Visualizzazione dei post in ordine di pertinenza per la query chiamatemi anna. Ordina per data Mostra tutti i post
Visualizzazione dei post in ordine di pertinenza per la query chiamatemi anna. Ordina per data Mostra tutti i post

|#backtoseries|
Menomale che ci sono loro...🤩

Ci siamo lasciati con delle serie tv che mi avevano molto, molto deluso, per via di rinnovi rivelatisi flop e nuovi telefilm molto chiacchierati che poi invece mi son sembrati decisamente al di sotto delle aspettative. Se non sapete di che cosa stia parlando, forse avete perso questo post.
Gli ultimi recuperi invece sono stati decisamente più entusiasmanti e, a parte qualche dettaglio, si sono rivelati decisamente un'ottima compagnia.

Chiamatemi Anna
Anne with an E
Terza stagione
⭐⭐⭐⭐


Abbiamo aspettato quasi due anni per la terza e purtroppo ultima stagione di Chiamatemi Anna, disponibile su Netflix dal 3 Gennaio, ma l'attesa è valsa secondo me la pena.
Ritornare ad Avonlea è stato molto emozionante, tenero ed anche avventuroso. Non sono mancati i momenti drammatici, come per Bash, che dovrà affrontare una grave perdita, così come abbiamo assistito alla dolcezza di nuovi, giovani amori che coinvolgono i ragazzi, ormai non più bambini ma pronti per il prossimo capitolo della loro vita.



Chiamatemi Anna è un po' una serie di altri tempi, ma non per l'ambientazione ed i costumi, ma perché porta sullo schermo, in modo semplice, emozioni genuine e che tutti prima o poi abbiamo provato. La storia di Anna, che non ha nulla di perfetto, non è l'eroina impeccabile, ma è fallibile come qualunque ragazzina della sua età, ti si lega al cuore e lì resta per sempre. Per me è stato quasi come tornare bambino, pur conservando uno sguardo ed un punto di vista maturo e profondo. Pur notando come abbiano voluto attualizzare le vite, ed anche le lotte degli adolescenti di un'altra epoca.
E questo non riguarda solo la terza stagione di Anna with an E, ma un po' tutta la serie, che è stata una costante sorpresa, nella sua semplicità, nella sua scorrevolezza e nella sensibilità con cui ci è stata raccontata.


Il fatto che Netflix (e CBS Television) abbia deciso di non rinnovare Chiamatemi Anna mi è dispiaciuto proprio per questo, perché è sempre stata una delizia da seguire, nonostante anche questa stagione abbia i suoi punti deboli. In parte credo siano dovuti proprio al mancato rinnovo, che ha affrettato i tempi dello sviluppo, per cui ci sono stati personaggi che entravano ed uscivano nel giro di una puntata, con la conseguenza che io che guardo, non ho nemmeno il tempo di metabolizzare tutti i legami e gli effetti che quel personaggio scatena.
Viene intrapreso un po' superficialmente ad esempio il tema della colonizzazione a discapito delle popolazioni native americane e del processo di conversione che si attuava all'epoca.


Dall'altro lato però credo che la colpa sia anche delle scelte fatte dagli sceneggiatori che per parte delle prime puntate secondo me hanno girato troppo intorno a certe dinamiche, con la conseguenza che non solo risultavano ripetitive, ma anche poco utili allo sviluppo generale. Penso ad esempio alla questione della bacheca con i messaggi d'amore a scuola che torna fin troppe volte, ed invece è stato poco, sfuggente e frammentato lo spazio dedicato alla ricerca delle origini di Anna.


Chiamatemi Anna è comunque stata un'occasione per emozionarsi, per sorridere e per riflettere, ed io sono della scuola di pensiero che sia meglio concludere nel miglior modo possibile qualcosa piuttosto che portarla avanti svogliatamente e senza reale interesse, col rischio che poi si arrivi solo ad un punto morto. È un peccato che sia finita così in fretta, e spero che magari il lavoro sarà ripreso e rimaneggiato, ma, come si dice in questi casi, è stato bello finché è durato.


Sex Education
Seconda stagione
⭐⭐⭐🌠


Non sono stato un fan sfegatato della prima stagione di Sex Education, perché mi sembrava che si perdessero in certe parti, le esasperassero, o che ci fosse un certo anacronismo nelle vicende, ma con la seconda stagione, che è apparsa su Netflix il 17 Gennaio, secondo me non solo hanno saputo portare avanti una serie tv comunque gradevole, ma ne hanno anche migliorato e far evolvere alcuni aspetti.
Giustamente i ragazzi, che sono poi i protagonisti, sono cresciuti, e con loro anche il modo in cui si pongono nei confronti della vita, un po' come in Chiamatemi Anna.



Ho trovato interessante che in questa seconda stagione di Sex Education abbiano un po' depotenziato il personaggio di Otis, che da quasi maestro del sesso viene riposizionato a quella che la sua più normale e logica collocazione: un ragazzo che ancora non sa nulla della vita e ben poco di se stesso. Lo avevo detto anche per quanto riguarda la prima stagione: era assurdo che nessuno dei ragazzi desse almeno un'occhiata al web per cercare di sapere di più sulla sessualità, ed Otis apre a questa ovvia possibilità, perdendo secondo me il suo ruolo, specie agli occhi dello spettatore.
È un aspetto che ha consentito due cose: da un lato dare al protagonista di Sex Education maggiore spazio per le sue vicende personali, dall'altro lasciare la parola a colei che dovrebbe essere la reale professionista ovvero Jean Milburn, la madre di Otis.



Può sembrare una sciocchezza, ma questo piccolo passaggio darà la possibilità alla serie di toccare temi come l'asessualità, il feticismo, la pansessualità, ma di tradurli con termini che diventano naturali e soprattutto informativi. O ancora approfondire l'ambito della genitorialità e dei rapporti in età adulta. Ma si va anche un po' più a fondo su temi come l'omofobia interiorizzata, e più in generale l'accettazione di sé, e si batte molto sulla questione del consenso nei rapporti sessuali, o, all'opposto, della violenza.



Ci sono passaggi che ho trovato molto dolorosi, molto realistici e davvero duri emotivamente, nonostante il modo sempre sopra le righe di Sex Education di raccontare e di caratterizzare i personaggi. 
Ma non è tutto un dramma, anzi molti sono anche messaggi positivi, di empowering, specie in una ottica al femminile. 
È vero che la conseguenza è che certi filoni narrativi, forse anche molto attesi specie dai fan più giovani, come può essere la parentesi fra Otis e Maeve, sono stati quasi sospesi, per dare spazio appunto ad altro, ma alla fine credo che è giusto che una seconda stagione sia un po' di passaggio per eventualmente chiudere il cerchio con una terza stagione.


Perché "solo" tre stelle e mezza a Sex Education? Perché nelle prime puntate ho avuto l'impressione che certe cose fossero un po' buttate a caso, un po' raffazzonate, un po' trattate superficialmente o banalizzate. Mi viene in mente la parte di Adam Groff all'accademia militare, sviluppata in poche scene di un paio di episodi, e secondo me è un peccato perché la psicologia del personaggio, che sta imparando ad accettare se stesso, avrebbe potuto dare più spunti.
Il problema generale è che Sex Education vuol mettere di mezzo tante cose, ma a volte svilupparle tutte diventa difficile. Ciò non toglie che avere la capacità di intrattenere senza annoiare ed appesantire, ma lasciando sempre qualcosa alle persone che ti seguono, non è un dono comune a tutte le serie tv.


Le Terrificanti avventure di Sabrina
Chilling Adventures of Sabrina
Terza stagione/parte
⭐⭐⭐


Sebbene fossi conscio di essere fuori dal target di Chilling Adventures of Sabrina, devo ammettere che le prime due stagioni mi avevano incantato. Un po' come le altre due serie, pur restando intrattenitiva, era piena di trame, sottotrame e contesti attuali e con cui empatizzare. Con la terza stagione, o forse dovrei dire la terza parte, ho notato però che Le Terrificanti Avventure di Sabrina ha messo da parte queste tematiche, per concentrarsi più sull'azione che sull'emozione.
I 10 episodi che sono sbarcati su Netflix lo scorso 24 gennaio si sono concentrati tutti sul rapporto di Sabrina con l'inferno, e su nuove minacce che si abbattono non solo sulla congrega di streghe, ma soprattutto su tutti i cittadini di Greendale.



Già quella sorta di videoclip che avevano rilasciato prima che Le Terrificanti avventure di Sabrina 3 apparisse in rete, doveva in qualche modo preannunciare la stagione, visto che sono stati aggiunti degli elementi nuovi a discapito però di una certa profondità che avevo notato in passato.
Non che prima fosse una serie per intellettuali sofisticati, ma adesso c'è stata maggiore azione, una vena un po' più splatter, a tratti horror, e lo sviluppo della storia mi è sembrato più rivolto ad accontentare un gusto teen, che un tardone come me.


Nonostante quegli approfondimenti che avevo trovato nella serie, siano stati parecchio diluiti, però promuovo questa stagione perché mi ha intrattenuto da inizio a fine.
È una scelta che in parte capisco, non solo nell'ottica di accontentare il pubblico a cui si rivolge effettivamente, ma anche per creare nuovi sviluppi, non rischiare di appesantire, non dover ripetere sempre lo stesso schema e gli stessi argomenti. E sono riusciti a fare appeal su di me, creando tensione, azione appunto, a farmi sorridere o anche a scuotermi, e soprattutto a tenermi compagnia senza noia.
Se quindi ho digerito questo cambiamento, seppur con un po' di dispiacere, dall'altro lato ci sono stati alcuni elementi che proprio ho fatto fatica a sopportare.


La svolta alla Bonnie e Clyde di Ambrose e Prudence mi è sembrata un po' cheap, un po' esasperata, solo un espediente magari non fuori luogo, ma portato avanti secondo me in modo poco credibile per quelli che sono i personaggi. Inoltre questa loro unione porta ad un appiattimento dei caratteri dei due, più pedine che vengono spostate in base a dove servono che in base a dove intendono andare. Più in generale tutti i personaggi sono semplicizzati per dovere di copione. Risultano invece fuori luogo, al limite dello skip per me, le parti cantate: io non ho scelto di seguire High School Musical, ma una serie tv tratta da un fumetto, siate seri, grazie.


La storia inoltre, nonostante si faccia seguire con piacere, diventa un continuo intrecciarsi e complicarsi che alla lunga stanca e che può facilmente confondere. Sembra quasi che la giornata di Sabrina duri 36 ore ininterrotte, che quasi non dorma, che sia ovunque (e non lo dico come spoiler). Letteralmente c'è materiale per due stagioni, concentrato tutto in questa terza parte, e questo caos può portare ad una perdita di appagamento quando le situazioni finalmente si risolvono.


Le Terrificanti avventure di Sabrina è una ode al potere femminile, ma di cui purtroppo si perde l'eco, e dove hanno il sopravvento aspetti meno incisivi e più avventurosi, dove l'estetica batte un po' la sostanza. La quarta stagione non credo tarderà ad arrivare visto che questa terza parte è stata pubblicata a distanza di nemmeno un anno dalla seconda. Spero solo, al contrario di quanto leggo in giro, che i riferimenti alla serie Riverdale non siano eccessivi, ma soprattutto che decidano di seguire pochi filoni narrativi alla volta.


|#backtoseries chapter 16|
Novità su novità e un Middle Season recap (NO spoiler!)

Estate, ferie e tempo libero per molti significano anche divano, aria condizionata se possibile e serie tv. Per me invece è abitudine di tutto l'anno, per cui è sempre il momento per una classifica e per #BackToSeries. Questa volta sono quasi tutte novità che fino ad ora non avevo nemmeno nominato, ma c'è anche un po' il punto della situazione di una serie arrivata a più meno metà stagione, e questa volta inizio da quelle che mi sono piaciute di più.
Praticamente tutti i telefilm di questa classifica sono tratti da dei libri, perché bisogna sempre essere originali.

⭐⭐⭐⭐🌠

Questa classifica non inizia con cinque stelle ma "solo" con quattro e mezza, perché sono sulla difensiva per ragioni diverse.
Quattro stelle e mezzo le do infatti a Chiamatemi Anna, serie tv ispirata al romanzo Anna dai capelli rossi di Lucy Maud Montgomery.

Risultati immagini per chiamatemi anna seconda stagione

Titolo originale: Anne / Anne with an "E"
Genere: drammatico
Stagione: 1 stagione / 7 episodi / 45 minuti ad episodio
Uscita in Italia: 12 maggio 2017
Canale: Netflix

Chi è della mia generazione o giù di lì ricorderà il cartone animato che accompagnava la nostra colazione da bambini, e alla notizia di questa serie ero un po' curioso e un po' perplesso, ché le rivisitazioni, i sequel, i reboot non fanno molto per me, e tendo a preferire idee originali.
A primo impatto Chiamatemi Anna mi ha trascinato piacevolmente a quel periodo e a quel ricordo dell'infanzia. Ma mi sono subito reso conto di una differenza profonda. Se da un lato sono stati in grado di ricreare scene storiche dell'anime giapponese, dall'altro lato mi è parso ci fosse una maggiore drammatizzazione delle vicende e del personaggio di Anna.
Non so bene se sia una mia reminiscenza distorta, o il fatto che la mia ottica da "cresciutello" adesso è diversa rispetto ad anni fa, ma in questa serie ho ritrovato un personaggio ancora più profondo e sfaccettato e, se vogliamo, più adulto. Del cartone animato resta la Anna chiacchierona, e con una fantasia spropositata, ma in Chiamatemi Anna, questa fantasia sembra quasi un meccanismo del cervello per creare una via di fuga dalla realtà, il paracadute per tentare di salvarsi da una fine tragica.
Non mi pare che il cartone sia stato censurato in Italia, e non ho letto il romanzo, ma la serie tv secondo me sottolinea molto la psiche di una ragazzina che fin dall'infanzia è stata vittima di abusi, soprusi e violenze. Si perde un po' la leggerezza del cartone, ma si guadagna a mio avviso una storia toccante, dura, piena di ombre, e direi forse anche più attuale e verosimile. La conseguenza, ma allo stesso tempo la ragione di ciò, è che le tematiche che tocca sono davvero tante, ma tutte coerenti con la storia.
Non mi son sentito scippato di quel personaggio e di quel ricordo del passato, semplicemente mi sembra che la storia sia cresciuta con me, che abbia una trasposizione che può lasciare un messaggio ad un pubblico che adesso è più maturo.
Chiamatemi Anna mi è piaciuto e non solo per questa evoluzione, ma anche per la buona regia e per gli ottimi attori giovanissimi.
Una serie che consiglio a chi piace il dramma un po' frignone. Quattro stelle e mezzo perché è stata rinnovata per una seconda stagione (che andrà in onda nel 2018) e voglio vedere cosa ci riservano considerando che non annoiare in sette puntate da 45 minuti è facile, ma con 10 puntate ci può essere il rischio che qualcosa non quadri. 


Quattro stelle e mezzo le do pure a Trono di Spade, per il semplice fatto che la storica serie è ancora giunta a metà della settima stagione.


Titolo originale: Game of Thrones 
Genere: fantastico, drammatico
Stagione: 7° stagione / 7 episodi / 50 minuti ad episodio
Uscita in Italia: 24 luglio 2017
Canale: HBO/ Sky Atlantic / Rai 4

Lungi dal farvi spoiler visto che lo seguo in lingua originale, ma questa settima stagione è partita in quinta e sembra non volersi fermare. L'inverno sta bussando alle porte, ma dal rumore e dalla velocità che ha, sembra più una slavina che scende a valle. I fili narrativi si stanno unendo e cucendo una trama tutta nuova. E un po' rosico perché mi è parso che le precedenti stagioni fossero quasi preparatorie a quello che sarebbe successo in questo settimo capitolo, e quando capita mi sembra sempre una trovata pubblicitaria per tirare avanti. Come se tutto quello che è successo prima fosse stato annacquato e fillerato, mentre in realtà si poteva riassumere in meno episodi. Game of Thrones ha una sua coerenza nella sua complicata ingarbugliatezza (???) e non voglio dire che prima abbiano raccontato barzellette, perché questa stagione, come le precedenti, continua a prendermi come solo poche serie sanno fare, con i suoi colpi di scena, con l'azione e la tensione che da sempre contraddistingue lo show. Dico solo che adesso mi sembra tutto condensato, accelerato e che le puntate mantengono una certa intensità dall'inizio alla fine, senza bisogno di aspettare che la narrazione si capovolga alla nona puntata.
Anche qui quattro stelle e mezzo (ma sono sicuro diventeranno 5) perché ancora non ho visto la fine e tutto può succedere. Devo però dire che fino ad ora non si sono risparmiati affatto anche per quanto riguarda gli effetti speciali.
So che è presto per pensarci, ma di questo passo mi chiedo cosa vedremo nell'ottava stagione di Trono di spade



⭐⭐⭐🌠

Tre stelle e mezzo ma in modo provvisorio, vanno a The Last Tycoon, che si ispira all'omonimo romanzo di  Francis Scott Fitzgerald, rinominato in italiano Gli ultimi fuochi. 


Genere: drammatico
Stagione: 1 stagione / 9 episodi / 60 minuti ad episodio
Uscita: 28 luglio 2017
Canale: Amazon Prime Video

Indovinate? Non l'ho letto. Ma non importa. Quello che importa è che con le mie tre stelle e mezza non voglio dire che la serie non sia valida o che non mi sia piaciuta, ma oltre al fatto che mi mancano due puntate alla fine, mi sono mancati alcuni tasselli durante la visione.
Nella storia del celebre produttore cinematografico Monroe Stahr, mi è mancato un po' di ritmo, e un po' di suspance perché i colpi di scena si sciolgono in modo fluido così come la narrazione, che non ha grossi intrecci ma prosegue linearmente. Un passo dopo l'altro senza mai inciampare, senza mai correre, ma dove ogni tanto si rallenta.
Non mi sento di bocciare The Last Tycoon, che di per sé non ha nemmeno qualcosa di così negativo che possa farmela odiare. C'è tutto il glamour di quegli anni, gli abiti, le macchine, una ottima generale ricostruzione dell'epoca, tutte componenti che mi avevano attirato; c'è il mondo del cinema ovviamente, della Hollywood ai tempi d'oro. Insieme a questi bagliori ho scoperto che si affiancano anche le ombre dell'inizio del '900, come ad esempio la censura nazista, e il nazismo stesso che allargava il suo potere. Ma mi è mancata una vera discesa nella sofferenza, nelle difficoltà, nei problemi dell'epoca. È una serie drammatica, ma non così drammatica da avermi mosso emotivamente. I personaggi stessi tendono ad essere un po' piatti: ognuno segue il suo copione senza crescere, senza migliorare o peggiorare. 
C'è anche un cast di attori bellissimi (sì, anche Lily Collins e le sue sopracciglia!) e bravissimi, ma è come se tutta la serie galleggiasse in una zona media, senza mai eccellere in qualcosa. Durante tutta la visione, nonostante mi manchino ancora due puntate alla fine, ho avuto una costante idea: la serie è costruita per cercare di durare stramaledettamente altre stagioni. Anche qui ho avuto l'impressione di uno stiraggio delle prime puntate per sparare qualche colpo alla fine e cercare di attirare l'attenzione per un possibile futuro.
Appena la finisco sicuramente aggiornerò, al momento quel che penso di The Last Tycoon è che si tratta di una serie carina, di compagnia se vogliamo, con alcuni spunti validi, ma meno iconica di quanto pensassi. 



⭐⭐⭐

Zompo direttamente alle tre stelle che do ad American Gods e so che per qualcuno è troppo poco, ma io e questa serie non abbiamo legato. 



Genere: fantastico, drammatico
Stagione: 1 stagione / 8 episodi / 60 minuti ad episodio
Uscita in Italia: 1 maggio 2017
Canale: Prime Video


Le tante cose buone che avevo sentito avevano creato in me aspettative molto alte però, all'atto pratico, non si è rivelata una serie all'altezza dell'hype che ha creato, almeno per me. I punti a suo favore secondo me sono sicuramente un cast ottimo, oltre ad una cosa palese ovvero gli effetti digitali che mi son parsi ben fatti e quasi di una produzione ben più alta, ma manca una cosa: l'emozione. 
Sì, la regia è fantastica, la fotografia graffiante, con questi colori saturi e molto contrastati sembra una visione onirica che ti porta da un mondo all'altro, quasi fosse un sogno, ma questa serie non mi ha emozionato, anzi direi che mi ha annoiato. Ogni puntata è praticamente dedicata ad introdurre un nuovo personaggio, ma prima di vedere un accenno di intreccio fra i personaggi e la storia ci è voluta una intera stagione. 
No regà non si fa così, qui c'è gente che lavora!
A parte pochi momenti più tensivi, non mi ha lasciato col fiato sospeso, non mi ha trascinato e non mi sono ritrovato in un crescendo che mi ha portato all'esplosione finale, ma una costante che solo alla fine ha rivelato dei tasselli più importanti e di svolta. 
Non avendo letto il romanzo di Neil Gaiman da cui è tratto, non so se sia stata colpa mia che non ho trovato la chiave di lettura giusta, però ripeto, per quanto la visione di American Gods sia stata bellissima e intrigante tanto che meriterebbe 5 stelle, la ciccia mi è parsa ben poca. Ci sarà una seconda stagione, nel 2018, di ben 10 episodi
Se amate il genere fantastico ve la consiglio, magari abbassando le aspettative riuscirà a piacervi. 


Do tre stelle, ma non mi soffermo molto, anche a Decline and Fall, non tanto per la qualità del prodotto in sé ma perché è una miniserie fine a se stessa.



Genere: commedia, satira
Stagione: 1 stagione / 3 episodi / 60 minuti ad episodio
Uscita: 31 Marzo 2017
Canale: BBC One

Decline and Fall è la trasposizione televisiva dell'omonimo romanzo scritto alla fine degli anni '20 dallo scrittore inglese Evelyn Waugh. Non ho molto da raccontarvi se non che è stata una miniserie di tre episodi che mi hanno tenuto compagnia, senza troppo impegno delle sinapsi. Ad attirarmi, lo confesso, è stata la presenza di Eva Longoria, che non ha lunghissime apparizioni sullo schermi, però la serie è stata esattamente come me l'aspettavo, considerando che appunto parliamo di satira di inizio '900: la tipica commedia degli equivoci, con uno stile molto British e con personaggi grotteschi che si alternano e si scontrano. 
Lo stesso Waugh ha detto che l'intento del suo romanzo era quello di far ridere e, nonostante non possa dire di essere rotolato via dalla sedia per le risate, ho trovato che Decline and Fall sia una visione simpatica, svelta, senza troppe pretese.
Non un "must" da recuperare, ma se apprezzate lo stile e non è un problema seguirla in lingua originale, dategli una possibilità.



⭐⭐

Quando la mia amica Simona mi ha parlato de I Durrell - La mia famiglia e altri animali era entusiasta e con lo stesso entusiasmo mi ci sono accostato, ma questa mia gioia non è stata ripagata e da qui arrivano le due stelle in classifica, ma andiamo per gradi.



Titolo originale: The Durrells
Genere: commedia, drammatico
Stagione: 1 stagione / 6 episodi / 45 minuti ad episodio
Uscita in Italia: 9 giugno 2017
Canale: la EFFE

I Durrell narra le vicende di questa famigliola, una madre vedova e i suoi 4 figli, che, vertendo in condizioni economiche non raccomandabili decidono di raccogliere quattro stracci e trasferirsi dall'Inghilterra a Corfù per rifarsi una vita. È una storia tratta da un romanzo, che si ispira a fatti realmente accaduti, e che vengono raccontati dal più giovane della famiglia, ovvero il naturalista Gerald Durrell. Da ciò che ho capito non è una storia realmente autobiografica, in quanto ci sono differenze con la realtà e lo scrittore ha voluto mantenere quell'ottica fanciullesca del decenne di allora. Questo mi ha creato un po' di perplessità riguardo alla chiave di lettura, più realistica o più fantastica, da dare alla storia.
Come mai il mio entusiasmo si è smosciato? Per varie ragioni. 
La prima sono stati i personaggi che fin da subito ho trovato irritanti e scostumati, soprattutto i ragazzi. Questi giovani Durrell non sono esattamente bambini, anzi sono quasi adulti. Il più grande ha 21 anni, poi 18, 16 e infine appunto 10, e sono uno peggio dell'altro. Sono pigri, svogliati, egoisti e indisciplinati. La madre fa l'impossibile per dar loro sostentamento ma loro si dimostrano del tutto disinteressati alle fatiche della donna, uno la definisce persino una "misera vedova". Invece di contribuire, preferiscono lamentarsi e fare i capricci o, ancora meglio, pensare ai fatti propri e, quando va male, litigano fra di loro. La signora Durrell dal canto suo non è meglio, si dimostra infatti eccessivamente servizievole e totalmente incapace di tenere a bada i figli se non con momentanei attacchi isterici. Vi faccio un esempio rapido: c'è un momento in cui dice ad uno dei figli di andare a cercare del cibo, e questo decide di andare a caccia pur non sapendolo fare, infatti si ferisce e la donna sapete che fa? Afferma che sbaglia a non "accontentarsi solo della loro compagnia".

Immagine correlata
Una delle espressioni tipiche dei giovanotti Durrell, ma anche la mia a sentire certe battute.
Cioè una volta che tuo figlio si rende utile ma lo fa nel modo più cretino che può, tu ti prendi le colpe?! Ma tutto a posto?
Non voglio darvi troppi spoiler, ma momenti come questo non mi hanno fatto ridere, ma mi hanno messo voglia di prenderli a sberle tutti quanti.
A corollario di questi personaggi c'è una narrazione che non ha molta logica. Sempre restando fuori dai margini dello spoiler, vi dico solo che non mi è chiaro come, in una famiglia che vive con la "misera pensione" di una "misera vedova" appunto, ci sia un figlio che faccia bisboccia al bar, uno che ha un arsenale di fucili e munizioni, un'altra che ha un outfit diverso per ogni giorno e che ad un altro ancora sia consentito di rinchiudere in gabbia (!!!!!) o portarsi in cameretta (???) ogni tipo di bestiola senza sapere come sfamarla.
Le peripezie dei giovani protagonisti poi mi son sembrate ancora meno convincenti. Direi che la seconda parte della serie mi è parsa più assurda e anche più noiosa. Vi faccio un esempio: l'unico figlio che spiccica qualche parola di greco (a detta anche di altri personaggi nella stessa puntata) finisce in tribunale perché non capisce un tizio che parla greco.
Nulla da dichiarare su regia e costumi che non sono male, forse la fotografia che resta un po' piatta.
I Durrell è comunque facilmente digeribile vista la durata, e io stesso sono arrivato alla fine, un po' perché non avevo di meglio da vedere, un po' nell'attesa che i personaggi evolvessero (cosa che non è accaduta).
Sempre su laEffe ci sarà probabilmente la seconda stagione che è già uscita in lingua originale e la serie è stata promossa per una terza stagione. Fate vobis.


Se siete giunti fin qui sappiate che vi ammiro per il coraggio, ma adesso son curioso di sapere se avete qualche serie tv in comune con me, o qualche suggerimento.
E ci leggiamo, come sempre, presto!





La classifica delle (troppe) serie tv degli ultimi mesi

La situazione serie tv negli ultimi mesi mi è un po' sfuggita di mano, al punto che non sono riuscito a parlarvi di telefilm che magari sono terminati a Giugno. Il motivo è presto detto: guardo troppe cose e non so organizzarmi bene. Ma, per riprendere le redini, è arrivato il momento di una mega classifica che possa ricapitolare tutte le mie opinioni, come sempre affidandomi alle sacre stelle.

⭐⭐⭐⭐

Ad aggiudicarsi il voto più alto di tutta la classifica è la seconda stagione di Anne with an E, o per noi italofoni Chiamatemi Anna.



Titolo originale: Anne / Anne with an "E"
Genere: drammatico
Stagione: 2 stagione / 10 episodi / 45 minuti ad episodio
Uscita in Italia: 6 Luglio 2018
Canale: Netflix
Anna si perde mezza stellina rispetto alla prima stagione, ma non è colpa sua, mischina, ma direi più colpa delle mie aspettative. Il primo ciclo di episodi è stato di una qualità molto alta, per la storia con un impatto emotivo molto forte, e anche per la capacità recitativa di Amybeth McNulty (Anna appunto), che di colpo mi ha spinto con la mente all'anime che guardavo da bambino.
In questa seconda stagione invece ho trovato alcuni aspetti che non mi hanno convinto al 100%, ma non fraintendetemi perché Anne with an E per me resta una visione ottima. 
Ho trovato che certi punti della storia potessero essere condensati in meno tempo, in particolare i primi tre episodi e tutta la vicenda che riguarda i due furfanti che si insediano a Green Gables. In generale credo che aggiungere tre puntate in più rispetto alla prima stagione, sia stato un po' controproducente. 


E poi ho qualcosa da dire sul personaggio di Anna: se nella prima stagione il suo carattere di ragazzina "spezzata" e segnata, costretta a crescere per certi aspetti più in fretta, era ben evidente, qui secondo me si perde un po' questa maturità. È come se sia tornata un po' più ragazzina e a volte, vi dico la verità, non la tollero del tutto. So anche che la colpa di questo twist è da imputare all'intenzione (corretta) di dare spazio a nuovi personaggi e a nuove linee narrative, ma so pure che se un personaggio dà il titolo all'intera serie, deve restare al centro della storia. Tra l'altro penso che se crei una struttura dettagliata com'è quella del carattere di Anna, quando si perdono anche solo pochi dettagli, si nota subito lo stacco.
Mi sarò capito da solo, lo so.


E vi dicevo, è una scelta corretta quella di dare più spazio ad altri componenti, perché così si introducono altre tematiche: dall'accettazione di sé che poi è un po' fra le colonne di Anne with an E, al bullismo, passando anche per l'omosessualità, tutti argomenti che su di me hanno un certo appeal e mi incuriosisce sempre vedere come vengono sviluppati. La cosa che più apprezzo è che queste tematiche non vengono caricate di pietismo, non sono meccaniche, ma si sviluppano in modo naturale e non pruriginoso. Ci stiamo dirigendo ovviamente verso probabili situazioni più romantiche che immagino coinvolgeranno anche Anna, visto che ormai sta crescendo, ma questo lo scopriremo nella terza stagione, anche se la data sarà sempre da scoprire nel 2019.

Quattro stelle mi sento di darle ad una serie tv di cui ho già parlato in dettaglio per cui non mi soffermo troppo e si intitola L'Alienista, che mi ha intrigato con i suoi personaggi (e non si facciano puerili riferimenti a Luke Evans) e per la sua storia, che riesce ad attualizzarsi, nonostante gli eventi si svolgano alla fine dell'800.


Titolo originale: The Alienist
Genere: drammatico
Stagione: 1 stagione / 10 episodi / 45 minuti ad episodio
Uscita in Italia: 19 Aprile 2018
Canale: Netflix
Ero soddisfatto di questa prima stagione, l'avevo divorata in poco tempo, ma già mesi fa speravo che ci fosse un seguito, perché i protagonisti sono stati ben approfonditi e radicati per cui ti ci affezioni da subito, e possono dar tanto sia a livello "umano" che narrativo. E così è stato: giorno 17 Agosto è stata confermata la seconda stagione intitolata " L’angelo delle tenebre". Se posso darvi un consiglio, state attenti agli spoiler perché anche questa stagione è tratta da un romanzo del 1997 di Caleb Carr, e potete immaginare che in rete si trovino facilmente tutti dettagli della storia. Io non voglio sapere nulla fino al 2019, quando immagino la serie andrà in onda. 

⭐⭐⭐🌠

Tre stelle e mezza vanno invece ad una serie tv che oltreoceano ha avuto un ottimo successo e da noi è disponibile su Netflix: mi riferisco a Good Girls.

Genere: commedia drammatico
Stagione: 1 stagione / 10 episodi / 45 minuti ad episodio
Uscita in Italia: 3 Luglio 2018 
Canale: Netflix
Devo dire la verità: sono tonto. Leggevo da più parti di questa serie tv, ma pensavo che fosse una delle già esistenti serie con un titolo simile (tipo New Girl2 Broke GirlsGood Girls Revolt, o semplicemente Girls e potrei continuare per giustificarmi), e non ci ho prestato attenzione. Poi ho capito che, non era roba vecchia, ma era una novità carina che mi sarebbe potuta piacere e così è stato. 
Della storia si può capire molto dal titolo stesso: Beth, Rubie e Annie sono tre "brave ragazze", sono lavoratrici, casalinghe, madri e mogli fedeli, che nonostante le apparenze, non vivono esattamente nella famiglia perfetta da Mulino Bianco, e proprio per i problemi che gravano su di loro, decidono di rompere i loro status, e abbracciare l'illegalità, ovviamente senza mettere da parte le loro vite e la loro immagine di facciata.


Good Girls è una serie che può sembrare apparentemente comica, sopra le righe, irreale, o anche demenziale a tratti, ma ho apprezzato che questa vena sia solo il motore che ti porta a seguire la storia. A questi elementi poi si affiancano le vite delle tre "brave ragazze" che son vite comuni, con tutte le difficoltà che la realtà ti può porre davanti, ed è questa parte che mi ha spinto a riflettere, a soffermarmi un attimo, a coinvolgermi più personalmente. È come se il genere di questa serie sia fluido: si passa appunto dalla commedia, all'humour nero, al thriller, al drammatico.
Leggevo in giro delle critiche perché in Good Girls le donne tenterebbero di emulare gli uomini, o comunque provano ad entrare nel campo maschile, ma in verità secondo me le protagoniste si ritrovano a superare gli uomini stessi, senza entrarci in competizione. Fanno tutto giustamente a modo loro.
Per me è stata una serie che avrei divorato in poche serate, se non mi fossi trattenuto. Ma a questo punto vi starete chiedendo come mai non abbia dato quattro stelle, e vi rispondo subito. 


Credo ci sia ancora molto da costruire e da scoprire, sia per quanto riguarda la storia, che fino ad ora, per questi primi dieci episodi, è stata ciclica e senza colpi di scena che hanno ribaltato la storyline; ma anche per quanto riguarda i personaggi, che conosciamo solo per un quadro ristretto. 
Immagino che anche per Good Girls la seconda stagione andrà in onda nel 2019, ma sono curioso di sapere come evolverà.

⭐⭐⭐

Do tre stelle a The Handmaid's Tale e prima che i fan più accaniti mi saltino alla giugulare, lasciatemi spiegare.

Genere: drammatico
Stagione: 2 stagione / 13 episodi / 45-60 minuti ad episodio
Uscita in Italia: 26 Aprile 2018 - 12 Luglio 2018
Canale: Tim Vision 
Con aspettative più alte persino dell'occhio di Dio che tutto scruta e tutto giudica, ho seguito la seconda stagione di The Handmaid's Tale, ma devo dire che le mie aspettative non sono state ripagate del tutto. 
Per questa seconda stagione de Il racconto dell'ancella non avevamo il supporto del romanzo di Margaret Atwood ma è stato un capitolo semovente, e si è visto. Partiamo da ciò che mi è piaciuto, ovvero la struttura portante, il mondo creato intorno a Gilead e ai suoi abitanti, che continua ad essere solida ma inizia a mostrare le prime crepe, le prime incongruenze, si sta lentamente sgretolando dall'interno, e questo accade proprio grazie ai personaggi che stanno evolvendo.


Il problema è che queste piccole evoluzioni non hanno portato nulla di concreto alla narrazione, anzi mi è parso di essere un criceto che su una ruota si trova punto e a capo, da inizio a fine stagione. Quasi un seguire i passi della prima stagione, per non sbagliare.
Questo potrebbe essere letto in perfetta coerenza con The Handmaid's Tale, che punta a creare una sensazione di chiusura e claustrofobia, ma noi spettatori penso che tutti abbiamo bisogno di un po' di aria nuova in cucina. E se persino una esplosione che avrebbe dovuto resettare parte del direttivo di Gilead non riesce nell'intento, allora mi sembra che si sia arrivato un po' all'assurdo.


Quella dell'esplosione è solo un esempio, perché non posso di certo scordare come tutto quello che riguarda le Colonie (che temevo diventassero invece la scusa per prendere tempo ad ogni puntata) venga messo da parte come nulla fosse, per poter far proseguire la storia come meglio piace agli sceneggiatori, ma a fare il gioco delle marionette siamo bravi tutti. Non aggiungo altro su questa parte, qualora siate rimasti indietro e vogliate recuperare.
E così l'unica strada è perdersi in lunghe inquadrature, perdersi nei pensieri di June e introdurre personaggi senza arte né parte che poi vengono tolti di mezzo con mosse spettacolari che dovrebbero creare pathos. 
No, mi spiace, non è questo ciò che mi aspetto da The Handmaid's Tale, e capisco che può far cassa perché ci tiri fuori altre stagioni, girando sulla ruota del criceto di cui sopra, ma piuttosto che 10 stagioni buttate a caso, preferisco un prodotto che inizi e finisca. 
La terza stagione si sa quasi per certo, debutterà ad aprile 2019. Aspetteremo. 

 Do tre stelle anche alla miniserie Piccole Donne.



Genere: drammatico
Stagione: 1 stagione / 3 episodi / 60 minuti ad episodio
Uscita in Italia: 11- 25 Maggio 2018
Canale: SkyUno
Si tratta appunto di un adattamento in tre puntate del romanzo di Louisa May Alcott, che penso che tutti conosciamo. Immagino che tre stelline possano sembrare un voto basso che fa pensare ad una serie tv così così, ma invece mi è piaciuta, non solo per l'ottima ricostruzione dell'epoca, ma anche per la caratterizzazione delle protagoniste. Senza contare la (piccola) parte di Angela Lansbury che fa sempre piacere vedere sullo schermo. E poi non posso dimenticare quanto mi piacesse il cartone animato da bambino, per cui un legame affettivo con la storia mi ha anche spinto alla visione. 


Però le vicende sono quelle tratte dal romanzo appunto, e non ci sono particolari differenze con le varie trasposizioni di Piccole Donne che si sono susseguiti negli anni. Anche le scelte registiche non sono rivoluzionarie.
Insomma se anche voi siete legati in qualche modo a questa storia e alle sue protagoniste, vi piacerà rivederla sullo schermo, vi farà sicuramente compagnia per tre sere (o una se siete proprio addicted), altrimenti potrete dormire sonni tranquilli. 

Tre stelle un po' meno lusinghiere vanno alla serie tv Netflix, Safe.


Genere: drammatico, thriller
Stagione: 1 stagione / 8 episodi / 45 minuti ad episodio
Uscita in Italia: 13 aprile 2018 - 22 giugno 2018
Canale: Netflix 
Sicuramente gli amanti di Dexter (che non ho mai seguito) si saranno fatti attirare dal faccione di Michael C. Hall in locandina, ma nonostante le buone intenzioni, questa miniserie di Netflix non è del tutto esente da difetti importanti.
Anche in questo caso nomen omen, Safe è la storia della scomparsa dopo una festa fra amici di Jenny Delaney, la figlia adolescente del medico Tom Delaney (Michael C. Hall appunto), il quale, spinto dalla voglia di riabbracciare la figlia, ma anche dai sensi di colpa, inizierà ad investigare sulla sua sparizione. Tom scoprirà passo dopo passo che anche dietro ai più alti muri di cinta fra famiglie "per bene", si nascondo segreti, bugie e non si è mai al sicuro.




Safe si muove su uno stile di narrazione tradizionale, dove minuscoli pezzi del puzzle si aggiungono volta per volta, per poi culminare con il grande colpo di scena. Secondo me questa è una struttura un po' datata e che ormai mi coinvolge poco, perché lasciare lo spettatore quasi a bocca asciutta, o con false piste da seguire per alcune puntate, in attesa della rivelazione finale, per me dimostra che la storia non è solida ed ha paura di svelarsi troppo in fretta. Certo, Safe mi ha intrattenuto, non posso dire di aver trovato tutto prevedibile, ma anzi è stata una visione piacevole, complice anche la brevità della stagione, e se vi piacciono i thriller non troppo complicati, ve la suggerisco a mani basse; ma non posso dire di aver assistito ad una serie tv epica, né di essermi appassionato così tanto alle vicende o aver empatizzato con uno dei personaggi.


A questo aggiungete scelte più tecniche non propriamente brillanti, come dialoghi banali e prevedibili, o la regia un po' posticcia, con inquadrature di primi piani spaventati con musica inquietante di fondo.
Diciamo che presa in quanto tale Safe è una serie tv che si lascia guardare con piacere, che tiene compagnia, ma come per Piccole Donne, se non l'avete ancora vista, non vi state perdendo nulla di così travolgente.


⭐⭐🌠

Concludo la classifica con due serie tv che mi son piaciute per motivi diversi, ma che per me hanno avuto lungo tutta la stagione dei problemi più evidenti nel corso delle puntate. La prima di queste serie è Billions, che in verità questa volta ci guadagna pure mezza stella in più rispetto lo scorso anno


Genere: drammatico
Stagione: 3 stagione / 12 episodi / 60 minuti ad episodio
Uscita in Italia: 13 aprile 2018 - 22 giugno 2018
Canale: Sky Atlantic 
Ci sono voluti un bel po' di episodi secondo me prima che questa terza stagione ingranasse, perché all'inizio ho temuto che tutto fosse rimasto come la scorsa volta. I personaggi mi sembravano fossilizzati per tutto il tempo nel range di emozioni che va dal saccente all'arrabbiato; la storia mi è sembrata fossilizzata sulle stesse circostanze che abbiamo visto e rivisto ormai da ogni angolazione,  che si potrebbe riassumere con il solito braccio di ferro fra Axe e Chuck.


Billions non è il mio show preferito e magari la colpa è mia ché non mi basta vedere quanto sono bravi gli attori, non sono sufficienti i dialoghi serrati (a volte anche troppo), non mi basta l'introduzione di nuovi personaggi se poi li releghi a parti stereotipate, né trovo particolarmente divertenti certe parentesi più tragicomiche.
Però con il proseguire della stagione hanno saputo rimescolare le carte, e lo hanno fatto il modo fluido, non impastato o confusionario, hanno dato corpo a personaggi che sembravano abbandonati, mentre hanno ammorbidito altri ruoli che fino al momento sembravano inossidabili. Si è aperta così una parentesi che immagino si svilupperà nella quarta stagione, e di cui sinceramente sono curioso. 

Due stelle e mezzo vanno anche alla settima stagione di Suits, a cui saprete ormai sono legato da un rapporto di affetto che mi spinge a volerlo seguire nonostante anche qui ci sia un po' l'effetto criceto sulla ruota. 

Genere: legal drama
Stagione: 7 stagione / 16 episodi / 45 minuti ad episodio
Uscita in Italia: 5 Febbraio 2018 - 25 Giugno 2018
Canale: Mediaset Premium Stories
Per me è la serie tv di compagnia, che richiede un minimo di attenzione, ma non mi tiene particolarmente impegnato mentalmente, e si innesta bene nel panorama dei telefilm che seguo, a volte anche un po' pesanti, ci sta benissimo. Questa volta però devo dare un merito a Suits perché è stata una stagione di transizione, per quello che doveva essere l'inevitabile futuro, abbastanza ben studiata. Non è uno spoiler ormai che Meghan Markle ha abbandonato la serie per fare qualcosa di decisamente particolare, ovvero diventare Duchessa di Sussex sposando il principe Harry, e non ci credo che qualcuno che mi sta leggendo non abbia visto o commentato il matrimonio. Meghan si è portata via Rachel Zane per sempre e Patrick J Adams ha tolto di mezzo Mike Ross, e non è del tutto un male perché entrambi non avevano più molto da dare e da dire; ma già nel corso della settima stagione hanno via via introdotto e dato più spazio a nuovi personaggi. 


Ammetto che non ho amato troppo la storyline di Donna (Sarah Rafferty), mi è parsa un po' pasticciata e presa per le pinze, e anche questo nuovo Alex Williams (Dulé Hill) non è che si sia introdotto con molta simpatia, ma ho capito gli intenti e sono curioso di come si sta svolgendo l'ottava stagione, già in onda in America. Katherine Heigl è entrata a far parte del cast fisso e già questa è una buona notizia perché dopo 7 anni abbiamo un po' tutti bisogno di novità. A giudicare dai primi ascolti che la nuova stagione sta avendo, credo che Suits sarà una serie ancora molto lunga. 

Se avete letto fino a qui non posso che farvi i miei complimenti per la tenacia, e se vi va fatemi sapere cosa state seguendo al momento. 





|#backtoseries chapter 15|
Miniserie a gogò e... protesta! (The White Princess, Taboo, Z: The Beginning of Everything...)

Le serie tv sono diventate ormai la mia compagnia preferita in quest'ultimo periodo un po' incasinato. Ho più specificatamente trovato la pace dei sensi con le miniserie, il giusto intermezzo per me fra un film, ma senza sfiancarti con tre ore consecutive di visione, ed un telefilm vero e proprio, ma senza 800 episodi a stagione. Anzi, a volte hanno solo una stagione.
Come sempre classifichetta ma in modo coinciso e centrifugato così non vi abbotto.
E come sempre nonostante io li eviti, se proprio non volete alcuno spoiler, state attenti.


Una stella va alla settima stagione di Pretty Little Liars, che nonostante ancora non sia terminata si è rivelata una ciofeca spazziale. 

pretty little liars 7 recensione

Speravo in un cambio di registro più netto, in una reale crescita almeno alla fine di tutto. Invece la storia è sempre la stessa, le dinamiche sono sempre le stesse, i personaggi sono più o meno sempre gli stessi. Speravo che le liars diventassero più mature, più "cattive", più risolute. Invece urlano, si guardano in giro con fare circospetto e non concludono nulla. Proprio come facevano nelle passate stagioni quando erano "solo" delle ragazzine del liceo. Hanno cercato di introdurre problemi "da adulti", di creare uno stacco con la nuova generazione, ma secondo me non sono riusciti. E gli stessi personaggi, Mona in particolare, ammettono che le dinamiche sono rimaste le spesse. 
Le novità, o comunque i momenti più critici, come ad esempio il ruolo di Aria, che avrebbe dovuto in qualche modo shockare, è alla fine la realizzazione di una delle teorie che più si rincorrono nel corso di questi anni in cui la serie è in onda. Non se ne esce, seguirlo per me è diventato davvero pesante e sto stringendo i denti proprio per una sorta di sadica abitudine.
Non me ne sentirete più parlare, fra tre settimane sarà tutto finito, ma ci tenevo a bocciarlo ancora una volta.


⭐⭐

Due stelle a The Catch, ma non per colpa della serie in sé, ma per la fine che ha fatto. 




Questa seconda stagione aveva ripresto il ritmo e la verve che la storia aveva perso dopo le prime puntate della prima stagione. Stava funzionando bene, e nonostante non sia mai stata una serie tv epica, The Catch riusciva a coniugare ironia ad azione e dramma. Invece proprio sul "più bello" ABC ha falciato la serie cancellandone il rinnovo. Come vi dicevo per Sense8, son cose che capitano, principalmente per i costi del telefilm che poi non vengono ripagati da altrettanto share. Generalmente sono abbastanza preparato all'evenienza, tuttavia avrei apprezzato anche solo uno o due episodi, se non, ancora meglio, una terza stagione più breve che potesse chiudere in qualche modo il cerchio. Leggevo inoltre che serie come Once Upon a Time, nonostante non avessero questo rating pazzesco, sono state rinnovate. 
Insomma due stelle per The Catch per protestare a questa ingiustizia. Non me lo dovevi fare ABC!
Una parentesi brevissima e due stelline (e mezza) per la seconda stagione di Billions.  La scorsa volta ne avevo date tre ma giunto alla fine ho tirato un po' le somme e posso dire che non mi ha preso.



È stata per me una stagione iniziata così così e questo, lo ammetto, deve avermi influenzato abbastanza nel corso delle altre puntate. 
La struttura generale di Billions meriterebbe comunque il massimo dei voti: dal cast alla macchinazione della storia, ma sono arrivato all'ultima puntata e non ricordavo pezzi di intreccio narrativo, sintomo che non mi aveva emozionato e quindi avesse lasciato un qualche segno.
Alla fine della fiera la sceneggiatura mi è parsa quella di un illusionista che tenta di impressionarti con mille gestualità teatrali, ma stringi stringi c'è poca magia. 


⭐⭐

Nella mia classifica tre stelle vanno a diverse nuove serie tv, direi la maggiorparte di quelle che ho seguito.
Z: The Beginning of Everything è una di queste. Trattasi appunto di una miniserie, basata su un romanzo di Therese Anne Fowler e disponibile sulla piattaforma Amazon Video.



A parte queste informazioni tecniche, Z: The Beginning of Everything racconta le vicende di Zelda Sayre Fitzgerald, la moglie dello scrittore Francis Scott Fitzgerald. Siamo negli algidi anni '30, e già questo mi ha fatto battere il cuore, ma a piacermi è stata anche la storia in sé. I due dovevano essere due tipetti abbastanza suscettibili e sicuramente questo passa attraverso la serie. Una coppia legata da un sentimento particolare, forte ma quasi morboso, di bisogno reciproco. Due amanti che si consumano a vicenda nel prendere l'uno dall'altra. Così descriverei Zelda e Scott.
La serie è di facile approccio: 10 puntate da circa mezzora l'una. Un bingewatching a portata di click. Bisogna dire che i due non hanno avuto una lunga esistenza, ma sono state due vite molto intense. Questo è un po' il lato negativo della serie: non aspettatevi capitomboli narrativi e un ritmo concitato. Ho avuto l'impressione che questa prima stagione sia stata girata un po' col freno a mano, non sapendo forse che riscontro avrebbe avuto. La storia inoltre è molto semplice, e si segue con estrema facilità, ma per me resta comunque molto carina e interessante.
Amazon, dopo una prima conferma, ha dichiarato che non ci sarà una seconda stagione. 

Tre stelle anche per un'altra coppia del passato: Enrico VII e Elisabetta di York di The White Princess.

Risultati immagini per The White Princess

Ci sono effettivamente delle similarità fra questa serie e quella che vi citavo poco sopra: anche The White Princess è tratta da un romanzo, ed è ispirata a fatti realmente accaduti. Una miniserie composta da 8 episodio di un'ora l'uno circa, firmata BBC e attualmente disponibile solo in lingua originale. Si segue con molta facilità e secondo me ha alcune carte vincenti. Mi è piaciuta perché c'è una buona ricostruzione dell'epoca e l'ho trovata in certi momenti molto emozionante. Nonstante la durataDall'altro lato però come per Z, non c'è una ricchezza di avvenimenti, anzi la trama è lineare, non ci sono colpi di scena particolarmente inaspettati e se avete una generale infarinatura di storia inglese vi risulterà un po' spoilerata. Dall'altro lato però parlare di Enrico VII e non del più inflazionato successore nonché figlio Enrico VIII, mi è parsa una bella mossa. Il cast è ben assortito e sicuramente troverete qualche volto noto.
Un telefilm per chi ama le serie in costume, la storia inglese, e chi vuole un po' di compagnia in attesa di prodotti più interessanti.

⭐⭐⭐⭐

E, rullo di tamburi, quattro stelle vanno a Taboo.



È indubbiamente la miglior serie che ho visto in questo ultimo periodo sotto tanti punti di vista. In primis quello più tecnico visto che non si discosta molto da un vero e proprio film con una narrazione che è costante ma si allenta o restringe a seconda del momento. Non manca la suspense, l'azione e un certo lato gotico che solo l'Inghilterra dell'800 può regalare. Se siete orfani di Penny Dreadful potrebbe fare al caso vostro.
L'intreccio narrativo ha alcuni snodi da seguire con attenzione ma per il resto non annoia mai. A questo punto vi chiederete se 4 stelle siano solo un mio capriccio per riempire un posto in questa classifica. In realtà vi dico di no, ma ci sono una serie di motivazioni. La prima è che Taboo è ancora alla prima stagione per cui sono in attesa di vedere cosa sanno fare. Mi è parso inoltre che, forse nel dubbio che potesse anche non essere riconfermato, abbiano qui e lì accelerato o comunque caricato troppo alcune puntate con molti avvenimenti. Un'altra ragione è che mi è mancata un po' di emozione nel senso che sono sicuro che il personaggio di James Delaney (Tom Hardy) che poi è il perno della storia sia in grado di dare molto e di tirar fuori molte sfaccettature. Insomma mi aspetto un pizzico di umana drammaticità in più, maggiori sfaccettature. 
Queste sono mie aspettative ma in ogni caso sono sicuro che Taboo, in un modo o nell'altro, saprà guadagnarsi un'altra stellina. 

E concludo qui con le mie personalissime opinioni sulle mie serie tv del momento. E voi che state seguendo di bello?
Io visto che praticamente tutte questi telefilm si sono conclusi, ho in lista Decline and fall, ma soprattutto Chiamatemi Anna, la serie di Netflix che già me lo sento mi farà frignare alla peggio maniera. Ve la ricordate "Anna dai capelli rossi"? Ecco.


Maniche a sbuffo nel cuore forever.

A presto!




Vi sono piaciuti