Gennaio ha suo malgrado il compito di chiudere le parentesi lasciate aperte a Dicembre, e quindi più e più volte mi sentirete parlare nel corso del mese di serie tv iniziate alla fine dello scorso anno ma che per una serie di motivi non ho potuto concludere e parlarne prima. Oltre a Stranger Things 5 ad esempio ho terminato altre serie tv Netflix che sono state disponibili dagli ultimi mesi del 2025.
Emily in Paris
Quinta stagione
Dopo una quarta stagione che non mi aveva proprio entusiasmato (qui le mie lamentele), Emily in Paris è tornata con nuovi episodi proprio il 18 dicembre dello scorso anno. La stagione più italiana visto che continuano le avventure di Emily (Lily Collins) a Roma, sempre più impegnata con la famiglia e l'impresa dei Muratori, e soprattutto con Marcello (Eugenio Franceschini). Fra i due infatti le cose si fanno sempre più serie, tanto che il giovane imprenditore decide di presentare la nuova fidanzata alla famiglia. Sembra che così si apra una nuova fase lavorativa e privata per la nostra magnifica Emily, ma sappiamo che i disastri sono sempre dietro l'angolo in ogni campo.
Anche gli amici più vicini infatti tirano un brutto colpo alla protagonista: Mindy (Ashley Park) si ritroverà suo malgrado sempre più vicina ad Alfie (Lucien Laviscount) ma coma può nascere qualcosa fra i due visti i trascorsi con Emily?
È ormai un appuntamento fisso che non possiamo perdere quello con Emily in Paris, e, visto il rinnovo per la sesta stagione e l'ottimo posizionamento nella classifica di Netflix, credo che ne sentiremo parlare ancora per molto.
Credo che ormai un po' tutti conosciamo i pregi e i difetti della serie di Darren Star e pontificare su questo o quell'aspetto risulta ormai inutile ed artificioso. D'altronde Emily in Paris è una fiaba scacciapensieri che segui anche quando hai scollegato completamente le sinapsi e alla fine svolge completamente il suo ruolo.
Devo poi ammettere che questa quinta stagione mi è piaciuta anche più della quarta: la parentesi romana prima e veneziana dopo riesce a portare qualche novità, qualche nuovo personaggio che riesce ad oliare un ingranaggio ormai un po' datato nel mondo seriale.
Le avventure di Emily, fra lavorativo e privato, riescono a trovare un nuovo equilibrio che comunque, sempre nell'ottica di come ci ha abituati la serie, funziona, intrattiene e diverte.
Ho apprezzato poi che si siano resi conto che dividere in più parti una serie tv come Emily in Paris non aveva alcun senso né apportava qualche miglioramento alla narrazione.
Tocca ovviamente farsi andare bene parecchi cliché e questo continuo storpiare i nomi dei brand italiani, seppur non abbia più molto senso visti i grandi marchi come L'Oréal e Intimissimi che hanno chiaramente sponsorizzato Emily in Paris 5.
L'aspetto che più mi è forse pesato in questa stagione è la mancanza di crescita di alcuni personaggi. A sorprendermi è stata Sylvie (Philippine Leroy-Beaulieu), che continua ad avere costanti evoluzioni, momenti di crescita e occasioni per mostrarsi in più vesti con gli altri personaggi. Ma tutti intorno a lei restano fossilizzati in ruoli che hanno consumato da tempo il loro range di azione.
Mi ha lasciato perplesso invece Emily: l'aggancio con la vita di Marcello ha dato infatti l'occasione per scavare un po' di più sul suo passato, sulla sua famiglia, trovare una nuova dimensione della sua personalità. Invece la serie si lascia sfuggire l'opportunità, preferendo la deriva romantica. Anche su questo versante però Emily in Paris (o in Rome, o in Venice) non è sempre appagante, sciogliendo alcune dinamiche (che non vi dico se no faccio spoiler) nel giro di poco.
Spero, ma senza troppe aspettative, che questi approfondimenti possano arrivare con la sesta stagione, ma l'augurio più grande è che facciano tesoro di questa ritrovata linfa per non fare dei passi indietro.
A Man on The Inside
Seconda stagione
Tuttavia le indagini di Charles, sempre complesse, saranno ulteriormente "disturbate" da una nuova fiamma, ovvero Mona (Mary Steenburgen, moglie nella vita reale di Danson), professoressa di musica al college ma anche una donna piena di iniziative. Riuscirà anche questa volta Charles nella sua missione sotto copertura?
La prima stagione di A man on the inside per me era sfiziosa, divertente, leggera ma con un suo spessore. Forse un po' derivativa come serie tv, ma comunque in grado di intrattenere toccando più o meno velatamente tematiche interessanti e sensibili. Tutto scorreva bene, la cornice era divertente, mentre regia, interpreti, scenografie, funzionavano alla perfezione.
La seconda stagione per me invece ha dato un netto peggioramento alla serie tv. Aver creato una nuova storia, con una nuova ambientazione mi sembrava una scelta sicuramente coerente per continuare senza azzopparsi. L'abbiamo visto con Only Murders in the Building: stare chiusi in un'unica location finisce per rendere la storia inverosimile. Questa seconda stagione di A man on the inside però secondo me non ha saputo trovare una narrazione altrettanto forte, ma soprattutto non è stata gestita bene. Il giallo da risolvere viene messo spesso in secondo piano e non è così accattivante, e ci si concentra molto sulle dinamiche fra i protagonisti, sulle loro vicende personali anche passate, che però non ho trovato così interessanti.
La mancanza più grossa però di A man on the inside 2 è quella di una poetica, di un messaggio, di una tematica che rendesse la serie qualcosa di più che una comedy poco ispirata e poco divertente. Diciamo che è stato quasi noioso seguire questa stagione, sono mancati quei momenti teneri, profondi, visto che un personaggio maturo come Charles si presta anche a riflessioni più ampie.
Ancora non c'è una conferma di una terza stagione di A Man on the inside ma ammetto che la voglia di proseguire dopo questi ultimi episodi è piuttosto latitante.
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