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Dobbiamo dire addio alla Fantastica signora Maisel, e non è affatto facile

Oltre a Firefly Lane, quest'anno un'altra serie tv, stavolta su Prime Video, ha raggiunto la sua ultima stagione, chiudendo per sempre. Stranamente c'è anche una vaga somiglianza nelle tematiche con l'appena citata serie Netflix, perché si parla sempre di amicizia al femminile, di famiglia, di autodeterminazione e di crescita.
The Marvelous Mrs. Maisel è questo e molto altro, e la quinta ed ultima stagione ci ha ricordato perché l'abbiamo (l'ho) amata così tanto.

Non sono stato molto gentile nei confronti della terza e della quarta stagione della serie di Amy Sherman-Palladino perché se continuavano ad esserci quei dialoghi serrati, che ti fanno sorridere insieme a quelle situazioni buffe in cui si ritrova spesso e volentieri la famiglia Weissman-Maisel, e la realizzazione scenica lasciava sempre senza fiato, il versante narrativo mi aveva lasciato un po' perplesso perché troppo poco ricco di guizzi che potessero muovere davvero le acque. 
La quinta stagione de La Fantastica Signora Maisel, terminata il 26 Maggio, ritrova però Midge in splendida forma, dandomi tutto quello che stavo cercando e anche di più da questa serie, e riuscendo a spegnere i riflettori in modo più che apprezzabile.

I colori accesi e sgargianti che sin da subito la serie ci ha mostrato, sono sempre stati il leitmotiv per raccontarci le avventure di Miriam Maisel, che possono sembrare altrettanto scanzonate e briose, ma lei di calci ne ha presi tanti e fin dall'inizio. Infatti era impensabile che una donna ebrea, di buona famiglia, sposata e con figli, diventasse una comica separata dal marito e finisse per esibirsi su un palco, ma il carattere volitivo di Midge e l'aiuto della sua amica e manager Susie Myerson, riusciranno a farle fare strada, fra molti alti e molti bassi.
Ma, dopo il caso con Shy Baldwin e alcuni lavori lasciati, la nostra Miriam deve andare avanti e riprendere a trovare nuovi ingaggi, e soprattutto trovare quello scatto che possa renderla davvero la celebrità che sogna di essere, ed è su questo su cui si concentra la quinta stagione di The Marvelous Mrs Maisel, andando però anche oltre. 

Così Miriam finisce per diventare una delle autrici del The Gordon Ford Show, non senza peripezie, ma ancora una volta si troverà in una stanza piena di uomini, senza un posto a cui sedere, e ancora una volta dovrà cercare di imporsi affinché la sua voce venga ascoltata. Ma quel che sarà il destino di Midge (e non solo) e se arriverà a quel successo, ci viene raccontato attraverso una tecnica che The Marvelous Mrs. Maisel non aveva ancora messo in scena, e si inizia a ballare (visto la serie ci sta pure come termine) fra le diverse linee temporali, e questo ha permesso alla Sherman di ottenere risultati diversi.

Da un lato infatti, muoversi avanti e indietro negli anni, ci ha permesso di vedere ciò che accade nel futuro di buona parte dei personaggi, ed anche di assistere ad una incrinatura del rapporto fra Miriam e Susie. Riusciamo anche a scoprire il destino di Joel, il rapporto di Midge con i figli, e questi flashforward riescono ad aggiungere altre storyline, o approfondimenti.

È soprattutto Susie a riuscire a trovare spazio per essere conosciuta meglio, sia nella sua versione del "passato" (o del presente per meglio dire) che in quella futura. Molti hanno esaltato il sesto episodio, che si concentra molto sul personaggio interpretato da Alex Borstein, ma io non posso dire di averlo amato così follemente. L'ho trovato spiazzante, e qui è secondo me tutti questi passaggi temporali creano più caos che benefici, mettendo di mezzo davvero tanti argomenti spesso trattati frettolosamente. Purtroppo, col tempo, ci renderemo conto che questa quinta stagione non chiarisce del tutto le parentesi che apre, come ad esempio la rottura fra Midge e Susie, o il rapporto del "futuro" della comica con i figli e il marito.

Ma, come vi dicevo, The Marvelous Mrs Maisel 5 pesca anche dal passato, ci fa riassaporare gli anni '50 e '60, con quelle gonne a ruota che hanno reso iconica la protagonista, così come riescono a trovare spazio personaggi secondari interpretati da volti noti. Non dimentichiamo soprattutto Lenny Bruce, l'unico artista realmente esistito, di cui conosceremo l'ultima parte della sua carriera, e l'unico in grado di insegnare a Midge cosa significhi essere famosi. 

Ma è arrivando alla fine, al monologo che renderà Midge Maisel una stand up comedian affermata, che si chiuderà il cerchio, perché ancora una volta la protagonista riesce a raccontare se stessa, la sua storia e le sue battaglie con l'ironia di sempre. Miriam è sempre stata una femminista, pur restando aderente alla sua epoca, e lo dimostra ancora una volta, in una delle sue esibizioni migliori, che risulta divertente e toccante allo stesso tempo. Sono fra quelli che trova più divertenti i dialoghi e le dinamiche che si creano fra i personaggi nel "quotidiano", mentre tutte le altre esibizioni mi sono sempre sembrate un po' troppo studiate per far ridere, ma questo ultimo monologo mi ha colpito, anche perché riesce a farci sentire il sapore del futuro di Midge.

Questa ultima stagione infatti credo riesca a concludersi nel migliore dei modi, non perché finisce con un "happy ever after", o per lo meno non del tutto, ma perché mostra il lato più umano dei suoi protagonisti. La Midge del futuro è infatti una donna matura che ha fatto le sue scelte, e che ha subito quelle altrui, e del destino, e ne ha raccolto le conseguenze. Non è più la giovane ragazza che, con tutte le difficoltà di emergere, viveva comunque in una esistenza ovattata, ma è una donna, sempre elegantissima, che ha fatto i conti con la vita, e adesso riempie le sue giornate di ciò che ama di più e per cui ha combattuto tanto: lavorare. 
Come Barbra Streisand canta in sottofondo, i nastri blu per i capelli non sono più così brillanti, e il lavoro di comica e personaggio ha preso il sopravvento, ma, anche a distanza, resta ancora il rapporto con Susie.

Gridare al capolavoro non fa per me, ma posso dirvi che anche la quinta stagione de The Marvelous Mrs Maisel, con i suoi piccoli problemi, ha contribuito a rendere questa serie come una delle migliori proposte da Prime Video e, in generale nel mondo dello streaming seriale degli ultimi anni, una di quelle che vale la pena recuperare, vedere e rivedere.
Forse non sarebbe stato lo stesso senza questo cast, ma soprattutto senza Rachel Brosnahan, che fin da subito ha saputo calzare i cappellini di Midge facendoli suoi, con garbo, eleganza, il sorriso, il talento e la cazzimma giusti, e a lei auguro di trovare un altro progetto che riesca a farla brillare esattamente con quella che è diventata una delle comiche più famose del piccolo schermo.
Quindi non ci resta che esclamare "Tette in su" e salutare, un'ultima volta, anche se non è facile, la "formidabile, la favolosa, la fantastica" Signora Maisel




|#backtoseries chapter 25|
Due delusioni e due belle novità!

Visto che diverse serie tv sono terminate anche nella programmazione italiana, almeno per il momento, e visto che ogni volta il mio commento sulle stesse finisce per raggiungere dimensioni sterminate, ho pensato di non indugiare e lanciarvi subito le mie impressioni su quattro telefilm che ho visto negli ultimi mesi così da mettere un punto a questi capitoli più o meno conclusi.
Non vi posso garantire che non ci siano approfondimenti su certi aspetti delle diverse storie, ma ho cercato di non darvi spoiler pesanti

Tra le serie TV terminate da più tempo c'è American Crime Story - L'assassinio di Gianni Versace (⭐⭐🌠) e vi avevo anticipato nella scorsa classifica, quando ancora eravamo giunti a metà stagione, che questo secondo ciclo di episodi per me merita tre stelle, ma credo di voler abbassare di un pelo il mio voto.


Andiamo per gradi. Cos'è American Crime Story? È una serie antologica autoconclusiva che, per questa seconda stagione, ha voluto raccontare la morte di una delle icone della moda più famose al mondo: Gianni Versace. 
Dietro a questa morte c'è la mano armata di Andrew Cunanan, un giovane ragazzo che nel giro di tre mesi nel 1997 creò una scia di sangue che culminò appunto con la morte dello stilista.
Ora, se una serie si chiama "L'assassinio di Gianni Versace" tu cosa ti aspetti? Che la serie parli di Versace. E invece ad American Crime Story la prendono molto alla larga, troppo alla larga. 


Come sempre vi dico, a me va benissimo che ci siano dei sottotesti in una serie o in un film, così come mi va bene che una storia riesca ad attualizzarsi e a mandare un messaggio. Mi va benissimo anche ad esempio l'interpretazione inquietante e perfetta di Darren Criss, che forse però proprio per questa sua interpretazione quasi ingombrante finisce per adombrare la storia e gli altri personaggi; così come ho apprezzato il voler ristabilire la posizione di David Madson a lungo considerato complice negli omicidi, ma in realtà solo vittima di un folle e dell'intera società. 
In questo senso ho trovato molto interessante il voler comporre pezzo dopo pezzo quella che era la mentalità nei confronti degli omosessuali negli anni '90 con la sottintesa polemica che all'epoca le indagini della polizia non furono capillari ed attente come per altre circostanze proprio perché erano coinvolti ragazzi gay.

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Ma con questo titolo non posso sinceramente accettare né mi interessa il fatto che la storia sia del tutto concentrata sull'angosciante sociopatico Cunanan, e non posso ritrovarmi con Versace specchietto per le allodole che fatica ad apparire sullo schermo, e viene spinto ai margini di sogni e allucinazioni.
Ho sperato che superata la metà stagione, le cose andassero meglio e riprendessero le fila del discorso tornando appunto all'assassinio di Versace, e invece no. Credo che anche il modo in cui è stata impostata la narrazione in una sorta di flashback abbia reso questo divagare molto più difficile da digerire e molto più marcato.
Inoltre, oltre a questo problema più grande, ci sono stati altri aspetti minori che mi hanno creato non poche perplessità. Come ad esempio il fatto che Gianni e Donatella Versace parlino fra loro costantemente in inglese, e persino la loro madre, calabrese se non lo sapeste, parla in inglese seppur è solo una piccola parte di pochi minuti. Non era meglio fare una scena in italiano sottotitolata?


Si vede il budget speso, si vede il talento degli attori (io sono fra quelli che hanno apprezzato sia la Cruz che Édgar Ramírez, anche se qualche attore italiano in più non avrebbe fatto male), ma questa seconda stagione di American Crime Story, partita con un livello di attrattiva per me altissimo, si è sgonfiato come un pandoro ormai in procinto di scadere. 
Qui vi parlo della terza stagione intitolata Impeachment. 

Altra débâcle, altra delusione con un pizzico di rabbia è stata anche la seconda stagione di This is us (⭐⭐🌠), serie tv terminata nella programmazione americana ma ancora in dirittura di arrivo su Fox Life.


Ero pronto al fatto che emulare il successo e la qualità di una prima stagione così ben fatta, così emotivamente sfaccettata, ed anche così coralmente coinvolgente, sarebbe stato difficile, però mi è parso che per questa seconda stagione si siano impegnati per fare una fregnaccia.
This is us ha avuto, almeno nel primo ciclo di episodi, il valore speciale di saper raccontare dei sentimenti intimi senza però cadere nel pietismo, nel melenso, nel ridondante, ma magari smorzando la tensione con una battuta più pungente o un sorriso, e mantenendo un perfetto bilanciamento fra passato e presente di tutti i personaggi.


Tutto ciò è letteralmente crollato nella seconda stagione, che a me è risultata pesante, noiosa, ripetitiva, lenta, poco accattivante e poco coinvolgente, oltre che poco emozionante. Si sono sclerotizzati sulle stesse quattro vicende, rivoltandocele di puntata in puntata, condendole di insofferenza e frustrazione. Come vi avevo accennato qui, ci sono, in particolare, diverse puntate nella parte centrale della stagione, che per me sono state un muro difficile da scavalcare, dove più volte ho preferito spostare lo sguardo sul cellulare o cercare in dispensa qualcosa da sgranocchiare per impiegare il tempo in maniera più produttiva. 
Già il fatto di dover introdurre dei nuovi personaggi, come tutto il filone di Deja, secondo me significa due cose: o hanno finito le idee; o hanno avuto bisogno di un riempitivo che potesse prendere tempo in vista della terza stagione


Ed è proprio per queste puntate che non riesco a promuovere questa volta This is us, nonostante il fatto che, arrivati agli ultimi episodi, si ritorna un po' più verso lo stile della prima stagione, ma io a questi ultimi episodi ci sono arrivato a fatica, e probabilmente se non avessi avuto serie tv meno noiose da guardare, mi sarei staccato le unghie con i denti, giusto per provare una qualche sensazione.
Per dirla in parole povere, la seconda stagione di This is us per me è stata una menata inutile, con vari annacquamenti dei filoni narrativi principali, che si sarebbe potuta riassumere in molti meno episodi e che ha perso buona parte del lustro del primo ciclo di puntate. Questo passaggio dalla prima alla seconda stagione è stato come passare da un singolo a caso di Dua Lipa a Valeria Marini che canta La Isla Bonita, e l'unica triste speranza è che nella terza stagione sappiano riprendere le redini del discorso in modo più serio, coerente e fresco.

Per riprendermi dalle brutture delle serie precedenti mi sono dedicato a due telefilm che proprio ad inizio anno sono sbarcate in Italia. La prima ve l'avevo già accennata e si intitola Versailles (⭐⭐⭐🌠), disponibile su Netflix dal 5 gennaio 2018.


Già dal nome potete capire che narra le vicende di uno dei re più famosi nella storia francese, Luigi XIV, e della corte più glamour del 1600. Si parte dalla nascita della costruzione della reggia di Versailles, o meglio delle modifiche e dell'ingrandimento dell'edificio che il Re Sole ordinò, fino all'insediamento dei nobili all'interno del palazzo, passando ovviamente per i tanti intrighi e complotti che si tengono dentro e fuori le mura di questa magnifica reggia. 
Ovviamente la narrazione è in parte romanzata come capita spesso nelle serie tv storiografiche, non solo con spostamenti temporali rispetto ai fatti realmente accaduti ma anche introducendo personaggi del tutto inventati per movimentare un po' il ritmo, soprattutto per quanto riguarda i cortigiani e i ruoli secondari. 



Ma Versailles è anche accattivante perché sfrutta alcuni degli scandali e dei pettegolezzi dell'epoca mai confermati aprendo altri intrecci narrativi più o meno duraturi.
La prima stagione di Versailles mi è piaciuta molto, sin dall'inizio, perché l'ho trovata ben amalgamata e mi è parso che i collegamenti fra i personaggi fossero più forti; ma la seconda stagione, nonostante credo abbia bisogno di un po' più tempo per ingranare, è stata un po' più coinvolgente per quanto mi riguarda, soprattutto perché racconta una parte storiografica molto interessante.

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Versailles presenta un Luigi XIV assolutista, dispotico, visionario in tutti i significati possibili del termine, impegnato dentro e fuori le mura della reggia per tenere in piedi il suo sogno e costruire il suo impero, fanatico, molto conscio del suo ruolo ma pieno di paure e vittima di una corte spietata e viziata, che credeva di aver messo al guinzaglio, ma che invece aveva reso più rabbiosa. 
Se vi piacciono le serie tv in costume non troppo impegnative (sono 10 episodi a stagione, con puntate da 45 minuti circa), con una ricostruzione certosina delle ambientazioni e dei costumi dell'epoca (preparatevi ad abiti bellissimi), con dei bravi attori, con qualche scena zozzerella e con un po' di storia (ché ripassare non guasta) Versailles può fare sicuramente per voi.
Una nota alla scelta delle musiche, che si staccano quasi sempre dallo stile dell'epoca, pur restando centrate per le diverse scene.
La terza stagione è in corso di produzione e spero che sappiano dare un degno proseguo alla serie, e, eventualmente, creare un finale convincente.

E sempre fra le serie tv di compagnia che mi son piaciute, non posso non elencare The Marvelous Mrs. Maisel (⭐⭐⭐⭐), sbarcata su Amazon Prime Video sempre all'inizio di quest'anno.


The Marvelous Mrs. Maisel me l'ha presentata la mia amica Simona (MissPenny09), e, nonostante i due Golden Globes vinti, non credo abbia avuto l'attenzione che questa serie merita e, che per me è stata una boccata di aria fresca.
Per darvi una sinossi, questa Signora Maisel si chiama Miriam, per gli amici "Midge", è una elegantissima abitante dell'Upper East Side newyorkese ed è la perfetta casalinga degli anni '50, col perfetto rossetto rosso, e la perfetta vita, con due figli e un marito che la ama. Midge è energica, intelligente e spiritosa, ma è perfettamente conscia del suo ruolo, e da perfetta moglie qual è, sostiene il marito Joel in tutto, anche nel suo sogno, ovvero diventare un comico.


Joel non è però bravissimo con la comicità e, a seguito di una performance floscia, rivela alla moglie che in realtà sta frequentando un'altra donna e va via di casa. Da qui prendono corpo le vicende che permetteranno alla fantastica signora Maisel di staccarsi dalla figura di moglie perfetta e spiccare il volo verso il suo sogno.
Non voglio rivelarvi altro, se non l'avete vista, ma vi posso dare altri indizi. The Marvelous Mrs. Maisel è una serie tv scritta da Amy Sherman-Palladino, ma non ha nulla a che vedere con Una mamma per amica. Certo, Midge è brillante, ed ha una parlantina sciolta, c'è una certa coralità dei personaggi, e alcune scene hanno un po' il sapore un po' sopra le righe quasi di una favola, ma finiscono qui le similarità. La storia è del tutto diversa, così come lo sono i protagonisti. 


Quello che ho apprezzato di questa serie è che, nella leggerezza, nelle battute, nel glamour degli anni '50 sono stati inseriti quegli aspetti che rendono la storia più realistica, vera e le danno un sapore un po' più amaro. Midge ad esempio non è staccata dalla realtà, ma è ben conscia delle limitazioni della sua posizione sociale, in un'epoca in cui le donne si stanno facendo avanti nel mondo, ma erano comunque un passo indietro rispetto agli uomini. "Maisel" non è il suo cognome da nubile, ma è il cognome da sposata, e mai, nonostante il marito sia andato via di casa, fa un passo indietro su questo aspetto. Ma anche il fatto che la protagonista incontra persone realmente vissute secondo me è il segno di come non hanno voluto rendere la storia inserita in un contesto storico preciso.

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The Marvelous Mrs. Maisel è una serie tv che vi consiglio se state cercando qualcosa di svelto (la prima stagione è composta da 8 puntate da 50 minuti circa),  leggero ma non stupido, frizzante, ma coinvolgente e se state cercando una serie tv che fa sorridere (anche se non sono rotolato via dalla sedia per le risate) ma fa anche riflettere (anche se non mi ha mai portato ad un picco di emozione così intenso). Ovviamente, come per Versailles, dovete amare i telefilm in costume, perché ogni singolo dettaglio degli anni '50 è stato curato al millimetro.
Amazon ha ordinato altre due stagioni di The Marvelous Mrs. Maisel e spero che non impieghino troppo tempo a farcela vedere.



|#backtoseries|
Di ritorni molto graditi! 😁✌🏻

Il mio calendario delle serie tv ultimamente è stato parecchio intasato, e l'ottava stagione di Game of Thrones in questo senso ha risucchiato tempo, energie e pazienza. Ma sono tornato a recuperare il terreno perso e a parlarvi di alcune serie tv che, arrivate alla seconda o terza stagione, si sono confermate ottime ed anzi, in alcuni casi, sono persino migliorate.


The Marvelous Mrs Maisel
Seconda stagione
⭐⭐⭐⭐🌠

Era difficile credo migliorare una serie come La fantastica signora Maisel, eppure ci sono riusciti con la seconda stagione disponibile su Amazon Prime Video dal 15 febbraio di quest'anno.



Credo sia praticamente impossibile non restare travolti dal ritmo di questa serie, che coinvolge, diverte, e ogni tanto riesce anche a commuovere. Midge è una forza unica ed hanno saputo far proseguire la sua storia con logica, senza strafare, ma restando spassosa e con una qualità veramente alta. La cosa che ho sicuramente apprezzato è come il dinamismo delle vicende, che si intrecciano fra l'America e in parte la Francia, senza però confondere lo spettatore e stancare. Forse il percorso parigino sarebbe potuto durare di più, ma credo anche che le dinamiche di quella parentesi si erano consumate, e tornarci sarebbe stato frustrante.
Questo effetto di non spaesamento è dato anche dal fatto che venivamo da una prima stagione solida, che ci aveva permesso di capire la psicologia dei personaggi e di darci un seguito in cui ognuno potesse avere uno sviluppo interessante.



Miriam prosegue con la sua carriera di comica con risultati altalenanti, scontrandosi con il maschilismo imperante che all'epoca la voleva esclusivamente come una moglie ed una madre, ma si aprirà finalmente ad una prima liaison amorosa, scopriamo che gli affiatatissimi coniugi Weissman in realtà non sono così perfetti come sembrano, e anche Joel tenterà un po' di affrontare la sua vita da nuovo single, sebbene il suo pensiero sembra resti fisso al passato.
I dialoghi sono rimasti il punto di forza di The Marvelous Mrs Maisel che restano pungenti, vivaci, coinvolgenti per chi assiste agli scambi di battute, con un ritmo che mi ricorda quasi un musical per quella frizzantezza che ritorna ad ogni episodio.



A proposito della novità amorosa che coinvolge Midge, l'ho trovata perfettamente in linea col personaggio, con il periodo storico, quando sarebbe stato assurdo se non avesse almeno provato a trovare un altro marito, e anche con lo stile della serie: non ci hanno buttati in un romanzetto rosa, ma La Fantastica Signora Maisel ha mantenuto anche in quella parentesi romantica uno stile ironico, mai appiccicoso né troppo chiuso su queste vicende amorose. Tutto scorre fluido per quanto mi riguarda, tant'è che man mano che i 10 episodi stavano per terminare, ho iniziato a centellinarmi le puntate perché non volevo che finisse.
E vogliamo parlare degli abiti, delle borse, dei soprabiti, dei cappelli? Sono impazzito ad ogni episodio per la perfezione del reparto costumi. Così come le scenografie restano perfette.

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Posso dire però che non ho amato il finale? L'ho trovato un po' senza senso rispetto a quella che è stato il percorso di Midge Maisel: lei è sempre stata battagliera nella sua lotta femminista, ma è sempre stata sola nel suo percorso, nonostante abbia comunque dovuto chiedere aiuto almeno un paio di volte. Dai genitori che non accettano la sua carriera come comica, al marito che le dice persino di lasciare il lavoro così può dedicarsi unicamente ai figli: emotivamente non ha il supporto per perseguire i suoi sogni, per cui il fatto che riaffermi ancora una volta che si lancerà verso il suo futuro completamente da sola, non rende il suo percorso più difficile, è quello che ha sempre fatto o che ha tentato di fare. Mi è sembrata una virata un po' troppo malinconica, oltre che un modo un po' brusco per, ipoteticamente, tagliare una storyline senza darci troppe spiegazioni. Ovviamente questa è una mia ipotesi perché non ho idea di cosa ci aspetti nella terza stagione di La Fantastica Signora Maisel, sappiamo però che Lauren Graham, la nostra Mamma per amica e attrice feticcio della Sherman-Palladino, avrà un ruolo nella serie.


Le Terrificanti Avventure di Sabrina
Seconda parte
⭐⭐⭐🌠

Non è una vera e propria seconda stagione quella di Le Terrificanti avventure di Sabrina, ma la seconda parte della prima stagione, composta da 9 episodi, andati in onda su Netflix dal 5 aprile.


Non credo di dover aggiungere molto su questa seconda parte rispetto a quanto ho detto lo scorso dicembre su questa serie tv. Chilling Adventures of Sabrina ha continuato a piacermi e ad interessarmi nonostante io non sia esattamente nel target del pubblico della serie, che chiaramente si rivolge agli adolescenti, o, al massimo, ai nostalgici del telefilm dei primi anni 2000. Ed io, l'unica cosa di cui ho nostalgia è il freddo dell'inverno.
Un mix di narrazione verticale ed orizzontale ci porterà a scoprire come mai le attenzioni del Signore Oscuro si rivolgeranno in maniera sempre più insistente alla giovane Sabrina Spellman, e che cosa rappresenta nel suo quadro di conquista.
Ovviamente proseguono per la protagonista le difficoltà nell'unire la vita da strega e quella da comune mortale, specie nell'intreccio inciucioso con Harvey e Nick.
Punto di forza di questa seconda parte de Le Terrificanti Avventure di Sabrina è proprio l'aver reso tutti i personaggi più o meno principali attivi nelle vicende, dando loro una storyline che in parte prosegue avanti da sola, in parte si ricongiunge col filone narrativo principale, in una giostra in cui ognuno ha un suo ruolo.



Un serie tv che mi piace, che mi tiene compagnia, che mi fa sorridere e che mi intrattiene al punto che vedere tutte le puntate consecutivamente non mi riesce difficile, ma è soprattutto una serie non banale.
Il bello di Le Terrificanti avventure di Sabrina secondo me è che appunto ogni personaggio si porta dietro delle tematiche sociali che riescono ad attirare e ad interessare anche un vecchiardo come me. Non solo la grande cupola di femminismo, in cui le donne, motore delle vicende, cercano di sconfiggere il patriarcato che sta assumendo sempre più i contorni dell'assolutismo, e non solo il messaggio di unione e coalizione che si scatena quando questi due mondi, umano e magico, si uniscono per un unico scopo.
Ma c'è di più, perché Le Terrificanti Avventure di Sabrina riesce a trasmettere argomenti molto sottili ed in un certo senso anche nuovi nel mondo delle serie tv.



Non è una novità né uno spoiler se vi dico ad esempio che Susie, l'amica di Sabrina, ha deciso di abbracciare completamente la sua sessualità, non sentendosi più di appartenere appunto ad un nome femminile, ma chiedendo a tutti di chiamarla Theo. C'è una scena in particolare in cui Sabrina, che in realtà non è Sabrina, le dice che grazie alla magia potrebbe dargli un corpo maschile. Ma la risposta di Theo sarà molto chiara: non ha bisogno di cambiare il suo aspetto per sentirsi un ragazzo, non ha bisogno di essere "sistemato", non ha bisogno di farlo per gli altri. In una scena di un paio di minuti con qualche battuta, riescono a raccontarci come una persona esterna non può decidere della nostra sessualità e della percezione di noi stessi, sfiorando quasi anche l'argomento del genere non-binario, e più in generale dell'accettazione di sé in qualunque forma e colore.



Questo è solo un esempio su come, dietro questa facciata di un teen drama, con streghe, veggenti, regnanti dell'Inferno e roba stramba in genere, abbiano saputo inserire, senza poi risultare troppo pesanti, insistenti o gigioni, degli argomenti molto delicati. Ci sono quindi momenti di riflessione, di tensione, ma ben amalgamati a qualche sorriso per alleggerire la narrazione.
Tuttavia bisogna dire che Le Terrificanti Avventure di Sabrina non è la serie tv perfetta, e non solo perché sono un criticone.
Intanto, in alcune puntate, mi è sembrato che il ritmo tende un po' a frenarsi, in particolar modo ad esempio il quarto episodio, dove cercano probabilmente di aggiungere un po' di sale a quelle che saranno le puntate successive, ma risulta un diversivo che va ad allungare inutilmente le tempistiche.
Anche ad esempio le vicende di Ambrose sono state per me un po' trascinate e non collegate benissimo al resto, e più in generale non posso dire di averle trovate particolarmente avvincenti.



Ci sono state anche scene un cui la scenografia e tutta la messa in scena mi è sembrata un po' cheap, come se non fossero stati in grado di rendere l'importanza e la pomposità di alcuni avvenimenti anche esteticamente. Forse è un po' più grave invece aver introdotto dei personaggi, come ad esempio Gli Innocenti, così, di punto in bianco, quando avrebbero potuto avere un percorso più intricato ed interessante, che ci avrebbe portato magari a delle storyline per la prossima stagione (cosa che immagino ci sarà comunque).
A proposito Le Terrificanti Avventure di Sabrina è stata rinnovata per un secondo ciclo composto da 16 episodi sempre divisi in due parti, ed io son sicuro che non me la perderò.


This is us
Terza Stagione 
⭐⭐⭐

Dopo una seconda stagione che è letteralmente naufragata sotto il peso di filoni narrativi che non mi hanno dato altro che fastidio, This is us è riuscita a risalire la china con questa terza stagione, conclusasi in Italia il 23 Aprile.


Hanno saputo eguagliare la potenza della prima stagione? No, però ho notato che gli autori finalmente hanno premuto il piede sull'acceleratore, riavvolto il nastro, e salvato a mio avviso il salvabile dandoci quello che stavamo aspettando, asciugando situazioni di cui a noi non importava già nulla prima e a cui era stato dato troppo spazio, come l'adozione di Deja e il rapporto con i genitori.
Si aprono quindi sia nuove strade in questa terza stagione di This is us che riguardano intanto il passato, scavando ancora di più nella vita di Jack  Pearson, del periodo in guerra, della nascita del rapporto con Rebecca, e di come siamo arrivati qui, tutti aspetti che danno la possibilità di introdurre un nuovo personaggio, che secondo me verrà sfruttato nelle future stagioni. Tutta una linea narrativa che forse risulta leggermente ripetitiva, ma che finalmente ci dà altra carne da mettere a fuoco.



Un altro ritorno al passato ce lo offrono per quanto riguarda Randall e Beth, dandoci un parallelismo fra la nascita della loro coppia, che ha ovviamente dinamiche più moderne e attuali, e quella dei genitori, e fin qui va tutto bene, se non fosse che tutte le vicende che riguardano il terzogenito Pearson per me sono estremamente rovinate dal modo in cui viene dipinto. Probabilmente ce lo vogliono far passare come un personaggio umano quindi fallibile, ma molto preciso, schematico ed anche combattivo, io invece lo trovo pedante, noioso e antipatico, oltre che decisamente egoista. Ma direi che non è il caso di concentrarsi sul negativo ma di guardare al positivo, come una ritrovata emotività e coralità.



Anche personaggi come Toby e Miguel finiscono per raccontarci maggiori elementi sulla loro vita, e nonostante possa sembrare inutile, visto che non aggiunge granché al quadro completo, alla fine non è questo ciò di cui dovrebbe parlare This is us? Io credo di sì.
Più in generale sono stato coinvolto dall'intreccio generale, dai piccoli colpi di scena, più o meno riusciti, e ho rivissuto parte di quei sentimenti che sentivo mentre guardavo la prima stagione. È vero che non tutto è andato alla perfezione, e non mi riferisco solo alla pesantezza di Randall.
Penso ad esempio all'attesa del parto di Kate, a mio avviso resa un po' troppo melodrammatica, così come Kevin risulta un pelo ripetitivo e prevedibile. I fratelli Pearson sono decisamente un po' pesanti.
Insomma c'è tanto da aggiustare in This is us, ma nel quadro generale questa terza stagione è promossa, e quel piccolo scorcio di futuro che ci hanno fatto vedere mi fa ben sperare, nonostante già immagino i pianti.
Ho paura che le prossime tre stagioni che hanno in programma possano essere dispersive e fare dei passi indietro rispetto a quella che abbiamo visto?
Sicuramente, ma intanto il ritorno di This is us è stato per me decisamente gradito.




Mi aspettavo di più da questi ritorni su Prime Video Amazon

Se come me avete apprezzato The Marvelous Mrs Maisel e LOL: Chi Ride è fuori, sono certo che stavate attendendo con molta curiosità le nuove stagioni che sarebbero state disponibili sulla piattaforma Amazon fra Febbraio e Marzo di quest'anno. Io ero curioso di cosa avrebbero proposto per questi due prodotti che, pur essendo estremamente diversi fra loro, si sono ritrovati secondo me accomunati da alcune cose che non mi sono piaciute. 
E lo so che focalizzarsi sugli aspetti negativi può suonare pretestuoso o ingiusto, ma se conoscete le mie recensioni saprete che non è mai tutto bianco o nero, e che cerco sempre di darvi tutti gli aspetti che riesco a notare o meno in una serie tv.
Purtroppo le novità proposte da La Fantastica Signora Maisel e LOL: Chi Ride è fuori, pur con i loro indiscutibili pregi e caratteristiche peculiari, mi hanno lasciato un po' meno soddisfatto del solito.

Inizio proprio da LOL Chi Ride è fuori che doveva eguagliare, se non subissare, il successo dello scorso anno, ma questa seconda edizione non ci riesce secondo me. Il presupposto resta quello che vi dicevo per la prima stagione: giudicare cavillosamente un prodotto come LOL è da sciocchi. Tutto il format infatti non può che essere considerato intrattenimento direi fine a se stesso (in senso buono), e la stessa struttura di sei episodi da mezz'ora l'uno lo suggerisce.



Le pretese verso LOL secondo me devono essere decisamente basse (anche questo in senso buono), e principalmente quella della spensieratezza. Speravo però riuscissero a mantenere la freschezza del progetto e questa seconda stagione credo non sia riuscita in questo intento.
Di base è infatti ovviamente svanito l'effetto sorpresa, quindi sapevamo tutti cosa aspettarci dalla struttura generale del programma, ma si poteva puntare a nuove dinamiche, senza tralasciare la continuità.
In questo senso il cast eterogeneo, con nomi importanti della comicità italiana come Virgina Raffaele, il Mago Forest e Corrado Guzzanti, affiancati da "più piccoli" come Tess Masazza e Max Angioni, doveva rappresentare proprio la novità e garantire già che ci fosse molta varietà di stili e di battute, ma non è stato così e penso che sia colpa della gestione stessa di LOL 2 ad aver influito.

Se l'anno scorso infatti il livello del cast era generalmente più omogeneo, questa nuova edizione di Lol Chi Ride è Fuori mi è sembrata troppo sbilanciata, dove appunto dei comici di vecchia leva superano ed eclissano del tutto interpreti meno capaci. È vero che la risata è una questione soggettiva, ma senza tanti giri di parole, personaggi come Tess Masazza appunto e Diana Del Bufalo, hanno dato un contributo pari a zero al programma. Letteralmente la loro presenza è stata ininfluente, un puro filler per i partecipanti, e se non ci fossero state sarebbe stato lo stesso. Contrapposte poi a Michele Foresta che ha una gag al minuto, e a Maccio Capatonda (che in verità trovo piatto, ripetitivo e inquietante, ma comunque attivo), si crea un divario troppo netto. 



Una scelta quindi sbagliata da parte degli autori che forse pensavano di attirare un pubblico più ampio, ma che è solo la punta di altri errori: avrei evitato ad esempio che si ripetessero gli scherzi e le dinamiche che l'anno scorso erano rivolte a Frank Matano, preso per i fondelli da tutti, nei confronti di Max Angioni, che indubbiamente ne risultava schiacciato. Inoltre hanno troppo insistito con la presenza di Lillo Petrolo come disturbatore e solleticatore, ed il risultato è stato un impatto molto minore di Lol 2: avete visto qualche meme in giro rispetto ai milioni di "So' Lillo" che circolavano l'anno scorso?
Nessun contributo o novità anche nella statica sala di controllo, dove sembrava che Fedez e Frank Matano appunto fossero troppo presi a ridere per ogni cosa (anche se dicono sia colpa del montaggio). 



Si salvano indubbiamente gli sketch di artisti come la Raffaele che porta le sue mille imitazioni, Guzzanti che ripesca Vulvia, ma anche Maria Di Biase sebbene sia stata reclusa all'episodio bonus, che comunque confermano il loro talento.
È normale che ci possano essere preferenze da parte di noi spettatori fra questo o quel comico, è normale che alcune battute facciano ridere più di altre o che non facciano ridere affatto, ma quelli di LOL - Chi Ride è Fuori devono secondo me rivedere molte delle scelte fatte se vogliono confermare il successo.
Qui vi ho parlato della terza stagione dello show. 

Se proprio i presupposti che ho fatto per LOL 2 mi fanno pensare che tutto sommato l'abbiano sfangata, sono un po' più deluso per quanto riguarda la quarta stagione di The Marvelous Mrs Maisel.



La qualità di questa serie, quella a cui ci hanno abituati, infatti mi spinge in una lamentela forse più pungente. È vero che molte delle caratteristiche che rendono La fantastica signora Maisel una serie di un certo spessore ci sono ancora tutte anche in questo penultimo capitolo: penso sicuramente alla messa in scena, alla cura dei dettagli, ma soprattutto ai dialoghi serrati che Amy Sherman-Palladino ha come marchio di fabbrica. Impeccabile e divertente ad esempio è la scena al luna park, dove le famiglie Maisel e Weissman si sono ritrovate a battibeccare su una ruota panoramica. Ci sono tanti momenti del genere, che potrei definire iconici all'interno della serie, e resta l'ilarità di tutta la struttura più ampia, ma senza scadere mai nel superficiale.



Miriam Maisel è infatti una sfaccettata protagonista femminista, e anche in questa quarta stagione si batte affinché la sua autodeterminazione si possa affermare a 360° sia come donna, anche nella sua sessualità, ma soprattutto come comica: è costante la sua ricerca di libertà di espressione lungo tutta la stagione, pur scontrandosi ad un certo punto con la ovvia necessità di non potersi sottrarre al lavoro e all'impegno e soprattutto a non poter cedere il passo anche una volta arrivata in vetta.
C'è ovviamente anche una serpeggiante paura, visto quanto accaduto con Shy Baldwin che ha rappresentato una grossa caduta per la carriera di Midge.



Inoltre Miriam si impegna nel corso degli episodi affinché tutte le donne intorno a lei riescano a vedere affermati i loro diritti.
Già nella scorsa stagione di The Marvelous Mrs Maisel però avevo notato che gli avvenimenti veri e propri, quelli che cambiano il corso della storia, che lo ampliano, sono davvero pochissimi, e in queste nuove puntate si conferma questo andazzo. Non sarebbe un problema di per sé, perché è una di quelle serie tv che si focalizza più sui rapporti fra i protagonisti e appunto i dialoghi. Ma se consideriamo che si tratta della quarta e penultima stagione, credo che la fame di cose da far accadere si faccia sentire.
La linea narrativa di Abe e Rose per esempio offre pochissimi nuovi spunti, ancora meno la presenza di Joel e della sua storia con la nuova ragazza (che onestamente fin da subito mi ha dato l'impressione di una cometa più che di qualcuno che dovesse restare).



Qualche scintilla si ha con il ritorno di Sophie Lennon, ma ripescare il suo personaggio non è certamente un momento particolarmente atteso.
Nemmeno i camei di Milo Ventimiglia e Kelly Bishop hanno prodotto effetti a lungo termine.
Mi sta bene una stagione di passaggio, ma dovermene sorbire due mi sembra un po' troppo, e per quanto La fantastica signora Maisel resti un piacere per gli occhi da seguire, avrei voluto qualcosa in più.
Qui vi parlo della quinta ed ultima stagione della serie. 



Serie tv promosse in pillole! 💊

Visto l'affollarsi di serie tv che ho terminato nelle ultime settimane, ho pensato che questo #backtoseries fosse un po' più snello con le mie opinioni in pillole (o almeno ci provo), in maniera quanto più sintetica possibile, così da non annoiarvi troppo ma come sempre cercare di condividere qualche serie tv interessante o magari confrontarci su cosa ci è piaciuto e cosa no.


Fleabag
Due Stagioni
⭐⭐⭐⭐🌠


Da non so quanto tempo mi promettevo di recuperare Fleabag da Amazon Prime Video, ma, nonostante la brevità, rimandavo senza un motivo valido. Si tratta di una serie che purtroppo è composta da solo 2 stagioni, con soltanto sei puntate l'una ed ogni episodio tristemente dura solo mezzora circa.
Spero sia riuscito a trasmetter il mio disappunto per questa scarsità di materiale, ma questa serie tv mi è piaciuta davvero tanto. 
Fleabag è una irriverente, sarcastica, tenera, sensibile e spezzata ragazza di trentanni che ci porta attraverso le sue relazioni più o meno temporanee, il rapporto con la sua famiglia disfunzionale, il suo modo di superare il lutto, la sua disastrosa carriera lavorativa.


Attraverso gli occhi di Fleabag seguiamo la parabola cruda e realistica, più discendente nella prima stagione, più ascendente nella seconda, di questa giovane donna che ha dovuto costruire una armatura fatta di ironia e sfrontatezza per muoversi attraverso una vita non sempre facile. C'è spazio per sorridere, soprattutto degli incontri strampalati di Fleabag, ma c'è anche ampio spazio per riflettere, commuoversi e percepire quel mondo di emozioni brulicanti che la protagonista tiene per sé.
Avrei voluto esplorarlo un po' di più questo mondo, anche perché Fleabag ha un modo molto diretto di esporre personaggi e storie, rompendo la quarta parete per coinvolgerci ancora di più, è forse questo l'unico appunto che mi sento di fare ad una serie che comunque non vuole prendersi troppo sul serio e non vuole caricare troppo lo spettatore.
Phoebe Waller-Bridge, che ha creato, scritto e interpretato Fleabag, ha dichiarato che, nonostante il successo ed i premi vinti, inclusi Emmy e Golden Globes, non ci saranno ulteriori stagioni, e lo capisco ma non lo accetto. 
Datele una chance e vi terrà un'ottima compagnia come ha fatto per me. E c'è pure Olivia Colman.

His Dark Materials - Queste oscure materie
Prima Stagione 
⭐⭐⭐🌠


Il primo gennaio di quest'anno è andata in onda su Sky Atlantic e Now TV la prima stagione di His Dark Materials e la fama che si è portata dietro mi ha spinto a recuperarla.
Tratta dalla trilogia di romanzi di Philip Pullman che io non ho letto, His Dark Materials ci porta in un mondo parallelo dove ogni essere umano ha un daimon, un animale guida che rappresenta addirittura l'anima delle persone e che aiuta e consiglia il suo padrone. Seguiremo in particolare le avventure di Lyra, una ragazzina molto sveglia e un po' discola, non proprio la tipica eroina delle storie, che si ritroverà suo malgrado in un lungo viaggio alla scoperta della probabile profezia che pare avvolga la sua esistenza. Sarà un'avventura che la porterà a scoprire che il bene e il male hanno un confine molto labile e la stessa Lyra dovrà trovare in sé una forza straordinaria per superare i momenti più difficili.


His Dark Materials - Queste oscure materie non è il solito fantasy tutto basato sulle fantastiche avventure di Lyra e di tutto il mondo soprannaturale che le circonda, ma collega ed intreccia anche argomenti profondi come l'amicizia, il rapporto con i genitori e la genitorialità stessa, ma anche appunto quella zona grigia che spesso appunto si frappone fra bene e male. Una serie young adult che però vuole imporsi con maggiore maturità, che fa sorridere in alcuni momenti, ma che sa anche toccarti più intimamente, con tenerezza, dolcezza, profondità ed anche, a volte, amarezza. A questo però si collega secondo me anche uno dei difetti della serie: si poteva scavare molto di più nelle sensazioni, dare più tempo allo spettatore di assorbire maggiormente quello che le immagini trasmettono.


Inoltre devo sottolineare due problemi della sceneggiatura: il primo è che ci si dilunga un po' troppo nelle prime puntate, pur lasciando un po' troppa polvere su alcuni dettagli, come ad esempio il reale potere e ruolo dei daimon. Questo prolungamento può farvi tentennare se proseguire o meno, vi avverto, ma secondo me merita arrivare alla fine.
Il secondo è che ad un certo punto innestano un nuovo filone narrativo che, oltre ad essere di poco appeal (per non dire tendente alla noia), sembra una forzatura messa lì solo per prepararsi la strada alla seconda stagione, che è confermata.
Ciò non toglie che His Dark Materials ha i pregi di una produzione potente come è solito per HBO, con degli effetti speciali di livello cinematografico, con una ottima regia, un cast variegato con parecchi talentuosi volti noti (da James McAvoy a Ruth Wilson), ed una storia piacevole da raccontare, quindi non ho dubbi nel consigliarvela specie se avete dei bambini o dei ragazzi con voi.


La fantastica signora Maisel
The Marvelous Mrs. Maisel
Terza stagione

⭐⭐⭐⭐


Non servono presentazioni almeno qui sul mio blog per quanto riguarda la mirabolante Midge Maisel, ma se non sapete di che cosa stia parlando potete recuperare la mia recensione della prima e della seconda stagione.


Non indugio quindi in dettagli, perché la terza stagione di The Marvelous Mrs. Maisel è il naturale proseguo della storia che avevamo visto nel precedente ciclo di episodi. Nessun colpo di scena così esaltante in fondo, ma solo qualche passo avanti nella vita dei protagonisti: Miriam inizia il suo tour negli Stati Uniti mentre aprendo i concerti di Shy Baldwin, mentre i suoi genitori si barcamenano con un nuovo stile di vita decisamente più frugale, ed anche Joel sembra pronto per una nuova avventura personale e lavorativa.


Forse è proprio qui il problema più grande di questa terza stagione de La fantastica signora Maisel: la carenza di una storia davvero coinvolgente da inizio a fine, che non ha bisogno di ripetersi. L'impressione col senno di poi è stata che tutto il racconto potesse essere condensato in un numero minore di puntate, mentre a noi ci hanno proposto una versione più stiracchiata. Non tutte le storyline sono state poi, per il mio gusto, particolarmente golose specie quelle dei personaggi secondari.
Un calo forse rispetto agli standard a cui la serie ci ha abituati la serie, ma alla fine credo sia anche fisiologico e non toglie il fatto che parliamo di un must watch secondo me. Inoltre non mancano moltissimi dei pregi a cui The Marvelous Mrs. Maisel ci ha preparati, come i dialoghi a mitraglietta, la solita cura dei dettagli di ambientazioni e costumi, i momenti più comici e quelli più toccanti, ma anche qualche nuovo personaggio che non potete non riconoscere.
Qui vi parlo della quarta stagione. 


The Outsider
Miniserie 
⭐⭐⭐🌠


Forse devo spendere qualche parola in più su The Outsider, le cui 10 puntate sono andate in onda su Sky Atlantic dal 17 febbraio al 16 Marzo. Si tratta anche in questo caso di una storia basata sull'omonimo racconto di Stephen King, anche in questo caso un'opera a me sconosciuta, ma che è stata sviluppata in una serie tv che tutto sommato promuovo.
Ad aprire la strada è un thriller psicologico tensivo: un bambino è stato ucciso e violentato brutalmente e nel giro di alcuni giorni la polizia trova l'omicida, che sarebbe il rispettabile, almeno fino a quel momento, allenatore della squadra di baseball Terry Maitland. Ma l'ispettore Ralph Anderson presto scoprirà che Terry il giorno dell'omicidio in realtà era ben lontano dalla scena del crimine. Come può un uomo essere in due posti contemporaneamente?
Per scoprirlo sarà necessario che tutti, compreso il rigido ispettore Anderson, spostino i confini della propria immaginazione e credenze.


The Outsider mi ha coinvolto praticamente da inizio a fine. È una storia cupa, intrigante, ma anche dinamica: c'è un innesto di personaggi e situazioni nuovi praticamente di puntata in puntata ma da spettatore non ho mai perso il filo, non mi son mai confuso perché col tempo tutti i tasselli tornano insieme. Questo è merito anche di un montaggio e di una regia di alto livello che riesce a spiegare una storia che a tratti può risultare magari un po' confusa, specie perché ci si sposta anche temporalmente nel corso delle vicende.
Il talento poi di un cast credibile ed intenso fa il resto nel dare valore ad una serie che secondo me merita una chance.


Una serie tv che vi terrà attaccati allo schermo per qualche ora, ma che forse manca di quell'elemento che possa renderla una produzione che ricorderò nel tempo, anzi ci sono stati aspetti di The Outsider che non mi sono del tutto piaciuti. Intanto il protagonista Ralph Anderson (Ben Mendelsohn) a volte mi è risultato inutilmente antipatico e chiuso, e i suoi dialoghi a tratti mi sembrava banalizzassero il personaggio. Perfetta invece Cynthia Erivo da inizio a fine, seppur la sua Holly Gibney non sia una figura che ha una particolare evoluzione nel corso degli episodi.
Inoltre, e giuro non vi faccio spoiler, non sono del tutto soddisfatto del passaggio dal thriller al soprannaturale, non l'ho trovato molto fluido e ben strutturato. Allo stesso modo, il finale è stato un po' meno esplosivo di quel che mi aspettavo, e forse meno di quanto la stessa serie lasciasse credere.
Si parla di una seconda stagione, e se avete visto The Outsider saprete che la scena post-credits lascia una finestrella aperta. Magari sarà proprio la prossima stagione a darmi quel finale succulento che mi aspettavo?




Spero che questa versione un po' più condensata di #backtoseries vi sia piaciuta (lo so, non sono proprio recensioni striminzite...), ma adesso aspetto di sapere quali serie tv vi stanno tenendo compagnia in queste serate.




Cosa recuperare su Prime Video (e cosa lasciar perdere...)

Prime Video sta via via proponendo diversi film e serie tv che in un modo o nell'altro mi attirano e, sebbene sia secondo me ancora lontana dal creare dei prodotti che riescano davvero a fidelizzare gli utenti (ad eccezione di pochi casi, vedi Lol - Chi Ride è Fuori o The Marvelous Mrs Maisel), credo stiano cercando di crescere e di imporsi.
Quelli che seguono sono alcuni telefilm che ho visto nelle ultime settimane e non tutto mi ha convinto, ma qualcosa da recuperare c'è sicuramente.


Totems - Conto alla rovescia
Prima stagione

Disponibile su Prime Video dallo scorso 20 Maggio, Totems ci porta negli anni '60 quando si stava consumando la Guerra Fredda, e fra le fazioni opposte si intreccia una fitta rete di spionaggio. Per fermare il progetto di una bomba orbitale sovietica, l'ingegnere Francis Mareuil viene ingaggiato dai servizi segreti per convincere lo scienziato Boris Goloubev a collaborare con loro. Dall'altro lato però, la figlia di Boris, Lyudmila, viene obbligata dal KGB a spiare il padre. Quando Francis e Lyudmila entreranno in contatto, fra i due scatterà una travolgente scintilla, ma ovviamente le condizioni rendono quasi impossibile il loro amore. 

Totems - Conto alla rovescia dalla sua ha un impianto tecnico non da poco, chiaro sintomo che ci hanno speso davvero tanti soldi dietro. D'altronde, una miniserie di spionaggio non può che essere movimentata e con colpi di azione, e in questo caso la messa in scena è curata e abbastanza realistica. C'è poi quel tocco di romanticismo che, per quanto non originale, addolcisce la serie, dà una ulteriore dimensione alla narrazione.
Il problema però è tutto il resto. Infatti si fa fatica a seguire una storia come quella di Totems perché, con un ritmo altalenante, fra un momento di azione e l'altro cresce la fame di vedere degli sviluppi che arrivano in maniera un po' troppo sbriciolata. 


Ci sono infatti troppe storyline da seguire e non tutte hanno suscitato in me lo stesso interesse. Non giova nemmeno la caratterizzazione e lo sviluppo dei personaggi, visto che passano da zero a cento, da uomini e donne comuni a precise spie quasi senza rimorsi, ma senza una chiara crescita costante e credibile, e soprattutto quasi senza sbavature da ogni parte.
Inoltre c'è questo costante spostarsi da un punto all'altro dell'Europa che non è sempre facile da seguire. Il tutto rende Totems secondo me come una serie poco coinvolgente, che può annoiare, che può confondere e che con dei protagonisti poco "umani", poco convincenti.

C'è poi la difficoltà della lingua: ci sono infatti intere parti degli 8 episodi in russo con i sottotitoli, una scelta corretta creativamente, in coerenza con la storia, ma che alla lunga è un ulteriore fattore di appesantimento per chi come me non conosce la lingua.
Quelli di Totems hanno lasciato il finale di questa prima stagione aperto, ma ancora non si sa nulla di un rinnovo per una seconda. Personalmente la lascerò volentieri indietro perché non c'è stato nulla che mi abbia convinto a tal punto da sorvolare su certe lacune. 



Chloe - Le maschere della verità
Miniserie


Davvero intrigante questa Chloe - Le maschere della verità, miniserie in sei episodi uscita sulla piattaforma di Amazon il 24 giugno di quest'anno.
Chloe è il centro dell'attenzione di Becky Green, una ragazza completamente all'opposto da lei. Chloe è infatti bella, socievole, ha una vita agiata, un marito con una posizione di tutto rispetto e degli amici altrettanto belli e abbienti. Becky dall'altro lato vive in provincia, ha lavori poco stabili, e una vita sociale scarsa, dovendo accudire la madre che soffre di demenza. I post sui social sono l'unico aggancio per Becky per spiare la vita della ragazza, ma proprio sui social un giorno scoprirà che Chloe è morta,  ma soprattutto sembra che prima di morire avesse provato a chiamarla. Becky così cercherà di capire cosa sia accaduto e lo farà nel modo più contorto ma anche l'unico, per conoscere davvero la verità.

Recitata benissimo da Erin Doherty (la principessa Anna nella terza e quarta stagione di The Crown), Chloe è una delle serie più interessanti che ho visto nell'ultimo mese. Mettendo da parte la messa in scena e la buona realizzazione generale, è la storia che convince perché ti cattura e si fa seguire da inizio a fine. Sono certo che anche voi arrivando alla penultima puntata vorrete scoprire come termina. Questo perché Chloe inizia come se fosse una serie crime, ma più che sulle indagini vere e proprie, lo sviluppo gira attorno alla psicologia dei personaggi colorandosi di tinte thriller.

È poi basata su temi estremamente attuali legati sì al mondo dei social, di come questi ci abbiano incastrato in un costante confronto con gli altri, ma ci si sposta sulla salute mentale in genere, visti i problemi della madre di Becky, ma più in generale l'approccio della ragazza con il mondo esterno, la sua capacità di relazionarsi, la voglia di vivere una realtà più concreta, seppur mentendo. 
È un personaggio secondo me interessante, e ben interpretato come dicevo da Erin Doherty che riesce a creare una protagonista complessa, a tratti incerta, a volte invece senza scrupoli. 


Il parallelismo con Inventing Anna è facile, ma Becky è spinta a mentire e manipolare da una dualità di ragioni, non solo per la fame di condurre una vita più avventurosa. Tra l'altro, lei stessa proverà sulla sua pelle che essere benestanti non conduce automaticamente a relazioni migliori.
Chloe perde forse qualche punto per quella lentezza della parte centrale della serie, quando il ritmo sembra un po' vacillare, e per un finale conclusivo che avrei voluto un po' più esplicativo, ma che immagino volutamente resti un po' defilato. Per il resto Chloe - Le maschere della verità è una serie tv solida, che non ha nemmeno bisogno di una seconda stagione, e adatta per l'estate


Wolf Like Me
Miniserie

Merita una chance anche Wolf Like Me, con Josh Gad e Isla Fisher e disponibile dall'1 aprile sempre sul catalogo Prime Video
Gary (Josh Gad appunto) e sua figlia Emma si sono trasferiti da poco in in Australia, esattamente dopo la morte della moglie e madre della bambina. Un giorno i due vengono tamponati da Mary (Isla Fisher), che stranamente riesce a calmare Emma dall'attacco di panico causato dallo shock. La donna è sicuramente bizzarra, ma non potrà che incuriosire Gary e così scatterà la scintilla per una relazione decisamente sopra le righe, con più di un mistero da risolvere.


È difficile definire e parlare di Wolf Like Me perché il rischio è quello di fare spoiler. La potrei definire una dramedy con qualche accento dark, con un twist particolare, ma non basta perché è una miniserie semplice da un punto di vista narrativo, ma allo stesso tempo in grado di toccare temi più delicati. Anche in questo caso si parla infatti di salute mentale, di accettazione di sé, ma anche di superamento del lutto, tra l'altro da ben tre prospettive diverse. 
Al centro c'è però una storia d'amore che va avanti con le sue difficoltà, ma senza risultare stomachevolmente zuccherosa. Quel twist, che forse si può in parte intuire dal titolo, è un aspetto importante sicuramente, ma non viene sfruttato fino all'estremo, e questo forse per alcuni può essere un po' un neo.

Per me invece è stato un approccio interessante, perché credo che possa fungere quasi da metafora: è come dire che ognuno, dentro di noi, ha "qualcosa che non va", ma tutto sta nel saperci convivere e nel trovare qualcuno che ci apprezzi come siamo, anche nelle nostre ombre peggiori.
Nell'insieme, da una prospettiva più generale, Wolf Like Me non ha nulla di così particolare, non c'è quel quid per cui si possa distinguere da altre serie, ma è gradevole, fa sorridere e sa essere toccante senza drammatizzare troppo.
È poi una serie ben interpretata, e i personaggi danno delle prospettive leggermente diverse rispetto al solito, visto che la composizione della coppia attorno cui ruota tutto è in parte differente dalle solite fiabe.
Da metà stagione in poi si riesce a godere anche dei bei paesaggi australiani, quindi direi che Wolf Like Me è ideale se cercate una serie breve, ma che non sia eccessivamente frivola. Wolf like me è stata rinnovata per una seconda stagione, ne parlo qui.


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