venerdì 23 febbraio 2018

Stampare foto economicamente: la mia esperienza con LALALAB

Facciamo foto di tutto, ma proprio di tutto, in ogni momento. Dalla colazione, ai viaggi, al sushi della cena, alla nonna, ai gatti, alla spiaggia in cui ci siamo infrattati, fino alle peggio cose che l'essere umano può creare ed immaginare. 
Questo accade ormai da un po' di tempo, visto che gli smartphone sono diventati quasi più efficienti di vere e proprie macchine fotografiche
Eppure anche gli scatti più belli finiscono per rimanere sul nostro cellulare, o al massimo su Instagram. Ma poi perdiamo lo smartphone, lo dimentichiamo sul treno, si rompe, ce lo rubano, casca nella tazza, o comunque in un modo o nell'altro perdiamo tutte le foto. Imprecazioni e brutte parole non risolvono la situazione. 
Certo, puoi aver fatto un back-up, magari su un Clouds o sul pc, ma chi ci pensa? Chi ha il tempo di farlo? Diamo per scontato che alle nostre foro non succederà nulla, mai e poi mai.
Una volta le fotografie venivano stampate: andavi dal fotografo e facevi sviluppare il rullino della macchina fotografica e poi le mettevi in un album. 
Ma adesso chi lo fa? Dovresti trasferire le foto dallo smartphone ad una pen drive e poi andare da un fotografo che possibilmente non faccia casini e che non costi una fortuna
Tempo fa, a proposito, la mia amica Simona (MissPenny09 su YouTube) ha parlato di una applicazione interessante che aveva provato (clicca qui per il suo video), e io che di Simona mi fido (più o meno dai) ed ho deciso di provare questa app.
Sto parlando della piattaforma LALALAB, che consente appunto di stampare le fotografie che abbiamo sul nostro smartphone e riceverle direttamente a casa.

lalalab

LALALAB è principalmente una applicazione gratuita, per smartphone sia Android che iOS, che nasce nel 2012 col nome di Polagram, per poi digievolvere in LALALAB appunto nel 2015. Da quel momento l'app si è espansa e al momento spedisce in 70 paesi del mondo, ed è tradotta in 5 lingue, persino in italiano. Ho visto che LALALAB funziona anche da pc ma la mia esperienza riguarda l'applicazione smartphone, anche perché è lì che abbiamo un po' tutti il maggior numero di foto.

In ogni caso, sia da pc che da smartphone, ho visto che il funzionamento è simile ed è così semplice che mi vergogno anche a spiegarvelo. Basta scaricare l'applicazione dallo store ed iscriversi inserendo email e i propri dati, e poi risulta tutto molto intuitivo.
In pratica con LALALAB è possibile far stampare le proprie foto in tantissimi formati: dai fotolibri, ai calendari, alle stampe in diversi formati fino ad un massimo di 20 centimetri per 20, dalle stampe su tela alle calamite, il tutto a prezzi secondo me molto convenienti. 
Sulla applicazione trovate tutti i costi per tutti le diverse possibilità di stampa, quindi niente sotterfugi. 


L'opzione che ho scelto io per provare è quella della box Lalabox che per 15.90€ ti consente di far stampare da 32 foto ad un massimo di 48 in formato Polaroid da 10 per 12 centimetri
Superate le 32 foto, ogni stampa costa 0.29€ quindi a mio avviso davvero pochissimo. 
La cosa praticissima di LALALAB è che, oltre che dalla memoria del telefono (o del computer), si collega anche al profilo Facebook, Instagram e su DropBox, quindi potete scegliere davvero tutte le foto che volete. 



Altra cosa molto comoda e che sinceramente non mi aspettavo è che potete concludere l'ordine con assoluta calma e modificarlo quanto volete. In pratica, prima di pagare, l'ordine è nel cestino dell'applicazione, e proprio da lì potete sceglie di cambiare foto, o personalizzarle.
Nel caso del formato polaroid è possibile ritagliare la foto e posizionarla a piacere, oltre a poter colorare e scrivere i bordi bianchi tipici di questo formato. 
Ma mi raccomando: una volta che avete pagato, non potete più effettuare alcuna modifica al vostro ordine, quindi fate attenzione ché tanto il tempo ce lo avete. 

opinioni lalalabopinioni lalalabopinioni lalalab

Ricapitoliamo: scarichi l'app, scegli le foto anche dai tuoi profili social, personalizzi e poi paghi. Al momento del pagamento vengono inserite le spese di spedizione che per le box sono di 2.99€. I metodi di pagamento sono diversi, fra cui carta di credito e Paypal e si possono inserire anche dei codici sconto. Io ho speso esattamente 14.76€ per 35 foto. 
Veniamo all'argomento codici sconto. LALALAB offre una affiliazione aperta tutti, (molti sul web collaborano con l'azienda, io ho fatto tutto di tasca mia, se non si fosse capito, ma questo non c'entra) per cui ogni volta che fai un ordine dalla loro app ti regalano un codice sconto da 5 euro, da condividere con chi ti pare (fino ad un massimo di 10 utilizzi); ogni volta che qualcuno utilizza il tuo codice sconto tu guadagni a tua volta 5 euro che ti vengono istantaneamente accreditati sull'app. 
Il mio codice LALALAB è PGBHVIDI se vi può servire. 


LALALAB codice sconto

Alla fine ci guadagnano tutti insomma. Non so se io stesso possa utilizzare il mio stesso codice sconto ma immagino di no, in ogni caso ne avevo trovato uno offerto se non sbaglio la stessa app mi aveva notificato, e sul web è pieno.
Comunque ho effettuato il mio ordine giorno 18 Gennaio, e già giorno 19 ho ricevuto la notifica sul cellulare e una mail che il mio ordine era stato spedito. La spedizione non è tracciabile ed avviene tramite posta prioritaria. So che qui molti storceranno il naso e lo capisco perché il nostro servizio postale non è il massimo, e se ti capita il postino stronzo, son problemi. Spero che quelli di LALALAB sistemino questo aspetto, anche perché avere un tracking è un bene anche per loro. 
Il mio pacchetto è arrivato a casa in Sicilia giorno 25 Gennaio e appena l'ho aperto sono rimasto meravigliato.

stampare foto con lalalab

Non solo per il fatto che il pacchetto fosse personalizzato e molto carino, ma anche per la cura dei dettagli e per la qualità delle foto. All'interno della confezione c'era ovviamente la Lalabox, questa scatolina di cartone perfetta sia come pacchetto regalo che per conservarle, contenente le foto, ma anche un minipacchetto di gomma adesiva UHU Patafix per incollare le foto sulle pareti facendo magari delle forme o dei giochi, un gratta e vinci (con cui ho vinto una gif animata) e un foglietto con cui fare un origami, che non sono riuscito a comporre ma non importa.

Lalalab app stampare foto

Vi dicevo che mi ha stupito la qualità delle foto: non solo sono stampate su carta fotografica FujiFilm, quindi mica robetta, ma anche i colori e la nitidezza delle foto è fedele alle immagini che io avevo selezionato. Inoltre li ho messi in difficoltà: in questa mia esperienza con LALALAB ho scelto di stampare foto di famiglia o amici (per cui non ve le mostro tutte) e noi siamo gente che non sta mai ferma in foto, e c'erano anche scatti con qualità inferiore, fatti in interno e con luce non ottimale, ed in ogni caso il risultato è stato ottimo. 


Quindi sì, per me questo primo approccio a LALALAB è più che positivo. È un'applicazione facile da usare, che non si inceppa; i tempi di consegna sono stati tutto sommato brevi e quando ho dato le foto ai miei familiari (che sono stati le cavie del mio esperimento) erano sorpresi e contenti quanto me; il formato Polaroid ha sempre il suo fascino, e immagino che regalare delle foto, in un'epoca fatta di pixel su uno smartphone sia anche un bel gesto, quasi d'altri tempi.

Voi conoscevate LALALAB





mercoledì 21 febbraio 2018

|Beauty Cues #MaskWednesday|
Black Mask da Acqua e Sapone?! L'ho trovata!

Le mie recensioni cosmetiche sono sempre legate a ciò che mi interessa testare, a ciò che può seguire le mie esigenze, a ciò che mi piace di più.
Insomma faccio di testa mia, ma a volte mi piace ascoltare anche voi e spio le chiavi di ricerca che vi portano qui da me per capire cosa può essere utile per voi. E se una vostra curiosità è anche una mia curiosità, allora facciamo bingo.
Così è nata l'idea di provare la black mask che ho trovato da Acqua e Sapone.

Black Mask da Acqua e Sapone

La black mask (o maschera nera per noi che parliamo spicciolo) continua ad avere un discreto successo complice il fatto che questo trattamento si è fatto conoscere tramite delle immagini (schifosissime) diventate virali con questi vermettini (AKA  filamenti sebacei contenuti nei pori, in linea teorica) attaccati a della sorta di plastica nera, oltre che grazie alle centinaia di celebrity o presunte tali che su Instagram pubblicano selfie con la faccia imbrattata di uno strano composto nero.

Un po' tutti siamo partiti alla ricerca di queste black mask peel off sperando nel miracolo della cosmetica per combattere i punti neri dal viso, per estirparli dalla radice meglio di un prete esorcista con le anime dell'inferno. 
Le maschere nere peel off provengono principalmente dalla Corea e dai paesi asiatici, per cui per un po' di tempo sono state difficili da reperire. Se ricordate circa due anni fa ho recensito proprio una black mask della marca Pilaten ma che avevo acquistato da un sito cinese. E io lo capisco: a molti non piace acquistare online, non sanno come farlo, molti hanno davvero difficoltà a farsi recapitare i pacchetti e altri invece non si fidano di cosmetici prodotti chissà dove e chissà con quali ingredienti.
Per questo, trovare direttamente da Acqua e Sapone un prodotto particolare come la black mask immagino che sia il desiderio di molti.

Credo che ci siano diversi marchi in base alla filiale del vostro Acqua e Sapone, ma da me ho trovato la Oxy Esthétique Peel Off Black Mask.

Oxy Esthétique Peel Off Black Mask

Oxy Esthétique fa parte del gruppo Ludovico Martelli SRL, quelli del Proraso per intenderci, per cui è un brand made in Italy, per l'esattezza di Fiesole, e generalmente si occupa di prodotti per la depilazione. Non so da quanto abbiano messo in vendita la black mask, ma quando l'ho visto sul volantino di Acqua e Sapone, ormai alcuni mesi, ho cercato subito di acquistarla perché ero davvero curioso.
Come tutte le black mask anche questa di Oxy è contenuta in un tubetto con un semplice tappo a vite. Il profumo come molte di queste maschere è chimico/alcolico, ma meno intenso rispetto ad altre che ho utilizzato.
All'interno della confezione c'è anche una spatolina, ma io preferisco applicare la maschera con le mani. Il motivo è semplice: le maschere nere peel off hanno questa consistenza abbastanza spessa, che sembra plastica fusa, è un po' appiccicosa, sguisciosa, e collosa. E questa Oxy non è da meno, per questo motivo trovo che sia più facile applicarla con le mani, o al massimo potete aiutarvi con un pennello. Non è comunque impossibile da stendere, sia chiaro, anzi in pochi secondi è fatta.

Oxy Esthétique Peel Off Black Mask recensione

Ve lo dico subito: anche questa peel off black mask non ha un buon INCI, o meglio, proprio per "sfogliarsi via" quasi fosse un cerotto, deve contenere un polimero sintetico chiamato alcol polivinilico, che va a creare la patina. Proseguendo nella lista degli ingredienti si legge che c'è alcool denaturato, quindi se questi due componenti non vi stanno simpatici andate oltre.
E sempre restando sull'INCI si nota quel carbon black che secondo me è un po' equivoco.
Infatti il carbon black sarebbe il colorante CI 77266 che è sempre composto da carbone ma credo sia diverso dal carbone vegetale o attivo. Così per dire.
Sul retro su legge
"Oxy Peel Off Black Mask è una maschera viso purificante che agisce delicatamente sulla pelle, garantendo una pulizia profonda. La sua formula arricchita con ingredienti efficaci e delicati, carbone vegetale e succo di aloe vera, dona alla pelle un effetto purificante, lenitivo e tonificante."
Comunque sull'uso di questa Black Mask di Oxy non ho nulla da dire, anzi le istruzioni sono più che sufficienti. Loro consigliano:
"Per un miglior risultato utilizzare la maschera dopo la doccia o dopo aver tamponato il viso con un panno caldo per dilatare i pori della pelle e permettere una pulizia profonda."
cosa che io faccio con qualsiasi maschera nera o comunque con qualsiasi trattamento che dovrebbe rimuovere i punti neri, come ad esempio i cerottini.
Sempre sulla confezione si legge di applicare uno strato omogeneo di maschera evitando il contorno labbra e occhi. Con le black mask secondo me c'è sempre il rischio di esagerare e quindi sprecare prodotto, o di, al contrario, applicare poco prodotto che diventa inefficace. Io ho imparato che questo tipo di maschere devono creare uno strato che lasci trasparire il meno possibile la pelle sottostante, per essere funzionali.
Un altro aspetto fondamentale è l'asciugatura: deve essere completamente secca; Oxy in questo senso dice
"Lasciare agire per circa 20/30 minuti o comunque fino a completa asciugatura."
ma nel caso della loro maschera ritengo che servano anche 40/45 minuti affinché sia completamente asciutta, anche perché è inevitabile che ci sia qualche punto del viso che abbia un minimo di accumulo di prodotto.

Review Oxy Esthétique Peel Off Black Mask

Sono solito applicare la maschera solo sul naso, raramente su tutta la zona T e ancora più raramente su tutto il viso, semplicemente perché non ne ho necessità, ma anche per una questione di strappo, altro aspetto importante delle black mask.
Anche Oxy suggerisce di rimuovere il film che si è creato sul viso partendo dal basso verso l'alto. Secondo me non cambia tantissimo se ad esempio si strappa da destra verso sinistra o viceversa, ma trovo che applicando la maschera su tutto il viso non si riesca ad essere delicati (o meglio io non riesco) con la conseguenza che funziona meno. Anche per questo preferisco creare delle strisce di prodotto andando a zone, piuttosto che un'intera maschera.
Per quanto riguarda l'aspetto più importante ovvero i risultati, su di me la Oxy Esthétique Peel Off Black Mask funziona e anche bene. Ovviamente non vi metto il risultato delle mie applicazioni per non urtare gli animi e gli stomaci più sensibili.
Devo però fare due affermazioni che deluderanno un po' di persone che hanno alte aspettative.
Il risultato delle immagini che sono diventate virali secondo me è impossibile da ottenere (almeno con i prodotti che ho usato io fino ad ora), a meno che non abbiate davvero dei punti neri grossi come arance, e immagino quindi che siano in qualche modo photoshoppate. Inoltre noto che le Black Mask hanno una efficacia variabile, non solo in base al tipo di maschera o in base alle proprie esigenze, ma anche sulla stessa persona di momento in momento.

INCI Oxy Esthétique Peel Off Black Mask

Questo per dirvi che su di me che ho più o meno sempre gli stessi punti neri, ritengo efficace una black mask quando, in più applicazioni fatte nel tempo, questa riesce comunque ad eliminare  comunque qualche impurità. Ma so bene che non otterrò mai lo stesso risultato, e che non riuscirò mai ad eliminare totalmente tutti i punti neri in un solo bidibibodibibù.
La Black Mask di Oxy su di me è efficace proprio per questo: tutte le volte che la uso, vedo che alcune impurità restano comunque ancorate alla maschera. Inoltre mi piace perché rimuove anche delle cellule morte e lascia la pelle liscia e compatta.
Questo in realtà è un po' uno dei motivi per cui, nonostante sia conscio di non vedere sparire tutti i punti neri, continuo ad acquistare maschere nere peel off.
Aggiungo che non mi crea irritazioni e che non la trovo dolorosa da rimuovere, salvo in quei punti in cui magari c'è una peluria maggiore.
Inoltre la Peel Off Black Mask di Oxy lascia davvero pochissimi residui che si eliminano facilmente con acqua tiepida.
Per me è promossa e consigliata.

INFO BOX | Oxy Esthétique Peel Off Black Mask
🔎 Acqua e Sapone, grande distribuzione
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Voi avete scovato qualche Black Mask nel vostro Acqua e Sapone? O avete qualche prodotto che volete consigliarmi?




lunedì 19 febbraio 2018

|Beauty Cues|
Retinolo: cos'è, a cosa serve e la mia esperienza con un prodotto The Ordinary



Lo scorso anno ho compiuto 28 anni, e con questo "traguardo" ho deciso di dare un update alla mia skin care routine. 
Ho sempre pensato che avrei aggiunto determinati ingredienti e prodotti per la cura della pelle via via nel corso degli anni, specie se si tratta di cosmetici con la funziona anti-age
Non so, avevo un po' la convinzione che va bene che prevenire è meglio che curare, ma anche che se a vent'anni usi determinati prodotti, a 40 che ti metti in faccia?
È vero che la cosmetica evolve e che quindi ci sono sempre novità da testare, è anche vero però che ho sempre la paura di far abituare la pelle troppo presto, e che quindi in là nel tempo non avrei avuto più benefici
Ma nella mia mente c'è sempre l'eco della voce di Eva Longoria (d'altronde ognuno ha le proprie muse) che ripete
"La pelle che curi a venti anni, è la pelle che avrai a quarantanni"


E così ho deciso di iniziare ad introdurre nella mia routine un ingrediente chiamato comunemente Retinolo.
In realtà già da tempo sto cercando di "nutrire" la mia pelle con un range ampio e vario di ingredienti attivi e da cui ho già riscontrato benefici, come ad esempio la vitamina C, ma fino ad ora avevo sempre evitato i prodotti con specificatamente una percentuale più alta di Retinolo. La motivazione, come potete immaginare, è una cosa brutta: pensavo fosse una cosa da sciure, da chi ha qualche anno più di me ed ha bisogno di uno stimolo maggiore. 
Ma mi son ricreduto e vi spiego perché.

Cos'è il Retinolo?

Parlare di "retinolo" è un po' generico, perché la questione è un po' più ampia e perché non è l'unico "componente attivo" della sua famiglia. 
Il retinolo è infatti un derivato della vitamina A, che però può presentarsi in diverse forme e che potremmo generalmente dividere in due categorie: Retinolo e Retinoide.


Il retinolo è la forma più debole perché ha bisogno di una conversione che fa la nostra pelle affinché diventi acido retinoico (tretinoina); in genere il retinolo è contenuto nelle creme in una percentuale che va dall'0,1 all’1%.
Il retinoide è la forma più potente di vitamina A e che in genere richiede una prescrizione medica (dovete andare dal dermatologo insomma) per poter essere usato comunemente e non richiede quella conversione biologica: è già acido retinoico
Non credo sia possibile andare dal dermatologo e dire
"Guardi dottò, c'ho le rughe, mi dia un retinoide"
perché immagino venga prescritto per questioni di acne più o meno acute. A meno che voi non conosciate appunto il dottore, if you know what I mean
Lo so che un po' ci si confonde e anche io mi confondo e non mi sembra il caso di andare a fondo in questo spazio, vi basti però sapere che ci sono tantissimi studi su queste componenti, per cui internet è pieno zeppo di informazioni. 
Andando avanti vi parlerò sia di retinoidi che di retinolo, sperando di non confondervi, nonostante abbia detto che per i retinoidi serve prescrizione medica, ma una volta chiuso il cerchio, capirete. 

Quali sono i benefici del Retinolo? Cosa fa?

È stato studiato che la vitamina A agisce sia per contrastare i segni del tempo come rughe e macchie, che l'acne regolando la produzione di sebo. Quindi è adatta praticamente a tutti, sia alle pelli secche che grasse.
Queste forme di vitamina A vengono assorbite dalla pelle favorendo la sintesi del collagene e dell'elastina
Per dirlo in parole povere, è come se i retinoidi andassero a dire alle cellule della pelle di comportarsi bene, di produrre ulteriori cellule giovani e cicciotte affinché la pelle appaia sempre fresca e pimpante. 


In questo senso agisce anche su quelle cellule che sono state danneggiate dal sole, portandole alla normalizzazione. Potrei generalmente dire che è un riprogrammatore della pelle con potere cicatrizzante
Questi benefici non sono istantanei, ma a seconda della formulazione e del derivato della vitamina A che utilizzate, può richiedere parecchio tempo, e la necessità di un uso costante. 
Per questo mi sono ricreduto sull'utilizzo di retinolo e retinoide: se voglio un risultato, devo portarmi avanti.

Quali sono le controindicazioni dei Retinoidi?

Questi ingredienti ovviamente hanno anche i loro lati negativi, o meglio ci sono degli aspetti su cui puntare l'attenzione. 
I retinoidi (retinolo e retinoide) possono essere irritanti anche a basse percentuali e provocare anche pelle secca e desquamazione per due ragioni: 
  1. avete la pelle troppo sensibile;
  2. avete iniziato ad usare il retinolo troppo frequentemente ed in fretta.

In genere utilizzando il retinolo è possibile che la pelle abbia bisogno di tempo per maturare la giusta resistenza all'ingrediente (un po' come capita appunto per la Vitamina C per esempio), per cui è necessario introdurlo nella routine lentamente, magari una volta la settimana per poi eventualmente aumentare. A volte anche più sporadicamente.
Inoltre durante l'uso di retinoidi è necessario proteggere la pelle dal sole perché tende a sensibilizzarla, quindi crema con SPF.
Ed è meglio sospenderne l'uso durante gravidanza ed allattamento.

Retinolo e Alfaidrossiacidi sono la stessa cosa?

Un errore comune che io stesso per un po' ho commesso è pensare che retinolo e alfaidrossiacidi avessero una funzione simile in quanto il fatto che possa creare irritazione e desquamazione o il fatto che viene considerato come uno stimolatore per il turn over cellulare, fanno pensare che il fine sia lo stesso. In realtà gli alfaidrossiacidi agiscono sulla superficie esterna della pelle, mentre i retinoidi vengono assorbiti, agendo più dall'interno.
Infatti da più parti ho sentito che, se la pelle riesce a sopportare entrambi, può essere ancora più efficace affiancare il retinolo ad un prodotto esfoliante con alfaidrossiacidi. Per avere un effetto a 360 gradi insomma. 

Come posso ridurre l'irritazione dei retinoidi?

Il problema dell'irritazione che il retinolo può dare è un problema comune, può succedere anche a chi magari è abituato a trattare la propria pelle con determinati ingredienti. Le soluzioni sono due, oltre ovviamente ad applicazioni graduali:
  1. scegliere dei cosmetici che contengano sì retinolo, ma anche altri ingredienti emollienti, idratanti e antiinfiammatori;
  2. scegliere gli esteri.

No, non intendo dire che dovete trasferirvi altrove (battutona!).
Gli esteri sono la versione diciamo più debole della molecole, per cui l'estere del retinolo è il retinil palmitato ad esempio. 
La ricerca cosmetica, come vi dicevo, fa passi avanti ed è stata "scoperta" una nuova generazione di retinoidi che promettono di essere più efficaci e al tempo stesso meno irritanti dei loro predecessori.
Uno di questi nuovi retinoidi è il Hydroxypinacolone Retinoate (HPR) che è un estere dell'acido retinoico, ma che non richiede prescrizione medica. E questo spiega come mai io non abbia escluso del tutto i retinoidi dal mio discorso.
Bisogna mettere le mani avanti quando si parla di HPR: sono ancora pochi gli studi a riguardo che ne garantiscono l'efficacia, e al momento non è chiaro a che percentuale l'HPR corrisponda rispetto al retinolo e ai retinoidi. Non è che ad esempio, serve un 2% di HPR per fare l'1% di Retinoide. 
Gli studi su questo componente sono interessanti e promettenti ma essendo un estere l'idea comune è che sia comunque meno efficace di retinolo puro, o che comunque abbia bisogno di più tempo per agire. 
Io, nella mia prima esperienza con i retinoidi, ho provato proprio un prodotto che contiene il Hydroxypinacolone Retinoate ed è un prodotto della nostra amata The Ordinary.
Se non conoscete The Ordinary, o non sapete dove acquistarlo, ve ne ho già parlato qui.



Tratto da https://www.x115.it/tesi-antirughe/retinoidi-invecchiamento-cutaneo.html
The Ordinary Granactive Retinoid 5% in Squalane

The Ordinary presenta una lunga serie di prodotti a base di retinolo e retinoide, per lo più in squalane, che sinteticamente è un idrocarburo saturo che è già presente nella pelle e che all'interno dei cosmetici ha potere idratante e di rendere la pelle liscia. All'interno dei retinoidi di The Ordinary ha anche la funzione di mitigare qualsiasi possibile irritazione.
Il Granactive Retinoid 5% in Squalane è presentato molto bene sul sito The Ordinary anche se la descrizione può essere un po' fraintendibile. Si legge
"Questa soluzione senza acqua di The Ordinary contiene una concentrazione del 5% di un complesso di retinoidi di ultima generazione denominati Granactive Retinoid che secondo le ultime ricerche scientifiche offrono risultati migliori nella lotta contro i segni del tempo senza le irritazioni e gli inconvenienti comuni al retinolo."
Questo è già un po' un controsenso rispetto a quanto poi si legge più in basso sul sito dove dicono che il Granactive Retinoid 5% in Squalane ha una alta forza e una probabilità di irritazione da zero a bassa. Certo, potrà non irritare come il retinolo, ma c'è comunque una possibilità di irritazione. Inoltre pare che solo ultimamente The Ordinary abbia tolto dal commercio il suo Retinol 1%, che era un po' illogico visto che loro stessi affermano che questa nuova formulazione sia migliore e meno irritante.
"Il Granactive Retinoid, una tecnologia attiva che arriva dalle Grant Industries, contiene Hydroxypinacolone Retinoate, una forma altamente avanzata di retinoidi che è, in effetti, un estere non soggetto a prescrizione di acido retinoico che agisce in modo molto più efficace contro l'invecchiamento del retinolo normale, del retinile palmitato e di quasi tutte le altre forme di retinoidi disponibili senza prescrizione."
continuano sul sito, ma come vi ho detto gli studi sull'efficacia del Hydroxypinacolone Retinoate sono ancora pochi, e, ma è una mia congettura, non so quanto abbia senso dire che un estere di retinoide sia più efficace del retinile palmitato che è un estere di retinolo, che è assodato abbia comunque una forza minore anche rispetto al retinolo.
Ma andiamo al Granactive Retinoid 5% in Squalane, che si presenta come un olietto giallognolo e molto fluido, sempre contenuto in una confezione di vetro scuro con pipetta contagocce come tutti i prodotti The Ordinary.

The Ordinary Granactive Retinoid 5% in Squalane

Ho iniziato ad utilizzare il Granactive Retinoid 5% in Squalane il primo di Novembre dello scorso anno, seguendo quanto detto sul sito, ovvero di usarlo la sera, dopo sieri a base di acqua ma prima di trattamenti più pesanti.
Sin da subito ho notato che, nonostante sia un olio molto leggero, liquido al punto che sul viso corre via, e nonostante io non lo senta sulla pelle, non mi dà l'idea di essere soffocante e fastidioso, non si assorbe benissimo e lascia la pelle leggermente lucida.
Anche badando molto alle quantità che vado ad applicare, - perché sì ero partito col "go big or go home", ma poi ho capito che un paio di gocce bastano - in alcuni punti non viene assorbito benissimo dalla mia pelle. Nulla di drammatico considerando che è un trattamento serale, e che comunque avverto questa sensazione oleosa solo toccando il viso, ma ora ci arrivo.

Opinioni The Ordinary Granactive Retinoid 5% in Squalane

Sin dalla prima applicazione non ho sentito alcuna sensazione di pizzicore, né ho notato alcun rossore. L'unica cosa che ho odiato a primo acchito è stato l'odore, che era appunto di olio leggermente chimico. Nonostante non sia così intenso, me lo sentivo in bocca e mi dava l'idea di respirare qualcosa che potenzialmente mi stesse uccidendo.
Sono drammatico? Sì. 
Comunque no, non sono morto.
L'odore devo dire che nel corso del tempo è sfumato via, ma tornando alla primissima applicazione del Granactive Retinoid 5% in Squalane, il giorno dopo la pelle era in buono stato, non presentava nessuna irritazione, ma era anzi idratata senza risultare lucida o appesantita.
Vista l'esperienza positiva ho deciso di applicarlo anche il giorno successivo sempre di sera,  aggiungendo, dopo un po', della crema viso del momento (all'epoca la crema Mirtilla de La Saponaria). E, oltre a non sentire la pelle appesantita, al mio risveglio, non era lucida o grassa ma perfettamente idratata. Ovviamente non ho avvertito irritazione di alcun tipo.
In realtà ho scelto direttamente la versione al 5% proprio perché avevo sentito che la formula fosse delicata, ma non consiglio comunque di iniziare da questa.

Ho continuato ad applicare il Granactive Retinoid 5% in Squalane ogni sera, costantemente fino ad oggi, quindi per quasi quattro mesi, e sul viso non ho mai riscontrato secchezza, sia applicando una crema dopo, sia utilizzandolo da solo.

The Ordinary Granactive Retinoid 5% in Squalane

Dopo qualche settimana non ho più applicato la crema dopo questo retinoide, perché non ne sentivo l'esigenza: la mia pelle è tendente al secco, ma questo prodotto riesce ad idratare bene la pelle.
C'è stata una parentesi in cui ho iniziato ad applicare il prodotto anche sul collo, ma qui la situazione è stata più turbolenta perché ho iniziato ad avere irritazione nella zona della barba, come fosse una irritazione da rasatura, ma non poteva essere una irritazione data dalla rasatura perché utilizzo sempre gli stessi prodotti che non mi danno alcun problema. Credo che comunque la rasatura renda quella zona sensibile, per cui un prodotto del genere, per quanto delicato, può risultare comunque aggressivo.
Sinceramente ho sospeso del tutto l'applicazione del  Granactive Retinoid 5% sul collo, perché non avevo voglia di star lì ad alternare prodotti anche per la zona.
A questo punto sarete stremati, e vi starete chiedendo se questo prodotto The Ordinary mi sia piaciuto, se ho visto risultati, se è efficace e se lo ricomprerei.
La mia risposta è sì, ma no.
Come ho già premesso i risultati dei retinoidi non sono istantanei, ma richiedono mesi e mesi di applicazione, per cui prima di parlane ho preferito arrivare praticamente alla fine del prodotto per avere un'idea quanto più possibile completa.
Se devo dirvi se mi è piaciuto direi di sì: il Granactive Retinoid 5% in Squalane è gradevole da utilizzare, si stende e si massaggia piacevolmente sulla pelle e nonostante sia oleoso non lo trovo occludente.
Dall'altro lato non posso dirvi di aver visto risultati sui miei segni dell'acne o quel che resta della mia ruga in fronte (qui per saperne di più); certo mi ha lasciato la pelle morbida, idratata, liscia, ma giustamente massaggiare ogni sera sul viso un olietto di qualsiasi tipo dà questi risultati.
Tra l'altro all'interno del Granactive Retinoid 5% oltre allo squalane, c'è anche olio di jojoba, che è un olio che la mia pelle apprezza anche puro.
Un risultato che ho notato è che i pori nella zona del naso mi son sembrati più piccoli, ma ad essere onesto non so se attribuire questo aspetto a questo prodotto o più in generale al fatto che la mia routine, con tanto di maschere e trattamenti specifici, abbia contribuito.

Recensioni The Ordinary Granactive Retinoid 5% in Squalane

Ci sono però alcuni aspetti del Granactive Retinoid 5% che non mi sono piaciuti e che mi spingono a non riacquistare questo prodotto, indifferentemente dai risultati, perché non mi aspettavo che da un giorno all'altro non avessi più alcun difetto in viso.
Il fatto che ad esempio non si assorba del tutto mi dà l'idea che parte del prodotto finisca inevitabilmente sprecato sul cuscino. Inoltre ho fatto un po' fatica ad inserirlo all'interno della mia routine e sembra stupido (magari lo è) ma ho un dubbio puramente pratico con questo Granactive Retinoid 5% in Squalane. 
The Ordinary suggerisce di utilizzare il prodotto prima di altri trattamenti più pesanti, per cui immagino prima di una crema (anche se io trovo che lui da solo sia già un ottimo ultimo step di una routine). E questo va bene fin quando però non devo uscire, e devo essere presentabile.
Vi faccio un esempio: faccio una doccia e detergo il viso la sera intorno alle 19, e magari ho un appuntamento per cena, per cui dovendo uscire, applico tutti gli strati della mia routine compresa la crema idratante. Come vi ho detto non posso applicare il Granactive Retinoid 5% perché risulta un po' troppo lucido sul viso.
Il mio dubbio è: una volta che torno a casa dopo tre o quattro ore, dovrei ridetergere il viso, riapplicare tutti i prodotti, mettere il Granactive Retinoid 5% e poi la crema idratante, o posso applicare direttamente il Granactive Retinoid 5% sopra la crema che avevo applicato tre ore prima?
Questo dubbio mi è rimasto, e sembra una sciocchezza ma più volte sono rimasto perplesso su come stessi agendo, perché da un lato non ho alcuna voglia né necessità di lavare un viso deterso appena tre ore prima; dall'altro lato penso che la crema sia assorbita del tutto quindi non dovrebbe essere un problema o interferire in alcun modo.

Deciem The Ordinary Granactive Retinoid 5% in Squalane

Questa è tutta la mia esperienza con il Granactive Retinoid 5% in Squalane di The Ordinary. Sinceramente dovessi dirvi se consiglio questo prodotto vi direi sì, fermo restando questa lunghissima premessa, se avete la pelle secca, mista o normale, una pelle grassa non so come possa reagire.
Per quanto riguarda i retinoidi in generale, son convinto a volerli tenere più stabilmente nella mia routine, ma con formulazioni che si assorbono meglio e riesco ad integrare con più facilità, e mi sento di consigliarli a chi si affaccia alla soglia dei trentanni, ovviamente tenendo presente il fatto che devono essere introdotti a basse percentuali, facendo abituare la pelle lentamente.


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Non so quanti siano arrivati davvero fino a qui, ma quando si tratta di certi prodotti l'approfondimento è necessario, e tra l'altro mi torna utile per altri prodotti di cui vi parlerò più agevolmente più avanti.
Voi usate il retinolo o un retinoide? Vi interessa o anche a voi sembra roba da sciure?





sabato 17 febbraio 2018

|#backtoseries chapter 24|
La mia classifica delle migliori e peggiori serie tv degli ultimi mesi


È arrivato il momento che più temevo, ovvero la mega classifica delle serie tv che ho visto negli ultimi mesi.
Ultimamente avrete forse notato che ho iniziato a parlare di serie tv man mano che termino di vederle, anche perché molte di queste non superano la decina di puntate quindi è più semplice. Ma oltre a queste, c'è tutta una lunga lista di telefilm di cui volevo lasciarvi le mie opinioni e per questo è arrivato il momento di fare un resoconto generale che può essere interessante per voi, ma che per me è utile a raccogliere le idee.
Non tutte queste serie tv sono terminate, anche se in certi casi, seguendole in lingua originale, sono più avanti rispetto la programmazione italiana. 

⭐⭐⭐⭐🌠

Quattro stelle e mezzo a The Crown, perché lo sai The Crown che ti adoro, e molti penseranno sia troppo azzeccoso non dando quella mezza stellina che manca, ma tutta quella pappardella sulla principessa Margaret alla "voglio una vita spericolata" non mi è andata giù, ha rallentato il ritmo, ha creato una bolla nella storia che un pochino mi ha annoiato.


Genere: storico, drammatico, biografico 
Stagione: 2 stagione / 10 episodi / 50-60 minuti ad episodio
Uscita in Italia: 8 dicembre 2017
Canale: Netflix

Un pochino eh, ma è un bel voto eh, mica cotiche. Anzi è l'unica serie tv fra quelle che seguo che al momento si becca un posto così alto in classifica. 
The Crown si conferma uno spettacolo così potente, così curato, così anche attuale per certi versi, che riesce sempre a coinvolgermi, che si fa attendere, che mi spinge al binge watching, che mi fa sperare ci sia qualche episodio in più nascosto da qualche parte. Non mi voglio soffermare troppo o si fa tardi, se volete conoscere tutte le mie impressioni più approfondite potete cliccare qui

The crown seconda stagione recensione

Aspetto la terza stagione con paura per questo cambio di attori, rispettivamente Olivia Colman nel ruolo di Elisabetta, Paul Bettany nel ruolo del principe Filippo, e Helena Bonham-Carter che interpreterà la principessa Margaret; è vero che saranno certamente all'altezza per quanto riguarda il talento, ma l'impatto del cambio volto può risultare un po' forte, no?
In ogni caso pare che la terza stagione di The Crown non parlerà di Diana Spencer, nonostante vada a coprire l'arco di tempo fra tra il 1971 e il 1979, quindi quando Carlo conoscerà appunto Diana. Giustamente si tengono la parte più cicciosa per un'altra stagione. Vedremo.


⭐⭐⭐⭐

Quattro stelle senza pensarci troppo vanno a The End of the F***ing World, miniserie di otto puntate spuntata su Netflix ad inizio Gennaio 2018. Non ve ne ho parlato, ma chi l'ha vista può immaginare come mai queste stelline. 

The End of the F***ing World

Genere: dramedy
Stagione: 1 stagione / 8 episodi / 20 minuti ad episodio
Uscita in Italia: 5 gennaio 2018
Canale: Netflix

Raccontarvi la trama sarebbe riduttivo e forse non riuscirei nemmeno a farlo al meglio. Vi ricordate com'è essere adolescenti (se non lo siete ancora)? 
Com'è quella voglia di scappare, di trasgredire, di mandare tutto a quel paese, di vivere a mille, di fare quelle pazzie che dopo averle fatte ti rendi conto che erano fighe solo nella tua mente?
Ecco, The End of the F***ing World racconta questa visione dell'adolescenza e lo fa tramite due ragazzi, James ed Alyssa che portano quel sentire all'estremo. Un po' perché vivono in un mondo che effettivamente a stento si accorge di loro, di come stanno, di quali sono i loro problemi o le loro necessità, un po' perché nella loro mente hanno una visione contorta di loro stessi. James ed Alyssa iniziano una sorta di fuga da quel mondo e durante questo loro viaggio scopriranno molte più cose di loro stessi, matureranno anche soprattutto tramite i loro errori. Torneranno a galla lungo il percorso tutti i traumi, le paure, i sentimenti che sono cresciuti con loro. Ed impareranno che la vita fuori dal cancello di casa non si risolve con la faccia tosta, ma ti fa pagare le conseguenze delle tue azioni, oltre a schiaffeggiarti con le sue brutture. 

The End of the F***ing World

The End of the F***ing World non è LA serie tv per eccellenza per me, non è che se non vi attira o non l'avete vista vi siete persi qualcosa di unico, eppure una volta entrati nell'ottica nella storia, che anche nelle situazioni più crude, violente o drammatiche riesce quasi a far sorridere lo spettatore, a fornirgli un punto di vista più o meno assurdo, ad allentare la tensione, si finisce assorbiti da questa serie.
Un racconto sull'adolescenza senza perbenismi, originale, sopra le righe, senza l'intento di educare, anzi, avventuroso se vogliamo, divertente ma riflessivo allo stesso tempo, a volte assurdo e poco realistico ma comunque con quella costante inquietudine che caratterizza un po' tutto a quell'età, con quelle domande che dovrebbero essere tali, e invece nella mente dei ragazzi sono retoriche e quasi mai dalla testa passano alla bocca, con quella impulsività. Questo è stato per me The End of the F***ing World, che consiglio di vedere un po' a tutti: si digerisce facilmente vista la breve durata, i giovani attori, Alex Lawther e Jessica Barden, sono bravissimi nel seguire quel taglio fumettistico da cui è ispirata la serie, e in generale le scelte di stile e di regia si fanno apprezzare. 
Si parla di una seconda stagione, e un po' di paura che lo snaturino ce l'ho, ma vedremo che tirano fuori. 


So che chi la conosce può pensare io sia rincoglionito ma do ancora quattro stelle a Younger. Già alle prime due stagioni (di cui ho parlato qui) avevo dato un voto alto, e per me è una riconferma.
Esatto, una serie tv con Hilary Duff si becca un bel voto nella mia classifica, perché Younger è la serie tv che voglio vedere. Ho mangiato in un boccone sia la terza stagione, appena andata in onda in Italia su  Fox Life, sia la quarta stagione che ho seguito in lingua originale, ma che in Italia inizierà il 27 Febbraio. E non vedo l'ora inizi il quinto ciclo di episodi.




Genere: commedia
Stagione: 4 stagione / 12 episodi / 22 minuti ad episodio
Uscita in Italia: 27 Febbraio 2018
Canale: Fox Life

L'unico modo per definire Younger è dirvi che si tratta quasi di una sit-com ma senza le risate preregistrate di sottofondo per il semplice fatto che non vuole far ridere, ma al massimo sorridere raccontando le vicende di Liza, una quarantenne che, a seguito di un divorzio, decide di riprendere in mano la sua carriera, ma per farlo deve mentire: si spaccia così per una 26 enne e riesce a farsi assumere in una casa editrice.
Le prime due stagioni erano più incentrate su appunto Liza, sulla sua vita e sui tentativi di mantenere il segreto, ma poi è scoppiata una bolla. La terza stagione ha assunto dei toni più corali e anche gli altri personaggi si son trovati alle prese con le loro vicissitudini.
Younger è la serie di compagnia per eccellenza per me, che un po' tutti possono avere piacere di vedere (soprattutto se amavate Sex and the City o comunque tutte quelle serie un po' girly), se cercate qualcosa di semplice da seguire per staccare la spina. Non ci sono struggimenti, non ci sono troppi drammi, non c'è nemmeno dall'altro lato troppa idiozia, perché è comunque una storia verosimile, e con qualche colpo di scena effettivamente sorprendente.
La quinta stagione di Younger dovrebbe arrivare intorno a Giugno/Settembre di quest'anno, e sinceramente non vedo l'ora. 

Quattro stelle vanno per me anche a Dark, altra serie tv che a cavallo fra il 2017 e il 2018 ha saputo attirare l'attenzione. Se volete approfondire le mie opinioni, trovate un lungo articolo qui, ma in linea generale, seppur non la consideri un must watch universale, è una serie tv ben costruita, e chi ama il fantascientifico dai toni cupi e thriller può apprezzarla sicuramente. 


⭐⭐⭐🌠

Tre stelle e mezza le assegno a ben tre serie tv diverse. La prima l'ho già nominata in un post specifico, e mi riferisco ad Alias Grace, miniserie in costume sempre targata Netflix che fa riferimento ad un caso giudiziario realmente accaduto.

alias grace recensione

L'altra Grace ha dalla sua più di qualche aspetto positivo: la bella ricostruzione storica, l'inquietante tensione che scatena puntata dopo puntata, la recitazione perfetta degli attori. Mi aspettavo di più a livello emotivo, un maggiore coinvolgimento che non fosse solo l'ansia per ciò che potrebbe accadere, ed è questa la ragione per cui do tre stelle e mezzo, ma secondo me se amate le serie in costume, i thriller, la tensione psicologica più che data dall'azione, non potete perderla.

E confermo tre stelle e mezza per Victoria che con questa seconda stagione secondo me ha imbroccato la strada giusta per crescere come serie tv.


Genere: storico, drammatico
Stagione: 2 stagione / 8 +1 episodi / 46-69 minuti ad episodio
Uscita in Italia: 29 dicembre 2017
Canale: La EFFE

Questa stagione vede una Vittoria più matura che deve destreggiarsi con situazioni pubbliche e private non da poco: dalla carestia in Irlanda, ai rapporti con la Francia e Spagna, fino alla depressione post parto e all'addio con la sua amatissima governante di sempre Lehzen. E io mi sono sinceramente emozionato più di una volta a seguire non solo le vicende della regina Victoria, ma anche di tutta la corte, che in questa seconda stagione si anima e finalmente ha una parte più attiva. 
Tanti momenti come vi dicevo di commozione, e che sanno attirare l'attenzione sia di chi ama la storia, di chi apprezza in genere le serie in costume inglesi, con quel ritmo costante che poche volte mette il piede sull'acceleratore e cambia marcia; ma ci sono stati altri momenti che mi hanno lasciato un pelo perplesso, come ad esempio la questione legata al padre del marito di Victoria, il principe Alberto, che sembra non fosse realmente figlio di Ernesto I di Sassonia. 


Si paventa l'idea o meglio il pettegolezzo che Alberto fosse in realtà figlio dello zio Leopoldo, ma questa pare sia solo appunto un pettegolezzo che alcuni storici hanno ritirato fuori (qui per approfondire) ma che non è supportato da fatti concreti. Insomma, secondo me in questa stagione di Victoria si dà un po' troppo spazio ad una cosa così poco convalidata da fonti concrete, e mi sembra giusto un modo per prendere tempo, per allungare il brodo con delle vicende personali che possano dare spazio al personaggio di Alberto.
Sono comunque contento che abbiano trasmesso la prima stagione di Victoria su Canale 5 e che, nonostante i continui cambi di orario e giorno, e nonostante dalla pubblicità sembrava si parlasse di una fiction puramente romantica, abbia avuto ascolti discreti, per una serie tv che sì, ha un taglio televisivo, ma che può risultare un pochino più ostica essendo ispirata a fatti storici, ma non è nemmeno così difficile da seguire né a mio avviso risulta pesante.
La terza stagione di Victoria è stata confermata a dicembre, ma non si sa quando verrà trasmessa.

Un crollo per This is us che da serie tv pentastellata (no, non c'entra Beppe Grillo) ha avuto un crollo con questa seconda stagione. Ma io qui avevo accennato i miei timori per un seguito, timori che alla fine sono risultati fondati.
Andiamo per gradi.



Genere: drammatico
Stagione: 2 stagione / 18 episodi / 42 minuti ad episodio
Uscita in Italia: 23 Ottobre 2017
Canale: Fox Life 

This is us è sempre stata la serie tv che mi son sentito di consigliare un po' a tutti, specie agli orfani di telefilm come Brothers and Sisters, per la carica emotiva che era grado di trasmettere. Finire una puntata della prima stagione senza piangere era praticamente impossibile quasi quanto guardare una puntata di Super Quark senza voler limonare Alberto Angela. Tuttavia quando si ha a che fare con i sentimenti il rischio di risultare patetici, o finti, o esagerati per cercare di sovraccaricare le situazioni e quindi far commuovere, è dietro l'angolo. E questo è stato il caso della seconda stagione di This is us, che in realtà più che patetico è diventato pesante.
Per più di metà stagione la palla è rimbalzata fra la situazione dell'adozione difficile di Randall e consorte, e i problemi di tossicodipendenza di Kevin. 


Ora, a me fa piacere che Sterling K. Brown (Randall appunto) si sia portato a casa tutti i premi possibili e immaginabili per il suo ruolo, ma nessuno si è reso conto di quanto in realtà tutta quella storyline sia noiosa, ripetitiva e inutile?  Così, per dire.
Ma anche Kevin e il suo crogiolarsi in problematiche vecchie e superate non si dimostra esattamente brillante, ma anzi porta avanti tristemente il trenino della noia e di quella emotività ricalcata che finisce per risultare stucchevole e sgradevole per certi versi. 
Quindi sì, per me la seconda stagione di This is us merita tre stelle e mezzo. Capisco che ancora manchino tre episodi alla fine e che in parte si sia ripreso con la puntata del Super Bowl che ha smosso le acque, ma un paio di episodi validi non bastano a superare il fatto che This is us sia passata dall'essere la serie più attesa della settimana, alla visione quasi "obbligata" a cui ti costringi per non restare indietro e di cui finisci per salvarne giusto qualche momento.
Ho letto tra l'altro che si parla di un possibile racconto alterativo in cui Jack Pearson sia ancora vivo. Non è spoiler perché lo dicono subito che è morto, ma far diventare This is us una serie sci-fi e soprattutto un totale fan service non mi interessa.


⭐⭐⭐

Contro tutte le previsioni do temporaneamente tre stelle alla seconda stagione di The Assassination of Gianni Versace: American Crime Story. Seconda stagione perché American Crime Story aveva avuto un capitolo precedente con il caso O.J. Simpson.


The Assassination of Gianni Versace: American Crime Story

Genere: drammatico, antologico, giallo
Stagione: 2 stagione / 9 episodi / 45 minuti ad episodio
Uscita in Italia: 19 Gennaio 2018
Canale: Fox Crime

La partenza di questa serie era iniziata a bomba, non solo per tutta la pubblicità che ha reso l'attesa palpitante, ma anche perché le prime puntate sembravano molto interessanti. Un fatto di cronaca nera tutto sommato recente, l'assassinio dello stilista Gianni Versace, che viene percorso dal punto di vista della vittima, ma anche dell'assassino, Andrew Cunanan.
Ora se non avete visto la serie ma avete intenzione di farlo, vi dico subito che sarò un poi spoileroso!


The Assassination of Gianni Versace: American Crime Story

Emotività, tensione, tematiche forti e delicate erano un po' le aspettative per American Crime Story, e lo so che siamo ancora a metà stagione ed è presto per tirare le somme ma c'è stato a mio avviso un grosso buco nella linea narrativa: Gianni Versace viene presto abbandonato per dar spazio praticamente completamente a Andrew. E tutti ci siamo chiesti che fine avesse fatto Gianni, e la perfetta interpretazione di Donatella Versace dietro cui si nasconde Penelope Cruz.
Ci hanno fatto aspettare per poi darci le briciole di quello che ci aspettavamo. 
American Crime Story ha dalla sua un buon cast con delle interpretazioni appunto fantastiche; ho nominato Penelope Cruz, ma anche Darren Criss nei panni di Andrew Cunanan è davvero inquietante, e chiaramente c'è anche un buon budget che brilla attraverso la ricostruzione degli ambienti. 
Se potete seguitela in lingua originale, perché rende effettivamente meglio per lo studio fatto sulle voci degli attori.
Ma a parte questo, cosa interessa a noi della triste parentesi di Andrew Cunanan?

American Crime Story L'assassinio di Gianni Versace

Posso capire gli intenti più generali come far conoscere la vita di due ragazzi innocenti, come Jeff Trail e soprattutto David Madson che a lungo venne considerato un complice di Cunanan. E capisco i messaggi che la serie vuol mandare, ad esempio molto interessante è la quinta puntata, forse una delle più toccanti, particolarmente attuale in tema di omofobia, specie nelle forze dell'ordine, armate e nei militari, dove ancora nel 2010 in America vigeva il Don't ask don't tell per cui gli omosessuali potevano essere esclusi dalla leva. Ma più in generale, il peso della società aveva negli anni '90 specie sulle persone omosessuali e per quanto riguarda, dall'altro lato, l'accettazione di sé
In questo senso tutti i personaggi, di estrazione sociale diversa, in un modo o nell'altro, dimostrano quanto sia difficile sopportare ed affrontare l'opinione pubblica e della propria famiglia. Questo è quanto di positivo ho trovato fino ad adesso perché ti fa riflettere sull'oggi, sull'effetto delle battaglie civili condotte negli anni.

American Crime Story L'assassinio di Gianni Versace

Questo parallelismo fra la storia e il messaggio che vuole lasciare allo spettatore ha un ottimo equilibrio secondo me.
Ora, facendo un passo indietro, avrei potuto capire se la serie si fosse chiamata come il libro di Maureen Orth da cui è tratta, Vulgar Favors: Andrew Cunanan, Gianni Versace, and the Largest Failed Manhunt in U.S. History, che non ho letto ma dal titolo ha un riferimento più ampio alla vicenda. Invece come l'ha messa Ryan Murphy a me sembra un titolo clickbait.

Ma ci sono anche altri problemi in questa serie, come ad esempio la predisposizione temporale che può confondere, fino ad alcuni momenti di poca credibilità come quando Donatella e Gianni parlano fra loro.... e parlano completamente in inglese.
Vi ho rivelato troppo se non la state seguendo ma le tre stelle per American Crime Story: L'assassinio di Gianni Versace rappresentano tutto il mio dispiacere per una occasione persa. Vedremo se il resto della stagione saprà farmi cambiare idea. 



⭐⭐🌠

Due stelle e mezzo è il mio giudizio definitivo su Outlander, serie tv che in Italia è finita lo scorso Dicembre. Diciamo che si son ripresi in calcio d'angolo alla fine della stagione perché alla partenza di questo terzo ciclo di episodi, a cui avevo accennato qui, erano già in panne.


Genere: drammatico, fantasy
Stagione: 3 stagione / 13 episodi / 51-88 minuti ad episodio
Uscita in Italia: 29 Settembre 2017
Canale: Fox Life

Una partenza lentissima, noiosa, che sembrava non volesse prendere quota nemmeno con la spinta. Outlander è affetto da un corso e ricorso nelle vicende che racconta, in una sequenza in cui, uno dei personaggi, in genere Claire o Jaime, o qualcuno a loro caro, viene rapito-fatto prigioniero-deve trovare un modo per salvarsi-ci riesce-si ricongiunge alla famigghia. Così a ruota costantemente. Questo non solo risulta prevedibile, ma alla lunga diventa anche noioso.


Fortunatamente ad un certo punto devono essersene resi conto, ed hanno pensato che era meglio accelerare le cose e non aspettare una nuova stagione per la parte del ricongiungimento, e più in generale hanno affrettato il passo ma la paura che la quarta stagione sia altrettanto noiosa è parecchia. Spero che ci sia più carne al fuoco e non un avvilupparsi sulla stessa già logora struttura.
Un altro punto in meno ad Outlander è dovuto al fatto che manca del tutto la magia e, quando c'è, non solo non viene mostrata ma viene spiegata in modo raffazzonato. Il passaggio attraverso le pietre ad esempio, che prima sembrava un rischio enorme, adesso funziona meglio di molti ascensori di molti condomini.
E poi signori sceneggiatori basta con queste scene di sesso fra Claire e Jaime. Sono bellissimi ok ma non ci interessa vederli costantemente nudi.
Non c'è una data certa per questa quarta stagione, che è in corso d'opera. 


Altre due stelle e mezzo a Sense8, con forse dispiacere di qualcuno.

Sense8

Genere: drammatico, fantasy
Stagione: 2 stagioni / 11 episodi / 45-67 minuti ad episodio
Uscita in Italia: 26 dicembre 2016- 5 maggio 2017
Canale: Netflix

Sense8 è stato il mega recuperone in cui mi sono impantanato negli ultimi mesi, il colpevole del mio ritardo su altre serie tv, ma ci tenevo a recuperarlo, anzi, io Sense8 sono sempre stato curioso di vederlo, ma avevo lasciato perdere quando ho scoperto che il telefilm era stato interrotto a causa dei bassi ascolti dopo la seconda stagione. Tuttavia quando ho letto dei piani per la creazione di un film conclusivo di due ore che verrà probabilmente messo in onda proprio quest'anno, ho pensato che potesse essere l'occasione per recuperare tutta al serie. E, finita la visione, mi domando come mai ci siano stati così tanti attacchi di isterismo collettivo e proteste per la chiusura di Sense8.


Per chi non lo sapesse, Sense8 racconta la storia di otto persone che, pur essendo vissuti per buona parte della loro vita senza conoscersi in quanto provenienti da diversi continenti, scoprono di avere fra di loro un legame sensoriale telepatico per cui riescono a contattarsi l'un l'altro ed a vivere le stesse sensazioni, a ritrovarsi l'uno nella vita dell'altro e in qualche modo scambiarsi ed aiutarsi.
Tuttavia c'è un'ente, la BPO, che vuole sfruttare queste capacità e quindi cercare di catturare questi Sense8, meglio noti scientificamente con il nome di homo sensorium.
Per quanto mi riguarda puntata dopo puntata ho capito come mai la serie abbia registrato ascolti così bassi fino alla chiusura: è noiosa.



Sense8 è di una noia quasi costante, intervallata da momenti.
L'ho definita proprio la serie tv dei momenti: ci sono sì effettivamente momenti più interessanti, specie quando si entra un po' nelle diverse culture, e quando si passa da un luogo all'altro, o quando in maniera più o meno sottile vengono criticati aspetti della società attuale; ci sono momenti più movimentati e avvincenti ma che durano poco; ci sono momenti totalmente inutili al fine della storia e appunto ci sono momenti noiosi in cui la narrazione è così lenta da far venire i nervi. Ci sono momenti così verbosi che ti perdi. 
La prima stagione è stata troppo prolissa nel voler introdurre la coralità de i personaggi e solo verso la fine c'è stato un po' di movimento narrativo. La seconda stagione invece è già un po' più frizzantina, ma va a scatti pestando qui e lì l'acceleratore ma sempre preservando un po' troppo spazio alle vicende dei singoli piuttosto che alla timeline centrale.


Tra l'altro non tutti i filoni narrativi sono molto credibili.  
Posso capire il parallelismo con la realtà attuale, e il messaggio che Sense8 vuole mandare (o per lo meno quello che io ho colto) quindi voler creare una metafora/critica alla società che rifiuta le diversità, il voler sottolineare l'accettazione di sé e del prossimo, la libertà di amore ed espressione oltre al voler spingere ad una sorta coming out non sessuale ma umano, all'essere ciò che si è senza maschere. 
Gli stessi personaggi sono variegati in questo senso, non solo perché provengono da diversi paesi e culture, ma anche appunto per la loro e questo evidentemente le sorelle Wachowski ci tengono a sottolinearlo più e più volte
Ma devo dire una cosa brutta: se guardo un telefilm voglio scoprire una storia nuova, voglio finirne risucchiato, voglio conoscerne i risvolti e non mi interessano i messaggi con un contenuto sociale. O meglio possono affiancare la storia ma non soppiantarla. Un esempio è proprio American Crime Story che ha un buon equilibrio fra il raccontare e il voler trasmettere

Quindi per me Sense8 è stata una parentesi poco incisiva nel mio rapporto con le serie tv: non mi ha dato nulla di nuovo, né qualche emozione particolare, ma anzi mi ha più volte annoiato (lo so che potrei trovare un sinonimo ma pure io mi sento molto sorella Wachowski e voglio sottolineare la cosa). Non so cosa la gente ci abbia visto di così esaltante ma non farei impelagare nessuno in una serie tv del genere. 

Se a questo punto non vi ho stancato vi posso dire che oltre a Sense 8 sto facendo altri due recuperoni: quando ho voglia di staccare vado di Will e Grace che ho ripreso senza fretta dalla primissima stagione vista l'uscita delle nuove puntate.





In più sto recuperando Versailles, serie di Canale + ma che dal 5 Gennaio è sbarcata su Netflix, con cui sono ancora ai primi episodi ma che tutto sommato mi sta piacendo. Ovviamente siamo in Francia e re Luigi XIV sta costruendo il suo tempio, la sua dimora, la sua prigione: la regia di Versailles. Ma ovviamente ci sono tanti intrighi e complotti dentro e fuori le mura che rendono l'opera particolarmente difficile. Staremo a vedere, ma oltre alle due stagioni già andate in onda, c'è una terza stagione in produzione.

E voi cosa state seguendo?








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