Nelle ultime settimane, fra le altre, ho seguito e terminato alcune miniserie tv disponibili su diverse piattaforme in streaming. Ve le racconto in breve giusto per darvi qualche dritta qualora non le conosciate ma cerchiate questo genere, più rapido, di serie tv.
Vanished
Il 2 Febbraio è arrivata su MGM+, canale aggiuntivo di Prime Video, la miniserie Vanished che mi aveva incuriosito per gli attori coinvolti.
La protagonista è Alice (Kaley Cuoco, Based on a true story, Gioco di ruolo), la quale è in viaggio col fidanzato Tom (Sam Claflin, Ultima Notte a Soho, Enola Holmes) verso il sud della Francia. Quella che però doveva essere una vacanza romantica presto si tramuta in un mistero sempre più fitto e pericoloso. Tom infatti scompare improvvisamente dal treno, e Alice non ha la più pallida idea di come rintracciarlo. Persino la polizia la snobba, asserendo che è passato poco tempo per fare denuncia di scomparsa. Ma, preoccupata, la donna inizierà ad investigare nonostante le difficoltà con la lingua, scoprendo dettagli dal passato e dal presente di Tom che non conosceva e che le riveleranno che nulla è come sembra.
Ero curioso di vedere questa Vanished perché pensavo potesse essere ben fatta visto il cast di volti noti, fra cui anche Matthias Schweighöfer da Oppenheimer e Brick e l'incipit in effetti faceva pensare ad una di quelle storie che ti tengono allo schermo. Temevo, in verità, che Kaley Cuoco ricascasse per l'ennesima volta nel solito personaggio un po' incasinato, a tratti goffo, sempre vicino ad una crisi di nervi, come in The Flight Attendant, ma qui è leggermente diversa. La sua Alice è una donna sveglia, intelligente che però si ritrova in circostanze più grandi di lei e con il problema linguistico che la limita parecchio.
Rispetto ai lavori precedenti dell'attrice, Vanished è una crime story a pieno titolo che non sfocia nella commedia praticamente mai, ma che ha appunto delle vene da investigazione.
Se quindi la recitazione non è il punto debole della miniserie, è la sceneggiatura e l'impostazione a renderla dimenticabile. Ho infatti avuto l'impressione che la trama fosse semplicistica e che Vanished fosse una di quelle produzioni televisive poco ispirate, giusto per creare un nuovo titolo.
Anche regia, musiche e fotografia mi hanno ricordato proprio una fiction che possiamo vedere anche sui nostri canali nazionali.
Se amate il genere e ne divorate in quantità industriali, allora Vanished si può anche accodare alle serie tv che possono in qualche modo intrattenervi, ed in generale non lo trovo un titolo in qualche modo dannoso. C'è da dire però che la durata di soli quattro episodi è l'arma a doppio taglio che non ha giovato. Se da un lato infatti il ritmo è snello e anche in una serata si può vedere tutta la miniserie, dall'altro manca quella cottura lenta che il genere vorrebbe. Così sia le indagini che le caratterizzazioni dei personaggi risultano poco articolate e sfaccettate e quindi, come dicevo, conclusa la quarta puntata cui siamo già scordati di Alice, Tom e tutto il cucuzzaro.
Amadeus
Dal 23 dicembre 2025 al 6 gennaio 2026 su Sky e Now sono arrivati a cadenza settimanale i cinque episodi di Amadeus, miniserie ispirata all'omonimo film del 1984 diretto da Miloš Forman.
Will Sharpe (The White Lotus, Landscapers) veste i panni di un giovanissimo Wolfgang Amadeus Mozart già noto per il suo estro creativo in tutta Europa, ma che a Vienna trovò parte della sua fortuna ed anche della sua sventura. Qui infatti venne accolto dalla corte di Giuseppe II (Rory Kinnear, The Diplomat, Gli anelli del potere) ma sarà soprattutto il compositore Antonio Salieri (Paul Bettany, Here A Very British Scandal) a seguire Amadeus nel suo percorso. Salieri infatti era già il compositore di corte e provava una profonda ammirazione per il talento di Mozart, ma quando lo incontrerà non troverà quell'uomo dalla morale integerrima che si aspettava. Col tempo anzi nascerà in lui acredine, rivalità e invidia verso quel giovane talento che non rispetta un così potente dono divino. Così Salieri ideerà un piano per distruggere Mozart.
Confesso che non ricordo di aver visto il film da cui è tratto Amadeus, ma non ho avuto molta voglia di recuperarlo, accontentandomi di questa miniserie sicuramente imperfetta. In realtà la produzione Sky ha dalla sua tutte le carte in regola per funzionare: ottimi attori, un buon budget per ricostruire con attenzione scenografie e costumi, ed ovviamente l'ottima musica classica che avevano a disposizione.
Tutto sommato questa versione di Amadeus mi è piaciuta, si segue bene al netto di un paio di episodi che scivolano un po' lenti rispetto al ritmo generale, ed è appassionante.
Si coglie chiaramente la spirale che coinvolgerà entrambi i protagonisti: Mozart da un lato divorato dal suo stesso talento, mentre Salieri dalla competizione immaginaria che vivrà più che altro nella sua mente.
Manca però di reale impatto emotivo che potesse rendere la miniserie uno scalino superiore ad altre.
È come se la parte meramente tecnica superasse quella del pathos forse proprio perché la storia non si prestava ad essere dilazionata in un minutaggio così lungo.
Alla critica di minore potenza non tanto rispetto al film, che non ho visto, ma rispetto alle mie aspettative, tocca farne un'altra che riguarda il cast. Non mi ritengo un integralista quando si parla delle origini biologiche e quindi delle sembianze fisiche degli attori che vanno ad interpretare determinate parti. Ma non posso negare che essendo coinvolte persone realmente esistite, è un po' difficile non notare che Amadeus abbia qualche problema nel cast. Tutti bravi attori, certamente, ma le origini giapponesi di Sharpe stonano un po' con quelle austriache di Mozart.
È vero che quella di Amadeus è una storia a dir poco romanzata, ma se per la regina Carlotta avevamo un vago pettegolezzo per accettare una attrice nera, qui non c'è un appiglio per fare altrettanto. Senza contare che Bridgerton poi racconta una storia completamente inventata.
Sicuramente se amate i period drama e la musica classica, Amadeus può rispondere al vostro gusto, se invece cercate qualcosa di più credo possa non bastare.
Mrs Playmen
Mrs Playmen è arrivata su Netflix il 12 novembre 2025 ma io l'ho vista più di recente, incuriosito da una storia che non conoscevo. E credo che questa miniserie annoveri proprio fra gli aspetti positivi il fatto di far conoscere una vicenda che penso molti (come me) ignorassero.
D'altronde quella di Adelina Tattilo e Playmen non fu solo un problema di costume, ma ben più radicato della società, e che inevitabilmente si legava alla politica e alla chiesa.
Non c'è nemmeno il tentativo di proporre qualcosa di particolarmente originale da un punto di vista di regia (di Riccardo Donna) e fotografia, che punta ad una color correction calda per richiamare appunto gli anni '70 e poco altro. Ho capito anche poco la scelta di inserire un brano contemporaneo come Love On the Brain di Rihanna quando non ci sono altri elementi similari.
Sarebbe servita forse una maggiore verve nella sceneggiatura, che potesse dare un ritmo più coinvolgente: penso ad esempio ai momenti di tensione che si sciolgono abbastanza facilmente, ed in generale 7 episodi a tratti sembrano troppo, specie quando si divaga su altri personaggi.
A voler essere critici in Mrs Playmen il tema dell'emancipazione femminile, centrale nell'evoluzione della protagonista, non sembra passare da una questione di principio e uguaglianza, ma solo di sopravvivenza per Adelina Tattilo e del suo giornale, e quindi una necessità meramente economica. È vero che lei deve imporsi in un mondo maschile e acquisire credibilità, ma non ci viene raccontata una parabola più ampia.
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