giovedì 21 luglio 2016

TAG - Mi piace fotografare

Visto che fa caldo, e mi sudano anche i polpastrelli ho pensato che un post disimpegnato fosse la cosa migliore. In realtà un po' tutti i post di questo periodo - spoiler alert! - non avranno argomenti corposi, giusto perché è estate per tutti.
Il tag in questione riguarda la fotografia, e proprio per questo si intitola Mi piace Fotografare.



Il tag è stato creato da blog Opinionista per caso, ma son stato nominato da Sara del blog Le divagazioni di una Fatina Arancione, che ha già ricevuto i miei ringraziamenti ma li rinnovo comunque.
Iniziamo a rispondere alle 10 domande.

  1. Hai mai tagliato/bruciato fotografie del tuo ex fidanzato/a perché ti dava fastidio vederle?

    Diciamo che adesso le foto sono quasi tutte digitali, ma in ogni caso non le ho mai cancellate. Certo, è capitato di perderle, magari perché rimaste su un vecchio cellulare, ma penso che non ci sia nulla di male a conservarle. Certo, se stai lì a riguardarle complessivamente, abbiamo un problema.

  2. Di solito le fotografie che pubblichi nel tuo blog le realizzi tu o le rubi in internet?

    Al 90% sono mie, specie quelle per Beauty Cues. E sono mie anche quelle delle tart Yankee Candle, lo specifico perché non mi ricordo chi mi chiese se le facessi io. Invece i post col maggior numero di foto prese dal web sono i post Aggiornamento

  3. Quante fotografie hai realizzato negli ultimi dieci giorni?

    Non abbastanza! Anzi veramente poche e per lo più per Instagram, ma ho molti prodotti da fotografare.

  4. Hai mai aperto un profilo sui social con fotografia di profilo pubblico che non era la tua immagine vera? 

    Sì. Immagino che la domanda strizzi maliziosamente l'occhio alle chat, in cui magari hai preso la foto di un figo spacciandosi per lui (c'è gente che l'ha fatto); diciamo che in gioventù capitava; adesso non ho manco più l'età per le chat. 

  5. Quante fotografie stampi di solito ogni mese?

    Nemmeno una ed è un peccato. Non so nemmeno il costo, proprio perché nell'era del digitale non ci pensi poi molto, ma è un peccato perché i vecchi e cari album fotografici hanno ancora il loro fascino ed è l'unico modo per avere quel ricordo praticamente per sempre.
  6. Ti piace fotografare di più il cibo o gli animali tipo gatti, cani, cavalli?

    Non amo in particolare nessuno dei due soggetti. Se proprio devo rispondere direi gli animali.

  7. Che rapporto hai con i selfie: ti piace o detesti fare i selfie, e successivamente ti piace condividerli anche sui social?

    Al contrario di quanto sembri, non sono proprio un appassionato dei selfie. Ad esempio quando ho aperto il mio profilo Instagram, non ne volevo pubblicare; poi mi son sciolto. Prima di pubblicarne uno faccio tanti scatti e poi ne scelgo uno che riguardo non so per quanto. Diciamo che quando stai molto sui social è "normale" postarli, ma, ripeto, fare e pubblicare solo selfie non fa per me.

  8. Quali sono le tue applicazioni preferite che usi per la post produzione delle foto?


    Photoshop è quello con cui mi trovo meglio. Ma se parliamo di istantanee mi limito ad app come LINE Camera, che credo sia fra le più complete, oppure le modifiche di Instagram, che devo ammettere, sono migliorate. 

  9. Quante fotografie sono esposte in casa tua?

    Credo più di una decina. Avevamo una parete che adoravo, con parecchie foto dei nostri nonni e bisnonni, tutte in bianco e nero, ma a seguito di alcuni lavori non le abbiamo riappese ancora. 

  10. Ti va di raccontarci chi è secondo te il miglior fotografo che conosci?

    Facendolo sembrerebbe che io abbia una qualche competenza in questo senso, cosa non vera. Così, a naso, mi vengono in mente due nomi noti: David LaChapelleAnnie Leibovitz.

Son sicuro però che avrò visto miliardi di foto che ho adorato pur non sapendo il nome dell'autore. 


Ma potete anche rispondere nei commenti se vi va.

E con questo vi saluto e ci leggiamo presto.







mercoledì 13 luglio 2016

{Aggiornamento #49}
Hashtag, sudore e lacrime



Cercavo un incipit che potesse sinteticamente riassumere questa prima metà dell'anno, ma come potete notare ho fallito miseramente.
Le cose sfuggono.
Onironautica, più o meno.
Come quando, in sogno lucido, vuoi andare a prendere qualcosa che hai perso, ma per quanto ci pensi, non riesci a fare in tempo che ti sei svegliato. E ti svegli col pensiero di andare a prenderla quella cosa, ma poi ti ricordi che l'hai solo sognata.
La delusione della sfuggevolezza.
Credevo di possederla davvero quella grinta di cui parlavo all'inizio dell'anno, quando tutto correva, tutto si riempiva di vitalità, ma subito mi son reso conto che questa vitalità seguiva una parabola, che è ascesa e via via discesa fino a trasformarsi nella più sciatta incapacità o sensazione di non concludere tutto quello che dovrei o vorrei.
Una fiammella che man mano si è affievolita, e che, stranamente non ha avuto un twist col mio viaggio a Milano. Forse troppo breve per vedere degli effetti, non so.
Respirare aria nuova, per quanto ispirante, e piacevole sia stato, non ha portato aria nuova.

Giugno è stato il corvo che ti aspetti sulla spalla di un becchino.
Prima la morte di Christina Grimmie, la giovanissima cantante uccisa con un colpo di pistola a seguito di un concerto.
La seguivo, con il distacco con cui seguo i personaggi famosi per quanto apprezzi ciò che fanno, ma mi è piaciuto vedere il suo percorso. Dalla cameretta, da cui non si è mai "allontanata", a The Voice USA.

Cerchi di convincerti che sia stato un pazzo, o, ancora più cinicamente, che la sua vita si è spezzata nel momento del successo, facendo ciò che amava - come se fare ciò che ami sia la giustificazione al fatto che per te possa bastare la vita che hai avuto - e non per qualcosa che detestava.
Questo già mi aveva sfalsato le impostazioni, lasciandomi così, senza parole.
Nemmeno il tempo di realizzare, e il giorno dopo, il 11 giugno 49 persone sono state uccise al Pulse, un locale gay ad Orlando, in Florida.


Un attentato di matrice omofobica, senza se e senza ma, anche se le indagini hanno parlato di terrorismo.
A quel punto non avevo davvero più parole, né pensieri. Solo un senso di oppressione, che i social, Twitter soprattutto, hanno acuito.
Mi sembrava che fosse una gara a chi volesse dimostrare maggiore sdegno, maggiore compassione, maggiore pubblico dolore. 
E con i Pride di mezzo, mi sembrava tutto più amplificato.
Una sequela di messaggi, commenti, foto che, ai miei occhi, tutto facevano, tranne che rispettare la difficoltà del momento.
Così come non stanno rispettando il dolore delle vittime in Puglia.
Che nessuno definisce come debba essere il dolore, in che modo debba fluire, ma si può ridurre tutto ad un hashtag?
Hashtag che viene sostituito, tra l'altro, in pochissimo, da un altro cancelletto dell'ultimo minuto. Ma questo è il gioco, e a volte partecipo anche io, altre volte, la maggior parte, resto ad osservare e cercare di capire.

Poco dopo è arrivato #Brexit, l'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea.


Incredibile come chiunque avesse una opinione precisa, dettagliata e minuziosa su quali sarebbero state le conseguenze socio-politico-economiche del tutto.
E io che starei anche per laurearmi in scienze delle relazioni internazionali non sapevo manco che dire, visto che di base non c'era un mezzo accordo che potesse palesare i pro e i contro di uscire da una federazione di stati pur restando un soggetto politico importante, e pur, ovviamente, non potendo sparire dal mercato internazionale.
Chissà se me li rimborsano questi anni di tasse universitarie.

Ma ad un certo punto lo capisco che sono io quello dalla vena in fronte facile.
Mi ero anche preparato psicologicamente a sopportare il caldo.
Un training autogeno in cui, senza illusioni, mi dicevo che avrei potuto imparare a convivere con l'afa, con l'arsura, con l'umidità, con lo scirocco, con la lordura, con le maglie che ti togli a mo' di ceretta, col sudore, col sudore sulla schiena, con sudore sulla nuca, col sudore in posti in cui non dovresti sudare.
Beh, missione quasi fallita.
È arrivato Luglio e la retta dell'invariabilità ha mantenuto il suo moto costantemente calante. 
Gli stimoli esterni sono stati fino ad ora ben pochi e per lo più poco incoraggianti.

Intanto ci si è messa Rai Due che ha censurato la prima puntata de Le regole del delitto perfetto, ma non tagliando le scene cruente; no, tagliando cinque secondi di Connor che sta per far sesso con Oliver con lo scopo di rubargli alcune informazioni.



Ovviamente Rai Due crede che i suoi spettatori sappiano a malapena tenere in mano il telecomando e che nessuno avrebbe notato la cosa. E invece. La notizia è rimbalzata ovunque su internet, l'hanno twettata sdegnati gli attori e i creatori, Shonda compresa.
Compressa in questa figura barbina internazionale, la direttrice della rete Ilaria Dallatana ha giustificato dicendo
"Non c'è stata nessuna censura, semplicemente un eccesso di pudore dovuto alla sensibilità individuale di chi si occupa di confezionare l'edizione delle serie per il prime time."
Quindi un dipendente qualsiasi si permette di decidere cosa mandare in onda in base al proprio pudore. Peccato che, la scena poco prima a quella tagliata, in cui Annalise ha la testa di Nate fra le gambe non ha smosso il pudore dell'impiegato.


Subito l'hashtag #RaiOmofoba, ma non lo ritengo del tutto corretto, perché in Rai è chiaro che qualcuno pensa che il pubblico si sarebbe indignato a vedere una scena gay in prima serata e quindi si è mosso preventivamente, tagliando qualcosa di sgradito.
Voglio darti un consiglio Ilaria, se mi leggi: piuttosto che giustificare le scelte discutibilissime dei tuoi dipendenti (se davvero è andata così), al prossimo impiegato che cerca di perorare una mentalità antica, bigotta, oscurantista, fa' una cosa


La cosa più assurda è che tutto questo accadeva giorno 8 Luglio, la sera in cui è arrivato (in ritardo) il decreto ponte per l'attuazione delle unioni civili
Tale decreto dovrebbe contenere tutte le procedure che i comuni devono attuare per consentire alle coppie di accedere all'istituto.
In realtà, prima di far la ruota bisogna un attimo capire cosa accadrà perché questo decreto transitorio deve passare il Consiglio di Stato, la Corte dei Conti e poi arrivare al presidente del Consiglio per emanarlo. Questo vuol dire che ci vorrà ancora un po' e intanto i comuni possono fare un po' come gli pare. Si possono già fissare le prenotazioni per la celebrazione e la futura trascrizione.

In questo liquame di aspettative deluse contavo di trarre gioia e giovamento dalle cose più superficiali: ovvero sperequare denari senza sentirsi in colpa per via dei saldi.
E invece mi sbagliavo. Una quasi delusione dopo l'altra, ma ne parliamo in dettaglio un'altra volta perché ho il dente un attimo avvelenato. 
Ho tratto invece giubilo da un'altra cosa anch'essa futilissima, ovvero concludere la miniserie 22.11.63 ed averla apprezzata davvero. 


Non voglio dirvi troppo, basta la data a suggerirvi l'argomento; vi invito però a dargli una possibilità, perché fra i bravi attori (non pensavo che James Franco lavato e pulito potesse risultare così piacevole da guardare), e la buona messa in scena, penso valga la pena guardarla.
Non mi ha fatto piangere, mi ha fatto singhiozzare, e penso che recupererò il romanzo di Stephen King da cui è tratta.
Ho apprezzato anche la morale, il messaggio che si coglie dalla storia: ognuno è destinato ad una strada, che può essere certamente migliore, ma può anche diventare decisamente peggiore; e a volte per quanto ci sforziamo a cambiare il corso degli eventi, dobbiamo semplicemente accettare che gli ups and downs fanno parte della vita.

I miei downs ve li ho raccontati, adesso però aspetto gli ups, tipo di incontrare Will Young su Tinder, che, anche se non ho un profilo sull'app, magari è il mio destino.
Chi può dirlo?



Ok, la smetto.
A presto!








lunedì 11 luglio 2016

|Beauty Cues Update|
Cien Shower Cream

Buongiorno!

Visto che è lunedì e i neuroni stanno ancora godendo del week-end, qui si va in semplicità. 
Semplice come farsi una doccia direi, per chi è avvezzo con lo strumento (spero tutti).
Sarò un po' ripetitivo in questo periodo ma è iniziata quella parte dell'estate in cui senti il bisogno fisico e psicologico di rinfrescarti almeno un paio di volte al giorno, per cui vedrete diversi prodotti per il corpo susseguirsi su queste pagine.
Attualmente ne sto usando un prodotto - o meglio tre che sono uguali ma con profumi diversi - che ho trovato molto carino; mi riferisco ai 

Cien Shower Cream 

Fresh Cascade Sweet Summer  -  Sparkling Sunrise

200ml// 1,99€// LIDL
Cosa sono queste Shower Cream di Cien? Praticamente sono delle mousse, delle spume molto compatte ma morbide, che servono a detergere il corpo. Si presentano nella loro bomboletta pressurizzata con il beccuccio in stile schiuma da barba, ed effettivamente, una volta erogate, ricordano proprio la schiuma da rasatura, sia per colore che per consistenza. 
Ma, se avete mai provato una schiuma da barba, avrete notato che restano abbastanza compatte; queste mousse di Cien invece, al contatto col corpo bagnato si trasformano in una schiumetta morbida, cremosa appunto, e sono molto piacevoli da massaggiare.
Vi devo confessare che, la prima volta che ho visto queste mousse, ho pensato che non avrebbero lavato un bel niente e, al massimo, ci avrei potuto organizzare uno schiuma party; ma provandole il risultato è praticamente come quello di un docciaschiuma in gel o in crema: detergono bene, ma allo stesso tempo non sono troppo aggressive. Se avete una pelle secca secca un po' di crema ci vuole; su una pelle normale, può andare bene anche senza.
Non è necessario utilizzare quantità industriali di schiuma, anzi ne basta poca, per cui non fatevi spaventare dai 200ml. 
Diciamo che la differenza con un altro prodotto, è che queste Shower Cream Cien sono divertenti da usare, ma hanno le loro potenzialità.
Intanto parliamo delle profumazioni.
Cien ha tirato fuori tre fragranze e io le ho volute provare tutte e tre.
L'espositore da LIDL era avvolto da una nube di odore, perché la gente non sa essere educata e ha provato ad locum il prodotto; questo però mi ha aiutato  a capire che non avrei disdegnato nessuna delle tre profumazioni. Devo dirvi che, al momento in cui vi lavate, la fragranza si avverte abbastanza nettamente, quindi l'utilizzo è davvero gradevole; però, una volta usciti dalla doccia e asciugati, il profumo che resta sulla pelle è molto delicato: non aspettatevi qualcosa che vi duri addosso da mattina a sera. 

Abbiamo la fragranza Fresh Cascade che è definito come un docciaschiuma rinvigorente che

con il suo fresco profumo speziato fa vivere un'esperienza vitalizzante di massima freschezza
Fra le tre shower cream effettivamente è quella col profumo più fresco, ma anche maschile. Non saprei definirlo bene, ci sento però una punta fruttata, agrumata direi. Mi è piaciuto.

Sparkling Sunrise viene descritto così:

cien shower cream
con il suo profumo fruttato e frizzante di rabarbaro con una leggera nota di vaniglia, vi avvolge calorosamente e vi fa vivere un'esperienza rinvigorente, conferendovi una piacevole sensazione di benessere.
Sì, di rabarbaro! Lo so, è strano, ma il risultato non mi spiace: direi che è una fragranza fruttata, con una nota acida che la rende più estiva, e una nota di vaniglia che la rende più avvolgente. È molto particolare, e, pur non essendo la mia preferita, la alterno volentieri alle altre shower cream. Loro lo definiscono "docciaschiuma rinfrescante".

Infine abbiamo Sweet Summer

una schiuma cremosa dal profumo fruttato di mirtilli al sole e immergetevi nella danza degli elementi yogurt e vaniglia
Questa è la mia fragranza preferita: è la più femminile, ma mi piace perché è dolce senza essere stucchevole; i mirtilli si avvertono bene al momento della doccia, mentre lo yogurt e la vaniglia non ce li sento molto. Però credo sia fra le tre varianti, quella col profumo leggermente più persistente. Dovrebbe essere un "docciaschiuma nutriente".

Tralasciando le definizioni che dà la Cien, la differenza fra queste tre shower cream è praticamente solo questa: hanno dei profumi diversi, ma detergono, e in generale si comportano, tutte allo stesso modo
Tutte e tre hanno la stessa consistenza (ricordatevi di agitarle prima dell'uso!); tutte e tre lasciano la pelle morbida; e tutte e tre, per quanto mi riguarda, sono promosse.
Le ho provate anche sul viso, e non sono affatto aggressive, ma per i miei gusti sono troppo profumate per questo scopo.
Creando appunto una schiuma soffice, si prestano bene anche alla rasatura perché aiutano effettivamente a far scorrere bene la lametta. 
Vi invito anche a buttare un occhio all'INCI che non fa affatto spavento

Insomma un prodotto divertente, carino da usare, ed originale. Purtroppo però credo che queste Shower Cream di Cien siano in edizione limitata per l'estate, per insegnarci che tutte le cose belle non durano per sempre. Ma sono sicuro che le trovate ancora da LIDL, tra l'altro dovrebbero essere in offerta. 

E con questo vi saluto, vi bacio, e ci sentiamo presto!




sabato 9 luglio 2016

Candle(s) #7
Yankee Candle e non solo: rispondo alla vostre "domande"

Ciao a tutti!

Visto che il caldo ci attanaglia, non è il momento ideale per inebriarci con candele profumate, anzi anche solo l'idea di avere una seppur minuscola fonte di calore aggiuntiva, può far salire il panico.
Non per questo, però, non se ne può non parlare in altri modi.

Sebbene Yankee Candle sia un marchio uber chiacchierato pensavo che la gente si fosse non solo rotta le scatole di sentirne parlare, ma che avesse saziato la propria curiosità.
Invece ho notato che ogni post sull'argomento ha suscitato molto interesse anche dopo parecchio tempo e che molte delle chiavi di ricerca riguardano appunto le candele.
Ho pensato quindi di arrogarmi il diritto di rispondere alle vostre curiosità, quantomeno in nome di tutta la cera che ho sciolto e tramite appunto le chiavi di ricerca, cercare di dissipare qualche dubbio che vi ha spinti fino al mio blog. 
Inizio proprio dalle Yankee Candle, ma le domande riguardano anche altri marchi. 

Cosa sono le Yankee Candle?


A riguardo in verità, avevo accennato in modo generico in un primissimo post, ma cerchiamo di andare a fondo. 
Yankee Candle sono appunto candele nate dal genio di Michael Kittredge. La storia racconta che alla fine degli anni '60, in un paese del  Massachusetts, Michael creò per la prima volta una candela come regalo di Natale per la madre, ma una vicina (pettegola), vedendo e apprezzando il regalo, convinse il ragazzo a crearne delle altre e a venderle e così nacque una piccola azienda che sarebbe diventata uno dei marchi di profumatori per ambiente più famosi al mondo.

Il logo storico del marchio

Pare che all'inizio Michael venisse aiutato dal padre, ma poi coinvolse anche un paio di amici delle scuole superiori. 
Ovviamente l'azienda man mano si è espansa, e col tempo lo stesso Kittredge ha lasciato il posto per dirigere un'altra azienda di candele col figlio, la Kringle Candle
E, com'è noto, oggi Yankee Candle consta di un casino di referenze: oltre alla linea più nota, ovvero le tart, le giare di tre dimensioni e i sampler, ci sono i diffusori a bastoncino, gli spray, i profumatori per auto e i bruciatori elettrici. Il tutto corredato da diversi accessori.


E, com'è noto, esistono tantissime profumazioni, alcune fisse, altre in edizione limitata.
Insomma tutte cose del tutto inutili che rendono contente personcine superficiali come me.

Dove si trovano le Yankee Candle? Quanto costano?

Yankee Candle ha negozi monomarca anche in Italia, soprattutto in grandi città (Bologna, Torino, Verona per fare qualche esempio). Ma sono vendute anche da Coin, e altri negozi di articoli per la casa. Il mio consiglio è di cercare in rete la propria città, perché magari trovate qualche negozio che, pur non facendo parte di una catena, ha comunque gli espositori Yankee Candle. A volte si trovano anche nei negozi per giardinaggio. Non ci sono invece da Brico Center, o per lo meno qui da me non le ho mai viste.
Il costo, ahimè, è aumentato. Un tempo le tart costavano 1.80€, adesso siamo a 2.25€, fino ad arrivare ai 29.90€ per la giara grande. E io dico, signor Yankee, se mi leggi: what the fuck?!


Bisogna dire che, nella mia esperienza, non ho mai trovato sovrapprezzi anche nei negozi non ufficialmente affiliati. E non dimentichiamoci che si possono trovare offerte, come quelle sulle fragranze del mese o sulle fragranze natalizie.

Quali sono gli ingredienti delle Yankee Candle?


Non ho letto niente di ufficiale, o comunque più specifico di questo, per quanto riguarda gli ingredienti delle Yankee Candle.
Non ci sono scritti sulle giare, come fosse l'INCI di un cosmetico, perché legalmente non è necessario.
Pare che le candele siano composte di paraffina alimentare raffinata, quindi atossica, e sono aromatizzate con oli essenziali e aromi naturali; gli stoppini invece composti di fibre naturali.

Sulla mia jar piccola di Season of Peace.
Lyral, Hexyl Cinnamal e Pentadecalactone sono i componenti potenzialmente allergizzanti 
Tuttavia sulle giare appaiono i componenti potenzialmente allergizzanti che possono appunto creare allergie e problemi respiratori di sorta.

Le Yankee Candle sono sicure?

Direttamente legato agli ingredienti c'è il discorso sicurezza. Il sito ufficiale, oltre alle classiche indicazioni su come utilizzare le Yankee e quali precauzioni prendere, non dice granché. 
Il marchio è famoso, e penso che non ci siano stati problemi di sicurezza o sarebbero venuti a galla. Bisogna dire che eventuali casi di allergia possono però succedere. Come vi dicevo, sulle confezioni sono indicati gli agenti allergizzanti, per cui, in caso di sensibilità estrema è sempre meglio controllare. Per il resto, mi par di capire che le Yankee Candle siano sicure o avremmo avuto una moria di blogger, compreso me. Personalmente non ho grandi allergie, ma vivendo in casa con altre persone ho visto che le Yankee Candle che ho provato non hanno arrecato alcun fastidio, se non una mera questione di gradimento o meno della fragranza. 
Secondo me, la sicurezza di una candela (a meno che non sia davvero fatta con i residui dei tubi di scappamento) è data dall'uso che ne fate, qualsiasi marca sia. Quindi, con un po' di buon senso ce la si può fare: ad esempio non mi pare consono tenere la candela accesa per ore in una stanza chiusa e troppo piccola, perché anche se non vi fa male, un pochino rintronati ne uscite. 
Oppure tenersela sotto al naso tutto il tempo sniffando, è ovvio che vi arreca mal di testa; basta respirare normalmente e non ci sono problemi. Insomma, un po' di logica e di buon senso

Come si usano le tart Yankee Candle?

Una delle chiavi di ricerca più frequente riguarda il come si accendano, come si usino le tart, e come funzioni il brucia tart (o brucia essenza). 

tart yankee candle

E un po' vi capisco perché, se per gli altri formati si trova già inserito lo stoppino, nella tart ci si deve armare di altri strumenti.
Facciamo chiarezza: la tart, o tartina, cialda, cialdina, è la versione di pura cera che necessita di un fornelletto per essere sciolta ed emanare profumo. A questo scopo si usano i bruciatori, i classici brucia essenze usati per gli oli essenziali.



Il brucia essenze è composto da un ripiano inferiore in cui inserire ed accendere la tea light (il lumino inodore che fa sciogliere la cera) e un piattino superiore su cui mettere la tart (dopo aver rimosso ovviamente l'involucro esterno di plastica). 
Yankee Candle ha dei brucia tart, ma sono costosi e non serve spenderci molto: ne trovate delle versioni economiche nel negozi di articoli per la casa. L'unica accortezza che posso suggerirvi è di scegliere un bruciatore che vi consenta di inserire la tea light senza doverla distruggere, per cui con un imbocco abbastanza largo. Ed è meglio scegliere brucia tart in ceramica o terracotta e non in vetro che sono belli ma fragili.
Quanto ai lumini (tea light) da mettere sotto, secondo me c'è una certa differenza: di base alcuni fanno fumo e vanno a sporcare il profumo che abbiamo appena diffuso. Le migliori che ho provato finora sono di Bolsius, proprio perché non creano cattivi odori, ma esistono di tante marche.
Non serve sciogliere tutta la tart ma basta usarne una parte: un quarto se parliamo di spazi medio piccoli, mezza per spazi più grandi, semplicemente tagliandola con un cutter o un coltello
Molti lamentano il fatto che le tart si sbriciolano nel dividerle. In questo caso posso dirvi che usando appunto un coltello e non spezzandola a mano, il problema si riduce; eventualmente potrete mettere la tart un po' in frigo per indurirla. Tuttavia ho visto che ci sono tart che si sbriciolano più di altre indifferentemente da come le dividete.
Per "spegnere" il bruciatore basta spegnere la tea light e aspettare che la cera di raffreddi.

Dopo quanto tempo le tart emanano profumo?

Praticamente subito, ma il profumo pieno arriva quando la tart è completamente sciolta e il bruciatore si scalda sempre più. Dipende ovviamente dalla fragranza scelta, se è più o meno intesa e da quanta cera avete messo nel bruciatore.

Quanto dura una tart?  Quando bisogna buttarla?

Una tart intera profuma per circa otto ore. Spezzettandola, e sciogliendo un quarto di cialda, la profumazione dura circa 4 - 5 ore.
Per capire che la tart è finita non c'è un metodo matematico. Indicativamente capite che la tart è da togliere dal bruciatore, quando o non profuma più, o il profumo vira verso qualcosa di ceroso. Lo capite, ma ripeto, indicativamente dopo 4 o 5 ore un quarto di tart non ha più profumo.
La cera della tart non si consuma come accade con le classiche candele con lo stoppino, ma vi resterà questo simpatico cerchietto di cera.

Quanto posso tenerla accesa?

Alcune persone si sono chieste quanto si può tenera accesa una Yankee Candle, che può sembrare una domanda scema ma non lo è. Ovviamente le tart puoi tenerle accese quanto vuoi: dopo circa 8 ore non profumeranno comunque più, per cui...
Per quanto invece riguarda le giare o comunque tutti quei formati che durano molto, il mio consiglio è di tenerle accese non più di 3 ore perché pare si conservi meglio la fragranza. Direi anche non meno di un'ora perché la superficie deve essere tutta ben sciolta, al fine di evitare che si consumi male, e vi resi storta o comunque bruci in maniera disomogenea. Questo vale per tutte le candele. 
Arrivati però alla fine, quando vedete che lo stoppino è molto corto, lasciatela bruciare il più possibile o resterete con avanzi di cera inutilizzata e inutilizzabile.

Come si toglie la cera dai bruciatori? Come si pulisce il bruciatore?

Una volta che la nostra tart è terminata o semplicemente vogliamo cambiarla basta mettere il bruciatore per pochi minuti (non c'è un tempo preciso, bastano 5 minuti, ma se lo lasciate di più non esplode) in freezer. Una volta tirato fuori, basta far pressione sulla cialda e questa si stacca.
A volte però non viene via facilmente: un po' dipende dalla tart, un po' dipende dal bruciatore. In questo caso basta accendere il lumino sotto la nostra tart: non vogliamo che la cera si sciolga del tutto, basta solo che il fondo si scolli, e di nuovo, facendo pressione, viene via tutto.
Una volta rimossa la tart precedentemente staccata col metodo del freezer in teoria nel bruciatore resta giusto un residuo sui bordi. In questo caso il modo più rapido per rimuoverlo è farlo sciogliere, mandando il bruciatore a vuoto, semplicemente accendendo il lumino di sotto. Poi, facendo attenzione a non ustionarci, con dello Scottex rimuoviamo la poca cera sciolta. In questo modo viene ben pulito e non resta alcun odore.
Di tanto in tanto si può lavare con acqua come qualsiasi oggetto. 

Yankee Candle: meglio giara o tart?

yankee candle jar

Per quanto io prediliga le tart, bisogna fare un distinguo. Nel range di fragranze Yankee, le tart e le giare soprattutto media e grande, sono i formati che profumano di più. Diciamo che se volete la quasi assoluta certezza di avere molto aroma nell'aria, le tart sono la soluzione che state cercando. 

Questo il linea generale ma può variare in base alla fragranza scelta
Allora come scegliere? In base al gusto e alla praticità.
Io amo cambiare e le tart in questo sono un ottimo modo per farlo. Ma sono anche perfette per provare la fragranza, senza spendere troppo e senza ritrovarvi con un boccione inutilizzato dopo un acquisto avventato. Il problema, a mio avviso, delle giare, oltre al rischio che possano non profumare quanto desideriamo, è che poi ci si ritrova con questi barattoli di vetro che io francamente finirei per buttare perché non ho fisicamente dove metterli, e un po' mi spiacerebbe. Dall'altro lato, se amate una fragranza, in lunga distanza può essere più conveniente prendere una giara grande che vi dura di più. 
Insomma, è una mera questione personale.

Come sono i sampler Yankee Candle? Come si usano?

I sampler sono detti anche votivi, ovvero quei candelotti o moccoli, che hanno già lo stoppino ma non hanno una jar esterna. 

sampler yankee candle

Il concetto dei votivi è principalmente quello di creare ambiente e, in secondo luogo di profumare. Per cui sono stati studiati per avere una fragranza media ed essere accesi anche più di uno in una volta
Mi son lanciato da poco alla scoperta dei votivi, che per un po' avevo snobbato, ma penso abbiano i loro vantaggi. Intanto non necessitano di lumini, fornelletti, bruciatori e cose simili per essere essere sciolti e questo rende tutto più facile. Inoltre la fragranza dei votivi, almeno di quelli che ho provato finora, pur non avendo la saturazione di una tart, è comunque presente e questo li rende perfetti se non amate fragranze troppo intense o se avete piccoli spazi da profumare e le tart tendono ad essere too much.
Come si usano?
Basta eliminare l'involucro esterno e inserire il sampler in un contenitore adatto. Non si possono accendere senza contenitore perché la cera si scioglie del tutto, ma va bene davvero un bicchiere o, è anche molto carino a mio avviso, metterle in una tazzina abbastanza alta e abbastanza stretta.
Sul fondo di questo bicchiere o tazzina o di quel che vi pare, è bene mettere un cucchiaino di sale o di sabbia; questo per far sì che, una volta che la vostra candela sta per terminare, non vi resti incollata sul fondo, ma si tolga in modo molto semplice, anche questa volta mettendo un attimo in frigo il bicchiere. In pratica vi resterà un fondino di sabbia e cera. 

Come mai la candela Yankee non emana profumo?

La domanda da cento milioni di dollari: come mai la Yankee non profuma e che faccio in tal caso?


La "percentuale" di profumazione della candela dipende puramente dalla fragranza che scegliete
Ci sono Yankee Candle che emanano più profumo ed altre che ne emanano meno. E non c'è una prova scientifica che ve lo faccia sapere prima dell'utilizzo, perché magari da spenta profuma anche molto. Usando le tart Yankee Candle finora non mi è mai successo che la candela non profumasse; magari mi è capitato di avvertire una fragranza meno rispetto che un'altra, ma si risolve semplicemente aggiungendo più cera al solito quarto di tart che faccio sciogliere. 
Mi è capitato però molto, molto tempo fa di avere a che fare con una giara grande di Sicilian Lemon il cui profumo era davvero impercettibile. Questo la rendeva perfetta per fare atmosfera anche a cena, quando non vuoi essere disturbato da troppi aromi, ma le Yankee Candle vengono scelte soprattutto per il profumo, e se spendo 30 euro per nulla, mi parte la briscola. Se dopo aver fatto sciogliere per bene la vostra candela (tutta la superficie deve essere sciolta) e non si avverte nulla, allora è possibile che la fragranza scelta non sia molto performante. 
La soluzione in caso di una candela in giara o di votivo che non profuma, è quella di tartizzarlo: senza spaccare tutto, rompete con un coltello, un pezzo della cera della candela e fatela sciogliere nel brucia essenze come fosse una tart. Questo ne può migliorare la resa, ma non sarà come avere una tart vera e propria o comunque una Yankee più intensa. Se ancora non funziona, potete sempre mixarla ad un'altra candela con cui possa in qualche modo star bene creandovi una fragranza personalizzata. 
Un'altra opzione è quella di mettere la tart o il votivo in un cassetto, qualora appunto da spento abbia un profumo abbastanza evidente. 

Yankee Candle, Millefiori Milano e Bolsius Aromatics: quale scegliere?




Spesso ho visto curiosità sulle differenze fra Yankee Candle, Bolsius e Millefiori Milano, che effettivamente sono marchi abbastanza famosi e altrettanto reperibili. 
Su Yankee Candle ho speso davvero fin troppe parole, per cui per farla breve posso dire che sì, le trovo valide e sì continuerò ad acquistarle.
La differenza riguardo alle altre due marche secondo me riguarda l'impronta che hanno le aziende e che stile di prodotti immettono sul mercato. 
I pro di Yankee Candle sono proprio la vasta scelta di fragranze, l'intensità, e il costo tutto sommato abbordabile. Dall'altro lato però il marchio ha uno stile particolare, un po' shabby chic, che ad alcuni può risultare pacchiano. Inoltre le fragranze Yankee possono risultare troppo prepotenti, troppo forti o stucchevoli. 
In questo senso Millefiori Milano è decisamente meglio: delle linee più moderne, sobrie e attuali per quanto riguarda i packaging, decisamente più adattabili a tutti gli stili di arredamento, perché alla fine sono discrete. Io stesso ho tenuti i loro prodotti in bella vista in casa e appattavano bene


Anche qui abbiamo una ampia selezione di profumi fra cui scegliere; se ricordate ho avuto una collaborazione con loro ed ho provato tre prodotti di tipologie diverse. Ho trovato che fossero sì, leggermente meno intense di una Yankee, ma le profumazione mi è sembrata più raffinata, più elegante se vogliamo. Inoltre sono made in Italy. 
Quindi, di nuovo, è questione di gusti secondo me. Sinceramente, dovessi far un regalo, opterei per una Millefiori, a meno che non sappiate che al destinatario piacciano proprio le Yankee.
Bolsius invece è stata abbastanza deludente, per lo meno per i due votivi che ho comprato. So che il loro range di prodotti è ampio, ma non riesco a reperire molti pezzi. Ho preso un'altra candela recentissimamente ma aspetto a sbilanciarmi. 
La qualità della cera sembra buona, tant'è che non emana cattivi odori quando la si spegne, però il livello di profumazione è davvero basso. Ok il costo è basso, ma nulla di più.


Qual è la miglior Yankee Candle?

Altra domanda da cento milioni di dollari; qual è la miglior Yankee, quale profuma di più, qual è la più buona, quale Yankee Candle persiste di più?
Rispondere a queste domande è praticamente impossibile, perché i profumi sono incredibilmente ed estremamente soggettivi, motivo per cui nessuno può dirvi quale candela sia meglio, e quale peggio,  per voi, perché ciò che piace a me può non piacere ad un altro. 
La stessa percezione degli odori varia, per cui è possibile che nei momenti della nostra vita un profumo ci piaccia, e poco dopo ci disgusti o finiamo addirittura per non avvertirlo. 
L'unica cosa è andare in negozio e annusarle, perché tendenzialmente il profumo da spente corrisponde al profumo che avvertirete da accese almeno per quanto riguarda il 90% delle tart che ho usato. 
Qui, qui, qui e qui trovate le mie recensioni, ma più che mai in questo caso sono impressioni personali che lascio soprattutto quando fiuto qualche sòla, e voi stessi me lo avete confermato concordando con me, ma soprattutto discordando. 

Spero che questo lungo post sia comprensibile e possa essere utile a chi vuol lanciarsi nel mondo delle fragranze per ambiente.
Se dovessi riassumere tutte queste parole vi direi di provarci e magari, come è stato per me, scoprirete una nuova passione.

A presto! 



venerdì 1 luglio 2016

#backtoseries chapter 10
Ultime puntate e poco più


Ciao a tutti!

Con la conclusione di un paio di serie tv, in particolar modo Trono di Spade e Penny Dreadful, ho voluto cogliere l'occasione per farmi una chiacchierata su queste ultime stagioni e sulle ultime puntate.
Ovviamente non è un riassunto di tutte le vicende, o non potrei rispondervi ai commenti, perché sarei rinchiuso alla neuro; sono piuttosto impressioni sull'andazzo generale.
Come sempre ricordo che seguo la programmazione americana per la maggior parte delle serie tv, quindi è possibile che incappiate un SPOILER. Per quanto cerchi di non darne, può succedere: state attenti. 

Le regole del delitto perfetto


le regole del delitto perfetto

- Seconda stagione -

Questa seconda stagione de Le regole del delitto perfetto non mi ha fatto impazzire.
Sicuramente le aspettative erano elevate e non posso dire che improvvisamente sia passato da top a fetecchia, ma non siamo molto lontani.
La struttura narrativa mi ha già stufato, tutto il bailame di flashback, dopo un po' mi mette solo che mal di testa.
È stato interessante scoprire qualcosa di sui protagonisti, specie su Wes e Annalise - chi non ha pensato fosse lei la madre di Wes?- , ma ad un certo punto il tutto si è tradotto in un accanimento per nulla terapeutico sui personaggi che giravano come criceti su una ruota in perenne movimento. 
Altre storie, come le vicende dei fratelli Hapstall sono stati tipo i surgelati: li tiri fuori ogni tanto quando ti serve qualcosa di diverso da cucinare.

le regole del delitto perfetto

Insomma parecchio deluso, ho fatto fatica a guardare le puntate; sono stati pochi i colpi di scena che mi hanno lasciato di stucco, e, capisco che sia il titolo della serie, ma questo continuo farla franca in ogni situazione è diventato poco poco ridicolo.
Il 22 settembre How To get Away With Murder torna con la terza stagione, ma nutro forti dubbi sul fatto che possa migliorare.

The Catch

the catch
- Prima stagione -

Sempre da Shondaland, The Catch invece mi è piaciuto. Iniziato in Italia a Maggio e in procinto di terminare, io l'ho visto verso la fine di Marzo seguendo appunto la programmazione americana.
La serie racconta la storia di Alice Vaughan proprietaria di una agenzia di investigazione privata e felicemente fidanzata con un tal Christopher. Non ci vorrà molto affinché Alice si accorga che il suo fidanzato non solo non è chi dice di essere, ma ha inscenato una storia d'amore per poi truffarla; Christopher infatti è un ladro professionista e si chiama Benjamin

the catch

Ovviamente Alice non si darà per vinta e cercherà in ogni modo di recuperare i propri soldi ed assicurare l'ormai ex fidanzato alla giustizia; ma non è mica facile quando di mezzo ci sono sentimenti forti. 
Diciamo che questo è il filone centrale, perché la narrazione si allarga e si intreccia con altri personaggi e altre vicende. 
È una serie tv a mio avviso molto piacevole da seguire, che scorre molto bene; ha ritmo, ironia, non si inceppa quasi mai e non mancano colpi di scena che effettivamente funzionano. Non è una serie che diventerà un cult, perché i tratti da telefilm al limite della pacchianeria all'americana non mancano (leggasi macchinoni extralusso, feste chic, e abiti eleganti), ma bravi attori e una durata di sole 10 puntate sono secondo me buoni motivi per darle un'opportunità e seguire The Catch.

Penny Dreadful



- Terza e ultima stagione -

E possiamo dire addio a Penny Dreadful che si chiude con la terza stagione e non verrà rinnovato. Una terza stagione che da un lato ha mantenuto alcuni degli aspetti positivi della serie: ottimi attori, bella ambientazione dark, i costumi, le scenografie ecc. Ma secondo me ci sono stati dei vuoti logici molto frequenti e tutta la storia mi è sembrata debole. Mi è parso che all'inizio gli autori abbiano dato strada a molti filoni narrativi, per poi eliminarli alla buona man mano che le puntate scorrevano e la fine si avvicinava. Filoni narrativi che, tra l'altro, allungavano noiosamente il brodoVedi ad esempio le vicende di Ethan Chandler che avrebbe dovuto conquistare diabolicamente questo mondo, inferi inclusi, e invece tempo un paio di puntate, se ne "dimentica" come si fa con lo yogurt in fondo al frigo. 

penny dreadful season finale

O la stessa Vanessa che è sensitiva a fasi alterne, tanto da non rendersi conto di ciulare con Dracula. O ancora, mentre tutta Londra era deserta a causa della nebbia pestilenziale che si era abbattuta sulla città, a casa di Dorian Grey un nutrito gruppo di prostitute se la magnavano e se la beveva.
Insomma tutta una serie di incongruenze che hanno reso questa stagione di Penny Dreadful un po' fiacca. 
Il finale, un po' a sorpresa, mi è parso un'onesta chiusa alla serie. Diciamo che mi è spiaciuto, ma quei problemi a cui vi accennavo, hanno reso il distacco più facile.


Trono di spade


- Sesta stagione - 

Mi fa strano parlare di "sesta stagione" per quanto riguarda Game of Thrones, visto che sembra iniziato ieri. Invece è di quelle serie tv che volano in un soffio e pare che non abbia vita lunga visto che ci sarà solo una settima stagione e forse un'ottava. 
Ma torniamo ad oggi. 
Sesta stagione: mi è piaciuta. Certo, Arya iniziava a rompere le scatole con questa storia del dio dei mille volti e la storia di essere "nessuno"; e anche le vicende di Daenerys sono poco consistenti e sembrano girare sempre sulla stessa struttura narrativa che si conclude con lei che dà fuoco a tutto. Noiosetta ma straziante la parte del giovane Bran Stark che cresce bene ma appunto ci ha messo un po' a muoversi. 
Ma questa volta le puntate sono state eterogenee, toccando tutti i protagonisti anche solo per poche scene e la stagione ci ha regalato finalmente qualche gioia: da Jon Snow redivivo che ritrova la sorella Sansa e finalmente sconfigge l'altro bastardo. E scopriamo che lui non è più un bastardo ma è un nobile a tutti gli effetti e pure mezzo Stark; a Daenerys che finalmente si è messa in marcia alla conquista del Continente Occidentale. 
E non posso non nominare Cersei Lannister una donna concreta che fa i fatti, e mantiene ciò che promette.

game of thrones I choose violence

Certo ci ha tolto la nostra amata Margaery Tyrell che stava per farla in barba a quell'altro gatto attaccato ai coglioni dell'alto Septon, ma almeno c'è qualcuno che porta avanti la baracca.
Adesso non ci resta che aspettare il 2017 per la settima stagione di Trono di spade con l'augurio che diluiscano meglio le vicende nel corso delle puntate e non soltanto in una sola puntata.

Ma veniamo alle serie ancora in onda, o ad un passo dalla fine.

Outlander

- Seconda stagione -

Outlander si trova appunto ad una puntata dalla fine della seconda stagione. Stagione che però si è dimostrata per me, al limite del disastroso.
Buoni gli attori, buoni i costumi (soprattutto nel periodo in Francia), la scenografia, gli effetti e tutto il cucuzzaro, ma la storia non mi è piaciuta.
Mi è parso che gli autori cercassero di rattoppare i buchi di una trama che non abbia granché da raccontare e che qui e lì si strappa lasciando i protagonisti spogli della loro storia.
E così son arrivati a far succedere di tutto e di più ai nostri Fraser, ma la carne al fuoco era ben poca e si procede placidamente.



Vedi la storia della gravidanza di Claire: seriamente, come pensava di portarla avanti correndo a destra e a manca appreso a suo marito?
O questo benedettissimo capitano Randall che se lo avessero ammazzato appena ne avevano l'occasione ci saremmo evitati una lunga sequela di fermo immagine sui volti dei personaggi non appena si incontrano.
Son curioso di vedere se nel finale di stagione ricongiungeranno la storia la flashfoward iniziale,  e soprattutto con che logica di fondo, ma non ho grandi aspettative.
Outlander è stato rinnovato per una terza e quarta stagione in cui, probabilmente, ci racconteranno le barzellette.  

Ci sarebbero poi Pretty Little Liars, che, terminata la sesta stagione, è stato subito aggiornato con una settima che già alla seconda puntata sa di vecchio, di già visto e soprattutto di monotono. Sono in procinto di abbandonarne la visione.
Ho iniziato da poco a seguire Billions e 22.11.1963, ma ovviamente sono alle prime puntate e aspetto per esprimermi. Posso dire che mi stanno prendendo moltissimo entrambe, al momento. 

E con questo per quanto riguarda le mie serie tv è tutto. 
Vi saluto, e ci leggiamo presto!







mercoledì 29 giugno 2016

|Beauty Cues Update|
Oli vegetali per il viso Aroma-Zone.

Buongiorno a tutti!

Mentre stavo scrivendo della mia skin care routine super poraccia con poco più di 10 euro, sono arrivato ad un punto per cui ho visto che si andava per le lunghe, per cui ho deciso di farne una postilla.
Volevo chiacchierare un po' riguardo agli oli naturali per il viso, e di tre in particolar modo.
La questione oli sul viso è un argomento abbastanza ampio con vari schieramenti di chi è pro e chi è contro peggio che per la Brexit, soprattutto per un fatto di comedogenicità, ovvero della possibilità che siano troppo occlusivi e causino impurità. E, diciamolo, non a tutti piace la sensazione di unto.
C'è chi ha proprio paura persino a sentirne parlare, e chi, invece, li venera più di Lady Gaga ai tempi di Bad Romance.
Secondo me la verità sta nel mezzo. Nel senso che di favole sugli oli vegetali ce ne raccontano molte, ma non tutti sono validi e non tutti conservano quelle proprietà cosmetiche a cui tanto aneliamo, soprattutto a causa dei processi di lavorazione. Quindi ci sono differenze da fare.
In rete se ne parla moltissimo e si trovano tantissime informazioni su siti specializzati che chiariscono molto meglio di quanto io saprei fare, per cui, come sempre vi parlo della mia esperienza.

In generale, fino ad ora mi son trovato sempre abbastanza bene con gli oli vegetali sia per il viso che per il corpo. Ricorderete ad esempio l'oil cleansing method che faccio nella pulizia del viso. Oppure l'olio di Fitocose per il corpo.
Prima ancora, sebbene non ne parlassi sul blog, avevo usato l'olio di jojoba de La Tradizione Erboristica Forsan come idratante viso e contorno occhi, e mi trovai benissimo.
Di base mi piace l'effetto che un olio dà alla pelle, ma sono una persona pigra e star lì a massaggiare o peggio aspettare un po' più a lungo che l'olio si assorba, non mi è sempre favorevole e finisco per non essere costante.
Però, da un po' di tempo aleggiava fra le mie sinapsi l'idea di ordinare qualche olio sul sito di Aroma-Zone, dove si trovano materie prime a basso costo per la produzione di cosmetici.


Ne avevo in mente un paio, in particolare l'olio di Cranberry e l'olio di Rosa mosqueta poi ne ho scelto un terzo, dopo averlo sentito nominare su Youtube da Annarosa (Allegra1952), ovvero l'olio di Tamanu.
La cosa bella di AromaZone è che, oltre a spiegare bene le proprietà dei vari prodotti, ha delle minitaglie da 10ml di quasi tutti gli oli vegetali che vende così da poterli provare senza investire un capitale e senza poi ritrovarvi con litri di olio buoni nemmeno per friggere le patatine, quindi mi sono lanciato su quelle. Tra l'altro con 10ml ci farete parecchio tempo, considerando che bastano davvero poche gocce. 


aromazone oli vegetali


Il mio intento era quello di creare un mix di oli da mettere in una boccetta con contagocce, ma prima ho preferito provarli singolarmente quantomeno per vedere eventuali reazioni.


L'olio di Cranberry (Vaccinium macrocarpon, 10ml, 2.50€)  ha un colore ambrato e un odore che sì, tende ad essere sempre un po' erboso, ma con delle note più fruttate. Avete presente l'odore che si sente quando si lavora il mosto d'uva? Ecco a me sembra un po' simile a quello. Sulla pelle si assorbe bene, non è un olio molto pesante, e lascia una sensazione abbastanza setosa. Sul sito di Aroma-Zone elencano queste proprietà

  • Il suo naturale rapporto 1:1 di omega-3 e omega-6 conferisce proprietà altamente idratanti e emollienti: rinforza la barriera cutanea.
  • ripara e rigenera la pelle secca, ristruttura e tonifica la pelle matura.
  • Anti-aging: per il suo alto livello di antiossidanti, l'olio di semi di mirtillo previene l'invecchiamento della pelle.
  • Lenitivo, calma l'irritazione e ammorbidisce la pelle sensibile o danneggiata.
  • Aiuta la pelle a combattere contro le aggressioni esterne, secchezza, e lo stress ossidativo.
L'olio di rosa mosqueta (Rosa rubiginosa 10ml, 1.90€) invece ha un colore giallino e come consistenza è simile all'olio di cranberry: non molto pesante. L'odore è bruttino, ma non persiste, come nessuno per questi oli quindi ti tappi il naso un attimo e vai avanti. Anche lui dà una bella sensazione setosa sulla pelle e non impiega molto ad assorbirsi. Le sue proprietà dovrebbero essere:

  • Potente cicatrizzante, migliora l'aspetto delle cicatrici profonde: molti studi dimostrano che dopo l'applicazione regolare di questo olio, quali che siano le cicatrici, la pelle ritrova una texture e una colorazione naturale.
  • Questa attività rigenerante intensa accoppiata alla ricchezza di antiossidanti attenua le rughe e riduce le rughe superficiali.
  • Grazie alla sua elevata attività antiossidante, l'olio di rosa canina blocca la progressione delle prime rughe, in particolare le rughe causate da foto-invecchiamento .
  • Rassodante, l'olio porta tono e nuovo aspetto alla pelle.
L'olio di Tamanu (Calophyllum inophyllum 10ml, 1.25€) ha un color verde oliva, mediamente denso, e un po' più pesante rispetto agli altri due. Anche l'odore è abbastanza particolare e pungente, ma non mi dà fastidio. Si assorbe abbastanza bene, ma mi pare richieda un pizzico in più di tempo. Le proprietà di questo olio vanta su Aroma-Zone.com sono:

  • Circolazione e fluidificazione (???), fornisce una buona protezione dei vasi sanguigni e favorisce il flusso di sangue.
  • Cicatrizzante, promuove la rigenerazione del tessuto cutaneo danneggiato e fornisce morbidezza e l'elasticità alla pelle.
  • Il suo attivo anti-infettivo rende l'olio di Callophyla un olio potente contro le infezioni della pelle.
  • Antinfiammatorio e analgesico mite, l'olio vegetale Callophyla allevia il dolore articolare, muscolare e dei nervi.
  • Esso ha un effetto protettivo significativo contro gli effetti nocivi del sole.
I primi due oli hanno funzioni simili, l'olio di tamanu invece sembrerebbe qualcosa di abbastanza potente. 
Vi dicevo, ho messo questi tre oli in un contenitore con contagocce ed è venuto un olietto color verde/ambrato

Quindi: detergo il viso, spruzzo l'acqua termale, applico la crema notte Cien Nature alla rosa, e stop. Quando sto per andare a letto, a meno che non abbia applicato qualcosa sopra le crema o comunque non senta il bisogno di rinfrescarmi, non rilavo il viso, ma semplicemente applico circa 4 o 5 gocce di questo olio, dopo aver spruzzato abbondante acqua termale, oppure mixandole ad un po' di gel di aloe. 
I primi tempi, per un bel po' l'ho applicato metodicamente ogni sera, manco fossi una suora col rosario. Poi, ho iniziato ad alternare una sera sì ed una no. 
Non perché non mi piacesse questo mix di oli, chiariamoci. Su di me si assorbono abbastanza bene e difficilmente mi son risvegliato col viso unto. Sia nel periodo un po' più fresco che adesso con questo caldo micidiale, quindi sia con una pelle un po' più secca, che più mista, ogni mattina mi risveglio e la pelle risulta morbida, distesa, liscia e compatta. 
Però vi devo dire che non ho visto risultati così eclatanti per quanto riguarda la rigenerazione della pelle
Non avendo problemi così palesi come appunto rughe, macchie, acne o in generale grosse problematiche, è anche vero che non posso notare grandi migliorie. Non ho avuto nemmeno qualche brufolo più evidente da tenere sotto osservazione come cavia dei mie esperimenti cosmetici.

Però, come forse saprete, dall'acne adolescenziale, mi porto dietro alcune piccole cicatrici che mi hanno spinto ad usare l'acido glicolico. Già con quel trattamento avevo avuto buoni risultati, ma non ho ripreso ad usare quella crema ancora una voluta per pure pigrizia.  
E, seppur conscio del fatto che un olio non può avere un effetto esfoliante e rigenerante di un acido, mi son voluto lanciare e vedere che sarebbe venuto fuori. 
Il risultato è su di me, una pelle luminosa, e piacevole sia al tatto che alla vista, ma non ho notato granché cambiamento sulle cicatrici e in quei punti in cui la texture della pelle è disomogenea. 
Non so se dipenda dalla qualità dell'olio, dal mix o semplicemente dalla mia pelle, ma non mi sento di dirvi che questi oli vegetali, e in particolare il tamanu, mi abbiano svoltato la pelle;
Forse l'accoppiata vincente per un effetto WOW sarebbe stata appunto una crema che contenendo acidi, esfoliasse da un lato, e questi oli che rigenerassero e stimolassero la pelle; ma a quel punto tanto vale usare usare solo il glicolico o chi per lui perché non sono così disgraziato.
Credo però che in futuro magari prenderei solo uno di questi tre oli come semplice trattamento emolliente e idratante ed elasticizzante.

Qual è la vostra posizione riguardo gli oli per il viso?


Un bacio, a presto!




giovedì 23 giugno 2016

Over60 Men - L'antologia LGBT per una buona causa

Pensate mai a come sarà il vostro futuro?
Mi riferisco soprattutto ai miei coetanei o poco più; e non parlo semplicemente di quello che faremo da "grandi", quali sono le nostre aspirazioni lavorative o le nostre scelte accademiche.
Mi chiedo se pensate a come sarà il vostro futuro fra molti anni, magari 30 o 40 anni.
Io non ci riesco; a fatica arrivo ad un me quasi quarantenne, dopo inizio ad avere capogiri. Non solo per la distanza ma probabilmente anche per le difficoltà che una determinata età anagrafica comunemente comporta.
E chissà se fra di voi c'è qualcuno che ha superato queste fasi della vita e che è più avanti nel suo percorso.
La chiamano terza età, che a me non piace molto come definizione, ma tant'è.
Oggi arrivare e superare i 60 anni, però, è decisamente più facile e anche meglio di un tempo; i "nuovi" sessantenni sono più attivi, hanno più voglia di fare e non possiamo negare che fanno bene così.
Tuttavia, specie nella comunità LGBT, gli over 60 si portano dietro un bagaglio di esperienze e stili di vita diversi rispetto a noi 20enni.
Il coming out ad esempio, oggi risulta probabilmente più facile, rispetto a parecchi anni fa quando l'omosessualità era un tabù o, peggio, considerata una malattia.
Ma anche il matrimonio o comunque una forma di unione giuridicamente rilevante, era impossibile se non fino a quest'anno (sebbene tuttora sia ancora praticamente impossibile). 
Il frutto di queste esperienze così diverse si sono ovviamente sedimentate negli anni, ed hanno spesso portato a storie diverse da quelle che probabilmente io e i miei coetanei potremo raccontare fra qualche tempo. 
Alcune di queste storie sono raccolte in un libro uscito il Maggio scorso, intitolato appunto Over 60  - Men. 


Quando la casa editrice Elmi's World mi ha contattato per farmi conoscere l'iniziativa e farmi leggere questa antologia, sono stato perplesso perché non sapevo come io, non ancora nemmeno 30enne, potessi capire e far mie le vicende di uomini così lontani dalla mio modo di vivere.
Certo, sono solito interfacciarmi con persone di età diversa dalla mia, ma pensavo che alla fine la lettura sarebbe stata distaccata e fine a se stessa. 
In realtà non è stato così. In questo Over 60 ho trovato spunti di riflessione avvicinabili anche a chi ha appunto ancora 20 anni, perché in fondo i dubbi, le paure ma anche la gioia si somigliano nonostante le differenze di età.

Over 60 è stata una lettura piacevole e scorrevole che, tramite la narrativa, ma anche la poesia e una sceneggiatura ci racconta tantissime vicende: da chi ha perso un amore giovanile perché non è stato in grado di affrontarne le difficoltà, a chi invece vorrebbe viverlo quell'amore, magari con un uomo più giovane, ma che non è ricambiato; da chi proprio a "causa" della terza età si trova in una casa di riposo o ad affrontare un nuovo stile di vita a seguito di un incidente; alle vicende di chi invece vive il proprio amore in tranquillità, con l'abitudine e la tenerezza che l'età sa regalare e tante altre situazioni che la vita ti mette davanti quando hai avuto modo di macinare esperienze, desideri, sogni.
Ogni racconto ha un taglio diverso, da quello più introspettivo e intimo, al taglio storiografico fino a quello più attuale e moderno. 
Over 60 a mio avviso non apre soltanto una finestra sul mondo omosessuale, sia esso del passato o del presente, visto che molte volte i personaggi delle storie hanno un orecchio rivolto agli echi del passato ma gli occhi che guardano al futuro; l'antologia dà proprio un focus su un momento della vita delicato che prima o poi tocca tutti.
Un momento in cui, probabilmente, si riscopre una fragilità giovanile che tendiamo a mettere da parte negli anni, ma che poi torna a bussare alla nostra porta. 
Quelle del libro sono storie comuni che riescono ad avvicinare il lettore ad una realtà altrettanto comune e che a volte è sottovalutata o messa in ombra.

Il progetto che c'è dietro a Over 60 nasce proprio per questo: aiutare chi, raggiunta la terza età, ha bisogno di una mano.
A Torino, dal 2014, è attivo lo Sportello Terza Età LGBT, dell’associazione LAMBDA Onlus – Amici della Fondazione Sandro Penna al fine di assistere o segnalare persone  omosessuali che hanno superato i 60 anni e che hanno bisogno di aiuto. È il primo in Italia, ed è nato appunto in una città come il capoluogo piemontese dove si contano più di 11 mila persone omosessuali over 65 anni, di cui, almeno la metà, vivono sole. 
In questo quadro si sentiva la necessità di agire, tanto che lo scorso Maggio è iniziato il secondo corso di formazioni per volontari, ma sono ovviamente necessari dei fondi.
Per questo i proventi raccolti dalla vendita di Over 60 - Men saranno devoluti allo sportello Lambda, e i tanti autori che si sono uniti a questo progetto hanno ceduto i propri diritti d'autore per questa causa.


Cliccate qui per maggiori informazioni sul libro 

LAMBDA Onlus – Amici della Fondazione Sandro Penna
tel: 011. 0361121
http://www.lambdatorino.it/



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