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La classifica delle (troppe) serie tv degli ultimi mesi

La situazione serie tv negli ultimi mesi mi è un po' sfuggita di mano, al punto che non sono riuscito a parlarvi di telefilm che magari sono terminati a Giugno. Il motivo è presto detto: guardo troppe cose e non so organizzarmi bene. Ma, per riprendere le redini, è arrivato il momento di una mega classifica che possa ricapitolare tutte le mie opinioni, come sempre affidandomi alle sacre stelle.

⭐⭐⭐⭐

Ad aggiudicarsi il voto più alto di tutta la classifica è la seconda stagione di Anne with an E, o per noi italofoni Chiamatemi Anna.



Titolo originale: Anne / Anne with an "E"
Genere: drammatico
Stagione: 2 stagione / 10 episodi / 45 minuti ad episodio
Uscita in Italia: 6 Luglio 2018
Canale: Netflix
Anna si perde mezza stellina rispetto alla prima stagione, ma non è colpa sua, mischina, ma direi più colpa delle mie aspettative. Il primo ciclo di episodi è stato di una qualità molto alta, per la storia con un impatto emotivo molto forte, e anche per la capacità recitativa di Amybeth McNulty (Anna appunto), che di colpo mi ha spinto con la mente all'anime che guardavo da bambino.
In questa seconda stagione invece ho trovato alcuni aspetti che non mi hanno convinto al 100%, ma non fraintendetemi perché Anne with an E per me resta una visione ottima. 
Ho trovato che certi punti della storia potessero essere condensati in meno tempo, in particolare i primi tre episodi e tutta la vicenda che riguarda i due furfanti che si insediano a Green Gables. In generale credo che aggiungere tre puntate in più rispetto alla prima stagione, sia stato un po' controproducente. 


E poi ho qualcosa da dire sul personaggio di Anna: se nella prima stagione il suo carattere di ragazzina "spezzata" e segnata, costretta a crescere per certi aspetti più in fretta, era ben evidente, qui secondo me si perde un po' questa maturità. È come se sia tornata un po' più ragazzina e a volte, vi dico la verità, non la tollero del tutto. So anche che la colpa di questo twist è da imputare all'intenzione (corretta) di dare spazio a nuovi personaggi e a nuove linee narrative, ma so pure che se un personaggio dà il titolo all'intera serie, deve restare al centro della storia. Tra l'altro penso che se crei una struttura dettagliata com'è quella del carattere di Anna, quando si perdono anche solo pochi dettagli, si nota subito lo stacco.
Mi sarò capito da solo, lo so.


E vi dicevo, è una scelta corretta quella di dare più spazio ad altri componenti, perché così si introducono altre tematiche: dall'accettazione di sé che poi è un po' fra le colonne di Anne with an E, al bullismo, passando anche per l'omosessualità, tutti argomenti che su di me hanno un certo appeal e mi incuriosisce sempre vedere come vengono sviluppati. La cosa che più apprezzo è che queste tematiche non vengono caricate di pietismo, non sono meccaniche, ma si sviluppano in modo naturale e non pruriginoso. Ci stiamo dirigendo ovviamente verso probabili situazioni più romantiche che immagino coinvolgeranno anche Anna, visto che ormai sta crescendo, ma questo lo scopriremo nella terza stagione, anche se la data sarà sempre da scoprire nel 2019.

Quattro stelle mi sento di darle ad una serie tv di cui ho già parlato in dettaglio per cui non mi soffermo troppo e si intitola L'Alienista, che mi ha intrigato con i suoi personaggi (e non si facciano puerili riferimenti a Luke Evans) e per la sua storia, che riesce ad attualizzarsi, nonostante gli eventi si svolgano alla fine dell'800.


Titolo originale: The Alienist
Genere: drammatico
Stagione: 1 stagione / 10 episodi / 45 minuti ad episodio
Uscita in Italia: 19 Aprile 2018
Canale: Netflix
Ero soddisfatto di questa prima stagione, l'avevo divorata in poco tempo, ma già mesi fa speravo che ci fosse un seguito, perché i protagonisti sono stati ben approfonditi e radicati per cui ti ci affezioni da subito, e possono dar tanto sia a livello "umano" che narrativo. E così è stato: giorno 17 Agosto è stata confermata la seconda stagione intitolata " L’angelo delle tenebre". Se posso darvi un consiglio, state attenti agli spoiler perché anche questa stagione è tratta da un romanzo del 1997 di Caleb Carr, e potete immaginare che in rete si trovino facilmente tutti dettagli della storia. Io non voglio sapere nulla fino al 2019, quando immagino la serie andrà in onda. 

⭐⭐⭐🌠

Tre stelle e mezza vanno invece ad una serie tv che oltreoceano ha avuto un ottimo successo e da noi è disponibile su Netflix: mi riferisco a Good Girls.

Genere: commedia drammatico
Stagione: 1 stagione / 10 episodi / 45 minuti ad episodio
Uscita in Italia: 3 Luglio 2018 
Canale: Netflix
Devo dire la verità: sono tonto. Leggevo da più parti di questa serie tv, ma pensavo che fosse una delle già esistenti serie con un titolo simile (tipo New Girl, 2 Broke Girls, Good Girls Revolt, o semplicemente Girls e potrei continuare per giustificarmi), e non ci ho prestato attenzione. Poi ho capito che, non era roba vecchia, ma era una novità carina che mi sarebbe potuta piacere e così è stato. 
Della storia si può capire molto dal titolo stesso: Beth, Rubie e Annie sono tre "brave ragazze", sono lavoratrici, casalinghe, madri e mogli fedeli, che nonostante le apparenze, non vivono esattamente nella famiglia perfetta da Mulino Bianco, e proprio per i problemi che gravano su di loro, decidono di rompere i loro status, e abbracciare l'illegalità, ovviamente senza mettere da parte le loro vite e la loro immagine di facciata.


Good Girls è una serie che può sembrare apparentemente comica, sopra le righe, irreale, o anche demenziale a tratti, ma ho apprezzato che questa vena sia solo il motore che ti porta a seguire la storia. A questi elementi poi si affiancano le vite delle tre "brave ragazze" che son vite comuni, con tutte le difficoltà che la realtà ti può porre davanti, ed è questa parte che mi ha spinto a riflettere, a soffermarmi un attimo, a coinvolgermi più personalmente. È come se il genere di questa serie sia fluido: si passa appunto dalla commedia, all'humour nero, al thriller, al drammatico.
Leggevo in giro delle critiche perché in Good Girls le donne tenterebbero di emulare gli uomini, o comunque provano ad entrare nel campo maschile, ma in verità secondo me le protagoniste si ritrovano a superare gli uomini stessi, senza entrarci in competizione. Fanno tutto giustamente a modo loro.
Per me è stata una serie che avrei divorato in poche serate, se non mi fossi trattenuto. Ma a questo punto vi starete chiedendo come mai non abbia dato quattro stelle, e vi rispondo subito. 


Credo ci sia ancora molto da costruire e da scoprire, sia per quanto riguarda la storia, che fino ad ora, per questi primi dieci episodi, è stata ciclica e senza colpi di scena che hanno ribaltato la storyline; ma anche per quanto riguarda i personaggi, che conosciamo solo per un quadro ristretto. 
Immagino che anche per Good Girls la seconda stagione andrà in onda nel 2019, ma sono curioso di sapere come evolverà.

⭐⭐⭐

Do tre stelle a The Handmaid's Tale e prima che i fan più accaniti mi saltino alla giugulare, lasciatemi spiegare.

Genere: drammatico
Stagione: 2 stagione / 13 episodi / 45-60 minuti ad episodio
Uscita in Italia: 26 Aprile 2018 - 12 Luglio 2018
Canale: Tim Vision 
Con aspettative più alte persino dell'occhio di Dio che tutto scruta e tutto giudica, ho seguito la seconda stagione di The Handmaid's Tale, ma devo dire che le mie aspettative non sono state ripagate del tutto. 
Per questa seconda stagione de Il racconto dell'ancella non avevamo il supporto del romanzo di Margaret Atwood ma è stato un capitolo semovente, e si è visto. Partiamo da ciò che mi è piaciuto, ovvero la struttura portante, il mondo creato intorno a Gilead e ai suoi abitanti, che continua ad essere solida ma inizia a mostrare le prime crepe, le prime incongruenze, si sta lentamente sgretolando dall'interno, e questo accade proprio grazie ai personaggi che stanno evolvendo.


Il problema è che queste piccole evoluzioni non hanno portato nulla di concreto alla narrazione, anzi mi è parso di essere un criceto che su una ruota si trova punto e a capo, da inizio a fine stagione. Quasi un seguire i passi della prima stagione, per non sbagliare.
Questo potrebbe essere letto in perfetta coerenza con The Handmaid's Tale, che punta a creare una sensazione di chiusura e claustrofobia, ma noi spettatori penso che tutti abbiamo bisogno di un po' di aria nuova in cucina. E se persino una esplosione che avrebbe dovuto resettare parte del direttivo di Gilead non riesce nell'intento, allora mi sembra che si sia arrivato un po' all'assurdo.


Quella dell'esplosione è solo un esempio, perché non posso di certo scordare come tutto quello che riguarda le Colonie (che temevo diventassero invece la scusa per prendere tempo ad ogni puntata) venga messo da parte come nulla fosse, per poter far proseguire la storia come meglio piace agli sceneggiatori, ma a fare il gioco delle marionette siamo bravi tutti. Non aggiungo altro su questa parte, qualora siate rimasti indietro e vogliate recuperare.
E così l'unica strada è perdersi in lunghe inquadrature, perdersi nei pensieri di June e introdurre personaggi senza arte né parte che poi vengono tolti di mezzo con mosse spettacolari che dovrebbero creare pathos. 
No, mi spiace, non è questo ciò che mi aspetto da The Handmaid's Tale, e capisco che può far cassa perché ci tiri fuori altre stagioni, girando sulla ruota del criceto di cui sopra, ma piuttosto che 10 stagioni buttate a caso, preferisco un prodotto che inizi e finisca. 
La terza stagione si sa quasi per certo, debutterà ad aprile 2019. Aspetteremo. 

 Do tre stelle anche alla miniserie Piccole Donne.



Genere: drammatico
Stagione: 1 stagione / 3 episodi / 60 minuti ad episodio
Uscita in Italia: 11- 25 Maggio 2018
Canale: SkyUno
Si tratta appunto di un adattamento in tre puntate del romanzo di Louisa May Alcott, che penso che tutti conosciamo. Immagino che tre stelline possano sembrare un voto basso che fa pensare ad una serie tv così così, ma invece mi è piaciuta, non solo per l'ottima ricostruzione dell'epoca, ma anche per la caratterizzazione delle protagoniste. Senza contare la (piccola) parte di Angela Lansbury che fa sempre piacere vedere sullo schermo. E poi non posso dimenticare quanto mi piacesse il cartone animato da bambino, per cui un legame affettivo con la storia mi ha anche spinto alla visione. 


Però le vicende sono quelle tratte dal romanzo appunto, e non ci sono particolari differenze con le varie trasposizioni di Piccole Donne che si sono susseguiti negli anni. Anche le scelte registiche non sono rivoluzionarie.
Insomma se anche voi siete legati in qualche modo a questa storia e alle sue protagoniste, vi piacerà rivederla sullo schermo, vi farà sicuramente compagnia per tre sere (o una se siete proprio addicted), altrimenti potrete dormire sonni tranquilli. 

Tre stelle un po' meno lusinghiere vanno alla serie tv Netflix, Safe.


Genere: drammatico, thriller
Stagione: 1 stagione / 8 episodi / 45 minuti ad episodio
Uscita in Italia: 13 aprile 2018 - 22 giugno 2018
Canale: Netflix 
Sicuramente gli amanti di Dexter (che non ho mai seguito) si saranno fatti attirare dal faccione di Michael C. Hall in locandina, ma nonostante le buone intenzioni, questa miniserie di Netflix non è del tutto esente da difetti importanti.
Anche in questo caso nomen omen, Safe è la storia della scomparsa dopo una festa fra amici di Jenny Delaney, la figlia adolescente del medico Tom Delaney (Michael C. Hall appunto), il quale, spinto dalla voglia di riabbracciare la figlia, ma anche dai sensi di colpa, inizierà ad investigare sulla sua sparizione. Tom scoprirà passo dopo passo che anche dietro ai più alti muri di cinta fra famiglie "per bene", si nascondo segreti, bugie e non si è mai al sicuro.




Safe si muove su uno stile di narrazione tradizionale, dove minuscoli pezzi del puzzle si aggiungono volta per volta, per poi culminare con il grande colpo di scena. Secondo me questa è una struttura un po' datata e che ormai mi coinvolge poco, perché lasciare lo spettatore quasi a bocca asciutta, o con false piste da seguire per alcune puntate, in attesa della rivelazione finale, per me dimostra che la storia non è solida ed ha paura di svelarsi troppo in fretta. Certo, Safe mi ha intrattenuto, non posso dire di aver trovato tutto prevedibile, ma anzi è stata una visione piacevole, complice anche la brevità della stagione, e se vi piacciono i thriller non troppo complicati, ve la suggerisco a mani basse; ma non posso dire di aver assistito ad una serie tv epica, né di essermi appassionato così tanto alle vicende o aver empatizzato con uno dei personaggi.


A questo aggiungete scelte più tecniche non propriamente brillanti, come dialoghi banali e prevedibili, o la regia un po' posticcia, con inquadrature di primi piani spaventati con musica inquietante di fondo.
Diciamo che presa in quanto tale Safe è una serie tv che si lascia guardare con piacere, che tiene compagnia, ma come per Piccole Donne, se non l'avete ancora vista, non vi state perdendo nulla di così travolgente.


⭐⭐🌠

Concludo la classifica con due serie tv che mi son piaciute per motivi diversi, ma che per me hanno avuto lungo tutta la stagione dei problemi più evidenti nel corso delle puntate. La prima di queste serie è Billions, che in verità questa volta ci guadagna pure mezza stella in più rispetto lo scorso anno. 


Genere: drammatico
Stagione: 3 stagione / 12 episodi / 60 minuti ad episodio
Uscita in Italia: 13 aprile 2018 - 22 giugno 2018
Canale: Sky Atlantic 
Ci sono voluti un bel po' di episodi secondo me prima che questa terza stagione ingranasse, perché all'inizio ho temuto che tutto fosse rimasto come la scorsa volta. I personaggi mi sembravano fossilizzati per tutto il tempo nel range di emozioni che va dal saccente all'arrabbiato; la storia mi è sembrata fossilizzata sulle stesse circostanze che abbiamo visto e rivisto ormai da ogni angolazione,  che si potrebbe riassumere con il solito braccio di ferro fra Axe e Chuck.


Billions non è il mio show preferito e magari la colpa è mia ché non mi basta vedere quanto sono bravi gli attori, non sono sufficienti i dialoghi serrati (a volte anche troppo), non mi basta l'introduzione di nuovi personaggi se poi li releghi a parti stereotipate, né trovo particolarmente divertenti certe parentesi più tragicomiche.
Però con il proseguire della stagione hanno saputo rimescolare le carte, e lo hanno fatto il modo fluido, non impastato o confusionario, hanno dato corpo a personaggi che sembravano abbandonati, mentre hanno ammorbidito altri ruoli che fino al momento sembravano inossidabili. Si è aperta così una parentesi che immagino si svilupperà nella quarta stagione, e di cui sinceramente sono curioso. 

Due stelle e mezzo vanno anche alla settima stagione di Suits, a cui saprete ormai sono legato da un rapporto di affetto che mi spinge a volerlo seguire nonostante anche qui ci sia un po' l'effetto criceto sulla ruota. 

Genere: legal drama
Stagione: 7 stagione / 16 episodi / 45 minuti ad episodio
Uscita in Italia: 5 Febbraio 2018 - 25 Giugno 2018
Canale: Mediaset Premium Stories
Per me è la serie tv di compagnia, che richiede un minimo di attenzione, ma non mi tiene particolarmente impegnato mentalmente, e si innesta bene nel panorama dei telefilm che seguo, a volte anche un po' pesanti, ci sta benissimo. Questa volta però devo dare un merito a Suits perché è stata una stagione di transizione, per quello che doveva essere l'inevitabile futuro, abbastanza ben studiata. Non è uno spoiler ormai che Meghan Markle ha abbandonato la serie per fare qualcosa di decisamente particolare, ovvero diventare Duchessa di Sussex sposando il principe Harry, e non ci credo che qualcuno che mi sta leggendo non abbia visto o commentato il matrimonio. Meghan si è portata via Rachel Zane per sempre e Patrick J Adams ha tolto di mezzo Mike Ross, e non è del tutto un male perché entrambi non avevano più molto da dare e da dire; ma già nel corso della settima stagione hanno via via introdotto e dato più spazio a nuovi personaggi. 


Ammetto che non ho amato troppo la storyline di Donna (Sarah Rafferty), mi è parsa un po' pasticciata e presa per le pinze, e anche questo nuovo Alex Williams (Dulé Hill) non è che si sia introdotto con molta simpatia, ma ho capito gli intenti e sono curioso di come si sta svolgendo l'ottava stagione, già in onda in America. Katherine Heigl è entrata a far parte del cast fisso e già questa è una buona notizia perché dopo 7 anni abbiamo un po' tutti bisogno di novità. A giudicare dai primi ascolti che la nuova stagione sta avendo, credo che Suits sarà una serie ancora molto lunga. 

Se avete letto fino a qui non posso che farvi i miei complimenti per la tenacia, e se vi va fatemi sapere cosa state seguendo al momento. 





Seconde stagioni che mi hanno deluso 🥱🙅🏻‍♂️🤦🏻‍♂️

Erano solo un paio di settimane fa quando parlavo di come mi avevano entusiasmato alcune serie tv che erano state fortunatamente rinnovate con dei seguiti che riuscissero a soddisfare il mio gusto e le mie aspettative, ma proprio durante quella parentesi felice, stava già imperversando un'ondata di lieve malcontento per altri telefilm che, invece, per ragioni diverse non mi hanno convinto del tutto.

American Gods
Seconda Stagione
⭐⭐

Che non mi fossi innamorato della prima stagione di American Gods ve lo avevo raccontato ormai due anni fa, ma alla fine potevo accettare che il primo capitolo fosse semplicemente più introduttivo e stesse ponendo le basi per quello che sarebbe venuto dopo. Anzi direi che ce l'hanno proprio fatto credere, ed eravamo davvero tutti pronti a questa battaglia epica tra vecchi e nuovi dei, ma così non è stato.


Questi otto episodi, che sono andati in onda su Amazon Prime Video dall'11 Marzo al 29 Aprile, semplicemente non hanno fatto altro che allontanarci da un possibile epilogo o comunque all'apice della storia, dando spazio a vicende (perché parlare di storyline è un po' troppo) che si sono mosse molto lentamente e che non mi hanno trasmesso assolutamente nulla.
American Gods credo che sin da subito abbia voluto puntare sulla spettacolarizzazione dei fatti, più che sui fatti stessi, anche perché essendo tratta da un romanzo famosissimo, potremmo già sapere più o meno come la storia si concluderà. E per quanto riguarda l'aspetto visivo non ho assolutamente nulla da dire, anzi, è forse una delle poche carte vincenti di American Gods. Tuttavia questa non è una giustificazione, ma anzi un'aggravante: sarebbe infatti a mio avviso più logico tirare poco la corda di una serie tv che ha già un finale, e dare una struttura generale al susseguirsi delle stagioni. Invece no.



Questa seconda stagione di American Gods non mi ha trasmesso nulla semplicemente perché non racconta nulla e non porta a nulla, e lo fa anche con un ritmo per me troppo lento.
Le parti che mi hanno coinvolto sono state poche, come ad esempio gli approfondimenti sulle origini di Mad Sweeney, non semplice leprecauno ma divinità irlandese declassato con l'arrivo del cristianesimo, con una storia tormentata alle spalle. Sweeney è un personaggio ben strutturato, convincente, che ti fa sorridere, e che un po' ti commuove. Certo, del suo rapporto con Laura non ce ne importa nulla e risulta forzato, ma per il resto è assolutamente promosso.
Anche la ricerca di Gungnir, la lancia di Odino, e di come è stata spezzata in uno scontro con suo figlio Thor, secondo me riesce ad intrattenere lo spettatore. Tuttavia anche queste parti più interessanti diventeranno fini a sé stesse quando ci avvicineremo alla conclusione.


Insomma, finché c'è mitologia, c'è storia, c'è fantastico con un senso logico e delle radici, American Gods riesce a piacermi, ma quando tentano altre strade come tutto quell'intreccio su Technical Boy secondo me si finisce per intraprendere percorsi davvero poco convincenti e un po' confusionari.
Mi ha creato molta perplessità anche la gestione dei personaggi, dove la coralità sembra lasciare il posto ad una scarsa centralità dei ruoli.
Ci siamo persi Gillian Anderson, ed è stata sostituita da una decisamente meno incisiva e affascinante Kahyun Kim, ma forse questo è il male minore. 
Più problematico è Shadow Moon, colui che dovrebbe essere il personaggio principale, ma che sembra quasi un robot, che si muove non perché in grado di riflettere sulle situazioni, ma perché qualcuno gli dice di farlo. Più in generale non mi pare abbia avuto un ruolo così decisivo sulla storia, che se ci fosse stato o meno, non ce ne saremmo accorti. E questo significa che trovare qualcuno a cui affezionarsi e per cui tifare è davvero difficile. 



E lo scontro fra nuovi e vecchi dei? Nemmeno l'ombra, sembra che tutti stiano agendo dietro le quinte per prepararsi (ancora...) a questa battaglia, ma noi spettatori siamo per lo più esclusi fuori dai giochi, e messi in panchina ad attendere. 
Ho letto che effettivamente il dietro le quinte di American Gods è stato turbolento, con costanti cambi di sceneggiatori e che Neil Gaiman (che è anche produttore esecutivo della serie) volesse una maggiore fedeltà al suo romanzo (mica scemo), ma non so bene quanto tutto ciò abbia potuto influire nel risultato finale dello show.
So però che una terza stagione di American Gods deve recuperare davvero tanta strada, e spero che decidano di arrivare finalmente ad un punto (anche perché stiamo parlando di un solo romanzo, farne 6 stagioni di serie tv mi sembra esagerato). Non so invece se sono certo di volerla seguire. 


Killing Eve
Seconda Stagione
⭐🌠

Più o meno la stessa sorte è spettata alla seconda stagione di Killing Eve, di cui forse ricorderete come non ero rimasto innamorato nemmeno per la prima serie. 



La base di partenza era buona, ma lo sviluppo narrativo della prima stagione mi aveva lasciato perplesso, e soprattutto mi son chiesto "qual è il punto di tutto quello che sto vedendo?". Questa mia domanda si è confermata con la seconda stagione, dove la storyline di Killing Eve è stata ridotta ad una serie di scene che dovrebbero far ridere, ma personalmente se la mia bocca ha leggermente mosso gli angoli all'insù è già tanto.
Ho sempre pensato che questi risvolti più umoristici dovessero alleggerire la tensione di un thriller cupo e un po' violento. In realtà questa seconda stagione mi è sembrata una parodia, in cui hanno cercato di inserire situazioni più o meno surreali.
Narrativamente parlando vengono aperte delle parentesi che dovrebbero coinvolgere le due protagoniste, Eve e Villanelle, ma tutto quello che ci viene proposto non solo dura poco, non solo è davvero poco coinvolgente, ma soprattutto non sposta più di tanto gli equilibri del filone centrale.



Poco avvincente e senza tensione la caccia al Fantasma, questa controparte di Villanelle, nonché poco incisiva la sua parentesi che si concluderà un po' nel nulla.
Non troverà nemmeno una conclusione quanto accade al marito di Eve, Niko Polastri, sebbene non ha influenza sul quadro generale.
Meglio per quanto riguarda il secondo, più enigmatico, "cattivo", Aaron Peel, che ci porterà in Italia, ma anche qui non so quanto mi sia sentito coinvolto dalle vicende, se non per il fatto che ci condurrà all'epilogo e alla fine della seconda stagione di Killing Eve.
Molti hanno puntato al fatto che, quel che conta in questa serie tv non siano tanto le storie che racconta, ma l'evoluzione dei personaggi e del rapporto appunto fra Villanelle e Eve. Però anche in questo senso credo che si siano spinti un po' troppo oltre la logica comune e che quindi mi abbiano perso.


Di base, il ricongiungimento fra le due donne è un po' troppo facile rispetto a quello che ci avevano mostrato nella passata stagione, ma c'è di peggio a pensarci.
Chiunque all'interno della storia ha capito quanto Villanelle sia imprevedibile, non è una persona a cui interfacciarsi con la comune logica e sensibilità ma, come tutti quelli un po' fuori di boccia, deve essere gestita con attenzione. I servizi segreti in questa seconda stagione riescono a manipolare la serial killer sfruttando un possibile punto debole, ma si capisce come serve un'azione congiunta per trattenere la ragazza. In questo quadro mi pare un po' illogico che Eve continui a credere a Villanelle, a riporre fiducia in lei, a pensare che qualora provi qualcosa nei suoi confronti, possa essere un sentimento minimamente stabile.
Più volte Villanelle ha dimostrato il suo egoismo ed egocentrismo, di essere disposta ad uccidere, e a far del male indistintamente a chiunque.



C'è chi parla di una crescita di Eve Polastri, come se sia diventata più cosciente e decisa, meno paurosa, ma io questa crescita non la vedo, anzi. Intanto un agente dell'MI6 non può essere una mammoletta fin da principio, deve essere un po' sveglio, risoluto, convinto già di suo. Ma oltre a questo, i fatti dimostrano come non sia evoluta affatto, ma sia anzi la stessa persona piena di fisime, che nella passata stagione trovava intrigante un killer che ha ucciso, fra gli altri, un suo collega ed amico. Questa donna è stata ed è una incosciente.
In questo contesto si pone una incoerenza in cui il finale non ha senso: se Eve ha perso la testa per Villanelle, allora dovrebbe seguirla fino alla fine senza cambiare idea, perché sa che è così, un po' spostata; se invece non ha perso la testa, non avrebbe dovuto seguirla fin da subito.
Inoltre questi episodi secondo me azzoppano la futura terza stagione di Killing Eve, perché, visto il finale, sarebbe ancora più assurdo pensare ad un tentativo di riappacificazione fra le due protagoniste, quindi di cosa parlerà?
Anche in questo caso, ha giocato a loro favore il fatto che Tim Vision abbia trasmesso le puntate di settimana in settimana, dall'8 aprile al 27 maggio, e quindi avevo delle pause ed intervallavo con altro, perché altrimenti credo che avrei abbandonato la serie.



Good Girls
Seconda Stagione
⭐⭐⭐

Non posso dire che la seconda stagione di Good Girls sia stata una delusione alla pari delle altre due serie tv, tuttavia dopo la prima stagione credo mi aspettassi altro.



Credo ci siano due modi per seguire una serie tv come Good Girls. Il primo è in leggerezza, senza riflettere troppo, ma godendosi quelle battute simpatiche (specie di Retta), i dialoghi spinti e quei piccoli colpi di scena che condiscono le puntate. 
Non ci si annoia più di tanto, le puntate scorrono, non volo via dalla sedia per le risate, ma riescono ad intrattenermi in modo animato e gradevole. Tra l'altro non credo che gli ideatori di Good Girls abbiano la pretesa di creare una serie tv che diventerà un cult nel tempo, ma semplicemente di dare al pubblico un prodotto in grado di intrattenere e fatto discretamente bene. La bravura delle attrici, ma anche alcune scelte di regia e montaggio sono sicuramente aspetti che fanno scorrere gli episodi con piacere.
Tuttavia se accendo il cervello e cerco di andare un po' più a fondo, non posso promuovere a pieni voti questa seconda stagione di Good Girls perché il calo secondo me è stato abbastanza evidente. 



Il calo per quanto mi riguarda coinvolge diversi aspetti della serie, che un po' confluiscono fra loro. Intanto se nella prima stagione Good Girls era riuscita a introdurre qui e lì tematiche sociali importanti senza renderle pesanti e ammorbanti, in questa seconda stagione tutti i temi sensibili vengono ridotti a meno di una manciata e buttati qui e lì senza che poi abbiano il minimo sviluppo. Forse il più evidente e che mi tocca un po' più personalmente riguarda la sessualità di Sadie, la figlia di Annie, che hanno relegato ad un paio di battute quasi a fine stagione e non vedrà alcun passo avanti. Per il resto non mi pare ci siano stati momenti in cui qualcosa di minimamente più di spessore venisse messo sul piatto da portata. 
Il problema è che quegli attimi di riflessione che dovrebbero essere inseriti qui e lì, sono stati del tutto soppiantati da episodi filler che non servono a nulla.



Per quanto tutto sommato ben amalgamati nel contesto, secondo me i tre episodi in più aggiunti (nella prima stagione erano un totale di dieci) hanno portato ad un allungamento del tutto inutile ai fini della storia. Questo lo si nota per il fatto che il filone narrativo principale viene abbandonato a metà stagione, e verrà ripreso diverse puntate più tardi, convogliandone tutto lo sviluppo alla fine.
E a far così mi sembra un po' troppo facile.
A parte questi giochetti, c'è però a mio avviso di peggio. Infatti ho notato che il filo della credibilità fra qualcosa di vagamente realistico e qualcosa di completamente fantasioso secondo me si è assottigliato un po' troppo.
Già la gestione dei tempi a volte è stata un po' forzata e raffazzonata, ma anche le vicende vere e proprie non brillano per coerenza e logica.



Questo inseguimento al gatto col topo ad esempio, fra le tre "brave ragazze" e l'agente Turner, nella realtà credo avrebbe avuto uno sviluppo decisamente più rapido. Il fatto che Beth ad esempio usi in maniera smodata la concessionaria di auto per i suoi traffici illeciti la rende davvero troppo scafata per passarla liscia, specie dopo che a suo carico ha una accusa diretta. Ed invece è proprio lei che ha meno contatti da parte della polizia, e solo alla fine vedremo che andranno ad investigare in quello che potrebbe essere il quartier generale delle sue malefatte. Più in generale, queste donne si muovono assolutamente liberamente, non hanno i telefoni sotto controllo, non vengono seguite pur essendo nel mirino degli agenti, niente le disturba. Anzi, sono loro ad un certo punto a seguire la polizia.
È un po' tutto troppo strano, inverosimile, e mi sembra ci siano qui e lì un po' di forzature per far funzionare la storia.
Insomma Good Girls può essere preso per quello che è ovvero, per quanto riguarda le mie abitudini, una serie tv che mi tiene compagnia e alleggerisce l'atmosfera rispetto ad altri telefilm più (o forse troppo) impegnati, ma ha perso, in questa seconda stagione, parte del potenziale che avevo notato nella passata, ed a volte chiede uno scollegamento dalla realtà un po' troppo forte. Non c'è ancora una data per la season 3, ma sono sul chi va là per quando verrà pubblicata.




Le serie tv che ho abbandonato e non ho mai terminato 🛑

Mi sono sempre ritenuto un coriaceo delle serie tv, tanto da guardarle fino alla fine anche se il mio gradimento scema nel corso delle puntate, ma da qualche tempo ho cambiato un po' approccio. 
Già un paio di anni fa (qui) vi avevo raccontato di alcuni telefilm che avevo abbandonato per svariate ragioni, e a distanza di tempo è arrivato il momento aggiornare quella lista e integrarla con due novità e vecchie conoscenze.


Made for Love 
Seconda stagione

Sono state due serie tv che ho visto ed abbandonato di recente a farmi riprendere in mano questo elenco. La prima di queste serie è Made For Love, o meglio la seconda stagione, disponibile su Now e Sky Serie dal 28 agosto di quest'anno. La vicenda al centro è il matrimonio fra Byron Gogol, un magnate della tecnologia, e la moglie Hazel, che viene tenuta sotto estremo controllo dal marito, almeno fino a quando lei non si ribellerà.
Avevo visto il primo ciclo di episodi lo scorso anno e, nella mia recensione di allora, ero arrivato alla conclusione che la serie non mi aveva entusiasmato, nonostante non avessi trovato dei problemi macroscopici e avesse trovato una chiave tutto sommato ironica per parlare di temi seri come l'abuso emotivo. 

Ho pensato che quindi, tentare con la seconda stagione, potesse farmi cambiare idea, perché può succedere che una serie tv migliori, ma non è stato il caso di Made For Love. Dopo tre episodi infatti non ero affatto preso dalla storia, e mi sembrava solo un fiacco proseguo che non avrebbe portato idee e stimoli nuovi ed interessanti, ma situazioni trite e ritrite. Così ho deciso di saltare dalla barca e abbandonare la serie, e non mi sono poi del tutto sbagliato visto che HBO l'ha cancellata e non ci sarà una terza stagione di Made for Love.


From Scratch - La forza di un amore
Miniserie

Tratto dall'autobiografia di Tembi Locke, From Scratch è diventata rapidamente una delle serie tv più viste su Netflix, e altrettanto rapidamente l'ho abbandonata. La storia è quella di Amy, una ragazza americana appassionata d'arte, e della sua relazione con Lino, un ragazzo siciliano che invece sogna di diventare un grande chef. I due si conosceranno in Toscana, ma il loro rapporto finirà per dover affrontare diverse peripezie, fra genitori in disaccordo, malattie e una famiglia da formare.

Nonostante il titolo da romanzo di serie b, pensavo che From Scratch - La forza di un amore potesse essere una sorta di This is Us, magari non in grado di portare qualcosa di nuovo sullo schermo, ma quantomeno di essere coinvolgente e toccante. Mi sbagliavo, perché questa serie sciorina fin da subito una sequela infinita di luoghi comuni e cliché che rendono il tutto fastidioso.

Tutta la parte in Toscana sembra una sorta di video creato dalla pro loco (anche nella fattezza proprio) per incentivare il turismo, ma anche sull'italianità in generale non si contano il numero di baggianate che vengono messe in scena, fra accenti forzati, "buona cucina" e una vetusta disparità fra nord e sud. 

From Scratch inoltre ha dei dialoghi pessimi nella loro banalità, e risulta poco coinvolgente per colpa di salti temporali non ben esplicitati. Zoe Saldana e Eugenio Mastrandrea danno delle buone interpretazioni, ma a nulla possono contro una sceneggiatura tanto becera, al limite del risibile. 
Sono arrivato a circa metà serie tv, ma poi non ho retto, non trovandomi affatto coinvolto da From Scratch, e non ho vergogna a definirla forse una delle peggiori produzioni di questo 2022.


Posso ufficialmente affermare che non proseguirò anche nella visione di Billions, che ho concluso con la quarta stagione.


Devo dire che ho titubato, perché volevo provare a dare una chance alla quinta stagione, ma, complice il COVID, la produzione ha subito un rallentamento, bloccandosi a metà dell'estate 2020, per poi riprendere a settembre del 2021. Questo ha contribuito a farmi passare ulteriormente la voglia, ma bisogna dire che Billions non mi aveva più appassionato, visto che le vicende sembravano ripetitive e i personaggi sempre più esasperati (ed esasperanti) e fuori fuoco. Ad inizio di quest'anno è andata in onda su Sky la sesta stagione, ma è stata rinnovata pure per la settima. Io però non intendo voltarmi indietro.

Purtroppo è più o meno finita così anche con Suits, serie terminata nel 2020 con la nona stagione, ma che io ho smesso di seguire nel 2018 con la settima, visto che non mi appassionava più come agli inizi. In questi anni ho conservato una minuscola speranza di riprendere la visione di Suits anche solo per completezza, ed essendomi affezionato nel tempo ai personaggi, ma non è mai scattata la scintilla affinché concretizzassi la cosa. Essendo passato così tanto tempo, ed essendo sopraggiunta tanta altra roba, direi che è arrivato il momento di dire addio al progetto di un recuperone.

Con il 2022 saluto, non senza tristezza, anche i Pearsons di This is us, con cui mi sono arenato alla terza stagione. 


This is Us 2 aveva rotto un po' l'incantesimo che la serie aveva lanciato su di me, e nonostante un terzo capitolo un po' più convincente, mi sono bloccato, il tempo è passato, e purtroppo non credo di riuscire più a recuperare la serie. Le restanti stagioni, inclusa la sesta arrivata quest'anno, sono un po' troppo corpose, da 18 episodi l'una, per cui è complicato anche da un punto di vista logistico, ma ammetto che la mia affezione per i protagonisti mi spinge a sperare che forse un giorno chiuderò il cerchio in maniera più degna.

Non mi è spiaciuto affatto salutare invece Good Girls, cancellata alla quarta stagione. Già non si trattava della mia serie tv preferita, ma quando ho visto la seconda stagione ho un po' storto il naso per alcune assurdità raccontate. Così mi sono fatto sfuggire i restanti episodi e una volta che dovevo affrontare due stagioni intere, ho lasciato perdere e non credo proprio ci ritornerò mai in futuro.

Con altrettanto assenza di dispiacere ho abbandonato You, che è stata rinnovata per una quarta stagione, annunciata per gli inizi del 2023. Poteva essere un thriller psicologico godibile, ma i creatori di You si sono fatti coinvolgere da un vortice di assurdità che hanno reso la serie particolarmente fastidiosa e assolutamente non credibile.


Ricordo ancora come nella seconda stagione nessuno dei personaggi (e sottolineo nessuno) facesse o dicesse qualcosa che avesse il minimo senso logico. Portare avanti una serie tv con queste fondamenta, dove ogni cosa è possibile perché non vi sono delle linee guida da seguire, per me non è appassionante, ma direi più che altro snervante. Voi vedrete la quarta stagione di You?

Anche Outlander è stata confermata per una nuova, settima stagione, dopo la sesta andata in onda quest'anno, ma io ho tirato il freno a mano già al terzo ciclo di episodi.
Quella che doveva essere una saga fantasy appassionata e romantica per me si è rivelata presto troppo lenta e prolissa per potermi coinvolgere a proseguire la visione, e visto l'accumulo di episodi che dovrei recuperare a questo punto non mi immagino dare più chance a Outlander. Mi spiace solo per quel bellone di Sam Heughan, lui sì che dà valore alla serie.

È stato invece naturale abbandonare la visione di Big Sky, una serie tv crime - poliziesca del 2020, che è disponibile su Disney+ e che da dicembre di quest'anno arriverà alla sua terza stagione. 


Sembra essere una serie tv molto prolifica, tanto che già conta 42 episodi e non ci sono quasi stacchi temporali fra la produzione di una stagione e l'altra. Le motivazioni al mio abbandono di Big Sky sono diverse: in primis perché si tratta di un genere che mi piace, ma di cui non farei scorpacciate, per cui è difficile che mi fidelizzi ad un telefilm simile che butta fuori così tanti episodi. Inoltre la prima stagione era sì, di compagnia, ma oltre ad un buon ritmo generale, non ho trovato particolari qualità che potessero spingermi ad una visione costante. Quindi anche in questo caso non conto di voltarmi indietro.

È stata più o meno lo stesso con Jack Ryan, che però ha avuto una genesi e un impatto su di me differente rispetto a Big Sky. La prima stagione risale infatti al 2018, e mi era piaciuta, ma c'è voluto più di un anno prima di avere la seconda stagione. 


Trattandosi sempre di una sorta di thriller di spionaggio con delle punte più drammatiche e parentesi strettamente poliziesche, non fremevo dalla voglia di vedere i nuovi episodi, e così è passato del tempo che ha portato ad un affievolirsi della mia curiosità rispetto alle avventure di Jack Ryan. La terza stagione arriverà addirittura a dicembre di quest'anno, quindi a distanza di tre anni, e tutta questa lentezza non ha fatto altro che rendermi la serie ancora meno appetibile. È già in programma pure un ulteriore rinnovo e in linea generale non sarebbe un recupero impossibile, ma Tom Clancy's Jack Ryan  finisce sempre ultimo nella lista delle serie tv che vedrei, scalzato da altro, quindi mi sembra il caso di chiudere il capitolo definitivamente. 

Voi avete abbandonato delle serie di recente? Ma soprattutto fra queste serie tv ce n'è qualcuna che faccio male ad abbandonare?




Due serie tv da recuperare di cui nessuno parla (o quasi)!

Non ero esattamente entusiasta delle ultime serie tv che avevo terminato, fra la delusione per La donna del Lago, e una seconda stagione di House of The Dragon ben al di sotto delle aspettative, ne ho finalmente terminato alcune che invece credo valga proprio la pena vedere.


Gentleman Jack - Nessuna mi ha mai detto di no
Seconda stagione 

Esattamente come la prima stagione, anche Gentleman Jack 2 è arrivata da noi doppiata in italiano con un paio di anni in ritardo rispetto alla messa in onda ufficiale e ci sono tante cose che devo dirvi su questa nuova stagione, ma andiamo in ordine.
Gentleman Jack, scritta da Sally Wainwright, racconta la storia della diarista ed imprenditrice Anne Lister vissuta fra la fine del '700 e gli inizi dell'800, la quale aveva una vita molto particolare per l'epoca. Infatti era particolarmente intelligente, istruita e sveglia e si occupava direttamente delle attività di famiglia, ma soprattutto era quasi apertamente lesbica e nel corso della sua vita ha frequentato diverse donne.
Tutto della sua vita, ogni singolo dettaglio, è raccontato nei suoi diari personali, 27 volumi che contano quasi 5 miliardi di parole, e alcune parti trascritte con un codice segreto personale, e che è stato trasformato in serie tv in una coproduzione BBC e HBO.


Con la prima stagione abbiamo conosciuto Anne Lister (interpretata da Suranne Jones), e scopriamo come è riuscita a sposare, più simbolicamente che legalmente, l'ereditiera Ann Walker (Sophie Rundle) non senza intoppi e perplessità.
La seconda stagione riprende esattamente da dove avevamo lasciato le due protagoniste, ma aumentano di conseguenza gli ostacoli, visto che le due donne adesso vivono insieme. Anne Lister cerca quindi di gestire al meglio i terreni e i possedimenti della sua famiglia, messa però in difficoltà dagli altri imprenditori e politici che non tollera di essere scavallati o anche solo dover collaborare alla pari con una donna. Ma non mancano anche problemi con Ann, fra gelosie vista la vita amorosa passata di Lister e i dubbi nell'accettare a pieno una relazione che per l'occhio sociale è impensabile, e le sue difficoltà a fronteggiare la sua famiglia che la ostacola dall'ottenere quanto le spetta perché la ritiene troppo debole.

Le seconde stagioni sono spesso il punto debole delle serie tv, specie quelle di successo, ma quella di Gentleman Jack ribalta questo trend con una stagione che secondo me è anche più forte e solida della precedente che già comunque funzionava molto bene. Infatti hanno saputo bilanciare perfettamente il pubblico e il provato delle protagoniste, scavando dove serve, e sfoltendo quando necessario per dare ritmo e riuscendo a non far risultare noioso alcun passaggio sia esso pratico o emotivo. 
Gentleman Jack trova così una doppia chiave di lettura, da un lato funziona come perfetta rappresentazione di un'epoca, e quindi come period drama che racconta in modo certosino e gradevole lo spacco storico, grazie appunto all'accuratezza del materiale di partenza. Dall'altro lato la storia di Anne Lister e Ann Walker diventa una testimonianza di un amore omosessuale vissuto quanto più possibile pubblicamente, ma pur non diventando un baluardo per una battaglia politica, ma solo una vicenda umana.

Questa seconda stagione di Gentleman Jack riesce anche a far evolvere le sue protagoniste principali, e scopriamo ulteriormente le contraddizioni di Anne, che ha molti dei retaggi dei suoi contemporanei, è una conservatrice sotto molti aspetti, ma poi vorrebbe vivere come una persona più moderna. Ne esce una figura affascinante e complessa, energica ma anche fragile quando si parla di sentimenti. Mi sembra sia risultata anche meglio Ann Walker, meno debole rispetto alla prima stagione, e un po' più decisa.
Secondo me hanno anche migliorato il ritmo della narrazione, e come dicevo ogni parte di questa seconda stagione di Gentleman Jack è ben sviluppata. 
Le interpretazioni, in particolare quella energica di Suranne Jones, restano sempre al top, così come la messa in scena.

Arriviamo però ad oggi, perché i miei apprezzamenti poco servono credo visto che HBO ha cancellato il rinnovo per una terza stagione, ma pare che si sia mobilitata tanta gente e persino una raccolta firme per salvare la serie visto l'impatto culturale che ha. Obbiettivamente credo che le storie di Anne e Ann abbiano ancora tanta strada da fare, i diari di Lister sono una testimonianza incredibile e credo meritino un'altra chance di essere adattati per il grande pubblico. Si parla della possibilità che un'altra emittente salvi Gentleman Jack e la sviluppi e in effetti ci spero. 


Bad Sisters 
Prima stagione


Quando ho letto che Bad Sisters, produzione irlandese disponibile su Apple Tv + da agosto del 2022, è stata rinnovata per una seconda stagione che arriverà a novembre di quest'anno, ho pensato fosse finalmente arrivato il momento di recuperarla e non me ne sono pentito affatto. 

In Bad Sisters conosciamo le cinque sorelle Garvey, ognuna con i suoi problemi e difficoltà, ma soprattutto con una patata più grossa da pelare. Infatti Eva (Sharon Horgan, anche ideatrice della serie) è la maggiore ed ha cresciuto un po' le altre sorelle ma non ha un marito o figli, Ursula (Eva Birthistle) fa l'infermiera ma ha anche una relazione extraconiugale, Bibi (Sarah Greene) ha invece una benda sull'occhio e scopriremo cosa le è accaduto, mentre Becka (Eve Hewson, già protagonista di Dietro i suoi occhi) è la più piccola e scapestrata di casa. E poi c'è Grace (Anne-Marie Duff), diventata improvvisamente vedova, anche se qualcosa non quadra. Bad Sisters infatti inizia proprio dal giorno del funerale di suo marito John Paul (Claes Bang) e si nota subito che fra le sorelle sembra essere accaduto qualcosa.

Scopriamo con un flashback, anzi uno dei tanti, che John Paul era un uomo manipolatore, senza scrupoli, controllante, omofobo, probabilmente anche razzista, passivo-aggressivo, arrivista, bigotto e potrei continuare, ma vi basti sapere che l'odiosità del comportamento dell'uomo spingerà le sorelle Garvey a volerlo uccidere per liberare Grace dalla sua morsa, e non solo.
Sono state però davvero loro? Come hanno fatto, e soprattutto come mai la polizia non ha scoperto nulla? Ad indagare, o almeno a provarci, ci saranno due fratelli, Thomas (Brian Gleeson) e Matt (Daryl McCormack, Il Piacere è tutto mio e The Woman in the Wall) che gestiscono l'agenzia di assicurazioni ereditata dal padre, che però fallirà se dovranno risarcire Grace.
Diventa così una vera e propria lotta alla sopravvivenza fra due fazioni differenti, ognuna con in fondo le sue buone ragioni per contrastare l'altra, e muovendoci su due linee temporali in questa prima stagione di Bad Sisters scopriamo man mano cosa è accaduto. 

Un po' Good Girls, un po' Desperate Housewives, un po' Big Little Lies, e anche un po' Dead to Me, con quel tipico mood del whodunit classico, del giallo in cui trovare il killer, Bad Sisters è tanta roba. Non solo si muove su due (a volte più) linee temporali, ma questa serie Apple Tv si addensa intorno a temi importanti senza diventare mai pesante. I rapporti fra le sorelle sono raccontati benissimo, ognuna con le sue manie e il suo carattere, e tutte forti a modo loro, ma oltre che di famiglia, maternità e figli da una prospettiva diversa, si parla di rapporti malati, di manipolazione psicologica anche molto sottile.

John Paul ad esempio non è mai violento con la moglie o con qualcuno, difficilmente alza i toni, ma ha sempre modi sottili, ricattatori e velenosi per controllare Grace, e si limita a distorcere la realtà e girarla sempre a suo favore. Lui diventa l'emblema di un patriarcato, di una mentalità tossica ma non lontana purtroppo dalla realtà, visto che siamo in una Irlanda cattolicissima e piena di contraddizioni, e da spettatore è spontaneo chiedersi se davvero una persona così meriti di vivere.


Bad Sisters riesce ad essere realistico appunto, e al tempo stesso grottesco, drammatico quando serve, ma sapendo mettere qui e lì momenti comici, anche solo per una battuta, con i colpi di scena ben calibrati, in una miscela che mi ha portato a vedere i 10 episodi in pochissimo.

Per il mio modo di vedere le serie tv forse avrei preferito un minutaggio inferiore, soprattutto perché a volte si sfocia in situazioni un po' estreme, che non sempre riesco ad associare a fatti che possano accadere realmente, e penso che accorciare un po' la durata dia anche a questi eventi maggiore leggerezza. Magari ha senso solo per me, ma va bene così.
Al netto di questo, Bad Sisters resta forse una delle migliori serie che ho visto quest'anno, con una scrittura brillante e non banale, con un cast che funziona bene, e qualche bello scorcio dell'Irlanda che mi piace.

La seconda stagione è terminata a Dicembre 2024, e ovviamente non me la sono persa. Ne parlo qui. 



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