Tutti i problemi di Detective Hole e Quella notte, le nuove serie Netflix 👎🏻

Non porto buone notizie in questa nuova recensione di un paio di serie tv arrivate su Netflix da poco. Vi racconto perché a me non sono proprio piaciute, nonostante siano state anche in vetta alla classifica fra le più viste.


Detective Hole 
Prima stagione

Il 27 marzo è arrivata in streaming una serie tv che per genere e stile poteva essere pane per i miei denti. Detective Hole infatti è tratta dalla saga di romanzi thriller/polizieschi creata dallo scrittore norvegese Jo Nesbø, che si è occupato anche di seguire la creazione della serie tv.

Il protagonista non può che essere Harry Hole (interpretato da Tobias Santelmann), detective della polizia di Oslo che ha diversi problemi sul fronte personale e lavorativo. Dopo la tragica perdita di un collega con cui lavorava gomito a gomito, è infatti sprofondato in problemi di alcolismo da cui sta lentamente e faticosamente uscendo. Nel frattempo sta cercando di ritrovare una stabilità in campo sentimentale frequentando Rakel (Pia Tjelta) che ha già un figlio con il quale ovviamente deve interfacciarsi.

Sul versante lavorativo però Hole non avrà nemmeno la strada facile: da un lato deve seguire le tracce di un possibile serial killer che lascia scie di precisi rituali, dall'altro deve scoprire chi ha ucciso un'altra sua collega, Ellen. 

Se questo non vi dovesse bastare, sappiate che c'è un altro layer narrativo perché anche fra la polizia di Oslo sembra esserci del marcio. Il Detective Hole infatti è convinto che il suo collega Tom Waaler (Joel Kinnaman), con una carriera tutta in ascesa, in realtà nasconda qualche segreto che lo rende tutt'altro che onesto. 

Questa prima stagione non si è fatta mancare nulla, ma questa scelta secondo me è uno dei tanti elementi che penalizza Detective Hole.
Parto con l'aspetto più evidente: la storia suona già sentita, e la caratterizzazione dei personaggi non aiuta. Anche la recente Dept Q. aveva ad esempio il solito investigatore sui generis con i suoi fantasmi da risolvere. Qui tra l'altro non abbiamo un grandissimo approfondimento psicologico che ci possa porgere un'altra prospettiva su una figura già molto usata nel genere. 

È efficace la contrapposizione fra Hole e Waaler, entrambi con i loro "mostri", ma con quest'ultimo come emblema della corruzione anche delle istituzioni che invece dovrebbero avere un equilibrio morale. In verità, Detective Hole cerca anche di mandare altri messaggi in questo senso come il fatto che la polizia norvegese abbia un uso limitato delle armi, ma sono critiche sociali che spesso sono soffocate dal contesto o raccontate in modo didascalico e ripetitivo.

Oltre ad un incipit poco originale e troppe linee narrative, Detective Hole si sovraccarica di ulteriori strutture, fatte di flashback, sogni o comunque inserti onirici che non fanno altro che azzoppare il ritmo e rendere il tutto gravoso sullo spettatore. Questo sovraccarico narrativo cerca di trovare in alcuni momenti di azione o tensione il suo starter per poter ripartire, ma sono appunto scene che non aiutano nel quadro generale. In questo senso 9 episodi risultano troppi proprio perché la carne al fuoco, le deviazioni e le sterzate sono troppe.

Lasciatemi anche dire che, se viste più da vicino, non tutte queste storyline hanno senso, e c'è tutta la puntata finale che è completamente priva di senso.

Anche sul piano più tecnico non posso dire bene perché non ho amato questa luce gialla carica in molte scene per richiamare un caldo straordinario per la città di Oslo. Devo però dire che questa miscela di crime in stile nordico e un sapore più internazionale può essere una carta vincente per una piattaforma come Netflix.

Così Detective Hole mi è diventata quasi indirettamente noiosa: pur non avendo fatto fatica a seguirla mi è sembrata così piena di scelte evitabili o proprio sbagliate che alla fine non mi ha preso come speravo. Visto il successo, l'apertura di Jo Nesbø a proseguire e considerato che si tratta di una saga letteraria molto ricca, immagino che ci sarà una seconda stagione, anche se Netflix non ha ancora dato la conferma ufficiale.



Quella Notte
Miniserie 

Ci sono momenti che possono cambiare il percorso di una vita, o di alcune vite. È il caso di Paula (Claudia Salas), Cris (Paula Ursero, Manuale per Signorine) ed Elena (Clara Galle), tre sorelle diverse fra loro. Succede tutto per caso: Paula e Cris sono arrivate in vacanza da Pamplona nella Repubblica Dominicana, dove Elena vive da un anno, e dove ha avuto una bambina anche se è single. Proprio quest'ultima però una sera racconterà di aver avuto un incidente in cui è morto un uomo, ma, pur trattandosi di legittima difesa, non vuole coinvolgere la polizia. Così le sue sorelle cercheranno di aiutarla, ma le cose andranno sempre peggio. Attraverso diverse prospettive scopriremo non solo cosa è accaduto quella notte, ma anche cosa ne sarà di Paula, Cris ed Elena in futuro.

Quella Notte è arrivata su Netflix il 13 Marzo ed in effetti aveva le carte in regola per piacermi e sembrava perfetta per seguirla alternandola ad altro. Produzione spagnola di soli sei episodi da nemmeno 40 minuti ciascuno, e tratta dal romanzo omonimo di Gillian McAllister, Esa noche mi aveva riportato alla mente la mia adorata Bad Sisters, ma è stato solo un flash.

Qui infatti tanti aspetti non funzionano a partire proprio da quella scelta di fornirci più punti di vista, e quindi più verità, che però si rivela usata in modo piatto e poco accattivante. Tutto si basa più che altro sul rapporto fra le sorelle, che inevitabilmente finiranno per crashare dovendo portarsi dietro il peso importante per le loro azioni e responsabilità.
Questo approccio fa si che, nonostante sembri una serie tv snella, Quella Notte non ha affatto quella leggerezza che ci si aspetti, ma finisce per essere più introspettiva. Infatti si insinuano anche questioni familiari pregresse che cercano di definire anche le dinamiche più attuali.

C'è però un cortocircuito: come appunto Bad Sisters, che aveva più l'animo di una dark comedy che un dramma a pieno titolo, Quella Notte infatti inizia con un tono quasi da commedia, con momenti quasi divertenti e toni sopra le righe. Tuttavia quasi verso metà stagione lo stile cambia improvvisamente, finendo appunto per diventare appunto una serie tv molto più cupa degli inizi. Questo non sarebbe di per sé un problema, se non fosse che le interpretazioni sono per tutto il tempo più esasperate di quanto sarebbe necessario in un genere simile. 

Il finale, che è invece ambientato parecchi anni più tardi rispetto all'incidente, non ha aiutato a migliorare le mie opinioni generali su Quella notte, perché oltre a non essere così originale, mi è sembrato fatto in modo pigro, e con trucchi prostetici poco convincenti.
Direi insomma che è forse una delle serie tv più dimenticabili dell'ultimo periodo su Netflix.



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