Due film tratti da storie vere in streaming, perché vederli (e perché no)

Mi sono avvicinato, senza troppe aspettative e in circostanze diverse, a due film, entrambi ispirate a storie vere e recenti, che raccontano due storie molto diverse tra loro, per epoca e personaggi, ma entrambi parlano in modo differente di famiglia, con punti di forza ma anche debolezze. 


Familia (2024)


Genere: drammatico 
Durata: 124 minuti
Regia: Francesco Costabile
Uscita in Italia: 2 Ottobre 2024 (Cinema/Prime Video)
Paese di produzione: Italia

Licia (Barbara Ronchi) è una donna che dà tutto per la sua famiglia, lavorando e accudendo i suoi figli Alessandro (Marco Cicalese) e il più piccolo Luigi (Francesco Gheghi), ma deve fare i conti con suo marito Franco (Francesco di Leva), un uomo brutale e violento, che entra ed esce dal carcere. Una volta tornato libero, e visto il continuo atteggiamento aggressivo e prevaricante di Franco, Licia sarà costretta a prendere provvedimenti per salvaguardare i suoi figli; tuttavia anche lei verrà allontanata da Alessandro e Luigi.

Dieci anni più tardi i due ragazzini non saranno più così piccoli, ma purtroppo avranno assimilato il peggio dall'ambiente disfunzionale in cui sono cresciuti. Luigi in particolare è diventato un giovane uomo schivo, a volte anche lui aggressivo, e si è avvicinato a partiti di estrema destra in cui cerca una qualche forma di identità. Tuttavia l'ennesimo ritorno dal carcere del padre, porterà ad ulteriori tensioni nella sua famiglia, ma questa volta Luigi non è più un ragazzino disposto a sopportare quei soprusi.


Tratto dal romanzo biografico di Luigi Celeste, l'unico motivo per cui Familia mi aveva incuriosito è stato la presenza di Tecla Insolia, colpito dalla sua interpretazione in L'arte della gioia, e che qui in realtà prende il ruolo, poco centrale, della fidanzata di Luigi.
Mi sono ritrovato quindi senza aspettative mirate a seguire il film di Francesco Costabile, che ha un taglio interessante: da un lato è appunto un film biografico drammatico, che racconta efficacemente uno spaccato purtroppo non così raro da trovare in alcune famiglie, seppur con variabili differenti; dall'altro lato sembra quasi un thriller psicologico, quando Familia mostra queste violenze e le dinamiche fra Luigi, Franco e Licia.


I toni si fanno cupi, intensi, quasi claustrofobici e inquietanti, per raccontare una storia di violenza domestica da cui i protagonisti sembrano impossibilitati a sfuggire. Uno stile che riesce ad essere retto da attori capaci che si sono calati nei ruoli con altrettanta intensità, e che giustamente si sono beccati candidature e vittorie ai recentissimi David di Donatello.

Ci sono aspetti che però mi hanno tenuto fuori da Familia, a cominciare dalla durata che non è supportata da un ritmo costante e adeguato. Ma ho sofferto soprattutto alcune scelte stilistiche, come il continuare a bisbigliare alcune battute o scene troppo scure per essere seguite con attenzione. L'impressione che ho avuto è che Familia si volesse smarcare in tutti i modi dall'essere categorizzato come un dramma televisivo, con delle scelte creative che mi sono sembrate a volte delle sovrastrutture. Anche la musica ad esempio, a volte mi ha dato l'impressione di sovrastare le scene. 

Da un punto di vista puramente tematico invece, come dicevo Familia mi sembra un film efficace nell'aprire una finestra su un dramma familiare così difficile, ma dall'altra parte non solo non ne mostra le motivazioni, ma non riesce secondo me a creare un distacco o in qualche modo sottolineare la problematicità delle scelte di Luigi specie nell'affiancarsi a gruppi di stampo fascista. In più punti del suo film, Costabile, che è anche fra gli sceneggiatori, sembra a volte delegare lo spettatore di eventualmente capire o criticare certe scelte, non mostrandoci la genesi.
Purtroppo le interpretazioni dei bravi attori non bastano a raccontare un fenomeno come quello delle violenze domestiche, che ha implicazioni, sfumature e risultati molto stratificate, non solo private, ma anche socio culturali. E Familia, pur provandoci, non riesce a trovare la sua prospettiva univoca. 


Nonnas (2025)


Genere: commedia
Durata: 111 minuti
Regia: Stephen Chbosky
Uscita in Italia: 9 Maggio 2025 (Netflix)
Paese di produzione: USA
Joe Scarabella (Vince Vaughn) è un ragazzino italo-americano fortemente legato alla sua famiglia, ed in particolare alla madre Maria ed alla nonna, tipiche donne italiane appassionate della cucina tradizionale. Siamo negli anni '80 e Joe è affascinato da quel rito del cibo e della convivialità. Ma il tempo passa, e quando sua madre verrà a mancare a seguito di una malattia, Joe, diventato un uomo, decide di far rivivere quei ricordi e quella passione che la sua famiglia gli ha tramandato, attraverso un ristorante, l'Enoteca Maria.

Peccato però che Joe non navighi nell'oro, e fra problemi finanziari e burocratici, avrà bisogno dell'aiuto di tutti i suoi amici, in particolare Bruno (Joe Manganiello) e sua moglie Stella (Drea de Matteo), ma anche alcune vecchie conoscenze, come Olivia (Linda Cardellini) con cui andava a scuola.
Ma per ricreare il sapore delle tradizioni, Joe capirà che solo chi le ha creato può davvero riportarle in vita, e così assumerà un team di nonne italiane a dargli una mano. 


Ispirandosi alla storia vera di Joe Scaravella e alla nascita del suo ristorante, che dal 2007 è ancora aperto a Staten Island, Nonnas è un film farcito di nostalgia e che punta molto a ripescare quel senso di famiglia, di tradizione, di comunità che è molto caro al cinema americano, specie se legato ad all'italianità. 
Si cambia quindi completamente umore rispetto al film di su: Nonnas pur con un inizio agrodolce, prosegue su temi indubbiamente più leggeri e cerca di buttarla spesso e volentieri in caciara con battute e sketch più ironici.

Ad avere la meglio in tal senso sono proprio le nonne, interpretate da attrici come Lorraine Bracco, Brenda Vaccaro, Talia Shire e Susan Sarandon, ognuna con le sue caratteristiche. In termini di cast hanno comunque fatto un buon lavoro, perché quasi tutti gli attori hanno un collegamento personale con l'Italia, e non hanno preso ad esempio messicani o spagnoli per queste parti.
Ma, oltre ad essere leggero e scorrevole, non c'è molto altro di positivo che possa dirvi su questo film Netflix.


Nonnas cade infatti in molti stereotipi e cliché con cui gli stranieri dipingono noi italiani, da queste musiche datate, le classiche tarantelle e mandolini, fino alla gestualità. La cosa che più mi ha lasciato perplesso è proprio l'introduzione: ci troviamo negli anni '80, ma per dare un tocco più accogliente e retrò, e recuperare uno specifico immaginario, sembra quasi di stare negli anni '50. 

Senza offesa ovviamente per le persone realmente coinvolte, non creo che Nonnas avesse una storia così potente da meritare un film, specie così lungo, che risulta prevedibile. Ci sono passaggi nella storia che mi sono sembrati anche forzati, giusto per tentare di creare ulteriori difficoltà per il protagonista: un esempio è l'apertura del locale, capitato in un giorno di pioggia e quindi senza clienti, come se non si potesse ripetere l'evento e invitare amici e conoscenti, come si vedrà più avanti.

Tra l'altro Nonnas naviga un po' in una zona grigia che non la rende una commedia particolarmente divertente né un dramma così potente da suscitare particolare emotività secondo me.
Resta quindi un film da serata disimpegnata, che vi può fare conoscere una storia che magari ignorate, e che può portarvi alla mente qualche ricordo, ma lì finisce.



Celimax The Vita-A Retinal Shot Booster, il trattamento virale che mi ha stupito!

L'algoritmo di Instagram continuava a propormelo e, in effetti, il The Vita A Retinal Shot Tightening Booster di Celimax ha tutti quegli ingredienti di cui ormai non posso fare più a meno, per cui non potevo non provarlo. 

INFO BOX
🔎 Yesstyle (codice sconto PIER10YESTYL), Stylevana, Amazon
💸 €10
🏋 15ml
🗺 Corea
⏳ 6 Mesi/scadenza sulla confezione
🔬 //

Azienda coreana nata nel 2019, Celimax nel tempo si è affermata e fatta conoscere grazie ad alcuni prodotti ben studiati. Il nome stesso del brand nasce dalla fusione delle parole  "cell" e "climax", a suggerire quanto mirino nel creare formule particolarmente performanti, che agiscano in profondità.

La linea The Vita A potremmo dire che è composta da due prodotti, ma io ho scelto il Retinal Shot Booster perché è pensato come un trattamento per aree specifiche del viso, dove la texture della cute appare più irregolare e abbiamo rughe o segni di espressione dovuti alla perdita di collagene. Quindi la zona del contorno occhi, ma anche la fronte, il collo, le rughe della marionetta e nasolabiali, e aree con magari pori dilatati e cicatrici.
L'ingrediente principale del Retinal Shot Tightening Booster non è il retinolo ma appunto il retinale, esattamente allo 0.1%, quindi uno step extra nella catena dei retinoidi, in una forma particolarmente piccola e incapsulata in liposomi, sempre per migliorarne l'assorbimento e rendere la vitamina A stabile. 


Ma soprattutto contiene 20.250 A-Shot™, particelle finissime, 16 volte più piccole di un poro a quanto dichiara Celimax, di spugna idrolizzata, che creano un effetto microneedling. Avevo già parlato qui di questi prodotti coreani particolarissimi, che hanno questi microscopici aculei volti a far penetrare più a fondo gli attivi del prodotto ed ha un effetto stimolante per la cute.

È una sensazione particolare, che ricorda un po' uno scrub, ma meno aggressivo, e la stessa Celimax avverte che il Retinal Shot Tightening Booster dà un leggero formicolio durante l'uso, ma è completamente normale. Tra l'altro, lo trovo molto più sopportabile rispetto all'altro siero che avevo provato tempo addietro, perché contiene meno di questi "A-Shot", e non dà troppo fastidio su aree più delicate del viso.

Tornado alla formulazione, oltre a queste sostanze che in maniera generica potrei definire rigeneranti, questo trattamento contiene anche l'1% di pantenolo, lenitivo, addolcente e idratante, che si sposa bene con l'arginina, niacinamide, glicerina, ma anche tocoferolo e acido ascorbico, qui credo più usato per la sua funzione antiossidante che illuminante.

Celimax dice poi che questo Retinal Shot contiene anche il 3% di Matrixyl 3000, peptide che stimola la produzione di collagene ed elastina, ma io lo vedo alla fine dell'INCI, quindi sarà un mistero della chimica. Questi peptidi fanno un'ottima accoppiata con l'adenosina, a sua volta attivo anti rughe.

Il Retinal Shot Booster si presenta come una cremina abbastanza leggera, inodore e facile da stendere, con la tipica colorazione giallo brillante dei prodotti ad alta concentrazione di retinoidi, e va ovviamente usato su pelle detersa, dopo sieri più acquosi, su quelle aree in cui vogliamo una azione mirata. 

È un trattamento notturno non solo perché la vitamina A è instabile alla luce, ma anche perché può lasciare un lieve alone giallastro sul viso. Non ho notato che ad esempio macchiasse le federe del cuscino, ma personalmente faccio la routine serale abbastanza prima di dormire, e in genere mi prendo i miei tempi, magari aspettando fra uno step e l'altro.

Su di me, che comunque ho maturato una certa esperienza con i retinoidi, il The Vita A Retinal Shot Tightening Booster non ha dato alcun problema, se non appunto quel pizzicore che alla fine non dà fastidio. Ovviamente tocca organizzarsi secondo le proprie esigenze e la stessa azienda suggerisce di applicare poco prodotto a sere alterne per le prime due settimane, così da far abituare la pelle e non avere irritazioni. Ma questa non credo sia una novità.

Nonostante Celimax dica che i risultati siano visibili già dopo due settimane, la mia recensione su questo prodotto arriva dopo averne usato oltre metà flacone, ovvero dopo circa un mese e mezzo d'uso applicandolo tutte le sere su contorno occhi, ruga frontale e su collo. Come vi anticipavo, non ho riscontrato problemi come rossori o fastidi, ma dopo circa un 30 giorni ho notato che il mio contorno occhi sinistro era leggermente più secco, soprattutto applicando il correttore, ma non avevo fastidi. È stata una situazione transitoria che è migliorata applicando una crema idratante dopo il Retinal Shot Tightening Booster. D'altronde avendo già il contorno occhi secco, e potendo rientrare fra le pelli non più tanto giovani, credo sia normale che possa avere bisogno di una accortezza in più.


Fatte le dovute premesse posso dirvi che a me questo prodotto Celimax è piaciuto tantissimo: è semplice da usare, l'ho incorporato subito nella mia routine, e adoro l'applicatore che consente di non sprecare prodotto ma dosarlo solo dove si vuole. Ho voluto aspettare per parlarne perché non mi sembra che nelle prime due settimane mi abbia dato un miglioramento significativo. Tuttavia nel tempo ho notato soprattutto che nella zona del contorno occhi la pelle è diventata visibilmente più levigata e compatta, meno sottile, meno propensa a segnarsi magari mentre sorrido.

È vero che negli ultimi tempi (per non dire anni) ho prestato maggiore attenzione alla cura della zona perioculare perché, da buon miope l'ho spesso maltrattata, ma il Retinal Shot Booster Celimax mi è sembrato che desse un vero contributo alla mia routine del contorno occhi.
Anche le rughe del collo, quelle orizzontali o "anelli di Venere", mi sono sembrate meno visibili, ma considerate che in molti casi, come il mio, sono semplicemente congenite.
Lo sto usando poi in maniera più che altro preventiva sulla zona nasolabiale, perché non ho rughe al momento ma non le voglio nemmeno far formare.

Sappiamo bene che un unico prodotto non fa il miracolo, ma mi è sembrato che questo meriti davvero una chance e un po' di pazienza, soprattutto se siete amanti dei retinoidi e volete potenziare la vostra skincare.


Lo conoscevate?



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Le mie opinioni sulle dramedy (imperfette ma riuscite) di Netflix

Netflix ogni tanto riesce a creare qualcosa che funziona, e lo fa bene. Ho terminato da poco infatti due serie tv con più pregi che difetti, che rientrano nella macrocategoria delle dramedy. Vi dico la mia.


Storia della mia famiglia 
Prima stagione


Ero quasi in procinto di lasciarla lì, senza darle una chance, ma quando ho saputo che Storia della mia famiglia era stata rinnovata per una seconda stagione, ho pensato fosse arrivato il momento di recuperarla. 
È arrivata su Netflix il 9 Febbraio di quest'anno e si è fatta subito notare con una certa curiosità, complice forse la presenza di Eduardo Scarpetta, che si sta rivelando sempre più un attore capace.

La storia è quella di Fausto (Scarpetta appunto), un giovane uomo con due figli ancora piccoli, Libero e Ercole, che sta per morire (non è uno spoiler, ce lo dicono subito) a causa di un tumore incurabile. Sapendo che sono gli ultimi suoi giorni, Fausto decide di organizzare al meglio il futuro dei bambini, coinvolgendo sua madre Lucia (una sempre calzante Vanessa Scalera), il fratello Valerio (Massimiliano Caiazzo, ma anche i suoi due amici di sempre, la precisina Maria (Cristiana Dell'Anna) e l'incasinato Demetrio (Antonio Gargiulo).

Attraverso messaggi vocali, passaggi fra il passato e il presente e ricordi, Storia della mia famiglia ci mostra un Fausto vitale e giocherellone, il classico tipo che, come si suol dire, prende a morsi la vita per farla sua. È un uomo attento alla crescita dei suoi figli e con altrettanta cura decide di lasciare a tutti gli effetti un testamento umano a Libero ed Ercole, e dare a loro una grande famiglia allargata.

Più che quindi una serie tv in divenire, con un crescendo degli eventi, Storia della mia famiglia tende ad approfondire le dinamiche umane, familiari, sentimentali e amichevoli dei suoi protagonisti. Sono soprattutto i flashback che ci danno modo di scoprire ad esempio il rapporto fra Fausto e la madre dei suoi figli, Sarah (Gaia Weiss), o la relazione difficile che ha avuto con sua madre Lucia, spesso assente e poco tradizionale. 
Nonostante temi comunque densi, dalla malattia alla morte, dai rapporti genitoriali a quelli amichevoli spesso complessi, questa serie tv Netflix sa trovare più di un modo per far sorridere, per alleggerire la narrazione. 

La durata, solo sei episodi che spesso non sforano i 40 minuti, la rendono ancora più approcciabile, ma devo avvisarvi che ci sono altri aspetti meno riusciti.
Il primo su tutti è l'esagerazione: in Storia di una famiglia si discute spesso, i toni si alterano e alzano velocemente, e si urla, a volte in maniera sensata, altre mi è sembrato in modo gratuito. Nel quadro d'insieme sembra che per Fausto e i suoi ogni occasione sia buona per litigare, e mi sembra un po' troppo. A volte ho anche avuto l'impressione che capitassero tutte a loro, in momenti anche poco utili alla narrazione in generale, come ad esempio Fausto e Maria che arrivano quasi allo scontro con un meccanico, così, a caso.

Dall'altra parte ci sono i dialoghi, che nei momenti più riflessivi diventano un po' troppo impostati e poco spontanei. Mi ha fatto poi ridere vedere Lucia e Valerio prima in difficoltà a tradurre una conversazione in inglese e poi cantare perfettamente a memoria una canzone sempre in inglese. 

Il terzo aspetto riguarda una certa stereotipia e mancanza di originalità, che purtroppo sembrano immancabili nelle produzioni Netflix. Sempre nell'ottica di caricare di temi la narrazione, ci propongono ad esempio la madre indipendente, assente e poco calorosa, o il fratello che cade nel giro delle droghe senza però darci approfondimenti. Magari lo faranno con la seconda stagione, ma intanto sembrano scelte più di "comodo" per lo sceneggiatore.
Le soluzioni creative inoltre, come ad esempio l'uso dei flashback, non spiccano di originalità.

Per fortuna, le interpretazioni solide e la fluidità generale, rendono Storia della mia famiglia un titolo comunque piacevole da vedere, con momenti intensi e ancora potenzialità da esplorare.
Qui vi parlo della seconda stagione, arrivata a Giugno 2026.



North of North
Prima stagione

Si alleggeriscono sicuramente le cose con North of North che, pur essendo una dramedy, ha comunque tematiche meno "estreme".

Come da titolo, ci troviamo al nord del mondo, l'Artico Canadese, in mezzo a una comunità Inuit, ed in particolare conosciamo Siaja (Anna Lambe), una giovane donna e madre che improvvisamente si allontana dal marito Ting. Quello che però sembra un colpo di testa, è in realtà una decisione covata da tempo: il marito è infatti un narcisista egocentrico che prende poco sul serio Sjaja, così lei si ribella e, nonostante la loro figlia, decide di mettersi al primo posto per una volta, aprendo una nuova parentesi nella sua vita alla riscoperta di se stessa e della sua individualità.
Così conosciamo man mano il rapporto difficile con la madre, con quel padre che non ha mai conosciuto; si prospettano anche nuovi amori ed un nuovo lavoro per Sjaja.

Creata da Stacey Aglok MacDonald e Alethea Arnaquq-Baril, entrambe Inuit, e arrivata il 10 Aprile su Netflix, North of North è, come dicevo, più una commedia che una serie tv drammatica, che unisce alcune delle dinamiche che conosciamo, unendole alle tradizioni e allo stile di vita della comunità Inuit, un po' ai confini del mondo. Si passa infatti attraverso la comedy declinata ad esempio nell'ambito di un ufficio, con un capo poco accomodante, e ci si spinge verso una parentesi più romantica e in generale più personale. 

Il personaggio di Sjaja, seppur appartenente ad una cultura particolare, mi ha ricordato altre protagoniste femminili, da Devi di Non ho mai..., a Victoria di Envidiosa, ma pure Nell di Non sono ancora morta. La protagonista di North of North è infatti una giovane donna mossa da buone intenzioni, ma spesso maldestra, imperfetta e a volte troppo istintiva, ma che alla fine cerca di fare il meglio per tutti.

North of North trova un po'  (non troppa) di profondità non solo nei riferimenti alla comunità inuit e, in contrasto, all'appropriazione culturale, ma anche in tematiche più universali, come il femminismo, le aspettative familiari e quelle della società, ma anche quando si parla di rapporti genitoriali difficili e contrastati, e le relazioni sentimentali tossiche.

Non è quindi un capolavoro di originalità, ma questa serie tv Netflix tiene compagnia, è di comfort, ti strappa qualche sorriso e si lascia seguire volentieri, visto che la prima stagione dura otto episodi da circa 30 minuti ciascuno
La seconda stagione di North of North è stata confermata e quindi tornerà presto in streaming, mi auguro con qualche momento più divertente, ma soprattutto che ci dia l'opportunità di conoscere meglio gli altri suoi personaggi. 



Ho testato il Nuovo Trattamento Illuminante Garnier alla Vitamina C, ecco come funziona davvero✨

Garnier sta sfornando tantissimi prodotti interessante per la cura della pelle, e di recente ha espanso la linea alla Vitamina C con una novità, il Trattamento Liquido Illuminante pensato per donare luminosità al viso e uniformare l'incarnato. 


INFO BOX
🔎 Grande Distribuzione, Redcare, eFarma
💸 €8
🏋 120 ml
🗺 Polonia
⏳  12 Mesi
🔬 Vegan, Cruelty Free

Su Instragram vi avevo mostrato un pacchetto che la stessa Garnier mi ha inviato da testare, contente appunto alcuni prodotti della linea Illuminante, ed ho voluto subito mettere alla prova questo Trattamento Liquido perché mi sembrava il più interessante e diverso dai prodotti lanciati fino ad ora.

È arricchito con una miscela al 10% di Vitamina C, Glicerina, Acido Salicilico e Niacinamide, quindi una formulazione che vuole idratare la pelle, ma uniformarne l'aspetto in maniera trasversale. 
Come variante di Vitamina C Garnier ha scelto l'Ascorbyl Glucoside, una forma stabilizzata antiossidante e illuminante. La niacinamide (vitamina B3) invece aiuta a inibire la produzione di melanina, contribuendo quindi ad una azione anti macchia, ma sappiamo che rafforza la barriera cutanea e regolare la produzione di sebo.
L'acido salicilico (BHA) è noto per contrastare impurità ed ha una azione esfoliante ma non risulta fotosensibilizzante. Sicuramente però tocca usare la protezione solare durante l'uso, specie se vogliamo contrastare a tutto tondo la formazione di macchie.

Il Trattamento Liquido Garnier alla Vitamina C promette una pelle più luminosa già dopo una settimana di utilizzo e si presenta come una emulsione leggera e fluida, dalla profumazione fresca, da applicare mattina e sera. La potrei quasi definire una essence, da applicare dopo la detersione ma prima di un siero viso, per poi completare la skincare. Si può picchiettare con un dischetto di cotone, ma io preferisco usare direttamente le mani, così da evitare sprechi.

Per me è stato facile introdurre questo Trattamento Liquido nella mia skincare, anche se ho sicuramente dovuto correggere un po' il tiro sugli step da usare prima o dopo, perché si tratta di un prodotto che già da solo regala una buona idratazione, che non risulta appiccicoso su di me, ma avvolge la pelle.
Per capirci, non è impalpabile come un siero acquoso, quindi tocca un po' regolarsi: le cuti normali o secche possono usare questo Trattamento Garnier in una routine più strutturata e completa, a le pelli più grasse e miste potrebbero ritenerlo già più che sufficiente come prodotto idratante, da far seguire dall'SPF. 
In generale comunque non ho trovato problemi a stratificarlo con altri prodotti.


Ok, ma questo punto vi chiederete, come agisce il Trattamento Vitamina C Garnier sulle macchie? Come vi dicevo, la promessa dell'azienda è quella di una pelle più luminosa e liscia dopo solo una settimana, ma io ho voluto attendere per raccontarvi la mia esperienza ed avere una visione più completa. Posso dirvi che sicuramente questo trattamento mi ha aiutato a rendere l'incarnato in generale più bello, luminoso ed omogeneo. Specie al mattino mi accorgo come la mia pelle appare più sana e carina. In particolare ho poi voluto vedere come si sarebbe comportato il Trattamento Illuminante con le macchie post brufolo, e mi ha meravigliato: nel giro di un paio di giorni, un paio di spot erano completamente scomparsi.

Inutile dire che nell'uso continuato nel lungo periodo i benefici vengono enfatizzati e prolungati, anche per quanto riguarda l'effetto esfoliante e lisciante. 


Non avendo altre tipologie di macchie o discromie, come quelle solari, non posso dirvi come agisce, ma credo possa essere un supporto extra per chi sta cercando di migliorare questo aspetto della propria pelle.

Il Trattamento Liquido Illuminante mi è sembrato una formula delicata ma intelligente, adatta a diversi livelli di esperienza skincare: da chi non ha mai provato la vitamina C e cerca un approccio più soft, a chi non ama i prodotti con un solo monoattivi e preferisce formule multi-azione che semplificano la cura del viso. È perfetto anche per chi ha già una routine illuminante e rigenerante e vuole solo potenziarla con un prodotto leggero e ben tollerato.

Lo avete visto in giro?

Qui sul blog trovate già tante recensioni della gamma alla Vitamina C di Garnier:

✨Nuova Eye Mask alla Vitamina C di Garnier, la recensione 🍊🧡
✨Due prodotti Garnier alla vitamina C da provare
✨Nuove Maschere in tessuto Garnier alla Vitamina C: funzionano?🍋
✨Garnier Vitamin C 10% Brightening Night Serum, tutto quello che dovreste sapere!





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L'Amore Che Ho: perché vedere il film su Rosa Balistreri di Paolo Licata

Tratto dal libro L'amuri ca v'haiu di Luca Torregrossa, L'amore che ho racconta la vita della cantautrice e cantastorie siciliana Rosa Balistreri, di tutte le sofferenze che ha vissuto, ma anche dei suoi successi.


Genere: biografico, drammatico 
Durata: 125 minuti
Regia: Paolo Licata
Uscita in Italia: 8 Maggio 2025 (Cinema)
Paese di produzione: Italia


Il film di Paolo Licata parte però forse da uno dei momenti bui di Rosa, ovvero l'ultima fase della sua vita: pur conservando la forza e la dignità di un tempo, non è più celebre come una volta, si esibisce davanti ad un pubblico disinteressato e ristretto, e vive un rapporto quasi tossico con la figlia Angela da cui abita. Così Rosa si rifugia nei suoi ricordi di un tempo, con le fotografie della sua famiglia, le sue canzoni, e i regali di vecchi amici e amori che ormai non ci sono più. 

Nonostante tutto però Rosa Balistreri, forse anche da quei ricordi, trae la sua forza, cercando di recuperare il tempo perduto da un lato, ma anche di dimostrare che quella fiamma e quell'amore per la musica non si sono ancora spenti.

Da siciliano non potevo esimermi dal vedere L'amore che ho, avendo modo tra l'altro di assistere ad una breve introduzione da parte del registra e di una parte del cast, e l'ho trovato un film intenso, ma anche chiaro e con qualche scelta ben riuscita.
Conoscevo infatti alcune canzoni di Balistreri, ma non la tragedia umana che l'ha formata, partendo da una famiglia che oggi definiremmo violenta, patriarcale e disfunzionale, e passando per tutte le difficoltà (spesso legate agli uomini) che ha dovuto affrontare per affermarsi, sia nella vita privata che in quella pubblica.

La forza del film sta sicuramente nelle interpretazioni delle tre attrici che danno il volto a Rosa in tre momenti diversi della sua vita: Anita Pomario (che ricordavo in Stranizza d'Amuri) per raccontare una Rosa ancora giovane ma piena di energia, sfrontata e temeraria, Donatella Finocchiaro invece racconta la maturità e il successo di Balistreri, e Lucia Sardo - che era presente in sala - per l'ultima fase della vita della cantautrice. Tutte e tre le attrici secondo me riescono a trasmettere quella potenza viscerale, ma anche tristemente drammatica di Rosa Balistreri, dando anche un senso di continuità alla caratterizzazione del personaggio. 

Le fasi della vita della cantautrice siciliana riescono ad essere collegate in modo fluido attraverso appunto ricordi, sogni, flash, che a volte tornano a tormentare, altre ad alleggerire il presente di Rosa.
Tutti questi momenti sono accompagnati ovviamente dalla musica, curata da Carmen Consoli, che è una costante lungo tutta la vita di Balistreri, dall'infanzia in povertà fino al successo.

Eppure, nonostante le oltre due ore di durata, L'amore che ho si perde qualcosa per strada.
È un film fortemente concentrato sul privato della cantautrice, e in cui non trova troppo spazio il suo ruolo di attivista impegnata in politica e come femminista, considerando che ci troviamo tra l'altro in un periodo abbastanza movimentato per l'Italia come gli anni '60 e '70. La figura pubblica e il successo di Rosa Balistreri ci viene mostrata quasi solo attraverso alcuni dei nomi celebri a cui si è avvicinata, da Franca Rame e Dario Fo a Renato Guttuso, fino ad Andrea Camilleri, più che per un ruolo a se stante.

Purtroppo manca anche un po' del processo creativo della sua musica ma, sempre guardando il versante privato, mi è pesato forse ancora di più il modo didascalico in cui viene raccontato il rapporto tra Rosa e la figlia Angela. I loro dialoghi mi sono sembrati degli spiegoni per chiarire cosa sia successo fra le due, più che un confronto fra madre e figlia. 
A proposito dei dialoghi, ma questo è un discorso generale, sono ovviamente spesso e volentieri in dialetto siciliano e sottotitolati. Penso sia una cosa tacita, ma può essere un limite per qualcuno. 

Un piccolo appunto anche sulla regia di Licata che a volte è davvero efficace, mirata e potente, altre indugia troppo su primi piani alla ricerca di un'enfasi non necessaria per una storia che è già carica di pathos.

Con le sue imperfezioni però L'amore che ho è un film biografico che mi ha emozionato e che riesce a raccontare una grande artista che, nel bene o nel male, ha preso la vita a morsi e non si è mai risparmiata. Anche solo per questo, il film merita una visione.



Patch Occhi al Collagene Dizao da Lidl: quello che dovreste sapere

Da almeno una settimana sono arrivati sugli scaffali dei supermercati Lidl alcuni trattamenti viso di Dizao Natural, brand americano che non è del tutto sconosciuto su questo blog. Già nel 2019 avevo recensito i loro patch occhi che non credo Dizao produca più in questa formulazione, e nel 2023 ho proseguito con le loro maschere viso in tessuto, anche queste presenti nei supermercati della catena.
Visto che hanno cambiato le composizioni, ho voluto riprovare i patch occhi, della linea che adesso si chiama Self Love Magic.


Da Lidl erano disponibili in tre diverse varianti, con attivi differenti, anche se l'efficacia promessa e i modi d'uso sono quasi identici fra le tre tipologie di maschere occhi.
Si presentano tutte e tre come patch in hydrogel monouso, da applicare sulla zona del contorno occhi detersa e da lasciare agire per 15/20 minuti. Dopo questo tempo di posa, Dizao consiglia di sciacquare la pelle, ma posso già anticiparvi che secondo me non è necessario perché non lasciano residui e né rendono la zona particolarmente appiccicosa. 


C'è un elemento che caratterizza tutte e tre le varianti di maschere che non ho invece apprezzato tantissimo, ovvero il siero liquido che contengono: avrei preferito fosse un po' più sodo, così da poter restare più adeso ai patch e anche essere eventualmente prelevato meglio. Qui non si spreca niente, quindi cerco di intingolare bene la lunetta di hydrogel nel siero prima di applicarla, inoltre durante la posa rimuovo i patch e verso sopra il siero che rimane sul fondo della bustina per poi riapplicare il patch e tenerlo in posa ancora un po'.  
Lo so, è un po' barbaro come metodo, ma credo che solo così si sfrutti il massimo da prodotto. Inoltre io non mi limito a soli 20 minuti di posa, ma lascio agire i patch occhi Dizao molto a lungo, un po' come le maschere viso al collagene virali. 
Vi racconto la mia esperienza più in dettaglio.



Dizao Natural Self Love Magic Gold Hydrogel Eye Patches
Collagen, Vitamin C e Calendula


INFO BOX
🔎 Lidl, Online 
💸 €0.89
🏋 8g
🗺 Cina
⏳  Monouso /scadenza sulla confezione
🔬 //

Sono stati i primi patch Dizao di questa linea che ho provato e devo dire che mi sono piaciuti parecchio.
La formulazione che li caratterizza è molto semplice: oltre al collagene idrolizzato, la funzione idratante è supportata anche dalla glicerina e dal glucomannano; come invece forma di vitamina C è stato scelto il derivato 3-o-ethyl ascorbic acid, solubile sia in acqua che in olio e generalmente ben tollerato, delicato ma efficace su macchie. L'estratto di calendula ha invece una funzione lenitiva, immagino per dare un effetto sfiammante e quindi anche schiarente, e si associa in tal senso all'allantoina. Mi ha colpito invece la presenza di microalga Euglena Gracilis, che non viene messa in rilievo nei vari claim, ma che ha un effetto antiossidante ed elasticizzante. 

Tornando ai patch Self Love Magic, io li ho trovati piacevolissimi da utilizzare perché sono davvero gradevolmente freschi sulla pelle, cosa che li rende ideali secondo me dopo una giornata, in cui magari abbiamo accumulato tensioni sulla zona del contorno occhi, ma anche se abbiamo un ristagno di liquidi e quindi gonfiori. 
Questi patch Dizao hanno una profumazione molto leggera e non mi hanno dato alcun fastidio agli occhi, anche appunto dopo una giornata magari di lenti a contatto e schermo. Ma soprattutto mi sono piaciuti per la loro efficacia: hanno sicuramente un ottimo potere idratante e lasciano la pelle davvero liscia e compatta. Sicuramente la lunga posa e l'effetto occlusivo del hydrogel contribuiscono all'azione lisciante del trattamento. 
Questi patch Collagene e Vitamina C Dizao hanno anche un potere decongestionante: non vanno proprio ad eliminare le occhiaie, ma sicuramente schiariscono la zona perioculare e la rendono un po' più riposata. Non so il loro effetto su eventuali macchie, ma sicuramente possono essere una aggiunta ad altri prodotti illuminanti. Per me promossi. 


Dizao Natural Self Love Magic Gold Hydrogel Eye Patches
Collagen Peptide


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🔎 Lidl, Online 
💸 €0.89
🏋 8g
🗺 Cina
⏳  Monouso /scadenza sulla confezione
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Mi son sembrati un po' la versione semplificata di quelli con Vitamina C, questi patch occhi Dizao al Collagen Peptide. La formulazione infatti è pressoché identica, ma mancano qui le sostanze illuminanti e lenitive, ad eccezione della sola allantoina. Inoltre, anche se viene chiamato "Collagen Peptide", questi patch occhi contengono semplicemente collagene idrolizzato, ovvero ridotto in particelle più piccole e facilmente penetrabili.
Anche la profumazione e la sensazione sulla pelle di questa maschera è identica a quella che vi ho citato poco fa, quindi di una piacevole freschezza che dura più o meno tutto il tempo di posa. 

La conseguenza è anche questi Gold Hydrogel Patches Dizao hanno avuto lo stesso risultato sul mio contorno occhi: idratano molto bene, a fondo, e non lasciano residui appiccicosi, se si vuole si può aggiungere una crema ed eventualmente del make up sopra senza interferenze. Hanno inoltre un ottimo potere distensivo e rimpolpante della pelle, lasciandomi la zona perioculare liscia e compatta, quindi all'apparenza più riposata.

Manca però, ovviamente, quell'effetto illuminante: nonostante la sensazione di freschezza, non mi pare che questi Collagen Peptide Patches abbiano quel potere decongestionante spiccato che avevo trovato negli altri Dizao. Non è ovviamente un aspetto negativo, perché sono perfettamente in linea con quanto promettono e li riacquisterei comunque.
Restano inoltre anche questi delicati sulla zona del contorno occhi e non ho avuto alcun fastidio ad usarli.
Si meritano però una seconda posizione e li consiglierei a chi ovviamente non ha occhiaie, macchie o aloni scuri intorno agli occhi.



Dizao Natural Self Love Magic Blue Hydrogel Eye Patches
Hyaluronic Acid


INFO BOX
🔎 Lidl, Online 
💸 €0.89
🏋 8g
🗺 Cina
⏳  Monouso /scadenza sulla confezione
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Devo fare un discorso quasi completamente diverso per questi eye patch Dizao con acido ialuronico, perché hanno caratteristiche diverse rispetto alle altre due versioni. Parto dall'INCI: in questo caso, oltre ad avere una colorazione diversa, che comunque non influisce sul risultato finale, la formulazione è meno ricca di attivi, e al posto del collagene troviamo l'acido ialuronico, senza però specificare il peso molecolare ad esempio. Ci sono sempre glicerina e allantoina, ma non c'è invece l'estratto di microalga, e in generale la composizione è un po' più scarna. 
Anche la profumazione di questi Blue Hydrogel Patches Dizao mi è sembrata diversa dalle altre, più intensa, per me non fastidiosa, ma comunque potrebbe essere un problema per chi sensibilità in questo senso. 


Non cambia di molto l'uso e la sensazione che mi hanno dato, quindi di una maschera occhi sicuramente fresca, piacevole, che non mi ha causato irritazioni o bruciore, ma ci sono altri aspetti che mi hanno convinto meno. Nonostante infatti abbia tenuto questi Patches Hyaluronic Acid a lungo esattamente quanto gli altri, non mi è sembrato che abbiano un potere distensivo e compattante tanto quanto le altre due versioni. Di conseguenza, se avete un contorno occhi molto segnato e sperate vi diano una mano a piallare un po' la texture, secondo me c'è il rischio che possiate restare delusi. È anche vero che su di me l'acido ialuronico puro non ha mai avuto questo effetto strabiliante distensivo e rimpolpante, quindi è anche possibile che su di voi di un altro risultato. 

Inoltre, sebbene siano freschi durante il tempo di posa, non ho notato un effetto decongestionante simile ai primi eye patch Dizao di cui ho parlato.
Quindi queste maschere occhi a base di acido ialuronico su di si dimostrano "solo" in grado di dare una buona idratazione, da affiancare magari ad una crema specifica, ma non hanno un effetto particolare da ritenerli così spettacolari. Una terza posizione ci sta tutta.


Voi avete scovato questi Hydrogel Eye Patches Dizao da Lidl? Che esperienza avete avuto?
L'unica perplessità che mi hanno messo riguarda proprio l'azienda, che sembra non avere social aggiornati né un sito internet anche solo espositivo. Gli stessi indirizzi segnati sul retro delle confezioni non portano a nulla e credo sia una grossa pecca.






Thriller su Netflix, le recensioni delle Serie Tv più viste

È un periodo di tante serie tv terminate che sto man mano raccogliendo con le mie opinioni. Queste tre serie tv nello specifico hanno avuto un buon riscontro di pubblico, diventando fra i titoli più visti su Netflix, anche solo per un periodo. Non sempre però ad una aspettativa moderata corrisponde altrettanta soddisfazione.


Åremorden - Gli omicidi di Åre
Miniserie


È arrivata su Netflix lo scorso 6 Febbraio, e Åremorden - Gli omicidi di Åre è tratta dai libri di Viveca Sten. In particolare seguiamo le vicende della detective Hanna Ahlander (Carla Sehn) che non sta vivendo un momento facile: è stata sospesa dal suo lavoro a Stoccolma e si è trasferita, per smaltire la frustrazione ed allontanarsi un po' da quanto le è accaduto, nella casa vacanze di sua sorella ad Åre, una piccola cittadina di montagna. Poco dopo l'arrivo di Hanna però scompare una ragazzina misteriosamente, e la detective si mette subito a lavoro con la polizia locale per scoprire cosa sia davvero successo. 
Ma dall'altra parte anche Hanna suscita perplessità fra i suoi colleghi, che la vedono troppo focalizzata sul lavoro e troppo evasiva sulla sua esperienza a Stoccolma.


Pur avendo dalla sua una ambientazione perfetta per costruire e far crescere tutte le tensioni e le difficoltà di un thriller efficace, Åremorden - Gli omicidi di Åre è forse una delle serie tv Netflix più dimenticabili e mosce viste nell'ultimo periodo. 
C'è di base un errore di fondo: voler racchiudere in una stagione da soli 5 episodi ben due casi tratti da libri diversi, ovvero Nascosti nella Neve e Nascosti nell'ombra, è stato un grosso azzardo. Se una durata del genere lascia pensare ad una serie condensata, ricca di colpi di scena e con un ritmo incalzante, nella pratica non è così.
I due casi diversi da risolvere, che non sono collegati fra loro, vengono inseriti infatti in un minutaggio strano, con una prima parte degli episodi che non sfiora i 40 minuti, e una seconda parte che invece supera i 50.


Tutto questo deriva dal fatto che Åremorden ha uno sviluppo narrativo rifinito con un'ascia, e non riesce ad attirarti dentro la trama come dovrebbe essere normale per un noir. Non c'è poi un guizzo di originalità nella impostazione generale o da un punto di vista tecnico.
È la tipica miniserie Netflix che come arriva se ne va, e che non mi lascia granché, specie quando col tempo sbiadisce anche il ricordo dell'intreccio della storia. Personalmente non ho provato alcuna empatia nemmeno per i personaggi, che non escono mai dalla loro funzione di pedine della scacchiera e non hanno un vero e proprio ventaglio di emozioni da mostrare. Resta opaco anche il tentativo di far passare attraverso questi personaggi alcuni temi più ampi, come la genitorialità legata al lavoro.
Un po' un peccato, perché i freddi e difficili paesaggi svedesi avrebbero dato a Gli omicidi di Åre l'ambientazione ideale per un giallo efficace, ed invece è tutto fumo e niente arrosto.


Il Giardiniere 
Prima stagione


Sembra che Il Giardiniere sia ancora fra le serie tv più viste su Netflix, anche se è uscita l'11 Aprile, e per me questo resta davvero un mistero.
La trama è estremamente semplice: Elmer (Álvaro Rico da Elite) fa il giardiniere nel vivaio della madre China Jurado (Cecilia Suarez, Qualcuno deve morire), ma è un ragazzo molto particolare, taciturno e riservato. In realtà Elmer, a seguito di un incidente da bambino, non riesce più a provare emozioni. La madre però non lo ritiene un problema, anzi ha sfruttato questa sua caratteristica per far diventare il figlio uno spietato sicario su commissione.
Elmer viene infatti assoldato per uccidere, e con altrettanta freddezza trasforma le sue vittime in concime per le sue piante. Tutto funziona però fino a quando non incontra Violeta (Catalina Sopelana), che  dovrebbe essere una delle sue prossime vittime, ma se ne innamora. Elmer così si ritroverà in grosse difficoltà.


Pur con un incipit interessante e che dovrebbe essere disturbante e assurdo, Il Giardiniere finisce per diventare, quasi immediatamente, un thrillerino di poco conto, con una trama parecchio lineare.
Non fraintendetemi, va forse un po' meglio rispetto ad Åremorden perché almeno piazza qualche momento riuscito e riprende discretamente le dinamiche da thriller poliziesco, con una caccia all'uomo da parte degli investigatori. Poi però si perde su altri fronti: già si giocano male la questione della mancanza di sentimenti di Elmer, che sembra non solo intermittente, ma anche di breve durata.

Tutta la parte centrale poi de Il Giardiniere è ripetitiva e invece di sviluppare ad esempio il rapporto fra il ragazzo e sua madre, si preferisce giocare su un tira e molla fra loro, con lui che non vuole seguire gli ordini di China. 
Banale è anche la nascita del rapporto fra Elmer e Violeta, che sembra basato un po' sul nulla. 


Anche peggio è stare poi a seguire le dinamiche amorose dei due agenti di polizia, che credono di aver scoperto l'attività criminale di China e del figlio, di cui onestamente non ci interessa nulla, anzi è un po' cringe.
Nonostante sia composta da soli sei episodi, non si può dire che Il Giardiniere spicchi per ritmo o per originalità sia nelle dinamiche che nella messa in scena. Anzi l'impressione che ho avuto è che alcune puntate fossero particolarmente didascaliche, mentre altre inutilmente impasticciate.

Gli attori stessi, per quanto bravi, non possono fare molto nel dare profondità e sfaccettature ai personaggi che interpretano. Anche i dialoghi, banali e piatti, non li aiutano.
Insomma, per me è un mezzo flop, ma visto il finale e visto il successo avuto, credo che Il Giardiniere potrebbe tornare per una seconda stagione. 



Glaskupan - La cupola di vetro
Miniserie


Torno in Svezia con un altro noir che è arrivato su Netflix il 15 Aprile e che però, vi dico subito, funziona leggermente meglio di Åremorden.
Glaskupan ci fa conoscere la storia è quella di Lejla (Léonie Vincent), una giovane criminologa che torna dagli Stati Uniti nel suo villaggio natale svedese a seguito della morte della compagna del padre adottivo Valter. Tornare a casa però per Lejla non è facile: proprio in quella cittadina da ragazzina infatti è stata rapita e tenuta prigioniera in una "glaskupan", una sorta di teca di vetro, a seguito del suicidio della madre. E poco dopo il suo arrivo in Svezia la storia sembra ripetersi perché una amica di infanzia di Lejla viene trovata morta, e sua figlia Alicia sembra essere stata rapita. Nonostante l'incubo che ritorna più concreto, la criminologa decide di impegnarsi per ritrovare la ragazzina.


Glaskupan - La cupola di vetro non si discosta troppo sia dalle serie tv Netflix di cui ho parlato qui, sia dal genere del thriller nordeuropeo, e più in generale dal giallo come macrocategoria. Ci sono infatti tutti gli elementi del poliziesco, fra sparizioni, finte accuse, e misteri da risolvere, e questa volta tornano gli scenari freddi e difficili della Svezia, che sono perfetti per la storia raccontata. Anche la durata dei sei episodi è molto simile ai titoli che ho già nominato.

La ritengo però leggermente superiore alle altre miniserie qui incluse solo perché Glaskupan riesce meglio su due fronti: il primo è quello di creare una storia sufficientemente solida e abbastanza godibile, con tasselli che si montano pezzo dopo pezzo. È vero che alcuni passaggi e alcuni sviluppi sono prevedibili, poco originali, o a tratti difficili da credere, ma dall'altra parte ha anche qualche colpo di scena riuscito. 


Inoltre questa miniserie Netflix dà un po' più spazio ai personaggi, li costruisce meglio, partendo dalla protagonista Lejla. Inoltre riesce ad emergere un tema di fondo, seppur non diventa mai centrale, ovvero quello della famiglia, sia essa naturale o adottiva. Ma Glaskupan - La cupola di vetro ha anche un twist da thriller psicologico che, seppur non in modo ampio, aggiunge un altro tassello alla storia.
Ci sono tanti aspetti che potevano essere fatti meglio, che avrebbero potuto rendere la storia più potente ed emotivamente coinvolgente, e che certamente avrebbero reso The Glass Dome più interessante e
di maggiore impatto, ma pur essendo un classico che non rivoluziona il genere, è forse la serie tv che mi sento di consigliare maggiormente almeno fra queste tre. 



Due profumi Compagnia delle Indie per la primavera (e non solo)

Quando vi ho presentato la collezione Parfum de Voyage di Compagnia delle Indie (qui se avete perso l'approfondimento), vi avevo detto che avrei utilizzato i singoli profumi più o meno seguendo il mio gusto personale, che tende ad associare certe fragranze a specifiche stagioni.

Questo è uno dei tantissimi approcci, perché nulla vieta che sia possibile usare fragranze più fresche in inverno e note più avvolgenti in estate. Visto però l'ampio range di profumazioni che Compagnia delle Indie offre, ho potuto seguire le mie preferenze "dividendo" le eau de toilette in base al periodo in cui le sto utilizzando. 

In particolare per la primavera ho scelto la fragranza 7 Iris e Patchouli e la 23 Rosa e Muschi Rosa.

Come anticipavo, si tratta di profumi in cui c'è una componente floreale principale, che già per questo mi riportano alla mente la bella stagione, ma hanno delle caratteristiche che secondo me possono renderle queste eau de toilette Parfum de Voyage molto più versatili.

Ad esempio, prima di inoltrarci nelle note specifiche di ognuna di esse, entrambe queste profumazioni sono diverse da 13 Orchidea e Legni di Cedro sempre Compagnia delle Indie, che secondo me è più leggera, frizzante e acquatica, mentre queste due eau de toilette sanno anche essere più corpose e intense.
Vi ricordo che Parfum de Voyage è una linea di profumi economici, sempre Made in Italy, pensata anche per i viaggi, con pack in alluminio più resistenti e in un formato imbarcabile in aereo.
Ve le racconto più da vicino, con i loro pregi.


Compagnia delle Indie Parfum De Voyage 7 Iris e Patchouli

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🔎 Sito dell'azienda, Grande distribuzione
💸 €6.40
🏋 100 ml
🗺  Italia
⏳ 36 Mesi
🔬 //

"Una fragranza gioiosa e romantica dove le note sofisticate dell’Iris si fondono con i fiori d’arancio. Un accordo malizioso di Pralina e sensuale vaniglia danno vita ad una composizione accattivante e dolce in cui l’intensità vellutata del ribes e la croccantezza della pera si intrecciano con splendidi fiori."
Se dovessi usare solo due parole, definirei Iris e Patchouli come una fragranza versatile e particolare, forse quella che più mi ha colpito fra questi due profumi, e che vedo adatta anche ad altri periodi dell'anno.

Appena spruzzato, l'eau de toilette Compagnia delle Indie si presenta fresca, attraversata da fiori - soprattutto bianchi - e impreziosita da una dolcezza leggera e acquatica, probabilmente data dalla pera. Questa sensazione iniziale, però, è solo una parentesi: poco dopo si affacciano le note vanigliate che però non risultano né troppo golose né troppo infantili, e di pralina, non stucchevole, ma solo una sfumatura più calda e golosa che arricchisce la composizione.

Non spaventatevi però se non amate le fragranze dolci, perché dopo qualche minuto dall'erogazione dell'eau de toilette 7, emerge il patchouli che con le sue note più profonde e legnose dà più robustezza all'insieme della fragranza. 

Iris e Patchouli infatti, nonostante l'apertura più leggera, e pur mantenendo una certa ariosità, diventa più corposa nel lungo periodo, e secondo me è una fragranza abbastanza unisex, adatta anche all'autunno. Penso possa essere apprezzata da chi in generale non vuole una fragranza banale, e l'ho utilizzata sia di giorno che di sera, anche se non in contesti formali. La sua intensità e la sua persistenza non fanno affatto invidia a brand più blasonati: sia sulla pelle, ma soprattutto sui vestiti, si aggrappa anche per 24 ore. 
Ottima anche nella nuova versione Body Mist che Compagnia delle Indie ha lanciato, ne parlo qui.



Compagnia delle Indie Parfum De Voyage 23 Rosa e Muschi Rosa

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🔎 Sito dell'azienda, Grande distribuzione
💸 €6.40
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🗺  Italia
⏳ 36 Mesi
🔬 //
"Una conturbante fragranza, distintiva, dalle note fiorite e muschiate. Un bouquet voluttuoso, seguito dalle note scure e terrose di Patchouli e Legno di Cachemire che lentamente lasciano spazio ad un morbido e misterioso fondo di Muschi Rosa e Cristalli di Ambra."

Se proprio dovessi definire da questo punto di vista Rosa e Muschi Rosa, credo che sia la più femminile del range Parfum de Voyage
Le prime note mi ricordano un bouquet floreale vivace e leggero, con accenti che richiamano i petali di fiori rosa e un tocco di geranio. Tuttavia subito l'accento muschiato "ripulisce" il campo, rendendo questa eau de toilette Compagnia delle Indie gradevolmente pulita e direi quasi rilassante. 
Serve un po' di tempo prima che emerga l'essenza di rosa rossa, che però è ricca e vellutata, leggermente bilanciata dalla componente più erbosa di foglie e stelo.

Io non sono un amante della profumazione di rose ma secondo me hanno saputo scegliere una bella nuance, che riesce a sposarsi bene con tutto il resto delle note. 
Anche Rosa e Muschi Rosa però trova corpo con delle note legnose che affiancano ed equilibrano quelle floreali, dando maggiore profondità, come vi anticipavo, rispetto a Orchidea e Legni di Cedro di Compagnia delle Indie. 
La completezza e le sfumature della sua piramide olfattiva, secondo me lo rendono un profumo deciso, con una ottima intensità e persistenza. Come vi anticipavo, visto che la componente floreale è ben percepibile anche quando la fragranza si è assestata, dà una preferenza più femminile a Rosa e Muschi Rosa Parfum de Voyage e in generale più primaverile. Tuttavia io l'ho trovata una profumazione facilmente portabile, che mi fa sentire a mio agio soprattutto in occasioni diurne. 
Anche questo profumo Compagnia delle Indie, si aggrappa bene a tessuti e cute, e nei primi momenti ha anche una leggera scia.



Avete mai provato questi profumi di Compagnia delle Indie? 

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