|Beauty Cues #WeeklyMask|
La stessa maschera viso in QUATTRO formati diversi! 😍🍋

Da quando #MaskWednesday è diventato un appuntamento fisso, mi son divertito ad unire l'utile ed il dilettevole, mettendo "in sfida" delle maschere viso che magari promettono la stessa efficacia, contengono gli stessi attivi funzionali ma hanno formati e modi di uso diversi.
Questa idea è nata da voi che più volte mi avete detto di preferire una tipologia di maschera rispetto ad un'altra, generalmente le maschere in tessuto contro le maschere in crema per parlare di due macrocategorie, ma questa volta voglio alzare l'asticella non mettendo a confronto solo due maschere ma ben quattro, ognuna delle quali agisce in maniera diversa. Tutte fanno parte della linea Grapefruit di Yes To.



Nata nel 2006 in California, ad opera di due baldi giovinotti, Yes To ha da subito l'intento di creare dei prodotti contenenti ingredienti naturali, iniziando principalmente dalle loro arcinote maschere viso. Ad oggi l'azienda ha ben 10 linee, per lo più rivolte alla cura della pelle, anche se ultimamente stanno spuntando alcuni prodotti per capelli, e tutte ovviamente hanno come elemento centrale un ingrediente specifico. Io ho voluto iniziare la mia esplorazione dalla linea Grapefruit non solo perché contiene estratto di pompelmo, ma soprattutto perché hanno inserito nella formula la vitamina C, infatti tutta la linea è definita "glow boosting", quindi volta a rendere radioso l'incarnato.
Inutile specificare che, proprio per quella che è la natura del formato delle maschere, non possono avere lo stesso identico INCI, ma man mano che le sfogliamo insieme, vedremo un po' le similarità e le differenze. Il range Grapefruit di Yes To è decisamente ampio, ho contato almeno 13 prodotti, ma ovviamente non potevo ammorbarvi.


Yes To Grapefruit Vitamin C Glow-Boosting  Bubbling Paper Mask




La maschera che più mi incuriosiva e che ho utilizzato per prima è la Bubbling Mask: una di quelle che appena vengono a contatto con l'aria iniziano a creare tante bollicine. Lo scopo in genere è quello di purificare, ed anche questa Yes To non si smentisce, infatti l'azienda dice

"con pompelmo, vitamina C e ossigeno per aiutare a purificare e pulire in profondità per la pelle luminosa."

Questo avviene non solo per via dell'ossigeno, o per meglio dire dei fluorocarburi contenuti nella formulazione, ma anche alcuni estratti naturali che hanno funzione astringente e vagamente esfoliante come l'uva ursina, l'achillea e ovviamente l'estratto di pompelmo. La vitamina C non è pura, ma in un suo derivato, il sodio ascorbil fosfato ma se tutto questo vi mette confusione, potreste chiarirvi le idee qui
Nonostante la definiscano una maschera di "carta", è una vera e propria maschera in tessuto, ed è un po' strano perché la stessa Yes To ci tiene a precisare che è 100% cotone. Un po' indecisi. Il taglio di questa cellulosa è comodo ma secondo me un po' piccolo per potersi adattare a tutte le forme di viso.
Comunque la Bubbling Paper Mask ha un profumo delicato e fresco, con un twist dolce e fruttato che mi ricorda un po' una caramella. Perfettamente tollerabile a mio avviso.
Appena l'ho appoggiata sul viso la maschera ha iniziato a produrre bollicine. Io l'ho tenuta in posa circa 20 minuti ed ho notato che affinché la schiuma diventasse omogenea e vaporosa  ci è voluto un po', sicuramente più dei 10 minuti indicati da Yes To, ma in ogni caso non è diventata mai completamente super schiumosa, ed alcune piccole aree erano un po' meno coperte da bollicine.



Una volta rimossa son rimasto davvero stupito dall'efficacia della Glow-Boosting Bubbling Mask: la pelle era davvero, davvero, davvero luminosa, rischiarata ed omogenea. 
Per quanto riguarda una azione sulle impurità o sui pori posso dirvi che sulla mia pelle non ha sortito  un effetto in questo senso particolarmente visibile. 
Dall'altro lato però la pelle era abbastanza idratata. In genere sono stato abituato a sciacquare le bubble mask, perché svolgono una azione detergente proprio perché contengono anche tensioattivi. In questo caso Yes To non dà indicazioni sul da farsi ma ho visto un video ufficiale dell'azienda in cui consigliavano di massaggiare la schiuma fino ad assorbimento. Io ho provato a far così, ma sinceramente la trovavo un po' appiccicosa, quindi ho semplicemente atteso un po' e poi sciacquato il viso e vi consiglio di farlo qualora vogliate provarla. A contatto con l'acqua mi ha dato proprio la sensazione di un detergente, e quindi ho capito di aver fatto bene. Tra l'altro ho comunque mantenuto quell'effetto di pelle radiosa, molto liscia e morbida. Sicuramente dopo avevo voglia di aggiungere almeno un siero sul viso per ripristinare l'idratazione ma l'ho trovata comunque delicata e non mi ha causato alcun rossore. 
La Bubble Mask di Yes To Grapefruit mi è piaciuta moltissimo, è secondo me adattabile a tutti i tipi di pelle e la inserirò nuovamente in qualche futuro ordine.

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Cambiamo un po' rotta con questa Mud Mask di Yes To. Le premesse sono le stesse dell'altra maschera, ma già dal nome capiamo che si tratta di un fango. All'interno dell'INCI infatti troviamo caolino, che da solo già dà una azione purificante, a cui però hanno affiancato ancora una volta ovviamente gli estratti di pompelmo e alcuni elementi esfolianti come l'estratto di acero da zucchero e di limone. Mi hanno colpito poi la presenza di burro di karitè, olio di noccioli di albicocca e l'estratto di mirtillo, che è antiossidante. Anche questa volta non hanno inserito acido ascorbico puro, ma un derivato della vitamina C: l'Ascorbyl Glucoside.
Una crema pastosa dal profumo che non risponde del tutto al mio gusto, è così che si presenta la Yes To Grapefruit Vitamin C Glow-Boosting Mud Mask. Due caratteristiche che messe così suonano come presagio di sciagura ma non è così: la consistenza non è difficile da stendere e non crea pasticci, solo che ha una densità un po' più pastosa appunto, più spessa. Quanto al profumo richiama un po' l'odore fruttato della linea Grapefruit ma io sento anche l'aroma degli ingredienti naturali che non si sposa al meglio con la fragranza inserita nelle formula. È un problema? Certo che no, si sente appena.



Comunque è inutile che i signori Yes To dicano che vale per una sola applicazione, perché fra  la quantità ed appunto la densità del composto, ci tiri su almeno tre applicazioni se sei abbastanza accorto. 
Una volta stesa sul viso la maschera ha iniziato praticamente da subito a tirare leggermente, e in circa 8 minuti era asciutta. Rimuovere la Glow-Boosting Mud Mask non è semplicissimo ed infatti ho sempre usato una spugnetta per far prima e meglio. La cute sottostante tuttavia non era affatto arrossata o secca: questa maschera Yes To infatti ha dato al mio viso una bella luminosità, ma allo stesso tempo la pelle era mattificata. Un leggero miglioramento effettivamente l'ho notato in zona pori dilatati e punti neri, seppur nulla di eccezionale è sicuramente apprezzabile: l'area più coinvolta da queste disgrazie appare sicuramente più omogenea e levigata. La sensazione generale che ho percepito è quella di un buon equilibrio: le zone secche erano un po' più idratate mentre quelle miste, come vi dicevo, opacizzate. So sicuro che le pelli da normali a miste apprezzeranno davvero tanto la Glow-Boosting Mud Mask di Yes To, ma anche io con una pelle ancora un po' più secca, non l'ho disdegnata affatto ed anzi, mi immagino ad amarla ancora di più durante l'estate. Mi è piaciuta associarla dopo ad una maschera in tessuto per completare il trattamento, ma basta anche solo proseguire con la skin care.

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La  Glow-Boosting Paper Mask ci prende in giro come la Bubbling Mask perché è anch'essa a tutti gli effetti una maschera in tessuto, anzi ha proprio la stessa forma. Ma in questo caso non ci siamo: il tessuto è un po' troppo spesso  per il mio gusto, e, nonostante il siero sia omogeneo e sufficiente (non particolarmente abbondante), l'adesione e la confortevolezza durante la posa ne risentono un po'. Superato questo primo scalino, una volta che l'ho tenuta sulla pelle ho avvertito sì una sensazione di freschezza, ma ha iniziato praticamente da subito a pizzicare leggermente, un mix un po' strano, e questo punto un po' inaspettato vista la mia costante frequentazione con la vitamina C. Yes To avverte che questo può accadere, ed in ogni caso non dà fastidio, ma altro piccolo scalino.
Non ho nulla da dire sulla scelta degli ingredienti: è un po' la fusione della Bubbling Mask e della Mud Mask, ed ancora una volta la vitamina C è in derivato, l'aminopropyl ascorbil fosfato.
Il tempo di attesa con la maschera in viso è stato come sempre abbondante, complice una profumazione fruttata che non mi ha dato fastidio.



Prima di rimuovere la Glow-Boosting Paper Mask avevo notato che il siero mi sembrava un po' appiccicoso, percezione che si è confermata anche diversi minuti più tardi: la pelle era leggermente sticky, specie nelle aree in cui il siero si accumula, come i contorni del viso. Non è bastato massaggiare il prodotto o attendere, la sensazione è rimasta. Quindi sì, altro piccolo scalino. Sicuramente però sentivo la pelle più che sufficientemente idratata ed in generale era liscia e levigata, ed aveva un po' più di turgore. Tuttavia c'erano altri aspetti che mi hanno lasciato perplesso. La pelle era solo vagamente luminosa, ma mi è sembrata anche appena arrossata in alcuni punti. Non posso dire che fosse irritata o infiammata perché non era così grave la situazione, ma una volta che togli una maschera vuoi che la pelle appaia anche solo temporaneamente più bella, no?
Inoltre non ho notato alcun effetto astringente sui pori, al contrario di quanto dichiara l'azienda.
Io l'ho fatta un po' drammatica con questa storia degli scalini, ma, nonostante la Glow-Boosting Paper Mask di Yes To non sia stata la peggior maschera che abbia provato, chiaramente non andiamo d'accordo, non la riacquisterei e sono decisamente not impressed.

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Yes To Grapefruit Vitamin C Boosting Sleeping Mask




Ho la fortuna di potermi dedicare del tempo per la cura del viso, per cui non necessito specificatamente di sfruttare la notte per fare trattamenti alla pelle, però mi piace provare qualche sleeping mask, e darvi qualche alternativa e questa di Yes To non mi è dispiaciuta.
È una maschera viso in crema dalla consistenza media, ma quando la si va a spalmare crea una sorta di scia bianca, cosa che, come spiega l'azienda, ci dà la possibilità anche di fare un massaggio al viso. Ovviamente essendo cremosa, nella Vitamin C Boosting Sleeping Mask troviamo molti ingredienti diversi rispetto agli altri trattamenti, come olio di cocco, di jojoba, di avocado, ma anche burro di karitè e cacao. Come vitamina C hanno scelto anche in questo caso l'Ascorbyl Glucoside.
Essendo una sleeping mask, fortunatamente, ha un profumo che non dà problemi, resta agrumato e fruttato ma svanisce molto in fretta.
Nel giro di circa 10 minuti la maschera si asciuga completamente e, pur non risultando proprio impalpabile sulla pelle, comunque non dà fastidio; devo dare ragione a Yes To quando dice che la federa non si sporca: non ho notato effettivamente residui sui cuscini, e sono minimi quelli che restano sulla pelle il giorno seguente.



Di questa Boosting Sleeping Mask posso dirvi, come vi anticipavo, che non è affatto male: al mattino dopo quando sono andato a sciacquare il viso non avevo untuosità, ed è stata una operazione senza intoppi. La pelle appariva sicuramente più radiosa, ma non ho visto una particolare azione astringente sui pori, come promette Yes To. Inoltre era sicuramente più morbida e idratata, ma non sufficientemente da farmi saltare la skin care routine quotidiana.
C'è un aspetto che mi ha lasciato un po' perplesso ovvero la quantità del prodotto e sul packaging: secondo l'azienda sarebbe una maschera monouso ma io ci ho fatto due applicazioni abbondanti. Tuttavia il prodotto è davvero poco, esattamente la bustina che forma il cuscino stampato sulla confezione, ed il pack esterno è un po' troppo ingombrante.
Credo che la Boosting Sleeping Mask Yes To Grapefruit possa adattarsi bene a pelli da normali a miste, magari a coloro che vogliono introdurre nel modo più delicato possibile l'uso di Vitamina C nella propria routine, o semplicemente vuole un booster da usare periodicamente, non avendo particolari problemi cutanei. Io ho maschere per il prossimi 15 anni avvenire per riacquistare proprio questa, ma per chi ha magari una routine viso arrabattata la troverà gradevole.

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La mia simpatia per le maschere viso Yes To non si è esaurita con la linea Grapefruit, quindi ne riparleremo ancora più avanti. Voi intanto se vi va, fatemi sapere quale formato preferite e se le avete utilizzate.




Vecchie collezioni Yankee Candle....e scadono!?

Dopo la variazione sul tema a suon di candele profumate in barattolo sono tornato ad un vecchio amore, ovvero Yankee Candle, che sa ammaliarci sempre con nuove profumazioni fresche di cereria, ma volevo fare un passo indietro ad alcune collezioni passate che comunque potete ancora trovare in giro in qualche negozio, e che magari non conoscevate o semplicemente su cui non vi siete soffermati. Inoltre, visto che ci sono, rispondo ad una domanda molto gettonata.

Inizierei con una delle collezioni che più nel corso del tempo e delle varie uscite mi è piaciuta. Mi riferisco alla Pure Essence, che di anno in anno subisce modifiche, variazioni e novità nella scelta delle profumazioni.
Agli inizi del 2017, Yankee Candle ha introdotto tre varianti: Wild Mint, Linden Tree e Cherry Blossom. Tutte e tre a naso piacevoli, ma mi ci sono approcciato lentamente, nonostante sia una di quelle collezioni che generalmente gradisco di più proprio perché, come suggerisce il nome stesso della linea, è caratterizzata da essenze più leggere, meno mixate, generalmente fresche.


Wild Mint



Foglie di Menta selvatica appena raccolta: fresche, profumate e rinvigorenti.
Note di testa: Foglia di menta selvatica e Foglie di mentastro verde
Note di cuore: Menta piperita fresco
Note di fondo: Muschio e Sandalo

Wild Mint è proprio menta al 100%, profuma come le foglie della pianta aromatica in modo praticamente identico. Un sentore che oserei dire è fra i più naturali che Yankee Candle offre. Per me è piacevolissima, fresca, ha la giusta intensità, alta ma senza risultare troppo pungente anche in una combustione più lunga. Inoltre si diffonde molto bene. Non mi è parso in nessuna accensione che l'odore si mantenga nell'aria una volta che spengo il bruciatore. Non avverto però le note di fondo della descrizione, per me qui c'è solo menta, ma non mi spiace affatto. L'ho trovata una tart originale e molto gradevole, perfetta ovviamente per l'estate, o per quando vogliamo ripulire l'aria in modo fresco ma non invasivo.
Ho riacquistato Wild Mint almeno due volte, per cui non serve aggiungere altro.

Linden Tree



Il fresco profumo del fiore di Tiglio pervaso dai raggi di sole di una giornata tranquilla.
Note di testa: Foglie di hosta e Fiore di Tiglio
Note di cuore: Viburno
Note di fondo: Muschio e Legno di Cedro
Linden Tree è stata una piacevole sorpresa perché per diverso tempo l'avevo snobbata, pensando fosse la solita profumazione fresca che sa di ammorbidente, con qualcosa di pungente e per cui non mi attirava particolarmente. In realtà una volta accesa ho trovato sì, una fragranza fresca che sa di ammorbidente ma con quel qualcosa in più. Di base è una profumazione floreale in cui però sento leggeri accenti legnosi. Soprattutto da accesa ci avverto delle note più frizzanti, come qualcosa di limonoso. Un po' difficile descriverla esattamente, poeticamente potrei dire che sa di aria fresca, pulita di un giardino soleggiato e in fiore. Più semplicemente posso dirvi che per me è promossa, anche per una lunga combustione. L'ho accesa praticamente sia in stagioni fredde che calde, ed è sempre stata una piacevolissima compagnia.
Ha una buona intensità, non altissima, ma si fa sentire e si diffonde molto bene. Buona anche la persistenza una volta spenta, ma non eccelsa.
Come sempre le tart bianche si confermano ottime, e Linden Tree ne è la conferma.


Faccio un passo ancora più indietro alla primavera del 2016 quando, Yankee Candle ha proposto altre tre fragranze per la linea: White Tea, che avevo già recensito qui, Verbena e Vanilla che invece mi avevano attirato un po' meno a primo impatto, ma che poi ho deciso di ripescare.

Verbena


Fiori di verbena abbinati ad agrumi e vaniglia cremosa per una profumazione pulita e rinfrescante.
Note di Testa: Agrumi
Note di Cuore: Verbena
Note di Fondo: Vaniglia
Verbena è l'esempio di come, per me, sia importante provare le tart con calma e magari in diversi momenti. All'inizio una profumazione può magari sembrarmi interessante ma nelle combustioni successiva, quando magari colgo meglio tutto le note, o magari nell'aria non ci sono altri aromi che interferiscono, può non piacermi. Sinceramente non conosco il profumo della verbena, annusando la tart da spenta avverto una fragranza simile alla citronella, quindi un odore agrumato un po' erboso, fresco, e che è di mio gradimento. Una volta accesa però queste belle note vengono eclissate in parte dalla componente vanigliosa che a me, in questo mix, non ha fatto impazzire. Me l'aspettavo più fresca e naturale, e più in linea con l'aroma della pianta. Non la trovo sgradevole, anche a tenerla accesa a lungo, ma non incontra appieno il mio gusto. L'intensità è buona e la durata nell'aria una volta spenta è media.
Non la ricomprerei.

Vanilla


Un profumo di Vaniglia dolce e leggera, zuccherina ma cremosa.
Note di Testa: Zucchero
Note di Cuore: Orchidea, Vaniglia
Note di Fondo: Vaniglia, Muschio Bianco
Vanilla mi aveva attirato perché da spenta mi dava l'impressione di avere una buona profumazione di vaniglia, che non sempre è semplice riprodurre nelle candele. In passato ho provato ad esempio Vanilla Cupcake che per me era troppo sintetica o Christmas Cookie che già era meglio, ma non l'ho più ripresa, forse perché comunque era una fragranza ricca, dolce sicuramente più autunnale e i miei gusti adesso virano verso candele un po' più neutre, fresche, più equilibrate e semplici. Fra quelle provate c'era anche Vanilla Satin che purtroppo è stata ritirata dal mercato europeo. Questa Vanilla di Yankee mi sembra un po' la sorella o forse dovrei dire la figlia di Vanilla Satin, perché nei miei ricordi c'è la stessa profumazione di vaniglia a tutto tondo, in cui il mio naso non percepisce altri mix. Non sento appunto altre note, nemmeno quelle che suggeriscono nella descrizione. Mi piace tanto anche da tenere accesa a lungo, l'intensità è alta, non ha però la stessa permanenza nell'aria di Vanilla Satin a mio avviso. Vanilla è valida in questo formato tart, e mi sento di consigliarla a chi cerca una profumazione alla vaniglia non troppo stucchevole. Non credo la riacquisterei, ma ho finito la tart con piacere.

Restiamo ancora nel 2016 quando Yankee Candle lanciava la collezione My Serenity. Di Peony e Moonlight avevo già parlato qui, dove avevo spiegato che l'altra fragranza, Lemongrass & Ginger non mi aveva convinto già da spenta, per cui non l'ho mai acquistata. Mi mancava quindi solo la profumazione che dà il nome a questa collezione. 

My Serenity


La quintessenza della pace: pera e arancia si fondono con i fiori tropicali e il delicato muschio.
Note di testa: Mandarino, pera, ananas golden
Note di cuore: Ibisco, plumeria
Note di fondo: Muschio bianco
Un'altra fragranza difficile da descrivere è My Serenity, che però è fedele al suo nome tant'è che la definirei "pacificante". È una di quelle profumazioni che rilassano, che si tengono accese a lungo, che danno conforto pur restando fresca e leggera. Io avverto le note fruttate, sebbene non distingua l'ananas golden (???) o la pera che troviamo nella descrizione. 
La tart di My Serenity ha secondo me la giusta intensità: si percepisce bene, ma sempre nel contesto di una fragranza tranquilla, non è di quelle candele che vi stalkera in ogni angolo di casa. Mi piace veramente molto, risulta articolata ma non complicata se capite che intendo, non inutilmente sofisticata e comunque delicata.
In qualunque stagione mi ha tenuto una buona compagnia e la riacquisterei volentieri nonostante non sia particolarmente persistente una volta spenta. So che a fine del 2018 questa Yankee è stata ritirata dal mercato europeo, ma credo di averla vista ancora in giro.


Un'altra collezione è Riviera Escape, messa in vendita sempre nel 2016 ma dedicata all'estate, e che, anche in questo caso, si suddivideva in quattro fragranze.


Riviera Escape non mi aveva convinto quando venne messa in commercio, preferendo molto di più la Coastal Living dell'anno seguente, e proprio per questo finì per provarla decisamente in ritardo, ma mi son lanciato.


Sea Salt and Sage

 

La salvia calda e invitante si mescola al profumo fresco e pulito del sale marino, come una rilassante passeggiata sulla spiaggia.
Note di testa: Sale marino, Bergamotto
Note di cuore: Lavanda di Mare, Salvia blu
Note di fondo: Ambra Bianca, Vetiver
Avevo delle reticenze nel provare Sea Salt and Sage perché temevo che le note salmastre, che in genere non amo, fossero un po' troppo presenti. O meglio: annusando la tart da spenta avverto una profumazione fresca ma il dubbio che da accesa potesse non piacermi era alto. Ho aspettato quindi per prenderla in offerta e questa Yankee Candle si è rivelata una bella scoperta: una volta accesa ha rivelato infatti una profumazione maschile, decisa ma non fastidiosa o ingombrante.
Quello che il mio naso avverte maggiormente è il vetiver, il bergamotto e giusto una punta minuscola di salinità che rende la fragranza interessante.
Come vi dicevo ha una buona intensità, riesco a tenerla accesa anche diverse ore,  e con un minimo di persistenza una volta spenta e che si accorda secondo me sia con temperature più basse che in un periodo di clima più tiepido, visto che è una di quelle candele che oscilla fra l'essere fresca ma avvolgente.


Per concludere vorrei parlare di due fragranze che non facevano parte di una qualche collezione, ma semplicemente erano state inserite in linea permanente. Tra l'altro una di queste in particolare mi dà la possibilità di rispondere ad una domanda che da un po' circolava. 

Beach Wood (Votivo)


Invecchiata dagli elementi, questa moderna miscela di vetiver, aria salmastra e legni trasportati dalla corrente sprigiona una fragranza intrigante.
Note di testa: cipresso e incenso
Note di cuore: edera e incenso
Note di fondo: note legnose, muschio e vetiver
Un po' come per Sea Salt and Sage mi sono avvicinato con cautela anche a Beach Wood per paura di incappare in una indesiderata esagerata salmastrità
Beach Wood è fuori produzione in Europa e le rimanenze non sono facilissime da trovare, ma in verità se non doveste trovarla non vi perdereste secondo me granché. Annusando il votivo da spento mi aveva convinto: mi dava l'idea di una fragranza fresca, maschile, con una nota dolce molto delicata. Tutto questo però finisce per appiattirsi una volta che accendo la candela, che risulta semplicemente una profumazione salina, senza essere fastidiosa, ma non è per nulla vibrante e avvolgente. 
L'intensità è medio bassa, come può capitare con i votivi, anche se tutto sommato si diffonde e un minimo nell'aria si avverte una volta spenta.
Ho finito la candela e non è stato un dramma, ma da qui a dirvi di cercare Beach Wood anche in capo al mondo ce ne passa.
Forse la tart sarebbe stata più intensa, ricca e strutturata, con tutte le note della descrizione, ma io non credo lo scoprirò.

Lemon Lavender 



Pulita e invitante... Una fresca e impalpabile miscela che coniuga le note pungenti del limone con la dolcezza dei fiori di lavanda.
Note di testa: Mandarino, Limone, Lavanda aromatica
Note di cuore: Note fruttate, Eucalipto, Petitgrain
Note di fondo: Vaniglia, Sentori speziati
Lemon Lavender, che invece è ancora in vendita, era rimasta nella scatola delle mie tart per davvero molto, molto tempo, almeno un paio di anni. Non so come mai non l'abbia terminata all'epoca, e perché non ne abbia parlato prima, ma la risposta che mi posso dare è che questa fragranza non mi è mai piaciuta particolarmente. Ne ho un ricordo come una profumazione molto intensa, con una tendenza a risultare chimica, in cui sicuramente spiccano le due componenti olfattive principali, quindi la lavanda e gli agrumi. Sono giustamente due aromi che già presi tal quali si avvertono distintamente e non posso dire che mi sorprendesse la cosa, tuttavia mi aspettavo che Lemon Lavender fosse un po' più ariosa, un po' più leggera. 
Ma qui viene il bello. Qualche tempo fa avevo pubblicato un post in cui rispondevo alle vostre domande sulle Yankee Candle e non solo per quanto riguarda l'utilizzo, e in generale alcune avvertenze. Già all'epoca avevo notato nelle chiavi di ricerca che qualcuno si domandava se le Yankee avessero una scadenza. Sinceramente non sapevo bene che cosa intendessero con quella domanda, anche perché non ne vedo una esigenza e, non avendo mai tenuto alcuna candela in casa così a lungo, non sapevo cosa rispondere. 
Avevo già notato che, in linea generale, le tart da chiuse resistono parecchio tempo, così come non ho notato variazioni in tart lasciate aperte ed utilizzate dopo due o tre mesi, ma ho visto che quel quarto di tart di Lemon Lavender che avevo lasciato inutilizzato per almeno due anni, nonostante fosse comunque ancora nella sua plastica, all'interno di una scatola chiusa, aveva perso moltissimo del suo aroma. Vi dicevo che sono certo che questa profumazione abbia un'intensità elevata anche usata in piccole quantità, ma quel pezzo di cera aveva invece una intensità medio-bassa. Non penso di aver scoperto l'acqua calda, immagino sia scontato per molti che la cera perda le essenze e gli oli che contiene, però mi è sembrata una curiosità diffusa.
Con questo piccolo esperimento posso dire che sia meglio consumare le tart aperte nel giro di qualche mese, se vogliamo che non perdano affatto la loro piena potenza olfattiva. 


Direi che con Yankee Candle per ora è tutto; al momento mi sto lanciando a scoprire altri marchi più o meno noti, ma non abbandono l'azienda e quindi tornerò a parlarne fra qualche tempo. 




|Beauty Cues Special|
Sante Naturkosmetik: un siero per le ciglia NATURALE! 🌱🍃

Aleggiava da un po' la voglia di, dopo alcuni sieri per le ciglia non propriamente naturali, provarne uno che lo fosse il più possibile, e che ovviamente non fosse il classico olio di ricino. Lui ovviamente resta il siero per ciglia più naturale che conosciamo, quello per eccellenza più usato, tuttavia su di me, come mi pare dissi tempo fa, ha un'efficacia limitata, ed io voglio molto di più. Da qui nasce la mia ricerca di prodotti specifici per le ciglia che possano rivelarsi efficaci.
Devo dire che trovare questo tipo di trattamenti naturali con un costo accettabile non è semplicissimo, ma qualcosa col tempo sta spuntando, per cui mettetevi comodi che non sarà un unico appuntamento. Uno dei primi sieri per ciglia con ingredienti verdi che abbia visto in circolazione è stato il Lash Extension di Sante Naturkosmetik.



L'azienda tedesca produce due tipi di prodotti rinforzanti per ciglia, tuttavia ero più orientato su questo Lash Extension per diverse ragioni.
Sicuramente fra le motivazioni c'è l'applicatore, che è un pennellino simil eyeliner, sottile e pratico secondo me nell'applicazione del prodotto alla radice delle ciglia.
Poi c'è anche una questione di INCI. Devo dire la verità, non conosco bene le proprietà che gli estratti inseriti nella formula possono avere sulle ciglia. Sante Naturkosmetik dice a riguardo
"Essenza di foglie di Betulla bio
Aiuta la circolazione sanguigna e assicura il nutrimento ottimale delle radici delle ciglia, le rinforza e dona una lucentezza sottile.
Estratto di Aloe vera bio
Idrata molto bene ed è una sostanza naturale che calma la pelle irritata. Fa in modo che la pelle resti idratata e rilassata dopo il lavaggio."
E diciamo che posso essere d'accordo per quanto concerne questi due elementi, così come credo abbia una funzione stimolante l'estratto di baccje di goji; ma non so quanto possa essere utile ad esempio l'estratto di eufrasia di cui conosco le proprietà più rivolte alla cura del contorno occhi, quindi di borse ed occhiaie ma non per la crescita delle ciglia. Comunque c'è un altro aspetto che mi ha spinto verso il Lash Extension piuttosto che il Lash Balm Sante: perché entrambi contengono alcol denaturato, ma nell'INCI del primo ha una posizione più bassa.



In generale comunque posso dirvi sin da adesso che lo ritengo un prodotto delicato sugli occhi, che mai mi ha portato bruciore o irritazione, anzi in generale si percepisce appena sull'occhio, come una lieve sensazione di umido.
Il Lash Extension si presenta infatti come un siero liquido e completamente trasparente che il pennellino di cui vi dicevo sopra, distribuisce alla perfezione all'attaccatura delle ciglia.
Ho iniziato ad utilizzare questo siero di Sante esattamente dal 4 Novembre dello scorso anno. Devo dire che le mie ciglia godevano già di buona salute, e durava ancora l'effetto di quel prodotto che avevo acquistato da Amazon, e che avevo terminato intorno agli inizi di Ottobre.
Questo era il mio punto di partenza, di cui, tutto sommato, ero particolarmente soddisfatto:



Tenete presente che praticamente per buona parte di Ottobre non ho utilizzato alcun rinforzante per le ciglia, specie perché sapevo che poi, partendo per l'Irlanda, non sarei stato costante per almeno quei dieci giorni, quindi ho aspettato il mio ritorno per iniziare il trattamento.
Vi dicevo che il mio punto di partenza era praticamente invariato rispetto alla scorsa review: le ciglia erano ancora folte, lunghe, non cadevano, quindi se da un lato il Lash Extension di Sante non doveva fare uno sforzo immane, dall'altro se ci fossero stati dei miglioramenti sarebbero potuti essere magari poco evidenti.
L'azienda dice che
"Agisce per 24 Ore curando le ciglia e rendendole più lunghe e spesse dopo sole 4 settimane"
in effetti sarebbe possibile utilizzare questo siero anche due volte al giorno, e devo dire in questo senso che non lascia residui sulle ciglia, per cui è fattibile, ma io mi sono limitato all'uso notturno, perché mi sembra esagerato aggiungere un altro pezzo alla mia routine; però credo che se la vostra situazione ciglia è più disastrosa, potrebbe essere necessario un trattamento urto anche diurno.
Dopo appunto circa quattro settimane di utilizzo costante del siero, intorno al 4 dicembre dello scorso anno, la situazione era questa:



Ci tengo sempre a specificare che le foto vogliono essere indicative perché personalmente non ho una attrezzatura professionale per fotografarmi, quindi è possibile che la posizione e la condizione di luce sia diversa, essendo scattate allo stesso posto ma con mesi di differenza. Per questo probabilmente non si nota tantissimo ma io dal vivo ho visto un lieve incremento della lunghezza, mentre per quanto riguarda il volume e in generale l'aspetto sano e pieno, oltre alla colorazione scura della ciglia era pressapoco invariata. Inoltre le ciglia hanno mantenuto la stessa forza ed elasticità, non cascando.
Come sempre utilizzo i prodotti fino alla fine, perché vanno bene le quattro settimane ma io voglio vedere quanto dura l'effetto e il beneficio che ottengo nel tempo. Devo dire che il Lash Extension di Sante Naturkosmetik non è durato tantissimo, cosa che non mi spiace, visto che per un prodotto così a contatto con una zona delicata, preferisco che non si accumulino batteri o che resti aperto per un anno.
Facciamo quindi tutti insieme un salto avanti nel tempo come nei migliori film e arriviamo a circa fine Gennaio/ inizi Febbraio 2019, quindi circa tre mesi di utilizzo, quando il siero era ormai terminato. Le mie ciglia credo fossero ancora in buono stato, tuttavia avevano subito il fisiologico ricambio a cui nessun prodotto che io sappia può bloccare. Questo era come si presentavano:

 

Credo che si veda come i peletti fossero ancora lunghi, ma le ciglia in generale appaiono ovviamente un po' più svuotate, perché appunto stavano crescendo quelle nuove.
Direi che la prova per il Lash Extension di Sante Naturkosmetik è superata: si è dimostrato un siero per le ciglia efficace, almeno per la mia esperienza, che ovviamente non può stopparne il naturale ricambio, ma che mi ha dato quella ulteriore lunghezza e densità, ed in verità non ci speravo visto che partivo da una base già buona per quella che è la genetica delle mie ciglia. Se proprio devo trovargli un neo, potrei sottolineare che non ha alcun effetto neppur minimamente incurvante, ma mi sembra proprio voler cercare il ciglio nell'uovo (semi cit.).
Qualora vogliate dargli una chance, il Lash Extension è disponibile su Amazon (link affiliato) senza spese di spedizione e dove potreste trovarlo ad un prezzo ancora più conveniente.

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Spero che la mia esperienza possa essere utile ed anche magari avervi incuriositi, fatemi sapere lo conoscevate, l'avete provato o se vi attira. Io intanto ho già in forno un'altra recensione di un altro siero rinforzante per le ciglia.




|#backtoseries chapter 36|
È andata bene, ma doveva andare PEGGIO!

Le storie cupe, intrise di mistero, di inquietudine, di complicanze e di tensione mi affascinano e non è difficile che finisca per gravitare intorno a quelle serie tv o quei film con delle vicende che mi tengono incollato e mi trascinano fino alla fine, facendo aumentare le palpitazioni e galoppare le sinapsi. Le serie tv di cui vorrei parlarvi hanno questi elementi di base, due storie intricate e dark, però mi aspettavo un po' più di caos, di marcio, di maggiore impatto, non necessariamente per quel che viene raccontato, ma soprattutto per ciò che trasmettono a me.

True Detective
Terza Stagione
⭐⭐⭐

Ho realizzato per caso che non ho mai espresso una opinione particolarmente approfondita su True Detective, eppure è una serie che seguo dalla prima, ormai iconica nel suo genere, stagione. La verità è che anche io son salito sul trenino della delusione come tutti coloro che nella seconda stagione si sono persi appresso ad una storia inconcludente e confusionaria, che se non avete visto potete saltare in scioltezza vista la struttura antologica della serie.
Questa terza stagione di True Detective, andata in onda su Sky Atlantic dal 21 Gennaio al 4 Marzo, prova a riprendere le redini di una narrazione d'impatto ma non ci riesce completamente.


Il detective Wayne Hays insieme al collega Roland West si ritroverà a cercare di risolvere un caso delicato e al tempo stesso difficile: la scomparsa di due ragazzini in una sperduta cittadina di provincia dell'Arkansas. Non sarà affatto facile per i due detective portare avanti le indagini, nonostante l'abilità da segugio di Wayne, perché dovranno anche scontrarsi col bigottismo, il razzismo e la chiusura mentale dei cittadini, oltre che con le istituzioni il cui interesse è quello di calmare le acque nel minor tempo possibile, muoversi in un versante politically correct, più che ritrovare i bambini scomparsi.
La difficoltà sarà tale che la storia si svolgerà addirittura in tre fasce temporali: l'inizio delle ricerche, nel 1980, la ripresa delle indagini nel 1990 quando Wayne verrà interrogato dagli ex colleghi a seguito di nuove scoperte sull'accaduto; ed infine nel 2015, quando l'agente, ormai vecchio, malato e stanco, non potrà fare a meno di lottare ancora una volta con le ombre del passato, durante un'intervista che tenta di chiarire come andarono le ricerche dei perduti bambini Purcell.



Un inizio intrigante ed assolutamente inquietante per questa terza stagione di True Detective che viene trascinato alla grande dalla bravura di Mahershala Ali, che letteralmente trasmuta in questo detective Wayne Hays, personaggio complicato, con una psicologia forte, vissuta, contorta, tormentata. In parte devo dire che non si coglie da dove viene questa sua ferita, oltre all'essere un veterano di guerra, che è già tantissimo, ma devo dire che mi manca un tassellino, specie in un primo momento. Mahershala Ali è comunque bravissimo a rendere tutte le fasi della vita di Wayne Hays, specie l'ultima, quando nell'anzianità il detective ormai sarà più volte sopraffatto dalla fatica di una vita non facile, e da una mente non più lucida e malata.


Bravi tutti in verità, senza esclusioni. Così come sono stati bravi gli sceneggiatori ad aver creato una storia più pulita, più diretta, più semplice rispetto alla prima stagione ad esempio, dove si perdevano un po' in dialoghi a volte troppo profondi, filosofeggianti al limite del distaccato, e sicuramente meglio della seconda stagione dove si perdevano e basta. Ma ci sono tanti "però" che mi son nati in mente da questo terzo capitolo di True Detective
Intanto lo sviluppo della storia: capisco che segue l'andamento sinuoso delle indagini che non possono andare avanti sempre con il piede sull'acceleratore, ma si muovo ovviamente in varie direzioni e con tempistiche diverse.



Tuttavia devo dire che c'è una parte lunga di True Detective che ho trovato troppo rallentata, in cui letteralmente si resta impantanati nel nulla, ed è stato un po' difficile per me non arrivare alla noia. Il tutto viene condito con i litigi fra Rebecca Hays ed il marito Wayne che però risultano spesso poco comprensibili, ripetitivi, noiosi, a volte ti sembrano basati sul nulla, come se si mettessero d'impegno per cercare di urlarsi contro. 
Ma parliamo un po' di Rebecca/Becca. Il suo percorso inizia con una certa ambiguità, quasi come se fosse coinvolta nel caso, come se dietro lei ci sia molto altro. Ed io non voglio darvi molti dettagli sul suo personaggio e quella che sarà la sua sorte per restare esente da spoiler, però semplicemente non l'ho capita bene del tutto.



E, sempre restando fuori da qualunque spoiler, qualora vogliate recuperare la serie, devo dire che anche il finale per me è stato un po' deludente, non tanto per quel che accade, ma per tutto quello che abbiamo attraversato le precedenti puntate. Mi è mancato alla fine il pugno allo stomaco, quel marcio che vi dicevo sopra, quella drammaticità anche emotiva che potesse impressionarmi. Credo che in questo terzo capitolo True Detective abbia fatto un passo avanti ed allo stesso tempo uno indietro. Se da un lato sono riusciti a creare una serie interessante da seguire che si scosta e migliora rispetto alla seconda stagione, visti anche i maggiori tempi di produzione, non riescono però secondo me a creare un prodotto che possa raggiungere i livelli del primo ciclo di episodi e soprattutto che possa distinguersi da altre serie tv di questo genere.


Dirty John
Miniserie 
⭐⭐⭐

Mi aspettavo anche peggio da Dirty John, serie tv targata Netflix, distribuita in lingua italiana il 14 Febbraio, perché sapevano che noi single non avremmo avuto da fare, ed anzi hanno voluto sottolineare che a star da soli forse si fa anche bene.
Quella dietro Dirty John è una storia assolutamente inquietante, specie se si pensa che si tratta di una storia realmente accaduta, ed anche abbastanza recente.
Debra Newell è una rampante cinquantenne con una carriera di successo nel settore dell'arredamento, con due figlie, ma purtroppo senza un compagno che le stia a fianco. Una vera e propria milf, che potrebbe gioire della sua vita già fortunata, ma il suo animo romantico la spinge a cercare un uomo che la ami. Così si iscrive ad una delle tante chat di incontro e, dopo una serie di appuntamenti sfortunati, conosce John. Debra resterà incantata da quest'uomo che sembra affascinante e sensibile sin da subito, tuttavia il primo incontro non va proprio per il meglio. Ma i modi garbati e suadenti di John sapranno ammaliare la donna. Tuttavia Debra non sa che dietro quell'uomo brillante e carismatico si nasconde un castello fatto di menzogne, di un passato losco, e di tanti problemi.



Se tutta la storia dei bambini scomparsi di True Detective è inquietante, Dirty John fa venire la pelle d'oca, specie a guardare le foto online dei reali protagonisti. In passato anche io ho frequentato alcune chat di incontro ed è vero, si trovano tipi strani, ma a questi livelli ce ne vuole, eppure è verosimile che possa capitare di tutto, e nel corso di questi otto episodi hanno saputo raccontare come è facile essere presi in giro quando si è emotivamente predisposti verso l'altro, quando si è innamorati e si ha proprio il bisogno di amare. La cecità di Debra a volte è sconcertante e per quanto può sembrare da recidivi, credo che chiunque si sia ritrovato nella situazione di voler a tutti i costi credere in quella persona che si ama, ma soprattutto la serie mostra come una mente diabolica e contorta possa manipolare una più fragile
È un po' una storia assurda, che può sembrare tratti poco bene un argomento complicato, ma il fatto di essere reale un po' va a mitigare questa sensazione, pur, tuttavia, non riuscendoci alla perfezione. 

Dirty John 3 stagione: cosa sappiamo sul suo futuro

Non conoscevo nulla di questa storia e ad attirarmi verso Dirty John è stato sicuramente il volto di Connie Britton (direttamente da Nashville che io ho abbandonato) sulla locandina, che interpreta molto bene Debra: una donna sicuramente forte, ma anche senza malizia, con buone intenzioni, che ci vuol credere davvero in questo amore. Dall'altra parte c'è Eric Bana che è bravissimo a portare sullo schermo l'aurea di John Meehan, che sa essere affascinante, bello, ma si porta dietro sempre qualcosa di cupo che ti mette a disagio.
La spirale di tensione che si scatena in Dirty John mi ha saputo intrattenere da inizio a fine, diventando una sorta di guilty pleasure intrigante, angosciante, ma anche molto interessante su quella che alla fine è la realtà di tutti i giorni per chi come me si affaccia sul web.
I problemi di questa miniserie a mio avviso non riguardano però la storia, ma più aspetti diciamo tecnici.



Intanto la gestione dei tempi: le vicende di John e Debra si svolgono nella realtà nel giro di un paio di anni, ma nella serie questi tempi a volte non sono organizzati nel migliore dei modi, creando ogni tanto un po' di confusione. Si accentua la cosa quando si inizia a scavare nel passato di John e quindi si va indietro anche di parecchio tempo. Ma seguendo con un minimo di attenzione si supera questo piccolo inconveniente.
I problemi un po' più grandi forse sono alcune scelte che non capisco. Qui e lì Dirty John mi ha dato l'idea di essere una sorta di documentario, complici anche alcune scelte di regia, alcune inquadrature più da reportage post eventi che da serie tv che dovrebbe farti vivere in prima persona quel che sta accadendo. Avete presente quei documentari in cui appunto fra le ricostruzioni vengono interpellati i diretti interessati? Ecco, nonostante non ci siano questi stacchi netti, a volte ho avuto l'impressione che fosse un po' "finto" quello che stavo vedendo, e non che la vicenda risulti meno ansiogena, ma l'ho avvertita con un po' più distacco.


Quel che peggio è forse la romanticizzazione di questa storia d'amore chiaramente malata. Il rischio che Debra, nonostante sia la vittima, passi per ingenua, o peggio, stupida, masochista ed un po' disperata, e che quindi venga colpevolizzata, è alto, per cui non ho ben capito la scelta di inserire alcune scene più romantiche, specie quando ormai non era più necessario. C'è in particolare una parte nell'ultima puntata che ho trovato completamente inutile e credo che possa convincere lo spettatore a caricare un ulteriore peso su di lei.
Quindi Dirty John è sì una compagnia intrigante, ben recitata e molto interessante vista la realtà che tratta, ma, come moltissime serie tv, non è esente da problemi di varia natura. Credo però che rispetto ad altri telefilm non abbia velleità di essere o diventare una roba cult o particolarmente di rilievo, al contrario di True Detective che si porta dietro una fama non da poco.



Visto che sono a buon punto con tante altre serie tv posso già anticiparvi che #backtoseries torna prestissimo. Ovviamente se vi va fatemi sapere nei commenti che pensate di True Detective e Dirty John se le avete viste e cosa state seguendo per adesso.




Maschere in tessuto di CIEN! 😍😍😍

In questa onda incontrollabile di maschere in tessuto di ogni tipo, forma e misura, non poteva certo rischiare di restare indietro la nostra amata Cien, il brand in esclusiva da LIDL che verso fine marzo, ha messo in vendita un paio di sheet mask su cui ovviamente mi son lanciato senza esitazione alcuna.

Cien Maschera Viso in Tessuto

Credo sia la prima volta che Cien proponga questo tipo di trattamenti, almeno da che io ricordi, ma hanno subito scelto il meglio, infatti le maschere sono prodotte in Corea, dove sono sempre sul pezzo quando si parla di skin care.
Come spesso accade quando si parla di Cien, non è chiaro se si tratti di una edizione limitata o di una linea permanente, ma vi posso dire che da me l'espositore era strapieno per cui è possibile le possiate ancora trovare.
Ad accomunare queste due maschere c'è il tessuto morbido, sottile ma non troppo, che su di me ha un'ottima vestibilità, anche in quelle zone dove in genere possono dare fastidio come il contorno occhi. Inoltre sono molto ben imbevute eppure non si sporca ovunque quando le si va a stendere. La profumazione non credo sia in grado di infastidire qualcuno visto che è delicata e fresca.
Fino a qui tutto bene, ma vediamole in dettaglio per vedere se ci sono delle effettive differenze fra le due, visto che entrambe sono considerate principalmente idratanti.



Cien Maschera Viso in Tessuto Idratante & Tonificante

Cien Maschera Viso in Tessuto Idratante & Tonificante

Un'altra differenza che non ho sottolineato è che entrambe queste maschere Cien vengono indicate per pelli diverse, questa Idratante e Tonificante sarebbe adatta a pelli normali e miste, aspetto che viene specificato anche nella descrizione sul retro.
"Cien maschera viso in tessuto con estratto di tè verde dona alla pelle una sensazione di freschezza  intensa. Il tessuto  extra morbido è imbevuto di un sieri nutriente arricchito con estratto di tè verde e acido ialuronico. Se usata costantemente aiuta ad opacizzare e riequilibrare la pelle, grazie alle sue sostanze lenitive, come hamamelis e allantoina."
A sostenere l'azione più riequilibrante c'è anche l'estratto di salvia, mentre l'azione lenitiva è incoraggiata anche dall'estratto di centella asiatica. Mica male come inizio.
Sicuramente è vero quando parlano di freschezza: sulla pelle mi è sembrata davvero una maschera fresca e son sicuro che d'estate, se la mettete in frigo, la sensazione di refrigerio sarà ancora più intensa tanto da voler avvolgerci tutto il corpo. Ed è una freschezza che perdura anche dopo averla rimossa.



Averla in posa è stato confortevole, ma ancora di più è stato vedere i risultati ottenuti: la pelle era più piena, soda, ma anche distesa. Quel che resta della mia unica ruga, quella in fronte, che sapete essere la mia cavia per gli esperimenti cosmetici, appariva meno evidente, anzi direi quasi completamente scomparsa.
L'unico appunto è che un po' di sensazione di appiccicoso l'ho avvertita e c'è voluto un po' prima che passasse. C'è da dire che la maschera Idratante Tonificante è davvero imbevuta, tanto che dopo una lunga posa ho rimosso la cellulosa che era ancora umida e sulla pelle ho dovuto massaggiare quel che restava del siero. E considerate che ho ampiamente superato i 10/15 minuti previsti nelle indicazioni.
Inutile aggiungere che la pelle era perfettamente ed intensamente idratata.
Mi è piaciuto il fatto che Cien specifichi che servono più applicazioni affinché l'azione mattificante o comunque più in generale purificante sia evidente, perché così dopo due applicazioni non ho notato una efficacia di questo tipo.
Per cui ho l'impressione che la Maschera Viso in Tessuto Idratante & Tonificante sia una maschera strong, intensa, che non so se possa essere davvero piacere a pelli miste, specie magari con la bella stagione, ma se avete una pelle da normale a secca, lanciatevi senza paura.

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Cien Maschera Viso in Tessuto Idratante & Vitalizzante



A primo impatto sinceramente non ho notato differenze così palesi fra queste due maschere viso Cien, ma come sempre il diavolo si insinua nei dettagli.
La maschera Idratante & Vitalizzante ad esempio presenta un INCI diverso, ed è rivolta a pelli secche. Cien esclama sul retro della confezione:
"Cien maschera viso in tessuto con estratto di melagrana, dona alla pelle una idratazione intensa. Il tessuto extra morbido è imbevuto di un siero nutriente arricchito con estratto di melagrana, acido ialuronico e collagene. Se usata costantemente, aiuta a prevenire la formazione di rughe dovute alla disidratazione, a rendere la pelle più luminosa e a nutrirla."
Una descrizione anche in questo caso poco poetica, ma che va dritta al punto, cosa che apprezzo. Nell'INCI fanno la loro comparsa anche alcuni ingredienti che sinceramente non conoscevo: l'estratto di brunella che pare contenere acido rosmarinico quindi dovrebbe essere purificante, l'estratto di Fucus vesiculosus che è un'alga bruna e pare avere azione tonificante e idratante, l'estratto di mela cotogna e Sasa Quelpaertensis, una tipologia di bambù proveniente dalla Corea del Sud, entrambi elementi con potere antiossidante, giusto per nominarne alcuni.
Insomma i corrispondenti coreani di Cien hanno avuto molta fantasia nella scelta degli ingredienti.



Tuttavia, all'atto pratico, per quanto riguarda la sensazione sulla pelle, ma anche le caratteristiche della maschera non ho trovato differenze fra questa Idratante Vitalizzante e la Tonificante: profumo leggero e fresco, freschezza nella posa, siero abbondante e ben distribuito sul tessuto.
Nulla di nuovo per quanto riguarda anche i risultati: la mia pelle era idratata, soda, abbastanza distesa. Tuttavia la maschera Cien Idratante & Vitalizzante mi ha lasciato una sensazione di appiccicoso, specie in alcune aree del viso, ma più in generale mi ha dato un po' l'impressione di essere intrisa di un siero un po' pesante quantomeno per il mio tipo di pelle, che ancora tende ad essere secca, seppur non estremamente arida e sicuramente non trascurata. Non son finito a voler sciacquare il viso, non è stata una sensazione così fastidiosa, ma credo che questa maschera in tessuto sia adatta a pelli molto stressate e disidratate, penso ad esempio dopo una giornata al vento freddo, e a pelli più mature. Più in generale, la maschera in tessuto Idratante & Vitalizzante secondo me ci obbliga ad un utilizzo serale e consiglio alle pelli miste e grasse di starne alla larga perché l'effetto potrebbe risultarvi fastidioso.

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Cien ha avuto una bella trovata con queste maschere in tessuto perché credo abbiano creato un prodotto economico e di facile reperibilità che si avvicina tantissimo alle maschere coreane che magari reperiamo in rete e che in genere hanno un costo più alto. 
A distanza di un paio di anni queste maschere sono state riformulate. Qui trovate la nuova versione. 
Nel 2023 inoltre è stata riformulata la maschera Idratante e Tonificante con tè verde e acido ialuronico, ne parlo qui



Controsenso


Se dovessi descrivere e riassumere questo ultimo periodo in poche parole, credo me ne basterebbero tre: non ho voglia.
Non ho voglia di andare a letto presto, e non ho voglia di svegliarmi tardi. Non ho voglia di leggere, ma non ho voglia di restare indietro con i libri che vorrei portare a termine. E sono tanti, davvero.
Non ho voglia di veder bruciare quel poco di bello che ancora ci resta e ci circonda, che magari non è detto che ci salverà perché non tutti riescono a cogliere tale bellezza né tutti possono viverla purtroppo, né tutti se ne interessano, ma non voglio.
Non ho voglia di bruciare io sotto il sole di una estate che gioca di anticipo e che non mi pare abbia nulla di particolare da offrirmi, seppur sia ancora in tempo affinché le cose cambino.

Non ho voglia di passeggiare perché ho voglia di viaggiare, di perdermi sapendo che prima o poi sarò al sicuro.
Non ho voglia di smettere di comprare cose che non avrò voglia di vedere accatastate, ma non ho voglia di sentire Greta Thunberg che mi cazzia.
Però scusa Greta, ma ho una vagonata di cover per lo smartphone composte da non so bene quale materiale che devono arrivarmi da Aliexpress, magari facciamo un'altra volta?



Non ho voglia di star qui a scrivere e rimuginare eppure lascio scorrere le dita e vedo che cosa ne esce. E ne esce sicuramente un grazie per aver insieme superato il milione e trecento mila visualizzazioni, che purtroppo non corrispondono al mio conto in banca, ma sicuramente al mio livello di soddisfazione per un progetto che è nato dal nulla e che non sapevo quanto sarebbe durato. 

Non ho voglia dei pranzi festivi, degli inviti strategici, dei convenevoli e della convenienza, di quel chiasso inutile, di chiacchiere superficiali, di ripetitività travestite da tradizioni che nessuno ricorda più, di auguri forzati, di sorrisi forzati, di conversazioni forzate. 
La verità è che non ho voglia delle bugie, delle scusanti delle persone. Non ho voglia di chiarire, non ho voglia di andare oltre. Non ho voglia di abbracci che di sincero non hanno nemmeno le lettere con cui sono scritte. 
Non voglio che Adele lasci il marito, ma voglio un album che mi faccia piangere per i prossimi tre anni e, dopo una separazione, son sicuro che mungerà le vacche delle ballate drammatiche come Heidi sui monti col nonno.


Però vorrei uscire una sera a cena con Adele, che credo sia una compagnona di quelle che ti stende a risate e vino, e poi giù a lacrimoni, abbracci e ancora vino su pensieri filosofici.
Non voglio però uscire mai più con un uomo con la barba, specie lunga e folta, dopo aver scoperto una cosa che già sospettavo: che la barba ha più germi del pelo di un cane. Avete capito bene: lo afferma un recente studio svizzero, e chi non crede agli studi svizzeri? Quindi abbracciate i vostri animali, lasciate i vostri mariti.

Messa così lo so che sembro più forastico del social media manager di INPS, ma la verità è che arrivato qui mi tocca fare un po' una spremuta, e questa mia scarsa simpatia non è dettata dal fatto che probabilmente non riceverò nemmeno uovo di Pasqua. Perché sì, non ho voglia di stare a dieta, ma non ho nemmeno voglia di dover cambiare l'intero guardaroba per questa estate.
Nonostante marzo e praticamente aprile siano stati due mesi accettabili, non posso dire che questa primavera mi stia facendo proprio bene: mi si è abbassata la voce senza una ragione e mi lacrimano gli occhi, anzi solo uno per l'esattezza, senza che abbia allergie o ragioni valide per disperarmi (anche se a riguardo potrei non essere del tutto onesto) e per aver tentato di fare qualche esercizio, mi sono sbriciolato un ginocchio.
E sembro perennemente catalettico 24 su 24.
Per cercare di riprendere le redini di questo involucro, sto pure valutando di iniziare a prendere un mega integratore, sia mai che alla soglia dei trenta mi possa rimettere a nuovo. Staremo a vedere.

Intanto però non voglio continuare con questa cantilena delle mie paturnie, ma voglio augurarvi una buona Pasqua e di godervi questo lungo ponte che ci aspetta.








Maschere Viso in Hydrogel di KIKO: Top o Flop?

Dopo i nuovi patch occhi, ho passato al setaccio le maschere viso in hydrogel di Kiko, che l'azienda ha rilanciato ad inizio anno, dando una nuova immagine alla linea, e, tramite una promozione che terminava nel mese di Febbraio, più un altro codice sconto apparso come pop-up sul sito, ho pensato di farne incetta, così da poter fare anche un confronto con le "originali".



Ammetto che a primo impatto, leggendo le informazioni sul sito KIKO, mi sembrava solo si fossero limitati ad un repack della collezione, persino gli INCI mi erano sembrati identici, tanto che su Instagram avevo fatto un mega pippone, che nemmeno Poirot nelle giornate buone. L'unica differenza che avevo notato è che adesso le maschere in hydrogel sono cinque e non quattro, e che il costo si era abbassato.
Ma provandole ho capito che le diversità sono palesi e coinvolgono anche la struttura di queste face mask. Pur mantenendo la forma in due parti, mi è parso che l'idrogel fosse più sottile e umido rispetto alla precedente collezione. Non gocciolano né risultano troppo scivolose, né si spezzano nell'andare ad applicarle, sia chiaro. Questa mia teoria è supportata anche dal fatto che se prima le maschere ti si asciugavano letteralmente sul viso durante la posa, adesso impiegano giorni e giorni affinché risultino più asciutte, ma comunque non diventano mai rigide come quel reticolato "simil plastica" di cui vi parlavo un paio di anni fa alla prima review.
Aggiungo che tutte queste maschere hanno una caratteristica comune che detesto: la quantità di fogli di plastica in cui sono avvolte, davvero troppi.


Hydrating Face Mask Kiko Cosmetics



L'Hydrating Face Mask dovrebbe essere la sorella precedente Frequent Flyer, o per lo meno il ritorno degli estratti di fiori blu e la funzione idratante, mi suggerivano queste similarità, e non mi sbagliavo del tutto.
La bellezza di questa maschera è come si presenta: se nella versione anteriore era trasparente, adesso nell'hydrogel sono stati inseriti tantissimi, minuscoli glitter cangianti sul blu, l'argento ed una punta di rosa. Così bella che non ho resistito ovviamente a farci una storia su Instagram, ché tanto la dignità ormai non mi compete più.
Sul viso mi è parsa abbastanza rinfrescante, ma in modo gradevole, tonificante direi, tanto che l'ho tenuta a lungo senza problemi e senza scocciarmi.
Una volta rimossa l'Hydrating Face Mask Kiko, la pelle era sì sufficientemente idratata tanto da non sentire una stretta urgenza ad applicare altri step della mia routine; permaneva quella freschezza avvertita durante la posa e tutto sommato la pelle mi è sembrata un po' più soda.



La cosa che però mi spaventava è che i glitter potessero restare sul viso, ma il siero di cui era intrisa la maschera non aveva pagliuzze. Tuttavia, quando alla fine del trattamento sono andato a massaggiare i residui di siero rimasti sul viso, ho notato che alcuni glitter erano rimasti adesi alla pelle, ed anche una sorta di lievissima perlescenza argentata, soprattutto sulle mani, che non mi ha dato una buona impressione.
Nel senso che, se usata di giorno, i glitter posso non essere notati più di tanto, anche perché sono molto sottili, e se poi applicate del make-up può essere un bell'effetto, ma andare a dormire con questi brillantini sparsi per il viso non è proprio a mio avviso l'ideale. Nonostante non mi abbia lasciato la pelle appiccicosa o appesantita, non è una maschera che riacquisterei, ed anzi per le mie esigenze risulta peggio della precedente versione.

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Antifatigue Face Mask Kiko Cosmetics



La versione aggiornata della Chill Out Session è proprio la Antifatigue Face Mask, che ritorna con queste piccole scaglie di foglie dei tè verde intinte nell'hydrogel della maschera. Il tè, e le sue probabili proprietà rinvigorenti, è presente anche come estratto nell'INCI, tant'è che lo scopo della maschera è proprio quello di
"ottenere una pelle idratata e dall'aspetto più riposato, con facilità;"
e, come scritto sul sito di KIKO
"rienergizzare le pelli stanche"
La precedente versione non mi aveva proprio fatto innamorare e devo dire che anche questa rinnovata variante non ha spiccato per efficacia, almeno su di me.
C'è da dire che la sera in cui l'ho utilizzata mi serviva più una rinfrescata con l'acqua proveniente direttamente dalle sorgenti di Lourdes tanta la stanchezza, ma la Antifatigue Face Mask non è riuscita nel miracolo.



La maschera è effettivamente fresca sul viso specie durante la posa, e lascia la cute comunque rinfrescata anche dopo averla rimossa. L'idratazione è l'effetto più evidente sulla mia pelle, ed anche un leggero effetto distensivo dei piccoli tratti, tuttavia manca su di me un'azione davvero illuminante e rigenerante che possa darmi l'idea di un'efficacia anti fatica. Sicuramente ha il pro di non lasciare la pelle appiccicosa, ma non è la maschera dei miei sogni a cui far la corte e spenderci interi stipendi, e comunque fra questa selezione firmata KIKO non è affatto la mia preferita.
Oggettivamente però non ho trovato difetti che mi spingano a sconsigliarla qualora vogliate provarla.
E no, non vi ritrovate con le foglioline di tè verde sul viso.

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Soothing Face Mask Kiko Cosmetics



La vera novità della collezione è proprio questa maschera con estratto di camomilla che non c'era in nessuno dei precedenti trattamenti.
Ho apprezzato un po' tutte le componenti che KIKO ha inserito in questa maschera perché spiccano ingredienti come la niacinamide, la vitamina B3, l'estratto di peonia che dovrebbe avere una azione illuminante e protettrice, così come dovrebbe avere un'azione antiinfiammatoria l'estratto di centella asiatica. Un po' in basso nell'INCI si nasconde un derivato della vitamina C.
Insomma mi fa strano che Kiko parli del prodotto come fosse solo un trattamento idratante.
Comunque fra tutte queste maschere in hydrogel, la Soothing è stata la prima in cui ho avvertito una profumazione, sempre delicata, ma molto piacevole. Ed è anche l'unica completamente trasparente. Anche in questo caso ho avvertito una lieve sensazione di freschezza ma mi ha dato l'impressione di essere più costante nel corso della posa, come se fosse a rilascio graduato.



Non credo che la maschera sia così "intelligente" ma ho avuto l'impressione che la freschezza non fosse solo data da questo strato umidiccio di hydrogel.
Insomma una posa così piacevole tanto che letteralmente non volevo toglierla. Quando però l'ho fatto, dopo circa 40 minuti, c'era ancora un po' di siero sulla pelle, ma questa era davvero luminosa, distesa e lievemente più tonica. Non ho particolari rossori su cui l'efficacia lenitiva della camomilla possa agire, però la pelle appariva sicuramente più omogenea. Ammetto che il siero ha lasciato una lievissima sensazione di appiccicoso, ma nulla che mi abbia portato al fastidio e al bisogno di sciacquare il viso. Credo solo che la Soothing Face Mask KIKO sia un trattamento più adatto alla sera, per pelli mediamente secche o normali e segna un gol per l'azienda.

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Nourishing Face Mask Kiko Cosmetics



Un tempo chiamata You are golden, la Nourishing Face Mask segue un po' il percorso che avevamo visto con i nuovi patch occhi Kiko, ma andiamo per gradi.
Intanto le impressioni generali: sarà stata una percezione limitata all'utilizzo ma questa maschera mi è sembrata un po' meno fresca delle altre; anche qui non ho avvertito alcun profumo, e la posa è durata davvero tanto senza problemi di sorta.
Proprio come nei patch occhi nutrienti, si palesano in INCI l'estratto di miele e le varie proteine idrolizzate.
Quando sono andato a rimuovere la maschera avevo ancora del siero sul viso e massaggiandolo mi ha dato l'impressione di essere lievemente oleoso. Questo ha contribuito a spingermi a definire la Nourishing Face Mask davvero nutriente senza risultare troppo vischiosa (anche se un pelo sul viso resta) ed idratante, al punto da aver valutato l'idea di saltare tutta la routine viso abituale (cosa che non ho fatto).



Una volta che il siero si è assorbito del tutto, cosa che su di me ha richiesto un po' di tempo, la pelle era davvero liscia e morbida. In generale ho apprezzato che desse al viso un aspetto più carino, con una cute dall'apparenza un po' più sana e più tonica. Insomma una maschera perfetta per pelli secche, con pellicine, bisognose di idratazione, adatta anche ai pigri che non amano mille step di skin care, ma probabilmente non adatta all'estate.
Tuttavia, anche in questo caso ho notato il rilascio di minuscole pagliuzze riflettenti che mi hanno portato a rivalutare la Nourishing Face Mask Kiko, al punto che, se dovessi riacquistarla sarebbe per utilizzarla di giorno prima di un evento in cui so che dopo qualche ora andrò a sciacquare il viso.

INFO BOX
🔎 Negozi monomarca KIKO, Sito dell'azienda
💸 €3.99
🏋 Maschera Hydrogel Monouso
🗺 Made in Korea
⏳  //
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Energizing Face Mask Kiko Cosmetics



Era fra le mie favorite quando ancora si chiamava Girls' Night Out, e questa nuova, rampante Energizing Face Mask Kiko non si è smentita. L'INCI in effetti è rimasto invariato per cui le speranze a riguardo erano alte .
Devo dire che l'ho approcciata con un po' di timore, perché se avete letto ciò che ho scritto sui patch occhi, temevo la stessa reazione, ma non è stato affatto così, anzi sulla pelle la percezione è gradevolmente fresca e rinvigorente. Perfetta per l'estate, specie se tenuta in frigo come consiglia l'azienda, un po' meno per la stagione fredda probabilmente, ma non è stato comunque problematico tenerla sul viso per parecchi minuti.



Dopo la posa, ho capito che la Energizing Face Mask Kiko è una maschera rinvigorente, perfetta anche per il giorno: dopo averla rimossa la pelle era fresca e tonica, oltre che più chiara e luminosa. Energizzata è il termine perfetto per questa maschera, che ha migliorato in generale l'aspetto della mia pelle. Sul viso la sensazione del siero non era di appiccicoso, ma sicuramente la mia pelle ha avuto bisogno di qualche minuto in più per assorbire del tutto il prodotto. In definitiva se fossi i signori Kiko eliminerei la variante antifatica e terrei solo questa che svolge egregiamente il suo compito.

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Direi che anche con questa versione rinnovata e corretta delle maschere idrogel di Kiko la mia esperienza segue i passi della precedente: l'entusiasmo per i risultati ottenuti non ha raggiunto le stelle, ma fra alti e bassi son riuscito comunque a salvare almeno un paio di questi trattamenti.
Qui vi parlo della Bubble Mask di Kiko.




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