Il gran finale di Lidia Poët e il dubbio futuro di Running Point. Conferme, ritorni e addii su Netflix!

Faccio un salto al mese passato da poco perché ad Aprile sono tornate su Netflix due serie tv che stavo già seguendo e che mi erano piaciute. Una si è conclusa definitivamente con quest'ultima stagione, l'altra invece potrebbe proseguire in modo antologico. Non tutto come sempre mi ha convinto, ed anzi diverse cose potevano andare meglio.


La legge di Lidia Poët
Terza stagione

Il 15 aprile è arrivata in streaming la terza e purtroppo ultima stagione de La legge di Lidia Poët, che si chiude con un capitolo maturo ma che forse poteva avere maggiore sviluppo.

Abbiamo conosciuto l'avvocata, interpretata da Matilda De Angelis, in tutte le sue sfaccettature: dalle difficoltà professionali nell'essere accettata nell'Ordine degli avvocati, passando per la sua burrascosa vita sentimentale. La combattiva Lidia è infatti sempre più vicina a Pierluigi Fourneau (Gianmarco SaurinoMaschile PluraleCall My Agent - Italia 3), che nel frattempo è diventato procuratore di Corte d'Assise, ma la situazione resta tutt'altro che stabile.

Jacopo (Eduardo Scarpetta, Storia della mia famiglia), torna infatti a Torino con una novità che in fondo non lascerà indifferente Lidia, mentre una vecchia conoscenza riemerge dal passato. Infatti la sua amica Grazia Fontana (Liliana Bottone), che in passato aveva aiutato Lidia a studiare, le chiede ospitalità per un paio di giorni, però il suo comportamento diventa presto sempre più ambiguo, fino a una svolta tragica che porterà il caso in tribunale.

Nel frattempo Lidia continua a seguire le indagini di altri crimini, cercando come sempre il supporto del fratello Enrico (Pier Luigi Pasino), il quale è diventato deputato e quindi ha un ruolo da rispettare.

Non ci sono insomma grandi novità in questa terza stagione de La Legge di Lidia Poët, che continua con la stessa struttura rodata, in cui linee narrative verticali ed orizzontali si innestano e si intrecciano costantemente. Come vi dicevo anche per la seconda stagione, ovviamente i casi che Lidia segue e cerca di risolvere non sono tutti interessanti allo stesso livello, ma non viene mai meno il patto che la serie ha fatto col pubblico, ovvero quello di intrattenere con un buon ritmo costante.

C'è sicuramente un cambio di tono rispetto al passato: forse proprio per mostrare una certa maturità e una crescita della protagonista, viene meno quell'accento più divertente, a volte sfacciato, che avevamo visto nei precedenti episodi. Si punta invece ad una maggiore serietà ed il focus è tutto sul peso dei ruoli.

Proprio quegli avanzamenti di carriera che vi accennavo sopra, hanno spinto i personaggi ad assumere posizioni che vanno a complicare la loro posizione. In questo senso Enrico ne è un esempio calzante: vorrebbe aiutare la sorella, crede nelle sue capacità, ma non può fare a meno anche di pensare alla sua carriera politica e al suo posto nella società.

Così La legge di Lidia Poët 3 diventa la stagione più smaccatamente femminista, quella in cui non ci si nasconde più dietro qualche battuta ma i protagonisti puntano direttamente il dito al patriarcato, specie quello delle istituzioni, guardando soprattutto ad oggi.

È quindi una terza stagione che funziona bene come le precedenti (se vi erano piaciute), che non si chiude con i fuochi d'artificio ma sa anche trovare qualche momento più emozionante e ben creato. Penso ad esempio a questa occhiata sul futuro di Lidia che nasconde molta tenerezza.

Hanno anche saputo migliorare quegli aspetti tecnici che proprio non sopportavo, come i dialoghi sempre bisbigliati, ma qualcosa poteva andare meglio.

Sono infatti troppe le parentesi legate al passato di Lidia che secondo me potevano essere sfruttate, ad esempio, per aggiungere un paio di episodi extra a questa ultima stagione. Mi riferisco in particolare al suo rapporto col padre e al periodo degli studi.
In generale pensavo che una quarta stagione poteva essere fattibile, ma è sempre meglio sapere quando fermarsi e La legge di Lidia Poët ha trovato il momento più giusto: quello di maggior successo.



Running Point 
Seconda stagione

Sarò più breve per quanto riguarda la seconda stagione di Running Point, arrivata su Netflix il 23 Aprile e che in fondo non si discosta troppo dalla prima dell'anno scorso

Isla Gordon (Kate Hudson) sta via via consolidando il suo ruolo da presidente dei Los Angeles Waves, ma il ritorno anticipato dalla riabilitazione di suo fratello Cam (Justin Theroux, Il diavolo veste Prada 2) mina la sua posizione. Inizia infatti una guerra sotterranea che lentamente scombussolerà un po' di cose. 
Non mancano poi i problemi più direttamente legati alla squadra, fra la situazione finanziaria sempre barcollante, e l'arrivo di un nuovo allenatore, Norm Stinson (Ray Romano, No Good Deed), che entrerà subito in scontro con i giocatori.

Sul piano personale però le cose non vanno meglio per Isla che si troverà ad affrontare sia alcuni scontri con sua migliore amica e collaboratrice Ali (Brenda Song, The Last Showgirl), che con il suo fidanzato Lev (Max Greenfield, A Man on the Inside).

Al netto di questi nuovi sviluppi narrativi, comunque le dinamiche di Running Point 2 non sono appunto così diverse. Ovviamente ci sono anche piccole evoluzioni nei personaggi: Isla ad esempio non ha più le perplessità di prima ma si muove in modo più strategico e convinto per il bene del suo business. Poi ci sono personaggi nuovi, come quello di Ray Romano che contribuiscono a creare ulteriori snodi più o meno divertenti. Così i 10 episodi, come per la prima stagione, si guardano in fretta, fanno sorridere dove serve e tengono compagnia.

Running Point infatti è una commedia che ha quasi l'aspetto di una sitcom, perché è svelta, ha dei dialoghi brillanti che guardano a vicende e personaggi contemporanei, e le storyline sono spesso verticali, concludendosi nell'arco di un episodio. Il prezzo di questo intrattenimento leggero è che è tutto molto veloce, così anche quelle parti più importanti, come ad esempio il rapporto fra Isla e Lev, vengono risolte quasi come se non avessero lo spessore che ci si aspetta.


Anche l'approccio narrativo, che prevede la tensione, lo scontro e la riappacificazione, è rimasto invariato, e questo può essere un pro da una parte, ma un contro nel lungo periodo. Un altro aspetto che può magari fare storcere il naso a qualcuno è che in questa seconda stagione si vede ancora meno basket e più dinamiche da ufficio, anche se per me non è stato un grosso problema.

Quindi da un lato se cercate una serie tv che non impegni e che sia quasi rassicurante nella sua semplicità, allora Running Point merita anche in questa seconda stagione; se invece cercavate qualcosa di un po' più originale, un po' più approfondito allora non farà per voi nemmeno questa volta.
Leggevo che anche Running Point 2, un po' come Beef, ha subito un calo importante delle view senza però particolari motivi, come ad esempio una lunga attesa per la nuova stagione. Questa notizia diciamo che fa riflettere sul futuro della serie ma non ci sono ancora conferme su rinnovi o cancellazioni, quindi in caso vi aggiornerò.

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