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Belle Serie TV da vedere gratis!

Mi rendo conto che il 90% delle volte parlo di film o serie tv esclusivamente disponibili su piattaforme di streaming a pagamento, ma mi rendo conto che non tutti vogliono o possono stare dietro a tanti abbonamenti, e quindi spero con questo post di accontentare chi fra di voi vuol vedere qualche serie tv piacevole e gratis.
Ne ho terminate tre in queste sere che mi sono piaciute e che, se non le conoscete già meritano una opportunità.


Foodie Love
Miniserie
⭐⭐⭐⭐

È disponibile dal 14 Febbraio su RaiPlay (quindi gratuitamente per tutti) una miniserie che mi è piaciuta tantissimo e che credo sia una delle più interessanti uscite nello streaming free, ovvero appunto Foodie Love.

Foodie Love Rai Play Recensione

Barcellona fa da sfondo al rapporto fra due ragazzi conosciutisi proprio su un'app di incontri per amanti del cibo, ovvero Foodie Love. Fra i due scatta sin dal primo incontro una particolare chimica, ma sono entrambi costantemente scossi da un passato e da un presente che ha lasciato dei solchi molto profondi. Si mescolano così la paura di non essere accettati, di non capirsi, di non essere condivisi nello stesso sentimento, ma anche la voglia di innamorarsi ancora, di rimettersi in gioco al meglio delle proprie possibilità e di vivere appieno l'appagamento di certe sensazioni. 

Foodie Love ha secondo me saputo trasportare sullo schermo, in modo intenso, delicato e profondo, una storia particolarmente realistica e in cui mi ci sono ritrovato più e più volte. Mi è piaciuta la semplicità di questa miniserie, ma se gli avvenimenti sono semplici, così come sembra esserlo anche il fluire di un sentimento nascente e sempre più forte, è complesso quello che sta a fondo: è difficile sciogliere quelle paure, quelle incertezze, quelle paranoie che a volte ci inventiamo e non hanno nemmeno ragion d'essere. Ma la voglia di riassaporare la felicità non può che umanamente scontrarsi con il timore di non trovare nell'altro quello che stanno cercando. 

foodie love streaming gratis

Ho trovato spontanea e ben comprensibile questa crescita del rapporto fra Lui e Lei (i protagonisti non hanno dei nomi), infatti di Foodie Love ho apprezzato proprio la fluidità del racconto, le scelte fatte per non cadere in una narrazione troppo ovvia e scontata, ma pur non raccontandoci ogni singolo dettaglio per filo e per segno, riusciamo a cogliere ampiamente il range di emozioni.
Con questa miniserie, le cui sorti su una possibile seconda stagione non sono chiare ma nemmeno ci interessano al momento, sono secondo me riusciti ad arrivare dove Normal People non è invece arrivata, almeno per me: raccontare la vita vera di due persone fragili ma fortemente trascinate dalle loro emozioni.

recensione serie tv foodie love raiplay

Nel caso di Foodie Love, con vari escamotage ci danno modo di capire cosa turba di due ragazzi, quali sono le loro sensazioni e pensieri, e i loro tentativi di porre le basi ad una relazione vera e matura. Ho apprezzato anche gli attori nei loro ruoli, anche se forse non sembrano proprio trentenni, e la colonna sonora.
E poi Foodie Love ci fa un po' sognare portandoci in un quotidiano che per ora non esiste: quello dei ristoranti pieni, dei viaggi, delle serate in giro fino a tardi. Se vi era piaciuto Modern Love, se cercate qualcosa vi riporti alla mente alcune delle suggestioni di Love Life, vi consiglio di recuperare gli otto episodi disponibili su Rai Play.


Miss Scarlet and The Duke 
Prima stagione 
⭐⭐⭐🌠


Resto su Raiplay ma cambio nazione, stile ed epoca con la giovane investigatrice Eliza Scarlet ed il poco socievole ispettore William Wellington detto Duca.

miss scarlet and the duke raiplay

Dopo la morte del padre, Eliza ha solo due scelte: trovare un buon partito da sposare come si conveniva per una donna alla fine dell'800, o seguire la strada che sogna da sempre, cioè diventare una investigatrice esattamente come il padre. Ovviamente Miss Scarlet è sveglia, intraprendente e coraggiosa, quindi si tufferà a capofitto nel ruolo di detective, ma non sarà sempre semplice per una donna potersi far strada nel settore. Lo stesso Duca, amico di infanzia di Eliza, non sempre la sosterrà nelle sue missioni, ma presto comprenderà il talento e l'intelligenza di Miss Scarlet.


Ha ovviamente tutto un altro stile questa serie tv rispetto a Foodie Love: Miss Scarlet and The Duke ha infatti una vena di leggerezza e ironia più marcata, che rende lo stile poliziesco e giallo a mio avviso piacevole, ma senza mettere da parte l'accuratezza storica. La ricostruzione estetica, le maniere e lo stile dell'epoca vittoriana infatti vengono ripresi con attenzione, e spesso fanno gioco alla storia visto che metteranno Eliza in difficoltà, ma a volte la aiuteranno (vedi i saltuari mancamenti).
È una serie tv che vuole secondo me intrattenere senza appesantire e questo da un lato è un bene, perché i momenti più drammatici non risultano melensi; dall'altro lato forse avrei gradito maggiore enfasi in alcuni passaggi.


A rendere poi Miss Scarlet and the duke un po' più movimentata ci pensa un cambio di stile narrativo: se infatti c'è un filone centrale che prosegue in sottofondo, con personaggi ricorrenti, i primi episodi hanno una narrazione più verticale per cui ogni parentesi si apre e si chiude al termine di ogni puntata. Non tutti gli episodi hanno secondo me lo stesso impatto, ma credo che se amate i gialli, se cercare qualcosa che si collochi un po' in mezzo fra serie tv come The Alienist e Mystery in Paris, credo che Miss Scarlet and The Duke vi possa piacere. Al momento ci sono sei episodi su RaiPlay, ma pare confermata una seconda stagione. 


LOL Chi ride è Fuori 
Prima stagione
⭐⭐⭐🌠


Prima di raccontarvi la mia opinione su LOL - Chi ride è fuori devo fare una premessa: lo so che si trova su Prime Video, che è un servizio a pagamento, ma è anche vero che è incluso nel pacchetto offerto da Amazon, quindi in teoria non paghiamo direttamente per lo streaming. Ma, se comunque non volete pagare nulla e non avete un abbonamento Prime, c'è sempre la prova gratuita di un mese che potete attivare qui e disattivare quando vi pare.

lol chi ride è fuori prime video gratis

LOL Chi ride è Fuori è diventato prestissimo un fenomeno virale, che si è portato dietro meme, critiche favorevoli ma anche un po' di polemiche, come spesso succede per programmi molto seguiti.
Il concetto di LOL è semplice: 10 comici nostrani vengono rinchiusi in un teatro e devono restare per sei ore insieme senza ridere, ma cercando di stimolare, in modi più o meno assurdi, la risata negli altri concorrenti così da eliminarli. Un po' insomma come facevamo da bambini, ma in questo caso lo scopo è quello di vincere e guadagnare 100 mila euro da devolvere in beneficenza.


Ho letto davvero un po' di tutto per quanto riguarda LOL, da chi lo ha amato incondizionatamente a chi invece ci ha tenuto a sottolineare che non ha riso nemmeno un istante, fino anche a chi non conosceva nessun personaggio presente nel cast, o ci è rimasto male nello scoprire che il programma si basa su uno script e non è 100% improvvisazione. Come se Elio andasse al Conad vestito da Gioconda insomma.
Posso capire e condividere parte delle critiche, ma alcune mi sono sembrate un po' efferate, e oserei dire violente, perdendo completamente il senso di uno show come questo: si basa tutto sul puro intrattenimento senza particolari velleità di unicità, e per questo credo che gli stessi creatori di Lol non si aspettavano questo clamore. 

lol chi ride è fuori cast

Quindi 6 episodi fatti di leggerezza, goliardia e battute più o meno riuscite, non un compendio di comicità sopraffina né la formula segreta per la risata assicurata. Ci sta che non tutti gli sketch e i comici facciano ridere alla stessa maniera: io stesso non ho passato tutto il tempo con le lacrime agli occhi tentando di non rotolare via dalla sedia dal ridere, ma sfido a guardare un programma simile con la faccia appesa o addirittura intristita. Vorrei insomma tranquillizzare chiunque non si sia sganasciato dal ridere che è del tutto fisiologico, come con qualunque prodotto comico, e non siete creature aliene, ma esseri umani come tanti.

recensione lol chi ride è fuori

Inoltre il cast della prima stagione di Lol, chi ride è fuori è un mix di vecchie e nuove leve, e nemmeno io ad esempio conosco l'intera carriera di Michela Giraud o Luca Ravenna, ma buona parte di loro hanno anni di esperienza alle spalle, e sono da sempre presenti sul piccolo schermo. Personalmente non sono un grande fan di Angelo Pintus o Frank Matano, eppure credo che nelle loro reazioni, ed interazioni con gli altri, abbiano funzionato. 
Lol Chi ride è fuori è un gioco, e come tale credo debba essere interpretato: non è un programma perfetto, e può capitare che ci siano delle irregolarità e delle inesattezze, ma penso che sia stato un esperimento riuscito e se a gran voce molti vogliono la seconda stagione, un motivo ci sarà. A proposito, qui vi parlo di LOL 2. 



Le (bellissime) serie tv al femminile da vedere questo autunno ⭐

Non voglio cincischiare in inutili introduzioni, questa volta, perché mi urge il bisogno di parlarvi di tre serie tv che mi sono piaciute davvero molto, e che hanno protagoniste femminili molto forti. Un altro filo conduttore che le collega è l'ambientazione temporale, molto curata, ma collocata in un'epoca passata. Se sono elementi che in genere vi convincono, forse allora dovreste recuperare queste serie tv.

L'Alienista: L'angelo delle tenebre
 The Alienist: The Angel of Darkness
Seconda stagione
⭐⭐⭐⭐

Ci sono voluti due anni, ma finalmente abbiamo avuto la seconda stagione di L'Alienista, che è stata pubblicata su Netflix il 22 Ottobre. Ancora una volta i protagonisti sono alle prese con le indagini per trovare un particolare serial killer, il quale sceglie come vittime bambini ancora in fasce. 
Se nella prima stagione (qui) il caso era condotto dall'alienista Laszlo Kreizler e dal suo amico e giornalista John Moore, in questo secondo ciclo di episodi sarà Sara Howard a mettere davanti il suo talento di detective, dopo aver avviato la sua agenzia investigativa privata.


Quando speri che una serie venga rinnovata per una seconda stagione, speri anche che quantomeno mantenga le stesse qualità della prima, e credo che L'Alienista 2 riesca in questo intento. Sono stati infatti 8 episodi molto intriganti e cupi, che, ancora una volta ci accompagnano verso la risoluzione di un caso crudo e macabro, con parecchi momenti di tensione. Forse per qualcuno può non essere un pregio, ma io invece ho apprezzato che, quando sembra che la storia sia alla conclusione, c'è sempre qualche altro piccolo tassello da risolvere, aggiornando così l'attenzione dello spettatore.
Mi sembrata una vicenda solida, che funziona da inizio a fine senza, grossi buchi o forzature, o per lo meno io non ne ho notati.


È stata in questo senso secondo me una buona scelta quella di ridurre la stagione di due episodi, passando da 10 a 8, perché altrimenti si sarebbero immischiate lungaggini poco appetibili. Non è mancata inoltre l'approfondimento sui personaggi, che qui e lì trasmettono pezzi del loro vissuto, ed anzi, in alcuni casi, si mischiano con le indagini.
Ancora una volta poi non manca la cura dei dettagli, dei costumi e delle scenografie a cui The Alienist ci aveva già abituati dalla prima stagione.


Avrei voluto forse qualche approfondimento in più su quella che alla fine prende lo scettro di protagonista, ovvero Sara Howard, che poteva magari offrirci qualche flashback più corposo sul suo passato, ma forse se lo tengono buono da parte per una prossima futura stagione. In ogni caso ci danno un personaggio forte e coraggioso, e diventa un pretesto anche per farne un simbolo di femminismo e rivoluzione. 
Non mi sento invece di chiudere un occhio sul quarto episodio che mi è sembrato un po' raffazzonato. Ma queste sono tutte minime imperfezioni, perché mi son goduto ogni singola puntata di questa seconda stagione di The Alienist grazie a tutto quel range di emozioni che trasmette, dalla tensione appunto, alla dolcezza. Non so se ci sarà una terza stagione, però spero che proseguano sempre con questa prospettiva rivelatasi vincente.

 

La regina degli scacchi 
The Queen's Gambit
Miniserie
⭐⭐⭐⭐🌠


Arrivo tardi forse, ma non posso esimermi anche io dal tessere le lodi di La regina degli scacchi, nuova miniserie Netflix disponibile dal 23 ottobre. Per molti è sembrato strano, ma sì, questa serie tv parla proprio di scacchi, ma lo fa in un modo eccellente. Prima infatti di arrivare al gioco di strategia dobbiamo fare un passo indietro: Beth Harmon è solo una bambina quando, dopo aver perso la madre, finisce in un orfanotrofio femminile. Qui conoscerà una istitutrice severa ma riuscirà a farsi amica una ragazza, con cui condividerà diverso tempo all'interno della struttura. Non sarà facile per Beth, ma la sua permanenza migliorerà quando, grazie al custode Shaibel, scoprirà gli scacchi. Da quel momento Beth troverà il suo pezzo mancante, e soprattutto la sua vera strada nella vita.
Quando poi, non senza reticenze, la sua madre adottiva crederà nel suo talento, per la giovane non ci saranno più confini nel mondo degli scacchi.


The Queen's Gambit è una delle migliori serie Netflix del 2020, e non ho alcun dubbio nell'affermarlo: ha una storia convincente, drammatica senza essere pietistica, e, cosa più importante, le partite di scacchi vengono gestite talmente bene che non annoiano come si potrebbe pensare, ma creano tensione e pathos. 
Personalmente non so giocare nemmeno a dama, ma la serie è talmente tanto convincente che, anche chi non ne capisce nulla, resta incollato allo schermo. Inoltre gli scacchi sono anche l'occasione per darci una rappresentazione socio-politica dell'epoca, in particolare lo scontro fra Russia (o meglio Unione Sovietica) e Stati Uniti.

Una vicenda così affascinante da sembrare una storia vera, anche se si tratta di un adattamento da un romanzo di Walter Tevis, che trova la sua mossa vincente nell'interpretazione di Anya Taylor-Joy. La sua bellezza aliena, forse non perfettamente nei canoni, si presta benissimo a dare il volto a Beth, tanto che non le servono nemmeno grandi dialoghi filosofeggianti per convincerci a restare ammaliati. Ma quello che mi è piaciuto è soprattutto la costruzione del personaggio: di talenti naturali che trovano la loro strada ne abbiamo visti tanti, ma Beth Harmon si impegnerà molto nel fruttare questo suo genio, studiando duramente da tutte le sconfitte in cui inciamperà lungo la sua strada, ed anche ascoltando anche i consigli di chi sembra non avere le sue stesse capacità.

La Regina degli scacchi riesce ad appassionare amanti di questo gioco e non, grazie ad una storia fatta non solo di vittorie, ma anche di delusioni, momenti cupi ed estremamene umani, senza trasformare il tutto in un pesante melodramma lirico, ma non dimenticando tematiche di spessore. Non manca la ricercatezza dei dettagli e delle ricostruzioni, degli abiti e degli ambienti anni '60. Insomma, nella strana ipotesi che non l'abbiate fatto, recuperate questa serie.


Mrs. America
Miniserie
⭐⭐⭐🌠


Negli anni '70 gli Stati Uniti erano in fermento per tante ragioni, inclusa la ratifica dell'Equal Rights Amendament (ERA), una proposta di emendamento che avrebbe dovuto garantire egualità di diritti a tutti i cittadini americani, senza distinzione di sesso. Ma se da un lato i gruppi femministi battagliavano affinché l'ERA venisse ratificato in tutti gli stati, dall'altro, le forze conservatrici, capitanate soprattutto da Phyllis Schlafly, ne propagandavano tutti i difetti possibili per evitarne la diffusione. 
Una battaglia per i diritti che avrà eco fino ai giorni nostri.


Mrs. America è un'altra esclusiva di Tim Vision Plus (ne avevo parlato nella recensione di Love Life) che mi ha sorpreso, non solo per la fattura generale e per il cast che vede i nomi, fra le altre, di Cate Blanchett, Sarah Paulson, Uzo Aduba, e Rose Byrne, ma soprattutto per la storia che racconta. Una vicenda piena di passione, battaglie sociali, scontri politici, ma soprattutto il fervore per sostenere una causa a cui si tiene particolarmente. 
Come specificato ad inizio di ogni episodio, si tratta di una storia basata su fatti e personaggi reali, ma che ovviamente è stata romanzata. Eppure pare che moltissimi degli avvenimenti che hanno visto queste due fazioni di donne contrapposte, siano davvero accaduti, anche quelli più eclatanti.


Devo anche ammettere che con la visione mi sono ricreduto su un pregiudizio che avevo all'inizio: mi ero infatti convinto che Mrs. America fosse particolarmente incentrato sul personaggio di Cate Blanchett, ed invece mi sbagliavo, perché, nonostante Phyllis Schlafly sia spesso presente, tutte le parti hanno persino un intero episodio dedicato.
Quello che mi è piaciuto di questa serie è che non mi è sembrata esageratamente rivolta nel voler dividere fra buoni e cattivi, conservatori malvagi contro liberali benefattori, ma che tutti sono invischiati nel gioco della politica che spesso spinge a contraddizioni. L'esempio lampante è la stessa Phyllis che è al tempo stesso un esempio di ciò contro cui lotta, ma vittima del suo stesso ruolo politico. Più in generale le stesse femministe che lottano per un ampliamento dei diritti, spesso si dimostravano poco inclusive.


Nonostante l'ovvio distacco da circostanze che riguardano in primis gli Stati Uniti, e con passaggi non sempre chiari sulla politica americana, è Mrs. America mi è sembrato un ritratto emozionante di un'epoca e della passione che tutte le sue protagoniste ci hanno messo per proseguire la loro visione. Oltre all'argomento generale, che è sempre attuale, gli strascichi della vicenda sono giunti fino ai giorni nostri: la Schlafly è stata ad esempio una sostenitrice della campagna di Trump e, come vi anticipavo, solo fra il 2017 e il 2018, altri stati americani hanno ratificato l'ERA, quindi una battaglia che ancora non è terminata.



Come sempre per tutti i commenti ci leggiamo qui giù, e se avete visto queste serie fatemi sapere cosa ne pensate.



|#backtoseries|
Serie Tv in costume, fra mistero e storia🕵🏻‍♂️

Ci sono due elementi che bussano fragorosamente alla mia attenzione quando si parla di serie tv: il primo sono le storie cupe, intriganti, magari con un mistero da risolvere; il secondo elemento è invece l'ambientazione storica, un'epoca passata, specie se si tratta dei primi anni del '900 o dell'età vittoriana. Così sono capitato a vedere serie come Alias Grace, The Terror (di cui ancora devo recuperare la seconda stagione ma ho fede), o anche Taboo e The Alienist, di cui aspetto ardentemente i nuovi episodi. E proprio queste caratteristiche hanno le tre serie tv che ho visto ed ho pensato di raccogliere per parlarvi delle mie opinioni.


Agatha Christie - La serie infernale
The ABC Murders
Miniserie
⭐⭐⭐🌠


Andata in onda su Sky Cinema lo scorso Marzo, e già il titolo dice moltissimo di questa serie, che infatti si basa su uno dei romanzi di Agatha Christie con l'immarcescibile Poirot. 
Si tratta di una miniserie inglese in tre episodi che non si discosta molto dal suo genere, da quello stile, per meglio dire, che spesso caratterizza gli sceneggiati UK: atmosfere cupe, ritmo costante ma non sempre al massimo.
L'incipit de Agatha Christie - La serie infernale è particolarmente interessante: siamo sempre abituati a vedere Hercule Poirot al top, brillante, anche fisicamente reattivo, ma in questo capitolo quell'aurea quasi magica che avvolgeva l'investigatore sembra quasi svanita. Poirot è invecchiato nel corpo e in parte nello spirito, non viene più preso sul serio dai colleghi e dalle nuove generazioni, e soprattutto il passato si fa risentire, specie nei suoi momenti più dolorosi.
Proprio per questo il giovane ispettore Crome prenderà sotto gamba, almeno nei primi tempi, la denuncia di Poirot per le strane lettere che riceve da colui che si firma  A.B.C.. Sarà solo dopo il primo omicidio che Crome capirà che non si tratta delle farneticazioni di un vecchio, ma di un reale, terribile caso da risolvere.



The ABC Muders mi è piaciuta parecchio come miniserie, principalmente perché è ben fatta, nella ricostruzione dello stile degli anni '30, nella recitazione, nei dialoghi e più in generale nella scrittura. Essendo composta da solo tre episodi difficilmente ci si può stancare, a me son volati praticamente, ed anzi è perfetta per chi ama il genere ma non ha tempo per serie tv odisseiche da 20 puntate a stagione.
John Malkovich riesce a bilanciare bene questo Poirot non più giovanissimo, che sente ancora quella fiamma ma che deve riscoprire se stesso per tornare in sella. Un po' più limitato e forse antipatico il ruolo di Rupert Grint, ma inutile dire che mi pare se la cavi bene, così come mi è sembrato inquietantissimo Eamon Farren.
Più in generale, come sempre capita nei gialli, è la coralità dei personaggi che ha la meglio, e credo che tutti abbiano reso bene la loro parte.


Tuttavia devo dire che io stesso qui e lì ho sperato che la trama accelerasse in particolare perché La serie infernale ha un ritmo quasi ciclico per cui può risultare noioso vedere che stanno per ripetersi le stesse dinamiche che magari abbiamo visto un episodio precedente, e con la consapevolezza che la vera risoluzione ovviamente, come nei migliori classici, arriverà alla fine.
Se siete fan di Agatha Christie ed avete letto il romanzo conoscete l'epilogo della storia, io non sapevo nulla per cui non avevo spoiler, però, col senno di poi, il finale non mi ha convinto del tutto. Non voglio anticipare nulla ma se c'è una cosa che mi lascia perplesso è quando gli antagonisti restano sullo sfondo o non appaiono affatto per saltare poi fuori all'ultimo. Nel caso de The ABC Murders, non è così palese questa debolezza, ma c'è e ve la sottolineo.



Avrei inoltre voluto un approfondimento sul passato di Poirot, che ci fanno odorare quasi fin da subito ma che resta un po' appeso lì, senza un profondo collegamento con il resto.
Questo però non toglie alcun merito ad Agatha Christie - La serie infernale, che su di me ha avuto sicuramente un certo fascino, ma mi serve per spiegare meglio come mai una miniserie validissima avesse "solo" tre stelle e mezzo da me. Sarebbe interessante vedere altre miniserie con John Malkovich sempre nei panni di Poirot e proseguire questo brand.


Alto Mare
Alta mar
Prima stagione
⭐⭐⭐



Molto carina questa serie tv spagnola firmata da Netflix e presente sulla piattaforma dallo scorso 24 maggio. Otto episodi tutti a bordo di questo magnifico transatlantico che dalla Spagna deve dirigersi a Rio de Janeiro, ma non sarà un viaggio a cuor leggero per l'equipaggio che conta alcune delle famiglie più facoltose, e soprattutto per le bellissime sorelle Carolina ed Eva Villanueva. Sono proprio le due ragazze che scateneranno il caos facendo salire a bordo clandestinamente una sconosciuta, che, terrorizzata, pare stia scappando da un fidanzato che non vuole sposare. Sembra però che tutto vada per il meglio nelle serate glamour sulla Barbara De Berganza, fino a quando una donna finisce in mare. L'equipaggio e le due giovani donne si ritroveranno coinvolti nelle indagini che diventeranno sempre più difficili fra omicidi, dissidi e vecchi rancori.



Potrei dire che i punti di forza di Alto Mare siano Jon Kortajarena, Jon Kortajarena e Jon Kortajarena, ma sarei ingiusto (più o meno). Io l'ho trovata una serie tv molto carina, piacevole, intrigante, e soprattutto con una ambientazione bellissima. Siamo negli anni '40, ed i costumi, così come le scenografie hanno tanti dettagli davvero belli. Certo, alcuni effetti, specie della nave dall'esterno, mi son sembrati un po' cheap, probabilmente perché non è una serie tv con un budget ingente, ma son particolari che non influiscono troppo.



Le otto puntate scorrono molto bene, le ho viste quasi consecutivamente perché comunque anche quei punti più deboli della storia, quando sembra che il ritmo rallenti, vengono rinfrescati da un colpo di scena che ci risveglia. Così come questo gioco in cui non capisci mai bene chi siano i buoni e chi i cattivi secondo me è ben congegnato e confonde al punto giusto lo spettatore.
Alto mare però si becca tre stelle per diverse ragioni: non è proprio colpa della serie se a me è risultata un pelo scontata. Intanto l'intreccio della storia non è così forte da risultare sempre estremamente coinvolgente o convincente. Alcuni colpi di scena mi son sembrati deboli e che io stesso, che sono arguto come Topo Gigio, riuscivo a prevedere.



In generale lo stile di Alto mare è quello di una serie tv che non scende mai nel macabro o nel cupo, che non si vuole sporcare, ma che vuol restare leggera, che non rinuncia agli attimi di romanticismo e che non dà (e non credo voglia dare) spunti di riflessione. Penso ad esempio ad Eva che ci viene presentata come giovane ed intraprendente, moderna per l'epoca ed il ruolo che ricopre, ma alla fine non ci danno mai la possibilità di scoprire effettivamente le sue qualità. Anche lei finirà per ricoprire il ruolo della donzella in pericolo che aspetta il suo principe. Un po' tutti i personaggi restano in superficie, se non quando l'approfondimento diventa funzionale a suscitare il sospirino nello spettatore.
Ci sono un paio di elementi minori che inoltre mi hanno lasciato perplesso.



Ad esempio il fatto che i capelli di Carolina siano sempre perfettamente lucidi ed in piega. Vi giuro, sempre. Ma anche alcuni personaggi secondari mi hanno dato da che pensare. Ad esempio la bella Verónica, cameriera personale delle Villanueva, contesa da tutti non si capisce bene per quali qualità, visto che a me è risultata solo volubile, infantile e decisamente arrivista, e solo un modo per gli sceneggiatori di aggiungere altre storielle friccicarelle al filone principale.
Scende insomma la qualità attoriale e più generale rispetto ad esempio a The A.B.C Murders, ma Alto mare ha il pregio di avermi tenuto compagnia, di non avermi fatto sbadigliare troppo e di avermi stimolato a voler seguire la seconda stagione, di cui ho parlato qui, e non solo per Jon Kortajarena.



Gli ultimi Zar
The Last Czars
Miniserie
⭐⭐⭐



Non mi soffermo troppo su Gli Ultimi Zar, che il tre luglio è apparsa su Netflix in sei episodi, e che gli amanti della storia di Nicola II, della consorte Aleksandra e della leggenda di Anastasia non potranno perdersi.



Non scendo troppo nei dettagli visto che si tratta a tutti gli effetti di una docu-fiction in cui la storia degli ultimi zar appunto ci viene raccontata da una ricostruzione di luoghi e fatti che lascia a bocca aperta per la bellezza e penso per la fedeltà, ma anche da alcune interviste ad esperti e storiografi che ci forniscono un ulteriore approfondimento su ciò che ha portato alla fine, dopo 300 anni, dell'impero dei Romanov.
Io sinceramente non sono del tutto soddisfatto da questa scelta, e un po' mi spiace perché l'impegno che hanno messo nel ricreare le parti recitate è davvero molto alto, e non credo ci fosse bisogno di uno spiegone costante da parte degli studiosi interpellati.


Purtroppo credo che quegli interventi vadano a spegnere un po' di quella magia in cui la serie ci immerge, in quest'epoca e in questi avvenimenti molto tristi sicuramente, ma che fanno parte della storia e che mi affascinano molto. Credo inoltre che non ci fosse bisogno di avere uno stacco così netto fra parte documentario e fiction per diverse ragioni. Tutti conosciamo la storia dei The Last Czars, il mito di Anastasia, il terrore di Grigorij Rasputin, per cui difficilmente la serie avrebbe potuto offrire di più. Avrebbero dovuto invece puntare a farci sognare, a trasportarci agli inizi del '900, sfamarci con quelle ricostruzioni che vi dicevo poco più su e farci rivivere quel tragico climax, che già da solo ha un impatto emotivo molto forte.



La serie aveva già un narratore, per cui non ne servivano altri: Pierre Gilliard, il docente dei Romanov, già ci racconta in parte quali furono i danni dell'impero degli zar, per cui forse avrebbero dovuto puntare più su lui, magari con qualche piccola forzatura, ma senza spezzare la narrazione.
Credo inoltre che col senno di poi, conoscendo com'è andata a finire e tutti i dettagli del quadro politico mondiale, è più facile per uno storico dire cosa avrebbe dovuto fare Nicola II, di chi avrebbe dovuto fidarsi, come avrebbe dovuto agire in campo socio economico e quali sviluppi avrebbe dovuto apportare alla Russia dell'epoca. Ma, ed in questo Gli ultimi Zar riesce bene nel raccontarcelo, Nicky era un uomo del suo tempo, cresciuto e plasmato in un determinato ambiente con una certa mentalità. Lui è la causa ma anche il frutto dei suoi errori, così come la sua famiglia, e per questo non serviva che uno storico interrompesse una serie tv per spiegarcelo (non me ne vogliate).


Ho forse un po' il dente avvelenato, ma ho visto il bellissimo potenziale de The Last Czars e mi spiace sia stato in parte buttato via dalla voglia credo di educare e spiegare al meglio quell'epoca, togliendo non solo quel coinvolgimento emotivo che può suscitare questa storia, ma anche lo stimolo e la curiosità di approfondire separatamente che dovrebbe nascere spontaneo in ognuno. 










Le recuperate, i TOP&FLOP 2018 e un po' di Golden Globe!

Vi vedo lanciati con le liste delle serie tv migliori e peggiori del 2018, in tutte le varianti possibili e immaginabili, ma io devo dirvi la verità, non ho molta voglia di guardarmi indietro e fare lunghi elenchi approfonditi di top e flop. Tra l'altro, se da un lato non ho trovato le migliori serie tv della vita, dall'altro non posso nemmeno dire di aver assistito ai peggiori spettacoli possibili.
Posso dirvi che ho apprezzato i messaggi trasmessi da Le terrificanti avventure di Sabrina e in Insatiable, e soprattutto come questi messaggi vengano veicolati attraverso delle serie comunque leggere e per ragazzi.  Ho un ottimo ricordo di The Marvelous Mrs. Maisel, aspetto ardentemente che doppino la seconda stagione, e credo che l'attrice Rachel Brosnahan, si meriti il Golden Globe; così come mi è piaciuta The Alienist e voglio il seguito e pure una cena con Luke Evans se possibile. Ma non posso considerarle delle serie impeccabili, senza ombra di difetto.


Così come i miei flop, non sono proprio dei bocciati senza possibilità di redenzione. O meglio, vi aspettavate forse che la seconda stagione di 13 Reasons Why potesse farmi improvvisamente cambiare idea sull'intera serie? Certo che no, già la prima stagione mi aveva lasciato perplesso, figuratevi il seguito senza senso.
Ma più che fastidio, è stato dispiacere per ad esempio Here and Now che è stata buttata alle ortiche con un'idea stramba, seppur avesse i suoi (pochi) punti di forza; e poi ho persino rivalutato (di poco eh!) The Affair con l'ultima stagione. L'unica cosa che mi fa davvero strano è che American Crime Story: L’assassinio di Gianni Versace abbia vinto il Golden Globe come miglior miniserie, perché forse abbiamo visto due robe diverse e non ci siamo capiti. Posso accettare che Darren Chris si sia beccato una statuetta come miglior attore perché, dai, è stato bravo, era inquietante e più calato di uno spaghetto nell'acqua bollente a mezzogiorno. Ma la serie è troppo dispersiva rispetto a quello che dovrebbe raccontare, gli attori ispanici che parlano in inglese per interpretare personaggi italiani sono a dir poco strambi e si raggiunge la noia anche con facilità.
Insomma guardiamo avanti anche perché ci aspetta una intensa stagione di serie tv. Negli ultimi tempi ne ho recuperate ben quattro, fra cui due miniserie per i più frettolosi.



Killing Eve
Prima Stagione
⭐⭐⭐

Anche Killing Eve, trasmessa da TimVision lo scorso ottobre, si è fatta notare ai Golden Globe con due candidature e la vittoria di Sandra Oh come miglior attrice, cosa per cui non sono del tutto d'accordo, ed inizio a pensare che debba avere più di un santo in paradiso.


Killing Eve racconta appunto le vicende di Eve Polanstri che lavora per l'ente per la sicurezza inglese e che farà strada nel suo lavoro seguendo le mosse di una killer professionista di nome Villanelle, che non sembra avere tutte le rotelle a posto, oltre ad essere particolarmente spietata. 
Eve invece è un po' goffa, alle prese con un matrimonio che non proprio la soddisfa, ed anche un ruolo lavorativo che non riesce a farla volare. Ma proprio grazie alla caccia a Villanelle riuscirà a fare un grosso passo avanti nella sua carriera, e ottenere la svolta che cercava. 
Tuttavia fra le due donne si creerà una strana chimica che le spingerà ad avvicinarsi, per quanto entrambe siano ligie al loro ruolo e a quella che è la loro missione. 


Avevo buone aspettative su Killing Eve e in parte sono state ripagate perché la serie parte in maniera intrigante, fresca, accattivante ed anche con una vena comica che, per quanto non faccia sbellicare, va ad alleggerire le puntate. Col tempo però ho notato degli aspetti che non mi hanno fatto impazzire. Intanto dei buchetti narrativi che sinceramente non ho capito e non volevo, ma soprattutto secondo me questa serie ha sofferto il fatto che sin da prima della messa in onda si sapeva già che sarebbe stata rinnovata per una seconda stagione. Quindi loro avranno pensato bene di allungare la storia il più possibile, prendersi il loro bel tempo, e giocare il più possibile. 
Ma, cosa ben peggiore a mio avviso è che della storia intrigante di spionaggio, del thriller, di tensione e anche d'azione che dovrebbe essere alla base di Killing Eve, alla fine, è rimasto poco. 



Il tutto è un po' evoluto in una sorta di tragicomico surreale cacio e pepe, che per me smonta quell'impianto che sembrava molto interessante. Anche i personaggi sembravano ben costruiti, ma poi ho avuto l'impressione quasi che stessi vedendo un'altra serie tv. 
E, in tutta onestà, non credo che Sandra Oh meritasse il Golden Globe. Non fraintendetemi: è brava come attrice e il suo ruolo in Killing Eve è comunque ben strutturato, oltre ad avere una evoluzione, quindi è anche dinamico da seguire. Tuttavia credo che la vera star della serie sia Jodie Comer (forse non ve la ricordate in The White Princess perché l'ho visto solo io e i genitori di Jodie). La sua interpretazione di Villanelle è perfetta, riesce a passare dall'infantile allo spietato fino ad essere cruenta, freddissima, a volte sembra quasi spenta, intristita, eppure dentro l'azione. Ha un range di emozioni e personalità che la rendono stramba, inquietante ed affascinante allo stesso tempo. 
La cosa che mi incuriosisce è scoprire come proseguiranno con la seconda stagione di Killing Eve, ma il mio interesse è scemato. 


Hill House - The Haunting of Hill House
Prima Stagione
⭐⭐⭐🌠

Acclamata e amata da tanti Hill House, che potete recuperare su Netflix, su di me non ha avuto un fascino senza eguali. 



La famiglia Crain, composta da Hugh, Olivia e la squadra di calcetto che sono i loro cinque figli, si trasferisce a Hill House, che non gode proprio di una buona fama, con l'intento di ristrutturarla e tirarci su un bel gruzzolo. Tuttavia ben presto si renderanno conto che la grande casa nasconde più di qualche segreto e porta i segni di tutte le anime che hanno attraversato quelle stanze. Il destino dei Crain si legherà quindi indissolubilmente a quello di Hill House, e, nonostante passeranno molti anni, tutti i componenti porteranno le ferite lasciate dal breve periodo in quelle mura.


In totale sincerità sono un fifone. Non amo gli horror e devo dire che Hill House in questo senso riesce molto bene a creare ansia e tensione, ma non ho capito le ragioni per così tanta acclamazione. 
Le storie di case infestate non mi sembrano una novità che si sono inventati quelli di Netflix, e la storia è tratta da un romanzo del 1959, per cui non sono vicende proprio mai sentite, anzi. 
Tra l'altro, una volta capito come funziona questo gioco malefico che la casa mette in atto, e quali creature la abitano, e specie quando gli spettri si palesano con i loro trucchi un po' posticci tipici dei tutorial di Youtube, devo dire che la tensione cala e si riduce a pochi momenti di dubbio.
A spezzare poi "l'incantesimo" di Hill House, quel senso di desolazione, claustrofobia e mancanza di fuga è proprio la storia stessa che si apre subito a vari paesaggi, compreso il grande giardino intorno  all'abitazione, seppur inquietante, e a nuove situazioni, spostandosi fra passato e presente. 



Ma soprattutto a farmi perdere il contatto con la storia è stata una semplice domanda: perché?
Con quale logica una famiglia, la cui capostipite soffre di frequenti emicranie e paranoie, decide di andare in una casa antica, in cui probabilmente ci saranno tantissimi fastidiosissimi rumori? E con che logica decidono di trasferirsi con bimbi piccoli a seguito in una casa da ristrutturare, col rischio che diventi pericolosa anche solo per le scale, i martelli, i cacciavite e gli attrezzi sparsi in giro? 
E dove sono i genitori durante le giornate di 'sti ragazzini?
Insomma, più che un acchiappa fantasmi forse serve prima chiamare i servizi sociali.



Certo, si fa molta leva anche sulla psicologia dei personaggi, sembra che si voglia sottintendere che più che la casa, il problema sia una sfortunata ereditaria malattia mentale, anche se è un alone che svanisce molto presto.
Gli attori in ogni caso sono bravissimi nel rappresentare il rapporto che i fratelli Crain hanno fra loro, di come siano stati segnati dalle vicende di quella casa. Però mi è mancata quell'idea di non detto fra di loro, di mistero, di un segreto che si portano dietro, perché ognuno affronta il passato e il riflesso dello stesso in modo diverso. 
È come se ognuno avesse un ricordo completo della loro esperienza a Hill House e una reazione ben definita alla stessa, quando invece credo dovrebbero avere idee frammentarie dovute a rimembranze diverse e magari incomplete. Pensavo di aver colto male io questo aspetto, ed invece è proprio voluto, ed ho scoperto che tutti i fratelli rappresentano qualcosa, ovvero le cinque fasi del dolore.



Sarà anche voluto, ma secondo me rompe un po' la tensione, l'intreccio, il come mai fra i fratelli comunque non scorra buon sangue.
Sinceramente il modo in cui interagiscono fra loro mi è sempre sembrato un po' isterico, più che arrabbiato o rancoroso, e mi è capitato di trattenere la risata per non svegliare tutta casa.
Insomma The Haunting of Hill House, per quanto abbia dei punti di forza, come la regia, o la recitazione, la cura dei dettagli e i tanti elementi da approfondire, mi ha lasciato con parecchi dubbi. Seguirla è piacevole e scorrevole, il finale in qualche modo prova a riunire tutti i pezzi, ma, da non appassionato di horror, non capisco come si possa considerarlo quasi un capolavoro.


Vanity Fair
Miniserie
⭐⭐⭐⭐🌠

Merita senza ombra di dubbio la miniserie Vanity Fair che LaEffe ha trasmesso intorno ad Ottobre/Novembre. Appena ho visto la locandina mi ha colpito, al punto che l'avrei guardata anche in lingua originale. Si tratta di una serie in sette puntate, ispirata ovviamente al romanzo di William Makepeace Thackeray.


Protagonista assoluta di questa fiera della vanità è Rebecca "Becky" Sharp, di umili origini ma grandi aspirazioni, la quale frequenta un collegio con un'altra protagonista, Amelia Sedley, che invece è una ragazza di buona famiglia. Le due ragazze hanno caratteristiche diametralmente opposte non solo per le proprie origini: Becky, conscia di non avere nessuno al mondo, ha un carattere forte, spigliato, non si dà mai per vinta, ma soprattutto vuole a tutti i costi migliorare la propria condizione sociale, cercare di arraffare il più possibile e restare sempre a galla. 
Amelia invece vive in un mondo tutto rosa fatto del suo amore per il giovane George, e più volte mi è venuta voglia di urlarle contro per quanto risulta cieca. Entrambe però sono destinate alla stessa fine perché, come ci ricordano ad ogni puntata, alla Fiera della Vanità tutti si impegnano per ciò che non vale la pena avere.



Tralasciando la modernità del messaggio contenuto in Vanity Fair, ho adorato questa miniserie tanto da centellinarmela. Carini i costumi, la ricostruzione della metà dell'ottocento, e in generale risulta piacevole la regia, che rende tutto scorrevole. Forse avrei incupito un po' le luci, perché i temi sono tutt'altro che brillanti, ma questa è una mia visione, perché per il resto non ho nulla di negativo da dire.
Adoro come Becky rompa la quarta parete guardando direttamente in camera, ma adoro proprio l'attrice che la interpreta, Olivia Cooke, e come l'abbia resa perfetta, sfacciata e disposta a tutto pur di emergere. 
Nonostante entrambe le protagoniste siano due esempi da non seguire, siano due antieroine, in parte è impossibile non empatizzare con loro e con le loro vicende (certamente l'epoca diversa rende la storia più comprensibile, in prospettiva), e Vanity Fair in questo senso riesce a coinvolgere lo spettatore, a farlo sorridere, a farlo riflettere. 
Quindi se come me amate le serie in costume, e cercate una piccola perla, piacevole da seguire e che non impegni troppe serate, Vanity Fair è da tenere in considerazione.


A Very English Scandal
Miniserie
⭐⭐⭐⭐

Ispirata sempre ad un romanzo, ma anche a reali fatti di cronaca, mi son sorpreso a scoprire che anche A Very English Scandal avesse ben tre candidature ai Golden Globe di quest'anno, e son contento che se ne siano portati a casa uno, perché è una miniserie carinissima. 


Nelle tre puntate di A Very English Scandal si raccontano le vicende del parlamentare Jeremy Thorpe, che intraprese una relazione omosessuale con un giovane ragazzo, Norman Scott/Josiffe. Lo "scandalo" è dovuto al fatto che, non solo siamo nell'Inghilterra degli anni '60, dove l'omosessualità era ancora all'epoca un reato, ma soprattutto per come le cose evolvettero. Thorpe infatti cercò di mantenere le apparenze di buon padre di famiglia fedele solamente alla moglie (anzi, le mogli) fino alla fine, nonostante la sua omosessualità non fosse un segreto assolutamente bisbigliato. E i suoi tentativi di mantenere questa facciata si trasformarono nel tentato omicidio di Norman Scott. 



Quel che mi ha sorpreso è che si tratta di una storia reale ma assurda. Intanto i personaggi hanno sicuramente le loro particolarità: Thorpe era leader del partito liberale, e pare fosse un politico davvero apprezzato e attivo nelle campagne che muoveva, ma era sicuramente un tipo un po' eccentrico, plateale, dai modi un po' sopra le righe. Dall'altro lato Norman Scott rivelerà un carattere anch'esso particolare, lunatico, vendicativo, a tratti infantile, più volte descritto dai mass media come un arrampicatore sociale, ma anche un po' vittima delle vicende e di una sorte non proprio a suo favore. 
L'unione di questi due personaggi, congiunti alle circostanze socio-politiche, creerà un caos che si è protratto praticamente fino ai giorni d'oggi. A tratti inoltre la storia assume connotati ironici, ma molti momenti sono davvero drammatici.



Le vicende di A Very English Scandal coinvolgono sì due personaggi che diventeranno in vista, ma soprattutto si tocca un tema sensibile all'epoca ed anche tutt'ora, e colpisce come tutto questo rendez-vous di situazioni, personaggi, intrecci e casini vari, sia mosso praticamente dai condizionamenti e dalla percezione che la società aveva ed ha dell'omosessualità, e questo ha un risvolto molto amaro. I due protagonisti letteralmente si piegano al terrore che la società non li comprenda, o peggio li giudichi come esseri alieni, ed in parte sarà realmente così.
Lo stesso Thrope cercò di negare, come vi dicevo, parte delle vicende, eppure pare che dichiarò, nell'ultima parte della sua vita, che oggi probabilmente le cose sarebbero state percepite in modo diverso. E per fortuna è vero.



Mi ha colpito anche come, i media di comunicazione dell'epoca, cercarono in tutti i modi di sfruculiare  nella vita dei personaggi, di come tutti i dettagli vennero sbattuti in tv e sui giornali, in un modo di fare gossip molto attuale. 
A parte comunque la storia, i punti di forza di A Very English Scandal sono diversi. Non sono mai stato un grande fan della recitazione di Hugh Grant, ma devo dire che qui è perfetto, equilibrato, calato nel ruolo e credibile. Forse hanno calcato un po' la mano con Norman Scott, ma l'interpretazione di Ben Whishaw meritava il Golden Globe che ha vinto, perché immagino non sia stato facile muoversi in un range di emozioni disparate nel giro di pochi attimi. La regia poi è stata affidata ad un volto noto anche sul mio blog ovvero Stephen Frears, già regista di film come The Queen, Florence, Victoria e Abdul, e molto altro che probabilmente avrete visto, quindi la godibilità da questo punto di vista è garantita, e rende A Very English Scandal una miniserie da recuperare.


Questa è una parte di ciò che ho recuperato negli ultimi tempi del 2018, e in parte nel 2019. Quest'anno spero di non far accavallare troppe serie tv, perché sapete che mi piace di chiacchierare e non voglio ammorbare nessuno.
Fatemi sapere se vi va, cosa vi tiene compagnia in questo periodo!







La classifica delle (troppe) serie tv degli ultimi mesi

La situazione serie tv negli ultimi mesi mi è un po' sfuggita di mano, al punto che non sono riuscito a parlarvi di telefilm che magari sono terminati a Giugno. Il motivo è presto detto: guardo troppe cose e non so organizzarmi bene. Ma, per riprendere le redini, è arrivato il momento di una mega classifica che possa ricapitolare tutte le mie opinioni, come sempre affidandomi alle sacre stelle.

⭐⭐⭐⭐

Ad aggiudicarsi il voto più alto di tutta la classifica è la seconda stagione di Anne with an E, o per noi italofoni Chiamatemi Anna.



Titolo originale: Anne / Anne with an "E"
Genere: drammatico
Stagione: 2 stagione / 10 episodi / 45 minuti ad episodio
Uscita in Italia: 6 Luglio 2018
Canale: Netflix
Anna si perde mezza stellina rispetto alla prima stagione, ma non è colpa sua, mischina, ma direi più colpa delle mie aspettative. Il primo ciclo di episodi è stato di una qualità molto alta, per la storia con un impatto emotivo molto forte, e anche per la capacità recitativa di Amybeth McNulty (Anna appunto), che di colpo mi ha spinto con la mente all'anime che guardavo da bambino.
In questa seconda stagione invece ho trovato alcuni aspetti che non mi hanno convinto al 100%, ma non fraintendetemi perché Anne with an E per me resta una visione ottima. 
Ho trovato che certi punti della storia potessero essere condensati in meno tempo, in particolare i primi tre episodi e tutta la vicenda che riguarda i due furfanti che si insediano a Green Gables. In generale credo che aggiungere tre puntate in più rispetto alla prima stagione, sia stato un po' controproducente. 


E poi ho qualcosa da dire sul personaggio di Anna: se nella prima stagione il suo carattere di ragazzina "spezzata" e segnata, costretta a crescere per certi aspetti più in fretta, era ben evidente, qui secondo me si perde un po' questa maturità. È come se sia tornata un po' più ragazzina e a volte, vi dico la verità, non la tollero del tutto. So anche che la colpa di questo twist è da imputare all'intenzione (corretta) di dare spazio a nuovi personaggi e a nuove linee narrative, ma so pure che se un personaggio dà il titolo all'intera serie, deve restare al centro della storia. Tra l'altro penso che se crei una struttura dettagliata com'è quella del carattere di Anna, quando si perdono anche solo pochi dettagli, si nota subito lo stacco.
Mi sarò capito da solo, lo so.


E vi dicevo, è una scelta corretta quella di dare più spazio ad altri componenti, perché così si introducono altre tematiche: dall'accettazione di sé che poi è un po' fra le colonne di Anne with an E, al bullismo, passando anche per l'omosessualità, tutti argomenti che su di me hanno un certo appeal e mi incuriosisce sempre vedere come vengono sviluppati. La cosa che più apprezzo è che queste tematiche non vengono caricate di pietismo, non sono meccaniche, ma si sviluppano in modo naturale e non pruriginoso. Ci stiamo dirigendo ovviamente verso probabili situazioni più romantiche che immagino coinvolgeranno anche Anna, visto che ormai sta crescendo, ma questo lo scopriremo nella terza stagione, anche se la data sarà sempre da scoprire nel 2019.

Quattro stelle mi sento di darle ad una serie tv di cui ho già parlato in dettaglio per cui non mi soffermo troppo e si intitola L'Alienista, che mi ha intrigato con i suoi personaggi (e non si facciano puerili riferimenti a Luke Evans) e per la sua storia, che riesce ad attualizzarsi, nonostante gli eventi si svolgano alla fine dell'800.


Titolo originale: The Alienist
Genere: drammatico
Stagione: 1 stagione / 10 episodi / 45 minuti ad episodio
Uscita in Italia: 19 Aprile 2018
Canale: Netflix
Ero soddisfatto di questa prima stagione, l'avevo divorata in poco tempo, ma già mesi fa speravo che ci fosse un seguito, perché i protagonisti sono stati ben approfonditi e radicati per cui ti ci affezioni da subito, e possono dar tanto sia a livello "umano" che narrativo. E così è stato: giorno 17 Agosto è stata confermata la seconda stagione intitolata " L’angelo delle tenebre". Se posso darvi un consiglio, state attenti agli spoiler perché anche questa stagione è tratta da un romanzo del 1997 di Caleb Carr, e potete immaginare che in rete si trovino facilmente tutti dettagli della storia. Io non voglio sapere nulla fino al 2019, quando immagino la serie andrà in onda. 

⭐⭐⭐🌠

Tre stelle e mezza vanno invece ad una serie tv che oltreoceano ha avuto un ottimo successo e da noi è disponibile su Netflix: mi riferisco a Good Girls.

Genere: commedia drammatico
Stagione: 1 stagione / 10 episodi / 45 minuti ad episodio
Uscita in Italia: 3 Luglio 2018 
Canale: Netflix
Devo dire la verità: sono tonto. Leggevo da più parti di questa serie tv, ma pensavo che fosse una delle già esistenti serie con un titolo simile (tipo New Girl, 2 Broke Girls, Good Girls Revolt, o semplicemente Girls e potrei continuare per giustificarmi), e non ci ho prestato attenzione. Poi ho capito che, non era roba vecchia, ma era una novità carina che mi sarebbe potuta piacere e così è stato. 
Della storia si può capire molto dal titolo stesso: Beth, Rubie e Annie sono tre "brave ragazze", sono lavoratrici, casalinghe, madri e mogli fedeli, che nonostante le apparenze, non vivono esattamente nella famiglia perfetta da Mulino Bianco, e proprio per i problemi che gravano su di loro, decidono di rompere i loro status, e abbracciare l'illegalità, ovviamente senza mettere da parte le loro vite e la loro immagine di facciata.


Good Girls è una serie che può sembrare apparentemente comica, sopra le righe, irreale, o anche demenziale a tratti, ma ho apprezzato che questa vena sia solo il motore che ti porta a seguire la storia. A questi elementi poi si affiancano le vite delle tre "brave ragazze" che son vite comuni, con tutte le difficoltà che la realtà ti può porre davanti, ed è questa parte che mi ha spinto a riflettere, a soffermarmi un attimo, a coinvolgermi più personalmente. È come se il genere di questa serie sia fluido: si passa appunto dalla commedia, all'humour nero, al thriller, al drammatico.
Leggevo in giro delle critiche perché in Good Girls le donne tenterebbero di emulare gli uomini, o comunque provano ad entrare nel campo maschile, ma in verità secondo me le protagoniste si ritrovano a superare gli uomini stessi, senza entrarci in competizione. Fanno tutto giustamente a modo loro.
Per me è stata una serie che avrei divorato in poche serate, se non mi fossi trattenuto. Ma a questo punto vi starete chiedendo come mai non abbia dato quattro stelle, e vi rispondo subito. 


Credo ci sia ancora molto da costruire e da scoprire, sia per quanto riguarda la storia, che fino ad ora, per questi primi dieci episodi, è stata ciclica e senza colpi di scena che hanno ribaltato la storyline; ma anche per quanto riguarda i personaggi, che conosciamo solo per un quadro ristretto. 
Immagino che anche per Good Girls la seconda stagione andrà in onda nel 2019, ma sono curioso di sapere come evolverà.

⭐⭐⭐

Do tre stelle a The Handmaid's Tale e prima che i fan più accaniti mi saltino alla giugulare, lasciatemi spiegare.

Genere: drammatico
Stagione: 2 stagione / 13 episodi / 45-60 minuti ad episodio
Uscita in Italia: 26 Aprile 2018 - 12 Luglio 2018
Canale: Tim Vision 
Con aspettative più alte persino dell'occhio di Dio che tutto scruta e tutto giudica, ho seguito la seconda stagione di The Handmaid's Tale, ma devo dire che le mie aspettative non sono state ripagate del tutto. 
Per questa seconda stagione de Il racconto dell'ancella non avevamo il supporto del romanzo di Margaret Atwood ma è stato un capitolo semovente, e si è visto. Partiamo da ciò che mi è piaciuto, ovvero la struttura portante, il mondo creato intorno a Gilead e ai suoi abitanti, che continua ad essere solida ma inizia a mostrare le prime crepe, le prime incongruenze, si sta lentamente sgretolando dall'interno, e questo accade proprio grazie ai personaggi che stanno evolvendo.


Il problema è che queste piccole evoluzioni non hanno portato nulla di concreto alla narrazione, anzi mi è parso di essere un criceto che su una ruota si trova punto e a capo, da inizio a fine stagione. Quasi un seguire i passi della prima stagione, per non sbagliare.
Questo potrebbe essere letto in perfetta coerenza con The Handmaid's Tale, che punta a creare una sensazione di chiusura e claustrofobia, ma noi spettatori penso che tutti abbiamo bisogno di un po' di aria nuova in cucina. E se persino una esplosione che avrebbe dovuto resettare parte del direttivo di Gilead non riesce nell'intento, allora mi sembra che si sia arrivato un po' all'assurdo.


Quella dell'esplosione è solo un esempio, perché non posso di certo scordare come tutto quello che riguarda le Colonie (che temevo diventassero invece la scusa per prendere tempo ad ogni puntata) venga messo da parte come nulla fosse, per poter far proseguire la storia come meglio piace agli sceneggiatori, ma a fare il gioco delle marionette siamo bravi tutti. Non aggiungo altro su questa parte, qualora siate rimasti indietro e vogliate recuperare.
E così l'unica strada è perdersi in lunghe inquadrature, perdersi nei pensieri di June e introdurre personaggi senza arte né parte che poi vengono tolti di mezzo con mosse spettacolari che dovrebbero creare pathos. 
No, mi spiace, non è questo ciò che mi aspetto da The Handmaid's Tale, e capisco che può far cassa perché ci tiri fuori altre stagioni, girando sulla ruota del criceto di cui sopra, ma piuttosto che 10 stagioni buttate a caso, preferisco un prodotto che inizi e finisca. 
La terza stagione si sa quasi per certo, debutterà ad aprile 2019. Aspetteremo. 

 Do tre stelle anche alla miniserie Piccole Donne.



Genere: drammatico
Stagione: 1 stagione / 3 episodi / 60 minuti ad episodio
Uscita in Italia: 11- 25 Maggio 2018
Canale: SkyUno
Si tratta appunto di un adattamento in tre puntate del romanzo di Louisa May Alcott, che penso che tutti conosciamo. Immagino che tre stelline possano sembrare un voto basso che fa pensare ad una serie tv così così, ma invece mi è piaciuta, non solo per l'ottima ricostruzione dell'epoca, ma anche per la caratterizzazione delle protagoniste. Senza contare la (piccola) parte di Angela Lansbury che fa sempre piacere vedere sullo schermo. E poi non posso dimenticare quanto mi piacesse il cartone animato da bambino, per cui un legame affettivo con la storia mi ha anche spinto alla visione. 


Però le vicende sono quelle tratte dal romanzo appunto, e non ci sono particolari differenze con le varie trasposizioni di Piccole Donne che si sono susseguiti negli anni. Anche le scelte registiche non sono rivoluzionarie.
Insomma se anche voi siete legati in qualche modo a questa storia e alle sue protagoniste, vi piacerà rivederla sullo schermo, vi farà sicuramente compagnia per tre sere (o una se siete proprio addicted), altrimenti potrete dormire sonni tranquilli. 

Tre stelle un po' meno lusinghiere vanno alla serie tv Netflix, Safe.


Genere: drammatico, thriller
Stagione: 1 stagione / 8 episodi / 45 minuti ad episodio
Uscita in Italia: 13 aprile 2018 - 22 giugno 2018
Canale: Netflix 
Sicuramente gli amanti di Dexter (che non ho mai seguito) si saranno fatti attirare dal faccione di Michael C. Hall in locandina, ma nonostante le buone intenzioni, questa miniserie di Netflix non è del tutto esente da difetti importanti.
Anche in questo caso nomen omen, Safe è la storia della scomparsa dopo una festa fra amici di Jenny Delaney, la figlia adolescente del medico Tom Delaney (Michael C. Hall appunto), il quale, spinto dalla voglia di riabbracciare la figlia, ma anche dai sensi di colpa, inizierà ad investigare sulla sua sparizione. Tom scoprirà passo dopo passo che anche dietro ai più alti muri di cinta fra famiglie "per bene", si nascondo segreti, bugie e non si è mai al sicuro.




Safe si muove su uno stile di narrazione tradizionale, dove minuscoli pezzi del puzzle si aggiungono volta per volta, per poi culminare con il grande colpo di scena. Secondo me questa è una struttura un po' datata e che ormai mi coinvolge poco, perché lasciare lo spettatore quasi a bocca asciutta, o con false piste da seguire per alcune puntate, in attesa della rivelazione finale, per me dimostra che la storia non è solida ed ha paura di svelarsi troppo in fretta. Certo, Safe mi ha intrattenuto, non posso dire di aver trovato tutto prevedibile, ma anzi è stata una visione piacevole, complice anche la brevità della stagione, e se vi piacciono i thriller non troppo complicati, ve la suggerisco a mani basse; ma non posso dire di aver assistito ad una serie tv epica, né di essermi appassionato così tanto alle vicende o aver empatizzato con uno dei personaggi.


A questo aggiungete scelte più tecniche non propriamente brillanti, come dialoghi banali e prevedibili, o la regia un po' posticcia, con inquadrature di primi piani spaventati con musica inquietante di fondo.
Diciamo che presa in quanto tale Safe è una serie tv che si lascia guardare con piacere, che tiene compagnia, ma come per Piccole Donne, se non l'avete ancora vista, non vi state perdendo nulla di così travolgente.


⭐⭐🌠

Concludo la classifica con due serie tv che mi son piaciute per motivi diversi, ma che per me hanno avuto lungo tutta la stagione dei problemi più evidenti nel corso delle puntate. La prima di queste serie è Billions, che in verità questa volta ci guadagna pure mezza stella in più rispetto lo scorso anno. 


Genere: drammatico
Stagione: 3 stagione / 12 episodi / 60 minuti ad episodio
Uscita in Italia: 13 aprile 2018 - 22 giugno 2018
Canale: Sky Atlantic 
Ci sono voluti un bel po' di episodi secondo me prima che questa terza stagione ingranasse, perché all'inizio ho temuto che tutto fosse rimasto come la scorsa volta. I personaggi mi sembravano fossilizzati per tutto il tempo nel range di emozioni che va dal saccente all'arrabbiato; la storia mi è sembrata fossilizzata sulle stesse circostanze che abbiamo visto e rivisto ormai da ogni angolazione,  che si potrebbe riassumere con il solito braccio di ferro fra Axe e Chuck.


Billions non è il mio show preferito e magari la colpa è mia ché non mi basta vedere quanto sono bravi gli attori, non sono sufficienti i dialoghi serrati (a volte anche troppo), non mi basta l'introduzione di nuovi personaggi se poi li releghi a parti stereotipate, né trovo particolarmente divertenti certe parentesi più tragicomiche.
Però con il proseguire della stagione hanno saputo rimescolare le carte, e lo hanno fatto il modo fluido, non impastato o confusionario, hanno dato corpo a personaggi che sembravano abbandonati, mentre hanno ammorbidito altri ruoli che fino al momento sembravano inossidabili. Si è aperta così una parentesi che immagino si svilupperà nella quarta stagione, e di cui sinceramente sono curioso. 

Due stelle e mezzo vanno anche alla settima stagione di Suits, a cui saprete ormai sono legato da un rapporto di affetto che mi spinge a volerlo seguire nonostante anche qui ci sia un po' l'effetto criceto sulla ruota. 

Genere: legal drama
Stagione: 7 stagione / 16 episodi / 45 minuti ad episodio
Uscita in Italia: 5 Febbraio 2018 - 25 Giugno 2018
Canale: Mediaset Premium Stories
Per me è la serie tv di compagnia, che richiede un minimo di attenzione, ma non mi tiene particolarmente impegnato mentalmente, e si innesta bene nel panorama dei telefilm che seguo, a volte anche un po' pesanti, ci sta benissimo. Questa volta però devo dare un merito a Suits perché è stata una stagione di transizione, per quello che doveva essere l'inevitabile futuro, abbastanza ben studiata. Non è uno spoiler ormai che Meghan Markle ha abbandonato la serie per fare qualcosa di decisamente particolare, ovvero diventare Duchessa di Sussex sposando il principe Harry, e non ci credo che qualcuno che mi sta leggendo non abbia visto o commentato il matrimonio. Meghan si è portata via Rachel Zane per sempre e Patrick J Adams ha tolto di mezzo Mike Ross, e non è del tutto un male perché entrambi non avevano più molto da dare e da dire; ma già nel corso della settima stagione hanno via via introdotto e dato più spazio a nuovi personaggi. 


Ammetto che non ho amato troppo la storyline di Donna (Sarah Rafferty), mi è parsa un po' pasticciata e presa per le pinze, e anche questo nuovo Alex Williams (Dulé Hill) non è che si sia introdotto con molta simpatia, ma ho capito gli intenti e sono curioso di come si sta svolgendo l'ottava stagione, già in onda in America. Katherine Heigl è entrata a far parte del cast fisso e già questa è una buona notizia perché dopo 7 anni abbiamo un po' tutti bisogno di novità. A giudicare dai primi ascolti che la nuova stagione sta avendo, credo che Suits sarà una serie ancora molto lunga. 

Se avete letto fino a qui non posso che farvi i miei complimenti per la tenacia, e se vi va fatemi sapere cosa state seguendo al momento. 





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