Nuove stagioni e grandi ritorni delle serie TV: pregi e problemi

Tiro un po' le somme su due nuove stagioni che sono arrivate in questo ultimo mese circa in streaming giusto per fare quattro chiacchiere su cosa promuovo e cosa magari non mi ha convinto del tutto.



Adults 
Seconda stagione

Il 30 settembre su Disney + è tornata Adults, comedy che da molti è stata definita una sorta di Friends su e per la Gen Z, ed in un certo senso è un paragone che ci sta. Non che la serie voglia confrontarsi con un cult, ma Adults alla fine gira intorno ad un gruppo di amici che convive insieme e cerca di cavarsela come può, sopravvivendo a lavori stressanti e precari, dinamiche familiari, relazioni amichevoli e sentimentali da far quadrare. Insomma sembra la solita sit-com divertente e di compagnia ma ad avermi colpito nella prima stagione di Adults era stato non solo il grado di intrattenimento ma soprattutto la chimica fra i personaggi.

Per quanto io non abbia esattamente l'età dei protagonisti, le vicende che riguardano Samir (Malik Elassal), Billie (Lucy Freyer), Issa (Amita Rao), Anton (Owen Thiele) e Paul Baker (Jack Innanen) offrono comunque uno spaccato del nostro quotidiano in cui è facile ritrovarsi e che finisce per attirarti.

Si passa dai problemi lavorativi di Billie a Paul Baker, che in questa stagione trova più spazio, un po' come era successo ad Anton nella precedente, tra amici segreti e una puntata conclusiva dedicata proprio a lui. Ancora una volta Adults punta ad una narrazione quasi esclusivamente verticale, dove ogni episodio ruota attorno a qualche casino combinato dai protagonisti e alla sua risoluzione. Questa seconda stagione, che era stata preceduta da una puntata speciale mai doppiata da Disney, ha un approccio leggermente diverso rispetto alla prima: è meno un papello su vizi e virtù della Generazione Z, è più che altro una tragicommedia con punte demenziali e con dei dialoghi fiume con battute più o meno riuscite che portano spesso alla soluzione dei problemi.
Adults è un po' dolce, un po' sboccata, un po' eccessiva, ma trova una coerenza sua e secondo me ancora una volta funziona come stagione perché ci si affeziona ai personaggi e la loro affinità interna si vede.


Il prezzo da pagare è che la narrazione orizzontale, che è quella che alla lunga ti fa affezionare ad una serie tv, viene meno, e quindi anche lo sviluppo più profondo dei personaggi si trova in una sorta di stand by. Non voglio dire che i protagonisti non fanno scelte o non creano dinamiche, ma quel sottofondo di paure, ansie e criticità viene spolverato di zucchero e risate per farlo rientrare in un contesto più leggero. Penso ad esempio a Billie che mi è sembrata più preoccupata di non poter ottenere un lavoro per colpa di un vecchio post su Facebook che delle reali conseguenze di essere ancora disoccupata.
La verità è che serie tv come Adults devono raccogliere in 8 episodi quello che altre produzioni del passato, come Friends, facevano in oltre 20 puntate: creare una narrazione ricca, interessante con personaggi tridimensionali e storie un pelo più complesse.

Questi elementi che ho sottolineato per la seconda stagione si notano in un momento di recap revisionale, ma di base credo che Adults 2 funzioni, e con un finale così aperto non resta che sperare nel rinnovo per una terza stagione. 


The Diplomat 
Quarta stagione

Il 15 Ottobre siamo invece tornati in ballo con Kate (Keri Russell) e Hal (Rufus Sewell) Wyler nella quarta stagione di The Diplomat, serie tv su cui sono sempre stato abbastanza critico.
Nonostante infatti gli enormi pregi e l'altrettanto grande potenziale della produzione, non ho mai potuto non notare i limiti della sua impostazione. Eppure questa quarta stagione mi è piaciuta, seppur non siano stati rattoppati quei buchi che sono sempre stati i punti deboli della serie.
In The Diplomat 4 ci sono infatti alcuni sviluppi interessanti, sembra quasi un valzer a quattro: da un lato abbiamo la nostra ambasciatrice Wyler e il marito, diventato adesso vicepresidente che, seppur a fatica, stanno ricucendo la loro coppia; dall'altro lato hanno più spazio la presidente Penn (Allison Janney) e il First Gentleman Todd (Bradley Whitford). Lavorare gomito a gomito, seppur in ruoli molto diversi, e con uno scacchiere internazionale pronto ad esplodere non sarà affatto semplice, e poi un attentato alla presidente creerà un ulteriore livello di tensione.

Girando spesso e volentieri sulle tensioni fra Stati Uniti e Inghilterra, con la Russia da tenere a bada per colpa del sottomarino nucleare in avaria dotato dell'arma Poseidon, di cui eravamo venuti a conoscenza nella passata stagione, The Diplomat 4 è secondo me una stagione che si lascia seguire molto volentieri. Come dicevo avere dei personaggi nuovi che prendono la scena, e che sono comunque ben strutturati e interessanti, oltre che ottimamente interpretati, ha secondo me dato una spinta alla stagione e alla serie tv in generale. 

Il pregio di questa serie Netflix, che si conferma anche questa volta, è che ci porta proprio nella sala dei bottoni e ci mostra che quelle scelte che possono cambiare le sorti nostre e di interi stati, sono spesso prese da persone incasinate come noi. L'inner joke di The Diplomat, la sua parte più ironica è sempre stata questa: diplomatici, capi di stato, politici e tecnici sono tutt'altro che persone di polso e infallibili, ma spesso sono spinti dalle loro convinzioni. Lo vedremo in questa quarta stagione sia con Kate ma soprattutto con la Presidente Penn, le cui azioni poco "diplomatiche" porteranno ad una grossa crisi.

Il problema, che ormai è diventato strutturale, è che la serie basa tutto su dialoghi costanti, stretti, battenti che spiegano, raccontano, diventano il mezzo per lo scontro o per il chiarimento, a volte girano intorno sempre agli stessi argomenti, altre fanno cadere un castello di carte. Si parla moltissimo in The Diplomat, ma poi sono pochi i momenti concreti in cui quelle parole diventano fatti. In questa stagione ne abbiamo alcuni, è vero, ma ci si arriva dopo appunto parecchio tempo ed essere stati quasi sfiniti da una certa ripetitività dello schema.

Questa quarta stagione di The Diplomat mi è comunque piaciuta perché scorre bene, non avendo troppi intoppi e rallentamenti su questioni che alla fine non ci interessano. Minacce, intrighi e questo gioco delle coppie hanno fatto il resto. Rimangono però quei dubbi che da sempre sollevo su questa serie: l'impatto scenografico e visivo, e le ottime interpretazioni non possono sopperire a questo fiume di parole che poi quasi mai ci mostra le sue conseguenze. In Diplomat 4 il finale ci dà almeno quello scossone che aspettavo da tempo e lascia un portone spalancato, ma spero che la quinta stagione non ci rinchiuda ancora in quattro mura. 

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