Il 15 Marzo 2026 verranno consegnati i premi Oscar di quest'anno, e noi appassionati di cinema ci stiamo via via appropinquando a recuperare i titoli nominati alle varie categorie, o almeno una parte di essi. Io in questo senso sono un po' indietro: ho già visto Frankenstein, che si è beccato ben nove candidature, mentre mi aspettavo che Wicked: For Good ricevesse qualche nomination come l'anno scorso, mentre è stato completamente snobbato.
Man mano però che stanno arrivando gli altri film candidati, vorrei chiacchierarne con voi.
Bugonia (2025)
Genere: Commedia, Fantascienza, Thriller Durata: 120 minuti Regia: Yorgos Lanthimos Uscita in Italia: 23 Ottobre 2025 (cinema)/ Noleggio Paese di produzione: USA, Corea del Sud, Irlanda, Canada, Regno Unito |
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Dopo il successo di Povere Creature!, Yorgos Lanthimos è tornato con quello che è a tutti gli effetti un remake di un film coreano del 2003 ma che calza bene ai tempi bui che stiamo vivendo più di recente.
Teddy Gatz (Jesse Plemons, Zero Day) fa l'apicoltore insieme al cugino Don, ma la sua vita è dedicata ad altro: è un convinto e fervente sostenitore di teorie complottiste. Quella che lo vede coinvolto maggiormente riguarda Michelle Fuller (Emma Stone, Eddington), CEO della multinazionale per cui lavora lo stesso Teddy, accusandola di essere un'aliena proveniente da Andromeda. Convinto che possa contattare i suoi simili affinché lascino in pace la terra e gli umani, e diano la possibilità alle api di ripopolarsi, l'apicoltore rapisce Michelle, ma fra loro inizierà una sorta di tesa partita a scacchi. Fra confronti più o meno accesi e scontri sempre più violenti, presto verrà a galla la vera motivazione che spinge Teddy ovvero la ricerca della verità per la malattia della madre Sandy (Alicia Silverstone, Buon Natal-ex).
Bugonia mi ha forse convinto un pelo meno rispetto a Povere creature! ed è come se ne abbia capito la logica solo a metà. I primi due atti del film sono sicuramente tesi, densi e convincenti, perché se la storia non ha comunque uno sviluppo particolarmente complesso, sono regia, interpretazioni e dialoghi a reggere il tutto.
Il personaggio di Teddy, oltre ad essere ben caratterizzato da Jesse Plemons, è centrale e interessante: lui è un uomo solo, lo vediamo nel modo in cui vive, staccato dal resto della comunità, e basa la sua conoscenza del mondo attraverso tutto ciò che passa sui social, specie appunto le teorie complottiste.
Ma alla base delle sue azioni non c'è solo la solitudine ma anche un trauma, la perdita della madre che lo ha in qualche modo spinto a cercare delle risposte.
È curioso anche il suo rapporto con Don, perché se da un lato critica il sistema manipolatorio delle istituzioni e dei "poteri forti", dall'altro ha creato col cugino proprio lo stesso tipo di dinamiche di controllo e potere.
Emma Stone dall'altro lato interpreta una Michelle ambigua, che riesce a mantenere una calma e un controllo anche quando un altro avrebbe dato di matto.
Dicevo, quindi, che Bugonia sa intrattenere grazie ad un cast calzante e alla capacità di mantenere una tensione costante anche in quei momenti che risultano più o meno volutamente ironici.
In realtà il tema di fondo è chiaro e tutt'altro che ironico: ne esce fuori infatti uno spaccato umano che si sta distruggendo da solo, in contrasto invece con il mondo operoso, preciso e pulsante delle api che invece stanno svanendo per agenti esterni.
Il gioco di Yorgos Lanthimos però, che riesce a farci mettere in dubbio se Michelle sia davvero una aliena oppure no, si contraddice in qualche modo sul finale (che non vi svelo). Un terzo atto che non solo arriva con meno sorpresa di quanto vorrebbe, visto che lungo le due ore e passa di film lo spettatore è riuscito a fare tutte le possibili ipotesi, ma esternalizza ad un certo punto la responsabilità umana.
È qui che secondo me, forse nel voler creare un colpo di scena particolare che stravolge le carte, Bugonia perde un po' di quella sua coerenza interna che avevo notato. La parte finale non rovina il film, ma mi ha lasciato più perplessità che coinvolgimento, e sono convinto che possa far storcere più di qualche naso.
Visto poi nel suo insieme, non porta nulla di nuovo da un punto di vista delle tematiche, e posso immaginare che qualcuno abbia trovato Bugonia forse sopravvalutato o meno interessante di quanto si aspettasse, specie in relazione alla durata abbondante.
In sintesi per me è un film di livello ma che non credo rivedrei.
Marty Supreme (2025)
Genere: Drammatico Durata: 149 minuti Regia: Joshua Safdie Uscita in Italia: 22 Gennaio 2026 (cinema)/ Noleggio Paese di produzione: USA, Finlandia |
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Marty Mauser (Timothée Chalamet, Wonka) lavora in un negozio di scarpe ma è uno scavezzacollo nel vero senso della parola: è sfacciato, irriverente, non ha limiti se non la sua personalissima morale, è furbo, ha una grandissima stima di sé e delle sue capacità, e cerca sempre di cadere in piedi. Ma Marty ha il sogno di diventare un grande giocatore di ping pong e farà di tutto pur di perseguire questo suo desiderio, anche manipolare le persone o mettersi in ridicolo.
Siamo negli anni '50 in America, e tutto sembra possibile, anche raggiungere i sogni più difficili e Marty vuole prendere la vita a morsi, con ben pochi scrupoli anche nei confronti degli amici o di persone al di sopra di lui.
Marty Supreme è a tutti gli effetti il viaggio di un anti-eroe, un uomo che attraverso mille peripezie farà di tutto per realizzare le sue ambizioni, anche quando verrà umiliato e riportato alla sua condizione sociale "subordinata". Questo ci viene raccontato attraverso una mega avventura densa di azione: non ci si ferma mai troppo nel film di Josh Safdie che, ispirandosi al vero giocatore di ping pong Marty Reisman, crea un personaggio altrettanto frenetico verso cui è difficile parteggiare, ma che in fondo è parte di una società altrettanto poco sana.
Da un lato ad esempio c'è Kay Stone (Gwyneth Paltrow), attrice teatrale con una carriera in discesa e moglie di un ricco imprenditore, che capirà molto bene le mire di Marty, forse quasi meglio di lui stesso, eppure si lascerà sedurre da quel giovane uomo sbruffone che alla fine penserà solo ai suoi gioielli. Dall'altro lato c'è un'altra figura femminile, Rachel (Odessa A'zion) che per quanto sembri una pedina in uno scacchiere più ampio, dovrà darsi da fare per restare a galla.
Come dicevo Marty Supreme è una avventurona che poco centra col ping pong, o meglio lo sport qui sembra quasi uno specchio della perseveranza del protagonista. Ma non lo dico in senso dispregiativo: la regia è frenetica, la messa in scena e la ricostruzione storica sono curate, e c'è sempre qualche inconveniente che il nostro protagonista dovrà affrontare. Qui Chalamet secondo me è ancora più calzante che in altri film in cui l'ho visto, perché ha quella faccia da schiaffi che ti aspetti da un personaggio del genere. Peccato invece che altri attori abbiano ruoli marginali, come Fran Drescher che si riduce a qualche battuta e due occhiatacce.
Ma anche Marty Supreme mi ha lasciato più di qualche dubbio. Una volta arrivato alla fine del film, oltre ad una certa stanchezza per gli eccessi di capitomboli e minutaggio che ho dovuto sopportare, mi sono chiesto che cosa mi restasse di questa storie e quale sia il punto di tutto quello a cui si è assistito.
Il film di Safdie in fondo vuole smontare il tipico sogno americano e lo fa in modo tutto sommato irriverente e poco conciliante, ma che poco o niente di nuovo lascia al cinema in generale.
Inoltre come dicevo, Mauser non è proprio quel personaggio amabile a cui vuoi appassionarti, per cui è facile il distacco emotivo dal film.
Ma anche il finale, pure in questo caso, mi sembra che forse contraddica o almeno cerchi di addolcire in modo poco credibile tutto quello che abbiamo visto fino a quel momento, dando a quel personaggio quasi caustico una frenata, che comunque non riesce a cambiare l'opinione che abbiamo di lui.
Anche Safdie credo abbia creato una buona cinematografia, ma non è riuscito a lasciarmi qualcosa che valesse la pena portare con me. Sono dell'idea però che Marty Supreme porterà a casa più di qualche premio Oscar, anche solo per ripagare la fitta campagna marketing che ha circondato il film.
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