lunedì 30 settembre 2019

|Beauty Cues|
Biolis Detox al Carbone Bianco Giapponese 🌾

Non immaginavo che quando ho parlato dei prodotti Biolis Nature lo scorso Febbraio vi avrei incuriosito così tanto, anche perché su questo brand io arrivo in ritardo rispetto a chi magari ha un Tigotà sotto casa. Mi fa piacere anche perché la vostra curiosità è anche la mia, e Biolis ci ha anche saputo solleticare con delle nuove linee sempre in continua evoluzione. Più di recente l'azienda ha creato un'intera gamma di prodotti definita appunto Detox e arricchita con Carbone Bianco giapponese, o, cito testualmente
" 'Binchō-tan', chiamato anche carbone bianco, è uno speciale carbone attivo utilizzato tradizionalmente in Giappone per purificare da impurezze e inquinanti, intrappolandole nei suoi milioni di pori."
Questa linea Biolis contiene 98% di ingredienti naturali, ed esclude dalla formulazione ingredienti come parabeni e siliconi, ma al contrario di La Bioteca Italiana, brand sempre disponibile da Tigotà, non ha certificazioni né può considerarsi ecobio.
Sarebbe stato per me estremamente facile fare acquisti avventati con questa linea Biolis Detox visto che è composta da diversi cosmetici per il viso, il corpo, i capelli, e non mancano scrub corpo e maschera viso, ma io ho fatto il bravo scolaro scegliendo due prodotti, entrambi per la detersione di viso e corpo.



Sono diversi gli aspetti per cui questo docciaschiuma Biolis Nature mi è piaciuto ed anche tanto. Si tratta di un gel fluido ma non troppo liquido da scappare ovunque (AKA finire sul piatto doccia prima del tempo), con un lieve colore grigio probabilmente dato proprio dal carbone, a cui hanno aggiunto un aroma legnoso molto gradevole, un po' più maschile ma comunque fresco e delicato, non troppo invadente né persistente sulla pelle. Se utilizzato con la spugna produce sufficientemente schiuma da aiutarmi nella detersione, ma senza esagerare troppo. È proprio uno shower gel fresco per tutti i giorni, che si sciacqua via molto facilmente. 



Ma è adatto alla quotidianità anche per come agisce sulla pelle: vi dico subito che Biolis non ha creato il prodotto più delicato della storia della cosmesi, e giustamente lo definisce uno shower gel purificante, ma resta secondo me un prodotto abbastanza delicato da poter essere utilizzato un po' da qualunque tipo di pelle.
La stessa Biolis Nature non si sbilancia molto, non fa promesse ad esempio di una idratazione estrema, ma su di me lo Shower Gel al Carbone Bianco deterge in modo accurato e non mi lascia la pelle secca, tirante o pruriginosa, ma morbida e liscia.
Nella formulazione, oltre al carbone, hanno inserito anche glicerina, proteine idrolizzate e tocoferolo, quindi ci sono anche elementi idratanti e condizionanti della pelle, ma direi che una crema o una mist corpo dopo ci sta tutta. Ciò non toglie che lo Shower Gel Detox Biolis Nature resta un prodotto giusto, con un ottimo rapporto qualità-prezzo e che riacquisterei ben volentieri, specie per il periodo estivo quando posso gradire anche prodotti più pratici e freschi che coccolosi. 

INFO BOX
🔎 Tigotà
💸 €1.99
🏋 200 ml
🗺 Made in Italy
⏳ 12 Mesi
🔬Yes Vegan               
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Biolis Detox Sapone Mani e Viso Carbone Bianco Giapponese




Sono sempre titubante quando i detergenti si pongono come adatti a viso e mani perché in genere sono aggressivi per il viso, anche se si dimostrano gradevoli sulle mani, ma nel caso di questo Sapone Mani e Viso Biolis Detox ho dovuto cambiare idea.
Anche in questo caso il prodotto è un gel fluido e con un lieve odore legnoso, sebbene per le mie narici sia ancora più delicato rispetto allo Shower Gel, aspetto che gli fa guadagnare qualche punto. A contatto con l'acqua non produce particolare schiuma ma questo però non è sinonimo di una scarsa efficacia, anzi.
Il Sapone Mani e Viso al Carbone Bianco infatti deterge molto bene le mani, lasciandole pulite, ma ovviamente la prova del 9 è stata utilizzarlo sul viso, ed è stato un prodotto valido. Saprete forse che io utilizzo detergenti in gel principalmente per la pulizia del viso serale, quando sento l'esigenza e voglio una completa e profonda rimozione di tutto ciò che ho sul viso, dal sebo alle briciole della cena, e questo Sapone Detox di Biolis riesce benissimo nell'impresa. 
Nonostante sia indicato come purificante, trovo che deterga bene il viso ma non mi lasci la pelle troppo tirante o secca, o con quell'aspetto opaco dato da un lavaggio troppo aggressivo. Sicuramente però è un sapone che mi pulisce a fondo la pelle, si porta via il sebo in eccesso e mi lascia la pelle luminosa e fresca.


Nel caso di questo prodotto Biolis infatti non lo suggerirei come un detergente viso per pelli secche o particolarmente sensibili, ma piuttosto per pelli da normali a miste. Io stesso l'ho utilizzato durante il periodo estivo e terminato durante questo settembre ancora decisamente caldo, quando la mia pelle non è ancora inaridita dalle basse temperature. Aggiungo che non mi ha dato particolare fastidio agli occhi, ma anche in questo caso non lo consiglierei a chi ha occhi molto sensibili (o è distratto al punto da ficcarsi il sapone negli occhi).
Per quanto riguarda l'INCI devo darvi una notizia shock: è identico a quello dello Shower Gel al Carbone, ma proprio uguale, stessi attivi, stessa posizione dei componenti. Ora, io non sono un chimico e lo sappiamo che non contano solo gli ingredienti ma anche le percentuali di questi, ed è possibile che nel caso del sapone mani e viso Biolis siano diverse rispetto al gel doccia. Vi dicevo ad esempio che la profumazione secondo me è più delicata, ma questo non è bastato a convincermi e quindi ho voluto provare a deterge il corpo con questo sapone mani.
Ho notato che anche su una spugna produce meno schiuma rispetto allo Shower Gel Detox, ma la sensazione sulla pelle per me è identica. Credo quindi che il Sapone Mani e Viso al Carbone batta per rapporto quantità prezzo il gel doccia, dimostrandosi un prodotto efficace anche sulla pelle del viso, ma all'occorrenza anche più versatile. 

INFO BOX
🔎 Tigotà
💸 €2.99
🏋 300 ml
🗺 Made in Italy
⏳ 12 Mesi
🔬Yes Vegan               
💓⇒ 🌸🌸🌸🌸 



Come sempre aspetto di sapere la vostra esperienza con i prodotti Biolis, ma soprattutto quali sono i must che devo recuperare.



venerdì 27 settembre 2019

|Beauty Cues #WeeklyMask|
Sugar Scrub Esfoliante Nutriente L'Oreal 🍫

L'esfoliazione è uno dei passaggi della skin-care secondo me più importante, ed è uno di quegli step che apprezzo sempre. Col tempo e i plurimi tentativi ho capito che su di me l'esfoliazione che funziona meglio è quella con peeling chimici, alfa e beta idrossiacidi o acidi della frutta, che trovo diano un risultato più accurato, omogeneo, profondo e duraturo nell'eliminare le cellule morte.
Tuttavia d'estate è sconsigliato utilizzare esfolianti chimici specie su zone esposte come il viso, e, per quanto io sia ligio nell'applicare la protezione solare, preferisco sospendere questo tipo di prodotti tornando ai vecchi e cari scrub "meccanici".
Ne cercavo già uno pronto, che fosse semplice da utilizzare, non costasse troppo e che potessi reperire facilmente, oltre al fatto che speravo fosse efficace ma non aggressivo, ed ho avuto fortuna con lo Sugar Scrub Esfoliante Nutriente di L'Oreal.



Avrete visto in giro questi bei barattoli che racchiudono i trattamenti viso che L'Oreal ha lanciato nel corso dello scorso anno, includendo maschere e tre diversi scrub viso, e conoscendo un po' la mia pelle ho preferito la versione Esfoliante e Nutriente, che non solo è adatto al viso, ma pare sia utilizzabile anche sulle labbra.
Si presenta come una crema che potrei definire quasi una pasta, abbastanza compatta a vederla nella confezione, ma che scorre molto facilmente, diventando sottile e fondente, ed ovviamente contiene tanti piccoli granelli. L'Oreal stessa ci dice che si tratta di tre zuccheri fini
"Zucchero Bianco: estratto dalla barbabietola e composto da cristalli fini con un diametro più piccolo per un’azione efficace sulle cellule morte e i residui di impurità.
Zucchero di Canna: ricco di Vitamine B (B5 e B6) che donano nutrizione e protezione..
Zucchero Grezzo: ricco di Vitamine B contiene minerali indispensabili come calcio e magnesio essenziali per il metabolismo e la differenziazione delle cellule."

In questo Sugar Scrub, proprio per essere nutriente hanno inserito anche alcuni oli e burri, come semi di girasole, di cocco, di olio di nocciolo di albicocca e il burro di cacao, ma tutti questi elementi non rendono la formulazione pastosa o unta, seppur sicuramente si avvertono man mano che lo si massaggia sul viso. Secondo me dovete avere una pelle almeno normale o ancora meglio tendente a secco per apprezzare questo Sugar Scrub Esfoliante Nutriente. Se avete una pelle più mista, o grassa potrebbe risultare un po' untuoso, ma potrebbe essere la coccola per il periodo freddo. Inoltre l'azione esfoliante è supportata da chicchi di semi di cacao molto sminuzzati, e dalla perlite, un minerale che viene spesso usato come alternativa alle microplastiche.



A proposito dell'utilizzo L'Oreal suggerisce di praticare dei movimenti circolari sul viso pulito ed asciutto, e di aiutarsi con acqua tiepida per favorire il massaggio. Secondo me non ci sono vincoli: applicarlo sul viso umido fa sì che i granelli si sciolgano più in fretta, quindi se avete una pelle sensibile può essere la soluzione ideale, ma di per sé non è uno scrub esageratamente granoso e ruvido da poter causare problemi alla pelle. Io non mi sono mai ritrovato rossori o chissà cosa altro di peggio. Per una azione un po' più incisiva invece ho utilizzato questo Sugar Scrub L'Oreal semplicemente su pelle asciutta, anche senza aiutarmi inumidendo le mani, perché semplicemente il calore della pelle scioglie i granelli, ma in modo più lento, avendo maggiore tempo di azione esfoliante.



In ogni modo lo utilizzi, lo Sugar Scrub Nutriente di L'Oreal mi lascia davvero la pelle più liscia, più soffice, e anche più nutrita. Riesce a portarsi via tutte le zone ruvide, ispessite e le pellicine dando alla pelle anche un aspetto un po' più omogeneo, gradevole e luminoso. Credo che questo sia merito di una azione combinata da un lato l'esfoliazione di questa miscela dai granelli molto sottili, dall'altro quegli elementi che fanno sì che la mia pelle resti elastica e non tirante e secca come mi è capitato in passato con altri scrub viso. Rimuoverlo poi è abbastanza semplice e veloce, basta un po' di acqua tiepida. Anche sulle labbra si comporta egregiamente nel lasciare la zona liscia, senza graffiare, e ovviamente leggermente più idratata ed anche senza lasciare sapore.



Lo Sugar Scrub Esfoliante Nutriente di L'Oreal mi è sembrato una piccola chicca da trovare fra gli scaffali, il suo profumo delicato e dolce lo rendono ancora più piacevole. Certo, non abbandonerò i miei esfolianti chimici, anzi non vedo l'ora di ricominciare ad usarli, ma non provavo un prodotto L'Oreal da davvero tantissimo tempo, anzi credo di non aver mai parlato di questa azienda da quando faccio review sul blog, e son contento di notare che abbiano un po' rivisto quelle formule che ricordavo, spesso aggressive o raffazzonate.


INFO BOX
🔎 Grande distribuzione, Acqua e Sapone
💸 €5.90
🏋 50 ml
🗺 Made in Francia
⏳ 12 Mesi
🔬 //
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mercoledì 25 settembre 2019

{Recensioni Film 🎥🎬}
C'era una volta a... Hollywood (visto da chi non ama Tarantino)

L'intera struttura di questo blog si basa su un'unica trave, un po' debole, fatta dalla mia ignoranza, ma anche dalla mia voglia di conoscere ed approfondire ancora meglio le mie passioni, ed è stato spesso stimolante potermi confrontare con voi, ma anche con me stesso. Questo blog più volte mi ha spinto ad andare oltre, a spostare i miei confini un po' più in là rispetto a dove li avevo tracciati, ma senza stravolgere me stesso, ed i miei gusti.
Ad esempio non ho mai amato troppo i film di Tarantino, ma non per antipatia nei suoi confronti, né perché non ne riconosca il talento, ma semplicemente credo che io e Quentin abbiamo punti di vista ed interessi diversi, per poterci ritrovare.
Però, come vi dicevo, mi piace spingermi un po' oltre ed ho voluto dare una possibilità a C'era una volta a... Hollywood (2019).



Tre vite che si toccano, in parte si intrecciano, ma che restano autonome per la loro strada: quella di una stella nascente, Sharon Tate, quella di una stella cadente al polo opposto, l'attore Rick Dalton, e quella del suo amico nonché controfigura Cliff Booth, una stella che non ha mai realmente brillato, vittima della sua cattiva fama, e di un carattere non proprio facile.
Dalton si troverà a subire il cambio di rotta che il business cinematografico stava affrontando alla fine degli anni '60 ovvero l'era della New Hollywood, incaponito però nel non voler cambiare minimamente il suo ruolo, nel non voler rendersi più disponibile ed aperto alle novità. Questo porterà l'attore ad essere demoralizzato per il suo futuro, ma l'arrivo di Sharon Tate e del marito Roman Polański che si trasferiranno vicino casa sua in Cielo Drive, lo risveglieranno da quella depressione che lo stava avvolgendo.



Vorrei dirvi di più sulle faccende di questi tre, ma ho letto che Tarantino non vuole spoiler per cui non vorrei che passando di qui mi faccia una cazziata. Posso dirvi però che secondo me C'era una volta a... Hollywood riesce in quelli che immagino fossero gli intenti. Da un lato ci racconta le manie, le passioni, le dipendenze di queste star di Hollywood che sembrano perfetti in tutto, ma alla fine si ritrovano soli, oppressi dalle loro stesse ossessioni, dal loro carattere, o semplicemente da quella che è la vita. La stessa Sharon Tate, che potrebbe sembrare più fortunata degli altri personaggi, perché è bella, giovane, ha talento e sembra avere una vita da sogno, alla fine nessuno la riconosce quando va in giro, ed è praticamente costantemente sola.


Dall'altro lato c'è il cinema, visto da tutte le sue angolazioni possibili, da chi lo fa, a chi lo guarda, dal dietro le quinte, alla sala in cui vengono trasmessi i film. C'era una volta a... Hollywood è un film con all'interno tanti film, e tanti pezzi di film in una sorta di tetris che alla fine ha i suoi tasselli praticamente tutti al loro posto. Credo che in questo Tarantino abbia raggiunto il suo scopo: una celebrazione di tutto ciò che ama, ma senza dimenticarsi di un sapore amaro, di un contrasto, del lato più cupo, ma anche ironico, esagerato e grottesco che credo un po' lo rappresenti. Non manca quel lavoro certosino di citazioni, autocitazioni, collegamenti a vecchi lavori, e l'attenzione alle piccole fissazioni (per non dire feticismi) che anche chi come me non conosce ogni singola sua opera, può notare.
Nonostante non ami questo regista non posso dire che C'era una volta a... Hollywood sia del tutto fuori dalle mie corde, sebbene alcuni elementi per me non abbiano centrato l'obbiettivo.



Trovo fantastico Leonardo di Caprio che credo in questo film abbia dimostrato la sua versatilità, ma ho trovato un po' sciapi sia Brad Pitt, che soprattutto Margot Robbie.
Se Pitt, seppur con dialoghi poco coinvolgenti, da un lato ne esce comunque bene, specie per quanto riguarda quelle scene che mi hanno trasmesso una certa inquietudine, quando ci troviamo al ranch dei Manson, dove si intrecciano diverse sensazioni, come un senso di disagio, tensione e ribrezzo, dato anche dal fatto che conosciamo la cupa parentesi che riguarda appunto la famiglia Manson; dall'altro lato Margot Robbie secondo me se la passa peggio, visto che non spicca, non riesce nel poco tempo in cui appare ad avere ad esempio dei dialoghi che potessero darle un po' di profondità.


Se la consideriamo la rappresentante della superficialità dello star system mi sembra un po' sparare sulla croce rossa, visto che è comunque una ragazza molto giovane che non conosce benissimo il mondo in cui lavora. Se invece consideriamo la sua ingenuità, o la sua purezza in questo senso, credo che avrebbe avuto bisogno di maggiore spazio per poter trasmettere meglio il suo messaggio.
Ciononostante non ho sofferto di noia nella visione, non mi ha indispettito il fatto che più che un evento speciale, il film riprenda una parentesi del vissuto dei personaggi, per cui buona parte di C'era una volta a... Hollywood prosegue in maniera lineare, e direi quasi banale, per arrivare poi alla parte più succulenta per lo spettatore.


Tarantino ha scritto la sua favola, con un suo finale specifico, e credo che i suoi estimatori più fedeli non potranno far altro che apprezzarla e lodarla, un po' come si fa con un amico che ha raggiunto una meta che magari non condividiamo, ma che rappresenta il suo sogno.
Io, da ignorante, che non ho una cultura cinematografica se non basata su una scarsa esperienza da tipico spettatore pop-corn e Coca Cola (non è vero, non mangio al cinema, ma rende l'idea) son rimasto soddisfatto da C'era una volta a... Hollywood, che mia ha regalato nostalgia, un po' mi ha fatto riflettere, ma mi ha anche lasciato un sorriso storto sulla faccia.


Titolo originale: Once Upon a Time in... Hollywood
Genere: drammatico
Durata: 161 minuti
Regia: Quentin Tarantino
Uscita in Italia: 18 settembre 2019
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Voto 7.5



Dai Quentin, sono stato bravo per questa volta, la pizza la offri tu.



lunedì 23 settembre 2019

|Beauty Cues|
Il primo siero per CAPELLI di The Ordinary: SHOOK!

Sarebbe stato quantomeno strano se, dopo i tantissimi sieri viso che The Ordinary ha lanciato, e con cui si è fatta conoscere in tutto il mondo, non avessero pensato anche a prendersi cura anche di altre parti del corpo. È vero che alcuni dei loro prodotti sono versatili, e nulla vieta di utilizzare ad esempio degli acidi esfolianti anche su braccia e gambe, o gli oli anche su capelli e corpo, ma  mancava un prodotto specifico e The Ordinary ha colmato uno dei loro gap lo scorso anno introducendo il Multi-Peptide Serum for Hair Density.



The Ordinary ha scelto di utilizzare per questo prodotto la formulazione che più gli riesce meglio, ovvero un siero dalla consistenza molto liquida, scorrevole, tanto che se non ci fosse l'etichetta penserei che sia indicato per il viso. Al tatto rivela una lieve oleosità, ma è davvero una texture leggera e che si assorbe molto facilmente.
Per dirvi tutto quello che contiene il Multi-Peptide Serum for Hair Density non posso che citare la stessa Deciem che come sempre offre una descrizione molto accurata (anche se pare che a molti scocci leggere poche righe). In questo caso, tra l'altro, credo meriti un po' di attenzione in più.
"Questa formula concentrata è progettata per supportare la salute dei capelli in modo che appaiano più spessi, più densi, più pieni e sani. Le tecnologie presenti in questa formula comprendono il complesso REDENSYL ™ (con estratto di legno di Larix Europaea e l'estratto di foglie di camelia sinensis), il complesso peptidico Procapil ™ (con biotinoil tripeptide-1), il complesso peptidico CAPIXYL ™ (con estratto di acetil tetrapeptide-3 e trifolium Pratense), Complesso BAICAPIL ™ (con estratto di radice di Scutellaria Baicalensis, estratto di germe di Triticum Vulgare ed estratto di germe di soia glicina), AnaGain ™ (estratto di Pisum Sativum) e caffeina ad alta solubilità (1% di caffeina netta in peso), in un prodotto ultraleggero, con base emolliente per una penetrazione efficiente. La concentrazione totale di queste tecnologie nella formula in peso è del 21,15%."
Come inoltre specificato sempre sul sito Deciem, la formulazione non contiene siliconi e alcol, che poi è stato ciò che mi ha dato la spinta a provare questo Multi-Peptide Serum.
Sinceramente non ho indagato su eventuali studi che riguardano l'efficacia di ogni singolo attivo, perché nella maggior parte dei casi si tratta appunto di complessi in cui più elementi lavorano in sinergia, ed io non sono il piccolo Dexter, ma in generale agiscono tutti, in maniera più o meno diversa, per un'unica causa: rinforzare i capelli, lavorare sulle fasi della nascita, dello sviluppo e della caduta del capello o sul micro-circolo che irrora il bulbo. Però, e secondo me non è un caso ma anzi è importante sottolinearlo, da nessuna parte The Ordinary afferma che questo siero ferma la caduta dei capelli o ne stimola la crescita.



In tutte le descrizioni l'azienda ne parla come di un prodotto che fa apparire i capelli più spessi, e credo che messa in questi termini faccia pensare quasi più ad una soluzione esclusivamente estetica, che si rimuove con i lavaggi, più che ad un trattamento anticaduta. Non so se dietro ci siano ragioni legali, visto che Deciem rivende gli stessi prodotti in tutto il mondo ed ogni paese ha regolamenti diversi anche sui claim, o semplicemente la cautela di non voler fare il passo più lungo della gamba.
Se ci pensate però è un controsenso: le indicazioni di uso specificano a chiare lettere che il Multi-Peptide Serum va applicato sul cuoio capelluto pulito con un massaggio e non va risciacquato, ma lasciato agire tutta la notte. Questa operazione va fatta quotidianamente, non ci sono limiti o cicli da seguire.
A me questo modo di applicazione fa pensare a qualcosa che agisce sul follicolo, e non sulla fibra, visto che le lunghezze restano escluse.
Sembra un cavillo su cui vi sarete già annoiati, ma secondo me è importante per posizionare le nostre aspettative sull'efficacia del prodotto, e quindi su cosa realmente promette The Ordinary. O per lo meno, ditemi che non sono allucinato.
Usare il Multi-Peptide Serum for Hair Density per me è estremamente semplice grazie alla pipetta che consente appunto di raggiungere lo scalpo: io mi limito ad applicare la quantità di siero che si preleva con un push del contagocce. Al massimo ne uso due, o tre se mi sento proprio generoso o sono stato poco accorto nel distribuire il siero sul capoccione. Le prime volte pensavo che più ne mettessi e meglio sarebbe stato, in realtà poi ho capito che stavo solo sprecando prodotto visto che essendo liquido scorre praticamente da solo sul cuoio capelluto. Cerco inoltre di fare un massaggio che muova il cuoio capelluto così da attivare la circolazione.



Avevo paura che il Multi-Peptide Serum potesse sporcare i capelli e che il giorno dopo dovessi fare lo shampoo, ma non è tecnicamente così. Appena applicato infatti possono risultare i capelli appena umidi, lo noto soprattutto all'attaccatura, ma tempo 10 minuti sono completamente asciutti ed è come se non avessi messo nulla. Io cerco sempre di attendere prima di andare a dormire, cosicché il cuscino non assorba eventualmente parte di trattamento.
Tuttavia ammetto che sui miei capelli, che tendono ad essere secchi e spessi, con l'utilizzo di questo Multi-Peptide Serum il giorno del lavaggio arriva già dopo 3 giorni, e non dopo i 4 o 5 abituali. Per me non è un dramma, e comunque so che i miei capelli non amano qualunque prodotto che vada dopo il balsamo per loro natura, figuratevi essere impastati ogni sera con un siero rinforzante. Immagino che dei capelli che si ingrassano anche solo a guardarli difficilmente possano sopportare un prodotto di questo tipo tutti i giorni. Ma, non avendo profumo, non crea odori che possano scontrarsi con quelli della nostra hair care routine.
Il mio trattamento con il Multi-Peptide Serum for Hair Density The Ordinary è iniziato lo scorso Maggio (e poi non dite che non testo bene i prodotti), applicandolo ogni sera, quando in verità non avevo una grossa perdita di capelli, ma sapete che per noi ragazzi la caduta è comunque un problema costante, specie superati i 25/28 anni, quando il diradamento colpisce più che mai, specie in determinati periodi dell'anno. Su di me, per quanto fortunato, ad esempio noto che non ho più le densità che avevo a 18 o 20 anni.
Il primo beneficio che ho notato dal Multi-Peptide Serum è che il mio cuoio capelluto, che può diventare secco, prudere, darmi la sensazione che tiri, era più lenito e fresco. Diciamo è stato un effetto praticamente immediato, dopo un paio di applicazioni, nonostante non avessi un problema intenso da questo punto di vista in quel momento. Nel corso degli utilizzi però ho notato anche un risultato sui capelli: vedevo che iniziavano a crescere sempre più baby hair che stavano ripopolando in particolar modo l'attaccatura davanti. Dopo già circa un mese/un mese e mezzo, anche al tatto avevo l'impressione che i capelli fossero più folti e pieni, più corposi, non tanto per il diametro dei singoli fusti (che ad occhio mi sembra sempre quello), ma proprio per il numero di capelli.



Avere però una prova scientifica ed inconfutabile che il siero The Ordinary stesse funzionando per me è un po' difficile, e magari poteva essere un caso che quei nuovi capelli stessero crescendo.
Però un giorno il mio stesso parrucchiere ha dimostrato una certa fatica nel tagliarmi i capelli. La mia chioma richiede da sempre una sfoltitura abbastanza profonda, e quel giorno mi disse che gli sembravano "cresciuti molto", nonostante io vada quasi puntualmente ogni mese, e lui non si sbilanci  poi tanto, sapendo con che ha a che fare.
Ma, dopo due testimonianze, non potevo venire qui senza almeno una prova fotografica. Sapete che sono abbastanza imbranato a scattare foto, e monitorare ogni singolo capello nuovo era praticamente impossibile. La mia attenzione si è quindi concentrata sulla zona per me più complicata ovvero la parte alta delle tempie in cui si intravede quella che sarà la mia stempiatura. Non mi aspettavo che la zona si ricoprisse completamente di capelli come per magia, visto che non è mai stata completamente omogenea, ma anche lì ho subito notato un miglioramento.
La prima foto è stata scattata a metà maggio, quando ho iniziato ad usare il Multi-Peptide Serum, mentre la seconda a metà giugno. Io noto che qualche capello sembra più rinforzato e scuro, e la zona bassa più ripopolata da una sorta di peluria (passatemi il termine poco romantico). Si intravede anche la parte dell'attaccatura che sembra più "affollata".


Finita la prima confezione, dopo circa due mesi e mezzo, ho provato a fare un periodo di pausa, anche per vedere se si scatenava un effetto rebound, ma non è accaduto nulla, se non che sentissi la mancanza della sensazione lenitiva al cuoio capelluto, e quindi ho ripreso una seconda confezione, che continua a darmi soddisfazione e sono esterrefatto dal vedere i risultati. Tutt'ora, a distanza di circa cinque mesi, mi ritrovo con una intera ciocca che si sta via via allungando. L'area delle foto, come immaginavo non si è completamente riempita, ma è rimasta più o meno come a Giugno.
Arriviamo però alla fine dell'estate e a Settembre. Praticamente sin da inizio mese ho avvertito il cambio di stagione ed il famoso "periodo delle castagne", infatti, nonostante stia applicando religiosamente il siero, la caduta dei capelli c'è. Non è copiosa e problematica, e a me sembra una reazione assolutamente fisiologica all'estate. È una fase di transizione quindi per i miei capelli che devono subire e superare autonomamente, ma che non mi fa cambiare idea su questo prodotto.
Per la mia esperienza credo quindi che l'azione del Multi-Peptide Serum for Hair Density The Ordinary sia quella di un siero per capelli rinforzante, che stimola la crescita e che aiuta a sostenere la salute del bulbo pilifero, ma non ha una diretta e forte efficacia che possa bloccare completamente la caduta stagionale dei capelli, almeno non la mia. Penso sia un siero che può essere utilizzato tutto l'anno, che entra facilmente nella hair routine e che possa apportare veri benefici con costanza, io infatti credo che non lo abbandonerò molto facilmente considerando quanto mi abbia soddisfatto. Spero che The Ordinary decida di ampliare la gamma hair care perché ne abbiamo bisogno.

INFO BOX
🔎 theordinary.com, feelunique.com, lookfantastic.it
💸 €17.90
🏋60ml
🗺 Made in Canada
⏳ 12Mesi
🔬 Cruelty Free
💓⇒ 🌸🌸🌸🌸🌸 



venerdì 20 settembre 2019

|#backtoseries|
Serie Tv in costume, fra mistero e storia🕵🏻‍♂️

Ci sono due elementi che bussano fragorosamente alla mia attenzione quando si parla di serie tv: il primo sono le storie cupe, intriganti, magari con un mistero da risolvere; il secondo elemento è invece l'ambientazione storica, un'epoca passata, specie se si tratta dei primi anni del '900 o dell'età vittoriana. Così sono capitato a vedere serie come Alias Grace, The Terror (di cui ancora devo recuperare la seconda stagione ma ho fede), o anche Taboo e The Alienist, di cui aspetto ardentemente i nuovi episodi. E proprio queste caratteristiche hanno le tre serie tv che ho visto ed ho pensato di raccogliere per parlarvi delle mie opinioni.


Agatha Christie - La serie infernale
The ABC Murders
Miniserie
⭐⭐⭐🌠


Andata in onda su Sky Cinema lo scorso Marzo, e già il titolo dice moltissimo di questa serie, che infatti si basa su uno dei romanzi di Agatha Christie con l'immarcescibile Poirot
Si tratta di una miniserie inglese in tre episodi che non si discosta molto dal suo genere, da quello stile, per meglio dire, che spesso caratterizza gli sceneggiati UK: atmosfere cupe, ritmo costante ma non sempre al massimo.
L'incipit de Agatha Christie - La serie infernale è particolarmente interessante: siamo sempre abituati a vedere Hercule Poirot al top, brillante, anche fisicamente reattivo, ma in questo capitolo quell'aurea quasi magica che avvolgeva l'investigatore sembra quasi svanita. Poirot è invecchiato nel corpo e in parte nello spirito, non viene più preso sul serio dai colleghi e dalle nuove generazioni, e soprattutto il passato si fa risentire, specie nei suoi momenti più dolorosi.
Proprio per questo il giovane ispettore Crome prenderà sotto gamba, almeno nei primi tempi, la denuncia di Poirot per le strane lettere che riceve da colui che si firma  A.B.C.. Sarà solo dopo il primo omicidio che Crome capirà che non si tratta delle farneticazioni di un vecchio, ma di un reale, terribile caso da risolvere.



The ABC Muders mi è piaciuta parecchio come miniserie, principalmente perché è ben fatta, nella ricostruzione dello stile degli anni '30, nella recitazione, nei dialoghi e più in generale nella scrittura. Essendo composta da solo tre episodi difficilmente ci si può stancare, a me son volati praticamente, ed anzi è perfetta per chi ama il genere ma non ha tempo per serie tv odisseiche da 20 puntate a stagione.
John Malkovich riesce a bilanciare bene questo Poirot non più giovanissimo, che sente ancora quella fiamma ma che deve riscoprire se stesso per tornare in sella. Un po' più limitato e forse antipatico il ruolo di Rupert Grint, ma inutile dire che mi pare se la cavi bene, così come mi è sembrato inquietantissimo Eamon Farren.
Più in generale, come sempre capita nei gialli, è la coralità dei personaggi che ha la meglio, e credo che tutti abbiano reso bene la loro parte.


Tuttavia devo dire che io stesso qui e lì ho sperato che la trama accelerasse in particolare perché La serie infernale ha un ritmo quasi ciclico per cui può risultare noioso vedere che stanno per ripetersi le stesse dinamiche che magari abbiamo visto un episodio precedente, e con la consapevolezza che la vera risoluzione ovviamente, come nei migliori classici, arriverà alla fine.
Se siete fan di Agatha Christie ed avete letto il romanzo conoscete l'epilogo della storia, io non sapevo nulla per cui non avevo spoiler, però, col senno di poi, il finale non mi ha convinto del tutto. Non voglio anticipare nulla ma se c'è una cosa che mi lascia perplesso è quando gli antagonisti restano sullo sfondo o non appaiono affatto per saltare poi fuori all'ultimo. Nel caso de The ABC Murders, non è così palese questa debolezza, ma c'è e ve la sottolineo.



Avrei inoltre voluto un approfondimento sul passato di Poirot, che ci fanno odorare quasi fin da subito ma che resta un po' appeso lì, senza un profondo collegamento con il resto.
Questo però non toglie alcun merito ad Agatha Christie - La serie infernale, che su di me ha avuto sicuramente un certo fascino, ma mi serve per spiegare meglio come mai una miniserie validissima avesse "solo" tre stelle e mezzo da me. Sarebbe interessante vedere altre miniserie con John Malkovich sempre nei panni di Poirot e proseguire questo brand.


Alto Mare
Alta mar
Prima stagione
⭐⭐⭐



Molto carina questa serie tv spagnola firmata da Netflix e presente sulla piattaforma dallo scorso 24 maggio. Otto episodi tutti a bordo di questo magnifico transatlantico che dalla Spagna deve dirigersi a Rio de Janeiro, ma non sarà un viaggio a cuor leggero per l'equipaggio che conta alcune delle famiglie più facoltose, e soprattutto per le bellissime sorelle Carolina ed Eva Villanueva. Sono proprio le due ragazze che scateneranno il caos facendo salire a bordo clandestinamente una sconosciuta, che, terrorizzata, pare stia scappando da un fidanzato che non vuole sposare. Sembra però che tutto vada per il meglio nelle serate glamour sulla Barbara De Berganza, fino a quando una donna finisce in mare. L'equipaggio e le due giovani donne si ritroveranno coinvolti nelle indagini che diventeranno sempre più difficili fra omicidi, dissidi e vecchi rancori.



Potrei dire che i punti di forza di Alto Mare siano Jon Kortajarena, Jon Kortajarena e Jon Kortajarena, ma sarei ingiusto (più o meno). Io l'ho trovata una serie tv molto carina, piacevole, intrigante, e soprattutto con una ambientazione bellissima. Siamo negli anni '40, ed i costumi, così come le scenografie hanno tanti dettagli davvero belli. Certo, alcuni effetti, specie della nave dall'esterno, mi son sembrati un po' cheap, probabilmente perché non è una serie tv con un budget ingente, ma son particolari che non influiscono troppo.



Le otto puntate scorrono molto bene, le ho viste quasi consecutivamente perché comunque anche quei punti più deboli della storia, quando sembra che il ritmo rallenti, vengono rinfrescati da un colpo di scena che ci risveglia. Così come questo gioco in cui non capisci mai bene chi siano i buoni e chi i cattivi secondo me è ben congegnato e confonde al punto giusto lo spettatore.
Alto mare però si becca tre stelle per diverse ragioni: non è proprio colpa della serie se a me è risultata un pelo scontata. Intanto l'intreccio della storia non è così forte da risultare sempre estremamente coinvolgente o convincente. Alcuni colpi di scena mi son sembrati deboli e che io stesso, che sono arguto come Topo Gigio, riuscivo a prevedere.



In generale lo stile di Alto mare è quello di una serie tv che non scende mai nel macabro o nel cupo, che non si vuole sporcare, ma che vuol restare leggera, che non rinuncia agli attimi di romanticismo e che non dà (e non credo voglia dare) spunti di riflessione. Penso ad esempio ad Eva che ci viene presentata come giovane ed intraprendente, moderna per l'epoca ed il ruolo che ricopre, ma alla fine non ci danno mai la possibilità di scoprire effettivamente le sue qualità. Anche lei finirà per ricoprire il ruolo della donzella in pericolo che aspetta il suo principe. Un po' tutti i personaggi restano in superficie, se non quando l'approfondimento diventa funzionale a suscitare il sospirino nello spettatore.
Ci sono un paio di elementi minori che inoltre mi hanno lasciato perplesso.



Ad esempio il fatto che i capelli di Carolina siano sempre perfettamente lucidi ed in piega. Vi giuro, sempre. Ma anche alcuni personaggi secondari mi hanno dato da che pensare. Ad esempio la bella Verónica, cameriera personale delle Villanueva, contesa da tutti non si capisce bene per quali qualità, visto che a me è risultata solo volubile, infantile e decisamente arrivista, e solo un modo per gli sceneggiatori di aggiungere altre storielle friccicarelle al filone principale.
Scende insomma la qualità attoriale e più generale rispetto ad esempio a The A.B.C Murders, ma Alto mare ha il pregio di avermi tenuto compagnia, di non avermi fatto sbadigliare troppo e di avermi stimolato a voler seguire la seconda stagione e non solo per Jon Kortajarena.



Gli ultimi Zar
The Last Czars
Miniserie
⭐⭐⭐



Non mi soffermo troppo su Gli Ultimi Zar, che il tre luglio è apparsa su Netflix in sei episodi, e che gli amanti della storia di Nicola II, della consorte Aleksandra e della leggenda di Anastasia non potranno perdersi.



Non scendo troppo nei dettagli visto che si tratta a tutti gli effetti di una docu-fiction in cui la storia degli ultimi zar appunto ci viene raccontata da una ricostruzione di luoghi e fatti che lascia a bocca aperta per la bellezza e penso per la fedeltà, ma anche da alcune interviste ad esperti e storiografi che ci forniscono un ulteriore approfondimento su ciò che ha portato alla fine, dopo 300 anni, dell'impero dei Romanov.
Io sinceramente non sono del tutto soddisfatto da questa scelta, e un po' mi spiace perché l'impegno che hanno messo nel ricreare le parti recitate è davvero molto alto, e non credo ci fosse bisogno di uno spiegone costante da parte degli studiosi interpellati.


Purtroppo credo che quegli interventi vadano a spegnere un po' di quella magia in cui la serie ci immerge, in quest'epoca e in questi avvenimenti molto tristi sicuramente, ma che fanno parte della storia e che mi affascinano molto. Credo inoltre che non ci fosse bisogno di avere uno stacco così netto fra parte documentario e fiction per diverse ragioni. Tutti conosciamo la storia dei The Last Czars, il mito di Anastasia, il terrore di Grigorij Rasputin, per cui difficilmente la serie avrebbe potuto offrire di più. Avrebbero dovuto invece puntare a farci sognare, a trasportarci agli inizi del '900, sfamarci con quelle ricostruzioni che vi dicevo poco più su e farci rivivere quel tragico climax, che già da solo ha un impatto emotivo molto forte.



La serie aveva già un narratore, per cui non ne servivano altri: Pierre Gilliard, il docente dei Romanov, già ci racconta in parte quali furono i danni dell'impero degli zar, per cui forse avrebbero dovuto puntare più su lui, magari con qualche piccola forzatura, ma senza spezzare la narrazione.
Credo inoltre che col senno di poi, conoscendo com'è andata a finire e tutti i dettagli del quadro politico mondiale, è più facile per uno storico dire cosa avrebbe dovuto fare Nicola II, di chi avrebbe dovuto fidarsi, come avrebbe dovuto agire in campo socio economico e quali sviluppi avrebbe dovuto apportare alla Russia dell'epoca. Ma, ed in questo Gli ultimi Zar riesce bene nel raccontarcelo, Nicky era un uomo del suo tempo, cresciuto e plasmato in un determinato ambiente con una certa mentalità. Lui è la causa ma anche il frutto dei suoi errori, così come la sua famiglia, e per questo non serviva che uno storico interrompesse una serie tv per spiegarcelo (non me ne vogliate).


Ho forse un po' il dente avvelenato, ma ho visto il bellissimo potenziale de The Last Czars e mi spiace sia stato in parte buttato via dalla voglia credo di educare e spiegare al meglio quell'epoca, togliendo non solo quel coinvolgimento emotivo che può suscitare questa storia, ma anche lo stimolo e la curiosità di approfondire separatamente che dovrebbe nascere spontaneo in ognuno. 










mercoledì 18 settembre 2019

|Beauty Cues|
Solari Coreani Purito 🥰

Confesso che su di me la cosmesi coreana ha avuto un fascino tiepido, non solo per la reperibilità dei prodotti, ma anche perché non mi importa della provenienza dei cosmetici, ma più degli ingredienti che i prodotti contengono e molti di questi alla base della K-Beauty ormai sono in parte disponibili anche nei nostri prodotti. Finché si tratta di qualche maschera viso in tessuto, magari dalla confezione simpatica, sono stato anche curioso, ma non credo avrò mai tempo e voglia di fare questi 10 step della loro routine.
Tuttavia so bene che la loro passione per la cura della pelle da parte dei coreani li ha spinti a ricercare formulazioni estremamente più piacevoli e funzionali, specie in quel prodotto che più di tutti può essere fastidioso e sgradevole da utilizzare quanto più frequentemente è richiesto: la protezione solare.
Da più parti ho sentito decantare le magnificenti texture che i coreani sono riusciti a donare ai solari con SPF alto, e quindi non potevo certo non dar loro una chance. E con la scoperta di Yesstyle, di cui vi ho raccontato com'è andato il mio primo ordine, ho avuto modo proprio di sperimentare una vera protezione solare coreana, anzi due.
Per questo mio primo esperimento ho scelto Purito un brand di skin care appunto della Corea del sud, nato nel 2013. Purito non è un insulto in coreano, ma è l'unione di "Purify" e "To" che deriva da un carattere cinese, 土 e significa "suolo"; la congiunzione dei due termini sono alla base della filosofia dell'azienda che è quella di utilizzare ingredienti purificati da inserire in prodotti puliti e sicuri che vadano a rinforzare e proteggere la pelle.


Nei cosmetici Purito non ci sono parabeni, oli minerali, siliconi, etanolo, PEG, e altre sostanze che non vogliamo, così come si tratta di un brand Vegan e Cruelty Free, e pare che donino parte dei loro ricavi per associazioni alla difesa dell'ambiente e degli animali. Le confezioni esterne sono fatte di carta riciclata. Inoltre i prodotti sono certificati EWG Verified, che è la prima certificazione coreana che sinceramente conosco poco bene. Ho capito che la Environmental Working Group utilizza una votazione che va da 1 a 10 in base alla documentazione di sicurezza su un determinato ingrediente.


Diciamo che non voglio addentrarmi in questa questione che non conosco bene, è un argomento controverso ma credo che le foglioline verdi che la EWG attribuisce possano essere un po' fraintese da noi che abbiamo il nostro biodizionario, in quanto non corrispondono ai semafori a cui siamo abituati. Questo per dire che Purito non è un brand ecobio come noi lo intendiamo.
Al momento la linea di solari che Purito offre racchiude tre prodotti, ma io ne ho scelti due, che possono essere usati su viso e corpo, ma non sono indicati per la spiaggia ma per un uso quotidiano. Tutti i solari di questa azienda sono PA++++ che nella cosmesi asiatica sta per Protection Grade of UVA, quindi il grado di protezione dai raggi UVA, che in questo caso è il più alto.


PURITO Centella Green Level Safe Sun SPF50+ PA++++



La Centella Green Level Safe Sun è la protezione solare con filtri chimici che Purito propone in due varianti, di cui una unscented, ma io certe volte sono cieco e sembra che non legga le cose in giro.
Quindi un solare con filtri chimici ma anche altri ingredienti interessanti. Purito dice:
"Il prodotto rinfrescante e morbido non lascia sensazione di viscosità grazie ad una combinazione di oltre il 70% di base acquosa e 3 ingredienti essenziali, estratto di Centella Asiatica, acido ialuronico e tocoferolo.
L'estratto di centella aiuta a lenire la pelle e la produzione di nuovo collagene migliorando l'elasticità della pelle. Il tocoferolo forma uno strato protettivo sulla pelle. Le molecole di acido ialuronico apportano 1.000 volte più idratazione alla pelle migliorando l'umidità e l'elasticità."
Pare che la Centella abbia una buona azione riparatrice sulla pelle, agendo in caso di cicatrici e appunto rughe, per questo nella cosmesi coreana è così diffusa in diverse varianti. Decisamente più in basso nella lista degli ingredienti troviamo un altro elemento che dovrebbe avere un'azione lisciante, ovvero l'adenosina, un aminoacido. Ovviamente non può mancare la vitamina B3, ovvero la niacinamide, che praticamente è in tutti i cosmetici coreani. Inoltre la Centella Green Level Safe Sun è aromatizzata con oli essenziali, visto che Purito non inserisce fragranze artificiali: esattamente olio di camomilla e di lavanda.
In ogni caso il sito è fatto davvero bene, con persino uno swatch della crema migliore dei miei.



Dalla mia esperienza con la Centella Green Level Safe Sun SPF50+ di Purito ho capito che per me è un po' "troppo" da diversi punti di vista. Questo solare ha davvero una consistenza molto gradevole, si stende praticamente senza guardare, risulta fresca sulla pelle e si assorbe anche abbastanza rapidamente senza lasciare appiccicume né far aumentare la sudorazione.
Non fa alcuna scia bianca, tanto che la posso mettere anche senza prestarci attenzione e soprattutto nelle giuste quantità. È però un po' "troppo" la profumazione: molto fresca, che non mi convince del tutto, ma soprattutto l'intensità per me è eccessiva per un prodotto per il viso. Ad esempio, se mi avvicino al contorno occhi, sebbene non mi faccia lacrimare, sento che qualcosa mi disturba. Fortunatamente è una sensazione di pochi minuti, perché l'odore svanisce in fretta.
Vi dicevo che Purito ha creato, com'è nella filosofia della skin care coreana, dei solari per uso quotidiano, per questo non ha una particolare resistenza all'acqua, ma tiene bene ad un sudore non eccessivo.



Credo inoltre che come protezione solare sia davvero valida: la pelle non si arrossa e non si surriscalda.
Ma c'è un altro aspetto che è un po' troppo: se appena applicata la Centella Green Level Safe Sun ha una bella cremosità leggera che risulta piacevolmente idratante sulla pelle, nel corso delle ore perde questa confortevolezza risultandomi più pesante, come se si percepisca molto di più sulla pelle. Anche il finish, che risulta luminoso e naturale appena applico la protezione, diventa unticcio e poco gradevole.
Tutto questo vi risulterà alla fine normale visto che questo solare Purito ha un SPF alto, ed è effettivamente una "reazione" frequente con questa tipologia di prodotto, ma io cerco la protezione migliore, più comoda e che giorno dopo giorno mi metta voglia di utilizzarla. Penso però che una pelle un po' più secca o un periodo non così caldo ed umido possano dare giustizia alla Centella Green Level Safe Sun.

INFO BOX 
🔎 Yesstyle.com
💸 €10.40
🏋 60ml
🗺 Made in Corea
⏳  12 Mesi /scadenza sulla confezione
🔬 EWG Verified
💓⇒ 🌸🌸🌸🌱             


PURITO Comfy Water Sun Block SPF50+ PA++++


La Comfy Water è invece la versione con filtri minerali fisici di Purito e credo sia anche più chiacchierata, proprio perché si tratta di una protezione solare più recente in gamma e che pare abbia davvero conquistato tutti. Dopo averla provata ha conquistato anche me, ma le mie impressioni come sempre non sono solo bianche o nere.
Vi dico subito che la Comfy Water Sun Block di Purito adesso è diventata essenzialmente senza profumo, perché hanno eliminato gli oli essenziali di tea tree, arancio dolce e lavanda che conteneva la versione precedente che è quella che ho io. A me sinceramente la profumazione in questo caso non dispiace affatto: è sempre fresca, ma più delicata e gradevole, tendente all'agrumato e non mi dà alcun fastidio. Il fatto che però abbiano reso la crema inodore secondo me le fa guadagnare ancora più punti.
La Comfy Water Purito contiene appunto filtri minerali, sia ossido di zinco che biossido di titanio, ma se da un lato l'azienda specifica che questi ingredienti sono in forma non-nano, dall'altro in Corea del Sud purtroppo non c'è una legge che obblighi a specificare le percentuali di filtri inseriti. È vero che sapere quanto zinco e titanio è stato messo nella formula non è comunque sintomo che quel solare sia più o meno efficace, proprio perché devono esser considerati tutti gli elementi che compongono il prodotto, ma mi avrebbe reso ancora più sicuro sulla protezione solare.
Sappiamo però che la Comfy Water Sun Block contiene anch'essa niacinamide e 
madecassoside, asiaticoside, acido madecassico e acido asiatico, tutti estratti dalla centella, efficaci contro i problemi della pelle e hanno un effetto lenitivo sulla pelle problematica e sulle cicatrici. 

Quel che mi ha stupito di questo solare è sicuramente il modo in cui si stende: nonostante i filtri minerali, quindi la consistenza un po' più asciutta, ed il fatto che non contenga siliconi, riesco ad applicarla senza far casini, senza che restino strane strisce bianche o che non venga ben distribuita. Si sente la grande percentuale di acqua che contiene, ma poi quando questa evapora e si assorbe, è come se si settasse in un finish quasi matt ma molto naturale.
È incredibile come non si senta nemmeno sulla pelle, come nonostante il fattore di protezione 50+ sembra quasi di non averla, ed io non sono certo del team "ne basta poca".
Su di me la Comfy Water Sun Block SPF50+ non fa pallini né si sbriciola, nonostante la applichi sempre dopo aver steso almeno un siero viso. Ho letto che sul sito Purito consiglino di applicare la crema poco per volta, forse proprio per evitare questo inconveniente, ma a me non dà problemi. 
L'aspetto estetico elegante e non lucido che si ottiene dopo averla applicata, su di me si mantiene anche durante il giorno: solo nel caso in cui magari ho messo troppi prodotti idratanti sotto o magari la giornata è molto umida e calda e io devo fare tante cose.


La Comfy Water Sun Block non è appiccicosa, non è soffocante, non mi fa sudare, non fa capricci se sopra ci applichi del make up proprio perché sembra che non ci sia. È solo una protezione solare davvero valida, che non mi fa arrossare la pelle, ma la protegge per bene. Credo che solo le pelli molto abbronzate o scure possano notare un residuo bianco, ma non credo possa risultare strano.
Purito dà anche qualche dritta su come rimuovere la crema, dicendo che sia meglio utilizzare una spugnetta per eliminare meglio tutti i residui, e io non solo applaudo a loro, ma sono anche d'accordo; però in ogni caso la Water Comfy non è resistente all'acqua e mi sembra si rimuova con un comune detergente senza troppa fatica.
Per me la Comfy Water Sun Block SPF50+ Purito è un'ottima protezione solare, l'ho adorata, la riacquisterò e non posso far altro che dire a chiunque abbia una pelle normale, mista, grassa o leggermente secca di provarla perché secondo me resterete sorpresi come me. 

INFO BOX 
🔎 Yesstyle.com
💸 €10,89
🏋 60ml
🗺 Made in Corea
⏳  12 Mesi /scadenza sulla confezione
🔬 EWG Verified
💓⇒ 🌸🌸🌸🌸🌸             


Purito con questi suoi solari mi ha invogliato non solo ad approfondire con i loro prodotti, ma anche a provare qualche altro brand coreano e ad ampliare la mia conoscenza di quel settore, e sappiate che c'è già qualcosa che sta per arrivare.




lunedì 16 settembre 2019

La mia (prima) esperienza con Yesstyle: il tempio della cosmesi coreana (e non solo) 🇰🇷

La globalizzazione è un po' la fortuna di noi che amiamo il beauty, e lo so che detto così sembra orrendo ma se ci pensate adesso più che mai abbiamo a disposizione una quantità di prodotti incredibile. Non ci limitiamo più solo a quel che troviamo sugli scaffali in negozio, ma basta avere una connessione internet ed abbiamo accesso a tutto lo scibile cosmetico.
Dall'America alla Corea, passando per la Spagna, ed anche dalle nostre aziende italiane che se la cavano egregiamente, ma è indubbio che ad avere la meglio al momento è la cosmesi coreana.
Il perché è presto detto: i coreani non ci dormono la notte con questa storia della cura della pelle, creano prodotti con pack simpatici che ci fanno brillare gli occhi, hanno una serie infinita di prodotti con cui comporre i famosi 10 step, ma soprattutto hanno capito quali sono gli ingredienti realmente funzionali da declinare il più possibile, ed unendo tradizione e modernità.
Uno dei migliori e-commerce che ho scovato e che permette proprio di poter scovare piccole perle da quasi tutte le parti del mondo è Yesstyle.com. Si tratta di una piattaforma lanciata nel 2006 che in teoria raccoglie abbigliamento, accessori e piccoli gadget, ma quello che a noi interessa è la sezione beauty, il tempio della cosmetica internazionale, e ve l'avevo spoilerato quando ho parlato di un ottimo solare naturale per il viso, il cui brand è disponibile anche su Yesstyle.



Aziende da ogni dove si riuniscono in questo sito e sono tutte ben suddivise, più o meno per categorie di prodotto, e con la barra di ricerca è facile orientarsi. Semplice è anche piazzare un ordine, e già con 35€ di merce le spese di spedizione standard (7-30 giorni) sono gratuite, mentre costano 4.74€ per ordini inferiori. Come scritto nelle FAQ, tutti gli ordini da Yesstyle vengono spediti da Hong Kong per cui i tempi di attesa si possono allungare anche di molto, e voi potreste stare sempre alla finestra ad aspettare il postino; se però avete urgenza potete selezionare la spedizione rapida (in 5-14 giorni) al costo di 19€ che diventa gratuita per mega ordini da 140€. In tutti i casi le spedizioni sono tracciabili.

Yesstyle è uno dei siti più convenienti che abbia trovato, ma bisogna avere pazienza. I metodi di pagamento sono tanti, io infatti ho pagato con Paypal, ho inoltrato il mio ordine giorno 11 Luglio, ed è stato spedito il 15 Luglio. Gli ordini da questo e-shop passano dall'Olanda, per poi arrivare in Italia e lo sapete bene che gli ordini internazionali richiedono diversi giorni prima di giungere a destinazione. Il mio pacco mi è stato consegnato in Sicilia giorno 31 Luglio via Poste Italiane. Non tanto tempo, ma sicuramente ho atteso impaziente. Come tutti gli ordini che vengono da fuori dell'Europa, anche con Yesstyle si corre il rischio della dogana, con ulteriori costi da pagare, ma io in questo senso sono stato fortunato non pagando nulla. In ogni caso, la mia amica Simona (MissPenny09) ed alcuni suoi iscritti facevano notare che Yesstyle offre una sorta di polizza per cui restituiscono il denaro delle tasse.



Nella mail con il resoconto dell'ordine appare questa clausola che ci linka al modulo da compilare entro 30 giorni con le ricevute del pagamento delle tasse di dogana per il rimborso. Io vi dicevo non so non avuto bisogno di questo processo quindi non so bene se funzioni, ma è una rarità per i siti che spediscono dall'estero.
Il mio pacchetto Yesstyle comunque era a prova di bomba: i prodotti che avevo ordinato, che non erano moltissimi, erano avvolti da più e più strati di pluriball e sono giunti praticamente intonsi, in più erano inclusi alcuni campioncini, aspetto che ho apprezzato.


La mia esperienza con Yesstyle è quindi più che positiva e conto di fare ancora tanti ordini in futuro, visto che mi è sembrato un sito affidabile.
Non ho purtroppo codici sconto da darvi, ma ho notato che Yesstyle dà l'opportunità di iscriversi come Influencer e tramite questo link potete avere uno sconto ulteriore del 5% sul primo ordine e uno sconto del 2% sui successivi. In cambio io guadagno dei crediti da utilizzare sul sito, quindi non pensate ci faccia grande business.

Raccontatemi un po' la vostra esperienza con Yesstyle o se avete altri siti collaudati su cui acquistare cosmetici coreani. E se volete sapere cosa ho acquistato, cliccate qui.





venerdì 13 settembre 2019

|#backtoseries|
13 Reasons Why 3 è COMPLETAMENTE sbagliata! 😣

Sembrava che il vortice che ha inghiottito 13 Reasons Why non potesse scendere ancora più verso lo sprofondo che aveva raggiunto con una seconda stagione stantia di emozioni, piatta, inutile e priva di messaggi positivi, ma la vita e le serie tv che non dovevano essere rinnovate mi hanno insegnato che non c'è fine al peggio.



La terza stagione di 13 Reasons Why infatti mi ha dimostrato come in tredici episodi si possa distruggere un'intera serie televisiva rendendola ancora più assurda, dannosa e poco interessante.
L'errore più grande di questa terza stagione, secondo me, è proprio la capacità con cui la serie si contraddice e si azzoppa da sola più o meno costantemente.
Già prima di avere a disposizione gli episodi, il trailer ci aveva annunciato che uno dei personaggi è morto, e bisognava scoprire il colpevole. Ma ci avevano anche anticipato che il compianto è Bryce Walker.



Già questo trailer ci aveva anticipato troppe cose: intanto che la serie avrebbe avuto un cambio di stile da un certo punto di vista, non più solo teen drama con un importate impatto sociologico, ma quasi un thriller alla ricerca di un assassino.
Ma soprattutto ci hanno fatto spoiler su un passaggio che di per sé è importante ai fini della storia: se mi riveli che un personaggio muore mi togli parte dell'intreccio e della storia.
Il fatto è che nemmeno quelli di Tredici ci hanno creduto, perché hanno fatto fuori il tipo che più faceva comodo, essendo Bryce forse uno dei personaggi più odiati e banali che la serie offriva: bianco, etero, campione negli sport e proveniente da una famiglia benestante, e soprattutto colpevole di molteplici misfatti, fra cui abusi, spaccio di droga, bullismo e nonnismo.
Got a secret, can you keep it?
Ah, no scusate.



Qui si apre un altro problema visto che la rassegna dei possibili colpevoli, oltre che particolarmente scontata nello sviluppo, è praticamente sterminata.
Bryce è il protagonista più stronzo di Tredici, pure il suo fantasma è stronzo, motivo per cui è possibile che chiunque, dal fioraio in fondo alla strada a sua madre, abbia cospirato alla sua dipartita. Ed ovviamente a noi, che avevamo conosciuto Bryce proprio come antagonista, non ci interessa proprio nulla della sua morte né di chi è stato o di come abbiano fatto ad ucciderlo, anche perché è chiaro sia stata solo una scelta comoda allo sceneggiatore, che non perde un personaggio amato dal pubblico, ma ha trovato una ragione per portare avanti la serie tv.
Ma fanno anche di peggio perché in questo terzo capitolo di 13 Reasons Why tentano di ripulire la reputazione di Bryce, non capendo che non solo allo spettatore non interessa, ma che può risultare dannoso per l'assunto che trasmette.


Da questo punto di vista 13 Reasons Why ha sbagliato sotto tutti i fronti. Ad inizio stagione e poi prima di ogni puntata ci fanno sapere che se abbiamo bisogno di aiuto, se siamo vittime di violenza o abusi, dobbiamo rivolgerci a qualcuno, parlare con un amico o ancora meglio con un adulto.
Questo perché 13 Reasons Why è una serie tv per giovani ed ha un pubblico per la maggiore di adolescenti, peccato poi che tutti i personaggi facciano proprio l'esatto opposto ad ogni singola puntata, tentano in ogni modo di non proferire parola su quello che gli sta accadendo e cercano di risolvere situazioni molto complicate da soli. Inoltre potevano prendere anche dei cartonati per interpretare i genitori tanta la loro inutilità: questi adulti sembrano inetti, incapaci di ascoltare un adolescente e di avere empatia nei confronti di un giovane, oltre a risultate poco affidabili nel perseguire la verità.
In pratica in tredici episodi hanno dato fuoco e scavato la fossa a qualunque messaggio positivo o educativo e di speranza si potesse dare ai ragazzi.

Risultati immagini per 13 reasons why season 3 scenes

Quindi non solo cercano di riabilitare il nome di uno stupratore a piede libero, riuscendoci anche male perché sembra bipolare, ma invertono l'ordine delle cose e si contraddicono, mostrando che se fai qualcosa di male puoi farla franca, che se sei colpevole puoi dare la colpa ad un altro, che se sei innocente, anche se ti impicci di continuo, puoi essere perseguitato dalla legge, e che se cerchi di cavartela da solo, con sotterfugi e bugie, chi lo sa, magari ci riesci.
Ma facciamo un passo indietro alla struttura della serie, anche perché non voglio farvi troppo spoiler su ciò che accade.
Un ulteriore modo in cui Tredici si azzoppa da sola risultando noiosa e senza tensione è presentando sempre la stessa struttura narrativa: ad ogni puntata vagliano il movente e ovviamente l'alibi di tutti i possibili colpevoli della morte di Bryce. Alle prime puntate può funzionare ma immaginate seguire 13 episodi che si svolgono sempre allo stesso modo: diventa avvilente.


Inutile dire che, sorpresa!, la risoluzione arriva alla tredicesima puntata quando ormai sei convinto di costituirti come l'assassino di Bryce Walker pur di mettere fine a questo scempio.
Un altro colpo di originalità è ovviamente la voce narrante che non può mancare in 13 Reasons Why. Nella prima stagione abbiamo avuto Hanna Baker, nella terza hanno pensato fosse il momento di aggiungere un personaggio nuovo, ed arriva Ani Achola, che è nuova alla Liberty High ma, non si capisce bene perché, è particolarmente interessata a non farsi i fatti suoi.
Ani è davvero uno dei personaggi più odiosi della storia delle serie tv.


Non fa altro che stare in mezzo, impicciarsi ed intromettersi, far domande, è azzeccosa come pochi, è sempre dietro gli angoli che origlia e spia qualcuno, oltre a mentire di continuo e confabulare con chiunque. È falsa, è bugiarda, è antipatica, è saccente, è doppiogiochista. È l'unica mezza sciroccata che giustifica Bryce, pur essendo la meno titolata visto che l'ha conosciuto per un breve periodo.
Ha la sindrome di Jessica Fletcher ma se la sente anche più psicologa, dà consigli di coppia, fa la sessuologa, la badante e l'infermiera.
Ani è un personaggio costante in 13 Reasons Why 3, e questo la rende ancora più difficile da sopportare. Parla solo quando c'è da spettegolare altrimenti ti guarda con aria di sufficienza ed aspetta che tu magari dica o faccia qualcosa di sbagliato per giudicarti. È una di quelle persone silentemente manipolatrici che non vorresti mai accanto, di quelle che magicamente usa il plurale quando ha la colpa, come per dividere il peso. In una sola parola, è una stronza.


L'utilità di Ani è alla fine cercare di scavare nelle vicende, far ripetere certe circostanze e mettere pulci nelle orecchie di Clay così che possa farle da braccio destro e che ovviamente abbocca come un cretino. Ma tutto quello che riguarda Ani è assurdo: conosce in modo dettagliato anche situazioni in cui non era presente e che al massimo le hanno raccontato, e gli altri continuano a fidarsi di questa ultima arrivata che non solo si dimostra ambigua, ma chiaramente giudica malamente tutti ed è antipatica. L'avevo già detto? Bene, serve ripeterlo nel caso di Ani.
Purtroppo dall'altro lato assistiamo ad un appiattimento dei personaggi, risultano un po' tutti ripetitivi, poco interessanti, come se avessero giusto due o tre emozioni da mostrare e ciclicamente ce le facessero vedere. È vero che la recitazione secondo me è calata molto, specie per Clay Jensen/Dylan Minnette che ha davvero due espressioni, entrambe corrugate e con lo sguardo perso.


Ma c'è di peggio, visto che un po' tutti i personaggi fanno azioni incomprensibili o assurde: da chi vuole scappare chissà dove facendo autostop per sfuggire alla giustizia, a chi appoggia un cartello messicano di riciclaggio di denaro, per farvi capire il livello.
Tyler è un esempio perfetto in questo senso, ha un inizio tremendo (ci credo, con Tony e Clay a far da badanti anche io scapoccerei), e poi peggiora diventando più inquietante, salvo per un'unica scena un po' più emotiva e convincente. Nel suo caso non aiuta anche il doppiaggio che sembra fatto da un robot, e l'attore recita che sembra in decomposizione.



Ma non è solo ciò che fanno i ragazzi in 13 Reasons Why a renderli strani, banali, stereotipati, o problematici, ma anche come vengono rappresentati. Casey Ford ad esempio, questa attivista femminista, che vuole "sovvertire il patriarcato", ovviamente con i capelli corti e i modi sguaiati da maschiaccio. Peggio se la passa Montgomery "Monty" de la Cruz, visto che non credo ci serva un omosessuale frustrato vittima della sua omofobia interiorizzata e da una condizione familiare sgangherata.
Lo stesso finale, su cui non mi soffermo per non fare spoiler, si basa su un cambio dei personaggi del tutto incoerente con quello che avevamo visto fino a quel momento, anche proprio caratterialmente.
Dicevo poco più su che il messaggio educativo che la serie vorrebbe trasmettere si perde del tutto e lo fa nel peggiore dei modi: i colpevoli non mostrano un attimo di rimorso, quando nelle stagioni precedenti non sapevano tenersi un cece in bocca; chi ha comunque commesso un reato, ma non è l'assassino, viene quasi preso in giro dalla polizia come se fosse uno scemetto che ha calpestato le aiuole. È chiaro che c'è sempre di peggio, ma se nemmeno le forze dell'ordine portano un minimo di giustizia sullo schermo, a questo punto nulla ha più senso.


Lo stesso Bryce, redento nemmeno fosse Paolo Brosio, l'unico metodo che conosce per rimediare ai suoi errori è sborsare la grana che gli passa il padre.
In generale il tentativo di portare in Tredici una vastità di temi come l'abuso di droga, i problemi della politica di Trump specie riguardo l'immigrazione, il bullismo, e la circolazioni di armi soprattutto nelle scuole, risulta fiacco perché è troppa roba, spesso rappresentata male e nulla viene approfondito. Ho trovato toccante e che facesse quasi male fisico il modo in cui hanno raccontato l'aborto di Chloe, una scena che nella sua brevità comunque fa riflettere e colpisce, ma questo è uno dei rarissimi momenti in cui 13 Reasons Why 3 riprende un minimo di spessore, ed è appunto così veloce che nemmeno te ne accorgi, né abbiamo modo di capire un po' di più della reazione di Chloe.

Risultati immagini per Chlöe Rice season 3

Il resto di questa terza stagione è un ammasso di dialoghi scontati, noiosi, ripetitivi, di un intreccio che non è intricato ma solo incasinato da colpi di scena e incongruenze, che mettono mal di testa nel cercare di venirne a capo. Alla fine non c'è una logica perché l'obbiettivo è stato creare una stagione, da spalmare obbligatoriamente in tredici puntate, su qualcosa che non aveva alcuna attrattiva e mordente, cercando di darle appeal, cosa che non solo non è riuscita ma ha fatto calare ulteriormente la qualità. 
Credo che 13 Reasons Why sia la peggiore serie tv che abbia visto quest'anno, i problemi sono infiniti, i messaggi sbagliati trasmessi possono risultare realmente dannosi, non a caso, l'attrice che interpreta Ani, Grace Saif, ha dovuto chiudere i social per via dei tanti commenti negativi che dei ragazzini che si appassionano e fanno fatica a capire la differenza fra realtà e finzione le hanno rivolto. Era già successo all'attore che ha il ruolo di Bryce, Justin Prentice, quindi non imparano nemmeno dai loro errori.
La quarta stagione sembra sarà l'ultima, e credo sia una benedizione per tutti, io però non so se intendo perdere ancora una volta 13 ore della mia vita con una serie tv così scadente.




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