Finalmente torno a parlare di film, visto che nelle ultime settimane non solo non ho avuto molto tempo per vederne, ma sono anche stati pochi i titoli che davvero mi incuriosivano. Ritorno con due commedie che sono arrivate in streaming e al cinema.
È l'ultima battuta? (2025)
Titolo originale: Is This thing On? Genere: commedia, sentimentale, drammatico Durata: 121 minuti Regia: Bradley Cooper Uscita in Italia: 2 Aprile 2026 (Cinema) Paese di produzione: USA |
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Alex (Will Arnett) ha chiaramente una vita sentimentale in frantumi: è separato da sua moglie Tess (Laura Dern, Lonely Planet, Palm Royale), con cui condivide l'affidamento congiunto dei due figli. Entrambi affrontano questa separazione in modo diverso e soprattutto stanno attraversando una piccola sfida personale. Alex è in piena crisi di mezza età eppure una notte, un po' per caso, entra in un club dove solo chi fa stand up comedy non paga l'ingresso. Così si iscrive per esibirsi ed una volta sul palco, non avendo nulla di preparato, inizia a condividere quello che sta vivendo. Questa sarà una esperienza che si rivelerà catartica non solo per alleggerire quel peso che lo opprimeva, ma sembra quasi che, alla soglia dei 50 anni, abbia trovato una nuova passione. E se questa nuova strada potesse davvero aiutarlo anche per risollevare la sua relazione con Tess?
Ispirandosi vagamente alla storia personale del cabarettista inglese John Bishop, È l'ultima battuta? è il terzo film che vede Bradley Cooper alla regia, ma anche davanti la macchina da presa, in questo caso in una piccola parte. Io con Bradley vado poco d'accordo ad essere onesto, tanto che mi ero inserito nella schiera di quelli che aveva fatto a pezzi A star is born, e che si è evitato Maestro per non rifare lo stesso.
Is this thing on? (titolo più azzeccato della versione italiana) però è un film più innocuo, una commedia non proprio godereccia e brillante come The Marvelous Mrs Maisel, ma comunque leggera che in effetti ha anche qualche punto interessante. La vicenda di Alex è infatti l'emblema di come sia importante risolvere prima i propri casini per poter far funzionare la nostra relazione con gli altri, ma anche che non è mai tardi provare a fare qualcosa di diverso, mettersi in gioco e riscoprire se stessi.
Ma è diverso anche l'approccio scelto: Alex e Tess non hanno liti furibonde come ne La guerra dei Roses, la loro sembra una separazione più silente, che nasconde qualcosa di più profondo.
Così È l'ultima battuta? mi è sembrato un film abbastanza onesto, diretto, anche realistico se vogliamo ma che non mi ha emozionato come sperato. Mi è sembrato un piacevole film televisivo, che guardi magari con attenzione sulla poltrona di casa, ma che al cinema sembra inevitabilmente più lungo del necessario e con meno ritmo di quanto sperato.
Il nodo più difficile da sciogliere per me è stato entrare in empatia con Alex, ma soprattutto con Tess che risulta ancora più abbozzata e collaterale, anche se ci fanno sapere un po' anche della sua vita e dei suoi blocchi.
Le buone interpretazioni e una regia che, al netto di qualche primo piano troppo stretto, è comunque fluida, insieme ad una colonna sonora che si fa notare, aiutano sicuramente a rendere il film piacevole, ma non bastano comunque a far diventare memorabile È l'ultima battuta?.
53 Domeniche (2026)
Titolo originale: 53 domingos Genere: commedia, drammatico Durata: 79 minuti Regia: Cesc Gay Uscita in Italia: 27 Marzo 2026 (Cinema) Paese di produzione: Spagna |
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Julian (Javier Cámara), Natalia (Carmen Machi) e Victor (Javier Gutiérrez, Asunta) sono tre fratelli molto diversi fra di loro. Il primo ha un lavoro traballante come attore, la seconda è la più preparata fra i tre, ed il terzo è quello che sembra aver sfondato davvero nella vita. Pur essendo in tre però non riescono a trovare una quadra per badare a loro padre, ormai anziano, che sembra stia dando i primi segni di demenza. Sarà il pretesto di cambiare una lampadina che fa strani sfarfallii a spingere i tre fratelli ad incontrarsi, e, seppur a fatica, quando ci riusciranno, si riapriranno vecchi e nuovi rancori che li porteranno a scontrarsi senza guardare in faccia i veri problemi della loro famiglia.
Quando 53 Domeniche è arrivato su Netflix ha raggiunto i primi posti della classifica dei film più visti e quindi mi sono incuriosito. In effetti lo stile mi ha fatto subito pensare ad uno spettacolo teatrale, e poi ho scoperto che si tratta proprio dell'adattamento della pièce teatrale di Cesc Gay, che qui è anche regista.
53 Domeniche è infatti uno di quei film che basa molto sui dialoghi, di quelli che a qualcuno può risultare forse un po' troppo logorroico, eppure funziona bene. Sebbene gli spazi siano limitati (come ci sia aspetta da un adattamento dal teatro) non ci si annoia, anzi le delimitazioni fisiche diventano funzionali alla storia stessa. E poi queste poche stanze in cui ci muoviamo mi hanno dato l'impressione di intimità, esattamente come la storia che raccontano. Proprio le interazioni e le dinamiche fra i tre fratelli sono simpatiche, a volte divertenti, ma sono soprattutto particolarmente realistiche. Se siete figli unici probabilmente non vi sarà mai successo, ma chi ha una famiglia ingombrante e numerosa finirà per riconoscersi in questo gorgo di battibecchi che non portano a nulla e che spesso sono legati a vecchi rancori. Allo stesso modo, Julian, Natalia e Victor finiranno per parlare di tutt'altro, allontanandosi inevitabilmente dai veri problemi.
Oltre al ritmo frizzantino, 53 Domeniche può contare su attori capaci che, seppur in un tempo ristretto rispetto al minutaggio dei film attuali, riescono a darci sfumature del loro carattere e delle loro vite. Così Julian diventa passivo aggressivo, Victor dimostra di non essere esattamente l'uomo perfetto che vorrebbe far sembrare, mentre Natalia cerca di soffocare il suo malcontento per fare da paciere e far funzionare la sua vita. Eppure non c'è un buono o un cattivo, ma semplicemente, come in ogni famiglia, ci sono tensioni, traumi, non detti che hanno scavato un piccolo solco.
Alla fine, nel perimetro di una commedia, quello che viene messo in scena è l'egoismo che ognuno di noi, più o meno cela, ed il bisogno si riscoprire una maggiore autenticità.
53 Domeniche non è esattamente il film dell'anno intendiamoci, però funziona e sa trovare un finale più tenero, malinconico e profondo senza stravolgere il genere e senza diventare improvvisamente pesante e moralista. Direi che fra le proposte recenti di Netflix è uno di quei film che merita una chance.
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