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13 Reasons Why 3 è COMPLETAMENTE sbagliata! 😣

Sembrava che il vortice che ha inghiottito 13 Reasons Why non potesse scendere ancora più verso lo sprofondo che aveva raggiunto con una seconda stagione stantia di emozioni, piatta, inutile e priva di messaggi positivi, ma la vita e le serie tv che non dovevano essere rinnovate mi hanno insegnato che non c'è fine al peggio.



La terza stagione di 13 Reasons Why infatti mi ha dimostrato come in tredici episodi si possa distruggere un'intera serie televisiva rendendola ancora più assurda, dannosa e poco interessante.
L'errore più grande di questa terza stagione, secondo me, è proprio la capacità con cui la serie si contraddice e si azzoppa da sola più o meno costantemente.
Già prima di avere a disposizione gli episodi, il trailer ci aveva annunciato che uno dei personaggi è morto, e bisognava scoprire il colpevole. Ma ci avevano anche anticipato che il compianto è Bryce Walker.



Già questo trailer ci aveva anticipato troppe cose: intanto che la serie avrebbe avuto un cambio di stile da un certo punto di vista, non più solo teen drama con un importate impatto sociologico, ma quasi un thriller alla ricerca di un assassino.
Ma soprattutto ci hanno fatto spoiler su un passaggio che di per sé è importante ai fini della storia: se mi riveli che un personaggio muore mi togli parte dell'intreccio e della storia.
Il fatto è che nemmeno quelli di Tredici ci hanno creduto, perché hanno fatto fuori il tipo che più faceva comodo, essendo Bryce forse uno dei personaggi più odiati e banali che la serie offriva: bianco, etero, campione negli sport e proveniente da una famiglia benestante, e soprattutto colpevole di molteplici misfatti, fra cui abusi, spaccio di droga, bullismo e nonnismo.
Got a secret, can you keep it?
Ah, no scusate.



Qui si apre un altro problema visto che la rassegna dei possibili colpevoli, oltre che particolarmente scontata nello sviluppo, è praticamente sterminata.
Bryce è il protagonista più stronzo di Tredici, pure il suo fantasma è stronzo, motivo per cui è possibile che chiunque, dal fioraio in fondo alla strada a sua madre, abbia cospirato alla sua dipartita. Ed ovviamente a noi, che avevamo conosciuto Bryce proprio come antagonista, non ci interessa proprio nulla della sua morte né di chi è stato o di come abbiano fatto ad ucciderlo, anche perché è chiaro sia stata solo una scelta comoda allo sceneggiatore, che non perde un personaggio amato dal pubblico, ma ha trovato una ragione per portare avanti la serie tv.
Ma fanno anche di peggio perché in questo terzo capitolo di 13 Reasons Why tentano di ripulire la reputazione di Bryce, non capendo che non solo allo spettatore non interessa, ma che può risultare dannoso per l'assunto che trasmette.


Da questo punto di vista 13 Reasons Why ha sbagliato sotto tutti i fronti. Ad inizio stagione e poi prima di ogni puntata ci fanno sapere che se abbiamo bisogno di aiuto, se siamo vittime di violenza o abusi, dobbiamo rivolgerci a qualcuno, parlare con un amico o ancora meglio con un adulto.
Questo perché 13 Reasons Why è una serie tv per giovani ed ha un pubblico per la maggiore di adolescenti, peccato poi che tutti i personaggi facciano proprio l'esatto opposto ad ogni singola puntata, tentano in ogni modo di non proferire parola su quello che gli sta accadendo e cercano di risolvere situazioni molto complicate da soli. Inoltre potevano prendere anche dei cartonati per interpretare i genitori tanta la loro inutilità: questi adulti sembrano inetti, incapaci di ascoltare un adolescente e di avere empatia nei confronti di un giovane, oltre a risultate poco affidabili nel perseguire la verità.
In pratica in tredici episodi hanno dato fuoco e scavato la fossa a qualunque messaggio positivo o educativo e di speranza si potesse dare ai ragazzi.

Risultati immagini per 13 reasons why season 3 scenes

Quindi non solo cercano di riabilitare il nome di uno stupratore a piede libero, riuscendoci anche male perché sembra bipolare, ma invertono l'ordine delle cose e si contraddicono, mostrando che se fai qualcosa di male puoi farla franca, che se sei colpevole puoi dare la colpa ad un altro, che se sei innocente, anche se ti impicci di continuo, puoi essere perseguitato dalla legge, e che se cerchi di cavartela da solo, con sotterfugi e bugie, chi lo sa, magari ci riesci.
Ma facciamo un passo indietro alla struttura della serie, anche perché non voglio farvi troppo spoiler su ciò che accade.
Un ulteriore modo in cui Tredici si azzoppa da sola risultando noiosa e senza tensione è presentando sempre la stessa struttura narrativa: ad ogni puntata vagliano il movente e ovviamente l'alibi di tutti i possibili colpevoli della morte di Bryce. Alle prime puntate può funzionare ma immaginate seguire 13 episodi che si svolgono sempre allo stesso modo: diventa avvilente.


Inutile dire che, sorpresa!, la risoluzione arriva alla tredicesima puntata quando ormai sei convinto di costituirti come l'assassino di Bryce Walker pur di mettere fine a questo scempio.
Un altro colpo di originalità è ovviamente la voce narrante che non può mancare in 13 Reasons Why. Nella prima stagione abbiamo avuto Hanna Baker, nella terza hanno pensato fosse il momento di aggiungere un personaggio nuovo, ed arriva Ani Achola, che è nuova alla Liberty High ma, non si capisce bene perché, è particolarmente interessata a non farsi i fatti suoi.
Ani è davvero uno dei personaggi più odiosi della storia delle serie tv.


Non fa altro che stare in mezzo, impicciarsi ed intromettersi, far domande, è azzeccosa come pochi, è sempre dietro gli angoli che origlia e spia qualcuno, oltre a mentire di continuo e confabulare con chiunque. È falsa, è bugiarda, è antipatica, è saccente, è doppiogiochista. È l'unica mezza sciroccata che giustifica Bryce, pur essendo la meno titolata visto che l'ha conosciuto per un breve periodo.
Ha la sindrome di Jessica Fletcher ma se la sente anche più psicologa, dà consigli di coppia, fa la sessuologa, la badante e l'infermiera.
Ani è un personaggio costante in 13 Reasons Why 3, e questo la rende ancora più difficile da sopportare. Parla solo quando c'è da spettegolare altrimenti ti guarda con aria di sufficienza ed aspetta che tu magari dica o faccia qualcosa di sbagliato per giudicarti. È una di quelle persone silentemente manipolatrici che non vorresti mai accanto, di quelle che magicamente usa il plurale quando ha la colpa, come per dividere il peso. In una sola parola, è una stronza.


L'utilità di Ani è alla fine cercare di scavare nelle vicende, far ripetere certe circostanze e mettere pulci nelle orecchie di Clay così che possa farle da braccio destro e che ovviamente abbocca come un cretino. Ma tutto quello che riguarda Ani è assurdo: conosce in modo dettagliato anche situazioni in cui non era presente e che al massimo le hanno raccontato, e gli altri continuano a fidarsi di questa ultima arrivata che non solo si dimostra ambigua, ma chiaramente giudica malamente tutti ed è antipatica. L'avevo già detto? Bene, serve ripeterlo nel caso di Ani.
Purtroppo dall'altro lato assistiamo ad un appiattimento dei personaggi, risultano un po' tutti ripetitivi, poco interessanti, come se avessero giusto due o tre emozioni da mostrare e ciclicamente ce le facessero vedere. È vero che la recitazione secondo me è calata molto, specie per Clay Jensen/Dylan Minnette che ha davvero due espressioni, entrambe corrugate e con lo sguardo perso.


Ma c'è di peggio, visto che un po' tutti i personaggi fanno azioni incomprensibili o assurde: da chi vuole scappare chissà dove facendo autostop per sfuggire alla giustizia, a chi appoggia un cartello messicano di riciclaggio di denaro, per farvi capire il livello.
Tyler è un esempio perfetto in questo senso, ha un inizio tremendo (ci credo, con Tony e Clay a far da badanti anche io scapoccerei), e poi peggiora diventando più inquietante, salvo per un'unica scena un po' più emotiva e convincente. Nel suo caso non aiuta anche il doppiaggio che sembra fatto da un robot, e l'attore recita che sembra in decomposizione.



Ma non è solo ciò che fanno i ragazzi in 13 Reasons Why a renderli strani, banali, stereotipati, o problematici, ma anche come vengono rappresentati. Casey Ford ad esempio, questa attivista femminista, che vuole "sovvertire il patriarcato", ovviamente con i capelli corti e i modi sguaiati da maschiaccio. Peggio se la passa Montgomery "Monty" de la Cruz, visto che non credo ci serva un omosessuale frustrato vittima della sua omofobia interiorizzata e da una condizione familiare sgangherata.
Lo stesso finale, su cui non mi soffermo per non fare spoiler, si basa su un cambio dei personaggi del tutto incoerente con quello che avevamo visto fino a quel momento, anche proprio caratterialmente.
Dicevo poco più su che il messaggio educativo che la serie vorrebbe trasmettere si perde del tutto e lo fa nel peggiore dei modi: i colpevoli non mostrano un attimo di rimorso, quando nelle stagioni precedenti non sapevano tenersi un cece in bocca; chi ha comunque commesso un reato, ma non è l'assassino, viene quasi preso in giro dalla polizia come se fosse uno scemetto che ha calpestato le aiuole. È chiaro che c'è sempre di peggio, ma se nemmeno le forze dell'ordine portano un minimo di giustizia sullo schermo, a questo punto nulla ha più senso.


Lo stesso Bryce, redento nemmeno fosse Paolo Brosio, l'unico metodo che conosce per rimediare ai suoi errori è sborsare la grana che gli passa il padre.
In generale il tentativo di portare in Tredici una vastità di temi come l'abuso di droga, i problemi della politica di Trump specie riguardo l'immigrazione, il bullismo, e la circolazioni di armi soprattutto nelle scuole, risulta fiacco perché è troppa roba, spesso rappresentata male e nulla viene approfondito. Ho trovato toccante e che facesse quasi male fisico il modo in cui hanno raccontato l'aborto di Chloe, una scena che nella sua brevità comunque fa riflettere e colpisce, ma questo è uno dei rarissimi momenti in cui 13 Reasons Why 3 riprende un minimo di spessore, ed è appunto così veloce che nemmeno te ne accorgi, né abbiamo modo di capire un po' di più della reazione di Chloe.

Risultati immagini per Chlöe Rice season 3

Il resto di questa terza stagione è un ammasso di dialoghi scontati, noiosi, ripetitivi, di un intreccio che non è intricato ma solo incasinato da colpi di scena e incongruenze, che mettono mal di testa nel cercare di venirne a capo. Alla fine non c'è una logica perché l'obbiettivo è stato creare una stagione, da spalmare obbligatoriamente in tredici puntate, su qualcosa che non aveva alcuna attrattiva e mordente, cercando di darle appeal, cosa che non solo non è riuscita ma ha fatto calare ulteriormente la qualità. 
Credo che 13 Reasons Why sia la peggiore serie tv che abbia visto quest'anno, i problemi sono infiniti, i messaggi sbagliati trasmessi possono risultare realmente dannosi, non a caso, l'attrice che interpreta Ani, Grace Saif, ha dovuto chiudere i social per via dei tanti commenti negativi che dei ragazzini che si appassionano e fanno fatica a capire la differenza fra realtà e finzione le hanno rivolto. Era già successo all'attore che ha il ruolo di Bryce, Justin Prentice, quindi non imparano nemmeno dai loro errori.
Qui trovate il mio commento alla quarta stagione di 13 Reasons Why. 


|#backtoseries|
Perché la quarta stagione di TREDICI è un altro FLOP

È giunta fortunatamente alla sua corsa finale una serie tv che è stata per molti, incluso me medesimo, più una croce che una delizia, ed avendo letto il titolo saprete già che mi riferisco a 13 Reasons Why ed in particolare alla quarta ed ultima stagione, disponibile dal 5 Giugno su Netflix.

13 reasons why recensione

Quello di Tredici è un caso particolare: era il 2017 quando la prima stagione di questa serie apparse sulla piattaforma di streaming e, da semplice teen drama, si trasformò presto in un caso mediatico di ampia portata, tanto da essere una delle serie tv più viste proprio su Netflix.
Nonostante fosse tratta dal romanzo di Jay Asher, che era stato pubblicato quattro anni prima, la serie fece scalpore per la sua crudezza e per le intenzioni che aveva: raccontare le vite di alcuni adolescenti che avevano toccato il fondo più cupo della loro esistenza, ed in particolar modo quella di Hannah Baker e del suo inferno vissuto fra le mura della Liberty High School.
Vittima di bullismo e abusi, Hannah raccoglierà in tredici cassette la sua confessione su tutto quello che era successo, prima di compiere il suicidio.
Un enorme macigno per la sua famiglia e per i suoi amici, ma soprattutto per Clay, quel ragazzo troppo impacciato per poter comprendere le difficoltà di una ragazza già così provata. Fra i due sarebbe potuto nascere un primo timido amore, o magari una bellissima amicizia?


Sin dalla prima stagione, a fianco ai problemi di Hannah, si sono susseguite diverse tematiche che non sono solo specchio del mondo adolescenziale, ma toccano chiunque, come depressione, problemi psichici, abuso di sostanze stupefacenti, cyber-bullismo, violenza sessuale, omosessualità e più in generale l'accettazione di sé. Un vero e proprio arsenale di argomenti da trattare in maniera schietta e realistica, peccato però che fin dal principio, sebbene abbia saputo subito crearsi un pubblico di affezionatissimi, Tredici avesse molti punti deboli.
Da personaggi poco convincenti, specie nelle motivazioni dei loro gesti, e a volte incoerenti con loro stessi o con quello che è il senso comune, a vuoti narrativi profondi e spesso fastidiosi; da sottotrame aperte e mai concluse, a parti completamente senza alcuna logica, spesso ridicole, sia nella realtà che nel microcosmo di una struttura narrativa inventata.

Tutto sulle prime tre stagioni di 13 Reasons Why

Inutile dirvi che in questo contesto, uno spettatore minimamente accorto non può provare molta empatia per quello a cui assiste, ma la questione più annosa di tutte è la quantità altissima di errori trasmessi dalle immagini e dai dialoghi in ogni episodio della serie.


13 Reasons Why ha sempre tentato di ergersi a serie tv di denuncia ed è impossibile guardarla con un occhio diverso, perché loro stessi, ad esempio, informano i telespettatori ad inizio di ogni puntata, che è importante segnalare a qualcuno se si è vittime di violenza e bullismo, ed hanno messo a disposizione un sito che raccoglie, su piano internazionale, alcuni centri di ascolto, soprattutto per giovani (che poi sono il loro pubblico principale). Il problema è che la serie finisce per andare completamente contro quello che predica, anche in modo serio. Abbiamo assistito alla più totale assenza dei genitori e degli adulti, spesso più inetti dei ragazzi, alla riabilitazione immediata, e senza scontare alcuna pena, di personaggi che hanno commesso reati gravi, e per finire, la stessa terza stagione di Tredici ci ha mostrato che in fondo la si può fare franca da qualunque circostanza, basta solo trovare il giusto capro espiatorio.
E, come una qualunque mela andata a male, più vai a fondo, più trovi marciume.



Questa quarta stagione di Tredici, secondo me, doveva solo limitarsi a rimuovere gli errori, le assurdità ed il ridicolo dei precedenti episodi, e dare un finale gradevole ad una storia che nasceva come estremamente drammatica e volta a sensibilizzare i ragazzi di oggi. Rimettere in sesto quell'asse di legalità e giustizia, magari trovando degli escamotage, certo, perché se tutti i personaggi finiscono in gattabuia, non si può fare la storia. Ma un finale coerente, anche a costo di scontentare i fan, credo avrebbe dato giustizia alla serie.
Il punto di partenza sarebbe quello che già la scorsa stagione si era palesato: far venire a galla chi ha ucciso davvero Bryce, e quindi riabilitare il nome di Montgomery.
Presto però questo incipit prenderà la strada dell'aceto, e quello che invece ci propongono è una sorta viaggio nella mente di Clay Jensen, che finalmente sembra quasi disposto ad affrontare i suoi disturbi psichici ma, come sempre, lo fa nel modo più irreale e sconclusionato possibile.
Definire 13 Reasons come una serie tv assurda, suona ormai inflazionato e banale, quasi da hater, ma, ancora una volta, gli sceneggiatori non hanno saputo mettere insieme dieci episodi (non più tredici per fortuna) che avessero un briciolo di logica.


Clay credo sia il personaggio che ne esce peggio, anche perché è quello che ha più spazio in questa stagione, e fossi stato in Dylan Minnette, ad un certo punto, mi sarei rifiutato di proseguire le riprese (o, almeno, mi sarei fatto pagare profumatamente).
Lui ha un modo assolutamente imbarazzante di affrontare ogni singola situazione, e gli sceneggiatori hanno scelto a mio avviso il modo più improbabile di raccontare un problema molto serio, come la malattia mentale, gli attacchi di panico, i sensi di colpa ed il trauma.
Fin dalla prima stagione di Tredici è stato conclamato che Clay avesse dei disturbi che avevano bisogno di un sostegno medico, problemi che si sono esacerbati proprio in questi ultimi episodi, ma nessuno lo aiuta.


Clay dà di matto, soffre di insonnia a causa di incubi ricorrenti, ruba un'arma ad un poliziotto, dà fuoco ad un'auto, parla da solo ripetutamente, ha delle visioni ed una serie di attacchi di panico, scappa da un ospedale, è vittima di calunnie da parte di altri personaggi, ma nessuno si preoccupa seriamente su come stia.
Una serie tv in cui si invita gli spettatori a chiedere aiuto qualora ne avessero bisogno, ma il cui protagonista non riceve alcuna assistenza seria e costante.
Ma nel quadro più ampio, anche gli altri protagonisti non ne escono meglio, penso ad esempio alla storyline di Jessica, che impoverisce molto il suo personaggio, la quale, da femminista convinta nella scorsa stagione, diventa una mezza sgallettata che, a suo stesso dire, usa la sua bellezza per controllare altre persone (nello specifico Diego), e la sua conoscenza su temi come appunto il femminismo, per "rivaleggiare" con altre ragazze.


Sono davvero tante le scelte narrative di 13 Reasons Why 4 che non funzionano: i rapporti fra i protagonisti sono campati in aria e si basano sul nulla, visto che non vediamo come interagiscano e si sviluppino questi rapporti. Taluni personaggi sembrano acquistare di punto in bianco un ruolo centrale e risolutivo, sebbene noi spettatori a stento ne conosciamo il nome, ma alla fine della stagione quella centralità del ruolo sparisce completamente e quei personaggi vengono abbandonati, come nel caso di Estela, la sorella di Monty.
Anche questa quarta stagione di Tredici è infatti costellata di sentieri che non portano a nulla, indizi che fanno pensare ad un succulento sviluppo, ma no, molte delle vicende sono una strada senza uscita, che non scopriremo mai a cosa portavano.



Sono assenti anche delle dinamiche e reazioni realistiche, non solo per quanto riguarda Clay, ma sono peggio alcuni espedienti usati secondo me solo per scarsità di idee. In questa quarta stagione ad esempio, non si vede un solo genitore nei momenti più cruciali, ma vengono inseriti in contesti al limite del paranormale, vedi la storia dei cellulari controllati.
L'aggiunta della visione di fantasmi, solo per far entrare nel cast quanti più volti possibili, è una scelta che può risultare sensata e appagante solo se assumete qualche sostanza illecita, così come innestare delle scene scattose, simil horror o miscelando i generi per creare una sorta di novità/diversivo, alla lunga annoia e risulta fuori contesto.
A peggiorare questi ultimi episodi di 13 Reasons Why ci sono stati anche dialoghi pasticciati, poco da esempio, banali o poco credibili, ed un modo di recitare secondo me molto scarso, tanto che a volte ho temuto che gli stessi attori scoppiassero a ridere.
Tutto l'intreccio per quanto riguarda la scoperta dell'assassino di Bryce e Monty viene annacquata a tal punto che ce ne dimentichiamo e finisce per passare in secondo piano.

Giuro, è una scena tratta da Tredici

Qui e lì sono riuscito ad incappare in qualcosa da salvare in questa ultima stagione di 13 Reasons, come ad esempio parte della sesta puntata, decisamente intensa e attuale, per quanto riguarda le armi negli Stati Uniti e le sparatorie nelle scuole, ma è stata mandata in vacca proprio sul più bello.
Ho colto anche un briciolo di dolcezza con il nono episodio e attimi di tristezza con il decimo, ma sono tutte parti che arrivano in maniera strana, poco spontanea, messe volutamente solo per smuovere un po' di pietismo e non reali emozioni. Ed una serie tv si stravolge all'inverosimile pur di colmare un gap emotivo, non è una serie valida secondo me.
Potrà anche essere campione di visualizzazioni, ma 13 Reasons Why per me è stato un flop acclarato, riconfermato da questa quarta stagione. Spero che diventi caso di studi per scuole di sceneggiatori o per chiunque voglia imparare cosa non va fatto quando si crea la storia di una serie tv che vuole essere educativa, e nella costruzione di personaggi che dovrebbero risultare credibili e coerenti.

Addio Tredici, non mi mancherai affatto.




|#backtoseries chapter 27|
13 Reasons Why 2° Stagione: mi è piaciuta?

Arrivo tardi, ma arrivo e dopo il commento alla prima stagione, non potevo perdermi il seguito di Tredici, o 13 Reasons Why se vi sentite anglofoni, disponibile su Netflix dal 18 maggio di quest'anno.
A spingermi a proseguire la visione, visto che col primo capitolo non ci siamo presi proprio bene, c'è stata essenzialmente la curiosità di capire come avrebbero proseguito la storyline, perché effettivamente Tredici è una serie tv che ha creato parecchio interesse, considerando soprattutto l'argomento attuale che va a toccare. 
Ho cercato di pormi in modo aperto alla visione, senza magari leggere in giro recensioni che potessero influenzarmi, ma in ogni caso il risultato non è stato dei migliori. 


In questa seconda stagione mancava il supporto del romanzo da cui hanno tratto il primo ciclo di episodi, quindi la strada da seguire sarebbe stata inedita. 
Ci troviamo circa 5 mesi dopo il suicidio di Hannah, e ovviamente si raccolgono gli strascichi della sua azione, e tutti coloro che sono stati coinvolti, la scuola compresa, si ritrovano travolti nel processo per la causa che la mamma di Hannah ha intentato a coloro che lei ritiene responsabili. 
Questo è il motore della seconda stagione di 13 Reasons Why, ma tutto quello che viene dopo è praticamente la fusione fra Ghost Whisperer (quanto mi manca Melinda Gordon!) e Medium, che incontra Pretty Little Liars, che incontra il suo stesso spin-off Ravenswood, creando una miscela pacchiana in cui si susseguono coincidenze strane, logiche altrettanto assurde che cambiano improvvisamente, e che tolgono drammaticità e importanza al gesto di Hannah.



La seconda stagione di Tredici è una bolla di sapone e, come una bolla di sapone sembra piena, lucente, cangiante, ma quando scoppia, ti resta un po' di aria, e giusto il bagnaticcio appiccicoso (e non si facciano strani paragoni a quanto accade a Tyler).
È una stagione vuota, che produce soltanto frustrazione nello spettatore e che migliora solo guardandola mentre si fa altro, magari mangiando qualcosa, o, se possibile, aumentando la velocità della riproduzione.
Partiamo dalla struttura generale: il processo fra la scuola e i genitori di Hannah Baker. Questo processo è semplicemente una palla in cui si ripetono sempre gli stessi schemi: ogni ragazzo viene chiamato alla sbarra, e puntualmente scatta lo stesso meccanismo per cui non riescono o non vogliono confessare ciò che realmente è accaduto. Questo alla lunga diventa sfiancante, e ritrovarci lì, in quell'aula di tribunale non crea nemmeno la sensazione di chiusura, di claustrofobia, per l'impossibilità di trovare una via di fuga da una situazione particolarmente angosciante, crea solo noia.
Questo perché rivela quello che dovrebbe essere l'impianto della stagione: ovvero come le vittime vengano, nella realtà, trattate da colpevoli.



Sapete che non nutro particolare simpatia per il personaggio di Hannah, e non amo il modo in cui voglia uscirne sempre pulita anche da morta, ma da qui a farla passare per la completa colpevole di ciò che l'ha spinta a compiere un atto così forte, ce ne passa.
Tuttavia, se da un lato la serie tenta di sottolineare come appunto spesso le vittime di qualsiasi forma di violenza vengano poi a loro volta accusate di qualcosa, tipo i "se l'è cercata, era una facile" che sentiamo ogni giorno, dall'altro lato la serie stessa ci spinge a pensare che la vittima è davvero colpevole. Ad esempio ci mostra che Hannah è effettivamente una bugiarda, è una recidiva, è una frignona. Perché se Hannah viveva ad esempio in uno stato depressivo dovuto magari ad un reattiva sensibilità che l'ha spinta a non sopportare più cosa le accadeva, non ci viene mostrato. Ci viene solo mostrata una ragazza con una vita sociale ben più attiva della mia.
Riesco a capire le problematiche e il dramma che vive solo perché io porto all'interno della serie la mia coscienza, il mio vissuto, la mia sensibilità, non perché il telefilm trasmette davvero realisticamente queste problematiche.



È normale, nella realtà, che una persona abbia una condotta umana, imperfetta, che commetta degli errori, ma nella serie questo ha un peso. La stessa madre di Hannah ci dice che sua figlia non è la vittima "perfetta" quasi scusandosi, ma signora, sua figlia con le sue manie di protagonismo è pur sempre una vittima. 
Ma in 13 Reasons Why fanno di tutto per rendere antipatici i personaggi con cui dovremmo invece empatizzare e simpatizzare.

Spostiamoci sugli altri protagonisti, perché Hannah appunto è morta e forse sono l'unico ad essermene accorto, visto che nella serie appare fin troppe volte.  
Clay Jensen ad esempio è un personaggio del tutto sbagliato, ma è sbagliato anche quello che gli circola intorno. Non fa altro che ripetere che non pensa più ad Hannah, perché in cinque mesi è riuscito a dimenticarsi tutto (e no, mio caro, col cavolo che noi ci scordiamo che palla eri alla prima stagione), peccato però che tutti gli chiedano e parlino di lei, quindi non si capisce come abbia superato la cosa.
Ma a parte una certa incoerenza, durante tutta questa seconda stagione Clay fa la figura del fessacchiotto con manie da eroe dall'inizio alla fine, risultando quasi stucchevole. 



Ed è anche strano come lo contestualizzino. Se ad esempio, la precedente stagione aveva dei genitori che in qualche strano modo gli stavano dietro, qui spariscono. C'è solo un momento in cui il padre sembra un padre, perché per il resto non ci sono affatto. E vorrei ricordarvi che è un ragazzo che già prima era seguito da uno psicologo con tanto di farmaci, e adesso sta anche affrontando un periodo traumatico, ma alla madre importa di più di spiare i fascicoli della collega, più che rendersi conto che suo figlio in cameretta passa di nascosto la RedBull ad un ragazzo in piena crisi d'astinenza da eroina
Dall'altro lato però, a proposito di genitori, ce ne sono altri che appaiono in modo del tutto casuale, tipo quelli di Bryce, che non sapevo nemmeno che faccia avessero, e quelli di Jessica, che non si capisce bene che supporto diano alla figlia.

Ma soffermiamoci verso uno dei personaggi che prende più piede in questa stagione: Tyler



Diventa una figura quasi perennemente presente, ma lui è l'emblema di come siano sviluppati male i personaggi in questa stagione
Tyler parte bene, è l'unico in tribunale che parli chiaramente e riesca a segnare un punto in favore di Hannah, ma questo non lo condurrà ad evolvere, e smuovere la situazione non solo al suo personaggio ma all'intera storia, ma lo porterà a chiudersi in uno strano bozzolo di follia che lo renderà antipatico. Non si capisce perché odi tutto e tutti, sembra il classico ragazzetto che ce l'ha col mondo solo perché è adolescente e gli adolescenti fanno così, ancora di più se non ci stanno con la testa.

Ora arriviamo al momento forse più inteso di tutta la stagione, e scusatemi se vado sullo spoiler, ma tra l'altro se l'ho saputo io che sono molto attento a non leggere nulla, figuriamoci gli altri. 
La scena di violenza sessuale su un ragazzo, è una scena inutilmente cruda che tra l'altro, secondo me, punta molto ad attirare l'attenzione ma spezza la già scarsa tensione che corre in questa stagione.

13 reasons why

Sarebbe stato forse meglio se fosse stato un tentativo di violenza, poi non conclusosi per chissà quale ragione, perché avrebbe potuto intanto creare immedesimazione nello spettatore, secondariamente essere meno shockante ma più psicologicamente segnante nel personaggio, ed eventualmente farci sondare questo spazio. L'idea di qualcosa di incompiuto che può ripetersi, è forse più inquietante.
Invece tutto si svolge in fretta, e tutta la scena sembra quasi premeditata, quando forse dovrebbe essere più un attacco di violenza e di bullismo eccessivo per quelle che sono le ragioni dietro l'atto. Inoltre per quanto possa essere una scena d'impatto che ovviamente indigna, allo stesso tempo accade ad un personaggio che ha rotto le palle da inizio alla fine, e questo porta ancora più distacco nello spettatore.

13 Reasons Why ha raccolto un bacino di pubblico importante fra cui immagino molti giovani, per cui potrebbe davvero mandare un messaggio forte, ma secondo me non solo non riesce ad intrattenere, per quanto l'abbia seguito tutto, ma non riesce a trasmettere positività. 
Avrebbero potuto ad esempio far leva su Jessica, far capire come attraverso l'aiuto dei gruppi di sostegno, attraverso l'aiuto dei genitori e degli amici sia riuscita ad andare avanti o ad avere giustizia.

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Sì, Jessica, parlo con te.

In realtà lei bacia gente sconosciuta, le affiancano Nina che smonta praticamente l'importanza e gli eventuali benefici dei gruppi di sostegno, e anzi si rivela un po' stronza, e il suo processo contro Bryce dura il tempo di uno starnuto e non dà alcuna soddisfazione, non dà un senso di conclusione né di libertà, né soprattutto di giustizia, probabilmente perché fanno comodo certi rimandi per spianare la strada ad un'altra stagione. 
Lo stesso Alex, che poteva essere quasi il collegamento fra chi ha subito un crollo psicologico al punto di arrivare quasi allo stesso destino di Hannah, e chi invece ha avuto una seconda occasione, è un personaggio buttato alle ortiche, piatto, che non evolve, anzi è protagonista di scene random ed anche un po' trash. Ma soprattutto non doveva avere la testa spappolata 'sto povero ragazzo? Com'è che ha giusto un segno che pare più una cicatrice da acne?

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Mentre riascolto i miei audio WhatsApp da 15 minuti.

La seconda stagione di 13 Reason Why per me si è dimostrata una attesa costante di qualcosa,  forse soprattutto della più importante, ovvero l'emozione che però non è arrivata. Un po' mi infervoro in verità, perché se per molti è solo una serie televisiva che può più o meno intrattenere, per tanti ragazzi giovani questa è la quotidianità e trasmettere l'idea che la realtà non sia solo difficile, ma faccia proprio schifo e che da certe cose non se ne esce, mi sembra parecchio sbagliato.

Mi scuso per essermi dilungato, ma mi son ritrovato a far scorrere le dita sulla tastiera e questo è il risultato. Il successo della serie comunque l'ha aiutata per un rinnovo ad una terza stagione che andrà in onda immagino nel 2019.
Se vi va fatemi sapere se Tredici vi è piaciuta in questa seconda stagione, o se magari avete avuti i miei stessi dubbi.





|#backtoseries chapter 13|
Tutto ciò che penso di Thirteen Reasons Why

Thirteen Reasons Why è la serie del momento, letteralmente quella di cui tutti parlano, la più twittata fra le serie Netflix e io quando una serie piace su Twitter dovrei già sapere che a me in qualche modo farà storcere il naso, vedi Fargo (che sono fermo alla settima puntata della prima stagione) o Black Mirror (con cui credo proseguirò con la terza stagione quando non avrò nulla di meglio da fare).
Eppure non imparo e mi impelago in cose da cui non so come uscire, per cui ho deciso di raccontarvi le mie impressioni da spettatore emotivo che magari si accosta ad un telefilm perché ci vede del potenziale e la guarda immergendosi più o meno in base a ciò che vede. 
Ad avermi attirato infatti non è stato solo il gran parlare ma anche la storia, che mi sembrava molto interessante e assolutamente attuale. Il problema è che quello che funziona sulla carta, non è certo funzioni nella pratica e a mio avviso in Tredici ci sono tante cose che non funzionano.

13 reasons why locandina 13 serie tv netflix

Ora, se avete intenzione di iniziare a vedere la serie o siete a metà e non volete sapere assolutamente nulla della serie, potete fermarvi anche qui perché, nonostante siano mie impressioni generali prive di spoiler e di racconti dettagliati sulle vicende, ovviamente nomino alcune cose che possono darvi informazioni su quello che accadrà.

Come suggerisce il titolo, Thirteen Reasons Why racconta le ragioni per cui Hannah Baker, una ragazza di 17 anni, ha deciso di togliersi la vita. A raccontare queste ragioni è la stessa Hannah tramite delle cassette su cui incide queste ragioni, ma non voglio aggiungere altro per quanto riguarda la storia e voglio zompare subito a quelle che sono state le mie impressioni.


Tredici è una serie che secondo me riesce a prenderti perché, a meno che non abbiate letto il libro da cui è tratto, sei incuriosito dal capire come va a finire tutto quel casino.
Io ho fatto binge watching proprio per arrivare al punto della storia, per capire quale messaggio volesse lasciare. Tuttavia non è stato un binge watching semplice perché come dicevo tante cose non mi sono piaciute e secondo me non funzionano. 
La prima cosa che non funziona è la narrazione, che ho trovato inutilmente prolissa solo per dovere di copione AKA arrivare a 13 puntate. Più e più volte mi sono fermato, ho sbadigliato e ho proseguito dopo una pausa.
Ci sono un paio di puntate, fra la sei e la sette che secondo me sono totalmente inutili.
Tra l'altro, per quanto riguarda gli elementi base della storia, sono tutti quei pezzi che abbiamo già visto e rivisto: bulletti a scuola, pettegolezzi, dicerie e cattiverie di ogni tipo. I soliti stereotipi, dagli sportivi, alle cheerleader, agli sfigati e via dicendo che esistono dai tempi di Happy Days.
Non che questo sia un mio modo per giustificare o prendere sotto gamba questi comportamenti, che sono storia di tutti i giorni anche nella realtà, ma nell'economia della storia non dà nulla di nuovo rispetto ad altri prodotti.
Diretta conseguenza di questi stiramenti narrativi sono dei passaggi che mi hanno lasciato perplesso e che sono secondo me grosse forzature.
Ad esempio trovo un po' inverosimile che nessuno, a parte i diretti interessati, sappia delle cassette che raccontano la storia di Hannah. Esistono persino duplicati e se ci sono pettegolezzi che fanno il giro della scuola in un secondo, questo in particolare ci mette secoli.




"La gente inizia a parlare" solo alla sesta puntata, a detta dei personaggi stessi.
Ma ho notato anche lacune molto banali in cui vedi la mano dello sceneggiatore (in questo caso scrittore, visto che è tratto da un libro) che tenta di aggiungere cose al limite dell'irrealtà per calcare la mano e creare questo turbinio che finisce nel marcio.
Vi faccio alcuni esempi senza andare nello specifico del chi e del come se non avete visto la serie.
Se ti incolpano di far uso di droga ma non è vero, tu cosa fai? Chiedi di fare un test antidroghe per salvare la tua reputazione anche agli occhi dei tuoi genitori.
In Tredici però no, non funziona così. E i tuoi genitori se ne fregano se usi marijuana.
Oppure, se una tua amica viene aggredita, qualsiasi tipo di aggressione sia, e tu assisti alla scena, non solo cerchi di aiutare la tua amica fermando l'aggressore, anche se sei senza forze, ma chiami qualcuno ad aiutarti e sono subito


In Tredici no, non funziona così, come qualsiasi essere umano. 
Peccato però che la stessa persona senza forze che ha appena assistito alla scena di "aggressione", poi si preoccupi per un cartello stradale abbattuto. 
Ecco una diapositiva della vicenda:



Vogliamo parlare del cartello stradale di legno. Nel 2017 nemmeno in un paesino sperduto di montagna lo trovi più.
E sapete che cosa succede due secondi dopo che quel cartello viene abbattuto? Un incidente mortale!
Peccato però che in quella strada, inquadrata più volte, non passi nemmeno un gatto mezzo cieco.
Ovviamente sono solo esempi per dirvi come lo sviluppo della storia mi ha portato a scollegarmi dal coinvolgimento, come spesso mi accade quando vedo tante piccole assurdità che hanno solo lo scopo di aggiungere drammi, ma che potevano essere gestite diversamente .

Altro elemento che mi ha portato a scollarmi dalla storia sono stati i personaggi. Abbiamo a che fare con una corale in cui ogni ragazzo ha un suo tassello, una sua storia più o meno approfondita, ma come vi dicevo la caratterizzazione dei personaggi è molto banale e già nota, ma devo sottolineare che gli attori sono molto bravi nell'interpretare dei ragazzi giovani ma con un vissuto già segnato e non facile. Ottima anche Kate Walsh nei panni della madre di Hannah.
Tuttavia certi dei protagonisti sono stati in grado di darmi sui nervi.
Sicuramente quello che ha smosso in me più tic nervosi è stato Clay Jensen.


Lui è la forzatura (e la stupidità) fatta personaggio.
Volete un esempio? Quando le cassette con le ragioni di Hannah arrivano a lui, non le ascolta tutte in una volta (cosa che invece accede giustamente nel libro) per capire cosa sia successo a quella persona a cui dice di tenere, ma se ne va in giro a chiedere agli altri cosa sanno e cosa raccontano le cassette. E indovinate cosa gli rispondono?
"Non posso dirtelo, gne gne, devi ascoltare le cassette gne gne".
Giustamente, a domanda cretina, risposta cretina.
Se nella realtà chiunque vorrebbe sapere se e perché si trova nei racconti di una ragazza che si è suicidata, in Tredici, o meglio nella testa di Clay Jensen, è più pesante ascoltare il racconto di Hannah piuttosto che capire i motivi della ragazza.
Ma la stessa protagonista fantasma è, se vogliamo, anche peggio rispetto al ragazzo. Hannah è la contraddizione fatta persona.
Un personaggio che anche nell'ottica della difficoltà adolescenziale, mi è risultato difficile da capire. La ragazza infatti passa dall'essere aperta e diretta, anche con persone che conosce appena, all'insultare gli altri solo perché non la capiscono nei momenti in cui diventa ermetica come un Tupperware.



Me lo ricordo ancora com'è essere adolescenti (non è passato poi tanto tempo oh!), com'è quando ti affacci sul mondo e devi scoprire praticamente tutto della vita e ti ci lanci a capofitto, o, di contro, ti chiudi perché tutto ti sembra gigante ed insormontabile. Quando credi di conoscere tutto il mondo, ma l'unico mondo che conosci è quello fuori dalla tua cameretta.
Hannah però è una che non impara, semplicemente sbatte contro tutti i muri possibili. Ci va dritta di testa non appena può.
Se magari a scuola facevi qualcosa di sbagliato, per un po' te ne stavi sulle tue, lontano quanto più possibile dai guai, dalle persone che anche solo involontariamente ti avevano ferito, soprattutto se non avevi il carattere di affrontare tutto. Lei invece no, insiste proprio più che può e se non si sente dire ciò che vuole, come vi dicevo, dà di matto.
Hannah non è convinta che il mondo sia quello due passi fuori dalla sua cameretta, Hannah è convinta che il mondo sia lei.
È vero che da adolescenti ci si sente tutti speciali ed unici, e lo siamo, ma lei esagera. Vi faccio uno dei tanti esempi possibili: un ragazzo le racconta i sentimenti che prova per lei, ma lei piuttosto di aprirsi a sua volta o magari spiegargli che non è il caso, lo insulta; gli dà dell'idiota davanti a mezza scuola, con la ovvia reazione del ragazzo che la manda a cagare. 
Sapete che fa Hannah? 
Dice che lui l'ha insultata. 
Ma tutto a posto? [cit]


Una costante ricerca delle conferme altrui al limite del patologico. Ma in tutto questo lei la colpa la dà solo agli altri. Di sé dice che fa degli errori, ma tesoro, peccare è umano, perseverare è diabolico.
Altra caratteristica di Hannah è sicuramente la sua ingenuità disarmante, che oggi non hanno nemmeno gli undicenni. Ma allo stesso tempo, mentre finisce in un turbinio sempre più cupo, è pronta a scagliarsi contro chiunque tenti di aiutarla. Per questo mi è diventato difficile non solo immedesimarmi ma anche empatizzare con Hannah.
Queste sono state le mie sensazioni dopo aver visto la serie, ma ci sarebbe tanto altro da dire perché sicuramente Thirteen Reasons Why ha del potenziale e tanti spunti interessanti.
È drammatico pensare che nella realtà queste situazioni accadono davvero ed è difficile giudicare quello che può passare nella mente di un ragazzo, credo che l'intento dei creatori di Thirteen Reasons Why sia stato quello di non creare buoni o cattivi, vincitori e vinti, ma mettere in scena l'umana contraddittorietà e di lanciare il messaggio che dobbiamo essere più gentili verso gli altri, ma anche essere più aperti altrimenti gli altri non possono capirci ed aiutarci.
Mi sarebbe però piaciuto che il messaggio sensibilizzante passasse attraverso un personaggio meno vittima di sé stessa e una storia che risulta drammatica solo a raccontarla nella sua cruda verità e anche senza mettere di mezzo assurdità a catena.
La storia sembra predisposta ad una seconda stagione che spero si svincoli dalle dinamiche del cercare di raggranellare lacrime dall'esagerazione, ma punti alla linearità delle emozioni.
A voi cosa ve ne è parso?





Ps: il caso ha voluto che questo capitolo di #backtoseries fosse il tredicesimo. Ed oggi è pure venerdì.
Sei tu, Hannah?




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Prima li odiavo e ora sono primi in classifica 😱 | Tutte le novità di fine estate

Questa interminabile parentesi chiamata estate non vuol saperne di tacere, ma credo che musicalmente parlando possiamo raccogliere baracca e burattini, perché ci stiamo dirigendo verso una nuova stagione e quindi mi sembra arrivato il momento della classifica dell'ultimo mese, con tutta la musica a cui le mie orecchie non si sono potute sottrarre e che ho apprezzato o che ho detestato. Come sempre partiamo dall'ultima posizione.


17 - Boomdabash, Alessandra Amoroso - Mambo Salentino



Non è esattamente l'uscita ad agosto ma ho fatto di tutto per evitare di sentirla, ma mi son rifiutato di ascoltarla fino appunto a poco tempo fa. Un giorno ero in auto ed ho dovuto cambiare stazione quattro volte (giuro, quattro) perché ovunque davano questo benedetto Mambo Salentino. Alla fine mi sono arreso ma non posso che darle l'ultima posizione. Brutto il testo, brutto l'arrangiamento, brutto pure il video.

16 - Edoardo Bennato - HO FATTO UN SELFIE



L'ultima posizione è stata più che contesa, e in effetti toccava ad Edoardo Bennato e la sua Ho fatto un selfie, ma è stato scalzato da Mambo Salentino, anche perché almeno Bennato ha un intento simpatico e ironico (vedi il selfie con Salvini). E vi dirò di più fosse stata lanciata un paio di anni fa, quando parlare dell'autoscatto era di moda, avrebbe avuto forse qualche attenzione in più, ma potete ben immaginare che non posso che bocciare una roba così.

15 - Lil Nas X - Old Town Road (feat. Billy Ray Cyrus)



Non è uscita questa estate e non è nemmeno una novità di agosto, ma avevo sentito parlare di Old Town Road per un fatto, secondo me che sono vecchio, direi increscioso: la canzone ha infatti battuto, con 17 settimane consecutive in vetta alla Billboard Hot 100, il record di Mariah Carey e dei Boyz II Men con One Sweet Day. Ok, il record era anche di Despacito, ma questo dimostra una cosa, ovvero che ci siamo inesorabilmente rincoglioniti. Old Town Road è una canzone ridicola, con un video ridicolo. Son contento che Lil Nas X sia riuscito a far coming out, cosa che immagino sia scomoda nel mondo della musica trap e country, mi fa piacere che un ragazzo giovane abbia successo, ma non ci siamo.

14 - Camila Cabello - Shameless


Camila e la sua nuova Shameless apre la parentesi della inutilità: brani che a mio avviso non sono né belli né fastidiosi, ma mi sono risultati insipidi e con poco mordente. Non ricordo già più questa canzone della Cabello, quindi vi fa capire quanto mi abbia coinvolto. Così come non ricordo l'altro brano appena uscito, intitolato Liar. E l'ho anche ascoltato un paio di volte. Camila Cabello poi ha sempre un altro problema: non canta ma miagola, cosa che per le mie orecchie, diventa difficile da apprezzare.

13 - Emma Marrone - Io Sono Bella



Non so come mi sia apparsa la nuova canzone di Emma Marrone, Io sono Bella, fra la New Music Friday di Spotify visto che la sua musica non l'ascolto praticamente mai (forse non c'entra nulla quello che ascolti di solito?), ma è una novità e ce la sciroppiamo. Ho scoperto dopo che è stata scritta da Vasco Rossi, e si sente quindi per le mie orecchie era tutto estremamente evitabile. Una robetta che strizza l'occhio al rock, ma che mi è sembrata molto ripetitiva e senza una apertura.

12- Ariana Grande, Social House - boyfriend



Ariana Grande sembra avere una fissazione con questa storia dei fidanzati: prima vuole che due si lascino perché lei si annoia, e già lì siamo a livello di psicosi, poi è gelosa di uno con cui nemmeno ha una relazione. Questa sua Boyfriend mi è sembrata soporifera fin dal primo ascolto, e poi non so se è sempre colpa della mia vecchiaia, ma non mi sembra mandi un messaggio molto positivo a questi giovani scalmanati.

11 - Normani - Motivation 


Normani voleva essere Beyoncé e ovviamente non poteva con le altre quattro sgallettate delle Fifth Harmony, però appena ha avuto l'occasione è corsa ai ripari prendendo tutto ciò che poteva dalla sua beniamina, ma il risultato con Motivation finisce per diventare una citazione più che una ispirazione. Sei bellissima Normy e sei anche molto brava, ma non sei Beyoncé.

10 - Ava Max- Torn



Dopo Sweet But Psycho ero pronto a definire Ava Max una One Hit Wonder, visto che tardava ad arrivare nuova musica. Tuttavia in parte mi sbagliavo in parte no, perché l'ultimo singolo Torn non credo possa eguagliare lo stesso successo del pezzo precedente. Ava ha sicuramente voce, una buona tecnica ma il rischio di anonimato è tanto, Torn non resta in mente e la somiglianza estetica con Lady Gaga è parecchia per potersi distinguere. Sono comunque curioso di ascoltare il suo album, se mai ce ne dovesse essere uno.

9 - 13 Reasons Why Soundtrack Season 3




È difficile dare un solo voto o comunque una sola posizione ad un intero album specie se composto da più artisti, in generale però la colonna sonora della terza stagione di 13 Reasons Why, per quanto non mi abbia particolarmente appassionato ha alcuni brani validi.



Non è la miglior soundtrack che abbia mai sentito, ma è varia nei generi e per i cantati che raccoglie, e sicuramente mi è piaciuta di più della terza stagione di Tredici di cui parlerò fra non molto.

8 - OneRepublic - Wanted



Un'altra novità freschissima dei da me molto apprezzati One Republic, che però, almeno in questa mia classifica meritano solo una ottava posizione. Wanted manca di qualcosa, è come se non mi trasmettesse completamente l'energia che invece di solito i One Republic mi sanno dare. Forse ascoltandola qualche volta in più potrei cambiare in parte idea, ma così, su due piedi, non mi sembra proprio un ritorno col botto.

7 - Kygo & Whitney Houston - Higher Love


Erano gli inizi degli anni '90 quando Whitney Houston incise la cover di Higher Love, ma solo per la versione giapponese di I'm Your Baby Tonight. Così il produttore e dj Kygo ha pensato di prendere quella traccia e dargli nuova vita. L'insieme è un sound dance anni '80, la voce di Whitney si fonde benissimo ed anzi è davvero incredibile come abbiano saputo recuperare una traccia e farla sembrare quasi una reincisione recente. Le citazioni del video poi sono molto carine, quindi secondo me l'operazione è riuscita, oltre al fatto che son sicuro che i fan di Whitney saranno stati contenti di risentire la loro beniamina. Il problema è che in generale Higher Love non mi convince come brano.

6 - Katy Perry - Small Talk


Prima classificata il mese scorso, ma nella classifica di Agosto Katy Perry ha perso per me diverse posizioni. Resta comunque nella zona calda dei brani che mi son piaciuti ed ho ascoltato volentieri, ma Small Talk non mi ha entusiasmato come Never Really Over. Il video è carinissimo, val la pena vederlo anche solo per Nugget, il cane di Katy, ma non è una di quelle canzoni che ho avuto voglia di ascoltare a rotazione.

5 - Mahmood - Barrio 



Novità di Settembre e molto atteso, Barrio, il nuovo singolo di Mahmood, mi è piaciuto parecchio. Lui ovviamente ha giocato la carta che gli riesce meglio, e non mi riferisco alla foto mezzo nudo su Instagram, ma alle sonorità orientaleggianti ed al tempo stesso moderne. È vero che somiglia molto a Calipso, altro brano in cui è sempre presente Mahmood, ed è anche vero che ho dovuto cercare il significato di Barrio, ma ho apprezzato molto lo stesso.

4 - Sam Smith - How Do You Sleep?



Giuro che fino a qualche tempo fa non sopportavo minimamente la voce di Sam Smith, ma già proprio dal duetto con Normani  qualcosa è cambiato e ho iniziato ad apprezzare ed ascoltare molto più frequentemente i suoi singoli. Il video è un po' una noia, questo Vogueing ormai risulta vecchio e ripetitivo, ma How Do You Sleep? è suadente e non mi esce dalla testa.

3 - Charlie Puth – I Warned Myself


Charlie Puth era un altro di quelli che non sopportavo (addirittura lo avevo messo fra la musica peggiore della scosta estate) e a questo punto penserete che il problema sia mio, ma avevo l'impressione di essere perseguitato dalla sua Done For Me. Con I Warned Myself mi son ricreduto, mi sembra abbia trovato una strada più matura, più cupa che preferisco molto di più.
Cresce la curiosità per il suo album, anche in questo caso non so se e quando ci sarà.

2 - Taylor Swift - Lover (Album)



Non avrei mai pensato che Taylor Swift sarebbe finita ai primi posti di una mia classifica musicale, perché sinceramente la sua musica non faceva per me. Ho sempre preferito voci più dotate e agli inizi faceva un genere, il country, che, per quanto fosse comunque mischiato al pop, non è fra i miei preferiti. Col tempo ho iniziato ad osservarla (musicalmente parlando, mica sono uno stalker), e molte volte non l'ho sopportata, perché mi sembrava che ogni sua canzone fosse un modo per pulirsi la coscienza ed incolpare ex amici e fidanzati.


Poi, il 23 Agosto, quando è arrivato Lover, ho iniziato ad ascoltarlo una volta, poi due, poi ho iniziato a metterlo di sottofondo mentre magari scrivo o faccio le mie cose. Insomma, se fosse un cd fisico lo avrei probabilmente già rigato. Non tutti i brani di Lover sono per me piacevoli, la stessa ME! mi infastidisce, ma non posso non apprezzare canzoni come Miss Americana & the Heartbreak Prince, Cornelia Street e l'armonia che trasmette Daylight.

1 - Miley Cyrus - Slide Away



Sì, il mio primo posto per la classifica di Agosto va a Miley Cyrus e Slide Away, brano molto probabilmente riferito al suo divorzio con quel gran bel figliolo di Liam Hemsworth. Slide Away non è la miglior canzone che abbia mai sentito, non mi ci straccio le vesti per l'onda emotiva che trasmette, va ovviamente tutto contestualizzato a tutti gli altri brani del periodo, ma non posso non apprezzare e sentirmi vicino a quella amarezza e al tempo stesso forza che trasmette. Quindi sì Miley merita il primo posto.


Ci sarebbe molto altro da aggiungere alla mia classifica, visto che Settembre sta già preparandoci a molte novità musicali, ma tocca fare una cernita. Ho visto che Lana del Rey è tornata con un nuovo, travagliatissimo album, così come i Modà, e pure Greta Menchi ha fatto un singolo, ma sinceramente non mi voglio così male.



|#backtoseries chapter 14|
Di finali di stagioni... o quasi.

A scuola il momento delle pagelle arrivava a metà o a fine anno scolastico, ma se dovessi aspettare di finire tutte le serie tv che seguo per dare i miei voti, vorrebbe dire aspettare che l'eternità spalanchi le sue braccia e ci inghiotta tutti, per cui totalmente a random ho deciso di darvi le mie stelline. In realtà avrei voluto farlo settimana scorsa, ma poi 13 Reasons Why si è preso tutto lo spazio. Nel mentre alcune serie tv sono effettivamente terminate, altre ci sono quasi, altre invece sono appena iniziate quindi darò giusto una impressione generale. 
Come sempre vi avverto: se siete indietro con la visione potete saltare la lettura, perché nonostante non ci siano spoiler diretti, devo pur far rifermento a quel che accade nelle varie serie tv.

⭐⭐⭐⭐⭐

Feud 

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Senza alcun dubbio cinque stelle vanno a Feud, la miniserie creata da Ryan Murphy che racconta la faida più glamour di Hollywood: quella fra Joan Crawford e Bette Davis.
Questa è stata una serie che ha saputo prendermi fin dal primo episodio, grazie intanto ad una impeccabile messa in scena e una narrazione in grado di ricreare appunto lo show biz dell'epoca, ma allo stesso tempo una certa decadenza, un declino che stava pian piano avvicinandosi. Uno spioncino sui retroscena, lo potrei definire. Ma un altro merito di Feud è quello di essere in grado di raccontare una storia già nota, perché alla fine bastava fare qualche ricerca su Google e sapere tutto, senza annoiare, ma anzi trascinandoti. La serie infatti ha saputo trasmettermi un range di emozioni parecchio ampio, cosa per me fondamentale non avendo conoscenze tecniche.
Così si passa dalla tristezza, alla suspense, all'ironia a volte amara. Centrale ovviamente è stata anche (o soprattutto) la bravura di Jessica Lange e Susan Sarandon. Infatti entrambe non sono solo state brave a raccontare la vita di due attrici che erano state e si erano messe l'una contro l'altra, ma hanno avuto l'abilità di trasmettere la vita di due donne che si portavano dietro un certo vissuto, certe debolezze, ma anche una certa forza che poi si riversava nel proprio talento. Nonostante il racconto riguarda il periodo dalle riprese di Che fine ha fatto Baby Jane? e il periodo dopo, è come se noi conoscessimo quasi tutto di queste due icone
C'è chi dice che Jessica Lange non abbia reso al meglio il ruolo di Joan Crawford, che sia stata troppo fredda, ma secondo me, guardando alcune interviste e filmati d'epoca, ha saputo rendere bene il carattere di questa donna, che si era cristallizzata in una figura algida ed elegante. 
Ho trovato invece un po' sopra le righe Susan Sarandon in alcuni aspetti, probabilmente nel tentativo di nascondere una somiglianza fisica non perfetta, visto che Bette Davis era decisamente meno curata.
Un altro neo che posso dirvi è che forse non riuscirei a fare una megamaratona a guardare le puntate tutte in una volta, perché verso la fine sembra quasi che la storia ricominci da capo, quindi potrebbe risultare un po' ripetitiva. Ma queste sono quisquilie, perché sinceramente rivedrei Feud molto volentieri.

Cinque stelle anche a This is us, serie su cui non mi soffermo anche perché ormai è finita anche in Italia, ma mi basta dire che secondo me ci mettono la droga nei fotogrammi o non si capisce come possa farmi sprofondare in uno stato emotivo così profondo da farmi piangere ad ogni episodio con nulla. È sconvolgente.



Il finale ha seguito l'andazzo dell'intera stagione, magari non ha sorpreso con milioni di interrogativi, ma d'altronde This is us, più che sorprendere, vuole raccontare.
Come vi dicevo l'altra volta, ho un po' paura che nella seconda stagione possano calcare troppo la mano, ma non fasciamoci la testa prima di essercela rotta ché le bende mi servono per asciugare le lacrime. 

⭐⭐⭐⭐

Younger


Sì, ho dato 4 stelle ad una serie tv che dura 20 minuti a puntata e in cui recita Hilary Duff e ne vado abbastanza orgoglioso. Il motivo è semplice: fra questa sequela di morti ammazzati, di struggimenti, di liti, di complotti, di battaglie psicologiche e fisiche, Younger è una boccata di aria fresca.
La serie tv smandrappona che ti alleggerisce l'animo. Younger è l'equivalente delle mutande con l'elastico comodo. Intanto perché dura poco, ma anche nella sua breve durata, ha un ottimo ritmo, è leggera e godibile, soprattutto se non volete tenere impegnate troppo le sinapsi. 
Ci sono un po' di cose su cui chiudere un occhio, tipo il fatto che la storia si basi su una bugia che nella realtà non reggerebbe due giorni, e non parlo necessariamente di controllare i documenti, anche solo di guardare in faccia l'attrice che interpreta Liza, che sembra la mamma di Nina Dobrev.

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No age-shaming, Sutton Foster è una bellissima donna, ma 26 anni... ehm, no. Ma ripeto, non importa, perché quello che mi piace è comunque lo sviluppo, il ritmo, qualche risata che Younger è in grado di farmi fare. Tra l'altro è una serie che sta continuando in più stagioni, siamo alla seconda in Italia, ma in totale saranno almeno 5.

Big Little Lies


Big Little Lies è stata senza dubbio la rivelazione del periodo. Una miniserie di sette episodi che sembrava non avesse un seguito ed invece stanno tutti dando la propria disponibilità per una seconda stagione, eccetto i creatori, ma va bene così, perché è tutto perfetto.
È perfetto il cast con tre stelle del cinema che si sono prestate abilmente in una serie tv ed hanno fatto benissimo perché si sono ritrovate ad interpretati dei ruoli psicologicamente molto interessanti (in particolare Nicole Kidman secondo me). È perfetta la fotografia bellissima e la regia e l'ambientazione che racchiude tutto quanto. 
La sceneggiatura è scorrevole, non particolarmente corposa anche se tocca argomenti non proprio da chiacchiere al bar. C'è tensione, c'è un buon intreccio narrativo, ci sono un paio di risate. Insomma Big Little Lies si merita più di una possibilità.
Tuttavia, se proprio proprio devo muovere una critica e quindi darvi il motivo per le quattro stelle, sicuramente punto il dito ad un paio di puntate, la quinta e la sesta che potevano essere riassunte e accorpate in un solo episodio. Invece sono inutili; le ho guardate comunque con piacere, però odio le puntate che mi sembrano filler. E poi, ma qui forse cadiamo nello spoiler, il finale più o meno me lo aspettavo. O meglio, mi aspettavo i personaggi che sarebbero stati coinvolti principalmente, anche se non sapevo esattamente come. Di base, il fatto uno dei misteri su cui si arrovella la trama abbia come protagonisti due dei personaggi che non si incontrano mai, diciamo che mi ha aiutato molto, ma già prima avevo subodorato come stava andando la situazione.
Vedremo se e come sarà al seconda stagione, ma intanto recuperatela.


⭐⭐⭐

Billions

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Mi son reso conto adesso che non ho mai parlato approfonditamente di Billions, serie incentrata sulle storie di uno speculatore di alta finanza, Bobby "Axe" Axelrod, e del "gatto che lo insegue", ovvero il procuratore Chuck Rhoades. Di economia non ne capisco nulla, se mi danno il resto al supermercato ho bisogni di 5 minuti per contarli, ma Billions mi ha preso molto. La prima stagione è stata intrigante, coinvolgente, con una storia che, nonostante diventi via via più articolata, con dei dialoghi serrati e nonostante appunto divaghi a volte in questioni più tecnico-economiche, si fa seguire con molta attenzione. Quando è finita la prima stagione, ho atteso molto volentieri la seconda che però non mi sta prendendo allo stesso modo. 
Questa seconda stagione di Billions infatti non è iniziata per me nel migliore dei modi. E se una serie che dura 12 puntate non inizia bene, ho paura che non finisca bene. Non che qualcosa non mi sia piaciuto al punto tale da farmi smettere la visione, intendiamoci. L'intreccio narrativo mi stimola ancora a seguire la serie, ma ci sono state cose che mi hanno un po' lasciato perplesso.
Intanto l'introduzione di due nuovi personaggi mi ha fatto storcere un po' il naso.
Mi riferisco in particolare a Oliver Dake e Taylor Mason.


Il primo sembra praticamente un agente russo arrivato dal 1955, la seconda somiglia ad una versione cresciuta di Eleven da Stranger Things. Un'eccessiva caratterizzazione che stona per me con quella che uno dei migliori punti a favore di Billions ovvero il cast. La scelta dei personaggi principali per me è perfetta perché vanno oltre l'interpretazione, nel senso che già il loro aspetto, il loro volto è perfettamente coerente col personaggio, senza troppi fronzoli o "costumi di scena". Fortunatamente intorno alla sesta puntata hanno capito che di tutto il caos che avevano messo in scena, non fregava nulla a nessuno, quindi uno l'hanno tolto di mezzo, l'altro invece l'hanno dovuto ammorbidire per farlo entrare meglio nella storia. Infatti dalla sesta puntata per me la serie ha preso un po' di quota. In generale però anche la storia di questa stagione non mi sta prendendo al 100%; mi sembra guazzabugliosa, con filoni narrativi del tutto inutili creati ad hoc per creare scompiglio o aggiungere altra carne alla brace (vedi il "business" di Lara, argomento abbandonato nel giro di un paio di puntate), che però non vanno da nessuna parte. Sono lì che ad ogni puntata spero che i nuovi personaggi e le nuove storie portino a qualcosa di concreto, e invece finiscono per sgonfiarsi troppo presto e senza aver apportato cambiamenti effettivi alla trama, ovvero allo scontro Axe VS Chuck. Senza contare il vecchissimo stratagemma di lasciare il focus importante della puntata alla fine dell'episodio, che alla lunga mi annoia.
Insomma tre stelle non sono poche, ma nemmeno tante; avevo molte aspettative e per il momento non sono state colmate del tutto.

Do tre stelline anche a The Catch ma sono tre stelline molto provvisorie. L'ultima volta che vi ho parlato di questa serie eravamo ancora alla prima stagione, agli inizi, e tutto sommato andava bene, ma poi il telefilm ha subito una flessione verso il basso, vista la vuotezza delle puntate.

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Diciamo che ho iniziato la seconda stagione già prevenuto, e non è che fossi super entusiasta del ritorno della serie, tuttavia mi ha sorpreso. In questa seconda stagione di The Catch infatti l'intreccio narrativo è stato interessante, ben calibrato fra la parte più glamour e gossippara e la parte più d'azione e diciamo poliziesca. Permangono alcune incongruenze, non è che abbia questa sceneggiatura incredibile che possa in qualche modo sconvolgere con colpi di scena inaspettati. Però, un po' come per Younger, anche The Catch è quella serie che seguo con piacere e facilità, senza troppi sbattimenti. Considerate che ho realizzato di essere arrivato all'ottava puntata, ne mancano due alla fine e non me ne ero reso nemmeno conto. Insomma, funziona. 

Con le stelline ho finito qui. Una menzione flash per un'altra miniserie che sta andando in onda sull'emittente americana Starz e che mi sta piacendo, anche se è presto per valutare visto che sono state trasmesse solo due puntate. 
Parlo di The White Princess, telefilm basato sulla storia di Elisabetta di York e Enrico VII d'Inghilterra.


Lo so, un'altra storia su un'altra regina inglese, ma durando otto puntate ho pensato fosse digeribilissima. Al momento mi ha ricordato un po' Outlander per ambientazioni e per quel velo di mistero e magia che percorre gli episodi. Vedremo come proseguirà, intanto vi lascio il trailer se siete curiosi.


E per adesso è tutto, ci leggiamo presto.
Fatemi sapere le vostre serie tv del momento!







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