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Ecco perché Tre di Valérie Perrin mi ha deluso

Questo appuntamento con Sotto La Copertina arriva tardi ed è un po' più smilzo del solito e la colpa è forse anche del solo libro che sono riuscito a terminare in questo periodo, ovvero Tre di Valérie Perrin.

Scrittrice e fotografa francese, Perrin l'ho conosciuta perché, seppur con una carriera non troppo prolifica, è diventata una caso editoriale ad ogni romanzo. Forse da noi il suo titolo più noto è Cambiare l'acqua ai fiori, secondo romanzo per la scrittrice che pare dovrebbe diventare anche un film, ma io ho pensato di leggermi il terzo, che si intitola proprio Tre, e non ci sono finito per caso.

Titolo originale: Trois
Genere: narrativa
Editore: edizioni E/O
Pagine: 624
Data di pubblicazione: Giugno 2021
Prezzo: €20.90/ ebook €12.99

Oltre a voler scoprire le qualità di Valérie Perrin, avevo sentito parlare del romanzo anche in relazione ad un altro libro che stavo leggendo, ovvero La felicità nei giorni di pioggia di Imogen Clark, che è stato proprio paragonato a Tre perché condivide alcune similarità alla base.

Tre ci porta in un paesino chiamato La Comelle, dove vivono Nina, Adrien ed Étienne, tre ragazzi che, seppur molto diversi fra loro, dall'età di 10 anni saranno inseparabili, o quasi. Nina diventerà il perno di questa amicizia, una ragazzina sensibile e profonda, ma anche affamata di vita e di amore, e con delle insicurezze che si porterà dietro; Étienne invece è il ragazzino sfacciato dalla faccia tosta e di bell'aspetto che riesce a sedurre anche senza volerlo. E poi c'è Adrien, ragazzino più introverso ma dall'intelligenza sottile. Dagli anni '80 li vedremo crescere, diventare degli adolescenti che sognano di fare musica a Parigi, ma poi qualcosa succede. Arriviamo al 2017, 30 anni più tardi, e di quella amicizia sembra non esserci più traccia, e qui il libro inizia a sciogliere tutti i nodi che nel tempo si sono creati ed hanno allontanato i tre amici.

Valérie Perrin ha la capacità di scrivere un tomo, perché non è certamente un romanzetto breve, con uno stile leggero, ma elegante, fluido, non superficiale, curato che non mi ha rallentato nella lettura, ma che ho trovato allo stesso tempo quasi compiaciuta di se stessa e vi spiego perché.

Tre si dipana in un lasso di tempo abbastanza lungo e coinvolge tre diversi protagonisti, con tutti i personaggi che poi li affiancano, fra genitori, mariti, fratelli, e compagnia varia. Di conseguenza è inevitabile che il libro non potesse essere breve, ma ho avuto l'impressione che Perrin facesse di tutto pur di allungare le pagine, della serie "so scrivere, so che lo leggerete, quindi ecco un'altra parentesi". Il tentativo di allungare il brodo il più possibile diventa palese nel numero di pagine: i capitoli più descrittivi, magari legati al passato, sono quasi sempre i più lunghi, mentre quelli più risolutivi ambientati negli anni più recenti, i più brevi.

Questo è un gioco che dura parecchio e che finisce per scontrarsi con altri due problemi. Il primo di questi è che le risoluzioni narrative, specie delle parti più "misteriose" del libro, finiscono quasi sempre per essere chiarite in un capitolo specifico, e non in modo organico. Sai insomma subito che quel capitolo ti rivelerà qualcosa che stai aspettando. Il secondo di questi problemi è che inevitabilmente Tre ha una sua conclusione, che arriva trascinata e soprattutto in cui inevitabilmente si addensano tutti gli snodi che stavamo aspettando. 

Se questa narrazione sbilanciata può piacere o comunque può essere una scelta (più di marketing che creativa) che funziona, mi hanno deluso forse anche di più i personaggi creati da Valérie Perrin, perché non se ne salva uno. Ho avuto scarsa empatia per ognuno di loro perché mi sono sembrati un po' tutti vittime di loro stessi, o semplicemente persone poco carine, specie Étienne.

Forse avrei potuto comprendere meglio Adrien, ma per buon parte del romanzo viene lasciato ai margini o usato come narratore, ovviamente sempre per una palese scelta, col senno di poi, di creare un twist narrativo che non vi svelo.

Di base non si capisce cosa leghi queste tre persone: da adolescenti è comprensibile che ci sia affiatamento ma da adulti non sembra più così strano che si separino. Non sono meglio poi alcuni personaggi secondari trattati malamente, come Clotilde, ragazza innamorata (sempre non si sa per quale motivo) pazzamente di Etienne, disposta a tutto per lui, che poi sparisce improvvisamente. Lei tra l'altro sarà la seconda ragazza che vuole ingannare un uomo all'interno del romanzo e questo l'ho trovato un po' strano. 

Tre di Valérie Perrin è un libro anche denso di temi e contenuti, dalla sessualità all'amore, dai rapporti genitoriali alle relazioni tossiche, ma sono così affogati in una narrazione logorroica che alla fine ce ne si dimentica. Vista la delusione non ho intenzione di fare un passo indietro fra le opere della scrittrice perché temo che finirei per pentirmene.  

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Cosa ho apprezzato (e cosa no) dei libri terminati dell'ultimo periodo

Fra la fine dell'anno scorso e l'inizio di questo 2026 ho perso un po' il ritmo con le mie letture, ma il fatto è che sono stati i libri stessi a farmi rallentare. Ci si sono messe infatti delle storie che non mi hanno convinto fino in fondo al punto da volerle leggere nel minor tempo possibile. Vi racconto cosa mi è piaciuto ma anche cosa speravo andasse meglio con gli ultimi libri che ho terminato


Gian Andrea Cerone - Le Notti Senza Sonno 


Genere: narrativa, gialli
Editore: TEA
Pagine: 576
Data di pubblicazione: Aprile 2022
Prezzo: €13/ ebook €9.99

Febbraio 2020, Milano. Mentre l'Italia sta per essere coinvolta in quella pandemia che ha stravolto le vite di tutti, nel capoluogo lombardo un'altra orma si sta allungando: quella di un serial killer che mutila e trucida povere donne. Così la questura di Milano e soprattutto il commissario Mario Mandelli dell'Unità di Analisi del Crimine Violento, e l'ispettore Antonio Casalegno, si metteranno alla ricerca complicata dell'assassino. Con loro anche una squadra di uomini e donne che con coraggio hanno scelto la divisa come missione di vita, ma anche chi si è ritrovato ad aiutare le forze dell'ordine mettendo le proprie competenze e conoscenze al servizio del bene. 
Mentre però i media continuano a diffondere la notizia di un virus che sta iniziando a porre le prime misure anti contagio, e mentre Casalegno e Mandelli sono alle prese con appunto la ricerca del serial killer, un altro caso richiede il loro intervento. Un noto gioielliere di Milano è stato ucciso nella sua abitazione in modo alquanto misterioso in quella che sembra una rapina finita male. O forse c'è altro sotto?


Esordio letterario del 2022, Le notti senza sonno di Gian Andrea Cerone è il primo di una saga che ad oggi consta di quattro altri romanzi, e che ha fatto entrare il suo autore a pieno titolo nella cerchia dei giallisti italiani più apprezzati. Io però credo che per il momento mi fermerò al primo perché questo romanzo non mi ha preso come mi aspettavo.

La storia di partenza non sarà fra le più originali, ma sicuramente l'ambientazione italiana e lo spaccato contemporaneo della minaccia del Covid, rendono la vicenda più vicina a noi. A proposito della pandemia qui mi è piaciuto com'è stata "usata" perché aggiunge un contesto e crea quella tensione in più, quell'altro tassello che mette in difficoltà i protagonisti. Ma non aspettatevi (per fortuna) che Cerone si soffermi su protocolli, quarantene, tamponi e disinfettanti di sorta perché comunque siamo ancora agli inizi. 
Inoltre lo scrittore secondo me ha saputo ben delineare i suoi personaggi, è facile immaginarseli e distinguerli fra di loro. La capacità descrittiva di Cerone è forse l'aspetto che più mi ha colpito di questo primo romanzo.

Le Notti Senza Sonno però non è stata una lettura che ho amato al punto da tracannarlo nel giro di poco. Intanto perché il libro esonda: soprattutto per le prime centinaia di pagine secondo me ci sono troppi personaggi e ci si sofferma troppo su dettagli che nel corso dello sviluppo non avranno poi troppo peso.
Anche la scelta di inserire due indagini secondo me non giova, perché ci si perde con altri personaggi, elementi e dettagli che allungano il libro. Tra l'altro l'impressione che ho avuto è che la vicenda del gioielliere Panizza sia stata usata qui perché forse non aveva il potenziale per reggere un intero romanzo in autonomia. 

Proprio per questa ricchezza, Le notti senza sonno sembra quasi la sceneggiatura di un film o una serie tv dove appunto si raccontano anche quegli elementi che poi arricchiscono la visione sullo schermo.
Il confronto con le serie tv in questo caso però non è positivo perché a volte i dialoghi di Casalegno e Mandelli sembrano tratti dallo stereotipo tipico del poliziesco e non suonano realistici. Ma anche la caratterizzazione dei personaggi secondari, dal capo iroso all'agente di polizia incapace e raccomandato, contribuisce a solidificare questi cliché. Anche alcuni colpi di scena, un po' troppo esagerati e "casuali", sono fra gli elementi che non mi hanno convinto. 
La scrittura di Gian Andrea Cerone è comunque fluida, non ci si blocca facilmente, ma vista la lunghezza faccio un po' fatica anche a considerare Le Notti Senza Sonno una di quelle letture da sotto l'ombrellone. 



Genere: narrativa
Editore: Libreria Pienogiorno
Pagine: 416
Data di pubblicazione: Marzo 2025
Prezzo: €17.95/ ebook €9.99

Tiger, Maggie e Leon sono amici da una vita e adesso si ritrovano tutti in una stanza in attesa di leggere un testamento, insieme alla quasi diciottenne Romany, alla sconosciuta e bellissima Hope e all'avvocato di Angie. Proprio Angie, scomparsa da poco, ha "organizzato" questo raduno e adesso che non c'è più vuole che i suoi amici si prendano cura di sua figlia Romany in questa fase delicata della sua vita, visto che ben presto andrà all'università e si affaccerà al mondo degli adulti. La ragazza infatti non ha conosciuto mai il padre, e l'unica famiglia che le resta sono proprio gli amici della madre che l'hanno vista crescere. Così scopriremo proprio come Angie, Tiger, Maggie e Leon si sono conosciuti all'università negli anni '80 e come la loro amicizia è continuata fino al 2018, passando per gli alti e bassi che la vita gli porrà davanti. Ma in tutto questo cosa c'entra Hope, così bella e impeccabile, con Angie che invece era più scapestrata e semplice?


La felicità nei giorni di pioggia è un bestseller dello scorso anno che ad oggi vanta più di un milione di copie vendute. E io non posso dirne male perché in fondo si legge bene, è scorrevole ed unisce appunto generi diversi, un po' romanzo di formazione, un po' corale.
La scrittura di Imogen Clark è semplice, chiara, diretta e appunto fluida, descrittiva quanto basta e sa raccontare un ampio lasso di tempo senza annoiare troppo. Però mi è mancata quell'emotività che il titolo mi suscitava. 
Le vicende che il romanzo racconta sono varie: ci sono momenti di gioia, di ansia, circostanze più tristi su cui però non ci si sofferma in modo pruriginoso. Mi riferisco ovviamente alla morte di Angie, che non è uno spoiler perché letteralmente è così che inizia il romanzo. 
Poi ci sono anche parentesi sul passato dei protagonisti che contribuiscono a dare maggiore dimensione ai personaggi, eppure è sempre una coralità sbilanciata.

Sembra infatti che Imogen Clark volesse raccontare più punti di vista, ma è come se buona parte del libro si concentri sulla prospettiva di Maggie e in parte su quella di Angie. La caratterizzazione dei personaggi poi non mi ha aiutato in quella emotività che dicevo: Maggie viene descritta quasi fosse una maniaca del controllo, ma mi è sembrata semplicemente logica e sensata. Angie invece ha spesso atteggiamenti che, per quanto giustificati dal suo passato, ti fanno allontanare da lei. 
Ma la cosa che mi ha lasciato perplesso è stato un passaggio in cui si scopre che Maggie non conosce il vero nome di Tiger. La Clark ci racconta una amicizia (e qualcosa di più) quarantennale composta da personaggi che alla fine non sanno le cose fondamentali l'uno dell'altro. È uno dei vari esempi di come ogni tanto La Felicità nei Giorni di Pioggia si perda, punti a reazioni random piuttosto che ad un costrutto più solido.

Sono arrivato alla fine del libro in relativamente troppo tempo secondo me, ma soprattutto La felicità nei giorni di pioggia mi ha lasciato troppo poco per poterlo consigliare a scatola chiusa. 



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Scrittori insospettabili e qualche lamentela

Non credevo che sarei arrivato a dirlo, ma, guardandomi indietro, mi ritengo soddisfatto del mio ritmo di lettura e dai libri che sto terminando. Infatti, come anticipavo la volta scorsa, è possibile che riesca a parlare delle mie letture un po' più spesso, come appunto in questa occasione. 
Due titoli diversi, qualche lamentela qui e lì, ma comunque due libri terminati, quindi non è mai un male. 


 Jean Reno - Emma


Genere: narrativa, thriller
Editore: Longanesi
Pagine: 320
Data di pubblicazione: Maggio 2025
Prezzo: €14.36/ ebook €9.99

Emma è una giovane massaggiatrice in un centro di talassoterapia di una piccola cittadina della Bretagna francese, e non sa che il suo destino sta per cambiare. Infatti, dopo una prima seduta di prova in cui avrà modo di mostrare il suo talento naturale, Emma sarà addirittura scelta da Tariq Khan, figlio del vice primo ministro dell’Oman, per formare il personale di un lussuosissimo centro benessere a Mascate.
Non senza titubanze, la giovane donna accetta l'incarico, ma si ritroverà in un paese che non conosce, portando con sé i traumi della sua vita. Sua madre infatti è morta in un tragico incidente d'auto ed Emma continua ad ossessionarsi, visto che era lei alla guida. Se ciò però non bastasse, la massaggiatrice si ritroverà presto in difficoltà: suo malgrado verrà coinvolta in un intrigo internazionale, e finirà per diventare una spia, mettendo a rischio la sua stessa vita.

Quando ho letto che l'attore francese Jean Reno, che penso chiunque con un minimo di cultura cinematografica conosca, aveva scritto il suo primo romanzo, ero molto curioso. In fondo mi aspettavo che, complice una carriera lunghissima e varia, avesse acquisito un bagaglio di informazioni ma anche di creatività non da poco. Ed in effetti la storia di Emma è in linea generale piacevole e movimentata: c'è il dramma personale, c'è la storyline romantica a tratti erotica, ed il libro poi si apre verso momenti di suspense da thriller di spionaggio che stimolano la lettura. 

A spiccare in questo contesto è sicuramente la protagonista femminile, un personaggio interessante, abbastanza sfaccettato e soprattutto non troppo banale. Jean Reno ce la presenta come una ragazza bella, appariscente, sensuale, ma allo stesso tempo naturale e professionale, dotata di un dono quasi ereditato dalla sua famiglia. Diciamo che però qui terminano gli aspetti positivi che ho notato in questo Emma.

Certamente la scrittura è piacevole e scorrevole, ma mi è sembrato che le parti d'azione, in cui il ritmo si fa più concitato, non fossero abbastanza efficacie precise.
Se i paesaggi vengono raccontati in modo evocativo, il limite creativo si nota anche solo semplicemente nel descrivere costantemente il dono della protagonista come un "fluido" che percepisce alle mani, probabilmente per fare riferimento a qualche dote di pranoterapia. 
Tocca anche dire che, presa nel suo insieme, la storia di Emma non è così originale e che qualche colpo di scena telefonato lo si trova. 
Devo sottolineare qualche pecca anche nel ritmo generale. Tutta la prima parte, che anticipa la spy story,
mi è sembrata quasi troppo lunga prima di entrare davvero nel vivo delle vicende. 

Ho terminato Emma di Jean Reno maturando la sensazione di aver letto un romanzo da sotto l'ombrellone, uno di quei libri gradevoli, in cui si sente la volontà di raccontare, ma manca quel guizzo o quella idea che lo renda differente da altro.



Rebecca Kauffman - Vengo Io Da Te


Titolo originale: I'll Come to You 
Genere: narrativa
Editore: SUR
Pagine: 220
Data di pubblicazione: Luglio 2025
Prezzo: €17/ ebook €9.99

È una novità di questa estate, che ha avuto anche un buon riscontro di critica, ma per me è stata la prima volta che leggevo un libro di Rebecca Kauffman e devo dire che non è andata al meglio. 

Vengo io da te non ha una sola storia lineare, ma intreccia le vicende di una famiglia "allargata". Siamo nel 1995, e conosciamo Paul e Corinne, una giovane coppia in attesa di una bambina. Di mese in mese conosceremo anche gli altri familiari attorno a loro, con atteggiamenti e problematiche differenti. C'è ad esempio la madre di Paul che non accetta ancora il divorzio dal marito, e non sa bene se e come lanciarsi in nuove relazioni. Ma anche Janet, la madre di Corinne, non è da meno, sottovalutando soprattutto il lento ma inesorabile declino cognitivo del marito. Ne esce il quadro di una famiglia comune, fatta di traumi più o meno profondi, di questioni non chiare, di bugie, ma anche di speranze e attese.

Vengo io da te potenzialmente è uno di quei libri che mi dovrebbe piacere molto: ha una scrittura scorrevole, che non si perde in convenevoli, con un buon ritmo per ogni capitolo. I personaggi che Kauffman tratteggia sono poi normali, comuni appunto, ognuno con il suo bagaglio di pregi e difetti, ma anche con le proprie difficoltà e aspettative, come tutti noi.
Nonostante comunque abbiamo a che fare con diversi personaggi, la scrittrice riesce comunque a tenere le redini e a non farci confondere nelle varie linee narrative e quando cambiano i punti di vista.
Rebecca Kauffman anzi gioca molto con le diverse prospettive e con il dubbio che percezioni differenti possano creare. E poi ha un approccio interessante perché è molto schietta con i suoi personaggi, quasi dura.

In questo fluire di vicende però non ho sentito grande slancio emotivo, o meglio l'ho trovato solo in alcuni momenti. Probabilmente Vengo Io da Te, con l'intento di non voler essere stucchevole o eccessivamente drammatico, si perde in una linearità che mi ha lasciato un po' fuori dalla storia. 
Inoltre in questo mare di diverse prospettive che ogni personaggio presenta, non solo si finisce per non affezionarsi a nessuno di loro, ma è inevitabile che qualcosa si perda. Questa profonda analisi delle dinamiche umane che il libro forse vorrebbe raccontare non è materialmente possibile in poco più di 200 pagine.

Faccio poi onestamente fatica a dirvi un personaggio che mi ha lasciato qualcosa, o che anche solo mi ha spinto a riflettere un po' di più. Se non mi dai quindi dramma, se le storie sono lineari ad eccezione di qualche svolta, e se la riflessività latita, cosa mi resta?
L'unica riflessione che posso fare è sul peso del "non detto", visto che un po' tutti i personaggi soffrono per essere all'oscuro di qualcosa.

Nonostante sia arrivato alla fine senza troppi problemi, in Vengo io da te di Rebecca Kauffman mi è mancato proprio il senso di necessità, come se sentissi qualche pettegolezzo su un vicino di casa di cui, alla fine, poco mi interessa e su cui non posso intervenire. 


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Li ho apprezzati, ma non mi sono innamorato di queste storie

Vorrei farlo diventare prima o poi un appuntamento mensile, ma intanto Sotto la Copertina torna con tre nuovi libri che ho terminato. Già il titolo questa volta vi suggerisce che si tratta di romanzi che mi hanno comunque preso, ma di cui alla fine non mi sono del tutto innamorato.


Isabel Allende - Il mio nome è Emilia del Valle 


Titolo originale: Mi nombre es Emilia del Valle 
Genere: narrativa, storico
Editore: Feltrinelli
Pagine: 320
Data di pubblicazione: Maggio 2025
Prezzo: €25/ ebook €11.99

Ogni nuovo libro della prolifica Isabel Allende si fa sempre notare, ma mi sono reso conto che sono trascorsi 5 anni dall'ultima volta in cui avevo letto qualche sua produzione e quindi ho voluto recuperare con Il mio nome è Emilia del Valle. 
Ammetto che La città degli spiriti non mi aveva convinto del tutto, ed invece questo nuovo romanzo è stata una piacevole lettura.

Il mio nome è Emilia del Valle ci porta a San Francisco, verso la seconda metà dell'800, dove conosciamo appunto Emilia del Valle Walsh, figlia della volitiva Molly Walsh. Subito scopriamo che la donna è stata sedotta da giovane da un aristocratico cileno, quando stava per diventare suora, e da questa unione nacque proprio Emilia, che da sempre saprà il nome del suo vero padre. 

A crescerla, oltre alla madre, ci sarà però il suo "papo" adottivo, che non solo istruirà Emilia, ma la spingerà ad essere coraggiosa, testarda e sveglia. Proprio con questa tempra la ragazza inizia a scrivere dei brevi racconti con uno pseudonimo maschile, visto che le donne non venivano prese sul serio al di fuori del focolare domestico. E da lì Emilia Del Valle si farà strada diventando la prima giornalista donna del San Francisco Examiner, riuscendo persino a convincere il suo editore a prendere parte ad una missione molto complessa: diventare una inviata e raccontare il dramma della guerra civile in Cile del 1891.

C'è davvero tanto ne Il mio nome è Emilia del Valle: sembra partire come un romanzo di formazione, con la giovane protagonista che si scopre sia in ambito privato che lavorativo, passando verso una lunga parentesi storiografica della guerra in Cile, che Allende approfondisce nelle sue dinamiche. Di mezzo c'è anche la tematica della famiglia, sia essa naturale o qualche modo per scelta, e ovviamente l'amore, che Emilia conoscerà nonostante le sue reticenze.
È insomma un romanzo che ti porta in una avventura a tratti dolorosa, ma sostenuta sempre da un personaggio femminile forte, indipendente, coraggioso, ma anche riflessivo che si tuffa nella vita a pieno e che cerca le sue radici senza la paura di restare delusa. Una protagonista a cui ci si affeziona in qualche modo, anche nelle scelte meno positive. 

La scrittura di Isabel Allende rende la lettura molto piacevole, scorrevole per buona parte dei capitoli, e sa essere dettagliata ma non ridondante, io infatti ho letto tutto il romanzo nel giro davvero di poco tempo.
L'unico aspetto che mi ha rallentato a volte sono i resoconti dalla guerra che Emilia invia al giornale per cui lavora: sembrano infatti quasi una ripetizione di quello che la stessa protagonista racconta a noi lettori. Avrei voluto inoltre che alcune parti avessero qualche approfondimento in più: c'è un momento in particolare in cui la protagonista confessa una parte del suo passato ad un altro personaggio e questo dovrebbe essere un passaggio delicato, intenso ed emotivo. Invece Isabel Allende lo risolve quasi improvvisamente, togliendo parte del romanticismo, ma anche delle sfaccettature emotive della sua storia e dei suoi protagonisti.
È per questo che Il mio nome è Emilia del Valle non mi ha fatto innamorare: per quanto ben scritto non scatta poi mai del tutto empatia per la sua protagonista. 


Andrea Bajani - L'anniversario


Genere: narrativa
Editore: Feltrinelli
Pagine: 128
Data di pubblicazione: Gennaio 2025
Prezzo: €15 ebook €10.99


Vincitore del Premio Strega, Andrea Bajani sta cavalcando le classifiche dei libri più letti da diverso tempo con L'anniversario, che definire romanzo non è forse del tutto corretto. Sembra quasi un lungo diario, una autoanalisi psicologica in cui vengono esposte le dinamiche sottili di una famiglia disfunzionale. Le definisco "sottili" proprio perché non si parla di un contesto degradato, magari legato alla malavita, ma di una famiglia all'apparenza comune ma che in realtà nasconde una quotidianità difficile, all'ombra di un padre autoritario, violento non solo fisicamente ma soprattutto psicologicamente. Un uomo che purtroppo ha potuto mettere le sue radici marce in un terreno morbido, avendo sposato una donna che si è annientata fino a scomparire pur di stargli accanto. L'unica salvezza per un figlio in questo caso è quello di tagliare tutti i ponti con la famiglia di origine, cercare di elaborare i traumi per poter andare avanti.

L'anniversario di Andrea Bajani mi ha fatto scoprire uno scrittore dallo stile preciso, che calibra bene le parole, a volte asciutto, altre più approfondito. Il suo è un romanzo che parte sicuramente dal singolo, forse dal biografico, per universalizzarsi e trovare in altre famiglie magari anche solo pezzi di quello che accade in casa del protagonista. Indubbiamente sono tematiche che purtroppo colpiscono molti proprio perché, come accennavo, non si tratta di un contesto fuori apparentemente dalla norma, ma di situazioni piccole che però scavano a fondo. 
In maniera meno diretta si parla ovviamente anche di salute mentale, e di uomini che sono lo specchio del patriarcato, incapaci di guardare in faccia le proprie fragilità e incapacità emotive. 

Il fatto è che però L'anniversario sembra appunto un lungo, intimo, monologo, che si tiene lontano dal dare dare giudizi, e alla fine risulta freddo, a volte anche ridondante. È come se Andrea Bajani abbia preso qualche avvenimento, come ad esempio l'istallazione di un telefono in casa, e ci abbia ricamato attorno anche troppo. Un approccio che capisco se sei dentro alle cose, ma che funziona meno se sei esterno.

Lo stesso protagonista sembra quasi uno spettatore della sua vita, ma io solo a tratti ho capito cosa provasse, o che reazioni potesse avere di fronte ad un padre del genere. Ma anche sua sorella, che viene definita come quella che cerca di tenere testa al padre-padrone, ma non si capisce mai bene cosa faccia per attuare la sua ribellione.
Ho avuto poi l'impressione che L'anniversario di Andrea Bajani tenti di rendere il concetto di allontanamento dalla famiglia di origine quasi come se sia una situazione rarissima e che quindi lo scrittore stia raccontando qualcosa di unico. Purtroppo però non è così.
Mi spiace dirlo, ma alla fine, anche in questo caso, pur capendo razionalmente cosa vuol raccontare L'anniversario, l'impatto emotivo è stato al di sotto delle mie aspettative. 



Angela Marsons - Una mente assassina 


Titolo Originale: Killing Mind
Genere: poliziesco, thriller
Editore: Newton Compton Editori
Pagine: 384
Data di pubblicazione: Gennaio 2025
Prezzo: copertina rigida € 12.20 / ebook € 6.99


A proposito di scrittrici, era dal 2019 che non leggevo uno dei tanti romanzi della regina del giallo inglese Angela Marsons, che ha creato una vera e propria saga sulla detective Kim Stone. Io ho fatto un percorso tutto mio, partendo dal primo libro, Urla nel silenzio, per arrivare all'ultimo, Una mente assassina, ma saltando tutto quello che sta in mezzo.

In questo caso, l'ispettore Stone, che abbiamo appunto conosciuto nel primo romanzo sarà impegnata nello scoprire chi ha ucciso la giovane Samantha Brown, la quale sembra essersi suicidata, tagliandosi la gola, ma qualcosa non quadra. Kim intuisce infatti che la scena del crimine ha una nota stonata, e i signori Brown non si dimostrano subito particolarmente collaborativi nel cercare chi può aver ucciso la figlia. La verità è che Samantha era coinvolta in qualcosa più grande di lei, da cui stava cercando di scappare: una setta, la Unity Farm, che adesca persone fragili per farne degli adepti. 


Ho letto Una mente assassina proprio durante l'estate, perché credo che i gialli di Angela Marsons siano i classici romanzi che vanno bene sotto l'ombrellone, non solo per le storie che raccontano, ma anche per la struttura stessa dei libri. Infatti i singoli capitoli sono molti ma brevi, creando così nel lettore sempre più curiosità e rendendo il tutto più scorrevole. A questo si aggiunge uno stile di scrittura molto chiaro e approcciabile.
Il fulcro in questo caso è farci entrare nel mondo delle sette, non per forza legate ad un culto, e alle dinamiche al loro interno.
Il romanzo però ha ben due casi da sciogliere, scelta che in verità non ho amato moltissimo. La seconda linea narrativa, che ruota più intorno all'agente Bryant, e quindi ci dà un quadro sul suo approccio, porta secondo me un po' di squilibrio, con il caso più importante che prende più il sopravvento, rendendo l'altro troppo collaterale. 

Questo nuovo romanzo di Angela Marsons è comunque legato ad una indagine autonoma, quindi ho potuto fare quel salto dal primo libro proprio perché comunque conoscevo già il detective Stone e i suoi modi di lavorare. In Una mente assassina in effetti Kim risulta quasi in disparte, non c'è una evoluzione caratteriale, che immagino sia avvenuta nei tanti libri precedenti. Resta sempre una donna decisa, testarda, capace e con quel guizzo intuitivo che la aiuta sul lavoro.

Pare che la scrittrice abbia già un nuovo romanzo sempre con protagonista Kim Stone, intitolato Un grido fatale, e probabilmente lo leggerò la prossima estate.



Ci rileggiamo presto per un'altra puntata di Sotto la Copertina.





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Due libri molto amati: la mia recensione sincera (perché non tutti la pensano uguale)

Speravo di fare un po' di più in questi ultimi mesi, ed invece dall'ultimo episodio di Sotto la Copertina sono riuscito a terminare solo due libri. Entrambi sono titoli molto amati da tantissimi, ma io ho una opinione forse leggermente diversa.


Elena Ferrante - L'amica geniale
(vol 1)


Genere: narrativa
Editore: edizione e/o
Pagine: 336
Data di pubblicazione: 19 ottobre 2011
Prezzo: €19.95/ ebook €11.99

C'è stato un periodo in cui mi era balenato per la mente di leggere la saga creata da Elena Ferrante, diventata best seller in tutto il mondo, ma ho quasi subito gettato la spugna. Vista infatti la velocità con cui uscivano i sequel del primo romanzo e l'arrivo della serie tv, non ho avuto il coraggio di affrontare L'amica Geniale. Poi la mia amica Veronica (che geniale lo è davvero) mi regala il primo volume della storia di Elena (Lenù) e Raffaella (Lila) e così decido di leggerlo.

Penso che ormai chiunque sappia di cosa tratti L'amica geniale: seguiamo il rapporto di amicizia, dall'infanzia fino all'adolescenza, di due ragazzine di un quartiere povero di Napoli. Siamo intorno agli anni '50, e Lenù e Lila hanno due vite simili, ma in parte diverse, sia per il rapporto con la loro famiglia, e quindi le possibilità economiche che hanno, sia rispetto ai loro caratteri. Elena sembra più introversa, è quella che ha bisogno di impegnarsi in tutto per riuscire; Raffaella invece sembra più sfacciata, più forte, le basta uno sguardo per comunicare ciò che prova. 
In realtà tutto il romanzo è un lungo flashback: a raccontarci la loro vicenda è infatti la stessa Lenù che, in un presente più contemporaneo e ormai adulta, viene contattata dal figlio di Lila per trovare la madre, sparita senza lasciare traccia. Così Elena ripercorrerà momenti belli e brutti del loro rapporto.


Leggere questo primo volume de L'amica Geniale mi ha dato la conferma che il progetto di Elena Ferrante non è adatto a me. Infatti la saga letteraria è nata fin da subito per fidelizzare i lettori attraverso un racconto che si sarebbe sviluppato lungo diversi romanzi. Ma se a volte faccio fatica a proseguire le tante stagioni di una serie tv, che riesco a vedere nel giro di una settimana o anche meno, potete immaginare quanto poco invogliato sia nel lanciarmi in una tetralogia che mi richiede molto più tempo di lettura. 

Fatta questa premessa non posso però non ammettere che ho letto L'amica geniale Vol.1 con piacere: la scrittura di Elena Ferrante è gradevole, senza eccessivi fronzoli, sa essere molto efficace soprattutto nella descrizione dei paesaggi, del quartiere e delle zone attorno ad esso. Non ci sono stati momenti in cui mi sono davvero arenato nella lettura, ed anzi in più parti la curiosità mi ha spinto a voler proseguire. 

Quello che mi è davvero pesato è stata la caratterizzazione dei personaggi soprattutto per l'impostazione del romanzo in generale. Noi conosciamo le vicende e tutti coloro che ruotano intorno, solo attraverso la lente di Lenù che vive il suo rapporto con Lila quasi come un costante paragonarsi a lei. Questo significa che il modo di conoscere le due protagoniste de L'amica geniale è quasi distorto, inquinato, e finiamo per non capire bene ne l'una ne l'altra. O per lo meno io ho provato per loro meno empatia di quanto mi aspettassi. Anche i personaggi secondari tendono ad essere incasellati in dei caratteri che non trovano spazio di evoluzione.
Capisco bene come una storia che racchiude al suo interno emancipazione e amicizia femminile, coraggio, riscatto, ma anche emarginazione e la miseria, possa aver avuto così successo, ma per me non è scattata una sintonia tale da proseguire con gli altri romanzi della saga di Elena Ferrante. 



Gabrielle Zevin - Tomorrow, and tomorrow, and tomorrow


Genere: narrativa
Editore: TEA
Pagine: 448
Data di pubblicazione: 28 marzo 2023 
Prezzo: €8.55/ ebook €8.99

Seppur non ai livelli de L'amica genale, anche Tomorrow, and tomorrow, and tomorrow della scrittrice americana Gabrielle Zevin ha avuto un buon successo, passando dall'essere un fenomeno di Tik Tok ad essere considerato uno dei migliori libri 100 libri del 21esimo secolo per il New York Times (al primo posto c'è proprio L'amica Geniale).

Tutto inizia nel 1995, quando Sam Masur, un giovane studente universitario, incontra per caso alla stazione della metropolitana un viso conosciuto: Sadie Green, una sua vecchia amica, anzi la migliore che abbia mai avuto. Sadie però non risponde subito appena Sam fa il suo nome, spinta da un risentimento nei suoi confronti che non si è del tutto placato. Tuttavia Sam insiste, Sadie cede e in un breve scambio di battute nasce tutto: la ragazza infatti si occupa della creazione di videogiochi, e sta progettando il suo primo lavoro intitolato Solution. Così ne lascia una copia a Sam e da lì si creerà una collaborazione che li porterà ad un largo successo nel mondo dei videogame.

Ma fra Sam e Sadie il rapporto resterà fragile e il loro percorso insieme sarà anche costellato da silenzi e allontanamenti, specie quando la vita volterà le spalle ad entrambi.


Anche Tomorrow, and tomorrow, and tomorrow racconta di una amicizia, ma lo fa ovviamente in un modo diverso rispetto a L'amica geniale, visto che i protagonisti si trovano in un periodo differente della loro vita. Sam e Sadie, seppur a volte distanti, alla fine crescono insieme, legati dall'affetto reciproco e verso il mondo dei videogiochi. 

Un punto di partenza interessante, che passa attraverso uno stile di scrittura piacevole e abbastanza scorrevole, anche per chi come me non è un fan di questo tipo di intrattenimento. Anzi ho apprezzato alcune scelte creative di Gabrielle Zevin, come trasportarci dentro un videogioco o nelle interviste che farà Sam per sponsorizzare le sue creazioni. 

Credo che però a Tomorrow, and tomorrow, and tomorrow manchino alcune nuance, perché non riesce ad andare oltre al terzetto di protagonisti (sì non ho nominato Marx ancora), e non trasmette quella forte emotività che mi aspettavo. Nonostante i protagonisti vivano dei passaggi molto complessi della vita, Gabrielle Zevin non sembra essere in grado di raccontarli con la giusta intensità. Ci sono tantissime tematiche che vengono toccate - l'amicizia, i rapporti tossici, la disabilità, il mondo LGBTQ+ - che però non sempre colpiscono o sono ben sviluppate.

Inoltre ho provato empatia per le dinamiche del rapporto fra Sam e Sadie, ma entrambi suscitano antipatia per i loro atteggiamenti, specie quest'ultima. Ho infatti sofferto il mutismo in cui la ragazza si trincera quando è convinta di aver ragione, e pensa che gli altri le possano leggere i pensieri. 
Ci sono poi parti di Tomorrow, and tomorrow, and tomorrow che mi sono sembrate ripetitive e inutilmente lunghe, e che magari potevano essere sfruttate per giocare un po' di più sul rapporto amore-amicizia fra i due protagonisti. 

Insomma, nonostante il successo a me sembra una occasione mancata, e non so se leggerò i prossimi romanzi di Zevin.


Spero di non essere stato troppo cattivo perché so che sono libri molto amati. Per il resto ci rileggiamo presto per un'altra puntata di Sotto la copertina. 






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|Sotto la copertina|
Vi dico la mia sui libri italiani più venduti

Sono trascorsi mesi dall'ultima volta in cui vi ho parlato di libri, ma nel mentre non ho smesso di leggere, anzi. Ho terminato tre diversi romanzi che sono stati dei successi in Italia e non solo, in vetta alle classifiche e base persino per farci delle serie tv. 
Nonostante però siano stati spesso in vetta alle classifiche, o vincitori di diversi premi, secondo me non tutto merita la stessa attenzione.

Milena Palminteri - Come l'arancio amaro


Genere: narrativa
Editore: Bompiani
Pagine: 448
Data di pubblicazione: giugno 2024
Prezzo: €19.00 / ebook €11.99


Dopo aver terminato La Portalettere di Francesca Giannone, ho voluto dare una opportunità ad un romanzo che è stato spesso accomunato a questo e mi riferisco proprio a Come l'Arancio Amaro di Milena Palminteri, accomunato da alcune caratteristiche. Si tratta infatti sempre di un'altra opera prima, definito da alcuni come un esordio tardivo (come se ci fosse una scadenza), e che ci porta ancora una volta in un'epoca passata, esattamente fra gli anni '20 e '60 del '900, e sempre a sud Italia, ma questa volta in Sicilia, nell'immaginaria Sarraca (ispirata a Sciacca).

Come l'arancio amaro gira intorno (altro elemento comune) a tre figure femminili, Sabedda, Nardina e Carlotta, che saranno destinate in qualche modo ad essere legate, seppur sono tutte e tre differenti e inevitabilmente destinate ad un ruolo e ad una sorte che non erano quelli speravano. Tre donne che dovranno in modo diverso lottare per poter sopravvivere, emanciparsi e trovare la loro strada e persino la verità sulla loro stessa vita. Ovviamente intorno a Sabedda, Nardina e Carlotta ci sono tanti altri personaggi, come la nobile famiglia Calangiosi, e Giuseppe Calascibetta detto zu' Pippino, un avvocato che suo malgrado (forse) si troverà a conoscere molti segreti. Sullo sfondo tanti eventi storici che hanno segnato la storia socio politica italiana.

Milena Palminteri ha affermato di aver impiegato cinque anni per scrivere il suo Come l'Arancio Amaro, ed in effetti è comprensibile: si tratta di un libro ricco, sia nelle descrizioni dei personaggi, che nella narrazione vera e propria, e appunto del contesto storico che nel mentre accade sullo sfondo e che si collega in parte alla storia stessa. Fatti reali che si legano a luoghi inventanti ma che risultano riconoscibilissimi, con una vicenda che non è poi così incredibile, se la contestualizza in quell'epoca.

La cura di Come l'arancio amaro si vede anche nella scrittura, ricercata e pensata, in italiano e anche in alcuni passaggi in dialetto siciliano, ma che non si è tradotta per me in una lettura difficoltosa. Tutto sommato è un romanzo scorrevole, per quanto ti faccia soffermare su ogni pagina. 
Purtroppo però, per quanto l'abbia trovato più appassionante ed originale de La Portalettere, non mi sono innamorato molto dei personaggi e della storia, come se non mi avessero suscitato particolari emozioni, né positive né negative. Credo infatti che ci sia un po' per tutto il romanzo una sensazione di inevitabile e di prevedibile che un po' smonta la sua carica, e sono solo pochi i momenti in cui mi ha davvero sorpreso.

Come l'arancio amaro è alla fine una saga familiare mossa da tre personalità femminili distinte (ma ce ne saranno anche altre meno centrali ed altrettanto efficaci), raccontate con i loro pregi e difetti, ma a cui non mi sono legato particolarmente nel lungo periodo, anzi sono ormai opache le sensazioni che mi ha lasciato il libro. Ho trovato poi un po' strana la figura dell'avvocato Calascibetta che sembra essere casualmente ovunque, un escamotage "facile" per darci una chiave ad ogni soluzione e un personaggio onnisciente. Un buon esordio tutto sommato, ma non il mio romanzo preferito.



Ilaria Tuti - Fiori sopra l'Inferno


Genere: Giallo/Thriller
Editore: Longanesi
Pagine: 368
Data di pubblicazione: Gennaio 2018
Prezzo: €13.99 / ebook €9.99


Il nome di Teresa Battaglia vi dice nulla? È la protagonista di una fortunata serie tv di Rai 1, interpretata da Elena Sofia Ricci, che si ispira ai romanzi di Ilaria Tuti, che da Fiori sopra l'Inferno ha creato una pentalogia proprio sulla sua investigatrice.
Teresa Battaglia è una profiler precisa ed esperta del suo lavoro, ma è anche una donna ruvida, spigolosa, sia per il mestiere che fa, che per il suo passato. Ma è anche una donna malata, che a fatica sta imparando a convivere con quella malattia che lentamente la confonde e le cancella la memoria. Eppure c'è un nuovo caso da risolvere per lei, una serie di omicidi nell'immaginario borgo di Travenì, sulle Dolomiti, dove le condizioni climatiche sono spesso difficili e la popolazione è restia ad aprirsi ai forestieri. 
Fra passato e presente, Battaglia dovrà impegnarsi più che può per evitare che quella scia di sangue prosegua.

Sì, sono stato un po' banale a raccontare la trama di Fiori sopra l'Inferno, ma è forse un po' il libro stesso ad avermi dato ben poco, ed ammetto che a distanza di tempo le mie impressioni sul primo romanzo di Ilaria Tuti sono più fredde delle valli dolomitiche.
Avevo voglia di tornare a leggere un buon thriller, perché era da un po' che mi ero allontanato dal genere ma purtroppo non è stato amore con la scrittrice friulana. Il suo stile di scrittura mi è risultato gradevole (per quanto si possa associare ad una storia di omicidi), e per essere una prima opera mi è sembrato che sapesse dipingere bene i luoghi e le atmosfere che fanno da sfondo alla sua storia. Uno stile comunque comprensibile e scorrevole, aiutato anche dal fatto che i capitoli sono brevi e passano dal passato al presente dando dinamismo. Il problema è stato proprio il contenuto, che non mi ha convinto del tutto. 

La vicenda di Fiori Sopra L'inferno mi è sembrato mancasse spesso di mordente e di quella sensazione di ansia che una storia del genere dovrebbe suscitare. Questo credo sia soprattutto derivato dal fatto che mi sono sentito un po' lasciato in disparte dalle indagini. Ci sono anche scelte poco originali e troppo facilone: le persone locali poco collaborative, la polizia del luogo che sottovaluta la vicenda e così via.
Dall'altra parte si finisce per provare poca simpatia ed empatia per la protagonista Teresa Battaglia: il fatto che ci venga presentata come una donna dal carattere duro e dall'aspetto poco curato, dovrebbe essere quasi un plus, un tratto distintivo, ma oltre ad essere un approcciò già usato in film e letteratura, finisce per risultare troppo supponente. A voler essere puntigliosi, questa scelta sembra sottintendere che una persona dall'aspetto più curato possa essere meno valida sul lavoro, ma sorvoliamo. 
I traumi della profiler l'hanno in qualche modo forgiata, ma non ne sappiamo nulla. Lo stesso vale per i personaggi secondari, come il suo assistente Marini, di cui conosciamo pochissimo. 

Sono arrivato alla fine di Fiori sopra l'inferno senza quel senso di soddisfazione per la risoluzione del caso, a causa anche di colpi di scena poco impattanti, e non mi è rimasto nulla di particolare che mi facesse venir voglia di proseguire con i casi di Teresa Battaglia.



Felicia Kingsley - Due Cuori in Affitto 



Genere: romanzo rosa, commedia
Editore: Newton Compton
Pagine: 351
Data di pubblicazione: maggio 2019
Prezzo: €3.50 / ebook €2.99

Volendo alleggerire un po' le cose, visto che per quanto non ne sia rimasto colpito, Fiori sopra l'Inferno parla pur sempre di morte, ho deciso di passare ad una delle scrittrici di romanzi rosa più lette in Italia, ovvero Felicia Kinglsey, al secolo Serena Artioli. Ho scelto Due Cuori in Affitto che sembra proprio l'inizio di una serie di best sellers sull'amore fra due protagonisti molto amati, Blake e Summer.
È proprio sulla loro prima conoscenza che si concentra il romanzo: a seguito di un malinteso, Blake, scrittore newyorkese, e Summer, aspirante sceneggiatrice californiana, si ritroveranno in una lussuosa villa negli Hamptons a trascorrere l'estate insieme ai rispettivi partner. Non sarà una convivenza semplice, visto che Summer e Blake non hanno nulla in comune, e ognuno è convinto che l'altro non abbia diritto a stare nella villa, ma gli eventi li faranno avvicinare più di quanto potessero immaginare.


Vi dicevo che cercavo qualcosa di più leggero di un thriller da leggere, ma mi sa che con Due Cuori in Affitto ho calcato un po' troppo la mano. Si tratta infatti di una tipica storia enemies to lovers già vista e rivista in tantissime rom com e romanzi rosa. Anzi l'impressione che ho avuto è che stessi proprio leggendo la sceneggiatura di un film romantico, sia per le battute fra i personaggi che per gli snodi narrativi davvero tipici di quel genere cinematografico.
Purtroppo Due Cuori in Affitto secondo me soffre di una grossa mancanza di originalità, anche nella prospettiva di un romanzo rosa, che per sua natura deve fornire al lettore una certa dose di dolcezza e di comfort. 

Per quanto abbia comunque provato simpatia per Summer e Blake, e non vi è dubbio che la loro sia un po' una fiaba contemporanea, quel tipo di relazione che un po' tutti vorremmo vivere, mi aspettavo qualcosa di più da un romanzo così noto. I personaggi secondari poi sono abbozzati e stereotipati, per cui è difficile avere un qualche interesse per le loro vicende. Ma quello che più mi ha pesato di Due cuori in affitto è la prevedibilità estrema di alcune situazioni e la scarsa credibilità di altre. 
Pur quindi trovando gradevole lo stile di Felicia Kinglsey, non ho voluto approfondire la lettura di altri suoi restanti romanzi e credo che tutta la prosopopea su Blake e Summer vada bene al massimo come lettura da sotto l'ombrellone.


Per adesso chiudo con i libri, ma conto di tornare molto presto a parlare delle letture che ho sul comodino.



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|Sotto la copertina|
Due chiacchiere sui libri più letti delle scrittrici italiane del momento

In questo periodo dell'anno "sotto la copertina" diventa "sotto l'ombrellone" o al massimo "sotto il lenzuolino", perché parliamo di letture estive o giù di lì. Mi sono concentrato in questi mesi caldi su alcuni dei libri più letti scritti da autrici donne italiane, ma non è tanto la loro posizione in classifica ad avermi attirato, quanto per gli argomenti che trattano. 

Il primo libro terminato non è un romanzo, ma più un saggio su una controversa inchiesta che è stata condotta da un'altrettanto controversa giornalista. Mi riferisco a Selvaggia Lucarelli e al suo Il vaso di Pandoro. Ascesa e caduta dei Ferragnez.


Genere: saggio, inchiesta
Editore: Paper First
Pagine: 256
Data di pubblicazione: 14 maggio 2024
Prezzo: €15.20/ ebook €9.99

Un titolo che trovo geniale perché effettivamente il libro vuole far luce sull'arcinota vicenda della caduta di Chiara Ferragni (ed ex consorte) dall'Olimpo delle influencer più amate, seguite e idolatrate d'Italia (e non solo), a seguito della multa dell'Antitrust per aver camuffato un'operazione commerciale sotto le vesti di atto benefico. Era dicembre dello scorso anno e da imprenditrice digitale e paladina dei social, attiva in varie attività caritatevoli, Ferragni si è ritrovata a perdere follower, credibilità e contratti con le più grandi aziende con cui collaborava.

Così i titoli delle testate giornalistiche, che prima ne tessevano le lodi, finiscono per raccontarne il caso giudiziario che ancora adesso deve trovare una sua definizione.
Selvaggi Lucarelli, che da sempre si occupa di raccontare le contraddizioni dei Ferragnez, cercando di raschiare sotto la patina dorata di cui è rivestita ogni loro apparizione sui social e non, ha raccolto nel suo libro tutti i dettagli di questa vicenda, partendo dagli albori della carriera di Chiara Ferragni, passando ad esaminare le sue défaillance e di qual era il sistema con cui sembra cercasse insieme al marito di riparare a situazioni che ne avrebbero minato la reputazione con quella che viene definita come "filantropia notiziabile".
Lucarelli ovviamente sottolinea il suo ruolo all'interno di questo caso, che non è meramente gossipparo o eventualmente giuridico, ma come dice la stessa giornalista, riguarda tutti noi. 

Il Vaso di Pandoro è un libro multistrato, che racconta in modo chiaro, completo e dettagliato tutti i punti del pandoro gate, e più in generale dell'approccio social dell'ex coppia Fedez-Ferragni, ma anche arrivando a quello che è stato l'effetto di queste vicende sul mondo dei social, degli influencer e della comunicazione in generale.
So che per molti può sembrare una faccenda appunto da relegare a giornali di serie B o che non li tocca, solo perché non si seguono questi personaggi (nemmeno io lo faccio attivamente) o perché da sempre li si è reputati negativamente, ma tutti subiamo l'influenza di quello che vediamo sui social ed ormai si parla sempre più spesso sulla correlazione fra salute mentale e uso dei media che facciamo. Qui e lì, Il vaso di Pandoro tenta di porre le basi per una discussione più ampia, anche di come può essere calata la fiducia negli enti benefici in generale, ma appunto si concentra sulla questione Ferragni.

È una lettura svelta, che non richiede troppa attenzione, con uno stile semplice e comprensibile anche da chi il mondo dei social lo conosce solo perché al massimo condivide le foto delle vacanze e chi in generale ha guardato a quel mondo con troppo disincanto.
Non apprezzo però molto quando dalla corretta indagine giornalistica, Selvaggia Lucarelli sfocia in quella che potrei definire come attacchi personali. Definire "scialba" ad esempio Valentina Ferragni, sorella di Chiara, mi sembra una di quelle sottolineature non necessarie. Ma non condivido nemmeno le ripetizioni su quanto i Ferragnez ostentassero (e ostentino) la loro ricchezza generando invidia sociale: con questo ragionamento ogni cosa condivisa sui social può essere oggetto di invidia, ma sta a noi avere un approccio sano su tutto quello che vediamo e sentiamo e che scegliamo di seguire sui social. È un discorso però molto più ampio.

Dopo un saggio controverso mi sono voluto dedicare ad un romanzo più tradizionale, puntando a La portalettere della scrittrice leccese Francesca Giannone, che si è aggiudicata il Premio Bancarella 2023.

Genere: narrativa
Editore: Nord
Pagine: 419
Data di pubblicazione: 10 gennaio 2023
Prezzo: €18/ ebook €9.99

E proprio in un paesello del Salento che Giannone inserisce la sua protagonista Anna, torinese d'origine che nel 1934 si trasferirà al sud per amore, e qui conoscerà la famiglia di suo marito Carlo e tenterà di ambientarsi pur mantenendo il suo carattere forte, volitivo e soprattutto non sostando alla visione di una donna remissiva e casalinga come si confaceva alle figure femminili dell'epoca, specie al sud. Invece la visione moderna di Anna la porterà a diventare la prima portalettere donna di Lizzanello, e da forestiera riuscirà per più di vent'anni ad entrare in punta di piedi nella vita dei suoi abitanti, lasciando un segno profondo anche in alcuni di loro.

Francesca Giannone si è ispirata alla storia della sua bisnonna per raccontare uno spaccato della storia del nostro paese attraverso le vicende della sua protagonista Anna e non solo, creando un romanzo che è un ibrido fra la saga familiare, il romanzo di formazione e quello d'amore. Lo stile di questa sua prima opera è molto scorrevole, piacevole, sapendo dosare le descrizioni e i dialoghi. Purtroppo però non ho capito come abbia fatto a diventare il romanzo più letto del 2023 perché ha davvero tanti difetti secondo me.

La protagonista Anna, nonostante i modi all'avanguardia e dalla mentalità aperta, mi ha suscitato antipatia per tutte le pagine, soprattutto per la sua visione unilaterale: solo il suo punto di vista è quello che ritiene corretto, non contemplando che anche gli altri possano avere le loro ragioni, magari anche più di lei che non conosce certi dettagli delle vite altrui. E purtroppo Francesca Giannone non ha contemplato una evoluzione per Anna, ma nemmeno per gli altri personaggi che sembrano non essere scalfiti dalle lezioni impartite dalla vita.
Si arriva ad un finale che ovviamente non vi spoilero ma che appunto non cambia molto le storie raccontate, e che mi è risultato anche più sbrigativo rispetto a tutto il resto, come se fosse urgente concludere il romanzo. Capisco questa scelta, per non voler banalizzare troppo la storia con una sorta di prevedibile lieto fine, ma mi pare anche assurdo che nessun personaggio riesca ad emergere.

Altrettanto insopportabile è ad esempio è Lorenza, nipote di Anna e Carlo, che questa giustamente coccola e protegge.
Ho trovato poi stucchevoli ed inverosimili alcuni dialoghi, come Carlo e Antonio che si chiamano a vicenda costantemente "fratellone" e "fratellino", nemmeno fossimo in una sit-com degli anni '80. Ma tutto il contesto storico sembra sottosviluppato: il fascismo e la guerra che ne consegue quasi non influisce sulle vite dei salentini, e alcune cose suonano strane, come un prete che si mette a fare una violenta scenata di gelosia per strada. 
Inutile dire che anche i temi che si vanno a toccare, sia più contemporanei che più datati, sono tutti abbozzati. 

Amando le saghe familiari, mi sarei voluto innamorare dei personaggi de La portalettere, ma alla lunga è solo cresciuta in me una grossa delusione e un po' di pentimento per aver iniziato un romanzo che non ha la brevità per potersi permettere certi difetti.

Poco dopo aver terminato questo romanzo, è uscito il nuovo lavoro di Francesca Giannone, Domani, Domani ma ho preferito evitare e per cercare di rimediare a questa frustrazione, ho cambiato del tutto genere passando a quella che, oltre ad essere una biografia è anche un testamento, e mi riferisco a Ricordatemi come vi pare. In memoria di me di Michela Murgia.


Genere: biografico
Editore: Mondadori
Pagine: 324
Data di pubblicazione: 30 aprile 2024
Prezzo: €18.52/ ebook €11.99

Con Michela Murgia ho fatto un percorso particolare, esplorando prima le ultime uscite e dopo Tre Ciotole mi sono mosso ancora in avanti con questo suo libro pubblicato postumo la sua morte avvenuta ormai un anno fa.
Proprio per il lancio di Tre Ciotole pare che sia nata l'idea dietro Ricordatemi come vi pare: per una settimana Murgia ha raccontato al suo editor e amico Beppe Cottafavi le sue storie, la sua visione della vita, del mondo e della sua famiglia queer, ma anche quello che è stato il suo passato, dalla vita in Sardegna, fino ai primi successi letterari e all'impegno politico, passando per il rapporto con il padre e la madre ed anche la sua passione per il coreano e i BTS.
Ancora una volta Michela Murgia mantiene la sua lucidità, il suo eloquio per raccontare come è diventata quello che è stata e che è tutt'ora: una delle intellettuali più brillanti ma al tempo stesso contemporanee che abbiamo, che ha vissuto questo tempo a pieno, prendendosi il bello ed anche il brutto.

A volte si ha proprio l'impressione di sentire la sua voce in questo racconto che diventa scorrevole per il linguaggio quasi dialogico ma che è spesso, denso, intenso ed intimo, in cui ho letto sincerità e come sempre non si tira indietro dal manifestare quello in cui crede anche da un punto di vista socio-politico. È questa forse la cosa che più mi ha stupito: Michela Murgia poteva anche "farsi i fatti suoi", godersi gli ultimi giorni della sua vita e raccontare cioè che le aggradava di più con uno slancio egoriferito. Ed invece ancora una volta dimostra la sua voglia di lottare e condividere i suoi ideali e ciò in cui ha creduto e dibattuto da sempre, lasciandoci ancora una eredità importante.

Non credo ci sia molto da aggiungere su un libro simile, non è forse possibile una recensione e dire se sia bello o brutto, ma non è certamente una lettura da spiaggia, perché richiede una attenzione in più e non sempre c'è leggerezza, per quanto si colga la sua ironia. L'unico intoppo che ho incontrato sono i racconti e i testi perduti di Michela Murgia che si alternano qui e lì ad appunto il suo racconto principale, e che non sempre secondo me si collegano con quanto stava raccontando. A volte, ma capisco sia un mio limite, mi sono sembrati dei racconti troncati, che tolgono fluidità alla lettura.
Per il resto sono molto contento di averlo letto.


Per il momento mi fermo qui, visto che ho sproloquiato abbastanza, anche se ho quasi terminato un altro romanzo che sta avendo tanto successo, e magari farò un altro episodio di Sotto la copertina senza aspettare altri quattro mesi.



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