Preparate i fazzoletti per scoprire Il Visionario Mondo di Louis Wain 🐱‍🚀

Probabilmente il suo nome mi sarà passato sotto gli occhi diverse volte, e altrettante avrò visto le sue opere ma devo cospargermi il capo di cenere e dirvi che non mi ero mai soffermato sulla vita di Louis Wain. Per fortuna mi ha aiutato a recuperare questa lacuna, un bellissimo film in esclusiva su Prime Video che si intitola appunto Il Visionario Mondo di Louis Wain.


Fra metà '800 ed il primo trentennio del '900 Louis Wain ha vissuto con una incontrollabile e costante creatività artistica e inventiva, una "elettricità" che con curiosità l'ha portato a mettersi alla prova in diversi lavori e diversi ambiti, e soprattutto con la capacità di guardare le cose in modo diverso.
Un talento unico per certi versi, ma sbocciato in una vita tutt'altro che facile: dopo la morte del padre, Louis resterà l'unico uomo a potersi prendere cura delle sorelle e della madre, secondo l'uso del tempo. Ed anche la sua vita sentimentale e l'amore per la moglie Emily, sarà solcata dal dolore e dalla difficoltà di seguire le regole imposte dalla società.
Sarà l'arte a salvarlo, l'unico appiglio in una vita sfortunata, e i suoi ritratti di gatti antropomorfi lo renderanno celebre nella storia.

Il Visionario Mondo di Louis Wain è un film intenso, ma delicato, che merita di essere visto non solo perché è fatto molto bene, seppur con uno stile tutto sommato classico, ma soprattutto perché dà la possibilità di scoprire un artista particolare, unico e dall'animo sensibile, molto probabilmente fuori dal suo tempo. 
Se da un lato abbiamo una biopic dallo stampo tradizionale, a rendere questo film diverso e interessante è secondo me la capacità di farci cogliere tutte le sfaccettature di Louis Wain e del suo carattere: emerge infatti un uomo e un artista capace di guardare oltre, di muoversi di "pancia", seguendo le proprie emozioni e non delle regole arcaiche. 


L'amore per Emily, istitutrice delle sorelle, è l'esempio più semplice, ma questo animo si riversa anche nell'amore per il suo gatto Peter e per tutti i gatti, che all'epoca venivano quasi disprezzati, o comunque non ritenuti degli animali di compagnia al pari dei cani ad esempio. Wain riesce a far cambiare la visione dell'intera società inglese, forse perché, per una sorta di parallelismo, da emarginato e spesso incompreso, è riuscito a cogliere la parte più tenera dei gatti, che appunto in quel periodo erano anch'essi "emarginati". Come se avesse reso alla portata di tutti la sua capacità di non farsi influenzare, ma soprattutto di osservare la realtà da prospettive diverse


Il Visionario Mondo di Louis Wain ci fa in un certo senso entrare nella mente eclettica, variopinta, visionaria appunto dell'artista, soprattutto grazie alla regia, ai colori che vengono messi in risalto e da alcune sequenze che mimano in parte quella elettricità che Wain sentiva e percepiva. 
Nonostante non ci sia una omogeneità del ritmo del film, a sfavore della prima parte che mi è sembrata leggermente meno di impatto ma al tempo stesso, in alcuni aspetti, frettolosa, è comunque una visione coinvolgente ed emozionante. È soprattutto il talento di Benedict Cumberbatch che porta tutto il peso del film e ci restituisce un Louis Wain in diverse fasi della sua vita, sapendo dosare anche l'ironia senza trasformarlo in una macchietta, fino a quella più fragile e dolorosa della vecchiaia e della malattia.


Forse un po' più collaterale e cinematograficamente meno incisivo il ruolo di Claire Foy, che suo malgrado comunque si ritrova in un personaggio che obbiettivamente ha poco tempo nella vita dell'artista. Ma ciò non toglie che The Electrical Life of Louis Wain sia un film commovente su un uomo tormentato ma coraggioso, che, seppur con fortune avverse, ha seguito le sue passioni fino alla fine.
Recuperatelo.

Titolo originale: The Electrical Life of Louis Wain
Genere: biografico, drammatico
Durata: 111 minuti
Regia: Will Sharpe
Uscita in Italia: 5 Novembre 2021 (Prime Video)
Paese di produzione: Regno Unito
Voto 8


Dobbiamo parlare dei prodotti Skön Cosmetics 🤨

Cerco di non mostrare nelle storie di Instagram troppi dei prodotti che acquisto, perché ho sempre paura di farne un implicito endorsement, ma non è detto che poi si tratti di scelte valide che mi sento di consigliare. È questo il prologo che devo fare proprio per quanto riguarda Skön Cosmetics, azienda dal nome particolare, ma italianissima, torinese per esattezza, che produce cosmetici con ingredienti naturali.



Alla base di Skön (in svedese sembra significhi "bello", "carino") c'è proprio l'idea di sfruttare le proprietà di alcuni attivi naturali "nordici", tipici del nord Europa, per la cura della pelle. Ma tutto quello che ruota attorno questa azienda sembra interessante, come ad esempio le scelte per quanto riguarda la riduzione dell'impatto ambientale. Le loro confezioni, che ricordano un po' delle tempere, sono fatte in bioplastica ricavata dalla canna da zucchero, e Skön Cosmetics è anche cruelty free.
Qualche tempo fa, come successe per un'altra azienda, Skön dava l'opportunità di provare il loro Eyes Don't Lie gratuitamente, pagando solo le spese di spedizione a 7.90€. Al momento del pagamento mi sono stati suggeriti altri prodotti super scontati, ma ho aggiunto solo la Wake up, Skin per provare altre referenze. 



Un modo alla fine utile per scoprire nuovi prodotti a prezzi più accessibili, ma purtroppo non porto notizie così positive per quanto riguarda la mia opinione su questo brand.
Posso intanto dirvi che l'e-commerce di Skon funziona abbastanza bene: il mio pacco venne consegnato nel giro di circa 4 giorni lavorativi e la spedizione era tracciata. Nelle mie recensioni però non posso non sottolineare tante perplessità.


Skön Cosmetics Wake Up, Skin Renewing Face Cream
Crema Viso Rigenerante


Ci sono tante perplessità che devo esporvi riguardo questa crema viso Skön, partendo proprio dal nome: a primo impatto, non so voi, ma a me fa pensare ad una crema da giorno che possa appunto "svegliare" la pelle, ed invece no, è indicata per la notte proprio per nutrire e rigenerare la cute.
Questa azione ristorativa e detossinante dovrebbe essere data da un insieme di attivi antiossidanti come oli di semi di mirtillo rosso, di uva, di cumino, uniti ad estratti come quello di pino e di mirtillo nero. Ci sono poi una serie di componenti idratanti e nutrienti che spaziano dal burro di karitè, all'estratto di cotone nordico che pare contribuisca a rafforzare la barriera cutanea, fino all'acido ialuronico. Sul sito Skön Cosmetics sono presenti INCI e descrizioni ma ho notato delle leggere differenze fra le foto, le etichette sui prodotti che ho acquistato, e quanto loro scrivono. Non so a chi dare ragione.



La Wake Up, Skin, come vi accennavo, oltre al nome "ingannevole", a mio avviso non fa granché per la pelle. È una crema dalla consistenza media, che fa una strana scia bianca, che sembra quasi spostarsi qui e lì sul viso mentre la si massaggia. Per fortuna poi svanisce e si assorbe nel giro di un minuto o due. Skön le ha dato una profumazione fruttata che non mi fa impazzire ma non direi sia oggettivamente sgradevole. 
Su di me, comunque, oltre ad essere una crema viso sufficientemente idratante, non ha altri poteri. Non mi è sembrato infatti che al mattino la mia pelle sia particolarmente più liscia o luminosa, né mi è parso ne migliori la tonicità o la morbidezza.
Quello che ho notato anzi è che la Wake Up, Skin sulla mia pelle al momento normale tendente alla secchezza, a volte nemmeno idrata così bene, tanto che al risveglio sentivo sicuramente il bisogno di fare una skincare routine. Non so onestamente a che tipologia di pelle possa piacere, specie se non preceduta da un siero, ma non ho appigli per suggerirvi questa crema viso Skön Cosmetics al posto di un'altra. 

INFO BOX
🔎Sito dell'azienda
💸 €7.90 (in offerta)/28
🏋 50ml
🗺 Made in Italia
⏳  6 Mesi
🔬 Cruelty Free


Skön Cosmetics Eyes Don’t Lie Illuminating Eye Serum
Siero Occhi Illuminante



Non sono del tutto soddisfatto nemmeno da questo Eyes Don't Lie per varie ragioni. Devo premettere che credo sia importante sottolineare che si tratta di un siero per il contorno occhi ed in effetti si comporta come tale. Ha infatti una texture più fluida e leggera rispetto alla crema, fresca sulla pelle e dall'assorbimento decisamente rapido.
In questo prodotto Skön Cosmetics troviamo molti degli ingredienti presenti nella Wake Up, Skin, soprattutto per quanto riguarda gli estratti antiossidanti. Però si aggiungono aloe e olio di jojoba, e nell'Eyes Don't Lie Serum sono disperse delle micro pagliuzze che dovrebbero dare un effetto illuminante e camuffare le occhiaie e i segni di espressione
Anche in questo caso ho trovato delle incongruenze fra alcune delle foto e delle descrizioni del sito Skön e il prodotto che ho io. 



Le mie perplessità su questo siero illuminante occhi sono un po' trasversali. Parto dal fatto che a me non ha dato fastidio, ma ha una profumazione un po' troppo intensa per un prodotto per il contorno occhi. Essendo un siero il suo potere idratante su di me è appena adatto al giorno, mentre per la sera devo necessariamente affiancarlo a qualcosa di più nutriente ed affine al mio tipo di pelle ed età. In generale l'Eyes Don’t Lie Skön credo sia più adatto a pelli giovani e con necessità non troppo marcate. 
Ha infatti un potere distensivo, ma nulla che possa fare la differenza se avete segni di espressione profondi. Inoltre il suo potere illuminante fa leva tutto sulla presenza di mica, che crea una azione riflettente, ma in caso di occhiaie più marcate non è affatto sufficiente a camuffare la situazione. Inoltre il risultato estetico, con questi microglitter comunque sono visibili, potrebbe non piacere a tutti.
Anche questo prodotto Skön Cosmetics mi ha lasciato delle impressioni tiepide: credo che sia un prodotto utilizzabile alla fine, specie, ripeto, da pelli giovani che vogliono giusto rinfrescare lo sguardo in un solo colpo, ma non ho notato delle qualità particolari da farmelo riacquistare in futuro.

INFO BOX
🔎Sito dell'azienda
💸 €0 (in offerta)/28
🏋 30ml
🗺 Made in Italia
⏳  6 Mesi
🔬 Cruelty Free



Avevate visto in giro per il web la skincare di Skön Cosmetics? Che ve ne pare?



Cinque motivi per recuperare Belgravia!

Amanti delle serie tv in costume questa chiamata è per voi, perché, se siete in astinenza dal genere, ne ho una da proporvi che potrebbe piacervi tanto quanto è piaciuta a me. Si chiama Belgravia, è andata in onda su Sky e Now dal 6 al 20 Ottobre.


Belgravia
parte già avvantaggiata perché è stata ideata da Julian Fellowes, papà di quel popò di roba che è Downtown Abbey. Pare che comunque anche altri componenti che hanno contribuito a quella serie siano stati chiamati per Belgravia, ma se questo non bastasse a convincervi, ho raccolto 5 motivi per recuperarla. 


La storia


Belgravia ci porta a Bruxelles nel 1815, a pochi giorni dalla battaglia di Waterloo, e ci fa conoscere Sophia Trenchard, la giovane e bellissima figlia di un imprenditore, e il suo amore intenso per Edmund Bellasis, aristocratico ed erede del Conte di Brockenhurst. Sembra una storia da fiaba appunto, ma fra i due le cose precipiteranno molto velocemente, sparpagliando le carte di questo gioco non solo di sentimenti, e ci vorranno ben 25 anni prima che le famiglie dei due giovani possano rincontrarsi e chiarire quanto successo cinque lustri prima.


Il pregio della trama di Belgravia è proprio sapere passare fra passato e presente restando sempre chiara da seguire, senza impallarsi e senza annoiare. Sono pochi i momenti che ho trovato ripetitivi, e soprattutto, l'intrigo è ben costruito e riesce a dispiegarsi di episodio in episodio spingendo a voler scoprire come andrà a finire.
In questo contesto, tutti i personaggi riescono a trovare il proprio spazio senza troppo caos fra i vari filoni. Julian Fellowes ha raccolto per questa miniserie tutti i temi ricorrenti nei suoi lavori, come gli amori contrastati, le ombre della guerra, il rapporto fra aristocrazia e servitù. Ma, al contrario di Downton Abbey ad esempio, secondo me in Belgravia è più marcato il rapporto fra borghesia e aristocrazia, e in generale il dubbio su questa nuova classe emergente che sembra in grado di sostituire la nobiltà.

La durata

Credo che Belgravia abbia la giusta durata sia per sviluppare sufficientemente tutti i filoni narrativi, sia per non stancare chi apprezza i period drama ma non è un fan sfegatato. Sei episodi da 45 minuti circa la rendono anzi quasi una chicca da binge watching, ed anche per questo mi sento di consigliarne il recupero: è facile da vedere, non annoia e ha una sua conclusione, per cui non si resta delusi o sospesi in attesa di un'altra stagione.


A proposito, ascoltando anche delle interviste, mi è parso di capire che Fellowes l'abbia creata proprio per intrattenere e funzionare così com'è, ed è inoltre inspirata ad un suo libro che ha una conclusione. 
Se devo trovare un difetto alla gestione dei tempi di questa miniserie, forse devo sottolineare che il finale mi è sembrato un po' troppo accelerato, ma non so se questa impressione sia data dal fatto che avrei voluto continuasse ancora molto.


I personaggi

Ho apprezzato come sono stati tratteggiati questi personaggi di Belgravia, che sono obliqui: nessuno è perfetto, ad eccezione forse delle nuove generazioni, Lady Maria e Charles Pope soprattutto, che sembrano ancora ben lontane dal meccanismo dell'epoca, e dalla bruttura della realtà. Se in Downton Abbey sembrava che ci fosse quasi un'aurea di bontà che aleggiava sulla testa di tutti, e le minacce venissero quasi esclusivamente da fuori, qui invece i personaggi sanno che devono essere svegli, che non possono fidarsi magari della servitù o di quelle persone che possono sembrare alleate ma alla fine non lo sono. 

Belgravia, serie tv Sky: dove vederlo, streaming, trama e cast - TvBlog

Questo secondo me crea dinamiche interessanti e dei personaggi sfaccettati che si muovo un po' per quello che era il condizionamento sociale dell'epoca, un po' per quella che è la loro natura. Inoltre, nonostante la coralità di Belgravia, un po' tutti i personaggi vengono descritti abbastanza bene, o quantomeno a sufficienza da darci un quadro sulle loro intenzioni. 
Il cast inoltre mi è sembrato valido e ben scelto in ogni ruolo. 


L'ambientazione

Belgravia: Tutto quello che sappiamo sulla serie tv - Telefilm Central

Nonostante si muova in determinati spazi e ambienti, Belgravia è un piacere da vedere. Tutto è stato curato alla perfezione, l'epoca vittoriana viene rappresentata in tutti i suoi dettagli. Gli ambienti interni ed esterni sono un piacere da vedere, così come i costumi, il trucco e il parrucco. Se vi piaceva Downton Abbey da questo punto di vista, e apprezzate le ricostruzioni storicamente fedeli e certosine, credo che anche questa serie vi possa soddisfare. 


I temi 


Sono tantissime le tematiche toccate da questa miniserie, come vi accennavo sopra, ma a farla uscire dallo schermo, a renderla emozionante non c'è solo il romanticismo e l'intensità di questa saga familiare. La voglia di riscatto, la lotta sociale, lo scarto generazionale sono tutti argomenti che emergono, ma è la forza delle donne quella che muove ogni aspetto di questa serie.
Belgravia è indubbiamente tutta al femminile: è una giovane donna a far partire la vicenda, e saranno altre protagoniste di diverse età a portarla avanti. Nonostante il periodo storico non le mettesse proprio in primo piano, le figure femminili dipinte da Julian Fellowes sono trascinanti e forti, e fanno la differenza. Ma sono anche protagoniste particolari, fragili, segnate da una vita non semplice e questo secondo me le rende affascinanti. 


Se non si fosse capito, Belgravia mi ha colpito molto piacevolmente: sa commuovere, intrattenere e far sognare, ed è stata un ottima compagnia in attesa della nuova serie The Gilded Age, di cui ho parlato qui. 

Belgravia inoltre è stata rinnovata per un secondo capitolo, ambientato 30 anni dopo, intitolato "The Next Chapter", qui la recensione


Liebe die Natur: un nuovo brand di cosmesi ecobio da Lidl

Ultimamente ho ripreso a frequentare Lidl con un po' più costanza, più per la spesa alimentare e per la casa che per altre ragioni, ma se mi seguite su Instagram avrete visto che se scovo qualcosa di interessante ve la segnalo nelle storie. È stato così per questo nuovo marchio, almeno per me, che si chiama Liebe die Natur, azienda austriaca, anzi tirolese per l'esattezza, di cosmesi certificata COSMOS Natural, Vegan e cruelty free.


Liebe die Natur
 (letteralmente "ama la natura") è prodotta dalla Pure Green GmbH, che è la madre anche di altri brand, conoscerete forse Go & Home, e racchiude prodotti per viso, corpo, capelli e pure per l'igiene orale. Il tutto a prezzi super accessibili. 
Non ho idea se Lidl abbia portato Liebe Die Natur per una sorta di edizione limitata o comunque diventerà una presenza fissa fra gli scaffali, ho però visto che tutta la gamma (molto di più di quanto ho trovato in supermercato) è disponibile sul loro sito che dovrebbe spedire in Italia. Inoltre è disponibile su EccoVerde



Dopo aver scovato il brand da Lidl, mi ero deciso a non prendere nulla, perché sto procedendo con lo smaltimento delle mie infinite riserve, ma poi ho pensato sarebbe stato carino parlarne anche con la speranza che Liebe die Natur possa restare. Ho preso, giusto per un assaggio, la Maschera Viso Naturale all'aloe per pelli secche, e l'ho subito messa alla prova.



Liebe die Natur ha concentrato in questa maschera tantissimi ingredienti emollienti e nutrienti che conosciamo: olio di semi di girasole, burro di karitè, olio di macadamia, di avocado, e di nocciola. A questi si uniscono glicerina, succo di aloe, estratto di viola odorata, che sembra abbia un potere anti infiammatorio e idrolato di calendula che aiuta a lenire la pelle.
La prima che cosa che mi ha colpito di questa maschera viso è la profumazione: ha una nota fresca agrumata e balsamica, e una dolce che la rendono buonissima, se mi avessero detto che si trattava di un trattamento più costoso, ci avrei creduto. Inoltre ha questa consistenza fluida ma ricca, che quando si stende è molto gradevole.



Mentre la si lascia agire, questa maschera Liebe die Natur tende a seccare superficialmente, ma non spaventatevi e abbiate fiducia. Andrebbe tenuta in posa per circa 20 minuti, ma io ho sforato fino ai 30 senza problemi. 
Sciacquarla via è abbastanza semplice e la pelle sotto è tutt'altro che secca. 
Questa maschera viso infatti su di me rilascia un ottimo potere nutriente e idratante, rendendo subito la pelle più morbida ed elastica. Mi è sembrato che inoltre riesca a distendere il viso, in generale lo rende un po' più riposato e luminoso, e la cute più liscia.



La pelle però non mi sembrava untuosa, appiccicaticcia o pesante. Mi è piaciuta parecchio e mi immagino, vista anche la confezione ridotta, di portarmi questa maschera Liebe die Natur magari in una vacanza invernale (fatemi sognare!), e di usarla la sera per ridare alla pelle comfort dopo magari una giornata al freddo e al vento. In generale è un prodotto che mi sembra si adatti davvero a pelli più secche o normali.
Aggiungo che ho preso due bustine pensando non mi bastasse, ed invece con una sola ho fatto tre applicazioni più che soddisfacenti.

INFO BOX
🔎 LIDL, Sito dell'azienda, Eccoverde (link)
💸 €1.49
🏋 8ml
🗺 Made in Austria
⏳  //
🔬 Cosmos Natural, Cruelty Free, Vegan


Avete visto la Natürliche Gesichtsmaske e le altre referenze Liebe Die Natur da Lidl? Che ve ne pare?



Le serie tv che dimenticheremo presto 🤷🏻‍♂️

Come vi anticipavo in un post precedente, sto concludendo serie tv a man bassa in quest'ultimo periodo, cosa che mi fa molto piacere da un lato, visto che mi sembra quasi una maratona in cui sono perennemente indietro. Dall'altro lato però, per la legge dei grandi numeri, è facile incappare in alcune sòle, o per lo meno, in serie tv che non sono del tutto all'altezza delle mie attese. Ne ho tre e, in pillole, vorrei raccontarvi cosa non mi ha convinto. 


I Hate Suzie
Prima stagione
⭐⭐


Billie Piper veste i panni di Suzie Pickles, ex giovane pop-star, oggi attrice con una carriera fra alti e bassi, e sembra che le cose per lei stiano peggiorando. Infatti un bel giorno Suzie viene hackerata e alcune sue foto zozzerelle finiscono in rete. Ma, se ciò non bastasse, è chiaro che l'altra persona nelle foto con lei non sia suo marito. Fra privato e pubblico, la protagonista deve cercare di barcamenarsi e tirare le fila affinché tutto non precipiti. 

I Hate Suzie poteva funzionare alla grande perché ha una bella struttura e una tematica interessante. La serie è infatti divisa in 8 episodi, ognuno dei quali affronta ed esamina le otto fasi del trauma. E la stessa Suzie offre spunti differenti: è una donna che deve affrontare e cercare i far quadrare diversi ambiti della propria vita, dal lavoro appunto alla famiglia, che a volte si scontrano. Allo stesso tempo si ritroverà a non aver ancora del tutto superato alcuni avvenimenti del passato.
Il problema è che il personaggio di Suzie si sfilaccia in questa costante, poco credibile, assurda e forzata incapacità di fare o dire la cosa giusta al momento giusto.
I dialoghi e certe situazioni mi sono sembrate davvero esasperate e irreali per poterle trovare interessanti anche solo da un punto di vista umano super-partes, quindi senza un giudizio.


Personalmente tollero poco quando vengono inserite forzatamente situazioni, scene, battute o anche attimi sopra le righe per far apparire lo show diverso, perché è proprio una tecnica sgamabilissima.
I Hate Suzie non si ama e non si odia secondo me, perché non riesce ad andare oltre appunto un susseguirsi di situazioni "sull'orlo di una crisi di nervi". Forse odio più tutti i personaggi attorno alla protagonista, che sembra facciano di tutto per non aiutarla. 
Probabilmente con dei toni più pacati e meno isterici avrei apprezzato molto di più l'intero progetto, così invece l'ho trovato un po' strambo.
Salvo però Billie Piper, davvero azzeccata per il ruolo. Pare sia stata confermata una seconda stagione, ma la mia voglia di recuperarla latita abbastanza. Se però vi interessa la trovate su Sky e Now.


Halston
Miniserie
⭐⭐


Il 14 maggio di quest'anno su Netflix era apparsa una nuova serie tv firmata Ryan Murphy che percorre l'ascesa e la caduta dello stilista americano Halston. Fra drammi personali, problemi lavorativi e un mondo in cambiamento, Ewan McGregor dà il volto ad una figura affascinante degli anni '70 e '80, e una vita fatta di glamour, fama, occasioni perse, amicizie importanti e delusioni.

Personalmente non conoscevo molto della vita di Halston, per cui questa biopic è stata abbastanza interessante, oltre che facile da seguire visto che si tratta di cinque episodi dalla canonica durata di 45 minuti l'uno. È un po' la classica storia del genio che diventa vittima sia di se stesso che delle circostanza e proprio per questo ho trovato questa miniserie non del tutto soddisfacente.
In Halston infatti si nota molto la mano di Murphy che punta molto sulla patina, sulla superfice e non va mai (o quasi) a fondo: riempire spazi con una vita al limite, fra sfarzi, feste, scene di sesso non può essere sempre la soluzione per coprire l'assenza di una maggiore introspezione. 


Ho trovato questa miniserie affascinante da un punto di vista più dell'imprenditore, della sua visione di esclusività ed egocentrismo, così come posso considerare giusto l'Emmy per l'interpretazione di Ewan McGregor, ma non è sufficiente secondo me ad emergere nel mare delle serie tv. Sicuramente si lascia guardare grazie alla cura dei dettagli, dei costumi, e al cast, ma ho trovato Halston abbastanza dimenticabile nel suo insieme.



Nine Perfect Strangers
Miniserie
⭐⭐



Ormai ne ha parlato chiunque ed il coro di voci che si è espresso su Nine Perfect Strangers è (quasi) unanime, almeno da quel che è passato sotto i miei occhi. Prime Video ha raccolto attori del calibro di Nicole Kidman, Luke Evans, Melissa McCarthy e Bobby Cannavale in una miniserie drammatica dai toni thriller.
Masha è l'enigmatica e fascinosa direttrice del Tranquillum House, un resort esclusivo dove intraprendere un percorso per ritrovare se stessi. Così, nove perfetti sconosciuti si ritroveranno ospiti di Masha, ed ognuno dovrà affrontare i propri traumi e le proprie sofferenze passate e presenti. Ma anche la stessa santona sembra nascondere un passato difficile, tortuoso e complesso.

Nove Perfetti Sconosciuti ha alla base alcuni ingredienti interessanti, che vanno oltre il cast: già la storia, adombrata da un alone da thriller psicologico, poteva creare la giusta curiosità da spingermi nell'andare avanti nel corso degli 8 episodi. Peccato che sia rivelata una bella confezione con dentro il vuoto, come quelle scatole di latta dei biscotti dove dentro ci trovi aghi e fili. Un po' come era stato The White Lotus, seppur con toni meno isterici e grotteschi. 
Le storie dei singoli personaggi hanno secondo me punti di partenza poco originali, sviluppi poco interessanti e soprattutto non sono tutte empatizzabili allo stesso livello. A qualcuno interessa ancora una donna disperata perché il marito l'ha lasciata? O di un ex giocatore che abusa di farmaci a seguito di un incidente?


Ho davvero sperato che nel corso degli episodi ci potessero essere dei nuovi sviluppi che dessero una svolta forte a Nine Perfect Strangers, ma non c'è purtroppo stata. La stessa misteriosa Masha ha delle tecniche di "cura" nella sua spa che sono già viste e riviste, e il suo percorso, che secondo me rivela troppo presto il suo enigma, mi è parso lento e ripetitivo per dare quella spinta a tutto l'ingranaggio.
Inoltre mi affligge un grande dubbio: è possibile trovare una parrucca meno finta per Nicole Kidman?
Riesco a salvare il finale di questa miniserie perché è conclusivo e almeno non lascia grossi coni d'ombra su situazioni da chiarire. Se dovessi consigliarvi però una serie tv di David E. Kelley, sicuramente vi direi di provare con The Undoing e Big Little Lies, mentre lascerei perdere sia Big Sky che Nine Perfect Strangers.
Pare sia stata confermata una seconda stagione che dovrebbe arrivare su Prime Video nel corso del 2025.



The Ordinary Concealer: l'ho messo alla prova e questo è il mio responso

Non è esattamente l'ultima delle novità, ma è una delle più recenti uscite di The Ordinary, che ad inizio di questo 2021 ha ampliato la linea di make-up chiamata Colours. Nel 2017 infatti aveva creato due fondotinta, con texture differenti, che aveva colpito in molti, soprattutto per il vasto elenco di tonalità, e ovviamente per quella che è la caratteristica di tutti i prodotti The Ordinary, ovvero un costo accessibile a tutti.
Ad inizio di quest'anno il catalogo Deciem si è arricchito anche di un Concealer, che rispetta appunto questi due aspetti, e quindi non potevo non provarlo.



È facile restare incuriositi dal correttore di The Ordinary per le premesse che l'azienda fa del prodotto. La sua infatti viene definita come una formulazione con un'alta percentuale di pigmento, da cui deriverebbe una alta coprenza, ma, dall'altro lato, un finish effetto pelle e una stesura facile.
Su di me il lavoro che un correttore viso deve fare è abbastanza semplice: ho bisogno di coprire delle occhiaie violacee variabili, ma non estremamente scure. Ho un contorno occhi che può segnarsi, complice la sua innata secchezza e i 30+ anni sul groppone, ma non ho ancora rughe profonde da gestire. Inoltre non uso fondotinta e non amo applicare la cipria, quindi cerco qualcosa che non necessiti questi passaggi.
Uso poco invece il correttore per correggere imperfezioni, un po' perché mi sembra tempo perso, un po' perché non ne ho moltissime. Mi piace invece usarlo per illuminare la zona centrale del viso o camuffare dei rossori.
Con tutte queste premesse, vediamo come ho messo alla prova il concealer The Ordinary.


Le Tonalità

The Ordinary ha creato ben 36 diverse tonalità per questo correttore, suddivise in sottocategorie e sottotoni diversi.

"Le tonalità sono suddivise in quattro categorie: 1 per i toni più chiari, 2 per i toni medi, 3 per i toni scuri/profondi e 4 per i toni più profondi. Ogni categoria viene poi classificata ulteriormente da una seconda cifra da 0 a 4 per indicare la profondità all'interno di ciascuna categoria. Infine, al codice colore viene aggiunta una lettera per identificare il sottotono: P (Rosa) e R (Rosso) indicano sottotoni freddi; N indica un tono Neutro; Y (giallo) indica un sottotono caldo."
Nonostante questa marea di opzioni, che dovrebbero rendere il prodotto molto inclusivo, scegliere il colore adatto al mio incarnato non è stato semplicissimo: ho una pelle abbastanza chiara, seppur non credo di essere fra i più pallidi su questa terra. In genere mi va bene qualunque tonalità ivory. Inoltre ho un sottotono neutro, ma posso andare d'accordo con un prodotto dal sottotono freddo, se non è troppo rosato. 
Fra le colorazioni del Concealer The Ordinary mi sono diretto sulla 1.2N che è appunto fra i toni più chiari e neutri, ma posso dire di non esserne del tutto soddisfatto.



Non ho notato stacchi particolari col resto del viso, nonostante non usi fondotinta, ma avrei preferito fosse stato leggermente più scuro. Sembra una stupidaggine, ma nel tempo ho maturato l'idea che preferisco correttori che si avvicinano più al mio colore di incarnato, e non quel tipico mezzo tono più chiaro della pelle. Questo perché l'effetto finale mi piace di più e perché credo riesca a coprire meglio le mie occhiaie senza color correction. 
Purtroppo guardando vari swatches, ho visto che le tonalità numero 2 del concealer The Ordinary sarebbero state troppo scure. Quindi la 1.2 N era la miglior scelta e, nonostante non sia la mia preferita è assolutamente utilizzabile. Ho usato questo correttore in tutti i video che ho fatto sul mio profilo Instagram, e non credo si notino stacchi o strisce aliene. 


La formulazione e l'applicazione

Non ho molto da dirvi per quanto riguarda l'INCI di questo concealer: non nasce per essere curativo o avere componenti da "skincare", ma solo per essere performante e appunto creare questa formulazione ad alta coprenza. Non ha profumazione.
Posso confermare quanto dice The Ordinary riguardo alla consistenza: è cremosa, e basta davvero poco prodotto per coprire a sufficienza una intera area del viso.
Il beccuccio dosa abbastanza bene il prodotto, e mi è sembrato abbastanza facile da stendere.
Personalmente ho provato sia con dita, che pennello e spugnetta, e quest'ultima è il tool che preferisco. Con le dita infatti mi sembra richieda troppo tempo per una stesura ottimale, mentre il pennello, almeno quello che ho utilizzato io, mi dava l'impressione di lasciare delle lievi strisce.



La spugnetta invece non ruba troppa coprenza al concealer e mi dà un bel risultato finale omogeneo.
Non lo definirei full coverage totale, credo si possa definire una copertura abbastanza modulabile medio-alta.
Questo correttore viso The Ordinary, una volta applicato, mi sembra abbia uno spessore abbastanza sottile, seppur non sia la formulazione più impercettibile con cui abbia mai avuto a che fare. 
Il suo finish è un effetto matt abbastanza naturale, e devo dire che si asciuga anche abbastanza in fretta, quindi il mio consiglio è di applicare piccole quantità per volta e lavorarlo subito. 




Le mie opinioni

Il mio responso sul Concealer viso The Ordinary è positivo e credo risponda bene alle mie esigenze: mi va a correggere e coprire abbastanza bene le occhiaie, illumina la zona e non la appesantisce.  Nonostante il finish opaco infatti non sento l'esigenza di idratare il contorno occhi molto di più di quanto sia solito fare, e, cosa più importante, su di me non sento il bisogno di settarlo con la cipria. Anzi, tutte le volte in cui l'ho fatto mi è piaciuto meno. Non mi sembra infatti si muova particolarmente, la formulazione è elastica a sufficienza da non depositarsi nelle linee di espressione, e resta al suo posto un po' tutto il giorno. Dopo circa 8 ore non vedo ad esempio che le occhiaie sono riapparse prepotentemente. 



L'unica differenza è che il correttore diventa leggermente più polveroso, ma non è un aspetto così sgradevole esteticamente. Inoltre la colorazione non si ossida e non ho avuto fastidi o irritazioni.
Sul resto del viso la durata mi sembra leggermente inferiore, ma comunque buona da garantire un uso quotidiano. Inoltre, nonostante la tonalità molto chiara e una formulazione non particolarmente idratante, non mi sembra accentui pellicine o aree secche. L'ho usato raramente per camuffare brufoletti perché è qualcosa che evito in genere, ma fa comunque il suo dovere. Non vi devo dire io però che camuffare una imperfezione in rilievo, magari ancora attiva o con la crosticina, non è proprio facilissimo.
L'ho usato anche in combinazione con un correttore leggermente aranciato, quindi a mo' di illuminante, e anche così ha funzionato bene. È comunque un prodotto che mi porterei dietro se andassi in viaggio.
Struccare inoltre questo correttore The Ordinary non mi pare richieda prodotti particolari. 
Forse il neo più grande riguarda la durata del tubetto: se usato con costanza, magari ogni giorno, lo vedrete svuotarsi molto in fretta.

INFO BOX
🔎 Sito dell'azienda, BeautyBay, FeelUnique, Sephora, CultBeauty, Douglas
💸 €5.80
🏋8ml
🗺 Made in Canada
⏳ 6 mesi
🔬 //


Credo che The Ordinary abbia cercato di creare un correttore viso che fosse economico ma anche versatile e quanto più adattabile a diverse esigenze. Certamente ci sono aspetti migliorabili, e spero che magari l'azienda punti a formulazioni più fluide e aggiunga più colorazioni.
Ho cercato di coprire ogni singolo aspetto su questo Concealer, ma se avete dubbi come sempre potete scrivermi nei commenti. Sono anche curioso della vostra esperienza: lo avete provato? Vi incuriosisce?




|Sotto la copertina|
Due libri importanti da leggere 🏳‍🌈🌈

Ci sono libri che è un piacere leggere, che ti appassionano perché magari raccontano storie lontane, dentro cui immergersi e fantasticare, ce ne sono poi altri che invece sono importanti dal leggere perché si rivolgono al nostro quotidiano o alla nostra storia. Questi libri a volte possono spingerci a capire o conoscere una parte della realtà che ci circonda, o delle vicende rimaste oscure o volutamente oscurate e proprio questo è lo scopo delle mie ultime letture, di cui ci tengo molto a parlarvi.
Il primo di due libri che ho terminato è Senza paura. La nostra battaglia contro l'odio di Alessandro Zan.



Sappiamo ormai tutti cosa è successo lo scorso 27 Ottobre: il DDL Zan, la proposta di legge volta a contrastare le manifestazioni di odio, omotransfobia, misoginia e abilismo, è stata azzoppata dal Senato, tramite un voto segreto. Giochi politici sulle spalle di chi ancora viene e verrà discriminato, visto che l'Italia è il 35esimo paese in Europa in tema di diritti alle persone LGBTQ+. In termini pratici, siamo fra gli ultimi ad avere leggi antidiscriminatorie mirate.

Mi è spiaciuto non riuscire a parlare prima di Senza paura. perché credo che in questo libro Alessandro Zan abbia saputo spiegare in maniera semplice, essenziale e con un linguaggio fruibile a chiunque, quella che era la sua proposta di legge, anche nei suoi angoli oscuri, e soprattutto particolarmente criticati e spesso strumentalizzati per andare contro la legge. In particolare per quanto riguarda eventuali iniziative per parlare nelle scuole di inclusività e identità di genere.
È chiara anche la sua frustrazione nel non riuscire a trovare un mezzo potente come la televisione per poter chiarire, spiegare e anche correggere tutti i travisamenti su questa legge.

Un altro aspetto che secondo me passa spesso sottobanco, ma che questo libro spiega bene, è che si trattava di un disegno di legge che propone aggravanti anche contro discriminazioni verso donne e persone disabili, quindi un respiro ampio.
Alessandro Zan però parte anche da un punto di vista personale, parlandoci del suo coming out e della sua esperienza come attivista prima, e politico poi. Forse questa è l'unica critica che posso muovere a "Senza paura. La nostra battaglia contro l'odio", nel senso che mi aspettavo una prospettiva personale molto più dettagliata.

Avrei voluto conoscere un po' di più la voce di Alessandro Zan uomo piuttosto che politico. Ma questo è solo un mio pensiero nato dal fatto che questo libro viene presentato nella sezione biografia.
Non so che sarà del DDL Zan, so solo che devono trascorrere 6 mesi prima di poter ripresentare un disegno di legge che sia però diverso. Intanto credo sia comunque importante leggere questo libro perché, qualunque sia la vostra opinione sul disegno di legge, può comunque far capire quanto ancora ci sia da fare in Italia.

Strettamente collegato al libro di Alessadro Zan c'è un'altra lettura che ho terminato di recente, e che in un certo senso quasi precede la discussione di una legge sull'omofobia. Mi riferisco a "Il delitto di Giarre. 1980: un «caso insoluto» e le battaglie del movimento LGBT+ in Italia" di Francesco Lepore.


In questo caso i toni si incupiscono perché si parla di un caso di omofobia specifico che ebbe un impatto mediatico in tutta Italia.
Il 31 ottobre 1980, a Giarre, vennero ritrovati i corpi esanimi di Giorgio Agatino Giammona e Antonio Toni Galatola. Non un "semplice" omicidio, visto che i due ragazzi avevano una relazione, ma difficilmente più di 40 anni fa e nel profondo sud, si poteva sopportare l'onta di una relazione omosessuale in famiglia. Per questo, le indagini che ne proseguirono, furono caotiche, insabbiate, rese quasi impossibili da dichiarazioni confusionari e spesso ritrattate, e forse gli stessi accertamenti non furono condotti con l'attenzione necessaria. 

Confesso che non conoscevo la vicenda raccontata ne "Il delitto di Giarre" nonostante sia accaduto nella mia Sicilia, ma Francesco Lepore ne fa una ricostruzione dettagliata, completa e chiara, e soprattutto spiega anche ampiamente cosa avvenne dopo la morte dei due giovani, ovvero la nascita di ArciGay, l'associazione a tutela dei diritti LGBT


Non aspettatevi però un pruriginoso tentativo di trovare nuove dinamiche del caso di Giorgio e Toni, perché quello di Francesco Lepore è proprio un saggio di inchiesta ricostruttiva del delitto, e di una società che era (ed è) incapace di affrontare il tema omosessualità
Ho apprezzato come abbia saputo riportarci un po' a quegli anni, a quella che era in parte l'opinione pubblica e cosa dicevano i giornali dell'epoca sulla faccenda, ma anche portandoci le testimonianze di chi ha vissuto gli anni '80.

Purtroppo ammetto che seguire i nomi di tutti i giornalisti che Lepore richiama per raccontarci la faccenda, per me, è stato non proprio semplice, ma il libro è comunque molto scorrevole, la scrittura è precisa e piacevole, oltre che in grado, come dicevo, di portarci per mano fino ai giorni nostri.
È una lettura dolorosa, è vero, ma "Il delitto di Giarre" credo sia anche attuale, e, come il libro di Zan, credo riesca a far capire come non siamo ancora riusciti a superare il grosso scalino dell'omotransfobia nella nostra società.

So che entrambe possono sembrare letture di "nicchia", rivolte solo ad un pubblico LGBT+, ma secondo me non è così e ci tenevo a poter dar spazio a voci che possono contribuire a superare quello scalino.




La mia onesta recensione del nuovo Serum Elixir Botanique Yves Rocher

Ogni volta che scrivo una recensione sento un po' di responsabilità nei vostri confronti, perché, se dovesse convertissi anche in un solo acquisto da parte vostra, vorrei certamente che possiate apprezzare i prodotti tanto quanto me. D'altronde la affido al web e a chiunque passi da qui, quindi non ho molto controllo su quanto effetto possa fare una review. L'unica via per venirne a capo è mettere sempre davanti la mia onestà, cercando di raccontarvi la mia esperienza in maniera quanto più possibile ampia e dettagliata. E così voglio fare anche con il nuovo Siero Quotidiano Fortificante Anti-inquinamento di Yves Rocher, che ho avuto modo di provare gratuitamente. 



La linea viso anti-age Elixir Botanique è stata pensata con una filosofia interessante, ovvero unire Terra e Oceano, e quindi sfrutta due ingredienti diversi: da un lato la microalga verde Tetraselmis suecica, il cui estratto sembra avere una azione antiossidante e riparativa, grazie alla presenza di  vitamina E, carotenoidi, clorofilla e tocoferoli; dall'altro lato il nasturzio, che racchiude proprietà sono interessanti: sembra infatti in grado di ossigenare e rivitalizzare la pelle, oltre che proteggerla dallo stress ossidativo, e sembra sia in grado anche di contrastare la luce blu dei dispositivi. Yves Rocher ci tiene a sottolineare che entrambi questi elementi provengono dalla Bretagna.



Nel Siero Fortificante Anti Inquinamento Yves Rocher ha aggiunto anche altri attivi vegetali che cooperano nell'effetto antiossidante, come l'estratto di foglie di Apholia, e glicerina e betaina che idratano e ammorbidiscono la pelle. Il tutto con una formulazione al 99% di origine naturale.
La texture di questo Elixir è davvero particolare: in un gel sodo sono disperse come delle particelle, loro la chiamano "texture microperlata", ma che magicamente spariscono appena si massaggia il prodotto. È una consistenza molto fresca, gradevole, si stende bene e non mi ha dato problemi di compatibilità con la skincare di altri brand.



Visto che ho detto che questa recensione sarebbe stata nel segno dell'onestà (come sempre d'altronde) non posso non sottolineare che la profumazione di questo siero Yves Rocher è abbastanza intensa, ha delle note saline che devono piacere, che lo rendono unisex e mi piacciono, ma che forse sono un po' più forti di quanto preferisca in genere per i prodotti viso.
La mia esperienza con questo Serum Fortifiant è stata positiva, ma devo andare un po' più a fondo. È infatti un trattamento che mi sento i consigliare a pelli tendenti al secco, perché ha un potere idratante secondo me molto buono per essere un siero.
Basta un solo pump di prodotto per coprire viso e collo. Io lo applico anche sul contorno occhi senza fastidi.



Io stesso a volte non ho sentito il bisogno ad esempio di applicare una crema viso, e molte volte l'ho usato da solo seguito dalla protezione solare, e la mia pelle manteneva lo stesso comfort durante tutto il giorno. 
Su di me inoltre si assorbe abbastanza bene in un paio di minuti, senza risultare appiccicoso, ma non ha quel tocca asciutto che magari una pelle mista o grassa può cercare.
Con l'uso di questo Siero Fortificante Yves Rocher ho certamente sentito la pelle un po' più tonica, oltre che idratata, e soprattutto ho notato un colorito più omogeneo e luminoso. Dall'altro lato però, al contrario di quanto promette l'azienda francese, non mi è sembrato che sia in grado di distendere le rughe o di avere una azione rimpolpante tale da farmi pensare che possa andare bene per pelli molto segnate o per chi ama quell'effetto lifting distensivo marcato.

INFO BOX
🔎 Sito dell'azienda, Negozi Monomarca
💸 €24.95
🏋50ml
🗺 Made in Francia
⏳ 6 mesi
🔬 //



Questa è la mia onesta esperienza con questo siero viso Elixir Botanique, ma se vi va lasciatemi un commento se avete provato questo o altri prodotti di questa linea Yves Rocher. Vi incuriosisce?



Perché Only Murders in The Building è un'occasione persa

Disney+ ha riunito Selena Gomez, Steve Martin e Martin Short in una comedy dai toni dark e mystery, intitolata Only Murders in The Building e trasmessa sulla piattaforma dal 31 agosto al 19 Ottobre, e credo che sia il caso di parlarne. 

Only Murders in the Building - Serie TV (2021) - MYmovies.it

Charles (Martin), Mabel (Gomez) e Oliver (Short) sono infatti appassionato di un podcast che si occupa su indagine di omicidi, ma diventeranno loro stessi degli arrabattati investigatori (e dei creatori di podcast) quando nel loro lussuoso condominio viene ucciso misteriosamente il giovane Tim Kono. Ovviamente non tutti i condomini prenderanno sul serio Charles, Mabel e Oliver ed il loro modo di affrontare la faccenda, ma il trio riuscirà pian piano a far luce sul delitto, ed anche ad affrontare alcuni problemucci personali.

Le mie aspettative su Only Murders In The Building erano alte ma anche vaghe: mi aspettavo infatti una sorta di live action di Scooby Doo (senza cane ovviamente), con un vibe anni '70 e '80, ma con una vena più moderna, vista la moda del podcast (io ho abbandonato il mio, troppe cose da seguire ndr.), e non mi sono del tutto sbagliato perché l'intento è quello di un giallo leggero, spesso stemperato da dialoghi ritmati e situazioni risibili. La struttura generale (che non vi rivelo, tiè) è anch'essa ben studiata, e mi è sembrata una serie tv elegante e ricercata nel suo insieme. 

Only Murders In The Building continua, al via la seconda stagione

C'erano sono tutte le carte in regola per creare una serie tv davvero simpatica, piacevole e appassionante, ed in parte lo è. Tuttavia il dosso per me più difficile da superare è stato lo svolgimento di Only Murders In The Building che ho trovato monotono e a volte tendente alla noia: non mi sono mai del tutto immerso nello scioglimento del mistero, probabilmente perché i personaggi coinvolti non sono così approfonditi ed empatizzabili.
Certo, abbiamo una sorta di scontro-incontro fra generazioni, e qualche dettaglio sul passato di Mabel e Charles, ma non è abbastanza per appassionarmi.
A rendere tutto più fruibile c'è sicuramente la durata degli episodi che tocca i 30 minuti, ma c'è stato qualcosa che non ha funzionato.

Only Murders in the Building Episode 4 Recap/Ending, Explained: Is Sting  the Killer?

Certe scelte infatti, che dovrebbero risultare comiche, oltre che telefonate, mi sono sembrare poco divertenti e trascinate troppo a lungo per mantenere i tempi comici. Un esempio, che non è uno spoiler visto che si vede anche nel trailer, è sospettare di Sting (che interpreta Sting) come presunto assassino. Questo costante cadere nell'equivoco per aggiungere carne al fuoco è una strada poco originale che alla lunga può non funzionare.
Se ve lo steste chiedendo, no, nemmeno i vari cameo di personaggi famosi sono sufficienti per me a riattivare l'attenzione su una storia dalle basi poco solide.

Only Murders in the Building': Season 1, Episode 3

È poco l'intrigo e altrettanto poche le risate, e di conseguenza sono anche pochi appigli per poter salvare Only Murders In The Building, che non sarà magari la peggior serie dell'anno, ma che è per me una occasione sprecata.
Devo fare una menzione d'onore al settimo episodio, che è uno dei più belli visti di recente, e una menzione di disonore alla recitazione di Selena Gomez, che fa un'unica faccia tutto il tempo. 
Della seconda stagione, che mi ha sorpreso, ve ne parlo qui.



Una novità. Iscriviti qui

Vi sono piaciuti