Il ragazzo dai pantaloni rosa: buone intenzioni, esecuzione incerta

È un periodo di recuperi lenti e, purtroppo, piuttosto deludenti sul fronte cinematografico. E tra titoli che, inaspettatamente, si sono assestati più al di sotto delle aspettative c'è Il Ragazzo dai Pantaloni Rosa.
Lo avevo perso al cinema lo scorso novembre, ma ci ha pensato Netflix che lo ha reso disponibile dal 19 Marzo di quest'anno. 


Genere: drammatico
Durata: 123 minuti
Regia: Margherita Ferri
Uscita in Italia: 7 Novembre 2024 (cinema) / 19 Marzo 2025 (Prime Video)
Paese di produzione: Italia

Il caso di cronaca da cui è tratto purtroppo penso che lo conosciamo tutti, all'epoca ne avevo parlato anche io qui sul blog: era il 2012 quando Andrea Spezzacatena, un ragazzo di appena 15 anni, si tolse la vita a seguito del bullismo subito dai suoi compagni di classe e online. Tutto è partito per un pantalone diventato rosa a causa di un lavaggio sbagliato, ma che Andrea aveva indossato comunque con orgoglio perché regalo di sua madre.
Non lasciò nemmeno un biglietto per spiegare le possibili ragioni del gesto, ma sua madre Teresa Manes ha cercato di trasformare il suo dolore in un messaggio di supporto e sensibilizzazione contro il bullismo, pubblicando il libro Oltre il pantalone rosa. E proprio da questo libro è nato il film Il Ragazzo dai Pantaloni Rosa che racconta cosa accadde ad Andrea.

Nonostante siano passati diversi anni, mi ricordavo bene di Andrea, e credo che sia un bene che non si sia spenta la luce sulla sua vita e in generale sul problema del bullismo. Anche Il ragazzo dai pantaloni rosa dimostra questa necessità di continuare a raccontare storie del genere, nella speranza che non si ripetano (anche se sappiamo che purtroppo non basta parlarne), e quindi sono stato comunque contento di vederlo, perché quello di Andrea è purtroppo il destino di tanti ragazzi. 

Quando però certi film trattano storie vere dai risvolti così drammatici, cerco sempre di scollare il contenuto dal contenitore e mi spiace dire che Il ragazzo dai pantaloni rosa non ha la potenza che mi aspettavo. 
Riesce sicuramente ad essere chiaro, comprensibile, fruibile e completo nel raccontare la storia di Andrea, della sua passione per il canto e dell'intenso rapporto con la madre, ma purtroppo ci sono state scelte che non mi hanno convinto.

Nonostante le ottime interpretazioni di Claudia Pandolfi e Samuele Carrino, e di tutto il cast di giovanissimi, Il ragazzo dai pantaloni rosa ha una impostazione, una fotografia, una sorta di patinatura che lo rende troppo effetto fiction all'italiana da rete tv generalista. Ad esempio ho sofferto questo ricorrere ai primi piani, spesso stretti, che cercano quasi di strappare ed evidenziare in modo smaccato l'emotività dagli interpreti, ma non di farcela percepire come spontanea. Non ho amato anche il voice over che apre il film, che non mi è sembrata una scelta adatta non solo alle tematiche, e non viene sfruttato per raccontare l'universo interiore di Andrea.
Ho avuto anche l'impressione che Il Ragazzo dai pantaloni rosa si concentrasse molto sul bullismo, ma non avesse il coraggio di parlare di omofobia, se non per accenni.

È ormai quasi anacronistico raccontare tematiche del genere con un approccio secondo me troppo delicato, troppo televisivo, perché non riesce più a focalizzare quanto invece dolorose siano certe storie e quanto distruggano le persone coinvolte, e  a "sfruttarne" il potenziale.

Purtroppo queste scelte secondo me sottraggono un po' del valore umano che un film come questo avrebbe dovuto avere. Penso ad esempio ad Adolescence che riesce non solo ad essere duro per certi aspetti, ma a raccontare in modo interessante tutto un sistema socio, educativo, genitoriale e istituzionale che sembra stia fallendo nella promozione di comportamenti anche solo più umani. Ma anche la difettosissima 13 Reasons Why aveva dalla sua un approccio più efficace.
Il ragazzo dai pantaloni rosa invece sembra quasi un film vecchio che riesce nella sua funzione solo se guardato con la giusta consapevolezza e maturità.



Garnier Ultra Dolce Olio di Avocado e Burro di Karité, le mie opinioni sui prodotti capelli

Ve li avevo spoilerati nella panoramica sulla mia hair care routine di questo periodo, ed è arrivato il momento di esaminare più a fondo la linea Ultra Dolce Avocado e Burro di Karitè di Garnier.

Tre diverse referenze per la cura dei capelli che sto usando ormai da parecchio tempo, facendoli interagire in vario modo (ora vi spiego), ed in particolare sono lo Shampoo, il Balsamo Capelli Ultra Nutriente e la maschera Hair Remedy. Una linea studiata per capelli secchi o molto secchi, mossi e tendenti al crespo, quindi sulla carta una routine perfetta per i miei capelli che hanno proprio queste caratteristiche e che pur essendo corti, apprezzano prodotti ricchi e sostanze più nutrienti e avvolgenti.

La linea è ovviamente arricchita con olio di avocado e burro di karitè, emollienti stra noti e apprezzati in campo cosmetico a tutto tondo, ma c'è altro. Tutti e tre i prodotti Ultra Dolce contengono infatti anche olio di semi di girasole, che ne potenzia l'effetto nutriente e estratto di foglie di rosmarino, pianta apprezzata per il suo effetto anti ossidante e potenzialmente benefico anche per la salute dei capelli.

Io li ho voluti testare proprio insieme, per vedere come avrebbero agito in sinergia fra loro e quali benefici avrei avuto nel lungo periodo, e speravo che riuscissero ad avere una performance migliore rispetto alla linea Cocco e Macadamia che avevo provato tempo fa. 

La mia routine capelli inizia con lo Shampoo Ultra Dolce Ultra Nutriente.


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🏋 250ml
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⏳ 12 Mesi
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Si presenta come un prodotto quasi cremoso, con una vibrante colorazione gialla e un profumo molto gradevole, vagamente dolce, tipico dei prodotti Garnier. È uno di quegli shampoo che crea subito una schiuma quasi cremosa, anche senza dover utilizzare troppo prodotto, e sicuramente rende il momento del lavaggio piacevole e anche più facile e veloce. 

Io ho sempre fatto due lavaggi con questo shampoo Garnier e non l'ho praticamente mai diluito perché non ho più l'abitudine di farlo, ma non ne ho sentito la necessità sia perché è un prodotto schiumogeno, ma perché lo reputo sufficientemente delicato. 
Il suo potere lavante non è però da sottovalutare: riesce ad esempio a rimuovere impacchi oleosi con abbastanza facilità, come dicevo bastano poche noci di prodotto per lavare a fondo i capelli e lasciarli puliti a lungo. Secondo me da questo punto di vista è adatto ad un cuoio capelluto normale o a tendenza secca.

In linea generale, nel corso di un periodo di utilizzo ormai a lungo, ho avuto una esperienza positiva con questo Shampoo Ultra Dolce Avocado e Burro di Karitè. Non l'ho trovato particolarmente aggressivo, anche se, non avendo una particolare azione idratante o lenitiva per la cute, non lo consiglio a chi ha un cuoio capelluto particolarmente sensibile, anche solo in una fase transitoria. Questo per me è forse l'unico neo di questo shampoo Garnier: non mi immagino riacquistarlo ancora e ancora solo perché non risponde completamente alle mie esigenze di una cute secca e sensibile, seppur non abbia fatto disastri come desquamazione o sensazione di cute che tira.

Lo Shampoo Ultra Nutriente si comporta bene anche sulle mie lunghezze, perché non le annoda né le va a seccare, anzi restano abbastanza morbidi e soprattutto corposi e voluminosi. Sicuramente un capello esigente come il mio ha bisogno di un balsamo o una maschera dopo l'uso, ma chi non ha grosse esigenze, magari chi ha i capelli corti potrebbe trovarlo più che soddisfacente.

Secondo passaggio di questa routine Garnier sarebbe il Balsamo Ultra Nutriente Avocado e Burro di Karitè.


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🏋 200ml
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⏳ 12 Mesi
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In questo caso Garnier specifica che contiene il 97% di ingredienti di origine naturale e che invece non sono presenti siliconi nella formulazione. Ritorna sia quella profumazione che troviamo nello shampoo, sia una bella cremosità, anzi l'impressione è quasi di avere a che fare più con una maschera che con un balsamo capelli, ma a questo ora ci arrivo. 
L'uso è invece tipico dei conditioner: applicare dopo lo shampoo e proseguire con il risciacquo. Nonostante la bella cremosità, non si fa fatica a distribuire questo Balsamo Ultra Dolce in modo omogeneo su tutti i capelli, e allo stesso tempo non lo trovo difficile da rimuovere, anche se è un prodotto appunto pensato per capelli secchi.

Anche con questo balsamo Garnier le cose sono andate bene ma non me ne sono innamorato. La promessa che ci fa l'azienda in questo caso è triplice: districare, ammorbidire e ovviamente nutrire, ma io non mi trovo in tutte queste funzioni.
Credo infatti che questo balsamo Avocado e Karité abbia un potere districante base, come spesso accade per prodotti rivolti per capelli secchi, che non credo possa accontentare chi soffre di nodi particolari, magari per la lunghezza o la sottigliezza dei capelli. Nonostante quindi il lavaggio con lo shampoo non mi crea dei grovigli, non posso definirlo un prodotto particolarmente districante.

Su di me invece ha una buona azione ammorbidente e disciplinante, mi aiuta a mettere in piega i capelli, ma non li appesantisce né mi si sporcano più in fretta. Non posso però dirmi così soddisfatto per quanto riguarda il potere nutritivo. Sappiamo che i capelli non si possono nutrire in senso biologico, ma si possono condizionare, quindi migliorandone l’aspetto, la struttura e la resistenza del fusto. Con questo Balsamo Ultra Dolce non ho notato ad esempio una particolare luminosità, e anche l'uso costante non mi ha dato un netto miglioramento da questo punto di vista, anche lasciandolo in posa più a lungo. Credo quindi sia un prodotto per chi ha dei capelli secchi ma non difficili, spessi e grossi come i miei.


Subito dopo il balsamo, andrebbe applicata la Maschera Capelli Hair Remedy Ultra Dolce Olio di Avocado e Burro di Karité, ma io ho fatto un po' di testa mia.


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🏋 340ml
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Infatti ho usato questa maschera capelli sia insieme al balsamo che come suo sostituto e alla fine mi sono reso conto che non cambiava moltissimo.
La Hair Remedy contiene sempre il 97% di ingredienti di origine vegetale, ed ha una formulazione straordinariamente simile al balsamo Ultra Dolce. Cambia forse un po' la consistenza, che nel caso della maschera è leggermente più corposa, pur restando abbastanza facile da stendere su tutta la capigliatura. Anche la profumazione è più o meno la stessa, sempre gradevole e un po' resta sui capelli, specie se si utilizza tutta la linea come nel mio caso.


Per quanto riguarda questa Hair Remedy Avocado e Karité, Garnier non dà grosse indicazioni di uso, se non ovviamente di applicarla dopo lo shampoo e attendere un minuto prima di risciacquare. A mio avviso è un po' poco come tempo di posa, infatti sia con il balsamo che con la maschera attendo almeno 5 minuti, giusto il tempo di lavare il resto del corpo, perché conosco i miei capelli e so che preferiscono così. Lasciarla agire di meno mi sembra un grosso spreco, e non credo possa funzionare meglio.

Come vi avevo anticipato, io ho usato questa maschera capelli in vari modi, sia dopo l'uso del balsamo che da sola, e persino come impacco pre shampoo, per vedere come si sarebbe comportata, e ammetto che mi è sembrata leggermente superiore al balsamo, ma non rivoluzionaria.


Questa Hair Remedy si utilizza con abbastanza facilità, sebbene richieda un secondo per essere rimossa, come ci si può aspettare da un prodotto così corposo. Su di me anche lei ha un discreto effetto districante, ma come vi dicevo su, non credo sia il prodotto più funzionale da questo punto di vista.
Dà però ai capelli una buona pettinabilità, li ammorbidisce e credo contribuisca anche a renderli un po' più luminosi rispetto al balsamo, oltre che ad aiutare ad attenuare l'effetto crespo.
Su di me, ottengo il massimo da questa Hair Remedy Mask Avocado e Karitè usandola col balsamo o come impacco pre shampoo, ma anche applicandola dopo il lavaggio, seppur in quantità più piccole. È un prodotto che apprezzo perché non appesantisce le lunghezze, né toglie volume e corpo ai miei capelli.

C'è un però che riguarda questa hair care nel suo insieme: mi aspettavo infatti che questa linea Ultra Dolce mi aiutasse ad ottenere una particolare setosità e luminosità quantomeno nell'uso combinato e continuato dei prodotti, ma così non è stato. Mi rendo che si tratta di prodotti da grande distribuzione, ma forse mi aspettavo che riuscissero a fare qualcosa in più. Dopo la mia esperienza penso che la linea Avocado e Karité Ultra Dolce sia adatta a capelli secchi, ma non particolarmente difficili come i miei, o eventualmente decolorati e molto trattati.


Voi avete provato questa linea Garnier?


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Tre serie tv brevi (ma non troppo) che mi sono piaciute

 Compatte o quasi, queste tre serie tv sono perfette per chi non sa stare troppo davanti ad uno schermo, e quando il minutaggio sfora i 45 minuti inizia a friggere sulla poltrona. 


Manuale per signorine
Prima stagione


È stata subito bollata come la Bridgerton spagnola, ma per quanto ne possa settare vagamente il mood, credo che Manuale per signorine sia in parte diversa e comunque altrettanto gustosa.

Creata da Gema R. Neira, già sceneggiatrice fra l'altro di Alto Mar, Terra de Mujeres e Asunta, Manuale per signorine segue le vicende di Elena Bianda (Nadia de Santiago) una giovane ma esperta chaperon. Siamo nel 1880 in Spagna, ed era normale in quell'epoca che le ragazze di buona famiglia venissero accompagnate nelle occasioni pubbliche da una dama di compagnia, per rispettare l'onore della giovane, ma Elena e le sue colleghe hanno anche un altro compito. Infatti deve impegnarsi per trovare un buon partito alla ragazza che ha in custodia. E questa volta per Elena il lavoro si triplica perché deve impegnarsi con le tre figlie di Don Pedro (Tristán Ulloa), ovvero Cristina, Sara e Carlota. 
E nel mentre la chaperon dovrà anche gestire la sua vita amorosa.

Più che lo stile a volte anche troppo carico di Bridgerton, Manuale per signorine punta ad approccio più allegro, ritmato, leggero, coinvolgente e divertente, seguendo più che altro alcune dinamiche delle rom-com. Così fra la ricerca di un marito, qualche amore da tenere nascosto, equivoci e alcuni momenti di dramma, questa nuova serie Netflix diventa un facile guilty pleasure. 

Gli amanti dei period drama potranno godere di una ricostruzione dell'epoca curata ma frizzante, con colori pastello accesi, ma c'è appunto una verve differente, romantica ma non stucchevole e soprattutto la contemporaneità spunta in vari modi. 
Non solo la colonna sonora pesca a piene mani dal repertorio pop e rock (senza però rimaneggiamenti con violini e archi), ma la protagonista di Manuale per signorine rompe spesso e volentieri la quarta parete per riprendere la nostra attenzione.

Come vi dicevo, la durata è molto approcciabile: sono 8 episodi che oscillano intorno ai 40 minuti, ma spesso anche meno. Non manca poi il ritmo per quasi tutta la serie, ad eccezione forse della parte centrale, dove le vicende si fossilizzano un po' su alcuni punti della trama girandoci intorno. Per fortuna, dal quinto la situazione viene sbloccata, si aggiungono altre dinamiche su personaggi secondari e con alcune svolte.

In generale non si ha il senso di una serie particolarmente innovativa e sganciata da alcuni cliché, ma Manuale per signorine è un modo godibile per parlare di emancipazione femminile e tratteggiare personaggi a volte anche empatizzabili. 
Nonostante il buon successo nella classifica Netflix, e le iniziali intenzioni, Manual para señoritas è già stata cancellata dopo solo la prima stagione. Il motivo sembra il suo non essere diventata un fenomeno come altre serie tv. 


High Potential 
Prima stagione

Remake made in USA della serie tv franco-belga Morgane - Detective geniale, High Potential è disponibile su Disney + dal gennaio di quest'anno, ma vista la cadenza settimanale, è terminata ad aprile. Il titolo originale, HPI - Haut Potentiel Intellectuel, forse suggerisce meglio di che cosa parla la serie: Morgan Gillory (Kaitlin Olson) è una madre single che sopravvive facendo le pulizie, ma ha una caratteristica particolare. Il suo quoziente intellettivo è infatti al di sopra della media, ma per Morgan è sempre stato un problema, sia perché questa sorta di iperattività celebrale non le dà tregua, sia perché non viene compresa dagli altri.

Tuttavia, per caso, il suo dono viene scoperto dai detective Adam Karadec (Daniel Sunjata) e Selena Soto (Judy Reyes perfetta in qualunque ruolo) del dipartimento di polizia di Los Angeles, che la coinvolgeranno per risolvere i loro casi.

Non avevo voglia di recuperare le ormai quattro stagioni della serie tv originale, che ho sempre temuto essere particolarmente kitsch, e quindi ho pensato di tentare con High Potential, rivelandosi una bella compagnia. In questo caso ci troviamo in una via di mezzo: la prima stagione è composta da 13 episodi, ma difficilmente sforano i 40 minuti ciascuno, e soprattutto il ritmo è molto serrato e coinvolgente.

Ogni puntata ha un caso specifico da risolvere, quindi la narrazione più preponderante è quella verticale, mentre la linea narrativa orizzontale è rivolta a pochi elementi, principalmente uno che riguarda una  questione personale di Morgan. A rendere High Potential carina e scorrevole ci pensano scelte tecniche soprattutto per quanto riguarda il montaggio e per come entriamo nella testa e nelle spiegazioni della protagonista, spesso attraverso scenette che mimano le possibili risoluzioni del caso specifico.

Ma tutto è retto dalla bravura di Kaitlin Olson, che riesce a rendere eccentrica ma credibile la sua Morgan, sia per i suoi look a volte extra colorati, sia per la sua parlantina sciolta e poco politicamente corretta (un po' alla Lorelai Gilmore). Anche i personaggi secondari riescono a risultare attivi e non solo spalle poco coinvolte della principale. 

L'unica pecca di High Potential per me è che Morgan viene chiamata "casualmente" per ogni singolo caso, anche quelli che all'inizio sembrano normalissimi, e non per situazioni che si rivelano straordinarie, aspetto che ti fa pensare a quanto debba essere scarsa o disinteressata la polizia per sperare che una consulente esterna li aiuti. Dovendo già metabolizzare come normale il fatto che una super sapientona non riesca ad essere impiegata in ambiti forse anche più importanti, risulta poco credibile che lei intervenga in ogni circostanza.

Al netto di questo High Potential è una procedural dramedy che si segue volentieri, ideale per chi ama il genere e non vuole essere vittima di un binge watching involontario per scoprire la risoluzione di un crimine.
Visto il doppio colpo di scena finale, tornerà per una seconda stagione. 


LOL Chi Ride è fuori
Quinta stagione


L'ultimo episodio, in cui è stato rivelato il vincitore di LOL Chi ride è fuori, è arrivato il 3 Aprile e quindi è il caso di spendere due parole su questa quinta stagione.
Non credo abbia bisogno più di spiegazioni e presentazioni perché ormai tutti conoscono il comedy show di Prime Video, e questa volta è stato rinnovato in modo più convincente. Infatti LOL Chi Ride è Fuori deve "purtroppo" la sua riuscita ogni anno più al cast che al programma stesso, e questa edizione mi è sembrata funzionare grazie ad alcune novità.

In primis i presentatori: finalmente abbiamo messo da parte Frank Matano e Lillo che non avevano davvero più nulla da dare al format e troviamo due più freschi Alessandro Siani e Angelo Pintus. Io non amo nessuno dei due in particolare da un punto di vista artistico, ma hanno saputo punzecchiare i concorrenti senza strafare, senza voler essere protagonisti e senza esagerare. 


A funzionare è stato anche il cast scelto dei concorrenti, con qualche riserva. 
Le sorprese per me sono state sicuramente Federico Basso, Tommy Cassissa e Andrea Pisani, che onestamente conoscevo vagamente e solo per nome, ma sono stati quelli che si sono impegnati a mio avviso di più, sia con sketch preparati che con battute sul momento, cercando di mantenere il gioco anche quando stavano per esplodere. Non posso nemmeno negare l'impegno di Raul Cremona, ma i suoi personaggi credo siano davvero troppo noti per portare quella freschezza e novità che LOL ha bisogno. 

Subito dopo, più o meno con lo stesso impegno, ci metto Enrico Brignano con la moglie Flora Canto, Marta Zoboli e Alessandro Ciacci, il vincitore di LOL: Chi ride è dentro. Tutti loro si sono trovati coinvolti in più di un momento divertente, ma non mi pare che da loro partisse un grande sforzo. Mi hanno però stupito i tempi comici di Flora Canto, che si è mossa bene, smaccandosi dal marito.


Purtroppo mi hanno un po' deluso Geppi Cucciari e Valeria Graci, le quali forse pur essendo fra le più talentuose lì dentro, mi sono sembrate un po' spaesate e più attente a non ridere che a far ridere gli altri. Soprattutto Valeria Graci mi è sembrata completamente assente e non saprei dirvi nemmeno vagamente una sua battuta. 

Il disturbatore di quest'anno, Massimo Bagnato è stato un altro punto a sfavore dell'edizione: non amo la sua comicità nosense, anche perché mi sembra sempre uguale pure a me che non sono un fan dei programmi comici, e farlo tornare più volte non ha aiutato.
Nel suo insieme però questa quinta stagione di LOL Chi Ride è Fuori mi è sembrata molto ritmata, con rari momenti morti e come sempre con questo montaggio ormai distintivo. È stato carino poi vedere il vincitore commuoversi spontaneamente.
Immagino che andranno avanti con molte altre stagioni, visto che è fra i contenuti più visti su Prime Video, ma ancora manca una conferma ufficiale. 



Ho provato la maschera viso coreana al collagene da tenere in posa tutta la notte

Ci sono beauty trend che vanno virali solo perché sono strani, ed altri che invece sembrano avere dietro anche un fondamento sensato dietro, come le maschere viso al collagene coreane che stanno spopolando in rete e sui social.

Se bazzicate Instagram o TikTok, probabilmente le avete già viste: all'inizio sembrano fogli gelatinosi, ma dopo la posa sul viso diventano quasi trasparenti, ricordando le peel-off.
Fin qui nulla di rivoluzionario, ma in realtà queste Collagen Mask sono state studiate per restare in posa almeno 3 ore, o addirittura tutta la notte, e promettono il famoso effetto glass skin: pelle luminosa, rimpolpata, profondamente idratata e distesa.

L'idea di un trattamento così prolungato mi ha subito incuriosito, perché sono solito farlo già con le maschere in tessuto, ma se le classiche sheet mask dopo un'ora circa sono più o meno completamente asciutte, queste collagen mask riescono a lavorare molto più a lungo. L'hydrogel infatti, non solo prolunga l'azione dei principi attivi, ma crea anche uno strato occlusivo che trattiene l'idratazione, amplificandone i benefici.

Diversi brand coreani hanno lanciato le loro maschere viso al collagene, ma io ho avuto modo di provare le Deep Collagen Anti Wrinkle Lifting Mask di Sungboon Editor.


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🏋 37g x 4 maschere viso
🗺 Made in Corea 
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Sungboon Editor ha 4 diverse tipologie di maschere al collagene rivolte ad esigenze differenti, ed io ho scelto la Anti Wrinkle perché mi ha convinto la scelta degli attivi nello specifico.
Si tratta di un kit di quattro maschere viso, ma sono disponibili anche singolarmente, e che contengono collagene a basso peso molecolare, esattamente 500 dalton, visto che si tratta di una proteina che ha una struttura abbastanza grande, e che quindi deve essere ridotta per riuscire a penetrare meglio nella cute.

Ma le Lifting Mask Sungboon Editor sono arricchite con tantissimi altri attivi, che ad elencarli tutti facciamo notte.
Vi basti sapere che sono sostanze benefiche sia per la barriera cutanea, come quattro forme di ceramidi, tantissime componenti idratanti, come glicerina, xilitolo e sei diverse forme di acido ialuronico, e nove diversi peptidi che hanno una azione anti-aging e stimolano la produzione di collagene ed elastina.
Non mancano anche niacinamide e pantenolo, per rendere la formulazione ancora più benefica per la barriera cutanea. 

La Deep Collagen Anti Wrinkle Lifting Mask si presenta come appunto un foglio di hydrogel diviso in due parti, con un supporto di plastica, da applicare sul viso pulito e asciutto, e lasciata agire per 3 ore fino a tutta la notte. I tondini che coprono i fori degli occhi e della bocca, come la stessa Sungboon Editor suggerisce, possono essere applicati sul collo, sulle rughe naso labiali o sotto gli occhi, perché non si butta via niente.

Applicare queste maschere al collagene è molto semplice, sono delicate ma non si rompono facilmente, io stesso ad esempio ho allungato i tagli ai lati del naso e non si sono guastate. La profumazione poi è leggera, vagamente dolce ma così delicata che non può essere in alcun modo stucchevole, o appunto dar fastidio nel lungo periodo.

Ammetto che la prima volta mi aspettavo una maschera molto più intrisa di siero, più spessa o comunque più bagnata, ma per quanto vi sia ad esempio un residuo di siero sul fondo della confezione (che cerco magari di stendere sul viso prima di applicare il prodotto), queste maschere SungBoon Editor non sono ad esempio gocciolose o grondanti di siero, ma somigliano alle tante maschere in hydrogel che ho provate in passato.

Vi dicevo che quindi è stato gradevole utilizzare queste Deep Collagen Anti Wrinkle Lifting Mask, su di me calzano molto bene e non cascano facilmente, certamente non si possono scalare montagne o fare la ruota, ma se ad esempio dovete mettere in ordine o stare a guardare una serie tv, la maschera resta ferma. Il mio consiglio è comunque di aspettare almeno 30 minuti prima di andare a letto cosicché parte del siero contenuto si assorba e la maschera sia più ferma, perché altrimenti dormirci può diventare un po' un pasticcio.
Me l'aspettavo comunque anche più fresca, seppur le temperature siano ancora basse, ma in questo senso mi è stato facile tenerle sul viso così a lungo. 

Su di me già dopo circa 50 minuti la maschera al collagene si trasforma da bianca a trasparente in molti punti, e per questo motivo non l'ho mai tenuta per più di tre ore circa: mi sembrava inutile lasciarla in posa più tempo o addirittura tutta notte. Tra l'altro, per quanto sia comoda da tenere in posa, andare a letto così bendato non fa molto per me.
La posa notturna però può essere ideale sia in caso di pelli molto secche, per essere al meglio il giorno seguente magari in occasione di un evento particolare o per chi semplicemente è molto pigro e vuole sostituire in un solo passaggio tutta la skincare.

La mia esperienza con queste maschere al collagene SungBoon Editor è stata ottima e credo che offrano un'ampia varietà di benefici, oltre ad essere parecchio versatili. Il risultato su di me, dopo circa tre ore di posa, è una pelle rimpolpata, molto idratata, dall'aspetto levigato e più luminoso, quasi effetto photoshop. Infatti questo potere occlusivo rende le zone con i pori dilatati molto più omogenee, quasi come se fossero invisibili. Io non ho rughe particolari, ma sono certo che agiscano bene anche per distendere eventuali segni, ancora di più se causati dalla secchezza.

La grande quantità di siero di questo trattamento secondo me la rende ideale per pelli appunto secche, disidratate e mature, o in quei periodi in cui magari il viso è esposto a freddo. Dopo la posa non sentivo la pelle appiccicosa o appesantita ma appunto non sento nemmeno l'esigenza di applicare altri prodotti. In generale non lasciano residui.
Io ovviamente vi volevo parlare della Deep Collagen Anti Wrinkle Lifting Mask da sola, e capirne tutti i benefici, ma nessuno vieta che possa essere ad esempio l'ultimo step della vostra routine specie se la lasciate agire tutta notte: dopo magari i vostri sieri e trattamenti, la applicate per un ulteriore nutrimento e per potenziare gli attivi applicati precedentemente.

Per me queste maschere viso al collagene Sungboon Editor sono state davvero una scoperta e conto di riacquistarle.
Avete provato questo trend virale?




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I nuovi film in streaming che promettevano bene, ma…

Ho pescato fra i nuovi titoli disponibili sulle varie piattaforme streaming ed ho recuperato due film che potevano piacermi, ma che alla fine non mi hanno (purtroppo) lasciato molto. Ecco perché.


Inarrestabile (2024)


Titolo originale: Unstoppable
Genere: biografico, drammatico

Durata: 116 minuti
Regia: William Goldenberg
Uscita in Italia: 16 Gennaio 2025 (Prime Video)
Paese di produzione: USA

Ispirandosi alla storia vera del lottatore Anthony Robles, che da noi non dirà molto ma in America è un atleta affermato, ed oggi è anche un motivatore e un attivista, Inarrestabile ci mostra proprio parte della sua giovinezza e della sua difficoltà ad affermarsi nel mondo dello sport. Robles infatti (qui interpretato da Jharrel Jerome) è nato senza una gamba, ma vuole combattere e competere con persone normo dotate. Non solo quindi dovrà impegnarsi il doppio degli altri ragazzi per poter gareggiare e vincere, ma deve anche affrontare problemi familiari, visto che sua madre Judy (Jennifer Lopez), ha problemi economici e soprattutto un rapporto burrascoso col suo compagno Rich (Bobby Cannavale).

Generalmente non guardo film motivazionali, specie se legati allo sport di cui non sono fan, perché su di me hanno poca presa, ma quando sento parlare di storie vere, la mia curiosità si innalza perché c'è sempre qualcosa da imparare. Unstoppable in questo senso funziona bene nella sua completezza, visto che ci fa conoscere sia le difficoltà che le vittorie di Robles, fra appunto la sfera privata e quella sportiva.

Credo anche riesca a trasmettere quel senso di empowerment che prodotti di questo genere vogliono avere, ma appunto risulta troppo incasellato in questa tipologia di film biografici. È ovvio che si fa il tifo per Anthony e si spera che sua madre possa smarcarsi dal compagno ma, pur non conoscendo la storia, la sensazione di prevedibilità è tanta.
Tutto questo non è aiutato da un guizzo particolare, visto che l'impostazione, la regia, il montaggio, seguono tutti uno stile tradizionale e già visto, che un po' toglie mordente al film. 

Ma poi ci sono anche altri aspetti che non aiutano, come il fatto che non ci sia una reale profondità dei personaggi, o che ad esempio il rapporto madre/figlio sembri molto abbozzato.
Ne consegue che Inarrestabile non mi ha fatto emozionare come mi aspettavo, e tra l'altro credo duri anche troppo sia per la storia che deve raccontare, che per questo taglio molto televisivo. Se poi non vi piace il wrestling sappiate che le scene di lotta sono anche abbastanza lunghe.

Non mi sono spiaciute le interpretazioni di Jennifer Lopez e di Jharrel Jerome, ma tutto il cast riesce a portare a casa le singole parti proprio perché non c'è qualcosa di particolare che dovessero fare se non dare quella giusta dose di intensità quando serviva. Infatti nessuno degli attori riesce a spiccare, se non la prova fisica di Jerome. Probabilmente Inarrestabile poteva essere soppiantato da un documentario, ma immagino che non avere attori di questo tipo non ne avrebbe dato abbastanza visibilità. Così purtroppo è dimenticabile. 



Misteri dal Profondo (2025)


Titolo originale: The Gore
Genere: fantascientifico, horror, azione, romantico

Durata: 127 minuti
Regia: Scott Derrickson
Uscita in Italia: 14 Febbraio 2025  (Apple Tv +)
Paese di produzione: UK, USA

Cambio del tutto genere con Misteri dal profondo, film di Apple Tv + con Anya Taylor-Joy e Miles Teller di cui forse si è parlato poco, probabilmente perché non era il titolo più azzeccato da far uscire il giorno di San Valentino. In realtà The Gorge tocca stili diversi, che vanno dall'action al romantico, ma resta a tutti gli effetti una sorta di mega episodio di un videogioco.

Drasa e Levi sono due cecchini esperti e d'esperienza che sono stati scelti per una missione particolare. Entrambi si trovano ai due lati di una profonda ed oscura gola avvolta dalla costantemente dalla nebbia, e devono assicurarsi che nessuna strana creatura superi le barriere difensive. Questo non solo perché gli abitati della gola sono parecchio aggressivi, ma perché ciò che davvero si nasconde lì sotto, deve restare segreto al mondo.

Come anticipavo, se vi piacciono i videogiochi in cui si spara molto e strane creature escono un po' da tutti i lati, allora Misteri dal profondo vi piacerà, e non posso dire che da questo punto di vista sia fatto male. Anzi ci regala una ottima messa in scena di queste atmosfere cupe e spettrali, degli effetti e dei momenti di azione che riescono a dare al film quella tensione che gli amanti dell'horror fantascientifico apprezzano.

Dall'altra parte, tutto il versante romantico non diventa mai stucchevole o eccessivo, bilanciato bene con tutte le sfumature di The Gore, e soprattutto sia Anya Taylor-Joy che Miles Teller sono convincenti in questi ruoli che devono un po' oscillare fra il dolce e il cazzuto. Brava anche Sigourney Weaver, sebbene abbia tipo due scene in croce e interpreti un personaggio parecchio stilizzato. 
Ma Misteri dal profondo ha forse i limiti di tante produzioni che finiscono in streaming senza poi una grande spinta creativa.

Infatti tutta la prima parte, sebbene forse vagamente lenta qui e lì, è quella più convincente e riesce a mettere le basi per la storia, presentando i personaggi e costruendo quella tensione che ci si aspetta. La seconda metà del film però ha come un contraccolpo: nonostante ci dovrebbero essere momenti rivelatori, è come se si oscilli molto nel ritmo, puntando a semplici spiegoni più che mostrarci come sia nata la gola e quali misteri nasconde. È proprio in questo secondo atto che, invece di trovarti con il colpo di scena originale, The Gore finisce per essere abbastanza prevedibile e già visto.

L'impressione generale è quella di tante idee raccolte qui e lì, alcune più efficaci di altre, ma nessuna particolarmente innovativa, quindi per quanto tenga sicuramente compagnia, Misteri dal profondo non riesce a distinguersi davvero dal resto dei film del genere. Anche in questo caso, qualche minuto in meno non avrebbe guastato. 


La Lozione Corpo con gli attivi Slow Age per una pelle più bella

C'è la tendenza, per fortuna sempre più diffusa, di utilizzare gli attivi che molti di noi amano nella skincare, anche per i prodotti rivolti alla cura del corpo. 
Sempre più marchi stanno capendo che la pelle del corpo non ha solo bisogno di essere detersa e nutrita, ma può presentare uguali problematiche del viso, quindi utilizzare le stesse sostanze può essere la soluzione. Niche Beauty Lab in questo senso ho espanso la sua linea Transparent Lab con quattro prodotti corpo con appunto questa filosofia ed ho scelto quello che mi sembrava più interessante, ovvero la Vitamin Enriched Body Lotion.


INFO BOX 
🔎 NicheBeautyLab.com, Amazon
💸 €20
🏋 400ml
🗺 Made in Spagna
⏳  12 Mesi
🔬 Vegan, Cruelty Free

Viene chiamata anche lozione corpo Anti Età, o ancora meglio in inglese "Slow Age", ed è un prodotto che appunto non solo idrata e nutre, ma è stato arricchito con vitamina che lo rendono un trattamento rigenerante. 
La Vitamin Enriched Body Lotion contiene infatti

  • il 4% di Niacinamide, la vitamina B3 stranota e multifunzionale per la sua azione lenitiva, seboregolatrice, illuminante, anti-età e la capacità di rafforzare la barriera cutanea,
  • il 3% Vitamina E, che credo derivi da due forme di tocoferolo, che ha un potente antiossidante e protettivo
  • lo 0,06% Retinal incapsulato, una forma avanzata di Vitamina A per stimolare il rinnovamento cellulare e agire su diverse problematiche cutanee.

Però la formulazione pensata da Transparent Lab è molto più articolata, perché troviamo anche sostanze lenitive come la provitamina B5 e il beta-sitosterolo, attivi idratanti come la glicerina, emollienti e nutrienti come lo squalane, gli esteri di jojoba e la cera di semi di girasole. Mancano invece aromi aggiunti e siliconi.

La Vitamin Enriched Body Lotion ha poi le caratteristiche della lozione, quindi una texture relativamente fluida, che si stende bene, ma che non è così impalpabile come si può pensare, ma richiede, almeno su di me, qualche secondo prima di assorbirsi. Dopo qualche minuto non lascia però residui o la cute appiccicosa. Leggevo sul sito Niche Beauty Lab che alcuni hanno avuto dei problemi di pilling, quindi come se il prodotto si sgretolasse, ma su di me non ho mai notato mai incidenti del genere, anche quando al uso con altre creme corpo. Credo che Transparent Lab ha fatto qualche piccola modifica nella formulazione e ne ha migliorato questo aspetto.


Come tutte le lozioni corpo anche la Vitamin Enriched Body Lotion va applicata su pelle pulita dopo la doccia, su tutto il corpo o, secondo me, solo su alcune aree che vogliamo trattare. Non avendo profumazione infatti, può risultare meno appagante di una crema corpo che lascia un bell'aroma, quindi secondo me la soluzione ideale è di utilizzarla proprio in combo ad un altro prodotto o almeno alternarla ad altro prodotto.

Su di me, questa lozione Transparent Lab è stata davvero soddisfacente: svolge sicuramente il compito "base" di una crema corpo, quindi idrata, nutre e lascia la pelle liscia, morbida ed elastica per tutto il lasso di tempo che mi separa dalla applicazione successiva. In questo senso secondo me può andare bene per pelli da normali a leggermente secche, mentre chi ha davvero importanti problemi di disidratazione, credo abbia bisogno di altro, quantomeno da affiancare.
Tuttavia secondo me, applicare questa Vitamin Enriched Body Lotion su tutto il corpo e considerarla come appunto una crema qualsiasi e non un trattamento, è un po' uno spreco, tant'è che dopo un po' di tempo ho preferito applicarla solo su aree precise. 

Secondo me questa Body Lotion Transparent Lab è perfetta per quelle zone del corpo in cui abbiamo cicatrici, segni come smagliature, mancanza di elasticità magari date da un dimagrimento, macchie e in generale irregolarità cutanee. Io ad esempio ho usato come cartina al tornasole sia la cheratosi pilare sulle braccia, che si è ridotta con questa crema, sia una cicatrice che mi ero fatto su un fianco, che, pur non essendo in rilievo, era diventata un segno grigio-violaceo non proprio carino e lungo circa 5 centimetri, quindi visibile. E devo dire che questo segno è diventato via via un po' più chiaro, e per quanto sia ancora lì, sta man mano scomparendo. 

Come con tutti i prodotti con retinoidi, anche questa lozione corpo non agisce dal giorno alla notte, io ve ne sto parlando dopo più di un mese di utilizzo.
Avrei forse voluto una concentrazione leggermente più alta di retinale perché anche la mia pelle del corpo ha tollerato bene questa Vitamin Enriched Body Lotion, ma per il resto credo sia un vero e proprio trattamento slow age da provare se si vuole migliorare l'aspetto della cute del corpo esattamente come facciamo sul viso. 


Vi piacciono questi prodotti corpo con un approccio più scientifico?





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Serie Tv e Film di Marzo, cosa vedere... e quanti flop!

Questo marzo ha avuto parecchi alti ma altrettanti bassi quando si tratta delle serie tv e dei film che ho visto e tra l'altro non sono nemmeno riuscito a dare spazio a tutto. 
Voglio iniziare proprio con i flop di questo mese e sicuramente, per me, la delusione più grossa riguarda il vincitore agli Oscar di quest'anno, ovvero Anora di Sean Baker.

Anche volendo mettere da parte le aspettative e l'emotività, che sono in genere aspetti più personali e soggettivi, Anora non mi sembra abbia quella storia così originale e così coinvolgente da potersi considerare in qualche modo un capolavoro. Non posso negare che sia stato messo bene in scena o che gli attori siano validi, ma alla fine lascia ben poco secondo me, e ci sono aspetti narrativi che non quadrano che credo siano invece abbastanza oggettivi. E poi mi sembra non se ne parli più, segnale poco incoraggiante. 

Tremendo a mio avviso, anche BFF Best Friends Forever con Ambra Angiolini e Anna Ferzetti su Paramount+.

Tacito che non c'è alcun parallelismo o confronto fra questi due film, ma mi hanno deluso entrambi presi per quelli che sono i loro intenti e il modo in cui "si pongono" verso lo spettatore. Best Friends Forever alla fine è una commediola con qualche risvolto più dark, ma che non riesce ad essere davvero brillante o divertente. L'intento di raccontare un femminile differente e contemporaneo è interessante ma non riesce a fare centro.

Per quanto riguarda invece le serie tv le delusioni più forti le ho prese con due serie su due presidenti degli Stati Uniti che hanno diverse gatte da pelare. La prima di queste serie è Paradise disponibile su Disney+ e creata da Dan Fogelman.

Anche qui la qualità produttiva non manca, e l'idea di base a Paradise è inquietantemente credibile, ma poi ci si perde sia da un punto di vista narrativo, dove il mistero centrale sembra risolversi con fin troppa facilità e senza quella suspense necessaria, sia in parte nella costruzione dei personaggi che non hanno tutti la stessa profondità e credibilità, né fanno sempre cose sensate. Aggiungeteci anche che Paradise gioca molto con i flashback, che non solo alla lunga stancano, ma che dimostrano la loro limitatezza una volta che bisogna dare corpo alla storia e chiudere alcune parentesi. C'è di peggio sicuramente, ma mi aspettavo di più da questa serie tv.

Non voglio poi essere troppo cattivo, ma anche Zero Day su Netflix, con Robert De Niro, non è certamente la serie dell'anno. 


Le intenzioni di Zero Day, quelle di raccontare il dramma di un attacco hacker che ha un impatto fortissimo su tanti aspetti della società, sono più che interessanti, ed anche in questo caso, come con Paradise, il tema è decisamente contemporaneo. Lo sviluppo di questa serie Netflix però non ha un grande impatto, è fiacco, caotico quando non serve, verboso, e con un ritmo altalenante. Quindi le ottime idee e la qualità generale, si perdono nella mancanza di reale attrattiva nel lavoro di insieme.

Fortunatamente ci sono stati altri titoli che mi sono piaciuti molto e che mi sono sembrati ben riusciti. 
Il primo è FolleMente, il nuovo film di Paolo Genovese.

Una commedia ben fatta, che vuole raccontare in modo ironico, ma non troppo sciocco, il mondo sentimentale dei giorni nostri, specie della mia generazione di 30/40enni. Lo sviluppo forse ricorda un po' Inside Out, anche se dicono che Follemente sia stato ideato prima dei film Pixar (che comunque sono stati creati prima, quindi non è un dettaglio), ma è una commedia leggera simpatica e con qualche spunto di riflessione riuscito. Non il film dell'anno, ma almeno risponde a pieno alle aspettative.

Anche le serie tv da non perdere di marzo sono poche ma molto buone, e la prima è Adolescence, dal 13 Marzo su Netflix.

Se ne è parlato molto e secondo me è tutto sommato un bene: alla fine, più che una serie piena di evoluzioni narrative e misteri da scoprire, Adolescence parla di noi, dei nostri giovani, della nostra società. Ed è vero che per fortuna non tutti gli adolescenti sono come quelli rappresentati nella serie tv Netflix, ma non si può non negare il peso e la necessità di intervenire su certe situazioni quando capitano. Si muove molto attraverso sottigliezze, non tutto è esplicitato, ma secondo me dà molto input su cui riflettere, specie a noi adulti che siamo lontani dalle nuove generazioni.
Al netto poi dei messaggi che vuole mandare, Adolescence è una miniserie ben fatta e ben interpretata. 

Altrettanto notevole anche L'Arte della Gioia, miniserie tratta dall'omonimo libro di Goliarda Sapienza e diretta da Valeria Golino.

In sei episodi, di cui gli ultimi due sono arrivati su Sky il 14 Marzo, L'arte della gioia è una serie tv intensa, conturbante, con una Tecla Insolia nei panni della protagonista, che convince da inizio alla fine. Perfetta sia per gli amanti delle serie tv in costume, sia per chi non vuole un prodotto standard, ma apprezza personaggi divisivi, oscuri, a tratti anche negativi. L'arte della gioia merita secondo me altrettante stagioni, e spero prima o poi arrivi una conferma a riguardo.

Voglio dare una menzione d'onore a Il Gattopardo, su Netflix perché si parla sempre di come la piattaforma non sappia gestire i classici, trasformandoli in altro, ma secondo me con questo adattamento del romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, hanno fatto bella figura. Non ha l'impatto epico che ci sia aspetta, ma Il Gattopardo di Netflix ha le caratteristiche per essere un buon period drama.




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