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|#backtoseries chapter 32|
Perché Le Terrificanti Avventure di Sabrina è la serie tv da recuperare in queste feste

Era la fine degli anni '90, avevo circa 9 anni, e come tantissimi ragazzini all'epoca, mi piazzavo davanti alla tv ogni pomeriggio, con il mio pane e quella che speravo fosse Nutella, ma invece era marmellata, e mi sollazzavo con le vicende magiche di Sabrina Spellman, del gatto Salem, delle due zie, Hilda e Zelda.
Lo adoravo ed ormai è diventato cult. Così quando ho scoperto che su Netflix avrebbero fatto un reboot, intitolato Le Terrificanti Avventure di Sabrina, non potevo perdermelo.


Ma sono stato contento due volte perché con Sabrina, Vita da Strega, la nuova serie tv ha ben poco a che vedere. Certo, abbiamo gli stessi personaggi e in particolare Sabrina, che deve bilanciare la sua vita da teenager, col fidanzato Harvey e gli amici, e la sua vita da strega appunto, ma Le terrificanti avventure di Sabrina ha tutto un altro taglio e racconta altre storie.
Si resta nel teen, ma si mescolano scene e temi horror, dark, gothic e il satanismo, che fa un po' da quadro alle vicende di Sabrina. La giovinetta infatti deve decidere se abbracciare la Chiesa della Notte, celebrando l'Oscuro Battesimo, o restare umana, ma non è una scelta semplice per la ragazza che appunto non vuole abbandonare gli amici e il fidanzato, e non è del tutto convinta delle imposizioni e delle regole della congrega di cui farà parte. 
Chilling Adventures of Sabrina è una serie tv che a me è piaciuta molto, l'ho trovata adorabile sotto tanti punti di vista, a partire dagli attori, Kiernan Shipka su tutti perfetta secondo me in questo ruolo, ci sono tanti elementi di forza e interessanti, e credo sia piena di spunti su cui riflettere, estremamente attuali che vorrei sottolineare.



L'ambientazione



La serie crea un mondo a sé in cui non si coglie una data storica specifica e questo a me piace molto perché sembra che ci troviamo in un'altra epoca, ma invece potremmo essere ai giorni nostri. Questo è un aspetto che alcuni hanno criticato ma secondo me, questa scelta, non solo riesce a giocare a favore delle vicende (visto che non usano WhatsApp per comunicare, ma devono fisicamente incontrarsi ad esempio), ma rende il tutto un po' più magico, un po' più incantato.
A supportare l'ambientazione e l'atmosfera, ci sono anche la regia che ricorda un po' i fumetti da cui è tratta la serie, e gli effetti di sfumatura e dilatazione dell'immagine quando sta per accadere qualcosa di magico. Anche qui ci sono state delle critiche, e pure io nelle prime puntate per qualche istante mi sono stranito, ma poi l'ho apprezzato. 


Buona costruzione dei personaggi

Le Terrificanti Avventure di Sabrina secondo me ha il merito di aver costruito personaggi dettagliati, anche caratterialmente. Certo, si tratta di una prima stagione di 10 puntate, quindi ci sono tantissime cose che si possono ancora approfondire, eppure ognuno ha una sua storia, un suo vissuto e una narrazione che prosegue più o meno con le proprie gambe, per quanto tutto si riunisca sotto il cielo di Greendale. 



Gli amici di Sabrina, per quanto non abbiano chissà che presenza sullo schermo, o ad esempio abbiano dei genitori fatiscenti, che appaiono e spariscono e a volte sembrano proprio assenti, hanno comunque un accenno di storia coerente che potrà dare loro sbocchi successivi nel corso delle stagioni. Più in generale, le diverse generazioni che proseguono e si superano, e quindi la storia di queste famiglie, viene sottolineata più volte, per cui sono quasi sicuro che col tempo si scaverà ancora più approfonditamente sul vissuto di ognuno dei personaggi. 
Un esempio tirando a caso: Prudence, la capa delle sorelle sinistre. Pur partendo come una antagonista di Sabrina, cattivissima e oscura, avrà una evoluzione, anche umana. Conosceremo di più per quanto riguarda il suo passato, e ci rivelerà che non è poi così fredda e impavida.

Horror e dark

Nonostante Le Terrificanti Avventure di Sabrina nasca come un prodotto per adolescenti, ci sono elementi molto forti e anche d'impatto pure per chi come me ha più anni della stele di Rosetta. Bambini e non solo morti, sgozzamenti di vario genere e tipo, possessioni demoniache, insomma scene inquietanti che riescono a creare pathos. Poi c'è tutta una parte molto affascinante come il satanismo, che però non è da considerarsi come le robe che sentiamo a Chi l'ha visto? ma come l'organizzazione religiosa della chiesa di Satana, che ha altri precetti, e altra gerarchia. 
Non mi ci soffermo perché non ne ho una conoscenza approfondita ma mi è piaciuto come elemento che incornicia la storia. 


Figure femminili forti

La Chiesa della Notte è una struttura patriarcale, il sacerdote conta di avere un figlio maschio per proseguire la sua stirpe, ma non è una struttura stabile, anzi è piena di contraddizioni;  Se ci pensate dovrebbe essere l'emblema della totale libertà personale, invece ha delle regole rigide. 
Quindi da un lato ci sono gli uomini al potere che però all'atto pratico non fanno nulla: la storia ci palesa come sono le donne a far funzionare tutto. Sono loro che devono immolarsi, sono il motore delle vicende, ma ne sono al tempo stesso le vittime. Vengono messe di fronte a scelte e stress indicibile, nonostante gli uomini continuino a dire di essere i forti e la base della struttura. Ma Le Terrificanti Avventure di Sabrina ci mostra personaggi femminili molto intraprendenti, forti, pronte a battersi per le proprie convinzioni, molte delle quali non sono state disposte ad accettare le regole, al costo di risultare reiette. 



La stessa Sabrina è una di queste figure rivoluzionarie, è estremamente moderna e attuale, si batte contro le ingiustizie e cederà a questa gerarchia maschile solo perché costretta dalle circostanze. Il cedere però la porterà ad aprirsi al male e questo secondo me è un messaggio interessante: Sabrina finisce per uccidere le sue simili, per quanto cattive e con lo scopo di salvare le persone che ama, ma questo ha un riflesso negativo su di lei. Come dire che comunque nessuna decisione può essere giusta a prescindere.
Anche nello speciale natalizio della serie è una figura femminile che, per quanto non positiva, ha un'azione benefica sulla storia. 
Eppure, nonostante siano forti e in maggioranza, le streghe non riescono a scardinare il potere maschile. Vi risulta familiare questa situazione?

Esaltazione delle diversità

Come vi dicevo la serie tratta ampiamente della sessualità e della diversità, senza scadere nel volgare ovviamente, ma soprattutto senza etichette. Ambrose, il cugino di Sabrina, in questo senso è l'emblema: ha relazioni con uomini e probabilmente anche con donne, ma nessuno si pone nei suoi confronti con fare ambiguo, come se scegliere una donna o un uomo sia comunque qualcosa che può attirare l'attenzione. Non è pruriginoso, tutto fluisce liscio, senza intoppi senza domande.
Susie, l'amica di Sabrina è un altro esempio di questa libertà sessuale. Certo, lei ha i suoi dubbi tipici da adolescente ma nessuno dei suoi amici le chiede nulla, anzi la spronano ad essere se stessa. 



Sabrina inoltre è una "diversa fra i diversi". È stata cresciuta da due donne come fosse una figli a e in ogni luogo si trovu, terreno o spirituale, è "fuoriluogo", essendo sia umana che strega, è proprio l'esempio della diversità. Inoltre non si dimostra scioccata dalla sessualità, o scandalizzata, ma semplicemente non interessata o comunque particolarmente attiva in questo ambito, dimostrando anche una certa maturità. Eppure ha una componente sensuale che più volte viene tirata fuori.
Ma lasciamo da parte il sesso, perché questa esaltazione delle diversità si sviluppa su più livelli. Ad esempio alcuni degli amici di Sabrina vivono solo con il padre, quindi con genitori single, hanno vissuti e culture diverse, eppure non hanno problemi di convivenza. 
Ci sarebbero altri aspetti da sottolineare da questo punto di vista, ma vorrei non raccontarvi troppo. Posso solo dire che queste differenze vengono utilizzate come una metafora per mandare un messaggio.



Le Terrificanti Avventure di Sabrina secondo me ha tantissimo da raccontare ancora, il fatto che una serie per ragazzi riesca ad elevarsi in qualche modo, a dare qualcosa di più che una storiella di amore e di amicizia, è un vantaggio non da poco.
Ci sono degli elementi che potevano essere migliorati? Sì, certamente. Mi aspettavo che ad esempio che, nonostante sia una serie simpatica, l'ironia fosse più marcata e ancora più macabra. Avrei amato. Ci sono poi storie non ben chiarite, e la sceneggiatura non è sempre solida. Come il rapporto fra Ambrose e Luke che all'inizio sembrava voler nascondere altro, ma poi salta fuori che sono tutti stregoni, amorissimi e cuoricini. Capisco inoltre chi non apprezzi il fatto che sia un mix di elementi teen, horror, fantasy, adult e chissà che altro, io personalmente ho amato questa scelta, ma mi rendo conto che c'è chi vuole giustamente una linea più chiara.
Ciononostante credo che Le Terrificanti Avventure di Sabrina sia una serie perfetta per queste sere di festa, non annoia, anzi tiene compagnia e si può anche rifletterci un attimo su.

Voi l'avete vista? Vi è piaciuta?




|#backtoseries|
Di ritorni molto graditi! 😁✌🏻

Il mio calendario delle serie tv ultimamente è stato parecchio intasato, e l'ottava stagione di Game of Thrones in questo senso ha risucchiato tempo, energie e pazienza. Ma sono tornato a recuperare il terreno perso e a parlarvi di alcune serie tv che, arrivate alla seconda o terza stagione, si sono confermate ottime ed anzi, in alcuni casi, sono persino migliorate.


The Marvelous Mrs Maisel
Seconda stagione
⭐⭐⭐⭐🌠

Era difficile credo migliorare una serie come La fantastica signora Maisel, eppure ci sono riusciti con la seconda stagione disponibile su Amazon Prime Video dal 15 febbraio di quest'anno.



Credo sia praticamente impossibile non restare travolti dal ritmo di questa serie, che coinvolge, diverte, e ogni tanto riesce anche a commuovere. Midge è una forza unica ed hanno saputo far proseguire la sua storia con logica, senza strafare, ma restando spassosa e con una qualità veramente alta. La cosa che ho sicuramente apprezzato è come il dinamismo delle vicende, che si intrecciano fra l'America e in parte la Francia, senza però confondere lo spettatore e stancare. Forse il percorso parigino sarebbe potuto durare di più, ma credo anche che le dinamiche di quella parentesi si erano consumate, e tornarci sarebbe stato frustrante.
Questo effetto di non spaesamento è dato anche dal fatto che venivamo da una prima stagione solida, che ci aveva permesso di capire la psicologia dei personaggi e di darci un seguito in cui ognuno potesse avere uno sviluppo interessante.



Miriam prosegue con la sua carriera di comica con risultati altalenanti, scontrandosi con il maschilismo imperante che all'epoca la voleva esclusivamente come una moglie ed una madre, ma si aprirà finalmente ad una prima liaison amorosa, scopriamo che gli affiatatissimi coniugi Weissman in realtà non sono così perfetti come sembrano, e anche Joel tenterà un po' di affrontare la sua vita da nuovo single, sebbene il suo pensiero sembra resti fisso al passato.
I dialoghi sono rimasti il punto di forza di The Marvelous Mrs Maisel che restano pungenti, vivaci, coinvolgenti per chi assiste agli scambi di battute, con un ritmo che mi ricorda quasi un musical per quella frizzantezza che ritorna ad ogni episodio.



A proposito della novità amorosa che coinvolge Midge, l'ho trovata perfettamente in linea col personaggio, con il periodo storico, quando sarebbe stato assurdo se non avesse almeno provato a trovare un altro marito, e anche con lo stile della serie: non ci hanno buttati in un romanzetto rosa, ma La Fantastica Signora Maisel ha mantenuto anche in quella parentesi romantica uno stile ironico, mai appiccicoso né troppo chiuso su queste vicende amorose. Tutto scorre fluido per quanto mi riguarda, tant'è che man mano che i 10 episodi stavano per terminare, ho iniziato a centellinarmi le puntate perché non volevo che finisse.
E vogliamo parlare degli abiti, delle borse, dei soprabiti, dei cappelli? Sono impazzito ad ogni episodio per la perfezione del reparto costumi. Così come le scenografie restano perfette.

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Posso dire però che non ho amato il finale? L'ho trovato un po' senza senso rispetto a quella che è stato il percorso di Midge Maisel: lei è sempre stata battagliera nella sua lotta femminista, ma è sempre stata sola nel suo percorso, nonostante abbia comunque dovuto chiedere aiuto almeno un paio di volte. Dai genitori che non accettano la sua carriera come comica, al marito che le dice persino di lasciare il lavoro così può dedicarsi unicamente ai figli: emotivamente non ha il supporto per perseguire i suoi sogni, per cui il fatto che riaffermi ancora una volta che si lancerà verso il suo futuro completamente da sola, non rende il suo percorso più difficile, è quello che ha sempre fatto o che ha tentato di fare. Mi è sembrata una virata un po' troppo malinconica, oltre che un modo un po' brusco per, ipoteticamente, tagliare una storyline senza darci troppe spiegazioni. Ovviamente questa è una mia ipotesi perché non ho idea di cosa ci aspetti nella terza stagione di La Fantastica Signora Maisel, sappiamo però che Lauren Graham, la nostra Mamma per amica e attrice feticcio della Sherman-Palladino, avrà un ruolo nella serie.


Le Terrificanti Avventure di Sabrina
Seconda parte
⭐⭐⭐🌠

Non è una vera e propria seconda stagione quella di Le Terrificanti avventure di Sabrina, ma la seconda parte della prima stagione, composta da 9 episodi, andati in onda su Netflix dal 5 aprile.


Non credo di dover aggiungere molto su questa seconda parte rispetto a quanto ho detto lo scorso dicembre su questa serie tv. Chilling Adventures of Sabrina ha continuato a piacermi e ad interessarmi nonostante io non sia esattamente nel target del pubblico della serie, che chiaramente si rivolge agli adolescenti, o, al massimo, ai nostalgici del telefilm dei primi anni 2000. Ed io, l'unica cosa di cui ho nostalgia è il freddo dell'inverno.
Un mix di narrazione verticale ed orizzontale ci porterà a scoprire come mai le attenzioni del Signore Oscuro si rivolgeranno in maniera sempre più insistente alla giovane Sabrina Spellman, e che cosa rappresenta nel suo quadro di conquista.
Ovviamente proseguono per la protagonista le difficoltà nell'unire la vita da strega e quella da comune mortale, specie nell'intreccio inciucioso con Harvey e Nick.
Punto di forza di questa seconda parte de Le Terrificanti Avventure di Sabrina è proprio l'aver reso tutti i personaggi più o meno principali attivi nelle vicende, dando loro una storyline che in parte prosegue avanti da sola, in parte si ricongiunge col filone narrativo principale, in una giostra in cui ognuno ha un suo ruolo.



Un serie tv che mi piace, che mi tiene compagnia, che mi fa sorridere e che mi intrattiene al punto che vedere tutte le puntate consecutivamente non mi riesce difficile, ma è soprattutto una serie non banale.
Il bello di Le Terrificanti avventure di Sabrina secondo me è che appunto ogni personaggio si porta dietro delle tematiche sociali che riescono ad attirare e ad interessare anche un vecchiardo come me. Non solo la grande cupola di femminismo, in cui le donne, motore delle vicende, cercano di sconfiggere il patriarcato che sta assumendo sempre più i contorni dell'assolutismo, e non solo il messaggio di unione e coalizione che si scatena quando questi due mondi, umano e magico, si uniscono per un unico scopo.
Ma c'è di più, perché Le Terrificanti Avventure di Sabrina riesce a trasmettere argomenti molto sottili ed in un certo senso anche nuovi nel mondo delle serie tv.



Non è una novità né uno spoiler se vi dico ad esempio che Susie, l'amica di Sabrina, ha deciso di abbracciare completamente la sua sessualità, non sentendosi più di appartenere appunto ad un nome femminile, ma chiedendo a tutti di chiamarla Theo. C'è una scena in particolare in cui Sabrina, che in realtà non è Sabrina, le dice che grazie alla magia potrebbe dargli un corpo maschile. Ma la risposta di Theo sarà molto chiara: non ha bisogno di cambiare il suo aspetto per sentirsi un ragazzo, non ha bisogno di essere "sistemato", non ha bisogno di farlo per gli altri. In una scena di un paio di minuti con qualche battuta, riescono a raccontarci come una persona esterna non può decidere della nostra sessualità e della percezione di noi stessi, sfiorando quasi anche l'argomento del genere non-binario, e più in generale dell'accettazione di sé in qualunque forma e colore.



Questo è solo un esempio su come, dietro questa facciata di un teen drama, con streghe, veggenti, regnanti dell'Inferno e roba stramba in genere, abbiano saputo inserire, senza poi risultare troppo pesanti, insistenti o gigioni, degli argomenti molto delicati. Ci sono quindi momenti di riflessione, di tensione, ma ben amalgamati a qualche sorriso per alleggerire la narrazione.
Tuttavia bisogna dire che Le Terrificanti Avventure di Sabrina non è la serie tv perfetta, e non solo perché sono un criticone.
Intanto, in alcune puntate, mi è sembrato che il ritmo tende un po' a frenarsi, in particolar modo ad esempio il quarto episodio, dove cercano probabilmente di aggiungere un po' di sale a quelle che saranno le puntate successive, ma risulta un diversivo che va ad allungare inutilmente le tempistiche.
Anche ad esempio le vicende di Ambrose sono state per me un po' trascinate e non collegate benissimo al resto, e più in generale non posso dire di averle trovate particolarmente avvincenti.



Ci sono state anche scene un cui la scenografia e tutta la messa in scena mi è sembrata un po' cheap, come se non fossero stati in grado di rendere l'importanza e la pomposità di alcuni avvenimenti anche esteticamente. Forse è un po' più grave invece aver introdotto dei personaggi, come ad esempio Gli Innocenti, così, di punto in bianco, quando avrebbero potuto avere un percorso più intricato ed interessante, che ci avrebbe portato magari a delle storyline per la prossima stagione (cosa che immagino ci sarà comunque).
A proposito Le Terrificanti Avventure di Sabrina è stata rinnovata per un secondo ciclo composto da 16 episodi sempre divisi in due parti, ed io son sicuro che non me la perderò.


This is us
Terza Stagione 
⭐⭐⭐

Dopo una seconda stagione che è letteralmente naufragata sotto il peso di filoni narrativi che non mi hanno dato altro che fastidio, This is us è riuscita a risalire la china con questa terza stagione, conclusasi in Italia il 23 Aprile.


Hanno saputo eguagliare la potenza della prima stagione? No, però ho notato che gli autori finalmente hanno premuto il piede sull'acceleratore, riavvolto il nastro, e salvato a mio avviso il salvabile dandoci quello che stavamo aspettando, asciugando situazioni di cui a noi non importava già nulla prima e a cui era stato dato troppo spazio, come l'adozione di Deja e il rapporto con i genitori.
Si aprono quindi sia nuove strade in questa terza stagione di This is us che riguardano intanto il passato, scavando ancora di più nella vita di Jack  Pearson, del periodo in guerra, della nascita del rapporto con Rebecca, e di come siamo arrivati qui, tutti aspetti che danno la possibilità di introdurre un nuovo personaggio, che secondo me verrà sfruttato nelle future stagioni. Tutta una linea narrativa che forse risulta leggermente ripetitiva, ma che finalmente ci dà altra carne da mettere a fuoco.



Un altro ritorno al passato ce lo offrono per quanto riguarda Randall e Beth, dandoci un parallelismo fra la nascita della loro coppia, che ha ovviamente dinamiche più moderne e attuali, e quella dei genitori, e fin qui va tutto bene, se non fosse che tutte le vicende che riguardano il terzogenito Pearson per me sono estremamente rovinate dal modo in cui viene dipinto. Probabilmente ce lo vogliono far passare come un personaggio umano quindi fallibile, ma molto preciso, schematico ed anche combattivo, io invece lo trovo pedante, noioso e antipatico, oltre che decisamente egoista. Ma direi che non è il caso di concentrarsi sul negativo ma di guardare al positivo, come una ritrovata emotività e coralità.



Anche personaggi come Toby e Miguel finiscono per raccontarci maggiori elementi sulla loro vita, e nonostante possa sembrare inutile, visto che non aggiunge granché al quadro completo, alla fine non è questo ciò di cui dovrebbe parlare This is us? Io credo di sì.
Più in generale sono stato coinvolto dall'intreccio generale, dai piccoli colpi di scena, più o meno riusciti, e ho rivissuto parte di quei sentimenti che sentivo mentre guardavo la prima stagione. È vero che non tutto è andato alla perfezione, e non mi riferisco solo alla pesantezza di Randall.
Penso ad esempio all'attesa del parto di Kate, a mio avviso resa un po' troppo melodrammatica, così come Kevin risulta un pelo ripetitivo e prevedibile. I fratelli Pearson sono decisamente un po' pesanti.
Insomma c'è tanto da aggiustare in This is us, ma nel quadro generale questa terza stagione è promossa, e quel piccolo scorcio di futuro che ci hanno fatto vedere mi fa ben sperare, nonostante già immagino i pianti.
Ho paura che le prossime tre stagioni che hanno in programma possano essere dispersive e fare dei passi indietro rispetto a quella che abbiamo visto?
Sicuramente, ma intanto il ritorno di This is us è stato per me decisamente gradito.




|#backtoseries|
Le serie tv di cui tutti parlano 👀

Le feste fortunatamente non hanno portato solo serie tv a tema (di cui comunque non sono rimasto particolarmente impressionato), ma anche qualche curiosa novità, nuove stagioni delle serie che stavo seguendo e che aspettavo, e pure uno special.
Era il 6 dicembre quando è andato in onda (e poi è stato reso disponibile su Sky On Demand e Now T) un episodio di eccezionale di Euphoria (⭐⭐🌠).

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Eccezionale non per la qualità, chiarisco subito, ma perché, visto il rallentamento delle riprese dovuto al Covid, quelli di Euphoria hanno pensato di non abbandonare i fan ma di dar loro uno snack in attesa della seconda stagione, creando due episodi speciali. Il primo appunto andato in onda a inizio dicembre ed il secondo che arriverà il 24 gennaio. Questa prima parte degli special di Euphoria rimescola le carte: avevamo conosciuto una prima stagione (ne parlo qui) elettrica, ritmata, intensa, a volte caotica, con una particolare cura della regia, delle luci, di alcuni passaggi quasi psichedelici, ma qui, tutte queste caratteristiche vengono messe da parte, spogliando la serie per quella che in verità secondo me è un suo punto di forza, per lasciare spazio all'umanità nuda di Rue

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Non credo di far spoiler nel dire che si tratta di un lungo dialogo fra appunto la giovanissima ragazza, ed il suo sponsor Ali, creando così un episodio che ho trovato tutto sommato interessante, introspettivo, doloroso, ma anche prevedibile. Sono stato forse l'unico a dire che tentare di migliorare per far felici gli altri è una strada franabile, che crolla al primo dissesto, e questo special di Euphoria ha seguito le mie previsioni. Per questo, l'addentrarsi nell'animo travagliato di Rue è un processo affascinate, perché sembra quasi che Ali vada a scavare tutti i livelli del suo malessere, ma alla fine si scopre un personaggio che a me non piace. 

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O meglio, tutto questo episodio, seppur con una pacatamente crescente drammaticità, non mi ha dato nulla di nuovo, di così corroborante da farmi pensare che stessi guardando questa chicca così speciale da considerarla migliore di altro. Il problema di personaggi come Rue è che sono così, perché devono essere così: seguono un percorso battuto che non vede poi un grande sviluppo, se non un crogiolarsi e una ripetitività di intenti.
Euphoria continua per me a restare un mistero, e in fondo va bene così. Qui ho parlato del secondo episodio su Jules.  Qui invece trovate la mia recensione di Euphoria 2.

Attendevo con curiosità invece quello che è stato un piccolo dono di Natale, ovvero la prima serie tv di Netflix in collaborazione con Shondaland, la casa di produzione Shonda Rhimes, e mi riferisco alla chiacchieratissima prima stagione di Bridgerton (⭐⭐⭐🌠).

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Gli otto rampolli della prestigiosa famiglia Bridgerton sono quasi tutti nell'età perfetta per trovare l'uomo o la donna della loro vita e metter su famiglia, ma l'attenzione sarà tutta puntata sulla giovane Dafne, la quale, durante il suo debutto in società, come si addiceva nell'800, riuscirà a colpire anche l'imperturbabile regina Charlotte. Da quel momento la ragazza diventerà la donna da conquistare per tutti i buoni partiti di Londra, ma nulla riuscirà a convincerla fino a quando non conoscerà l'aitante ed inafferrabile duca di Hastings, anche se fra i due il rapporto non sembra funzionare.


Bridgerton mi ha convinto praticamente sin da subito, perché crea un microcosmo in cui tutto funziona come deve, senza la pretesa di presentare la serie tv del secolo, ma solo di fare un buon lavoro; senza contare che è perfetta anche per il periodo in cui è stata pubblicata (seppur non abbia nulla a che fare con le feste). Un mix fra Jane Austen e Gossip Girl, con qualche scena pruriginosa, in cui la chiave pop e contemporanea, adattata su una storia in costume, secondo me dà un tocco di freschezza e brio, e, nonostante le vicende siano un susseguirsi di eventi, l'ho seguita con piacere da inizio a fine.

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Sì tratta di una serie tratta dai romanzi di Julia Quinn, che sembrano essere una base abbastanza solida.
Credo sia necessario entrare un po' nel mood di Bridgerton perché lo scenario storico è solo una struttura che è stata plasmata, non per creare un quadro storiografico preciso, dettagliato e realistico, vedi l'ovvia presenza di persone di colore in sedi e ruoli a cui non potevano accedere all'epoca, ma come contesto in cui calare anche dei temi più ampi. Perché i leitmotive della serie tv, seppur mai appesantiti, sono sicuramente l'inclusività e il femminismo, ma anche la libertà sessuale ed in generale, che prevaricano sulla coerenza storica.

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Anche il cast, la regia, la messa in scena e i costumi mi sono sembrati particolarmente curati, per questo mi hanno stupito le critiche. Partiamo dal presupposto che possono esistere ed essere apprezzate serie tv più frivole, leggere, femminili anche se è un modo che detesto di definire un telefilm. Ma proprio perché circola questa autoironia in Bridgerton, mi chiedo se non sia più corretto puntare il dito a serie tv che invece si prendono molto più sul serio ma in cui la mancanza di originalità o la prevedibilità sono quasi caratteristiche oggettive (ogni riferimento a Euphoria è puramente casuale e non voluto dall'autore). Inoltre, se possiamo scrivere il futuro in modalità più o meno distopica, perché non possiamo utopicamente rivedere il passato?
Credo che la mia amica Shonda abbia fatto un buon lavoro portando una serie sfiziosa e gradevole, ma non è stato lo stesso per la seconda stagione. Qui la recensione. 

Non posso dimostrare lo stesso entusiasmo per la quarta parte (o stagione, fate voi) de Le Terrificanti avventure di Sabrina (⭐⭐🌠) disponibile su Netflix dal 31 Dicembre.

Le Terrificanti avventure di Sabrina recensione

Ho apprezzato CAOS nel corso delle sue evoluzioni dalle prime due stagioni, passando per la terza che, seppur non sia diventata la mia preferita, ha avuto i suoi aspetti positivi, pur non essendo io fra i primi amanti delle serie fantasy o dei fumetti. Tuttavia questa quarta ed ultima parte per me è stata condita di molti alti e bassi, e soprattutto momenti che mi hanno davvero deluso.
O meglio, i primi episodi mi avevano anche tutto sommato convinto, con questa narrazione verticale in cui via via venivano affrontati questi Orrori di Eldritch, e, sebbene già qui e lì trovassi qualcosa per cui storcere il naso, finivo gli episodi tutto sommato soddisfatto.


Ad un certo punto però, Le Terrificanti avventure di Sabrina ha cambiato registro, muovendosi più verso una narrazione orizzontale e, se di per sé ovviamente non è una scelta sbagliata, in questo caso quello che ci hanno raccontato non mi ha aggradato fino in fondo.
Fatemi mettere le mani avanti: da una serie fantasy, qualunque essa sia, non ho particolari pretese, non ho nemmeno poi delle grandissime aspettative, se non quelle di essere intrattenuto e che la serie tv segua il suo stile e la coerenza che ha creato, quel microcosmo, come dicevo su, in cui le cose funzionano. In Chilling Adventures of Sabrina 4 purtroppo entrambe queste circostanze sono venute secondo me meno, specie sul finale.

Chilling Adventures of Sabrina 4

Altra premessa: ormai lo sappiamo tutti che chiudere una serie ed accontentare tutti, è un'opera decisamente ardua, specie se questa viene cancellata prima dei suoi giorni. Ciò non toglie che, se da una parte posso sopportare che ci siano delle mancanze, magari delle circostanze non ben chiarite, o la fretta di arrivare ad un punto preciso, in Le Terrificanti avventure di Sabrina secondo me sono andati troppo oltre. 
Fra buchi narrativi, personaggi messi in mezzo forzosamente solo per accontentare i fan e non lasciarli fuori proprio alla fine, storyline abbandonate come nulla fosse, il finale di CAOS è stato secondo me troppo raffazzonato. Ma, e non voglio fare spoiler, a lasciarmi molto perplesso è stato proprio l'ultimo episodio, perché non solo accadono cose non ben chiarite, ma la serie cambia genere: da quella sorta di teen drama vagamente gotico, caratterizzato da un umorismo nero piacevole e divertente, sono arrivati ad un dramma che mi ha angosciato.

Le Terrificanti avventure di Sabrina parte 4 recensione

Credo quindi che questo finale di Le Terrificanti avventure di Sabrina 4 abbia sbagliato non solo il contenuto, ma anche la chiave di lettura con cui hanno deciso di terminare la serie. E capisco, col senno di poi, come mai molti fan siano rimasti perplessi e delusi tanto da arrivare a proteste e petizioni da firmare. 
Un peccato, ma me ne farò una ragione, anche perché il mio calendario delle serie tv di questo Gennaio è già abbastanza fitto, quindi non mancheranno le cose da vedere e di cui chiacchierare.






|#backtoseries|
Menomale che ci sono loro...🤩

Ci siamo lasciati con delle serie tv che mi avevano molto, molto deluso, per via di rinnovi rivelatisi flop e nuovi telefilm molto chiacchierati che poi invece mi son sembrati decisamente al di sotto delle aspettative. Se non sapete di che cosa stia parlando, forse avete perso questo post.
Gli ultimi recuperi invece sono stati decisamente più entusiasmanti e, a parte qualche dettaglio, si sono rivelati decisamente un'ottima compagnia.

Chiamatemi Anna
Anne with an E
Terza stagione
⭐⭐⭐⭐


Abbiamo aspettato quasi due anni per la terza e purtroppo ultima stagione di Chiamatemi Anna, disponibile su Netflix dal 3 Gennaio, ma l'attesa è valsa secondo me la pena.
Ritornare ad Avonlea è stato molto emozionante, tenero ed anche avventuroso. Non sono mancati i momenti drammatici, come per Bash, che dovrà affrontare una grave perdita, così come abbiamo assistito alla dolcezza di nuovi, giovani amori che coinvolgono i ragazzi, ormai non più bambini ma pronti per il prossimo capitolo della loro vita.



Chiamatemi Anna è un po' una serie di altri tempi, ma non per l'ambientazione ed i costumi, ma perché porta sullo schermo, in modo semplice, emozioni genuine e che tutti prima o poi abbiamo provato. La storia di Anna, che non ha nulla di perfetto, non è l'eroina impeccabile, ma è fallibile come qualunque ragazzina della sua età, ti si lega al cuore e lì resta per sempre. Per me è stato quasi come tornare bambino, pur conservando uno sguardo ed un punto di vista maturo e profondo. Pur notando come abbiano voluto attualizzare le vite, ed anche le lotte degli adolescenti di un'altra epoca.
E questo non riguarda solo la terza stagione di Anna with an E, ma un po' tutta la serie, che è stata una costante sorpresa, nella sua semplicità, nella sua scorrevolezza e nella sensibilità con cui ci è stata raccontata.


Il fatto che Netflix (e CBS Television) abbia deciso di non rinnovare Chiamatemi Anna mi è dispiaciuto proprio per questo, perché è sempre stata una delizia da seguire, nonostante anche questa stagione abbia i suoi punti deboli. In parte credo siano dovuti proprio al mancato rinnovo, che ha affrettato i tempi dello sviluppo, per cui ci sono stati personaggi che entravano ed uscivano nel giro di una puntata, con la conseguenza che io che guardo, non ho nemmeno il tempo di metabolizzare tutti i legami e gli effetti che quel personaggio scatena.
Viene intrapreso un po' superficialmente ad esempio il tema della colonizzazione a discapito delle popolazioni native americane e del processo di conversione che si attuava all'epoca.


Dall'altro lato però credo che la colpa sia anche delle scelte fatte dagli sceneggiatori che per parte delle prime puntate secondo me hanno girato troppo intorno a certe dinamiche, con la conseguenza che non solo risultavano ripetitive, ma anche poco utili allo sviluppo generale. Penso ad esempio alla questione della bacheca con i messaggi d'amore a scuola che torna fin troppe volte, ed invece è stato poco, sfuggente e frammentato lo spazio dedicato alla ricerca delle origini di Anna.


Chiamatemi Anna è comunque stata un'occasione per emozionarsi, per sorridere e per riflettere, ed io sono della scuola di pensiero che sia meglio concludere nel miglior modo possibile qualcosa piuttosto che portarla avanti svogliatamente e senza reale interesse, col rischio che poi si arrivi solo ad un punto morto. È un peccato che sia finita così in fretta, e spero che magari il lavoro sarà ripreso e rimaneggiato, ma, come si dice in questi casi, è stato bello finché è durato.


Sex Education
Seconda stagione
⭐⭐⭐🌠


Non sono stato un fan sfegatato della prima stagione di Sex Education, perché mi sembrava che si perdessero in certe parti, le esasperassero, o che ci fosse un certo anacronismo nelle vicende, ma con la seconda stagione, che è apparsa su Netflix il 17 Gennaio, secondo me non solo hanno saputo portare avanti una serie tv comunque gradevole, ma ne hanno anche migliorato e far evolvere alcuni aspetti.
Giustamente i ragazzi, che sono poi i protagonisti, sono cresciuti, e con loro anche il modo in cui si pongono nei confronti della vita, un po' come in Chiamatemi Anna.



Ho trovato interessante che in questa seconda stagione di Sex Education abbiano un po' depotenziato il personaggio di Otis, che da quasi maestro del sesso viene riposizionato a quella che la sua più normale e logica collocazione: un ragazzo che ancora non sa nulla della vita e ben poco di se stesso. Lo avevo detto anche per quanto riguarda la prima stagione: era assurdo che nessuno dei ragazzi desse almeno un'occhiata al web per cercare di sapere di più sulla sessualità, ed Otis apre a questa ovvia possibilità, perdendo secondo me il suo ruolo, specie agli occhi dello spettatore.
È un aspetto che ha consentito due cose: da un lato dare al protagonista di Sex Education maggiore spazio per le sue vicende personali, dall'altro lasciare la parola a colei che dovrebbe essere la reale professionista ovvero Jean Milburn, la madre di Otis.



Può sembrare una sciocchezza, ma questo piccolo passaggio darà la possibilità alla serie di toccare temi come l'asessualità, il feticismo, la pansessualità, ma di tradurli con termini che diventano naturali e soprattutto informativi. O ancora approfondire l'ambito della genitorialità e dei rapporti in età adulta. Ma si va anche un po' più a fondo su temi come l'omofobia interiorizzata, e più in generale l'accettazione di sé, e si batte molto sulla questione del consenso nei rapporti sessuali, o, all'opposto, della violenza.



Ci sono passaggi che ho trovato molto dolorosi, molto realistici e davvero duri emotivamente, nonostante il modo sempre sopra le righe di Sex Education di raccontare e di caratterizzare i personaggi. 
Ma non è tutto un dramma, anzi molti sono anche messaggi positivi, di empowering, specie in una ottica al femminile. 
È vero che la conseguenza è che certi filoni narrativi, forse anche molto attesi specie dai fan più giovani, come può essere la parentesi fra Otis e Maeve, sono stati quasi sospesi, per dare spazio appunto ad altro, ma alla fine credo che è giusto che una seconda stagione sia un po' di passaggio per eventualmente chiudere il cerchio con una terza stagione.


Perché "solo" tre stelle e mezza a Sex Education? Perché nelle prime puntate ho avuto l'impressione che certe cose fossero un po' buttate a caso, un po' raffazzonate, un po' trattate superficialmente o banalizzate. Mi viene in mente la parte di Adam Groff all'accademia militare, sviluppata in poche scene di un paio di episodi, e secondo me è un peccato perché la psicologia del personaggio, che sta imparando ad accettare se stesso, avrebbe potuto dare più spunti.
Il problema generale è che Sex Education vuol mettere di mezzo tante cose, ma a volte svilupparle tutte diventa difficile. Ciò non toglie che avere la capacità di intrattenere senza annoiare ed appesantire, ma lasciando sempre qualcosa alle persone che ti seguono, non è un dono comune a tutte le serie tv.


Le Terrificanti avventure di Sabrina
Chilling Adventures of Sabrina
Terza stagione/parte
⭐⭐⭐


Sebbene fossi conscio di essere fuori dal target di Chilling Adventures of Sabrina, devo ammettere che le prime due stagioni mi avevano incantato. Un po' come le altre due serie, pur restando intrattenitiva, era piena di trame, sottotrame e contesti attuali e con cui empatizzare. Con la terza stagione, o forse dovrei dire la terza parte, ho notato però che Le Terrificanti Avventure di Sabrina ha messo da parte queste tematiche, per concentrarsi più sull'azione che sull'emozione.
I 10 episodi che sono sbarcati su Netflix lo scorso 24 gennaio si sono concentrati tutti sul rapporto di Sabrina con l'inferno, e su nuove minacce che si abbattono non solo sulla congrega di streghe, ma soprattutto su tutti i cittadini di Greendale.



Già quella sorta di videoclip che avevano rilasciato prima che Le Terrificanti avventure di Sabrina 3 apparisse in rete, doveva in qualche modo preannunciare la stagione, visto che sono stati aggiunti degli elementi nuovi a discapito però di una certa profondità che avevo notato in passato.
Non che prima fosse una serie per intellettuali sofisticati, ma adesso c'è stata maggiore azione, una vena un po' più splatter, a tratti horror, e lo sviluppo della storia mi è sembrato più rivolto ad accontentare un gusto teen, che un tardone come me.


Nonostante quegli approfondimenti che avevo trovato nella serie, siano stati parecchio diluiti, però promuovo questa stagione perché mi ha intrattenuto da inizio a fine.
È una scelta che in parte capisco, non solo nell'ottica di accontentare il pubblico a cui si rivolge effettivamente, ma anche per creare nuovi sviluppi, non rischiare di appesantire, non dover ripetere sempre lo stesso schema e gli stessi argomenti. E sono riusciti a fare appeal su di me, creando tensione, azione appunto, a farmi sorridere o anche a scuotermi, e soprattutto a tenermi compagnia senza noia.
Se quindi ho digerito questo cambiamento, seppur con un po' di dispiacere, dall'altro lato ci sono stati alcuni elementi che proprio ho fatto fatica a sopportare.


La svolta alla Bonnie e Clyde di Ambrose e Prudence mi è sembrata un po' cheap, un po' esasperata, solo un espediente magari non fuori luogo, ma portato avanti secondo me in modo poco credibile per quelli che sono i personaggi. Inoltre questa loro unione porta ad un appiattimento dei caratteri dei due, più pedine che vengono spostate in base a dove servono che in base a dove intendono andare. Più in generale tutti i personaggi sono semplicizzati per dovere di copione. Risultano invece fuori luogo, al limite dello skip per me, le parti cantate: io non ho scelto di seguire High School Musical, ma una serie tv tratta da un fumetto, siate seri, grazie.


La storia inoltre, nonostante si faccia seguire con piacere, diventa un continuo intrecciarsi e complicarsi che alla lunga stanca e che può facilmente confondere. Sembra quasi che la giornata di Sabrina duri 36 ore ininterrotte, che quasi non dorma, che sia ovunque (e non lo dico come spoiler). Letteralmente c'è materiale per due stagioni, concentrato tutto in questa terza parte, e questo caos può portare ad una perdita di appagamento quando le situazioni finalmente si risolvono.


Le Terrificanti avventure di Sabrina è una ode al potere femminile, ma di cui purtroppo si perde l'eco, e dove hanno il sopravvento aspetti meno incisivi e più avventurosi, dove l'estetica batte un po' la sostanza. La quarta stagione non credo tarderà ad arrivare visto che questa terza parte è stata pubblicata a distanza di nemmeno un anno dalla seconda. Spero solo, al contrario di quanto leggo in giro, che i riferimenti alla serie Riverdale non siano eccessivi, ma soprattutto che decidano di seguire pochi filoni narrativi alla volta.


Le recuperate, i TOP&FLOP 2018 e un po' di Golden Globe!

Vi vedo lanciati con le liste delle serie tv migliori e peggiori del 2018, in tutte le varianti possibili e immaginabili, ma io devo dirvi la verità, non ho molta voglia di guardarmi indietro e fare lunghi elenchi approfonditi di top e flop. Tra l'altro, se da un lato non ho trovato le migliori serie tv della vita, dall'altro non posso nemmeno dire di aver assistito ai peggiori spettacoli possibili.
Posso dirvi che ho apprezzato i messaggi trasmessi da Le terrificanti avventure di Sabrina e in Insatiable, e soprattutto come questi messaggi vengano veicolati attraverso delle serie comunque leggere e per ragazzi.  Ho un ottimo ricordo di The Marvelous Mrs. Maisel, aspetto ardentemente che doppino la seconda stagione, e credo che l'attrice Rachel Brosnahan, si meriti il Golden Globe; così come mi è piaciuta The Alienist e voglio il seguito e pure una cena con Luke Evans se possibile. Ma non posso considerarle delle serie impeccabili, senza ombra di difetto.


Così come i miei flop, non sono proprio dei bocciati senza possibilità di redenzione. O meglio, vi aspettavate forse che la seconda stagione di 13 Reasons Why potesse farmi improvvisamente cambiare idea sull'intera serie? Certo che no, già la prima stagione mi aveva lasciato perplesso, figuratevi il seguito senza senso.
Ma più che fastidio, è stato dispiacere per ad esempio Here and Now che è stata buttata alle ortiche con un'idea stramba, seppur avesse i suoi (pochi) punti di forza; e poi ho persino rivalutato (di poco eh!) The Affair con l'ultima stagione. L'unica cosa che mi fa davvero strano è che American Crime Story: L’assassinio di Gianni Versace abbia vinto il Golden Globe come miglior miniserie, perché forse abbiamo visto due robe diverse e non ci siamo capiti. Posso accettare che Darren Chris si sia beccato una statuetta come miglior attore perché, dai, è stato bravo, era inquietante e più calato di uno spaghetto nell'acqua bollente a mezzogiorno. Ma la serie è troppo dispersiva rispetto a quello che dovrebbe raccontare, gli attori ispanici che parlano in inglese per interpretare personaggi italiani sono a dir poco strambi e si raggiunge la noia anche con facilità.
Insomma guardiamo avanti anche perché ci aspetta una intensa stagione di serie tv. Negli ultimi tempi ne ho recuperate ben quattro, fra cui due miniserie per i più frettolosi.



Killing Eve
Prima Stagione
⭐⭐⭐

Anche Killing Eve, trasmessa da TimVision lo scorso ottobre, si è fatta notare ai Golden Globe con due candidature e la vittoria di Sandra Oh come miglior attrice, cosa per cui non sono del tutto d'accordo, ed inizio a pensare che debba avere più di un santo in paradiso.


Killing Eve racconta appunto le vicende di Eve Polanstri che lavora per l'ente per la sicurezza inglese e che farà strada nel suo lavoro seguendo le mosse di una killer professionista di nome Villanelle, che non sembra avere tutte le rotelle a posto, oltre ad essere particolarmente spietata. 
Eve invece è un po' goffa, alle prese con un matrimonio che non proprio la soddisfa, ed anche un ruolo lavorativo che non riesce a farla volare. Ma proprio grazie alla caccia a Villanelle riuscirà a fare un grosso passo avanti nella sua carriera, e ottenere la svolta che cercava. 
Tuttavia fra le due donne si creerà una strana chimica che le spingerà ad avvicinarsi, per quanto entrambe siano ligie al loro ruolo e a quella che è la loro missione. 


Avevo buone aspettative su Killing Eve e in parte sono state ripagate perché la serie parte in maniera intrigante, fresca, accattivante ed anche con una vena comica che, per quanto non faccia sbellicare, va ad alleggerire le puntate. Col tempo però ho notato degli aspetti che non mi hanno fatto impazzire. Intanto dei buchetti narrativi che sinceramente non ho capito e non volevo, ma soprattutto secondo me questa serie ha sofferto il fatto che sin da prima della messa in onda si sapeva già che sarebbe stata rinnovata per una seconda stagione. Quindi loro avranno pensato bene di allungare la storia il più possibile, prendersi il loro bel tempo, e giocare il più possibile. 
Ma, cosa ben peggiore a mio avviso è che della storia intrigante di spionaggio, del thriller, di tensione e anche d'azione che dovrebbe essere alla base di Killing Eve, alla fine, è rimasto poco. 



Il tutto è un po' evoluto in una sorta di tragicomico surreale cacio e pepe, che per me smonta quell'impianto che sembrava molto interessante. Anche i personaggi sembravano ben costruiti, ma poi ho avuto l'impressione quasi che stessi vedendo un'altra serie tv
E, in tutta onestà, non credo che Sandra Oh meritasse il Golden Globe. Non fraintendetemi: è brava come attrice e il suo ruolo in Killing Eve è comunque ben strutturato, oltre ad avere una evoluzione, quindi è anche dinamico da seguire. Tuttavia credo che la vera star della serie sia Jodie Comer (forse non ve la ricordate in The White Princess perché l'ho visto solo io e i genitori di Jodie). La sua interpretazione di Villanelle è perfetta, riesce a passare dall'infantile allo spietato fino ad essere cruenta, freddissima, a volte sembra quasi spenta, intristita, eppure dentro l'azione. Ha un range di emozioni e personalità che la rendono stramba, inquietante ed affascinante allo stesso tempo. 
La cosa che mi incuriosisce è scoprire come proseguiranno con la seconda stagione di Killing Eve, ma il mio interesse è scemato. 


Hill House - The Haunting of Hill House
Prima Stagione
⭐⭐⭐🌠

Acclamata e amata da tanti Hill House, che potete recuperare su Netflix, su di me non ha avuto un fascino senza eguali. 



La famiglia Crain, composta da Hugh, Olivia e la squadra di calcetto che sono i loro cinque figli, si trasferisce a Hill House, che non gode proprio di una buona fama, con l'intento di ristrutturarla e tirarci su un bel gruzzolo. Tuttavia ben presto si renderanno conto che la grande casa nasconde più di qualche segreto e porta i segni di tutte le anime che hanno attraversato quelle stanze. Il destino dei Crain si legherà quindi indissolubilmente a quello di Hill House, e, nonostante passeranno molti anni, tutti i componenti porteranno le ferite lasciate dal breve periodo in quelle mura.


In totale sincerità sono un fifone. Non amo gli horror e devo dire che Hill House in questo senso riesce molto bene a creare ansia e tensione, ma non ho capito le ragioni per così tanta acclamazione. 
Le storie di case infestate non mi sembrano una novità che si sono inventati quelli di Netflix, e la storia è tratta da un romanzo del 1959, per cui non sono vicende proprio mai sentite, anzi. 
Tra l'altro, una volta capito come funziona questo gioco malefico che la casa mette in atto, e quali creature la abitano, e specie quando gli spettri si palesano con i loro trucchi un po' posticci tipici dei tutorial di Youtube, devo dire che la tensione cala e si riduce a pochi momenti di dubbio.
A spezzare poi "l'incantesimo" di Hill House, quel senso di desolazione, claustrofobia e mancanza di fuga è proprio la storia stessa che si apre subito a vari paesaggi, compreso il grande giardino intorno  all'abitazione, seppur inquietante, e a nuove situazioni, spostandosi fra passato e presente. 



Ma soprattutto a farmi perdere il contatto con la storia è stata una semplice domanda: perché?
Con quale logica una famiglia, la cui capostipite soffre di frequenti emicranie e paranoie, decide di andare in una casa antica, in cui probabilmente ci saranno tantissimi fastidiosissimi rumori? E con che logica decidono di trasferirsi con bimbi piccoli a seguito in una casa da ristrutturare, col rischio che diventi pericolosa anche solo per le scale, i martelli, i cacciavite e gli attrezzi sparsi in giro? 
E dove sono i genitori durante le giornate di 'sti ragazzini?
Insomma, più che un acchiappa fantasmi forse serve prima chiamare i servizi sociali.



Certo, si fa molta leva anche sulla psicologia dei personaggi, sembra che si voglia sottintendere che più che la casa, il problema sia una sfortunata ereditaria malattia mentale, anche se è un alone che svanisce molto presto.
Gli attori in ogni caso sono bravissimi nel rappresentare il rapporto che i fratelli Crain hanno fra loro, di come siano stati segnati dalle vicende di quella casa. Però mi è mancata quell'idea di non detto fra di loro, di mistero, di un segreto che si portano dietro, perché ognuno affronta il passato e il riflesso dello stesso in modo diverso. 
È come se ognuno avesse un ricordo completo della loro esperienza a Hill House e una reazione ben definita alla stessa, quando invece credo dovrebbero avere idee frammentarie dovute a rimembranze diverse e magari incomplete. Pensavo di aver colto male io questo aspetto, ed invece è proprio voluto, ed ho scoperto che tutti i fratelli rappresentano qualcosa, ovvero le cinque fasi del dolore.



Sarà anche voluto, ma secondo me rompe un po' la tensione, l'intreccio, il come mai fra i fratelli comunque non scorra buon sangue.
Sinceramente il modo in cui interagiscono fra loro mi è sempre sembrato un po' isterico, più che arrabbiato o rancoroso, e mi è capitato di trattenere la risata per non svegliare tutta casa.
Insomma The Haunting of Hill House, per quanto abbia dei punti di forza, come la regia, o la recitazione, la cura dei dettagli e i tanti elementi da approfondire, mi ha lasciato con parecchi dubbi. Seguirla è piacevole e scorrevole, il finale in qualche modo prova a riunire tutti i pezzi, ma, da non appassionato di horror, non capisco come si possa considerarlo quasi un capolavoro.


Vanity Fair
Miniserie
⭐⭐⭐⭐🌠

Merita senza ombra di dubbio la miniserie Vanity Fair che LaEffe ha trasmesso intorno ad Ottobre/Novembre. Appena ho visto la locandina mi ha colpito, al punto che l'avrei guardata anche in lingua originale. Si tratta di una serie in sette puntate, ispirata ovviamente al romanzo di William Makepeace Thackeray.


Protagonista assoluta di questa fiera della vanità è Rebecca "Becky" Sharp, di umili origini ma grandi aspirazioni, la quale frequenta un collegio con un'altra protagonista, Amelia Sedley, che invece è una ragazza di buona famiglia. Le due ragazze hanno caratteristiche diametralmente opposte non solo per le proprie origini: Becky, conscia di non avere nessuno al mondo, ha un carattere forte, spigliato, non si dà mai per vinta, ma soprattutto vuole a tutti i costi migliorare la propria condizione sociale, cercare di arraffare il più possibile e restare sempre a galla. 
Amelia invece vive in un mondo tutto rosa fatto del suo amore per il giovane George, e più volte mi è venuta voglia di urlarle contro per quanto risulta cieca. Entrambe però sono destinate alla stessa fine perché, come ci ricordano ad ogni puntata, alla Fiera della Vanità tutti si impegnano per ciò che non vale la pena avere.



Tralasciando la modernità del messaggio contenuto in Vanity Fair, ho adorato questa miniserie tanto da centellinarmela. Carini i costumi, la ricostruzione della metà dell'ottocento, e in generale risulta piacevole la regia, che rende tutto scorrevole. Forse avrei incupito un po' le luci, perché i temi sono tutt'altro che brillanti, ma questa è una mia visione, perché per il resto non ho nulla di negativo da dire.
Adoro come Becky rompa la quarta parete guardando direttamente in camera, ma adoro proprio l'attrice che la interpreta, Olivia Cooke, e come l'abbia resa perfetta, sfacciata e disposta a tutto pur di emergere. 
Nonostante entrambe le protagoniste siano due esempi da non seguire, siano due antieroine, in parte è impossibile non empatizzare con loro e con le loro vicende (certamente l'epoca diversa rende la storia più comprensibile, in prospettiva), e Vanity Fair in questo senso riesce a coinvolgere lo spettatore, a farlo sorridere, a farlo riflettere. 
Quindi se come me amate le serie in costume, e cercate una piccola perla, piacevole da seguire e che non impegni troppe serate, Vanity Fair è da tenere in considerazione.


A Very English Scandal
Miniserie
⭐⭐⭐⭐

Ispirata sempre ad un romanzo, ma anche a reali fatti di cronaca, mi son sorpreso a scoprire che anche A Very English Scandal avesse ben tre candidature ai Golden Globe di quest'anno, e son contento che se ne siano portati a casa uno, perché è una miniserie carinissima. 


Nelle tre puntate di A Very English Scandal si raccontano le vicende del parlamentare Jeremy Thorpe, che intraprese una relazione omosessuale con un giovane ragazzo, Norman Scott/Josiffe. Lo "scandalo" è dovuto al fatto che, non solo siamo nell'Inghilterra degli anni '60, dove l'omosessualità era ancora all'epoca un reato, ma soprattutto per come le cose evolvettero. Thorpe infatti cercò di mantenere le apparenze di buon padre di famiglia fedele solamente alla moglie (anzi, le mogli) fino alla fine, nonostante la sua omosessualità non fosse un segreto assolutamente bisbigliato. E i suoi tentativi di mantenere questa facciata si trasformarono nel tentato omicidio di Norman Scott



Quel che mi ha sorpreso è che si tratta di una storia reale ma assurda. Intanto i personaggi hanno sicuramente le loro particolarità: Thorpe era leader del partito liberale, e pare fosse un politico davvero apprezzato e attivo nelle campagne che muoveva, ma era sicuramente un tipo un po' eccentrico, plateale, dai modi un po' sopra le righe. Dall'altro lato Norman Scott rivelerà un carattere anch'esso particolare, lunatico, vendicativo, a tratti infantile, più volte descritto dai mass media come un arrampicatore sociale, ma anche un po' vittima delle vicende e di una sorte non proprio a suo favore. 
L'unione di questi due personaggi, congiunti alle circostanze socio-politiche, creerà un caos che si è protratto praticamente fino ai giorni d'oggi. A tratti inoltre la storia assume connotati ironici, ma molti momenti sono davvero drammatici.



Le vicende di A Very English Scandal coinvolgono sì due personaggi che diventeranno in vista, ma soprattutto si tocca un tema sensibile all'epoca ed anche tutt'ora, e colpisce come tutto questo rendez-vous di situazioni, personaggi, intrecci e casini vari, sia mosso praticamente dai condizionamenti e dalla percezione che la società aveva ed ha dell'omosessualità, e questo ha un risvolto molto amaro. I due protagonisti letteralmente si piegano al terrore che la società non li comprenda, o peggio li giudichi come esseri alieni, ed in parte sarà realmente così.
Lo stesso Thrope cercò di negare, come vi dicevo, parte delle vicende, eppure pare che dichiarò, nell'ultima parte della sua vita, che oggi probabilmente le cose sarebbero state percepite in modo diverso. E per fortuna è vero.



Mi ha colpito anche come, i media di comunicazione dell'epoca, cercarono in tutti i modi di sfruculiare  nella vita dei personaggi, di come tutti i dettagli vennero sbattuti in tv e sui giornali, in un modo di fare gossip molto attuale. 
A parte comunque la storia, i punti di forza di A Very English Scandal sono diversi. Non sono mai stato un grande fan della recitazione di Hugh Grant, ma devo dire che qui è perfetto, equilibrato, calato nel ruolo e credibile. Forse hanno calcato un po' la mano con Norman Scott, ma l'interpretazione di Ben Whishaw meritava il Golden Globe che ha vinto, perché immagino non sia stato facile muoversi in un range di emozioni disparate nel giro di pochi attimi. La regia poi è stata affidata ad un volto noto anche sul mio blog ovvero Stephen Frears, già regista di film come The Queen, Florence, Victoria e Abdul, e molto altro che probabilmente avrete visto, quindi la godibilità da questo punto di vista è garantita, e rende A Very English Scandal una miniserie da recuperare.


Questa è una parte di ciò che ho recuperato negli ultimi tempi del 2018, e in parte nel 2019. Quest'anno spero di non far accavallare troppe serie tv, perché sapete che mi piace di chiacchierare e non voglio ammorbare nessuno.
Fatemi sapere se vi va, cosa vi tiene compagnia in questo periodo!







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