Un grande classico della letteratura è arrivato in streaming con un adattamento perfetto per chi come me ama le serie TV in costume. Ci porta negli Stati Uniti di fine Ottocento e mi ha incuriosito fin da subito per il cast e le ambientazioni. Ma La Valle dell'Eden ha soddisfatto le mie aspettative?

Arrivata su Netflix il primo Ottobre, La Valle dell'Eden ha qualche retroscena interessante. Non è solo l'adattamento del romanzo di John Steinbeck, ma questa miniserie è stata creata da Zoe Kazan, che io ho conosciuto come attrice ne Il complotto contro l'America, nipote del regista Elia Kazan il quale aveva già diretto la sua versione dell'opera letteraria in un film che portò alla ribalta James Dean nel 1955.
Racchiudere le vicende de La Valle dell'Eden in una trama non è propriamente fattibile visto che il romanzo ha oltre 700 pagine, ma vi do giusto delle direttive. Siamo negli Stati Uniti a cavallo fra '800 e '900 e conosciamo i fratelli Adam (da adulto interpretato da Christopher Abbott, Povere creature) e Charles (Mike Faist, Challengers) Trask, figli molto diversi di madri diverse ma che condividono un padre duro, severo e poco propenso a nascondere le sue preferenze. Un equilibrio familiare ballerino che viene spezzato dall'arrivo della conturbante Cathy Ames (Florence Pugh, We Live in Time), che sposerà Adam e metterà alla luce due fratelli, Caleb e Aron, legati da un destino molto simile a quelli del padre e dello zio.

Non avendo letto il romanzo di Steinbeck né avendo visto il film di Kazan, per me era quasi tutto nuovo e non avevo metri di paragone per giudicare questa miniserie Netflix, ma posso sicuramente dirvi che mi è piaciuta e che la trovo meritevole e ben fatta. Ma mi toglierò sicuramente qualche sassolino dalla scarpa.
La Valle dell'Eden come dicevo mostra ampiamente una delle qualità di Netflix: un grosso budget che può portare ad una messa in scena sontuosa, ricca, dettagliata, appagante visivamente grazie a paesaggi e fotografia praticamente perfetti, e ovviamente ad un gruppo di attori di primo livello.
È un lavoro interessante perché, pur restando ben confinata nel periodo storico, East of Eden ha un respiro contemporaneo abbastanza presente che riesce a rendere la storia narrativamente quasi fuori dal tempo. Le vicende dei Trask e di Cathy sono ricche di tematiche che tutt'ora sono attuali e condivisibili, come i rapporti disfunzionali, i traumi generazionali, l'ambizione, l'amore a volte ossessivo, e il contesto socio-economico-storico-culturale.

La Valle dell'Eden però ha anche una cornice tematica più ampia perché, un po' come in Cent'anni di solitudine, i personaggi si ritrovano bloccati in un destino che li ha segnati da sempre, ma tentano di far emergere la loro responsabilità individuale e di lottare per trovare il loro spazio. E non tutti ci riusciranno.
Il titolo dell'opera è un riferimento biblico che la serie di Zoe Kazan riesce secondo me a raccontare e trasmettere bene, e lo fa soprattutto attraverso Cathy. Misteriosa, oscura, frutto dei suoi traumi ma anche mossa da una forza interiore che la rende complessa, il personaggio di Florence Pugh prende il sopravvento nella serie coprendo interi episodi con la sua prospettiva, anche passata, e questo è un bene e un male al tempo stesso. Cathy è una protagonista interessante, ricca di chiaroscuri che appunto la rendono attuale, volutamente non sempre empatizzabile, e a volte una burattinaia inquietante, ma la sua backstory ha un costo.

Nonostante infatti i sette episodi da quasi un'ora, La valle dell'Eden secondo me soffre nei passaggi temporali e quindi, di riflesso nel mostrarci l'evoluzione psicologica dei personaggi. Inoltre i personaggi secondari soffrono ancora di più nel trovarsi uno spazio abbastanza ampio per poter non essere quasi solo funzionali alla narrazione. Mi riferisco soprattutto a Caleb e Aron che per me non riescono a dare qualcosa in più che essere le controparti di una rivisitazione del mito di Caino e Abele.
Ma è soprattutto il finale, quando dovrebbe confluire tutto il dramma e la potenza della serie, che mi son trovato a storcere il naso perché mi è sembrato particolarmente frettoloso.
Come dicevo poco più su, penso che La valle dell'Eden sia una delle produzioni recenti di Netflix più meritevoli di attenzione, e vicina alla cinematografia di qualità, e capisco che un romanzo così ampio doveva portare a delle scelte. Pur essendo più impattante secondo me ad esempio de La mia brillante carriera, credo si potesse trovare un maggiore equilibrio fra tutti questi elementi e darci il tempo di elaborare le conseguenze emotive e narrative degli eventi.
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