voler creare una metafora/critica alla società che rifiuta le diversità, il voler sottolineare l'accettazione di sé e del prossimo, la libertà di amore ed espressione oltre al voler spingere ad una sorta coming out non sessuale ma umano, all'essere ciò che si è senza maschere.
Gli stessi personaggi sono variegati in questo senso, non solo perché provengono da diversi paesi e culture, ma anche appunto per la loro sessualità e stile di vita, e questo evidentemente le sorelle Wachowski ci tengono a sottolinearlo più e più volte.
Ma devo dire una cosa brutta: se guardo un telefilm voglio scoprire una storia nuova, voglio finirne risucchiato, voglio conoscerne i risvolti e non mi interessano i messaggi con un contenuto sociale. O meglio possono affiancare la storia ma non soppiantarla. Un esempio è proprio American Crime Story che ha un buon equilibrio fra il raccontare e il voler trasmettere

Posso capire il parallelismo con la realtà attuale, e il messaggio che Sense8 vuole mandare (o per lo meno quello che io ho colto) quindi voler creare una metafora/critica alla società che rifiuta le diversità, il voler sottolineare l'accettazione di sé e del prossimo, la libertà di amore ed espressione oltre al voler spingere ad una sorta coming out non sessuale ma umano, all'essere ciò che si è senza maschere.
Gli stessi personaggi sono variegati in questo senso, non solo perché provengono da diversi paesi e culture, ma anche appunto per la loro sessualità e stile di vita, e questo evidentemente le sorelle Wachowski ci tengono a sottolinearlo più e più volte.
Ma devo dire una cosa brutta: se guardo un telefilm voglio scoprire una storia nuova, voglio finirne risucchiato, voglio conoscerne i risvolti e non mi interessano i messaggi con un contenuto sociale. O meglio possono affiancare la storia ma non soppiantarla. Un esempio è proprio American Crime Story che ha un buon equilibrio fra il raccontare e il voler trasmettere
Quindi per me Sense8 è stata una parentesi poco incisiva nel mio rapporto con le serie tv: non mi ha dato nulla di nuovo, né qualche emozione particolare, ma anzi mi ha più volte annoiato (lo so che potrei trovare un sinonimo ma pure io mi sento molto sorella Wachowski e voglio sottolineare la cosa). Non so cosa la gente ci abbia visto di così esaltante ma non farei impelagare nessuno in una serie tv del genere.
Se a questo punto non vi ho stancato vi posso dire che oltre a Sense 8 sto facendo altri due recuperoni: quando ho voglia di staccare vado di Will e Grace che ho ripreso senza fretta dalla primissima stagione vista l'uscita delle nuove puntate.

In più sto recuperando Versailles, serie di Canale + ma che dal 5 Gennaio è sbarcata su Netflix, con cui sono ancora ai primi episodi ma che tutto sommato mi sta piacendo. Ovviamente siamo in Francia e re Luigi XIV sta costruendo il suo tempio, la sua dimora, la sua prigione: la regia di Versailles. Ma ovviamente ci sono tanti intrighi e complotti dentro e fuori le mura che rendono l'opera particolarmente difficile. Staremo a vedere, ma oltre alle due stagioni già andate in onda, c'è una terza stagione in produzione.
E voi cosa state seguendo?




















