Belle promozioni e serie tv assurde 🤦🏻‍♂️

Suono come un disco rotto ultimamente, ma devo ammettere che mai mi è successo, come nell'ultimo periodo, di non riuscire a stare dietro a tutte le serie tv che vorrei vedere. La colpa non è solo da riferire alla mia lentezza, ma anche al fatto che ne fioccano di nuove ogni giorno. E soprattutto negli ultimi mesi del 2019 è arrivata la Apple Tv+, che si è accodata ai già tanti servizi di streaming, anche e soprattutto con programmi originali.
Insomma, è una costante rincorsa, ma sono fiducioso che mi sopporterete.


The Morning Show
Prima stagione
⭐⭐⭐⭐


Inizio subito proprio con la prima serie tv di Apple Tv+ che ho visto e che penso qualunque appassionato non si sia lasciata sfuggire, ovvero The Morning Show.
Credo sia stato proprio il cavallo di Troia con cui Apple ha voluto farsi strada nel settore dello streaming, puntando su un cast dai nomi importanti come Jennifer Aniston e Reese Witherspoon, e con cui secondo me hanno fatto un ottimo lavoro, anzi è proprio la serie da recuperare se non lo avete ancora fatto (ma non ci credo).
Hanno preso una storia attuale come quella delle molestie sul lavoro da parte di superiori, argomento tratto da un libro in realtà, e che sono anche alla base del movimento Me Too, e ne hanno costruito una serie tv intrigante, che ho seguito molto volentieri da inizio a fine.



The Morning Show non tiene il piede sempre premuto sull'acceleratore, ma diciamo che è più una sorta di serie a strati, dove puntata dopo puntata si costruisce l'intreccio narrativo, vengono a galla i caratteri dei personaggi. I colpi di scena arrivano di tanto in tanto a dare la spinta, ma non sono poi il motore della serie che, in generale, ha una narrazione solida e più o meno costante. 
Tutto l'impianto più tecnico, dalla regia alle scenografie, è sicuramente di qualità e se lo capisco io, lo noteranno tutti.
Son finito quindi per bramare e sbranare ogni nuova puntata, di settimana in settimana, nonostante avessi altro comunque da vedere.


Il fatto che The Morning Show sia nata per avere due stagioni di 10 puntate prima che venisse trasmessa, secondo me è il problema più grande di questo primo ciclo di episodi. Qui e lì ho avuto l'impressione che si cercasse volontariamente di frenare lo sviluppo della storia, proprio perché consci che davanti avevano ancora altri episodi da affrontare. Credo ad esempio che abbiano puntato anche troppo al rapporto fra Alex Levy, interpretata appunto da Jennifer Aniston, e Bradley Cooper, interpretata dalla Witherspoon, che passa troppo spesso da un estremo all'altro, da un affetto quasi fraterno, a scontri diretti e aggressivi. Alla lunga questo andirivieni secondo me risulta un po' ripetitivo e riempitivo, sebbene sia ben inserito nel contesto.


Ho apprezzato come abbiano saputo ripercorrere le dinamiche di come Mitch Kessler riuscisse a farla franca sotto il naso di tutti, di come il suo comportamento da predatore sessuale fosse quasi metabolizzato da tutti i collaboratori del presentatore nelle dinamiche fra superiore e subordinato, ma secondo me questa parte, che poi è il nocciolo della serie, ha ancora tanto da dire.
Qui vi ho parlato della seconda stagione di The Morning Show. 



Alto mare
Alta Mar
Seconda stagione


Mi spiace un po', ma devo bocciare la seconda stagione della serie tv spagnola Alto Mare, che è stata trasmessa da Netflix il 22 Novembre scorso.
Vi avevo raccontato che anche la prima stagione non mi aveva rapito il cuore, visto che non si tratta di una serie tv dalla qualità particolarmente meritevole. Ma Alto Mare aveva quell'intrigo semplice che rendeva gli episodi sfiziosi, senza appesantire troppo. Una buona compagnia serale che non sollazzava eccessivamente la noia.


Questa seconda stagione però mi è sembrata forzata e campata in aria. È iniziata male, si è ripresa verso metà, ma poi il finale è stato una porcata totale.
Il problema più grande è stato l'aggiunta di questo elemento fantasy che cozza proprio con quelli che erano gli intenti iniziali, o quantomeno con quello che avevamo visto fino ad ora. 
Se per tutta la prima stagione di Alto Mare non ci sono state avvisaglie di una possibile componente sovrannaturale, com'è possibile che adesso sia spuntata tutta in una volta?



A me son sembrati fenomeni piazzati lì appositamente per aggiungere qualcosa ad una storia che avrebbe dovuto terminare già con la prima stagione per non risultare ripetitiva.
Ma secondo me c'è di peggio, perché un po' tutti i nuovi personaggi vengono buttati a caso nella storia, senza reali fondamenta che li tengano in piedi, e soprattutto che la fanno facilmente franca nel corso delle vicende; mentre quelli che conoscevamo già subiscono un mutamento un po' strano. Eva Villanueva, ad esempio, improvvisamente mi è sembrata ottusa e aggressiva senza motivo, quando la conoscevamo come una ragazza aperta e in teoria fantasiosa, al contrario della sorella Carolina.
Alto Mare, non si sa per quale ragione, si è aggiudicato il rinnovo per una terza stagione, ma dopo aver chiuso il cerchio, seppur in malo modo, non so bene cosa aspettarmi.



The Witcher
Prima stagione
⭐⭐🌠


Un po' deludente, almeno per me, è stata la prima stagione di The Witcher, serie tv che Netflix ha spammato ovunque già mesi prima che venisse distribuita il 20 dicembre scorso, facendo crescere in me una aspettativa molto alta.
Immagino già che i fan più accaniti siano pronti a saltarmi alla giugulare, visto che The Witcher viene da un lungo percorso, prima in formato saga romanzata, poi in versione videogioco, ma ho le mie ragioni nel dire che è una serie riuscita male.



Io ho avuto l'impressione, da questa prima stagione almeno, che The Witcher sia una sorta di Game of Thrones di seconda categoria. Ancora una volta non lo dico in senso offensivo, perché sappiamo come è finita con Trono di Spade, e soprattutto perché cronologicamente la saga è stata pubblicata prima dei romanzi di Martin, ma la trasposizione in formato serie tv del nuovo prodotto Netflix secondo me non è stata azzeccata.



Intanto tutta la creazione del mondo di The Witcher è un po' raffazzonata: capiamo che ad esempio il witcher è una creatura soprannaturale, ma non ci spiegano proprio bene cosa sia in grado di fare; così come tutte le creature che navigano intorno, dagli elfi a tutti i vari mostri, hanno un loro equilibrio che ci viene quasi imposto, ma non è molto esplicitato. Non sappiamo nemmeno come mai questo Geralt di Rivia sia migliore di altri witcher, a parte essere interpretato da quella tanta roba di Henry Cavill. Il suo personaggio inoltre dovrebbe essere un reietto, schifato da tutti, eppure è sempre nelle locande a bere, viene costantemente richiesto per i suoi servigi e lo conoscono tutti benissimo.
Ti ritrovi quindi con un mucchio di personaggi, anche umani, non solo soprannaturali, che fanno cose, e tu non sai bene per chi patteggiare, perché non vengono ben strutturati e ben raccontati, in modo da capire le loro intenzioni.


Il risultato è che le prime puntate, piuttosto che far crescere l'interesse, lo fanno calare, e più volte mi son ritrovato con cellulare in mano durante la visione tanto il poco coinvolgimento che mi suscitava. Sono serviti diversi episodi affinché The Witcher ingranasse e riuscisse a tenermi più incollato allo schermo, ma pur guardando la serie da inizio a fine, i miei dubbi sono rimasti.
Pur essendo un effetto voluto, quello di un intreccio temporale di questo tipo, secondo il mio parere è riuscito davvero male, perché una volta che le circostanze risultano più nitide, più che una esclamazione di sorpresa, mi è venuta fuori un sospiro di rassegnazione.


Tutta la narrazione è raffazzonata e affrettata, i salti temporali non sono passaggi ma tagli con delle cesoie che ci trasportano a destra e a manca. Abbiamo capito che le vicende seguono dei tempi specifici, e si fa avanti e indietro di molti anni, ma questo sviluppo è stato fatto molto male a mio avviso. E, potrei essere io quello tonto che non è riuscito a seguire tutto per bene, ma se Netflix è stata costretta a pubblicare una mappa della cronologia della serie, il problema non era solo mio.


Inoltre avendo seguito una serie come Dark, sono anche abituato ad avere a che fare con vicende che hanno linee temporali incasinate e complicate, ma il montaggio della serie tv tedesca è di un altro livello.
Alla fine della fiera in The Witcher mi son mancati l'empatia, il pathos, mi è mancata la magia, così come l'originalità, per via di una trama confusa, fiacca, e poco avvincente. Si salvano i costumi, le scene di azione e combattimento, e il cast che, seppur non spiccando per interpretazioni da Oscar o particolare espressività, risulta credibile.
E se mi dite "eh però devi leggere il romanzo per capirlo", io vi rispondo "grazie al cazzo", siete avvisati.
Qui vi ho parlato della seconda stagione di The Witcher.


You
Seconda stagione


A proposito di raffazzonature, la seconda stagione di You, che Netflix ha reso disponibile il 26 dicembre 201, non è stata da meno.
Avevo avuto modo di approfondire tutti gli aspetti della prima stagione che avevo apprezzato o meno, e speravo sarebbero stati in grado di rimettere in riga una serie che facilmente esce dai binari della credibilità. Il risultato è stato che però hanno fatto peggio.



L'inizio della seconda stagione non fa altro che riprendere le dinamiche che avevamo visto nella prima stagione, ma questa volta Joe Golberg cerca in tutti i modi di dimostrarci che è cambiato e che può controllare la sua follia. Peccato però che né lui né gli sceneggiatori siano riusciti a migliorare.
Fatemi fare un passo indietro: nella prima stagione avevo inteso che si volesse un po' giocare sul doppio volto di Joe, un po' angelo e un po' demone, ma con la consapevolezza che lo spettatore sarebbe rimasto inquietato dal suo atteggiamento, vedendo palesemente la sua condotta. A me ad esempio dava sensazioni poco gradevoli, quasi fastidio, visto che alla fine è pur sempre un omicida.


In questa seconda stagione invece è un costante tentare di giustificarlo, come se raccontarci del suo passato o mettergli attorno gente ancora più fuori di brocca, lo possa rendere migliore, ma non è così perché noi con le rotelle ancora a posto ci rendiamo conto che è tutto estremante assurdo.
Tutti i personaggi fanno cose senza senso: si passa dall'aiutare Joe, dandogli persino consigli d'amore, seppur con la consapevolezza che sia uno squilibrato, fino a reazioni che non sono normali specie per chi vuole smascherare una persona così falsa e pericolosa.
Vi faccio un esempio semplice: un personaggio scopre la gabbia dove Joe rinchiude le persone (ricostruita non si sa come e quando), ma piuttosto che chiamare la polizia, o mandare in giro foto della scena come prova inconfutabile, preferisce chiamare Love Quinn, la nuova fiamma/vittima di Joe, per farle aprire gli occhi.


Questo forse è l'apice che mi ha fatto urlare sulla sedia, ma anche ad esempio gli affittuari di Joe, Delilah e la sorella Ellie, fanno e dicono cose senza senso. Quest'ultima in particolare arriva persino a correggere le bozze per una sceneggiatura che dovrebbe far parte di un progetto importante e costoso, a soli 15 anni. Capisco dare spazio ai giovani, capisco il talento innato, ma così si esagera.
Non vi nomino nemmeno Forty, il fratello di Love, perché uno con un nome così non merita spazio, ma vi basti sapere che un paio di volte avrei voluto dargli tutte le sberle che i genitori non hanno dato.
L'intreccio è così incasinato e impossibile che ogni episodio di You 2 risulta assurdo, nessun dialogo ha un briciolo di credibilità, nessun ruolo prosegue da inizio a fine stagione seguendo linearmente quelli che sono i tratti del personaggio.


Sono arrivato alla fine perché volevo capire dove volevano andare a parare e, per metterci una pezza, hanno fatto un capovolgimento che mi ha messo mal di testa tanto era campato in aria, contorto e completamente privo di fondamenta sia per quelle che sono le cose viste nella serie, sia per la semplice logica comune. Tutti i livelli di You sono davvero insensati e a tratti aberranti, come le attenzioni a mio avviso morbose che Joe ha per Ellie, o anche il modo in cui le vittime finiscono per diventare antipatiche e quasi come se abbiano torto perché non in grado di farsi giustizia da sole.
Pare che ci sia una terza stagione confermata, sempre di 10 episodi, ma sinceramente più penso a You e più mi prende una strana nevrosi, per cui lascio stare se no mi faccio contagiare da Joe.



Queste erano le ultime serie tv che ho terminato di recente ma spero mi facciate sapere se a voi sono piaciute e sono io che magari leggo ed interpreto male certe situazioni.




|Beauty Cues|
Due prodotti versatili per tutte le stagioni 🥥

La mia routine, sia del viso che del corpo, cambia abbastanza drasticamente in base al periodo dell'anno. In estate non sopporto praticamente nulla, tutto mi sembra oleoso, fastidioso e pesante, a causa della mia inesistente tollerabilità al caldo; d'inverno invece potrei spalmarmi di burro e pensare che sia una lozione leggera e gradevole.
C'è uno stacco abbastanza netto per quanto mi riguarda, per cui generalmente, ciò che apprezzo in una stagione, difficilmente mi soddisfa in un'altra. Eppure dalla scorsa estate mi son portato dietro due prodotti che ho trovato piacevoli da usare anche durante la stagione fredda, grazie alla loro versatilità.
Il primo di questi due prodotti è l'Olio di Cocco e Monoi per corpo e capelli di L'Erboristica di Athena's.



Ora, fatemi spiegare. Lo so che è forse il prodotto più banale che possa esserci sul mercato, e so pure che in altre occasioni ho detto che l'olio di cocco non è fra i miei preferiti, ma con questo de L'Erbotistica c'è stata una certa affinità.
Intanto perché è arricchito di gardenia tahitiana, detta anche monoi o tiarè, che gli dà un profumo molto buono, seppur non estremamente intenso e duraturo.
La seconda ragione di questa affinità è che ho iniziato ad ampliarne gli scopi di uso.
Conosciamo tutti la versatilità dell'olio di cocco, gli infiniti usi che possiamo farne, la stessa L'Erboristica dice a proposito

"Durante l’esposizione solare, favorisce l’abbronzatura. Dopo la doccia: poche gocce ammorbidiscono e mantengono l’elasticità  della pelle, ricostituendo il naturale film idro-lipidico cutaneo; prolunga l’abbronzatura evitando l’esfoliazione della pelle. Sui capelli, dopo lo shampoo o come impacco prima dello shampoo, svolge un’azione ristrutturante e protettiva."
Ma voi non lo usate durante l'esposizione al sole, vero? Perché siete consci di non essere patatine da friggere, vero?
Fino ad ora mi ero concentrato ad utilizzare l'olio di cocco solo per fare impacchi ai capelli. In questo senso mi piace, soprattutto perché lo posso usare anche come nutriente per il mio cuoio capelluto arido, senza poi essere costretto a lavarmi i capelli con il Nelsen Piatti per poterlo rimuovere. In generale aiuta a rendere i capelli un po' più disciplinati.
In questo senso l'Olio di Cocco e Monoi di L'Erboristica è perfetto, la sua fluidità e leggerezza lo rendono ideale secondo me anche per capelli più sottili dei miei, perché non appesantisce e lo posso usare praticamente tutto l'anno.



L'olio di cocco però, di qualunque brand sia, non mi piace per lo styling magari sul capello umido prima dell'asciugatura, perché lo trovo poco efficace su di me e tende a ungere ed a sporcarmi i capelli prima del tempo.
L'intento principale per cui ho preso l'olio cocco di Athena's era però proprio per usarlo come idratante corpo. Avevo iniziato ad usarlo in questo senso verso la fine dell'estate ma mi risultava un po' troppo pesante, tuttavia arrivata la stagione fredda e la conseguente pelle secca, è stato perfetto anche come prodotto post doccia da usare appunto sul corpo. La mia pelle lo assorbe abbastanza rapidamente, e la rende morbida, liscia ed elastica fino alla doccia successiva. Cerco sempre di applicarlo sulla pelle umida, o comunque non faccio mai passare troppo tempo da quando esco dalla doccia.

Sapete meglio di me che l'olio di cocco per natura tende a solidificarsi con temperature al di sotto dei 25 gradi, ma d'inverno io risolvo portandomi la confezione in doccia, dove col calore e l'acqua si scioglie in parte, in genere quanto basta per applicarlo sul corpo. Con questo piccolo trucco l'Olio di Cocco e Monoi di L'Erboristica di Athena's è diventato un prodotto che riesco ad usare in modi diversi con molto piacere in qualunque stagione.

INFO BOX
🔎 Grande distribuzione, Ipercoop, Acqua e Sapone, Tigotà
💸 €5.90(in offerta)
🏋 200ml
🗺 Made in Italia
⏳  12 Mesi
🔬 Vegan, Nickel, Cromo, Cobalto Tested <0,0001
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Il secondo prodotto che dall'estate è arrivato con me fino all'inverno è lo Spray Idratante con Acqua di Cocco e Aloe Vera sempre di L'Erboristica.



Anche in questo caso si tratta di un prodotto molto semplice sulla carta, visto che come indica l'azienda

"Abbina la straordinaria azione rinfrescante dell’acqua di Cocco, alle proprietà  idratanti e lenitive del succo puro di Aloe Vera Biologica. Ideale quando la pelle necessita di idratazione. Adatto in ogni stagione. Perfetto durante e dopo l’esposizione a sole, vento, salsedine e cloro, per remineralizzare la pelle, lenire le scottature e prevenire le desquamazioni."
Athena's ne suggerisce tre diversi utilizzi: su viso, corpo e capelli.
Vi dico subito che questo Spray Idratante mi sembra inutile sui capelli. Posso capire che al mare può aiutare a togliere quel senso di secchezza data dalla salsedine, ma penso che a quel punto sia meglio sciacquare i capelli con acqua dolce (o ancora meglio, fare tutta la hair care routine). Sul corpo invece è molto gradevole. Per me, nell'ultimo periodo della stagione calda era la mia body mist da spruzzare sul corpo per idratare e rinfrescare, soprattutto in quelle giornate in cui non tolleravo nemmeno una carezza per le alte temperature. Sul corpo lo Spray Idratante al Cocco mi è piaciuto molto perché non appiccica ma dà quella idratazione sufficiente per le giornate torride, lasciandomi anche la pelle morbida.



L'applicazione in questo senso è facile e veloce visto che l'erogatore ha un bel getto spray, ampio ma sottile.
La profumazione di questo spray Athena's L'Erboristica ricorda il cocco, ma non è l'aroma più tropicale che possiate immaginare, è gradevole, dolce ma non stucchevole, e posso andare subito avanti perché tanto non persiste.
Arrivato l'inverno però lo Spray Idratante è diventato esclusivamente un tonico per il viso, che spruzzo prima di sieri e creme e che dà una lieve idratazione e una piacevole freschezza, ancora una volta senza appiccicare. L'ho provato anche in estate sul viso e pur apprezzandone la freschezza e l'azione lenitiva, ma non so perché non mi convinceva del tutto. Ha guadagnato punti con l'arrivo della stagione fredda.
Anche lo Spray Idratante Cocco e Aloe ha quindi trovato una sua collocazione durante tutto l'anno grazie alla sua versatilità.

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💸 €4.90(in offerta)
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Fatemi un po' sapere voi che prodotti versatili state utilizzando, e se avete necessità così diverse da una stagione all'altra. E se non siete sazi da questa recensione, qui ho parlato di un altro prodotto L'Erboristica di Athena's sempre al cocco.






|Beauty Cues #WeeklyMask|
Maschere in tessuto Biofficina Toscana: tutte le mie opinioni 🤨

Come saprete, sul mio blog non si parla sempre dell'ultima novità uscita in commercio, perché, seppur mi attrae, non sempre riesco ad acquistarla nell'immediato, o comunque a testarla in tempi brevi. Ma se una cosa entra nel mio mirino, prima o poi finisce nelle mie mani, come nel caso delle maschere viso di Biofficina Toscana.



Facciamo un salto nel tempo ed arriviamo al Sana del 2018, quando l'azienda di Lucca proponeva proprio alla fiera una serie di trattamenti per il viso, che a me hanno attirato fin da subito, non solo per come hanno declinato queste maschere, ma anche perché mi fido di Biofficina Toscana e delle scelte etico e aziendali che nel tempo hanno fatto.
Le prime maschere che ho provato sono quelle in tessuto, che Biofficina ha proposto in tre varianti, fruttando tre ingredienti che prelevano dal suolo toscano: la malva, l'elicriso e i frutti di bosco.
Ci sono anche alcuni elementi che si ripetono un po' in tutte e tre le maschere, ma c'è anche una caratteristica che le accomuna: la forma senza senso.



Non vedo alcuna logica nella forma di queste maschere, e dopo averne provate più di un centinaio negli ultimi due anni, credo di averne viste di ogni tipo, ma queste Biofficina mi hanno davvero lasciato dubbioso: il tessuto è morbido e diciamo sufficientemente sottile, ma hanno una ampia forma ovale che si allunga verso le orecchie, tanto da doverla ripiegare su se stessa. I fori degli occhi sono giganti, la fessura dove il naso è praticamente slabbrata, la parte invece direttamente sotto, fra il naso ed il labbro superiore, è troppo lunga e copre la bocca. La fessura dove le labbra invece mi finisce sul mento. Forse un alieno può trovarsi bene, ma per un viso umano bisogna accartocciarla tutta, con la conseguenza che applicare queste maschere richiede fin troppa pazienza per un prodotto così semplice.
Ma andiamo oltre e vediamo un po' tutte le caratteristiche di ognuna.


Biofficina Toscana Maschera in tessuto Idratante-Lenitiva



La maschera lenitiva è stata la prima del trio Biofficina che ho scelto di provare, anche perché nel giorno in cui l'ho fatta avevo rasato la barba per cui volevo sfruttare le proprietà lenitive della maschera.
Gli elementi chiave che sfrutta questo trattamento sono

Mucillagini di malva bio; oli bio di mandorle dolci e jojoba; olio di crusca di riso; acido ialuronico; bisabololo; pantenolo, amido di riso; allantoina; vitamina E
tutte componenti che dovrebbero idratare, nutrire e ovviamente rendere la pelle meno stressata ed arrossata.
Dopo aver cercato di darle una forma accettabile, è rimasta adesa tutto il tempo della posa al viso. In questo caso il siero di cui è intrisa non è gelloso come accade di solito, ma una sorta di crema fluida e leggera, con un buon profumo fresco e floreale. Qui si presenta secondo me un altro problema: il siero di queste maschere Biofficina infatti tende a depositarsi all'interno della bustina, quindi tocca raschiarla per raccogliere i resti. E poi per esperienza questo tipo di prodotto non riesce mai ad intingere la cellulosa in maniera perfettamente omogenea al 100%. Come vi dicevo fortunatamente non si è scollata, sebbene non sia particolarmente comoda da tenere in posa per via degli eccessi di tessuto.



Già dopo una ventina di minuti (Biofficina consiglia 15 minuti di posa) ho sentito che buona parte del liquido si era assorbito, e una volta rimossa sul viso avevo ancora del siero ma in pochi massaggi si era completamente assorbito, senza rendere la pelle unta. La maschera idratante-lenitiva di Biofficina fa quel promette su di me: mi ha lasciato la pelle più idratata, morbida, ed effettivamente la sensibilità data dalla rasatura era molto attenuata. Mi è parso che anche il tono della pelle sia migliorato temporaneamente risultando un po' più tonica e compatta. L'idratazione che mi ha dato è stata sufficiente come trattamento serale sebbene non ho del tutto skippato la mia skin care routine. Questo mi fa pensare che possa essere adatta a cuti da normali a leggermente secche. Non l'ho trovata particolarmente fresca, anche in questo periodo invernale.
Non ci sono stati effetti di luminosità né me li aspettavo ma da cronista del beauty non posso non sottolinearlo.
Insomma promuovo questa maschera in tessuto Biofficina Toscana perché fa ciò che promette, ma vi avviso che il leit motiv di questa recensione è il fatto che la forma inficia parte del processo.

INFO BOX 
🔎 Online, Bioprofumeria, sito dell'azienda
💸 €5.80
🏋 15ml
🗺 Made in Italia
⏳  1 maschera monouso
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Biofficina Toscana Maschera in tessuto Idratante-Purificante



Anche la maschera purificante Biofficina è caduta a fagiolo perché ho scelto di farla proprio quando avevo un paio di piccoli brufoletti, quindi avevo bisogno di una azione combinata di idratazione, ma anche contro le impurità.
La sua efficacia dovrebbe essere garantita da elementi come
"L’elicriso bio dell’Isola d’Elba con proprietà antiossidanti e purificanti agisce in combinazione ad un estratto di alghe sebo-regolatore e calmante, oli bio idratanti, acido ialuronico ed altri principi lenitivi con un effetto rigenerante- normalizzante."
Ho trovato il profumo più delicato rispetto alla maschera lenitiva, meno percepibile al mio naso mentre la lasciavo agire, mentre sul viso mi è risultata un po' più fresca, ma resta più che accettabile con delle temperature basse. Il siero è sempre cremoso e purtroppo l'adesione non è stata delle migliori e direi che è colpa mia, ma non è del tutto vero.



Quando l'ho utilizzata avevo un po' di barba, direi massimo un paio di millimetri. In genere non ho problemi con questa lunghezza di barba e tutte le maschere in tessuto mi aderiscono alla pelle senza fare capricci, ma con questa di Biofficina, essendoci così tanto tessuto in eccesso, che fa così tante pieghe, che non riesce ad aggrapparsi alla perfezione alla pelle, e bastano pochi peli (mi avete visto in foto, non sono un barbone) a disturbarne l'adesione.
Sapete che però una volta rimossa sono rimasto davvero stupito? La pelle era idratata, in maniera sufficiente ma non del tutto soddisfacente per una pelle come la mia che tende alla secchezza, ma era molto liscia al tatto, e soprattutto la cosa che mi ha sorpreso è stato vedere che i due brufoletti fossero molto più sfiammati e meno arrossati. È vero, parliamo nel mio caso di piccole imperfezioni, eppure un risultato c'è stato, e sarei curioso di vedere come si comporta con una pelle con maggiori problematiche.
Direi che la maschera purificante in tessuto Biofficina Toscana è molto promettente ed efficace, mi spiace solo per la forma della cellulosa che va disturbare tutto il processo.


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🔎 Online, Bioprofumeria, sito dell'azienda
💸 €5.80
🏋 15ml
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⏳  1 maschera monouso
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Biofficina Toscana Maschera in tessuto Idratante-Illuminante



Non c'era invece una motivazione specifica, se non la voglia di idratare la pelle, quando ho provato la maschera illuminante di Biofficina.
Mi è piaciuto tantissimo il profumo, che non mi ricorda i frutti rossi ma più un aroma dolce e vagamente speziato.
Abbiamo il solito siero cremoso che intinge la maschera, ma in questo caso a comporre la formulazione ci sono

"il Rubiox® (bioliquefatto di frutti rossi), oli bio di mandorle dolci, jojoba, avocado; bioliquefatto da verbasco; acido ferulico; acido ialuronico; amido di riso, pantenolo, allantoina, vitamina C ed E"
Appena applicata sul viso l'ho sentita abbastanza rinfrescante ma è una sensazione che è andata a scemare, ma non è ovviamente questo il problema per quanto mi riguarda, ma il fatto che sia stata la meno soddisfacente di tutte queste maschere in tessuto Biofficina, nonostante non avessi troppe pretese.



Nel giro di mezz'ora la maschera era completamente asciutta ed il siero si era assorbito senza strascichi. Rimossa la cellulosa non ho notato particolare luminosità dell'incarnato né un colorito anche solo vagamente più omogeneo. Certo idrata la pelle, lo fa bene e senza residui, ma nulla più, almeno in una sola applicazione. Quindi la maschera illuminante Biofficina non riesce per me a spiccare nel mucchio, né rispetto ad altre sue colleghe.


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Non avevo dubbi sul fatto che Biofficina scegliesse ingredienti validi e funzionali, ma credo che fare una maschera in tessuto non significhi solo sfruttare un pezzo di cellulosa per veicolare un siero, ma deve essere per me anche un trattamento rilassante, ed anzi più pratico e veloce rispetto ad una maschera in crema. Secondo me la pecca di queste maschere è proprio questa, la forma, e spero che venga rivista, per renderle perfette.

Qual è la vostra impressione di queste maschere Biofficina? Avete avuto problemi con il tessuto o siete riusciti ad applicarle senza grinze?

Se vi va di scoprire cosa penso delle maschere in argilla, potete cliccare qui.

|#backtoseries|
Tutte promosse! 🎉🏅

La parentesi di serie tv natalizie di Netflix mi ha rallentato nelle recensioni delle altre serie che avevo già visto prima delle feste, e che avevo pure apprezzato, ma di cui non ero riuscito ancora a lasciare quattro pensieri come sono solito fare. Ma non si può andare avanti senza chiudere le parentesi del passato, quindi è il momento giusto prima di poter dare spazio ad altro.

Modern Love
Prima stagione
⭐⭐⭐⭐


Fra le più attese forse serie tv di Amazon Prime Video lo scorso anno, Modern Love si è subito creata il suo pubblico di affezionati e fra questi ci sono anche io.
Gli otto episodi di cui è composta si propongono di esplorare alcune storie di vita vera, fatte di amori persi, ritrovati, amori strani, magari arrivati tardi, matrimoni da salvare, o fatte semplicemente di affetto e di nuove strade da intraprendere per stare finalmente bene. Ogni puntata è autoconclusiva con una vicenda e personaggi a sé, ma ci sarà occasione per rivivere il brivido dei protagonisti che abbiamo conosciuto.



Chi ha ideato Modern Love secondo me ha fatto un buon lavoro. Intanto le vicende: la serie è basata su una rubrica settimanale del New York Times, per cui dovrebbero essere storie vere, ma anche qualora così non fosse, risultano tutte abbastanza verosimili, ed in un modo o nell'altro si riesce a trovare un riflesso di noi stessi. Anche il modo in cui vengono raccontate queste storie e tutti i sentimenti ad esse collegati è realistico, non ha particolari filtri, anche per come ce lo mostrano. Modern Love non ha ad esempio la regia più raffinata che abbia mai visto (per quanto ne capisca) ma giocano molto sul montaggio affinché tutto torni.











Hanno poi scelto un cast che ha saputo attirare l'attenzione, soprattutto Anne Hathaway che è vero, ha un peso all'interno di questo gruppo di attori, e lascia il segno con la sua Lexi, vista anche la complessità psicologica che deve trasmettere.
Credo però che puntata dopo puntata tutti i personaggi sanno imporsi sia emotivamente che per quello che è il vissuto che devono narrare. Ci sono storie che mi hanno commosso (figuratevi se non mi scappava la lacrimuccia), altre che mi hanno fatto ridere, altri momenti in cui, magari pur non trovandomici, mi son sentito coinvolto ed in empatia con quello a cui stavo assistendo.

Modern Love 2&quot; Su Amazon Prime Video - NonSoloCinema

Do quattro stelle a Modern Love perché in alcuni episodi e per alcuni dei personaggi sentivo il bisogno di un maggiore approfondimento. Il tempo di questa serie tv è un po' il punto forte e la debolezza: da un lato i 30 minuti di episodio sono più che sufficienti visto che in generale le storie non hanno un impianto ed una esposizione particolarmente originale. Sono tutte parentesi più o meno comuni per cui raccontarcele in 50 o più minuti sarebbe potuto essere estenuante e ripetitivo. Dall'altro lato però, in alcuni momenti, ho sentito il bisogno di un po' più di respiro, di scavare un po' ed in questo caso la mezzora non è sufficiente.
In generale non posso dire che tutti gli episodi hanno avuto su di me lo stesso impatto e questo è l'unico appunto che mi sento di sottolineare, che poi è organico ad una struttura di questo tipo.



Mi era capitata sotto gli occhi per caso una recensione in cui dicevano che Modern Love evita troppo il lato "oscuro" dell'amore, ma io credo che, oltre a non essere una definizione veritiera, visto che non mancano tensioni e problemi, ogni tanto è semplicemente bello lasciarsi andare a delle storie dolci, raccontate in modo un po' più spensierato, senza che alla fine lo spettatore si trovi appallato dai piagnistei, dai litigi e dalle porte sbattute.
In Modern Love hanno saputo unire leggerezza e profondità, non cercando a tutti i costi la soluzione, la risoluzione o l'assoluzione. Qui parlo della seconda stagione. 


Il metodo Kominsky
Seconda stagione
⭐⭐⭐⭐



Ho bevuto abbastanza velocemente gli otto episodi della seconda stagione de The Kominsky Method arrivati su Netflix il 25 Ottobre.
Già dalla prima stagione si era dimostrata una serie tv valida, ma che secondo me si rivela quasi migliore della prima.
Resta la scrittura brillante, piacevole, rapida, ironica ed a volte un po' amara, così come restano i dialoghi senza peli sulla lingua e degli attori bravi (e te credo) e credibili (ovviamente) ma questa seconda stagione di Il metodo Kominsky è il perfetto proseguimento ed anche approfondimento della storia che avevamo visto appunto nel precedente ciclo di episodi. 


Io stesso nella scorsa recensione vi dicevo che c'erano degli intrecci che volevo fossero chiariti perché trenta minuti di episodio, per otto puntate in totale, possono essere carini per lo scambio di battute sarcastiche fra i protagonisti, ma non sono sempre sufficienti quando si deve chiarire la natura dei rapporti, i caratteri dei protagonisti e vicende più personali. Con la seconda stagione invece  riescono a fare un colpo al cerchio ed un colpo alla botte: da un lato danno spazio a tutti i filoni narrativi che avevano aperto nella prima stagione, come il rapporto di Norman con la figlia o il superamento del lutto; dall'altro lato c'è occasione per aprire la strada a nuovi personaggi, o comunque dare maggiore risalto alle vecchie comparse. 


Un altro tiro aggiustato, se così posso dire, è il personaggio di Sandy che un po' per tutta la prima stagione mi sembrava non avesse la centralità che spetta a colui che dà il nome a tutta la baracca. In questa seconda stagione invece, fra problemi di salute e una liaison ritrovata, riesce ad avere la luce dei riflettori puntata contro per più tempo e son sicuro che avrà ancora più spazio nel corso della prossima stagione, e se seguite la serie sapete a cosa mi riferisco. 



The End of the F***ing World
Seconda stagione
⭐⭐⭐🌠


Non c'era molta necessità di una seconda stagione di The End of the F***ing World ma seguirla è stata comunque un piacere. 
Eravamo rimasti col fiato sospeso a fine della prima stagione, ma andava anche bene così perché TEOTFW aveva avuto un taglio particolare, con dei protagonisti sopra le righe, e secondo me era una di quelle serie che doveva e poteva restare sospesa in quella bolla di stranezza in cui avevamo conosciuto Alyssa e James.
Continuare è stato un po' un rischio, ma hanno secondo me saputo superare la prova. 



Nella seconda stagione di The End of the F***ing World troviamo i due giovani protagonisti due anni più tardi, divisi dalla sorte e dagli eventi, ed entrambi feriti in maniera diversa. James infatti ha perso il padre da poco e sta cercando di metabolizzare la cosa, ma al tempo stesso tenta di affrontare il suo passato; mentre Alyssa cerca di rifarsi una vita sempre con quella totale assenza di interesse e coinvolgimento che la caratterizza, e sempre tentando a modo suo di trovare l'emotività che non le appartiene. I due si ritroveranno uniti questa volta da una fuga inconsapevole, che li porterà a scontrarsi ma anche ad affrontare i propri trascorsi.


Della prima stagione resta quel senso di inquietudine, inadeguatezza, l'anedonia che i protagonisti si portano dietro, ma la maturazione tende un po' ad appesantire la storia e i personaggi, che più di prima si perdono nei loro pensieri. E proprio quei pensieri sono gli spunti più interessanti e quelli che ci fanno scoprire la crescita di Alyssa e James, che in fondo non sono poi così tanto cambiati.
I pensieri e ma anche i ricordi diventano l'occasione per andare più a fondo di quanto possa sembrare e scopriamo che i due ragazzi hanno maggiore consapevolezza di loro stessi, dei loro sentimenti, anche di quelli negativi. Questo non significa che sappiano gestirli o siano "migliorati", ma è comunque una evoluzione.

The End of the F***ing World 2, recensione di un degno finale

Tutti i ragazzi di The End of the F***ing World vengono da contesti particolari e ne portano lo strascico, ed anche la nuova arrivata, Bonnie, non è da meno. Ce la introducono in modo molto chiaro, e ci fanno subito capire i suoi pregressi. Il resto della storia che la coinvolge e che tocca anche i due protagonisti non è il massimo né per originalità né per intreccio, ma ha quei due o tre colpi di scena che me l'hanno resa più appetibile ed interessante.
A mio avviso questa seconda stagione di The End of the F***ing World dovrebbe essere conclusiva e non rischiare di danneggiare qualcosa che ha funzionato così bene, che si è distinta senza voler strafare, senza prendersi troppo sul serio, e soprattutto visto che hanno saputo chiudere bene il cerchio, ma non nego che seguirei una terza stagione qualora ci dovesse essere (la creatrice Charlie Covell dice di no).


Questa era solo una piccola fetta delle serie tv viste e terminate negli ultimi mesi, ma la lista è ancora lunga e non accenna a sfoltirsi, ma nel mentre fatemi sapere che cosa ve n'è parso di queste serie, se le promuovete oppure no.




|Beauty Cues|
Cien Nature Sensitive alla Mandorla: la mia recensione (finalmente!) 🌸

Lo scorso anno Cien ha deciso di prestare maggiori attenzioni alla linea Nature, scatenando tutti noi appassionati di cosmesi che amiamo questo brand con nuove ed interessanti limited edition.
Fra le ultime loro uscite quella su cui non avevo ancora avuto modo di soffermarmi e di parlare è proprio la linea Sensitive, che dovrebbe essere rivolta a pelli sensibili appunto ed è arricchita con mandorla.



Un'altra edizione limitata con ingredienti naturali che va ad arricchire la gamma di Cien Nature, ma che purtroppo non brilla secondo me per originalità ed innovazione.
Nel corso degli anni ho infatti notato che hanno cercato di fare dei passi avanti e, come vi accennavo poco fa, nel 2019 la Cien ha messo in commercio altri cosmetici che, visti superficialmente attirano molto, ma osservati con più attenzione mi hanno lasciato alcune perplessità (e te pareva!).
Facciamo un passo indietro: era il 2016 e per la prima volta da Lidl facevano la loro apparizione le creme viso, contorno occhi, un olio per il corpo e la crema mani di Cien Nature. Per essere sempre sul pezzo mi ci ero fiondato, e qui vi ho raccontato cosa avevo provato all'epoca.
Abbiamo dovuto aspettare più o meno un anno affinché quella scarna gamma di prodotti venisse aggiornata, prima sempre con una edizione limitata, poi diventata permanente, e nel 2017 sono arrivati shampoo, bagnoschiuma, mousse detergente per il viso, balsamo labbra, burro corpo e altro ancora.
Era una occasione che non potevo perdere, e qui ho esaminato tutti i prodotti di quelle nuove referenze Cien Nature.



Nel 2018 invece le novità proposte sono state solo una coppia di detergenti intimi e di deodoranti (ne ho recensito uno qui) che andavano a colmare una lacuna, ma non rendevano Cien Nature più rivoluzionaria. Una leggera svolta è arrivata nel 2019 che ha visto approdare appunto la linea Sensitive alla mandorla intorno a febbraio, ma soprattutto i cosmetici al latte d'asina, a mio avviso i più originali anche nel panorama della skin care da grande distribuzione.
Ho però del tutto rinunciato a voler provare i prodotti con melograno e bacche di goji che sono apparsi fra gli scaffali Lidl durante appunto l'agosto dell'anno scorso.
È normale che un brand low cost non possa sfruttare le ultime tecnologie cosmetiche, ma un'altra linea con gli stessi tipi di prodotti già visti, oltre ad essere ridondante, considerato che Cien ha già sfruttato le proprietà del melograno proprio nel primo gruppo di creme viso che ha creato, mi sembrava estremamente noiosa.



 Nel cuore dell'estate non puoi propormi creme a profusione e non pensare che la tua gamma è completamente sprovvista di un detergente in gel, di un tonico, di un siero per il viso, di un esfoliante e di chissà quanti altri prodotti che hai evitato.
Ed io dovrei fare le corse per prendere l'ennesima crema mani in edizione limitata, quando il mondo della cosmesi brulica di nuovi marchi ogni giorno? Mi spiace signori Cien, ma non ci siamo.

Questo era per togliermi un sassalino dalla scarpa, ma anche per dire che la gamma Sensitive era l'ultima che mi restava davvero da recensire.
Ho aspettato a parlarne perché attendevo il momento in cui sarebbero stati disponibili sugli scaffali Lidl, ma a quanto pare il loro settore marketing ha deciso di non far apparire più i prodotti sul volantino, ma di farli trovare senza preavviso nei supermercati della catena.

Cien Nature Sensitive 3 in 1 Cleansing Foam Almond
Mousse Detergente Viso



Non ho dubbi nell'eleggere la Cleansing Foam ancora una volta il miglior prodotto che Cien Nature ha creato. Ammetto che pensavo che questa della linea Sensitive Almond fosse poi identica alla mousse al limone che era già in vendita, ma ho trovato (per fortuna) delle differenze.
Ovviamente gli ingredienti in primis: la mousse detergente Sensitive contiene succo di aloe e ovviamente estratto di mandorla dolce, e per rendere la formulazione più idratante hanno spostato la glicerina, che adesso capeggia già alla seconda posizione dell'INCI. 


Cambia ovviamente anche la profumazione, che secondo me è un mix fra l'aroma di mandorla appunto e qualcosa di floreale. Una combinazione di odori buonissima, che, come vi dicevo, sarebbe stata perfetta per un docciaschiuma, ma che mi lascia un pelo perplesso: essendo una linea rivolta alle pelli sensibili, non sarebbe stato meglio evitare qualunque profumo? A me non crea problemi essendo delicato, ma forse potrebbe darli su chi appunto ha una cute reattiva.
Questa Cleansing Foam Sensitive Almond di Cien Nature resta per me comunque una campionessa nella detersione del viso perché la schiuma, che crea è sempre voluminosa e soffice, non si smonta troppo facilmente, ma è delicata nel pulire la pelle, la lascia morbida e liscia ma non tirante.



A mio avviso è perfetta per pelli da normali a secche o nel periodo invernale proprio perché ha questo equilibrio di efficacia e dolcezza che non la rende aggressiva. L'ho trovata anche più delicata della mousse Lemon & Lemon Balm che invece mi sembra più orientata ad accontentare le pelli miste, ed infatti io la uso principalmente d'estate.
La Cleansing Foam Sensitive non mi crea alcun fastidio anche sugli occhi e posso usarla indistintamente mattina e sera. È vero, non credo possa struccare un intero viso coperto di make-up, ma sicuramente aiuta a rimuovere gli ultimi residui dello struccaggio. 
Quindi non posso che promuoverla con bacio accademico e sperare che prima o poi riesco a trovarla in negozio per acquistarla di nuovo. 

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⏳ 12 Mesi                                 
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Cien Nature Sensitive Face Cream Almond
Crema viso alla Mandorla



Nonostante non abbia trovato problemi nell'unica crema viso proposta nella linea Sensitive Cien Nature, devo dire che è un prodotto che non farei le corse per riacquistare.
Si tratta di una crema con una bella consistenza, di quelle che è un piacere spalmarsi sul viso, ricca ma non untuosa, avvolgente ma non pesante. Cien spiega che per impreziosirne la composizione hanno inserito 
"un pregiato olio di mandorle dolci da agricoltura biologica controllata. Dona sollievo alla pelle sensibile ed aiuta a lenire gli arrossamenti. L'azione combinata di aloe vera e olio di jojoba da agricoltura biologica controllata, burro di karitè e vitamina E dona delicatezza".


Mi ha fatto un po' strano che non abbiano sottolineato anche la presenza di olio di enotera, che grazie agli omega 6 ha proprietà elasticizzanti, e dell'acido ialuronico, ma questi ingredienti comunque non cambiano l'idea che ho su questa Sensitive Face Cream Almond: è una buona crema viso, idrata bene la pelle, e mi sembra più idonea a pelli normali, leggermente secche o stressate. Su di me si assorbe bene, non la trovo grassa o appiccicosa, anzi è proprio gradevole da massaggiare grazie anche al profumo delicato e piacevole (anche in questo caso però non so se sia il prodotto più indicato per pelli davvero sensibili).

Tuttavia trovo che questa crema viso alla mandorla non abbia nulla di così diverso dalle altre creme di Cien Nature, né quella alla Melissa e Amamelide, né quelle alla Rosa canina.
Sono tutti prodotti con buon INCI che lasciano la pelle morbida, liscia, e sufficientemente idratata, ma che non spiccano per particolari proprietà antiage. La Crema viso alla Mandorla ha sicuramente una azione emolliente sulla pelle, ma la confortevolezza che lascia non è poi così distante da quella che provo con tutti gli altri prodotti citati.
Insomma al prossimo giro non avrò urgenza di prenderla. 

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Cien Nature Sensitive Eye Cream Almond
Crema contorno occhi alla Mandorla



Mi spiace farvi subito spoiler, ma ho provato la stessa sensazione con la Eye Cream Almond di Cien Nature. 
L'INCI è paurosamente somigliante alla crema viso di questa linea Sensitive, e contiene quindi 
"un pregiato olio di mandorle dolci da agricoltura biologica controllata che aiuta a contrastare le imperfezioni grazie alle sue proprietà idratanti."
ma ci sono anche tutti gli altri elementi emollienti, idratanti e nutrienti che appunto troviamo nell'altra crema. Manca per fortuna il profumo per renderla delicata e mi piace che sia adatta ai portatori di lenti a contatto e sia oftalmicamente testata, cosa vera, almeno per la mia esperienza, visto che non mi ha mai dato fastidio, bruciore o lacrimazione, ma questo non basta a renderla migliore ad esempio della crema contorno occhi alla rosa.



Con questa sua sorella infatti la Eye Cream Almond condivide una consistenza cremosa ma sempre leggera e non troppo untuosa, che il mio contorno occhi assorbe abbastanza rapidamente e che senza lasciare residui.
Il fatto è che anche la crema contorno occhi alla mandorla non ha alcun potere straordinario: idrata abbastanza bene l'area perioculare, ma nel mio caso di pelle tendente al secco di una persona non più di primo pelo, non dà sufficiente nutrimento da poter essere la crema ideale ad esempio per la stagione fredda. Riesco a farne un utilizzo giornaliero ma con la consapevolezza e la necessità che la notte devo affiancarle qualcosa di più efficace e specifico.



Fatemi dire che non sto assolutamente bocciando questo prodotto, ed anzi per il suo prezzo è più che valido, dico solo che nulla la contraddistingue dagli altri contorno occhi che la stessa Cien Nature offre già, anzi direi che è proprio un dupe. Se mi dessero questa Eye Cream Almond in un tubetto anonimo, per me potrebbe essere qualunque delle creme Cien ché non la distinguerei. Anche qui non abbiamo una spiccata azione anti rughe, o a contrastare gonfiore e occhiaie.
Quindi anche il contorno occhi alla mandorla è un altro prodotto, sicuramente gradevole e idratante, ma per cui secondo me non val la pena strapparsi i capelli qualora non riusciate ad accaparrarvelo.

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⏳ 12 Mesi                                 
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Spero che questo 2020 riservi belle novità da parte di Cien Nature, e mi auguro che vadano a colmare tutti i gap che non hanno mai riempito. Qui potete trovare la mia recensione del Body Oil di questa linea Sensitive. 
Qual è stata la vostra esperienza con la linea Cien Nature alla Mandola?





La verità sul 2020



Quando si stava avvicinando la fine di dicembre, superato Natale, ho iniziato a pensare cosa avrei potuto scrivere per spezzare il ghiaccio e salutare il 2019. Un augurio, un bilancio, un pensiero che potesse dare il benvenuto al nuovo anno.
Iniziare con una recensione qualsiasi non mi avrebbe garbato molto in verità, mi sarebbe sembrata fredda per qualcuno che come me cerca di trasmettere la persona dietro le parole, ma ammetto che di parole non ne avevo.
E alla fine mi son detto che andava bene così, ché se non hai nulla da dire a volte si finisce per cucire una serie di banalità che se ne leggono così tante in giro che non servono anche le mie, ho pensato.
In realtà son rimasto stupito perché tutti i messaggi che ho ricevuto, gli auguri che ho letto sui social e da varie parti mi son sembrati più ragionati, più profondi, più originali del solito ed ho notato che i desideri più comuni che trasparivano o che infondevano i pensieri rivolti al 2020 riguardavano due aspetti in particolare: l'amore e la sincerità.
Se sull'amore non serva che dica molto, visto che ognuno lo percepisce e delinea a modo suo, e che è comprensibile desiderarlo, o sperare che vada meglio, sulla sincerità invece non mi aspettavo così tanta insistenza.
È un po' quello che auguravo proprio il Natale appena passato, ed immagino che ormai sia una sensazione serpeggiante fra molti, quella del bisogno di verità.

Non so voi ma nel tempo ho allevato un senso di incredulità e perplessità sempre su ampio, su quello che leggo, vedo, sento. È vero, ho sempre avuto un lato critico importante che mi fa diventare in certe circostanze la persona più pesante che possiate incontrare, ma faccio parte di quella generazione che non doveva accettare caramelle dagli sconosciuti. Oggi quelle caramelle sono diventate le informazioni, e purtroppo sempre più spesso si fatica a distinguere chi è dalla parte dei buoni per naturale propensione e chi invece ne indossa la maschera per personale tornaconto.



E forse anche per questo che i cattivi si ritrovano la strada spianata: siamo stanchi delle maschere, del buonismo, delle circostanzialità ed ad un certo punto ingoiamo le peggiori menzogne solo perché a dircele è qualcuno che ha abbastanza faccia tosta e parla a muso duro.
Se ci penso io stesso in soli due giorni ho mentito almeno una volta, e un'altra sono stato abile a dribblare una domanda che mi avrebbe spinto a mentire. Non intorto nessuno, è ovvio, però nel mio piccolo ho già disatteso i buoni propositi.

E forse il bisogno di verità si lega anche con il bisogno di amore, di un amore più onesto, sincero, genuino e fresco, ma chissà se è ancora possibile trovarlo oggi.
Non so come possiamo intraprendere la strada della verità, quella quella quotidiana intendo. So però che non basta la sola notte del primo dell'anno, né la prima settimana, per quanto eccezionalmente la si trascorra, a definire un intero anno. Non bastano a spostare equilibri e ribaltare situazioni, ma servono tutti i layer dei restanti giorni a far la differenza. Il 2020 tra l'altro è bisestile, quindi con 24 ore in più per sbagliare.
Lo scorso anno ho scritto "le farfalle non pensano alla loro fragilità, ma semplicemente continuano a volare." e ammetto che durante il 2019, più che volare ho rotolato come un ciottolo, a volte anche per i calci di qualcuno, magari per noia, magari per boh. Ho però vissuto abbastanza nel mio piccolo per capire che va così: ci sono anni che, seppur con la loro indubbia difficoltà, ti fanno davvero volare, ti arricchiscono, ti fanno maturare, ed altri che magari non vanno tanto male, non li bolli come annus horribilis, ma se possono ti fanno lo sgambetto in disparati modi.

Non so se il 2020 sarà un anno più vero, più onesto, più sincero, se sarà il momento perfetto per innamorarsi, se sarà funesto come vogliono i vecchi detti o impossibilmente passerà indolore. Si apre una nuova decade e capisco che metta sul tavolo, tanta speranza e allo stesso tempo paura. So però che la vita ha uno strano modo di mettere a posto le cose, ed a volte basta cambiare un po' prospettiva per capirlo.


Buon anno.



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