|Beauty Cues|
Hair Care Equilibra Nutriente al Karitè

Come stanno i vostri capelli per adesso? Hanno superato indenni questa estate?
I miei devo dire se la passano tutto sommato bene, anche se stanno attraversando un leggero aumento di caduta (che forse dovrei definire ricambio, perché ho già tanti baby hair) ed una maggiore secchezza, che da un lato si traduce in lavaggi che potrebbero essere meno frequenti, ma anche in un bisogno di cure e nutrimento maggiore. Ho rovistato un po' nelle mie riserve ed ho trovato due prodotti di Equilibra che hanno tutti gli ingredienti ideali per capelli secchi: lo Shampoo e la Maschera Nutriente al Karitè.


Pur non avendo una certificazione particolare, si tratta di una linea contenente il 98% di ingredienti di origine naturale ed esclude invece siliconi, parabeni, petrolati e sale.
Questi due prodotti Equilibra hanno praticamente la stessa profumazione, che non saprei descrivervi nello specifico, ma ha una nuance leggermente dolce, pur restando fresca, e a me è piaciuta moltissimo sin dall'inizio. 
Inoltre sia la maschera che lo shampoo, oltre al burro di karitè, contengono
ESTRATTO DI FOGLIA DI NOCE: mantiene i capelli sani e lucenti
CONDIZIONANTI DI ORIGINE VEGETALE: districano donando morbidezza
ESTRATTO DI SEMI DI LINO: rinforzante e nutriente
GLICERINA VEGETALE: dona morbidezza
Lo Shampoo Nutriente al Karitè di Equilibra in particolare contiene anche proteine del grano per essere ancora più idratante e condizionante, ed è indicato ovviamente per capelli secchi.



Si tratta di un gel fluido che ho sempre diluito senza problemi, e che appena massaggio sui capelli si
trasforma subito in una schiuma avvolgente, perfetta per fare un bel lavaggio alla chioma.
L'utilizzo non ha insomma alcun aspetto che mi abbia lasciato perplesso, ma il risultato finale sui capelli non è esattamente quello che ricerco.
Lo shampoo al Karitè di Equilibra infatti deterge bene i capelli, i miei restano puliti come al solito per quattro o cinque giorni. Apprezzo che non li va ad appesantire e che non elimina il naturale volume dei miei capelli. In generale, lo shampoo Nutriente non mi rende i capelli stoppacciosi o annodati, seppur non ha il potere condizionante più intenso che abbia mai ritrovato in uno shampoo, e deve essere necessariamente affiancato da un balsamo o una maschera, soprattutto se come me avete molti capelli e non facili da gestire. Insomma, nulla di diverso da tantissimi altri prodotti, anzi, da questo punto di vista sono più i pregi che i difetti.



Il mio problema con questo prodotto Equilibra Karitè è come reagisce la mia cute. Non lo descriverei come uno shampoo aggressivo senza vie di salvezza, o uno di quelli per cui vi direi di starne alla larga, ma sento che nell'uso costante il mio cuoio capelluto si sensibilizza un po', tendendo a seccarsi. Conoscendo già dei prodotti che hanno la delicatezza che io ricerco, non riacquisterei questo Shampoo Karité di Equilibra, ma se non avete problemi con la cute, non vedo nulla per cui non possa funzionare praticamente su qualunque tipo di capelli.

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🏋 250 ml
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⏳ 12 Mesi
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Con la Maschera Capelli Nutriente al Karitè di Equilibra ho invece avuto maggiore feeling, ma vi anticipo che non mi ha rubato del tutto il cuore.



La consistenza cremosa e soda che le hanno dato la rende facile da distribuire sui capelli in modo omogeneo, ma sicuramente necessità di essere sciacquata via con un pelo più di attenzione.
Ed anche per questa maschera capelli Equilibra non ho nulla di realmente negativo da sottolineare, e su di me ha fatto un buon lavoro, ma fino ad un certo punto.



L'utilizzo che l'azienda suggerisce, alla fine, non è molto lontano da quello di un balsamo: dopo lo shampoo, si applica la Maschera al Karitè, e bisogna attendere cinque minuti, per poi procedere a sciacquarla.
Quindi dei tempi di posa relativamente brevi, che io ho tentato di allungare ma senza poi notare grosse differenze: la maschera nutriente Equilibra infatti ha secondo me una discreta azione districante, anche abbastanza rapida appena la si va ad applicare.



Una volta sciacquata e asciugati i capelli, questi i risultano sufficientemente morbidi, disciplinati, e soprattutto non appesantiti.
Quando parlo di un prodotto cerco di non fare troppi paragoni per darne una spiegazione più chiara o non ci capisco niente io per primo, tuttavia, anche in questo caso, ho già provato prodotti per capelli che su di me avevano una performance più incisiva soprattutto per quanto riguarda la setosità, la luminosità, e in generale nell'aiutarmi a fare e mantenere la piega.
Secondo me il potere condizionante e nutriente di questa Maschera Equilibra va bene per capelli da normali a secchi, ma non credo possa soddisfare capelli molto secchi, trattati e rovinati. Io stesso probabilmente l'avrei apprezzata anche di più in un periodo in cui le mie necessità sono meno marcate.

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Questa di Equilibra è una accoppiata che comunque mi è piaciuta perché mi rende i capelli abbastanza morbidi, puliti e leggeri, con una profumazione che seppur delicatamente, perdura. Ho notato inoltre che, probabilmente proprio per la presenza di estratto foglie di noce, il colore dei miei capelli risulta più vibrante e intenso, aspetto che ovviamente gioca a favore di questi due prodotti.
Com'è stata invece la vostra esperienza con questa linea Nutriente di Equilibra? Dite che farei bene a provare il balsamo?


|Beauty Cues|
Due creme contorno occhi NATURALI a confronto 🤔

Sono arrivato a 30 anni, anzi li ho quasi superati, e ora più di prima mi sembra che il mio contorno occhi abbia bisogno di attenzioni: i segni di espressione tendono ad essere più marcati, la secchezza è più accentuata, le occhiaie possono essere più fluorescenti.
Per questo, la ricerca di prodotti specifici a diverse problematiche che riguardano la zona, è diventata ancora più accurata, e da qui in avanti mi sentirete parlare di diverse creme e trattamenti per il contorno occhi.
Già da tantissimo tempo volevo raccontarvi proprio la mia opinione su due prodotti che promettono di avere la stessa efficacia grazie, in parte, ad alcuni attivi simili, entrambi con ingredienti naturali ed un costo accessibile.


Il primo di questi è la Illuminating Eye Cream di Lavera, una crema contorno occhi che promette sia di agire come anti-age, che di lavorare su occhiaie e segni di stanchezza.
Leviga e riduce le piccole rughe: Lavera Illuminating Eye Cream con estratto di perle e pigmenti riflettenti fa brillare gli occhi in modo completamente naturale. La formula di color perlata nasconde le ombre bluastre, schiarendo la zona degli occhi. I pregiati principi attivi anti-aging quali acido ialuronico e caffeina bio rendono la pelle più liscia, donandole un aspetto fresco e più sveglio.
Il suo è un INCI decisamente vario, infatti Lavera ha unito appunto ingredienti idratanti ed emollienti, quali glicerina, succo di aloe, oli vegetali di vario tipo (jojoba, mandorla, oliva, semi di girasole), ad agenti funzionali a stimolare il microcircolo, come la caffeina e l'estratto di te verde. Come specifica l'azienda, la crema contorno occhi illuminante contiene anche dei pigmenti, mica in particolare, che dovrebbe mascherare le occhiaie con una azione riflettente, e su questo aspetto ho molto da dire.



Capisco che Lavera volesse aggiungere una profumazione floreale, fresca e delicata nel prodotto, ma il mio naso intercetta la presenza di alcol, tipica delle formulazioni tedesche, che comunque non ha reso la crema irritante per i miei occhi.
L'Illuminating Eye Cream ha una consistenza fluida e leggera e l'assorbimento su di me è estremamente rapido, e questo è forse l'unico aspetto che apprezzo di questo prodotto Lavera, perché per il resto è stato purtroppo una delusione.
Come sapete quelle che condiviso sul blog sono opinioni personali, ma su questo contorno occhi ho anche una idea che ritengo oggettiva.



Intanto l'idratazione: l'Illuminating Eye Cream su di me idrata forse un paio di ore, poi è come non averla messa. Di per sé la crema ha un effetto tensore, ma uno di quelli che risultano troppo asciutti e "tiranti", che accentuano così la sensazione di secchezza.
Quello che però mi fa rollare gli occhi al cielo è a scelta di pigmenti che Lavera ha fatto: per contrastare le occhiaie, in genere, si usano colorazioni calde o aranciate che neutralizzano gli aloni blu o grigi. Qui l'azienda ha optato per una colorazione tendente al rosato ed un finish metallico con micro glitter, che in qualche modo camuffa le occhiaie e se usato con un correttore può dare un risultato carino, ma usato da solo dà un effetto a mio avviso innaturale ed è la tonalità meno adatta a questo scopo.



In foto ne ho messa una quantità lievemente più abbondante che vi consentisse di vedere la tonalità, ma penso si capisca che non hanno proprio azzeccato il giusto pigmento.
L'estetica che dà credo peggiori nel corso delle ore, quando mi sembra che il pigmento si accumuli leggermente in alcuni punti, e il contorno occhi appare più secco; inoltre bisogna davvero dosarlo o il risultato è ancora più artificiale. La cosa forse più deludente è che, una volta che vado a detergere il viso e quindi a rimuovere i pigmenti, le occhiaie sono lì, impavide e per nulla scalfite dagli attivi del prodotto.
Il contorno occhi illuminante Lavera non ha fatto un buon lavoro su di me, e onestamente se dovessi scegliere una eye cream con una lieve colorazione, opterei decisamente per quella di L'Erboristica di Athena's Illumia, che ha una idratazione base ma la giusta colorazione per coprire le discromie del contorno occhi.

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Conoscerete sicuramente la Coffee Bean Caffeine Eye Cream di 100% Pure, che ha avuto il suo momento di massima gloria qualche anno fa, quando in effetti non c'erano tantissime alternative in questa categoria che fossero valide.



Anche questo prodotto sfrutta le proprietà di ben due estratti di caffè per migliorare le occhiaie e i gonfiori del contorno occhi, ma si tratta di un cosmetico certamente più costoso, che infatti contiene anche ingredienti più pregiati, come olio di rosa canina e acqua di rosa centifolia, oltre che un estere di vitamina C.
Sul sito 100% Pure notavo una piccola incongruenza fra il loro INCI e quello che ho sulla confezione, infatti nella descrizione scrivono
"sgonfia, stimola la circolazione e illumina le occhiaie con la caffeina del caffè e del tè verde. Le vitamine antietà e la rosa canina promuovono un contorno occhi giovane."
Sul mio tubetto non appare appunto l'estratto di te verde, ma non so se si tratta di un errore, visto che il resto dell'INCI è invariato, o di un piccolo aggiornamento della formulazione.
La Coffee Bean Caffeine Eye Cream ha una consistenza decisamente più cremosa del prodotto di Lavera, ma questa non la rende difficile da stendere, dar far assorbire, o untuosa, per quanto non credo sia la formulazione più indicata per l'estate (specie di giorno) o per chi ha un contorno occhi dalla pelle normale.
Spicca, e un po' mi ha lasciato perplesso, la profumazione biscottosa, che a tanti ha fatto innamorare del prodotto, ma che a me, per quanto non mi abbia causato irritazioni o fastidio agli occhi, mi è sembrata sempre un po' eccessiva per una crema che va così vicino ad una zona delicata del viso, e che mi sento un po' aleggiare qualche istante dopo averla applicata.



A parte però questo piccolo aspetto, la mia esperienza con la Caffeine Eye Bean è stata piacevole è positiva: la trovo davvero idratante, nutriente ed elasticizzante per tutto il giorno. Credo riesca ad avere un azione distensiva ma senza quell'odioso effetto tensore. Ma, cosa più importante, questo contorno occhi 100% Pure rende lo sguardo leggermente più luminoso. Come ho detto più e più volte non ho delle occhiaie eccessivamente scure, però ne ho come due tipologie: un alone più grigiastro che raggiunge l'area più esterna del contorno occhi, e la tipica curva bluastra che invece è più verso l'angolo interno.



I contorno occhi con caffeina che funzionano come la Caffeine Eye Bean, su di me riescono a schiarire in particolar modo l'alone grigio più ampio, non in modo miracoloso, ma dandomi appunto qualche ora di sonno in più. Non ho molte prove a favore della sua efficacia de-puffing visto che non ho borse, però avendo saltuariamente gli occhi un po' gonfi (soprattutto le palpebre superiori) credo aiuti a drenare un po' il ristagno di liquidi.
Altro punto a favore della Coffee Bean Caffeine Eye Cream di 100% Pure è la doppia variante di formato, da 8 e da 30 ml, così da poterla provare senza spendere troppo.

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💸 €13.99
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Avete provato queste due creme contorno occhi? Ne state usando qualcuna che vi sta piacendo particolarmente?




Chiacchiere sui film che volevo vedere da tanto tempo (ma non sempre ho fatto bene ad aspettare!)

Sto lentamente rispolverando la mia passione per il cinema, sotterrata da strati e strati di serie tv, che hanno allontanato sempre più il momento di recuperare alcune pellicole che giacevano lì sulla mia mensola dei film che mi incuriosiscono. In certi casi, si parla letteralmente di anni, anche se può sembrare assurdo.
Dopo i film da recuperare questa estate, ne ho visti altri tre che, mi son reso conto solo dopo, hanno tutti protagoniste femminili. Purtroppo non tutto ha soddisfatto completamente il mio appetito, ma non posso nemmeno reputarmi troppo sfortunato.



Maleficent 2: Signora del male (2019)


Dopo il primo capitolo sulle avventure di Malefica, che risale addirittura al 2015, era davvero da tanto che volevo vedere il suo sequel intitolato un po' cripticamente Signora del Male.
Dalle mie parti si dice "fatti una nomea e vai a dormire", per dire che una volta che la tua fama si è diffusa, buona o cattiva che sia, c'è poco che tu possa fare. È così per Malefica, che, nonostante abbia fatto pace con la dolcissima Aurora al punto da nominarla regina della Brughiera, continua ad essere la cattiva in tutti i reami. Nulla di male, se questo la rende rispettabile agli occhi di tutti, ma i problemi nascono quando Aurora viene chiesta in sposa dall'aitante principe Filippo.
Si sa infatti che il rapporto con le suocere non è sempre facile, ed infatti la regina Ingrid di Ulstead, madre di Filippo, non ha alcuna intenzione di unire la sua famiglia umana con il mondo magico, e farà di tutto per distruggerlo.


Un bel cast per un film molto carino, così mi sento di riassumere in breve le qualità di Maleficent - Signora del male, che mi è sembrato un proseguo valido e naturale del primo episodio.
Un sequel con un bel ritmo, che non annoia, ma che anzi lega uno dopo l'altro, momenti di azione, con effetti speciali molto spesso ben riusciti. La storia non è poi così imprevedibile, si tratta pur sempre di una fiaba che deve essere comprensibile a fasce di età diverse, ma qui e lì ha dei bei twist che almeno ravvivano l'interesse di noi che guardiamo.


Nonostante ne capisca appunto le ragioni, avrei preferito che in alcune parti la sceneggiatura non cadesse troppo nel favoleggiare appunto, ma potesse essere un po' più forte. Tuttavia non ho notato buchi così grandi e fastidiosi da digerire.
L'accoppiata Jolie e Pfeiffer funziona benissimo, ognuna riesce a brillare senza pestare i piedi all'altra (almeno metaforicamente); un po' melensa l'Aurora di Elle Fanning, che sembra si sbatta tanto ma che poi non ha un peso sui piatti della bilancia.
Ma in Maleficent 2 non c'è solo azione, perché secondo me c'è anche una piccola evoluzione dei personaggi.


Malefica, infatti, secondo me viene usata per trasmettere il tema della scoperta, della riscoperta e dell'accettazione di sé, e più ampiamente mi è arrivato, fra gli altri, un messaggio di uguaglianza universale, perfetto sia per i nostri giorni che per una fiaba.
Non penso sia un sequel di cui non potessimo fare a meno (come tantissimi di quelli che ci propongono), ma Maleficent - Signora del male è un film che mi è piaciuto molto, è appagante da vedere e penso possa accontentare un po' tutti.

Titolo originale: Maleficent: Mistress of Evil
Genere: fantastico, avventura,
Durata: 118 minuti
Regia: Joachim Rønning
Uscita in Italia: 17 ottobre 2019
Paese di produzione: Stati Uniti
Voto 7


L'assistente della star (2020)


Maggie è una assistente personale molto particolare, visto che si occupa della famosissima (?!) cantante Grace Davis. Non è un lavoro semplice, ma in poco tempo Maggie ha saputo farsi rispettare, anche se in realtà il suo sogno è diventare una produttrice musicale. La sua occasione sembrerà arrivare quando, per caso, scoprirà un giovane talento, David Cliff, al quale mentirà e gli proporrà di lavorare proprio come sua produttrice. Maggie dovrà quindi barcamenarsi fra l'aiutare Grace a mantenere la sua carriera al top, vittima, come spesso accade nel mondo dello spettacolo, del pregiudizio sulla sua età, e dall'altro lato nel far nascere quella di David.


Anche in L'assistente della star, come vi anticipavo, ad emergere sono le figure femminili, che sono, anche in questo caso, molto diverse. Da un lato Maggie, che nonostante sembri inesperta e alle prime armi, è in realtà molto forte, e soprattutto è libera rispetto a Grace, che si trova bloccata in una carriera che le dà tutto, ma senza poter decidere verso che lato procedere.
Avrei voluto che questo confronto fra due donne così diverse emergesse molto di più, invece L'assistente della star punta più su una storia carina, ma che non spicca per originalità, e nemmeno per profondità.



 Si piazza lì in mezzo, fra l'essere una commedia con però solo pochi momenti più ironici, e il non essere in grado di toccare a fondo una vena più drammatica. Si colgono delle argomentazioni più attuali e serie, d'altronde Grace Davis è una donna afroamericana che ha raggiunto i 40 anni, in un ambiente dominato da maschi bianchi, e in un mondo che considera apparenza ed età, ma questi temi passano molto alla svelta. Credo che anche il valore del talento passi un po' troppo sottobanco, quando forse dovrebbe essere uno degli aspetti centrali della storia.
C'è anche il tentativo di aggiungere una sviolinata sul finale, ed è secondo me qualcosa che proprio non serviva a questo film.


Si è capito, immagino, che The High Note non mi ha entusiasmato come speravo: mi sarei aspettato dei dialoghi più frizzanti, o un lato umano più accurato, specie considerando che è un film che sfiora le due ore. Invece l'unico momento più intimo è appunto solo una spolverata di zucchero all'americana, che proprio non aggiunge nulla al film. Nemmeno il piccolo colpo di scena mi ha aiutato a rinfrescarmi il palato, anzi, arriva in un momento in cui poco importa, e soprattutto non cambia nulla nel quadro generale. Sia Dakota Johnson che Tracee Ellis Ross fanno un buon lavoro, seppur non credo siano i ruoli della loro intera carriera, e i pezzi musicali sono piacevoli.
L'assistente della star si lascia guardare senza troppi sbadigli, ma ho preferito altri film leggeri e di compagnia.

Titolo originale: The High Note
Genere: sentimentale, musicale
Durata: 113 minuti
Regia: Nisha Ganatra
Uscita in Italia: 26 Giugno 2020
Paese di produzione: Stati Uniti
Voto 5.5


Maria Regina di Scozia (2018)


La vita di Maria Stuart è sempre stata costellata di tragedie e difficoltà: dopo aver sposato a soli 16 anni il delfino Francesco II di Francia, ritornerà in Scozia una volta rimasta vedova dopo appena due anni di matrimonio, ma sarà solo l'inizio di ulteriori tormenti. La sua terra natia è infatti abbraccia sempre più la religione protestante, ma soprattutto Maria dovrà rivaleggiare contro la cugina, Elisabetta I, per poter prendere possesso del trono che le spetta di diritto, sostenuta dai sudditi di fede cattolica. Ma la Regina di Scozia sarà anche ostacolata dalla sua vita privata, sempre al centro di maldicenze e cattiverie, che le renderanno il suo ruolo ancora più difficile. Il resto sarà la storia a scriverlo, e ad arrivare fino ai nostri giorni.


Candidato agli Oscar del 2019, era da allora che contavo di recuperare Maria Regina di Scozia, che, insieme a La Favorita ad esempio, era uno dei film a tema storico che avrei avuto piacere di vedere. C'è voluto insomma più di un anno, ma posso ritenermi soddisfatto, perché credo che abbiano saputo unire storia e approfondimento dei personaggi, senza rendere il film pesante o noioso.
Ammetto che quando la durata tocca o supera le due ore, per me inizia a diventare un po' difficoltoso, indipendentemente dal film che sto seguendo, eppure Mary Queen of Scots mi ha affascinato.


Ho trovato intrigante infatti come vengano dipinte psicologicamente queste due figure forti, che, nonostante una sia sopravvissuta all'altra, sono rimaste entrambe in un certo senso leggendarie, e credo che abbiano saputo rappresentare pregi e difetti di queste due regine: Elisabetta più dura, fredda, mentale, ma non priva di dubbi e pentimenti; Maria più umana e di pancia, ma sicuramente inesperta, volubile, troppo istintiva e orgogliosa.
Fortunatamente Maria Regina di Scozia non è un documentario, non ci sono tutti i dettagli di una storia che nella realtà è stata più intricata e a tratti bizzarra, così come ci sono alcune parti rivisitate, ma tutto funziona abbastanza organicamente, in un film che scorre bene, e che ho seguito molto volentieri.


Bellissimi sono anche i costumi, così come le ambientazioni, bravissima Saoirse Ronan nell'impavida Mary, ma anche (o forse soprattutto) Margot Robbie, che riesce a dare un volto interessante ad Elisabeth e che apprezzo molto di più quando si slega dai ruoli di biondina stupidina come in C'era una volta a... Hollywood  ad esempio.
Un po' buffo che un paio di anni fa parlavo di due film in cui erano entrambe protagoniste sempre in ruoli particolari e forti.
Se non lo avete ancora visto, Maria Regina di Scozia sarà disponibile dall'8 settembre su Amazon Prime Video e secondo me merita di essere recuperato.

Titolo originale: Mary Queen of Scots
Genere: storico, drammatico
Durata: 125 minuti
Regia: Josie Rourke
Uscita in Italia: 17 Gennaio 2019
Paese di produzione: Regno Unito, Stati Uniti
Voto 7.5



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Due prodotti Phytorelax da provare!

Vi avevo anticipato che avrei ancora messo alla prova cosmetici con estratto di canapa, di cui vi avevo raccontato le proprietà in questo post specifico, perché lo ritengo una famiglia di ingredienti con una efficacia promettente ed interessante. Nell'ultimo periodo ho utilizzato infatti un paio di prodotti corpo della linea biologica e vegana alla canapa di Phytorelax Laboratories.



Credo si tratti di una gamma (in totale con cinque prodotti) relativamente più recente, e mi è piaciuto che Phytorelax specifichi che si tratta di olio di semi di canapa sativa biologico, e non come "CBD" e non gli attribuisce effetti magici ma specifica le proprietà esatte di questo ingrediente cioè
"idratanti e antiossidanti, è ricco di acidi grassi, Omega 3, 6, e 9. "
Avendo già provato in passato diversi prodotti Phytorelax, non avevo poi grossi dubbi sulla qualità di questi due.



Phytorelax Laboratories Canapa Shampoo & Doccia Idratante Rigenerante
Hemp Shower Shampoo 


Un gel fluido che sulla mia spugna diventa immediatamente una schiuma cremosa e avvolgente, con un profumo che il mio naso non riesce a definire, ma che è sicuramente fresco e gradevole, sono queste le caratteristiche generali dello Shampoo Doccia Phytorelax. Nella formulazione l'attivo principale è proprio l'olio di semi di canapa, ma hanno aggiunto anche il guar che è un condizionante, visto che questo prodotto ha la doppia funzione di detergente corpo e capelli, anche se io onestamente con questo scopo l'ho solo provato circa quattro volte, ma principalmente l'ho usato come docciaschiuma.
In ogni suo utilizzo comunque, lo shampoo & doccia alla Canapa mi ha ampiamente soddisfatto: sulla pelle l'ho trovato un prodotto delicato, in grado però di detergere bene il corpo, lasciando la pelle fresca, elastica e molto liscia.



La resa sulla pelle di questo doccia gel mi è piaciuta perché non crea prurito né accentua eventuali irritazioni. Anche senza utilizzare una crema dopo, non mi sembra renda la pelle particolarmente bisognosa di idratazione, cosa che me l'ha fatto apprezzare ancora di più durante questa estate, quando, nei giorni troppo caldi, faccio fatica ad impataccarmi di crema corpo. 
Forse non è fra gli shower gel che sciacquo con più rapidità, ma non richiede nemmeno troppa acqua e pazienza.
Quando ho provato questo prodotto Phytorelax come shampoo, mi ci sono trovato altrettanto bene: non mi è sembrato aggressivo sul cuoio capelluto e non mi ha annodato o seccato i capelli.
Lo Shampoo & Doccia Idratante alla Canapa in qualunque utilizzo si è confermato non solo versatile, ma soprattutto valido su di me. Sarei curioso del bagno doccia sempre della stessa linea, che credo possa essere ottimo per questo autunno.
Se può essere una aggiunta utile, vi posso anche dire che il pack in tubo è pratico e non si spreca prodotto, e che la profumazione non persiste sulla pelle. 

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Vi avevo detto qualche riga più su che d'estate non sopporto la crema corpo se il clima è troppo caldo, umido e appiccicoso, ma sono decisamente andato d'accordo con questo latte corpo Phytorelax.
Nonostante la consistenza soda, e non liquida, rivela una texture leggera, fresca, molto facile e veloce da stendere. Scia bianca e untuosità sono assenti, sebbene nella formulazione ci siano diversi ingredienti idratanti ed emollienti come olio di mandorle dolci, di babassu e di semi di girasole, oltre ovviamente a quello di semi di canapa.
Anche in questo caso il mio naso non sa dirmi esattamente a cosa corrisponde la profumazione di questo latte corpo Phytorelax, ma è simile allo Shampoo&Doccia ed è comunque gradevole e neutra.



Quello che ho apprezzato della Hemp Body Lotion è la consistenza ovviamente che per me la rende ideale in questo periodo estivo, ma nonostante la leggerezza non è una crema corpo inutile. Riesce infatti a dare un buon livello di idratazione, che a mio avviso si adatta a pelli da normali a leggermente secche, ma che può non soddisfare se l'asticella delle esigenze si sposta verso una disidratazione più persistente. In generale il Latte Corpo alla Canapa mi rende la pelle soffice, liscia al tatto e resistente per tutto il giorno, fino alla doccia successiva.
Visto il periodo credo possa interessarvi sapere che la mia pelle non ha problemi ad assorbire questo latte Phytorelax: non lo rigetta, non lo ributta fuori né da una sensazione di appiccicoso o occlusività.
Come vi anticipavo, se fa davvero troppo caldo, preferisco non mettere nulla sulla pelle, e in questo senso lo Shampoo & Doccia Idratante è perfetto perché non mi obbliga ad applicare una crema corpo.
Nel Latte Corpo alla canapa il profumo si avverte sulla pelle anche qualche tempo dopo averla stesa, ma resta un aroma molto delicato.
Come mi era capitato con quella della linea ai Fiori di Bach, anche questa lozione Phytorelax alla Canapa mi è piaciuta molto e crea con l'altro prodotto una perfetta accoppiata per questa stagione.

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Non lo specifico molto spesso, ma credo che questi due prodotti corpo Phytorelax sono adatti secondo me a chiunque, uomo o donna che sia, salvo magari chi vuole delle profumazioni molto più intense e penetranti. 
Se vi va, fatemi sapere quali sono i vostri prodotti preferiti di questa azienda, ché lo sapete sono sempre in cerca di ispirazioni.





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L'estate sta finendo ma le delusioni non mancano

Ci siamo lasciati alle spalle alcuni tormentoni estivi che probabilmente non riascolteremo (o per lo meno, io non le ho più riascoltate) e già una nuova pagina di musica è pronta per essere sfogliata con tante novità. Lo dico forse troppo spesso, ma non posso dire di non essere rimasto deluso da alcune delle nuove uscite.

Maroon 5 - Nobody's Love


Credo siano anni che non sento una canzone dei Maroon 5 che mi piaccia davvero, e Nobody's Love conferma questo mio personalissimo trend, anche se l'ho sentita spesso in radio e non ho avuto voglia di buttarmi fuori dal finestrino. È indubbio secondo me che anche il videoclip, girato probabilmente nel giardino di Adam Levine, non dia grossi stimoli per apprezzare di più la canzone. E, se proprio devo essere puntiglioso, continuare a ripetere la frase "You could make a grown man cry" come se un "uomo adulto" che piange sia cosa rara, mi sembra quantomeno anacronistico. 

LP - The One That You Love


Ho come l'impressione che ci siamo dimenticati LP dopo averla osannata un po' ovunque, eppure il 23 luglio ha pubblicato un nuovo singolo in vista di un nuovo album. The One That You Love mi sembra il brano perfetto per un western, non solo per l'ambientazione del video. A voi è capitato di sentirla in giro? A me no, ed un po' mi spiace. 


Zero Assoluto – Fuori noi feat. Gazzelle


Ci eravamo anche dimenticati degli Zero Assoluto e non era del tutto un male, ma loro ci hanno tenuto a tornare unendo le forze con Flavio Bruno Pardini, cioè Gazzelle. Era dal 2016 che il duo non ci proponeva nulla, ma a giudicare questo primo singolo, il nuovo album, di cui ancora non si sa nulla, credo vorrà strizzare l'occhio all'indie.


Beyoncé, Shatta Wale, Major Lazer – ALREADY


Dal 31 Luglio su Disney + è disponibile il film musicale scritto e diretto da Beyoncé intitolato Black is King, a cui ha legato un nuovo disco chiamato The Lion King: The Gift in formato deluxe. Se non ci avete capito niente sappiate che è comprensibile perché secondo me Bee ha fatto un po' di casino. The Lion King: The Gift era infatti l'album che aveva creato in occasione del film Il Re Leone del 2019



Quindi mi chiedo che ci azzecca riprendere quel progetto e perpetuarlo all'infinito, tra l'altro con lo stesso nome? Non mi è chiaro, quel che però mi è chiaro è che Black is King comunque si ispira alla storia del re Leone, ed è un'occasione per celebrare l'Africa e la sua cultura, ma mi sembra solo un pretesto per fare un mega video per ogni singolo pezzo dell'album. Questa Beyoncé non è la mia preferita, ma ammetto che Already, che credo sia stata scelta come una singolo ufficiale, ha qualcosa di ipnotico.


Billie Eilish - my future


Anche Billie Eilish ha preparato un nuovo singolo ma pare abbia superato la fase depressiva iniziale da adolescente un po' incazzata, e stia iniziando a fare pace con se stessa. My future è proprio un inno alla positività, a conoscere e scoprire se stessi. E poi mi piace quel twist: proprio quando la canzone sembra proseguire su quel binario melanconico che Taylor Swift ha ampiamente approfondito, ecco che arriva la parte più ritmata e fresca. 


Ava Max - Who's Laughing Now


Pare che finalmente Ava Max abbia una data per il suo album Heaven & Hell che pubblicherà il 18 settembre. Nel frattempo ha pubblicato Who's Laughing Now, che fa parte della zona "inferno", un altro pezzo che non mi ha particolarmente smosso l'animo, ma che credo sia un pelo più noioso degli altri che ha già pubblicato. Vedremo l'album, ma a guardare le visualizzazioni del video, mi pare di essere l'unico di avere queste perplessità. A voi incuriosisce come artista?

Arisa - Ricominciare Ancora


È ritornata, o meglio ha ricominciato, anche Arisa, che ha pubblicato un nuovo brano, anche questo passato un po' in sordina a quanto pare. In effetti Ricominciare Ancora non è fra le canzoni più radiofoniche ed estive che ci si possa aspettare, ma non credo sia del tutto sbagliata rispetto al periodo. Leggevo che Arisa ha creato la sua casa discografica che si chiama Pipshow, così da ricominciare in totale autonomia. Sarà per questo


Cardi B - WAP feat. Megan Thee Stallion


Immagino che chiuderete questa pagina dopo aver letto che mi piace WAP di Cardi B e Megan Thee Stallion, ed avete tutte le ragioni per farlo, ma mi è rimasta in mente sin da subito. Mi consola il fatto che non sono da solo vista la fraccata di visualizzazioni e ascolti in streaming che ha guadagnato già nelle prime 24 ore dalla pubblicazione.



La canzone è quanto di più volgare possiate sentire accendendo la radio, il testo non è stato scritto esattamente da Petrarca, non giocano proprio sull'allegoria per raccontare le "vicende", ma il video è un piccolo capolavoro trash.


Dua Lipa - Levitating (feat. Madonna and Missy Elliott) [The Blessed Madonna Remix]


Molti, soprattutto su Twitter, fremevano all'arrivo del remix di Levitating, brano di Dua Lipa che fa parte dell'album Future Nostalgia, soprattutto per la presenza di Madonna. Credo che però questa bolla si sia in parte sgonfiata con i primi ascolti perché, rispetto al brano originale, il remix perde un po' di ritmo diventando più ripetitivo. Anche a me non ha lasciato proprio di stucco, ma in ogni caso questo remix farà parte di un intero album di rifacimenti chiamato "Club Future Nostalgia" che esce il 28 agosto. 


Taylor Swift - the lakes


Proprio il mese scorso ho parlato di Folklore, il nuovo album di Taylor Swift, che ne corso dei giorni ha raccolto successi come more da un rovo in piena estate. Ma lei non si è accontentata ed ha pubblicato una bonus track qualche giorno fa intitolata the lakes. Il mood resta sempre lo stesso del disco, ma forse lo sguardo è più rivolto al presente visto che il brano parla di una fuga nella natura selvatica a riparo da questi "cacciatori con il cellulare". E, come vi dicevo la volta scorsa, sono sicuro che mi gusterò meglio Folklore una volta che arriverà l'autunno.


KatyPerry - What Makes A W oman


Credevo di aver concluso la mia playlist ma proprio oggi è uscito un nuovo brano tratto dal prossimo disco di Katy Perry, Smile, che verrà pubblicato il 28 agosto. Di What Makes A Woman mi è piaciuto questo mix di dolcezza e ironia (ed anche verità), ma come per altri singoli, non ho avuto così tanto appeal per il brano. Son curioso di sentire l'album per intero ma, a dire il vero, non credo diventerà il mio preferito.





L'Oreal Clinically Proven Siero Ciglia Rinforzante: non è andata come pensavo 🤷🏻‍♂️

È trascorso diverso tempo dall'ultimo siero rinforzante per le ciglia che ho utilizzato, ma questa assenza non è data dal fatto che ho perso interesse per questa tipologia di prodotti, anzi è costante e crescente, anche perché salta fuori sempre qualche novità da mettere alla prova.
Se è la prima volta che passate di qui e non avete letto prima una mia recensione di un lash serum, qui potete recuperare tutti quelli che ho testato, ma l'obbiettivo generale resta sempre quello: trovare un siero per le ciglia che funzioni e magari ad un costo accessibile.
L'ultimo che ho deciso di provare è il Lash Serum Clinically Proven di L'Oreal.


Si tratta di una quasi novità, che se non erro è stata messa in vendita lo scorso anno, e, per quanto non si tratti di un brand che non va a cogliere a mano gli ingredienti freschi in campi incontaminati, ho voluto dargli una chance, ma ammetto che avevo basse aspettative, ed era pura curiosità.
Sulla confezione credo che L'Oreal dia delle indicazioni un po' confusionarie, scritte piccolissime, e piene di asterischi. Sul sito invece descrivono il Clinically Proven Serum come
"Un siero per fortificare le tue ciglia e per renderle visibilmente più piene.
La formula è clinicamente testata.
Inoltre, le donne che lo hanno provato sono rimaste soddisfatte: il 94% delle donne nota ciglia più forti dopo l'utilizzo, il 97% nota una riduzione della perdita di ciglia durante la rimozione del make-up, l'81% vede le ciglia più piene e folte.
Applicazione facile e veloce grazie all'applicatore a pennello con dosatore.
Andiamo per ordine.
L'azione fortificante e rinforzante di questo siero ciglia L'Oreal dovrebbe essere data da un mix di olio di ricino (che sappiamo essere ottimo per infoltire ciglia e sopracciglia), vitamina B5 (o pantenolo), amminoacidi, acido ialuronico e filloxane, che in INCI appare come "aminopropyl triethoxysilane", ovvero una sostanza che raggiunge le microfibrille proteiche che compongono la struttura dei peli, e le irrobustisce. È un componente che L'Oreal inserisce anche nei prodotti per capelli, ma non mi ci sono soffermato ad approfondire, ad esempio, i tempi in cui agisce, perché credo si tratti di una mera azione "meccanica" più che una componente realmente rinforzante.



L'Oreal ha fatto provare questo siero a 32 donne per due volte al giorno, e dopo 4 settimane hanno notato i benefici sulle ciglia di cui parla nella descrizione, ma servono 8 settimane per ottenere ipoteticamente il risultato che vedete nella foto sulla confezione.
Il Lash Serum Clinically Proven è un gel trasparente, inserito in questo applicatore a pennellino, e basta ruotare la parte metallica sul fondo per far risalire il prodotto, e quindi distribuirlo sulla rima ciliare superiore e inferiore, al mattino e alla sera.
Non sono un fan sfegatato di questo applicatore, nonostante sia abbastanza igienico, perché non mi sembra il più pratico, sottile e comodo per raggiungere la radice delle ciglia. Credo che il prodotto tenda a disperdersi su un applicatore troppo ampio per quello che l'utilizzo, e ce la si fa comunque ad usarlo, ma secondo me, uno scovolino comune o un applicatore ad eyeliner farebbe meglio il lavoro.



Inoltre, se avete esperienza con queste confezioni, saprete che, a volte, ruotando la parte sottostante, non sale il prodotto, e quindi tu ruoti magari due o tre volte, e di punto in bianco ti ritrovi con fin troppo siero che non puoi rimettere nella confezione. Il mio primo utilizzo del Lash Serum L'Oreal è stato infatti un po' "sbrodoloso", ma nonostante l'applicazione generosa e la presenza di alcol nella formulazione, non mi ha dato fastidio né mi ha fatto lacrimare. Ovviamente vi consiglio accortezza per evitare sprechi.



Ho provato fin da subito ad usare questo siero rinforzante anche al mattino, ma la mia costanza ha fallito, perché non sopporto la sensazione che dà alle ciglia: quel piccolo residuo che lascia, che io chiamo effetto ragnatela, tipico dei sieri per ciglia in gel, mi infastidisce, e puntualmente devo rimuoverlo una volta asciugatosi con uno scovolino, quindi nel tempo ho perso la voglia di applicarlo di giorno.
Mi sono quindi limitato ad utilizzare il Clinically Proven Lash Serum solo la sera prima di andare a dormire, ed ho iniziato lo scorso 28 Maggio.
Le mie ciglia prima del trattamento non erano in pessimo stato, anzi sono capitati periodi più sfortunati, con maggiore caduta ed un aspetto peggiore.
Queste erano le mie ciglia prima di iniziare il trattamento L'Oreal.



Credo si noti che, nonostante non siano le ciglia più lunghe e folte, di natura sono abbastanza scure e intense. Questo vi fa capire anche che un siero rinforzante su di me non ha un compito troppo complicato, per cui se un prodotto non funziona credo sia un problema.
Già dopo una settimana, ho notato che le ciglia avevano un aspetto più garbato ed elegante, un po' più curve e pettinate, ma ho voluto seguire le tempistiche che indica L'Oreal, quindi vedere i risultati dopo 4 settimane, circa il 28 Giugno, e sono più o meno questi:



Come sempre vi dico, tento di replicare la stessa posizione e la stessa condizione di luce per far sì che le foto risultino più oggettive possibili, ma vi tocca anche fidarvi della mia parola perché non sono un fotografo professionista.
Penso però si noti già un leggero incremento, soprattutto per quanto riguarda l'infoltimento (si nota forse di più nell'occhio sinistro), e in generale anche la caduta è diminuita. Sinceramente non mi aspettavo che nelle settimane successive ci potessero essere ulteriori miglioramenti, per la presunzione che ad agire fosse principalmente l'olio di ricino presente nel Clinically Proven Lash Serum, e che in genere agisce sulla forza, sullo spessore delle mie ciglia, ma non più di tanto sulla lunghezza. Ho però ovviamente proseguito ad utilizzarlo con costanza per ulteriori quattro settimane, fino appunto a fine luglio.



Son rimasto stupito nel notare che le ciglia fossero non solo più folte, ma soprattutto più lunghe, curve e a ventaglio, tutti aspetti che ovviamente ho apprezzato moltissimo. Su di me insomma il Lash Serum L'Oreal ha dato un buon risultato. Non posso però non insistere su quanto sia fondamentale la costanza: sperare di vedere dei risultati, con qualunque siero rinforzante per le ciglia, già dopo una settimana in cui magari lo si è utilizzato giusto tre sere, è impensabile. È importante inoltre riconoscere il proprio punto di partenza e non aspettare l'eventuale miracolo.
Io cerco di massimizzare i risultati anche di un prodotto economico, non solo perché voglio beneficiarne ma anche perché non voglio sperperare (più di quanto giù faccia).
Non ho fatto le foto dopo aver terminato il siero, in quanto i risultati sono rimasti invariati fino ad ora, e perché è finito circa una settimana più tardi, verso i primi dieci giorni di Agosto. Probabilmente con un applicatore diverso, il prodotto sarebbe durato di più, ma tutto sommato lo riacquisterei.

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💸 €10.07
🏋 6ml
🗺 Made in Francia
⏳ 6 Mesi
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Vi incuriosisce questo Lash Serum Clinically Proven di L'Oreal? Lo avete già provato?





Le serie tv che mi hanno fatto passare ai film

Non scherzavo, né volevo essere melodrammatico come al solito, quando vi ho detto che ultimamente le serie tv mi hanno stufato (qui se vi siete persi la querelle). Non riesco a trovare nulla che mi entusiasmi davvero, che mi rapisca e mi porti in un universo parallelo dove seguire avventure e personaggi più disparati. Ho deciso quindi di tirare il freno a mano per quanto riguarda le serie tv, e credo che queste tre di cui vorrei parlarvi, sono state la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ne salvo solo una ma che comunque, per motivazioni diverse, ha iniziato a starmi un po' stretta e a suggerirmi che avevo bisogno di altro.


Little Fires Everywhere
Miniserie
⭐⭐🌠


Elena ha una famiglia perfetta, un marito benestante, quattro figli più o meno ubbidienti, una casa bellissima. Tutto ciò che ha sempre sognato, e per cui ha tanto lottato, eppure un giorno quelle superfici lucidate a specchio iniziano ad avere le impronte di una sconosciuta di nome Mia, una artista sempre in viaggio, e sua figlia. Elena si dimostrerà cordiale con Mia tanto da offrirle in affitto una sua casa, ma fra le due inizierà presto l'attrito. Ma è solo uno scontro fra due mondi diversi, opposti, fra due donne molti forti con caratteri agli antipodi o c'è anche altro? Chi è veramente Mia Warren? E soprattutto che ha scatenato questo grandissimo incendio?


Se mi dite che non avete sentito parlare di Little Fires Everywhere faccio onestamente fatica a credervi, perché ci hanno sbattuto l'arrivo di questa miniserie praticamente ovunque. Tratta dal romanzo "Tanti piccoli fuochi" di Celeste Ng (qui le mie opinioni sul libro), prodotta da Reese Witherspoon (che interpreta Elena) e Kerry Washington (nel ruolo di Mia), pubblicata su Amazon Prime Video il 22 Maggio (ma per i dialoghi in italiano ci hanno fatto attendere), Little fires Everywhere sembrava essere la nuova Big Little Lies (come se sia un complimento), o addirittura diventare la serie dell'anno, ma l'impatto che ha avuto su di me è stato medio-basso.


Intanto l'impianto generale: il trailer suggerisce secondo me una storia molto più cupa, con venature thriller più marcate, ma il risultato è un dramma familiare più soft e semi-corale, in cui si scontrano caratteri, modi di vivere e generazioni diversi, e ovviamente con un taglio femminile. In questo senso, in parte, ci riescono a creare qualcosa di diverso, perché i personaggi, che sembrano un po' chiusi in un cliché, ne escono senza troppi problemi: Elena è più aperta di quanto sembri (e meno di quanto dovrebbe) ed ha anche le sue imperfezioni, Mia può risultare ipocrita e incoerente.
Funziona bene anche la rappresentazione del razzismo e delle differenze sociali che ancora serpeggiava all'epoca, pur essendo una storia ambientata negli anni '90.


Finiscono così però gli aspetti che ho apprezzato di Little Fires Everywhere, perché lo sviluppo narrativo non riesce a brillare, o meglio ad accendersi, se non per pochi momenti di slancio. Le storyline, seppur diverse e varie, non mi hanno dato nulla, anzi è stato facile che mi annoiassero, considerando anche che gli otto episodi sfiorano la durata di un'ora. Tutta una fetta delle vicende, con un risvolto legale, è inserita un po' a forza per smuovere le acque, e non solo riesce poco nel suo intento, ma mi è sembrata poco credibile, ed esagerata, e questo si collega ad un altro problema di Little Fires Everywhere.


A coronare una storia che secondo me non funziona nel creare il massimo del patos, ci sono infatti personaggi che hanno molto spesso reazioni assurde, esasperate, un po' da matti, al punto che fanno sembrare Elena quella ragionevole con un po' di sale in zucca in tutta la faccenda. Anche le interpretazioni, in parte, mi sono sembrate forzate e appunto esagerate (vedi il sorriso-ghigno di sufficienza che ogni tanto piazza la Washington). È come se ogni personaggio non avesse una logica per quello che fa, ma semplicemente se ne va in giro a far casini. Inutile specificare che non si può empatizzare con personaggi così, non si può nemmeno tifare per l'uno o per l'altra.
Ci sono in definitiva pochi elementi che riesco a salvare in Little Fires Everywhere, che alla fine non mi ha lasciato sulla pelle alcun brivido, non ha smosso la mia emotività, se non per momenti troppo brevi, e non mi ha permesso di far parte della storia, ma solo di guardarla scorrere.


Killing Eve
Terza Stagione 
⭐⭐


Tim Vision ci ha fatti penare per avere il doppiaggio in italiano della terza stagione di Killing Eve, ma diciamo che, col senno di poi, non sarebbe stata una grossa perdita se non fosse arrivato. 
Killing Eve non è stata la mia serie preferita fin dai primi episodi, ma è stata la seconda stagione a confermarmi che qualcosa in questa serie non funzionava, ed anzi sarebbe potuta peggiorare, e così è stato, consolidando in me l'idea che non sanno dove andare a parare.
Ci hanno lasciati con Eve mezza morta per mano di Villanelle, ma ecco che nei nuovi episodi la troviamo viva e vegeta (non credo sia uno spoiler, mica vi aspettavate che perisse la protagonista che dà il titolo alla baracca). Sembrava che l'inseguimento alla Tom e Jerry fosse finito, ed invece ecco che riprendono, come nulla fosse, dal punto in cui eravamo rimasti. 


Killing Eve 3 ci presenta una storia che ripete se stessa in modo sempre più tragicomico, ma con pochi momenti di reale tensione, e ancora meno quelli che mi hanno fatto sorridere. 
Tutto lo schema delle passate stagioni, che vedeva l'MI6 e i Dodici come figure contrapposte, è passato in secondo piano, perché il focus, e l'unica cosa che ci dà un senso di proseguimento, di questa terza stagione è l'intenzione generale di scavare un po' più a fondo nella storia dei personaggi e nella loro umanità, ma credo che non ci siano riusciti benissimo.
Hanno dedicato addirittura un intero episodio per farci conoscere le origini di Oksana, ma lo hanno farcito di ovvietà che alla fine non aggiungono nulla al personaggio (una matta che viene da una famiglia di matti, non ce lo si aspettava). Lei resta comunque uno dei protagonisti più affascinanti, che, seppur tardi, cerca a fatica di fare dei passi avanti, e Jodie Comer secondo me sta conquistando sempre più consensi e pubblico.


Ci danno qualche pezzetto in più anche di Carolyn e del suo vissuto come donna e madre, ma questo non aggiunge nulla alla visione di insieme, anzi quella che doveva essere la scintilla di tutto, si affievolisce presto, perdendo di impatto fra i filoni narrativi.
L'unica fessacchiotta di Killing Eve, è appunto Eve, che ormai mi è diventata completamente sciapa: da un lato non si decide ad abbracciare del tutto questo suo lato più violento, dall'altro non capisce che se c'è di mezzo Villanelle, chiunque intorno a lei finisce male, anche le persone che ama, e questo secondo me è inaccettabile. Eve giustifica e supera qualunque cosa faccia o sia influenzata da Villanelle, e non ci è dato di capire perché e per come questo accada.


Potrei continuare a sottolineare i difetti di questa terza stagione, ma mi pare chiaro che il mio interesse per Killing Eve è ormai scemato, e se non me ne sentirete parlare più, vi ho avvertiti. Non ho percepito più alcun legame emotivo con la serie e i suoi protagonisti, se non una vaga capacità di intrattenimento facile da fruire. 
Qui trovate il mio parere sulla quarta ed ultima stagione di Killing Eve che ci ha lasciati un po' tutti con l'amaro in bocca (come volevasi dimostrare). 



Babylon Berlin
Tre Stagioni 
⭐⭐⭐⭐


Quando ho parlato delle serie tv a cui ho detto basta (potete recuperare il post qui) avevo anticipato che avevo smesso di seguire Peaky Blinders perché cercavo qualcosa di più cupo e intenso, e l'ho trovato in Babylon Berlin, serie tedesca in tre stagioni (fino ad ora) andata in onda su Sky Atlantic dal 2017 fino al 6 maggio di quest'anno.
In breve, la serie segue le vicende del commissario della buoncostume Gereon Rath e della sua (futura) collega Charlotte Ritter, due mondi diversi in parte, che si uniscono nelle indagini di delitti e crimini di vario genere, con lo sfondo di una Berlino di fine anni '20 che brulica di contraddizioni e pronta a grandi mutamenti socio-politici ed economici.


Specifico subito che Babylon Berlin mi è piaciuta tantissimo nel corso di tutte le tre stagioni, e non è fra le serie tv che mi hanno annoiato al punto da spingermi a guardare altro. Ha una trama decisamente e costantemente noir, con alcuni risvolti più crudi e violenti, uno di quei telefilm da "pugno nello stomaco" (o in faccia all'occorrenza) che vi dico spesso. Questo di per sé non è un problema, anzi l'ho scelta per questo, ma, dopo tre stagioni e specie nell'ultimo periodo, avevo bisogno anche di qualcosa di più leggero.
Ma a parte le mie esigenze del momento, come vi dicevo, di Babylon Berlin non posso che parlare bene.
Senza raccontarvi ovviamente i dettagli di 28 episodi, vi posso dire che è una serie fatta molto bene: la cura dei dettagli, dell'ambientazione, dei dialoghi, dei costumi, della regia, delle musiche è quella di una produzione chiaramente massiccia che vuole creare qualcosa di solido.


La storia, seppur non corra a briglie sciolte, è intrigante e fluida, gli intrecci sanno creare suspense senza stancare. Ci sono state più di alcune scene che mi hanno colpito tantissimo per intensità.
È vero, sono di parte perché adoro quell'epoca, ma Babylon Berlin riesce a trasportarci in questa città affascinante e sensuale, ma fatta al tempo stesso di eccessi e povertà, sesso, droga, promiscuità, una vita politica e sociale in ascesa e fremente. In questo senso la serie riesce a portare avanti due binari, quasi fossero due mondi che si incontrano, ma che proseguono quasi distinti: da un lato tutte le vite dei protagonisti (quasi tutti hanno una storyline più o meno articolata), alle prese con problemi diversi, dai traumi pregressi alla condizione socioeconomica non facile; dall'altro assistiamo all'ascesa del nazismo, ai ribassisti che giocavano in borsa prima del crollo mondiale, alla malavita organizzata, al ruolo delle donne nella società, allo sviluppo della psicologia e dell'esoterismo, e tanto altro.


Sono tante insomma le tematiche più o meno sviluppate che incontriamo nel corso delle tre stagioni di Babylon Berlin, e tutte vengono permeate da quel senso di angoscia e di impotenza che inevitabilmente proviamo, conoscendo come andrà a finire.
Ho apprezzato come vengono tratteggiati i personaggi: tutti molto umani, fallaci, e stretti in quello che è il loro ruolo, la loro cultura o appunto la loro posizione sociale dell'epoca.
Se devo mandare avanti il mio senso critico (cosa che mi riesce molto facile), magari avrei evitato alcuni passaggi un po' troppo criptici, troppo allucinati, alcune scene esagerate, lo sviluppo di un personaggio che, sembra fondamentale, ma mi è risultato poco centrato. Ma sono piccole smagliature in una serie tv che mi è piaciuta davvero molto, e che dimostra come anche i prodotti europei, e nello specifico tedeschi, possono essere alla pari di quelli made in USA, e sicuramente migliori della roba che facciamo in Italia.
Qui trovate la recensione della quarta stagione. 




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