Buongiorno miei cari,
è la vostra befana preferita che vi scrive. Mi sto dando sotto con i film e son contento. Vorrei riuscire a vedere almeno un film al giorno, ma capite bene che ci vorrebbe un livello di organizzazione che nemmeno mi sogno, indi facciamo un po' per volta.
Vi ricordo che sono tutt'altro che un critico, ma sono solo una persona che va al cinema (con una connessione internet) che condivide la sua opinione e magari vuol sapere la vostra.
Questa volta tanti film recentissimi che sicuramente trovate ancora nelle sale.
Il ponte delle spie (2015)

Titolo originale: Bridge of Spies
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Durata: 141 min
Genere: storico, thriller, spionaggio, drammatico
Regia: Steven Spielberg
Da competente assicuratore, James Donovan, si ritroverà a difendere un uomo, Rudolf Abel, accusato di essere una spia russa. La Guerra Fredda è ancora in atto, e quello che Donovan doveva affrontare, sarebbe dovuto essere un processo lineare, per ribadire ai media che gli Stati Uniti offrono paritarie condizioni anche a coloro che sono considerati dei nemici pubblici, e per affermare i diritti costituzionali che la nazione vanta.
Tuttavia, l'avvocato, mettendosi contro l'opinione di tutti, persino della sua famiglia, prederà il caso a cuore e cercherà in tutti i modi di salvare Abel.
Due ore e venti minuti che scorrono lisce, per questo film che inquadra, a sommi capi, ma in modo chiaro, un periodo storico preciso.
Sulla regia non mi esprimo affatto, visto che è condotta da un nome famoso. Posso però dire che narrativamente il film è ben sviluppato, forse in maniera troppo lineare, ma son dettagli. Pur non essendo io abituato/propenso a film così lunghi, non ho fatto grossissima fatica a guardarlo fino alla fine.
Accanto ai lunghi dialoghi, ci sono sono momenti più drammatici, momenti ironici, e altri più movimentati o tensivi, per cui non ti stanchi, né sbadigli; di base, essendo un film basato su una storia vera, risulta emotivamente coinvolgente.
Il punto più criticato in rete è la faziosità del film. E' così difficile da superare? A mio avviso no.
E' vero, gli americani ne escono, rispetto ai tedeschi e ai russi considerati brutti, cattivi e strambi, come quelli che credono alla loro costituzione, che tutelano la libertà di tutti, persino di quelli che all'epoca erano componenti importanti nelle sorti del paese. E' anche vero però che sono parti nel film, e, da un'ottica più ampia, non mi è parso così intinto di buonismo americano da far venire la nausea.
Un buon film, forse mi aspettavo qualcosa in più, ma non saprei nemmeno dirvi cosa.
L'unica cosa negativa che posso dire, è che la faccia di Tom Hanks, cade un po' male qui e lì.
Voto 7 e mezzo
Irrational Man (2105)
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Durata: 96 min
Genere: noia, commedia, sentimentale, giallo
Regia: Woody Allen
Abe Lucas è un professore di filosofia che dovrebbe essere bello, dannato e incredibilmente magnetico. L'unica cosa che invece nota il pubblico è la sua pancia sporgente e il capello unticcio.
In realtà la filosofia sembra essere un hobby, visto che per metà film fa il profumiere: lo fa annusare, ovviamente senza darglielo, a Jill una studentessa del suo corso. Questa finirà irrimediabilmente innamorata di lui senza conoscere il suo oscuro segreto.
Nel suo potere di onnipotenza e totale follia, infatti, Abe decide di fare il paladino della giustizia e diventerà l'artefice di un omicidio.
Questo film non dovevo vederlo, perché io Woody Allen non lo digerisco. Mi era andata bene con Magic in the Moonlight e Midnight in Paris, ma ho capito che si trattava di una clamorosa botta di chiappa.
Credo fortemente che questo film sia stato volutamente imbottito di noia per colmare una trama vuota. Una storia lineare, semplice, ma al limite del soporifero, farcita di filosofia e dialoghi, che, scusatemi se sono ignorante e non li capisco.
Moralità sciorinata a destra e a manca, che si scontra con il cercare una strada per sentirsi vivi, in un quadro che di vivo non ha nulla.
Poco ci interessa della storia perfettina fra Jill e il suo ragazzo. Poco ci interessa della psicosi di Abe Lucas che appare come un matto qualsiasi con una buona favella e una certa istruzione.
Non è l'ironia della psicosi che viene messa in scena, ma solo un matto da cui ve (ce) la dareste a gambe levate.
Nemmeno il colpo di scena finale risolleva le sorti di questa pellicola.
La mia professoressa di filosofia con i suoi racconti sui suoi disastri culinari, era decisamente più accattivante e sicuramente più divertente.
Voto 4
Il Piccolo Principe (2015)
Titolo originale: Le Petit Prince
Paese di produzione: Francia
Durata: 108 min
Genere: animazione, fantastico
Regia: Mark Osborne
Prodigy ha il destino segnato: essere la migliore, sempre. E soprattutto entrare alla Werth Accademy. Lei ne sembra convinta, ma quella che più la spinge verso questa strada è la madre, una giovane donna in carriera. Per far sì che la figlia possa realizzarsi, le due si trasferiscono in un nuovo quartiere, dove Prodigy deve seguire un serrato calendario per essere pronta ai test di ammissione all'accademia.
Tuttavia i suoi studi subiranno uno stop, perché Prodigy non saprà resistere alla simpatia del suo nuovo vicino di casa: un nonnetto fuori dai canoni con una storia molto particolare da raccontare. Egli era infatti un pilota, e un giorno, a causa di un problema al suo aereo si ritrovò nel deserto del Sahara e qui incontra un bambino, il Piccolo Principe.
L'aviatore racconterà la storia di questo bambino proveniente da un asteroide chiamato B612, su cui vive insieme ad una rosa, ma da cui si era allontanato non sopportando più il comportamento vanitoso di questa.
Non senza difficoltà l'aviatore arriverà alla fine della storia, ma Prodigy ne resterà delusa, tanto da staccarsi definitivamente dall'anziano.
Tuttavia la bambina finirà per ricredersi e deciderà di ritrovare il Piccolo Principe.
Un film per bambini, tanto che al cinema te lo mettono alle 18 (molto comodo, vero?!), che non è solo per bambini. La storia di Prodigy si intreccia con quella più nota scritta da Saint Exupéry, e lo fa anche graficamente, tanto che, le parti animate in 3D, si uniscono ai disegni originali riprodotti in stop-motion .
Non sono un fan del libro, e se proprio devo subire il linciaggio in pubblica piazza, dico pure che mi sembra si sia un po' abusato di questa storia, e della sua simbologia.
Malgrado ciò promuovo questo film che è mi è parso evocativo, emozionante, delicato, elegante, ma anche divertente e piacevole da seguire. Le due parti, quella più moderna e quella più "datata", si fondono nella metafora che il problema non è crescere e dover diventare adulti; Prodigy vuole diventare adulta, l'aviatore è invecchiato e non solo lui, ma il problema è scordare di essere stati bambini, di vedere e sentire come i bambini sanno fare: un po' ingenuamente ma genuinamente col cuore.
Probabilmente la lancetta del tempo dà meno spazio alla storia originale e più a quella di Osborne ma non importa, mi ha comunque commosso.
Voto 8
E col classico pianterello, io vi saluto e ci sentiamo presto con tanti altri film!











