A breve saranno 4 anni che frequento il mondo dei blog attivamente, da insider e da outsider.
Il mio nasce poco dopo il boom del "voglio aprire un blog", in un Dicembre di noia.
Un po' mi pare che questa tendenza sia calata, che pochi abbiano continuato, con costanza, da quando ho iniziato. E chi magari aveva intrapreso questa strada se ne sia un po' andato.
Vi avevo già parlato di quanto mi turbi chi abbandona il proprio blog senza dir nulla.
Ho visto tanti volti andare e venire, per alcuni mi è spiaciuto, per altri invece non mi è parsa una grande perdita.
Invece io son rimasto qui e il motivo è che la mia voglia di condividere non è mai scemata, anzi si è espansa.
Certo non è stata sempre costante, ma nel cassetto c'era e c'è quasi sempre un pensiero da lasciarvi.
Certo non è sempre facile, tante volte son finito a fissare quella astina lampeggiante senza sapere che tasti premere, eppure poi è tornato il ricordo.
Nemmeno me lo ricordo bene quel giorno in cui ho iniziato; mi ricordo i tentativi prima di trovare la giusta piattaforma, ché non lo sai mica prima, se non ci provi.
Blogspot è forse la più facile da gestire per i newbie.
Wordpress è più figa e professionale, ma ci ho provato e mi sono arreso: per me è troppo incasinata, confusionaria, con troppe funzioni magari utili ma per me complesse e non fondamentali per un blogging semplice e casereccio come il mio. E poi c'è Tumblr, che fa moda, ma che sta lentamente subendo un declino, complice il fatto che non si può creare un vero e proprio blog che ricordi un sito, in cui interagire non è semplicissimo.
Devi lanciarti o non sai quale è la piattaforma più comoda ai tuoi intenti. Blogspot per me resta la più semplice e intuitiva da gestire, con cui creare una grafica pulita e semplice, ma anche pubblicare gli articoli con immediatezza, ed un minimo di formattazione
Fare blogging vuol dire dare, e dare gratis.
E darlo a chiunque, indistintamente.
Dal troll, al lettore fisso, al commentatore, al lettore fantasma.
Non avrai subito 1000 visite al giorno, nemmeno 500, nemmeno 100.
Un po' ci resti male, i primi tempi, ma è così che va, e così è andata a me.
Non avrai subito l'azienda che ti contatta e ti chiede se vuoi provare i loro prodotti.
Figurati se addirittura ti paga per farlo!
Il segreto di pulcinella è che molti hanno tentato la strada del blogging solo con la speranza di chissà quale fama o riconoscimento, magari immediato.
Li riconosci subito, gli scappa sempre un post sulle visualizzazioni o sulla delusione di non avere quelle visualizzazioni.
Ma chiariamoci, non è del tutto male.
Come quando porti i fiori alla tua fidanzata, anche se l'hai fatto con amore, quantomeno ti aspetti un grazie e un bacio. Ecco, per un blogger il "grazie" è un commento, e il bacio sono le visualizzazioni.
Non è un male avere un punto di riferimento a cui aspirare quando decidi di bloggare, ma i punti di riferimento in genere sono lontani, e prima devi arrivarci.
I primi tempi però è già tanto se ricevi un commento di una tua amica a cui minacci di non tenerle i capelli quando dovrà vomitare a causa di una sbronza, figurati se qualche sconosciuto ti considera.
Ma fra l'essere la nuova Chiara Ferragni, e non farti ricordare nemmeno da Google, ci sono vie di mezzo.
Quando cerchi metodi su come avere un blog di successo, la prima cosa che ti dicono è di specializzarti in un settore, soprattutto in un settore che non è stato ancora affrontato così da diventarne leader, un punto di riferimento.
Io mi sono specializzato in Pier, e forse proprio per questo non ho un blog di successo, ma a mio avviso più che specializzarsi, settorizzarsi in qualcosa, è importante innanzitutto metterci passione, e provare a fare del proprio meglio.
Intanto cercando di scrivere bene.
I refusi capitano, le abbreviazioni da sms e gli errori grammaticali, no.
Io ne faccio uno sfacelo, per lo più refusi da frasi modificate senza tregua, in cui magari finiscono per mancare parti, e saltano le concordanze.
Ci sono più errori sul mio blog che capelli sulla mia testa, ma almeno ci provo.
Se scrivi su Chrome, se scazzi qualcosa, c'è lo zig zag rosso a ricordarti che magari dovresti rileggere quello che hai scritto. Io non lo faccio, almeno non con la giusta attenzione, ma poi c'è chi lo fa per me (!), e, appena ho tempo correggo.
Anzi, apprezzo sempre chi mi fa notare un errore: un correttore di bozze non posso permettermelo proprio.
Se hai qualche dubbio, evidenzi, tasto destro e "Cerca con Google....".
Anzi, apprezzo sempre chi mi fa notare un errore: un correttore di bozze non posso permettermelo proprio.
Se hai qualche dubbio, evidenzi, tasto destro e "Cerca con Google....".
Si imparano tante cose a correggersi.
La scuola italiana non insegna molte cose, ma questo è un altro discorso. Almeno fai una ricerca, perdi due minuti, ma finisci per sembrare quasi intelligente.
La magia della rete.
La scuola italiana non insegna molte cose, ma questo è un altro discorso. Almeno fai una ricerca, perdi due minuti, ma finisci per sembrare quasi intelligente.
La magia della rete.
Dovresti sviluppare uno stile tuo, ma questa è la parte più difficile.
Io stesso non so se ho uno stile riconoscibile e unico. Penso che ci voglia molta, molta esperienza per trovare la propria strada, e per questo all'inizio è normale non avere un riscontro esterno, ma non credo che qualcuno pretenda questo sforzo atavico alla ricerca di chissà quale perifrasi; però un minimo cerco di far girare le rotelline e creare delle frasi che abbiano senso e con un vocabolario un po' più arcobaleneggiante del solito.
In buona parte dipende certamente anche dal tema che stai trattando: a volte vuoi essere semplice e diretto, come in una review, così da farti capire; altre invece puoi usare un linguaggio più intimo. In ogni caso deve essere il tuo linguaggio.
Ci vuole fantasia quando scrivi, un po' meno quando imposti la grafica del blog.
Chi ti legge deve capire cosa hai scritto, non dove si trova, immerso com'è in una mangrovia di immagini, pop up, pubblicità, indicatori con forme fraintendibili, sfondi accecanti, glitter a pioggia e testi tono su tono.
Fallo semplice, ma fallo tuo.
Anche questo è fraintendibile, ma intendo dire che i blog più sono semplici graficamente, e più sono user friendly. Che non vuol dire che debba essere tutto bianco, anzi.
A volte i blog bianchi sono ammosciapalle: tutti uguali e noiosi. Ma c'è bianco e bianco.
A volte i blog bianchi sono ammosciapalle: tutti uguali e noiosi. Ma c'è bianco e bianco.
Io personalmente ho un odio smodato i template a visualizzazione dinamica ma questo non importa. Quello che importa è che tutti condividiamo il fatto che un blog grigio mette quell'angoscia che manco la discografia di Adele a rullo mentre sei bloccato in ascensore e ti scappa un bisogno grande e uno piccolo.
Chi scrive non guarda mai abbastanza il proprio blog dall'esterno, come lo vedono gli altri.
Lo dico anche a me stesso.
Anche da un punto di vista tecnico, un blog troppo carico, diventa pesante da caricare su tutti i dispositivi. Però si possono fare delle modifiche carine, senza essere il photoshoppatore (scarso) di Mariah Carey.
Anche da un punto di vista tecnico, un blog troppo carico, diventa pesante da caricare su tutti i dispositivi. Però si possono fare delle modifiche carine, senza essere il photoshoppatore (scarso) di Mariah Carey.
In rete ci sono tanti template gratuiti che puoi scaricare e personalizzare, e ci sono diverse guide per implementare e fare modifiche. E se ci sono riuscito io che pensavo che HTML fosse qualcosa di porno, puoi farlo anche tu.
Il mio template scaricato, in origine era più o meno così:
Ho cambiato un po' i colori, personalizzato un po' qui e lì, e via.
Non sarà unico e originale ma lo sento un po' più mio, e quantomeno ci ho provato. Certo, se poi avete un cuggggino che fa il grafico, sfruttatelo e vi togliete l'incombenza.
Non sarà unico e originale ma lo sento un po' più mio, e quantomeno ci ho provato. Certo, se poi avete un cuggggino che fa il grafico, sfruttatelo e vi togliete l'incombenza.
Una delle cose che i blogger non dicono spesso, è che un loro post è stato frainteso, malinteso.
Ma a volte va bene così.
Altre un po' ti chiedi se ti sei espresso male, ma sta qui il bello; ognuno si ritrova in un modo diverso nelle tue parole, con una diversa intenzione e con un diverso bagaglio. A volte ti arrabbi perché ti sembra che semplicemente non ti abbiano letto, ma ci fai un po' l'abitudine.
Diventa quasi arte: ognuno la interpreta come crede, senza uno schema fisso.
Altre un po' ti chiedi se ti sei espresso male, ma sta qui il bello; ognuno si ritrova in un modo diverso nelle tue parole, con una diversa intenzione e con un diverso bagaglio. A volte ti arrabbi perché ti sembra che semplicemente non ti abbiano letto, ma ci fai un po' l'abitudine.
Diventa quasi arte: ognuno la interpreta come crede, senza uno schema fisso.
Anche il successo di un post non lo puoi controllare.
A volte pensi di aver scritto una roba figa, che tutta la blogosfera dovrebbe condividere, e poi nessuno ti si fila.
A volte invece ci sono post che hai scritto con un po' di scazzo, magari lo avevi lì in bozza da tempo, poi lo butti fuori e ti fanno i complimenti con bacio in fronte.
Ci vuole pazienza.
Come ci vuole pazienza per crescere.
E per crescere bisogna essere tutti insieme, ma io come faccio a sapere che esisti se non mi lasci un segno, in questo caso un commento? E tu come fai a sapere che io esisto se non ti lascio un commento?
Non mi vedi in tv, né nella pubblicità su internet.
Son uno a cui è stata data una connessione internet tanto quanto te, per cui niente divismo.
Purtroppo esiste ancora il "bel blog, seguimi, io ti seguo", ma non intendo questi come commenti. Anzi, non vado nemmeno a sbrirciare i blog di chi mi scrive così, non ne ho neppure curiosità.
Perché?
Perché evidentemente chi ci tiene ad essere seguito - siamo cani!? Sei un tartufo!? - e non letto, si accontenta di un numero piuttosto che di una persona che co-partecipa al tuo blog, con la presenza o un commento.
Devono Dovrebbero essere commenti sensati, inerenti al post, non per forza positivi, ma certamente educati.
Ci vuole pazienza.
Come ci vuole pazienza per crescere.
E per crescere bisogna essere tutti insieme, ma io come faccio a sapere che esisti se non mi lasci un segno, in questo caso un commento? E tu come fai a sapere che io esisto se non ti lascio un commento?
Non mi vedi in tv, né nella pubblicità su internet.
Son uno a cui è stata data una connessione internet tanto quanto te, per cui niente divismo.
Purtroppo esiste ancora il "bel blog, seguimi, io ti seguo", ma non intendo questi come commenti. Anzi, non vado nemmeno a sbrirciare i blog di chi mi scrive così, non ne ho neppure curiosità.
Perché?
Perché evidentemente chi ci tiene ad essere seguito - siamo cani!? Sei un tartufo!? - e non letto, si accontenta di un numero piuttosto che di una persona che co-partecipa al tuo blog, con la presenza o un commento.
Ci vuole pazienza per crescere.
Probabilmente non avrai mai questo successo enorme, ma non importa. Io non ho un successo enorme, e non è modestia, sono i dati a dirlo, ma non importa.
Ho ancora tanta strada da fare, ma mi piace mettere qualche paletto, giusto per ricordarmi il percorso.
Quello che (mi) importa è che non si esaurisca mai la voglia, il desiderio, la passione, lo slancio di condividere, di creare, di farsi ispirare e di lasciare una impronta.

Ho ancora tanta strada da fare, ma mi piace mettere qualche paletto, giusto per ricordarmi il percorso.
Quello che (mi) importa è che non si esaurisca mai la voglia, il desiderio, la passione, lo slancio di condividere, di creare, di farsi ispirare e di lasciare una impronta.









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