Due novità che ho visto su Netflix (e cosa potete evitare)

Dopo una sequela di film, finalmente è tempo di parlare di serie tv (e docuserie) che ho terminato e sono disponibili su Netflix da Ottobre (oltre Fair Play). Cosa varrà la pena vedere?


Beckham
Docu-serie


Nonostante la mia conoscenza del calcio sia pari a zero, mi sono fatto incuriosire da questa docu-serie sulla vita e sulla carriera di David Beckham. Disponibile su Netflix dal 4 Ottobre e salita in vetta fra i prodotti più visti sulla piattaforma streaming, penso che Beckham si sia fatto notare non solo perché parli di calcio, che già attira molti appassionati, ma proprio per quello che è diventato il calciatore una volta che ha unito la sua vita e la sua immagine pubblica insieme a quella della Posh Spice Victoria (al secolo) Adams.
Non si parla insomma solo di sport, ma anche di uno dei simboli pop degli anni '90 e forse uno dei primi calciatori che dal campo è diventato una star internazionale in grado di capitalizzare con la sua immagine.


La serie Beckham è interessante proprio per questo: non si parla solo di successi sportivi, ma di quanto abbia influito il rapporto fra David e Victoria rispetto alla sua carriera da calciatore, e di come i media, i colleghi, il suo allenatore Sir Alex Ferguson, e la società in genere, reagivano e narravano ogni loro uscita e anche ai momenti di difficoltà. Non seguendo il calcio, ad esempio, non sapevo che all'epoca, un cartellino rosso costò a Beckham tantissimo odio da parte dei tifosi e dei giornali, con annesse minacce di morte. 
Credo che il taglio di questa docu serie Netflix sia azzeccato proprio perché unisce passato e presente, miscelando circostanze pubbliche alle reazioni private, e raccontando il personaggio a tutto tondo, dall'infanzia fino appunto alla fama, ma anche attraverso alcune scelte sbagliate e alcuni passi falsi. 
Ho apprezzato anche che le testimonianze e le persone intervistate non sono magari di personaggi secondari o esterni alle vicende, ma moltissimi dei colleghi e degli allenatori dello stesso Beckham, con nomi di primo piano, dal nostro Fabio Capello a Ronaldo.


Alla fine ne esce un David Beckham (che produce insieme a Victoria il documentario) secondo me molto umano, a tratti fragile, maturo, legato alla sua famiglia, e che esamina razionalmente e con ironia la sua carriera, e che racconta anche il suo presente senza troppi filtri, incluse le sue manie per l'ordine. Sarebbe stato carino vedere più interventi di Victoria, ma d'altronde non è lei la protagonista, almeno non quella diretta.
Beckham è composta da 4 episodi da un'ora circa ciascuno quindi la si vede facilmente, anche appunto da chi non è appassionato di calcio (come me), anche se devo ammettere che ho preferito i primi due episodi proprio perché mi sono sembrati più ad ampio respiro, mentre gli ultimi due mi davano un senso di ripetitività e troppo addentrati in ogni singolo aspetto dello sport. Nulla di imperdibile, ma nemmeno da evitare come una pozzanghera.



Lupin 
Parte 3


Dal 5 ottobre su Netflix è arrivata la terza parte di Lupin, in cui Omar Sy ritorna nei panni di Assane Diop e questa volta tenta il tutto per tutto, un ultimo grandioso colpo, ispirandosi sempre alle prodezze di Arsène Lupin, per potersi ritirare a vita privata insieme alla moglie e al figlio, i quali vivono il disagio di essere ormai pubblicamente associati ad un ladro ricercatissimo. Ancora una volta si ritrova a fronteggiare vecchi e nuovi nemici e deve affrontare anche alcuni personaggi del suo passato per poter attuare il suo piano. 


Non avevo voglia di vedere questa terza parte di Lupin, anche conscio del fatto che le prime due non mi avevano proprio fatto battere il cuore. Il Lupin di Omar Sy è simpatico, gigione come ho detto altre volte, e la serie riesce comunque ad intrattenere con un ritmo che si mantiene più o meno costante (ci arrivo dopo a questo) di episodio in episodio. Penso che la spettacolarizzazione degli inseguimenti, i travestimenti di Assane, la curiosità di scoprire che altro si inventerà e come uscirà dai casini in cui si ficca siano il motore della serie, che continua ad essere fra le più viste su Netflix. 
Sarebbe tutto bello se fosse tutto raccontato in modo solido, coerente e credibile, anche all'interno di un contesto non realistico.


Il fatto è che per vedere questa Parte 3 di Lupin ho dovuto abbassare completamente il livello di credulità non solo in uno scenario più ampio, come appunto le magie messe in scena da Assane, i suoi travestimenti e la capacità di essere sempre un passo avanti, ma anche nei dettagli e nelle scene secondarie. Penso ad esempio all'ispettore Guedira che per smascherare il ladro fa delle cose che gli sarebbero costate il posto e forse anche degli anni di carcere, o ancora il fatto che un personaggio, seppur secondario, a distanza di circa 20 anni, sia praticamente identico. Potrei continuare, ma non voglio fare spoiler.
Ma è ancora peggio che nessuno, e sottolineo nessuno, riconosca Assane quando il suo travestimento è risibile e pari alla sua faccia, nonostante ci venga ormai presentato come una celebrità con tanto di fan acclamanti.


Le conseguenze sono due: la prima è che le storie, nella loro assurdità, per me diventano poco appassionanti perché tanto ho già visto che può accadere di tutto e soprattutto che Lupin non trova mai degli intoppi lungo le sue avventure, quindi non c'è quel diversivo, quella sterzata che sconvolga le carte. 
La seconda è che anche lui non ne esce benissimo, perché, se oltre a prevedere incredibilmente tutto, è circondato da tonti, è normale che lui riesca sempre a farla franca. 
Inoltre, anche se vengono definite parti e non stagioni, penso che dopo quasi 20 episodi ci aspetti qualche novità nell'impostazione, ed invece si ritorna a quegli spiegoni in cui lo stesso Assane ci svela i suoi segreti, e che secondo me sono spesso noiosi.


Un altro aspetto stantio secondo me di questa Parte 3 è che rimesta sempre nel passato, non andando poi troppo avanti nel presente, e non progettando una nuova strada per il futuro. È vero, abbiamo acquisito anche nuovi aspetti del protagonista attraverso questa ulteriore indagine nella sua adolescenza, tutto bello, ma sul finale, lungi dal farvi spoiler, si torna quasi punto e a capo. 
Capisco che a molti piaccia una serie tv come Lupin che permette (diciamo obbliga?) di staccare la testa, immergersi in una storia avventurosa che tiene marginali argomenti come il razzismo, e magari fa sorridere ogni tanto, ma per me si è andati molto oltre ogni logica e non posso dire che mi abbia sempre mantenuto col fiato sospeso, anzi gli ultimi due episodi li ho trovati inutilmente lunghi.
Se ci dovesse essere la parte 4 o comunque una seconda stagione, ancora da confermare, non sono certo di voler proseguire. 



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