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Tre Serie Tv Netflix da recuperare questa estate! 👍🏻👍🏻👍🏻

L'estate divide le persone in due macrocategorie: quelli per cui è tutta festa, mare, sole, Jambo e seratone, e quelli che cercano il proprio rifugio lontano dal caldo, dal caos e dalla puzza.
Io mi ritrovo più in questa seconda categoria dove la vitalità non è di casa, per cui se anche voi siete un po' come me possiamo scambiarci consigli per sopravvivere pacificamente alla stagione. Io oggi non ne ho solo uno ma ben tre consigli da darvi in formato serie tv.
Ovviamente non posso proporvi di recuperare nelle calde serate di luglio drammi familiari, tragedie socio-politiche e ricostruzione di vicende storiche sconosciute, ma ho riunito delle serie tv che mi sembra sappiano intrattenere, strappare un sorriso, magari suggerire argomenti delicati ma senza che vi si blocchi la digestione.
Specifico sin da subito che non sono le miglior serie che abbia visto nell'ultimo periodo, ma secondo me hanno molti aspetti positivi, e soprattutto sono "tascabili": una sola stagione con puntate brevi.

Special
Prima stagione
⭐⭐⭐🌠

Uscita su Netflix il 12 Aprile, Special è la storia di Ryan, un ragazzo appunto speciale. Ryan infatti non solo è omosessuale, ma è anche affetto da una lieve paralisi celebrale, e abita con la madre che si prende cura di lui come una chioccia. Ma Ryan alla soglia dei 30 anni vuole vivere una vita vera, con un lavoro che lo possa far stare in contatto con le persone, e anche con la voglia di esplorare la propria sessualità. Riuscirà così a trovare un lavoro come content creator per un blog, ed affacciarsi su un mondo per lui del tutto inesplorato, ma non vi dico altro perché Special dura solo otto episodi da 17 minuti l'uno circa.



Prima della serie tv, Special era un libro, addirittura un best seller, scritto proprio dall'attore che interpreta appunto Ryan, ovvero Ryan O'Connell. Si tratta infatti di una storia autobiografica, ma nonostante l'argomento di partenza abbastanza particolare e serio, l'approccio è tutt'altro che pesante, anzi l'ho trovato originale.
Special infatti secondo me ha la capacità di unire sarcasmo e ironia ad un momento ed una condizione personale che in realtà è abbastanza difficile per Ryan, tanto da spingerlo persino a mentire sulla sua paralisi pur di essere accettato, e affinché le cose vadano a "buon fine".
Il tema dell'accettazione di sé, della propria sessualità o ancora meglio del proprio corpo, viene poi ripreso anche in altre circostanze e da altri personaggi, specie dalla spalla/amica/collega/confidente/mentore Kim, sempre però con genuinità e ironia.



Da un lato quindi Special ci trasporta con tenerezza fra le ingenuità, le paure, le perplessità ed anche le difficoltà di Ryan, ma a controbilanciare il rischio di intraprendere la strada della serietà, ci pensano i personaggi di contorno, un po' eccessivi, un po' sopra le righe, così come i dialoghi a volte cinici che si alternano e non ci fanno pesare alcuni scambi di battute più intensi. Resta però di fondo un certo realismo. Il ragazzo infatti, come un po' tutti a volte, sa essere egoista, testardo, capriccioso, e mente anche se non è del tutto necessario, specie con la madre che in alcuni momenti tratta davvero ingiustamente male, nonostante lei sia sicuramente azzeccosa. Insomma, in un'aurea di leggerezza comunque riescono a trasmetterci un personaggio sfaccettato con una emotività più complessa di quel che sembra, senza però cadere nel pietistico.



Non mi chiamerei Pier se non sottolineassi però anche i punti deboli di Special, almeno secondo me. Uno fra tutti è il fatto che proprio per questioni di tempo non si riesce ad avere maggiori informazioni sui personaggi secondari, nonostante abbiano tanto potenziale, che spero venga ampliato in una seconda stagione (di cui però ancora non ci sono conferme). Inoltre alcune circostanze mi sembrano affrontate in maniera piuttosto semplicistica, come se tutto andasse fin troppo bene, quando in realtà ci potrebbero essere più intoppi.
Credo che Special possa essere sviluppata come una serie vera e propria, con puntate anche magari di mezz'ora, perché secondo me ha tanto da dare al grande pubblico che difficilmente può approcciarsi a questo tipo di argomenti. Intanto mi sembra una buona compagnia non troppo impegnativa e sicuramente scorrevole per questi noiosi pomeriggi di Luglio.
Qui potete leggere la recensione della seconda stagione



Bonding
Prima stagione
⭐⭐⭐

Nonostante i temi siano quasi del tutto diversi, ho ritrovato le stesse qualità che ho apprezzato in Special anche in Bonding, sempre disponibile su Netflix dal 24 Aprile in sette episodi da 15 minuti.

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Divertente, sopra le righe, paradossale con punte un po' assurde, Bonding per me è stato una sorta di guilty pleasure che ho divorato puntata dopo puntata forse anche un po' troppo in fretta.
Bellissima, un po' chiusa ed enigmatica Tiffany è sì una studentessa di psicologia, ma la sera si trasforma in una dominatrice con il nome di Mistress May.
Impacciato, timido e in difficoltà economiche, Pete è invece un aspirante attore comico, attività in cui però non se la cava benissimo per via della sua timidezza. Per poter pagare l'affitto, Pete decide di diventare l'assistente di Mistress May. I due ragazzi erano infatti compagni al liceo, ma scopriremo anche che fra i due c'era dell'altro.
Due storie diverse che si ritroveranno legate in situazioni bizzarre ed anche rischiose, ma che si uniranno in una amicizia molto particolare.



Sebbene l'incipit di Bonding possa sembrare imbarazzante, secondo me gli intenti sono molto interessanti: partendo da situazioni a volte bizzarre, grottesche, costellate da personaggi strani, la serie riesce secondo me a trasmettere con naturalezza il mondo del sadomaso e delle pratiche erotiche estreme, senza appunto diventare canzonatoria di chi è protagonista di queste abitudini. Si ride, certo, o per lo meno io ho sorriso molto spesso, ma il più delle volte è per i dialoghi serrati e che danno ritmo alla storia.
La parte meno leggera e più riflessiva di Bonding è spinta sicuramente in parte da Tiff e dai suoi studi in psichiatria con cui si riusciamo un po' ad addentrarci alle motivazioni che spingono certe persone verso il BDSM, ma anche qui come in Special, non si eccede in approfondimenti soporiferi e pesanti.



Ci si sposta poi verso ambiti più personali che riguardano i personaggi stessi, il periodo del liceo grazie anche all'incontro con una vecchia compagna anch'ella in difficoltà ad affrontare i problemi "dei grandi", o, ancora una volta, si parla di accettazione specie per quanto riguarda l'omosessualità di Pete. Si passa attraverso dialoghi più intimi e delicati, di questi due amici che nonostante sembrino completamente diversi, condividono poi alcune fragilità.
Ho trovato interessante il fatto che la serie ha come protagonisti due giovani che non sono i classici adolescenti che vediamo in troppe serie tv di Netflix, (io ad esempio non vedo affinità con The End of the F***ing World) ma nemmeno le persone mature troppo incasinate di altre produzioni. Insomma persone in cui, anche un vecchiardo come me si può in minima parte ritrovare.



Ho letto in giro che le dominatrici, quelle vere, che lo fanno per professione (ciao amiche!), si sono lamentate per come Bonding esponga certi argomenti che riguardano appunto il sadomaso, ma secondo me non è l'intento della serie trattare in maniera accurata le pratiche di BDSM, ma semplicemente aprirsi verso un argomento originale e particolare che fa da base ad altre tematiche. Secondo me le critiche più giuste nei confronti di Bonding riguardano la caratterizzazione di personaggi, dove quelli principali, nonostante ci offrano ottime riflessioni, secondo me sono un po' stereotipati e tendono a sembrarci più banali e telefonati una volta che li conosciamo di più; i secondari invece finiscono per sembrare ombre piatte, senza minimo approfondimento.
È il peso che deve sopportare una serie tv con queste tempistiche, ma se amate la commedia dark, Bonding secondo me è perfetta per trascorrere un paio di ore in queste sere troppo calde. Non ci sono informazioni sulla seconda stagione, ma mi piacerebbe vederla rinnovata.


Amiche per la morte - Dead to Me
Prima stagione
⭐⭐⭐

Se avete più tempo a disposizione vi consiglio di dare una chance a Dead to Me, la cui prima stagione è stata distribuita da Netflix il 3 Maggio di quest'anno.



Un'altra commedia nera e un'altra storia su un legame strano, nato in circostanze non proprio piacevoli: Jen infatti sta cercando di superare la morte del marito, vittima di un incidente stradale, andando agli incontri di un gruppo di ascolto, dove incontra Judy, che pare stia affrontando la morte del fidanzato. Nonostante siano due caratteri diametralmente opposti, le due donne si ritrovano legate per le sensazioni che entrambe provano, dalla tristezza, alla rabbia, al senso di colpa, passando anche alla frustrazione di non avere giustizia. Tuttavia questo equilibrio fatto di chiacchiere e bicchieri di vino in giardino sotto il chiaro di luna, si spezzerà molto presto quando inizieranno a venire a galla le prime contraddizioni e bugie di Judy.



Sicuramente un punto a favore di Dead to Me - Amiche per la morte è la bravura del cast, Linda Cardellini e Christina Applegate su tutti, che credo abbiate visto in altri film e serie tv, che ci danno due donne molto interessanti, diverse, ma entrambe con punti di forza e debolezze, che si raccontano e ci raccontano tutte le difficoltà che stanno attraversando, e appunto quelle sfaccettature che un lutto può provocare, specie se avvenuto in circostanze misteriose. Judy in particolare secondo me è estremamente interessante, sempre vittima di questa lotta interiore che la divora, mi fa simpatia e tenerezza.
Ho trovato coinvolgenti, divertenti e concitati i dialoghi fra le due e tutti gli altri personaggi, così come la storia, in cui si innesta appunto questo mistero, si lascia seguire puntata dopo puntata. Non posso dire di aver fatto binge watch selvaggio, ma sicuramente avevo voglia di vedere dove volessero andare a parare con Dead to me. Non mancano i momenti di scontro, di introspezione, di dolore, e questo rende la serie un po' più intima.


Non posso dire però che il percorso narrativo sia fra i più solidi, basti pensare che già all'inizio partiamo già con una bugia che diventa vuoto narrativo, che poteva anche essere facilmente evitato; o anche il fatto che alcuni episodi mi son sembrati dei filler inutili che non aggiungono o tolgono al filone principale, e secondo me fanno calare la tensione su una storia che già ha un intreccio non propriamente dei più convincenti, nell'ottica appunto di vicende caratterizzate da drammi, reati e circostanze non limpide. Quelli bravi parlerebbero di "anticlimatico", specie quando noi spettatori finiamo per sapere troppo di ciò che accade o è accaduto, mentre nella serie resta ancora dubbio.
Soffrono anche un po' i personaggi secondari che risultano più funzionali a fare da spalla che a muovere le vicende o magari raccontarci altro sui personaggi principali.
Non mancano però i colpi di scena, che, uniti appunto ai momenti più sarcastici e cinici, riescono a riattivare l'attenzione di chi come me la sera è un po' stanco per restare attaccato ad uno schermo che non mi trasmette abbastanza emozioni e argomenti su cui riflettere. 


Inoltre, questa amicizia fra Judy e Jen, che sembrerebbe poi molto semplice, con un equilibrio tutto suo, alla fine si rivela piuttosto complicata, fatta di stacchi molto netti, di alti e bassi che forse nella realtà porterebbero ad un allontanamento definitivo, visto che non si parla di amiche di vecchia data o parenti, ma riesce a riprendersi alla fine, con una mossa che aprirà nuovi orizzonti per una seconda stagione già confermataDead to me - Amiche per la morte non è la serie tv perfetta, non è esente da difetti che persino un incompetente come me riesce a notare, ma non credo nemmeno voglia esserlo. Intanto però ci ha dato 10 episodi in cui non manca ironia, bravi attori e che tengono in buona compagnia. Le puntate durano solo mezz'ora l'una, quindi la serie tv perfetta come passatempo senza impegnarci troppo (anche le sinapsi).


Questi sono i miei suggerimenti delle serie tv da vedere, in leggerezza ma non troppo, su Netflix durante questa estate, ma ovviamente accetto anche i vostri suggerimenti. Cosa state seguendo?





Scrub Cuoio Capelluto Alkemilla: piace a tutti, ma...🤔

Quando Alkemilla espanse la linea K-Hair, rivolta sì alla cura dei capelli ma principalmente allo styling, con lo Scrub per il cuoio capelluto credo che un po' tutti noi aficionados del beauty siamo rimasti incuriositi da quella che sembrava una novità assoluta nel settore dell'hair care, e le prima recensioni sono state davvero entusiaste.

Scrub Cuoio Capelluto di Alkemilla

D'altronde esfoliamo il viso con infiniti prodotti, metodi e strumenti, così come eliminiamo le cellule morte dalla pelle del corpo più o meno costantemente, per cui perché non fare anche uno scrub al cuoio capelluto, dove i bulbi possono essere intasati da prodotti per lo styling, polvere, forfora e chissà che altro?
In verità per me la pratica dello scrub al cuoio capelluto non è affatto nuova, infatti già tre anni fa vi parlavo del metodo del cowash, che oltre a detergere i capelli per affinità, va anche ad esfoliare la cute. Se cliccate qui scoprirete maggiori dettagli su ciò di cui sto blaterando.
Personalmente ho sempre lottato con il mio scalpo, sempre un po' secco, un po' pruriginoso, sensibile a certi prodotti, facile ad irritarsi, arrossarsi e persino a desquamarsi, ma che ovviamente devo detergere accuratamente perché altrimenti si ripresentano gli stessi problemi. In generale ho sempre considerato fondamentale curare la cute prima dei capelli stessi.
Pensavo quindi che lo Scrub Cuoio Capelluto di Alkemilla potesse essere una alternativa non solo più pratica al cowash, visto che era già pronto, ma anche più avanzata per gli ingredienti che contiene.
Infatti si presenta quasi come un comune balsamo dalla consistenza mediamente fluida, ma all'interno sono dispersi parecchi microgranuli di acido polilattico, un polimero che potremmo definire banalmente bioplastica, che pare abbia un impatto ambientale decisamente più ridotto della plastica e che i granuli abbiano una forma meno abrasiva e tagliente di ad esempio sale o zucchero.

Scrub cuoio capelluto recensione

Quindi una azione esfoliante fisica data appunto da questi microgranuli, ma anche chimica (o enzimatica) data da estratti naturali esfolianti come limone, mango, che è anche idratante e antiossidante, e passiflora. Inoltre Alkemilla ha inserito non solo altri estratti come mirtillo e ribes che aiutano il microcircolo, ma anche acido glicolico, un alfaidrossiacido che appunto esfolia e stimola il rinnovamento cellulare.
Devo dire che, nonostante la cosa mi incuriosisse e l'acido glicolico sia davvero in basso nell'INCI e vada applicato sui capelli bagnati, quindi in un certo senso diluito, avevo delle perplessità nell'applicare questo ingrediente sui capelli, perché è vero che può essere benefico per il cuoio capelluto, ma non si può evitare il contatto con i capelli. Tuttavia ho fatto qualche ricerca e pare che in realtà abbia una buona azione condizionante.
Per iniziare la mia esperienza con lo Scrub Cuoio Capelluto, ho seguito alla lettera le indicazioni di Alkemilla, che, piccola parentesi, stranamente non si trovano anche sul tubo del prodotto ma solo sulla scatola esterna. Per cui se siete in doccia ed avete una improvvisa amnesia su come utilizzare il prodotto, potete leggere l'INCI.

Scrub Cuoio Capelluto Alkemilla inci

L'azienda dice
"Dopo lo shampoo applicare su capello umido la quantità desiderata  e massaggiare con i polpastrelli facendo lavorare i microgranuli contenuti nel prodotto. Lasciare in posa per 5 minuti. Risciacquare abbondantemente con acqua."
ed io così ho fatto, e mi è sembrato un gioco da ragazzi. Intanto la consistenza agevola la distribuzione del prodotto con facilità e massaggiarlo è molto piacevole perché i granuli si avvertono ma sono effettivamente molto delicati. E poi si sciacqua molto facilmente, sebbene bisogna farlo ovviamente con cura per eliminare del tutto i granuli e le eventuali impurità.
Appena applicato lo Scrub Cuoio Capelluto emana un aroma mentolato ed una sensazione di freschezza molto intensa, che di per sé mi piace molto e può sembrare un punto a favore, ma non lo è. Durante l'estate o la stagione calda adorerete questa caratteristica e vi verrà voglia di spalmarvi lo scrub ovunque perché è proprio piacevolissima, rinvigorente e appunto rinfrescante, ma d'inverno questa crescente sensazione di freddo non è proprio il massimo.
Per me è molto peggio delle maschere in tessuto sul viso d'inverno, ed è anche persistente sia sulla cute che sulla nuca dopo aver sciacquato i capelli per cui siete avvisati.
Comunque a parte questo intoppo, i risultati subito dopo l'utilizzo dello Scrub Alkemilla mi son sembrati ottimi: intanto il cuoio capelluto mi sembrava più leggero, pulito, ovviamente rinfrescato, ossigenato, quasi una sensazione di sollievo e non appesantito o grasso. I capelli mi son sembrati anch'essi leggeri e voluminosi, districati, ma l'azione condizionante del prodotto non è del tutto sufficiente a rendere i miei capelli secchi morbidi e luminosi come vorrei. Ho risolto questo altro intoppo semplicemente aggiungendo il mio balsamo abituale.

Alkemilla Scrub capelli

Tuttavia, sin dal primo utilizzo ho riscontrato fastidio alla cute: nonostante abbia affiancato allo scrub cuoio capelluto degli shampoo delicati con cui mi son sempre trovato bene e non mi avevano dato alcun problema, in accoppiata sentivo la cute come troppo sgrassata, un po' tirante. Ho fatto alcuni test, cercando di variare shampoo, ma non è servito a migliorare distintamente la situazione, ed avevo sempre l'impressione di aver "esagerato". Giuro che non ho mai ecceduto con il massaggio dello scrub, né con la frequenza di utilizzo, mi riferisco ad una sensazione che avverto praticamente dopo l'asciugatura.
Dopo alcuni tentativi ho sinceramente messo a parte questo scrub Alkemilla: il clima era troppo fresco per apprezzare l'azione mentolata e il risultato poco mi entusiasmava.

Tuttavia avevo un prodotto da terminare, ed una volta aumentate le temperature ho tentato di usare lo Scrub Cuoio Capelluto come un vero e proprio cowash esfoliante, quindi non come post detersione, ma come vero sostituto di shampoo e balsamo, ed è andata decisamente meglio. Intanto non ho avvertito alcuna sensazione di cuoio capelluto tirante o secco, ed in generale i capelli risultano puliti, ma anche sufficientemente morbidi e disciplinati, e non sento il bisogno di aggiungere ulteriore balsamo. Certo, devo utilizzare più prodotto, come si fa in genere col cowash ma almeno son riuscito a portarlo a termine.
Questa è stata la mia esperienza con lo Scrub per il Cuoio Capelluto di Alkemilla, e purtroppo non è stata positiva come mi aspettavo e speravo. Devo specificare che il mio cuoio capelluto è davvero sensibile e non lo dico tanto perché fa dramma, tuttavia non credo di riacquistare questo esfoliante visto che ottengo risultati anche migliori con il classico cowash che riesco a preparare economicamente con qualunque balsamo abbia sottomano.


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Avete provato questo Scrub Cuoio Capelluto di Alkemilla? Vi sembra un prodotto utile o una non necessaria aggiunta alla hair-care routine?



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La classifica di mezza estate 2019 🐱‍🏍🦁💃🏻🕺🏻🎶

Per questa estate, al posto della solita playlist con le canzoni che ho ascoltato o schifato più spesso, ho pensato di farmi cogliere da un lampo di originalità e proporvi una classifica dal peggiore al migliore brano o album uscito negli ultimi tempi. Ovviamente non posso raccogliere nella mia classifica tutta la nuova musica che è stata lanciata nel mondo negli ultimi due mesi circa, e son sicuro che ne uscirà ancora nel corso di questa estate, ma mi concentro solo su ciò che ho ascoltato anche contro la mia volontà.


18 - Gigi D'Alessio - Domani Vedrai (Ft. Gigi)



Se ci fosse un centesimo posto Gigi D'Alessio sarebbe ancora più in basso, ma tocca accontentarsi dell'ultima posizione. La sua Domani Vedrai sembra quasi una minaccia al ritmo dance elettronico, ma c'è di peggio: Gigi ha pensato di fare un duetto con se stesso. Immagino che nessuno volesse partecipare al brano, e si sia dovuto arrangiare.
Inutile dire che quando ho scritto poco più su "contro la mia volontà" mi riferivo proprio a questo.

17 - Baby K - Playa



Peggio mi sento con Baby K, che quest'anno non si è sforzata nemmeno a metterle in rima due parole, ma si è limitata all'elenco di tutto ciò che riguarda l'estate per fare una canzone che potesse bombardare le radio. La musica, perché è una canzone, la playa, perché fa sempre hit di successo mettere una parola in spagnolo, l'estate, in caso ce lo scordassimo, e la festa perché siamo tutti contenti.
Insomma, non ha alcun senso.

16 - Takagi & Ketra, OMI, Giusy Ferreri - JAMBO 



Io credo che Giusy Ferreri un giorno mi farà causa e chiederà un ordine restrittivo, pensando che io la odi, ma davvero, a me fa persino simpatia. Mi spiace che riesca ad avere successo solo con brani estivi, e soprattutto solo con canzoni così banali. Mi chiedo, è davvero necessario nominare la savana con un ritmo caraibico di sottofondo per fare successo in estate? Siamo così rincitrulliti a tal punto?

15 - Tiziano Ferro - Buona (Cattiva) Sorte



Tiziano si è sposato con un certo Victor e siamo tutti felici per lui, ma sono stato meno felice a sentire la sua nuova, ultima creazione, Buona (Cattiva) Sorte. La gente ha iniziato a leggerci riferimenti appunto al matrimonio, ma a guardare il video vagamente inquietante non credo ce ne siano. In ogni caso la canzone mi sa proprio di scarsa creatività in ogni singolo verso. Ripetitiva, noiosa, ed un pelo fastidiosa. Ciao Tiziano, auguri e speriamo bene per il futuro.

14 - Madonna - Madame X


Ho fatto molta fatica ad ascoltare per interno l'ultimo album di Madonna, Madame X, uscito il 14 Giugno. Non è stata una sorpresa per me, visto che avevo già trovato qualche intoppo nell'ascolto dei singoli. Prima che i fan di Madonna mi vengano a cercare sotto casa con i forconi, fatemi dire una cosa: le sonorità generali sono interessanti e in alcuni casi molto piacevoli. Si capisce che la produzione dietro è curata, ma nell'insieme mi è sembrato una miscela di cose che poco si sposano fra loro, fino a diventare disturbante in certi brani. Dalla dance latineggiante, ai temi sociali impegnati, in un mix& (poco) match che secondo me diventa pesante se spalmato su 15 brani. Gli estimatori son rimasti contenti, loro continuano a parlarne, il resto mi pare sia già andato oltre e va bene così.

13 - Shawn Mendes, Camila Cabello - Señorita



Estremamente lagnoso questa accoppiata Mendes/Cabello. Estremamente banale il titolo, estremamente banale il testo, estremamente banale l'arrangiamento, estremamente banale cercare di sfruttare il chiacchiericcio per portare avanti una canzone estremamente lagnosa.

12 - Cheryl Porter - Il cerchio della vita/Nants' Ingonyama 



Questa storia dei rifacimenti, dei remake, dei live action non avrà mai fine purtroppo. Non sempre è un male, non sono un purista di nulla, anzi a volte può essere interessante dare una rinfrescata ad un classico (che comunque resta tale, perché i dvd de Il Re Leone originale non verranno mica bruciati), ma in questa nuova colonna sonora italiana non mi ci ritrovo. Dodicesimo posto per Cheryl Porter che rifà, ma in maniera un po' anonima, un pezzo potente come Il Cerchio della vita. Mi manca qualcosa, che non è necessariamente l'interpretazione di Ivana Spagna, ma più in generale un'emozione.



Va un po' meglio con la controparte americana, ma anche lì, non so, non ci trovo niente di entusiasmante per me, tra l'altro non conosco altri pezzi cantati da Lindiwe Mkhize, chiamata appunto per questa cover.

11 - Jax Jones, Bebe Rexha - Harder 



Carina, radiofonica, senza troppe pretese ma piacevole, estiva, undicesimo posto meritato per Harder.

10 - Marco Mengoni, Elisa Toffoli, Edoardo Leo, Stefano Fresi - L'amore è nell'aria stasera 



Restiamo in zona soundtrack de Il Re Leone, e un decimo posto per il duetto Mengoni-Toffoli secondo me è anche fin troppo generoso, perché le due voci italiane, che tra l'altro sono anche i doppiatori di Simba e Nala in caso vi fosse sfuggita la notizia, non mi hanno convinto. Mi piace che Marco dosi un po' il suo timbro, addolcendolo per l'occasione, ma l'insieme non mi ispira assolutamente alcuna emotività, mi sembra che entrambi si perdano. A sentire la controparte straniera, Can You Feel the Love Tonight, con Beyoncé e Childish Gambino, noto come invece le loro voci spicchino e diano calore alla canzone.



Lo so che sembro sempre quello esterofilo, ma potete sentirlo voi stessi.


9 - Ed Sheeran  No.6 Collaboration Project


Innocuo, è così che definirei questo ultimo album di Ed Sheeran. Da un lato non posso dire sia orrendo, è un progetto interessante: 22 star internazionali per 15 duetti di base pop, ma che si sporcano ovviamente con le influenze dei diversi cantanti; così si spazia dal rap, all'hip hop all'rnb. Dall'altro lato non ho trovato nulla che mi convincesse. Già I Don't Care con Justin Bieber mi aveva fatto storcere i naso, il resto, in generale, un po' meglio, ma oltre che un ascolto o due, No.6 Collaboration Project di Ed Sheeran non mi ispira altro.

- Beyoncé - Spirit



Facciamo un passo indietro tornando alla Sountrack di The Lion King, e non fraintendetemi perché non penso che Spirit di Beyoncé sia pazzesca, ma secondo me è giusta per quel che deve fare, ovvero essere allegata ad un film. Non diventerà un classico, non è il miglior pezzo di Queen B, ma si lascia ascoltare. Nel frattempo è uscito anche il video ufficiale del brano, e non mi sembra niente male.

7 - Tiësto, Jonas Blue & Rita Ora - Ritual 



Un dj olandese, un produttore inglese e Rita Ora. Messa così sembra una barzelletta ed invece è Ritual, che io penso di aver ascoltato a giorni alterni da quando è uscita. Mi dà la carica, mi piace il ritmo quindi la metto al settimo posto. Se a voi non piace, fatemi causa.

6 - Taylor Swift - You Need To Calm Down

Non mi ha convinto del tutto Taylor Swift con You Need to Calm Down, anche perché non sopporto chi mi dice di calmarmi, ma trovo sia un pezzo carino, orecchiabile, che impenna con un video curato in ogni singolo, minuscolo dettaglio. E poi Taylor di marketing è più che esperta ed un pezzo così uscito nel mese del Pride non poteva non farsi notare.
Volpina, ma non entra nella top 3.

5 - Miley Cyrus - Mother's Daughter



Un inno femminista anche molto duro segna il ritorno di Miley Cyrus, che in generale non ho mai apprezzato particolarmente, ma ho un po' rivalutato per come ha messo in musica un messaggio semplicissimo: è la mia libertà di essere donna in qualunque forma e modo voglio esserlo, e me la gestisco io, anche se sono il male, anche se ho preso il peggio da mia madre, è comunque una mia scelta. Il video poi aggiunge ulteriori contesti alla canzone, dal body shaming alla transfobia.
Che le vuoi dire? L'EP SHE IS COMING è molto interessante ma non l'ho ascoltato ripetutamente, e non ha abbastanza materiale da spingermi a ripescarlo.

4 - Banks - Contaminated



Un quarto posto, da una parte provvisorio da un'altra meritato, per Banks. Se non sapete chi sia Jillian Banks, potete stare tranquilli e dormire sonni sereni perché è impossibile conoscere tutto il panorama musicale americano, dove c'è sempre un gran via vai di One Hit Wonder. Banks ha alle spalle un paio di lavori ma nulla mi aveva colpito come III, appunto il terzo album che racchiude un po' di R&B, un po' di pop e un po' di trap, fusi con alcuni suoni più elettronici e computerizzati. Praticamente musica per millennial ma non solo. Infatti Contaminated mi ha attratto e fatto fermare per come racconta un amore malato, sofferente, manipolatorio. Da un lato quindi credo ci siano pezzi validi in III, e trovo sia un album omogeneo ma non ripetitivo, dall'altro lato però è uscito soltanto giorno 12 luglio per cui è presto per avere un'opinione convinta. Inoltre non ho trovato un brano che riuscisse davvero a scalare questa mia classifica, e probabilmente anche le classifiche al di fuori.

3 - Lewis Capaldi - Divinely Uninspired to a Hellish Extent



Date una chance al giovanissimo Lewis Capaldi, che a 22 anni secondo me ha creato un album maturo ed interessante. È uscito a Maggio, quindi sono in ritardo, ma l'ho ascoltato effettivamente un po' dopo, e credo che, oltre la gigionissima Someone You Loved che ci ha fatto piangere negli scorsi mesi, Lewis abbia messo insieme un disco che noi un po' romantici un po' malinconici, un po' frignoni, possiamo apprezzare.

2 - Ingrid Michaelson - Take Me Home 



Soffre un po' dei problemi di tempistiche di Banks anche Ingrid Michaelson che ha pubblicato il suo album, Stranger Songs, a fine Giugno, quindi non ho avuto tantissimo tempo per starle dietro, ma Take Me Home mi ha colpito tantissimo e praticamente subito, ovviamente per quella tenera malinconia che su di me ha più presa dei saldi al 50%. Tutto l'album è ispirato a Stranger Things e pare che ogni brano si riferisca ai personaggi, alle vicende della storia, e più in generale a quel che Ingrid Michaelson ha provato nel vedere la serie tv: senso di evasione. Un'idea originale, ma che può anche essere messa da parte (salvo che con "Christmas Lights" che se non la contestualizzi un attimo, a Luglio, ti sembra una mattata) e godersi comunque l'album.

1 - Katy Perry - Never Really Over


È da Maggio che Never Really Over non mi esce dalla testa, e a questo punto sarà per molti già vecchia, ma secondo me ha tutto: è estiva, è carina ma non troppo scema, ha un ritmo che resta in testa e mi ritrovo a canticchiarla in ogni momento. Il video poi, per quanto sia curato, aiuta la canzone, ma non è fondamentale per apprezzarla. Insomma Katy Perry per me merita il primo posto nella classifica di questa estate 2019.








|Beauty Cues #MaskWednesday|
🌾 Bio Phytorelax Maschera Idratante Anti-Stress Hydro Avena 🌾

La grande distribuzione ormai offre una quantità di maschere e trattamenti viso da riuscire a soddisfare davvero tutte le esigenze. Io vorrei provarle tutte, e forse nei prossimi 20 anni ci riuscirò, ma intanto posso fare un passo alla volta.
Ad esempio Phytorelax, brand italianissimo di cosmetici anche ecocertificati, ha ben cinque diverse maschere viso, e per iniziare ad esplorare il loro range partendo dalla Maschera Idratante Anti-stress della linea Hydro Avena.



Un paio di anni fa avevo provato la loro Mousse Detergente, sempre da questa linea, che potrei inserire in una ipotetica classifica delle mie cinque preferite, ed era rimasta la curiosità di provare altri prodotti Hydro Avena, ma poi avevo rimandato. Quando mi è capitata sottomano la Maschera Idratante Anti-stress, non me la sono lasciato sfuggire, anche perché sulla carta sembra perfetta per le mie esigenze.
Si tratta di una maschera viso dalla consistenza molto cremosa e soffice, sembra quasi spumosa, che si stende con estrema facilità sul viso.
La colorazione rosata è data dalla presenza di argilla rosa, non usata solo per purificare ma per le sue proprietà rimineralizzanti. Inoltre fra gli ingredienti Phytorelax ha inserito l'idratante per eccellenza ovvero l'acido ialuronico, ma anche ingredienti emollienti come l'olio di babassu e di crusca di riso, che pare abbia anche capacità lenitiva e di proteggere dai danni provocati dai raggi UV. L'efficacia lenitiva è supportata anche dall'estratto di camomilla e dalla presenza di zinco. In più l'avena colloidale che dovrebbe supportare la capacità idratante della maschera.
Bio Phytorelax la suggerisce per pelli secche e disidratate consigliando due tempi di posa: 5 minuti per pelli sensibili, 7 minuti per pelli normali, a cui ovviamente poi segue il risciacquo.



Io cerco di non applicarla solo in uno strato omogeneo sulla pelle, ma di fare un lieve massaggio così da farla penetrare meglio, e ho quasi sempre sforato i tempi di posa, complice il fatto che la maschera non si secca come una comune crema a base di argilla. Inoltre il profumo fresco e delicato, che non so perché mi ricorda i prodotti per i bambini, quasi come se avesse una nota dolce talcata, non infastidisce mentre la si lascia agire.
La Maschera Idratante Anti-stress Hydro Avena mi ha tenuto compagnia per diverso tempo, nell'arco di un paio di stagioni, e confesso che non mi ci son trovato subito benissimo. L'applicazione e la piacevolezza generale della maschera non erano messe in discussione: l'ho trovata carina e confortevole, in generale non gocciola e si sciacqua via facilmente. Il problema è che quando la temperatura era un po' più fredda (bei tempi!) vedevo alcuni risultati, ma non ne vedevo altri.



In particolare notavo che questa maschera Phytorelax riusciva a darmi un aspetto più carino alla pelle, sembrava più lenita, più luminosa, ed anche più levigata. Tutto ottimo fin qui, anche perché, anche al tatto la sentivo morbida, non tirante o poco elastica. Però quando ancora le temperature erano un po' più basse la Maschera Idratante Anti-Stress non era sufficiente: puntualmente sentivo di dover aggiungere praticamente tutta la mia skin care per ribilanciare l'idratazione che la maschera non riusciva a darmi. Non sentivo la pelle secca, sia chiaro, non avvertivo il trattamento aggressivo, ma non riusciva a sopperire alle mie esigenze. Arrivata la bella stagione però ho iniziato ad amare questa maschera.



Quando la mia pelle ha iniziato a normalizzarsi con l'estate e la bella stagione, tutto è tornato in linea, anzi ho iniziato ad apprezzare ancora di più la Maschera Idratante Anti-stress Phytorelax sia per il potere addolcente che per quello idratante, che mi risulta assolutamente sufficiente ed anzi è anche piacevole visto che non la sento grassa, non si lascia dietro residui, patine e scocciature di vario tipo.
Resto dell'idea che una pelle disidrata e secca o molto secca necessiti qualcosa di più dissetante, e io stesso quando ne sento il bisogno preferisco comunque una maschera in tessuto ad esempio, ma per una pelle normale e lievemente secca o mista che cerca una idratazione non troppo occlusiva nella bella stagione, o per le pelli propense a rossori e irritazioni penso che la Maschera Idratante Anti-stress di Bio Phytorelax sia l'ideale.


INFO BOX
🔎 Grande distribuzione
💸 5€ circa
🏋75ml
🗺 Made in Italia
⏳ 6 Mesi
🔬 ICEA Cosmos Organic, Vegan Ok, Nickel Tested <0,0001%
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Seconde stagioni che mi hanno deluso 🥱🙅🏻‍♂️🤦🏻‍♂️

Erano solo un paio di settimane fa quando parlavo di come mi avevano entusiasmato alcune serie tv che erano state fortunatamente rinnovate con dei seguiti che riuscissero a soddisfare il mio gusto e le mie aspettative, ma proprio durante quella parentesi felice, stava già imperversando un'ondata di lieve malcontento per altri telefilm che, invece, per ragioni diverse non mi hanno convinto del tutto.

American Gods
Seconda Stagione
⭐⭐

Che non mi fossi innamorato della prima stagione di American Gods ve lo avevo raccontato ormai due anni fa, ma alla fine potevo accettare che il primo capitolo fosse semplicemente più introduttivo e stesse ponendo le basi per quello che sarebbe venuto dopo. Anzi direi che ce l'hanno proprio fatto credere, ed eravamo davvero tutti pronti a questa battaglia epica tra vecchi e nuovi dei, ma così non è stato.


Questi otto episodi, che sono andati in onda su Amazon Prime Video dall'11 Marzo al 29 Aprile, semplicemente non hanno fatto altro che allontanarci da un possibile epilogo o comunque all'apice della storia, dando spazio a vicende (perché parlare di storyline è un po' troppo) che si sono mosse molto lentamente e che non mi hanno trasmesso assolutamente nulla.
American Gods credo che sin da subito abbia voluto puntare sulla spettacolarizzazione dei fatti, più che sui fatti stessi, anche perché essendo tratta da un romanzo famosissimo, potremmo già sapere più o meno come la storia si concluderà. E per quanto riguarda l'aspetto visivo non ho assolutamente nulla da dire, anzi, è forse una delle poche carte vincenti di American Gods. Tuttavia questa non è una giustificazione, ma anzi un'aggravante: sarebbe infatti a mio avviso più logico tirare poco la corda di una serie tv che ha già un finale, e dare una struttura generale al susseguirsi delle stagioni. Invece no.



Questa seconda stagione di American Gods non mi ha trasmesso nulla semplicemente perché non racconta nulla e non porta a nulla, e lo fa anche con un ritmo per me troppo lento.
Le parti che mi hanno coinvolto sono state poche, come ad esempio gli approfondimenti sulle origini di Mad Sweeney, non semplice leprecauno ma divinità irlandese declassato con l'arrivo del cristianesimo, con una storia tormentata alle spalle. Sweeney è un personaggio ben strutturato, convincente, che ti fa sorridere, e che un po' ti commuove. Certo, del suo rapporto con Laura non ce ne importa nulla e risulta forzato, ma per il resto è assolutamente promosso.
Anche la ricerca di Gungnir, la lancia di Odino, e di come è stata spezzata in uno scontro con suo figlio Thor, secondo me riesce ad intrattenere lo spettatore. Tuttavia anche queste parti più interessanti diventeranno fini a sé stesse quando ci avvicineremo alla conclusione.


Insomma, finché c'è mitologia, c'è storia, c'è fantastico con un senso logico e delle radici, American Gods riesce a piacermi, ma quando tentano altre strade come tutto quell'intreccio su Technical Boy secondo me si finisce per intraprendere percorsi davvero poco convincenti e un po' confusionari.
Mi ha creato molta perplessità anche la gestione dei personaggi, dove la coralità sembra lasciare il posto ad una scarsa centralità dei ruoli.
Ci siamo persi Gillian Anderson, ed è stata sostituita da una decisamente meno incisiva e affascinante Kahyun Kim, ma forse questo è il male minore. 
Più problematico è Shadow Moon, colui che dovrebbe essere il personaggio principale, ma che sembra quasi un robot, che si muove non perché in grado di riflettere sulle situazioni, ma perché qualcuno gli dice di farlo. Più in generale non mi pare abbia avuto un ruolo così decisivo sulla storia, che se ci fosse stato o meno, non ce ne saremmo accorti. E questo significa che trovare qualcuno a cui affezionarsi e per cui tifare è davvero difficile. 



E lo scontro fra nuovi e vecchi dei? Nemmeno l'ombra, sembra che tutti stiano agendo dietro le quinte per prepararsi (ancora...) a questa battaglia, ma noi spettatori siamo per lo più esclusi fuori dai giochi, e messi in panchina ad attendere. 
Ho letto che effettivamente il dietro le quinte di American Gods è stato turbolento, con costanti cambi di sceneggiatori e che Neil Gaiman (che è anche produttore esecutivo della serie) volesse una maggiore fedeltà al suo romanzo (mica scemo), ma non so bene quanto tutto ciò abbia potuto influire nel risultato finale dello show.
So però che una terza stagione di American Gods deve recuperare davvero tanta strada, e spero che decidano di arrivare finalmente ad un punto (anche perché stiamo parlando di un solo romanzo, farne 6 stagioni di serie tv mi sembra esagerato). Non so invece se sono certo di volerla seguire. 


Killing Eve
Seconda Stagione
⭐🌠

Più o meno la stessa sorte è spettata alla seconda stagione di Killing Eve, di cui forse ricorderete come non ero rimasto innamorato nemmeno per la prima serie



La base di partenza era buona, ma lo sviluppo narrativo della prima stagione mi aveva lasciato perplesso, e soprattutto mi son chiesto "qual è il punto di tutto quello che sto vedendo?". Questa mia domanda si è confermata con la seconda stagione, dove la storyline di Killing Eve è stata ridotta ad una serie di scene che dovrebbero far ridere, ma personalmente se la mia bocca ha leggermente mosso gli angoli all'insù è già tanto.
Ho sempre pensato che questi risvolti più umoristici dovessero alleggerire la tensione di un thriller cupo e un po' violento. In realtà questa seconda stagione mi è sembrata una parodia, in cui hanno cercato di inserire situazioni più o meno surreali.
Narrativamente parlando vengono aperte delle parentesi che dovrebbero coinvolgere le due protagoniste, Eve e Villanelle, ma tutto quello che ci viene proposto non solo dura poco, non solo è davvero poco coinvolgente, ma soprattutto non sposta più di tanto gli equilibri del filone centrale.



Poco avvincente e senza tensione la caccia al Fantasma, questa controparte di Villanelle, nonché poco incisiva la sua parentesi che si concluderà un po' nel nulla.
Non troverà nemmeno una conclusione quanto accade al marito di Eve, Niko Polastri, sebbene non ha influenza sul quadro generale.
Meglio per quanto riguarda il secondo, più enigmatico, "cattivo", Aaron Peel, che ci porterà in Italia, ma anche qui non so quanto mi sia sentito coinvolto dalle vicende, se non per il fatto che ci condurrà all'epilogo e alla fine della seconda stagione di Killing Eve.
Molti hanno puntato al fatto che, quel che conta in questa serie tv non siano tanto le storie che racconta, ma l'evoluzione dei personaggi e del rapporto appunto fra Villanelle e Eve. Però anche in questo senso credo che si siano spinti un po' troppo oltre la logica comune e che quindi mi abbiano perso.


Di base, il ricongiungimento fra le due donne è un po' troppo facile rispetto a quello che ci avevano mostrato nella passata stagione, ma c'è di peggio a pensarci.
Chiunque all'interno della storia ha capito quanto Villanelle sia imprevedibile, non è una persona a cui interfacciarsi con la comune logica e sensibilità ma, come tutti quelli un po' fuori di boccia, deve essere gestita con attenzione. I servizi segreti in questa seconda stagione riescono a manipolare la serial killer sfruttando un possibile punto debole, ma si capisce come serve un'azione congiunta per trattenere la ragazza. In questo quadro mi pare un po' illogico che Eve continui a credere a Villanelle, a riporre fiducia in lei, a pensare che qualora provi qualcosa nei suoi confronti, possa essere un sentimento minimamente stabile.
Più volte Villanelle ha dimostrato il suo egoismo ed egocentrismo, di essere disposta ad uccidere, e a far del male indistintamente a chiunque.



C'è chi parla di una crescita di Eve Polastri, come se sia diventata più cosciente e decisa, meno paurosa, ma io questa crescita non la vedo, anzi. Intanto un agente dell'MI6 non può essere una mammoletta fin da principio, deve essere un po' sveglio, risoluto, convinto già di suo. Ma oltre a questo, i fatti dimostrano come non sia evoluta affatto, ma sia anzi la stessa persona piena di fisime, che nella passata stagione trovava intrigante un killer che ha ucciso, fra gli altri, un suo collega ed amico. Questa donna è stata ed è una incosciente.
In questo contesto si pone una incoerenza in cui il finale non ha senso: se Eve ha perso la testa per Villanelle, allora dovrebbe seguirla fino alla fine senza cambiare idea, perché sa che è così, un po' spostata; se invece non ha perso la testa, non avrebbe dovuto seguirla fin da subito.
Inoltre questi episodi secondo me azzoppano la futura terza stagione di Killing Eve, perché, visto il finale, sarebbe ancora più assurdo pensare ad un tentativo di riappacificazione fra le due protagoniste, quindi di cosa parlerà?
Anche in questo caso, ha giocato a loro favore il fatto che Tim Vision abbia trasmesso le puntate di settimana in settimana, dall'8 aprile al 27 maggio, e quindi avevo delle pause ed intervallavo con altro, perché altrimenti credo che avrei abbandonato la serie.



Good Girls
Seconda Stagione
⭐⭐⭐

Non posso dire che la seconda stagione di Good Girls sia stata una delusione alla pari delle altre due serie tv, tuttavia dopo la prima stagione credo mi aspettassi altro.



Credo ci siano due modi per seguire una serie tv come Good Girls. Il primo è in leggerezza, senza riflettere troppo, ma godendosi quelle battute simpatiche (specie di Retta), i dialoghi spinti e quei piccoli colpi di scena che condiscono le puntate. 
Non ci si annoia più di tanto, le puntate scorrono, non volo via dalla sedia per le risate, ma riescono ad intrattenermi in modo animato e gradevole. Tra l'altro non credo che gli ideatori di Good Girls abbiano la pretesa di creare una serie tv che diventerà un cult nel tempo, ma semplicemente di dare al pubblico un prodotto in grado di intrattenere e fatto discretamente bene. La bravura delle attrici, ma anche alcune scelte di regia e montaggio sono sicuramente aspetti che fanno scorrere gli episodi con piacere.
Tuttavia se accendo il cervello e cerco di andare un po' più a fondo, non posso promuovere a pieni voti questa seconda stagione di Good Girls perché il calo secondo me è stato abbastanza evidente. 



Il calo per quanto mi riguarda coinvolge diversi aspetti della serie, che un po' confluiscono fra loro. Intanto se nella prima stagione Good Girls era riuscita a introdurre qui e lì tematiche sociali importanti senza renderle pesanti e ammorbanti, in questa seconda stagione tutti i temi sensibili vengono ridotti a meno di una manciata e buttati qui e lì senza che poi abbiano il minimo sviluppo. Forse il più evidente e che mi tocca un po' più personalmente riguarda la sessualità di Sadie, la figlia di Annie, che hanno relegato ad un paio di battute quasi a fine stagione e non vedrà alcun passo avanti. Per il resto non mi pare ci siano stati momenti in cui qualcosa di minimamente più di spessore venisse messo sul piatto da portata. 
Il problema è che quegli attimi di riflessione che dovrebbero essere inseriti qui e lì, sono stati del tutto soppiantati da episodi filler che non servono a nulla.



Per quanto tutto sommato ben amalgamati nel contesto, secondo me i tre episodi in più aggiunti (nella prima stagione erano un totale di dieci) hanno portato ad un allungamento del tutto inutile ai fini della storia. Questo lo si nota per il fatto che il filone narrativo principale viene abbandonato a metà stagione, e verrà ripreso diverse puntate più tardi, convogliandone tutto lo sviluppo alla fine.
E a far così mi sembra un po' troppo facile.
A parte questi giochetti, c'è però a mio avviso di peggio. Infatti ho notato che il filo della credibilità fra qualcosa di vagamente realistico e qualcosa di completamente fantasioso secondo me si è assottigliato un po' troppo.
Già la gestione dei tempi a volte è stata un po' forzata e raffazzonata, ma anche le vicende vere e proprie non brillano per coerenza e logica.



Questo inseguimento al gatto col topo ad esempio, fra le tre "brave ragazze" e l'agente Turner, nella realtà credo avrebbe avuto uno sviluppo decisamente più rapido. Il fatto che Beth ad esempio usi in maniera smodata la concessionaria di auto per i suoi traffici illeciti la rende davvero troppo scafata per passarla liscia, specie dopo che a suo carico ha una accusa diretta. Ed invece è proprio lei che ha meno contatti da parte della polizia, e solo alla fine vedremo che andranno ad investigare in quello che potrebbe essere il quartier generale delle sue malefatte. Più in generale, queste donne si muovono assolutamente liberamente, non hanno i telefoni sotto controllo, non vengono seguite pur essendo nel mirino degli agenti, niente le disturba. Anzi, sono loro ad un certo punto a seguire la polizia.
È un po' tutto troppo strano, inverosimile, e mi sembra ci siano qui e lì un po' di forzature per far funzionare la storia.
Insomma Good Girls può essere preso per quello che è ovvero, per quanto riguarda le mie abitudini, una serie tv che mi tiene compagnia e alleggerisce l'atmosfera rispetto ad altri telefilm più (o forse troppo) impegnati, ma ha perso, in questa seconda stagione, parte del potenziale che avevo notato nella passata, ed a volte chiede uno scollegamento dalla realtà un po' troppo forte. Non c'è ancora una data per la season 3, ma sono sul chi va là per quando verrà pubblicata.




|Beauty Cues|
Travel Kit Hej Organic: promosso o bocciato?! 🛬🛫

La mia passione per i prodotti in minitaglia si è palesata ormai da tanto tempo. Già due anni fa vi avevo parlato di una mini skin care composta dalle minisize di PHB Ethical Beauty, purtroppo non più disponibili. Più di recente invece avevo raccolto una haircare routine con le minitaglie di Phitofilos, e vi avevo raccontato dei miei compagni di viaggio per il corpo di Quantic Licium.
Le ragioni di questo mio futile interesse sono diverse: da una parte posso avere quantomeno le prime impressioni su un prodotto per poi sceglierne la full size, dall'altro posso farvi conoscere delle travel size che possono essere acquistate, e non campioni che poi è difficile da recuperare, che tornano utili in caso di viaggi, spostamenti, week end fuori.
Ho diversi kit da viaggio, ma oggi volevo concentrarmi su una azienda ecobio che mi ha attratto parecchio: Hej Organic.



Tedesca e con "la natura nel cuore", Hej Organic mi ha colpito per la selezione di prodotti, non troppi e non troppo pochi ma comunque differenziati per la cura del viso, del corpo ed anche dei capelli. Probabilmente manca una accurata suddivisione per le diverse tipologie di cute ad esempio, ma non credo si possa pretendere molto da un'azienda tutto sommato economica.
Mi piacciono anche i pack che hanno scelto, un po' diversi dal solito, ma anche la selezione degli ingredienti che ricorrono in tutta la linea, come olio di argan, estratto di pompelmo e olio ed estratto di Fico d'India. Non so dove lo trovino in Germania, ma ovviamente da buon siculo mi attrae questo ingrediente e sembra che abbia discrete qualità cosmetiche di condizionare la pelle, idratarla e rinforzarla.
Hej Organic ha diversi kit e set composti da più prodotti, ma io ho scelto quello che mi sembrava più vario, ovvero il Travel Kit, racchiuso in una bustina in cotone.



All'interno l'azienda ha inserito minitaglie del loro Revitalizing Body Splash, in pratica uno spray corpo rinfrescante, del Nourishing face Tonic, della SPF15 Face Cream, la The Unique Ghassoul Mask, un barattolino da riempire a piacimento ed una bustina trasparente per trasportare i liquidi in aereo.
L'idea di base a me sembra molto carina, ma ovviamente anche i prodotti devono essere validi, o di che stiamo parlando?



Hej Organic Revitalizing Body Splash



È l'unico prodotto per il corpo all'interno del Travel Kit Hej Organic, ma a me questa body mist o body splash come lo chiama l'azienda, è piaciuto moltissimo, anzi è il mio preferito in questo set.
Si tratta di uno spray per il corpo idratante e rinfrescante. Con l'afa estiva mi ritrovo a fare anche due docce al giorno ma non riesco ad applicare una crema corpo nemmeno se la doso col microscopio, specie di giorno; in questo drammatico contesto inserisco questi spray corpo che vanno non solo a rinfrescare e lenire ma a dare anche un minimo di idratazione che si riesce a tollerare. 
Il Revitalizing Body Splash in particolare credo sia efficace in questo senso perché all'interno della formulazione contiene, oltre all'estratto di fico d'india, glicerina, olio di Argan e di fico d’India appunto.
Un mix che almeno su di me, che al momento ho una pelle tutto sommato normale e un po' più secca in alcune zone, basta ad ammorbidire la pelle, ad idratarla appunto e a lenirla. La sensazione del Revitalizing Body Splash sulla pelle è di una ventata di freschezza davvero molto gradevole, rivitalizzante e energizzante, in aggiunta al fatto che non lo trovo vischioso sulla pelle, ed essendo liquido semplicemente su di me si assorbe senza appiccicare. A contribuire alla sensazione di freschezza ci pensa anche la profumazione, che è uguale per tutti i prodotti della linea, e che da qui in avanti farò fatica a descrivere: è naturale, è fresca, è gradevole al mio naso, è frizzante, e persiste un po' sulla pelle. Accontentatevi perché non so fare di meglio.
Aggiungo che l'erogatore funziona abbastanza bene, vaporizzando il liquido senza gocciolare troppo in giro, non è un getto particolarmente sottile, e va distribuito con un massaggio.
Hej Organic penso abbia creato un prodotto perfetto per l'estate, anche da portarsi dietro per rinfrescarsi nel corso della giornata. Direi quindi che sì, acquisterei la fullsize di questo Body Splash.

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💸 €9.95 (full size)
🏋 50ml (travel size)/ 150ml (full size)
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Hej Organic Nourishing Face Tonic



Il prodotto che forse trovo meno adatto da inserire in un set da viaggio in genere è il tonico viso, perché se devo fare un viaggio in aereo mi tocca scegliere e scartare fra i cosmetici che porto, avendo anche i prodotti per le lenti a contatto. Così il povero escluso è proprio il tonico, di cui non sento estrema necessità e posso fare a meno. Tuttavia questo Nourishing Face Tonic di Hej Organic mi è piaciuto.
Ovviamente fra gli ingredienti non potevano non inserire l'estratto di fico d'india, ma per renderlo più idratante hanno anche qui aggiunto olio di argan, glicerina e olio di semi di fico d'India appunto.
La profumazione di questo tonico è la stessa del Body Splash, un po' intensa ma non me la sento sul viso per troppo tempo.
Oltre a piacermi, questo tonico mi ha proprio stupito: appena applicato sul viso, procedimento che io faccio semplicemente con le mani visto che il dosatore ha un foro contagocce che non spreca prodotto, sento una bella sensazione di freschezza, così piacevole che ho pensato che contenesse alcol, ma mi sbagliavo. A questa sensazione ne segue un'altra di piacevole idratazione, di morbidezza e di elasticità della pelle: effettivamente quegli ingredienti più nutrienti che Hej Organic ha inserito si fanno sentire sulla cute, agendo appunto sulla confortevolezza generale. Oserei dire quasi che se avete una pelle grassa potrebbe bastarvi solo lui come idratante almeno in estate, quando difficilmente si sopporta qualcosa di più sul viso, mentre per le pelli normali e secche vi potrebbe far rivalutare l'uso del tonico visto che in genere sembrano prodotti inutili e un po' vuoti.
Devo dire che fra INCI, profumazione e sensazione sulla pelle non noto una estrema differenza con il Body Splash, sebbene il tonico mi è parso leggermente più idratante, e, passatemi il termine, "pesante".
Dall'altro lato, nonostante la glicerina ed appunto queste componenti nutrienti, non lo trovo un tonico troppo appiccicoso, ma semplicemente si assorbe senza lasciarsi dietro residui.
Nonostante non sia un fan dei tonici, ancora di più in viaggio quando lo spazio scarseggia, credo che il Nourishing Face Tonic Hej Organic sia molto valido e piacevole, oltre che una tacca sopra certi prodotti da grande distribuzione.

INFO BOX
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💸 €7.95 (full size)
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Hej Organic SPF 15 Face Cream


L'idea di inserire una crema solare viso in un kit da viaggio a mio avviso è perfetta perché torna sempre utile, però questa di Hej Organic, nonostante abbia molte qualità, non fa per me. Fra tutti i prodotti in questo travel kit questa Face Cream è la più ricca, contenendo non solo appunto gli estratti di fico d'india, ma anche emollienti e nutrienti come olio di mandorle dolci, di argan, di jojoba, di semi di girasole e persino il noto olio di Karanjia o Pongamia che pare abbia un potere filtrante dei raggi solari. 
A rendere ancora più ricca questa Face Cream Hej Organic ci pensano appunto i filtri solari minerali, principalmente il Biossido di Titanio che, nonostante il fattore di protezione sia solo 15, dà alla crema una texture abbastanza spessa e pastosa. Va sicuramente massaggiata molto bene e per qualche istante, perché appunto crea una scia bianca che deve essere sfumata, specie se, come me, applicate il solare in quantità abbondanti per rispettare l'SPF. Per cercare di limitare il problema ho notato che la crema non è bianchissima, ma ha una lievissima tinta rosata, ed in effetto c'è un colorante in INCI per mitigare la scia bianca. Furbini i signori Hej Organic. Tuttavia il trucchetto non risolve al 100% la questione, e su pelli medio-scure potrebbe notarsi, come moltissimi solari con filtro fisico.



Il problema per me non è questa texture più spessa, perché comunque una volta stesa e massaggiata la colorazione biancastra non si nota troppo, e in generale si assorbe abbastanza bene. Tuttavia credo che la SPF 15 Face Cream sia più adatta alla primavera o ad una giornata soleggiata d'autunno, più che all'estate, e non è consona per tutte le pelli. Infatti, su di me, in questo momento di temperature elevate, nonostante appena la applichi sia confortevole ed abbia un aspetto naturale, nel corso delle ore tende abbastanza a lucidarmi il viso, risultando più pesante rispetto al momento dell'applicazione. 
Se avete una cute secca potrebbe darvi il nutrimento che cercate già da sola, ma non ce le vedo le pelli grasse e miste ad usare questa crema viso con soddisfazione.
Inoltre, volendo essere puntigliosi, un fattore di protezione 15 può andar bene se siete già abbronzati o avete una carnagione scura, o al massimo per una breve passeggiata in città, non per una giornata al mare con una pelle bianco latte. Dall'altro lato vi dicevo che ci sono aspetti positivi: mi è parso che protegga bene, che la pelle non si surriscaldi e che non aumenti la sudorazione. Inoltre sebbene non sia particolarmente difficile da rimuovere, mi è parso che resista abbastanza alla traspirazione
Però questo non mi basta.
Insomma la SPF 15 Face Cream Hej Organic può essere un buon prodotto da portarsi dietro per evenienza, ma non credo sia la crema solare adatta all'estate, complice anche il fatto che si tratta di una minitaglia e non basterebbe per più di un week end.

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The Unique Ghassoul Mask




Ho trovato carino che Hej Organic abbia inserito in questo travel kit una maschera viso, perché effettivamente mi capita di dimenticare di aggiungere trattamenti extra al mio beauty da viaggio. Giuro, è successo.
Per quanto riguarda la The Unique Ghassoul Mask non ho molte storie da raccontarvi: è pura polvere di argilla Ghassoul, che ha proprietà lavanti e purificanti sulla pelle, riequilibrando il sebo e restringendo i pori. In questo caso non si tratta di una minitaglia, ma del formato di vendita. 
Essendo polvere va mischiata con l'acqua per creare una pastella morbida: Hej Organic addirittura dice che si possono miscelare 10 ml di acqua direttamente nella bustina ma mi sembra una pratica barbara, ed avrei combinato un casino solo all'idea. Inoltre mi sembra uno spreco perché la polvere rende molto bene, per cui con un'unica confezione potete farci anche due applicazioni, e, se siete accorti ed applicate la maschera solo sulla zona T, potreste farla durare anche di più. 
Altra cosa ottima è che la The Unique Ghassoul Mask, come tutte le argille, può essere miscelata con altri liquidi, come ad esempio il Nourishing Face Tonic, per una azione più idratante.



È una maschera viso che mi è piaciuta e non me l'aspettavo: temevo infatti che potesse stressare troppo la pelle, o comunque seccarla, in realtà invece non è accaduto nulla di tutto questo. L'ho tenuta in posa 15 minuti come indicato da Hej Organic ma ho cercato di non farla seccare mentre l'ho lasciata agire, ma di inumidirla. Una volta sciacquata via, la pelle era effettivamente più pulita, liscia, ammorbidita, ma non era né tirante né secca, ma sicuramente con una grana più omogenea. Non posso dire fosse idratata, non è quella la sua funzione d'altronde, ma sicuramente non era nemmeno eccessivamente bisognosa e inaridita.
Quando la si va a rimuovere vi consiglio di inumidire le mani e fare un massaggio con movimenti circolari, non sarà piacevole e veloce come rimuovere la maschera magari con una spugna, ma il Ghassoul ha una texure granulosa molto sottile, per cui con questo massaggio crea anche un'azione esfoliante molto delicata. 
Probabilmente non è la maschera al ghassoul più economica nel rapporto quantità-prezzo, ma la The Unique Ghassoul Mask mi è piaciuta sia come prodotto all'interno del Travel Kit che come trattamento viso a sé.

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In linea generale, mi aspettavo che il Travel Kit Hej Organic non sarebbe stato perfetto, o meglio sufficiente a coprire tutte le esigenze di pelle e le necessità per un viaggio, però lo trovo un buon punto di partenza a cui aggiungere qualche minitaglia a piacimento, ed anche per scoprire i prodotti Hej Organic. Forse, guardando proprio la praticità, avrei sostituito il Nourishing Face Tonic con un docciaschiuma, ma è anche vero che quando sono in vacanza posso anche chiudere un occhio ed utilizzare quel che mi capita per la detersione del corpo.
Qui vi parlo delle maschere in tessuto di questa azienda. 




L'estate in cui non mi ritrovo.



Me la stavo cavando discretamente bene, o quantomeno bene quando si parla di me.
Diciamo che stavo portando avanti me stesso con un minimo di contegno e umana parvenza, ma maggio ha lentamente scavato fra l'intreccio dei miei nervi facendo cascare quella fragile impalcatura chiamata pazienza.
Fate conto, ad esempio, che ho speso il corrispettivo di uno stipendio minimo solo per le spese dell'auto, compresi balletti per adempiere. Tutto di fila nel giro di 30 giorni, effetto domino, dove a cascare erano le banconote del mio portafogli.
Dicono però che quando sei contento di dare, sei più propenso a ricevere. Come se stimolassi il flusso che parte da te e ritorna a te, nell'ottica di essere fortunati nel poter dare. Questo vale per le relazioni con gli altri, ma anche per le cose materiali, così dicono almeno, non prendetevela con me. Certo, con le relazioni con gli altri non è facile applicare questa teoria, o per lo meno sperare che funzioni in maniera matematica e puntuale è raro. Ogni giorno cerco di aggiungere un tassello al mio igloo mentale in cui conservo gelosamente il mio equilibrio e la mia pace così che non possa essere toccata dalle cose che non posso cambiare, che non possa essere perturbata da chi non cerca reale empatia, ma solo una spalla su cui pesare e soprattutto che non possa essere intaccata da chiunque voglia solo rosicchiare i tuoi tempi e i tuoi spazi.
Ed io ero comunque contento di aver fatto il mio dovere, oltre ad aver scongiurato il mio appiedamento, e quel condimento di sanzioni che sarebbero potute intercorrere se non avessi regolarizzato la situazione.
Tuttavia il flusso del dare e ricevere che spero di aver mobilitato deve avere la mia stessa capacità atletica ché tempo due passi e si è fermato.

Mentre scarto quello che ho ricevuto in cambio.

Ma ho raccolto le mie carte ed ero pronto per un'altra partita, sebbene non avessi ben preventivato cosa sarebbe successo dopo.
Era appena iniziato Giugno, e, nonostante fossi pronto ad affrontare una stagione che non amo, non ero predisposto al fatto che ci saremmo trovati climaticamente ad Agosto, con un caldo senza sosta per 24 ore al giorno. Non piove da metà Maggio, non conosco più cosa significhi vedere le nuvole.
No, nessuna variazione sostanziale fra il giorno e la notte che potesse rendere le giornate migliori.
E se analizziamo, più in generale, cosa c'è di bello in questa stagione, la risposta sarà niente, perché chi la apprezza o ha un sostanzioso conto in banca (e perdonatemi se la pecunia sembra l'argomento del contendere) e si gode vacanze a rullo, o tende ad escludere le cose più negative, come umido, afa, zanzare e altri insetti di orrida presenza, bambini che schiamazzano, i capelli così brutti che sembra sempre sei appena uscito da un guado.

Quando ti dicono: "Bella l'estate... però quando non fa più di 25 gradi eh!"
Ti dicono che, se proprio non ti piace, puoi accendere l'aria condizionata e chiuderti in casa, ed in questo sono fortunato ad averla ed anzi eseguo l'ordine appena posso, ma mi si è instillato in testa un tarlo riguardo al danno ambientale che scatena, in un circolo vizioso che ci porterà un giorno a dover accendere sempre l'aria condizionata per poter sopravvivere, facendomi sentire ancora più in colpa verso il nostro bistrattato pianeta. Il black out dello scorso week end ne è un esempio.
Insomma l'estate è difficile.
E voi siete sereni a dormire male tutta la notte, svegliandovi in un acquitrino di sudore? Tra l'altro, ormai da un paio di mesi, dopo un indeterminato periodo che non mi accadeva, ho ricominciato a ricordare alcuni sogni strani che faccio la notte. E con strani intendo che forse è meglio che non li racconti a qualcuno che possa farmi internare. Non so se sia un bene o un male questa ritrovata rammemorazione onirica, e giuro che la leggerezza della cucina siciliana non ha alcun legame con la cosa (almeno non sempre), ma un po' mi perplime.
Forse è solo sintomo del fatto che ho perso un po' il controllo sulle cose.




L'estate puzza, e questo sono in pochi a dirlo. Puzzano le persone, puzzano le stanze, i mezzi pubblici, puzzano le strade, dove, se come da me la differenziata è porta a porta, puzzano anche nel giorno del ritiro della carta e cartone. Pensi di puzzare anche tu, e non è poi troppo raro che possa accadere, ma il più delle volte è l'ambiente e le persone che ti ritrovi intorno.
Per sfuggire a tutto questo ti dicono di andare al mare, come se debba necessariamente piacere a tutti starsene al caldo (perché è incredibile, forse non tutti sanno che la spiaggia non ha un microclima neutrale) con la sabbia nelle mutande a far niente. Bene, io lo farei se la spiaggia più vicina non fosse malsanamente inquinata e quella più lontana non sia comunque certezza di un mare più pulito. Oltre al fatto che mezz'ora di strada per un'ora in spiaggia ha la logica del cuculo.
Lo dico una volta per tutte: le foto in spiaggia non mi provocano alcuna invidia, perché il più delle volte c'è più caos che in una tangenziale intasata, stai gomito a gomito con i vicini di ombrellone, l'acqua è verdognola e opaca, l'alcolico che tenete in mano mi fa seccare gli organi interni alla sola vista, per cui no, nessuna forma di gelosia.



Piuttosto sì, amerei stare a bordo piscina a leggere, fare una nuotata e dopo un'oretta o forse anche meno ritirarmi all'ombra e magari tornare a scrivere qui sul blog, dove ho sempre piacere a stare ma dove ultimamente non mi sento perfettamente in sintonia.
Sì, c'è qualcosa di troppo ma non capisco cosa. E c'è qualcosa che manca ma non capisco dove. C'è qualcosa su cui dovrei lavorare, ma invece ho più voglia di fare un passo indietro. Probabilmente devo cercare un'altra prospettiva, come un quadro che da vicino ti sembra solo chiazze di colori e da lontano riconosci le figure intere. Ecco, io però queste figure intere al momento non le distinguo bene.

Ogni estate ne esce una sempre peggio, e non mi riferisco ai singoli di Giusy Ferreri, alle repliche di Italia uno, ai ghiaccioli di sola frutta (o peggio ai semifreddi), alle ciabatte-marsupio, alla borsa Crocs o all'insalata di pasta fredda.
C'è di peggio.




Il caldo dà alla testa a chiunque, ed è più facile che gli ignoranti vengano a galla, e la scelta terminologica non è a caso.
C'è chi inneggia a violenze, stupri e odio, in un accordo fra sessismo e razzismo, con lo stessa facilità con cui mandi a cagare quello che ti suona appena scatta il verde al semaforo, per poi scusarsi con un "avevo bevuto troppo".
C'è chi spera nel ritorno dei tempi più bui che abbiamo mai avuto, solo perché sta perdendo il treno per un meeting, sfoderando la carta dell'ignoranza e chiedendo scusa a profusione.
Peccato che non si possa nel 2019, a contatto con i social, non conoscere le minime dinamiche sociali ma non è possibile nemmeno che chi invece dovrebbe aver sviluppato un pensiero critico anche solo appena più articolato, passi troppo rapidamente dall'indignazione allo scherno, non solo creando gli ennesimi personaggi pupazzi, ma dando una cassa di risonanza comunque importante. È avvilente come la logica venga schiacciata dalla fame di like e retweet nel giro di pochi minuti.
È avvilente cercare di spiegare che si può parlare dei fatti senza dare spazio e visibilità alle persone, perché si crea una catena in cui reali sostenitori e cavalcatori di disgrazie che per far girare il proprio nome farebbero di tutto.

La verità è che non mi ritrovo, non mi ritrovo negli stimoli che ricevo, negli obbiettivi che avevo e che ho perso, non mi ritrovo negli amanti delle spiagge affollate, delle piscine sporche e chiassose, non mi ritrovo nelle foto modificate male, non mi ritrovo in chi vede nell'indignazione non una protesta ma il passatempo per un afoso pomeriggio. Non mi ritrovo in chi deve mettere sempre bocca e sbandierare hashtag. In chi si piange addosso e non lo sa. Nei fantasmi viventi.
Io forse mi son perso, ma attorno non vedo qualcosa che mi possa far ritrovare.





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