|#backtoseries chapter 26|
Due serie tv intriganti: una promossa... e un buco nell'acqua!

Sono terminate proprio di recente, anche nella programmazione italiana, due serie tv che in comune hanno decisamente ben poco, se non il fatto che il filo conduttore è una situazione misteriosa, intricata, che deve, in teoria, raggiungere una risoluzione. 
Si tratta di due serie tv su cui avevo molte speranze ma ammetto che non sono state del tutto ripagate, in particolare con una di queste serie. 
Come sempre non aspettatevi il racconto spoileroso della trama, ma più le mie generali impressioni dei telefilm, così da chiacchierare insieme se li avete visti, o farveli scoprire se non li conoscete. C'è un pelo di difficoltà per me in questo caso perché entrambe le serie in questione secondo me sono particolarmente legate al finale delle stagioni, per cui non potrò escluderlo dalle mie opinioni, ma sappiate che non racconto nulla di compromettente.
Dal 27 febbraio al 1 Maggio di quest'anno su Sky Atlantic è stata trasmessa Here and Now (⭐⭐), quasi una miniserie se considerate i 10 episodi di durata, ma una serie completa se considerate i 60 minuti ad episodio.



Here and Now ha uno strano potere: quello di attirarti puntata dopo puntata, sa mantenere l'attenzione dello spettatore in modo costante, magari senza picchi, senza esplosioni di colpi di scena impensabili, però ci riesce. Il problema è che arrivati alla fine per me hanno fatto un buco nell'acqua.
La storia alla base di Here and Now può risultare già sentita visto che di telefilm su famiglie americane da copertina ne abbiamo a iosa, This is us e Brothers and Sisters per citarne due che ho seguito. Ma c'è un passo avanti, c'è il tentativo di creare una storia più attuale, più reale, più cruda e diversa, perché i signori Bishop, Greg e Audrey, hanno voluto rendere molto particolare la loro famiglia, che si è sviluppata quasi come un esperimento sociologico. 


Tre dei loro quattro figli sono infatti stati adottati e provengono tutti da paesi diversi, fra l'Africa e l'Asia. Questo capite da voi che imbastisce tutta una serie di tematiche strettamente attuali, anche solo pensando al razzismo, o semplicemente alla percezione di chi ha uno stile di vita, una religione, una sessualità diversa. Sono tanti i riferimenti alla situazione socio politica degli Stati Uniti di oggi, ma oltre al rapporto con l'esterno, la famiglia Bishop è una polveriera al suo interno visto che tutti i suoi componenti si trovano in un periodo delicato e complicato delle loro vite, un periodo di transizione magari. Fin qui l'unica cosa che mi aveva disturbato è stato il doppiaggi in italiano del capostipite della famiglia, Greg Bishop (Tim Robbins), che io capisco la crisi di mezza età, capisco lo spaesamento, capisco aver perso la rotta, ma farlo parlare come un imbecille che non sa nemmeno mettersi un paio di calze, non era necessario. 


Ad un certo punto comunque in questo intreccio di tematiche interessanti, odierne e tutto quello che volere, si innesta una questione che sfiora un improbabile paranormale. O per lo meno credo che ormai possiamo conclamarlo come tale, perché se per un bel periodo sembrava si stesse soprattutto sondando all'interno della psicologia di uno dei personaggi, e di eventuali disturbi psichici, e il paranormale fosse solo una appunto poco credibile ipotesi, arrivati a pochi passi dalla fine un po' questo risvolto così coinvolgente, si perde. Ma si perde un po' tutto. Si perdere il senso della storia, delle vicende che erano accadute, il senso di tanti dialoghi.  


Sono arrivato alla fine e mi son chiesto perché. Perché buttare tutto all'aria? Perché autosabotarsi quando c'erano tantissime strade da intraprendere? Perché rendere i personaggi inutili nel poco che già avevano fatto, quando hai una quasi coralità da gestire e che può farti fare i big money e tante stagioni?
Perché non scavare in quelle condizioni psicologiche e patologiche che i personaggi avrebbero potuto rappresentare così bene?
I creatori di Here and Now hanno saputo azzopparsi da soli, nonostante avessero infinite possibilità, anche scontate e noiose, ma sicuramente meglio del risolvere tutto a tarallucci (ben cotti) e vino.
Purtroppo, come ho già detto un milione di volte, le sole tematiche non possono reggere l'intera struttura di una storia che deve portarti ad un finale logico che può essere pure aperto, disgiunto dal resto, volutamente volpino per cercare di creare attenzione ad una seconda stagione. Ma serve un racconto coerente e centrato, che possa creare empatia e non antipatia in chi segue la serie, e Here and Now non ha saputo esserlo da inizio a fine. 
Non posso dirvi molto altro, posso però dirvi che ovviamente non ci sarà la seconda stagione, visto che anche gli ascolti sono stati bassi. Un vero peccato. 

Sul filo di un mistero diverso si muove invece L'alienista - The Alienist (⭐⭐⭐⭐) trasmessa su Netflix dal 19 Aprile di quest'anno. 



Ad inizio di ogni puntata ti viene ricordato pedantemente che nel 19esimo secolo, le persone affette da disturbi mentali venivano considerate alienate dalla loro natura. E quindi i medici che studiavano queste patologie venivano definiti alienisti. Questo già vi basta per capire che la tela su cui vengono dipinte le vicende di The Alienist è un thriller psicologico ambientato a New York nella fine del 1800.
Diciamo che l'assunto di base non è proprio l'emblema dell'originalità, visto che si parla pur sempre di misteriosi ed efferati omicidi seriali a discapito di poveri bambini. Tuttavia le carte che questa serie gioca sono, in parte, per me vincenti.
Intanto la ricostruzione dell'epoca è accurata e su di me già questo ha un certo fascino. Così come hanno un certo fascino gli attori principali, Daniel Brühl, Dakota Fanning e Luke Evans che ancora non si è deciso a chiedere la mia mano. 


Se quindi la storia di base potrebbe non sembrare chissà che cosa, che di Jack lo Squartatore abbiamo sentito parlare ennesime volte, lo sviluppo de L'alienista è decisamente più interessante, visto che proprio la psicologia è il perno che muove sia i personaggi che la storia. 
Già questo terzetto, Sarah Howard, Laszlo Kreizler, e John Moore, si porta dietro un bagaglio particolare, fatto di un passato che ha lasciato le sue ferite, o comunque di un presente difficile.
Sono un po' compagni di sventure, uniti dalle proprie disgrazie, e decidono di unire le forze, ognuno come può, per scoprire questo assassino che si nasconde nell'ombra. 
La forza delle indagini è che si stanno affacciando in questo periodo storico dei nuovi metodi scientifici che possono essere utili a smascherare i criminali, che però ovviamente, per quanto affascinanti, erano ancora rudimentali.
The Alienist mi è piaciuta molto come serie tv, l'ho vista quasi in binge watching, proprio perché accanto alle indagini passano anche le vicende dei protagonisti che devono scontrarsi con dei poteri forti, che vogliono mascherare una rete illegale di brogli ben più articolata, per cercare di mettere un punto alla vicenda. Inoltre la storia riesce ad attualizzarsi perché in modo più o meno sotterraneo passano argomenti anche importanti, non solo legati all'epoca. 

Risultati immagini per the alienist second season

Sarah ad esempio è l'emblema del ruolo delle donne, viste o come sante di cristallo, o come diaboliche meretrici. Ma anche la sua difficoltà nell'essere presa sul serio e nel poter progredire a lavoro è importante da sottolineare. Vi suona familiare come situazione?
L'immigrazione, la propria sessualità e la corruzione sociale e politica, sono altri temi che ricorrono. Interessante anche l'introduzione di personaggi realmente esistiti che danno un risvolto un po' più realistico alle vicende, nonostante forse non si punti abbastanza l'attenzione a cosa implichi la presenza di personaggi reali in vicende così losche. C'è poi l'argomento più scottante, ovvero la prostituzione minorile.
Però L'Alienista non è esente da problemi più o meno grandi, che magari non vanno proprio a bloccare il piacere della visione, ma che mi hanno fatto abbassare un po' il voto.


Proprio quegli aspetti legati alla psicologia dei personaggi, alla loro storia, alle loro difficoltà, vengono un po' abbandonati e lasciati in sospeso senza darci alcune risposte, per dar spazio appunto alla parte tensiva delle indagini, e questo per me è un difetto abbastanza grande perché come vi dicevo alla fine la struttura del thriller è convenzionale, per cui devi cercare di far leva sulle originalità che hai ovvero le vicende dei personaggi. Anche in certi dialoghi, ad un certo punto, ti fermi e ti chiedi cosa abbiano voluto dire.
Allo stesso tempo quando è stato il momento appunto di far crescere ed esplodere la tensione e di far volgere le vicende al termine, quando arriva il momento clou insomma, mettono il piede sull'acceleratore e tolgono baracca e burattini di mezzo in fretta, affievolendo un po' il piacere del finale. 


Quando insomma dovevo avere queste palpitazioni un po' si perdono, in parte per appunto cercare di concludere, in parte nella prevedibilità di come sarebbero andate le cose. 
Non si sa ancora se ci sarà una seconda stagione di The Alienist, visto che il progetto alle spalle di questa serie è stato travagliato. So che ci sono altri romanzi di Caleb Carr, lo scrittore appunto di L'alienista, ma da ciò che ho letto sono ambientati in un'altra epoca. Io invece voglio ancora sfruculiare nelle vite di questi personaggi, penso abbiano ancora del potenziale da esprimere e credo possano cucirci sopra altre storie. 

Voi state seguendo qualche novità al momento?



|Beauty Cues #MaskWednesday|
Sfida fra cerottini anti punti neri: Holika Holika VS Bioaqua

Il #MaskWednesday si concentra soprattutto sulle maschere viso, ma ovviamente dalla cura della pelle non posso escludere quei trattamenti, quei prodotti, o quelle procedure che non si rivolgono soltanto all'idratazione e all'azione anti age, ma anche ad altre problematiche e disgrazie come i punti neri e le impurità della pelle.
Sono abbastanza fortunato perché i miei brufoli sono sporadiche apparizioni, ma ho qualche punto nero, specie sul naso, e cerco sempre trattamenti efficaci per arginare il problema. Non è la prima volta che vi parlo di strips (o patch o cerottini o chiamateli come volete) per eliminare i punti neri, così come sono sempre alla ricerca della black mask perfetta. 
Ma  ovviamente volevo avanzare di livello e per farlo mi sono rivolto ai nostri cari amici cinesi e coreani per trovare il prodotto ideale, e il fido Aliexpress. Ho pensato che potesse essere utile mettere a confronto proprio due prodotti provenienti da quei paesi in cui la cura della pelle è quasi un'ossessione, e far scontrare due brand che credo conosciate: Holika Holika e Bioaqua.


Se Bioaqua non è un brand nuovo sul mio blog (qui ho recensito diverse loro maschere), Holika Holika è la prima volta che lo nomino, ma per approcciarmi ho voluto proprio lanciarmi su un loro prodotto di punta, forse il più famoso.
A questo punto lo so che starete pensando: tutta 'sta manfrina per due cerottini per i punti neri. Ma in realtà non si tratta appunto del classico strip ma di veri e propri trattamenti a tre fasi, che dovrebbero essere una versione evoluta rispetto a quelli reperibili in Italia ed avere appunto un'azione più profonda e completa. 


Holika Holika è una azienda coreana nata nel 2010 che ha scalato abbastanza in fretta la vetta del successo grazie ad una sfilza di prodotti che a quanto pare non solo sono validi, ma hanno anche nomi accattivanti e packaging simpatici. Insomma sanno fare business per noi che ci caschiamo in queste cose. 
I Pig Nose Clear Blackhead 3-Step Kit sono appunto un mini set di tre cerottini che dovrebbero aiutare a rimuovere i punti neri.
Purtroppo il retro della mia confezione è scritto tutto in coreano, ma per fortuna ci sono delle immagini guida abbastanza chiare.
E poi sul sito Holika Holika canadese c'è una piccola ma efficace descrizione in inglese che dice

"Questo è un kit di 3 passaggi perfetto per tenere a bada le impurità dei dei pori. Il primo passo apre i pori consentendo di rimuovere facilmente i punti neri. Il secondo passo rimuove i punti neri. Il terzo passo aiuta a ridurre i pori"

La prima fase è un patch non adesivo in tessuto imbevuto di un siero, non so bene cosa sia ma ha una profumazione alcolica. L'ho tenuto applicato per una ventina di minuti come indicato e la sensazione sulla pelle è di freschezza e un pelino di bruciore. Non grave, tant'è che una volta rimosso il naso non era arrossato o irritato, ma anzi perdura quella sensazione di freschezza e e il naso appariva già con una grana più sottile e i pori più piccoli. Credevo che in realtà dovesse aprirli i pori, ma comunque ho sciacquato con acqua tiepida e sono passato alla fase successiva.
Il secondo step è un cerottino adesivo anti punti neri come tanti di quelli che vediamo in giro, solo caratterizzati dal colore rosa. L'odore non è granché ma è anche delicato. Va applicato ovviamente su pelle umida.



Questo secondo step del Pig Nose è abbastanza spesso non si capisce benissimo se aderisce al naso perfettamente ma mi pare che abbia fatto bolle di aria o ci siano punti in cui non si incolla.
Questa è appunto la fase più importante, perché deve andare ad eliminare le imperfezioni. Non ci vuole molto affinché si asciughi, circa 15 minuti.
Rimuoverlo devo dire che è leggermente doloroso. In genere questi strips contro i punti neri fanno ovviamente un pochino male, come strappare un cerotto. Questi di Holika Holika li ho trovati leggermente più dolorosi di altri. Il risultato però mi ha soddisfatto, sul cerottino ho notato diverse impurità. Il fatto che il cerottino sia rosa all'interno non aiuta in effetti a far risaltare i filamenti sebacei rimossi, però guardando con attenzione anche il naso appariva più pulito.



Tuttavia quel dolore nello strappare il cerottino mi ha creato un leggero rossore sul naso.
Il terzo step dei Pig Nose Clear Blackhead in questo senso è stato molto di aiuto perché è una mascherina semi rettangolare imbevuta di un siero più gelatinoso rispetto al primo step. Questo patch serve semplicemente a rinfrescare la zona e a completare la pulizia ed effettivamente aiuta a lenire, è fresco e piacevole. Gradevole anche il profumo, delicato e non invadente.
Nonostante non si incolli comunque non scivola via. L'ho tenuto in posa circa 30 minuti, anche perché l'azienda non dà un tempo di posa, e dopo ho notato che il rossore era decisamente attenuato. 
I cerottini Pig Nose Clear Blackhead 3-Step di Holika Holika secondo me funzionano bene, eliminano i punti neri più superficiali, ma purtroppo non ce la fanno su quelli più ancorati alla pelle (come molti cerottini). Certamente come sempre questi trattamenti hanno bisogno di costanza per vedere un risultato più definitivo, ma già da un trattamento ho notato i benefici. 
Non mi sento di consigliarli a pelli molto sensibili. 

INFO BOX
🔎 Aliexpress, BBCreamItalia, BeautyBay, online
💸 € 0.62/3.95
🏋 7 gr
🗺 Corea
⏳  //
🔬 //
💓⇒ 🌸🌸🌸🌸

Bioaqua Remove Blackheads 3 Step - Kit




No, non vedete doppio, né ho sbagliato ad inserire la foto. In pratica questo kit di Bioaqua è la copia dei cerottini anti punti neri di Holika Holika, e per questo speravo che fossero un'alternativa un po' più economica a quest'ultimi, in realtà fra i due prodotti ci sono differenze. 
Intanto Bioaqua ci offre delle istruzioni e una descrizione da decifrare perché in un inglese tradotto alla carlona, ma sempre meglio di nulla è.
L'utilizzo è pressoché identico: abbiamo anche per il Remove Blackhead Bioaqua un primo cerotto/patch in cotone imbibito di un siero. Questo primo patch non ha odori particolari, sembra una comune maschera in tessuto solo localizzata. L'ho tenuta su per 15 minuti senza alcun problema o fastidio. L'unica cosa che posso segnalarvi è un leggero prurito per via del fatto che la maschera scivola un po' quindi fa un po' di solletico. 
Dopo i 15 minuti anche in questo caso son rimasto perplesso, per via del fatto che i pori mi sembravano più chiusi e più puliti, io invece mi aspettavo tutto il contrario, ma come per i patch Holika Holika ho proseguito con il secondo step, che poi è quello fondamentale, applicandolo sulla pelle umida. 
In questo caso il secondo cerottino è nero.



Questo ha un leggero odore chimico che non fa sperare benissimo, ma non è fastidioso. Il cerottino è un po' più spesso di quelli che ho provato in passato, anche più spesso di quello Holika Holika, sembra quasi plastificato, ed il fatto che sia nero dovrebbe far vedere meglio i punti neri che rimuove; ma in realtà una volta che si asciuga diventa grigino, quindi perde un po' questo effetto ottico.
Questo doveva essere il cerottino "svolta", il vero attivo nel 3 Step - Kit Bioaqua nel rimuovere i punti neri ma vi devo dire che non mi ha fatto impazzire. Non ho visto sullo strip tantissime impurità, ed ho come l'impressione che il primo passaggio abbia inficiato effettivamente un po' l'estrazione dei comedoni; per questo vorrei provare a non applicare il primo step, ma utilizzare solo il cerottino. Tra l'altro, al contrario di Holika Holika non mi ha creato alcun rossore. 


L'ultima fase anche per il kit Bioaqua altro non è che una maschera idratante in cotone con l'obiettivo di rinfrescare e lenire la zona. Non ha profumazioni particolari, ma mi sembra più imbevuta rispetto al primo patch. Anche questo non mi è parso così fondamentale o così efficace. Piacevole, sì, ma dopo aver tolto il cerottino adesivo (il secondo step), come vi dicevo, non ho avuto problemi di rossore, quindi non mi serviva nemmeno.
Insomma son rimasto un po' titubante e poco soddisfatto riguardo al Remove Blackhead 3 Step - Kit di Bioaqua. Non ho notato un'efficacia particolare, però vorrei riprovarli per capire meglio, magari usando solo il secondo step. Bioaqua inoltre ha un'altra versione di questo kit, con una confezione diversa e penso che testerò anche quella. 

INFO BOX
🔎 Aliexpress, online
💸 € 0.71
🏋 7gr
🗺 Cina
⏳ //
🔬 //
💓⇒ 🌸🌸

Tirando le somme, la sfida per il momento è vinta dal Pig Nose Clear Blackhead 3-Step Kit 
di Holika Holika, che, nonostante il leggero rossore, ho trovato più efficace, ed ha un senso seguire tutti gli step. È vero che per il costo così esiguo a cui si trovano su Aliexpress potrei riprendere questi kit, ed è vero che Bioaqua è un passo indietro, ma nessuno dei due su di me è stato la svolta  definitiva nell'eliminare i punti neri.
La ricerca continua!
A presto.





|Beauty Cues|
Promossi e Bocciati Aprile'18 | Un po' di ritorni e se mi fanno l'alcol test....

Prima di lanciarci in altre nuove review di Maggio, vorrei togliermi di mezzo i prodotti promossi e bocciati di Aprile che sono praticamente tutti terminati e riguardano un po' tutto, dal viso, al corpo e ovviamente l'igiene orale, per cui accontento un po' tutti.
E all'urlo di "w le minitaglie" direi di non perdere ulteriore tempo.

Hurraw! Lip Balm Chocolate



Hurraw! non è un brand nuovo da queste parti, infatti questo Lip Balm Chocolate è il secondo loro burrocacao che provo. Avevo utilizzato più di un anno fa la variante Coconut e questo ritorno mi ha confermato che si tratta di un brand valido, con prodotti efficaci e piacevoli.
Hurraw è un'azienda con tutta una sua filosofia dietro, anche sulla scelta e sulla lavorazione degli ingredienti, oltre ad avere una gamma di balsami labbra sconfinata con più di venti referenze. 
La profumazione è l'aspetto che più attira secondo me verso i balsami Hurraw e sul lip balm Chocolate posso dirvi che non ha un aroma invadente o esagerato, e per questo mi piace molto: è una profumazione di cacao crudo non stucchevole, anzi direi un po' amara. 
Nonostante lo stick sia colorato, il burrocacao non lascia alcun colore ed effettivamente lo specifica anche l'azienda. 
Ho apprezzato anche la consistenza di questo lip balm, perché scorre bene sulle labbra, le avvolge e risulta confortevole. Non lo trovo minimamente appiccicoso o fastidioso sulle labbra, crea uno strato sottile, sicuramente lucido, che va a proteggere le labbra ma senza risultare pesante. 
È una consistenza ben equilibrata un pelo più oleosa che cerosa, ma questo per me è un vantaggio e non c'è da sorprendersi, visto che basta leggere l'INCI dove appaiono olio di ricino, di jojoba, di cartamo, di cocco e di mandorle.



Nello scorso post sul lip balm Coconut vi avevo detto due cose che mi sento di riconfermare: non amo tantissimo la confezione di questi balsami labbra Hurraw!. Lo so che in questo modo si consuma meno plastica, ma il tappetto così piccolo e la rotellina in fondo possono essere un po' poco pratici se siete sbadati come me. Un altro aspetto è l'idratazione: c'è, è più che sufficiente a rendere le labbra morbide e lisce, ma non è un nutrimento così profondo che vi sconvolgerà la vita, o per lo meno non ha sconvolto la mia. D'altra parte bisogna dire che l'azienda su molti di questi prodotti non fa particolari promesse di efficacia, quindi si potrebbe anche dire che è una mia presunzione quella di dire che non si tratta di un balsamo labbra magico, perché da nessuna parte viene affermata una cosa del genere. 
Io posso dirvi che se avete le labbra molto secche, aiuta certamente, ma non ripara dalla sera alla mattina. 
Sicuramente il Lip Balm Chocolate Hurraw! è fra i promossi di Aprile, ma ancora una volta mi sento un po' di ridimensionarne un po' la fama perché credo che ci siano tanti balsami labbra validi a costi più contenuti, mentre questi Hurraw! restano un simpatico sfizio a cui cederò qualche altra volta.

INFO BOX
🔎 Bioprofumeria, online
💸 €5.99
🏋 4.3gr
🗺 USA
⏳ 12 Mesi
🔬 EcoCert/Cosmos, Cruelty Free, Vegan, Kosher
💓⇒ 🌸🌸🌸🌸🌱

La Saponaria Idrolato di rosmarino bio


Qualche tempo fa provai un elisir anticaduta per capelli completamente naturale che richiedeva di essere mischiato con un idrolato (qui vi spiego meglio di cosa sto parlando) e avevo scelto l'idrolato di rosmarino de La Saponaria. Me lo sono quindi ritrovato in casa e non avendolo utilizzato tutto per quel siero anticaduta, ho deciso di usarlo come semplice tonico da vaporizzare sul viso. L'azienda lo suggerisce ovviamente come 

"un vero elisir per le pelli grasse e impure grazie alle sue proprietà dermopurifricanti."
ma a me questo potere non interessava, non solo perché non ho una pelle grassa, ma soprattutto perché ho usato l'idrolato per inumidire la pelle e poter veicolare meglio prodotti più oleosi come il Granactive Retinoid 5% in Squalane di The Ordinary. Diciamo che mi faceva gioco il fatto che quello di rosmarino non è un idrolato particolarmente idratante e che quindi non mi aggiungesse ulteriore nutrimento alla pelle, ma semplicemente facesse assorbire meglio il prodotto.
Quindi non posso parlarvi dell'efficacia specifica di questo prodotto perché non l'ho utilizzato con quell'intento e non ho le problematiche a cui è rivolto, però posso dirvi che ho notato un effetto astringete sui pori che sembrano più piccoli, e dall'altro lato non mi è parso essiccante o irritante sulla pelle. Anzi è abbastanza fresco e piacevole.
Come tutti gli idrolati, anche questo al rosmarino de La Saponaria ha una profumazione erbosa abbastanza pungente, non gradevolissima, ma ci si fa l'abitudine dopo un po'. 
Non lo ricomprerò, ma da diverso tempo voglio provare gli idrolati (ovviamente più azzeccati al mio tipo di pelle) del marchio, per cui probabilmente ritornerà in un'altra variante.

INFO BOX
🔎 Bioprofumeria, online
💸 €3.50
🏋 100ml
🗺 Italia
⏳  Scadenza sulla confezione
🔬 Vegan
💓⇒ 🌸🌸🌸🌸



Non è la prima volta che mi sentite parlare di un collutorio Perlax perché è un marchio che trovo in diverse catene di negozi qui da me ed ha un costo così accessibile che almeno una chance gliela vuoi dare. Dopo quindi il Collutorio Naturale Extra Fresh ho deciso di provare l'altra versione Omeo che però, sebbene non metta fra i bocciati senza scampo, è un prodotto che non riacquisterò.
Già dalla descrizione fornita da Perlax potete capire perché:

"Collutorio alcolico dal gusto gradevole e persistente; senza conservanti e coloranti, garantisce un'igiene completa e aiuta a mantenere un alito fresco e gradevole.
Ricco di umettanti come glicerina, allantoina, sorbitolo che aiutano a mantenere l'equilibrio fisiologico della mucosa orale."
Infatti il problema è proprio l'alcol che a mio avviso si avverte un po' troppo. Il sapore non è pessimo ma mi ci son dovuto abituare proprio perché ripeto io ci sento un po' troppo l'alcol. Sapete che ormai per me è un passaggio imprescindibile fare degli sciacqui al mattino appena sveglio, quindi questa alcolicità per me è un pelo troppo.



Contro i dettami di Perlax, che suggerisce di usarne 20 ml puro per 30 secondi, l'ho preferito un po' diluito, così da rendere il sapore più delicato. In ogni caso lascia una buona sensazione di pulizia e una freschezza delicata.
Quindi sì non è stata un'esperienza drammatica ma al Collutorio Naturale Omeo Perlax ho preferito di gran lunga la versione Extra Fresh.

INFO BOX
🔎 Grande distribuzione, Ipercoop
💸 €4.50
🏋 250ml
🗺 Italia
⏳  6 Mesi
🔬 //
💓⇒ 🌸🌸🌱

Caudalie Demaquillant Soin Doux | Detergente delicato viso - occhi 



La mia conoscenza del marchio francese Caudalie è scarsa e limitata ad un paio di minitaglie che mi ha regalato la mia amica Rory per cui provare questo latte detergente mi ha fatto piacere. Vi avviso che da ciò che ho capito, l'azienda ha riformulato il prodotto definendolo proprio latte detergente, ma da quanto ho visto in rete la versione che ho utilizzato si trova ancora in giro senza problemi.
Si tratta di una crema morbida e non particolarmente spessa che quando la si va a massaggiare  sul viso rivela una consistenza più fluida e che si sparge molto bene.
Come tutti i latti detergenti o i detergenti in crema mi piace applicarli a viso asciutto e solo dopo emulsionare con acqua. Sarò strano? Non so, mi sembra che funzionino meglio.
La profumazioni è molto delicata, fresca e credo sia un tentativo di riprendere una fragranza all'uva come un po' tutta la linea. Per me non sa proprio di uva ma non importa.
Il  Demaquillant Soin Doux secondo Caudalie promette di rendere

"la pelle pulita, morbida e protetta dai radicali liberi"

Essendo una minitaglia capite che ne ho fatti diversi utilizzi ma non prolungati in chissà quanto tempo però è un prodotto che ho apprezzato perché riesce a detergere il viso in modo delicato ma accurato. Trovo abbia un'azione restitutiva per cui, oltre che morbida mi lascia la pelle idratata e liscia. Per questo mi sento di consigliare questo Cleanser Caudalie a pelli da normali a secche, mentre eviterei per le misto-grasse perché ho l'impressione che possa essere un po' troppo delicato e non garantire una pulizia efficace.
Su di me è stato abbastanza gentile anche sugli occhi, non me li ha irritati né mi ha lasciato la vista appannata, neppure per qualche secondo. inoltre si sciacqua via molto facilmente. 
Il potere struccante secondo me è medio: non credo che possa portarsi via chissà che trucco, sicuramente agisce meglio con un dischetto di cotone ma sul waterproof non credo ce la faccia.



Insomma do la mia benedizione al Demaquillant Soin Doux di Caudalie, non lo ricomprerei perché preferisco consistenze un po' più dense ed ho già prodotti che amo in questa categoria, tra l'altro con formulazioni completamente naturali. I signori Caudalie infatti sono un po' volpini, perché accanto ad ingredienti di pregio, come olio di mandorla dolce e jojoba e altri estratti vegetali, piazzano qualche componente sintetico, ma se ve lo regalano, o ve lo trovate davanti o siete curiosi di provare qualcosa del marchio per me è stata una esperienza più fortunata che con il doccia schiuma dello stesso brand.

INFO BOX
🔎 Farmacia, Parafarmacia
💸 €14.50 Full size
🏋 30ml minitaglia/ 200ml Full size
🗺 Francia
⏳  6 Mesi
🔬 //
💓⇒ 🌸🌸🌸🌱


Specchiasol Crema Corpo DolceMiele
 

Volevo provare da diverso tempo una qualche referenza di questa azienda veronese ma da me non l'ho mai trovata. Così quando ho visto che in allegato ad una rivista c'era una minitaglia della loro crema corpo, mi sono lanciato come un gatto sul lardo, come avevo fatto con lo shampoo, ed ho fatto bene.
Specchiasol è un'azienda oserei dire storica, che da più di 40 anni produce non solo cosmetici ma anche integratori, te, tisane e molto altro. Da relativamente poco tempo credo abbiano rifatto alcune delle loro linee, introducendo anche una gamma di prodotti ecobio certificati per corpo e capelli.
La Crema Corpo DolceMiele è una crema effettivamente semplice già dagli ingredienti come olio di mandorle, burro di karitè e ovviamente miele.
E proprio per questi ingredienti è un prodotto che dovrebbe avere sulla pelle
"un’azione emolliente e protettiva"
e
"renderla idratata, vellutata e luminosa"
Un prodotto che non mi ha dato alcun problema nell'applicazione, in quanto, grazie alla consistenza cremosa media, si stende molto bene, con una scia bianca pressoché inesistente, e si assorbe abbastanza velocemente senza lasciarmi minimamente unto e dandomi la possibilità di vestirmi praticamente subito.



Ma anche per quanto riguarda gli altri aspetti della Crema Corpo DolceMiele non ho nulla di negativo da dire: idrata bene la pelle, al punto che riesco ad arrivare alla doccia successiva mantenendo questi benefici, me la lascia liscia, morbida e tiene a bada quelle aree più secche. Non è un prodotto che magari consiglierei ad una pelle esageratamente disidrata ma svolge bene il suo lavoro.
Un unico appunto che potrei sollevare è la profumazione, un po' intensa e persistente, in cui sento da un lato delle note dolci che ricordano molto vagamente la mandorla, dall'altro degli accenti floreali un po' pungenti al mio naso. Diciamo che non mi disturba, ma la preferisco quando va un po' a scemare, cosa che accade abbastanza in fretta.
Specchiasol, per la mia breve esperienza si è rivelato un brand valido, che spero di poter conoscere meglio, e la loro crema corpo DolceMiele non è da meno.

INFO BOX
🔎 Farmacia, Parafarmacia, Erboristeria
💸 €8.50 Full size
🏋 100ml minitaglia/ 250ml Full size
🗺 Italia
⏳  12 Mesi
🔬 ICEA EcoBio Cosmetics, Nickel Tested <0,0001
💓⇒ 🌸🌸🌸🌸🌱

E direi che per i promossi e bocciati di Aprile è davvero tutto e quindi ci vediamo con questo appuntamento al prossimo mese.
A presto!



|P_laylist #15|
Prime impressioni su tanti ritorni e troppo altro.

Marzo e Aprile ci hanno scavato la buca e sepolti con nuovi singoli e nuovi album. Talmente tanta nuova musica che non ci bastano due orecchie per ascoltare le novità che vengono lanciate nel panorama musicale internazionale. E maggio non si sta differenziando poi molto, visto che a colpi di teaser e anticipazioni, pare stiano per arrivare altri nuovi brani.
Già solo ieri sono spuntati quattro nuovi titoli da nomi altrettanto attesi.
La prima è Christina Aguilera, che, dopo sei anni dal suo ultimo album Lotus, cambia di nuovo veste e lancia Accelerate con 2 Chainz e Ty Dolla $ign, che anticipa il suo nuovo disco in uscita il 15 Giugno intitolato Liberation.


Accelerate ha fatto discutere già da diversi giorni prima della sua pubblicazione, per via del fatto che sia stata prodotta da Kanye West, che se non seguite, sta dando un po' di matto su Twitter dove ad esempio, appoggia il presidente Trump; ma anche fuori dai social ha, per dirne una, definito come una scelta la schiavitù degli afro americani.
I can't, quindi concentriamoci sulla musica. Il nuovo singolo di Christina Aguilera è effettivamente un po' diverso da quanto mi aspettassi, visto che mette un po' da parte la voce e si dedica ad uno stile che unisce l'hip hop, l'r'n'b, e un po' di ritmi tribali.
Avrei preferito che fosse un po' più corta, e il video ha immagini altamente disturbanti, ma Accelerate superato un primo scoglio di dubbi, mi è entrata in mente, l'ho riascoltata già più e più volte.
Immagino che il resto dell'album sarà diverso, ma intanto Accelerate va in loop nelle mie cuffie.
Christina non è l'unica coinvolta in questo marasma di nuovi brani, c'è anche una sua collega, per restare in tema di grandi voci, che non ha un vero è proprio singolo, ma fa parte della soundtrack  di Deadpool 2 (al cinema il 16 Maggio). Mi riferisco a Ashes di Celine Dion.


Sinceramente, se non l'avete ancora sentita non vi state perdendo molto: è la classica ballatona che Celine Dion ormai propone da anni ed anni ed anni ed anni per i suoi stessi dischi, dove lo sai che prima o poi tira un acuto che ti fa cadere il lampadario della cucina. Nulla di nuovo sotto al sole, anzi Ashes sinceramente mi sembra pure un po' sciapo, e non capisco l'esaltazione generale.
Il video poi è raccapricciante. Lo sappiamo che Deadpool è un personaggio simpaticone, irriverente e sopra le righe, per cui ci sta un effetto un po' grottesco e parodistico, ma questa ballerina con la sua tuta è semplicemente brutta. 
E il filtro bellezza sparato al massimo sulla faccia di Celine è un po' ridicolo. 
E poi parliamone, chi le ha decolorato così tanto le sopracciglia?


Ripeto, non è un singolo ufficiale, ma Ashes non la riascolterò più di un altro paio di volte prima di dimenticarla. 
Sono molto curioso invece del progetto di Sia, la cantante di Everyday is Christmas giusto per riportarvi all'ultima cosa per cui l'abbiamo sentita, che ha unito le forze con Diplo e il cantautore inglese Labirinth (se non avete mai ascoltato Jealous piangendo a dirotto, mi spiace per voi) per formare il progetto LSD. Nulla di illegale, sono solo le iniziali dei loro nomi. 
Pare ci sarà un album, ma intanto, sempre ieri, è uscito il primo singolo, Genius.


Probabilmente non una canzone che ascolterò a manetta mattina e sera (anche perché davvero qualcuno potrebbe pensare sia sotto effetto di qualche stupefacente), ma intanto ho apprezzato che Sia abbia fatto un pezzo un po' diverso dalla sua solita roba elettronica piena di vocals; e secondariamente sono davvero curioso di cosa creeranno per cui mi sembra un terzetto da seguire.
Genius ha comunque qualcosa di ipnotico e credo che più la si ascolti e più si ha voglia di sentirla.
Pensate che abbia finito con le novità?
Ma nemmeno per sbaglio
"Tutti bramiamo qualcosa", è più o meno quello che cantano i Florence and the Machine nel nuovo singolo Hunger, che farà parte dell'album High as Hope.
Ed è vero, tutti abbiamo fame di qualcosa, e non parlo necessariamente di una pizza calda e croccante, mi riferisco a necessità di vita, all'amore, al bisogno di guarire le proprie ferite.


Messa così suona bene, ma devo dire che Hunger l'ho apprezzata più riascoltandola che a primo acchito. Ma sono io ad avere un problema con i Florence and the Machine perché ho sempre l'impressione che puntino a quell'indie, concedetemi il termine, snob, di chi vive come se tutto fosse un filtro Instagram dai colori saturi. Non amo questa sorta di fan service, questa languidezza già vista. In questi video ad esempio c'è sempre qualcuno buttato a terra che poi prende esageratamente vita, e alla fine, l'obiettivo di originalità si perde secondo me.
Inoltre il beat di Hunger mi sa di già sentito, sebbene al momento non mi viene in mente dove. Potrei cambiare idea con gli ascolti ma al momento preferisco molto di più a primo impatto quello che era il precedente singolo, Sky full of song.


E lo so che sono pezzi con intenti diversi, e apprezzo il collegamento fra i due video, ma Sky full of song mi arriva più genuinamente e meno volpinamente. In ogni caso sentirò che altro tirano fuori i Florence + The Machine. 
Cambiamo del tutto genere e passiamo a uno che secondo me non sta sbagliando un passo, ovvero Shawn Mendes. Ogni volta che penso che abbia 18 anni resto sempre un po' sorpreso perché Shawn ce la sa.
È vero che il suo stile è molto Millennials e io per lui sono una tardona, ma è anche vero che secondo me per quella che è la sua età e il suo pubblico sta seguendo un percorso azzeccato.
Andiamo in ordine: 22 marzo 2018, esce In My Blood e me ne innamoro. Sonorità pop rock, la fragilità del testo, la sua voce che arriva liscia e delicata, ma che si spezza qui e lì nella sofferenza del brano.


23 Marzo e Shawn pubblica Lost in Japan, un brano un po' più fresco con sonorità incrociate, fra il funk e l'RnB, ma che mi prende un po' meno per questo voler gigioneggiare alla Justin Timbarlake di cui proprio non abbiamo bisogno.


Ieri un altro colpo di coda con Youth in collaborazione con un certo Khalid che non conosco. Con Youth, Shawn segue la strada dell'RnB più netto ma porta delle sonorità radiofoniche e abbastanza estive. Le due voci si sposano bene e la canzone finisce per collocarsi esattamente fra i due brani appena citati secondo il mio ordine di preferenza. 


Shawn Mendes è giovane, probabilmente deve migliorare un po' vocalmente dal vivo, anche se immagino non sia facile avere a che fare col suo timbro arioso e grattato allo stesso tempo, ma lo vedo centrato sul suo percorso e sappiate che il 25 Maggio uscirà il suo album omonimo per cui me ne sentirete ancora parlare. 
Lo so, sto fangirlando per un ragazzetto, ma diamo largo ai giovani e Shawn quando vuoi, sono qui.
Facciamo ancora un passo indietro. 6 Aprile 2018 Calvin Harris e Dua Lipa pubblicano un nuovo singolo in collaborazione: One Kiss.
Pensate abbia fatto le corse per sentirlo? Beh, quasi, ma non ci sono riuscito, dico davvero.
Per tutto un mese in pratica non ho avuto modo, e quando avevo modo me ne scordavo. Poi giusto un paio di giorni fa è uscito il video e finalmente ho centrato l'obiettivo.


Non è esattamente il mio pezzo, non mi strappo i capelli per questi suoni un po' house/dance anni '80 e '90 ma vi preparo psicologicamente perché credo ci bombarderanno tutta l'estate. Il video, caleidoscopico e anche questo dal vago sapore retrò, mi ha fatto un po' sorridere, con Calvin Harris a reggere il bicchiere che pare un cartonato. E Dua Lipa è sempre più bella, ma l'ho preferita in IDGAF.
Sempre il 6 aprile, è stato pubblicato un album che mi son sorprendentemente ritrovato ad ascoltare con piacere, e mi riferisco a Invasion of privacy di Cardi B.


Un misto di rap, hip hop e trap che per adesso va tanto e di cui non capisco nulla. Non lo so se sia la nuova Nicki Minaj né mi interessa perché non la seguo e comunque ha una carriera più prolifica ma, oltre ad adorare Cardi B su Instagram e nelle interviste per il suo modo schietto di esprimersi, con Invasion of Privacy mi ha avvicinato ad un genere che non è il mio abituale. Drip, Bartier Cardi e Be Carful i pezzi che preferisco.
C'è chi dice già che fra un anno Cardi B sarà dimenticata, ma secondo me saprà restare ancora un po' in scena.
Nella categoria "album di compagnia ma niente altro" metto America dei Thirty Seconds To Mars, pubblicato ovviamente il 6 Aprile di quest'anno. 




L'intento era quello di quasi descrivere gli Stati Uniti di oggi, una sorta di soundtrack per un documentario (che esiste e si intitola A Day in the Life of America) immagino anche di critica alla situazione sociopolitica americana; il risultato è però un album annacquato da echi, cori inutili, e un mix di generi e suoni che creano un lavoro a mio avviso impastato e al tempo stesso disomogeneo, in parte acerbo, che forse avrebbe potuto fare una band più giovane e inesperta.
Fanno compagnia i Thirty Seconds To Mars di America, ma senza grandi aspettative.
Per la categoria "Ci hai provato" invece ho due belle signorine. La prima è Ariana Grande che il 20 aprile pubblica il lead single del suo prossimo album, Sweetener e che si intitola No Tears Left to Cry.


Ariana Grande riesce a muoversi abbastanza bene nelle classifiche, le sue canzoni fanno impazzire grandi e piccoli, ed hanno una musicalità radiofonica. È insomma una che ci prova e ci riesce, ma No Tears Left to Cry, nonostante l'abbia ascoltata volentieri più e più volte, non resta secondo me in mente come i singoli precedenti.
Ma anche se la mia opinione è un po' così, sono sicuro che per lei andrà bene. Solo una cosa, Ariana: ti ricordo che eri quasi rimasta calva a furia di tingere i capelli. La decolorazione non è una scelta migliore.

Kylie Minogue fa anche parte della categoria "Ci hai provato" con il suo album Golden, uscito il 6 aprile di quest'anno (giuro che non me lo sto inventando), ma poteva tenere compagnia ai Thirty Seconds To Mars fra gli album che ascolti a tempo perso ma che non ti dicono molto.


Un mix di country, pop con una goccia di dance che poco mi ha emozionato e che forse poco si addice a Kylie. Diciassette brani della versione Deluxe secondo me sono un po' troppi, avrei fatto una pulizia eliminando un po' quei pezzi filler, che riempiono un progetto secondo me poco originale, e anche escludendo a priori i Gente de Zona, che non credo qualcuno sopporti e che non apportano mai nulla di buono. 

Nella categoria "Ok, ma piano" completamente inventata al momento metto invece tre artisti italiani. 
La prima è Carmen Consoli che il 13 Aprile è tornata con un album dal vivo intitolato Eco di sirene.


Una raccolta di 22 brani in cui Carmen ficca anche due inediti insieme ai successi che l'hanno resa famosa. In Eco di sirene, la cantantessa ha spogliato musicalmente i suoi brani più famosi e la ri-registrati in presa diretta creando una sorta di unplugged con voce, chitarra, violoncello e violino. 
Il problema non è il risultato finale, sempre sul filo della critica sociale come è solita fare, godibile come dicono quelli bravi, e interessante, ma sono io che con la Consoli preferisco andarci piano e ascoltarla a piccole dosi. Non male anche Tano (in siciliano) e Uomini topo, i due inediti che ha messo in mezzo a questo progetto.
Così come ho apprezzato ma centellinata, la voce di Maria Antonietta in Deluderti.


Dal cantautorato all'indie italiano il passo non è tanto lungo. Maria Antonietta è in giro da un po', ma credo che abbia anche lei fatto un passo avanti solo ultimamente, o per lo meno, io l'ho notata solo di recente. Deluderti riprende quei suoni anni '60 e '70 che non fanno proprio originalità, e lo stile sempre uguale con cui Maria Antonietta modula la voce, schiacciando un po' il suono, mettendo aria per restare nello stile, cambiando registro quando la tonalità sale un po', nel corso dei 9 brani secondo me la rende un pochino pesante, ma, ripeto, a piccole dosi, l'ho apprezzata e i suoi testi sono da ascoltare con attenzione. 
Sempre a piccole dosi ascolto anche Vivere o Morire di Motta. 


Diciamo che a Motta va meglio per quanto riguarda il rapporto con le mie orecchie perché spazia un po' fra sonorità leggermente diverse, ci mette le percussioni, i violini, uno stile un po' più orchestrale, passando per l'indie rock, dando un po' più di grinta e di movimento a Vivere o Morire. 
Un album di emozioni, intimo se vogliamo, sul vivere appunto "come se fosse l'ultima notte insieme", sul lanciarsi senza pensare. Motta può crescere, credo che questo sia il secondo album da solo (prima faceva parte di un gruppo ma non chiedetemi ché non so altro) e penso che ancora abbia altro da raccontare. 

E per concludere la mia P_laylist non può mancare la categoria "Il ritorno che nessuno voleva" con le Lollipop.


Dal successo di Down Down Down a giù nelle classifiche fino al dimenticatoio, la girl band made in Italy ci riprova per la seconda volta con un organico dimezzato. Marcella Ovani, Veronica Rubino e Marta Falcone lanciano Ritmo Tribale mentre Roberta Ruiu resta a casa a lamentarsi che le Lollipop senza di lei non esistono. Più trash di così nemmeno Uomini e Donne. 
Ritmo Tribale, è un po' un mix dei vecchi successi del gruppo, ma fatto peggio; sembra una canzone scritta per funzionare nelle ricerche su internet, e tentare una paio di passaggi in una qualche radio regionale grazie a frasi in spagnolo messe totalmente a caso. Per il resto non funziona nulla, dalle coreografie del video, al voler scimmiottare uno stile e una produzione di cui chiaramente non possono far parte.
Mi spiace per le Lollipop, ma credo che siano destinate a sparire un'altra volta.

Direi che con la musica di circa un mese a questa parte è tutto.
Voi che state ascoltando al momento?




|Beauty Cues #MaskWednesday|
Vi presento le maschere DynaSunCare ☀️

Sono sempre contento quando ho la possibilità di farvi conoscere qualche novità, di darvi alternative, di poter dar spazio a qualche brand di cui magari ancora non avete sentito parlare ma che può essere interessante tenere d'occhio. Con questo approccio ho deciso di accettare la collaborazione con DynaSunCare.


DynaSunCare è un'azienda tedesca ma che per creare i suoi prodotti si è rivolta ai migliori in circolazione: i coreani. Infatti il marchio al momento consta di una gamma di maschere viso in tessuto, e lo sappiamo bene come i coreani siano proprio all'avanguardia quando si tratta di sheet mask o comunque di cura della pelle in generale.
Le referenze Dynasuncare al momento sono tre: la Antiaging Mask, la Antistress Mask e la Aqua Mask, tutte con estratti e attivi diversi, rivolte a diverse tipologie di pelle. 
I prodotti sono venduti sul loro sito, ma ho visto che sono disponibili sia su Amazon che su Ebay e la cosa carina è che hanno anche dei kit risparmio da 3, 5 o 10 maschere, quindi se proprio vi innamorate si può far scorta.



Ovviamente ho provato tutte e tre le tipologia di maschere e sono tutte accomunate dallo stesso tessuto, il tencel estratto dagli alberi dei eucalipto, che secondo me ha la giusta sottigliezza, che agevola l'applicazione senza strapparsi. Su di me le maschere calzano molto bene avvolgendo il viso senza sollevarsi, ci sono degli spacchetti ai bordi così da adattarsi al volto, e non mi dà fastidio né nella zona degli occhi, né dove la bocca perché la fessura è abbastanza ampia. Inoltre non mi si stacca dal viso, resta ben aggrappata alla pelle. Il siero di tutte e tre le maschere è abbondante e denso, molto di più di quanto ho visto in genere, e non gocciola via.



Vi dicevo, estratti diversi per ogni referenza ma tutte hanno un paio di ingredienti in comune (gli INCI di queste maschere non sono molto lunghi) che ho trovato interessanti: il beta glucano, dall'azione idratante, cicatrizzante e protettrice dai radicali liberi, e il pantenolo, o Vitamina B.
Altro aspetto che ho apprezzato è che l'azienda stessa suggerisce che le loro maschere sono adatte sia a uomini che donne, e che l'essenza che avanza può essere usata su qualsiasi parte della pelle (quindi collo ad esempio), cosa che io faccio puntualmente.
Sono delle maschere monouso e DynaSun suggerisce una posa di 15/20 minuti, ma io ovviamente ho barato tenendole molto di più e man mano scoprirete perché.
Volete sapere un retroscena? Ho usato tutte le maschere che l'azienda mi ha inviato, ma ho scritto le mie impressioni dalla prima volta, e quando le utilizzavo di nuovo mi ritrovavo nelle stesse parole che avevo scritto. Quindi le cose sono due: o io conosco quattro parole in croce, o effettivamente ho inquadrato bene la loro funzione. 


DynaSun Aqua Mask | Per pelle disidratata 

DynaSun Aqua Mask

L'azienda introduce la Aqua Mask con questa descrizione:
"L’abbondante estratto della maschera stimola la tua pelle. La superficie cutanea attrae il fluido e viene idratata. Lo splendore che genera la maschera è immediatamente riconoscibile.
Già dopo la prima applicazione sarai in grado di vedere il cambiamento. L’umidità viene fornita dagli estratti di Imperata Cylindrica e Aloe Vera presenti nella maschera."
Se per l'aloe vera non credo servi una presentazione, forse è giusto spendere due parole sull'estratto di imperata Cylindrica, una pianta del deserto africano che pare resista a climi particolarmente sfavorevoli e sia in grado di trattenere l'idratazione della pelle. Proprio per questi componenti la maschera è indicata appunto a pelli disidratate.
La Aqua Mask Dynasun ha un leggero odore fruttato fresco molto piacevole, e sul viso risulta delicatamente fresca, ma ho provato maschere decisamente più fresche, questa resta più sul piacevole sopportabilissimo anche con un clima più freddo.


Proprio per la densità del siero e per la quantità, ho notato che impiega davvero un bel po' di tempo ad asciugarsi del tutto, non è un problema a mio avviso visto che non casca appunto dal viso. So che a molti non piace tenere le maschere molto a lungo, sebbene secondo me sia fondamentale affinché la pelle assorba gli attivi, però in questo caso sarebbe un po' sprecata come trattamento da fare 15 minuti prima di uscire.
Io l'ho sempre tenuta in posa dai 50 minuti fino ad anche un'ora, ma la maschera non è mai stata completamente asciutta: la mia pelle assorbe circa l'85% di siero.
Questo per me non è un deterrente perché la Aqua Mask mi è piaciuta: mi lascia la pelle dewy, luminosa, sicuramente molto idratata. Una volta rimossa la maschera e assorbiti tutti i pochi residui di siero, la pelle non mi rimane appiccicosa o unta. Anche al tatto la pelle è morbida e liscia.
È una maschera che mi sento di consigliare anche io a pelli disidratate ma anche da normali a secche e spente, che hanno bisogno di questo bagno di idratazione.

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DynaSun Antistress Mask | Per pelle Pelle Secca e Sensibile

DynaSun Antistress Mask

Ve lo dico subito: nel range DynaSun la loro maschera in tessuto Antistress è quella che preferisco. Sarà anche che è la più indicata al mio tipo di pelle, sarà per come si comporta, ma mi è piaciuta molto.
Intanto il profumo: sempre fresco, piacevole, ma con un accento un po' più floreale. È vero che la maschera contiene estratto di lavanda, ma non riconduco il profumo del prodotto a questa pianta. L'azienda dice che questo estratto è inserito nella formulazione per 
"stimolare la nostra circolazione. Intensificando la circolazione del sangue, il rifornimento di cellule della pelle è migliorata. La pelle sarà più sana e rigenerata."
Anche nella Antistress Mask il siero è gelloso ma mi è parso appena più fluido rispetto ad esempio a quello della Aqua Mask; ma non per questo l'essenza gocciola, anzi, ha pur sempre una consistenza in gel. È un siero che alla mia pelle piace molto e che beve molto volentieri.
Certo richiede sempre un po' di tempo per essere assorbito, ma lo fa in modo più completo rispetto a tutte e tre le maschere. È proprio l'unica che riesco a far assorbire quasi al 100%, lasciando il tessuto quasi asciutto.



Mi ritrovo nelle parole di DynaSunCare che dice 
"Avrai la sensazione di una seconda pelle con una freschezza rinvigorente. La tua pelle si sentirà tonica e la carnagione brillerà."
Infatti una volta che la rimuovo, la maschera Antistress mi lascia una pelle bellissima, luminosa, ben idratata a fondo, senza però risultare appesantita, e soprattutto i tratti e i piccoli segni di espressione appaiono più assottigliati. La pelle appare più tonica e rimpolpata, e forse sapete quanto ci tenga a questo aspetto.
Sicuramente fra le tre è quella che mi ha soddisfatto di più, e che ricomprerei perché ha tutto ciò che desidero da una maschera per il viso. 
Anche in questo caso mi sento di consigliarla a pelli da normali a secche perché idrata molto bene, ma non alle grasse perché su di loro potrebbe risultare troppo idratante e appiccicosa, e ovviamente anche a chi ha magari qualche sfortunato segno di espressione.

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DynaSun Antiaging Mask

Fra le referenze DynaSun, la Antiaging mask è quella che forse mi piace più concettualmente, ma non si adatta completamente alle mie esigenze. 
Mi piace perché unisce due ingredienti interessanti: da un lato l'estratto di melograno che ha appunto una funzione anti age e antiossidante, e dall'altro lato l'estratto di salvia, più astringente e rivolto a pelli miste e grasse. L'ho già detto in passato: trovare dei prodotti che hanno un'azione anti età ma senza essere troppo idratanti, quindi adatti anche a pelli che producono molto sebo, non è semplicissimo, per cui mi fa piacere che il brand abbia pensato anche a loro. 
Comunque anche questa AntiAging mask contiene un siero denso e corposo, ricco e come sempre abbondante che resta ben saldo alla maschera e il profumo è fruttato, direi pescato. Forse il profumo più intenso fra le tre maschere. E fra le tre è quella un pelo più fresca. 


Il grado di asciugatura mi ha ricordato la Aqua Mask: il siero sulla maschera viene assorbito non completamente, diciamo circa all'85%, anche tenendo il trattamento in posa molto a lungo. Forse si asciuga un po' prima delle altre, ma ripeto, mai del tutto. 
Una volta rimossa la maschera, i residui di siero rimasto sulla pelle si assorbono abbastanza in fretta e anche con questa maschera non mi sono trovato la sgradevole sensazione di appiccicoso. 
L'azienda dice nella descrizione:
"i segni dell’invecchiamento vengono ridotti e l’elasticità viene aumentata"
e direi che ci siamo. La mia pelle dopo il trattamento appare liscia e morbida, compatta e distesa. Effettivamente, nonostante la grande quantità di siero, è quella che mi ha idratato meno la pelle, tanto che sento il bisogno di aggiustare il tiro applicando dopo una crema, per cui sì credo vada bene per pelli normali, miste, grasse come sostituto all'idratante. 

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Il mio pollice per le maschere in tessuto DynaSunCare è assolutamente in su,  sono contento di averle provate, mi fa piacere aver scoperto che effettivamente ci siano delle differenze fra una maschera e l'altra e quindi possano adattarsi a diverse tipologie di pelle. Ringrazio quindi ancora una volta l'azienda, spero che riescano ad ampliare sempre più il loro range di prodotti e che continuino ad affermarsi. E per il resto noi ci leggiamo al prossimo  #MaskWednesday.




Vitamina C nei Cosmetici: cos'è, quali benefici ha e un siero viso da Amazon!

Da un po' di tempo ho spostato la mia attenzione su determinati attivi cosmetici per quanto riguarda la cura della pelle, e il motivo è semplice: il mio intento è quello di "sfamare" la pelle con quante più componenti possibili, specie se vedo particolari benefici.
È per questo che cerco di evitare maschere e trattamenti a risciacquo: perché il mio concetto di skin care è dare alla pelle ciò di cui ha bisogno e cercare di fare in modo che agisca bene e a lungo.

Inoltre non mi accontento più di prodotti che "idratano" o "purificano" in modo generico ma cerco di scegliere quegli attivi cosmetici che hanno degli studi scientifici dietro, e soprattutto che su di me funzionano.
Sono ormai miei amici stabili gli alfaidrossiacidi, che ogni anno nella stagione fredda riprendo ad utilizzare; quest'anno in più ho introdotto i retinoidi, per la prima volta nella mia routine, su cui ho fatto un approfondimento e che ho intenzione di prendere ad usare con costanza; da tempi non sospetti invece utilizzo la Vitamina C.
In principio è stato il siero viso Jalus C di Fitocose, ormai quasi tre anni fa, e di mezzo ci saranno stati altri prodotti che nemmeno ricordo, ma il vero salto di qualità (e di percentuale di Vitamina C)  l'ho fatto con The Ordinary e l'Ascorbyl Glucoside Solution 12%, e ovviamente ho continuato su questa strada.
Vi racconto tutto quello che so sulla Vitamina C, e come mai mi piace così tanto. Ovviamente non sono un chimico, un dermatologo o un dottore, per cui prendete il mio come uno spunto e non un insegnamento. Su internet ci sono tantissimi documenti, anche molto validi su questo ingrediente, per cui potrete fare le vostre considerazioni. 

Cose'è la Vitamina C?


Per Vitamina C si intende l'acido ascorbico (ascorbic acid o L-ascorbic acid  o LAA) che è appunto una vitamina che all'interno del nostro organismo aiuta le proteine a produrre altre molecole importanti come ad esempio il collagene (che nel nostro corpo si trova non solo nella pelle ma anche in tendini, cartilagini, ossa, denti, cornee e tanto altro) ci dà energia e aiuta il sistema immunitario. Il nostro corpo non ne produce moltissima ma la può incamerare dal cibo o dagli integratori che ingeriamo. 
Se si è carenti, l'ultimo problema che ti si porrà davanti sono le rughe, perché prima dovrai affrontare una malattia chiamata scorbuto. 
La funzione più nota della Vitamina C è il suo potere antiossidante, che ci aiuta a contrastare i radicali liberi. Vi basti sapere che tutto il corpo è colpito da radicali liberi, ovvero una molecola che perde un elettrone a causa di reazioni biochimiche o agenti esterni, e che è spinta a rubare questo elettrone ad un'altra molecola. Questo ladrocinio è definito appunto ossidazione e i radicali liberi per questo motivo sono instabili (e anche un po' stronzi).
A parte questa parentesi "Esplorando il corpo umano", visto che non è questa la sede giusta, quello che a noi interessa è che la vitamina C è anche un ingrediente cosmetico valido e comprovato. 

Vitamina C nei cosmetici: cosa fa?

La vitamina C può essere inserita in svariati cosmetici, dai sieri alle creme viso, fino alle maschere e i benefici che apporta nella cosmesi, soprattutto nella cura della pelle, sono molteplici e potrei generalmente definirli anti age, proprio perché agisce su tutti quegli aspetti che ci fanno apparire più vecchi. 


È uno di quegli ingredienti che a mio avviso non può mancare, proprio per difendere la pelle dal danno ossidativo che subisce da agenti come l'inquinamento, i raggi UV, il fumo (che comunque sarebbe meglio evitare) e ovviamente il normale invecchiamento. Quindi un modo per prevenire e cercare di curare rughe più o meno profonde e la perdita di elasticità della pelle. 
Ma oltre al potere antiossidante, la vitamina C in un cosmetico apporta diversi vantaggi: 
  • ha una azione schiarente sulle macchie perché inibisce la sintesi della melanina e della cheratina;
  • partecipa alla sintesi del collagene (non ne produce di più ma sappiamo che col tempo  i fibroblasti producono collagene più lentamente e in cellule più piccole);
  • ha un'azione antinfiammatoria;
  • migliora il tono della pelle e le cicatrici da acne.
Su di me, l'uso di prodotti con vitamina C ha apportato un aspetto più sano, più roseo e luminoso della pelle, e non subisco ad esempio "l'ingrigimento" e l'incarnato spento che molta gente lamenta nella stagione fredda. Inoltre ho notato che anche le macchie post brufolo impiegano meno tempo a sparire. Non avevo macchie brune prima di iniziare ad usarla, però sulla zona del mento e ai lati del labbro inferiore avevo come un leggero alone più scuro, come se la pelle avesse un'ombra, che ho visto via via sparire. 
In generale la pelle appare anche più liscia. Bisogna ovviamente specificare che serve anche in questo caso un uso costante, non è il rimedio che funziona dalla sera alla mattina. 

Pro e Contro della Vitamina C

Ascorbyl glucoside.... credo.

L'acido ascorbico è la forma pura di vitamina C più efficace ma presenta non pochi problemi formulativi. Diciamo che c'è proprio un ping pong di pro e contro che circondano questo ingrediente.
A contatto con luce, acqua e aria un prodotto con vitamina C, specie Ascorbic acid, può ossidare molto facilmente (in genere un prodotto con vitamina C ossidata assume un colore marrone aranciato), e una volta che viene a contatto con la pelle, non solo non funziona più, ma può fare l'effetto opposto ovvero scatena radicali liberi. La soluzione sarebbe formulare i prodotti senza acqua, ma pare sia difficile. 
Inoltre l'ascorbic acid per funzionare ed avere una maggiore stabilità viene formulato con un ph basso intorno al 3.5, da qui è nata la credenza che non debba essere utilizzato di giorno perché può creare fotosensibilità. In realtà sappiamo che, a meno che non vi mettiate al sole come lucertole per ore, l'esfoliazione di questa molecola di vitamina C è minima e non crea danni, anzi protegge dai raggi solari come vi dicevo più su. Inoltre noi usiamo sempre la crema solare, vero?!
Questo basso PH con cui si lavora l'acido ascorbico, apporta altri problemi nell'uso costante, come ad esempio l'irritazione, quindi un po' come per il retinolo, va introdotto nella skin care routine a basse percentuali, per poi eventualmente crescere. 

Per ovviare ai problemi di stabilità dell'Ascorbic Acid, sono nati tutta una serie di derivati come Ascorbyl Glucoside, Magnesium Ascorbyl Phosphate (MAP), Sodium Ascorbyl Phosphate (SAP) e Ascorbyl Palmitate, definiti come appunto vitamina C stabilizzata. Ma ovviamente c'è anche qui una controparte: non essendo in forma pura, questi componenti derivati devono essere convertiti dalla nostra pelle in acido ascorbico, con una probabilità che siano meno efficaci. Inoltre ci sono meno studi a validare questi componenti. Hanno però gradi di irritazione più bassi quindi possono essere usati anche dalle pelli sensibili. 

Vitamina C: come e quando usarla e interazioni con altri prodotti.

Ci sono un po' di miti da sfatare per quanto riguarda l'uso pratico della vitamina C. Intanto come vi dicevo, non ha i poteri esfolianti degli alfaidrossiacidi per cui può essere utilizzata anche di giorno.
Sappiamo che l'acido ascorbico ha bisogno di un ph acido per funzionare, mentre i derivati agiscono anche a PH più basici, per cui nel dubbio, se magari avete una pelle incline alle macchie o particolarmente sottile, potreste scegliere appunto i derivati. In ogni caso, applicare la protezione solare è fondamentale, altrimenti l'unica cosa che potete applicare sulla pelle si chiama miracolo.


Ci sono comunque due scuole di pensiero a riguardo, indifferentemente dal fattore PH: c'è chi preferisce usarla di giorno, per potenziare l'effetto protettivo della crema solare (come se i raggi UV, prima di arrivare alla nostra pelle, debbano superare due strati protettivi); c'è però chi preferisce usare la vitamina C di sera perché in questo modo pare che la pelle riesca ad incamerarla al meglio e si ha comunque l'azione protettiva per il giorno dopo, senza però che i raggi solari possano farla deperire.

Per scongiurare qualunque problema e toglierci dall'impaccio possiamo scegliere per il giorno prodotti con basse percentuali di vitamina C, giusto per una funzione protettiva e antiossidante, mentre la sera cosmetici più trattanti con percentuali più alte.
Un'altro mito è l'uso della vitamina C con la Niacinamide, meglio nota come Vitamina B3, che pare avessero, secondo studi passati, l'effetto di annullarsi a vicenda, o peggio avere una brutta interazione. In realtà questa è una credenza data da studi fatti in laboratorio in cui le sostanze venivano messe a temperature altissime, anche più alte di una calda giornata estiva.

Ricerche più recenti e condotte a condizioni "normali" hanno dimostrato l'opposto ovvero che i due componenti insieme funzionano anche meglio e apportano benefici maggiori. Paula's Choice ad esempio è a favore di questa scuola di pensiero. 
Un altra interazione di cui si è discusso è quella col retinolo (o vitamina A) e appunto l'acido ascorbico. Il problema in questo caso pare essere proprio il PH diverso fra i due componenti, ma altri studi dicono che appunto il ph acido della vitamina C non disattiva il potere del retinolo. C'è però un problema di irritazione che entrambi gli ingredienti possono creare, quindi è meglio usarli separatamente.
Così come ad esempio alfaidrossiacidi e Vitamina C, per quanto non abbiamo problemi di interazioni fra loro, possono portare secchezza e appunto fenomeni irritativi per cui è meglio usarli alternativamente.

Vitamina C e Peptidi

Di recente il brand The Ordinary ha sostenuto che la forma pura di Vitamina C, LAA (acido ascorbico) ed ELAA (acido ascorbico etilico), interagisca con i peptidi annullandone l'effetto sulla pelle. Sinceramente non so se questa cosa sia vera, e non ci sono molte ricerche che io abbia visto, e non è che tutto ciò che dice The Ordinary sia legge. Posso dirvi come faccio io, ovvero attendo se posso alcuni minuti fra uno step e l'altro. Se poi questa interazione non vi fa proprio dormire la notte, e l'attesa non vi soddisfa, potete semplicemente usare un ingrediente di giorno, ed uno la sera, oppure fare a giorni alterni.
Lo stesso vale per le ceramidi, che non hanno interazioni negative.


Non so se questa spiegazione sia utile e chiara, ma è tutto quello che mi ha spinto a capire, utilizzare e apprezzare vari sieri contente vitamina C. Uno di questi sieri mi è stato regalato, quindi quale occasione migliore per parlarne? Certamente questo preambolo vi fa capire che non posso che aver apprezzato il prodotto, ma vediamolo insieme.

Poppy Austin® Vitamin C Serum
Siero per il viso

Poppy Austin® Vitamin C Serum

Poppy Austin è un brand inglese che produce cosmetici per viso e capelli e che è disponibile anche su Amazon tra l'altro con spedizioni Prime, per cui facilmente reperibile. È un'azienda secondo me interessante, loro si definiscono ecofriendly, cruelty free e vegan e dicono che la loro produzione avviene a mano in piccoli lotti per preservare la qualità e la freschezza del prodotto finito. Inoltre affermano che le loro strutture sono gestite da donne, quindi incentivano il lavoro femminile. Mi ha fatto sorridere il fatto che nella loro storia dicano che i loro flaconi in vetro provengano dalla Sicilia "rurale". 
Se non ho capito male, Poppy Austin in principio produceva solo olio di argan e poi ha ampliato il range di referenze con molti altri prodotti fra cui creme e sieri.

Opinioni Poppy Austin® Vitamin C Serum

Il loro Vitamin C Serum è un siero per il viso al 98% di origine naturale (non bio, attenzione), e all'interno contiene il 18% di Vitamina C (nel derivato di Sodium Ascorbyl Phosphate) più altri ingredienti come la forma botanica di acido ialuronico che mima appunto l'effetto idratante e ammorbidente di questo ingrediente, ma c'è anche olio di jojoba, estratto di centella e di aloe. Ovviamente anche Poppy Austin sottolinea i benefici della vitamina C dicendo 
"Ripara i danni del tempo. Si è dimostrato che il siero della vitamina C stimola la sintesi del collagene, rendendo la pelle più giovane, fresca e vitale. Le sue proprietà antiossidanti possono anche migliorare i danni alla pelle causati dal sole, così come aiutare il tasso di esfoliazione della pelle per una carnagione più luminosa e levigata."
Il prodotto si presenta in modo molto minimal e la cosa mi piace tantissimo: questo siero è contenuto in un flacone con contagocce, e non ha una scatola esterna, ma solo una plastica che lo sigilla; su un piccolo bugiardino c'è l'INCI, la data di scadenza e il modo d'uso.


All'apparenza il Vitamin C Serum Poppy Austin sembra acqua: non ha odore ed è praticamente liquido e trasparente, e leggero sulla pelle. Sin dalla prima applicazione, pur contenendo una percentuale alta di vitamina C, non mi ha dato alcun fastidio né pizzicore, ma dovete ovviamente considerare che, come vi ho detto un milione di righe fa, il prodotto che avevo usato precedentemente conteneva il 12% di vitamina C, quindi una crescita graduale. 
Sul sito si legge che vanno applicate su viso e collo poche gocce di siero e distribuirle picchiettando. Io l'ho usato di giorno, perché la sera ho un altro prodotto alla vitamina C e su di me si assorbe molto in fretta, per circa 10 secondi avverto una leggera sensazione di appiccicoso, ma poi svanisce del tutto e mi lascia la pelle davvero liscia, morbida e tonica. 


Non mi soffermo sul potere illuminante perché vale quello che dicevo prima nei benefici generali della vitamina C.
Per la mia pelle normale/secca, manca un pelo di idratazione in più che devo correggere applicando dopo una crema, ma posso dirvi che il Vitamin C di Poppy Austin mi è piaciuto parecchio: è stato il passo avanti che cercavo nell'uso di questo attivo, è un prodotto che si adatta bene in qualsiasi routine viso sia giorno che sera, e a ogni tipo di pelle da solo o appunto con altri prodotti. L'azienda suggerisce persino una crema al retinolo della loro gamma da usare dopo, per restare al discorso che facevo più su. Nonostante sia un prodotto abbastanza delicato, è ovviamente un siero viso che vi suggerisco se avete un po' di abitudine alla vitamina C.

INFO BOX
🔎 Amazon (link affiliato), sito dell'azienda
💸 € 22,49
🏋 60 ml
🗺 Made in UK
⏳ 12 Mesi
🔬Cruelty Free, Vegan
💓⇒ 🌸🌸🌸🌸🌸



Lo so, vi ho sfiancati e forse solo io avrò letto fino a qui, ma spero di avervi dato qualche informazione in più su tutto ciò che riguarda l'acido ascorbico e fatemi sapere se avete qualche prodotto che amate con la Vitamina C.



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