venerdì 22 novembre 2019

Trenta



Ottobre ha avuto e mi ha dato una bella energia, ed un po' me l'aspettavo, visto che l'autunno ci avrebbe liberati dall'interminabile estate, un po' invece mi ha sorpreso perché venivo da mesi che in parte mi avevano prosciugato (sicuramente anche il portafogli, meno posso dire del girovita).
C'è voluto un po' prima che l'autunno esplodesse ed invece è arrivato. Ed un po' mi sento scemo a dirlo quasi con tono di gioia, visto quello che succede, ma l'autunno è la mia stagione e lo sento.

Mi rendo conto che parlo sempre più spesso di energia, di forza, che sembro quasi uno di quei santoni che girano sulle tv locali, ma mi rendo anche conto che due termini così astratti dipingono bene il mio stato d'animo, le mie percezioni.
Noto sempre più di frequente quando persone o situazioni mi rubano questa energia, quando ad averci a che fare mi sento sempre più abbattuto, affannato, confuso, e mi prosciugano, quando non ho piacere nemmeno a restarci nella stessa stanza.
Sentire invece questa energia non significa che vada tutto bene o che non mi imbatta in queste persone o situazioni, ma semplicemente che le affronto meglio. E così è stato un po' tutto Ottobre con me, quasi pacifico. Siamo andati d'accordo.

Nel corso dei giorni però non so perché ho sviluppato la voglia di buttare cose.
Ciao sono Pier ed accumulo cosmetici, scontrini, fatture, sciarpe, scarpe, e candele, in maniera più o meno incontrollata. Se però per sciarpe e scarpe sono limitato dai miei gusti che finirei per comprare sempre gli stessi modelli, e anche dallo spazio che ho a disposizione, per altri oggetti la situazione si fa complicata.
Vi faccio un esempio: di tanto in tanto rivoluziono la mia scrivania, ovviamente oltre una pulizia quotidiana. L'altro giorno fra le mie scartoffie ho trovato, tra le altre cose, una di quelle ricevute che in genere tieni lì perché magari per qualche mese ti possono servire, ma poi butti. Bene, era del 2014. Questo significa che per cinque anni ho preso questo foglio, l'ho spostato, l'ho spolverato, e poi l'ho rimesso sempre lì dicendomi che lo avrei buttato un'altra volta.

O ancora, vi ricordate la spazzolina per il viso in silicone di Silvercrest? Dopo tre anni di onorato servizio ha smesso di vibrare (e detta così suona strana). Non il più longevo degli investimenti, ma ha fatto il suo lavoro, ed io da buon affezionato maniaco l'ho tenuta lì per almeno un mese e mezzo con l'idea di usarla manualmente. Pensate si accaduto anche solo una volta? Certo che no. Pattumiera.
Ora sono a caccia della scatola originale, e giuro la troverò e la differenzierò.
Ottobre quindi ha sviluppato la Marie Kondo che è in me: meno acquisti, più sfruttamento delle cose che già ho e che magari non utilizzo, meno accumulo, più voglia di spazio e novità.
Certo, io non conservo solo le cose che mi danno gioia, anche perché a chi dà gioia un modello F23?

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C'è stato poi qualcuno di voi che mi ha fatto ridere, mettendosi a cercare i post in cui parlavo di qualche ex ragazzo. Sì, io vedo tutto, e sì, quei post esistono, ma sappiate che non stavo mica a raccontare dettagli della mia vita relazionale in maniera esplicita.
Alle prime armi sì, non così rincoglionito.

Poi è arrivato Novembre e parte di quella energia è stata assottigliata da un'ansia latente. La mia età ha ufficialmente cambiato decina e mi mette ansia perché sto invecchiando e me ne rendo conto.
Mi chiedo, come facevo un tempo a tornare a casa alle 2 o alle 3 di notte dal venerdì alla domenica, per poi andare in facoltà il lunedì, quando ora alle 23 massimo sono a letto e se è possibile dormo?
Com'è che prima ero io quello che parlava "troppo moderno" e ora devo cercare il significato delle parole che girano in rete tipo "Ok Boomer"?
Voi sapete che significa? È in pratica la risposta che i più o meno giovani danno a noi più o meno vecchi quando diciamo semplicemente una cosa sensata che per loro è una paternale.
Una volta si diceva "me cojoni" ad esempio.

E TikTok che roba sarebbe? E perché dovrebbe far ridere? Ogni volta che ne sento parlare mi immagino canuto ed imbronciato ad esclamare "queste diavolerie moderne".



Novembre per me significa 30 anni ed a guardare, leggere, scrivere questo numero (mi) vengono le vertigini.
Mia madre quando mi ha fatto gli auguri ha aggiunto "ce l'abbiamo fatta", come a dire che nemmeno lei pensava ci sarei arrivato.
"Figurati io, Ma'" avrei dovuto rispondere, ma avevo ancora troppo sonno per proferire frasi di senso compiuto.
30 anni (mi) mettono ansia, perché sono arrivati senza che me ne accorgessi, senza che ci pensassi, o forse pensandoci troppo. Perché seguire la propria strada è più difficile che trovarla e perché qualcuno ad semplice numero ha attribuito chissà che significati. E ti tocca prendere tutto il pacchetto.
Trenta sono troppi e allo stesso tempo troppo pochi, devi aver già fatto e allo stesso tempo hai ancora tempo per fare, annegando quelle paranoie date dal senso di inadeguatezza imposto dal confronto con gli altri, che magari hanno imitato altri ancora. Sei ancora indietro, e allo stesso tempo hai spazio per la rincorsa.
Avere trentanni forse per me significa non sapere ancora chi sono, averne la certezza, purtroppo o per fortuna, anche se ho scelto di scansare le orme che mi hanno preceduto, anche sapendo che stavo sbagliando e sbaglierò. Significa che ci sono milioni di cose che ancora non ho capito e non vedo, significa un futuro che non vedo, ma so che c'è.
Per questo forse devo portare a me stesso ancora più rispetto.






lunedì 18 novembre 2019

|Beauty Cues|
La Saponaria Lozione Lenitiva e Idratante: la mia esperienza

Mi ritengo cosmeticamente fortunato. Dopo aver superato il periodo dell'acne adolescenziale, parentesi molto pesante, non ho più avuto grosse problematiche che riguardassero la pelle. Non soffro di eccessiva secchezza, ho imparato a tenere bada gli sbalzi termici, non ho spesso impurità molto visibili, le mie occhiaie si nascondono con un correttore dalla media coprenza, riesco insomma ad accontentarmi. Tuttavia ho sempre dovuto lottare con il cuoio capelluto. Cambio di stagione, stress, sudorazione eccessiva, prodotti sbagliati, bere poca acqua, lavaggi troppo frequenti o poco frequenti, mercurio retrogrado, case libri auto viaggi e fogli di giornale: ogni scusa è buona affinché il mio cuoio capelluto impazzisca e diventi sensibile, secco, tirante, pruriginoso, e persino arrossato e desquamato.
È un'immagine poco edificante, ma è la realtà e so anche essere un problema comune a molti, e tanti come me cercano soluzioni per questo cuoio capelluto irascibile, che personalmente mi lascia in pace per ben pochi periodi dell'anno.
I prodotti che mi danno generalmente aiuto sono principalmente gli oli, che usati come impacco riescono a sopperire la quasi totale assenza di sebo, e che possono proteggere, nutrire e lubrificare il cuoio capelluto, ma non sempre bastano, e in certi periodi sento la necessità di un supporto maggiore. Per questo la Lozione cute lenitiva e idratante di La Saponaria ha attirato subito la mia attenzione.



Lo scorso Sana, il Salone Internazionale del Biologico e del Naturale, La Saponaria ha lanciato una linea rivolta esclusivamente alla cura dei capelli, ma con attenzione alla cute sottostante, chiamata appunto Inner. Dallo scrub per il cuoio capelluto, ad un paio di shampoo solidi che rispettano l'ambiente, tutti i prodotti di questa gamma contengono prebiotici che

"aiutano i microrganismi “buoni” naturalmente presenti nella nostra cute a proteggere, rinforzare e riequilibrare il microbioma cutaneo."

un po' come accade nel nostro intestino, quindi al fine di proteggere questo microsistema. Fra la gamma Inner La Saponaria per me spiccava un prodotto in particolare che speravo potesse aiutarmi con le mie problematiche al cuoio capelluto ovvero la Lozione Lenitiva e Idratante.
Si tratta di piccole fialette in bioplastica da canna da zucchero, che possono essere anche richiuse e che contendono appunto la lozione, un siero liquido praticamente inodore.



Questa Lozione La Saponaria contiene ovviamente ingredienti idratanti e rinfrescanti, come idrolato di camomilla, di amamelide, succo di aloe ed estratto di camomilla. In realtà ho scoperto che sul sito La Saponaria c'è questa bella scheda che esamina tutti gli elementi dell'INCI di queste fialette, indica la finalità degli ingredienti ed è molto utile per potersi orientare se non si hanno molte conoscenze in questo senso.



L'uso che indica l'azienda è semplicissimo: è possibile iniziare con un trattamento urto applicando la Lozione Idratante Lenitiva sul cuoio capelluto con un breve massaggio per quattro giorni consecutivi, per poi continuare con una applicazione di due volte a settimana. Io ho proprio seguito questo processo, avendo appunto bisogno di qualcosa di forte, e l'ho sempre applicata praticamente su tutta la cute, anche perché essendo liquida scorre via facilmente quindi una applicazione particolarmente dettagliata non credo sia possibile.
La Saponaria dice di lasciarla in posa 20 minuti ed in caso procedere con uno shampoo, ma su di me non è stato necessario: non è una lozione oleosa quindi non mi sporca i capelli, ma devo dargli una spazzolata per ravvivarli un po' una volta che i capelli sono asciutti. Su di me però avvicina di circa un giorno il lavaggio, ma per abitudine ho usato la Lozione Prebiotica Lenitiva proprio la sera prima dello shampoo, così che possa agire almeno tutta la notte e non avere alcun problema con la piega. Queste tempistiche valgono per le applicazioni di mantenimento due a volte a settimana (anche per ricordarmi di usare il prodotto), ma ripeto, dopo averla massaggiata i miei capelli non appaiono comunque untuosi o appiattiti.



È vero che una fialetta basta per tre applicazioni come La Saponaria afferma nelle specifiche, pur avendo i capelli folti, ma posso capire che se avete capelli molto lunghi possa dare la sensazione di aver bisogno di più prodotto per una distribuzione ottimale e finire per fare due applicazioni con una sola fiala.
La mia esperienza con questa Lozione Lenitiva e Idratante è iniziata proprio al culmine del cambio di stagione e fin da subito ho trovato le fiale molto semplici da usare, pratiche e senza sprechi. Ho iniziato con i quattro giorni consecutivi ed ho notato sin da subito che sentivo il cuoio capelluto più idratato, più fresco, un po' più bilanciato e meno propenso a prudere. Non posso dire che il problema fosse svanito del tutto, perché, su di me almeno, devo superare quelle condizioni che mi causano il problema affinché questo passi, ma sicuramente l'azione lenitiva c'è e l'ho sentita.



Nel corso degli utilizzi ho notato che la Lozione La Saponaria lenitiva e idratante mi ha dato una mano nel mantenere l'idratazione del cuoio capelluto, e lo sento meno tirante. Tuttavia mi rendo con che non è un prodotto che riesce a sostituire, almeno nel mio caso, l'uso di oli ed impacchi che mi aiutano a tenere sotto controllo la desquamazione, visto che il mio cuoio capelluto non produce molto sebo. È come se fosse un siero capelli da utilizzare a bisogno: in questo momento sento il cuoio capelluto secco? bene, applico un po' di questa lozione. Ma secondo me non è sufficiente, ad esempio, a ribilanciare l'azione di uno shampoo aggressivo, perché una volta che vado a lavare i capelli, l'effetto su di me svanisce quasi del tutto.
Ovviamente è importante usare i prodotti giusti ed io ne ho associato l'uso con una hair care routine che su di me è delicata e non mi dà reazioni, ma non credo sia necessario un disclaimer simile.



Direi quindi che questa Lozione La Saponaria sia più adatta come post shampoo, che come trattamento pre detersione. Inoltre l'assenza di profumazione fa sì che non si crei una miscela di odori fra i prodotti dell'hair care routine e queste fiale.
Più in generale non ho notato un miglioramento o un rafforzamento della capigliatura, ma ho visto che i capelli nel periodo di utilizzo non hanno mai seguito troppo la loro naturale inclinazione alla secchezza.
Credo che per un cuoio capelluto meno intransigente e complicato del mio, la Lozione Cute Prebiotica Lenitiva de La Saponaria, possa fornire un aiuto nel controllare situazioni di irritazione o sensibilità temporanea, oppure penso anche a chi fa periodicamente trattamenti come decolorazioni e tinture che possono essere un po' aggressive sul cuoio capelluto, e cerca appunto una lozione che lenisca in modo rapido. Se invece come me avete una cute assimilabile al Sahara, allora credo vogliate dirigervi su qualcosa di più strong, o comunque unire questa lozione ad altri trattamenti più idratanti ed incisivi. Se fossi in La Saponaria, penserei ad un prodotto che, nello stesso formato, associ questo tipo di fiale da usare appunto dopo il lavaggio, a delle fiale magari oleose e nutrienti da usare pre shampoo.


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venerdì 15 novembre 2019

|#backtoseries|
Recuperi tardivi ed inaspettate delusioni

Lo avevo anticipato e mi spiace essere monotematico ma questo per me è un periodo carichissimo di serie tv da vedere, e più che in altri periodi ne sto seguendo ogni sera più di un episodio, per far fluire questo ingorgo. Ovviamente non mi sto lamentando di guardare troppe serie tv, ma è solo per dirvi che #backtoseries sarà molto frequente.
In questa recensione ho raccolto tre serie tv che hanno degli aspetti positivi, ed alcune mi sono piaciute, ma la mia vena critica e polemica non si fa sfuggire tutti quegli aspetti che invece non gradisco, che fanno scemare la tensione, che potevano essere condotti diversamente. Insomma fatemi sentire un po' sceneggiatore.


Insatiable
Seconda stagione
⭐⭐⭐🌠


Attendevo con molta curiosità la seconda stagione di Insatiable, che è riuscita a scampare le critiche che la prima stagione ha dovuto affrontare e a cui qui ho provato a rispondere a modo mio. Credo che abbiano saputo tenere botta anche con questo secondo ciclo di episodi, che trattano una storia ancora più cupa e deviata.
Avevamo lasciato Patty intenta a nascondere le tracce di un omicidio, ma la nuova stagione di Insatiable sarà segnata da ulteriore morte, tensione e problemi per la giovane reginetta di bellezza che vuole a tutti i costi uscirne pulita. Ovviamente dovrà anche affrontare il disturbo che la assilla da più tempo, l'ossessione per il cibo, che si ripresenterà più forte che mai visto lo stress che dovrà superare.
Al suo fianco c'è sempre Bob, che cercherà di sostenerla e darle tutto il suo supporto, sebbene anche lui deve affrontare una profonda crisi personale.



Ironia, trash, ma anche tanto da raccontare in questa seconda stagione di Insatiable che mi ha convinto, fatto sorridere ed anche riflettere, esattamente come la prima stagione. Ho capito che ci sono due fazioni, oltre a chi detesta questa serie tv in toto: chi riesce a coglierne solo il lato più ludico, trash appunto, divertendosi per le battute frizzanti e serrate, per le situazioni assurde, e per i personaggi; oppure c'è chi come me vuole andare a fondo e sguazza nei sotterranei dei messaggi che Insatiable vuol trasmettere.
Ho avuto l'impressione che in questa seconda stagione abbiano voluto in un certo senso chiarire da che lato stanno i personaggi, rendere più palese che la serie non è l'esaltazione della magrezza, ma proprio l'opposto.



Le contraddizioni umane, la follia umana, in un crescendo che ci porta a scoprire il lato peggiore dei personaggi, è questa la base della serie tv. C'è sempre molta amarezza, c'è sempre questo rimbalzo fra il capire quanto conta ciò che si è, e quanto invece siamo diventati quel che abbiamo subito. In generale questo modo sopra le righe consente di parlare di tante tematiche ma credo capitino in modo fluido e organico, sempre in linea con la storia di Insatiable, che non perde un solo momento per risultare attuale: si parla di appropriazione culturale, di coppie poliamorose, si sconvolgono alcuni cliché che invece vediamo in altre serie o nella nostra società.


In questa seconda stagione di Insatiable hanno continuato a battere il chiodo sulla doppia facciata dei personaggi, da un lato perfetti, simpatici, estroversi, dall'altro segnati psicologicamente: Bob Armstrong rivela la sua depressione, che ha anche una linea ereditaria nella sua famiglia, suo figlio Brick nonostante sembri un tipo solare e in gamba e a cui non manca nulla, ha diverse insicurezze per il futuro, così come Nonnie che vorrebbe seguire le orme del padre ma non vuole cadere in uno stereotipo, o Magnolia che pur essendo praticamente una venere, che si sente smarrita in quanto soffre il razzismo della sua stessa comunità che non la considera abbastanza nera. Sono sottigliezze queste che forse noi italiani bianchi non possiamo comprendere (un parallelismo che potrebbe rendere l'idea è il razzismo di alcuni italiani del nord nei confronti di quelli del sud), ma esistono nella società di oggi.



Certo, Insatiable non è una serie perfetta, non lo è mai stata: la trama della seconda stagione secondo me è più debole, ha perso un po' di freschezza visto che veniamo da una prima stagione già esaustiva, hanno fatto bene secondo me ad eliminare due episodi che potevano risultare ripetitivi, fra sfilate e concorsi. La struttura narrativa comica ogni tanto secondo me abbassa un po' troppo l'intensità di certi momenti, ma è giustamente la carota, dove il bastone è il raccontarci una storia cruda e forte.
Tornando ai personaggi, mi è sembrato un po' lasciato a se stesso Bob Barnard, perché sembra che arrivi in scena ma non fa nulla che possa incidere nella crescita del suo personaggio, né all'interno della storia.


A volte bisogna abbassare la soglia della credulità, insomma ma la qualità di Insatiable è la capacità di trovare il male nel bene ed il bene nel male, e questo lo rende in un certo senso realistico perché non è mai tutto bianco o nero specie quando si tratta delle intenzioni umane.
Mi hanno fatto notare che Insatiable potrebbe non essere appetibile per chi magari non si ritrova nei disturbi alimentari, o comunque non ne ha mai subito il problema. Io credo che in parte non sia del tutto vero, perché i problemi alimentari di Patty, questo vuoto e tracotanza insieme, possano essere una parafrasi per chiunque. Oltre al fatto che non è obbligatorio seguire temi solo vicini al nostro orticello, ma a volte è bello ampliare i proprio orizzonti.
Non ci sono ancora informazioni sulla terza stagione di Insatiable, ma a giudicare come si è conclusa la seconda sono molto curioso di vedere cosa hanno in serbo.


The Sinner
Prima stagione 
⭐⭐⭐

Ho recuperato la prima stagione di una serie che volevo vedere da praticamente un anno ma non avevo avuto occasione, ma per l'arrivo della seconda agli inizi di quest'anno, mi sembrava il momento di recuperare i primi otto episodi di The Sinner.


Cora Tanetti sembra vivere una esistenza non proprio entusiasmante, ma tutto sommato con un quotidiano comune e tranquillo: è sposata, vive vicino casa della suocera, ed ha un bambino insieme al marito Mason. Tuttavia una normale giornata al mare segnerà una svolta estrema nella vita di Cora e della sua famiglia: con uno scatto la donna uccide a coltellate a sangue freddo un ragazzo sulla spiaggia. Sembra un colpo dato dalla follia, ma Cora si dimostra fin troppo lucida per poter avere qualche disturbo psichico, tuttavia il suo passato rivelerà molto presto abusi, tragedi e drammi che sono stati fossilizzati nella sua memoria.



Una storia cupa, torbida, a tratti inquietante, anche con un impatto visivo forte, quella di The Sinner è uno spaccato narrativo che mi ha tenuto incollato dal primo episodio fino alla risoluzione di questo giallo intricato. È una serie tv tratta da un romanzo omonimo quindi si gioca sul collaudato, eppure a tratti ho trovato la storia originale, intrigante, e molto ben recitata. Non ricordavo sinceramente che Jessica Biel sapesse calarsi così bene nei panni di una donna ferita e smemorata, ma anche tutto il cast ha saputo seguire e supportare la sua interpretazione.
C'è però più di un aspetto che non ho apprezzato in The Sinner 1, che riguarda proprio la costruzione dell'intreccio. Per diverse puntate assistiamo appunto allo spaesamento di Cora, che ricerca nei pochi flash della sua memoria una soluzione al suo comportamento. Solo l'aiuto del detective Harry Ambrose riuscirà a scardinare quella porta, ma lo sviluppo della storia poteva essere condotto meglio. 



Sono veramente pochi gli elementi che portano avanti il filone narrativo principale nel corso dei primi sei episodi, e questo comporta da un lato una noiosa ripetitività, anche poco credibile. Cora si ritrova giustamente in carcere e per tutto il tempo da sola non ha nemmeno un ricordo che la possa aiutare, se non soliti flash sparsi. Per tutta la permanenza in prigione si preferisce giocare sui suoi "non ricordo", allungando il brodo con l'entrata di un antagonista, e per questo, arrivati al settimo episodio ci dobbiamo sorbire un'intera puntata spiegone in cui chiariscono tutti i punti rimasti in sospeso. Questo secondo me interferisce con il crescendo narrativo, smorza la tensione, sebbene tutto l'ingranaggio di puntata in puntata mi aveva davvero convinto. Ci sono poi alcune semplificazioni, che rendono il finale appunto un po' troppo sbrigativo rispetto allo sviluppo.
The Sinner per me merita tre stelle, ma queste mie perplessità non mi impediranno di recuperare quanto prima la seconda stagione, che ha comunque in parte altri personaggi ed altre storie, quindi amanti dei gialli, datevi da fare a recuperarla. 


Euphoria
Prima Stagione
⭐⭐🌠



"Pier devi vedere Euphoria!" mi son sentito dire da più parti e da più persone da quando è andata in onda su Sky a fine settembre (anzi a dir la verità anche quando era ancora uscita solo in America), ed io l'ho vista ragazzi, ma non ho capito cosa ci fosse di così esaltante.
Rue fa parte della generazione Z, coloro che hanno scavalcato noi Millennial in questa gara a chi è peggio, è giovanissima, è simpatica e spigliata ma purtroppo ha già avuto un'infanzia travagliata nel tentativo di essere curata dai suoi disturbi psichici e dalla morte del padre che l'ha resa tossicodipendente. Rue diventa la voce narrante non solo delle sue vicende ma anche degli altri protagonisti che, chi più chi meno, si ritrova in parte nei suoi panni, circondati da famiglie disfunzionali, piccoli e grandi traumi che hanno segnato le loro brevi vite.



Se Euphoria è il manifesto della generazione Z come ho letto da qualche parte, allora fatemi dire che questa generazione è estremamente noiosa, ed arriva tardi. Gli argomenti che infatti hanno causato grandi polemiche (in parte ingiustificate secondo me) nei confronti della serie non mi sembrano essenzialmente una novità nel mondo dei telefilm né nel mondo reale.
A me sinceramente è sembrata una serie che non ha niente da raccontare, che fa leva su dei personaggi che non hanno niente di interessante da dire, visto che sono per la maggiore banali stereotipati e male approfonditi. Da una ecosistema già visto, fra atleti e cheerleader, sfigati e outsider, non si dirama nulla che possa essere diverso, nuovo, originale. Di adolescenti ribelli, che hanno una doppia vita rispetto a quella conosciuta dai genitori, fissati con le chat, col sesso, col porno, o peggio che hanno delle vere e proprie dipendenze, da alcol, fumo, farmaci ne abbiamo visti una infinità, non serve certo Euphoria a raccontarcelo.


Forse lo fa a tratti in un modo più crudo, più diretto e sicuramente riflettente dei nostri giorni rispetto ad altre serie tv, ma per il resto ho visto ben pochi appigli sia di originalità che di approfondimento. Anche argomenti come la depressione, il disturbo bipolare, o il rapporto con i genitori, sono solo abbozzi.
Jules mi sembrava potesse essere l'ancora di salvezza da questo punto di vista: un passato difficile, una madre tutt'altro che comprensiva e affettuosa, la transizione, ma per il resto della serie il suo personaggio si appiattisce. E poi dove lo trova il tempo (ed i soldi) di farsi tutti quei make-up con l'eyeliner glitterato?
Interessante poteva essere l'approccio che hanno avuto con Kat, che piuttosto che essere rappresentata come una sempiterna sfigata, trova una forza particolare, ma bisogna dire che già da principio era perfettamente integrata nel suo gruppetto, quindi non solo la sua evoluzione non è poi così rivoluzionaria, ma risulta comunque poco approfondita.



Non ho trovato poi così malevolo l'uso di sostanze stupefacenti o la sessualizzazione di Euphoria, (sebbene sia conscio che sia un vero problema l'influenza delle serie tv sui giovani) ma non ho apprezzato certi dialoghi o certe frasi della protagonista che vengono buttate lì a caso e sono molto più fuorvianti. Ad esempio "Devo provare a cambiare, devo farlo per coloro che amo" - no, devi farlo per te stessa secondo me - oppure affermare che l'accettazione sessuale spinga ad essere violenti. O ancora, ho trovato brutto che quasi con tono risibile e sempre in modo randomico si facesse costante riferimento alle sparatorie di massa: non suona caustico, suona semplicemente fuoriluogo.



Insomma, per me Euphoria è un costante tiro alla fune per cui se mi piace una cosa, ce ne sono altre dieci che mi lasciano perplesso. Ad esempio ho apprezzato il modo in cui abbiano reso bene questi ragazzi, che poi sono un po' come tutti gli adolescenti: scaltri e boriosi sulle prime, ma poi se la fanno sotto appena le cose si fanno serie. Dall'altro lato i rapporti fra i personaggi sono strani: da che sembra non si conoscano nemmeno, non si parlino, non escano insieme, a che te li ritrovo a far comunella.
O ancora non so quanto sia realistica la storia in generale, l'intreccio Nate e Jules secondo me ha dei tasselli mancanti. Ed i colpi di scena sono prevedibili, anche da una persona poco sveglia come me.
Bravissimi però gli attori, da Zendaya ad Hunter Schafer.



Mi piace moltissimo la regia, il montaggio, le musiche, le scelte di luci che attirano costantemente l'attenzione dello spettatore. Ad esempio nella quarta puntata, "Sali sulla giostra", sembra davvero di stare tutto il tempo in un luna park, con questa musica costante che si muove seguendo la tensione della narrazione. O l'inserimento, ad un certo punto, di una parte con i personaggi disegnati stile Anime che rende l'esperienza visiva multimediale. Tuttavia questa costruzione tecnica secondo me perde di intensità una volta che aggiungono quella costante patinatura, quasi perfezione della composizione scenica, alla serie.
Potrei continuare ancora, ma credo sia più che sufficiente a farvi capire che Euphoria per me non merita il successo che sta riscuotendo, non la trovo così trasgressiva e shockante, essendo stata ampiamente preceduta per tematiche da serie come Sex EducationThe End of the F***ing World, e persino da quello sconquasso di 13 Reasons Why, giusto per nominarne alcune recenti.







lunedì 11 novembre 2019

|Beauty Cues|
Piccole scoperte, tiepide novità e stroncature 🤷🏻‍♂️

Rovistiamo ancora una volta insieme nel mio cassonetto dei prodotti finiti (perché immondizia suona rustico) alla scoperta di cosa promuovo e cosa invece boccio senza possibilità di ricorso. Ho un paio di prodotti che mi hanno davvero deluso, alcuni ritorni, e molto altro ancora.

Cien Nature Mousse Detergente 3 in 1 - Cleansing Foam



Ritorna praticamente dopo due anni, ma per me la Cleansing Foam della Cien Nature resta uno dei miei prodotti promossi di sempre, se non fosse che Lidl non si è ancora decisa a metterla in linea permanente.
Settembre ed ottobre sono stati climaticamente un po' ballerini, con qualche giornata più fresca e di pioggia, ma restando in media più caldi, per cui non ho ancora messo in uso prodotti cremosi perché ho avuto bisogno, anche al mattino, di un detergente viso che fosse funzionale ma delicato, e la mousse detergente Cien si pone perfettamente in questo equilibrio di caratteristiche. Non mi ci soffermo troppo perché qui potete trovare la review di un paio di anni fa, che confermo in ogni singola parola. È rimasto praticamente invariato sia l'INCI che la profumazione, così come la mia esperienza positiva.
Sia questa mousse che il Lip Balm Protection & Care sono i due prodotti di Cien Nature in edizione limitata che riacquisto sempre a rullo. Appena li trovate, non fateveli scappare perché ne vale la pena.

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La Bioteca Italiana Crema Corpo Idratante al Cocco




L'avevo messa da parte questa estate, e nella review in cui ho provato per la prima volta i prodotti di La Bioteca Italiana, disponibili da Tigotà, spiegavo cosa non mi convincesse di questa Crema Corpo al Cocco. Con il cambio delle temperature ho trovato un po' più gradevole la texture, meno untuosa, e resto dell'idea che lasci la pelle morbida e liscia, tuttavia richiede comunque del tempo prima che si assorba, e soprattutto ancora più che durante l'estate non è sufficientemente idratante visto che la mia pelle si dirige sempre più verso la secchezza.
Credo di poter dire definitivamente che questa crema Corpo Idratante La Bioteca Italiana sia un prodotto quasi bocciato: non gli ho trovato una collocazione stagionale che potesse renderla gradevole ed efficiente e son sicuro che nel vostro armadietto del bagno ci sia già di meglio.

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Bjobj Collutorio Rinfrescante Eucalipto



Tremendamente bocciato questo Collutorio di Bjobj, azienda prodotta dalla San.Eco.Vit. proprio come La Bioteca Italiana, che non ha proprio nulla di rinfrescante.
Ha un INCI essenziale, contiene infatti succo di aloe, olio di eucalipto appunto che dovrebbe avere un'azione antibatterica, ma purtroppo hanno inserito anche alcol e si sente.
Non concordo infatti in alcun modo con la descrizione dell'azienda:
"Il Collutorio rinfrescante all'Eucalipto Bjobj, formulato con materie prime di origine
vegetale, è ideale per la corretta igiene orale quotidiana. Il succo di Aloe Vera contenuto è ideale per mantenere sani gengive e cavo orale. L’olio essenziale di Eucalipto lascia una piacevole sensazione di freschezza."


Intanto credo abbia un sapore assolutamente sgradevole, purtroppo sia da puro che da diluito, e non sono riuscito ad abituarmi al suo gusto nemmeno dopo diverso tempo, nonostante abbia terminato la confezione. In generale non mi è sembrato particolarmente rinfrescante, e la sensazione di pulito, che in generale avverto, è accompagnata da un'altra sensazione di bocca un po' secca. Per mio gusto ed esperienza il Collutorio Rinfrescante Eucalipto Bjobj non è quel passaggio piacevole con cui concludere l'igiene orale prima di andare a letto (né al mattino come faccio di solito prima di colazione), ma è semplicemente un prodotto bocciato, con un rapporto qualità/prezzo non conveniente, che non consiglio e che non ricomprerei. Però salvo il misurino che hanno messo, un "bravi" per quello.

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PhBio Scrub Corpo alla Nocciola



Molte, molte perplessità per questo scrub corpo PHBio, uno dei pochi prodotti del brand che ancora dovevo provare, ed ammetto che un po' me ne sono pentito.
Se volete conoscere quali altre referenze ho provato potete cliccare qui, ma invece per quanto riguarda lo scrub corpo secondo me ci sono tante cose che non funzionano. Intanto credo che il nome sia poco azzeccato, perché fa pensare che la nocciola inserita siano i granuli del guscio, ma non è così, infatti leggendo la descrizione, PhBio dice
"Rimuove dolcemente le cellule morte donando luce e freschezza alla pelle. Elimina tutte le impurità, consentendo anche una migliore ossigenazione. Formulazione delicata in crema, arricchita con olio di nocciola e granuli di riso per una delicata esfoliazione. Va applicato sul corpo con movimenti circolari dal basso verso l’ alto, per favorire la circolazione venosa e linfatica"

ed in effetti il riso capeggia già alla seconda posizione dell'INCI, seguito da una serie di emollienti che compongono questa consistenza cremosa molto soda.



E qui si pone un altro problema, forse più importante: intanto i granelli di riso sono troppo sottili per un esfoliante corpo, dall'altro la cremosità densa non consente una stesura facile e veloce, ma richiede più tempo e olio di gomito.
Su di me, per avvertire che questo scrub PHBIO sta agendo, devo davvero massaggiare tanto, e se su braccia e busto tutto sommato funziona, e avverto i granuli sulla pelle, sulle gambe mi sembra quasi che nemmeno si sentano.
Sinceramente mi son ritrovato quasi stanco ogni volta che l'ho usato, tanto è lo sforzo che devo fare nel massaggiarlo affinché queste perle minuscole di riso siano esfolianti.
Ho provato ad utilizzarlo anche su pelle asciutta, e, oltre a non notare una particolare differenza, bisogna applicare più prodotto perché la consistenza cremosa non ha una buona distribuzione.



Certo, complice la texture emolliente e ricca lo Scrub Alla Nocciola va a nutrire e idratare la pelle, per cui resta morbida ed elastica, e quasi non sento il bisogno di una crema corpo dopo, ma la rimozione delle cellule morte è davvero blanda, forse adatta ad una cute molto molto sottile e sensibile, e per me è quasi un prodotto che potrei usare ogni giorno. Buona la profumazione, che secondo il mio naso non ricorda affatto la nocciola appunto, ma è più fresca e delicata.
Per concludere in bellezza, trovo che lo Scrub Corpo alla Nocciola PHBIO richieda un po' di attenzione e decisamente una buona quantità di acqua nel risciacquo.
Bocciato o promosso? Non so, come tutti i prodotti PhBio si trova periodicamente da Lidl, ma ho visto che alcuni siti online rivendono il brand. Io in ogni caso non lo ricompro.

INFO BOX
🔎 LIDL
💸 € 3.79
🏋 250 ml
🗺 Made in Italia
⏳ 6 Mesi
🔬 Bio Cosmesi AIAB, Vegan OK
💓⇒ 🌸🌱


Erbaviva Bio Dentifricio Rimineralizzante Protezione Totale
Aloe e Menta


Ho deciso ormai di voler provare tutti i dentifrici di Erbaviva Bio, e dopo la piacevole esperienza con la versione Whitening son passato a questa Aloe e Menta, che, seppur ho apprezzato, si trova un gradino sotto. 
Si tratta anche in questo caso di un dentifricio in pasta, abbastanza compatta, e che quando si va a spazzolare sui denti crea una schiuma leggera ma più che sufficiente a pulire bene il cavo orale.
Mi ha un po' stupito la descrizione ed è una cosa che non avevo notato nel dentifricio Whitening:
"Il dentifricio Erbaviva Bio Protezione Totale offre una protezione completa di denti e gengive. La sua formula è arricchita con succo d’uva e aloe vera dalle naturali proprietà antiossidanti e protettive. Gli oli essenziali di menta ed eucalipto donano un piacevole aroma balsamico e rinfrescante, garantendo un alito fresco a lungo."
Se è vero che nell'INCI appare il succo di uva e di aloe, ed è sempre un dentifricio con fluoro, non avevo invece visto che nella lista degli ingredienti non appaiono gli oli essenziali di menta e eucalipto. Voi li vedete? Sono cieco io?



A parte questo, in effetti mi aspettavo che il dentifricio Protezione Totale avesse un sapore decisamente più mentolato, invece somiglia abbastanza a quello della versione Whitening, resta delicato, dolce, vagamente liquirizioso, fresco, ma non in modo eccessivo. Mi piace il modo in cui pulisce i denti perché è delicato, ma efficace, non è abrasivo e quindi non ha aggravato la sensibilità dei miei denti e trovo che sia abbastanza gentile anche sulle gengive. Quindi un buon prodotto per l'igiene orale, ma l'unico neo che posso attribuirgli, oltre al sapore non così deciso come speravo, è che questo dentifricio Erbaviva Protezione Totale è un po' troppo compatto a livello di consistenza e mi dà l'impressione (ma è più che altro una fisima mia) che la distribuzione non sia ottima. Ovviamente andandolo a massaggiare si ammorbidisce, non è di cemento, ma preferisco per un pelo la consistenza del Whitening

INFO BOX
🔎 Grande distribuzione, Splendidi e Splendenti
💸 €1.80 (in offerta)/ €2.49
🏋 75ml
🗺 Made in Italia
⏳  6 Mesi
🔬 NATRUE, Bioagricert
💓⇒ 🌸🌸🌸🌸

SYLVECO Lip Balm Cinnamon & Sea Buckthorn
Balsamo Labbra Olivello Spinoso & Cannella


Credevo di aver già parlato di Sylveco, ed invece è stata solo la mia immaginazione, sebbene credo sia uno di quei brand che desidero approfondire nei prossimi due anni. Pensate voi che organizzazione. 
Sylveco nasce agli inizi degli anni '90, epoca che io non ricordo, in Polonia, ed è un'azienda a conduzione familiare i cui fondatori sono anche i padri di altri brand che magari conoscete, ovvero Vianek e Biolaven, ed ovviamente nelle loro linee di cosmetici naturali sfruttano le piante disponibili nel territorio polacco. 
Per iniziare a conoscere Sylveco ho fatto il passo più semplice cominciando da un lip balm, ed ho scelto la fragranza più autunnale ovvero quello alla cannella. L'aroma si avverte abbastanza quindi deve essere apprezzato, ma non credo che possa essere considerato da qualcuno un profumo così invadente e persistente. È uno stick con una consistenza che a me piace molto, perché è morbida e non cerosa ma non eccessivamente scivolosa quindi resiste sulle labbra in modo confortevole, non pesante.


La colorazione dello stick è proprio arancione chiaro, in quanto l'olivello spinoso ha un colore brillante ed intenso ed ho notato che bisogna non esagerare con questo lip balm Sylveco perché se come me siete abituati a mettere mezzo chilo di burrocacao alla volta, qui c'è un po' il rischio dell'effetto pasta al sugo se sbordate troppo dal contorno labbra. Ciò nonostante mi piace che abbia un finish lucido ma discreto, non eccessivamente effetto gloss.
Ovviamente non contiene solo olivello spinoso, ma anche olio di jojoba, olio di enotera che è un elemento pregiato, nutriente e antiinfiammatorio, burro di karitè e di cacao e tanti altri emollienti che si sentono. 
"Protegge le labbra, aiuta a mantenere il livello ottimale di idratazione. Previene le screpolature e la secchezza delle labbra. Garantisce ottima protezione contro il sole, il vento e il gelo.
Contenuto ricco di vitamine e antiossidanti come l’olio di olivello spinoso che rende le labbra morbide. L’ingrediente attivo (betulin) lenitivo, rigenerante, aiuta a combattere le irritazioni, allevia i sintomi di herpes.
Non sono solito avere herpes quindi non mi posso esprimere, ma trovo che il Lip Balm Cinnamon & Sea Buckthorn crei un film protettivo e nutriente che rende le labbra morbide, elastiche e dà confortevolezza alla mucosa. Non credo sia fra i balsami labbra più riparatori mai provati (ho una mia piccola classifica a riguardo), ma svolge bene il suo compito, idratando bene la zona, e metterne troppo non solo può causare quell'effetto che dicevo sopra, ma soprattutto non è necessario. Sylveco quindi parte già bene con me, e speriamo che prosegua altrettanto.

INFO BOX
🔎 Bioprofumeria, Online
💸 €3 (in offerta)
🏋4.6gr
🗺 Made in UE
⏳ 3 Mesi
🔬 //
💓⇒ 🌸🌸🌸🌸


Questa è solo una fetta dei prodotti che ho avuto sottomano nell'ultimo periodo, ma torno presto con un'altra manche di promossi e bocciati. 



mercoledì 6 novembre 2019

|Beauty Cues #WeeklyMask|
Patch Occhi Dizao a confronto 😏

Negli ultimi #WeeklyMask ho prestato troppa attenzione alle necessità del viso in generale, e poca ad una zona che invece, almeno nel mio caso, merita decisamente più di qualche attenzione sporadica: il contorno occhi. La pelle della mia zona perioculare tende a perdere idratazione abbastanza facilmente, specie con il freddo, e già questo è causa di segni sottili. Inoltre da buon miope strizzo spesso gli occhi, tendo la pelle per mettere le lenti a contatto, e, seppur ho imparato a non farlo tanto spesso, mi stropiccio gli occhi quando sono stanchi.
Capite bene che non mi basta una cremina da spatasciare mattino e sera, ma mi serve un'azione mirata e costante con trattamenti più specifici.
Volevo provare da davvero tantissimo tempo alcune delle maschere di Dizao Natural, e così ho iniziato proprio dai patch hydrogel per il contorno occhi.



Dizao è un'azienda statunitense ma a quanto ho visto almeno i patch occhi sono prodotti in Cina, e presenta appunto una linea di trattamenti viso, un mascara ed anche alcuni balsami labbra. Quest'ultimi a quanto ho visto non sono più facilmente reperibili, mentre le maschere sono disponibili persino su Amazon. La linea Dizao Organic non contiene OGM, parabeni, siliconi, profumi di sintesi, tossine, coloranti artificiali ed è certificata USDA. Molti di questi prodotti contengono il 99.6% di ingredienti naturali, tuttavia i patch hydrogel non hanno un INCI perfetto. Dizao ne propone solo due varietà: uno con Collagene e uno con Acido Ialuronico.
Entrambi i patch sono identici come forma, la tipica a lunetta, ma l'hydrogel mi è sembrato un po' più spesso rispetto ad altri prodotti simili, e sono immersi in questo siero fluido e trasparente.


Dizao Natural Hydrogel Gold Eye Patch 100% Collagen



Ho scelto di iniziare con gli Eye Patch Dizao al Collagene perché avevo devo dire più speranze (senza poi una ragione specifica in verità) ma la mia aspettativa non è stata del tutto ripagata.
In realtà guardando l'INCI non avevo molti motivi per esaltarmi visto che è molto essenziale: contiene appunto collagene marino, che Dizao Natural descrive così
"viene facilmente assorbito dalla pelle, di conseguenza il viso appare levigato e le occhiaie scure notevolmente ridotte. Tonifica la pelle, previene il rilassamento e la formazione di rughe."
ma all'interno c'è anche glicerina e acido ialuronico per idratare, e allantoina ed estratto di rose che hanno un'azione lenitiva. E finiscono così gli attivi dentro questa formulazione.



I Gold Eye Patches 100% Collagen mi son sembrati molto freschi sulla cute, ma un po' troppo scivolosi, al punto che mi hanno dato un po' sui nervi e dopo una mezz'oretta li avevo rimossi. Il tempo di posa che gli ho concesso è più o meno quello suggerito da Dizao ma le due lunette erano ancora sufficientemente umide per poter essere lasciate agire anche altri 10 minuti. Non capisco come mai si muovano così tanto visto che il design è identico a tutte le maschere contorno occhi che ho provato.
L'impressione che ho avuto dopo il trattamento è che questi Eye Patch Dizao sono sicuramente carini per il giorno, idratano, lasciano la zona appena più distesa e levigata anche un po' più decongestionata, però non bastano come trattamento urto e profondo nel dare una idratazione intensa per pelli che vanno da secche a molto secche  e segnate.



Non hanno profumo e in generale non mi hanno dato alcun fastidio agli occhi, il siero si è assorbito senza lasciare residui, per cui non ho avuto bisogno di sciacquare il viso come indicano nel modo d'uso, e i patch, pur essendo appunto dorati, non mi pare abbiano perso glitter, ma queste maschere non mi hanno dato un "effetto pari ad una seduta in un salone di bellezza" come afferma Dizao.

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🔎 Bioprofumeria, Amazon, Online
💸 €1.50
🏋 7gr
🗺 Made in PRC
⏳ Due patch occhi monouso
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Dizao Natural Hydrogel Gold Eye Patch 100% Hyaluronic Acid




Anche i patch occhi con Acido Ialuronico mi son sembrati decisamente rinfrescanti appena li ho applicati, ma hanno il vantaggio che non si sono mossi durante tutta la posa, e comunque non mi hanno dato alcun fastidio agli occhi. L'INCI che Dizao propone in questo caso è decisamente più invitante, infatti non solo hanno arricchito la formulazione con acido ialuronico che, come descrive l'azienda,
 "idrata la pelle in profondità e aiuta a mantenere l’umidità a lungo. Di conseguenza le rughe sono levigate, la pelle diventa soda ed elastica, le borse e le occhiaie si riducono notevolmente."
ma hanno anche aggiunto collagene, elastina idrolizzata, glicerina, allantoina e un estratto particolare, quello del fungo tremella, che è un umettante e un condizionante cutaneo.



Dopo averli lasciati agire, non ho trovato un risultato diametralmente contrapposto ai patch al collagene, però nel caso di questi con Acido Ialuronico sentivo la pelle sicuramente più compatta, comunque un po' più distesa ma soprattutto più idratata. Anche in questo caso non credo possano compiere il miracolo su un contorno occhi maltrattato da anni, ma li ho trovati un po' più efficaci, più funzionali.



Inoltre, non so se sia stata solo una percezione ma mi è parso che questa variante delle maschere Dizao mi abbiano lasciato il contorno occhi più sgonfio e lievemente più luminoso, e perdura la sensazione di freschezza che si avverte durante la posa. Anche in questo caso l'assorbimento del siero residuo è andato a buon fine senza fastidiosi avanzi.
Sono quindi gli Eye Patch 100% Hyaluronic Acid a vincere per me la sfida fra queste maschere Dizao, e mi immagino di riacquistarli in futuro.

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🔎 Bioprofumeria, Amazon, Online
💸 €1.50
🏋 7gr
🗺 Made in PRC
⏳ Due patch occhi monouso
🔬 //
💓⇒ 🌸🌸🌸🌸 


Non penserete mica che la mia esperienza con le maschere Dizao Natuarl si concluda qui, vero? Intanto raccontatemi la vostra impressione di questi patch.





lunedì 4 novembre 2019

|#backtoseries|
Mi hanno lasciato perplesso (anche se piacciono a tutti)...

Le serie tv sono come l'alta marea: quando penso che passerò le mie serate senza alcuna compagnia seriale, ecco che vengo travolto da una ondata di episodi che non riesco più a stare al passo. Così è stato l'ultimo periodo e così si prospettano i prossimi mesi, quindi diamoci da fare o non ne esco.

The Politician
Prima stagione
⭐⭐🌠


Ancora una volta una serie tv di Netflix chiacchierata, amata, famosa ma che a me non convince.
The Politician è una lunga metafora di quel che accade ogni quattro anni durante le elezioni presidenziali negli Stati Uniti: il caos della campagna elettorale. I candidanti sono sempre pronti a buttarsi addosso tutto il fango possibile pur di emergere, e a fare promesse impossibili pur di strappare un voto, ma in questo caso non si parla di un ruolo così importante ma delle elezioni di presidente del consiglio studentesco. Nei sogni del giovane studente Payton Hobart però c'è anche di poter un giorno arrivare alla casa bianca, un passo alla volta, seguendo tutti gli step che ritiene giusti per un perfetto presidente degli Stati Uniti.
Ma le sue ossessioni, come quelle della rivale Astrid Sloan, lo porteranno ad un completo cortocircuito.



Che The Politician sia firmata Ryan Murphy si vede in ogni singolo fotogramma, il problema è che quest'uomo non ha ancora capito che le serie tv non si fanno puntata dopo puntata, e soprattutto non si possono costruire includendo tutto quello che a lui piace, dal dramma, al ballo e al canto. Semplicemente non funziona, perché diventa un'accozzaglia di roba che comprime le storie dei personaggi, che annacqua una qualunque credibilità, che allontana l'emotività relegandola a momenti che risultano davvero microscopici. 


In questo ingorgo di bugie, tradimenti, metafore più o meno credibili di quella che è la società attuale, soprattutto statunitense, quello che arriva allo spettatore, cioè me, è nulla. Perché avere più linee narrative non significa creare una storia solida, coinvolgente, coerente e emozionante nel suo insieme. La debolezza della storia si riflette inevitabilmente sui personaggi che risultano vuoti, spogliati di concretezza e di qualità. Seguiamo ad esempio le vicende di Payton, ma nessuno sa cosa abbia di tanto speciale, cosa ci possa spingere ad affezionarci a lui, perché semplicemente è un fatto dato per scontato: lui vuol diventare presidente e si fa aiutare dai suoi scagnozzi, ma quale sia il suo talento è sconosciuto. Ha certo faccia tosta, non è decisamente timido, ed ha la forza di chi ha una forte aspirazione, ma la sua costruzione finisce lì.



Quasi più convincente risulta Astrid, che almeno tenta una fuga da questa vita finta sotto ogni punto di vista, ma resta incoerente, considerando che per buona parte della serie lei stessa sembrava un perfetto ingranaggio all'interno della storia. Potete immaginare quanto poco sappiamo invece degli altri personaggi che appaiono qui e lì nel corso delle puntate.
Questo è il problema di Murphy ed il motivo per cui le sue serie tv finiscono per lasciarmi molto perplesso: lui non racconta una storia, racconta una sua visione, un suo sogno, e lo mette in scena in maniera variopinta, sgargiante, lussuosa e barocca, muovendo i suoi pupazzi a piacimento. Il risultato è che poi ti ritrovi una storia senza capo né coda, con puntate, come la settima, completamente prive di contenuti, ma solo funzionali per andare avanti di un altro episodio.



Le mie due stelle e mezza vanno quindi alla regia, piacevole, ma non sorprendente se avete visto Glee o Scream Queens, ed agli attori sicuramente bravissimi, per quanto del tutto lontani dal sembrare adolescenti al liceo, sia per il look che per il modo di fare. Buona anche la colonna sonora, come vi dicevo nella mia P_laylist. Vanno anche ai dialoghi, frizzanti e spietati, e a certe tematiche inserite tutto sommato in modo naturale e non morboso, o spesso tirate fuori con sarcasmo per mostrare una bruttura dell'animo umano. 
The Politician avrà una seconda stagione quasi per certo, ma la mia voglia di proseguire è sotto le mie scarpe, che non saranno Gucci, ma hanno più peso di tutta questa fuffa.

Billions
Quarta Stagione
⭐⭐🌠


La quarta stagione di Billions è l'esempio della mio ritardo sulle serie tv, visto che è andata in onda dal 10 maggio al 14 giugno, ma io l'ho recuperato nel corso di settembre e ottobre.
Nel corso delle stagioni il mio interesse per questa serie tv è sfumato per via di tanti elementi che non mi sono piaciuti. La terza stagione di Billions però mi aveva ridato un po' di speranza, ma con la quarta sono rimasto della stessa idea, o forse anche peggio.
Partiamo però dalle note positive: Billions vince da sempre per ritmo, per l'intrigo narrativo, per la recitazione soprattutto dei due principali protagonisti (quando mi son trovato Damien Lewis in C'era una volta a.... Hollywood mi è venuto da ridere). È una serie tv che intrattiene bene, però mi son reso conto che son passato dalla curiosità di sapere cosa sarebbe avvenuto dopo, alla perplessità di capire dove volessero andare a parare di puntata in puntata. 



Mi aspettavo ad esempio maggiori punti di contatto fra Axe e Chuck, il cui rapporto alla fine si conclude in un paio di favori che uno chiede all'altro. Certo, sarebbe stato assurdo se fossero diventati amici di cicchetto, ma mi aspettavo un intreccio che li coinvolgesse maggiormente, e soprattutto tornare ad essere punto e a capo a fine stagione non è che mi abbia proprio incoraggiato.
Pochi effettivi cambiamenti quindi, uno spostamento degli equilibri solo momentaneo, e gli altri mutamenti che ho notato non sono stati del tutto di mio gradimento.
Trovo ad esempio che i dialoghi siano diventati esagerati e grotteschi, a volte i personaggi fanno delle scene del tutto assurde chiaramente piazzate per smorzare la tensione e spostarla su una chiave più leggera. Avevo già notato certe situazioni nella passata stagione, ma in questi episodi di Billions mi son sembrate totalmente gratuite.



Inoltre mi sembra che l'umanità dei personaggi si sia in buona parte persa, di conseguenza ho perso questo contatto nel cercare di capire le motivazioni che muovono le logiche fra i protagonisti. Un esempio è proprio Axe: con l'uscita della moglie è diventato ancora più freddo, aggiungere una nuova compagna, che lavora più o meno nel suo stesso settore, avrebbe potuto riportare un po' quel lato che abbiamo perso, e dare un alleato al miliardario, ma non è stato così. Inoltre i rapporti fra i due si incrinano perché lei agisce alle sue spalle, ma non sembra nemmeno giustificarsi, anzi glielo racconta tutto contenta, e questo per me non ha alcun senso rispetto a quanto avevamo visto (né secondo la logica comune). Questi vuoti sono secondo me un po' forzature per fare andare avanti una storia che è sempre stata a più strati, ma ho l'impressione che abbiano perso la bussola.



Il parallelismo che mi viene da fare è con Suits: anche lì abbiamo loschi affari ed intrighi che però si dibattono poi in tribunale, ma i personaggi mantengono comunque una prospettiva che li rende più empatizzabili, più umani nella loro complessità, con un lato privato, fatto di amicizie, amori e rapporti lavorativi che, per quanto non venga sviscerato ad ogni puntata, è percepibile.
In Billions invece l'assurdità e l'arzigogolatura di certe circostanze, che sembra davvero di vivere in un mondo di complottari, è stancante e a questo punto non ha delle fondamenta.
Wendy in questo senso è stata la più grossa delusione ed è l'emblema di come il suo personaggio non ha più nulla da dire, ma resta lì più secondario dei secondari perché torna utile e piace. Lei è sempre stata l'ago della bilancia in tutte le questioni ed anche fra Axe e Chuck, ma in questa quarta stagione si perde il suo ruolo quasi super partes, e quel personaggio che avevamo conosciuto, forte e deciso, viene trascinato qui e lì.  



Funziona meglio Taylor Mason, che in pochi minuti ci fa capire un rapporto complicato col padre e la vediamo in generale più coinvolta, ma ad esempio la sua storyline con Wendy per me è un po' campata in aria, visto che non mi pare avessero un rapporto di fiducia così forte prima.
Quindi per quanto questi duelli a suon di azioni e quotazioni in borsa, finanza politica ed elezioni possano risultare avvincenti, alla fine la storia è sempre quella. Gli equilibri non vengono mai del tutto spostati e sai che i personaggi in un modo o nell'altro cascano in piedi. Se questo è accettabile per tre stagioni alla quarta diventa troppo.
Ho visto certamente di peggio, ma Billions non è la mia prima preferenza, resta una buona compagnia, ma non è per me la serie tv che spero mi sconvolga la serata ogni volta che la guardo e quindi anche la quinta stagione arriverà per me a tempo perso.


Tales of the city
Miniserie 2019
⭐⭐⭐


Ho avuto anche poco feeling con Tales of the city, chiacchieratissima serie tv di Netflix che ci ha tenuto compagnia questo giugno, e che in 10 episodi racconta le vicende di Mary Ann, di sua figlia Shawna, di Michael e di come Anna Madrigal tenga tutti uniti al 28 Barbary Lane.
Sullo sfondo di San Francisco ognuno dei protagonisti vive una parentesi particolare della propria vita. Mary Ann ad esempio soffre una crisi personale e relazionale con il marito, non è più contenta del lavoro e vorrebbe riavvicinarsi alla figlia che ha lasciato anni prima. Ma il rapporto con Shawna non è appunto semplice non solo perché è andata via quando era solo una bambina, ma anche per una grossa rivelazione, che la stessa ragazza ignora. 
Anche Michael, che sembra vivere una relazione serena con il compagno, si troverà a dover affrontare diversi scontri per via di una differenza di età importante fra i due. 
Relazioni complicate, generazioni a confronto ma unite dalla voglia di amore e libertà, sono queste le fondamenta di questa serie.



Tales of the city è stata ben al di sotto delle mie aspettative, un po' per colpa dei social dove tutti non facevano che lodarne le qualità, un po' perché forse avrei dovuto recuperare anche le altre stagioni. Se non lo sapete, si tratta di una miniserie tratta da alcuni romanzi di Armistead Maupin, da cui nel corso degli anni, dal 1993 ad oggi sono stati creati un totale di quattro cicli di episodi. Io, sebbene non sia necessario, visto che le stagioni funzionano a sé, forse avrei dovuto iniziare da principio per magari affezionarmi di più a questi personaggi, ma purtroppo così non è stato, 10 episodi non sono stati sufficienti affinché Tales of the City potesse convincermi del tutto.



Ho apprezzato molto la narrativa generale, il voler raccontare una pluralità di storie che in parte si toccano, e che hanno come fondo la diversità umana, le sfumature sessuali e relazionali che non spesso appaiono nelle serie tv. Ci sono ad esempio coppie poliamorose, ma anche coppie in cui uno dei componenti è transgender e quindi sta affrontando un passaggio delicato con la sua nuova identità. Sono storie complicate ma reali, e molto spesso entra in gioco il gap generazionale, a volte come motivo di tensione, altre come anello di unione.
Tutto bello, ma il mezzo attraverso cui passa tutto questo, nonostante sia scorrevole, per me risulta sciapo, e a tratti raffazzonato, o poco interessante. Certe dinamiche fra i personaggi mi son sembrate coatte, volte solo a creare scompiglio ma poco organiche con la storia ed il modo in cui appunto ci vengono caratterizzati i protagonisti. O più in generale con la logica comune, vedi il trattamento che subisce Mary Ann che, pur con le sue colpe, viene crocifissa da sola, mentre a fianco dovrebbe avere almeno altri due ladroni.


Un altro esempio che mi è rimasto in mente è Shawna (interpretata da Ellen Page) che sembra quasi una ragazza di 16/18 anni al massimo, anche per come è abbigliata non solo per come si atteggia, ma in realtà ha 25 anni quindi dovrebbe in teoria avere reazioni e atteggiamenti di una donna non di una adolescente.
Salvo alcuni momenti più toccanti e di riflessione, e tutta la vicenda riguardo il "mistero" nascosto da Anna Madrigal che mi è sembrato ben costruito di puntata in puntata, per me Tales of the city risulta un po' piatta, mi ha lasciato poco su cui riflettere, se non un troppo palese tentativo di essere trasgressiva e sopra le righe, senza rendersi conto di risultare qui e lì artificiosa. Ripeto, credo sia stata colpa mia che magari non sono andato in ordine con le stagioni precedenti, e son sicuro che anni fa una storia simile sarebbe stata rivoluzionaria, ma oggi, fatti salvi i temi, per me non è stata all'altezza delle aspettative.


Victoria
Terza Stagione
⭐⭐⭐⭐


Victoria è l'unica serie tv di questa ondata che non mi ha dato perplessità, ma per me si riconferma un'ottima produzione in costume e l'ho letteralmente divorata, anzi fra le serie di questa parentesi credo sia quella che ho visto praticamente in contemporanea con la messa in onda, visto che è stata trasmessa dal 13 settembre al 4 ottobre su LAEFFE.
Proseguiamo nella crescita del regno di Victoria, ma si aggiungono sempre più difficoltà nella vita pubblica e privata della nostra Queen: i figli che crescono, il cartismo da fronteggiare, gli scontri con il marito Albert, il rapporto conflittuale con Lord Palmerston responsabile della politica estera, l'arrivo della sorellastra di Victoria con cui non scorre buon sangue, l'epidemia di colera, l'assetto europeo che sta via via abbattendo i muri delle monarchie, e molto altro la metteranno a dura prova, ma lei resterà in piedi stoica.



Quindi una serie più che promossa per me, che non mi stanca, che non mi annoia, ma che anzi mi ha fatto affezionare ai personaggi e agli attori.
Bisogna dire che Victoria non è un documentario né ha la pretesa di esserlo e infatti non tutto ciò che accade nella serie corrisponde alla realtà. Pare infatti che ad esempio Victoria e la sorella Feodora avessero un rapporto buono, documentato anche da tante lettere che le due si scambiavano. Così come sembra che sia Victoria che Albert fossero unanimi nel considerare il figlio Bertie un po' una causa persa, non amando in generale il ruolo di genitori. Inoltre certe circostanze sono ispirate ad altri fatti reali, come tutto ciò che riguarda l'ultima bellissima arrivata Sophie duchessa di Monmouth. Pare infatti che le sue vicende siano tratte dalla vita vera della scrittrice e femminista Caroline Norton, che all'epoca fece scalpore.


Il bello di questa serie è proprio questo: ti incuriosisce e ti stimola a voler sapere di più, a scoprire cosa si nasconde dietro a quei personaggi che vengono accennati, a vedere quanto c'è di realmente accaduto e quanto è inventato, per poi appassionarti e finire per leggere ricerche su ricerche.
Victoria ha la capacità di intrattenermi con una narrazione fluida, coinvolgente che si rinnova e prosegue il suo percorso senza perdere la sua identità. Jenna Coleman fa un ottimo lavoro, così come tutto il cast, e alla fine otto puntate non bastano.
Alleluja Gloriana. 




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