venerdì 15 febbraio 2019

|#backtoseries chapter 34|
Queste vi terranno compagnia (ma non aspettatevi molto altro)

Ci sono serie tv di cui ti innamori fin da subito tanto che ne vorresti una quantità immane di stagioni, altre che invece non riesci proprio a proseguire tanto ti annoiano, o ti disturbano, e poi c'è una fascia di serie tv che si collocano in una via di mezzo per cui ti piace seguirle, arrivi fino all'ultima puntata, ma nel corso degli episodi noti tante cose che non tornano, che ti fanno storcere il naso, su cui hai bisogno di riflettere.
Ne ho trovate due, che poi sono le ultime serie tv che ho seguito, che sono tutte unite da tematiche attuali, interessanti, a tratti anche delicate, ma questo a mio avviso non basta per avere dei prodotti davvero validi e solidi. Ma passiamo ai casi specifici per non sembrare un completo pazzo.

You
Prima Stagione
⭐⭐🌠

Disponibile su Netflix dal 26 Dicembre del 2018, la prima stagione di You si è fatta notare per uno stuolo di polemiche che sono nate in più modi e da più parti, a volte a ragione, altre un po' meno. 
La critica che ho letto più spesso è data dal fatto che You tratti in modo sbagliato certe tematiche e come vengono rappresentati certi personaggi.



Joe gestisce una libreria a New York e proprio nella sua libreria conoscerà una ragazza che gli ruberà il cuore sin dal primo istante: Guinevere Beck. Per il ragazzo, Beck diventerà una vera ossessione, il pensiero fisso di ogni momento, e da quella ossessione nascerà nella sua mente un amore malato. Joe inizia a seguire Beck, cercherà di capire come trascorre le sue giornate, chi frequenta, tenterà di conoscere ogni dettaglio della sua vita al fine di conquistarla. 
Joe è davvero disposto a tutto pur di entrare nel cuore della ragazza, e con "tutto" intendo anche ciò che non è legale, pur di diventare il suo perfetto fidanzato. Supererà e giustificherà persino le intemperanze, le incongruenze e le bugie di Guinevere pur di stare con lei.


Joe è un vero e proprio stalker che sfrutta la tecnologia, i social, e tutto ciò che ci espone più o meno direttamente all'occhio pubblico ed indiscreto, che lede la nostra privacy, per conquistare la ragazza che ama. Diciamo che l'intento sarebbe anche carino, e romantico, ed in fondo un po' tutti abbiamo sbirciato nei social del tipo che ci piace, ma lui porta all'esasperazione questa curiosità e i suoi sentimenti, trasformandoli in patologia.
È proprio questo binomio fra amore e malattia che ha mandato in confusione tantissime persone, perché ci ritroviamo quasi ad empatizzare con Joe, che risulta, nella sua follia, come un tenero ragazzo che cerca solo di far breccia nel cuore della sua amata, mentre ci porta a non sopportare Beck, a reputarla poco affidabile, troppo lunatica, troppo contraddittoria ed in generale antipatica. Ed è qui che le critiche sono arrivate: la vittima di un qualunque abuso non può essere colpevolizzata, o meglio non dovrebbe esserlo, eppure la serie sembra spingere a questo. Io però l'ho letta un po' in un altro modo.



Secondo me You vuole proprio sottolineare come, a volte, sia più facile empatizzare e simpatizzare con il carnefice piuttosto che con la vittima, senza poi rendersi conto che essere un po' stronzi o superficiali, non può essere minimamente paragonato alle violenze, allo stalking o ad un omicidio. Questo purtroppo capita anche nella realtà, e nella serie giocano un po' sull'ambiguità buono/cattivo di Joe. Lui a volte ha anche le sue ragioni, oltre la sua logica, ma anche da un punto di vista esterno.
Beck non è proprio un distillato di simpatia e si circonda di gente non altrettanto raccomandabile, lo ammetto, ma da qui a far passare Joe come "giusto" ce ne passa. A molti invece il suo personaggio non è risultato abbastanza inquietante, anzi ha trasmesso tenerezza e romanticismo; a me in verità ha dato un costante senso di fastidio, di inquietudine, anche di paura visto che il tema è estremamente attuale, ma capisco chi ha quasi fatto il tifo per lui.



Intanto, credo che comunque chi segue una serie tv sappia discernere fra situazioni reali e inventate, quindi nel preferire un personaggio piuttosto che un altro non trovo nulla di male, ma spero anche che l'attitudine ai fatti reali sia diversa.
È comprensibile come Joe venga visto con un occhio più tenero perché la maggior parte delle volte seguiamo le situazioni dal suo punto di vista. Nella prima stagione di You vediamo lui come voce narrante per il 90% delle volte, per cui è normale che conosciamo ogni suo pensiero, anche il più contorto, ci risulta coerente e solido, mentre degli altri personaggi non abbiamo un approfondimento così ampio e dettagliato. Per questo, tutto ciò che fa Beck secondo me, viene visto come sbagliato seppur non ha nulla di socialmente inaccettabile.
Con questo non voglio dire che sia una scelta vincente o che la centralità del personaggio di Joe sia ben costruita. No, anzi, ci sono parecchie incongruenze ed in generale diverse fragilità nella storia.



You secondo me ha il merito di saper intrattenere: io l'ho seguita molto volentieri, non mi sono annoiato, anzi, l'avrei terminata anche in meno tempo del previsto perché ha quell'intrigo, quei piccoli colpi di scena che attirano l'attenzione. Tuttavia ci sono tanti elementi che non mi sono piaciuti.
La narrazione ha davvero tanti buchi, volti semplicemente a far funzionare il meccanismo. Un esempio stupido (ma non troppo) è che Beck non si accorge mai di avere Joe intorno a spiarla; e, cosa ancora più assurda è che nemmeno le sue amiche se ne accorgono e questo non è molto realistico. Ma davvero ci sono molti elementi contraddittori di questa serie, a volte al limite del surreale, come ad esempio Joe che sembra non morire mai, letteralmente non c'è nulla che lo ammazzi o che lo fermi.
Inoltre la follia del ragazzo, che dovrebbe essere il centro di tutto, poteva essere un po' costruita meglio, con maggiori approfondimenti, magari dandoci degli esempi della sua instabilità già in passato, che potessero anche allontanare quell'idea che lui sia solo un ragazzo innamorato. Ma questo non solo non viene fatto, anzi, viene per certi versi smentito.



Un esempio lampante è la sua passione per i libri: da che li considera come reliquie sacre, a che se ne frega, li dà via, o mette in condizione le persone di distruggerli. E lui nulla, nessuna reazione.
Insomma gli aspetti, le incongruenze ed anche i punti trash di You che non mi hanno convinto sono tanti e potrei stare qui a chiacchierare per ore su tutti gli elementi, ed alla fine queste polemiche e questa curiosità ha giovato alla serie che è stata rinnovata per una seconda stagione. Io la seguirò quasi certamente perché voglio vedere se riescono a riprendere quelle fila che sono state tessute ma lasciate andare troppo facilmente.


Il metodo Kominsky
Prima Stagione
⭐⭐⭐🌠

Vincitrice di due Golden Globes, Il Metodo Kominsky ha fatto la sua apparizione su Netflix il 16 Novembre e forse non è stata la serie più chiacchierata, sicuramente meno di You, almeno da ciò che ho visto sui miei social, nonostante i nomi altisonanti di attori come Michael Douglas e Alan Arkin, ma capisco che l'argomento all'apparenza sia poco vicino ai miei coetanei.



Sandy Kominsky non ha avuto una carriera sfavillante come attore, ma se la cava discretamente come insegnante di recitazione. Nonostante si sia allontanato da un pezzo dalla gioventù, però Sandy non ha messo da parte l'idea di recitare, e cerca ancora di trovare qualche ingaggio tramite il manager e ormai amico storico Norman Newlander.
Sarà la morte della moglie di Norman a mettere in azione le vicende di questa strana coppia che non si arrende agli acciacchi che, alla soglia della terza età, sono ormai quotidianità.


L'amara ironia della vita è un po' il quadro più esterno di The Kominsky Method che parte da un tema come l'anzianità, originale almeno nel panorama attuale secondo me, che fa da filtro per trattare altre tematiche, come le relazioni intergenerazionali, il lutto, la malattia, le problematiche lavorative, ma anche la voglia di mettersi in gioco sia professionalmente appunto, che umanamente. Sandy ha un carattere particolare, forte, sicuramente forgiato dagli anni che passano, ma anche probabilmente per il suo modo di essere, e Norman, non è da meno, sa tenergli testa, è ironico e sferzante, ma anche lui sente il peso del tempo. Il risultato è una serie tv che sa farti commuovere (perché in effetti era da tanto che non frignavo per un telefilm), ma sa rubarti anche qualche risata, magari appunto un po' amara. E capisco come mai sia stata rinnovata per una seconda stagione: sa tenere compagnia con quella spinta emotiva, umana, tenera e riflessiva, che dà profondità alla serie.


Ed è una serie che non ha un'età a cui far riferimento, perché questi alla fine potrebbero essere i nostri genitori, i nostri nonni al massimo, quindi anche un pubblico più giovane potrà coglierne il senso.
Il metodo Kominsky però secondo me soffre il peso del suo spazio: è tagliata come una sitcom di circa 30 minuti ad episodio, e, se da un lato questo dà freschezza ed immediatezza, dall'altro avrebbe bisogno di più tempo per approfondire certi argomenti che altrimenti vengono toccati a spizzichi e bocconi, a volte senza una grande logica. Ad esempio il rapporto fra Sandy e Lisa, una sua allieva divorziata con cui sembra possa nascere una relazione. Tutta questa storyline viene un po' lasciata in aria, quando potrebbe dare a Sandy uno sviluppo più approfondito.
Lui in realtà ai miei occhi è un po' più una spalla per Norman che il personaggio principale. Se una serie si chiama "The Kominsky Method" mi aspetto di vedere un po' di questo metodo; non dico che debba girare tutto intorno alla scuola di recitazione, alla In Treatment per dire, che poi diventa claustrofobico, però così ce ne dimentichiamo proprio.
Ma più in generale è Norman secondo me il vero mattatore, quello più sfaccettato che vive, se vogliamo, una situazione personale molto più difficile e, per noi che seguiamo, più interessante.



Norman giustamente è in crisi per la perdita della moglie, ha un rapporto complicato con la figlia che non è più una ragazzina, e si ritrova con un lavoro che non lo soddisfa, ha tanto da dire e da fare e si vede nel corso delle puntate, che più volte sono incentrate su di lui. Insomma i ruoli sembrano un po' invertiti. Il rapporto con Sandy, per quanto litigioso, è comunque forte.
Come vi dicevo inoltre, è una serie che fa sorridere, spesso alleggerita con situazioni ironiche, magari sarcastiche, visto che i personaggi sono schietti e diretti. Però a volte questa ironia per i miei gusti è un po' esagerata, porta a situazioni irreali, a volte sfiora il demenziale, e crea un margine troppo ampio fra la tenerezza che certe situazioni suscitano e l'ilarità di altre circostanze.
Io spero che riescano con la seconda stagione de Il metodo Kominsky a far ingranare meglio la narrazione e a darci qualcosa di più per quanto riguarda Sandy.


Come sempre vi aspetto nei commenti per confrontarci su queste serie e non solo.





mercoledì 13 febbraio 2019

|Beauty Cues #MaskWednesday|
NOVITÀ Oxy esthétique: Bubble Mask e Black Strips!

Dopo il successo (???) straordinario (???) che ha ottenuto la review della Black Mask di Oxy Esthétique esattamente un anno fa, non potevo perdermi le novità che da qualche tempo l'azienda del gruppo Ludovico Martelli ha tirato fuori e che forse, a questo punto, avrete visto nelle pubblicità in tv, ampliando così la loro Black Line.
Per chi non la conoscesse si tratta di una gamma di trattamenti viso volti a purificare la pelle, grazie agli estratti di Carbone Vegetale e Aloe Vera. In principio Oxy esthétique aveva lanciato solo la classica maschera nera peel off che tutti un po' conosciamo appunto.

Oxy esthétique Bubble Mask Black Strips

Poi però, un po' per caso, ho visto che avevano messo in vendita una Bubble Mask e i Black Strips, i classici cerottini anti punti neri. 
Ci tengo a precisare che non ho alcun accordo con l'azienda, ma semplicemente sono dei prodotti che mi hanno incuriosito sin da subito, ed essendo cosmetici che utilizzo abitualmente ho deciso di provarli. 


Oxy esthétique Bubble Mask



La Bubble Mask di Oxy si presenta come una qualunque maschera in tessuto monouso che ha persino una buona forma, davvero comoda da tenere sul viso sia sul naso che intorno agli occhi; forse dove le labbra potrebbe essere un po' più ampia la fessura, così da essere adatta anche a chi ha delle labbra più carnose, ma il tessuto è morbido e quindi si può adattare facilmente alle proprie caratteristiche. 
Il siero di cui è imbevuta è davvero abbondante ma non gocciola ovunque e non sporca e viene descritto come 
"uno speciale siero che a contatto con l’aria sprigiona piccole bolle effervescenti. La schiuma che si sviluppa sul viso ha un effetto detox e di immediata ossigenazione della pelle: purifica ed elimina tracce di inquinamento, eccesso di sebo e altre impurità. Arricchita con aloe vera dona immediato benessere e sollievo alle pelli impure, ripristinandone il normale equilibrio e garantendone la completa pulizia. Al termine del trattamento la pelle risulterà purificata, luminosa e revitalizzata"
Il profumo mi è parso appena percepibile e fresco, e per quel poco che si sente mi pare gradevole.
La cosa che mi ha un po' sorpreso è che oltre agli elementi che spiccano in questa linea Oxy, quindi il carbone e l'aloe, hanno inserito nella Bubble Mask anche altre estratti naturali come l'estratto di fiori di arancio dall'azione rigenerante, l'estratto dell'acero da zucchero che ha un'efficacia esfoliante sulla pelle, e l'estratto i mirtillo che viene considerato antiossidante. 
Come specificato sulla confezione, va massaggiata la busta (lo so, un po' inquietante) prima di aprirla così da attivare la maschera.



Subito appena messa sul viso, la Bubble Mask Oxy ha iniziato a produrre una schiuma sottile ma spessa, situazione che è proseguita ed aumentata nel corso dei 20 minuti in cui l'ho tenuta in posa, ed ho avvertito che la schiuma era presente anche sul lato interno tanto da sentire il solletico di queste bollicine che via via si formano. Quando ho notato che la schiuma non cresceva più, ho rimosso la maschera e devo dire che oltre ad aver avuto un'esperienza divertente, visto che ho spammato chiunque con le mie foto (sì non ho vergogna), si è trattato di un trattamento valido.


Una volta rimossa la maschera, come da istruzioni, ho massaggiato la schiuma ed il siero rimasto sul viso e poi ho sciacquato il viso ed avevo una pelle in ottimo stato: la cute appariva luminosa ma senza sebo in eccesso, con una grana ed un aspetto più omogeneo. La  sensazione era quella di pelle davvero ben pulita e purificata, ma senza la percezione  di aver fatto un guaio o di averla danneggiata, come quando ad esempio si usa un detergente troppo aggressivo che va ad irritare la pelle, a renderla reattiva. No, la pelle era fresca e detersa, ma la sensazione di tiraggio era davvero minima.
La Bubble Mask di Oxy esthétique quindi mi è sembrata davvero valida: ho trovato che vada realmente ad ossigenare e rivitalizzare la pelle. Si adatta a tutte le cuti a mio avviso, anche le miste e le grasse, e può essere una valida alternativa alle maschere all'argilla, per chi non le tollera. 
L'unico neo? Il prezzo.

INFO BOX
🔎 Acqua e Sapone,  Grande Distribuzione, Tigotà
💸 € 5.49/3.99
🏋 1 maschera monouso
🗺 Made in Italy
⏳  //
🔬 //
💓⇒ 🌸🌸🌸🌸🌸

Oxy esthétique Black Strips



Decisamente meno entusiasmante è stata la mia esperienza con questi cerottini anti punti neri. La confezione contiene ben otto Black Strips: quattro specificatamente tagliati per aderire al naso, e quattro (anche se poi sono due confezioni che ne contendono due, furbini!) dalla forma triangolare da applicare sulla fronte e sul mento
All'interno di questi cerottini Oxy ha inserito sempre quegli ingredienti quale carbone e aloe per purificare e lenire la pelle, ma quel che conta poi in questo tipo di prodotti è l'azione meccanica di rimuovere punti neri e filamenti sebacei dai pori. Le stesse promesse che fanno quelli di Oxy esthétique:
"eliminano dalla pelle sebo in eccesso, impurità e punti neri. [...]
Particolarmente indicati per pelli grasse grazie al loro effetto purificante e seboregolatore."
L'utilizzo è quello che già conosciamo: vanno applicati dopo aver inumidito la zona da trattare, magari dopo aver fatto dilatare i pori con del vapore, o per lo meno io faccio così.
Dimenticavo di dirvi che hanno un odore un po' chimico, ma nulla di particolarmente intenso. 



Più volte ho sottolineato come, secondo la mia esperienza, non si possa pretendere il miracolo dai cerottini anti punti neri, specie se si hanno imperfezioni molto radicate e profonde. Tuttavia per me sono l'unico strumento che posso utilizzare (insieme alle black mask) per eliminare parte di queste impurità senza creare ulteriori problemi alla pelle. 
Detto questo però, i Black Strips Oxy non sono tra i più efficaci che abbia provato, anzi. 
Il materiale dei cerottini è sottile e questo sembra un aspetto a loro vantaggio ma poi qualcosa non funziona: se inumidisco troppo la cute, lo strip non aderisce bene, se la inumidisco troppo poco, non aderisce bene comunque. E non fraintendetemi con questi "troppo", perché da quando utilizzo questo tipo di trattamenti ho capito come farli funzionare al meglio, ma con i Black Strips di Oxy esthétique non c'è verso: è un terno al lotto. 



Il risultato è che anche la loro efficacia è molto variabile in base a regole non ben comprensibili da me: a volte è vero ci sono diversi punti neri rimasti incollati sul cerotto, altre volte invece risultano del tutto inefficaci. È vero, i cerottini anti punti neri non assicurano mai una pulizia perfetta e costante, a volte può capitare che siano più efficaci, altre meno, ma questi Oxy esthétique sono davvero un'incognita. Nemmeno il metodo col bicarbonato aiuta a farli funzionare meglio, anzi se possibile peggiora la loro  
Ci sono altri elementi che non mi piacciono di questi cerottini, come ad esempio in fatto che lascino parecchi residui di colla sulle zone in cui si applicano. Di solito inoltre adatto sul naso gli strips triangolari per la zona fronte-mento, e funzionano comunque abbastanza bene, ma questi si sono rivelati inutili.
Non fa male rimuoverli né mi creano rossore, però questo non basta a rendere i Black Strips Oxy esthétique il trattamento anti impurità che voglio avere sempre nel mio beauty.

INFO BOX
🔎 Acqua e Sapone,  Grande Distribuzione, Tigotà
💸 € 4.99/3.50
🏋 8 cerottini
🗺 Made in Italy
⏳  //
🔬 //
💓⇒ 🌸🌸



Avevate visto queste novità di Oxy esthétique?





martedì 12 febbraio 2019

{Recensione Film 🎥🎬}
Mi sembra che non ci siamo (cit.)

Continua la sequela di film che non sono riusciti a convincermi fino alla fine, e mi è sembrato giusto ripescare una delle più iconiche frasi di Simona Ventura per trasmettere il mio disappunto. 


Come la volta scorsa, non sono incappato nelle peggiori sole cinematografiche della mia vita, anzi forse c'è stato un passo avanti per certi versi, ma in ogni caso ci sono stati tanti elementi di questi due film che non mi hanno convinto fino alla fine. 


Il ritorno di Mary Poppins (2018)


Non conoscere la storia della tata più famosa al mondo e delle sue gesta trasmesse sul grande schermo la bellezza di 55 anni fa, è davvero quasi un reato (anche perché è praticamente impossibile non vedere il film durante il periodo natalizio), ma magari non conoscere il nuovo capitolo dedicato al ritorno di Mary Poppins non è poi cosa così grave. O per lo meno, secondo me se vi siete persi questo film, potrete sopravvivere lo stesso. 
In questo seguito facciamo un passo avanti nel tempo, il piccolo Michael Banks è infatti cresciuto, ci troviamo a metà degli anni '30, ma purtroppo i problemi continuano. Michael infatti sta cercando di superare la morte della moglie Kate, ma è anche afflitto anche dalla situazione economica causata dalla Grande Depressione, che sembra possa mettere a rischio la sua casa, col pericolo di finire in mezzo ad una strada con i suoi tre figli.
È proprio in queste circostanze che l'azione salvifica e provvidenziale della inossidabile Mary Poppins troverà luogo. Lei infatti, che in tutti questi anni non ha perso né la verve di sempre né la tonicità al collo e agli zigomi, riuscirà a far vivere fantastiche avventure ai più piccoli, ma aiuterà Michael a ritrovare la forza per credere in se stesso e tornare un po' bambino.


L'elemento un po' debole de Il Ritorno di Mary Poppins non è secondo me la storia, per quanto sia particolarmente lineare e semplice, ma comunque apprezzabile. Certo, non è che si discostino molto dal primo film in questo senso, la struttura e le tematiche sono sempre quelle, risulta un po' prevedibile, magari un po' troppo fanciullesca e dolcina, ma facciamo che chiudo un occhio e la considero piacevole. Inoltre se ci pensate è anche attuale, con la questione delle difficoltà economiche della famiglia Banks, o ancora come vengono presentate queste donne, da Mary alla sorella di Michael, Jane, e persino Topsy, che sono tutte figure forti, decise, moderne.
Il problema inoltre non sono gli attori che sono tutti bravissimi: Emily Blunt è credibile nel dare quel misto di dolcezza e severità, condita da battute e modi schietti, che caratterizzano la tata Poppins, ma anche a cantare e ballare (se potete recuperate anche solo una clip in lingua originale perché vale la pena).


Quel che non è secondo me riuscito benissimo è lo sviluppo della storia che mi è risultato troppo lungo, e pesante. Il Ritorno di Mary Poppins è un musical per cui è normale che si alternino balletti, canzoni, stacchetti e tutto il cucuzzaro e ci sono scene bellissime. Le parti ballate sono coinvolgenti, hanno scenografie ampie che danno un sapore un po' retrò. La mia preferita è sicuramente quella con i rider che fanno acrobazie sulle bici. Gli attori comunque si fondono bene all'insieme dei ballerini e degli acrobati, senza sembrare fuori posto.
Inoltre è bello che abbiano inserito le parti animate disegnate a mano, un po' vecchio stile, che immagino i ragazzini di oggi difficilmente vedono nei nuovi film di animazione.
Però Il Ritorno di Mary Poppins per me è stato troppo.



Amo i musical probabilmente un po' più dell'utente medio che si approccia ai film presenti al cinema, ma qui è fin troppo, e la cosa comica è che ad un certo punto gli stessi personaggi si domandano se non possa essere troppo lungo il pezzo che stanno cantando, e alla fine sì, lo è. Immagino che chi non è particolarmente appassionato al genere si sia autoinflitto dei colpi non da poco nelle aree del corpo più sensibili.
In generale non c'è la benché minima ombra di innovazione, e, nonostante credo sia un effetto voluto in modo da non scalfire gli animi di chi ha guardato questo film con un occhio più nostalgico, dall'altro lato secondo me rende questa riproposizione - perché di questo si tratta - delle avventure di Mary Poppins un po' inutile. Ci bastava la prima pellicola che, con i suoi difetti, con i suoi effetti poco speciali per le tecnologie attuali, ha comunque un posto nei ricordi e nel cuore di tanti.
Ne esce così un seguito che da un punto di vista emotivo secondo me non riesce a coinvolgere e che può solo giocare sugli effetti e poco su personaggi e storia. Non mi stupisce che, nonostante le tante nomination, siano stati ben pochi i premi vinti da Il Ritorno di Mary Poppins.

Titolo originale: Mary Poppins Returns
Genere: musical, fantastico
Durata: 130 minuti
Regia: Rob Marshall
Uscita in Italia: 20 Dicembre 2018
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Voto 6


Un piccolo favore (2018)

Decisamente più piccole erano le mie aspettative su Un piccolo favore, che però non credevo mi deludesse così tanto, o meglio non pensavo fosse così.



Stephanie ed Emily sono due donne con due vite molto diverse: la prima è una casalinga dedita ai lavori di casa e alla cucina, tanto da avere un canale social in cui condivide tutti i trucchetti che conosce e qualche pezzo della sua vita; Emily invece è una donna in carriera, con un carattere forte. L'unico elemento che le unisce sono i due figli che vanno nella stessa scuola, e proprio tramite i due bambini, le donne stringeranno una amicizia molto particolare.
Un giorno però Emily chiede a Stephanie di prendere il figlio da scuola perché lei sarebbe dovuta a Miami per lavoro. Da quel momento di Emily non si hanno più notizie, ma dopo qualche tempo giungerà una brutta notizia: pare che la donna sia stata assassinata. Le indagini sull'omicidio spingeranno Stephanie ed il marito di Emily, Sean, a stringere il rapporto fra di loro, ma nel frattempo Stephanie inizierà a scavare nel passato della conturbante amica scomparsa...


Non credevo che Un piccolo favore potesse diventare il nuovo capolavoro della cinematografia thriller, tuttavia pensavo sarebbe stato un giallo che, magari con una storia molto semplice, magari banalotta, potesse risultare piacevole da guardare, di compagnia, un disimpegnato guilty pleasure.
In realtà, dopo un inizio quasi convincente, si è presto trasformato in una trashata quasi senza eguali. Più volte durante la visione mi sono chiesto che cosa stessi guardando, dove volessero andare a parare, e perché stessero buttando alle ortiche quella che poteva essere una storia piacevole. 
Un piccolo favore è frastornante: da un lato pensi di avere a che fare con un film dagli intenti seri, dall'altro invece poi ti ritrovi ad avere a che fare con scene ridicole, al limite del tragicomico e del demenziale, che rendono la storia del tutto inverosimile. 



Non serve andare molto lontano, basta anche solo guardare i personaggi che risultano quasi delle caricature: Stephanie (Anna Kendrick) sembra una casalinga anni '50 con la gonna a ruota, Emily (Blake Lively) sembra uscita da un film di mafia degli anni '30. E capisco l'eventuale (perché non ci metterei le mani sul fuoco a questo punto) tentativo di raffigurare due personaggi femminili distanti fra loro, di caricarli di una personalità ben precisa, ma non credo serva abbigliarle così per far passare questo messaggio. Anche i modi che hanno di fare sono esagerati, teatrali e alla fine risultano impostati.
Emily forse è la peggio rappresentata in questo senso: Blake Lively è bellissima pure quando fa la morta, ma vestirla da uomo, o comunque con questi abiti dal taglio maschile a mio avviso le rema contro, inquadrandola in uno stile un po' troppo finto. 


Emily è misteriosa ed enigmatica, ed ha una carica erotica che passa più attraverso i suoi gesti che il suo aspetto, però quell'abbigliamento mi sembra una sovrastruttura, una maschera che le affibbiano, probabilmente per non oggettivare il corpo della donna, per renderla davvero una femminilità "trasversale" che non ha bisogno di passare tramite un'immagine canonica come siamo soliti vedere al cinema, ma il risultato è un po' posticcio, troppo marcato. Tra l'altro nel suo armadio ci vengono mostrati abiti molto femminili, quindi è anche poco logico conciarla così. Anzi, volendo malignare, si potrebbe anche dire che se l'avessero abbigliata in modo diverso, non sarebbero riusciti a trasmettere la forza di questa donna, ma non è così, semplicemente perché non è solo l'abbigliamento che rende il personaggio più o meno di polso. 
Mi va bene voler rappresentare diverse sfaccettature della femminilità, ma Emily non sarebbe stata meno credibile in minigonna, e soprattutto, secondo me, così rendi queste sfaccettature un po' troppo meccaniche ed esteriorizzate. 


Ma spostandomi alla storia, anche i colpi di scena di Un piccolo favore sono per lo più deboli, e lo sono per due aspetti dal mio punto di vista: da un lato perché sono prevedibili, e lì c'è poco da fare, perché le vicende non sono così originali, lo spettatore finisce per capire facilmente se non immediatamente, cosa accadrà. 
Dall'altro le scene e le situazioni più demenziali portano lo spettatore a scollarsi dalla credibilità delle vicende, a vederle come se fossero quasi una parodia, per cui non gliene importa più nulla nell'ottica che potrebbe cadere anche un meteorite e cancellare per sempre ogni traccia degli esseri umani sulla terra. 
Quindi, per quanto penso che Un piccolo favore possa essere un passatempo che non stanca le sinapsi, sono certo che ci siano modi migliori per trascorrere i propri momenti di noia. Un finale tremendo e i messaggi che, se ci sono, vanno cercati col lanternino, me lo fanno considerare uno un'occasione persa. 

Titolo originale: A Simple Favor
Genere: thriller, drammatico 
Durata: 117 minuti
Regia: Paul Feig
Uscita in Italia: 13 Dicembre 2018
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Voto 5


Sono ovviamente aperto a sapere le vostre opinioni su questi film, se magari vedendoli avete trovato delle chiavi di lettura diverse dalla mia. E quanto alle recensioni cinematografiche, spero di arrivare a recuperare qualche film un po' più recente.






lunedì 11 febbraio 2019

|Beauty Cues|
La mia prima esperienza con i prodotti corpo Biolis

Se avete un negozio Tigotà vicino avrete sicuramente già conosciuto tutti i piccoli tesori che si nascondo fra gli scaffali di questi negozi, e lo so che parlare di tesori è esagerato, ma noi che amiamo il beauty, in questi negozi ci vivremmo bene anche per un paio di mesi.
Io purtroppo non posso gioire di queste soddisfazioni che questa vita fatta di tortuosità raramente ci riserva (scusate, ogni tanto mi sale la drammaturgia) e non ho un negozio Tigotà vicino, ma per fortuna ho potuto anche io concedermi qualche tentazione grazie all'ecommerce dell'azienda da cui avrò fatto almeno tre o quattro ordini, e non si placa la curiosità per i marchi che Tigotà propone. 



L'unico neo, come avrò sicuramente sottolineato altre volte, è che l'eshop non è suddiviso per marchi, cosa che secondo me rende la ricerca un po' più difficoltosa vista la grande quantità di referenze disponibili, perché ti tocca scrivere ogni volta nella sezione ricerca quello che vuoi acquistare.
Fra tutta la vasta scelta la mia attenzione è stata attirata dal brand Biolis, che fa parte proprio del gruppo Gottardo, che include al suo interno cosmetici per la cura del corpo, del viso e dei capelli, tutti caratterizzati da INCI privi di sostanze come siliconi, parabeni, petrolati e così via.
In generale tutti hanno il 98% di ingredienti naturali. E se pensate a questa caratteristica affiancata al prezzo piccolo, capirete le ragioni della mia curiosità.
Per iniziare ho optato per due prodotti corpo, con ingredienti diversi, per avere un assaggio un pelo più ampio sulla linea.


Io, o meglio la pelle del mio corpo e questo doccia gel Biolis abbiamo avuto una buona affinità fin da subito. Si tratta di un gel fluido ma abbastanza sodo, non dà problemi nell'utilizzarlo tal quale, ma io prediligo applicarlo sulla spugna, tramite la quale questo shower gel produce una bella schiuma, che scorre bene sul corpo ed aiuta la detersione.
Mi ha sorpreso non sentire il tipico odore di mandorle che in genere hanno i cosmetici con questo elemento, ma più una naturale, delicata e poco persistente profumazione che non vi saprei descrivere. 
Al suo interno l'ingrediente attivo principe è sicuramente l'olio di mandorle dolci appunto, ma l'azione emolliente e idratante pare essere affidata anche alla vitamina B e alla vitamina E.


Non credo servano molte parole per dirvi che lo Shower Gel Azione Delicata Biolis mi è piaciuto e lo riacquisterei anche nelle altre varianti. In primis è vero, la detersione che svolge è delicata, mi lascia la pelle morbida, liscia e non va a seccarla: io applico la crema corpo come da rito ed abitudine, ma non diventa una stringente necessità da compire nel giro di pochi istanti per non avvertire fastidio, semplicemente perché non crea problemi alla cute.
Mi ritrovo in quel "lasciando la pelle fresca e profumata" scritto sul retro della confezione? Sinceramente no. Freschezza non ne avverto, ma sicuramente il senso di pulizia è accurato, e quanto riguarda il profumo, come vi dicevo, non mi pare per nulla persistente sulla pelle. 
Inoltre si sciacqua molto facilmente, caratteristica da non sottovalutare. 


Questo shower gel Biolis mi sembra un prodotto adatto alle esigenze di tutti i tipi di pelle, da lasciare in doccia ed utilizzare per la detersione quotidiana; escluderei forse quelle estremamente aride o magari irritate che probabilmente hanno bisogno di prodotti più addolcenti.

INFO BOX
🔎 Tigotà, e-commerce
💸 €1.99
🏋 200 ml
🗺 Made in Italy
⏳ 12 Mesi
🔬Vegan, Non testato sugli animali
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Il feeling è stato certamente diverso con questa Crema Corpo all'Olio di Argan, che non mi ha convinto fino in fondo tanto da riconfermarne l'acquisto. Sì, ho scelto coscientemente di non prendere la Crema Corpo Mandorle dolci sempre di Biolis, perché volevo l'opportunità di provare altro di questa azienda.
È una crema dalla consistenza cremosa, non esageratamente densa, e se ci avete avuto a che fare avrete notato che fa un po' di scia bianca, ma tutto sommato l'assorbimento, almeno su di me, è rapido.
Fino a qui tutto bene: non è una crema unta, o appiccicosa, e la profumazione è discretamente accettabile; sa di crema naturale, nulla di eccezionale, nulla di particolarmente persistente sulla pelle, ma non credo si possa considerare un odore sgradevole.
Il problema di questa crema corpo Biolis è l'efficacia.
Al suo interno, oltre all'olio di argan 
"dall'azione rigenerante, nutre la pelle rispettandone il naturale equilibrio"

troviamo anche burro di karitè ed olio di mandorle dolci, quindi sostanze che dovrebbero portare nutrimento alla pelle, ma su di me non è del tutto così. Non la avverto infatti come una crema particolarmente nutriente, anzi nel corso delle ore sento che la mia pelle perde l'idratazione e comunque gli effetti che questa crema mi dà appena dopo l'applicazione. Potrei tranquillamente riapplicarla, anzi, farei bene a riapplicarla. Questa situazione si è presentata non solo nel periodo più freddo, ma anche quando la mia pelle era un po' meno secca ed esigente. Inoltre sinceramente non mi è parso che per essere una crema corpo vellutante lascia la pelle particolarmente setosa, anzi, ci sono prodotti che non vengono presentati con questa funzione, che mi lasciano la pelle più liscia e morbida. 
Ma poi mi spiegate perché la confezione della crema corpo è più grande dello shower gel?


Insomma secondo me con questa crema corpo Biolis non ha creato proprio il suo prodotto di punta migliore. Nella grande distribuzione ormai si trovano tantissimi idratanti che funzionano allo stesso modo, se non meglio di questo prodotto.

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Voi avete provato i cosmetici di Biolis? C'è un prodotto che secondo voi è meglio evitare, ed uno che invece devo assolutamente provare?





venerdì 8 febbraio 2019

|P_laylist #20|
Sanremo 2019: le mie pagelle di TUTTE le canzoni 🎤💐🎶

Quest'anno, esattamente come lo scorso, ho scavalcato il mio resoconto alle serate di Sanremo, per il semplice motivo che fare nottata appresso al festival è estenuante, per quanto possa suonar scemo e per quanto mi sia divertito a farlo nelle scorse edizioni.



Sinceramente questa volta non mi è spiaciuto nemmeno tanto non seguire tutto per filo e per segno, visto che non è stato certo un Festival frizzanissimo, fra sketch riusciti a metà e pochi ospiti interessanti. E poi Baglioni, ma quanto vuol cantare? E soprattutto quanto stona? Non gli è chiaro che se invita un ospite non è che gli deve rubare il piatto per mangiarci lui. 
Ma quello che conta di Sanremo non sono gli ospiti, non sono gli abiti, anche perché ne ho visti pochi di belli, ma è la musica e, fra quello che ho seguito, e quello che poi ho recuperato, sono pronto a darvi le mie pagelle su tutte le canzoni in gara, in attesa del gran finale di domani. Vi includo anche la primissima esibizione che gli artisti hanno fatto, inclusa tensione e problemi tecnici, così sarà come rivivere la prima puntata.


"Senza farlo apposta" – Federica Carta e Shade


Canzone insipida per ragazzetti insipidi, null'altro da dire su Senza farlo apposta. Sicuramente qualche passaggio in radio lo farà, anche perché attira il pubblico più giovane, ma la trovo davvero poco interessante, complice la struttura banale che hanno queste canzoni con voci femminili e rapper: lei canta i ritornelli ed il bridge, lui si fa le strofe. Groundbreaking
Tra l'altro, se Federica Carta mi suonava familiare da Amici, non conoscevo affatto Shade, scoprendo solo dopo che è il cantante di Bene ma non benissimo, e fa anche il doppiatore.

Voto 5

"Un po' come nella vita" – Patty Pravo e Briga


Un'altra strana coppia, e anche i look di Patty non hanno aiutato a renderla meno strana. La canzone, Un po' come nella vita, al primo ascolto sinceramente non mi aveva detto nulla, e così è stato anche con i successivi. Poi loro sul palco andavano ognuno per una tangente diversa e non si capiva nulla. Mi spiace per Patty Pravo che dopo l'ormai iconica "Ma tu chi sei, che cosa vuoi", si trovi un po' in questo caos. Probabilmente ascoltando la versione studio il testo ha modo di emergere e di suonare più armoniosa, ma così dal vivo a Sanremo non mi ha convinto.

Voto 5.5

"I ragazzi stanno bene" – Negrita


Non so se sia colpa mia, anzi sicuramente lo è, ma la canzone dei Negrita non l'ho capita. Non ho capito di che parla, non ho capito dove vuole andare a parare, ma ho capito che non mi piace, non mi emoziona. Poteva andare peggio sicuramente, anzi I ragazzi stanno bene è abbastanza adatta a Sanremo secondo me, ma ecco, "non mi va".

Voto 5.5

"Argento vivo" – Daniele Silvestri e Rancore


Fa strano un testo impegnato su Daniele Silvestri, che io mi ricordo con La Paranza e Salirò, ma tutto sommato Argento Vivo ha un suo senso secondo me, e credo che se l'ascoltate più di una volta lo coglierete. È cupa, è dura, rabbiosa e malinconica. Certo, ammetto che non avevo mai sentito parlare di Rancore, e mi sembra piazzato lì solo perché fa moda un po' di rap nei brani, ma l'insieme, ripeto mi è piaciuto. 

Voto 7

"Solo una canzone" – Ex-Otago


Il fatto che Baglioni abbia incluso una fetta dell'indie pop italiano a Sanremo non mi spiace affatto, anche se ammetto candidamente che gli Ex-Otago li ho sentiti qualche volta di sfuggita su Spotify. Mi piace un po' meno questa "Solo una canzone", perché il testo è un po' banale e il modo di cantare dal vivo non mi ha convinto. La versione studio della canzone mi piace di più per via della sovrapposizione di voci che all'Ariston non hanno invece proposto. Peccato.

Voto 6

"Rolls Royce" – Achille Lauro



Semplicemente no. Ok il ritmo che avrà sicuramente svegliato il pubblico all'Ariston, ma per il resto no, non ho più l'età per queste canzoni.

Voto 4


"Mi sento bene" – Arisa



Devo dire che ho giudicato male la prima volta che ho sentito Mi sento bene di Arisa, perché mi sembrava più il jingle per un supermercato che una canzone da presentare a Sanremo; ed è vero che con la voce di Arisa puoi cantare anche le controindicazioni delle supposte e farle sembrare una cosa meravigliosa, però ripeto non mi aveva convinto. Ma mi è bastato un secondo ascolto per innamorarmi del pezzo. È spumeggiante, allegro, spensierato e finalmente una roba in cui non serve stracciarsi le vesti afflitti. Ti resta in mente e ti mette voglia di ballare.
E secondo me non è nemmeno molto semplice da cantare: salti di ottava, ritmo, fiato, acuti sostenuti. Brava Arisa.

Voto 8

"Aspetto che torni" – Francesco Renga


Renga ha portato Renga a Sanremo, né più né meno, o forse qualcosa in meno c'è perché se gli anni passati comunque, nonostante non è che impazzissi per la sua musica, è stato a mio avviso più potente. Aspetto che torni invece è moscia come un'attesa dal medico appunto.

Voto 6


"Per un milione" – Boomdabash



Evitabile, così mi viene da descrivere Per un milione. Mi immagino sentire la canzone in auto, e non credo mi possa mettere voglia di spaccare l'autoradio, è carina, ma se ve la perdete non è che vi sia sfuggito un brano storico. Loro tra l'altro non li conoscevo, ma non così per dire, davvero non li avevo mai sentiti, ho scoperto solo dopo che hanno cantato con Loredana Bertè.

Voto 5.5


"Nonno Hollywood" – Enrico Nigiotti



Nigiotti ha sex appeal che esce da tutti i pori e si appassiona a ciò che canta, e ci credo che ci crede, però a me, sarà brutto da dire, non arriva poi molto. La canzone, Nonno Hollywood sarebbe anche una malinconica ed appassionata dedica ai nostri nonni, ma dirvi che mi emoziona particolarmente sarebbe falso.

Voto 6 (politico)


"Un'altra luce" – Nino D’Angelo e Livio Cori



Faccio sempre la figura dell'ignorante ma non conoscevo questo Livio Cori, e devo dire che però non mi è spiaciuto. La formula rapper-cantante neomelodico non è originale, ma non è tanto questo il problema del risultato finale, ma il fatto che l'accoppiata D’Angelo / Cori non funziona secondo me benissimo: ognuno va per fatti suoi come una maionese impazzita. O come Patty Pravo e Briga.

Voto 5.5


"Soldi" – Mahmood (vincitore di Sanremo Giovani 2018)



Mahmood non mi ha convinto praticamente mai, né la prima né la terza serata. Non colgo nulla di interessante in Soldi, non mi pare abbia una caratteristica di spicco. Sinceramente non so nemmeno che voto dargli perché non credo sia un pezzo brutto, ed anzi la sua voce ha sfumature che mi piacciono parecchio, ma solo che non mi ha colpito e non mi trasmette nulla.

Voto 5


"L'ultimo ostacolo" – Paola Turci



Devo dire che mi aspettavo un po' di più da Paola Turci, e non che L'ultimo Ostacolo sia una brutta canzone, solo che non mi travolge come forse dovrebbe. Se fossi un giudice di X Factor direi che non esplode.

Voto 6.5

"Abbi cura di me" – Simone Cristicchi



Non so come ma Cristicchi mi ha emozionato un po' sin da subito, e non lo so perché in genere non impazzisco per lui e per la sua musica. Certo la canzone, Abbi cura di me richiederebbe delle doti canore che lui non ha, però, ciò nonostante, riesce secondo me ad arrivare, è delicata, semplice, e sentita.

Voto 8

"L'amore è una dittatura" – Zen Circus



Gli Zen Circus sono la parentesi rock di questo Sanremo 69, ed hanno portato un brano potente, con un ritmo martellante e costante. Bisogna capirla perché entrare in L'amore è una dittatura non è semplice. Ho apprezzato poi gli sbandieratori e la presentazione che hanno fatto sul palco. 

Voto 7

"Le nostre anime di notte" – Anna Tatangelo



Premetto col dirvi che Anna mi piace, la trovo bellissima, però col tempo secondo me, vocalmente, ha assorbito un'impostazione (probabilmente per influenze D'Alessiane?) che non mi piace per nulla, e lo trovo un peccato. La sua Le nostre anime di notte mi sembra sia una canzone adatta a Sanremo, ma non mi lascia granché: non è particolarmente potente, né emotivamente coinvolgente, né particolarmente radiofonica.

Voto 5.5


"Cosa ti aspetti da me" – Loredana Bertè



Loredana sta facendo un ottimo Sanremo e si vede che le piace quello che canta, se lo sente suo, ci mette tutta la grinta che ancora riesce a tirar fuori, e ad ogni serata è andata anche meglio, tanto da beccarsi una standing ovation.
Ve lo dico, secondo me si merita il podio e credo che potrebbe arrivarci.

Voto 7.5 


"La ragazza col cuore di latta" – Irama



Irama in questa canzone ci ha messo tutti i drammi possibili, anche troppi, e il tutto diventa solo esagerato più che un pugno nello stomaco. La ragazza col cuore di latta è la storia (spoiler) di una ragazza con un pacemaker, bullizzata dai compagni, col padre che la picchia e probabilmente anche incinta.
Nemmeno una storia di C'è Posta per te.
Se aggiungete che canta meglio la corista del coro gospel capirete il mio voto.

Voto 3

"I tuoi particolari" – Ultimo



L'ho trovata una canzone noiosina sinceramente, ma Ultimo per me è noioso fin dallo scorso anno. Lui si sbatte tanto sul palco di Sanremo, complice il suo Fabriziomorismo come lo chiamo io, esagitato come non so cosa, ma a me non ha detto nulla di che. Gli do la sufficienza giusto perché è giovane e merita un incoraggiamento.

Voto 6

"Mi farò trovare pronto" – Nek



Per Nek vale lo stesso discorso che ho fatto per Francesca Renga: portano brani perfettamente nelle loro corde, anche troppo. La prevedibilità non è una dote, ma soprattutto credo che nel suo stesso repertorio abbai pezzi che avrebbero avuto più successo e più impatto. Anche Fatti avanti amore, ad esempio, era meglio. 
Aspetto comunque ancora il numero del suo dermatologo, perché Nek, a quasi 50 anni, fa impallidire tanti trentenni.

Voto 6


 "Dov’è l’Italia" – Motta



I problemi di GPS di Motta poco mi interessano, così come poco interessante è la sua Dov'è l'Italia.  Mi fa piacere che anche lui abbia fatto parte di una branca alternative che quest'anno hanno portato a Sanremo, e non mi dispiace quel vago sapore folk dell'arrangiamento, ma il resto è un ibrido fra l'indie e il pop che non mi fa innamorare della canzone, sebbene si lasci ascoltare volentieri. 

Voto 6.5

"Musica che resta" – Il Volo



Giuro, non scherzo, ma avevo sentito che quelli de Il Volo sarebbero stati solo in due, tanto che pensavo si fossero sciolti. Non ho approfondito la notizia, così come non ho voluto approfondire di più l'ascolto di Musica che resta. Cosa vi aspettate dai tenorini? Ecco, esattamente quello che hanno presentato a Sanremo e che fa tremare le calze contenitive di nonne e zie. 
Si sente secondo me la mano di Gianna Nannini nelle parole del testo, così come, almeno nella prima serata del festival, si sentivano i problemi tecnici, con microfoni che vanno per conti loro.
Passeranno in radio, io vi avviso.

Voto 5

"Rose viola" – Ghemon



Arrivato a questo punto dovrei sentirmi in imbarazzo per non conoscere nemmeno Ghemon, ma visto il suo modo di cantare sinceramente mi sento un po' meno in imbarazzo. Sono sicuro di aver sentito di peggio rispetto a Rose viola, ma sono anche sicuro che non la riascolterò più.

Voto 5


"Parole Nuove" - Einar



Einar è incisivo questo Sanremo quanto le scale che si aprono e chiudono: ci fosse o meno nessuno se ne accorgerebbe. La sua Parole Nuove non ha nulla di nuovo, è ripetitiva, non mi è rimasta minimamente in mente e c'è un problema: Einar somiglia troppo a Irama, per cui se penso ad uno mi viene in mente la canzone-melodramma dell'altro.

Voto 4


Le mie pagelle delle canzoni di questa 69° edizione del Festival di Sanremo finiscono per fortuna qui, ma lasciatemi i vostri voti se vi va e fatemi sapere qual è la vostra preferita. State seguendo Sanremo o lo avete saltato a piè pari?



mercoledì 6 febbraio 2019

|Beauty Cues #MaskWednesday|
Tutte le MY MASK BIO: cosa ne penso e tanto altro!

Se c'è un prodotto ecobiologico ed economico devo provarlo prima di subito, è più forte di me. Se poi parliamo di maschere viso mi ci fiondo senza titubare un attimo. È per questo che quando ho visto l'espositore dei trattamenti My Mask da Acqua e Sapone ne ho fatta incetta.
MyMask ha un ampio range di maschere viso, 12 in totale, di vario tipo, e nonostante loro le indichino come "studiate per la cura del viso di ogni donna" io le ho volute provare lo stesso, e nonostante ne abbia acquistate diverse (spoiler!), oggi mi voglio concentrare unicamente sulla loro linea Bio, composta da quattro maschere viso.



"le maschere Bio della linea MY MASK sono certificate da ICEA con la classificazione ECO BIO COSMESI e COSMOS ORGANIC."
come citato sul sito dell'azienda, quindi non solo arricchite con ingredienti naturali, ma anche sottoposte ad enti certificatori. 
A caratterizzare queste maschere viso ci sono elementi diversi, anche se alcuni, come ad esempio il caolino, ricorrono spesso in questi prodotti, ma ingredienti simili non porta allo stesso identico risultato. L'utilizzo è pressapoco invece uguale per tutte le maschere: si stendono sul viso pulito e si tengono in posa circa 10 minuti, salvo una. Io ovviamente sforo i tempi di posa quasi sempre senza alcun problema. 

My Mask Hydra Rich Bio



La prima My Mask che ho provato e che si è aggiudicata secondo me il podio è la Hydra Rich, su cui l'azienda ha un po' di confusione visto che sulla confezione scrive che è adatta a tutte le pelli, ma sul sito dicono anche che sia rivolta a pelli impure a tendenza grassa. Ma voi nel dubbio ascoltate me.
La My Mask Hydra Rich ha una consistenza spessa, tanto che stendendola resta una pasta bianca che comunque non dà problemi di applicazione né al momento della rimozione. 
Il merito di questa consistenza credo sia da addurre alla presenza appunto di caolino, ma anche di biossido di titanio, che dà anche una sferzata lenitiva, ma contiene anche
"Olio di Cocco, dalle proprietà nutrienti, protettive ed elasticizzanti che dona lucentezza alla pelle. L'Olio di Argan aiuta il ripristino del mantello idro-lipidico della cute e la Cera di Riso, grazie alla sua azione protettiva ed emolliente, previene l’insorgere di radicali liberi."
Del profumo poco ci importa perché è tenue quasi talcato, molto piacevole.
Dopo circa 15/20 minuti la maschera Hydra Rich si asciuga sulla pelle, ma, nonostante appunto l'argilla bianca, non diventa secca né va a sgretolarsi. 


Lei vi dicevo è senza dubbio la mia My Mask preferita: una volta rimossa mi ritrovo una pelle bellissima. In primis la sento davvero idratata e nutrita, in pieno comfort, ma anche in perfetto equilibrio fra l'essere appunto stata sfamata dagli oli e dai vari ingredienti emollienti, ma senza risultare unticcia, o appesantita. Non sento l'esigenza di prendere i miei soliti prodotti della skin care routine del periodo per dare ulteriore idratazione.
Inoltre noto proprio un miglioramento dell'aspetto della pelle, della luminosità e della morbidezza. Oltre che al tatto la pelle appare liscia anche alla vista, noto infatti una funzione riequilibrante di questa maschera che mi va a chiudere i pori e a rendere la grana più affinata, complice sicuramente il caolino.
Sinceramente da una maschera viso economica da pochi euro mi sembra che la Hydra Rich My Mask abbia una ottima resa, per lo meno sulla mia pelle, e credo si possa adattare un po' a tutte le tipologie di cute, salvo quelle molto grasse. 

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My Mask Anti-Age



Stessa consistenza spessa e pastosa per la My Mask Anti-age, ma con due differenze: il profumo è più fruttato e ricorda effettivamente vagamente il melograno (almeno nella sua profumazione cosmetica); inoltre ho notato che si asciuga sulla pelle un pelo prima rispetto ad esempio la Hydra Rich.
Cambiano ovviamente anche gli ingredienti:
"My Mask Anti-Age Bio è stata appositamente studiata per le pelli più mature. La pelle con gli anni diventa più sottile e fragile, perde elasticità e inizia a mostrare rughe in zone del viso delicate. Ricca di Karitè e Oli Biologici, aiuta la pelle a ritornare alla sua naturale elasticità e compattezza. Grazie alle proprietà antiossidanti delle vitamine contenute nel Melograno inoltre, contribuisce ad arginare l'effetto dell’età."
Oltre a questi componenti ci sono altri emollienti vegetali come Olio di Jojoba, Estratto di Lampone, cera di riso che va ad nutrire e proteggere la pelle. 


Quello che ho apprezzato è che la My Mask Anti-Age mi lascia la pelle effettivamente tonica ed elastica, e migliora in generale il colorito e l'aspetto della cute, rendendomi il viso più levigato e, un altro aspetto che non posso che apprezzare è che la pelle appare più distesa, meno stressata e stanca.
Tuttavia sento che mi manca un pelo di idratazione in particolare in alcuni punti del viso. Non voglio dire che non sia una maschera nutriente e idratante, anzi, lo è quasi quanto la Hydra Rich, tuttavia sento che un alcune aree del viso quella efficacia tende a svanire in fretta e mi spinge ad applicare i miei prodotti della skin care, cosa che da una maschera per pelli mature non mi aspetto. 
Quindi sì per un'azione antiage e per pelli spente, segnate (per quanto non aspettatevi il miracolo sulle rughe profonde) e miste o normali, ma la My Mask AntiAge non mi sembra adatta a cuti particolarmente aride. A lei darei credo il secondo posto su un possibile podio.

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My Mask Sensitive



Una profumazione più delicata e vagamente talcata ed una consistenza leggermente meno corposa e spessa caratterizzano la My Mask Sensitive. Ma anche un diverso, più lungo direi, periodo prima che senta la maschera asciugarsi sul viso e dare una leggera sensazione di tiraggio. Probabilmente questo è dato dal fatto che la maschera è forse fra le più ricche della linea in termini di ingredienti.
"My Mask Sensitive Bio è una maschera di bellezza appositamente formulata per le pelli più sensibili ed intolleranti. Rispetta l’equilibrio idrolipidico della pelle, lasciandola morbida e protetta. L’Olio di Melograno svolge un’azione ristrutturante per la pelle e aiuta a evitare la perdita di idratazione. L’Olio di Oliva svolge un'azione seborestitutiva e insieme all'Olio di Mandorle Dolci e al Burro di Karitè, idrata in profondità la pelle e ne migliora l’elasticità. Il Fitoestratto di Achillea e l’Acqua Distillata di Hamamelis aiutano a prevenire gli arrossamenti cutanei."
Nell'INCI spiccano anche secondo me le proteine del grano, che si aggiungono a quegli ingredienti 
Inoltre mi è parsa leggermente più fresca sulla pelle rispetto alle altre maschere, seppur nessuna lo sia particolarmente.



La maschera MyMask Sensitive Bio riesce a migliorare diverse condizioni della mia pelle: la grana appare più levigata, più liscia anche al tatto, ed in generale l'aspetto appare più sano, più omogeneo e radioso. Tuttavia, nonostante resti elastica e morbida, sento che la mia pelle perde più velocemente l'idratazione ed il nutrimento che guadagna con questa maschera viso, anche più velocemente che con la My Mask Anti-Age, al punto che posso proseguire più o meno tranquillamente con i miei step della mia skin care routine. Non ho notato una efficacia lenitiva ed antirossore più accentuata rispetto alle altre maschere. Sicuramente fosse stato un altro periodo con una pelle un po' più mista, il mio voto sarebbe potuto essere diverso, fermo restando che My Mask la indica come un trattamento "nutriente dermoprotettivo", ma ora come ora mi sento appunto di sconsigliarla se avete una pelle che invece ha esigenze ben più alte di una pelle normale.

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My Mask Revita Night



L'idea di una sleeping mask economica magari da trovare dall'Acqua e Sapone sotto casa mi attirava tantissimo, anche perché io stesso non ne ho provate moltissime quindi mi sono lanciato subito, anzi era quella che più mi attirava nel range My Mask. Ho fatto un piccolo sondaggio su Instagram e più persone a quanto pare non amano le maschere viso notturne per paura di far casini, ed un po' vi capisco: anche io non voglio sporcare in giro o comunque di andare a letto con la sensazione di avere qualcosa in faccia. Dall'altro lato però mi garba l'idea di lasciare agire il trattamento per tutta la notte.
Tornando alla Revita Night di My Mask, è appunto una maschera da utilizzare la notte e credo sia più recente rispetto alle altre maschere. Questa è l'unica ad avere una consistenza più fluida e sottile, al punto che, dopo circa 15 minuti sul viso si asciuga, diventando semi trasparente, non si sgretola e non rilascia residui.
A caratterizzarla è tutta una serie di ingredienti interessanti, come estratti di fragola, lampone, di ribes nero, che hanno azione rivitalizzante e antiossidante, ma anche oli vegetali quali olio di oliva, di mandorle dolci, di semi di girasole e di camelina sativa che dovrebbe contenere Omega 3 e 6. 



Non chiedetemi del profumo perché non l'ho capito: è una sorta di profumazione fruttata ma che comunque sparisce molto in fretta, per cui non si rischia di avere questo aroma tutta la notte nelle narici. 
La sensazione sul viso è ovviamente di avere qualcosa, ma a me non dà fastidio.
Al risveglio sul viso mi son trovato sempre dei residui della maschera, come bricioline, ma le federe non si sono sporcate. Non ho provato con federe molto scure, anche perché non ne ho, ma mi sembra davvero di fare le pulci al prodotto. Certo, non posso garantire che se dormite tutto il tempo a faccia in giù, qualcosa non resti sulla federa del cuscino e comunque sta a voi applicare la sleeping mask, qualunque essa sia, almeno mezzora prima di andare a letto cosicché il prodotto possa essere in parte assorbito in parte asciugarsi, e non sporcare nulla.
Il giorno seguente la posa della maschera Revita Night, dopo aver deterso il viso, mi sono sempre riscoperto con una pelle davvero carina: sicuramente idratata, nutrita, non sentivo il bisogno di applicare altro. Inoltre la pelle non era appesantita o unta: la maschera si rimuove molto facilmente (come tutte queste My Mask in verità), e non ho notato un aumento delle impurità.
L'aspetto generale inoltre ne trae giovamento: la mia pelle appare più luminosa e tonica; per quanto  invece riguarda la distensione dei piccoli tratti o segni di espressione, fanno meglio le altre maschere. Qui come sapete non devo vendervi nulla per cui posso essere più che onesto, e sinceramente non ricomprerei la Revita Night di My Mask perché non mi dà nulla di più delle altre maschere, ma se avessi pochissimo tempo per fare un trattamento viso tanto da dover sfruttare la notte, credo che questa sarebbe la mia scelta. 

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L'esperienza con My Mask per il momento si conclude qui, e poso ritenermi soddisfatto per delle maschere viso che, nonostante la mia preferenza, hanno un rapporto qualità/prezzo veramente apprezzabile, ma ci sarà occasione di parlare ancora di questo marchio. Intanto, se vi va, fatemi sapere se le avete provate anche voi.




lunedì 4 febbraio 2019

|Beauty Cues|
Olio per Crescita Capelli Natura Siberica Oblepikha: funziona? 💇🏻‍♂️

Era a cavallo fra agosto e settembre dello scorso anno, quando i miei capelli hanno subito una impennata in negativo: ben prima del famigerato periodo della castagne ho notato una caduta abbondante dei capelli, ed anche una maggiore secchezza. È fisiologico in certi periodi dell'anno avere un ricambio cellulare più accentuato dovuto a vari fattori, tuttavia, sinceramente non ne ho capito il senso, visto che durante l'estate non ho sottoposto la mia chioma a particolari stress, come sole o salsedine o lavaggi troppo frequenti, e, nonostante ormai non sia più spaventato dalle cadute stagionali, mi sembrava esagerato quello che stava accadendo sulla mia testa.
Ben prima del periodo peggiore stavo già iniziando ad utilizzare un prodotto che promette di intervenire proprio contro questi inestetismi ed è l'Oblepikha Oil Complex for Hair Growth di Natura Siberica, l'azienda made in Russia più amata dagli italiani.

Recensioni Oblepikha Oil Complex for Hair Growth di Natura Siberica

L'azienda ha un'intera linea chiamata appunto Oblepikha Siberica, per la cura del corpo e dei capelli, e deriva dall'ingrediente principe di questa gamma: l'olio di olivello spinoso di Altai. Vi cito testualmente quanto scritto sulla confezione:
"Altai Oblepikha è una famosa bacca siberiana (conosciuta anche come olivello spinoso di Altai) che è stata usata dai locali siberiani per secoli per rinforzare i capelli, rivitalizzare la pelle e persino per guarire le ferite. Non sorprende che questa piccola bacca sia la fonte naturale più ricca di beta-carotene ed è piena di rari acidi Omega 3,6,7,9, inoltre ha anche fino a 22 altri acidi grassi e 36 tipi di flavonoidi. Oggi Natura Siberica è l'unica azienda al mondo che utilizza l'olio di Oblepikha Altai per preservare la bellezza e la salute naturale dei tuoi capelli e della tua pelle."
Ma oltre a questo olio di olivello spinoso, ci sono tanti altri elementi che mi hanno spinto ad acquistare questo prodotto per capelli di Natura Siberica.
In primis un mix di oli vegetali, come oliva, argan, soia, macadamia, mandorle dolci, avocado e rosa canina. Ma, non paghi, hanno aggiunto anche tocoferolo, e soprattutto fosfolipidi e glicolipidi che vanno ad idratare, proteggere e ristrutturare la pelle.
L'efficacia che questo mix di elementi dovrebbe avere si possono riassumere in quattro punti:
  • stimola la crescita dei capelli
  • rafforza i follicoli dei capelli
  • idrata il cuoio capelluto
  • aiuta a migliorare la struttura dei capelli
Questi elementi sono stati appunto racchiusi in questo olio dalla consistenza effettivamente molto fluida: complice anche il contagocce non ho avuto problemi a distribuirlo sul cuoio capelluto - sì, sul cuoio perché è da lì che parte la vita del capello - in modo omogeneo, semplice e veloce e in generale si sparge bene sulla capigliatura.



Il contagocce non preleva tantissimo prodotto, e questo è un po' una scocciatura in effetti se avete molti capelli come me, ma nulla di impossibile con cui avere a che fare.
Natura Siberica indica di massaggiare l'olio Oblepikha sullo scalpo e tenerlo in posa almeno un'ora, magari avvolgendo con un asciugamano o una cuffia da doccia. L'operazione andrebbe ripetuta due o tre volte la settimana, ed io ho cercato di essere quanto più costante possibile. Non è specificato se bisogna inumidire i capelli prima di applicarlo, ma io l'ho fatto nella maggior parte delle volte.
Inoltre cerco di fare un massaggio breve ma intenso per riattivare la circolazione del cuoio capelluto. 
Mi è piaciuta anche molto la profumazione, forse un po' sintetica, ma fresca ed energizzante.
Ci sono tanti aspetti che mi son piaciuti dell'Oil Complex Natura Siberica, ma anche alcun cose su cui vorrei discutere con voi.
Nel corso di tutti questi mesi di utilizzo, oltre ad apprezzare l'applicazione e l'utilizzo in genere, ma anche come rende i miei capelli, e di come mi ha aiutato soprattutto per quanto riguarda la secchezza sia delle lunghezze, che risultano molto più morbide, quando utilizzo l'Oblepikha Oil Complex, ma anche più luminose, caratteristica di cui i miei capelli sono carenti in genere e che ricerco sempre nei trattamenti. È un prodotto che su di me ha una buona azione condizionante, rende i capelli più districati ed aiuta un po' a lisciare le aree più crespe. Certo, non è miracoloso in questo senso, ma una mano me la dà.



Anche sul cuoio capelluto ho avvertito un miglioramento generale: l'ho sentito più nutrito e idratato, molto meno tendente a prudere, o a tirare. Certo, questo è anche merito degli shampoo che ho utilizzato in questo periodo, come ad esempio l'Ultradelicato di Officina Naturae, che non vanno ad aggredire durante il lavaggio, ma in ogni caso con l'uso di quest'Oil Complex ho sentito il cuoio capelluto più in salute, più lenito e meno problematico. È un prodotto che comunque si rimuove con molta facilità, non ho avuto bisogno di usare uno shampoo specifico o più lavante di quanto non sia solito fare.
Ma parliamo dell'effetto sulla crescita dei capelli
Ho avuto modo come vi dicevo, di utilizzare questo trattamento Natura Siberica proprio in un periodo in cui i miei capelli non erano nelle migliori condizioni, e questo mi fa riflettere: è vero, si parla pur sempre di un cosmetico e non della bacchetta della fata turchina, ma devo dire che speravo che l'utilizzo dell'Oblepikha Oil Complex mi desse una mano con la caduta. 

Invece mi è parso che la fine appunto di questa perdita di capelli sia stato più un processo fisiologico, che ha seguito il suo naturale sviluppo, così come appunto la fase di ricrescita. Questo lo dico per due motivi: intanto la caduta non ha accennato a frenarsi nonostante l'uso di questo olio, quindi non ha attutito quel periodo problematico. Dall'altro lato la ricrescita dei baby hair, che vi posso garantire sono davvero tanti, non mi è parsa più rapida, né mi sono sembrati appunto più forti o maggiori in numero.
Mi sento comunque di non dargli tutte le colpe perché non posso sapere se non sarebbe andata peggio se non lo avessi usato.
Quindi credo che l'Oblepikha Oil Complex for Hair Growth di Natura Siberica sia un buon trattamento rinforzante e condizionante per capelli secchi, magari danneggiati, che aiuta con un uso costante, ed è perfetto per chi ha il cuoio capelluto secco e sensibile, che non va ad appesantire, che non mi sporca i capelli prima del solito, e che da usare è molto gradevole, ma su di me non è stato, da quella che è la mia esperienza, in grado di frenare la caduta proprio nel momento in cui ne avevo bisogno.

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Voi l'avete provato? Ha avuto reali effetti sulla caduta dei capelli?


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