Ho visto Cime Tempestose di Emerald Fennell ed è peggio di quanto pensassi

Prendi un romanzo famoso di circa 180 anni, fallo rielaborare da una delle registe e sceneggiatrici più in voga della nuova generazione, metti come interpreti due degli attori che più stanno diventando riconoscibili e amati nel panorama hollywoodiano attuale, spingi con una campagna marketing largamente anticipata e il risultato dovrebbe essere una bomba di film. Ed invece cosa è andato storto nel nuovo "Cime Tempestose" di Emerald Fennell?



Titolo originale: Wuthering Heights
Genere: drammatico, sentimentale
Durata: 130 minuti
Regia: Emerald Fennell
Uscita in Italia: 12 Febbraio 2026 (cinema)
Paese di produzione: USA, Regno Unito


È stata una parabola strana quella di Fennell come regista: prima Una donna promettente, ottimo, intenso e ben riuscito da inizio a fine, passando per Saltburn, che andava bene giusto per chi non ha mai visto un film ed ha bisogno di qualche scena friccicarella per restare a seguire un film. Poi è arrivata a Cime Tempestose e subito si è detto che ne avrebbe fatto un'opera sua, giustamente. Il romanzo di Emily Brontë infatti si muoveva fra due generazioni di protagonisti, cosa impossibile da fare in un film che non vuole e non può durare quanto una serie tv. Ma è anche giusto che i classici vengano rimaneggiati, dandogli nuova linfa.

Il Wuthering Heights di Emerald Fennell si concentra soprattutto sul rapporto fra Catherine Earnshaw (Margot Robbie) e Heathcliff (Jacob Elordi): lei infatti è figlia di Mr Earnshaw (Martin Clunes), un uomo ruvido, volubile, che verrà risucchiato dai vizi dell'alcol e del gioco tanto da spingere Catherine a cercare di riparare allo sconcertante baratro in cui cadranno; lui invece è un trovatello che proprio il signor Earnshaw salverà dalla povertà assoluta.

Così Cathy e Heathcliff cresceranno insieme e fra i due, lentamente, si creerà un rapporto complesso e tormentato, ma soprattutto impossibile da vivere a pieno alla luce del giorno. 

Fennell quindi prende essenzialmente quello che ritiene più appagante della storia originale, e probabilmente quello che pensava potesse avere più appeal sul pubblico contemporaneo, per farne un racconto diverso. Il tema di questo Cime Tempestose è in sintesi una ossessione amorosa totalizzante, che tiene in preda gli animi e i corpi dei protagonisti, senza possibilità di andare avanti, evolvere o guarire. 

Una forza che li consumerà anche carnalmente, viste le scene a sfondo erotico più o meno esplicite o che simboleggiano in qualche modo liquidi o parti corporee. Non è un caso insomma se sulla locandina Emerald Fennell ha pensato bene di mettere il titolo fra virgolette, proprio a voler dire che questa era una sua citazione, interpretazione e visione. E dopo aver visto il film forse era meglio se teneva tutte queste idee per sé.
Metto le mani avanti dicendo che, per quanto sia bello scoprire nuove storie inedite, sono totalmente a favore dei rifacimenti, dei remake, delle riproposizioni, anche dei classici, e penso sempre che se una nuova versione non ti piace, puoi sempre rivedere o leggerti l'originale e goderne come sempre.

Il problema però di questo Cime Tempestose è la totale assenza di una profondità ed emotività che consentisse a noi pubblico di restare davvero impressionati e colpiti da questa storia. È qui secondo me che il film, un po' come Saltburn fallisce: Emerald Fennell cerca in tutti i modi di creare un effetto shock, di creare qualcosa di conturbante, sensuale, ma tutto alla fine diventa davvero poco coinvolgente. 

È infatti tutto molto piatto: dalla costruzione psicologica dei personaggi, ai dialoghi, passando per quelle scene pruriginose che fanno involontariamente ridere per come sono impostate ed interpretate. 
Il difetto più grande di Cime Tempestose è il cast? Secondo me no, perché ognuno cerca di fare quel che può con quel che gli è stato offerto da sceneggiatura e regia, ma forse si poteva fare di più.
Personalmente ad esempio non mi ha turbato la scelta di Margot Robbie, che è più grande di qualche anno rispetto a Jacob Elordi, ma è proprio quest'ultimo a convincere meno. Spogliato infatti dal discorso legato alla sua carnagione, che a cascata poteva dargli maggiori appigli per un approfondimento psicologico, il suo Heathcliff ha solo gli aspetti negativi del personaggio, senza il supporto di un contesto narrativo più approfondito.


Qui Elordi sembra un po' incanalare quella espressività che stava bene per Frankenstein meno per un giovane dai modi grezzi. 
Tocca poi sottolineare che Heathcliff da bambino è interpretato da Owen Cooper, che si è fatto conoscere con Adolescence ma che, pur essendo giovanissimo, ha un talento interpretativo molto più interessante di Jacob Elordi. L'impressione è quasi di avere a che fare con due personaggi differenti e non con lo stesso che cresce.
Non fraintendetemi però, anche la capricciosità di Catherine è spesso vuota, poco strutturata, più una reazione infantile che mossa da una istintività alla ricerca di una sua libertà.

Di conseguenza tutto ciò che intercorre fra loro, per buona parte del film secondo me non suscita quel trasporto perché è tutto molto semplificato e limato. E si vede molto la spinta del marketing nella scelta degli attori perché fra i due interpreti principali non c'è alchimia.
La conseguenza di tutto ciò è che le motivazioni di Catherine e Heathcliff sembrano guidate più da una lussuria superficiale che da legame emotivo profondo. E quelle scene di sesso, che dovrebbero essere sensuali, a me hanno fatto proprio ridere per come erano interpretate e non credo fosse sempre voluto. 

È qui secondo me che saltano fuori i paragoni fra il Cime Tempestose di Fennell e i romanzi Harmony: non è per denigrare pregiudizievolmente un'opera che nel bene o nel male ha avuto successo perché risponde alle esigenze di un pubblico appassionato, ma perché questa versione di Wuthering Heights sembra un romanzetto di serie b che cerca goffamente di smuovere istinti bassi.

Il risultato è che quando si arriva al momento più doloroso, più drammatico e che dovrebbe essere di massimo pathos, ci si ritrova con ben poco a cui attaccarsi per poter provare quella commozione ricercata. E sì, il dente d'oro da tamarro non aiuta molto. 

Lo stile creativo ed estetico di Emerald Fennell è sempre molto gradevole, è curato, la sua regia è matura e ricercata, così come i colori rendono il film esteticamente appagante. Dal punto di vista visivo secondo me Cime Tempestose ha tutto quello che ci si aspetta, in linea con le atmosfere oniriche di un romanzo gotico di fine ottocento. Interessante anche la colonna sonora, seppur a volte sembri buttata a caso, specie in alcuni pezzi contemporanei. 
Purtroppo la voglia di essere provocativo ha sopraffatto il sentimento, la patinatura ha ricoperto le sfumature e questo Cime Tempestose resta al di sotto di già basse aspettative. 

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