Che disastro queste serie tv di Ryan Murphy

Ogni volta che viene pubblicata una serie tv di Ryan Murphy, questa schizza rapidamente in vetta alle classifiche fra le più viste del periodo. Io e lui però non andiamo più d'accordo da tempo (anche se lui non sa che io esisto giustamente e non gliene fregherà molto di ciò che ho da dire), e nel tempo mi ha solo deluso.
Tutto è iniziato con American Horror Story, che dopo alcune prime stagioni intriganti, più o meno riuscite, mi ha sfiancato a suon di trame ripetitive e attori sempre uguali. Sono arrivato al settimo capitolo praticamente sui gomiti, e lì ho deciso di abbandonare la nave, nonostante la serie abbia proliferato fino ad una futura tredicesima stagione. Ad oggi, non pago, Ryan Murphy ha deciso di creare anche lo spin off American Horror Stories, che preferirei una maratona di Chi L'ha Visto piuttosto che recuperarla. 


Non ho retto più di una stagione di Scream Queens, ed essendo stata cancellata al secondo rinnovo mi rincuora sapere di non essere stato il solo a non sopportarla. I santi in paradiso però del regista americano pare lo abbiano aiutato ad ottenere una possibile terza stagione che sembra essere in lavorazione. Per me è pura follia spendere denaro per una serie tanto demenziale quanto inutile. 

Poi sono arrivate le traballanti American Crime Story, di cui ho visto solo L'assassinio di Gianni Versace e Impeachment che mi sono sembrate poco centrate, e The Politician, di cui ho apprezzato davvero solo una stagione su due.

In questa parte delle filmografia di Murphy spicca Feud: Bette e Joan, che ho trovato ottima, ma che dal 2018 è rimasta ferma ad una sola stagione nonostante l'intento antologico. Potrebbe uscirne una seconda nel 2023, ma chi può dirlo.
Inutili mi sono sembrate anche Hollywood e Halston, due miniserie che si sono rivelate alla fine dimenticabili e al di sotto delle mie aspettative.

Ho fatto un po' di cronistoria per spiegare che ho già preso a piene mani dalle produzioni di Murphy, ho sopportato il suo trasformare le serie tv in prosopopee infinite e la fissazione nel ficcare ovunque sempre lo stesso cast, ma sono state altre due più recenti serie tv del regista americano a farmi dire basta.

Ho infatti visto Dahmer - Mostro: la storia di Jeffrey Dahmer, composta da 10 episodi e disponibile su Netflix dal 21 settembre di quest'anno, che ha avuto un impatto molto forte e trasversale.

Fra gli anni '70 e '90 a Milwaukee sono stati consumati degli efferati omicidi ad opera di un ragazzo di nome Jeffree Dahmer. Jeffrey era omosessuale, seduceva giovani ragazzi nei locali gay che frequentava, e, dopo averli drogati, li smembrava e si cibava dei corpi delle vittime.
Un caso che shoccò l'opinione pubblica ovviamente, che ebbe un'eco anche da noi in Italia, e che travolse la vita di tante famiglie, soprattutto per l'incredibile non curanza e razzismo che le forze dell'ordine applicavano ogni qualvolta venivano segnalate stranezze o problemi riguardo al ragazzo.
Dahmer - Mostro: la storia di Jeffrey Dahmer non si focalizza solo sulla parte più cruda e spietata della vita del serial killer, ma cerca di aggiungere una prospettiva completa, dall'infanzia con due genitori forse non all'altezza, fino alla adolescenza e all'età adulta quando esplodono tutte le sue devianze psicologiche che lo resero un mostro. 

I risultati raccolti da questa serie di Murphy sono stati, come anticipavo, variegati: da un lato sono state mosse tante polemiche soprattutto dai familiari delle vittime, dall'altro c'è stata gente che addirittura ha empatizzato con Dahmer dopo la visione. 
Slegando la serie dal caso di cronaca, su cui credo tutti coloro che sono sani di mente possono solo che provare rabbia, angoscia, inquietudine e tanta tristezza, e tutt'altro che empatia, purtroppo ancora una volta mi sono trovato in una sòla targata Ryan Murphy.
Mostro: la storia di Jeffrey Dahmer ha una buona realizzazione, racconta le vicende in maniera secondo me efficace, soprattutto nel trasmettere l'incapacità del sistema che ha reso possibile ad una persona di proseguisse così a lungo nei suoi intenti criminosi. Questa è forse la parte che sembra quasi irreale, ma è uno degli ingranaggi che si è inceppato nella vicenda.

È però una serie che parte azzoppandosi da sola, visto che riavvolge i fatti al contrario, partendo dalla fine per scoprire tassello dopo tassello il vissuto di Dahmer, e poi collassa con lo sviluppo. Infatti, oltre a lasciarsi dietro qualche domanda, l'aggiunta di situazioni spesso frutto di invenzione degli ideatori non fanno che rallentare la narrazione, non aggiungendo poi elementi fondamentali, ma rendendola spesso soporifera con parentesi inutili.
Molto spesso ho avuto l'impressione che 10 episodi fossero troppi, e che Mostro: la storia di Jeffrey Dahmer potesse essere riassunto nella metà delle puntate.
Il tanto esaltato episodio 6 è sicuramente toccante ed anche interessante, sebbene la tecnica per farci entrare nel mondo di una persona non udente è già stata usata in Only murders in the building. 

Inoltre è affascinate l'approfondimento volto a scoprire cause e concause che possano aver creato o svegliato il mostro dentro Dahmer, ma questo si può trasformare (come forse è accaduto) in una qualche forma di giustificazione per gli atti commessi da un assassino, quando in realtà non ci sono scusanti che reggano. Per questo non mi sento di biasimare molte delle critiche rivolte alla serie. 
Il cast è perfetto, e soprattutto Evan Peters si immerge con tutte le scarpe nel suo ruolo, ma ammetto che avrei preferito vedere un altro interprete invece del solito attore feticcio di Murphy.
Se questo non bastasse, Mostro: la storia di Jeffrey Dahmer diventerà una serie antologica con il solo titolo di "Mostro", con l'intento di raccontare le vite di diversi serial killer, perché al peggio non c'è mai fine.

A proposito di peggio, non ha funzionato per me nemmeno la visione di The Watcher. 
Si parla sempre di una storia vera, tra l'altro irrisolta, suddivisa in sette episodi e disponibile dal 13 ottobre 2022 su Netflix.

Dopo essersi trasferita nella bellissima residenza al 657 Boulevard, nel New Jersey, la famiglia Brannock viene subito perseguitata da una serie di inquietanti lettere con più o meno velate minacce da un improbabile "osservatore", che sembra conoscere la storia della casa e anche dettagli sui nuovi inquilini. Ovviamente Nora e Dean tenteranno di difendere i propri figli, chiedendo aiuto alla polizia, ma sembra che nessuno sappia o voglia aiutarli, anzi tutto il vicinato gli si rivolterà contro. Le lettere continueranno ad arrivare, fino a quando non saranno costretti, con molte difficoltà, a vendere.

La storia dietro The Watcher è indubbiamente inquietante, specie considerando che ancora non si sa chi fosse questo fantomatico osservatore, tuttavia la serie che ne è nata è stata tutt'altro che accattivante. 
Le storie su case spiate, infestate, stregate, e pericolose sono ormai tantissime, quindi si parte già svantaggiati, ma le scelte di Ryan Murphy su come impostare questa serie non mi sono sembrate brillanti.
Infatti la storia reale non aveva un intreccio particolarmente oscuro da risolvere, e tutte le (parecchie) aggiunte fatte dal regista mi sono sembrate eccessive, pacchiane, poco credibili e utili solo ad allungare il brodo e a far perdere di mordente agli episodi. Questo calcare la mano, raggiungendo picchi di illogicità in tutto, non mi fa altro che provare scollamento e fastidio. 


Oltre alla noia, ho trovato pessima anche la caratterizzazione dei personaggi: The Watcher è infestata figure strambe e risibili, mentre i protagonisti principali sono invece piatti, rinchiusi solo in reazioni assurde senza alcun fondamento. I bellissimi outfit monocromatici sulle tinte nude di Naomi Watts nei panni di Nora Brannock mi hanno quasi dato fastidio, trovandoli inutilmente ricercati rispetto al contesto. Ho fatto un po' fatica invece ad apprezzare Bobby Cannavale nelle vesti di Dean Brannock, non solo per il personaggio in sé, ma perché sono abituato a vedere l'attore in altri ruoli.
Anche The Watcher si trasformerà in una serie antologica: la seconda stagione è entrata in produzione ad Ottobre 2026 con ben 4 anni di distanza.


Fructis Vitamine&Forza Trattamento in Siero Anticaduta: funziona?

L'ho corteggiato fin dal primo momento in cui Fructis ha lanciato la linea Vitamine&Forza, ma mi ci son voluti un paio di mesi per poter testare per bene il Trattamento in siero Anticaduta con Vitamina  C e Biotina.

È un prodotto che sulla carta ha molte caratteristiche che potevano fare al caso mio, che promette di salvare fino a 1000 capelli al mese dalla caduta data dalla rottura, e un aumento della forza della capigliatura di ben 10 volte.
Se bazzicate questo blog forse saprete come la penso riguardo ai sieri rinforzanti per capelli: non penso che qualcosa possa stopparne la caduta in modo diretto, perché bisogna agire più sulle cause che sulla conseguenza, siano esse fattori esterni come il cambio di stagione o lo styling, o condizioni interne come cambiamenti ormonali e stress. 

Per questo non uso prodotti contro la caduta solo durante i periodi di necessità, ma cerco di trarne beneficio tutto l'anno, al fine così di rinforzare e nutrire i capelli esistenti, quelli in crescita e quelli che potenzialmente potrebbero spuntare.
Tornando al Trattamento Anticaduta Fructis, ha un INCI interessante ricco di attivi. Si inizia con una sequenza di ingredienti idratanti come estratto di zucchero di canna e olio di soia, per poi aprirsi ad una pioggia di estratti naturali come quelli di arancia rossa, limone, thè verde, succo ed estratto di mela, e quello di ravanello fermentato, che apportano alla formulazione tante vitamine e sostanze antiossidanti ed idratanti. 

C'è poi una miscela di vitamine, come la Vitamina B6 e la B8 (ovvero la famosa Biotina) che sembra contribuiscano a stimolare la crescita dei capelli, ma anche Vitamina B3, cioè la niacinamide che fa sempre bene, e la vitamina C. 

Due note interessanti per noi che siamo un po' pretenziosi: non ho scovato siliconi, come promette l'azienda, ma non contiene nemmeno alcol, che è quasi sempre presente in questa tipologia di prodotti e che io evito perché mi secca il cuoio capelluto.
Il Siero Vitamine e Forza Fructis si presenta come una sorta di fluido gel lattiginoso, liquido ma non eccessivamente scorrevole, ed è molto facile da gestire e dosare col suo contagocce, specie se volete fare applicazioni localizzate.
Come praticamente tutti i prodotti per capelli di Garnier, ha questa profumazione fruttata e fresca abbastanza marcata che a me piace molto, ma capisco sia molto soggettivo.

Questo trattamento anticaduta va applicato sia sul cuoio capelluto che sui capelli e fatto assorbire con un massaggio. Può essere usato sia su capelli asciutti che bagnati e può essere applicato sia quotidianamente che settimanalmente magari nei giorni in cui facciamo lo shampoo. Non va ovviamente sciacquato, ma lo si lascia agire.




Io l'ho usato in entrambi i modi: lo applico ogni sera prima di andare a dormire sul cuoio capelluto, soprattutto nella parte frontale dove noto i maggiori problemi di caduta e assottigliamento dei capelli. In più ho usato il siero rinforzante sulle lunghezze ancora umide, dopo lo shampoo e prima dello styling. 

L'ho iniziato ad usare circa due mesi fa, a metà settembre, ed in effetti in quel periodo stavo superando la fase di caduta estiva che quest'anno è stata un po' più copiosa, probabilmente perché sono andato più spesso al mare, ed è stata una estate molto calda. Non faccio quindi riferimento a problemi seri come alopecia, ma ad una situazione transitoria. 
Avevo già dei baby hair in crescita, ma mi è sembrato che questo trattamento anticaduta Fructis abbia agito sia nel rinforzare i capelli già nati, sia nello stimolarne di nuovi, rendendo l'attaccatura molto più folta e definita. Detto fra noi, è stato anche difficile far stare a posto questo esercito di nuovi capelli. 

Sulla caduta e sulla rottura posso solo dire che sono rallentate molto, ma come dicevo io credo che sia stato più dovuto al superamento del "periodo delle castagne" che dal prodotto in sé. 
Non ho notato invece alcun miracolo per quanto riguarda l'area più problematica su di me, ovvero al di sopra delle tempie, in quel punto tipico delle retrocessione dell'attaccatura maschile, ma comunque credo che questo trattamento Fructis Vitamine&Forza abbia aiutato a non far peggiorare la situazione e a rendere l'attaccatura definita. 



Il punto più debole di questo siero rinforzante secondo me è che non si tratta di un prodotto ad effetto urto che può dare un risultato a giro breve, ma ci vuole costanza ed è nella lunga percorrenza che dà i suoi effetti migliori. E trattandosi di un prodotto economico da più di 100 ml si presta alla perfezione ad un uso prolungato e ripetuto nel corso dei mesi.

A me non ha mai appesantito o comunque unto e sporcato i capelli in anticipo, ma questo di Garnier non è il trattamento anticaduta più leggero ed impalpabile che abbia provato, per cui immagino che capelli grassi possano non amarlo da questo punto di vista. 

Usato sui capelli umidi, poche gocce prima dello styling, il Trattamento in Siero Anticaduta su di me ha una azione disciplinante e idratante, e rende i capelli un po' più morbidi e facili da mettere in piega, ma anche questo modo d'uso non mi ha sporcato i capelli in anticipo.


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🔎 Grande Distribuzione, Amazon
💸 €6.99
🏋 125ml
🗺 Made in Francia
⏳ 12 Mesi
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Questa è tutta la mia esperienza con questo siero Fructis Vitamine e Forza. Voi avete provato qualche pezzo della gamma? Che risultati avete ottenuto?



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Serie tv viste, promosse, bocciate e poco chiacchierate!

Ho atteso fin troppo per parlarvi di alcune serie tv che ho visto nelle settimane passate, ma per questioni logistiche e di tempo, non sapevo dove piazzarle. Ho pensato però di radunarle tutte qui, in breve così da chiacchierarne, perché c'è davvero di tutto: serie tv italiane e straniere, da piattaforme diverse, alcune promosse, altre bocciatissime al punto che non sono riuscito a terminarle. 


Guida astrologica per cuori infranti
Due Stagioni 


Disponibile su Netflix dal 27 ottobre 2021, Guida Astrologica per Cuori Infranti si basa su un romanzo di Silvia Zucca, ed ha come protagonista Alice, la cui vita è un po' un disastro su più fronti, soprattutto dal punto di vista sentimentale e personale, ma anche sul lavoro non sta messa meglio. Un po' una Bridget Jones torinese, ma tutto cambia quando conosce Tiziano "Tio", che fa la comparsa in una soap per la tv locale alla quale Alice lavora. Con lui infatti scoprirà il magico mondo degli oroscopi e dell'astrologia e la vita della ragazza ripartirà.


Cercavamo una serie tv leggera e che non fosse troppo impegnativa per intervallarla a telefilm più pesantoni e cervellotici e siamo ricaduti proprio su Guida Astrologica Per Cuori Infranti che avrebbe pure le carte in regola per essere una serie di comfort, seguendo ad esempio il filone di Emily in Paris, ma non ci riesce del tutto. 
Entrambe le stagioni infatti sono composte da 6 episodi dalla durata di circa 30 minuti ciascuno, e gli intenti sono leggeri e briosi. Alice come dicevo è un po' una sorta di Bridget Jones, buffa, impacciata, ironica e autoironica, ma il confine fra divertente e sciocco è molto labile in questa serie tv.


Guida Astrologica Per Cuori Infranti punta molto sulla scorrevolezza, ma si perde nel dare profondità ai personaggi: tutti infatti risultano abbastanza stereotipati e con dei dialoghi ingessati. È vero che Alice e Tio sono quelli di cui conosciamo maggiori dettaglio, ma nel corso del tempo risultano piatti, non c'è una crescita o uno sviluppo particolarmente interessanti, specie per quanto riguarda l'astrologo. Tutti quelli che ruotano intorno a loro sembrano più dei figuranti di cui sappiamo poco o nulla, e molte volte vorremmo dargli una sberla per smuoverli un po'. 


Sono poche (direi nulle) sia le risate, e i momenti romantici perdono di coinvolgimento, risultando spesso prevedibili e un po' smielati.
Solo nel quinto episodio della seconda stagione ho trovato qualche idea più nuova e interessante, ma in un contorno che di qualità secondo me ne ha poche.
Non c'è inoltre particolare differenza fra la prima e la seconda stagione, che, avendole viste una dopo l'altra, potevano essere tranquillamente accorpate in un solo ciclo. 
Sono sicuro di aver visto di peggio nella mia vita, ma l'unico vero pregio che ho trovato in Guida Astrologica Per Cuori Infranti è avermi fatto un po' rivivere il mio viaggio a Torino. 



Sanditon
Due Stagioni


Ispirandosi ad un'opera incompiuta di Jane Austen, Sanditon racconta le avventure di una giovane ragazza figlia di proprietari terrieri, Charlotte Heywood, nella Regency Era in Inghilterra. Durante un fortuito incidente Charlotte aiuterà i coniugi Parker, che vengono da Sanditon, una fiorente località che il signor Parker vorrebbe far diventare una ricca stazione balneare. Per ringraziare la giovane Charlotte dell'aiuto, i Parker la inviteranno proprio a Sanditon per farle conoscere la cittadina e magari farle sposare un buon partito.
Per Charlotte inizierà così una nuova avventura, dove incontrerà nuovi amici ed anche persone che le ruberanno il cuore, ma non sarà tutto semplice, anzi ci saranno anche momenti di sofferenza.


Non si sente parlare in giro molto di Sanditon perché in effetti ha avuto una genesi non semplice: la prima stagione, di otto episodi, è andata in onda su LaF dal 18 settembre al 9 ottobre 2020, poi sembra che l'emittente britannica ITV che la produceva, non l'abbia rinnovata. I diritti però sono passati a PBS Masterpiece che ha creato la seconda stagione, che in Italia è però andata in onda su Sky dal 20 luglio al 3 agosto di quest'anno, e si è ridotta a 6 episodi.
Ma a parte questi dettagli tecnici, Sanditon è una bella serie tv di compagnia per gli amanti dei period drama. 


Ha una trama infatti molto semplice da seguire, snella ma piacevole, che punta alla coralità della narrazione. È vero che a volte ci sono delle facilonerie in alcuni snodi, ma penso che siano voluti proprio per rendere la serie tv un piacevole intrattenimento e non un mattone troppo drammatico. Non manca certo i momenti di commozione, ma ci sono scene anche più allegre e simpatiche. 
I personaggi di Sanditon hanno un po' tutti un loro percorso, ma è soprattutto Charlotte quella che ha la maturazione maggiore. Si tenta anche di farla diventare una sorta di eroina di indipendenza, ma senza uscire troppo al contesto storico.


Dalla prima alla seconda stagione, nonostante il passaggio di testimone nella produzione, non ho notato grosse differenze. Certamente l'addio di Theo James nei panni di Sidney Parker abbassa il livello di gnoccagine, ma la sua uscita, che non vi spoilero, è comunque sensata ed ha dato l'opportunità di inserire nuovi intrighi e personaggi. Sanditon ha appunto una terza ed ultima stagione, ne parlo qui.



Trying
Terza stagione


Vi avevo promesso chiacchiere brevi, quindi vado alla svelta sulla terza stagione di Trying, serie tv firmata Apple Tv + che continua a convincermi e continuo a trovarla solida, esattamente come la prima e la seconda stagione. Dopo aver tentato di diventare genitori, Nikki e Jason adesso devono provare ad esserlo e a farlo nel migliore dei modi. Ma le sfide dell'adozione sono molteplici e non sempre possono superare tutto da soli.


Trying è tutto quello che una serie tv come Guida Astrologica per cuori infranti, per fare un esempio, vorrebbe essere ma senza riuscirci. Anche in questa terza stagione c'è tanta ironia, ci sono situazioni buffe e sopra le righe, ma ci sono anche i momenti di commozione, tenerezza, riflessione, calore e crescita. Nonostante il tempo che passa c'è ancora chimica fra i due protagonisti, ed è una serie tv giusta per la sua impostazioni, grazie all'assenza di patinature, ma con una grossa dose di normalità.
La quarta stagione di Trying è andata in onda a Luglio 2024, ne parlo qui.



Santa Evita
Miniserie


Spendo invece due parole in più per Santa Evita, di cui ho poco letto in giro, ma che merita attenzione. Miniserie in sette episodi disponibile su Star, sempre nell'ala di Disney+, dal 26 Luglio di quest'anno, e prodotta da Salma Hayek Pinault, Santa Evita vuole raccontare la vita e la morte della celeberrima Eva Peron. Una delle icone del passato, una donna forte e volitiva, molto dedita alla politica, ma la cui vita venne stroncata a soli 33 anni da un brutto male.


La sua fama è sopravvissuta nel tempo diventando una icona, ma con essa anche un alone di mistero: sembra infatti che il corpo di Evita venne imbalsamato alla perfezione, e per tre anni fu esposto in una teca, ma quando un golpe militare ribaltò il governo del presidente Juan Domingo Perón, la salma della first lady d'Argentina non poteva diventare un baluardo per i suoi sostenitori. Quindi venne tenuto nascosto per ben 16 anni, e Santa Evita cerca di raccontare quello che accadde alle spoglie di Eva durante quegli anni.


La base di questa serie tv è l'omonimo romanzo dell'argentino Tomás Eloy Martínez, che unisce fatti reali a quelle che furono alcune delle leggende, a volte anche macabre e pruriginose, riguardo ai personaggi che ruotarono intorno al corpo esanime della Perón, che assume effettivamente dei connotati quasi mistici, persino nella rappresentazione della salma. Ma scopriamo anche il vissuto della politica: muovendosi con vari flashback, Santa Evita cerca anche di raccontare il suo percorso di crescita e di vita politica e privata, inclusa l'infanzia e l'incontro con il generale argentino. E non mancano anche alcuni aspetti contraddittori della figura di Eva.


Per questo Santa Evita mi è sembrata una serie tv completa ma non didascalica, è ben recitata e ha una generale buona fattura che secondo me la rende interessante. Forse i vari passaggi fra le diverse fasce temporali a volte possono essere frammentari non avendo un ordine cronologico, ma alla fine la storia risulta chiara e comprensibile nel suo insieme.
La recitazione è misurata, non si eccede nel caricaturale o nella farsa, e gli attori sono abbastanza verosimiglianti alle persone realmente esistite. 
È una vicenda secondo me affascinante raccontata in una miniserie che merita di essere recuperata.



Dm Drogerie Markt ha ✨finalmente✨ aperto lo shop online in Italia, vi racconto la mia esperienza

Gli amanti del beauty stavano aspettando questo momento da anni ormai, e finalmente siamo stati accontentati: DM ha aperto lo shop online che spedisce in tutta Italia.

Se non lo sapeste DM Drogerie Markt è una catena di negozi di prodotti per la casa, la persona e alimentari nata in Germania negli anni '70 e che nel tempo si è espansa in tutta Europa. Dal 2017 hanno iniziato ad aprire i primi negozi in Italia (anche se ricordo un tentativo probabilmente poi fallito di parecchi anni fa), ma sebbene siano 40 filiali, sono soprattutto al nord dello stivale. Solo a fine Ottobre di quest'anno hanno lanciato l'e-commerce e pure con una offerta interessante di cui ho approfittato.

Perché così tanta curiosità a DM? È vero che somiglia ad una delle tante catene presenti anche da noi, e anche sul sito si possono trovare tantissimi marchi da grande distribuzione che sono reperibili un po' ovunque, ma i brand che questa azienda ha in esclusiva sono molto interessanti: Alverde e Balea soprattutto per la cosmesi, e DM Bio per gli alimenti, ma questi sono solo degli esempi. 

Queste marche hanno il pregio di avere ingredienti naturali, formulazioni gradevoli, spesso eco sostenibili, e costi accessibili, oltre ad un ampio range di scelta che ha creato molta curiosità nel corso del tempo. Io stesso ho sempre visto questi prodotti in rete, ma fino ad adesso non ero riuscito ad andare in una filiale. La questione però si è risolta con il nuovo shop online lanciato il 19 Ottobre.
Mi ha ispirato fiducia a primo impatto e, visto anche lo sconto del 20% su tutto che Dm offriva fino al 30 Ottobre, ho pensato di fare un ordine così da provare un po' dei loro prodotti.

Il sito Dm è molto semplice da navigare, è suddiviso molto bene sia per marchi che per tipologia di prodotto, ed è facile iscriversi e creare un profilo con i propri dati.
La barra di ricerca funziona poi egregiamente qualora dobbiate cercare qualche prodotto specifico.


Inoltre ho notato che è possibile mettere i prodotti fra i preferiti e se riempite il carrello questo non scade nel giro di poco, quindi potete ordinare con calma e non si rischia di dover cominciare ogni volta da capo.

Le condizioni di vendita sono nella media: i costi di spedizione al momento sono di  4,90 € per ordini al di sotto dei 49 euro, per una cifra superiore o se scegliete l'opzione di ritiro in negozio sono invece gratuiti. I metodi di pagamento accettati sono parecchi, incluso Paypal, ma non c'è il pagamento in contrassegno alla consegna. 
Ma questo è tutto spiegato chiaramente sul sito, ed è intuitivo da navigare, quindi non mi dilungo. 
Non ho avuto difficoltà pratiche, ma alcuni prodotti che desideravo sono andati sold out ed ho dovuto ripiegare su altro o non acquistare affatto i prodotti, perché non accennavano a tornare disponibili.

Ho inoltrato il mio ordine sul sito DM giorno 29 Ottobre, e in maniera del tutto sorprendente ho ricevuto subito una mail che il mio pacco era stato dato già al corriere, in questo caso Bartolini (o BRT come si chiama ora), tuttavia essendo un sabato ho ricevuto il mio pacco solo 4 giorni lavorativi più tardi, cioè il tre Novembre. Vi ricordo che abitando in Sicilia i giorni di consegna sono sempre un po' di più.


La scatola con i prodotti era molto ben imballata, tutto era incartato in modo da non poter subire particolari urti, infatti era tutto intonso. In più ho trovato anche in omaggio un doccia crema Balea in formato full size, probabilmente come ringraziamento per esserci lanciati un po' alla cieca in questo nuovo shop online. 

Nel mio ordine ho inserito principalmente cosmetici per corpo e capelli (ho un po' evitato la sezione viso o sarebbe stato too much), diverse minitaglie da usare magari in viaggio, ma anche qualche sfizio di gola giusto per provare qualche snack e dolciume (che in verità non ho ancora assaggiato). Ovviamente man mano che proverò i prodotti ne parleremo qui come sempre in Beauty Cues, sperando di aver scelto bene.
Lo shop online di DM mi ha fatto una bella impressione, per puntualità e precisione, ed ho notato che via via stanno facendo anche altre promozioni, per cui è possibile che più avanti farò altri ordini.


Avete approfittato dello sconto lancio di questo nuovo e-commerce? E soprattutto quali prodotti Alverde e Balea dovrei provare?






House of The Dragon 🐲 e The Rings of Power 💍: qual è la serie fantasy migliore?

Negli ultimi mesi c'è stato un po' uno scontro virtuale fra due delle saghe fantasy più famose, e mi riferisco a House of the Dragon, prequel della acclamata Game of Thrones, e Gli anelli del potere, che si basa sulle appendici de Il signore degli anelli.

Per me le serie fantasy non sono proprio il pane quotidiano, ma più una pietanza che apprezzo e che aggiungo per creare un po' di varietà alla mia dieta seriale. Vi ricorderete però che seguivo con attenzione Game of Thrones, tanto che distrussi in dettaglio l'ottava stagione qui. Non sapete invece che nel corso del tempo ho visto praticamente tutti i film de Il signore degli Anelli di Peter Jackson, quindi avevo delle aspettative su queste due serie tv, sebbene non ne sia un esperto di quelli che si ricordano ogni singolo passaggio di ogni singolo episodio.

Premetto inoltre che non si può fare un vero e proprio parallelismo fra due serie che, appartengono alla stessa macrocategoria, ma sono molto diverse da più punti di vista.

Andando per ordine, Game of Thrones: House of The Dragon è tratta da parti del romanzo Fire & Blood di George RR Martin, che non ho letto, ma sembra si tratti di un'opera divisa in più testi.


La serie è andata in onda su Sky, da fine Agosto a fine Ottobre di quest'anno, sempre con la firma di HBO, e nel corso di 10 episodi facciamo un salto indietro di circa 200 anni rispetto alla serie originale, ma soprattutto ci si concentra sulla dinastia dei Targaryen, da cui discenderà la nostra amata (ma pure mal digerita) Daenerys. Quella a cui assistiamo è proprio una guerra civile, perché il benevolo re Viserys I Targaryen non è riuscito a generare un figlio maschio che gli succeda la trono e, contro ogni regola, farà eleggere come sua futura erede la figlia primogenita Rhaenyra. 

Questo non farà che scatenare l'ira del fratello di Viserys, Daemon, tipo alquanto suscettibile, ma indubbiamente guerriero molto forte, che si autoproclamerà vero erede finendo in esilio. 
Nel frattempo bisogna trovare uno sposo degno per Rhaenyra, ma non sarà impresa facile, sebbene la soluzione più favorevole sarà quella di unire la casata dei Targaryen con quella dei Velaryon, ma non sarà un matrimonio particolarmente fortunato sotto tanti punti di vista.
Lo snodo però più importante, avverrà anni dopo, alla morte di re Viserys, quando la lotta per la successione del trono diventerà ancora più viva.

House of The Dragon non aveva un compito semplice perché doveva scontrarsi con la fama di una saga come Trono di Spade che, seppur con i suoi momenti più bui (in tutti i sensi), ha segnato un'epoca e alzato l'asticella nel genere. Tuttavia, anche cercando di ridimensionare le aspettative, ci sono state troppe cose andate storte per farmi appassionare a questo prequel come fu per la serie tv primaria.
La storia infatti è priva secondo me di reali punti accattivanti: sebbene anche in Game of Thrones ci fossero momenti più taciturni, ad un certo punto di arrivava quel momento di svolta che sparpagliava le carte in tavola. 

In House of the Dragon questi snodi così impattanti arrivano davvero tardi, mentre buona parte della stagione si trascina su linee narrative che ho trovato poco interessanti. Questo per molti potrebbe anche essere un elemento positivo, che mi è sembrata molto più semplice da seguire rispetto ad Il Trono di spade, la quale aveva spesso e volentieri dei passaggi troppo machiavellici.
Dall'altro lato essenzialmente è un continuo discutere di chi sarà erede e si ruota intorno a giochi di potere, e questo non basta per rendere una serie così incisiva. 


È vero che questo prequel vuole mettere al centro la figura femminile, attraverso due donne abbastanza diverse ma per certi versi simili, dopo la stra-presenza maschile che trovavamo in Trono di Spade e la fine del sorcio che aveva fatto l'unica donna al comando, e questo è un punto di forza.
Dall'altro lato però, a non aiutare, c'è anche un cambio degli attori principali già dopo pochi episodi, che ha creato un ulteriore distaccamento. Se la cavano tutti abbastanza bene nei loro ruoli (Matt Smith soprattutto nei panni di Daemon), riescono a trasmettere quelle sfumature grigie (quindi a volte buoni e a volte cattivi) che i personaggi di questo prodotto dovrebbero avere, ma un cast azzeccato e mediamente bravo non può far nulla se la sceneggiatura è poco coinvolgente. 

Ma mi è mancato soprattutto il senso di paura, di crudeltà che infondeva Trono di Spade, e quel senso di misticismo e magia che si percepiva ad ogni episodio. Qui vediamo dei draghi ad esempi, delle belle battaglie aree, e lì finisce l'aspetto fantasy di House of the Dragon. 
Ancora una volta inoltre sono caduti nell'errore di fare delle scene estremamente scure, come se non avessero imparato dagli sfottò che si è beccata negli anni Game of Thrones.
Insomma ci sarebbero tanti aspetti che potrei sottolineare, ma il mio giudizio su questo prequel è più negativo che positivo, e qui vi racconto invece cosa non ha funzionato nella seconda stagione di House of The Dragon.


Il Signore degli Anelli: Gli Anelli del Potere è invece stata resa disponibile su Prime Video dal 2 settembre al 14 Ottobre, e fa da prequel sia a Lo Hobbit che a Il Signore degli Anelli perché ci ritroviamo migliaia di anni prima a quelle vicende. 

Non incontriamo infatti Frodo Baggins e La Compagnia dell'Anello, ma ritroviamo Galadriel, l'elfa che conoscevamo (all'epoca era interpretata da Cate Blanchett), che teme l'insorgere di una minaccia antica e cercherà nuovi alleati. La guerra contro il signore oscuro Morgoth è terminata e si vive un periodo di pace, ma non tutti sono di questa opinione. Infatti anche un giovane mezzoelfo Elrond sta tentando di ristabilire un rapporto fra elfi e nani proprio per il pericolo imminente. 
Assisteremo così ad uno scontro fra forze del bene e del male, che porteranno alla nascita di Sauron, e alla creazione dei famosi anelli.

The Rings of Power, nonostante possa attingere a pochissime pagine delle opere di Tolkien, riesce a creare una storia corale e multitrama che ha avuto tutti gli elementi che mi aspettavo da una serie tv del genere, seppur con qualche mancanza.
Pare che dietro la produzione di Gli anelli del potere, Amazon abbia messo davvero una quantità di denaro spropositata, e secondo me questo investimento si vede, anche se non è forse del tutto ripagato.
Questo prequel de Il signore degli anelli sembra infatti non aver accontentato i fan più attenti e accaniti delle opere tolkiane perché ci sono troppi stravolgimenti rispetto ai romanzi dell'autore, ma da quanto ho letto proprio per ragioni legali non è stato possibile attingere a quei personaggi e a quelle storie che lo scrittore inglese aveva così dettagliatamente raccontato.

Di conseguenza per alcuni questa serie non s'aveva da fare, io invece l'ho trovata, nel suo insieme, coinvolgente.
Infatti in ognuno degli episodio ci sono tutti quegli elementi che ricordavo dai film, come l'avventura, i colpi di scena, le battaglie, qualche dialogo più divertente e un mondo variegato e coerente, popolato di pelopiedi (antenati degli hobbit), elfi, nani, umani e orchi. Questo è stato per me il vero punto di forza ed ha reso la visione piacevole, con solo pochi momenti di noia, e nonostante possa sembrare una trama molto fitta di personaggi, alla fine ci si raccapezza benissimo.
Mi è piaciuto anche il lavoro fatto in CGI perché tutti gli ambienti e la messa in scena mi sono sembrati molto ben curati e convincenti.


Se invece devo sottolineare le note dolenti di The Rings of Power, non posso non ritornare a quei momenti di noia, che seppur pochi, ci sono stati, ma soprattutto si vede che è un lavoro "all'americana", forse più commerciale e alla portata di un palato poco fine in questo genere come il mio. Inoltre mi è mancata quell'aurea di magia e poesia che trasmettevano i film.
E sempre cercando di non fare spoiler sul finale, ho avuto l'impressione che lo svelamento del cattivo di turno fosse troppo improvviso e non del tutto convincente.


Il cast è all'altezza, ma non mi è sembrato ci siano queste interpretazioni stellari, o che qualcuno spicchi particolarmente nel suo ruolo. Probabilmente qualche approfondimento in più sia sulla storia che sui personaggi avrebbe dato maggiore dimensione e appunto profondità all'insieme.
Quindi anche Il Signore degli Anelli: Gli anelli del potere ha i suoi difetti e sono anche abbastanza marcati, ma devo dire che l'ho preferita leggermente ad House of Dragon, l'ho trovata più stimolante, e pur non aspettando con estrema curiosità la seconda stagione, immagino che la recupererò. 
Infatti ne ho parlato qui nella nuova recensione.

Voi quale delle due saghe avete preferito?


Skin Supplement Colours of Life, la nuova linea skincare Optima Naturals 🌈 (prima parte)

Presentata al Sana 2022, Skin Supplement è la nuova gamma di sieri viso e non solo che Colours of Life ha creato pensando a tantissime diverse esigenze. L'esperienza che Optima Naturals ha accumulato nel campo della nutraceutica, soprattutto con i loro integratori alimentari (ve ne ho presentati diversi nel corso del tempo), li ha spinti a declinare quelle sostanze nutritive che utilizzano in dei cosmetici specifici per la cura del viso. 

Il concetto dietro a Skin Supplement è proprio l'azione In&Out: agire dall'interno attraverso l'alimentazione o prodotti specifici che possano supportarla, e curare la pelle dall'esterno con una skincare mirata. 
Sono ben sette i prodotti che Colours of Life ha pensato per questa linea e si tratta di sei sieri per il viso con attivi specifici, e una crema viso, la Water Cream, ad azione nutriente e che può essere usata come base se la si vuole miscelare ai sieri o pura nella routine abituale. 

Tutta la gamma è certificata ecobio, vegan e testata al nickel, contiene come ingrediente principale l'aloe, che va a sostituire l'acqua, così da dare a tutti i cosmetici un effetto idratante e lenitivo di base.
Io ho avuto modo di mettere le mani su tutta la gamma Skin Supplement di Colours of Life, ma ho preferito testare i prodotti, e di conseguenza parlarvene, man mano, non solo per la questione puramente pratica di non ammorbarvi con un articolo enciclopedico.

Infatti, utilizzando davvero i prodotti, e inserendoli nella mia skincare abituale, volevo capirne le caratteristiche, e vedere come singolarmente agivano su di me senza creare un pasticcio. Quindi ho pensato, per cominciare, di parlarvi di tre sieri viso e della crema. Qui trovate la seconda parte, con la recensione degli altri prodotti Skin Supplement. 


Colours of Life Skin Supplement Ialuronic3 
Siero Viso Rassodante

Non porto la bandiera come fan sfegatato dell'acido ialuronico, eppure questo siero viso non ha per me neanche un solo difetto. Lo Ialuronic3 è a base di acido ialuronico a tre pesi molecolari, alto, medio e basso, così da agire nei diversi strati cutanei, ma c'è anche altro di interessante nella sua formulazione.
Questo siero Colours of Life infatti contiene come vi dicevo aloe, che capeggia al primo posto dell'INCI, seguita da glicerina, estratto di arancia dolce per revitalizzare, ed estratto di ginseng dall'effetto tonificante e antiossidante.



Seguono poi la bava di lumaca, che apporta un effetto umettante e rigenerante, un peptide che pare avere una funzione ristrutturante e lenitiva, e chiude la formulazione la betaina, umettante e protettiva per la pelle. 
La texture dello Ialuronic3 è gradevolissima, acquosa, facilissima da stendere e con un assorbimento velocissimo su di me. Mi è piaciuta anche tanto la fragranza, fresca, elegante ma non invadente o troppo intensa da dar fastidio.


Questo di Colours of Life è secondo me un siero adatto a tutti i tipi di pelle, perché dà subito una bella idratazione profonda, è presente sul viso, agisce ma non si sente perché ha un tocco asciutto e setoso, non risulta appiccicoso e può essere usato da solo o in concomitanza ad altri prodotti (sia del brand che non) senza problemi. Quello che però mi ha stupito è la sensazione di compattezza e di turgore che regala alla pelle, che a me non capita spesso con i sieri all'acido ialuronico, senza però un fastidioso effetto lifting.


Sicuramente la sua formulazione un po' più complessa ma senza fuffa, lo rendono un siero completo, che facilmente entra anche in una routine rodata, sia giornaliera che serale.
Tutte queste caratteristiche non solo lo rendono un prodotto molto piacevole, ma anche uno dei sieri che più ho preferito fra questi lanciati da Optima Naturals.

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Colours of Life Skin Supplement Natural Vitamin E
Siero Viso Nutriente

Ha una miscela di attivi molto interessanti anche questo siero Vitamin E, che è davvero ricco di anti ossidanti. La parte più interessante è la linfa di vite liposomiale, che è ottenuta dalle viti dell'uva e che sembra essere ricca di sostanze come sali minerali, vitamine e aminoacidi che vanno a "sfamare" il microbiota cutaneo. Sempre estratti dalla vite troviamo le cellule meristematiche delle gemme d’uva, ovvero delle cellule staminali che sono fonte di polifenoli, e che hanno un potere anti radicali liberi e addirittura rigenerante.
Poi abbiamo altri due potenti anti ossidanti come l'estratto di melograno, ricco di flavonoidi, e quello di bacche di goji.

Ovviamente il Vitamin E Serum contiene anche tocoferolo, e sostanze puramente idratanti come glicerina e acido ialuronico. La sua consistenza acquosa e fluida è praticamente identica a quella del siero Ialuronic3, ma c'è quello che per me è il neo più grande di questo siero Colours of Life ovvero la profumazione. Il Natural Vitamin E ha infatti un aroma fruttato che a me non fa impazzire, lo trovo un po' troppo intenso, ma sono sicuro che possa piacere a chi invece ama queste fragranze, anche perché non è sgradevole. Per me fa un passo indietro in una ipotetica scala di gradimento, ma è un aspetto molto soggettivo.
Per il resto ho solo cose belle da dire su questo siero Vitamin E, che pur essendo ricco di attivi antiossidanti e anti inquinamento, e quindi potenzialmente utilizzabile per il giorno, secondo me è molto versatile. 

Infatti in qualunque momento lo abbia usato si è comportato bene, non dandomi problemi in miscele o stratificazioni con altri cosmetici. 
Il potere principale, più palese che noto a primo acchito è l'azione idratante profonda, ma senza sensazioni di appiccicume perché, anche in questo caso ho riscontrato un assorbimento molto veloce.Oltre al potere idratante credo che il siero Vitamin E Colours of Life aiuti a rendere la pelle più morbida ed elastica a lungo nel corso delle ore della giornata. Credo che anche questo sia un prodotto che si adatti a diverse tipologie di cuti, anche quelle mature che vogliono un supporto anti age e antiossidante meno palese magari a primo impatto, ma comunque efficace. 

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Colours of Life Skin Supplement Omega 3 - 6 - 9
Siero Viso Defense


Amanti dei sieri lattiginosi riunitevi perché questa potrebbe essere una scoperta molto adatta a voi. Il siero viso Defense ha infatti una bellissima texture lattiginosa fluida e questo odore delicato e dolce che lo rendono quasi una coccola, ma è la sua formulazione che lo rende efficace, per cui esaminiamola un attimo.
Colours of Life ha riunito tre oli vegetali, fico, macadamia e lino, che sono ricchi di acidi grassi Omega 3, 6 e 9 e che hanno una azione ricostitutiva e nutriente per la pelle. La presenza di questi oli e attivi emollienti potrebbe far pensare ad un siero oleoso, ma come vi dicevo la consistenza è acquosa e non lascia patine oleose né risulta pesante. 

C'è poi quello che l'azienda chiama Complesso Longevità, composto da Boswellia che supporta elastina e acido ialuronico per una azione anti rughe, Centella lenitiva, Polygonum cuspidatum con effetto illuminante, elasticizzante e antiossidante, e Betulla bianca che aumenta l'idratazione e rinforza la barriera cutanea. L'azienda ha inserito anche l'estratto di noce bianco, che pare sia astringente, anti ossidante e anti infiammatorio. Non mancano poi in INCI acido ialuronico, tocoferolo e betaine.

Questo Skin Supplement Omega 3 - 6 - 9 mi è piaciuto un sacco, e mi ha ricordato un po' le Drops Collagene Marino di Optima Naturals. Ha infatti un potere idratante e nutriente profondo ma senza essere pesante, e mi lascia la pelle molto morbida, tonica ed elastica.


Esattamente come gli altri sieri Colours of Life, si può farlo combaciare ad altri prodotti e può indistintamente essere usato di giorno o di sera.

Secondo me è un siero viso perfetto in primis per chi non ama i sieri acquosi, per chi non ci sente soddisfazione ad usarli e vuole un booster che sia differente dal solito. Inoltre credo che sia adatto anche a pelli un po' più secche, che vogliono nutrimento ma che all'atto pratico di tutti i giorni non amano impiastricciarsi con oli o comunque con prodotti troppo occlusivi. Anche pelli che tendono ad arrossarsi, che vogliono una azione addolcente e protettiva possono trovare la risposta in questo siero Defense. 

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Che ne pensate di queste novità Optima Naturals? Qui trovate la seconda parte delle review. 




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I film che ho visto questo weekend 🍿

Il fine settimana appena trascorso mi è piaciuto molto, nonostante il tempo incerto. Ho infatti rovinato il ponte del due Novembre stando poco bene (tentativi di farmi fuori?) ma mi son goduto un sabato e una domenica con temperature finalmente autunnali. Di questo però non vi interesserà molto, quel che importa è che la complicità della pioggia ha fatto sì che riuscissi a vedere anche qualche nuovo film.
Il primo è Enola Holmes 2 (2022). 


Genere: commedia, drammatico, giallo, avventura
Durata: 130 minuti
Regia: Harry Bradbeer
Uscita in Italia: 4 Novembre 2022 (Netflix)
Paese di produzione: UK, USA

Due anni fa Millie Bobby Brown prese per la prima volta i panni della sorella dell'integerrimo investigatore Sherlock Holmes, raccontando una adolescente con una gran voglia di emanciparsi e poter somigliare al fratello. In questo sequel la ritroviamo ancora più indipendente, dopo il primo caso risolto, ma questa volta le cose sembrano farsi più complicate, ed essere troppo "grandi" per essere risolte da Enola soltanto.
Non entro troppo nei dettagli della trama perché c'è mistero da scoprire e non voglio fare spoiler, ma per il resto, questo nuovo film, disponibile su Netflix dal 4 Novembre, ha tantissime delle caratteristiche del primo Enola Holmes (ne parlavo qui) e sono tutte, secondo me, carte vincenti.

C'è infatti il giallo da risolvere, che questa volta anzi mi è sembrato leggermente meno prevedibile, e che ha un ritmo abbastanza sostenuto, fra momenti comici, inseguimenti e scazzottate; c'è ancora una volta la rottura della quarta parete, con Enola che diventa narratrice delle sue stesse avventure, e in generale ho ritrovato quei dialoghi brillanti ed ironici. Non manca inoltre la cura della messa in scena, soprattutto nei costumi dei protagonisti.
Ma Enola Holmes 2 funziona anche per il cast: ve lo dicevo anche l'altra volta che io e Millie Bobby Brown non potremmo essere BFF ma lei qui ci azzecca proprio, ed anche Helena Bonham Carter e Henry Cavill. 

C'è anche una bella evoluzione del rapporto fra Enola e il fratello, che sembra più maturo, e ritorna anche in questo sequel un forte femminismo, visto tra l'altro da prospettive diverse, inclusa la rivalsa in senso negativo. 
Enola Holmes 2 ha però anche i difetti del primo film, come alcuni passaggi e alcuni snodi narrativi troppo faciloni, o alcuni eccessi che a me non fanno particolarmente ridere. Dall'altro lato per alcuni potrebbe essere forse un po' troppo smielato, visto che le questioni amorose sono più vive rispetto al primo capitolo.
Alla fine è un film di puro intrattenimento, e secondo me riesce nel suo intento quindi gli eventuali difetti di Enola Holmes 2 possono anche passare in secondo piano. 

Enola Holmes 3 è arrivato a Luglio 2026, ne ho parlato qui in dettaglio.


Anche il secondo film che ho visto questo fine settimana è uscito il 4 Novembre ma su Prime Video e si intitola My Policeman (2022), tratto dal romanzo di Bethan Robert.


Genere: drammatico
Durata: 113 minuti
Regia: Michael Grandage
Uscita in Italia: 4 Novembre 2022 (Prime Video)
Paese di produzione: USA

Siamo negli anni '90, quando una donna porta da una casa di cura alla sua abitazione un uomo ormai anziano e malato, nonostante il marito sia contrario alla sua scelta. Le scene scorrono e ci troviamo negli anni '50 a Brighton, e conosciamo due giovani ragazzi: Marion (interpretata da Emma Corin), che fa l'insegnante alle elementari, e Tom (Harry Styles), un poliziotto. I due sembrano possano diventare una coppia solida e affiatata, fino a quando però Tom non conoscerà Patrick, un curatore museale.
Fra i tre scatta subito un'amicizia sull'onda della passione per l'arte, sebbene l'affinità più stretta sembra svilupparsi fra Patrick e Marion che hanno una conoscenza maggiore dell'argomento, ma le cose si incrineranno quando fra Patrick e Tom si svilupperò di più che un semplice interesse culturale. Per i due però non sarà affatto facile, visto che ci troviamo negli anni '50, e soprattutto quando Tom deciderà di sposare Marion.

Una impostazione classica e un bel film riuscito a metà, è questa la sensazione che ho avuto subito dopo aver visto My Policeman, che mi ha emozionato ma poteva fare di più.
La storia è toccante, drammatica, e realistica, e penso sia anche stata interpretata al meglio, anzi il terzetto Styles-Corin-Dawson credo sia stata una scelta azzeccata per i rispettivi ruoli. Inoltre è raccontata in modo scorrevole nonostante ci si muova due epoche diverse.
Mi aspettavo però qualcosa in più, nonostante io stesso mi sia commosso in un paio di occasioni.
L'impianto di My Policeman è infatti abbastanza tradizionale, da film della tv, non c'è stato nemmeno il tentativo di un nuovo approccio al passaggio ad esempio fra le diverse fasce temporali. 


Inoltre, se i personaggi di Patrick e Marion mi sono risultati abbastanza completi dal punto di vista della loro caratterizzazione psicologica, Tom è quello che mi è sembrato più superficialmente raccontato. 
Se questi tre protagonisti rappresentano tre forme di amore diverso (Patrick quello più puro e sfrontato, Marion quello timido ma possessivo, e Tom l'amore incostante e codardo), avrei voluto capire meglio le sue motivazioni nell'approccio con Patrick e di conseguenza il rapporto con la moglie. Invece restano sfocati i contorni delle sue scelte e dei suoi reali sentimenti, per cui il finale si presta a tante chiavi di lettura.
Questo però non sminuisce secondo me My Policeman, che resta un bel film da vedere in un weekend di pioggia, ma forse ne ridimensiona l'impatto. 




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