Bei film (che non mi hanno emozionato🫣)

Purtroppo ancora non ci siamo: non sto incappando in film che mi coinvolgano davvero. Magari li trovo piacevoli, ben fatti, o ben recitati, ma lì finisce. E non emozionarsi davanti ad un film, non percepire che quella visione ti sta lasciando qualcosa in più, anche solo una riflessione, penso sia forse uno dei problemi maggiori che si possa avere col cinema.


Assassinio sul Nilo (2022)


Titolo originale: Death on the Nile
Genere: giallo, drammatico

Durata: 127 minuti
Regia: Kenneth Branagh
Uscita in Italia: 10 Febbraio 2022 (Cinema)/ Disney+
Paese di produzione: Stati Uniti d'America 

Dopo Assassinio sull'Orient Express del 2018, mi sembrava sensato proseguire il lavoro di Kenneth Branagh nel rimaneggiare le opere di Agatha Christie, ma purtroppo, anche questa non è riuscito a fare breccia.
Pur non avendo letto il romanzo da cui è tratto, credo che la storia de Assassinio sul Nilo segua i passaggi originali più salienti di questo mistero da risolvere a bordo di un piroscafo sul famoso fiume egiziano, e dell'intrigo fra l'ereditiera Linnet Ridgeway, il suo nuovo fidanzato Simon Doyle, la ex di lui Jackie" de Bellefort e tutti gli altri passeggeri. Sarà ovviamente Hercule Poirot a risolvere il mistero, ma questo viaggio sarà anche per lui un momento di riflessione.

Infatti questa nuova versione di Death on the Nile non cambia molto nella struttura generale della narrazione, ma cerca di fornire una prospettiva in più su Poirot e sulla sua giovinezza. Sin dall'inizio scopriamo ad esempio l'origine del famoso baffo che lo caratteristica ma anche una sua storia del passato che indubbiamente l'ha segnato.
Messa così sembra tutto bello, ma anche questa volta a me Kenneth Branagh nei panni dell'investigatore franco belga più famoso non ha convinto del tutto. Questo forse perché è un personaggio troppo impresso nella nostra mente, i cui atteggiamenti e modi di fare sono cristallizzati nella memoria, e cambiarlo dà l'idea di non avere a che fare con lo stesso protagonista.


Ma a parte questa mia visione dell'interpretazione di Branagh (che è anche il regista di questo film), non mi ha emozionato tutta questa rivisitazione di Assassinio sul Nilo. Infatti, sebbene abbia colto il tentativo di una drammatizzazione dei personaggi, come a voler raccogliere una sorta di ventaglio di diverse umanità, ognuna con le proprie sofferenze, il proprio passato e i propri drammi (partendo da Poirot appunto), non sono riuscito a sentirmi coinvolto emotivamente.
C'è secondo me un inutile eccessivo focus su Poirot che adombra gli altri personaggi, che finiscono per apparire piatti e superficiali. Ma anche l'impostazione generale del film non mi ha convinto.


Assassinio sul Nilo ha infatti il sapore della teatralità in moltissime inquadrature e scenografie, e questo a mio avviso lo rende un bel film da vedere, ma offre poco da sentire. Ho assistito a quello che è avvenuto a bordo di questo piroscafo, ma non l'ho vissuto, non sono stato trasportato da appunto il dramma e la sofferenza dei vari personaggi.
Mi sono comunque piaciute le interpretazioni degli attori, da Gal Gadot a Armie Hammer, da Rose Leslie un po' defilata, ad una quasi irriconoscibile Emma Mackey. Ho invece apprezzato meno un uso troppo sgamabile del CGI. 
Tirando le somme, niente di imperdibile. 
Qui vi parlo del sequel, Assassinio a Venezia. 



Il potere del cane (2021)



Titolo originale: The Power of the Dog
Genere: drammatico, western, thriller

Durata: 126 minuti
Regia: Jane Campion
Uscita in Italia: 1 dicembre 2021 (Netflix)
Paese di produzione: Regno Unito, Australia, Nuova Zelanda, Canada


Tratto dall'omonimo romanzo di Thomas Savage, Il potere del cane è un western particolare che merita qualche riflessione in più.
La storia è quella di due fratelli molto diversi fra di loro, Phil e George Burbank, che gestiscono un ranch in Montana. Fra i due il distacco diventerà inesorabile quando George si innamorerà e sposerà Rose, una locandiera rimasta vedova che ha già un figlio, Peter. Phil infatti non sopporta la donna, e ancora meno le maniere troppo aggraziate e femminili del ragazzo, e prenderà ad angosciare e vessare Rose.
Durante una estate però Peter scoprirà il segreto inconfessabile per l'epoca di Phil, e da quel momento le cose si ribalteranno, a totale discapito dell'uomo.

Il potere del cane ha secondo me un valore molto più alto rispetto a Assassinio sul Nilo: in questo caso infatti il dramma che serpeggia è davvero più papabile, è un film che sa essere anche molto duro e che ha un messaggio forte, seppur non subito palese. Infatti tutto si basa sul non detto, su come Phil sia soffocato dal suo ruolo, e come patisca, in contrasto, tutto ciò che non può essere e che non può avere. È anche un uomo segnato dalla perdita forse dell'unica persona di cui si sia mai realmente innamorato.
Ma tutti i protagonisti vivono un costante stato di rabbia, frustrazione, tensione e sofferenza proprio per l'impossibilità di essere totalmente loro stessi. 


Non voglio farvi spoiler perché credo che meriti di essere visto, e penso che Il potere del cane sia uno di quei film che può avere diverse chiavi di lettura.
Lo stesso mondo west può essere interpretato come una metafora di una realtà sociale che tende ad opprimere tutti coloro che si trovano all'interno della sua bolla, e ovviamente sono infinite le applicazioni che si possono fare anche al giorno d'oggi.
Così come la fine di Phil può essere vista quasi come la più drammatica ma unica via di fuga per chi vive in una situazione simile alla sua.
Ma, a parte eventuali letture ed ipotesi sui personaggi e la storia, e a parte l'ottima interpretazione di Benedict Cumberbatch, non posso dire che sia un film che mi ha segnato o che rivedrei anche domani.


Come vi dicevo, questo film è basato sul non detto, e se da un lato può essere più realistico, specie per gli inizi del '900 in cui è ambientato, dall'altro lato, alla lunga, può scocciare e risultare inutilmente criptico ad alcuni. Anche il ritmo, per una storia che alla fine è lineare, non è proprio dei più incalzanti, mentre il finale può risultare per poco chiaro e comprensibile. 
Inoltre mi è mancato un reale crescendo, visto che l'impressione che ho avuto è quella di una certa costanza lungo tutto il film, soprattutto negli stati d'animo dei personaggi. 
Vista la tematica trattata mi sarei aspettato da parte mia davvero un colpo emotivo più intenso, ma che purtroppo con Il potere del cane non è arrivato.



6 commenti:

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  1. Assassinio sul Nilo a me ha proprio annoiato a morte, non mi ha coinvolta minimamente, troppi spiegoni e lui, con quei discorsi sull'amore, ma che palle! E per il Potere del cane, concordo con le tue sensazioni: bello, ben recitato, tutto quel che si vuole, ma non mi ha toccato il cuore nemmeno un po'. Dicono che il romanzo invece sia molto più coinvolgente!

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    1. Non sai quanto mi rincuori questo tuo commento: a volte temo di essere io troppo distaccato o di non cogliere cose palesi. Invece così mi sento meno solo 😅
      Magari do un'occhiata al romanzo, grazie!

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  2. Spero nel primo, che il secondo in effetti non mi ha emozionato neanche un po'.

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  3. Anche se per motivi diversi, due film paraculi: il primo perché comunque arcinoto, e anche per chi non ne avesse mai sentito parlare, poca fatica a scoprire l'inganno.. il secondo perché ti vuole portare forzatamente fuori strada con i preparativi, le false piste, le lezioni di anatomia, il decorso sopra le righe, le fragilità dei caratteri, il caleidoscopio delle trasformazioni, l’inutilità dei comprimari.. tutto di troppo per farsi dire "ma che brava 'sta Campion!"

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    1. Non sono sicurissimo di aver capito le tue motivazioni. Nel senso che di rifacimenti ormai siamo pieni, e penso tocchi farsene una ragione. A me non piace che non si cerchino più idee nuove, ma così dovremmo azzoppare tutti questi rifacimenti, no?
      Lo stesso discorso vale per il secondo film più o meno: non sono tutti i thriller così? Qui ti è sembrata più smaccata la cosa?

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