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Perché vedere queste due nuove commedie in streaming e al cinema

Finalmente torno a parlare di film, visto che nelle ultime settimane non solo non ho avuto molto tempo per vederne, ma sono anche stati pochi i titoli che davvero mi incuriosivano. Ritorno con due commedie che sono arrivate in streaming e al cinema.


È l'ultima battuta? (2025)


Titolo originale: Is This thing On?
Genere: commedia, sentimentale, drammatico
Durata: 121 minuti
Regia: Bradley Cooper
Uscita in Italia: 2 Aprile 2026 (Cinema)
Paese di produzione: USA


Alex (Will Arnett)
ha chiaramente una vita sentimentale in frantumi: è separato da sua moglie Tess (Laura Dern, Lonely Planet, Palm Royale), con cui condivide l'affidamento congiunto dei due figli. Entrambi affrontano questa separazione in modo diverso e soprattutto stanno attraversando una piccola sfida personale. Alex è in piena crisi di mezza età eppure una notte, un po' per caso, entra in un club dove solo chi fa stand up comedy non paga l'ingresso. Così si iscrive per esibirsi ed una volta sul palco, non avendo nulla di preparato, inizia a condividere quello che sta vivendo. Questa sarà una esperienza che si rivelerà catartica non solo per alleggerire quel peso che lo opprimeva, ma sembra quasi che, alla soglia dei 50 anni, abbia trovato una nuova passione. E se questa nuova strada potesse davvero aiutarlo anche per risollevare la sua relazione con Tess?

Ispirandosi vagamente alla storia personale del cabarettista inglese John Bishop, È l'ultima battuta? è il terzo film che vede Bradley Cooper alla regia, ma anche davanti la macchina da presa, in questo caso in una piccola parte. Io con Bradley vado poco d'accordo ad essere onesto, tanto che mi ero inserito nella schiera di quelli che aveva fatto a pezzi A star is born, e che si è evitato Maestro per non rifare lo stesso. 
Is this thing on? (titolo più azzeccato della versione italiana) però è un film più innocuo, una commedia non proprio godereccia e brillante come The Marvelous Mrs Maisel, ma comunque leggera che in effetti ha anche qualche punto interessante. La vicenda di Alex è infatti l'emblema di come sia importante risolvere prima i propri casini per poter far funzionare la nostra relazione con gli altri, ma anche che non è mai tardi provare a fare qualcosa di diverso, mettersi in gioco e riscoprire se stessi. 

Ma è diverso anche l'approccio scelto: Alex e Tess non hanno liti furibonde come ne La guerra dei Roses, la loro sembra una separazione più silente, che nasconde qualcosa di più profondo. 

Così È l'ultima battuta? mi è sembrato un film abbastanza onesto, diretto, anche realistico se vogliamo ma che non mi ha emozionato come sperato. Mi è sembrato un piacevole film televisivo, che guardi magari con attenzione sulla poltrona di casa, ma che al cinema sembra inevitabilmente più lungo del necessario e con meno ritmo di quanto sperato. 

Il nodo più difficile da sciogliere per me è stato entrare in empatia con Alex, ma soprattutto con Tess che risulta ancora più abbozzata e collaterale, anche se ci fanno sapere un po' anche della sua vita e dei suoi blocchi.

Le buone interpretazioni e una regia che, al netto di qualche primo piano troppo stretto, è comunque fluida, insieme ad una colonna sonora che si fa notare, aiutano sicuramente a rendere il film piacevole, ma non bastano comunque a far diventare memorabile È l'ultima battuta?.



53 Domeniche (2026)

Titolo originale: 53 domingos
Genere: commedia, drammatico
Durata: 79 minuti
Regia: Cesc Gay
Uscita in Italia: 27 Marzo 2026 (Netflix)
Paese di produzione: Spagna

Julian (Javier Cámara), Natalia (Carmen Machi) e Victor (Javier Gutiérrez, Asunta) sono tre fratelli molto diversi fra di loro. Il primo ha un lavoro traballante come attore, la seconda è la più preparata fra i tre, ed il terzo è quello che sembra aver sfondato davvero nella vita. Pur essendo in tre però non riescono a trovare una quadra per badare a loro padre, ormai anziano, che sembra stia dando i primi segni di demenza. Sarà il pretesto di cambiare una lampadina che fa strani sfarfallii a spingere i tre fratelli ad incontrarsi, e, seppur a fatica, quando ci riusciranno, si riapriranno vecchi e nuovi rancori che li porteranno a scontrarsi senza guardare in faccia i veri problemi della loro famiglia.

Quando 53 Domeniche è arrivato su Netflix ha raggiunto i primi posti della classifica dei film più visti e quindi mi sono incuriosito. In effetti lo stile mi ha fatto subito pensare ad uno spettacolo teatrale, e poi ho scoperto che si tratta proprio dell'adattamento della pièce teatrale di Cesc Gay, che qui è anche regista.

53 Domeniche è infatti uno di quei film che basa molto sui dialoghi, di quelli che a qualcuno può risultare forse un po' troppo logorroico, eppure funziona bene. Sebbene gli spazi siano limitati (come ci sia aspetta da un adattamento dal teatro) non ci si annoia, anzi le delimitazioni fisiche diventano funzionali alla storia stessa. E poi queste poche stanze in cui ci muoviamo mi hanno dato l'impressione di intimità, esattamente come la storia che raccontano. Proprio le interazioni e le dinamiche fra i tre fratelli sono simpatiche, a volte divertenti, ma sono soprattutto particolarmente realistiche. Se siete figli unici probabilmente non vi sarà mai successo, ma chi ha una famiglia ingombrante e numerosa finirà per riconoscersi in questo gorgo di battibecchi che non portano a nulla e che spesso sono legati a vecchi rancori. Allo stesso modo, Julian, Natalia e Victor finiranno per parlare di tutt'altro, allontanandosi inevitabilmente dai veri problemi.


Oltre al ritmo frizzantino, 53 Domeniche può contare su attori capaci che, seppur in un tempo ristretto rispetto al minutaggio dei film attuali, riescono a darci sfumature del loro carattere e delle loro vite. Così Julian diventa passivo aggressivo, Victor dimostra di non essere esattamente l'uomo perfetto che vorrebbe far sembrare, mentre Natalia cerca di soffocare il suo malcontento per fare da paciere e far funzionare la sua vita. Eppure non c'è un buono o un cattivo, ma semplicemente, come in ogni famiglia, ci sono tensioni, traumi, non detti che hanno scavato un piccolo solco. 

Alla fine, nel perimetro di una commedia, quello che viene messo in scena è l'egoismo che ognuno di noi, più o meno cela, ed il bisogno si riscoprire una maggiore autenticità. 
53 Domeniche non è esattamente il film dell'anno intendiamoci, però funziona e sa trovare un finale più tenero, malinconico e profondo senza stravolgere il genere e senza diventare improvvisamente pesante e moralista. Direi che fra le proposte recenti di Netflix è uno di quei film che merita una chance. 

Le altre cose che ho visto a Maggio su Netflix

Oltre a Baby Reindeer, la full-immertion nel mondo di Ripley, un paio di commedie leggere giusto per serate senza pensieri, e una miniserie basata su una storia vera, ho terminato anche altro dal catalogo di Netflix quindi posso finalmente sciorinare le mie opinioni. 


Hacks
Prima stagione


Risalente al 2021, ma messa in streaming su Netflix dal 15 Febbraio di quest'anno, Hacks vede Jean Smart nei panni della famosa e ricchissima comica di Las Vegas Deborah Vance, la quale, nonostante abbia raggiunto appunto un certo status e una posizione invidiabile nel mondo della stand-up comedy, vede la sua carriera in discesa. Non è infatti più così fresca per il mondo dello spettacolo, e di conseguenza i suoi spettacoli sono stati via via ridotti. Per cercare di darle una svecchiata (è brutto da dire, specie ad una donna, ma tant'è) il manager di Debra le affida una giovane autrice Ava (Hannah Einbinder), che di recente ha perso il lavoro per un suo tweet alquanto discutibile. Fra le due non sarà subito amore, ma impareranno a conoscersi, capirsi, sopportarsi e supportarsi.

Prodotta da HBO Max e vincitrice di diversi premi, fra Emmy e Golden Globes, Hacks credo sia arrivata da noi non solo in ritardo, ma anche con un bagaglio di aspettative decisamente importante, almeno per quanto mi riguarda, e dopo questi primi 10 episodi non posso dirmi del tutto appagato.

Se l'incipit infatti non spicca per originalità (due generazioni che si scontrano nel mondo del lavoro e in ambito personale, finendo anche per andare d'accordo in alcuni frangenti) è lo sviluppo a non avermi tenuto incollato allo schermo. È vero, Hacks è una di quelle serie tv che guardi volentieri perché ben recitata, ben messa insieme, con una durata giusta per un prodotto che vuole oscillare fra momenti di dark humor poco politicamente corretto, a piccole parentesi più drammatiche, specie quando si tratta del risvolto umano delle delle due protagoniste, ma non lascia molto.
Sia Debra che Ava sono infatti due donne comunque sole, la prima con un bagaglio esperienziale pesante e ricco, la seconda sfrontata verso il mondo ma con ancora molto da imparare.



Però, vedete, anche queste mie descrizioni risultano in qualche modo già viste e sentite, perché in effetti Hacks non brilla, non ha quel fattore che, oltre ad una fattura generalmente pulita, la faccia distinguere. I momenti in cui ho (sor)riso sono davvero pochissimi, e la cosa strana è che vediamo solo in pochi attimi la protagonista su un palco alle prese con le sue battute, che tra l'altro fanno ancora meno ridere dei dialoghi "normali". Quando invece arriva quella parentesi di cui sopra, in cui dovresti riflettere o sentirti in qualche modo toccato da quel che accade, dalle esperienze di Ava e Debra, capisci subito dove andranno a parare.

Per me in questo senso è emblematico l'ottavo episodio, in cui, giustamente, uno dei temi riguarda le molestie che si possono subire nel mondo dello spettacolo, dell'importanza di denunciarle, e c'è ovviamente un confronto fra due generazioni differenti che hanno approcci diversi, ma è raccontato in un modo così didascalico che vedi già alle prime battute dove finiranno.

L'accoppiata Smart - Einbinder è una versione speculare dei ruoli che interpretano, con una prima effettivamente più rodata, convincente e d'esperienza, ed una seconda praticamente sconosciuta e che ancora deve farsi le ossa. Ava infatti è spesso eccessiva nelle reazioni, non sempre mi è risultata particolarmente simpatica, e i suoi dialoghi come dicevo non risultano particolarmente brillanti.
Discorso molto simile anche per i personaggi secondari, sviluppati in modo marginale ed inutili all'economia di insieme, come Marcus (Carl Clemons-Hopkins) ad esempio, assistente personale di Deborah dalla inesistente vita privata che si sente "minacciato" dall'arrivo di Ava.

Sebbene vicina per quanto riguarda la tematica della stand up comedy, Hacks è lontana anni luce da The Marvelous Mrs. Maisel ad esempio, pur restando una serie tv gradevole e di compagnia e che non richiede chissà quale sforzo per essere seguita. 
La seconda stagione di Hacks è stata rilasciata su Netflix l'1 Giugno, ne ho parlato qui. 


Ashley Madison: sesso, scandali e bugie
Docu-serie

Forse da noi in Italia non dirà moltissimo, ma negli USA Ashley Madison è una chat d'incontri che oggi vanta oltre 70 milioni di iscritti. Messa così non ci sarebbe nulla di strano, ma questo sito, nato nel 2002 e il cui nome è solo l'unione dei due nomi femminili più famosi in America, è stato creato ad uso esclusivo di uomini e donne sposati alla ricerca di relazioni extraconiugali, senza ovviamente il consenso del proprio partner. Un'app per fedifraghi che però, sin dall'inizio, pare ebbe un discreto e crescente successo, al motto di "La vita è breve. Fatti una scappatella".

L'allora CEO dell'azienda Noel Biderman infatti spinse il sito attraverso una campagna marketing serrata, con apparizioni televisive e pubblicità a più livelli, e a chi lo criticava dicendo di promuovere un sito immorale, lui rispondeva che stava solo fornendo un servizio a persone che comunque avrebbero tradito il proprio coniuge.

Tutto funzionava bene, diciamo così, fino a quando, nel 2015, Ashley Madison subì un attacco hacker che aprì un vaso di pandora: migliaia di informazioni personali, nomi, email e dati bancari vennero diffusi nel dark web e raggiunsero i media, rendendo pubblici i profili di utenti sposati che fino ad allora si erano fidati di un sito che prometteva riservatezza e sicurezza.

Fu uno tsunami che coinvolse migliaia di persone, alcune delle quali, incapaci di gestire la vergogna di essere stati scoperti, si tolsero la vita. Come se non bastasse però, l'attacco hacker, partito da un certo Impact Team, rivelò molti dei lati oscuri del sito, non solo per quanto riguarda appunto le persone che tradivano, fra cui anche personaggi più o meno noti, ma anche le politiche interne e le dinamiche di funzionamento non propriamente limpide, che cercavano di accalappiare sempre più utenti e farli sborsare per funzioni più avanzate. 

Ashley Madison: sesso, scandali e bugie, arrivato su Netflix il 15 Maggio, mi ha fatto scoprire una storia che non conoscevo ma che fa riflettere, perché oggi con i social e le app condividiamo davvero di tutto con la tranquillità che tanto non ci accadrà nulla, ma vedere cosa potrebbe invece succedere quando quella sicurezza online viene meno, è davvero inquietante.

In questo senso è efficace anche a coinvolgere emotivamente lo spettatore, perché, anche senza segreti in grado di sfasciare famiglie, penso che tutti ci teniamo alla nostra privacy, e questa docuserie Netflix riesce a tenere viva l'attenzione sull'argomento.

Non mi è stato del tutto chiaro però in alcuni passaggi, perché ad esempio se in principio alcuni ex membri dichiarano di aver avuto appunto molti rapporti tramite il sito, poco dopo si afferma che Ashley Madison era pieno di bot e account fake per attirare l'attenzione di un pubblico maschile pagante. 
È un documentario in tre episodi che si segue scorrevolmente e che raccoglie le testimonianze di ex "clienti" di Ashley Madison, anche quelli soddisfatti, dipendenti e dei media che ne raccontavano le vicissitudini. Non spicca però negli aspetti più tecnici: stile, regia, inquadrature e montaggio richiamano i tipici documentari già visti e rivisti, al contrario magari di White Hot. 



Bridgerton 
Terza Stagione / Prima Parte

È ancora presto per un giudizio definitivo su questa prima stagione dell'attesissimo Bridgerton 3 ma, avendo comunque visto metà degli 8 episodi direi che un'idea me la sono fatta, ed è il momento di parlarne.
Non credo sia uno spoiler perché ormai tutti sanno che questa sarebbe stata la stagione dedicata alla possibile relazione amorosa fra tra Colin Bridgerton (Luke Newton) e Penelope Featherington (Nicola Coughlan), e forse già questo non rendeva la stagione semplice perché i due li conosciamo già da tempo e, per quanto fossero affiatati anche negli episodi precedenti, era necessario trovare un modo convincente (specie per chi come me non ha letto i libri) per far nascere questo amore. 
Fino ad adesso l'operazione mi è sembrata comunque riuscita, con qualche piccolo intoppo. La nuova coppia, i Polin come li chiamano su internet, è infatti affiatata e deve attraversare le sue tappe per poter consolidarsi.

Entrambi i protagonisti difatti crescono e partono da un glow-up sia fisico che caratteriale, con Colin di ritorno da un viaggio per l'Europa che l'ha visto maturare al punto da diventare lo scapolo più ambito della stagione, e Penelope decisa più che mai a trovarsi un marito, specie adesso che si è interrotta (definitivamente?) la sua amicizia con Eloise (Claudia Jessie). Non è facile per i due avvicinarsi, e sarà sempre più complicato gestire il loro rapporto, non solo perché Pen non è più amica di Eloise, ma perché deve nascondere la sua doppia identità rivelataci ormai in Bridgerton 2.
Credo che scoprire come verrà gestita questa circostanza sarà l'aspetto più interessante della seconda parte di questa terza stagione, che è partita con un incipit diverso, quindi non più il classico enemies to lovers che avevamo visto in precedenza, ma che non è del tutto efficace, come anticipavo, nello sviluppo.


Secondo me infatti la coralità di Bridgerton questa volta ha sfocato un po' troppo l'attenzione su quelli che dovevano essere i protagonisti assoluti della stagione. Infatti i personaggi che già conoscevamo, non sempre vengono narrativamente marginalizzati, come Anthony ad esempio, ma sono anche coinvolti in nuovi sviluppi. Troviamo ad esempio la stramba amicizia di Eloise e le nuove conoscenze "speciali" di Benedict Bridgerton e di sua sorella Francesca, finalmente al suo debutto in società, tutte linee narrative che immagino preparino la strada ai prossimi capitoli. Ma, se ciò non bastasse, ci sono altri personaggi, come ad esempio Will Mondrich, amico del duca di Hastings, e sua moglie Alice, che si ritrovano improvvisamente al centro della scena con un inaspettato upgrade sociale.

Quello che voglio dire, in breve, è che la carne al fuoco è davvero tanta, quindi spero che i prossimi episodi, usciti il 13 giugno e di cui parlo qui, sappiano concentrarsi più su Penelope e Colin, dandogli anche un intreccio narrativo più avvincente.

È inevitabile, penso per qualunque serie, che le nuove stagioni possano soffrire un po' di un senso di stanchezza, perché mantenere la qualità e la freschezza di un debutto non è semplice, quindi l'idea di dividere Bridgerton in due parti sicuramente ci dà come pubblico la possibilità di prendere un po' di respiro, lasciandoci con quel tanto di appetito che basta a voler sapere come sarà il proseguo, con una attesa più che ragionevole.
La struttura e le dinamiche della serie sono infatti sempre quelle quindi non posso dire che qualche passaggio mi abbia lasciato sorpreso. Continua però ad essere quel guilty pleasure che segui senza sforzo, e che ti riempie gli occhi con una produzione sempre più massiccia (e ricca) di costumi, scenografie, parrucche e le orecchie con i brani contemporanei stilizzati in arie da camera.

Dobbiamo dire addio alla Fantastica signora Maisel, e non è affatto facile

Oltre a Firefly Lane, quest'anno un'altra serie tv, stavolta su Prime Video, ha raggiunto la sua ultima stagione, chiudendo per sempre. Stranamente c'è anche una vaga somiglianza nelle tematiche con l'appena citata serie Netflix, perché si parla sempre di amicizia al femminile, di famiglia, di autodeterminazione e di crescita.
The Marvelous Mrs. Maisel è questo e molto altro, e la quinta ed ultima stagione ci ha ricordato perché l'abbiamo (l'ho) amata così tanto.

Non sono stato molto gentile nei confronti della terza e della quarta stagione della serie di Amy Sherman-Palladino perché se continuavano ad esserci quei dialoghi serrati, che ti fanno sorridere insieme a quelle situazioni buffe in cui si ritrova spesso e volentieri la famiglia Weissman-Maisel, e la realizzazione scenica lasciava sempre senza fiato, il versante narrativo mi aveva lasciato un po' perplesso perché troppo poco ricco di guizzi che potessero muovere davvero le acque. 
La quinta stagione de La Fantastica Signora Maisel, terminata il 26 Maggio, ritrova però Midge in splendida forma, dandomi tutto quello che stavo cercando e anche di più da questa serie, e riuscendo a spegnere i riflettori in modo più che apprezzabile.

I colori accesi e sgargianti che sin da subito la serie ci ha mostrato, sono sempre stati il leitmotiv per raccontarci le avventure di Miriam Maisel, che possono sembrare altrettanto scanzonate e briose, ma lei di calci ne ha presi tanti e fin dall'inizio. Infatti era impensabile che una donna ebrea, di buona famiglia, sposata e con figli, diventasse una comica separata dal marito e finisse per esibirsi su un palco, ma il carattere volitivo di Midge e l'aiuto della sua amica e manager Susie Myerson, riusciranno a farle fare strada, fra molti alti e molti bassi.
Ma, dopo il caso con Shy Baldwin e alcuni lavori lasciati, la nostra Miriam deve andare avanti e riprendere a trovare nuovi ingaggi, e soprattutto trovare quello scatto che possa renderla davvero la celebrità che sogna di essere, ed è su questo su cui si concentra la quinta stagione di The Marvelous Mrs Maisel, andando però anche oltre. 

Così Miriam finisce per diventare una delle autrici del The Gordon Ford Show, non senza peripezie, ma ancora una volta si troverà in una stanza piena di uomini, senza un posto a cui sedere, e ancora una volta dovrà cercare di imporsi affinché la sua voce venga ascoltata. Ma quel che sarà il destino di Midge (e non solo) e se arriverà a quel successo, ci viene raccontato attraverso una tecnica che The Marvelous Mrs. Maisel non aveva ancora messo in scena, e si inizia a ballare (visto la serie ci sta pure come termine) fra le diverse linee temporali, e questo ha permesso alla Sherman di ottenere risultati diversi.

Da un lato infatti, muoversi avanti e indietro negli anni, ci ha permesso di vedere ciò che accade nel futuro di buona parte dei personaggi, ed anche di assistere ad una incrinatura del rapporto fra Miriam e Susie. Riusciamo anche a scoprire il destino di Joel, il rapporto di Midge con i figli, e questi flashforward riescono ad aggiungere altre storyline, o approfondimenti.

È soprattutto Susie a riuscire a trovare spazio per essere conosciuta meglio, sia nella sua versione del "passato" (o del presente per meglio dire) che in quella futura. Molti hanno esaltato il sesto episodio, che si concentra molto sul personaggio interpretato da Alex Borstein, ma io non posso dire di averlo amato così follemente. L'ho trovato spiazzante, e qui è secondo me tutti questi passaggi temporali creano più caos che benefici, mettendo di mezzo davvero tanti argomenti spesso trattati frettolosamente. Purtroppo, col tempo, ci renderemo conto che questa quinta stagione non chiarisce del tutto le parentesi che apre, come ad esempio la rottura fra Midge e Susie, o il rapporto del "futuro" della comica con i figli e il marito.

Ma, come vi dicevo, The Marvelous Mrs Maisel 5 pesca anche dal passato, ci fa riassaporare gli anni '50 e '60, con quelle gonne a ruota che hanno reso iconica la protagonista, così come riescono a trovare spazio personaggi secondari interpretati da volti noti. Non dimentichiamo soprattutto Lenny Bruce, l'unico artista realmente esistito, di cui conosceremo l'ultima parte della sua carriera, e l'unico in grado di insegnare a Midge cosa significhi essere famosi. 

Ma è arrivando alla fine, al monologo che renderà Midge Maisel una stand up comedian affermata, che si chiuderà il cerchio, perché ancora una volta la protagonista riesce a raccontare se stessa, la sua storia e le sue battaglie con l'ironia di sempre. Miriam è sempre stata una femminista, pur restando aderente alla sua epoca, e lo dimostra ancora una volta, in una delle sue esibizioni migliori, che risulta divertente e toccante allo stesso tempo. Sono fra quelli che trova più divertenti i dialoghi e le dinamiche che si creano fra i personaggi nel "quotidiano", mentre tutte le altre esibizioni mi sono sempre sembrate un po' troppo studiate per far ridere, ma questo ultimo monologo mi ha colpito, anche perché riesce a farci sentire il sapore del futuro di Midge.

Questa ultima stagione infatti credo riesca a concludersi nel migliore dei modi, non perché finisce con un "happy ever after", o per lo meno non del tutto, ma perché mostra il lato più umano dei suoi protagonisti. La Midge del futuro è infatti una donna matura che ha fatto le sue scelte, e che ha subito quelle altrui, e del destino, e ne ha raccolto le conseguenze. Non è più la giovane ragazza che, con tutte le difficoltà di emergere, viveva comunque in una esistenza ovattata, ma è una donna, sempre elegantissima, che ha fatto i conti con la vita, e adesso riempie le sue giornate di ciò che ama di più e per cui ha combattuto tanto: lavorare. 
Come Barbra Streisand canta in sottofondo, i nastri blu per i capelli non sono più così brillanti, e il lavoro di comica e personaggio ha preso il sopravvento, ma, anche a distanza, resta ancora il rapporto con Susie.

Gridare al capolavoro non fa per me, ma posso dirvi che anche la quinta stagione de The Marvelous Mrs Maisel, con i suoi piccoli problemi, ha contribuito a rendere questa serie come una delle migliori proposte da Prime Video e, in generale nel mondo dello streaming seriale degli ultimi anni, una di quelle che vale la pena recuperare, vedere e rivedere.
Forse non sarebbe stato lo stesso senza questo cast, ma soprattutto senza Rachel Brosnahan, che fin da subito ha saputo calzare i cappellini di Midge facendoli suoi, con garbo, eleganza, il sorriso, il talento e la cazzimma giusti, e a lei auguro di trovare un altro progetto che riesca a farla brillare esattamente con quella che è diventata una delle comiche più famose del piccolo schermo.
Quindi non ci resta che esclamare "Tette in su" e salutare, un'ultima volta, anche se non è facile, la "formidabile, la favolosa, la fantastica" Signora Maisel




Cosa recuperare su Prime Video (e cosa lasciar perdere...)

Prime Video sta via via proponendo diversi film e serie tv che in un modo o nell'altro mi attirano e, sebbene sia secondo me ancora lontana dal creare dei prodotti che riescano davvero a fidelizzare gli utenti (ad eccezione di pochi casi, vedi Lol - Chi Ride è Fuori o The Marvelous Mrs Maisel), credo stiano cercando di crescere e di imporsi.
Quelli che seguono sono alcuni telefilm che ho visto nelle ultime settimane e non tutto mi ha convinto, ma qualcosa da recuperare c'è sicuramente.


Totems - Conto alla rovescia
Prima stagione

Disponibile su Prime Video dallo scorso 20 Maggio, Totems ci porta negli anni '60 quando si stava consumando la Guerra Fredda, e fra le fazioni opposte si intreccia una fitta rete di spionaggio. Per fermare il progetto di una bomba orbitale sovietica, l'ingegnere Francis Mareuil viene ingaggiato dai servizi segreti per convincere lo scienziato Boris Goloubev a collaborare con loro. Dall'altro lato però, la figlia di Boris, Lyudmila, viene obbligata dal KGB a spiare il padre. Quando Francis e Lyudmila entreranno in contatto, fra i due scatterà una travolgente scintilla, ma ovviamente le condizioni rendono quasi impossibile il loro amore. 

Totems - Conto alla rovescia dalla sua ha un impianto tecnico non da poco, chiaro sintomo che ci hanno speso davvero tanti soldi dietro. D'altronde, una miniserie di spionaggio non può che essere movimentata e con colpi di azione, e in questo caso la messa in scena è curata e abbastanza realistica. C'è poi quel tocco di romanticismo che, per quanto non originale, addolcisce la serie, dà una ulteriore dimensione alla narrazione.
Il problema però è tutto il resto. Infatti si fa fatica a seguire una storia come quella di Totems perché, con un ritmo altalenante, fra un momento di azione e l'altro cresce la fame di vedere degli sviluppi che arrivano in maniera un po' troppo sbriciolata. 


Ci sono infatti troppe storyline da seguire e non tutte hanno suscitato in me lo stesso interesse. Non giova nemmeno la caratterizzazione e lo sviluppo dei personaggi, visto che passano da zero a cento, da uomini e donne comuni a precise spie quasi senza rimorsi, ma senza una chiara crescita costante e credibile, e soprattutto quasi senza sbavature da ogni parte.
Inoltre c'è questo costante spostarsi da un punto all'altro dell'Europa che non è sempre facile da seguire. Il tutto rende Totems secondo me come una serie poco coinvolgente, che può annoiare, che può confondere e che con dei protagonisti poco "umani", poco convincenti.

C'è poi la difficoltà della lingua: ci sono infatti intere parti degli 8 episodi in russo con i sottotitoli, una scelta corretta creativamente, in coerenza con la storia, ma che alla lunga è un ulteriore fattore di appesantimento per chi come me non conosce la lingua.
Quelli di Totems hanno lasciato il finale di questa prima stagione aperto, ma ancora non si sa nulla di un rinnovo per una seconda. Personalmente la lascerò volentieri indietro perché non c'è stato nulla che mi abbia convinto a tal punto da sorvolare su certe lacune. 



Chloe - Le maschere della verità
Miniserie


Davvero intrigante questa Chloe - Le maschere della verità, miniserie in sei episodi uscita sulla piattaforma di Amazon il 24 giugno di quest'anno.
Chloe è il centro dell'attenzione di Becky Green, una ragazza completamente all'opposto da lei. Chloe è infatti bella, socievole, ha una vita agiata, un marito con una posizione di tutto rispetto e degli amici altrettanto belli e abbienti. Becky dall'altro lato vive in provincia, ha lavori poco stabili, e una vita sociale scarsa, dovendo accudire la madre che soffre di demenza. I post sui social sono l'unico aggancio per Becky per spiare la vita della ragazza, ma proprio sui social un giorno scoprirà che Chloe è morta,  ma soprattutto sembra che prima di morire avesse provato a chiamarla. Becky così cercherà di capire cosa sia accaduto e lo farà nel modo più contorto ma anche l'unico, per conoscere davvero la verità.

Recitata benissimo da Erin Doherty (la principessa Anna nella terza e quarta stagione di The Crown), Chloe è una delle serie più interessanti che ho visto nell'ultimo mese. Mettendo da parte la messa in scena e la buona realizzazione generale, è la storia che convince perché ti cattura e si fa seguire da inizio a fine. Sono certo che anche voi arrivando alla penultima puntata vorrete scoprire come termina. Questo perché Chloe inizia come se fosse una serie crime, ma più che sulle indagini vere e proprie, lo sviluppo gira attorno alla psicologia dei personaggi colorandosi di tinte thriller.

È poi basata su temi estremamente attuali legati sì al mondo dei social, di come questi ci abbiano incastrato in un costante confronto con gli altri, ma ci si sposta sulla salute mentale in genere, visti i problemi della madre di Becky, ma più in generale l'approccio della ragazza con il mondo esterno, la sua capacità di relazionarsi, la voglia di vivere una realtà più concreta, seppur mentendo. 
È un personaggio secondo me interessante, e ben interpretato come dicevo da Erin Doherty che riesce a creare una protagonista complessa, a tratti incerta, a volte invece senza scrupoli. 


Il parallelismo con Inventing Anna è facile, ma Becky è spinta a mentire e manipolare da una dualità di ragioni, non solo per la fame di condurre una vita più avventurosa. Tra l'altro, lei stessa proverà sulla sua pelle che essere benestanti non conduce automaticamente a relazioni migliori.
Chloe perde forse qualche punto per quella lentezza della parte centrale della serie, quando il ritmo sembra un po' vacillare, e per un finale conclusivo che avrei voluto un po' più esplicativo, ma che immagino volutamente resti un po' defilato. Per il resto Chloe - Le maschere della verità è una serie tv solida, che non ha nemmeno bisogno di una seconda stagione, e adatta per l'estate


Wolf Like Me
Miniserie

Merita una chance anche Wolf Like Me, con Josh Gad e Isla Fisher e disponibile dall'1 aprile sempre sul catalogo Prime Video
Gary (Josh Gad appunto) e sua figlia Emma si sono trasferiti da poco in in Australia, esattamente dopo la morte della moglie e madre della bambina. Un giorno i due vengono tamponati da Mary (Isla Fisher), che stranamente riesce a calmare Emma dall'attacco di panico causato dallo shock. La donna è sicuramente bizzarra, ma non potrà che incuriosire Gary e così scatterà la scintilla per una relazione decisamente sopra le righe, con più di un mistero da risolvere.


È difficile definire e parlare di Wolf Like Me perché il rischio è quello di fare spoiler. La potrei definire una dramedy con qualche accento dark, con un twist particolare, ma non basta perché è una miniserie semplice da un punto di vista narrativo, ma allo stesso tempo in grado di toccare temi più delicati. Anche in questo caso si parla infatti di salute mentale, di accettazione di sé, ma anche di superamento del lutto, tra l'altro da ben tre prospettive diverse. 
Al centro c'è però una storia d'amore che va avanti con le sue difficoltà, ma senza risultare stomachevolmente zuccherosa. Quel twist, che forse si può in parte intuire dal titolo, è un aspetto importante sicuramente, ma non viene sfruttato fino all'estremo, e questo forse per alcuni può essere un po' un neo.

Per me invece è stato un approccio interessante, perché credo che possa fungere quasi da metafora: è come dire che ognuno, dentro di noi, ha "qualcosa che non va", ma tutto sta nel saperci convivere e nel trovare qualcuno che ci apprezzi come siamo, anche nelle nostre ombre peggiori.
Nell'insieme, da una prospettiva più generale, Wolf Like Me non ha nulla di così particolare, non c'è quel quid per cui si possa distinguere da altre serie, ma è gradevole, fa sorridere e sa essere toccante senza drammatizzare troppo.
È poi una serie ben interpretata, e i personaggi danno delle prospettive leggermente diverse rispetto al solito, visto che la composizione della coppia attorno cui ruota tutto è in parte differente dalle solite fiabe.
Da metà stagione in poi si riesce a godere anche dei bei paesaggi australiani, quindi direi che Wolf Like Me è ideale se cercate una serie breve, ma che non sia eccessivamente frivola. Wolf like me è stata rinnovata per una seconda stagione, ne parlo qui.


Mi aspettavo di più da questi ritorni su Prime Video Amazon

Se come me avete apprezzato The Marvelous Mrs Maisel e LOL: Chi Ride è fuori, sono certo che stavate attendendo con molta curiosità le nuove stagioni che sarebbero state disponibili sulla piattaforma Amazon fra Febbraio e Marzo di quest'anno. Io ero curioso di cosa avrebbero proposto per questi due prodotti che, pur essendo estremamente diversi fra loro, si sono ritrovati secondo me accomunati da alcune cose che non mi sono piaciute. 
E lo so che focalizzarsi sugli aspetti negativi può suonare pretestuoso o ingiusto, ma se conoscete le mie recensioni saprete che non è mai tutto bianco o nero, e che cerco sempre di darvi tutti gli aspetti che riesco a notare o meno in una serie tv.
Purtroppo le novità proposte da La Fantastica Signora Maisel e LOL: Chi Ride è fuori, pur con i loro indiscutibili pregi e caratteristiche peculiari, mi hanno lasciato un po' meno soddisfatto del solito.

Inizio proprio da LOL Chi Ride è fuori che doveva eguagliare, se non subissare, il successo dello scorso anno, ma questa seconda edizione non ci riesce secondo me. Il presupposto resta quello che vi dicevo per la prima stagione: giudicare cavillosamente un prodotto come LOL è da sciocchi. Tutto il format infatti non può che essere considerato intrattenimento direi fine a se stesso (in senso buono), e la stessa struttura di sei episodi da mezz'ora l'uno lo suggerisce.



Le pretese verso LOL secondo me devono essere decisamente basse (anche questo in senso buono), e principalmente quella della spensieratezza. Speravo però riuscissero a mantenere la freschezza del progetto e questa seconda stagione credo non sia riuscita in questo intento.
Di base è infatti ovviamente svanito l'effetto sorpresa, quindi sapevamo tutti cosa aspettarci dalla struttura generale del programma, ma si poteva puntare a nuove dinamiche, senza tralasciare la continuità.
In questo senso il cast eterogeneo, con nomi importanti della comicità italiana come Virgina Raffaele, il Mago Forest e Corrado Guzzanti, affiancati da "più piccoli" come Tess Masazza e Max Angioni, doveva rappresentare proprio la novità e garantire già che ci fosse molta varietà di stili e di battute, ma non è stato così e penso che sia colpa della gestione stessa di LOL 2 ad aver influito.

Se l'anno scorso infatti il livello del cast era generalmente più omogeneo, questa nuova edizione di Lol Chi Ride è Fuori mi è sembrata troppo sbilanciata, dove appunto dei comici di vecchia leva superano ed eclissano del tutto interpreti meno capaci. È vero che la risata è una questione soggettiva, ma senza tanti giri di parole, personaggi come Tess Masazza appunto e Diana Del Bufalo, hanno dato un contributo pari a zero al programma. Letteralmente la loro presenza è stata ininfluente, un puro filler per i partecipanti, e se non ci fossero state sarebbe stato lo stesso. Contrapposte poi a Michele Foresta che ha una gag al minuto, e a Maccio Capatonda (che in verità trovo piatto, ripetitivo e inquietante, ma comunque attivo), si crea un divario troppo netto. 



Una scelta quindi sbagliata da parte degli autori che forse pensavano di attirare un pubblico più ampio, ma che è solo la punta di altri errori: avrei evitato ad esempio che si ripetessero gli scherzi e le dinamiche che l'anno scorso erano rivolte a Frank Matano, preso per i fondelli da tutti, nei confronti di Max Angioni, che indubbiamente ne risultava schiacciato. Inoltre hanno troppo insistito con la presenza di Lillo Petrolo come disturbatore e solleticatore, ed il risultato è stato un impatto molto minore di Lol 2: avete visto qualche meme in giro rispetto ai milioni di "So' Lillo" che circolavano l'anno scorso?
Nessun contributo o novità anche nella statica sala di controllo, dove sembrava che Fedez e Frank Matano appunto fossero troppo presi a ridere per ogni cosa (anche se dicono sia colpa del montaggio). 



Si salvano indubbiamente gli sketch di artisti come la Raffaele che porta le sue mille imitazioni, Guzzanti che ripesca Vulvia, ma anche Maria Di Biase sebbene sia stata reclusa all'episodio bonus, che comunque confermano il loro talento.
È normale che ci possano essere preferenze da parte di noi spettatori fra questo o quel comico, è normale che alcune battute facciano ridere più di altre o che non facciano ridere affatto, ma quelli di LOL - Chi Ride è Fuori devono secondo me rivedere molte delle scelte fatte se vogliono confermare il successo.
Qui vi ho parlato della terza stagione dello show. 

Se proprio i presupposti che ho fatto per LOL 2 mi fanno pensare che tutto sommato l'abbiano sfangata, sono un po' più deluso per quanto riguarda la quarta stagione di The Marvelous Mrs Maisel.



La qualità di questa serie, quella a cui ci hanno abituati, infatti mi spinge in una lamentela forse più pungente. È vero che molte delle caratteristiche che rendono La fantastica signora Maisel una serie di un certo spessore ci sono ancora tutte anche in questo penultimo capitolo: penso sicuramente alla messa in scena, alla cura dei dettagli, ma soprattutto ai dialoghi serrati che Amy Sherman-Palladino ha come marchio di fabbrica. Impeccabile e divertente ad esempio è la scena al luna park, dove le famiglie Maisel e Weissman si sono ritrovate a battibeccare su una ruota panoramica. Ci sono tanti momenti del genere, che potrei definire iconici all'interno della serie, e resta l'ilarità di tutta la struttura più ampia, ma senza scadere mai nel superficiale.



Miriam Maisel è infatti una sfaccettata protagonista femminista, e anche in questa quarta stagione si batte affinché la sua autodeterminazione si possa affermare a 360° sia come donna, anche nella sua sessualità, ma soprattutto come comica: è costante la sua ricerca di libertà di espressione lungo tutta la stagione, pur scontrandosi ad un certo punto con la ovvia necessità di non potersi sottrarre al lavoro e all'impegno e soprattutto a non poter cedere il passo anche una volta arrivata in vetta.
C'è ovviamente anche una serpeggiante paura, visto quanto accaduto con Shy Baldwin che ha rappresentato una grossa caduta per la carriera di Midge.



Inoltre Miriam si impegna nel corso degli episodi affinché tutte le donne intorno a lei riescano a vedere affermati i loro diritti.
Già nella scorsa stagione di The Marvelous Mrs Maisel però avevo notato che gli avvenimenti veri e propri, quelli che cambiano il corso della storia, che lo ampliano, sono davvero pochissimi, e in queste nuove puntate si conferma questo andazzo. Non sarebbe un problema di per sé, perché è una di quelle serie tv che si focalizza più sui rapporti fra i protagonisti e appunto i dialoghi. Ma se consideriamo che si tratta della quarta e penultima stagione, credo che la fame di cose da far accadere si faccia sentire.
La linea narrativa di Abe e Rose per esempio offre pochissimi nuovi spunti, ancora meno la presenza di Joel e della sua storia con la nuova ragazza (che onestamente fin da subito mi ha dato l'impressione di una cometa più che di qualcuno che dovesse restare).



Qualche scintilla si ha con il ritorno di Sophie Lennon, ma ripescare il suo personaggio non è certamente un momento particolarmente atteso.
Nemmeno i camei di Milo Ventimiglia e Kelly Bishop hanno prodotto effetti a lungo termine.
Mi sta bene una stagione di passaggio, ma dovermene sorbire due mi sembra un po' troppo, e per quanto La fantastica signora Maisel resti un piacere per gli occhi da seguire, avrei voluto qualcosa in più.
Qui vi parlo della quinta ed ultima stagione della serie. 



Serie tv promosse in pillole! 💊

Visto l'affollarsi di serie tv che ho terminato nelle ultime settimane, ho pensato che questo #backtoseries fosse un po' più snello con le mie opinioni in pillole (o almeno ci provo), in maniera quanto più sintetica possibile, così da non annoiarvi troppo ma come sempre cercare di condividere qualche serie tv interessante o magari confrontarci su cosa ci è piaciuto e cosa no.


Fleabag
Due Stagioni
⭐⭐⭐⭐🌠


Da non so quanto tempo mi promettevo di recuperare Fleabag da Amazon Prime Video, ma, nonostante la brevità, rimandavo senza un motivo valido. Si tratta di una serie che purtroppo è composta da solo 2 stagioni, con soltanto sei puntate l'una ed ogni episodio tristemente dura solo mezzora circa.
Spero sia riuscito a trasmetter il mio disappunto per questa scarsità di materiale, ma questa serie tv mi è piaciuta davvero tanto. 
Fleabag è una irriverente, sarcastica, tenera, sensibile e spezzata ragazza di trentanni che ci porta attraverso le sue relazioni più o meno temporanee, il rapporto con la sua famiglia disfunzionale, il suo modo di superare il lutto, la sua disastrosa carriera lavorativa.


Attraverso gli occhi di Fleabag seguiamo la parabola cruda e realistica, più discendente nella prima stagione, più ascendente nella seconda, di questa giovane donna che ha dovuto costruire una armatura fatta di ironia e sfrontatezza per muoversi attraverso una vita non sempre facile. C'è spazio per sorridere, soprattutto degli incontri strampalati di Fleabag, ma c'è anche ampio spazio per riflettere, commuoversi e percepire quel mondo di emozioni brulicanti che la protagonista tiene per sé.
Avrei voluto esplorarlo un po' di più questo mondo, anche perché Fleabag ha un modo molto diretto di esporre personaggi e storie, rompendo la quarta parete per coinvolgerci ancora di più, è forse questo l'unico appunto che mi sento di fare ad una serie che comunque non vuole prendersi troppo sul serio e non vuole caricare troppo lo spettatore.
Phoebe Waller-Bridge, che ha creato, scritto e interpretato Fleabag, ha dichiarato che, nonostante il successo ed i premi vinti, inclusi Emmy e Golden Globes, non ci saranno ulteriori stagioni, e lo capisco ma non lo accetto. 
Datele una chance e vi terrà un'ottima compagnia come ha fatto per me. E c'è pure Olivia Colman.

His Dark Materials - Queste oscure materie
Prima Stagione 
⭐⭐⭐🌠


Il primo gennaio di quest'anno è andata in onda su Sky Atlantic e Now TV la prima stagione di His Dark Materials e la fama che si è portata dietro mi ha spinto a recuperarla.
Tratta dalla trilogia di romanzi di Philip Pullman che io non ho letto, His Dark Materials ci porta in un mondo parallelo dove ogni essere umano ha un daimon, un animale guida che rappresenta addirittura l'anima delle persone e che aiuta e consiglia il suo padrone. Seguiremo in particolare le avventure di Lyra, una ragazzina molto sveglia e un po' discola, non proprio la tipica eroina delle storie, che si ritroverà suo malgrado in un lungo viaggio alla scoperta della probabile profezia che pare avvolga la sua esistenza. Sarà un'avventura che la porterà a scoprire che il bene e il male hanno un confine molto labile e la stessa Lyra dovrà trovare in sé una forza straordinaria per superare i momenti più difficili.


His Dark Materials - Queste oscure materie non è il solito fantasy tutto basato sulle fantastiche avventure di Lyra e di tutto il mondo soprannaturale che le circonda, ma collega ed intreccia anche argomenti profondi come l'amicizia, il rapporto con i genitori e la genitorialità stessa, ma anche appunto quella zona grigia che spesso appunto si frappone fra bene e male. Una serie young adult che però vuole imporsi con maggiore maturità, che fa sorridere in alcuni momenti, ma che sa anche toccarti più intimamente, con tenerezza, dolcezza, profondità ed anche, a volte, amarezza. A questo però si collega secondo me anche uno dei difetti della serie: si poteva scavare molto di più nelle sensazioni, dare più tempo allo spettatore di assorbire maggiormente quello che le immagini trasmettono.


Inoltre devo sottolineare due problemi della sceneggiatura: il primo è che ci si dilunga un po' troppo nelle prime puntate, pur lasciando un po' troppa polvere su alcuni dettagli, come ad esempio il reale potere e ruolo dei daimon. Questo prolungamento può farvi tentennare se proseguire o meno, vi avverto, ma secondo me merita arrivare alla fine.
Il secondo è che ad un certo punto innestano un nuovo filone narrativo che, oltre ad essere di poco appeal (per non dire tendente alla noia), sembra una forzatura messa lì solo per prepararsi la strada alla seconda stagione, che è confermata.
Ciò non toglie che His Dark Materials ha i pregi di una produzione potente come è solito per HBO, con degli effetti speciali di livello cinematografico, con una ottima regia, un cast variegato con parecchi talentuosi volti noti (da James McAvoy a Ruth Wilson), ed una storia piacevole da raccontare, quindi non ho dubbi nel consigliarvela specie se avete dei bambini o dei ragazzi con voi.


La fantastica signora Maisel
The Marvelous Mrs. Maisel
Terza stagione

⭐⭐⭐⭐


Non servono presentazioni almeno qui sul mio blog per quanto riguarda la mirabolante Midge Maisel, ma se non sapete di che cosa stia parlando potete recuperare la mia recensione della prima e della seconda stagione.


Non indugio quindi in dettagli, perché la terza stagione di The Marvelous Mrs. Maisel è il naturale proseguo della storia che avevamo visto nel precedente ciclo di episodi. Nessun colpo di scena così esaltante in fondo, ma solo qualche passo avanti nella vita dei protagonisti: Miriam inizia il suo tour negli Stati Uniti mentre aprendo i concerti di Shy Baldwin, mentre i suoi genitori si barcamenano con un nuovo stile di vita decisamente più frugale, ed anche Joel sembra pronto per una nuova avventura personale e lavorativa.


Forse è proprio qui il problema più grande di questa terza stagione de La fantastica signora Maisel: la carenza di una storia davvero coinvolgente da inizio a fine, che non ha bisogno di ripetersi. L'impressione col senno di poi è stata che tutto il racconto potesse essere condensato in un numero minore di puntate, mentre a noi ci hanno proposto una versione più stiracchiata. Non tutte le storyline sono state poi, per il mio gusto, particolarmente golose specie quelle dei personaggi secondari.
Un calo forse rispetto agli standard a cui la serie ci ha abituati la serie, ma alla fine credo sia anche fisiologico e non toglie il fatto che parliamo di un must watch secondo me. Inoltre non mancano moltissimi dei pregi a cui The Marvelous Mrs. Maisel ci ha preparati, come i dialoghi a mitraglietta, la solita cura dei dettagli di ambientazioni e costumi, i momenti più comici e quelli più toccanti, ma anche qualche nuovo personaggio che non potete non riconoscere.
Qui vi parlo della quarta stagione. 


The Outsider
Miniserie 
⭐⭐⭐🌠


Forse devo spendere qualche parola in più su The Outsider, le cui 10 puntate sono andate in onda su Sky Atlantic dal 17 febbraio al 16 Marzo. Si tratta anche in questo caso di una storia basata sull'omonimo racconto di Stephen King, anche in questo caso un'opera a me sconosciuta, ma che è stata sviluppata in una serie tv che tutto sommato promuovo.
Ad aprire la strada è un thriller psicologico tensivo: un bambino è stato ucciso e violentato brutalmente e nel giro di alcuni giorni la polizia trova l'omicida, che sarebbe il rispettabile, almeno fino a quel momento, allenatore della squadra di baseball Terry Maitland. Ma l'ispettore Ralph Anderson presto scoprirà che Terry il giorno dell'omicidio in realtà era ben lontano dalla scena del crimine. Come può un uomo essere in due posti contemporaneamente?
Per scoprirlo sarà necessario che tutti, compreso il rigido ispettore Anderson, spostino i confini della propria immaginazione e credenze.


The Outsider mi ha coinvolto praticamente da inizio a fine. È una storia cupa, intrigante, ma anche dinamica: c'è un innesto di personaggi e situazioni nuovi praticamente di puntata in puntata ma da spettatore non ho mai perso il filo, non mi son mai confuso perché col tempo tutti i tasselli tornano insieme. Questo è merito anche di un montaggio e di una regia di alto livello che riesce a spiegare una storia che a tratti può risultare magari un po' confusa, specie perché ci si sposta anche temporalmente nel corso delle vicende.
Il talento poi di un cast credibile ed intenso fa il resto nel dare valore ad una serie che secondo me merita una chance.


Una serie tv che vi terrà attaccati allo schermo per qualche ora, ma che forse manca di quell'elemento che possa renderla una produzione che ricorderò nel tempo, anzi ci sono stati aspetti di The Outsider che non mi sono del tutto piaciuti. Intanto il protagonista Ralph Anderson (Ben Mendelsohn) a volte mi è risultato inutilmente antipatico e chiuso, e i suoi dialoghi a tratti mi sembrava banalizzassero il personaggio. Perfetta invece Cynthia Erivo da inizio a fine, seppur la sua Holly Gibney non sia una figura che ha una particolare evoluzione nel corso degli episodi.
Inoltre, e giuro non vi faccio spoiler, non sono del tutto soddisfatto del passaggio dal thriller al soprannaturale, non l'ho trovato molto fluido e ben strutturato. Allo stesso modo, il finale è stato un po' meno esplosivo di quel che mi aspettavo, e forse meno di quanto la stessa serie lasciasse credere.
Si parla di una seconda stagione, e se avete visto The Outsider saprete che la scena post-credits lascia una finestrella aperta. Magari sarà proprio la prossima stagione a darmi quel finale succulento che mi aspettavo?




Spero che questa versione un po' più condensata di #backtoseries vi sia piaciuta (lo so, non sono proprio recensioni striminzite...), ma adesso aspetto di sapere quali serie tv vi stanno tenendo compagnia in queste serate.




|#backtoseries|
Di ritorni molto graditi! 😁✌🏻

Il mio calendario delle serie tv ultimamente è stato parecchio intasato, e l'ottava stagione di Game of Thrones in questo senso ha risucchiato tempo, energie e pazienza. Ma sono tornato a recuperare il terreno perso e a parlarvi di alcune serie tv che, arrivate alla seconda o terza stagione, si sono confermate ottime ed anzi, in alcuni casi, sono persino migliorate.


The Marvelous Mrs Maisel
Seconda stagione
⭐⭐⭐⭐🌠

Era difficile credo migliorare una serie come La fantastica signora Maisel, eppure ci sono riusciti con la seconda stagione disponibile su Amazon Prime Video dal 15 febbraio di quest'anno.



Credo sia praticamente impossibile non restare travolti dal ritmo di questa serie, che coinvolge, diverte, e ogni tanto riesce anche a commuovere. Midge è una forza unica ed hanno saputo far proseguire la sua storia con logica, senza strafare, ma restando spassosa e con una qualità veramente alta. La cosa che ho sicuramente apprezzato è come il dinamismo delle vicende, che si intrecciano fra l'America e in parte la Francia, senza però confondere lo spettatore e stancare. Forse il percorso parigino sarebbe potuto durare di più, ma credo anche che le dinamiche di quella parentesi si erano consumate, e tornarci sarebbe stato frustrante.
Questo effetto di non spaesamento è dato anche dal fatto che venivamo da una prima stagione solida, che ci aveva permesso di capire la psicologia dei personaggi e di darci un seguito in cui ognuno potesse avere uno sviluppo interessante.



Miriam prosegue con la sua carriera di comica con risultati altalenanti, scontrandosi con il maschilismo imperante che all'epoca la voleva esclusivamente come una moglie ed una madre, ma si aprirà finalmente ad una prima liaison amorosa, scopriamo che gli affiatatissimi coniugi Weissman in realtà non sono così perfetti come sembrano, e anche Joel tenterà un po' di affrontare la sua vita da nuovo single, sebbene il suo pensiero sembra resti fisso al passato.
I dialoghi sono rimasti il punto di forza di The Marvelous Mrs Maisel che restano pungenti, vivaci, coinvolgenti per chi assiste agli scambi di battute, con un ritmo che mi ricorda quasi un musical per quella frizzantezza che ritorna ad ogni episodio.



A proposito della novità amorosa che coinvolge Midge, l'ho trovata perfettamente in linea col personaggio, con il periodo storico, quando sarebbe stato assurdo se non avesse almeno provato a trovare un altro marito, e anche con lo stile della serie: non ci hanno buttati in un romanzetto rosa, ma La Fantastica Signora Maisel ha mantenuto anche in quella parentesi romantica uno stile ironico, mai appiccicoso né troppo chiuso su queste vicende amorose. Tutto scorre fluido per quanto mi riguarda, tant'è che man mano che i 10 episodi stavano per terminare, ho iniziato a centellinarmi le puntate perché non volevo che finisse.
E vogliamo parlare degli abiti, delle borse, dei soprabiti, dei cappelli? Sono impazzito ad ogni episodio per la perfezione del reparto costumi. Così come le scenografie restano perfette.

Risultati immagini per the marvelous mrs maisel season 2

Posso dire però che non ho amato il finale? L'ho trovato un po' senza senso rispetto a quella che è stato il percorso di Midge Maisel: lei è sempre stata battagliera nella sua lotta femminista, ma è sempre stata sola nel suo percorso, nonostante abbia comunque dovuto chiedere aiuto almeno un paio di volte. Dai genitori che non accettano la sua carriera come comica, al marito che le dice persino di lasciare il lavoro così può dedicarsi unicamente ai figli: emotivamente non ha il supporto per perseguire i suoi sogni, per cui il fatto che riaffermi ancora una volta che si lancerà verso il suo futuro completamente da sola, non rende il suo percorso più difficile, è quello che ha sempre fatto o che ha tentato di fare. Mi è sembrata una virata un po' troppo malinconica, oltre che un modo un po' brusco per, ipoteticamente, tagliare una storyline senza darci troppe spiegazioni. Ovviamente questa è una mia ipotesi perché non ho idea di cosa ci aspetti nella terza stagione di La Fantastica Signora Maisel, sappiamo però che Lauren Graham, la nostra Mamma per amica e attrice feticcio della Sherman-Palladino, avrà un ruolo nella serie.


Le Terrificanti Avventure di Sabrina
Seconda parte
⭐⭐⭐🌠

Non è una vera e propria seconda stagione quella di Le Terrificanti avventure di Sabrina, ma la seconda parte della prima stagione, composta da 9 episodi, andati in onda su Netflix dal 5 aprile.


Non credo di dover aggiungere molto su questa seconda parte rispetto a quanto ho detto lo scorso dicembre su questa serie tv. Chilling Adventures of Sabrina ha continuato a piacermi e ad interessarmi nonostante io non sia esattamente nel target del pubblico della serie, che chiaramente si rivolge agli adolescenti, o, al massimo, ai nostalgici del telefilm dei primi anni 2000. Ed io, l'unica cosa di cui ho nostalgia è il freddo dell'inverno.
Un mix di narrazione verticale ed orizzontale ci porterà a scoprire come mai le attenzioni del Signore Oscuro si rivolgeranno in maniera sempre più insistente alla giovane Sabrina Spellman, e che cosa rappresenta nel suo quadro di conquista.
Ovviamente proseguono per la protagonista le difficoltà nell'unire la vita da strega e quella da comune mortale, specie nell'intreccio inciucioso con Harvey e Nick.
Punto di forza di questa seconda parte de Le Terrificanti Avventure di Sabrina è proprio l'aver reso tutti i personaggi più o meno principali attivi nelle vicende, dando loro una storyline che in parte prosegue avanti da sola, in parte si ricongiunge col filone narrativo principale, in una giostra in cui ognuno ha un suo ruolo.



Un serie tv che mi piace, che mi tiene compagnia, che mi fa sorridere e che mi intrattiene al punto che vedere tutte le puntate consecutivamente non mi riesce difficile, ma è soprattutto una serie non banale.
Il bello di Le Terrificanti avventure di Sabrina secondo me è che appunto ogni personaggio si porta dietro delle tematiche sociali che riescono ad attirare e ad interessare anche un vecchiardo come me. Non solo la grande cupola di femminismo, in cui le donne, motore delle vicende, cercano di sconfiggere il patriarcato che sta assumendo sempre più i contorni dell'assolutismo, e non solo il messaggio di unione e coalizione che si scatena quando questi due mondi, umano e magico, si uniscono per un unico scopo.
Ma c'è di più, perché Le Terrificanti Avventure di Sabrina riesce a trasmettere argomenti molto sottili ed in un certo senso anche nuovi nel mondo delle serie tv.



Non è una novità né uno spoiler se vi dico ad esempio che Susie, l'amica di Sabrina, ha deciso di abbracciare completamente la sua sessualità, non sentendosi più di appartenere appunto ad un nome femminile, ma chiedendo a tutti di chiamarla Theo. C'è una scena in particolare in cui Sabrina, che in realtà non è Sabrina, le dice che grazie alla magia potrebbe dargli un corpo maschile. Ma la risposta di Theo sarà molto chiara: non ha bisogno di cambiare il suo aspetto per sentirsi un ragazzo, non ha bisogno di essere "sistemato", non ha bisogno di farlo per gli altri. In una scena di un paio di minuti con qualche battuta, riescono a raccontarci come una persona esterna non può decidere della nostra sessualità e della percezione di noi stessi, sfiorando quasi anche l'argomento del genere non-binario, e più in generale dell'accettazione di sé in qualunque forma e colore.



Questo è solo un esempio su come, dietro questa facciata di un teen drama, con streghe, veggenti, regnanti dell'Inferno e roba stramba in genere, abbiano saputo inserire, senza poi risultare troppo pesanti, insistenti o gigioni, degli argomenti molto delicati. Ci sono quindi momenti di riflessione, di tensione, ma ben amalgamati a qualche sorriso per alleggerire la narrazione.
Tuttavia bisogna dire che Le Terrificanti Avventure di Sabrina non è la serie tv perfetta, e non solo perché sono un criticone.
Intanto, in alcune puntate, mi è sembrato che il ritmo tende un po' a frenarsi, in particolar modo ad esempio il quarto episodio, dove cercano probabilmente di aggiungere un po' di sale a quelle che saranno le puntate successive, ma risulta un diversivo che va ad allungare inutilmente le tempistiche.
Anche ad esempio le vicende di Ambrose sono state per me un po' trascinate e non collegate benissimo al resto, e più in generale non posso dire di averle trovate particolarmente avvincenti.



Ci sono state anche scene un cui la scenografia e tutta la messa in scena mi è sembrata un po' cheap, come se non fossero stati in grado di rendere l'importanza e la pomposità di alcuni avvenimenti anche esteticamente. Forse è un po' più grave invece aver introdotto dei personaggi, come ad esempio Gli Innocenti, così, di punto in bianco, quando avrebbero potuto avere un percorso più intricato ed interessante, che ci avrebbe portato magari a delle storyline per la prossima stagione (cosa che immagino ci sarà comunque).
A proposito Le Terrificanti Avventure di Sabrina è stata rinnovata per un secondo ciclo composto da 16 episodi sempre divisi in due parti, ed io son sicuro che non me la perderò.


This is us
Terza Stagione 
⭐⭐⭐

Dopo una seconda stagione che è letteralmente naufragata sotto il peso di filoni narrativi che non mi hanno dato altro che fastidio, This is us è riuscita a risalire la china con questa terza stagione, conclusasi in Italia il 23 Aprile.


Hanno saputo eguagliare la potenza della prima stagione? No, però ho notato che gli autori finalmente hanno premuto il piede sull'acceleratore, riavvolto il nastro, e salvato a mio avviso il salvabile dandoci quello che stavamo aspettando, asciugando situazioni di cui a noi non importava già nulla prima e a cui era stato dato troppo spazio, come l'adozione di Deja e il rapporto con i genitori.
Si aprono quindi sia nuove strade in questa terza stagione di This is us che riguardano intanto il passato, scavando ancora di più nella vita di Jack  Pearson, del periodo in guerra, della nascita del rapporto con Rebecca, e di come siamo arrivati qui, tutti aspetti che danno la possibilità di introdurre un nuovo personaggio, che secondo me verrà sfruttato nelle future stagioni. Tutta una linea narrativa che forse risulta leggermente ripetitiva, ma che finalmente ci dà altra carne da mettere a fuoco.



Un altro ritorno al passato ce lo offrono per quanto riguarda Randall e Beth, dandoci un parallelismo fra la nascita della loro coppia, che ha ovviamente dinamiche più moderne e attuali, e quella dei genitori, e fin qui va tutto bene, se non fosse che tutte le vicende che riguardano il terzogenito Pearson per me sono estremamente rovinate dal modo in cui viene dipinto. Probabilmente ce lo vogliono far passare come un personaggio umano quindi fallibile, ma molto preciso, schematico ed anche combattivo, io invece lo trovo pedante, noioso e antipatico, oltre che decisamente egoista. Ma direi che non è il caso di concentrarsi sul negativo ma di guardare al positivo, come una ritrovata emotività e coralità.



Anche personaggi come Toby e Miguel finiscono per raccontarci maggiori elementi sulla loro vita, e nonostante possa sembrare inutile, visto che non aggiunge granché al quadro completo, alla fine non è questo ciò di cui dovrebbe parlare This is us? Io credo di sì.
Più in generale sono stato coinvolto dall'intreccio generale, dai piccoli colpi di scena, più o meno riusciti, e ho rivissuto parte di quei sentimenti che sentivo mentre guardavo la prima stagione. È vero che non tutto è andato alla perfezione, e non mi riferisco solo alla pesantezza di Randall.
Penso ad esempio all'attesa del parto di Kate, a mio avviso resa un po' troppo melodrammatica, così come Kevin risulta un pelo ripetitivo e prevedibile. I fratelli Pearson sono decisamente un po' pesanti.
Insomma c'è tanto da aggiustare in This is us, ma nel quadro generale questa terza stagione è promossa, e quel piccolo scorcio di futuro che ci hanno fatto vedere mi fa ben sperare, nonostante già immagino i pianti.
Ho paura che le prossime tre stagioni che hanno in programma possano essere dispersive e fare dei passi indietro rispetto a quella che abbiamo visto?
Sicuramente, ma intanto il ritorno di This is us è stato per me decisamente gradito.




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