lunedì 20 maggio 2019

James Charles Drama: cosa è successo e cosa possiamo imparare?

Probabilmente in Italia la notizia non ha avuto un'onda particolarmente propulsiva ma se seguite alcuni canali Youtube stranieri sarete venuti a conoscenza di una situazione controversa che si è scatenata nella beauty community di oltre oceano, che non solo mi ha colpito in quanto tale ma che secondo me porta a riflessioni più ampie.
Se non sapete nulla a riguardo, provo a spiegare la situazione, ma perdonatemi se non sarò chiaro perché si tratta di una situazione intricata, fatta di gossip, screenshot, illazioni, contraddizioni e a volte situazioni poco esplicitate, ma che ha avuto una forte portata, al punto che ne hanno parlato anche emittenti come la CNN, Fox News, e il New York Times.
James Charles è un ragazzo omosessuale di 19 anni, ma è anche un miliardario grazie alla sua presenza sui social dove raccoglie in totale circa 30 milioni di follower, principalmente giovanissimi. Prima della sua "caduta", James era il Beauty Guru più seguito su Youtube con oltre 16 milioni di iscritti al suo canale, ma la sua carriera come make up artist e content creator, arrivata all'apice praticamente nel giro di un paio di anni, è stata costellata da diverse problematiche, situazioni imbarazzanti, e spesso controverse.


Tempo addietro tweettò che stava andando in Africa e temeva di prendere l'ebola.
O ancora, in un video sembrò sottintendere che gli uomini trans non fossero uomini. Lui si è scusato, e siamo andati tutti avanti.
Il frame che ha dato fuoco all'intera pellicola (notate il gioco di parole a tema) però è stato il Coachella di quest'anno, il famoso festival di musica che si tiene negli Stati Uniti. Già prima dell'evento James Charles stava attraversando una tempesta per il fatto che i biglietti per un Meet&Great con lui costassero fino a 500 dollari, ma le cose sono andate peggio, quando, per un suo stesso tweet, salta fuori una questione un po' complicata: se da un lato James lamentava di essere stato usato per la sua fama da un ragazzo di nome Gage Gomez, dall'altro lato lo stesso Gage e gli screen dei messaggi intercorsi fra i due sembrano raccontare un'altra storia.



Pare infatti che James, a seguito di un rifiuto da parte del ragazzo, sia diventato un po' pesante e azzeccoso, rivangando il fatto che lui avesse pagato il biglietto del volo e del Coachella a Gage, che però non si era dimostrato altrettanto disponibile nell'avere un rapporto con lui e ad essere affettuoso.

Una situazione un po' promiscua, su cui ho fatto un po' fatica a prendere una posizione ma una cosa mi è chiara: è inaccettabile pretendere una eventuale prestazione sessuale o una relazione affettuosa, in cambio di qualcosa liberamente offerto, ed in questo James ha completamente torto, specie in considerazione di certi messaggi in cui alterna l'essere vittima con il puntare il dito e cercare di mette l'altro ragazzo all'angolo. Un gioco di bastone e carota dove cerca di colpevolizzare l'altro pur essendo in una posizione di vantaggio.

Dall'altro lato lo stesso Gage a mio avviso però è stato un po' confuso: prima si approccia a James Charles come bisessuale-curioso, quindi interessato ad esplorare e tentare un rapporto con un ragazzo, e "casualmente" sceglie la settimana del Coachella per tentare di chiarirsi le idee, "casualmente" con un personaggio come Charles; poi nel suo video-confessione, in cui mastica fastidiosamente tutto il tempo delle patatine, dice invece di essere etero e che James ne era al corrente.
Il problema però resta: James ha cercato di imporre la propria superiorità economica e sociale contro una persona "inferiore" da questo punto di vista?
Arriviamo a Maggio, il Coachella è bello che andato, e James pubblica su Instagram (dove, vi ricordo, è seguito da oltre 15 milioni di persone, soprattutto giovanissimi) una storia in cui ringrazia un'azienda chiamata Sugar Bear Hair per averlo aiutato con il servizio di sicurezza al festival, e soprattutto raccontando come si trovi bene con i prodotti di questa azienda, provati solo per una settimana. Capeggiava in alto ovviamente l'hashtag advertising, come si deve fare quando si sponsorizza un prodotto.



Sugar Bear Hair è un'azienda di integratori, molto spinta dalle sorelle Kardashian, dalla forma di caramelle gommose che promettono di aiutare la crescita dei capelli, in più adesso c'è anche una variante di questo supplemento che dovrebbe aiutare a dormire. Più volte Sugar Bear Hair è stata al centro dell'attenzione per non essere esattamente l'integratore più efficace.
Questo mi fa riflettere su una cosa che so già: noi che siamo da questa parte dello schermo dobbiamo essere attenti a cosa vogliamo trasmettere, il messaggio che mandiamo, i prodotti di cui parliamo, il pubblico a cui ci rivolgiamo, ma soprattutto l'onestà con cui lo facciamo. Pur non avendo milioni e milioni di lettori, dobbiamo essere consci delle persone che potenzialmente possono leggerci, e che un tweet o un post può magari raggiungere anche migliaia di persone. Io stesso mi rendo conto che anni fa scrivevo in un modo che  con la maturità di oggi rileggo in maniera diversa, che se all'epoca ritenevo simpatica un'espressione, adesso mi sembra fuoriluogo, nonostante non creda di essere mai stato altamente offensivo. Questo si traduce anche nel non accettare delle collaborazioni che possono essere controverse, e son sicuro che se posso farlo io, può farlo anche chi in banca ha 12 milioni di dollari.
Questa sponsorizzazione da parte di James si è tradotta nella reazione, prima non esplicitata ma poi ben chiarita da parte di un'altra youtuber: Tati Westbrook.


Tati, al contrario di James, è una youtuber di vecchia data, che prima di questa baraonda aveva un folto seguito di oltre cinque milioni di iscritti al suo canale. La politica di Tati è sempre stata quella di tenersi fuori dalle polemiche e dai drammi, continuando la sua carriera di reviewer su Youtube con classe, eleganza e sempre con garbo. Lo stesso giorno della storia pubblicitaria di James Charles, Tati è apparsa triste su Snapchat piangendo sul fatto che si sentisse sola e che la community beauty fosse malata.
Già qui sono volate critiche su di lei perché molti ritengono che una donna a 37 anni non dovrebbe stare a piangere sui social, ma affrontare le cose privatamente ed in modo maturo.

Sinceramente in primo momento ho pensato anche io che sarebbe stato meglio prendersi del tempo per vedere meglio la situazione magari da un altro punto di vista ed eventualmente affrontarla privatamente. Oggi però facciamo tutti così: prendiamo i social e ci riversiamo le nostre frustrazioni. Ma c'è un'età "giusta" per esporre i propri sentimenti online o comunque pubblicamente? Io non credo, alla fine le emozioni sono uguali per tutti ed essere chiusi non vuol dire necessariamente essere maturi. Credo però che un passo indietro dalla tecnologia, specie nei momenti più delicati e magari semplicemente riscoprire la bellezza dello stare da soli, nei proprio spazi.
Tati comunque non ha fatto alcun nome lì per lì nei suoi snap, ma l'internet non ci ha messo molto a fare due più due e a capire che si stesse riferendo a James. Anche lì ci son state diverse critiche: c'era chi sosteneva infatti che Tati fosse amareggiata semplicemente perché l'amico James avesse fatto pubblicità ad una azienda di vitamine sua concorrente, essendo lei stessa proprietaria di un brand di integratori chiamato Halo Beauty.
Dopo qualche giorno non è tardato ad arrivare il video di Tati, adesso cancellato, in cui spiegava come mai, dopo due anni di amicizia, non volesse più essere associata al nome del ragazzo.



La donna ha raccontato come sia stata per James non solo una amica ma anche un mentore, avendo più esperienza nel campo, come l'abbia aiutato davanti e dietro le quinte a far crescere il suo canale Youtube e ad avere contratti più vantaggiosi. Ma poi ha aggiunto tutta una serie di situazioni che si sono accumulate e stratificate nella sua testa e nel rapporto con James che l'hanno portata a chiudere l'amicizia, ed in particolare ci sono tre aspetti molto pesanti che hanno colpito tutti: essenzialmente Tati ha definito James un amico manipolatore, un predatore sessuale fissato con i ragazzi etero ed un cattivo esempio per il suo pubblico di giovanissimi.

Avere a che fare con una persona che ci manipola non è facile, ma credo sia capitato un po' a tutti. È in genere un atteggiamento subdolo che non si nota a mio avviso fin da subito. Nella mia esperienza, un amicizia con una persona manipolatrice inizia normalmente, ma poi lentamente questa comincia a prendersi sempre più spazi, facendo leva sulla benevolenza dell'altro, ed avere maggiori pretese. Inoltre, una volta che conosce i tuoi punti deboli, finisce per sfruttarli a suo vantaggio, in genere ponendosi come "superiore", così da avere maggiore controllo sull'altro. Molte volte non riguarda nemmeno cose pratiche ma abbiamo la sensazione di essere manipolati, ed è difficile da spiegare. Avere a che fare con una persona manipolatrice non è semplice, ma appena lo scoprite, se posso darvi un consiglio, scappate. So che spesso comporta delle rinunce, o che magari quella persona cerchi di ribaltare le carte in suo favore, ma alla fine è una liberazione.
Non sono mancate le critiche a quel video, come il fatto che poteva raccontare prima queste situazioni, affrontarle in privato o comunque lasciar stare la vicenda perché si tratta di un ragazzo di 19 anni. A mio avviso però chi ha mosso queste accuse non ha visto il video, in quanto Tati spiegava che aveva già provato a parlare con James di persona senza sortire effetto, oltre al fatto che temeva le che le conversazioni private venissero manomesse e ribaltate a suo sfavore. Inoltre sono circostanze relativamente recenti per cui non credo che Tati abbia nascosto molto a lungo questa storia.

Il fattore età a mio avviso non è un punto valido da sollevare in nessun caso, perché si parla pur sempre di un ragazzo maggiorenne che, per quanto sia normale possa commettere degli errori, è comunque a capo di un business da milioni di dollari, e non può non essere cosciente dell'atteggiamento che ha fuori e dentro i social, che poi sono anche il suo luogo di lavoro. Al giorno d'oggi ancora di più, ho come l'impressione che si maturi o si debba maturare prima rispetto ad altri periodi storici. Vi svelo una cosa imbarazzante e personale ma non troppo: per evitare che potessero crearsi inconvenienti ho preferito iniziare delle frequentazioni affettive dopo aver compiuto 18 anni, così da potermi assumere la totale responsabilità di qualunque cosa sarebbe potuta succedere, nonostante avessi capito prima quale direzione volessi prendere. 
Dal video di Tati, che ha superato 40 milioni di visualizzazioni prima di essere rimosso, si è scatenato un vero e proprio putiferio dove chiunque ha messo bocca, cavalcando e sottolineando l'aspetto più cupo di questa storia ovvero il rapporto di James Charles con i ragazzi eterosessuali e soprattutto il risvolto da predatore sessuale.
La reazione di tutti non si è fatta attendere e si è tramutata nel tentativo di "cancellare" James.



Oggi i giovani la chiamano "cancel culture" ma noi in italiano potremmo dire boicottare una persona o un brand, e ne avevo parlato già in passato discutendo di etica di marketing. E già all'epoca mi sono chiesto a quanto serva, considerando che molto spesso il sabotaggio non avviene in massa, o non supera l'onda della polemica che si scatena sui social. In questo senso James è l'emblema di come, nonostante abbia iniziato subito a perdere follower, non sia mai stato del tutto cancellato. Ma c'è anche un altro problema: la cultura della cancellazione è spesso superficiale visto che basta poco per spostare gli equilibri e si arriva al punto che le stesse persone che ti portano all'apice del successo, il giorno dopo vogliono affossarti senza nemmeno pensarci. Le stesse persone che ridevano alle tue battute, adesso ti voltano le spalle. Questa è una sorta di catena strana, dove tutti vogliono salire sul carro del vincitore, ma ridere del perdente è ancora più divertente, e non puoi restare fuori dal giro, perché va di moda "odiare" questo o quel personaggio. Ma non porta a nulla. 
Si è letteralmente aperto un vaso di Pandora, fatto di defollow da parte di personaggi famosi, meme, video, tweet satirici, ma soprattutto di testimonianze da parte di ragazzi eterosessuali i quali affermavano che James Charles ci avesse provato con loro, inviando messaggi privati anche abbastanza diretti. Fra queste testimonianze ha colpito quella della cantante Zara Larsson, la quale ha accusato James di scrivere al suo ragazzo, nonostante sapesse che stavano insieme e che appunto non fosse interessato.



Purtroppo lo stesso James più volte anche in video ha dimostrato il suo interesse nei ragazzi eterosessuali, spesso mettendoli in imbarazzo o dimostrandosi un po' troppo "fisico" nei loro riguardi. Un esempio è la frase che scrisse al cantante Shawn Mendes durante una diretta.
Inoltre sempre James ha ammesso di trovare più attraenti gli uomini eterosessuali perché c'è una maggiore difficoltà e quindi sia più avvincente, sedurli e "convertirli", oltre al fatto che, secondo lui, sono più mascolini degli omosessuali.



Non voglio aprire la questione del "predatore sessuale", perché è una situazione delicata, che sfocia ovviamente in un risvolto legale difficile da seguire e poter giudicare senza competenze e senza tutti i dettagli delle vicende, ma devo dire un paio di cose.
La prima è che purtroppo molti ragazzi gay credono che soltanto i ragazzi eterosessuali siano virili e che solo con loro ci possa essere una maggiore divisione fra ruolo appunto maschile e femminile. Questa teoria, o per meglio dire pregiudizio, non so da cosa nasca, forse da troppe fiabe con principesse in pericolo lette da bambini, ma la realtà omosessuale è molto più variegata di quanto si pensi e non tutti sono effeminati, o cercano, al contrario, un partner particolarmente rude e maschile.
Ma ancora più importante è sottolineare come la sessualità non sia una scelta, non può essere cambiata e non ci sono possibilità di convertire qualcuno, tanto meno con minacce. Nel corso del tempo si può scegliere di sperimentare, si può anche cambiare punto di vista, cosa che non può partire dall'esterno, ma solo dall'interno. Ad esempio, molti degli omosessuali con cui ho parlato negli anni e che hanno avuto dei rapporti eterosessuali, mi hanno detto che hanno soffocato il proprio essere gay per ragioni diverse, fra cui il condizionamento esterno, ma alla fine hanno dovuto seguire la loro vera natura. 
In tutto questo marasma è entrato a gamba tesa anche un altro personaggio noto a Youtube e al gossip: Jeffree Star, il quale in un primo momento non solo non ha calmato le acque, ma ha spinto affinché la situazione peggiorasse, aggiungendo il carico da novanta con alcuni tweet.



Come vi dicevo, nel corso dei giorni la notizia ha fatto il giro del web e credo sia diventata incontrollabile soprattutto per i protagonisti.
Giorno 10 maggio James è tornato con un video in cui si scusava con Tati, ma non ha minimamente placato le acque. Dopo una settimana, giorno 16, la stessa Tati ha pubblicato un video in cui spiegava le sue ragioni, non immaginando tutto questo caos, anzi temendo che le si ritorcesse contro (Tati aveva 5 milioni di iscritti su Youtube contro i 16 milioni di James, ricordate?) cercando di mettere fine alla questione che aveva sollevato e alla valanga di odio che si è mossa, dicendosi e mostrandosi ferita dalla situazione. Ha spiegato inoltre che il suo primo video-accusa voleva essere un allarme per James affinché capisse che era ora di cambiare rotta, e che comunque vuole bene al ragazzo.


Il 18 però di questo mese, lo stesso James Charles pubblica un altro video in cui spavaldamente fornisce la sua versione dei fatti, un po' in contraddizione con il filmato in cui si scusava affranto e sospirante, ma comunque cercando di ripulire il proprio nome e dicendo che quanto affermato da Tati e da chiunque lo abbia infangato, fosse errato. Il video pare abbia sortito il risultato sperato: James per molti non era più "cancelled" tanto da riguadagnare praticamente istantaneamente gli iscritti persi.
Se proprio devo dire la mia, non credo al video di James perché ritengo che se Tati Westbrook sia stata così veemente nell'iniziare tutta questa bagarre, doveva avere delle informazioni certe, o non si sarebbe mossa anche solo per non mettere a rischio la sua carriera e l'ottima reputazione che si è creata per anni. Inoltre lei stessa ha sottolineato che dal video di James sarebbero state necess
Sembrava che le prove dovesse averle invece Jeffree Star, che su Twitter tuonava come se fosse pronto a chiudere per sempre il capitolo James Charles, ma alla fine, spoiler: non è stato così.
Nel suo ultimo video Jeffree infatti ha voluto fare un passo indietro, per aprire un nuovo capitolo fatto di positività ed amore e mettere da parte l'odio, per il bene suo e di tutti i milioni di persone che seguono lui, Tati e James.
E pare, che il diretto interessato appunto, James Charles, abbia accettato le scuse.


Immagino che nel dietro le quinte ci sia tanto altro che non è stato chiaramente spiegato, non so se ci saranno altri capitoli di questo Dramagheddon, ma al momento sembra che i protagonisti vogliano affrontare privatamente la questione. Capisco che sia una storia più ingarbugliata del caso Mark Caltagirone-Pamela Prati, ma credo abbia smosso molti più spunti di riflessione, che mi hanno permesso di toccare temi delicati ed importanti.





mercoledì 15 maggio 2019

|Beauty Cues #MaskWednesday|
Trattamento Occhi 👀e Labbra 👄 HQ Cosmetique



Fra le varie novità e trattamenti che si sono susseguiti nel corso del 2018, mi avevano colpito certamente le maschere viso e i patch occhi e labbra di HQ Cosmetique. L'azienda svizzera infatti aveva ampliato la sua gamma degli ormai iconici prodotti in bustina con una linea chiamata Flash Beauté, composta appunto da trattamenti viso in tessuto. Dalla parte di HQ c'era il fatto che sicuramente sarebbero stati dei prodotti facili da reperire, con un costo più che accettabile e c'era una buona possibilità che si trattasse di sheet mask davvero valide e che avrei potuto riacquistare nel tempo. Ho deciso di iniziare a provare proprio i loro patch occhi e labbra, che se mi seguite su Instagram, vi avevo mostrato nelle storie.

HQ Cosmetique Maschera-Patch Tessuto Occhi Anti Age


I Patch Contorno Occhi di HQ mi hanno convinto sin da subito perché dando un'occhiata all'INCI mi sembrava avessero fatto uno sforzo nello scegliere ingredienti funzionali e diversi dal solito; è vero che contengono alcol, ma fra la lista ho scovato non solo l'estratto di Achillea che dovrebbe avere una funzione astringente e antiinfiammatoria, ma anche quello che viene definito Beautyfeye®: in pratica un mix di tre elementi, estratto di corteccia dell'albero di seta, glicerina e darutoside, che dovrebbe agire su rughe e segni di stanchezza. Ma anche l'estratto di avena, dall'azione lenitiva, e l'estratto di proteine di soia, che dovrebbe stimolare la sintesi del collagene, mi sembrano ingredienti adatti alla cura del contorno occhi.
Tutto questo è in linea in effetti con le promesse fatte da HQ:

"I patch, grazie ai preziosi principi attivi come l'achillea Bio e il Beautyfeye®, attenuano le occhiaie dando luminosità allo sguardo e donando giovinezza a tutto il contorno occhi."
I patch sicuramente li ho avvertiti come freschi sulla pelle, ed hanno la forma di lunette molto ampie, che ricoprono, almeno sul mio viso, molto oltre il contorno occhi, aspetto che non mi dispiace. Ho avvertito un odore alcolico/ chimico che non mi convince del tutto, ma durante la posa non ho avuto fastidi o bruciore agli occhi.



La posa è abbastanza comoda visto che le maschere aderiscono bene, non cascano, grazie al tessuto della giusta consistenza e spessore. Inoltre sono molto ben imbevuti, non al punto da crearvi rivoli sulle guance in stile Madonna addolorata, certo, ma sicuramente hanno un siero che agisce sulla pelle e aiuta nell'adesione del tessuto.
Nel giro di 15/20 minuti i patch HQ Cosmetique hanno iniziato a muoversi un po', sintomo che il siero stava iniziando ad assorbirsi del tutto, quindi direi che i tempi di posa indicati dall'azienda sono corretti.



Una volta rimosse le maschere, la zona perioculare risultava distesa e liscia. Io non ho ancora grandi rughe, ma la pelle sottile e tendente al secco può segnarsi facilmente. Inoltre mi è parso siano riusciti nell'obbiettivi di schiarire un po' la zona: non mi hanno rimosso le occhiaie, specie nella zona dell'angolo interno, tuttavia ha dato una rinfrescata allo sguardo, come se avessi dormito qualche ora in più. Inoltre la zona risultava tutto sommato idratata, e senza tracce di appiccicoso o comunque del siero che non si era assorbito. Non è un trattamento che riesce a prendere il posto della mia crema idratante, e non credo possa fare una magia su pelli segnate, mature e secche, ma come intervento last minute, la Maschera-Patch Tessuto Occhi Anti Age HQ Cosmetique non mi è dispiaciuta affatto e merita un tentativo, specie se prima la mettete in frigo, per una azione rinfrescante ancora più intensa.

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🔎 Grande Distribuzione, Acqua e Sapone, Tigotà
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🏋 2ml
🗺 Made in Svizzera
⏳  patch monouso
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HQ Cosmetique Maschera Tessuto Labbra Idratante



Al contrario, a primo impatto, la maschera labbra in tessuto HQ non mi aveva attirato particolarmente. L'INCI è un po' striminzito, dove, le cose che il mio occhio non proprio da chimico notano, principalmente sono un derivato da zuccheri che idrata, l'idrolato di fiordaliso dall'azione lenitiva e questo Fucocert® che dovrebbe avere anch'esso una efficacia idratante.
Si presenta come una mascherina in tessuto a forma di labbra ben intrisa di siero e per fortuna con un odore molto delicato e appena percettibile al mio naso. Il tessuto è ampio, quindi si adatta anche a labbra carnose, ed ha un taglio in mezzo, che vi consente quantomeno di respirare o dire due parole in maniera più agevole; forse la cellulosa è leggermente più spessa dei patch occhi, cosa che influisce su una non perfetta adesione specie nella zona attorno alle labbra, ma nel tempo di posa non mi ha fatto diventare matto. E sinceramente credo che in piccola parte fosse anche un po' colpa della barbetta, seppur meno di un millimetro intorno. Quindi amici barbuti siete avvisati.



La mia posa è durata abbondantemente più di 20 minuti, anche perché quando l'ho fatta ne sentivo una reale necessità: non ho le labbra super secche e piene di pellicine perché cerco di curarle costantemente, e quindi evito il declino totale, ma viste le temperature ballerine può capitare che le labbra siano un po' più tiranti e necessitino di una attenzione in più. Un volta rimossa la Maschera Labbra HQ Cosmetique, i resti del siero avevano lasciato una lieve sensazione di appiccicoso, ma nulla di fastidioso o eccessivo che mi abbia spinto a sciacquare la zona, ha solo avuto bisogni di qualche istante in più affinché sparisse. Penso che se volete piazzarci sopra del make up si può fare tranquillamente.



A fine trattamento le labbra mi sono sembrata effettivamente più idratate e la sensazione di tiraggio era meno evidente, e non è stata una efficacia temporanea. Inoltre non era rimasto sulla mucosa un sapore sgradevole o fastidioso, che può sembrare strano a dirsi ma secondo me è una accortezza in più che una azienda deve avere. Questa maschera labbra HQ in definitiva, non mi sembrano l'intervento miracoloso per chi non ha cura della zona, ma un aiuto per migliorare le labbra secche e irritate. Penso che la riacquisterei, ma sinceramente dopo il trattamento applicherei un po' di balsamo labbra per bloccare meglio l'idratazione tramite lo strato occlusivo dello stick.

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A voi piacciono questi trattamenti mirati o siete più concentrati al beneficio generale della pelle?
Molto presto comunque proverò alcune delle maschere viso HQ, sperando si ripeta l'esperienza positiva.




lunedì 13 maggio 2019

|P_laylist #22|
Non mi bastano solo due orecchie...o forse sono troppe?! 😅

Non so bene cosa sia successo ma fra aprile e maggio abbiamo assistito ad un bombardamento di novità musicali che nemmeno a mettersi d'accordo si riusciva a creare. Non parlo della prima scappata di casa con le extension attaccate male, o della band composta da imberbi ragazzetti, ma di nomi importanti e comunque noti del panorama musicale internazionale.
Ad aprire le danze è stata Sara Bareilles che il 5 Aprile ha pubblicato Amidst The Chaos, il sesto album della cantautrice, che dopo quattro anni di assenza, anzi forse qualcuno in più considerando che il disco precedente era una sorta di soundtrack, è tornata con degli inediti.


Vi sarà capitato di sentire qui e lì Fire, che non è propriamente il primo singolo estratto, ma è quello che si è fatto notare un po' di più. La verità è che a me Sara sta molto simpatica, credo sia bravissima a scrivere, e lei poi è una sempre impegnata, anche a teatro, e meriterebbe più attenzioni perché nei suoi brani ci mette sempre soul e ti arriva qualcosa, ma questo disco è troppo monocorde.



Mi spiego meglio: ascoltato con attenzione si coglie il talento ed il lavoro che c'è dietro, ma il mio orecchio non è stato rapito da una sonorità particolare. I pezzi con più mordente si fanno desiderare, e le ballate sono davvero troppo malinconiche, accompagnate da un ritmo che trovo un po' antico.
Credo che Amidst The Chaos non abbia l'intensità dei lavori precedenti e non basta il fondo socio-politico che guarda al panorama attuale, a farlo risaltare. Certo, Armor, che anche dal video richiama il movimento #MeToo, si fa notare.



Così come non passa del tutto inosservato il featuring con John Legend anche perché è l'unico e spunta lì in mezzo come un piccione in mezzo ad una frotta di oche, ma è proprio l'emblema di come questo ultimo album di Sara Bareilles sia per le mie orecchie troppo moscio, con pochi punti luminosi che non bastano come appigli di salvezza.

Sempre ad inizio Aprile ho notato il ritorno di una cantante che se non conoscete non possiamo essere amici. Vi ricordate Nobody's Wife? Era la fine degli anni '90 e nonostante fossi un pischelletto me la ricordo bene e mi piaceva moltissimo. Era interpretata da Anouk, una cantante olandese che nel corso degli anni ha comunque continuato a produrre musica praticamente costantemente, nonostante non credo abbia avuto grande riconoscimento all'estero. Il 5 aprile Anouk ha però pubblicato un nuovo brano che ho apprezzato e si intitola It's A New Day.



Anouk riesce meglio di Sara Bareilles ad omaggiare tantissime donne che, nel corso di secoli diversi, sono riuscite a farsi notare, a lasciare una impronta, ad essere coraggiosamente di ispirazione per le generazioni a venire. Da Nefertiti a Meghan Markle, da Lady Diana a Giovanna d'Arco, non manca praticamente nessuno in questa dedica simpatica ma diretta.



Non so se ci sia dietro un album o qualche altra novità, ho visto che Anouk aveva già pubblicato a febbraio un altro singolo, intitolato Million Dollar, che ha tutt'altro stile e argomento e non mi ha detto nulla, e a metà aprile ha rilasciato il video di una vecchia canzone, un po' random. Insomma per adesso ci accontentiamo.

Zompettiamo avanti nel corso di aprile e arriviamo all'ingorgo peggiore.
Il 14 Aprile viene pubblicato il primo album degli LSD, intitolato Labrinth, Sia & Diplo Present... LSD.






Non credo ci sia molto da aggiungere: avevo già detto qui che il progetto di questi tre artisti mi stava piacendo, dai brani alla presentazione, con questo stile psichedelico e cartoon, però devo dire che l'album non aggiunge nulla di più, ma resta lo stile giocoso e colorato che avevamo già visto.
Mi piace che comunque il fatto che vocalmente sia un album equilibrato dove non primeggia troppo Sia, ma anche Labrinth ha modo di mostrare la sua bellissima voce.



Ci si chiude in una maggiore serietà in pezzi come Heaven Can Wait e It's time, che è forse l'unica vera ballata del disco, in cui si palesa una certa malinconia nel ritmo più lento. Per il resto però nulla di imprevisto rispetto a quanto avevamo già sentito, ed alla fine va bene così per un primo lavoro, perché comunque LSD tiene compagnia e credo che sia quello l'intento di tutto il progetto.

Poco oltre la metà aprile invece diversi artisti si sono tutti affannati a pubblicare singoli ed album nemmeno fosse una gara.
Intanto una mega collaborazione anche in questo caso con nomi come Justin Bieber, Ariana Grande, Ed Sheeran, Meghan Trainor, John Legend, i Backstreet Boys e tanti altri, che il comico e rapper americano Lil Dicky ha raccolto in un brano intitolato Earth.



Earth è un brano associato ad una causa più che valida: cercare di combattere il surriscaldamento globale. Dietro insomma si cela una campagna di raccolta fondi e non solo per questa causa. La canzone comunque non la trovo tremenda, forse un po' buonista, ma alla fine credo si rivolga principalmente alle nuove generazioni (visti anche gli artisti coinvolti), per cui credo vada bene così.

In questo marasma, mi ha colpito invece la scelta di pubblicare alcune parti della soundtrack della ottava stagione di Game of Thrones, ma soprattutto come questa è stata impostata. Sin da subito hanno lanciato una bomba con il pezzo cantato da Florence + the Machine, che si intitola Jenny of Oldstones.



Una ballata folk che è stata inserita anche all'interno della serie come una sorta di cantata bardica in previsione della battaglia. Il brano secondo me è perfetto: si adatta all'occasione in cui è stato inserito, si adatta alla stile e alla voce di Florence Welsh e più in generale al mood medievaleggiante di Game of Thrones. Tuttavia la soundtrack della serie, For the Throne, che è stata pubblicata il 26 Aprile, ha sonorità decisamente diverse e più moderne, e si capisce già dalla seconda canzone che hanno estratto, Power Is Power.



Un terzetto di nomi che i più giovani conosceranno: SZA, The Weeknd e Travis Scott, per un unico brano, ma la soundtrack è costellata di artisti più o meno noti, come Ellie Goulding, Matt Belamy, James Arthur e l'emergente Rosalía. Si passa dall'hip hop al rap all'rnb, e tutto con un unico filo conduttore, ovvero le vicende della serie. Se amate Game of Thrones secondo me la troverete una figata e sarà interessante vedere come collegheranno certi brani alla serie.

Aprile ha visto il ritorno tanto atteso di Madonna, che per quanto mi riguarda ha tirato fuori un brano peggio dell'altro. Il primo, Medellín, insieme al cantante colombiano Maluma, è una roba così scontata e già sentita, che se la mandate in velocità sembra una canzone qualsiasi di Jennifer Lopez.



Personalmente trovo particolarmente fastidiose le parti bisbigliate, ed immagino che tenere quella benda sull'occhio tutto il tempo debba essere particolarmente scocciante, ma più in generale il pezzo è noioso e tutto il circo di balli, inseguimenti, sguardi languidi è antico.
Un quadro antico mi sembra anche il secondo pezzo estratto dall'album, I Rise, una di quelle ballate che dovrebbero essere ispirazionali e motivanti ma che mi risulta estremamente noiosa e ripetitiva.



In questo contesto, Crave, uscita ieri, sembra quasi carina, ma presa da sola risulta comunque un filler per un album, poco accattivante sia emotivamente che musicalmente, che inizia e finisce senza raccontare realmente qualcosa.
Ora, Madonna, ascoltami, non c'entra nulla l'età, nessuno ti sta dicendo che avendo superato i 50 tu non possa essere sexy e provocante. Il problema è che continui a portare avanti un'immagine che risulta forzata, a tutti i costi esagerata, dove sembra che cerchi di scimmiottare le artiste più giovani ed al tempo stesso farlo passare come arte, come qualcosa che ti renda al di sopra di tutti.



Un esempio? La storia di Madame X (che dà il titolo all'album in uscita il 14 Giugno) l'aveva già tirata fuori Christina Aguilera nel 2010, capisci che ad essere vecchio non sei tu ma il tuo progetto? Capisci che è inutile spingerlo come fosse rivoluzionario perché "tu non fai mai quello che ti dicono" quando, stando a quanto abbiamo sentito, non c'è nulla di nuovo? Perché invece non porti avanti un lato più intelligente ed ironico?
Mi raccomando il 18 Maggio, all'Eurovision Song Contest, cerca di fare una bella performance.

Il fatto che non sia age shaming il mio, è dimostrato da ben due circostanze. La prima è che ho trovato simpatica la canzone di Ivana Spagna, che si è unita anche in questo caso con un cantante colombiano, tale Jay Santos, dal titolo Cartagena, che è praticamente la versione più cheap e che vuol prendersi meno sul serio di Medellín.



Non prendetemi per scemo, è vero che non è una roba rivoluzionaria ed innovativa che scalerà le classifiche, ma Cartagena è radiofonica, estiva, giusta per quel che si promette di fare, senza essere pesante, somiglia a tante altre canzoni che abbiamo sentito e sentiremo, ma credo di aver ascoltato ben di peggio.

La seconda situazione è che invece non ho apprezzato il nuovo singolo anche di una collega più giovane di Madonna che proprio il 26 Aprile è tornata con tanto di countdown su Instagram. Mi riferisco a Taylor Swift che ha congiunto le forze con Brendon Urie frontman dei Panic! At The Disco, in una canzonetta che personalmente ho trovato stridula: ME!.



Video bellissimo, è vero, tutto a suon di greenscreen e CGI, ma è simpatico, colorato e intrattenitivo, ma la canzone è la solita tiritera che racconta la solita storiella dove lei è la vittima, ma soprattutto sempre lei che è la meglio di tutti, non ne trovi un'altra uguale manco a pagarla. Un po' piagnona, un po' egoriferita.
ME! sta ovviamente avendo già successo per cui non credo che a Taylor Swift interessi che a me il suo pezzo non piace.
Sempre il 26 aprile si sono palesati due ritorni annunciati, di cui avevo parlato qui.
La prima è la nostra Alecia Beth Moore, per gli amici P!nk che dopo una serie di singoli ha rilasciano l'album completo, Hurts 2B Human.



In linea generale non lo trovo un brutto album, posso ascoltare tutti i tredici brani di fila senza annoiarmi, ma Hurts 2B Human mi ricorda molto Beautiful Trauma, tanto da sembrami una costola di quel precedente lavoro. Happy mi ricorda Barbies, Courage ha qualcosa di Wild Hearts can't be broken, così come è un po' banale la chiusa di entrambi gli album con due pezzi molto lenti, puliti, quasi bisbigliati. Questo ultimo album di P!nk però secondo me è un disco spaccato in due: ci sono canzoni che strizzano troppo l'occhio alla radiofonicità con cui perdono di spessore.



L'altra parte di album, invece, è fatto di brani che cercano di recuperare terreno dando più profondità all'insieme. My Attic appunto, Courage, Circle Game, secondo me creano uno stacco abbastanza palese, ma non tanto perché siano brani di una classe e intensità estrema, quanto perché le altre canzoni per me sono decisamente cheap. Quindi Hurts 2B Human galleggia in una via di mezzo: non credo sia un brutto disco, non credo nemmeno sia il migliore di Pink.

In questo caos devo ammettere che ho prestato poca attenzione alla seconda parte dell'album di Marina and the Diamonds, che aveva presentato la prima parte ad inizio Aprile, ma ha completato il suo Love+Fear il 26 aprile.



Non voglio però prendermi tutte le colpe in questo caso perché credo di aver preferito comunque la sezione Love più di Fear, dove non mi ha colpito in particolar modo alcun brano. Un esempio: Soft to be Strong non può minimamente fare a gara con End of The Earth, né tanto meno con To be Human, per mettere a confronto solo i pezzi più lenti. L'insieme funziona, ma forse avrei preferito un'altra disposizione dei brani, così sinceramente avrei notato forse meno questo sbilanciamento.

Trasportiamoci in Italia, dove le uscite più interessanti sono decisamente più sporadiche. Il 26 aprile, perché evidentemente la voce dall'America deve essersi sparsa, è tornata una cantante di cui personalmente non sono un fan, ma la canzone non mi dispiace.
Si chiama Pioggia Viola, ed è cantata da Chiara Galiazzo.



Erano due anni che Chiara non si presentava con un nuovo singolo e credo che un po' i fan iniziassero a preoccuparsi.
Confesso che questa nuova canzone non l'ho sentita passare in radio, e magari è colpa mia che sono distratto, ma non mi sembra un inizio col botto. J-Ax alla fine non è Re Mida e non può trasformare in successo tutti i featuring che fa. Però Pioggia Viola non è male, una canzone adatta a questa primavera, per quanto temo non farà molta strada.

Elisa invece ha pensato bene che al fatto che non avesse una canzone per questa primavera/estate 2019, così ha preso un suo vecchio pezzo, Vivere Tutte Le Vite, ha messo un po' da parte l'ukulele ed ha congiunto le forze con Carl Brave per rinfrescare il brano.


L'operazione per me è riuscita a metà: Vivere tutte le vite non mi piaceva già prima, per cui non mi basta che la acceleri un po', la remixi e me la servi con qualche strofa rap. È la tipica operazione che attira un pubblico giovane e l'attenzione delle radio, ma che su di me, che non ho più nulla di giovane, fa poco appeal. Il video di Vivere tutte le vite è comunque simpatico e sono certo che la sentiremo in giro.


Direi che questa Playlist possa concludersi ampiamente qui, spero che maggio si riveli un po' più tranquillo o di questo passo mi si fondono le orecchie. 




mercoledì 8 maggio 2019

|Beauty Cues #MaskWednesday|
La stessa maschera viso in QUATTRO formati diversi! 😍🍋

Da quando #MaskWednesday è diventato un appuntamento fisso, mi son divertito ad unire l'utile ed il dilettevole, mettendo "in sfida" delle maschere viso che magari promettono la stessa efficacia, contengono gli stessi attivi funzionali ma hanno formati e modi di uso diversi.
Questa idea è nata da voi che più volte mi avete detto di preferire una tipologia di maschera rispetto ad un'altra, generalmente le maschere in tessuto contro le maschere in crema per parlare di due macrocategorie, ma questa volta voglio alzare l'asticella non mettendo a confronto solo due maschere ma ben quattro, ognuna delle quali agisce in maniera diversa. Tutte fanno parte della linea Grapefruit di Yes To.



Nata nel 2006 in California, ad opera di due baldi giovinotti, Yes To ha da subito l'intento di creare dei prodotti contenenti ingredienti naturali, iniziando principalmente dalle loro arcinote maschere viso. Ad oggi l'azienda ha ben 10 linee, per lo più rivolte alla cura della pelle, anche se ultimamente stanno spuntando alcuni prodotti per capelli, e tutte ovviamente hanno come elemento centrale un ingrediente specifico. Io ho voluto iniziare la mia esplorazione dalla linea Grapefruit non solo perché contiene estratto di pompelmo, ma soprattutto perché hanno inserito nella formula la vitamina C, infatti tutta la linea è definita "glow boosting", quindi volta a rendere radioso l'incarnato.
Inutile specificare che, proprio per quella che è la natura del formato delle maschere, non possono avere lo stesso identico INCI, ma man mano che le sfogliamo insieme, vedremo un po' le similarità e le differenze. Il range Grapefruit di Yes To è decisamente ampio, ho contato almeno 13 prodotti, ma ovviamente non potevo ammorbarvi.


Yes To Grapefruit Vitamin C Glow-Boosting  Bubbling Paper Mask




La maschera che più mi incuriosiva e che ho utilizzato per prima è la Bubbling Mask: una di quelle che appena vengono a contatto con l'aria iniziano a creare tante bollicine. Lo scopo in genere è quello di purificare, ed anche questa Yes To non si smentisce, infatti l'azienda dice

"con pompelmo, vitamina C e ossigeno per aiutare a purificare e pulire in profondità per la pelle luminosa."

Questo avviene non solo per via dell'ossigeno, o per meglio dire dei fluorocarburi contenuti nella formulazione, ma anche alcuni estratti naturali che hanno funzione astringente e vagamente esfoliante come l'uva ursina, l'achillea e ovviamente l'estratto di pompelmo. La vitamina C non è pura, ma in un suo derivato, il sodio ascorbil fosfato ma se tutto questo vi mette confusione, potreste chiarirvi le idee qui
Nonostante la definiscano una maschera di "carta", è una vera e propria maschera in tessuto, ed è un po' strano perché la stessa Yes To ci tiene a precisare che è 100% cotone. Un po' indecisi. Il taglio di questa cellulosa è comodo ma secondo me un po' piccolo per potersi adattare a tutte le forme di viso.
Comunque la Bubbling Paper Mask ha un profumo delicato e fresco, con un twist dolce e fruttato che mi ricorda un po' una caramella. Perfettamente tollerabile a mio avviso.
Appena l'ho appoggiata sul viso la maschera ha iniziato a produrre bollicine. Io l'ho tenuta in posa circa 20 minuti ed ho notato che affinché la schiuma diventasse omogenea e vaporosa  ci è voluto un po', sicuramente più dei 10 minuti indicati da Yes To, ma in ogni caso non è diventata mai completamente super schiumosa, ed alcune piccole aree erano un po' meno coperte da bollicine.



Una volta rimossa son rimasto davvero stupito dall'efficacia della Glow-Boosting Bubbling Mask: la pelle era davvero, davvero, davvero luminosa, rischiarata ed omogenea. 
Per quanto riguarda una azione sulle impurità o sui pori posso dirvi che sulla mia pelle non ha sortito  un effetto in questo senso particolarmente visibile. 
Dall'altro lato però la pelle era abbastanza idratata. In genere sono stato abituato a sciacquare le bubble mask, perché svolgono una azione detergente proprio perché contengono anche tensioattivi. In questo caso Yes To non dà indicazioni sul da farsi ma ho visto un video ufficiale dell'azienda in cui consigliavano di massaggiare la schiuma fino ad assorbimento. Io ho provato a far così, ma sinceramente la trovavo un po' appiccicosa, quindi ho semplicemente atteso un po' e poi sciacquato il viso e vi consiglio di farlo qualora vogliate provarla. A contatto con l'acqua mi ha dato proprio la sensazione di un detergente, e quindi ho capito di aver fatto bene. Tra l'altro ho comunque mantenuto quell'effetto di pelle radiosa, molto liscia e morbida. Sicuramente dopo avevo voglia di aggiungere almeno un siero sul viso per ripristinare l'idratazione ma l'ho trovata comunque delicata e non mi ha causato alcun rossore. 
La Bubble Mask di Yes To Grapefruit mi è piaciuta moltissimo, è secondo me adattabile a tutti i tipi di pelle e la inserirò nuovamente in qualche futuro ordine.

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Cambiamo un po' rotta con questa Mud Mask di Yes To. Le premesse sono le stesse dell'altra maschera, ma già dal nome capiamo che si tratta di un fango. All'interno dell'INCI infatti troviamo caolino, che da solo già dà una azione purificante, a cui però hanno affiancato ancora una volta ovviamente gli estratti di pompelmo e alcuni elementi esfolianti come l'estratto di acero da zucchero e di limone. Mi hanno colpito poi la presenza di burro di karitè, olio di noccioli di albicocca e l'estratto di mirtillo, che è antiossidante. Anche questa volta non hanno inserito acido ascorbico puro, ma un derivato della vitamina C: l'Ascorbyl Glucoside.
Una crema pastosa dal profumo che non risponde del tutto al mio gusto, è così che si presenta la Yes To Grapefruit Vitamin C Glow-Boosting Mud Mask. Due caratteristiche che messe così suonano come presagio di sciagura ma non è così: la consistenza non è difficile da stendere e non crea pasticci, solo che ha una densità un po' più pastosa appunto, più spessa. Quanto al profumo richiama un po' l'odore fruttato della linea Grapefruit ma io sento anche l'aroma degli ingredienti naturali che non si sposa al meglio con la fragranza inserita nelle formula. È un problema? Certo che no, si sente appena.



Comunque è inutile che i signori Yes To dicano che vale per una sola applicazione, perché fra  la quantità ed appunto la densità del composto, ci tiri su almeno tre applicazioni se sei abbastanza accorto. 
Una volta stesa sul viso la maschera ha iniziato praticamente da subito a tirare leggermente, e in circa 8 minuti era asciutta. Rimuovere la Glow-Boosting Mud Mask non è semplicissimo ed infatti ho sempre usato una spugnetta per far prima e meglio. La cute sottostante tuttavia non era affatto arrossata o secca: questa maschera Yes To infatti ha dato al mio viso una bella luminosità, ma allo stesso tempo la pelle era mattificata. Un leggero miglioramento effettivamente l'ho notato in zona pori dilatati e punti neri, seppur nulla di eccezionale è sicuramente apprezzabile: l'area più coinvolta da queste disgrazie appare sicuramente più omogenea e levigata. La sensazione generale che ho percepito è quella di un buon equilibrio: le zone secche erano un po' più idratate mentre quelle miste, come vi dicevo, opacizzate. So sicuro che le pelli da normali a miste apprezzeranno davvero tanto la Glow-Boosting Mud Mask di Yes To, ma anche io con una pelle ancora un po' più secca, non l'ho disdegnata affatto ed anzi, mi immagino ad amarla ancora di più durante l'estate. Mi è piaciuta associarla dopo ad una maschera in tessuto per completare il trattamento, ma basta anche solo proseguire con la skin care.

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La  Glow-Boosting Paper Mask ci prende in giro come la Bubbling Mask perché è anch'essa a tutti gli effetti una maschera in tessuto, anzi ha proprio la stessa forma. Ma in questo caso non ci siamo: il tessuto è un po' troppo spesso  per il mio gusto, e, nonostante il siero sia omogeneo e sufficiente (non particolarmente abbondante), l'adesione e la confortevolezza durante la posa ne risentono un po'. Superato questo primo scalino, una volta che l'ho tenuta sulla pelle ho avvertito sì una sensazione di freschezza, ma ha iniziato praticamente da subito a pizzicare leggermente, un mix un po' strano, e questo punto un po' inaspettato vista la mia costante frequentazione con la vitamina C. Yes To avverte che questo può accadere, ed in ogni caso non dà fastidio, ma altro piccolo scalino.
Non ho nulla da dire sulla scelta degli ingredienti: è un po' la fusione della Bubbling Mask e della Mud Mask, ed ancora una volta la vitamina C è in derivato, l'aminopropyl ascorbil fosfato.
Il tempo di attesa con la maschera in viso è stato come sempre abbondante, complice una profumazione fruttata che non mi ha dato fastidio.



Prima di rimuovere la Glow-Boosting Paper Mask avevo notato che il siero mi sembrava un po' appiccicoso, percezione che si è confermata anche diversi minuti più tardi: la pelle era leggermente sticky, specie nelle aree in cui il siero si accumula, come i contorni del viso. Non è bastato massaggiare il prodotto o attendere, la sensazione è rimasta. Quindi sì, altro piccolo scalino. Sicuramente però sentivo la pelle più che sufficientemente idratata ed in generale era liscia e levigata, ed aveva un po' più di turgore. Tuttavia c'erano altri aspetti che mi hanno lasciato perplesso. La pelle era solo vagamente luminosa, ma mi è sembrata anche appena arrossata in alcuni punti. Non posso dire che fosse irritata o infiammata perché non era così grave la situazione, ma una volta che togli una maschera vuoi che la pelle appaia anche solo temporaneamente più bella, no?
Inoltre non ho notato alcun effetto astringente sui pori, al contrario di quanto dichiara l'azienda.
Io l'ho fatta un po' drammatica con questa storia degli scalini, ma, nonostante la Glow-Boosting Paper Mask di Yes To non sia stata la peggior maschera che abbia provato, chiaramente non andiamo d'accordo, non la riacquisterei e sono decisamente not impressed.

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Yes To Grapefruit Vitamin C Boosting Sleeping Mask




Ho la fortuna di potermi dedicare del tempo per la cura del viso, per cui non necessito specificatamente di sfruttare la notte per fare trattamenti alla pelle, però mi piace provare qualche sleeping mask, e darvi qualche alternativa e questa di Yes To non mi è dispiaciuta.
È una maschera viso in crema dalla consistenza media, ma quando la si va a spalmare crea una sorta di scia bianca, cosa che, come spiega l'azienda, ci dà la possibilità anche di fare un massaggio al viso. Ovviamente essendo cremosa, nella Vitamin C Boosting Sleeping Mask troviamo molti ingredienti diversi rispetto agli altri trattamenti, come olio di cocco, di jojoba, di avocado, ma anche burro di karitè e cacao. Come vitamina C hanno scelto anche in questo caso l'Ascorbyl Glucoside.
Essendo una sleeping mask, fortunatamente, ha un profumo che non dà problemi, resta agrumato e fruttato ma svanisce molto in fretta.
Nel giro di circa 10 minuti la maschera si asciuga completamente e, pur non risultando proprio impalpabile sulla pelle, comunque non dà fastidio; devo dare ragione a Yes To quando dice che la federa non si sporca: non ho notato effettivamente residui sui cuscini, e sono minimi quelli che restano sulla pelle il giorno seguente.



Di questa Boosting Sleeping Mask posso dirvi, come vi anticipavo, che non è affatto male: al mattino dopo quando sono andato a sciacquare il viso non avevo untuosità, ed è stata una operazione senza intoppi. La pelle appariva sicuramente più radiosa, ma non ho visto una particolare azione astringente sui pori, come promette Yes To. Inoltre era sicuramente più morbida e idratata, ma non sufficientemente da farmi saltare la skin care routine quotidiana.
C'è un aspetto che mi ha lasciato un po' perplesso ovvero la quantità del prodotto e sul packaging: secondo l'azienda sarebbe una maschera monouso ma io ci ho fatto due applicazioni abbondanti. Tuttavia il prodotto è davvero poco, esattamente la bustina che forma il cuscino stampato sulla confezione, ed il pack esterno è un po' troppo ingombrante.
Credo che la Boosting Sleeping Mask Yes To Grapefruit possa adattarsi bene a pelli da normali a miste, magari a coloro che vogliono introdurre nel modo più delicato possibile l'uso di Vitamina C nella propria routine, o semplicemente vuole un booster da usare periodicamente, non avendo particolari problemi cutanei. Io ho maschere per il prossimi 15 anni avvenire per riacquistare proprio questa, ma per chi ha magari una routine viso arrabattata la troverà gradevole.

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La mia simpatia per le maschere viso Yes To non si è esaurita con la linea Grapefruit, quindi ne riparleremo ancora più avanti. Voi intanto se vi va, fatemi sapere quale formato preferite e se le avete utilizzate.




lunedì 6 maggio 2019

Vecchie collezioni Yankee Candle....e scadono!?

Dopo la variazione sul tema a suon di candele profumate in barattolo sono tornato ad un vecchio amore, ovvero Yankee Candle, che sa ammaliarci sempre con nuove profumazioni fresche di cereria, ma volevo fare un passo indietro ad alcune collezioni passate che comunque potete ancora trovare in giro in qualche negozio, e che magari non conoscevate o semplicemente su cui non vi siete soffermati. Inoltre, visto che ci sono, rispondo ad una domanda molto gettonata.

Inizierei con una delle collezioni che più nel corso del tempo e delle varie uscite mi è piaciuta. Mi riferisco alla Pure Essence, che di anno in anno subisce modifiche, variazioni e novità nella scelta delle profumazioni.
Agli inizi del 2017, Yankee Candle ha introdotto tre varianti: Wild Mint, Linden Tree e Cherry Blossom. Tutte e tre a naso piacevoli, ma mi ci sono approcciato lentamente, nonostante sia una di quelle collezioni che generalmente gradisco di più proprio perché, come suggerisce il nome stesso della linea, è caratterizzata da essenze più leggere, meno mixate, generalmente fresche.


Wild Mint



Foglie di Menta selvatica appena raccolta: fresche, profumate e rinvigorenti.
Note di testa: Foglia di menta selvatica e Foglie di mentastro verde
Note di cuore: Menta piperita fresco
Note di fondo: Muschio e Sandalo

Wild Mint è proprio menta al 100%, profuma come le foglie della pianta aromatica in modo praticamente identico. Un sentore che oserei dire è fra i più naturali che Yankee Candle offre. Per me è piacevolissima, fresca, ha la giusta intensità, alta ma senza risultare troppo pungente anche in una combustione più lunga. Inoltre si diffonde molto bene. Non mi è parso in nessuna accensione che l'odore si mantenga nell'aria una volta che spengo il bruciatore. Non avverto però le note di fondo della descrizione, per me qui c'è solo menta, ma non mi spiace affatto. L'ho trovata una tart originale e molto gradevole, perfetta ovviamente per l'estate, o per quando vogliamo ripulire l'aria in modo fresco ma non invasivo.
Ho riacquistato Wild Mint almeno due volte, per cui non serve aggiungere altro.

Linden Tree



Il fresco profumo del fiore di Tiglio pervaso dai raggi di sole di una giornata tranquilla.
Note di testa: Foglie di hosta e Fiore di Tiglio
Note di cuore: Viburno
Note di fondo: Muschio e Legno di Cedro
Linden Tree è stata una piacevole sorpresa perché per diverso tempo l'avevo snobbata, pensando fosse la solita profumazione fresca che sa di ammorbidente, con qualcosa di pungente e per cui non mi attirava particolarmente. In realtà una volta accesa ho trovato sì, una fragranza fresca che sa di ammorbidente ma con quel qualcosa in più. Di base è una profumazione floreale in cui però sento leggeri accenti legnosi. Soprattutto da accesa ci avverto delle note più frizzanti, come qualcosa di limonoso. Un po' difficile descriverla esattamente, poeticamente potrei dire che sa di aria fresca, pulita di un giardino soleggiato e in fiore. Più semplicemente posso dirvi che per me è promossa, anche per una lunga combustione. L'ho accesa praticamente sia in stagioni fredde che calde, ed è sempre stata una piacevolissima compagnia.
Ha una buona intensità, non altissima, ma si fa sentire e si diffonde molto bene. Buona anche la persistenza una volta spenta, ma non eccelsa.
Come sempre le tart bianche si confermano ottime, e Linden Tree ne è la conferma.


Faccio un passo ancora più indietro alla primavera del 2016 quando, Yankee Candle ha proposto altre tre fragranze per la linea: White Tea, che avevo già recensito qui, Verbena e Vanilla che invece mi avevano attirato un po' meno a primo impatto, ma che poi ho deciso di ripescare.

Verbena


Fiori di verbena abbinati ad agrumi e vaniglia cremosa per una profumazione pulita e rinfrescante.
Note di Testa: Agrumi
Note di Cuore: Verbena
Note di Fondo: Vaniglia
Verbena è l'esempio di come, per me, sia importante provare le tart con calma e magari in diversi momenti. All'inizio una profumazione può magari sembrarmi interessante ma nelle combustioni successiva, quando magari colgo meglio tutto le note, o magari nell'aria non ci sono altri aromi che interferiscono, può non piacermi. Sinceramente non conosco il profumo della verbena, annusando la tart da spenta avverto una fragranza simile alla citronella, quindi un odore agrumato un po' erboso, fresco, e che è di mio gradimento. Una volta accesa però queste belle note vengono eclissate in parte dalla componente vanigliosa che a me, in questo mix, non ha fatto impazzire. Me l'aspettavo più fresca e naturale, e più in linea con l'aroma della pianta. Non la trovo sgradevole, anche a tenerla accesa a lungo, ma non incontra appieno il mio gusto. L'intensità è buona e la durata nell'aria una volta spenta è media.
Non la ricomprerei.

Vanilla


Un profumo di Vaniglia dolce e leggera, zuccherina ma cremosa.
Note di Testa: Zucchero
Note di Cuore: Orchidea, Vaniglia
Note di Fondo: Vaniglia, Muschio Bianco
Vanilla mi aveva attirato perché da spenta mi dava l'impressione di avere una buona profumazione di vaniglia, che non sempre è semplice riprodurre nelle candele. In passato ho provato ad esempio Vanilla Cupcake che per me era troppo sintetica o Christmas Cookie che già era meglio, ma non l'ho più ripresa, forse perché comunque era una fragranza ricca, dolce sicuramente più autunnale e i miei gusti adesso virano verso candele un po' più neutre, fresche, più equilibrate e semplici. Fra quelle provate c'era anche Vanilla Satin che purtroppo è stata ritirata dal mercato europeo. Questa Vanilla di Yankee mi sembra un po' la sorella o forse dovrei dire la figlia di Vanilla Satin, perché nei miei ricordi c'è la stessa profumazione di vaniglia a tutto tondo, in cui il mio naso non percepisce altri mix. Non sento appunto altre note, nemmeno quelle che suggeriscono nella descrizione. Mi piace tanto anche da tenere accesa a lungo, l'intensità è alta, non ha però la stessa permanenza nell'aria di Vanilla Satin a mio avviso. Vanilla è valida in questo formato tart, e mi sento di consigliarla a chi cerca una profumazione alla vaniglia non troppo stucchevole. Non credo la riacquisterei, ma ho finito la tart con piacere.

Restiamo ancora nel 2016 quando Yankee Candle lanciava la collezione My Serenity. Di Peony e Moonlight avevo già parlato qui, dove avevo spiegato che l'altra fragranza, Lemongrass & Ginger non mi aveva convinto già da spenta, per cui non l'ho mai acquistata. Mi mancava quindi solo la profumazione che dà il nome a questa collezione. 

My Serenity


La quintessenza della pace: pera e arancia si fondono con i fiori tropicali e il delicato muschio.
Note di testa: Mandarino, pera, ananas golden
Note di cuore: Ibisco, plumeria
Note di fondo: Muschio bianco
Un'altra fragranza difficile da descrivere è My Serenity, che però è fedele al suo nome tant'è che la definirei "pacificante". È una di quelle profumazioni che rilassano, che si tengono accese a lungo, che danno conforto pur restando fresca e leggera. Io avverto le note fruttate, sebbene non distingua l'ananas golden (???) o la pera che troviamo nella descrizione. 
La tart di My Serenity ha secondo me la giusta intensità: si percepisce bene, ma sempre nel contesto di una fragranza tranquilla, non è di quelle candele che vi stalkera in ogni angolo di casa. Mi piace veramente molto, risulta articolata ma non complicata se capite che intendo, non inutilmente sofisticata e comunque delicata.
In qualunque stagione mi ha tenuto una buona compagnia e la riacquisterei volentieri nonostante non sia particolarmente persistente una volta spenta. So che a fine del 2018 questa Yankee è stata ritirata dal mercato europeo, ma credo di averla vista ancora in giro.


Un'altra collezione è Riviera Escape, messa in vendita sempre nel 2016 ma dedicata all'estate, e che, anche in questo caso, si suddivideva in quattro fragranze.


Riviera Escape non mi aveva convinto quando venne messa in commercio, preferendo molto di più la Coastal Living dell'anno seguente, e proprio per questo finì per provarla decisamente in ritardo, ma mi son lanciato.


Sea Salt and Sage

 

La salvia calda e invitante si mescola al profumo fresco e pulito del sale marino, come una rilassante passeggiata sulla spiaggia.
Note di testa: Sale marino, Bergamotto
Note di cuore: Lavanda di Mare, Salvia blu
Note di fondo: Ambra Bianca, Vetiver
Avevo delle reticenze nel provare Sea Salt and Sage perché temevo che le note salmastre, che in genere non amo, fossero un po' troppo presenti. O meglio: annusando la tart da spenta avverto una profumazione fresca ma il dubbio che da accesa potesse non piacermi era alto. Ho aspettato quindi per prenderla in offerta e questa Yankee Candle si è rivelata una bella scoperta: una volta accesa ha rivelato infatti una profumazione maschile, decisa ma non fastidiosa o ingombrante.
Quello che il mio naso avverte maggiormente è il vetiver, il bergamotto e giusto una punta minuscola di salinità che rende la fragranza interessante.
Come vi dicevo ha una buona intensità, riesco a tenerla accesa anche diverse ore,  e con un minimo di persistenza una volta spenta e che si accorda secondo me sia con temperature più basse che in un periodo di clima più tiepido, visto che è una di quelle candele che oscilla fra l'essere fresca ma avvolgente.


Per concludere vorrei parlare di due fragranze che non facevano parte di una qualche collezione, ma semplicemente erano state inserite in linea permanente. Tra l'altro una di queste in particolare mi dà la possibilità di rispondere ad una domanda che da un po' circolava. 

Beach Wood (Votivo)


Invecchiata dagli elementi, questa moderna miscela di vetiver, aria salmastra e legni trasportati dalla corrente sprigiona una fragranza intrigante.
Note di testa: cipresso e incenso
Note di cuore: edera e incenso
Note di fondo: note legnose, muschio e vetiver
Un po' come per Sea Salt and Sage mi sono avvicinato con cautela anche a Beach Wood per paura di incappare in una indesiderata esagerata salmastrità
Beach Wood è fuori produzione in Europa e le rimanenze non sono facilissime da trovare, ma in verità se non doveste trovarla non vi perdereste secondo me granché. Annusando il votivo da spento mi aveva convinto: mi dava l'idea di una fragranza fresca, maschile, con una nota dolce molto delicata. Tutto questo però finisce per appiattirsi una volta che accendo la candela, che risulta semplicemente una profumazione salina, senza essere fastidiosa, ma non è per nulla vibrante e avvolgente. 
L'intensità è medio bassa, come può capitare con i votivi, anche se tutto sommato si diffonde e un minimo nell'aria si avverte una volta spenta.
Ho finito la candela e non è stato un dramma, ma da qui a dirvi di cercare Beach Wood anche in capo al mondo ce ne passa.
Forse la tart sarebbe stata più intensa, ricca e strutturata, con tutte le note della descrizione, ma io non credo lo scoprirò.

Lemon Lavender 



Pulita e invitante... Una fresca e impalpabile miscela che coniuga le note pungenti del limone con la dolcezza dei fiori di lavanda.
Note di testa: Mandarino, Limone, Lavanda aromatica
Note di cuore: Note fruttate, Eucalipto, Petitgrain
Note di fondo: Vaniglia, Sentori speziati
Lemon Lavender, che invece è ancora in vendita, era rimasta nella scatola delle mie tart per davvero molto, molto tempo, almeno un paio di anni. Non so come mai non l'abbia terminata all'epoca, e perché non ne abbia parlato prima, ma la risposta che mi posso dare è che questa fragranza non mi è mai piaciuta particolarmente. Ne ho un ricordo come una profumazione molto intensa, con una tendenza a risultare chimica, in cui sicuramente spiccano le due componenti olfattive principali, quindi la lavanda e gli agrumi. Sono giustamente due aromi che già presi tal quali si avvertono distintamente e non posso dire che mi sorprendesse la cosa, tuttavia mi aspettavo che Lemon Lavender fosse un po' più ariosa, un po' più leggera. 
Ma qui viene il bello. Qualche tempo fa avevo pubblicato un post in cui rispondevo alle vostre domande sulle Yankee Candle e non solo per quanto riguarda l'utilizzo, e in generale alcune avvertenze. Già all'epoca avevo notato nelle chiavi di ricerca che qualcuno si domandava se le Yankee avessero una scadenza. Sinceramente non sapevo bene che cosa intendessero con quella domanda, anche perché non ne vedo una esigenza e, non avendo mai tenuto alcuna candela in casa così a lungo, non sapevo cosa rispondere. 
Avevo già notato che, in linea generale, le tart da chiuse resistono parecchio tempo, così come non ho notato variazioni in tart lasciate aperte ed utilizzate dopo due o tre mesi, ma ho visto che quel quarto di tart di Lemon Lavender che avevo lasciato inutilizzato per almeno due anni, nonostante fosse comunque ancora nella sua plastica, all'interno di una scatola chiusa, aveva perso moltissimo del suo aroma. Vi dicevo che sono certo che questa profumazione abbia un'intensità elevata anche usata in piccole quantità, ma quel pezzo di cera aveva invece una intensità medio-bassa. Non penso di aver scoperto l'acqua calda, immagino sia scontato per molti che la cera perda le essenze e gli oli che contiene, però mi è sembrata una curiosità diffusa.
Con questo piccolo esperimento posso dire che sia meglio consumare le tart aperte nel giro di qualche mese, se vogliamo che non perdano affatto la loro piena potenza olfattiva. 


Direi che con Yankee Candle per ora è tutto; al momento mi sto lanciando a scoprire altri marchi più o meno noti, ma non abbandono l'azienda e quindi tornerò a parlarne fra qualche tempo. 




martedì 30 aprile 2019

|Beauty Cues Special|
Sante Naturkosmetik: un siero per le ciglia NATURALE! 🌱🍃

Aleggiava da un po' la voglia di, dopo alcuni sieri per le ciglia non propriamente naturali, provarne uno che lo fosse il più possibile, e che ovviamente non fosse il classico olio di ricino. Lui ovviamente resta il siero per ciglia più naturale che conosciamo, quello per eccellenza più usato, tuttavia su di me, come mi pare dissi tempo fa, ha un'efficacia limitata, ed io voglio molto di più. Da qui nasce la mia ricerca di prodotti specifici per le ciglia che possano rivelarsi efficaci.
Devo dire che trovare questo tipo di trattamenti naturali con un costo accettabile non è semplicissimo, ma qualcosa col tempo sta spuntando, per cui mettetevi comodi che non sarà un unico appuntamento. Uno dei primi sieri per ciglia con ingredienti verdi che abbia visto in circolazione è stato il Lash Extension di Sante Naturkosmetik.



L'azienda tedesca produce due tipi di prodotti rinforzanti per ciglia, tuttavia ero più orientato su questo Lash Extension per diverse ragioni.
Sicuramente fra le motivazioni c'è l'applicatore, che è un pennellino simil eyeliner, sottile e pratico secondo me nell'applicazione del prodotto alla radice delle ciglia.
Poi c'è anche una questione di INCI. Devo dire la verità, non conosco bene le proprietà che gli estratti inseriti nella formula possono avere sulle ciglia. Sante Naturkosmetik dice a riguardo
"Essenza di foglie di Betulla bio
Aiuta la circolazione sanguigna e assicura il nutrimento ottimale delle radici delle ciglia, le rinforza e dona una lucentezza sottile.
Estratto di Aloe vera bio
Idrata molto bene ed è una sostanza naturale che calma la pelle irritata. Fa in modo che la pelle resti idratata e rilassata dopo il lavaggio."
E diciamo che posso essere d'accordo per quanto concerne questi due elementi, così come credo abbia una funzione stimolante l'estratto di baccje di goji; ma non so quanto possa essere utile ad esempio l'estratto di eufrasia di cui conosco le proprietà più rivolte alla cura del contorno occhi, quindi di borse ed occhiaie ma non per la crescita delle ciglia. Comunque c'è un altro aspetto che mi ha spinto verso il Lash Extension piuttosto che il Lash Balm Sante: perché entrambi contengono alcol denaturato, ma nell'INCI del primo ha una posizione più bassa.



In generale comunque posso dirvi sin da adesso che lo ritengo un prodotto delicato sugli occhi, che mai mi ha portato bruciore o irritazione, anzi in generale si percepisce appena sull'occhio, come una lieve sensazione di umido.
Il Lash Extension si presenta infatti come un siero liquido e completamente trasparente che il pennellino di cui vi dicevo sopra, distribuisce alla perfezione all'attaccatura delle ciglia.
Ho iniziato ad utilizzare questo siero di Sante esattamente dal 4 Novembre dello scorso anno. Devo dire che le mie ciglia godevano già di buona salute, e durava ancora l'effetto di quel prodotto che avevo acquistato da Amazon, e che avevo terminato intorno agli inizi di Ottobre.
Questo era il mio punto di partenza, di cui, tutto sommato, ero particolarmente soddisfatto:



Tenete presente che praticamente per buona parte di Ottobre non ho utilizzato alcun rinforzante per le ciglia, specie perché sapevo che poi, partendo per l'Irlanda, non sarei stato costante per almeno quei dieci giorni, quindi ho aspettato il mio ritorno per iniziare il trattamento.
Vi dicevo che il mio punto di partenza era praticamente invariato rispetto alla scorsa review: le ciglia erano ancora folte, lunghe, non cadevano, quindi se da un lato il Lash Extension di Sante non doveva fare uno sforzo immane, dall'altro se ci fossero stati dei miglioramenti sarebbero potuti essere magari poco evidenti.
L'azienda dice che
"Agisce per 24 Ore curando le ciglia e rendendole più lunghe e spesse dopo sole 4 settimane"
in effetti sarebbe possibile utilizzare questo siero anche due volte al giorno, e devo dire in questo senso che non lascia residui sulle ciglia, per cui è fattibile, ma io mi sono limitato all'uso notturno, perché mi sembra esagerato aggiungere un altro pezzo alla mia routine; però credo che se la vostra situazione ciglia è più disastrosa, potrebbe essere necessario un trattamento urto anche diurno.
Dopo appunto circa quattro settimane di utilizzo costante del siero, intorno al 4 dicembre dello scorso anno, la situazione era questa:



Ci tengo sempre a specificare che le foto vogliono essere indicative perché personalmente non ho una attrezzatura professionale per fotografarmi, quindi è possibile che la posizione e la condizione di luce sia diversa, essendo scattate allo stesso posto ma con mesi di differenza. Per questo probabilmente non si nota tantissimo ma io dal vivo ho visto un lieve incremento della lunghezza, mentre per quanto riguarda il volume e in generale l'aspetto sano e pieno, oltre alla colorazione scura della ciglia era pressapoco invariata. Inoltre le ciglia hanno mantenuto la stessa forza ed elasticità, non cascando.
Come sempre utilizzo i prodotti fino alla fine, perché vanno bene le quattro settimane ma io voglio vedere quanto dura l'effetto e il beneficio che ottengo nel tempo. Devo dire che il Lash Extension di Sante Naturkosmetik non è durato tantissimo, cosa che non mi spiace, visto che per un prodotto così a contatto con una zona delicata, preferisco che non si accumulino batteri o che resti aperto per un anno.
Facciamo quindi tutti insieme un salto avanti nel tempo come nei migliori film e arriviamo a circa fine Gennaio/ inizi Febbraio 2019, quindi circa tre mesi di utilizzo, quando il siero era ormai terminato. Le mie ciglia credo fossero ancora in buono stato, tuttavia avevano subito il fisiologico ricambio a cui nessun prodotto che io sappia può bloccare. Questo era come si presentavano:

 

Credo che si veda come i peletti fossero ancora lunghi, ma le ciglia in generale appaiono ovviamente un po' più svuotate, perché appunto stavano crescendo quelle nuove.
Direi che la prova per il Lash Extension di Sante Naturkosmetik è superata: si è dimostrato un siero per le ciglia efficace, almeno per la mia esperienza, che ovviamente non può stopparne il naturale ricambio, ma che mi ha dato quella ulteriore lunghezza e densità, ed in verità non ci speravo visto che partivo da una base già buona per quella che è la genetica delle mie ciglia. Se proprio devo trovargli un neo, potrei sottolineare che non ha alcun effetto neppur minimamente incurvante, ma mi sembra proprio voler cercare il ciglio nell'uovo (semi cit.).
Qualora vogliate dargli una chance, il Lash Extension è disponibile su Amazon (link affiliato) senza spese di spedizione e dove potreste trovarlo ad un prezzo ancora più conveniente.

INFO BOX
🔎 Bioprofumeria, Amazon, Online
💸 €12.66 (offerta Amazon) / 16.95
🏋 4ml
🗺 Made in Germania
⏳  Scadenza sulla confezione
🔬 BDIH Standard, NATRUE, Vegan
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Spero che la mia esperienza possa essere utile ed anche magari avervi incuriositi, fatemi sapere lo conoscevate, l'avete provato o se vi attira. Io intanto ho già in forno un'altra recensione di un altro siero rinforzante per le ciglia.




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