mercoledì 28 novembre 2018

|Beauty Cues #MaskWednesday|
Trattamento Occhi e Labbra Fria Myself


Dopo la sfida fra maschere con modalità di uso diverse, ma ingredienti e finalità simili, proseguo il mio vagare fra le maschere e i trattamenti viso ormai non più molto recenti di Fria Myself.
Fra tutti quelli che l'azienda propone, credo che quelli che mi interessavano di più, erano sicuramente i trattamenti labbra e contorno occhi, anche perché la grande distribuzione è un po' carente di patch e maschere appositamente studiati per queste zone.

Fria Myself Trattamento labbra



Questo trattamento di Fria è effettivamente di una maschera in tessuto tagliata a forma di labbra contenuta in una confezione in plastica richiudibile, aspetto importante così da non aver problemi di bustine che restano aperte. Il siero di cui è imbevuto non è facile da distinguere, ma dai residui sulla confezione sembra quasi cremoso, ma molto sottile. Certamente non è un siero acquoso come altre maschere in tessuto. È sufficiente a coprire bene il tessuto, senza eccessi, ma senza taccagneria.
Non si capisce molto bene (e uso l'impersonale giusto per non sembrare cretino) ma appena aperta la confezione vi trovate tutti e due i trattamenti insieme, solo che sono divisi e protetti da un supporto sempre in tessuto ma di un colore giallino e chiaramente di un materiale diverso. Eliminerei questo supporto/doppio tessuto/simil maschera perché sembra a tutti gli effetti uno dei trattamenti e perché va ad assorbire parte del siero, ed è un po' uno spreco.


Io sinceramente ho applicato questo supporto colorato come fosse una maschera, anche se magari è un po' più spesso e non aderisce alla perfezione, è comunque imbevuto e se qualcuno ha qualcosa da dire, ne riparliamo fuori.
Comunque il trattamento labbra Fria ha una profumazione fresca e super delicata e posso dire che tutto sommato aderisce sufficentemente alle labbra anche se avrei un po' di aspetti da rivedere: intanto la forma che è più lunga che larga. Io non ho le labbra particolarmente carnose ma ovviamente voglio che il trattamento agisca bene su tutta la superficie, quindi dalla parte più interna fino all'esterno, per cui farei le maschere leggermente più grandi. Inoltre aggiungerei un taglio centrale non solo per poter parlare e respirare, ma anche per far aderire meglio ad entrambe le labbra. Non sono aspetti che influiscono in modo esponenziale sulla resa, però sono quelle caratteristiche secondo me migliorabili.


Questa premessa sembra preannunciare qualcosa di brutto e invece vi sbagliate.
Fria promette che questa maschera per il trattamento labbra
"concorre ad ammorbidire e nutrire le labbra donando un effetto emolliente. Le labbra saranno lisce, morbide e ben idratate."
Questo effetto dovrebbe essere dato da ingredienti come l'acido ialuronico ed il burro di karité, ma ho notato che nell'INCI sono presenti anche urea e serine, un aminoacido, entrambi elementi che aiutano a ripristinare il fattore naturale di idratazione.
A me questo trattamento labbra Fria è piaciuto molto. Prima di applicarlo ho fatto uno scrub labbra di cui vi parlerò presto, per permettere alla maschera di agire il più possibile, inoltre non l'ho tenuta in posa solo 15 minuti consigliati ma fino al completo assorbimento del siero, perché come dicevo, non cascava, e una volta rimossa la maschera le labbra erano decisamente più idratate e più morbide e vi posso assicurare che l'ho applicata in un momento in cui avevo molta necessità. Apparivano anche un po' più lisce, le pieghette sembravano meno evidenti e profonde.


Forse sarà una cosa strana ma ve la dico: non ho sentito alcun sapore sulle labbra. Certo non sono stato lì a leccarle e assaggiarle, ma non avverto alcun gusto. Inoltre non ho avuto residui appiccicosi o fastidiosi.
Certo, se poi applicate il burrocacao ad ogni transumanza delle mucche del Trentino non potete sperare che una maschera risolva il problema di secchezza labbra, ma se cercate un booster idratante magari prima di una serata, se dovete usare un rossetto liquido particolare, o in un periodo di labbra screpolate, il trattamento labbra Fria Myself ha la mia approvazione.

INFO BOX
🔎 Acqua e Sapone, Grande Distribuzione                 
💸 €2.49
🏋 2 Trattamenti labbra
🗺 Made in Italy
⏳  1 Mese
🔬 Stop Test Animali Garantito da LAV
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Anche nel trattamento occhi Fria Myself si presentano un po' quegli aspetti che rivedrei nel trattamento labbra. Anche in questo caso abbiamo dei patch in tessuto con la classica forma a lunetta, contenuti in una confezione richiudibile, e che hanno un supporto in tessuto.  La grandezza però è giusta: va a coprire la zona perioculare, arrivando anche sulla parte dove si forma la zampa di gallina, ma senza scendere troppo sulla guancia, dove secondo me sarebbe inutile.


Nel caso del trattamento occhi, il siero di cui sono imbevuti i patch è diverso rispetto alla maschera labbra, sembra più liquido ma è inserito nella giusta quantità, quindi non gocciola, ma allo stesso tempo aiuta a tenere adeso il trattamento, e ovviamente ad agire. La profumazione è fresca e delicata, per nulla fastidiosa.


Quanto al supporto della maschera anche in questo caso, essendo in tessuto, è anch'esso imbevuto ed aderisce perfettamente alla zona perioculare. E quindi siamo lì: io quel siero non lo spreco ed applico questo doppio tessuto come fosse la maschera.
Fria sottolinea la presenza di acido ialuronico ed elastina fra i componenti del trattamento, ma ho notato anche la presenza di un peptide che dovrebbe stimolare il collagene.
L'azione che dovrebbero svolgere questi patch è
"idratare la delicata superficie del contorno occhi e a distendere la pelle favorendo un effetto anti-rughe."
Anche per il trattamento occhi Fria Myself non posso che parlare bene: mi è piaciuta l'intera esperienza, dalla comodità della posa, visto che i patch non cascano, a come il siero si è assorbito completamente senza residui e senza risultare appiccicoso. Quindi si possono usare anche di giorno.
Dopo l'ormai nota lunga posa, ben oltre i 15 minuti, questa maschera mi ha dato idratazione e compattezza alla zona perioculare, che appare più distesa.


Non posso sottolineare un'azione anti occhiaie o anti gonfiore, anche perché il l'azienda non presenta il prodotto come tale, ma a livello generale di compattezza della pelle, mi è parso che dia un risultato abbastanza gradevole.

INFO BOX
🔎 Acqua e Sapone, Grande Distribuzione                 
💸 €2.49
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Questi trattamenti Fria Myself mi sono piaciuti, e se considero costo e reperibilità guadagnano ancora più punti. Però hanno un neo che non posso non segnalare: nonostante il PAO di 30 giorni e la confezione richiudiubile, dopo circa 15 giorni entrambi i patch erano quasi asciutti al punto che non restavano più sulla pelle. Ci sono rimasto male.
Se per il trattamento contorno occhi sono riuscito a recuperare la situazione imbevendolo un po' del tonico di EC-Lab che contenendo caffeina, mi sembrava adatto, il trattamento labbra è andato buttato. Quindi vi consiglio di consumare il prodotto in fretta. 




lunedì 26 novembre 2018

|P_laylist #18|
No, non sono canzoni di Natale, ma più o meno album brutti.

Volevo tranquillizzarvi subito: non è (ancora) una playlist natalizia, sono solo sparse impressioni su più o meno novità musicali, inclusa una schiera di flop che non mi aspettavo. La mia attenzione è stata captata dai diversi album che sono stati pubblicati fra Ottobre e Novembre.


Che hai combinato, Giorgia?!

Scempiato, triste, confuso e un po' deluso. Così mi sono sentito dopo aver ascoltato l'ultimo album di Giorgia, Pop Heart, un mix di cover di canzoni italiane e straniere, 15 in totale, che la cantante ha scelto di raccogliere nel nuovo disco.

Immagine correlata

L'idea di base mi piace, e ci sta che dopo anni di carriera, non hai più molti pezzi inediti da proporre, e magari hai dei pezzi a cui sei legata, e vuoi proporli. Il problema è lo sviluppo di questa idea.  
Non so da dove iniziare nel parlarne.
Il primo singolo, Le tasche piene di sassi, per me peggiora dall'originale, e, per quanto ne comprenda la poetica, ho sempre trovato già Jovanotti molto lagnoso quando la canta, ma questa versione di Giorgia non aggiunge nulla all'originale, anzi gli toglie un po' di sofferenza e profondità. In generale c'è un problema con gli arrangiamenti, che mi sembrano le basi MIDI per cantare al karaoke o che trovi su Youtube. Ma anche vocalmente Giorgia non mi pare si sprechi molto.


Ad ogni canzone che ascoltavo pensavo che potesse dare di più, qualcosa di diverso, qualcosa di migliore, e capisco che non volesse magari mettersi ad urlare come se le stesse per cascare il cellulare in una pozzanghera, solo perché "c'ha la voce", ma quando fai una cover in teoria dovresti aggiungere emozioni o variazioni vocali di rilievo.
Ad esempio, L'ultimo Bacio poteva diventare una ballad potente, dove la base orchestrale poteva essere spinta all'estremo, quasi al lirico, oppure volgerla ad una delicatezza quasi sussurrata, e non questa roba che sembra quasi la sigla di un cartone animato. 
Il momento peggiore di tutto Pop Heart non riesco a racchiuderlo in un solo brano, devo per forza dirne due: Sweet Dream, dove la base con i sintetizzatori cheap si sente parecchio, e I Will Always Love You.


Tu ti aspetti che Giorgia canti Whitney Houston in maniera pazzesca, emotiva, intensa e invece ne esce una roba triste, dove nella parte delle note gigantesche, la sua voce diventa un suono sottile e quasi metallico, e la base è piatta, ripetitiva, e anche sempliciotta.
Probabilmente questo è il primo volume di una serie, ma spero che i prossimi capitoli di Pop Heart siano migliori di questo, per quanto sia certo che Giorgia renderà queste canzoni decisamente meglio dal vivo che sul disco.

Attenzione, pericolo noia.

Caution, che non è un avvertimento, ma il nuovo album di Mariah Carey uscito il 16 Novembre, ed è un'altra piccola delusione.


Sonorità RnB, miagolii e poca incisività lungo tutte e dieci le canzoni. Scorrono eh, passano una dopo l'altra, le ascolti, ti tengono compagnia se sei in sintonia con quelle sonorità, magari ti soffermi un attimo sulla sinuosa malinconia di Portrait, e se va bene ti vien voglia di ripetere il ritornello di GTFO, nel tentativo di ripetere quello gnaulio. Ma finito l'album, te ne dimentichi. O per lo meno, io me ne sono dimenticato. Nessuna emozione particolare, nessuna diretta e spontanea voglia di risentire tutto da capo o di soffermarsi su un passaggio di un brano.


Caution mi è parso un tappabuchi nella carriera di Mariah, un "Non dimenticatemi" di Zeriana memoria, giusto un modo per non lasciare i fan in una lunga attesa di nuovo materiale, visto che di anni ne erano già passati quattro. Se per Giorgia però c'è il danno di un album riuscito male tecnicamente a mio avviso, almeno Mariah si salva, senza danni ma pur senza gloria. Capisco però come mai i fan hanno riportato Glitter alla numero uno in classifica.


Origini che ritornano. 

Avevo apprezzato Natural la scorsa P_laylist, seppur con delle piccole riserve, tuttavia ascoltando l'album per intero, questi Imagine Dragons mi sono sembrati fiacchi, ma non fraintendetemi non è il peggiore album del momento, o per lo meno, non battono Giorgia.


Diciamo che seguono il filone Careyano, ma meglio.
I 15 brani di Origins non spiccano eccessivamente per diversità rispetto ad Evolve, anzi, ne sembrano un po' il proseguo, un po' gli scarti, e questo secondo me fa perdere punti sull'originalità complessiva. Inoltre non mi pare che oltre a Natural, Zero, che comunque fa parte comunque di una soundtrack, quindi è quasi un brano esterno, Bad Liar e Only, ci siano brani potenti da poter diventare singoli.
Insomma, un nuovo lavoro degli Imagine Dragons non mi ha spinto allo skip massiccio, ma non mi ha dato nulla di nuovo. Loro continuano con sonorità e vocals spinti e ben definiti, al massimo qui e lì aggiungono degli accenti musicali presi da altri generi, ma senza alcuna sorpresa. Probabilmente lo avrei accorciato l'album togliendo qualche brano, ma sono sicuro che le loro canzoni avranno successo anche con la mia tiepida opinione.


Tutti Cantano Cristina n'ata vota

Giustamente, dopo il successo del primo album uscito esattamente un anno fa, Cristina d'Avena ha riproposto la formula delle sigle dei cartoni animati cantate in duetto con artisti famosi. Anche questa volta il risultato non mi dispiace, anzi forse è anche meglio del primo.


Certo, partono proprio male, perché far cantare la canzone dei Puffy a Patty Pravo non funziona benissimo. Ti aspetti che magari avrebbero scelto per lei un personaggio più etereo o più rockeggiante. Proseguono forse peggio, con I ragazzi della Senna, urlata a tutta gola da Fabrizio Moro. Dopo averla sentita mi faceva male l'intero apparato respiratorio, incluso il diaframma, per cui siete avvisati: se non avete ancora sentito, preparatevi ad un finale esagerato.
Eppure, una volta superato questo primo scoglio, Duets Forever si rivela un album proprio piacevole, dove i duetti e le cover sembrano molto più azzeccate di quanto mi aspettassi.

Risultati immagini per Duets Forever

Elisa che canta Memole è perfetta, così come penso che Alessandra Amoroso possa smettere di cantare le litanie che sceglie di solito e lanciarsi con le sigle dei cartoni animati, perché Il Mistero della Pietra Azzurra le è riuscita proprio bene.
E Carmen Consoli che canta Sailor Moon, chi se l'aspetta?!
Certo, se dovessi dirvi che Le Vibrazioni, Max Pezzali o Il Volo rispondano del tutto al mio gusto, sarei decisamente falso, e anche l'idea che ci possa essere un terzo album non mi fa impazzire, visto che come titoli gli resteranno "Duets  Ad aeternum" e "Duets finché morte non ci separi", ma per quello che è il progetto, direi che lo sviluppo funziona.


Marlena, ma non la mela 

Funziona anche Il ballo della vita dei Maneskin, che dopo due singoli come Morirò da re e Torna a casa hanno fatto un album molto carino.

Risultati immagini per Il ballo della vita

Avrete capito che per me la musica straniera è più piacevole e la ascolto più frequentemente della italiana, eppure i Maneskin mi piacciono proprio quando cantano nella nostra lingua. Li trovo decisamente più originali, anzi a dirla tutta i loro pezzi in inglese li trovo banali nei suoni e nella struttura del brano, a volte anche troppo. Ad esempio Fear for Nobody non ha un riff iniziale che ricorda un po' No Roots di Alice Merton? E anche il seguito non è da meno.
Ho apprezzato l'idea di questa musa, Marlena, che ogni tanto fa capolino fra un pezzo e l'altro, anche se questa coerenza un po' si spezza per via dei generi che i Maneskin propongono.


Dal pop rock, alla vena leggermente latina di L'altra dimensione, dalla trap di Immortale, al mix hip hop/dance di Are You Ready?, i generi si alternano un po' troppo, e nell'insieme, ad un certo punto ti smarrisci.
È vero che i Maneskin hanno detto che è stata una loro scelta, quella di mischiare tutte le influenze e dimostrare che anche una band può lanciarsi su certi stili, ma diciamo che sul primo lavoro secondo me bisogna dimostrare esattamente ciò che si è, perché col tempo quei brani diventeranno la tua discografia "storica".
Il ballo della vita è un primo album piacevole, in cui spiccano alcuni brani, mentre altri si perdono in una acerba incertezza, ma penso che un po' tutti ci auguriamo che ce ne saranno tanti altri, o che per lo meno non finiscano da Barbara d'Urso a parlare della loro carriera. 


The Greatest Showman Reimagined


Non ho visto (ancora o forse mai) The Greatest Showman, ma conoscevo un po' la soundtrack del film, che un po' come molti musical, peccava per uno stile Brodway proteso allo strillo. E mi sta bene ogni tanto un brano più intenso vocalmente, ma l'idea che abbiano ri arrangiato e fatto coverizzare quelle canzoni, bellissime, da voci del panorama musicale pop mi ha convinto fin da subito.
Questa rivisitazione ha praticamente trasformato l'album in un qualsiasi disco cantato da diversi artisti, secondo me migliorando il risultato finale.


O forse sarebbe più giusto dire "diversificando" essendo due progetti che si affiancano ma hanno scopi diversi. Gli artisti non si sono limitati solo a ricantare i brani, ma a trasformarli secondo il proprio stile.
Comunque amo Rewrite the Stars, ma in generale apprezzo un po' tutto quello che canta James Arthur, tipo il nuovo singolo Empty Space, Never Enough e A Million Dreams. Ma anche una Tightrope completamente riarrangiata da Sara Bareilles mi ha stupito proprio perché si discosta a tal punto da non sembrare nemmeno la stessa canzone, eppure funziona bene in entrambi i modi. 


Questo è più o meno quello che ho ascoltato negli ultimi tempi, sebbene ci sia tanto altro, tipo Diari Aperti di Elisa che però non ho avuto modo di ascoltare attentamente, così come Scintille di Gazzelle, per cui non ho ancora un'opinione. E c'è pure Gavin James, cantate irlandese, che vorrei sentire con più calma. 






lunedì 19 novembre 2018

|Beauty Cues|
Un siero viso Caviale, Perle e Platino💎: lusso o realtà?

Oltre al Pro Collagen Plus + con Black Pearl Complex di Dr. Organic ho utilizzato un altro prodotto per il viso che contiene degli ingredienti un po' fuori dal comune
Sono sempre sulla difensiva quando si tratta di parlare di componenti o estratti che vantano una efficacia cosmetica particolare, infatti me ne sentite spesso parlare usando il condizionale, perché magari ci sono studi su determinati ingredienti che si rivelano promettenti ma non definitivi.
Inoltre sono convinto che, a meno che non sia esplicitamente inserito ad alte percentuali, un singolo attivo non determina la funzionalità del prodotto finito.
Questa è un po' la mia parte razionale, perché poi c'è una parte di me curiosa come una scimmia che vorrebbe provare le cose più strane. Quest'ultima ha avuto la meglio quando ho acquistato il siero viso Imperial Caviar Pearls de North Facial Meso-Cocktail di Natura Siberica.



Si tratta di un siero da usare la notte, ma che io ho utilizzato di giorno e fra un attimo vi spiego perché, molto particolare sotto tanti punti di vista.
La consistenza di questo siero è fluida, leggermente gelatinosa, dalla media densità, con all'interno microscopiche, e sottolineo microscopiche, pagliuzze, che quando si distribuisce sul viso sembra quasi si emulsioni diventando quasi una sottilissima crema bianca. L'assorbimento è praticamente immediato, almeno sulla mia pelle.
Al naso risulta molto piacevole: ha una profumazione fresca, che richiama secondo me i prodotti di marchi da profumeria. Credevo fosse troppo intenso come aroma, ma svanisce in fretta.
Gli ingredienti di spicco del Meso Cocktail Imperial Caviar sono estratto di caviale nero, perla, platino e acido ialuronico a basso peso molecolare.


La stessa Natura Siberica ci spiega quali sono i benefici di questi componenti:
"L'estratto di caviale nero è una grande fonte di proteine, amminoacidi, minerali e vitamine. Penetrando in profondità nella pelle, aumenta il rinnovamento della pelle, aumenta la produzione di collagene ed elastina e fornisce una forte protezione antiossidante, che si traduce in una pelle più liscia, giovane e più energizzata. L'estratto di perla dona luminosità e levigatezza, dando alla pelle un aspetto più giovane e levigato. Il platino aiuta a rallentare e in parte bloccare i cambiamenti della pelle legati all'età, minimizzare le macchie e prevenire la formazione delle rughe. Fornisce un forte effetto idratante. Intensifica l'impatto di altri componenti naturali della formula del prodotto. L'acido ialuronico a basso peso molecolare stabilizza l'equilibrio di idratazione, aiuta a riempire le rughe per rendere la pelle soda e levigata."
Ma oltre a questi ingredienti particolari, ci sono il pantenolo, alcuni derivati dell'olio di pino siberiano e dell’olio di olivello spinoso che sono componenti tipiche dei prodotti Natura Siberica, così come l'estratto di cetraria, un lichene che dovrebbe avere una funzione tonificante e rigenerante (l'avevamo già visto nella maschera viso che non avevo capito). Un po' bassi nell'INCI fanno la loro apparizione ben due peptidi, il primo dovrebbe avere una funzione botox like quindi migliorare l'apparenza delle rughe, mentre il secondo dovrebbe stimolare il collagene.
Ma tutti questi componenti dell'Imperial Caviar Pearls de North cosa hanno fatto alla mia pelle?



Questo prodotto Natura Siberica è stato il mio siero viso per l'estate e per i primi giorni in cui la temperatura stava via via scendendo ed è stato un prodotto certamente piacevole. Il profumo, la texture, la leggera freschezza così come la setosità che dà alla pelle sono tutti componenti che me lo hanno fatto apprezzare. Inoltre non dà problemi di assorbimento o di residui. Ma anche la confezione, con la scatola che ha un effetto che tenta di emulare la pelle, e il contagocce in vetro satinato, danno l'impressione di un cosmetico che prova ad essere lussuoso.
Dal punto di vista dell'idratazione, nonostante non credo sia la caratteristica su cui puntano maggiormente, posso dirvi che su di me è stato sufficiente durante il periodo caldo, ma è bastato poco affinché non fosse più al pari con le mie esigenze e dovessi accostare una crema viso a questo meso cocktail. Mi tocca sovradosare il prodotto per avere l'idratazione che cerco.
Quindi credo che per pelli normali, miste e grasse possa andare bene, ma se la vostra richiesta di idratazione è medio-alta, vi servirà di più di questo siero.
Per quanto riguarda l'azione tonificante, elasticizzante e più in generale rigenerante, posso dirvi che su di me questo siero rende la pelle più compatta e soda, ma soprattutto luminosa. Credo che l'azione cosmetica di incarnato luminoso, e al fine di enfatizzare la presenza di platino colloidale, sia incoraggiata da queste micro particelle, che non vi renderanno stroboscopici, non si notano nemmeno una volta distribuito il prodotto, ma sicuramente hanno una azione microriflettente della luce. Vi consiglio, specie quando state arrivando al fondo della boccetta, di shakerarla di tanto in tanto perché tendono ad accumularsi.



Proprio per queste particelle non ho voluto utilizzare questo siero come trattamento notturno: ritengo che tutto ciò che contiene coloranti cosmetici, anche in minima parte, non sia adatto per il periodo della notte quando la nostra pelle si rigenera. Sarò complottista, ma fino ad ora ha funzionato.
In verità c'era anche la necessità pratica di un idratante giorno per il periodo caldo, ma avrei sicuramente trovato altro se avessi voluto.
Il Facial Meso-Cocktail Imperial Caviar Pearls de North di Natura Siberica si è rivelato un prodotto molto interessante e sono contento di aver testato per la prima volta un cosmetico con estratto di caviale, platino ed altri ingredienti particolari, nonostante sia impossibile misurarne il potere effettivo. Inoltre è stata una esperienza gradevole e senza aspetti negativi. Tuttavia dal punto di vista cosmetico e dell'efficacia non posso dire di aver ottenuto sulla mia pelle, almeno nel corso della durata di un flacone, dei risultati così stupefacenti da farmi pensare di riacquistarlo.

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🔎 Bioprofumeria, online                   
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Voi credete in questi "nuovi" ingredienti cosmetici, vi attirano o siete più per i classici, efficaci e funzionali oli e burri?





sabato 17 novembre 2018

|#backtoseries chapter 31|
Sono in ritardo, sono un fuggitivo e...sono tornato a The Affair?! 😱😱😱

Viaggiare è bellissimo, una delle cose che più possono arricchire l'animo umano, ma viaggiare ha un grosso problema: resti indietro con le serie tv. Ed io sto lentamente recuperando tutto ciò che ho lasciato in arretrato, ma non posso fare mega maratone da miopia assicurata, quindi ho bisogno di tempo. Intanto però faccio un passo indietro a tutte quelle serie tv che ho terminato ormai da un pezzo, e per cui è arrivato il momento di fare il punto.



Questa volta andrò un po' a caso, un po' in ordine cronologico, perché mi va così, e come sempre mi affido alle stelle per darvi un'idea della mia opinione generale.


Mystery in Paris
Tre stagioni 
⭐⭐⭐

Non ho sentito nessuno se non la mia amicissima Simona (MissPenny09) parlare di Mystery in Paris, serie tv antologica andata in onda su Fox Crime dal 12 Luglio al 9 Agosto di quest'anno. 
Ogni episodio (in totale sono 5) è praticamente un film anche per la durata, ha come sfondo alcuni dei luoghi più famosi di Parigi, dal Louvre alla Tour Eiffel, e racconta un crimine o un mistero da svelare. Un po' alla Poirot e ai gialli di Agatha Christie, per capirci, seppur non siano ai livelli di grandi classici. Gli episodi, che, ripeto, raccontano storie e hanno personaggi diversi, però sono carini da seguire, intrattengono e tutto sommato sono ben realizzati, sia nei costumi, che nelle ambientazioni. 



Certo, non tutti gli episodi riescono a mantenere il pathos, la coerenza ed un intreccio narrativo che tiene fissa l'attenzione dall'inizio alla fine, per esempio proprio Mystery Alla Tour Eiffel, il primo episodio, mi è sembrato un po' più fiacco e debole sotto diversi punti di vista. L'ambientazione in alcuni momenti mi sembrava un po' posticcia, e la storia l'ho trovata un po' tirata per le pinze, una di quelle vicende in cui pensi "ma guarda caso...". Ho invece trovato intrigante sia Mistero al Moulin Rouge, dove la coralità dei personaggi era più evidente e funzionava meglio, che Mistero Al Louvre, forse la puntata più movimentata. 



In ogni caso Mysery in Paris svolge il suo compito: si guarda con piacere, ha quell'azione e quei piccoli colpi di scena che movimentano la visione e non la rendono mai troppo noiosa, e quel filo di erotismo accennato e non volgare che non guasta. Se vi piacciono le serie in costume, e siete amanti dei gialli vecchio stile, dategli una chance, anche perché, ripeto, è una serie tv, ma ogni puntata inizia e termina quindi qualora non vogliate andare avanti, avrete visto comunque una storia con un senso
Da ciò che ho capito, per il 2019 sono previsti altri due episodi, e credo che li recupererò ben volentieri.

Versailles
Terza Stagione
⭐⭐⭐⭐🌠

La terza stagione di Versailles, disponibile su Netflix dal 2 Agosto, per me sinceramente è stata la migliore dell'intera serie.



È vero, non c'è stata una stagione che mi abbia deluso, perché Versailles, nonostante non punti su un ritmo serrato o una carica emotiva estrema, ha il suo fascino, fra gli attori bravissimi, una scelta di costumi e scenografie curata, ma soprattutto la commistione di fatti reali e verosimili. Dalla "scomunica" di madame de Montespan e l'oblio in cui finirà la sua egida, ai rapporti contrastati fra il Re Sole e la Chiesa Romana, fino all'ascesa di Madame de Maintenon e della sua austerity.
Tutto un meccanismo che in questa terza stagione ha funzionato bene, dove ognuno dei personaggi, con la sua parte, ha avuto un percorso sensato e interessante.



Specie le figure femminili, che risultano e ne escono tutte in modo potente, centrato, ben strutturato, e soprattutto in grado di far girare la ruota. Considerate che per alcuni dei personaggi secondari sappiamo davvero poco, e non abbiamo appigli storici perché sono personaggi inventati. Eppure sono convincenti e accattivanti e ti vien voglia di seguire i loro casini. Un po' meno interessante forse la parte su Filippo di Lorena, ma si tratta appunto di una parte secondaria ed un personaggio che credo volutamente reso poco empatizzante. Bisogna dire però che se prima era un punto di rottura simpatico, adesso hanno dato un twist alla sua storia che poco intrattiene.
Un po' ripetitivo anche il ruolo di Guillaume, il calzolaio "salvatore" durante la guerra del Duca d'Orléans, che sembra un po' incastrato nella stessa situazione, un po' tapino.



In ogni caso anche lui ha la sua funzione in questo grande meccanismo, quindi in un modo o nell'altro non resta fuori dai giochi.
Un altro aspetto che ho apprezzato della terza stagione di Versailles è che si esce un po' dalla claustrofobia di corte, e questo avviene per un motivo, ma in due modi. Luigi XIV continua nella sua convinzione e nella sua forza ma vacilla e deve fronteggiare "nemici" esterni: la chiesa, Leopoldo I d'Asburgo, imperatore del sacro romano impero, e il popolo francese. Tutte queste figure circolano a Versailles, in un modo o nell'altro, ma portano anche nuovi ambienti e situazioni. Ma nessuno porta luce: i luoghi restano tetri, ombrosi. Tutto è cupo come gli animi, sempre più scuri dei personaggi.
Versailles non è la serie rivelazione degli ultimi anni, ma secondo me, fra le serie in costume si è fatta notare, riportando uno spaccato storico interessante. Con la terza stagione la serie si è conclusa (ci tengono a precisare che non è stata cancellata, ma è stata pensata così) quando Luigi XIV è all'apice del suo impero e, con un simbolico passaggio di testimone alla generazioni future, Versailles chiude i battenti.

Jack Ryan
Prima stagione
⭐⭐⭐⭐

È impossibile che non abbiate visto in rete o in tv la pubblicità di Jack Ryan, la serie tv di Amazon Prime Video uscita il 31 Agosto. In pratica i veri fuggitivi siamo diventati noi che cercavamo di scappare da quel faccione di Jack Ryan, altro che Suleiman.


Jack Ryan, un analista che digievolve in agente della CIA, nasce dalla mente e dai romanzi di Tom Clancy, che io non ho letto, ed è apparso nel corso del tempo in diversi film e diverse storie.
Per me questa serie tv è stata un diversivo fra i telefilm che guardo in genere soprattutto in termini di tematiche, perché come avrete capito non sono proprio un fan dei film e delle serie d'azione, ma ha funzionato. 
Jack Ryan colpisce per la qualità, visto che non sembra di guardare una serie tv "minore", ma un film con un buon budget, per le scene movimentate e in generale per la trama coinvolgente e avvincente. Buoni anche gli attori, anzi penso che abbiano azzeccato con John Krasinski che ha la faccia un po' da bambacione, ma il fisico giusto per poter unire corpo e mente del personaggio. 



Questo Jack Ryan non è proprio il classico agente che con uno schiocco di dita si ritrova perfettamente a suo agio in situazioni estreme, o anche solo nel gestire vita lavorativa e privata, e nonostante sia stato un soldato, si ritroverà ad avere le sue difficoltà, complice anche un passato non facile. 
Certo c'è sempre quel momento in cui lui sembra la "beautiful mind" della situazione che ha l'illuminazione risolutiva, ma mi rendo conto che è pur sempre il personaggio principale, e la serie devono farla in qualche modo. 
L'aspetto che mi è piaciuto meno riguardo appunto Jack Ryan è il fatto che, pur avendo il suo nome sulla locandina, non è proprio un personaggio ben approfondito, risulta un po' piatto nella sua storia; di tanto in tanto ci viene dato qualche riferimento al passato, e capisco che si parla solo di 8 episodi, ma secondo me si poteva fare di più, anche eventualmente sporcarlo un po' per non rischiare di cadere nello stucchevole.



Al contrario, è stato dato un buono spazio alla storia dei nemici, di Suleiman e della famiglia, li conosciamo lungo tutto il loro vissuto e questo secondo me ha due vantaggi: da un lato è una prospettiva un po' diversa e meno nazionalistica ché gli americani per autocelebrazione sono i primi; dall'altro lato non si scade nel fazionismo o nel demonizzare il nemico come brutto e cattivo a prescindere, ma si tenta di capire, non tanto le ragioni di ciò che fa, quanto chi siano queste controparti. È una storia che, potete capire da voi, coinvolge anche perché risulta molto attuale. 
Jack Ryan ha una seconda stagione in programma e mi sembra abbiano le carte e lo spazio per potersi muovere abbastanza bene in futuro. 


The Affair
Quarta stagione 
⭐⭐

Sinceramente non avrei dato un soldo a questa quarta stagione di The Affair, in onda su Sky Atlantic dal 29 agosto al 26 settembre, anzi io ero convinto che, dopo l'oltraggioso scempio della terza stagione (qui descritta con una serie di gif da non dimenticare), avrei abbandonato la visione per sempre.



Poi da più parti tutti ne parlavano bene, e quindi, complice anche il fatto che non avevo di meglio da vedere, mi sono lanciato e devo dire che è stata meno peggio di quanto pensassi. Credevo che avrei dato di matto e non avrei tollerato che nessuno dei quattro protagonisti aprisse bocca anche solo un istante, ma non è stato così. Hanno saputo ripulire la storia da orpelli e personaggi e dialoghi che non portavano a nulla se non una costante confusione e antipatia, ed hanno portato avanti una storia più lineare, più focalizzata sulla psicologia del quartetto e meno sull'inutile contorno.
Ovviamente non è che tutto funzioni al meglio. Le vicende di Noah così come quelle che riguardano Cole sono solo un riempitivo che non portano ad un reale cambiamento o sviluppo della storia, almeno per questa stagione.


Capite bene che, quando una serie tv si muove a capitoli, dedicando mezzo episodio al punto di vista di un solo personaggio, scoprire che alla fine tutto quello che hai visto è praticamente inutile, un po' ti urta i nervi. Ma non è stato comunque nocivo, né particolarmente noioso. 
Sicuramente più attive sono sia Alison, che forse è fin troppo attiva tanto che secondo me brucia giusto un po' le tappe del comune senso delle relazioni, che Helen. Quest'ultima in particolare mi ha sorpreso: all'inizio mi sembrava nevrotica al punto da risultare comica; se dovessero fare una versione italiana di The Affair, il suo ruolo sarebbe perfetto per Margherita Buy. In realtà di comiche ci sono diverse scene, perché gli autori non hanno ben chiara la differenza fra passionalità, istintualità e randomicità


Col tempo però Helen è diventa l'unico personaggio della serie che si muove, ragiona, e prova con un senso logico e non a caso come fanno gli altri, ed è l'unica che si ritrova incastrata in ciò che vive e non ci si butta a capofitto o comunque si cerca da sola.
Starete pensando che due stelle siano poche ma sono la sopravvivenza per The Affair, che è riuscita ad arrivare alla quinta ed ultima stagione secondo i piani iniziali. Potrei anche terminarla, una volta che verrà pubblicata, così da porre fine per sempre a questo capitolo. Avendoci preparato al peggio, non può che migliorare. 

Sharp Objects
Miniserie
⭐⭐⭐⭐

Sharp Objects è un pugno nello stomaco, ed è questo il suo punto di forza. Son partito un pelo sfiduciato nella visione perché qualcosa non mi quadrava e temevo un filo di noia, ma è bastata una puntata per convincermi, e poi mi sono fatto inghiottire da questa storia torbida e dura


Ad avere la meglio non è l'investigazione di Camille sugli omicidi di un paio di ragazzine, o per lo meno, per me passa in secondo piano, anche perché non è la vicenda più originale possibile, per quanto colpisca per la sua crudezza. Quello che mi è rimasto impresso è stato lo sviluppo psicologico dei personaggi, di come si ritrovino ad essere vittime di un filo invisibile, fragile, eppure potente.
Amy Adams è perfetta nel ruolo di Camille, con una bellezza indiscutibile ma che non diventa mai eccessiva, ma che si perde anzi in questo animo ferito e contrastato.



Tutta Wind Gap è regolata da contrasti, da leggi particolari, da controsensi, da bisbigli, da finti sorrisi e da una facciata che non corrisponde poi a ciò che si nasconde dietro le mura, ed è come se i personaggi, Camille in questo caso, nonostante cerchino di allontanarsi da questo limbo, ne vengono inevitabilmente attratti e ne restano incollati. La lotta della protagonista non diventa quindi solo un per cercare di risolvere un caso che le sta a cuore, ma anche di scappare da quel mondo da cui era fuggita anni prima. 
Il ruolo femminile è centrale e fa riflettere secondo me: a Wind Gap ognuno rispetta una stretta routine, e le donne del paese sono tutte al loro posto, e se così non è, vivono in una costante sofferenza e finiscono per restare fuori ed essere considerate strane.



Sharp Objects è una visione come vi dicevo forte, intensa ma anche evocativa, quell'aspetto psicologico si traduce spesso in flash, in sogni, in visioni o allucinazioni. La stessa Camille rivive costantemente scene del suo passato e sembra che ce le abbia davvero ancora davanti agli occhi.
Il suo sguardo è sempre angosciato, perso, come se stesse rivivendo tutto da capo, e si porta dietro diverse dipendenze e malesseri psicologici per cercare combattere a modo suo l'ambiente in cui vive.
Una serie tv che mi ha colto emotivamente sicuramente, sebbene posso capire se a qualcuno non abbia fatto lo stesso effetto perché entrare nella mente di alcuni personaggi è difficile, e quindi sembra che agiscano semplicemente a caso. 



Il più emblematico in questo senso è il padre di Camille, Alan, che sembra accettare tutto troppo passivamente. La gestione dei tempi inoltre può sembrare, e un po' lo è, troppo dilatata e ripetitiva. Infine anche la risoluzione finale, quasi esterna al resto della narrazione, può essere vista negativamente, ma resta il fatto che quello che conta in questa storia non è la vicenda in sé, quanto l'intrigo psicologico, di ferite interne protratte nel tempo che hanno superato le generazioni. 
Sharp Objects non riesce a superare la carica emotiva di Big Little Lies di cui condivide il regista, ma crea un microcosmo tutto suo, che travolge e colpisce. 

Per adesso è tutto, ma mi sto impegnando in un recupero selvaggio di tante serie tv che mi stanno piacendo per cui #backtoseries torna presto!






mercoledì 14 novembre 2018

|Beauty Cues #MaskWednesday|
Un'altra maschera PEEL OFF BIO! 😍😍😍

La cosmesi ecobio sta evolvendo molto in fretta, tanto che le formulazioni non solo sono diventate più performanti, ma anche più piacevoli e divertenti da usare, avvicinandosi alla cosmesi tradizionale, che dalla sua parte ha tutto un arsenale di ingredienti e componenti con cui puoi fare praticamente di tutto.


Un elemento che mancava nei prodotti ecobio erano ad esempio le maschere peel off, perché il processo che richiede la formazion della pellicola richiedeva l'uso di polimeri sintetici, ma per trovare una soluzione eco dermo compatibile, sono arrivati gli alginati. Dalla parola capite voi stessi che si tratta di estratti da alcune specie di alghe che sono in grado di addensare i composti in cui vengono inseriti e riescono a creare un reticolato, per cui si comportano come polimeri con la conseguenza che ne imitano anche il comportamento e sono perfetti per le maschere peel off ecobio. Oltre a questa funzione "meccanica", gli alginati riescono a trattenere molta acqua, quindi hanno una funzione idratante, e consentono di veicolare e far assorbire gli attivi dalla pelle. 
Gli alginati appunto sono stati inseriti nella Maschera film elasticizzante viso con attivatore di Antos Cosmesi.

Maschera film elasticizzante viso attivatore di Antos Cosmesi

Fermiamoci un attimo ad ammirare l'idea carina di mettere questa maschera in una bustina di carta a mo' di merenda vecchio stile. O per lo meno, a me ricorda la merenda, ma magari sono solo affamato. Antos produce due diverse tipologie di maschere a base di alginati, una appunto elasticizzante, ed un'altra purificante. 
Si tratta di una maschera in due fasi: la prima è la parte cremosa che si stende su tutto il viso ed eventualmente il collo, e la seconda è lo spray attivatore, che agisce affinché si crei la pellicola da rimuovere.
La parte cremosa della Maschera viso Elasticizzante ha una consistenza particolare: sembra un gel-crema fluido leggermente lattiginoso, ed un profumo fresco e molto delicato. Una volta stesa sulla pelle risulta piacevolmente fresca, ma non glaciale. Stenderla è abbastanza semplice, l'azienda ha inserito nel kit una spatolina, ma io preferisco fare alla vecchia maniera usando le dita. Non risulta fastidiosa da avere sul viso, non gocciola né si muove.

Maschera film elasticizzante viso con attivatore di Antos Cosmesi

In questa maschera oltre agli alginati sono inseriti davvero tantissimi ingredienti. Antos ci dice
"La maschera contiene olio di macadamia, avocado, argan e rosa mosqueta che possiedono proprietà antiage e rigeneranti, aiutando così a mantenere l'elasticità cutanea. La particolare miscela di estratti, invece, migliora l'idratazione dell'epidermide facendo apparire la pelle più luminosa e vellutata."
ma ci sono anche tanti estratti emollienti e lenitivi come calendula, camomilla, malva; l'estratto di elicriso che aiuta la regolazione sebacea, l'estratto di ginseng che stimola e tonifica la pelle, e potrei continuare ma di questo passo faremmo capodanno. Inoltre contiene alcuni ingredienti molto interessanti, come acido ialuronico e ceramidi, che sono un po' come mattoncini che aiutano a rinforzare la nostra pelle. 


L'azienda suggerisce di stendere il prodotto sul viso pulito ed aspettare in posa almeno 10 minuti, e poi proseguire con la fase dell'attivatore. Per quanto riguarda questo primo step, vi consiglio due cose: 

  1. la maschera deve essere stesa in maniera uniforme, diciamo facendo in modo che la pelle traspaia poco da sotto, perché altrimenti non riesce bene la pellicola;
  2. su di me ho notato che se aspetto più di 15 minuti la maschera viene in parte assorbita dalla pelle, finendo per non creare un buon effetto peel off; a questo si può porre rimedio semplicemente applicando, prima di passare all'attivatore, una punta di prodotto in quelle zone che ci sembrano meno coperte e in cui la maschera è praticamente assorbita/trasparente.
Certo, sono due aspetti non fondamentali: non formare una pellicola perfetta non è il dramma; quel che importa è che la pelle assorba il trattamento. 
Dopo la posa possiamo passare alla fase due, che altro non è che uno spray a base di acqua di rosa di rosa centifolia, idrolato di fiori di arancio e cloruro di di calcio, che credo aiuti l'asciugatura della maschera. 


Antos suggerisce di spruzzare l'Attivatore sul viso dove si è applicata la maschera chiudendo gli occhi, per poi aspettare 5-10 minuti e quindi rimuovere il film che si è formato. 
Ma anche in questo caso ho due suggerimenti perché altrimenti non mi chiamerei Pier:

  1. secondo me 10 minuti sono pochi, io aspetto almeno 15 minuti, ma in generale non conto il tempo, perché tanto la maschera va via via asciugandosi e lo percepite, e secondo me più sta a contatto con la pelle e meglio è;
  2. oltre a chiudere gli occhi vi consiglio di mettere una buona dose di burrocacao o una maschera labbra, perché se le avete secche l'attivatore brucerà abbastanza.

Come vi dicevo, dopo 15/20 minuti di attesa rimuovo la Maschera film elasticizzante Antos, grazie alla pellicola che si forma. Rimuoverla ovviamente non fa male, non avendo il potere adesivo di una maschera peel-off non ecobio, infatti non strappa peli o sopracciglia. Vi dico la verità: non sono mai riuscito a rimuovere la maschera in un unico pezzo, ma sono pochi i residui che restano sul viso. Una volta rimossa la pellicola, se ho tempo, attendo un po' prima di sciacquare il viso, sempre per dare il tempo alla pelle di assorbire tutti i nutrienti.




È una descrizione un po' estenuante ma vi posso garantire che è più semplice da fare che da raccontare, e volevo che fosse dettagliata perché la maschera viso film elasticizzante mi è piaciuta e mi ha colpito. Non è solo simpatica con tutta questa storia della pellicola da rimuovere, ma è anche efficace nel migliorare l'aspetto della pelle.
Su di me noto che questo trattamento aiuta effettivamente il tono della pelle, che risulta un po' più compatta, fresca e rinvigorita. Anche i segni di espressione ne hanno giovamento (sì parlo sempre di quel che resta della mia ruga sulla fronte) che appaiono più distesi e meno evidenti. In generale mi piace utilizzarla perché dà una bell'aspetto alla pelle, più sano e luminoso.
È una maschera questa di Antos che secondo me dà il meglio di sé sulle pelli spente e un po' secche. Ha un potere idratante discreto che si protrae anche nelle ore successive all'applicazione della maschera, ma secondo me non è un'idratazione sufficiente se avete una pelle molto secca. Su di me ad esempio la trovavo azzeccata in estate, ma adesso che, con il clima freddo, le mie esigenze sono diventate maggiori, dopo la maschera posso proseguire con la mia skin routine per avere il massimo della confortevolezza, specie se la utilizzo la sera e quindi desidero che la mia pelle abbia tutto il nutrimento e gli ingredienti che voglio far assorbire dalla cute.


Ho un paio di annotazioni che se mai Antos le leggerà, secondo me possono rendere questa maschera davvero perfetta.
Intanto se si potesse migliorare appunto la formazione della pellicola credo renderebbe la maschera un po' più facile e veloce. Capisco che trasformarla in un'unica fase può risultare più complicato, e quindi non chiedo così tanto, ma ad esempio credo che rendere la parte cremosa un po' più corposa, possa aiutare. Inoltre sarebbe perfetto se le due fasi della maschera fossero anche vendute separatamente, perché per dire, io ho quasi terminato la maschera elasticizzante, ma ho così tanto spray attivatore da poter anche irrigare un paio di ettari, e non ho certo lesinato nell'utilizzo (o esagerato con l'altra fase). Se non è possibile venderle separatamente, abbasserei le quantità dello spray che è comunque più grande della maschera. 
Ma a parte questi dettagli pratici, la Maschera Film Elasticizzante di Antos mi è piaciuta moltissimo: è un'idea innovativa, carina e divertente nella sua semplicità, molto gradevole da utilizzare, ma soprattutto efficace da ciò che ho visto sulla mia pelle.

INFO BOX
🔎 Bioprofumeria, Online, Sito Antos
💸 €19.00
🏋 125ml Spray Attivatore, 100ml Maschera Film
🗺 Made in Italy
⏳  6 mesi
🔬 //
💓⇒ 🌸🌸🌸🌸🌸

A voi piace come idea? La provereste?




lunedì 12 novembre 2018

|Beauty Cues|
Mini Review Biopoint L'Essenziale: è davvero naturale? 🤔

Molte aziende di cosmesi, da un po' di tempo a questa parte, hanno cercato di fare l'occhiolino a quella fascia di consumatori che prediligono prodotti ecobiologici, o comunque con ingredienti naturali, o, alla peggio, che non contengano parabeni, siliconi ed altri componenti indesiderati.
Ormai è tutto un brulicare di linee "green", a volte con fare furbino, altre provandoci davvero. In genere si tratta di quei prodotti da grande distribuzione che magari possiamo acquistare a poco comodamente al supermercato sotto casa. Quando ho l'occasione sinceramente gravito volentieri su questi prodotti, anche per capire se possono essere alternative valide di cui parlarvi o ciofeche da evitare.
Per questo quando con alcune riviste erano in allegato un paio dei prodotti della linea capelli L'Essenziale di Biopoint, mi ci sono lanciato, complice il fatto che avrei avuto a che fare con delle minitaglie.



La linea L'Esseniale è composta di tre prodotti, lo Shampoo di Purezza, la Maschera di Purezza e i Cristalli Liquidi Senza siliconi, tutti caratterizzati dal fatto che come dichiara l'azienda, non contengono siliconi, parabeni, coloranti, oli minerali e altre sostanze "indesiderate", ma non ci sono certificazioni sui prodotti finiti o sugli ingredienti.
Proprio in questi giorni l'azienda ha lanciato una linea capelli certificata ICEA, e chiamata appunto Biopoint Biologico, ma che purtroppo ancora non ho provato.



Per quanto riguarda la linea L'Essenziale invece gli attivi scelti da Biopoint sono invece presentati così:

"Esclusive formulazioni, impreziosite con Nettare dei Fiori, pregiato nutriente naturale, ristrutturano i capelli conferendo luminosità e idratazione. Arricchite con Estratto di Bamboo Biologico, noto per l’efficace azione idratante, e con il prezioso Olio di Tsubaki e di Marula, dalle note proprietà cosmetiche, rendono i capelli soffici e leggeri."
Io ho testato solo lo Shampoo e i Cristalli liquidi, nonostante credo che la maschera sia anche uscita in allegato a qualche rivista ma me la sono persa, per cui abbiate pazienza.


Biopoint L'Essenziale Shampoo Di Purezza

"Un bagno di purezza che deterge i capelli con naturalità e dolcezza rispettando la delicatezza della cute. I capelli sono idratati, morbidi e leggeri. SENZA siliconi, parabeni, SLES, coloranti, PEG, etossilati, sale aggiunto."

Su questo shampoo di Purezza Biopoint non ho moltissimo da dire, se non che mi è piaciuto, ma senza picchi di esaltazione. Si presenta come un gel fluido dal profumo molto gradevole, fresco e con delle note vagamente floreali, che non persiste sui capelli ma è sicuramente piacevole. Gli attivi contenuti all'interno sono proprio il nettare di fiori, in questo caso estratto da una pianta chiamata combretum di provenienza africana, e l'estratto di bamboo. In generale l'INCI mi è parso accettabilmente in termini di degradabilità degli ingredienti anche se molti non amano il conservante. 
L'ho sempre utilizzato diluito e a contatto con l'acqua crea una buona schiuma, morbida, che effettivamente aiuta la detersione, ma si sciacqua con estrema facilità.


Su di me, lo shampoo di Purezza Bipoint si è comportato come un detergente neutro: sulla cute non mi ha dato evidenti problemi, si è rivelato effettivamente delicato nel pulire, ma senza risultare aggressivo. Certamente può piacere ad un cuoio capelluto da normale a leggermente secco, o leggermente grasso, ma non lo spingerei a chi magari si trova ad avere una estrema secchezza e sensibilità o particolare untuosità.
Sulle lunghezze invece non ho notato particolare funzionalità. Da un lato è uno shampoo che non mi annoda particolarmente i capelli, e non posso dire che li secchi oltre ciò che la natura mi ha dato; forse me li irrigidisce un po', ma nulla che mi abbia provocato crisi isteriche mentre sono in doccia. Tuttavia dall'altro lato non ho nemmeno visto sui miei capelli un miglioramento in termini di lucentezza, idratazione, morbidezza, controllo della cresposità o volume. Si comporta come tantissimi altri shampoo che ho provato che detergono discretamente i capelli e li lasciano leggeri, ma che affidano l'azione condizionante completamente alla maschera o al balsamo che utilizzate dopo.


Credo che se abbiate lunghezze normali o leggermente secche possa piacervi, ma se le avete particolarmente secche, potreste volere un prodotto più idratante di questo.
Lo Shampoo Di Purezza Biopoint quindi si accoda ad una serie di shampoo che non boccio perché comunque non mi ha dato irritazioni (cosa che odio) o fastidi di vario genere, ma non è un prodotto 
che acquisterei subito, specie a prezzo pieno.

INFO BOX
🔎 Acqua e Sapone, Grande distribuzione
💸 €10/11
🏋 200ml
🗺 Made in Italy
⏳  12mesi
🔬 Nickel Tested <0.00001%
💓⇒ 🌸🌸🌸

Biopoint L'Essenziale Cristalli Liquidi

"Un trattamento istantaneo senza risciacquo dalla texture delicata e naturalmente preziosa che apporta luminosità e nutrizione ai capelli.
I capelli sono idratati, morbidi e splendenti. SENZA siliconi, parabeni, coloranti, paraffinum liquidum, alcool."

Qui veniamo alle dolenti note. I cristalli liquidi Biopoint mi avevano attirato decisamente più dello shampoo visto che questo tipo di prodotto in una variante che non contenga siliconi e sia comunque efficace senza appesantire, non è del tutto comune. I miei capelli amano gli oli come impacco, in genere, ma non li amano prima dello styling perché tendono ad appesantirsi e sporcarsi prima, nonostante per natura siano secchi. Questo mi capita un po' con tutti gli oli (o meglio i prodotti oleosi per lo styling) provati fino ad ora, quale più quale meno. 
I Cristalli Liquidi L'essenziale di Biopoint si presentano appunto come un olio dalla texture sottile e fluida. È oleosa, ma tende ad asciugarsi molto in fretta. La profumazione è molto simile a quella dello shampoo per cui l'ho apprezzata.



Ma ne ho apprezzato anche molto il risultato che dà sui miei capelli. Come indica Biopoint, li ho utilizzati, come solito, sui capelli umidi a piccole dosi prima dell'asciugatura. Non so la confezione di vendita se ha un dosatore, questo era una semplice bottiglietta con tappo a vite e un foro un po' largo, ma nulla di impossibile da gestire. Una volta terminata l'asciugatura i capelli appaiono effettivamente morbidi e luminosi, il crespo viene un po' domato, senza però che mi si appesantiscano, che si appiccichino o che si appiattiscano. Insomma il ciuffo non perde di volume. In generale però la piega è più facile e i capelli più docili. 
Dal punto di vista del risultato quindi nulla da dire: anche nei giorni successivi allo shampoo, in media, non ho notato una accelerata nella necessità di lavare i capelli



La nota dolente però è che questi Cristalli Liquidi Biopoint promettono di essere senza siliconi, ed in effetti nell'INCI ci sono gli oli vegetali di camelia, marula e girasole, oltre che il già citato nettare di fiori; tuttavia all'inizio della lista degli ingredienti capeggia un "isododecane" ovvero un idrocarburo, e se le mie reminiscenze di chimica non mi ingannano, è pur sempre un derivato del petrolio. Viene utilizzato per migliorare la texture dei prodotti, ma anche perché evapora in fretta senza lasciare residui, quindi in un prodotto come i cristalli liquidi si adatta bene alla funzionalità. Ma anche spostando lo sguardo sugli altri ingredienti, ci sono altri componenti sintetiche. Quindi se cercate dei cristalli liquidi che funzionino senza appesantire il capello, questi Biopoint possono fare al caso vostro, ma se cercate un prodotto composto da soli ingredienti naturali, credi non siano il prodotto più adatto. 

INFO BOX
🔎 Acqua e Sapone, Grande distribuzione
💸 €16.90
🏋 50ml (full size)
🗺 Made in Italy
⏳  12 mesi
🔬 Nickel Tested <0.00001%
💓⇒ 🌸🌸🌸🌱


In generale la mia esperienza con questa linea L'Essenziale, per quanto limitata, non posso reputarla negativa ma certamente se penso ad un acquisto di prodotti Biopoint full size, mi immagino e mi sento di dirvi che proverei più la nuova linea certificata piuttosto che questa in cui i claim sembrano più uno specchietto per allodole. Son contento comunque di aver provato queste minitaglie, e come vi dico spesso, non perdetevele perché possono anche rivelare prodotti interessanti.





giovedì 8 novembre 2018

Tutto quello che ho scoperto in Irlanda ☘️



Uno stuolo di lucette, a tratti scomposte, a tratti lineari ed ordinate come le gambe di un bruco. Un reticolato che sembrava infinito, e poi il buio.
Così lasciavo la mia Sicilia pronta ad andare a letto, e mi dirigevo verso un luogo in cui stavano già dormendo: l'Irlanda.
L'isola di smeraldo non era in vetta alla classifica dei posti che avrei voluto vedere se fosse stato il mio ultimo giorno sulla terra, eppure questo viaggio aleggiava nell'aria da tempo, ci ha presi l'entusiasmo, la voglia di cambiare e staccare, e Dublino è stata.
A darmi il benvenuto non è stato un bel vichingo, ma un messaggio di Iliad che mi avvisava della mia tariffa all'estero. A proposito, ovunque mi sia mosso in Irlanda, Iliad ha funzionato abbastanza bene, con una connessione scorrevole e una discreta copertura.



Il mio arrivo a Dublino è avvenuto che la mezzanotte era passata da un pezzo, ed ho subito scoperto che, nonostante sia una grande città, i mezzi di trasporto smettono di circolare intorno alle 23 ed avrei dovuto arrabattarmi in altri modi. Così ho accettato che l'host del nostro airbnb mi recuperasse all'aeroporto, anche perché non intendevo restare lì con il rischio di non superare la notte.
La nostra casa non era molto distante e un comodo letto mi stava aspettando. 
Il giorno dopo avremmo scoperto la città e avevo bisogno di riposare, e ci ho provato, anche se il mattino dopo il mio cervello era già attivo molto presto.
D'altronde l'idea era quella di mettere in atto il mio itinerario che come un piano di attacco militare avevo certosinamente preparato. Tuttavia, il caso ci ha guidati per le strade di Dublino.
Abbiamo attraversato Henry Street, la via degli acquisti, incrociando O'Connell Street e lo Spire, questo mega pennellone di metallo alto 120 metri, che molti odiano e non capiscono, ma che io, pur non capendolo, ho trovato affascinante. E se avete il senso dall'orientamento di un criceto cieco, vi aiuterà molto a trovare la via.



Mi aspettava una nuova conoscenza e una colazione che avrei potuto smaltire solo tornando in Italia a piedi, ma non è mancato comunque il terreno da calpestare. Ogni via di Dublino ha un suo senso di bellezza: dall'imponente freddezza del City Hall a Dame Street, fino ai colori caldi di South Georges Street.
I tempi iniziavano già a dilatarsi, la chiacchiera era piacevole ma dovevamo mettere in atto il mio micidiale percorso.
Ci siamo diretti verso il Dublin Castle, ma era un peccato sprecare un clima perfetto per entrarci, quindi abbiamo rimandato la visita ad una data che purtroppo non ha mai avuto luogo. Proprio lì accanto al castello c'è la Chester Beatty Library, e il lussureggiante e verdissimo prato del Dubh Linn Garden che dirimpetta il The Coach House.



Una svirgolata per la Christ Church Cathedral, nel suo splendore medievale, ci allontanava dal St. Patrick’s Park, che avrei voluto passeggiare, ma i nostri piedi ci hanno portato verso il famoso Temple Bar, già tutto addobbato a festa, dove ci saremmo forse fermati di più se non avessimo incontrato giulivi turisti italiani (no, non eravamo noi) che volevano farsi foto in pose incomprensibili con la scusa che tanto "non ci conosce nessuno".


L'idea di perdersi per i vicoli di Dublino ha funzionato per un po', e l'assurdità è che in una diretta parallela di una via centrale puoi imbatterti in una traversa di quelle desolate e degradate, dove ti viene voglia di stringere a te la borsa e iniziare a correre; dopo aver raggiunto l'Ha' Penny Bridge, "più che 'l dolor poté 'l digiuno" e quindi ci siamo diretti ancora una volta a mangiare.
Il cibo in pratica è stato il perno della nostra vacanza. 
No, non ci siamo soffermati al birrificio Guinness ché tanto non ce ne importava nulla, e nel pomeriggio ci siamo spostati verso il gigantesco Phoenix Park. Uno sconfinato parco verde, in cui abbiamo trovato persino un roseto stranamente resistente alle condizioni climatiche, e in cui in teoria ci sarebbero dovuti essere dei cervi. Tuttavia il sole stava tramontando, di cervi non c'era nemmeno l'ombra e il vento freddo non smetteva di tirarci pugni, quindi abbiamo battuto la ritirata.
Mi aspettavo che l'aria irlandese fosse fredda e frizzante, anzi mi aspettavo temporali che mi avrebbero fatto tornare a nuoto in Sicilia, ma non immaginavo che il vento potesse essere l'avversità meteorologica di maggior peso. 


Muoversi a Dublino è semplicissimo (a meno che non sia notte): dai bus, al tram (la Luas), ai treni, si arriva un po' ovunque e basta fare la Leap Card, in aeroporto o in alcune stazioni o persino, come ho fatto io, in una sorta di ricevitoria, che è una carta prepagata che vi farà da biglietto e costa di base 5 euro (di cauzione). Ci caricate sopra quanto denaro volete e ogni volta che dovete prendere un mezzo pubblico vi basta avvicinare la card al dispositivo, e vi vengono scalati i soldi della corsa. La Leap Card conviene, perché ogni volta che la sfruttate vi fanno uno sconto sul costo del biglietto. 
Il giorno seguente, dopo una mattina in cerca di informazioni, ci imbarchiamo per la super glam Grafton Street, anch'essa allestita a festa, passando davanti al Trinity College. Se pensavate che fosse in Inghilterra, vi siete sbagliati tanto quanto me. In un angolo nascosto, in fondo ad una traversa, ci è apparsa la St Ann's Church, ma non era il momento di fermarsi.



Il nostro obbiettivo era un altro e la pioggia ci ha fatti vacillare, ma è durata così poco che non ci siamo arresi e siamo andati avanti. Alla fine di Grafton Street ci aspettava un pezzo di paradiso: il St Stephen's Green. Un parco bellissimo, che, con la complicità della luce del tramonto, mi è parso magico, pacifico, quasi come se non appartenesse ad una città, ma si trovasse lì per caso per trasportare in un luogo incantato chiunque vi entrasse.



La parte di Dublino nella zona di St Stephen's Green mi ha dato delle vibe diverse, forse per via delle strade più ampie, degli edifici più grandi, ma è stata una sensazione momentanea una volta ripresa Grafton Street per tornare a casa. Sulla strada di ritorno, complice la ricerca di un posto caldo dove ricaricare le pile, sono entrato per la prima volta da Starbucks e no, non è stata una bella esperienza.
Ma Dublino non è solo una meta ma anche un punto di partenza, nel mio itinerario infatti c'erano anche altri luoghi da visitare e la giornata soleggiata ci ha aiutati. La soluzione più facile ed economica è stato scegliere un tour organizzato (GraylineIreland per l'esattezza), e dopo aver superato le verdissime autostrade irlandesi fatte di colline su cui pasteggiano varie specie di caprini e bovini, e dopo aver superato il panico scatenato dalla simpatica guida che ci ha chiesto i passaporti o saremmo stati considerati immigrati, siamo arrivati in Irlanda del Nord, a tutti gli effetti Regno Unito.
Le cabine sono rosse e non accettano i nostri euro, quindi portatevi la carta di credito.
In realtà le mie manie di controllo avevano già fatto il loro dovere: ben prima di partire sapevo che non sarebbe servito il passaporto, ma sul bus la paura era palese.
Dopo aver attraversato velocemente la città di Belfast, affascinante ma cupa con la sua storia ancora recente e conflittuale, siamo arrivati al Dunluce Castle. 



Nonostante ne sia rimasto poco più che lo scheletro rimpiango non aver avuto l'opportunità di poterci avvicinare e visitarlo dall'interno, cantando la sigla di Game of Thrones, ma devo dire che anche da lontano l'impatto è spettacolare.
Di fretta ci siamo subito diretti verso un'altra zona che sognavo da prima che fossi sull'aereo per arrivare in Irlanda: il selciato del gigante.
Leggende e racconti si intrecciano in uno dei luoghi più strani in cui sia forse mai stato: queste colonne di basalto dalla forma geometrica che nemmeno un artigiano saprebbe cesellare. Magnifico nonostante la quantità di turisti per cui è impossibile fare una foto facendo finta di essere soli, e nonostante il fischietto delle guardie che avvisano i più incauti affinché non si sfracellino sulle coste irlandesi.



Poco più avanti ci aspettava una delle attrazioni che forse tutti stavano aspettando ma io un po' meno, cioè il ponte di corda di Carrick-a-Rede, sospeso a 30 metri di altezza e che unisce la terra ferma all'isola di Carrick. Un isolano che va in un isola per attraversare un ponte ed arrivare su un isola. Non avevo paura, ma non ho guardato sotto perché le mie gambe non sopportavano molto le oscillazioni del ponte. Ho un po' invidiato chi riusciva a farsi la foto in mezzo al ponte, nonostante le oscillazioni appunto, e nonostante la fila interminabile.
Rientrati dalla vibrante traversata, ci siamo spinti di nuovo verso sud dove avremmo percorso le Dark Hedges, che di "dark" avevano ben poco visto che una bellissima e calda luce del tramonto filtrava fra i nodosi rami regalandoci una atmosfera quasi romantica.
Insomma, l'inverno sarà arrivato ma non alle Dark Hedges.



Il ritorno in serata a Dublino significava solo una cosa, ovvero che il giorno dopo avremmo dovuto lasciare la città e le sue contraddizioni, per spostarci nella seconda meta del nostro viaggio, Cork.
Le mie aspettative su Cork erano tiepide, lo ammetto, ma avevo comunque preparato un itinerario con le mete più quotate. Ma le reticenze si sono prosciugate in poco tempo, ho trovato il suo fascino in questa cittadina che di angoli interessanti ne ha parecchi, legati ad una storia antica. Inoltre l'atmosfera era decisamente meno urbana e più familiare. Certo, l'acqua continuano a vendertela fredda e servirtela con ghiaccio e non capiscono il concetto di "room temperature", ma i volti mi sono sembrati più gentili e disponibili, meno di fretta. Se ve lo steste chiedendo, sì, la Leap Card comprata a Dublino, vale anche a Cork, e in tutti quei posti coperti dal servizio. Non serve quindi comprarne un'altra.



Certo, non è stato facilissimo sin da subito, visto che il nostro airbnb si trovava a Glanmire, e non era propriamente facilissimo da raggiungere, al punto che il nostro arrivo in serata ha spinto il nostro host a venire a recuperarci in centro in auto. Inoltre il clima, seppur più gentile e mite verso le nostre membra, stava iniziando a cambiare e la pioggia si è fatta un po' più insistente. Ma non è riuscita a fermare i nostri passi, e così passando dalla Saint Fin Barres’s Cathedral, più bella dietro che davanti, col suo labirinto che non avrebbe confuso nemmeno una formica, all'English Market pieno di odori ché se fossi una sciura irlandese ci avrei fatto la spesa, fino all'Elizabeth Fort che offre un panorama un po' più alto sulla città.



Ma anche a Cork la casualità ha avuto la meglio. Nel primo pomeriggio infatti ci eravamo spinti nei pressi della Cathedral of Saint Mary and Saint Anne e la chiesa anglicana di Sant'Anna, Shandon, che sì, ha un pesce in cima al campanile, ed avevamo subodorato cosa sarebbe successo qualche ora dopo, ma senza alcuna certezza.
Fattasi sera eravamo decisi a concederci finalmente la tanto famosa birra irlandese in un pub, ma nemmeno il tempo di sederci e lamentarci del caos, ci siamo ritrovati catapultati in una tipica parata di Halloween con tanto di gente in maschera e mostriciattoli di vario tipo.


Ma la festa è durata poco perché il giorno dopo un altro tour organizzato (questa volta con Paddywagon) di buon mattino ci avrebbe portati in uno dei posti che mi si è legato al cuore.
Abbiamo attraversato ancora una volta l'autostrada e i suoi campi sconfinatamente verdi, dove qui e lì si nota qualche casetta deliziosa, e siamo giunti a Limerick, luogo in cui però non ci siamo soffermati e credo ancora sia necessario tornarci.
Continuando verso il villaggio di Doolin siamo finalmente giunti alle Cliffs of Moher.
La magnificenza della natura che si palesa in un modo così spontaneo e imponente che sovrasta tutto, così potente che sembra contenere l'intero Atlantico. Se chiudo gli occhi sento ancora il vento che pettina l'erba verde, il ruvido delle pietre di recinzione e il sole che batte sulla scogliera. Mi è rimasto stampato sulle retine ogni dettaglio di quel luogo dove l'uomo sparisce, così come la parola, e si palesa solo una forte energia.
Ho pianto.



Le Cliffs of Moher hanno principalmente due strade percorribili dai turisti, entrambe sottili, scivolose e un po' rischiose in quanto a margine della scogliera, tanto che qualcuno durante la nostra visita è stato recuperato in elicottero. A me è piaciuto più il sentiero verso destra, passando dall'O'Brien Tower, a cui non ho corso intorno ché la iella mi è amica, ma ovunque andrete non si può non restare a bocca aperta.
L'ultima parte interessante ed altrettanto suggestiva del nostro tour è stato il Burren, questa antichissima distesa di rocce calcaree gigantesche che si spaccano fra l'una e l'altra, che ci ha riportati un po' alla mente il Giant's Causeway, ma era decisamente più sfollato di turisti e fischietti, e più stabile sotto i nostri piedi. Il resto dei giri è stato un po' troppo frettoloso, ad esempio il Bunratty Castle e il King John's Castle lungo il fiume Shannon, e ce ne è rimasta solo una immagine un po' troppo lontana per godersela, ma sicuramente piacevole da ricordare.


Il nostro tempo in Irlanda stava per terminare, così l'ultimo giorno abbiamo deciso di goderci un po' Cork per l'ultima volta, ci siamo concessi un'altra colazione da The Oliver Blunkett (sì, siamo vecchi per andare nei pub a far baldoria, preferiamo una fetta di torta), e poi alla Crawford Art Gallery, un po' piccola ma carina.
Il resto della mia giornata avrebbe concluso un viaggio unico, lungo, ricco, emozionante e con ancora tantissimo da scoprire. Nel mio ritorno ho avuto la fortuna di lasciare la pioggia a Cork e dare ancora un'ultima occhiata a Dublino prima di volare a casa.

L'Irlanda mi ha lasciato a bocca aperta come una magia senza giochi di prestigio, mi ha fatto sgranare gli occhi seppur mi sembrava di sognare. Mi ha lasciato tante cose nella testa, nel cuore, negli occhi e sulla punta delle dita. Ha preso i miei piani e li ha resi reali nel migliore dei modi possibili, e al tempo stesso li ha smontati e trasformati. L'Irlanda è stata una scoperta ed una sfida che ho superato ma che è impossibile vincere, perché è un luogo così forte che non si può assorbire o combattere, ma si può solo vivere.




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