giovedì 16 maggio 2013

Harold e Maude (1971)

Erano secoli che C. ci tormentava con questo film e finalmente, ieri sera, siamo caduti nel trappolone e abbiamo visto Harold e Maude.
Harold è un giovanotto ricco e annoiato che, per sfuggire - ma al tempo stesso attirare - le attenzioni di una madre iperprotettiva, egoista e maniaca del controllo, ha l'hobby di inscenare il proprio suicidio, in maniera sempre diversa e truculenta.
Altro hobby è quello di prendere parte ai funerali di perfetti sconosciuti.
Proprio a uno di questi funerali incontrerà Maude, arzilla ed eccentrica nonnetta alla soglia degli 80 anni, con un passato da anarchica, che ha deciso di vivere i suoi ultimi giorni godendosi la vita e tutte le sfumature che questa riesce ad offrirle.
Fra i due nasce una forte amicizia che trasformerà una storia a quattro mani, in un assolo.
Maude, infatti, ruberà la scena per insegnare al giovane i piaceri della vita e del mondo, gli spiegherà le fasi evolutive e lo condurrà verso nuove esperienze, anche quella dell'amore.
Cercando di volare su una narrazione favolistica, il film pecca nella tematica che, anche se collocata nella sua epoca, risulta poco innovativa. Già Il Laureato, del 1967, per certi aspetti ci aveva regalato, con dinamiche e fini ovviamente diversi, il rapporto fra un giovane ed una donna matura.
Harold si dimostrerà una figura inutile all'economia del film. Un ragazzo incapace di imporsi se non con manifestazioni inutilmente provocatorie e fuoriluogo. Incapace di vivere, in un circolo continuo di inscenati finti suicidi che sottolineano il suo piglio da bizzarro sociopatico.
Sarà Maude a dare tridimensionalità al racconto. Un personaggio particolare ma vivo, ispirante per certi aspetti. Tuttavia la sua continua sottolineatura dell'ineluttabilità della vita e del suo circolo naturale non farà altro che annacquare il senso di un mistero e di un messaggio così grande. 

Contraddittoria con sé stessa, finirà per seguire la sua coerenza, caratteristica da lei stessa criticata negli uomini, decidendo di porre fine alla sua vita il giorno del suo ottantesimo compleanno. 
Contraddittoria con sé stessa nel porre fine ad una vita, lei che del vivere fino alla fine, ne ha fatto un motto.
Matura, ma non al punto tale da capire di stare illudendo un giovane acerbo e inesperto.
Personaggi irrisolti per una storia che non insegna nulla di nuovo.
Come si dice dalle mie parti, la vecchia aveva cento anni, ed ancora non aveva imparato.

Voto 5

domenica 12 maggio 2013

Non scordiamoci da dove siamo venuti.

C'è chi lo è stato, per poi esserlo ancora e ancora.
C'è chi è destinato ad esserlo dalla nascita, con un istinto più forte della propria stessa sopravvivenza.
C'è chi l'ha desiderato così forte da diventarlo.
E chi l'ha desiderato troppo da non riuscire ad esserlo.
C'è chi non ha potuto.
Chi ha voluto, e non lo è stato.
E chi non ha voluto, ma è stato costretto ad esserlo.
C'è un po' di mamma nel cuore di tutte le donne.
E non importa se alcuni di questi cuori sono corrotti.
Continueranno a battere nella memoria.
Auguri.



venerdì 10 maggio 2013

La Poraccitudine #13

Buongiorno!
Avrei voluto proseguire la pausa da La Poraccitudine vista l'overdose a cui vi ho sottoposti con Sanremo.
Ma lei è lì, pulsante come la vena sulla fronte di Marco Mengoni mentre canta.
Anche in playback. 
E il richiamo della rete e delle sue amenità è troppo forte per poter attendere.
Notizia abbastanza recente è quella di una nuova invenzione della Durex.
Il noto marchio, che voi vecchi volponi con una vita sessuale conoscerete meglio di me, ha avuto la brillante idea di creare degli indumenti che potessero aiutare le relazioni a distanza.
In pratica la Durex ha creato questa linea di biancheria intima, chiamata Durex Fundawear, che, collegata ad un' applicazione per smartphone, vibra in punti che dovrebbero essere erogeni.
E la stessa azienda ha immaginato il suo utilizzo così.
Lei, bella ragazza, probabilmente di ritorno da un safari in Congo, vista l'abbronzatura color legno di rovere, con i segni del costume che ti farebbero calare la libido anche se di nome fai Rocco e di cognome fai Siffredi, chiama lui tramite Skype.
Lui, bel tipo, palestratino, ma con la faccia da cretino e il baffetto da Dartagnan, le risponde come farebbe qualsiasi 16enne ormonoso che potrebbe far parte di una qualunque serie di Glee.
E con la passione di due arzilli nonnetti sposati da 60 anni e con la scusa che non si vedono dalla comunione del fratello di lei (ok, questo non è del tutto vero), i nostri fascinosi protagonisti impugnano il cellulare e iniziano a sfregare compulsivamente sullo schermo come se stessero giocando con il campione mondiale di Ruzzle.
Lei inizia a sbattersi nemmeno stesse pogando al concerto dei Van Halen.
Lui nulla. 
Calma piatta. 
Stesso encefalogramma di Alessandro Manzoni in data odierna.
Due mugolii a denti stretti e basta.
Ma loro se la ridono comunque, come se lui si fosse calato le braghe e il sottile baffetto non fosse altro che il presagio di una dote ben nascosta.
Ora, signori Durex, io capisco che volevate fare qualcosa di carino che potesse ricordare il tocco di due innamorati, specie per tutte le coppie che a distanza non possono avere attimi di intimità, ma non era meglio qualcosa di più semplice?
Bastava suggerire la centrifuga della lavatrice.
Ce l'abbiamo tutti, vibra da paura, e mentre fai le tue robe puoi anche caricarla così finisci e vai a stendere. 
E poi, se un giorno uno dei due non c'ha voglia di accoppiarsi virtualmente in web cam col rispettivo e lontano compagno può sempre dire
Scusami tesoro, ma ho impostato su lavaggio delicato.

domenica 5 maggio 2013

Cause now I pay the price....

Sai che devi andare avanti?
Devi voltare pagina. 

Sì, razionalmente lo so.
La mia mente capisce e condivide ogni singola parola.
Come se non ci avessi provato.
Come se fosse facile.
Come se fosse me.
Ma io non sono quello che va avanti, che volta pagina.
Dico ciò che penso e penso ciò che provo.
E ciò che provo viene da dentro.
E cambiare ciò che viene da dentro sarebbe come spostare il cuore al posto dello stomaco.
Innaturale.
Non importata come e perché. Non c'è un chi.
I giorni passano e la natura non mi ha dato una grande memoria.
Il problema è ció che vivi, non i sentimenti. Perchè ad un certo punto vai oltre il semplice sentire.
C'è una catena che ti lega a quel che è stato.
Una catena che in un indeterminato momento si aggancia e si salda.
E il tempo passa e la catena si allunga e continui a portarla nei giorni, cristallizzata da ciò che hai detto, stretta da ciò che senti.
Non sempre pesa, non sempre stringe.
Le migliori leghe metalliche non possono eguagliarla.
Ma resta una catena.
Magari un giorno un anello si allargherà e riuscirai ad agganciare un'altra catena.
Ma nel frattempo sai che dovrai portarla per sempre.
Non mi importa fino a che punto tutto questo possa essere considerato puerilmente masochista.
Forse sono troppo orgoglioso per farlo, o forse troppo testardo.
So solo che non sono io quello che è andato via.





Sometimes when i miss you

I put those records on 
Someone said you had your tattoo removed 
Saw you downtown singing the Boom 
It's time to face the music 
I longer amused

venerdì 3 maggio 2013

Ribadisco il mio no a Michaela Biancofiore

Buongiorno bella gente.
Proprio stamane ho letto delle dichiarazioni che mi hanno reso perplesso.
Gli ingranaggi del mio cervello stentavano a connettersi con quelle frasi.
Elucubrazioni di una mente contorta.
Poi ho capito che l'articolo doveva trattarsi di una bozza pubblicata per errore. 
Già, è così! 
Voglio crederci come un personaggio di Glee convinto di diventare una star.
Così mi son sentito in dovere, un dovere morale, in quanto cittadino italiano, di rivedere quelle parole e ripubblicarle.
Eccovele.

Purtroppo qualcuno nasce con una natura diversa, tra l’altro una natura che non ti fa avere una vita facile. Sono persone che considero al pari di me. Non c’è solo l’eterosessualità che oggi, purtroppo, è estremamente comune. Ribadisco il mio no a Michaela Biancofiore.
Capisco che si dovrebbe consentire un matrimonio tra un ‘uomo uomo’ e un ‘uomo che vuole sembrare Michaela Biancofiore’. 
Michaela Biancofiore è tendenzialmente contraria ai matrimoni gay perché resta profondamente berlusconiana. Detto questo, ho il massimo rispetto per tutte le forme di amore. Una volta incontrai Michaela Biancofiore. Era estate, lei per salutarmi prima della fine della legislatura voleva baciarmi, ma io reagii imbarazzata e schivai il bacio e le tesi la mano. Per un comune essere umano anche un approccio affettivo di Michaela Biancofiore crea imbarazzo. Ovviamente negli anni sono cambiata, ma allora reagii così. Mi è dispiaciuto per quella reazione, ma bisogna ammettere che, bene o male, alcune cose sono ancora un tabù in Italia: è stato un comportamento istintivo. Per un qualsiasi essere umano ricevere un abbraccio da parte di Michaela Biancofiore può risultare imbarazzante. 
Ora non ho cambiato idea.

Voglio appellarmi accoratamente a tutte le Michaela Biancofiore che mi stanno leggendo.
Per favore, quando rilasciate certe dichiarazioni, pensateci, altrimenti ci tocca scendere altrettanto in basso per rispondervi.
E risalire dal basso col tacco 12 non è mica roba da ridere.

martedì 30 aprile 2013

Biscotti al cioccolato senza farina

Buonasera, come state?
Essendo passata da poco l'ora del tè, ho pensato, tirando un calcione in quel posto alla dieta, di preparare dei biscotti.
Lo so che faccio sempre biscotti, ma presto anche una ricetta salata che adoro.
Lo so che non sono biscotti da ora del tè, ma noi grasse abbiamo bisogno di scuse banali per non porre limiti alla nostra voglia di cibo.
Ho rubato da qui la ricetta dei biscotti al cioccolato senza farina.
Sto migliorando con le foto!?
Farli è molto semplice e veloce, anche perchè in Sicilia ci sono 25 gradi e di stare ai fornelli proprio non ci va.
Vi mostro gli ingredienti.
  • 360 g di zucchero a velo
  • 70 g di cacao amaro
  • 1 pizzico di sale
  • 4 bianchi d’uovo 
  • 1/2 cucchiaino di estratto di vaniglia
  • 150 g circa di gocce di cioccolato
In una ciotola unite prima le parti solide, facendo attenzione a sbriciolare eventuali grumi.
Fatto?
Bene, ora unite i bianchi d'uovo.
Vi è caduto accidentalmente un tuorlo? Poco importa, è capitato anche a me. Accidentalmente ovviamente, mica perchè avevo letto male la ricetta.
Non sia mai.
Mischiate per bene il tutto con un cucchiaio di legno, ed infine aggiungete le gocce di cioccolato. Vi è venuto fuori un composto molliccio e colloso?
Perfetto.
Mettetelo in frigo per circa 10 minuti.
Nel frattempo accendete anche il forno a 180,°senza dar fuoco a casa.
Mentre aspettate, andate a far pipì e strappatevi due sopracciglia.
Dopo esservi lavati le mani, ma non devo dirvelo io, estraete dal frigo la ciotola, stendete sulla teglia la carta forno e con un cucchiaio cercate di comporre dei biscotti, prestando attenzione al fatto che l'impasto si allargherà.
Tenete in forno per circa 15 minuti.
Il risultato sarà una via di mezzo fra cookies, lingue di gatto e brownies.
Scofanatevi.

Some Tips
- Se avete casi di diabete nel vostro albero genealogico, diminuite le quantità di zucchero anche di 60gr. 
- Se l'impasto dovesse venirvi troppo liquido usate delle formine oppure create uno strato sottile di impasto su tutta la superficie della teglia; poi, con un coppapasta o con un coltello, taglierete a vostro piacimento. Io ho fatto così.
Le parti che avanzeranno potrete mangiarle di nascosto come bulimiche qualsiasi.
- Non mettete tutte le gocce di cioccolato subito. Potete aggiungerne una parte direttamente sulle forme che avrete creato prima di infornare. Un po' come si fa con i muffin. In questo modo eviterete che vadano tutte sul fondo.
- Non fate cuocere troppo altrimenti, una volta freddi, vi diventeranno dei crackers al cioccolato.

E con questo è tutto.
Fatemi sapere se li farete, se vi fanno venire l'acquolina o vi danno il voltastomaco.
Io vi saluto, spero di poter riprendere a scrivere con più frequenza perchè ho davvero tanti post in arretrato, e vi auguro buona serata.




venerdì 26 aprile 2013

Non c'è Amore che superi Fiducia

Scappó, furente e sanguinante, nella foresta. Sperava che la pioggia avrebbe fatto svanire l'odore del suo sangue.
Correva, correva all'impazzata.
Annaspando cercava di spezzare il fiato per fuggire ancora e ancora.
La foresta buia, con i suoi arbusti intrecciati, i suoi nascondigli, la sua oscurità ne avrebbe occultato la vista.
E continuava la sua corsa, incurante del fango, delle foglie, della pioggia, di quella ferita che, sfregando, bruciava come il sole estivo su un volto troppo pallido.
Il freddo non gli permetteva di abbandonare il tremore, la pioggia non era abbastanza per nascondere gli occhi lucidi. Ma non c'era tempo da perdere: bisognava fuggire.
Poi, ad un tratto, si fermò.
Guardó indietro e si rese conto di non sapere più dove si trovasse.
Quella foresta nera era diventata un labirinto.
Ma un dolore ben più profondo si fece strada fra lo sconforto.
Aveva capito che quel colpo era costato più di quanto credesse.
Impiegó un po' a capire che quel colpo aveva strappato di netto il cuore.
Così si aggrappó all'ultimo respiro rimastogli nei polmoni.
Ma ormai era troppo tardi per recuperarlo.
Troppo tardi per tornare indietro.
Troppo difficile provarci.
Si accartoció fra le radici di un albero e le foglie secche bagnate, si avvolse nel silenzio della foresta, e aspettò tremante le luci di un'alba che non avrebbe mai sfiorato.








e non c'è Fiducia che sopravviva al Silenzio.