Due nuovi film biografici che (purtroppo) si somigliano...

Sono fra quelli che apprezzano un buon film biografico, anche su personaggi che conosco poco e nulla, perché molto spesso sono l'occasione per approfondire delle storie vicine a noi, magari correggendo poi alcune romanzature. Con questo intento mi sono approcciato a due film di questo genere che comunque, seppur funzionando nel ricostruire una parentesi sulle vicende personali dei vari protagonisti, secondo me potevano fare di meglio.


A proposito dei Ricardo (2021)


Lucille Ball e Desi Arnaz sono la regina e il re della sit-com negli anni '50. Il loro I Love Lucy (Lucy ed io) è fra gli show di Hollywood più seguiti, e la loro relazione suscita quasi invidia. Eppure, in una sola settimana, sembra che tutto si stia per sbriciolare: da un lato i problemi lavorativi nel creare appunto la serie sui Ricardo, dall'altro l'accusa nei confronti di Lucille Ball di essere comunista, e soprattutto la crisi nel matrimonio fra l'attrice ed il marito Desi.



Titolo originale: Being The Ricardos
Genere: biografico, drammatico

Durata: 131 minuti
Regia: Aaron Sorkin
Uscita in Italia: 21 dicembre 2021 (Prime Video)
Paese di produzione: Stati Uniti

Aaron Sorkin firma la sceneggiatura e la regia di un film biografico dal taglio particolare, visto che Being The Ricardos intreccia l'interpretazione delle vicende di Ball e Arnaz, alle, seppur brevi, interviste di persone reali le quali circondavano la coppia sul lavoro o nella vita privata.
È un progetto interessante nel suo insieme, perché Sorkin apre più finestre nello stesso momento che tutto sommato funzionano nel loro insieme e sono bene bilanciate: una finestra si affaccia alla contemporaneità con le interviste appunto a collaboratori e amici, una, che è la principale, su questa settimana particolarmente difficile per Lucille e Desi, e un'altra finestra ancora sul passato della coppia, sulla nascita del loro rapporto.


A proposito dei Ricardo inoltre funziona anche dal punto di vista del ritmo, dei dialoghi, della messa in scena curata e dettagliata, che ci porta dal privato della coppia, fino al mondo del cinema e appunto nel retroscena della creazione della sit-com.
Credo però che questo film avesse bisogno di essere ristretto: oltre due ore di pellicola sono secondo me eccessive, perché in fondo il filone principale è una frattura che accade in una settimana. Ho trovato che troppi minuti fossero ripetutamente concentrati sulla visione lavorativa di Lucille Ball: è chiaro sin da subito che dietro un personaggio svampito e dolce, c'era una donna decisa e forte, che aveva una visione lucida di come funzionasse il suo lavoro e puntasse sempre al meglio.


È buona in questo senso l'interpretazione di Nicole Kidman, che mi piace sempre quando viene calata nel passato, e Javier Bardem, ma tutto il cast per me è sicuramente promosso.
Dall'altro lato il film mi è sembrato un po' opaco sul rapporto fra la Ball e Desi Arnaz: è vero che di tanto in tanto facciamo un salto nel loro passato, seppur in maniera poco chiara alle volte, ma non basta.
La visione dell'insieme secondo me è interessante, specie se non conoscete come me la storia dei due, ma patinata ed emotivamente altalenante. Being the Ricardos pecca nel voler unire troppi aspetti, finendo per dimenticare l'ottica più privata ed intima che potesse toccare l'animo dello spettatore (scusate non so perché sto parlando come se fossi un esperto). 

Voto 7



Respect (2021)


Largamente anticipata, l'ultima biopic sulla regina del Soul, Aretha Franklin, ci fa conoscere uno spaccato del suo vissuto che dall'infanzia ci porta alla sua ascesa e alla fama. Non un percorso semplice, visti i traumi che Aretha subì sin da piccola, e una carriera che ha fatto fatica a decollare, anche per queste zavorre emotive che non le permettevano di volare.



Genere: biografico, drammatico, musicale
Durata: 145 minuti
Regia: Liesl Tommy
Uscita in Italia: 30 settembre 2021
Paese di produzione: Stati Uniti


Una buona Jennifer Hudson interpreta una giovane Aretha Franklin, schiacciata in un mondo di uomini che volevano tutto da lei, in un film decisamente più in linea con la struttura classica del genere biografico che tutto sommato coinvolge, ma non brilla mai.
Condensare in due ore una vita straordinaria e al tempo stesso sofferta, non è un lavoro semplice, lo capisco, ma con Respect ci sono secondo me molti problemi di ritmo nella sceneggiatura, che in più punti sembra parcheggiarsi, e in altri sembra andare così di fretta da non darci nemmeno il tempo di riflettere su cosa stiamo guardando.


Ma se tutto intorno si muove più o meno organicamente, è l'interno che sembra non evolvere mai. Non ho colto infatti un particolare approfondimento sull'animo di Aretha Franklin: il tutto viene ridotto ad un inflazionato "demoni", che viene ripetuto in dialoghi un po' troppo impostati, ma ci limitiamo ad assistere a quelli che erano i risultati di questi "demoni", come l'abuso di alcol e l'esaurimento psicofisico. È un film che resta sulla superficie insomma, concentrandosi più sull'Aretha cantante e meno su quello di donna fragile e attivista a favore dei diritti dei neri.
Vi anticipavo che ho trovato Jennifer Hudson abbastanza brava, anche nell'interpretare i brani che pare abbia cantato mentre filmavano. La sua Aretha è però abbastanza piatta un po' nel corso di tutte le epoche, e la colpa credo sia proprio della sceneggiatura che non dà il giusto risalto ad un approfondimento più introspettivo.


La conseguenza è che la drammaticità del vissuto di Aretha Franklin fa fatica ad emergere, e personalmente mi ha emozionato molto poco, infatti in questo somiglia a Being the Ricardos: film belli da vedere nel loro insieme, magari con una buona costruzione dell'epoca e che danno la possibilità di conoscere storie e personaggi che magari ci sono solo superficialmente familiari, ma lì si fermano nel loro impatto.
Respect però porta il peso di essere una sorta di film ibrido: è troppo lungo e noioso per vederlo a casa, troppo didascalico e poco potente per apprezzarlo al cinema. 

Voto 6




4 commenti:

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  1. Prima o poi li vedrò entrambi, ma darò senz'altro la precedenza a Sorkin (lo amo sempre parecchio).

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  2. Anch'io come Mr Ink, anche se poi a fine lista finiranno, quindi non è detto.

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