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Due recuperi interessanti e due NOVITÀ di cui dobbiamo parlare...

Ci sono poche certezze nella vita: la morte, tranne quella della regina Elisabetta, le tasse, e la mia lista di serie tv da recuperare che non finisce mai. Tuttavia, fra nuove uscite e un paio di serie che erano da un po' nel cassetto, ho fatto un passo avanti.


The Act
Miniserie
⭐⭐⭐⭐🌠


Divento serio per raccontarvi la storia di The Act, che è forse una delle storie più angoscianti e al tempo stesso affascinanti che abbia conosciuto nell'ultimo periodo.
Quella di Gypsy Rose Blanchard è all'apparenza la vicenda particolare di una ragazzina in fondo normale, visto che sin dalla tenerà età sembra avesse bisogno di tantissime cure mediche per i suoi svariati problemi di salute degenerativi, che la costringono, tra l'altro, su una sedia a rotelle. Sempre al suo fianco, pronta ad accudirla, ad offrirle supporto e affetto, c'è la madre Dee Dee, che tutti conoscono come una donna dolce, amorevole, magari un po' apprensiva, ma completamente dedita alle cure della figlia Gypsy.


Sembra questa una vicenda drammatica come purtroppo moltissime altre, ma nulla di questo è vero.
Gypsy infatti non ha alcuna malattia o disabilità, può camminare tranquillamente, e non necessita di cure particolari, eppure la madre Dee Dee le ha sempre mentito, imprigionando la figlia in una messa in scena inquietante. Le manovre della donna non riguardano però solo Gypsy, perché infatti Dee Dee sfrutta le inesistenti problematiche della ragazzina per ottenere vantaggi e denaro dalle associazioni benefiche.
Gypsy pian piano si renderà conto che nulla di ciò che la madre le ha raccontato ed imposto, è vero e soprattutto nascerà in lei la voglia di poter finalmente vivere una vita normale come qualunque altra ragazza, ma dovrà arrivare ad un gesto estremo per uscire da questo tunnel fatto di una manipolazione psicologica incessante.


Forse non l'ho ancora detto, ma gli eventi di The Act sono tutti completamente veri. Gypsy Rose e Dee Dee Blanchard sono i nomi reali delle protagoniste di questa storia inquietante. Nella mia descrizione sono stato vago forse, ma quello messo in scena da Dee Dee è stato un vero e proprio calvario fisico e psicologico nei confronti della figlia, che si è trovata a subire, a quanto pare, violenze verbali e fisiche da questa madre che sapeva trasformarsi in un orco.
E se pensate sia una storia datata, vi sbagliate, perché solo di recente, nel 2017, le circostanze sono state chiarite e il caso è stato chiuso.


Vi dicevo che ho trovato affascinante The Act non perché abbia perso qualche rotella, ma perché mi è venuto spontaneo cercare informazioni sulle parti più raccapriccianti della storia, e pare che, nonostante la drammatizzazione, tantissime delle situazioni più strane, assurde, sordide, siano realmente accadute.
Una storia inquietante raccontata in modo inquietante, ma con una cura della messa in scena eccellente. Il tutto trascinato dalla bravura di Joey King e Patricia Arquette che rendono perfettamente il crescendo di una serie tv cruda e drammatica.
The Act merita di essere recuperata secondo me, sono solo otto episodi che vi verrà voglia di consumare uno dopo l'altro. È disponibile dallo scorso giugno su Starz Play, ma vi consiglio di prepararvi un po' psicologicamente prima di affrontarla.


Trying
Prima Stagione
⭐⭐⭐🌠


Cambiamo del tutto mood con Trying, un bocconcino di serie tv che trovate su Apple Tv Plus dal primo maggio di quest'anno, e che ci porta per le strade di Camden Town a conoscere Jason e Nikki, una giovanissima coppia che sta provando (appunto) ad avere un bambino. Jason e Nikki sono due ragazzi comuni, con dei lavori normali ma con tanto affetto e affiatamento da dare al loro pargolo. Tuttavia non sempre le cose vanno per come speriamo, e tocca trovare strade alternative. Nel loro caso, non potendo avere bambini biologici, proveranno ad adottarne uno, e quindi inizierà così il loro viaggio nel mondo dell'affidamento che li porterà a mettersi in discussione, l'uno con l'altra e con se stessi.


Trying è l'esaltazione della normalità, della semplicità, della verità, specie per quanto riguarda il mondo della genitorialità, ma non solo. Jason e Nikki infatti ci parlano anche del loro amore, e di come entrambi vogliono colmare un vuoto e crescere, diventare a tutti gli effetti gli adulti responsabili che tentano di accudire un'altra vita. Ma non pensate che Trying tratti solo dell'ansia di diventare genitori, perché è anche importante la parentesi su come i protagonisti si rapportano con loro stessi e come fronteggiano il peso della società, sempre disposta a giudicare ogni tua mossa e a non farti sentire mai abbastanza. Quindi lo sguardo si amplia e tocca una riflessione sull'esistenza in generale.


In Trying c'è dolcezza e ironia, anche se questa fa leva tutta sui dialoghi che non sempre sono riusciti a strapparmi una risata così fragorosa, ma che funzionano bene. C'è una Londra fresca e dinamica che fa da sfondo. C'è una colonna sonora piacevole e decisamente indie. E poi c'è anche il tempo per riflettere, anche se ammetto che avrei voluto un pelo più di introspezione, conoscere ad esempio qualche dettaglio in più sulla vita e sul passato di Jason e Nikki, visto che ci fanno subodorare qualcosa di più serio.
Capisco però che Trying è una comedy che non vuole incupirsi troppo, e non ha nemmeno il tempo di farlo, visto che gli otto episodi durano poco più di 20 minuti. Quanto basta insomma per raccontarci che i piani B possono rivelarsi altrettanto validi.
Ci sarà una seconda stagione in cui magari potranno darmi gli approfondimenti che cerco.


Amiche per la morte - Dead to Me
Seconda stagione
⭐⭐🌠


Ho da spendere due parole anche sulla seconda stagione di Dead to me. Se ricordate, il primo ciclo di episodi non mi aveva proprio fatto capitolare follemente della serie, seppur fosse gradevole. Godibile ma senza picchi, se non il fatto che ci fossero due attrici come Linda Cardellini e Christina Applegate che trascinano il tutto.


Questa seconda stagione, arrivata l'8 maggio su Netflix,  segue la strada già tracciata dalla prima, con Jen e Judy sempre alle prese con il loro rapporto conflittuale, dovuto a due caratteri opposti, e messo alla prova da tutto il caos che hanno creato intorno a loro: le due infatti sono sempre più legate da una scia di sangue, nella traballante speranza di riuscire a farla franca.
È una chimica che funziona quella fra le due donne, che ci porta ad avere momenti ironici e più leggeri, e momenti più drammatici. Devo dire che in questa stagione questi risvolti più seri e cupi mi hanno colpito un pelo di più rispetto alla precedente, proprio per il modo in cui li hanno messi in scena. Tuttavia in questa altalena di sensazioni, fra il sarcasmo e la tristezza, mi è sembrato che Jen e Judy fossero anche un pelo più isteriche, con reazioni non sempre realistiche e credibili.



Amiche per la morte 2 però secondo me soffre soprattutto per una storia non così intrigante, a tratti prevedibile, che poteva essere riassunta in decisamente meno episodi. Bisogna premettere che sin da subito la serie richiede di abbassare un po' la soglia della credulità, ma con questa seconda stagione si va ulteriormente avanti nell'assurdo e a tratti diventa un po' troppo. Come sempre vi dico, arrivare a situazioni strampalate, inevitabilmente mi porta ad essere meno coinvolto in una serie tv che alla fine può dire tutto e il contrario di tutto.


Posso capire che si tratta di una seconda stagione e che, come accade a moltissime serie tv, si muove a tentoni per non bruciarsi troppo un possibile rinnovo, ma non posso considerarla come una valida giustificazione. Insomma, fra personaggi secondari che servono poco allo sviluppo narrativo, e una chiusura finale che mi ha messo poca curiosità sul futuro della serie, secondo me questa seconda stagione di Dead To me non è stata delle più entusiasmanti, continua ad avere difetti più o meno importanti, che potrebbero essere smussati. Credo che solo grazie la durata degli episodi questa serie non risulta pesante, ma continua ad essere sempre una fresca compagnia da seguire.


In difesa di Jacob
Defending Jacob
Prima stagione
⭐⭐⭐


Ritorno su Apple tv + per raccontarvi di In Difesa di Jacob, serie tv tratta da un romanzo, e che è stata un po' vittima del Corona virus: la pubblicazione infatti doveva essere settimanale dal 24 aprile al 29 maggio, ma, a causa appunto della pandemia, il doppiaggio in italiano è stato fermato dal sesto episodio, per riprendere solo nell'ultimo periodo.
Quella di Defending Jacob è una storia che mi ha attirato subito, con la presenza di attori molto interessanti, e che prende le sembianze di un legal drama classico: Andy Barber è un procuratore distrettuale con una famiglia quasi da Mulino Bianco. Ha una moglie adorabile, un buon lavoro, un figlio adolescente che non ha mai dato grossi problemi. Tutto però cambia quando Andy si ritroverà ad indagare per l'omicidio di Ben, un ragazzo coetaneo di suo figlio Jacob, il quale finirà presto per essere coinvolto nelle indagini.
Jacob infatti sembra fosse bullizzato da Ben e che avesse quindi tutti i motivi per volerlo morto. Da quel momento la vita dei Barber verrà inghiottita in una voragine in cui nulla è come sembra, e che spingerà tutti a rivalutare la propria posizione e il proprio passato.


Messa così, In difesa di Jacob, sembrerebbe una serie particolarmente intrigante e che avrebbe potuto soddisfare completamente il mio palato. Eppure qualcosa mi è mancato e, ammetto, mi è anche dispiaciuto.
La storyline, come accennavo, non è affatto male, non spicca per originalità, ma si fa seguire con piacere. Io stesso, se non fosse stato per il Covid, avrei finito la serie in poco tempo. I colpi di scena funzionano discretamente, anche se la tensione a volte cede e dondola, e qui e lì ho trovato delle parti che potevano essere eliminate, mentre altre sono gestite molto bene. 
Credo che però il focus di Defending Jacob non sia tanto lo sviluppo delle vicende, quanto l'emotività e il risvolto più intimo e personale di una famiglia che si vede coinvolta in una faccenda così drammatica.


Credo che tutti abbiate notato la presenza di Chris Evans, che interpreta il padre di Jacob appunto, e che credo fosse alla sua prima serie tv, e dell'amatissima Lady Mary di Downton Abbey, ovvero Michelle Dockery, nei panni di Laurie Barber. Il cast è sicuramente il punto centrale della serie, e non devo dirvi io che sono bravissimi, ma anche in questo caso qualcosa non mi ha convinto.
Non ho amato troppo infatti la definizione dei caratteri di questi genitori: la madre sempre apprensiva, terrorizzata, contrapposta al padre che minimizza costantemente, e fa un po' lo sceriffo. Se da un lato questo ci dà una visione diversa su come si può affrontare un dramma simile, dall'altro lato mi è sembrato un po' banale come impianto.


Chris Evans poi in particolare, secondo me, è un pelo troppo perfetto per la parte del genitore distrutto e travolto dagli eventi.
Se questi però sono tutto sommato aspetti che posso farmi star bene senza troppa sforzo, meno indulgente mi sento di essere con la struttura generale della narrazione.
Col senno di poi ritengo che, oltre appunto ad eliminare alcuni passaggi inutili, fosse possibile dare maggior risalto allo snodo risolutivo finale, dando una costruzione più particolare, intricata e in crescendo già dagli episodi precedenti. Credo che In Difesa di Jacob funzioni abbastanza bene sia come miniserie, sia nell'eventualità di proseguire con una seconda stagione (ancora non confermata). Non posso però dirvi che sia una serie il cui dramma mi è arrivato allo stomaco e mi è rimasto una volta terminato l'ultimo episodio.




Due serie tv terminate che già mi mancano 😍

Ci sono quelle operazioni "feel good" che hanno il solo scopo di farti star bene quando le guardi e che riescono a tenerti compagnia senza stancare, e anche quando le cose sono imperfette, o buffe, alla fine funzionano comunque. Le ultime due serie tv che ho terminato sono proprio così, e già mi mancano.


Non sono ancora morta 
Seconda stagione

Ci è voluto esattamente un anno prima di vedere la seconda stagione di Non sono ancora morta e devo dire che come la prima resta una serie tv da vedere, ma purtroppo non è stata rinnovata per una terza stagione.
Prodotta da ABC ma da noi disponibile su Disney Plus dal 3 Luglio di quest'anno, anche in Non sono ancora morta 2 continuiamo a seguire Nell (Gina Rodriguez) e i suoi amici, mentre si destreggia fra un necrologio da scrivere per il giornale e una vita da trentenne da gestire, con nuove relazioni e le amicizie di sempre che la supportano. Ma Nell deve ancora continuare a nascondere il suo segreto: quasi come Melinda Gordon in Ghost Whisperer, la necrologista continua a vedere gli spiriti delle persone morta su cui deve scrivere.


Nonostante il successo pare che ABC non abbia voluto proseguire il progetto Not Dead Yet, e un po' capisco anche le ragioni. Si tratta alla fine di una sit-com spiritosa che anche in questa seconda stagione prosegue per buona parte con una narrazione verticale, in cui ogni episodio (in questo caso sono 10, quindi 3 in meno rispetto alla passata stagione) ha una storia che inizia e termina nel giro di circa mezz'ora. Lo stile inoltre è tipico della workplace comedy, visto che tutte le dinamiche riguardano principalmente quello che accade nell'ufficio del giornale, e i personaggi che vi navigano intorno, ognuno con la sua storia più o meno sviluppata. Ovviamente Non sono ancora morta non parla di come scrivere un necrologio, ma di vari aspetti della vita, sempre in modo leggero e garbato.
Ad esempio in questa seconda stagione si concentrano di più sugli interessi amorosi di Nell e soprattutto si parla di maternità, dell'orologio biologico che inizia a ticchettare più intensamente.


Un altro aspetto che ho apprezzato è che anche i personaggi secondari questa volta prendono più spazio e hanno un piccolo sviluppo nelle loro linee narrative. È soprattutto il rapporto fra Lexi (Lauren Ash) e Edward (Rick Glassman) ad avere maggiori scene, e c'è anche un nuovo personaggio, ovvero il padre di Lexi interpretato da Brad Garrett, che avrà un peso importante per il corso della storia specie negli ultimi episodi. 
Per far questo ho notato che la serie ha messo un po' da parte le storie dei vari "spiriti" che Nell vede, e per quanto questi dessero l'occasione di riflettere sia sulla vita che sulla morte, non è poi un grosso problema.
Un po' per tutta Not Dead Yet 2 ho avuto comunque la sensazione che erano già predisposti all'idea che non ci sarebbe stata una stagione tre, come se si cercasse di dare ad ognuno dei suoi personaggi maggiore consapevolezza e una sorta di maturazione, e io sono della scuola di pensiero che le serie tv non dovrebbero essere stirate troppo a lungo, ma un altro ciclo di episodi, che andasse ad esplorare una maggiore emotività, mi sarebbe piaciuto.
Il fatto è che Non sono ancora morta, con tutti i suoi difetti, ti fa compagnia con ironia, e finisci per affezionarti ai personaggi, anche a quelli più strambi, ma va bene così.



Trying
Quarta stagione

Per fortuna è solo un arrivederci quello con Trying, che dopo questa quarta stagione, terminata agli inizi di Luglio, è stata confermata per una quinta stagione. Secondo me questa serie tv Apple Tv+ è la perfetta accezione di "feel-good" perché hanno saputo creare dei personaggi alla fine empatizzabili, che ti sembrano quasi amici che vorresti nella tua vita.
In Trying 4, Nikki e Jason (Rafe Spall e Esther Smith) non stanno più provando a diventare genitori, ma ad esserlo realmente visto che hanno adottato due bambini che adesso sono diventati due adolescenti, perché abbiamo fatto un salto avanti di ben 6 anni.

Essere genitori in questa fase delicata della vita non è semplice, specie se i figli in questione sono stati adottati e devi in qualche modo rispondere alle tantissime domande che si pongono, soprattutto sui genitori biologici. E così Nikki e Jason cercheranno di aiutare Princess al meglio delle loro possibilità e saranno supportati come sempre dalla loro famiglia.

Trying 4 ha saputo ancora una volta portare avanti i valori della serie tv senza snaturarsi ma proseguendo con una storia e dei percorsi tutto sommato organici con quanto raccontato fino ad adesso. È vero che si sente un po' il tempo che passa, che le battute sono forse un po' più stanche e i dialoghi sembrano a volte meno brillanti, ma la famiglia Newman/Ross continua ad essere caciarona e accogliente tanto da voler stare ancora un po' con loro, e sanno ancora darci quei piccoli colpi di scena che danno ancora più ritmo alla serie.
Il peso dei quattro anni insomma si fa sentire, e non c'è mai stata una vera e propria soluzione a quella mancanza di alcuni approfondimenti che erano necessari, ma d'altronde Trying non ha mai avuto la possibilità entrare molto dentro agli argomenti, visto che gli episodi durano solo mezz'ora circa. 


Forse l'aspetto più "pesante" di questa quarta stagione riguarda la capacità di dare ai personaggi secondari una storia interessante, ed in particolare il filone narrativo di Scott (Darren Boyd), che è sempre stato uno dei personaggi più bizzarri ma che adesso sembra prendersi uno spazio per una missione da compiere, che forse non avrebbe dovuto avere. Ho invece apprezzato Karen (Sian Brooke) che sta bilanciando meglio i suoi lati, da quello cinico a quello più affettuoso, dimostrando una lenta e costante crescita.

Trying 4 porta ancora insomma quel senso di casa, di famiglia, di imperfezione, che ti fa sentire parte di questo gruppo a volte sgangherato ma umano. Qui vi parlo della quinta stagione, arrivata ad Agosto 2026.

  

I ritorni seriali che stavo aspettando, tiriamo le somme

Chiudere parentesi, spuntare elenchi, depennare liste, chiamatelo come volete ma nelle ultime settimane ho terminato un paio di serie tv tornate con nuove stagioni durante questa torrida estate. Tiro un po' le somme così ne parliamo un attimo.


Cent'anni di Solitudine 
Parte 2

Quando sembrava non ci fosse più speranza, a distanza di quasi due anni, il 5 Agosto sono arrivati su Netflix gli ultimi 8 episodi dell'adattamento del romanzo di Gabriel García Márquez. Anzi in realtà ci hanno fatto un po' penare perché il vero finale conclusivo è arrivato il 26 dello stesso mese.
Su queste mie pagine Cent'anni di solitudine è stata molto apprezzata perché per una volta Netflix ha fatto tutto giusto: avevano il consenso della famiglia dello scrittore a procedere con questo adattamento, ed hanno scelto un cast del tutto colombiano. Ma soprattutto erano stati in grado di traslare in immagini il realismo magico di Márquez, seppur la natura stessa del genere e della storia possa essere ostica per alcuni, o poco leggibile da altri, essendo così ricca, fluente ma anche articolata.

Eppure questa seconda parte di Cent'anni di Solitudine riesce meglio su certi aspetti, ma peggio su altri rispetto alla prima. Subito la stagione si apre con una piccola anticipazione di quello che sarà, ma poi si torna nel vivo di Macondo che non è più la città che José Arcadio Buendìa aveva fondato. Lentamente infatti sta cambiando faccia, sempre più stranieri si affacciano mentre la tecnologia avanza, e con l'arrivo di una stazione tutto precipita.

Il focus di questa nuova stagione è sui gemelli Aureliano Segundo e José Arcadio Segundo. Il primo finirà per sposare l'austera e fervente religiosa Fernanda del Carpio, che pretenderà un ruolo di spicco nella famiglia. L'animo sognatore di José Arcadio invece lo spingeranno a studiare i manoscritti che dovrebbero contenere tutti i segreti della sua dinastia ma anche portare quella che sarà una delle rovine di Macondo: la modernità.

La parte 2 di Cent'anni di Solitudine va a chiudere perfettamente la serie con le caratteristiche, i pregi e i difetti che già conoscevamo dalla prima stagione, ma anche con qualche variazione più o meno importante. La narrazione ad esempio mi è sembrata un po' più fluida, più veloce, più lineare rispetto a quelle linee caotiche che i primissimi episodi seguivano. Diciamo che l'avvento della modernità, porta tutto su un piano più terreno, mentre quella magia torna a far capolino solo con alcuni personaggi.
Questo non è necessariamente un male, ma ammetto che mi è parso di notare ci sia stata una gestione delle tempistiche meno efficace rispetto alla parte 1.


Penso ad esempio agli episodi dedicati a Renata: è vero che, mentre vediamo crescerla, sullo sfondo si sviluppa la faccenda della compagnia bananiera ma la storia della figlia di Fernanda sembra una parentesi quasi da soap opera, che poi non ha grossi agganci col resto. Anche la scelta di posticipare l'ultimo episodio a distanza di settimane dal resto di questa seconda stagione di Cent'anni di solitudine non ha secondo me aiutato. Le puntate da un'ora non sono esattamente adatte al binge watching, però questo finale, che è potente e chiude il cerchio, poteva essere più godibile da vedere subito.

Questa piccola flessione però secondo me non intacca quel che è e che è stato il valore di questo adattamento di Cent'anni di solitudine, che è riuscito a mostrarci un'opera così metaforica, complessa, fantasiosa e ricca di simbolismo. Quindi è comunque una serie tv che merita nonostante lo zampino di Netfllix finisca sempre per farsi riconoscere. 



Trying 
Quinta stagione

Credo che al momento Trying sia la serie tv più longeva che sto seguendo, che fra chiusure e cancellazioni arrivare addirittura ad una quinta stagione è diventato sempre più raro. E forse è ancora più raro che una serie tv rispetti il patto che ha fatto col suo pubblico per così tanto tempo. 

Trying è sempre stata quella serie tv leggera, fiocchettosa, inglese quanto basta, di compagnia e accogliente che secondo me forse non ha avuto mai quel successo virale che in fondo si meritava. Questa sua longevità ha però ripagato grazie ad una storia che non ha trovato intoppi sul suo cammino ma che come dicevo ha rispettato il patto col pubblico. Trying non ha mai voluto essere rivoluzionaria ma ha raccontato una storia coerente fino a questa quinta stagione: Jason e Nikki hanno provato a diventare genitori, e adesso stanno provando a prendersi cura dei due ragazzi che sono riusciti ad adottare non senza alti e bassi.

Il diversivo di questa stagione è Kat (Charlotte Riley, Malice), la madre naturale di Princess e Tyler che vorrebbe riallacciare i rapporti con i figli. Se Tyler sarà meno interessato alla cosa, Princess, essendo più grande, cercherà le risposte che ha sempre voluto conoscere da quella donna che in fondo è una estranea.

Questa sarà una doppia sfida per Nikki che già deve stare al passo con due adolescenti, ma adesso ci sono altre nuove dinamiche che fa fatica a capire. E poi sia lei che Jason (Rafe Spall, Bait) stanno iniziando dei nuovi percorsi lavorativi che li metteranno ulteriormente in difficoltà.

Ovviamente lo saprete se seguite Trying: quando si parla di problemi all'interno di questa serie tv, nonostante tocchi argomenti complessi e attuali, non si tratta mai di drammi interminabili. C'è sempre una battuta, una scena, un personaggio che riesce a spezzare la tensione e portare tutto ad un piano più ironico. Eppure questa quinta stagione mi è sembrata davvero ricca e profonda, ed anche un po' più matura.

Non ricordo ad esempio altri episodi in cui fra Nikki e Jason si creassero gelosie e dubbi sulla loro relazione, e questi aspetti potrebbero essere anche approfonditi di più in una eventuale prossima stagione (manca ancora la conferma ufficiale).
E poi ci sono le varie parentesi su Karen e Scott che, oltre ad alleggerire ulteriormente la narrazione con le idee strampalate di lui e i tentati di controllo di lei, danno sempre il fianco a riflessioni sulla famiglia, sugli affetti, su ciò che conta davvero. Credo che, a meno che non la vediate con estremo cinismo, sia impossibile non volere bene a questa banda di scalmanati che ne combina sempre una.
Trying è una serie tv che secondo me non sembra sentire il tempo che passa, ma che riesce ancora a soddisfarmi episodio dopo episodio e che resta uno dei titoli migliori di Apple TV. La chiusura di questa quinta stagione non mi è sembrata risolutiva, ma ancora manca un rinnovo ufficiale. 

Serie tv viste, promosse, bocciate e poco chiacchierate!

Ho atteso fin troppo per parlarvi di alcune serie tv che ho visto nelle settimane passate, ma per questioni logistiche e di tempo, non sapevo dove piazzarle. Ho pensato però di radunarle tutte qui, in breve così da chiacchierarne, perché c'è davvero di tutto: serie tv italiane e straniere, da piattaforme diverse, alcune promosse, altre bocciatissime al punto che non sono riuscito a terminarle. 


Guida astrologica per cuori infranti
Due Stagioni 


Disponibile su Netflix dal 27 ottobre 2021, Guida Astrologica per Cuori Infranti si basa su un romanzo di Silvia Zucca, ed ha come protagonista Alice, la cui vita è un po' un disastro su più fronti, soprattutto dal punto di vista sentimentale e personale, ma anche sul lavoro non sta messa meglio. Un po' una Bridget Jones torinese, ma tutto cambia quando conosce Tiziano "Tio", che fa la comparsa in una soap per la tv locale alla quale Alice lavora. Con lui infatti scoprirà il magico mondo degli oroscopi e dell'astrologia e la vita della ragazza ripartirà.


Cercavamo una serie tv leggera e che non fosse troppo impegnativa per intervallarla a telefilm più pesantoni e cervellotici e siamo ricaduti proprio su Guida Astrologica Per Cuori Infranti che avrebbe pure le carte in regola per essere una serie di comfort, seguendo ad esempio il filone di Emily in Paris, ma non ci riesce del tutto. 
Entrambe le stagioni infatti sono composte da 6 episodi dalla durata di circa 30 minuti ciascuno, e gli intenti sono leggeri e briosi. Alice come dicevo è un po' una sorta di Bridget Jones, buffa, impacciata, ironica e autoironica, ma il confine fra divertente e sciocco è molto labile in questa serie tv.


Guida Astrologica Per Cuori Infranti punta molto sulla scorrevolezza, ma si perde nel dare profondità ai personaggi: tutti infatti risultano abbastanza stereotipati e con dei dialoghi ingessati. È vero che Alice e Tio sono quelli di cui conosciamo maggiori dettaglio, ma nel corso del tempo risultano piatti, non c'è una crescita o uno sviluppo particolarmente interessanti, specie per quanto riguarda l'astrologo. Tutti quelli che ruotano intorno a loro sembrano più dei figuranti di cui sappiamo poco o nulla, e molte volte vorremmo dargli una sberla per smuoverli un po'. 


Sono poche (direi nulle) sia le risate, e i momenti romantici perdono di coinvolgimento, risultando spesso prevedibili e un po' smielati.
Solo nel quinto episodio della seconda stagione ho trovato qualche idea più nuova e interessante, ma in un contorno che di qualità secondo me ne ha poche.
Non c'è inoltre particolare differenza fra la prima e la seconda stagione, che, avendole viste una dopo l'altra, potevano essere tranquillamente accorpate in un solo ciclo. 
Sono sicuro di aver visto di peggio nella mia vita, ma l'unico vero pregio che ho trovato in Guida Astrologica Per Cuori Infranti è avermi fatto un po' rivivere il mio viaggio a Torino. 



Sanditon
Due Stagioni


Ispirandosi ad un'opera incompiuta di Jane Austen, Sanditon racconta le avventure di una giovane ragazza figlia di proprietari terrieri, Charlotte Heywood, nella Regency Era in Inghilterra. Durante un fortuito incidente Charlotte aiuterà i coniugi Parker, che vengono da Sanditon, una fiorente località che il signor Parker vorrebbe far diventare una ricca stazione balneare. Per ringraziare la giovane Charlotte dell'aiuto, i Parker la inviteranno proprio a Sanditon per farle conoscere la cittadina e magari farle sposare un buon partito.
Per Charlotte inizierà così una nuova avventura, dove incontrerà nuovi amici ed anche persone che le ruberanno il cuore, ma non sarà tutto semplice, anzi ci saranno anche momenti di sofferenza.


Non si sente parlare in giro molto di Sanditon perché in effetti ha avuto una genesi non semplice: la prima stagione, di otto episodi, è andata in onda su LaF dal 18 settembre al 9 ottobre 2020, poi sembra che l'emittente britannica ITV che la produceva, non l'abbia rinnovata. I diritti però sono passati a PBS Masterpiece che ha creato la seconda stagione, che in Italia è però andata in onda su Sky dal 20 luglio al 3 agosto di quest'anno, e si è ridotta a 6 episodi.
Ma a parte questi dettagli tecnici, Sanditon è una bella serie tv di compagnia per gli amanti dei period drama. 


Ha una trama infatti molto semplice da seguire, snella ma piacevole, che punta alla coralità della narrazione. È vero che a volte ci sono delle facilonerie in alcuni snodi, ma penso che siano voluti proprio per rendere la serie tv un piacevole intrattenimento e non un mattone troppo drammatico. Non manca certo i momenti di commozione, ma ci sono scene anche più allegre e simpatiche. 
I personaggi di Sanditon hanno un po' tutti un loro percorso, ma è soprattutto Charlotte quella che ha la maturazione maggiore. Si tenta anche di farla diventare una sorta di eroina di indipendenza, ma senza uscire troppo al contesto storico.


Dalla prima alla seconda stagione, nonostante il passaggio di testimone nella produzione, non ho notato grosse differenze. Certamente l'addio di Theo James nei panni di Sidney Parker abbassa il livello di gnoccagine, ma la sua uscita, che non vi spoilero, è comunque sensata ed ha dato l'opportunità di inserire nuovi intrighi e personaggi. Sanditon ha appunto una terza ed ultima stagione, ne parlo qui.



Trying
Terza stagione


Vi avevo promesso chiacchiere brevi, quindi vado alla svelta sulla terza stagione di Trying, serie tv firmata Apple Tv + che continua a convincermi e continuo a trovarla solida, esattamente come la prima e la seconda stagione. Dopo aver tentato di diventare genitori, Nikki e Jason adesso devono provare ad esserlo e a farlo nel migliore dei modi. Ma le sfide dell'adozione sono molteplici e non sempre possono superare tutto da soli.


Trying è tutto quello che una serie tv come Guida Astrologica per cuori infranti, per fare un esempio, vorrebbe essere ma senza riuscirci. Anche in questa terza stagione c'è tanta ironia, ci sono situazioni buffe e sopra le righe, ma ci sono anche i momenti di commozione, tenerezza, riflessione, calore e crescita. Nonostante il tempo che passa c'è ancora chimica fra i due protagonisti, ed è una serie tv giusta per la sua impostazioni, grazie all'assenza di patinature, ma con una grossa dose di normalità.
La quarta stagione di Trying è andata in onda a Luglio 2024, ne parlo qui.



Santa Evita
Miniserie


Spendo invece due parole in più per Santa Evita, di cui ho poco letto in giro, ma che merita attenzione. Miniserie in sette episodi disponibile su Star, sempre nell'ala di Disney+, dal 26 Luglio di quest'anno, e prodotta da Salma Hayek Pinault, Santa Evita vuole raccontare la vita e la morte della celeberrima Eva Peron. Una delle icone del passato, una donna forte e volitiva, molto dedita alla politica, ma la cui vita venne stroncata a soli 33 anni da un brutto male.


La sua fama è sopravvissuta nel tempo diventando una icona, ma con essa anche un alone di mistero: sembra infatti che il corpo di Evita venne imbalsamato alla perfezione, e per tre anni fu esposto in una teca, ma quando un golpe militare ribaltò il governo del presidente Juan Domingo Perón, la salma della first lady d'Argentina non poteva diventare un baluardo per i suoi sostenitori. Quindi venne tenuto nascosto per ben 16 anni, e Santa Evita cerca di raccontare quello che accadde alle spoglie di Eva durante quegli anni.


La base di questa serie tv è l'omonimo romanzo dell'argentino Tomás Eloy Martínez, che unisce fatti reali a quelle che furono alcune delle leggende, a volte anche macabre e pruriginose, riguardo ai personaggi che ruotarono intorno al corpo esanime della Perón, che assume effettivamente dei connotati quasi mistici, persino nella rappresentazione della salma. Ma scopriamo anche il vissuto della politica: muovendosi con vari flashback, Santa Evita cerca anche di raccontare il suo percorso di crescita e di vita politica e privata, inclusa l'infanzia e l'incontro con il generale argentino. E non mancano anche alcuni aspetti contraddittori della figura di Eva.


Per questo Santa Evita mi è sembrata una serie tv completa ma non didascalica, è ben recitata e ha una generale buona fattura che secondo me la rende interessante. Forse i vari passaggi fra le diverse fasce temporali a volte possono essere frammentari non avendo un ordine cronologico, ma alla fine la storia risulta chiara e comprensibile nel suo insieme.
La recitazione è misurata, non si eccede nel caricaturale o nella farsa, e gli attori sono abbastanza verosimiglianti alle persone realmente esistite. 
È una vicenda secondo me affascinante raccontata in una miniserie che merita di essere recuperata.



Serie TV di Luglio: cosa vale la pena recuperare?🤨

Luglio non ha deluso nella quantità di serie tv che sono state pubblicate qui e lì, o che semplicemente sono terminate nel corso del mese, ed anche io, sempre indietro, mi son dato da fare a concluderne diverse. 
Dal 7 al 21 Luglio è andata in onda su Sky una serie che attendevo dal 2019, ma che è arrivata da noi solo quest'anno appunto, e mi riferisco a I Luminari - Il destino nelle stelle (⭐⭐).


Un titolo decisamente pomposo ma il fatto che ci trovassimo a fine '800 e che Eva Green facesse parte del cast, mi aveva convinto subito a voler recuperare questa serie, peccato però che l'attesa non sia valsa l'impresa. 
The Luminaries ci porta in Nuova Zelanda, quando la febbricitante ricerca dell'oro spingeva uomini e donne ad avventurarsi in terre ancora poco esplorate, sperando di far fortuna. Fra queste c'è anche l'inglese Anna Wetherell (Eve Hewson) che resterà affascinata da un compagno di viaggio, al punto che arrivati a terra, vorrà incontrarlo. Tuttavia l'incontro fortuito con la misteriosa Lydia Wells (Eva Green appunto), che cambierà completamente il destino di Anna.

Le mie aspettative su I Luminari avevano forse raggiunto una vetta troppo alta, ma giuro che non sono io che mi faccio i film (si potrà dire di una serie?) perché c'erano tutti gli elementi per un prodotto ottimo, ma che alla fine non mi ha convinto. C'è infatti l'intrigo più oscuro legato ad un mistero da risolvere, c'è una storia d'amore ostacolata e che deve ritrovare la strada per rinascere, e ci sarebbe anche quella parte più esoterica, quasi magica. Quel "Il destino nelle stelle" fa infatti riferimento all'astrologia, che dovrebbe essere un ulteriore legante fra tutti i personaggi. Tuttavia ognuno di questi aspetti è troppo annacquato per dare alla serie una forza, una visione nitida, una emotività tale da convincermi fino in fondo.


È vero che I Luminari ha un'ottima composizione dal punto di vista estetico, ha una regia curata, dove i dettagli sono stati scelti con attenzione, ma è tutto trattato con così tanta superficialità, forse proprio per riempire più gli occhi dello spettatore che la sua mente, che non mi ha lasciato nulla. I personaggi sono poco approfonditi, le dinamiche fra di loro spesso sono poco chiare e coinvolgenti; la storia, nonostante alla fine sia abbastanza semplice, viene resa contorta con continui scatti fra passato e presente, non sempre chiari da cogliere. La questione dell'astrologia è così poco utilizzata che potevano anche evitarsi il secondo titolo. Tutto molto strano perché I Luminari è tratta da un romanzo, quindi doveva avere una base molto solida da cui ergersi.


Sono arrivato alla fine dei sei episodi con la curiosità ai minimi storici, ma non tutto mi è quadrato fin dall'inizio, anche solo il fatto ad esempio che Anna volesse avventurarsi in un mondo a lei sconosciuto senza sapere leggere e scrivere. Letteralmente è come se mi assumessero alla Nasa in questo momento. Dall'altro lato però The Luminaries ha una quantità di personaggi così ampia che richiede comunque molta attenzione durante la visione. Alla fine quindi richiede tanto lavoro per le sinapsi, ma non ripaga questo sforzo e secondo me non vale la pena recuperarla. 

Merita invece una serie tv sempre di Sky trasmessa dal primo al 22 luglio in otto episodi, e mi riferisco a L'assistente di volo - The Flight Attendant (⭐⭐⭐🌠).

L'assistente di volo – The Flight Attendant dove vederlo | Silmarien.it

Kaley Cuoco veste i panni di Cassandra "Cassie" Bowden, una giovane e decisamente avvenente hostess di volo, che suo malgrado si ritroverà improvvisamente coinvolta in un omicidio: Cassie infatti si risveglierà in un bell'hotel a Dubai accanto al cadavere di Alex Sokolov, uno dei passeggeri con cui aveva avuto un flirt, ma non ricorda nulla di ciò che è successo. Presa dal panico tenterà di sfuggire dalla scena del delitto, ma il rimorso e le indagini sulla scomparsa del ragazzo, la perseguiteranno. Ma a non lasciare libera Cassie ci pensano anche i suoi problemi personali e soprattutto gli affari in cui Alex era coinvolto.


Non voglio spendere troppe parole su L'assistente di volo perché è una di quelle serie da seguire e che ti tiene incollato puntata dopo puntata, anche per il colpo di scena finale ad ogni episodio. È una serie  svelta, in cui convogliano diverse linee narrative: da quella drammatica, data soprattutto dall'infanzia di Cassie, a quella più ironica, specie grazie ai dialoghi, e passando fino al thriller dato dalle indagini sull'omicidio, dove non mancano momenti di tensione e pathos.
A mantenere alto il ritmo c'è anche il montaggio, che spinge per uno sviluppo concitato delle scene. 


Kaley Cuoco porta avanti tutta la baracca in modo secondo me egregio. Non l'ho seguita durante The Big Bang Theory (che trovo una serie eccessivamente acclamata) ma la ricordo, secoli fa, in Streghe, ma ammetto che nei panni di Cassie se la cava benissimo, ha quel misto di bellezza, sensualità, pazzia ed ironia che la rendono secondo me perfetta per la parte, e riesce comunque ad oscillare bene in tutte le sfumature del suo personaggio.


Ma mi è piaciuto anche tutto il resto del cast de L'assistente di volo.
Se proprio devo trovare un cavillo a questa serie tv è il fatto che a volte richiede un po' che la soglia della credulità venga abbassata per potersi immergere completamente nella storia, ma L'assistente di volo è secondo me una delle serie da recuperare di Luglio. 
Le mie opinioni sulla seconda stagione le trovate qui. 

Sarò decisamente più breve su due seconde stagioni che mi hanno confermato l'idea che mi sono fatto su due serie tv che ho seguito l'anno scorso. La prima è Non ho Mai (Never Have I Ever) (⭐⭐⭐🌠).

Watch the Never Have I Ever Season 2 Trailer from Netflix

La prima stagione sulle avventure della giovane ragazza di origini indiane Devi Vishwakumar si era rivelata simpatica, ma non troppo sciocca, rivolta ad un pubblico più teen, ma comunque divertente e piacevole anche per noi trentenni in canna. Questa seconda stagione di Never Have I Ever è stato un degno proseguimento alla scoperta del mondo di Devi, nei suoi rapporti con gli amici e i primi amori, ma soprattutto anche nei suoi sbagli, nel suo modo di agire spesso impulsivo, ma anche nella sua capacità di voler fare la cosa giusta e di farsi voler bene.

Never Have I Ever' Season 2 Trailer: Netflix Series Returns in July |  IndieWire

Quello che ho apprezzato di Never Have I Ever 2 è che hanno espanso il focus, dando spazio alle storyline degli altri personaggi, così da poter introdurre altri argomenti (che ad esempio la considerazione delle donne nel mondo del lavoro, o i disturbi alimentari), e quindi mettendo più carne al fuoco, ma senza perdere il suo centro, che è appunto Devi. Purtroppo buona parte di questi argomenti sono trattati un po' frettolosamente e senza grandi approfondimenti, ma capisco l'intento di non drammatizzare troppo la serie. Inoltre mi è sembrato che qui e lì la serie fosse un po' troppo sopra le righe. In ogni caso Non ho mai merita di essere recuperata, specie durante l'estate quando magari si cerca qualcosa di più semplice da seguire, con episodi brevi. Qui chiacchiero della terza stagione. 

Lo stesso discorso vale per la seconda stagione di Trying (⭐⭐⭐⭐), serie tv di Apple TV + che è terminata il 2 Luglio e che ho adorato ancora una volta. 


Nikki e Jason stanno inseguendo ancora il loro sogno di diventare genitori, ormai convinti di voler seguire la strada dell'adozione, ma nel mentre la vita scorre. C'è da sostenere gli amici, i familiari, c'è da riflettere sull'amore stesso, e anche da cogliere le differenze fra due generazione, i Millennials e la Generazione Z. Trying sa essere spassosa, anzi è una delle poche serie che mi fa davvero ridere, e profonda allo stesso tempo. Non si può non voler bene e ritrovarsi in parte o in toto nella storia fra Nikki e Jason, o per lo meno, sperare di poter vivere una relazione come la loro, affiatata e sincera. 
Anche in Trying 2 scappa qualche situazione un po' eccessiva, ma non è mai nulla che scolleghi completamente la serie dalla realtà. Ho letto che è stata confermata una terza stagione e questo a riprova che Trying merita e può ancora raccontarci molto.




Film e Serie tv di Settembre: pochi ma buoni (più o meno)

Pensavo che la ripresa settembrina mi avrebbe dato una spinta a gestire meglio il mio tempo e tutti gli impegni, ed invece mi sono sicuramente perso qualcosa nel corso del mese che sta per passare. Inevitabilmente ho anche perso qualche colpo con i film e le serie tv e quindi qui sul blog, ma è stato un mese comunque positivo perché non ho vere e proprie bocciature da lamentare.

Le opinioni più tiepide le ho avute forse col nuovo film L'Uomo dei Sussurri, arrivato su Netflix a fine Agosto.


Come vi dice in review, il cast è la punta di diamante del film e fa tutto il lavoro per una sceneggiatura che non spicca per innovazione e in parte anche per logica man mano che la storia evolve. La suspense e il ritmo ci sono pure, infatti L'uomo dei sussurri è uno di quei film semplici che ti riempiono la serata, e va benissimo per questo scopo. Ma se vi aspettate qualcosa di più secondo me non riesce ad emergere in questo mare magnum attuale. Non è quindi bocciato, penso solo che ce ne dimenticheremo presto.

Meglio, ma comunque non mi ha soddisfatto al 100% anche la seconda parte o la seconda stagione di Cent'anni di solitudine, in streaming sempre da agosto ma che io ho visto poi a settembre.


Aspettavo con tanta curiosità il proseguo di questa serie, che reputo ed ho reputato una delle migliori proposte di Netflix degli ultimi anni. Resta ancora un'opera enorme proprio per sceneggiatura, messa in scena e interpretazioni anche in questa seconda parte che chiude definitivamente la serie, però mi è mancato qualcosa. La gestione dei tempi in particolare non mi è sembrata ottimale e l'idea di pubblicare il finale dopo settimane dal resto degli episodi mi è sembrata una scelta poco centrata. Se volete approfondisco qui.

A proposito di ritorni, non è una sorpresa che fra i promossi di Settembre ci troviate la quinta stagione di Trying.


Io sono un fan di questa piccola serie tv Apple Tv + tanto che vorrei durasse per sempre: sa di casa, sa di buono, sa di favola e anche di coccola ma pur sempre con un occhio più o meno cinico sulla nostra quotidianità. Mi rendo conto però che nessuna serie tv può durare per sempre e anzi auguro a Trying una degna conclusione, ma intanto questa quinta stagione mi è piaciuta. È sempre coerente, divertente e dolce quanto basta. Il ritmo continua ad essere impeccabile così come la caratterizzazione dei personaggi a cui ormai voglio bene. Aspetto insomma il rinnovo per una sesta stagione che Apple ancora non ha rilasciato.

E poi a settembre è tornata una nuova stagione di The Gentlemen, la serie tv di Guy Ritchie che invece è già stata confermata e sembra sia già in produzione con una terza stagione.


A me, che non sono proprio fan del machismo a volte un po' tamarro, The Gentlemen ha subito fatto presa grazie al cast azzeccatissimo, che in questa seconda stagione si espande con qualche cameo interessante, e ad una storia che prosegue con coerenza e nervo. La parentesi italiana è forse un po' farcita di cliché, ma sono funzionali alla storia e soprattutto dà aria alla narrazione. E poi ci sono alcuni dei nostri attori bravi e credibili. Questa seconda stagione è forse un po' più oscura, più cruda, ma io aspetto e spero che la serie prosegua proprio su questa strada, magari dandoci una sorta di Mobland ma con un pizzico di ironia e humor inglese. Staremo a vedere, ma intanto la recensione completa è qui. 

Ultima promozione di settembre va invece al film The Invite - Il piacere è tutto nostro, che merita le attenzioni che sta ricevendo.


L'ho detto e lo ripeto: non è secondo me il film più innovativo e unico che abbia visto negli ultimi tempi, ma è efficace a darci ancora una volta una finestra sempre attuale sul complicato mondo delle relazioni sentimentali. Olivia Wilde sta diventando un'ottima regista, in grado di rendere spazi e inquadrature come parte integrante della storia, e gli attori coinvolti sono più che azzeccati per i loro ruoli. Se volete sapere di più, la mia lunga riflessione su The Invite vi aspetta qui.

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