Due chiacchiere su Hamnet di Chloé Zhao: meritava l'Oscar?

 Alla fine, come immaginavo, non sono riuscito a recuperare la visione di almeno alcuni dei film candidati agli Oscar di quest'anno prima della premiazione. Oltre ad alcuni titoli di cui ho già parlato, sono però riuscito a vedere Hamnet - Nel nome del figlio, ed ho pensato di chiacchierarne con voi perché forse la mia opinione ha una sfumatura un po' diversa. 


Hamnet ha una doppia ispirazione: è tratto dall'omonimo romanzo di Maggie O'Farrell che a sua volta racconta, in modo romanzato, la morte del figlio di William Shakespeare. La storia fa un passo indietro partendo da quando il drammaturgo (qui interpretato da Paul Mescal, Aftersun, Estranei) era ancora un giovane uomo che insegnava latino per ripagare i debiti familiari mentre sognava di scrivere le sue opere teatrali. E ci riuscirà trasferendosi da Stratford a Londra, ma di mezzo intanto nascerà l'amore con Agnes Hathaway (Jessie Buckley, Fingernails, Cattiverie a domicilio).

Agnes ha una particolare sensibilità, conosce le proprietà delle erbe ed è essenzialmente una donna libera, al punto che non è ben vista da molti, inclusa la madre di William, Joan (Emily Watson). Tuttavia l'amore fra Agnes e Shakespeare porterà presto i suoi frutti: prima Susanna ed un paio di anni più tardi i gemelli Hamnet e Judith.
Mentre William è lontano per lavoro però qualcosa di imprevisto accade nella vita della famiglia, infatti i due gemelli si ammalano portando alla morte di Hamnet. Da questa tragedia Shakespeare creerà la sua opera più celebre, l'Amleto.

Hamnet - Nel nome dei figlio, sebbene sembri logicamente tratto da fatti realmente accaduti, in realtà si basa solo su teorie e ovviamente romanzature di quello che possa essere accaduto nella vita di Shakespeare in quel periodo. L'approccio in ogni caso non è biografico in senso tradizionale: non seguiamo tutti i passaggi ad esempio della vita di Agnes e William ma solo alcuni punti salienti. Anzi è un film che punta l'attenzione ad altro, rendendo universalizzabile e decisamente contemporanea una storia ambientata nel '500.

Si parte da una storia d'amore intensa, profonda, di quelle che sembrano destinate a durare tutta la vita, ma imperfetta, fatta di distanza, di silenzi, di modi di fare in parte differenti. Si passa per uno dei momenti più drammatici per un genitore, ovvero la perdita di un figlio piccolo, ma questo trauma ci viene mostrato ancora una volta con due prospettive diverse. Da un lato Agnes, visceralmente legata alla natura, ma che non troverà conforto in essa, chiudendosi in un bozzolo; dall'altro William, anche lui chiuso nel suo guscio, ma che trasformerà questo dolore in arte, probabilmente nell'unico modo in cui sapeva elaborarlo.


In realtà questa elaborazione del lutto ha un ulteriore livello perché ci viene raccontato anche da Agnes come figlia non solo come madre. È proprio su di lei che Hamnet - Nel nome del figlio ci fornisce maggiori dettagli e sviluppi, ed è bello vedere come hanno reso il rapporto fra Agnes e la natura: sembra quasi che la foresta parli, bisbigli, urli insieme a lei. Le scene della natura sono davvero le più suggestive e a tratti inquietanti, ma tutta la messa in scena e la fotografia del film di Chloe Zhao sono esteticamente belle da vedere. Direi che è quasi una rappresentazione materica, dove le consistenze degli oggetti, i colori, i materiali sembrano risaltare particolarmente.

Questo contorno dà ulteriore forza (anche se non ne hanno bisogno) alle interpretazioni di Paul Mescal e Jessie Buckley, che come dicevo riescono a calzare i ruoli, ma allo stesso tempo trasmettere il dolore di un dramma senza tempo.


È soprattutto Jessie Buckley secondo me, avendo anche visto gli ultimi film in cui è stata coinvolta, ad aver trovato quel ruolo che può farle fare un passo avanti nella sua carriera: la sua Agnes è una donna forte ma fragile, matura e al tempo stesso segnata dalla sua infanzia. Non so dire se meritasse più di altri di vincere l'Oscar perché non ho visto tutti i film in gara, ma la sua interpretazione è sicuramente il plus di questo film e meritava un riconoscimento.

Un po' più defilato è il ruolo di Mescal perché il suo Shakespeare sembra scomparire in alcuni punti, ed è in generale un personaggio di cui sappiamo poco da un punto di vista emotivo. Anche ad esempio il rapporto col padre (qui interpretato da David Wilmot, Bodkin, House of Guinness), per quanto sembri conflittuale, finisce per non avere alcun peso da metà film in poi.
Queste però sono solo alcuni dei dubbi che Hamnet mi ha suscitato e forse nemmeno i più "pesanti". Infatti nonostante sia un film che ha davvero molti momenti drammatici, a volte non mi ha coinvolto come dovrebbe. Ho capito, un po' a mente fredda, che ci sono due ragioni: il primo è che proprio questi momenti sembrano di mancare di amalgama emotiva col resto delle scene. Il secondo è che negli attimi più drammatici sembrano eccessivamente marcati, come se volessero a tutti i costi caricarli di un forte pathos.


Molti aspetti di Hamnet - Nel nome del figlio sono teatrali, giustamente anche visto il suo protagonista, ma qui non sembra giocare a suo favore. 
Ci sono poi altri due elementi collaterali che hanno contribuito a questo distacco e che mi sono "arrivati" in un certo senso dopo. Il primo è il brano On the Nature of Daylight di Max Richter, che appunto ha curato la colonna sonora del film, che mi è sembrato un po' troppo moderno, inflazionato e già sentito per un film ambientato nel 1500. Il secondo aspetto riguarda la logica della nascita di Amleto. Il film afferma che i nomi Hamlet e Hamnet fossero intercambiabili all'epoca, ma, sebbene non sia un cultore di Shakespeare, che io sappia l'opera teatrale si discosta tematicamente dal messaggio del film. Capisco che il poeta inglese potesse dedicare un'opera al figlio, seppur smentito dagli storici, ma si fa fatica a rivedere nel principe Hamlet il povero Hamnet.

Quindi con le sue indiscutibili qualità, dal mio insignificante punto di vista il film di Chloé Zhao non era forse il più papabile per l'Oscar e su di me è stato meno intenso di quanto mi aspettassi.




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