lunedì 28 novembre 2022

|Sotto la copertina|
Su quanto mi sono piaciuti i libri di Madeline Miller

Sono stati le mie letture estive, eppure i libri di Madeline Miller non meritano l'appellativo velatamente negativo di "letture sotto l'ombrellone" perché c'è molto di più.
Hanno avuto una risalita nelle classifiche più di recente, ma le opere della scrittrice statunitense risalgono ad anni fa, ed anche la mia curiosità è cresciuta, ed ho fatto bene.

Il primo libro di Madeline Miller che ho letto è La canzone di Achille, romanzo risalente al 2011 ma che con TikTok ha ritrovato nuova linfa vitale e penso anche il successo che meriti.


Genere: storico
Editore: Marsilio
Pagine: 386
Data di pubblicazione: 2011
Prezzo: €11 / ebook € 7.99


Prendendo spunto dal mito greco e da tutti i personaggi che bene o male conosciamo tutti, La canzone di Achille racconta la vita di Patroclo, ma soprattutto il suo incontro con Achille, e il rapporto d'amore unico che si creerà fra i due, mentre sullo sfondo si consuma la guerra di Troia. Ma non si parla solo di battaglie, di lotte, non è solo la parte cruenta della guerra ad essere raccontata dalla Miller, ma è soprattutto il rapporto fra i due ragazzi, che resteranno legati ad una fiducia ed un amore estremo l'uno per l'altro, fino alla fine ed anche oltre. 

Questo scavare a fondo nella relazione fra Patroclo e Achille, che da un lato prende a piene mani dai diversi miti trasmessi dai drammaturghi greci, dall'altro romanza per creare una visone completa e accurata (ma credo anche più moderna ed umana), non sfocia in una lettura stucchevole, zuccherosa in stile romanzo Harmony. La canzone di Achille è una girandola di emozioni differenti, dalla rabbia, all'affetto, dalla possessione, all'orgoglio, dalla paura al dolore, e questo avviene grazie ad una buona caratterizzazione di entrambi i protagonisti che finiamo per conoscere a 360° (e soprattutto finiamo per voler loro bene, quasi fossero realmente esistiti).

Nonostante Patroclo sia quasi sempre il narratore delle vicende, riusciamo infatti ad avere un quadro completo di cosa provano entrambi i personaggi, di cosa li smuova. La lettura de La Canzone di Achille diventa scorrevole e non appunto smielata grazie anche allo stile che la Miller adotta, che è molto pulito, a volte asciutto, persino in quei punti in cui altri scrittori avrebbero speso parole su parole. Non mancano di certo le descrizioni dettagliate, ma si leggono tutte con estremo piacere, e appunto anche rapidamente. 
È un libro questo che mi ha preso molto, e che riesce a commuovere fino alla fine, grazie ad un crescendo della drammatizzazione. La canzone di Achille è uno di quei libri che ti lascia le sensazioni che suscita addosso anche dopo che l'hai finito ed è anche uno di quei romanzi che mi sentirei di consigliare. 


Cambiano molte cose invece in Circe, libro pubblicato da Madeline Miller nel 2018, e non solo perché ci spostiamo dall'Iliade all'Odissea.


Genere: storico
Editore: Marsilio
Pagine: 441
Data di pubblicazione: 2018
Prezzo: €11 / ebook € 7.99

Circe infatti è nota soprattutto come la maga che trasformò in maiali i marinai di Ulisse, ma c'è altro, c'è un prima e un dopo, e la Miller riesce anche in questo caso a far centro nel raccontare tutte le sfaccettature della sua storia e a renderla interessante.
Infatti ci fa conoscere una Circe in tutta la sua fase di crescita e sviluppo, sia da un punto di vista più fisico, che da un punto di vista umano e personale, riuscendo a far diventare un punto di forza l'esilio a cui sarà costretta sull'isola di Eea
Credo che Madeline Miller abbia messo tutto il suo femminismo in questo personaggio, rendendolo estremamente umano, forse anche di più di quanto aveva fatto con Achille e Patroclo.

È interessante questo viaggio sia all'esterno, quindi in quelle che sono le vicende che capitano intorno e nella vita di Circe, ma anche all'interno, nelle sue riflessioni, nella sua crescita appunto e nei suoi mutamenti, e in quei momenti di solitudine che vive.
Per questo la sua protagonista diventa una figura affascinante, che finiamo per conoscere in vesti anche inedite, di donna e madre, con paure, amori, gioie e preoccupazioni che ci porremmo e vivremmo anche noi tutti i giorni, ma sempre con un filo più o meno sottile legato al mito.

La scrittura cambia in Circe rispetto a La canzone di Achille, secondo me è più matura, più raffinata e ricca, ma questa sua profondità per me non diventa noia o mancanza di ritmo, anche perché se c'è un momento più introspettivo, la Miller riesce, nel giro di qualche pagina, a farlo seguire ad una novità o a qualche situazione più tesa da affrontare. E quella di Circe è una vita ricca di alti e bassi, che per noi diventa un racconto sull'accettazione di sé e su quelle piccole e grandi lotte che tutti, soprattutto le donne, dobbiamo affrontare. Per questo la maga risulta molto umana, come dicevo, ma anche molto contemporanea.
Di questo romanzo, ma anche dell'altro libro, mi è piaciuto proprio il fatto che Madeline Miller sia riuscita comunque a rendere universalizzabili ed empatizzabili alcune delle situazioni che capitano alla protagonista, e le sue reazioni ad esse.

Le opere di questa scrittrice mi hanno colpito anche perché sono in grado di risvegliare dei miti antichi e portarli a noi, e mi pare anche fra i giovani visto che l'interesse è scoppiato sui social. Riscoprire certe storie, avere la curiosità di ripescare questi personaggi credo sia un lavoro bellissimo che spero proseguirà.
Devo ancora recuperare Galatea, ma conto di farlo presto.





2 commenti:

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  1. Ho letto solo “Circe”, mi è piaciuta molto la parte che da studentessa di liceo classico e facoltà umanistica non conoscevo (infanzia, famiglia d’origine, esordio dell’esilio, ecc) mentre in quella a noi più nota mi sono un po’ annoiata, a tratti addirittura infastidita, perché è evidente il suo punto di vista anglosassone che fatica nel comprendere a fondo la cultura mediterranea (su tutto la concezione moralistica negativa della “furbizia” di Ulisse e Atena ma anche il modo in cu ha edulcorato gli incroci incestuosi finali).

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    1. Anche per me è stata una scoperta quella dell'infanzia (fermo restando che non ho studi umanistici, ho fatto altro).
      Non ho letto in negativo la concezione che Circe ha della furbizia di Ulisse, o meglio, mi è sembrato che lei avesse sempre una buona opinione, pur sicuramente comprendendone i pregi e i difetti. Sul rapporto incestuoso, anche lì, non avevo aspettative particolari, nel senso secondo me l'ha raccontato in modo fluido, senza che risultasse troppo pruriginoso, ma anche con l'idea che si dovesse concludere il racconto.

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