I film che non potete perdere su Prime Video 👇🏻

In attesa di iniziare altre serie tv (e ancora devo parlare di alcune che ho terminato), mi son messo a recuperare alcuni film che volevo vedere da un po' e che sono apparsi su Prime Video Amazon di recente.
Sono tutti e tre di generi differenti, quindi penso possano accontentare tutti. Parto dal più vecchio.


Una donna promettente
(2020)


Titolo originale: Promising Young Woman
Genere: 
drammaticothriller, commedia, 
Durata: 113 minuti
Regia: Emerald Fennell
Uscita in Italia: 24 giugno 2021 (Cinema), 8 Febbraio 2023 (Prime Video)
Paese di produzione: Stati Uniti d'America, Regno Unito

Cassie (Carey Mulligan) non è esattamente quella che la società definirebbe una donna promettente, nonostante sia spigliata, bella ed intelligente: ha più di 30 anni, ha lasciato gli studi in medicina nonostante fosse una delle migliori del corso, e come ripiego lavora in una caffetteria, oltre a vivere ancora con i genitori. La troviamo inoltre non nelle migliori condizioni, ubriaca in un pub, mentre alcuni uomini fanno dei commenti su di lei. Ma nulla è come sembra: Cassie infatti sta ancora affrontando il dolore per quanto successo alla sua migliore amica, Nina, vittima di violenza da parte di un ragazzo.
La sua è quindi una strada della vendetta per colpire tutti coloro che sono stati coinvolti in quello che è accaduto alla ragazza, direttamente o indirettamente, e anche tutti quegli uomini che continuano ad avere atteggiamenti violenti e abusanti sulle donne.

Nel 2021è stato candidato a tantissimi premi, vincendo anche un Oscar come migliore sceneggiatura a Emerald Fennell (ve la ricordate quando interpretava Camilla in The Crown?), e dopo averlo recuperato capisco i motivi, visto che Una donna promettente mi ha fatto impazzire per originalità e le tantissime parti pungenti.
È infatti una critica sottile alla società odierna, dove le vittime di stupro difficilmente riescono a trovare qualcuno che le ascolti, e soprattutto una risposta concreta da parte della giustizia. Una donna promettente riesce in un racconto intelligente perché diventa una costante e realistica metafora del mondo contemporaneo. La tecnica generale è quella di ribaltare la narrativa portata avanti da chi è solito difendere molestatori di varia natura, che scaricano le colpe sulla vittima e sottolineano le qualità del colpevole.


Gli uomini che tenteranno di approfittarsi di Cassie infatti sono quelli che descriveremmo come comuni bravi ragazzi, difficilmente hanno subito comportamenti violenti, ma sono più subdoli, e viscidi.
Per questo i volti che incarnano i diversi personaggi sono quelli di attori che in genere vediamo in commedie o in ruoli positivi, ma il film sovverte questa visione proprio per trasmettere quanto l'apparenza non conti nulla.
Dall'altro lato è impietosa anche la rappresentazione di alcune donne, anch'esse a volte legate alla cultura del "se l'è cercata", spesso incapaci di provare empatia e solidarizzare fino a quando non capita a loro stesse.
Lo stesso film ha sempre un velo ironico, a partire dal titolo, una allure pastellosa e qualche volta ricorre al black humor, ma sotto cova molti più messaggi da condividere e su cui riflettere.

Anche i personaggi poi hanno le loro sfumature, e soprattutto Cassie, che può sembrare fredda, impassibile, una calcolatrice spietata ed invece a volte ha paura e per una volta, quando conosce Ryan, sembra mettere da parte le sue reticenze, ed aprirsi emotivamente, salvo poi dover ritornare bruscamente nel suo mondo vendicativo. Carey Mulligan secondo me è perfetta nel ruolo di Cassandra perché riesca renderla viva e credibile nelle sue oscillazioni.
È secondo me palese come Promising Young Woman non vuol dire che tutti i bravi ragazzi siano degli adescatori o peggio dei molestatori appena ne hanno occasione, ma ovviamente plasma una realtà assolutamente negativa, a volte basata sull'omertà, specifica proprio per mettere in luce una situazione che esiste ed è concreta. 


Anche la regia secondo me, per quanto forse non una delle più ricercate in assoluto, riesce a porre gli accenti dove serve, soprattutto nelle scene più cruente.
Il finale stesso, senza farvi spoiler, rimette le cose su un asse della giustizia, ma è duro e difficile da digerire come molto spesso è la realtà.
Perché Una donna promettente è un film crudo e potente senza essere esplicito, non ha bisogno di chiamarlo stupro perché l'essenza è comunque palese. 
La butto lì: far vedere un film del genere nelle scuole, con annessa spiegazione e dibattito potrebbe essere una scelta sensata visto che sa porre l'attenzione a molti problemi della nostra società in questo ambito senza risultare didascalico.


La Stranezza
(2022)


Genere: drammaticocommedia
Durata: 103 minuti
Regia: Roberto Andò
Uscita in Italia: 27 Ottobre 2022 (Cinema), 9 febbraio 2023 (Prime Video)
Paese di produzione: Italia

Negli anni '20, in procinto dell'ottantesimo compleanno di Giovanni Verga, Luigi Pirandello torna nella sua Girgenti e scopre che la sua amata balia di quando era bambino, è morta. Il Pirandello allora ne organizza i funerali e finirà per conoscere due becchini particolari, Sebastiano "Bastiano" Vella e Onofrio "Nofrio" Principato, i quali hanno la passione per il teatro e stanno per mettere in scena quella che dovrebbe essere un'opera drammatica (o forse una commedia, chi lo sa).
Ma da questi due personaggi pittoreschi, il drammaturgo siciliano coglierà altro. Pirandello sta infatti attraversando un momento di crisi artistica e personale, visto che non riesce a trovare ispirazione per una nuova opera e la salute della moglie lo tormenta. 
In questa sua breve parentesi siciliana però e grazie a Bastiano e Onofrio, riuscirà a creare una delle sue opere più celebri.

La stranezza è arrivato a Febbraio su Amazon Prime Video e l'ho puntato da subito, visto che lo avevo perso al cinema e dai tempi della scuola ho sempre amato Pirandello. Credo che questa pellicola riesca ad entrare nella visione dello scrittore, ma senza risultare "troppo celebrale e maledettamente noioso" come dice un personaggio ad un certo punto.

Il film di Andò infatti è una buon esempio di meta-teatro, dove la vita invade l'arte e viceversa, visto che ci sembra di assistere sempre ad una rappresentazione, anche quando non vediamo un palco. Nulla è come sembra, c'è sempre un'altra verità che si mescola alla finzione, c'è la risata ma anche l'occasione per riflettere. 
Tutti i personaggi de La Stranezza indossano, come si confà alle opere pirandelliane, una maschera, aspirando ad essere altro che in realtà non sono.

Se proprio devo trovare un difetto, punto il dito alla parte finale, che credo sia stata inserita per spiegare il frutto del lavoro di Pirandello, quindi Sei personaggi in cerca di autore, e la sua visione dell'opera, ma che può risultare didascalica.
Meritano secondo me anche le interpretazioni di Ficarra e Picone, che sanno proprio oscillare dalla commedia alla vena più drammatica. E Toni Servillo riesce a darci un Pirandello quasi spettatore, silente ma presente, visionario e con una visione in grado di andare oltre alla realtà.
Ottima, infine, anche la messa in scena e la cura per i costumi che ci riportano davvero indietro nel tempo.



Un matrimonio esplosivo
(2023)


Titolo originale: Shotgun Wedding
Genere: 
commedia, sentimentale, azione, avventura
Durata: 100 minuti
Regia: Jason Moore
Uscita in Italia: 27 Gennaio 2023 (Prime Video)
Paese di produzione: Stati Uniti d'America

Mettiamo da parte l'arte, la cultura o le tematiche delicate, e passiamo ad un film di puro intrattenimento, in esclusiva su Amazon Prime Video. 
Jennifer Lopez interpreta Darcy che sta per diventare la moglie di Tom, un giocatore di baseball la cui carriera inizia a vacillare. I due hanno organizzato un matrimonio da sogno su di un'isola delle Filippine circondati dalla loro famiglia. Ma la tensione inizierà ad insinuarsi fra i futuri sposi quando si presenterà inaspettatamente fra gli invitati il figo ex di Darcy, ma soprattutto quando la donna si sentirà soffocare da delle nozze che non sono esattamente come le aspettava, sognando invece un matrimonio intimo e ristretto. La coppia però avrà altri problemi da affrontare: l'isola infatti verrà attaccata dai pirati, che prenderanno in ostaggio tutti gli ospiti, ad eccezione dei Darcy e Tom, che faranno di tutto per liberare le loro famiglie. 

Quando mi approccio ad una commedia abbasso sempre i miei standard, sapendo che potrebbero, anche nel suo genere, non soddisfarmi, ma non è stato così con Un matrimonio esplosivo.
Alla tipica wedding comedy infatti si aggiunge una grande componente d'azione che rende il film appassionante e appunto divertente, anche dove magari i dialoghi non sono sempre fra i più originali e brillanti. È l'insieme però ad essere coinvolgente, la commistione di elementi che fra di loro funzionano alla perfezione. 
Tutta la parte della commedia romantica infatti non risulta secondo me stucchevole o mielosa, ma sicuramente segue lo stile del genere. La componente più movimentata non è ovviamente qualcosa di credibile che potrebbe capitare a me mentre vado da Lidl, ma funziona.

Ritmo e durata sono secondo me giusti per lo stile, e c'è qualche colpo di scena abbastanza riuscito.
Il cast di Un matrimonio esplosivo è ben assortito, e soprattutto gli attori principali mi sono sembrati adatti e con una chimica sufficiente fra loro. Jennifer Lopez secondo me se la cava bene come attrice e specie in questi ruoli, ma l'ho preferita qui piuttosto che in Marry me che mi sembrò all'epoca come la fiera della banalità. Troviamo anche Jennifer Coolidge
in uno di quei ruoli a lei molto congeniali. 

Se cercate qualcosa da vedere che occupi troppo la serata e la mente, Un matrimonio esplosivo si adatta bene allo scopo. 

Questi prodotti Biolis Nature mi hanno deluso!

Nonostante non abbia provato tutto il range proposto da Biolis, devo ammettere che fino ad adesso ho sempre avuto un buon feedback dai prodotti di questo brand, almeno fino ad ora. 
Prima o poi la sòla doveva arrivare ed infatti sono incappato in due prodotti della linea Green Selection che su di me hanno avuto un pessimo risultato.

Sono lo shampoo ed il balsamo capelli della linea Ristrutturante che è arricchita con olio di argan ed entrambi hanno ben il 98% di ingredienti di origine naturale.
Una breve contestualizzazione: i miei capelli sono abbastanza secchi e spessi, nonostante siano corti non sono facilissimi da domare, e vanno spesso d'accordo con prodotti e trattamenti nutrienti e disciplinanti, che lucidino e ammorbidiscano, perché sono due caratteristiche per natura non ho. Difficilmente mi si appesantiscono i capelli visto che sono per natura voluminosi, ed infatti non mi sentite spesso dire che un prodotto è troppo pesante su di me.
Ho però un cuoio capelluto facile da rendere secco e irritabile, quindi necessito delicatezza, ma anche un effetto pulente soddisfacente. 


Lo shampoo Ristrutturante Argan di Biolis, ha al suo interno una miscela di oli, che l'azienda chiama Bio Oil Complex, composto da olio di nocciolo, mandorle dolci e di oliva, oltre ovviamente l'olio di argan. In più nell'INCI si nota anche il pantenolo, il tocoferolo e le proteine idrolizzate dei cereali, tutti ingredienti che in vario modo hanno una azione condizionante sui capelli.
Biolis elenca una lista di sostanze non contenute nelle loro formulazioni, come siliconi e derivati animali, ma un po' stranamente ci mette di mezzo anche il retinolo che, oltre a non essere un ingrediente di per sé dannoso o da evitare, non avrebbe senso inserirlo in un prodotto a risciacquo per capelli.

Lo shampoo ha una buona consistenza in gel, ed una fragranza che mi è piaciuta davvero molto, fresca e gradevole. È consigliato da Biolis anche per uso frequente, ed io l'ho messo alla prova sia da diluito che da puro perché non crea tantissima schiuma a primo lavaggio. 
Per quanto riguarda il Balsamo Ristrutturante Argan Biolis, oltre agli oli e alle sostanze che ho nominato nella descrizione dello shampoo, troviamo anche olio di semi di lino e burro di karité che costituiscono due bombe di nutrimento e sono molto adatti per i capelli. Mancano invece le proteine idrolizzate.

La stranezza nel caso del balsamo ristrutturante non è tanto la lista di ingredienti assenti nell'INCI, ma il fatto che vada agitato bene prima di ogni utilizzo. In effetti ha una consistenza abbastanza fluida, diversa rispetto ad altri prodotti della categoria. Ha dalla sua però un buon odore, molto simile allo shampoo, ed il fatto che si distribuisca molto bene sui capelli.

Ho provato ad usare questi due prodotti di Biolis in tutti i modi che conosco eppure non c'è stato verso di farli funzionare come si deve.
Lo shampoo ristrutturante come vi dicevo non produce moltissima schiuma, ma non è questo il problema, ma l'estrema delicatezza che lo caratterizza, al punto da dover usare più prodotto di quanto sia solito fare per ottenere la pulizia che necessito. E, ripeto, il mio non è un cuoio capelluto grasso, ma sicuramente i due lavaggi settimanali che eseguo devono portarsi via tutto, inclusi i prodotti per lo styling. Questo capita sia diluendolo sia usandolo puro, e non ho trovato un equilibrio che funzionasse.
Questo shampoo Biolis mi lascia inoltre i capelli abbastanza morbidi e districati, ma anche plasticosi e pesanti.

L'uso del balsamo ristrutturante Argan non migliora poi la situazione: lui a sua volta infatti accentua quella sensazione e mi lascia i capelli morbidi ma ancora più pesanti e "ammassati". È come se non si sciacquasse mai del tutto al 100%, nonostante insista sotto la doccia.
Una volta asciutti i capelli non appaiono untuosi, ma sicuramente non sono leggeri e non hanno la corposità che cerco. E certamente non sono particolarmente luminosi. 

Dopo diversi tentativi iniziali ho provato a sperimentare in vari modi: ho tentato di usare questi due prodotti in combinazione con altri. Lo shampoo in effetti migliora un po' se lo affianco al balsamo di un altro brand, ma la resa finale è comunque poco entusiasmante.

Per il balsamo ristrutturante Biolis invece non c'è scampo, perché anche con altri shampoo il suo effetto è quello. Ho persino provato a fare il reverse shampoo (o shampooing o hair washing) che consiste semplicemente nell'utilizzare prima il balsamo sui capelli umidi e poi procedere con il lavaggio con lo shampoo, ma anche così il risultato non è stato particolarmente esaltante. 
Non mi sono assolutamente arrischiato ad usare il balsamo Argan come cowash perché a quel punto credo che potrei semplicemente rasarmi a zero.

L'unica soluzione per non gettarlo è stato usarlo come una maschera capelli pre shampoo, anche se poi il lavaggio con questo Shampoo Biolis diventa ancora più difficoltoso, ed usare un altro prodotto come conditioner.


INFO BOX
🔎 Tigotà, e-commerce
💸 Shampoo €3.50 / Balsamo 3.99
🏋 250 ml
🗺 Italia
⏳ 12 Mesi
🔬Vegan, Non testato sugli animali


Era da davvero tanto tempo che non mi trovavo così male con due prodotti per capelli, per cui se avete provato questi di Biolis Nature e qual è stata la reazione che avete avuto.

Due seconde stagioni che non mi hanno entusiasmato 👎🏻

Lo dico da sempre (o quasi) che le seconde stagioni sono sempre le più difficili da realizzare, perché le aspettative e la curiosità sono alte, specie se la prima stagione ha funzionato. 
Voglio parlarvi di due serie tv che avevano già qualche difetto con i primi episodi, ma che sono forse peggiorate o comunque non ci hanno saputo mettere una pezza con le nuove puntate. Vediamo che è successo.


Ginny & Georgia
Seconda stagione

Abbiamo conosciuto Georgia e sua figlia Virginia (detta Ginny) quasi due anni fa, e la loro storia ci aveva lasciati molti punti interrogativi, sia per quanto riguarda il passato della madre, sia per quanto concerne la vita della ragazza, alle prese con i primi amori, le amicizie e purtroppo anche alcuni grandi traumi. Nei nuovi episodi, arrivati su Netflix il 5 gennaio, Ginny infatti ha scoperto da poco i misfatti che la madre ha messo in atto, causandole una grande sofferenza, ma non saranno solo questi i problemi che dovrà affrontare.
Georgia è invece focalizzata sul suo rapporto con Paul, ma il suo passato continua a perseguitarla, nonostante la sua caparbietà non la ferma mai. 
Anche in questa seconda stagione quindi si racchiudono diversi generi di serialità, unendo tanti prodotti che già conosciamo, ma con una storia che si lascia seguire e che cerca la contemporaneizzazione attraverso temi delicati e attuali.

Ginny & Georgia 2 però non ha risolto i problemi che avevo notato in passato, infatti più volte ha un po' annaspato, secondo me, a trovare dinamiche interessanti per poter proseguire.
Per buona parte dei primo episodi mi è sembrato si rimestasse troppo sul rapporto fra Ginny e Georgia ma non visto da più punti di vista, per ragioni differenti o per una incrinatura particolare, ma solo per alcune "incomprensioni" fra le due protagoniste. Questi scontri che ne derivano vengono giustamente sgonfiati molto rapidamente perché alla fine basta poco quando fra una madre e una figlia c'è un tale livello di confidenza e comunicabilità come quella che la serie stessa ci racconta.
È soprattutto il percorso di Ginny secondo me ad essere trattato in modo ripetitivo e poco approfondito, vedi la vicenda con il professore razzista o lo stesso discorso che fa alla madre sull'essere nera, che mi è sembrato abbozzato.

Credo che si senta troppo il tentativo di far confluire in un'unica storia tanti argomenti, molti dei quali non riescono a trovare spazio e vengono inevitabilmente trattati male (penso ad esempio dei malati terminali e di chi sta lasciando lentamente la vita) o finiscono per creare una drammatizzazione eccessiva. Ad esempio è stato interessante scoprire altri tasselli del passato di Georgia (e della figlia), ma alla lunga diventa un po' un "maiunagioia", con una quota thriller che risulta scarsamente credibile, visto che la donna avrebbe la fedina penale più sporca di un boss mafioso.
C'è poi stato un avvenimento che non vi dico per non fare spoiler, che mi è sembrato grave e completamente fuori luogo, inserito per aprire le porte alla terza stagione.

Anche in questa seconda stagione, forse anche più che nella prima, mi è sembrato che le cose avvenissero un po' affrettate attraverso forzature e cambi repentini anche per quanto riguarda i personaggi secondari, che arrivano spesso come una brusca sterzata, sebbene si portino dietro nuove dinamiche e tematiche, come la salute mentale sotto altri punti di vista.

Ho voluto fare le pulci a questa seconda stagione di Ginny & Georgia, più che altro perché dopo la prima mi aspettavo un passo avanti e non qualche difetto in più. Se forse perde un po' di impatto e credibilità, resta comunque sempre una serie tv che si fa seguire volentieri, con un cast azzeccato, e che tiene compagnia. Brianne Howey e Antonia Gentry continuano a fare un buon lavoro nei rispettivi ruoli e quindi non ci resta che aspettare la terza (di cui ho parlato qui) e la quarta stagione ormai confermate da Netflix.



Sexify 
Seconda stagione


Devo premettere anche per quanto riguarda Sexify che voler esaminare in dettaglio questa tipologia di serialità non è del tutto giusto. Infatti questa serie polacca nasce con intenti assolutamente leggeri ed ironici, inserendo qui e lì contemporaneità e qualche spunto di riflessione, ma sempre con toni spiritosi ed un taglio snello. Lo stesso vale per la seconda stagione, arrivata su Netflix l'11 Gennaio di quest'anno, che prosegue narrativamente sui binari della prima ma c'è ovviamente un passo avanti. 
Natalia, Monika e Paulina infatti non sono più studentesse, ma si sono lanciate con la start-up della loro app sul sesso. Il mondo degli affari non è però semplice, specie per tre ragazze inesperte, e soprattutto indaffarate anche sul fronte sentimentale. Perché crescere non è mai semplice, ma ci si riesce con un po' di fatica.


Anche Sexify 2, per quanto gradevole nel suo insieme, secondo me non ha saputo del tutto superare i problemi che avevo notato nella prima stagione. 
Le ragazze, la loro amicizia e la voglia di raccontare la sessualità femminile sotto altri punti di vista restano centrali, e questa serie ha secondo me il pregio di saper raccogliere tutte queste tematiche in modo ironico e al tempo stesso interessante, con un ritmo che difficilmente annoia. Questa seconda stagione sposta l'attenzione più sul mondo della sessualità maschile, con tutti quei cliché, ma anche quelle difficoltà e quei dubbi che anche le donne in parte abbiamo visto condividono. Due universi differenti ma che devono imparare a capirsi, parlarsi e conoscersi.


L'intoppo di Sexify 2 sta però proprio nel non saper raccontare questa nuova parentesi in modo coeso, e volendo mettere di mezzo forse un po' troppe cose rispetto a quello che gli 8 episodi che speso durano poco più di 30 minuti ciascuno si possano permettere. Ed è così che magari lo sviluppo dei personaggi secondari resta indietro, e quello dei principali non è sempre così variegato e ricco. L'unica fra le protagoniste che ha una vera evoluzione è Paulina che pian piano sta abbandonando al sua visione cattolicamente restrittiva della vita e della sessualità. Le altre sono sicuramente messe alla prova dalla faccenda imprenditoriale, ma incidono meno da un punto di vista personale.
Inoltre certe evoluzioni narrative mi sono sembrate troppo prevedibili.


Una opinione forse un po' meno entusiasta, per una serie che comunque, alla fine della fiera, può considerarsi anche meglio di altre produzioni, e che comunque mantiene una sua coerenza. Sexify inoltre, nonostante il titolo, non diventa mai gretta e volgare, ma riesce a parlare di questi argomenti sempre con un certo garbo. Non ci sono ancora notizie della terza stagione, ma spero che Netflix chiuda il cerchio su queste ragazze. 





Cinque prodotti validi da provare!

Fra i miei prodotti terminati del periodo ce ne sono cinque che meritano almeno una chance, qualora non gliela abbiate già data. Nelle recensioni vi spiego perché.


Goovi Feeling Myself Mousse Detergente

Goovi è il brand beauty di Michelle Hunziker che però io conosco pochissimo, ad eccezione di un paio di sample che provai qualche tempo fa. Ho ricevuto in dono però una box con alcuni prodotti del marchio, ad iniziare da questa mousse detergente, che si è rivelata tanto caruccia.
Contiene infatti estratti di camomilla e fiordaliso, che hanno proprietà lenitive e antiarrossanti, ma nell'INCI ho beccato anche le betaine, una sostanza generalmente estratta dallo zucchero che ha proprietà idratanti. Il tutto in una formulazione con il 98.2% di ingredienti naturali.

Viene identificata anche come purificante, ma non so bene a cosa si riferiscano se non appunto l'effetto pulente, perché non ha attivi volti a contrastare specificatamente imperfezioni e impurità.
La mousse Feeling Myself è davvero molto soffice una volta prelevata, crea proprio una schiuma voluminosa che non si sgonfia o sparisce immediatamente, ma che consente una buon lavaggio del viso.
Inoltre ha pure un profumo che mi è piaciuto molto, fresco e delicato.

Posso solo elogiare questa mousse viso Goovi non solo per l'uso e le caratteristiche ma anche per l'effetto su di me, visto che deterge il viso e lo lascia morbido senza seccare la pelle o lasciarla tirante. Mi sembra adatta a pelli normali, miste o anche a tendenza secca: io stesso l'ho usata durante la stagione fredda e non ha aggravato l'eventuale secchezza del mio viso.

Inoltre non mi brucia gli occhi ed è un bene perché ha un potere struccante base, del tipo che se sul viso avete giusto la base make-up rimasta da una giornata, riesce ad eliminarla. La mousse detergente Goovi è anche adatta nella doppia detersione se cercate un prodotto efficace ma delicato.
L'unico appunto che non mi sento di lasciare sottobanco e riguarda il rapporto quantità prezzo: infatti mi è sembrato che questa Feeling Myself sia terminata prima rispetto ad altre mousse detergenti che ho provato in passato. La tipologia di prodotto ha in genere una durata più che buona perché la schiuma è generalmente più voluminosa rispetto ai prodotti in gel, solo che la confezione Goovi è anche più piccola rispetto a quella di altri brand.
Per il resto ha tutte le caratteristiche dei prodotti validi che funzionano.

INFO BOX
🔎 Sito dell'azienda, Redcare.it, Amazon 
💸 €10.90 
🏋 100ml
🗺 Italia
⏳9 Mesi
🔬 //



The Inkey List Caffeine Eye Cream
Crema contorno occhi alla caffeina

Esiste già una recensione dettagliata di questa crema per il contorno occhi di The Inkey List, che potete trovare qui, per cui non mi soffermo molto. A distanza di tempo da quella review ho terminato un altro flacone del prodotto e si è riconfermato, a distanza di tempo, per me come un acquisto valido a cui vale la pena dare una chance.
Nonostante venga presentata come una crema, per me ha tutte le caratteristiche per essere un siero, sia per la consistenza che per il potere idratante. Su di me ad esempio d'estate è perfetta per il giorno, la sera e d'inverno preferisco affiancarla ad altro perché ormai ho una certa età. Ma a parte questo, della Caffeine Eye Cream mi piace sia la scelta degli ingredienti di cui l'hanno arricchita, che l'effetto che ha visto che mi lascia la zona perioculare liscia, aiuta leggermente a contrastare sia le occhiaie che eventuali gonfiori.

INFO BOX 
🔎 Sephora, LookfantasticAmazon
💸 €10.99
🏋 15ml
🗺 Made in UK
⏳ 6 Mesi
🔬//



Cien Tropical Summer Lip Balm 
Sweet Pineapple

Era nelle mie riserve da un po' ed ho pensato che questo inverno avesse bisogno di un tocco esotico, così ho utilizzato questo balsamo labbra Cien, della limited edition Tropical Summer. Nonostante sia una edizione limitata vi posso subito dire che è riapparso più e più volte da Lidl con l'avvicinarsi della stagione calda, quindi non temete perché sono quasi certo che ritornerà. Io stesso nel tempo ho provato tanti prodotti di questa linea, e persino un lip balm in una diversa fragranza

Tornando a questo balsamo labbra, ha un INCI comunque funzionale, infatti è arricchito con olio di ricino, tocoferolo quindi tutti attivi nutrienti e protettivi, e sono racchiusi in una bella texture bilanciata, non troppo oleosa né troppo burrosa o cerosa. Anzi è una consistenza che avvolge le labbra e che dura abbastanza.


Non ha poi un finish troppo lucido, ma è perfetto per chi non vuole un glossato ed evidente.
Su di me è davvero idratante e nutriente, lascia le labbra morbide e va a domare la secchezza. Cito una occasione particolare: era inizio novembre ed avevo da poco iniziato ad usare questo Lip Balm Cien, quando sono stato male (rovinandomi anche quel ponte) e mi sono ritrovato le labbra secchissime. 
Nel giro di poco questo balsamo labbra ha ristabilito la situazione, facendole tornare morbide e in salute. Su di me ha quindi una azione riparatrice e protettiva, che ovviamente ho apprezzato.
Non mi sono soffermato sulla fragranza Sweet Pineapple che ricorda l'aroma dell'ananas ma è decisamente delicato, quindi nulla di troppo invadente, ma un po' sintetico.
Un prodotto di cui far scorta non appena torna disponibile.

INFO BOX
🔎 Lidl
💸 €0.99
🏋 4.8gr
🗺 Germania
⏳ 12 Mesi
🔬 //


Dontodent Collutorio Sensitive Protezione Intensa


Fra i prodotti validi da provare, metto anche questi due per l'igiene orale, che magari attirano meno o che possono non incuriosire molto, magari per via del prezzo e del brand poco noto ed invece meritano. Il primo è il collutorio Sensitive di Dontodent, azienda rivenduta da DM. Io lo avevo ficcato nel mio ordine di ottobre ed è stata una scoperta. 
È un prodotto valido da più punti di vista. In primis ovviamente per la sua funzione, visto che completa la pulizia del cavo orale in modo delicato e gradevole. È delicato sia sui denti che sulle gengive, e credo che aiuti davvero a supportare la salute dei denti e soprattutto per quanto riguarda la sensibilità, che è un mio tallone d'Achille. 


Il Collutorio Sensitive Dontodent non contiene alcol ma ovviamente contiene fluoruro, come tutti i prodotti per denti sensibili. Ma soprattutto ha un buonissimo sapore, fresco ma non eccessivamente mentolato, che secondo me permane il giusto, e non lascia alcun residuo in bocca, aspetto fondamentale per me. Da riacquistare appena possibile. 

INFO BOX
🔎 dm-drogeriemarkt.it, catene DM
💸 €1,25
🏋 500ml
🗺 Lussemburgo
⏳ 12 Mesi
🔬 //


Sempre di Dontodent ho apprezzato questa minitaglia del Dentifricio Sensitive.


Intanto un applauso all'azienda perché le travel size se come me viaggiate o avete sempre un beauty dietro (e lo so, ho una manutenzione impegnativa) sono fondamentali. Ma è comunque un prodotto molto efficace che non ha nulla da invidiare a brand più noti. Anche in questo caso abbiamo una formulazione semplice, con fluoruro ed adatta ai vegani, ed ha la consistenza di una pasta, ma l'efficacia è il suo punto di forza.  


Il dentifricio Sensitive infatti crea una buona schiuma durante il lavaggio, ed ha un sapore ben bilanciato, fresco ma delicato, molto simile a quello del collutorio. Non è estremamente rinfrescante ma sicuramente lascia la sensazione di pulito che ci sia aspetta. Inoltre mi è sembrato sia efficace nel rinforzare i denti e non far aumentare la sensibilità, sia delicato sulle gengive. 
È un prodotto che conto di acquistare in full size, ma spero di poter provare anche altre referenze Dontodent.  

INFO BOX
🔎 dm-drogeriemarkt.it, catene DM
💸 €0.69
🏋 20ml
🗺 Svizzera
⏳ 12 Mesi
🔬 //



💖alcuni link sono affiliati, usali se vuoi sostenere Pier(ef)fect e le mie recensioni 

The White Lotus Sicily è un po' un disastro

Dopo il successo della prima stagione, Mike White è tornato per una seconda stagione di The White Lotus, disponibile su Sky e Now dal 7 dicembre 2022, dandogli un taglio più antologico. Infatti ci spostiamo dal bellissimo resort alle Hawaii per finire in un albergo di lusso nella mia Sicilia.
Ancora una volta la serie vuole mettere sulla graticola le contraddizioni, i drammi, le fragilità e tutti i casini che noi esseri umani ci portiamo dietro, e anche mettere alla berlina la classe privilegiata, che può sembrare impeccabile, ed invece nasconde sempre più ombre.
Sarebbe tutto bello sulla carta, ma il problema di The White Lotus è che poi non riesce ad applicare queste idee nel concreto, e se già non ero stato un fan della prima stagione, questa seconda è stata per me anche peggio.


L'unico collegamento fra i vecchi e i nuovi episodi dei questa serie HBO è la presenza di Jennifer Coolidge, di nuovo nelle vesti di Tanya Mcquoid-Hunt, che è ormai una fedelissima delle catene di hotel White Lotus (fra poco potrà ritirare anche una parure di coperte a furia di raccogliere punti), in vacanza col marito conosciuto proprio alle Hawaii, ma il cui rapporto sembra già scricchiolare ad inizio della loro vacanza.
Conosciamo però anche altri personaggi, come Valentina (la nostra Sabrina Impacciatore) che dirige proprio la sede siciliana di questi lussuosi alberghi, e ci sono anche due coppie di amici benestanti, composte da Daphne e Cameron Sullivan (Meghann Fahy e quel miracolo umano di Theo James) e Harper ed Ethan Spiller (interpretati da una bravissima Aubrey Plaza e Will Sharpe), i quali però vivono il rapporto con tensioni e competitività.


Ma troviamo anche tre dei componenti maschili della famiglia italo-americana Di Grasso, che finiranno per mettere a confronto lo scarto generazionale che li separa.
The White Lotus: Sicily ripesca insomma moltissime delle dinamiche che avevamo visto nella prima stagione, ritornando con un cast corale e ampio che dovrebbe offrire angolazioni e storie differenti, ma se le esagerazioni e il tono grottesco che il primo capitolo ci aveva dato mi sembravano dannosi per la serie stessa, qui il problema è quasi opposto. La storia infatti mi è sembrata priva di mordente, di originalità, di succo, quasi come se venisse abbozzata senza mai scendere a fondo e approfondire qualche aspetto.
Le stesse tematiche che la prima stagione tutto sommato riusciva a trasmettere in modo chiaro e palese, per quanto potessero risultarmi telefonate, si perdono quasi del tutto in The White Lotus 2.

Ad esempio il quartetto di amici di cui vi parlavo sopra dovrebbe ancora una volta rappresentare questa ricca classe borghese americana piena di contraddizioni, vizi ed eccessi, ma io li ho trovati tutti abbastanza noiosi, e le loro dinamiche interne mi sono sembrate ripetitive, già viste, e poco interessanti.
Allo stesso modo i Di Grasso raccontano vicende assolutamente vecchie e poco innovative per una serie che vuol farsi riconoscere ed emergere. Tutto ciò però credo discenda dal fatto che i personaggi sono molto stereotipati e trattati superficialmente, e raramente mostrano un guizzo di profondità in più rispetto a quello che ci si aspetta dalla loro copertina.
Sì, purtroppo anche la Valentina di Sabrina Impacciatore non riesce affatto ad avvicinarsi al manager Armond che interpretava Murray Bartlett nella prima stagione, che magari risultava decisamente isterico ma più interessante e meglio costruito.

Oltre a non percepire chiara quella critica sociale che la serie vorrebbe narrare, non ho notato qualche interpretazione o dialogo che riesca a spiccare sopra gli altri.
Non mi soffermo nemmeno sui tantissimi cliché, fra mafia e cibo, ed sugli accenti random di Simona Tabasco e Beatrice Grannò (rispettivamente Lucia e Mia nella serie) che sono stati inseriti in The White Lotus 2 perché ci sono abituato.
Non mi aspettavo invece che la parte più thriller e drammatica della serie fosse così poco d'impatto, e che non ci fosse quel crescendo tensivo che avevamo visto nella prima stagione. Qui invece si è preferito lasciare che la sonnolenza azzoppasse lo spettatore, aggiungendo anche un inutile episodio in più che rende il ritmo più farraginoso e la serie più noiosa, per srotolare tutto l'intreccio solo in un finale dallo svolgimento dubbio.

Di questa seconda stagione si salvano però le musiche, che mi sono sembrate ricercate e spaziano da artisti del passato a quelli più recenti, e ovviamente anche i paesaggi siciliani che vengono sicuramente enfatizzati, anche se mi hanno fatto notare che alcune scene sono girate a Cefalù, nonostante dovrebbero essere ambientate a Taormina.
The White Lotus Sicily è l'emblema di come voler troppo a volte sia davvero la strada peggiore da intraprendere. 

Ho comunque voluto dare una chance alla terza stagione, uscita nel 2025, ne ho parlato qui.


Mist, tonico e siero olio viso in un unico prodotto? Scopriamolo insieme

Provando e vedendo in giro decine e decine di prodotti, mi faccio incuriosire più facilmente da quelli che hanno caratteristiche o ingredienti particolari, e che potenzialmente offrono delle qualità differenti rispetto alla media, che possano essere per me anche più interessanti da usare.
È il caso della Time Is Running Out Mist di Sioris, un brand coreano nato nel 2017 che produce cosmetici con ingredienti naturali, vegan e addirittura certificati. L'azienda tra l'altro sul sito promette di usare ingredienti raccolti stagionalmente, ed usarli entro un anno dalla loro raccolta, per garantire la maggiore freschezza ed efficacia. Ho addirittura scoperto che Sioris partecipa alla campagna 1% For The Planet per cui, per ogni prodotto venduto dona una percentuale a Forest of Life che si occupa della riforestazione della nostra terra.

Come sempre i coreani ce la sanno, e pensano ai brand da prospettive più ampie, ma sono poi anche i prodotti ad intrigarmi. La Time is Running Out Mist promette di avere una tripla azione sulla pelle, ovvero di fungere da tonico, mist e siero oleoso in un unico passaggio proprio grazie alla sua formulazione.
L'azione tonificante dovrebbe avvenire per via del suo pH di 5.6, quindi delicatamente acido, mentre il suo potere idratante di mist (che lo sappiamo alla fine essere sinonimo di tonico) arriva da ingredienti quali 

  • il 36,1% di acqua di albicocca giapponese (chiamata maesil in coreano), che pare avere un potere idratante ed umettante ma anche anti ossidante e schiarente delle macchie
  • il 2% di succo di aloe, che non necessita presentazioni
  • lo 0.95% di estratto di centella asiatica, che idrata e lenisce la pelle
  • lo 0,18% di una particolare microalga, chiamata Dunaliella salina, che pare essere ricca di antiossidanti principalmente carotenoidi. 
Ma questa Time is Running Out Mist Sioris vorrebbe fare anche da siero viso oleoso grazie a tre oli vegetali: 

  • olio di macadamia all'8%, che nutre molto la pelle
  • olio di jojoba al 2%, uno degli oli più leggeri ed affini alla pelle, ma particolarmente elasticizzante
  • olio di semi di girasole, anche questo comune nella cosmesi e dalla consistenza media.

Non mi era chiaro come mai sul web si trovassero INCI differenti, ma ho scoperto che non solo Sioris ha cambiato un po' la formulazione negli anni, ma proprio che, per rispettare la stagionalità di cui vi parlavo sopra, questa face mist viene prodotta in una versione primaverile con dei frutti di prunus mume, e in una versione invernale con una sorta di mandarino chiamato yuzu. Sarei curioso di provarle entrambe per vedere se la performance è differente, anche se credo che non influisca nell'uso immediato. 
Tutti questi ingredienti rendono il prodotto praticamente bifasico, infatti prima di essere usato va shakerato in modo tale che le due componenti si uniscano temporaneamente e si formi questo pinzimonio. Bisogna essere abbastanza veloci, perché le due parti si separano molto rapidamente.


Questa mist ha anche alcuni oli essenziali che credo le diano questo aroma leggermente agrumato e dolce, ma molto delicato, che rende l'uso ancora più gradevole.
Il getto spray è davvero quello di una mist, quindi molto sottile, crea una nebbiolina leggera ed ampia, che sulla pelle mi risulta gradevolmente rinfrescante. 
Oltre all'uso, la Time is Running Out Mist ha davvero una performance ottima, soprattutto se cercate un tonico per il viso che sia completo per pelli più secche.
Infatti dà al viso una bella sensazione di idratazione e nutrimento senza appesantire, o ungere: io (ma pure Sioris) consiglio di spruzzarlo sul viso e poi di massaggiarlo o comunque tamponarlo con le mani, così da distribuirsi meglio. È uno di quei prodotti che elimina immediatamente quella sensazione di pelle che tira, sia essa causata dalla detersione, o magari dal vento e dal freddo. 


La Time is running out Mist è perfetta anche come primo step della skincare, io l'ho usata sia di giorno che di sera, quindi come base a prodotti differenti e non ho mai notato interazioni negative, anche perché su di me si assorbe bene, non mi risulta appiccicosa, ed ha una finitura abbastanza asciutta. Dopo l'uso la pelle mi sembra anche morbida ed elastica.
È però davvero un prodotto 3-in-1? La risposta secondo me è "dipende". Se avete una skincare minimale basata solo sull'idratazione, per esigenze di tempo (vedi il nome) o di cute (pelli grasse, miste, che non sopportano pasticci di prodotti su prodotti), allora questa face mist coreana può funzionare, magari associata ad una crema idratante (o una protezione solare, come potrei fare io in estate). Dall'altro lato può essere un buon alleato per le pelli secche, ma non è sufficiente secondo me a sopperire a tutte le funzioni di un siero, specie se come me, in questo passaggio, utilizzate un prodotto che sia idratante ma anche contenga degli attivi specifici, come peptidi, retinolo o vitamina C.


Sioris inoltre suggerisce che la Time is running out mist può essere usata anche durante la giornata, quando si ha bisogno di reidratare e rinfrescare velocemente il viso, ed è vero che funziona benissimo in questo modo, ma non bisogna esagerare se si indossa del make-up, perché la presenza di oli, seppur nebulizzati in modo così sottile, alla lunga potrebbe degradare il trucco e scioglierlo leggermente, o comunque ridurne la durata. Inoltre l'azienda la consiglia anche a pelli sensibili, e se in linea di massima concordo, credo che la presenza di oli essenziali, per alcuni, possa essere meno tollerata.
Non sapete se, nonostante la recensione, questo prodotto può fare al caso vostro? Allora potreste provare la travel size.

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Il Primo Giorno della Mia Vita: le mie riflessioni sul nuovo film di Paolo Genovese

Conservo ancora un discreto ricordo di Perfetti Sconosciuti, il film di Paolo Genovese che hanno remakkato pure in Papua Nuova Guinea, nonostante difficilmente vada d'accordo con il cinema italiano.
È vero che di mezzo ci sono stati altri due film che non ho visto, ma il ritorno al cinema del regista con Il primo giorno della mia vita, mi ha subito suscitato curiosità, tanto da vederlo nel giro di poco dalla sua uscita.
Tuttavia, appena terminata la visione, ho iniziato a pensare. Mi sono ritrovato a riflettere mentre uscivamo dalla sala, mentre ero in macchina, mentre mangiavo le patatine da Old Wild West, e mentre rientravo a casa, cercando di trovare quel senso profondo che un film del genere dovrebbe smuoverti dentro, eppure non ci sono riuscito.



Genere: drammatico
Durata: 121 minuti
Regia: Paolo Genovese
Uscita in Italia: 26 Gennaio 2023 (Cinema)/Giugno 2023 (Prime Video)
Paese di produzione: Italia 

Il primo giorno della mia vita ruota attorno ad una delle seconde possibilità più importanti che potrebbero capitare ad un essere umano: quattro diverse persone infatti, per ragioni differenti, si sono tolte la vita. Sono tutte persone apparentemente normali: dalla madre che ha perso la figlia, alla sportiva che non riesce mai ad arrivare prima, dallo youtuber che gira video di mukbang, fino al coach motivazionale. Tutti hanno perso la loro bussola verso la felicità, ed hanno scelto che fosse il momento di uscire per sempre dall'ombra di una vita apparentemente ormai vuota. Le loro anime vengono accolte in una sorta di limbo da un Caronte con una vecchia station wagon, un uomo senza nome che ha un compito fondamentale. In una settimana l'uomo dovrà infatti cercare di far cambiare idea a questi quattro personaggi, e farli innamorare ancora una volta della vita. Ci riuscirà?

Trasponendo il suo omonimo romanzo, Genovese è andato a toccare forse i temi più alti e complicati dell'esistenza in Il primo giorno della mia vita: si parla di suicidio, di depressione, di felicità e anche dell'essenza della vita stessa, attraverso tutte le sue curve, facili o difficili che siano. E questa operazione è portata avanti con un taglio contemporaneo, e da punti di vista ed età differenti. Non a caso, la coralità dei personaggi funge da archetipo per cercare di includere una forchetta di varietà umane, ognuno con le proprie difficoltà, ma anche con le proprie caratteristiche e bellezze.

In questo senso, Il primo giorno della mia vita dovrebbe riuscire a toccare nel profondo, a mettere in scena quelle tematiche che ti fanno sentire quasi nudo, a disagio tanto sono intime e profonde, eppure, pur riflettendoci, non è stato così.

Il film infatti si perde in una impostazione che mi ha solo provocato distacco il più delle volte, a causa soprattutto della superficialità di come vengono presentati e gestiti i personaggi. Nonostante vanti alcuni degli attori più validi del cinema italiano, da Toni Servillo a Margherita Buy, Il primo giorno della mia vita non riesce ad andare oltre, non dà una arco narrativo ampio ai suoi protagonisti, ma si limita ad abbozzarlo facendolo girare intorno alla causa che ha scatenato il suicidio.
Non sembra infatti che ognuno abbia la capacità di trasmettere il dolore che l'ha spinto ad arrivare alla svolta più tragica, ma è come se queste quattro persone raccontassero come in un talk quello che gli è successo.
La conseguenza per me è stata la quasi totale assenza di partecipazione e coinvolgimento emotivo, nonostante dovesse essere un tema, come dicevo, in grado di lasciare un segno più profondo.

Non aiutano poi i dialoghi che spesso risultano impostati e teatrali, innaturali se vogliamo parlare di un film che dovrebbe essere nudo e crudo.
Se da un lato Il Primo giorno della mia vita non mi è diventato particolarmente pesante, sebbene la durata risulta eccessiva, dall'altro non c'è quel guizzo o quella battuta così efficace che riesca a sdrammatizzare, a dare quella leggerezza e quel respiro che queste tematiche hanno bisogno se rivolete ad un pubblico ampio ed eterogeneo.

Quindi nonostante ci abbia riflettuto a lungo, non sono riuscito a trovare quell'appiglio che mi facesse considerare questo come un film particolarmente memorabile o che rivedrei. Anche la regia, la fotografia e la messa in scena in generale non mi hanno dato particolari sensazioni. 
Peccato.




Ho provato il Siero Rinforzante Capelli Grow Gorgeous ✨

Era nel mio mirino da diverso tempo, ma solo negli ultimi mesi sono riuscito a testare l'Hair Density Serum Original di Grow Gorgeous.


Se il nome vi suona in qualche modo familiare è perché lo nominai tempo addietro in un'altra occasione: l'anno scorso infatti, parlandovi del brand HIF di Deciem, vi avevo raccontato che l'azienda candese in principio era a capo di altre marche, fra cui Grow Gorgeous. Nel 2016, questa venne venduta alla compagnia inglese The Hut Group, che gestisce anche Cult Beauty per citarne una. Non so quali fossero le referenze di Grow Gorgeous nel 2016, ma oggi si concentra a 360 gradi sulla cura dei capelli, con prodotti specifici per esigenze e tipologie differenti di chiome.

Esistono due diversi sieri rinforzanti di questo brand, uno nella versione Original, e l'altro nella versione Intense, ed anno entrambi una formulazione similare ma immagino con concentrazioni di attivi differenti.
L'Hair Density Serum Grow Gorgeous è appunto un trattamento ridensificante e rinforzante per il cuoio capelluto, che promette in quattro settimane  di rendere i capelli "visibilmente più spessi e dall'aspetto più sano", e più folti in 12 settimane.


Questo dovrebbe avvenire attraverso la combinazione di attivi che agiscono su diversi livelli. Abbiamo infatti 
  • La caffeina, risveglia le radici con una spinta stimolante
  • L'acido ialuronico aiuta a lisciare e idratare i capelli per una finitura morbida come la seta
  • L'estratto biologico di germogli di pisello stimola le radici per ripristinare la vitalità per capelli più spessi e dall'aspetto più denso
  • Scutellaria cinese, soia e germogli di grano stimolano le radici e migliorano le condizioni per capelli più pieni, voluminosi e dall'aspetto più sano
Ed inoltre nell'INCI troviamo arginina, che pare stimoli la microcircolazione con conseguente maggiore irroramento dei bulbi piliferi, allantoina, dal potere lenitivo, idratante e addolcente, e un peptide composto da quattro aminoacidi che promette di aiutare a combattere la caduta dei capelli congiunto all'estratto di trifoglio rosso, e che fanno parte della tecnologia chiamata Capixyl.
La formulazione è inoltre vegana e non contiene alcol (o non saremmo proprio qui a parlarne), solfati, siliconi, ftalati e olio minerale.


L'Hair Density Serum ha una consistenza liquida ma facile da dosare, grazie al contagocce, ed una profumazione molto gradevole, che mi ricorda Savage di Dior. Ovvio che appena applicato bagni i capelli, ma dopo qualche minuto si asciuga senza lasciare tracce. 
Questo siero rinforzante va utilizzato come qualunque altro prodotto di questa tipologia: basta applicarne poche gocce sulle zone da trattare, sia sui capelli umidi che sul cuoio capelluto asciutto. 
Io prediligo l'uso serale, ma non vedo limiti nell'applicarlo di giorno se non avete altro modo, e cerco di fare un massaggio che aiuti a stimolare la circolazione. Non va ovviamente risciacquato.


Come sempre, ho cercato di essere estremamente costante con questo Hair Serum Grow Gorgeous, ed ho iniziato a testarlo dal 20 novembre circa. Da quel momento ho saltato le applicazioni solo nei pochi giorni in cui ero in viaggio e ovviamente non potevo portare con l'intero armamento di prodotti o non mi farebbero nemmeno entrare in albergo. 
Per le mie necessità utilizzo i sieri densificanti solo sulla parte frontale, quindi all'attaccatura, ma saltuariamente mi spingo un po' più dietro la nuca e sui lati della testa. 
Questo non solo perché è la zona in cui noto maggiormente assottigliamento e caduta dei capelli ma anche perché mi è più facile monitorare gli eventuali benefici.
Non ho però seguito la pratica, nel senso che non ho fatto foto dopo un mese, ma solo ad inizio e dopo circa 12 settimane d'uso.

Ad inizio del trattamento con l'Hair Density Serum Original la mia attaccatura appariva così.


Non mi stanco di ripetere che le foto sono indicative, perché non vengono fatte in condizioni di luce e posizione medesima, ma danno solo una idea dell'evoluzione. Inoltre anche il taglio e la lunghezza dei capelli può bastare a far apparire la zona più o meno folta.
Nella parentesi in cui ho usato questo siero rinforzante non avevo una particolare caduta ma volevo solo fortificare i capelli e rimpolpare l'attaccatura e le tempie di nuovi baby hair, e mi pare che così è stato.
Dopo 12 settimane, quindi in questi giorni, la zona era così.


Sia attraverso le foto che ad occhio nudo noto un miglioramento abbastanza visibile, non solo per quanto riguarda appunto la retrocessione dove le tempie, che è tendenzialmente la zona più "complicata" per me ma più in generale su tutta l'attaccatura frontale.
L'Hair Density Serum è stato facile da usare con costanza, e non mi ha sporcato i capelli in anticipo né tende ad ungermeli. Ho notato collateralmente che la cute è effettivamente più idratata, e in questi mesi non ho sofferto di dermatite o fastidi nelle zone in cui l'ho utilizzato. Non posso dire di aver notato un miglioramento sulla consistenza dei capelli, non mi sono sembrati più morbidi o disciplinati, ma sicuramente mi sento di confermare l'effetto ridensificante, e la sensazione di capelli più forti e corposi.
Sarei curioso di provare questo siero Grow Gorgeous durante un periodo di maggiore perdita per vederne l'effetto. 


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Il Miniaturista, la recensione della miniserie tv su Sky e Now

Ispirata all'omonimo romanzo di Jessie Burton, Il Miniaturista ci porta nella rigogliosa repubblica olandese di fine '600, all'epoca in piena espansione economica. Tuttavia sembra l'atmosfera è differente nell'abitazione cupa e rigida del ricco mercante Johannes Brandt. L'uomo vive infatti con l'austera sorella e due camerieri, e da poco ha sposato la giovanissima Petronella.
La ragazza ha vissuto la sua vita in campagna ed il mercante, per farsi perdonare delle lunghe assenze a causa del lavoro, le regala una casa delle bambole, una perfetta riproduzione della loro dimora. Nella si farà aiutare dal miniaturista locale per creare oggetti e bambole da inserire nella sua casa giocattolo, ma presto la cosa prenderà il sopravvento, visto che la ragazza si vedrà recapitare alla porta delle miniature che sembrano presagire il futuro.
Non è inoltre facile ambientarsi per la giovane sposa, specie quando i segreti del marito la travolgeranno.

Si avvolgono tanti misteri in questa The Miniaturist, che, come anticipavo, non è esattamente una novità. La miniserie infatti è una produzione anglo-statunitense che risale al 2017, ma solo l'11 Gennaio di quest'anno è arrivata doppiata in italiano su Sky e Now.
È inutile ammettere che la presenza di Anya Taylor-Joy mi abbia intrigato fin dal primo momento, ma allo stesso modo devo ammettere che Il Miniaturista non mi ha convinto come speravo.

La storia infatti ha un intreccio che funziona, ma fino ad un certo punto, visto che molti degli snodi mi sono sembrati facili da risolvere ben prima che venissero svelati, ed io non sono certo questa mente brillante e sopraffina. Inoltre credo che tre episodi siano un po' pochi per narrare bene l'escalation che Il Miniaturista vuole raccontare.
Non so come fosse nel libro, ma ad esempio Petronella ci viene presentata come una ragazza campagnola, molto semplice, in contrasto con la sagacia della cognata, eppure dopo pochissimo è lei che tiene le redini di casa e delle vicende, come se si svegliasse da un momento all'altro.
Così mi pare troppo facile.

Non c'è quindi un crescendo credibile e costante dell'arco narrativo e dell'evoluzione dei personaggi, ma la situazione si ribalta improvvisamente.
È forse più amara la scoperta della figura del miniaturista: lungi dal fare spoiler qualora vogliate vederla, ma se un personaggio dà il titolo ad una serie tv come minimo ti aspetti che abbia una grande influenza, o che si riveli come particolarmente potente. La sua capacità quasi di prevedere ciò che accadrà attraverso le sue miniature, fa pensare a qualche strano potere. Invece tutto si sgonfia come un palloncino bucato e la rivelazione è quasi deludente.

Il Miniaturista ha comunque dei pregi, oltre la brevità che può fare comodo ai più pigri: la fotografia, la regia e i costumi sono estremamente curati, a volte sembra di guardare un quadro per come si compongono le scene. Spiccano poi i contrasti fra la luce emanata dagli abiti di Petronella e tutto quello che la circonda.

In modo più o meno palese vengono anche inseriti dei temi che potremmo quasi definire contemporanei, me che purtroppo sono estremamente vecchi, come razzismo, omofobia e sessismo.

Anya Taylor-Joy è sicuramente il focus di questa miniserie, e dimostra di aver avuto sempre talento ben prima di raggiungere l'Olimpo con La Regina degli Scacchi, Emma e Ultima Notte a Soho, ma tutto il cast è perfettamente a proprio agio nelle vesti dei rispettivi personaggi. Purtroppo però non tutti riescono a prendere la scena o ad essere tratteggiati in maniera ampia e completa, nonostante sembri che anche i secondari abbiano qualcosa da nascondere.
Quindi c'è qualità, ma non eccellenza in questa The Miniaturist.


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