#Sanremo2014 - Two is megl che one

Sembrava impossibile ma siamo giunti alla penultima puntata del Festival di Sanremo.

Finalmente un inizio azzeccato: Marco Mengoni tributa Sergio Endrigo cantando Io che amo solo te. Lui caruccio, elegante e pulito.
La serata vedeva gli artisti in gara reinterpretare canzoni d'autore in duetto con altri personaggi famosi.
Ovviamente molti non erano nemmeno cantati e mi suggeriscono sia a causa di magheggi discografici.
Vi meritate Amici di Maria de Filippi. L'ho detto.
I primi ad esibirsi sono i Perturbazione che cantano La donna cannone di Francesco De Gregori accompagnati da Violante Placido, che bella è bella, ma questo vestito totalmente di pizzo era un attimo troppo poco coprente.
Gioia, te se vede la passera, e sei un po' schiappa a cantare.
Tutto sommato comunque è una bella esibizione, delicata.
Arriva Luciana che sembra avere un ospite misterioso ma in realtà è Beppe Vessicchio. Come non adorarlo?!
Riccardo Scamarcio e Francesco Sarcina cantano Diavolo in me di Zucchero.
Scamarcio sempre stropicciato suona la batteria, si scatenano, strillano ma il tutto non è nulla di che.
Pubblicità e si riprende con Frankie Hi NRG con Fiorella Mannoia.
Belli entrambi, specie lei con un abito rosso fasciante al punto giusto, peccato per le scarpe urende.
Cantano Boogie pezzo di Fiorella, molto jazz. E se la ballano pure.
Carini e soprattutto simpatici.
Si prosegue con Noemi vestita da meringa al limone e canta La costruzione di un amore di Ivano Fossati. Lei, mischina, era una di quelli che non erano accompagnati. La canzone è indubbiamente bella
ed anche l'esibizione.
Seguono Francesco Renga e Kekko dei Modà che cantano Un giorno credi di Edoardo Bennato.
Renga è un filino piu tamarro del solito visto che mette la maglia al posto della camicia, sotto il gilet e la giacca, ma lui può.
E ammetto che mi aspettavo si mettessero a sparare acuti sopra acuti, e
invece.
Arriva il mago Silvan, così a random è piuttosto che far sparire Fazio o tutto il Festival, decide di attoppare ancora di più Luciana Littizzetto.
Non se se ne capisce il senso ma si va avanti e arriva Ron con una canzone di Lucio Dalla: Cara.
Anche della partecipazione di Ron non si capisce il senso.
Comunque tocca ad Arisa accompagnata dagli WhoMadeWho cantano Cuccurucucu di Franco Battiato.
Arisa è carinissima pur con la panzetta un po' evidente. E la canzone non è affatto male, anzi è una vera e propria cover in chiave moderna. Loro invece sono un gruppo indie danese, che però conosco
superficialmente.
Pubblicità e primo ospite, Gino Paoli.
Ho sonno.
Un uomo che ha superato il concetto di vita, di morte, di vecchiaia, di tutto. Avrà 300 anni, li dimostra ma ancora si muove.
Live dalla bocciofila "Noia"
Pubblicità, Luciana mette un abito bellissimo color petrolio e tocca alla gara sei giovani che vengono
leggermente anticipati.
Il primo è Diodato, che indossa pressappoco la stessa roba della prima serata. Canta Babilonia, e a me piace proprio.
Zibba è il secondo con Senza di te. Lui ha quel l'aria da comunistoide che me lo rende detestabile, la canzone tutto sommato è piacevole.
Terzo in gara fra le nuove scoperte Rocco Hunt con Nu Juorn Bonu, tamarro ma coinvolgente.
Turno seguente di The Niro con 1969. Bella canzone ma forse più debole fra quelle in gara. Lui mette seriamente paura comunque.
Monologo di Luca Zingaretti sulla bellezza e si riprende con la gara dei big.
Parentesi Senigallia: cacciato dalla gara in quanto aveva già eseguito la canzone, e Raphael Gualazzi, The Bloody Beetroots e Tommy Lee cantano Nel blu dipinto di blu.
Scempio. Sembra improvvisata sul momento.
Segue momento paraculo: Cristiano De Andrè canta una canzone di suo padre, ovvero Verranno a chiederti del nostro amore. Prova non superata, a me non piace, e trovo poco carino che abbia scelto questo brano, per quanto sicuramente ci sia affezionato.
Almeno però ha cambiato la camicia.  
Segue a ruota Renzo Rubino con Non arrossire di Gaber. Lo accompagna Simona Molinari, che indossa un abito monospalla blu scuro con un gioco di trasparenze, elegante e sensuale. Peccato per le scarpe che si intravedono e sembrano tamarre. E come mi fa notare la mia amica Rory, serve ClioMakeup a toglierle il kilo e mezzo di blush che le hanno messo.
E son stati bravi, carucci.
Subito dopo arriva Enrico Brignano e omaggia Aldo Fabrizi per i 60 anni della Rai. A me lui non fa impazzire ed era mezzanotte quindi non l'ho presa bene.
Si riprende ed è il turno di Giusy Ferreri che canta Il mare d'inverno insieme a Alessandro Haber che sembra terrorizzato, introdotti da Alessio Boni.
Lei insiste con le paillette. Comunque la fanno malissimo, sembra Viva la pappa col pomodoro.
Subito dopo Antonella Ruggiero canta Una miniera con i DigiEnsemble Berlin, questo gruppo troppo figo che suona i tablet.
Lei ha tirato fuori la giacca di natale. Bella esibizione, stranamente capiamo anche ciò che dice. Un attimo dopo arriva Giuliano Palma, accompagnato dalla sua band in I say I'sto cca', di Pino Daniele.
Nulla di che, Giuliano fa tutto nel suo stile, per non saper né leggere né scrivere.
Alla fine della gara, probabilmente avendo già preparato tutto e a cavallo PAGATO non si guarda in bocca, si è esibito anche Riccardo Sinigallia Ho visto anche degli zingari infelici, con Marina Rei e Paola Turci. Loro azzeccano i vestiti ma con le scarpe sono come Rubino: fanno a cazzotti col mondo, visto che mettono pure i calzini in vista. Capisco l'ironia ma non avete più l'età.
Non conosco la canzone.
Ospitone internazionale ma che canta in italiano: Paolo Nutini che canta prima Caruso di Dalla e le sue Candy e la nuova Scream.
Lui mi piace molto e, anche se mi danno della " critica esterofila", lo seguo da tempo. Infatti piccola delusione per non aver sentito altri brani più vecchi a posto ad esempio di Dalla.
Si iniziano a dare i primi premi.
Rocco cor'i mamma Hunt
Zibba, con la canzone Senza di te, ha vinto il Premio della Critica "Mia Martini" nella sezione Nuove Proposte.
Il premio per il miglior arrangiamento "Sanremo 2014" - attribuito dall'Orchestra - è stato assegnato a "Per sempre e poi basta", canzone che sto adorando di Renzo Rubino.
E il vincitore di Sanremo nella sezione Giovani è Rocco Hunt, grazie al suo rap napulegno, che frigna e va a salutare la mamma e il papà.
Vi siete annoiati?
Io molto, credo sia stata la serata peggiore di tutto il Festival. Fortuna che stasera è l'ultima.

#Sanremo2014 - Pipponi, campioni e magoni.

Siamo giunti alla terza serata della kermesse Sanremese.

E si apre parlando di musica, o meglio della perdita di un pezzo di musica: la morte di Claudio Abbado, direttore d'orchestra scomparso un mese fa.
La Filarmonica del teatro Fenice di Venezia suona in suo onore l'ouverture de Le Nozze di Figaro. Oh, io son estasiato. Le nozze di Figaro è la prima opera lirica a cui abbia assistito, ed ero ancora un bambino. E mi pare giusto che nel Festival della canzone italiana vi sia anche l'opera.
Fazio presenta tutti i pezzi in gara e si inizia già a noia.
Arriva la Luciana con una maxi tuta dal taglio maschile che la ingrassa di tre taglie almeno.
Primo in serata Renzo Rubino, vestito bene, se non fosse che le scarpe facciano a pugni col mondo.
Ora, la sua canzone è carina ma suona un po' stupida, continuo a preferire l'altra, che le genti hanno cassato.
Turno di Giusy Ferreri con Ti porto a cena con me.
L'abito non mi spiace, una sorta di zebrato di paillette. Peccato per le scarpe di Lady Gaga che non bastano per farla arrivare al microfono.
Canzone no, e ancora no. Noiosa, lenta, ripetitiva.
Pubblicità e tocca a Frankie Hi NRG con Pedala.
Arriva con un completo doppiopetto grigio che a modo suo hiphoppizza.
Però la canzone al secondo ascolto pare più carina. Diciamo che è quel pezzo che in radio ascolti con piacere.
Si continua con Raphael Gualazzi, sempre più sbattuto in viso, e The Bloody Beetroots, che passeggia per Sanremo come i cani al parco.
Liberi o no, la canzone non mi garba mica. Troppi strilli, troppo coro gospel.
Cristiano De Andrè è il prossimo e canta Il cielo è vuoto e non si è nemmeno cambiato dalla puntata scorsa.
La canzone piace praticamente a nessuno in Italia, anche perché non capiamo una mazza di ciò che dice. Lui, però, afferma di aver avuto apprezzamenti.
Pubblicità e Luciana ci fa sorbire un monologo sulla bellezza già sentito, ma che si trasforma in una splendida metafora quando arriva Dergin Tokmak, un ballerino non munito di gambe, ma munito di talento e forza di volontà.

Mega pippone di Flavio Caroli, che parla di Van Gogh, ma che non ascolto nemmeno di striscio.
Momento panico: sembrava che Fazio stesse per iniziare l'ennesimo pippone in monologo e un tizio dal pubblico urla che vuole la musica e non le chiacchiere. Fazio tenta di ignorarlo, ma questo insiste fino ad alzarsi ed ad andare verso il palco.
Intercetta Luciana ma non basta.
Fazio lo invita a parlare al microfono perché altrimenti non sentivamo, e questo inizia a cantare.
Un tipo che sembra della sicurezza lo sbatte fuori ma poi inizia a cantare pure lui.
E poi tutto il pubblico o quasi si unisce al medley dei Shai Fishman and the a cappella all stars, un gruppo vocale, e quei burloni di Sanremo ci hanno preso per le natiche.
Si riprende con la gara. Tocca a Francesco Sarcina con Nel tuo sorriso, che continua a non piacermi, è vestito come ieri e mi pare un po' esagitato, e i Perturbazione con L'unica, che non mi fa impazzire ma loro sono bravi e coinvolgenti.
Turno di Francesco Renga ed è momento ormonella, col suo completo nero simile a quello della prima serata.


La canzone Vivendo adesso mi piace ma non so se sia in grado di vincere, o se il mio metro di giudizio sia offuscato dalla sua visione maschia.
Pare che Iva Zanicchi gli abbia dato indirettamente del "frocio".
Ma magari Iva! Secondo te non sarei già a Sanremo sotto la sua stanza?
E invece.
Subito dopo Riccardo Sinigallia con Prima di andare via, che ci fa perdere quel poco di eccitazione che Renga ci aveva lasciato.
Brutto come le coltellate di notte.
Pubblicità e pippone di Renzo Arbore, anima e core, ospite che tenta di far il simpatico e invece si sprofonda nel disagio come in sabbie mobili.




Si parla di vecchiaia, giusto per rimarcare che questo è un Sanremo per i giovani.
Scatta quasi il trenino, ma invece finisce lì.
Pubblicità e Luciana si cambia con un abito a maglia metallica, molto carino, ma solito taglio anni '70.
Arriva Noemi con Bagnati dal sole.
Look no: vestito carino, nero a sirena, ma non adatto al suo fisico, essendo lucido, con tanto di strisce bianche sui punti più forti di Noemi.
Capelli in perenne stato di disastro.
La canzone è fra le mie preferite.
Scatta il turno di Antonella Ruggiero con Da lontano.
Ed imbrocca pure il look tutto sommato, con una ispirazione orientaleggiante. Peccato io non riesca a capire ciò che dice.
Pubblicità e arriva Arisa con Controvento.
Canzone promossa la sto già sentendo più volte. L'abito però bocciato. O meglio bocciato su di lei. Tessuto bello da vedere su una
gruccia, ma non adatto per una non magrissima, infatti si muove e le fa tutte le grinze.
Tocca a Ron e ci canta Sing in the rain.
Originale vè!?
Almeno si veste da impiegatuccio e non sta male. Però non mi pare ci sia molto hype intorno alla sua canzone. Cioè, non se la fila proprio nessuno.
Segue a ruota Giuliano Palma, che si presenta vestito da tovaglia per pic nic, con Così lontano. Lui si diverte a ballare, noi anche meno, sebbene il pezzo non sia malaccio.
Pausa réclame, e arriva uno degli ospiti: Luca Parmitano, l'astronauta.
Lo so che può sembrare strano, ma mi ha trasmesso dolcezza, pacatezza, tranquillità.
Sembrava di essere nello spazio a fluttuare. E poi siculo è.
Va via lui ed arriva Damien Rice, altro ospite internazionale.
Vero ospite, vero musicista, vero poeta.
Cannonball emoziona, The Blower's Daughter commuove per la delicatezza e la malinconia che trasmette.
Credo sia una delle mie canzoni preferite di sempre.
Tanto bella da far male a sentirla.
E provo odio viscerale perché la platea apprezza poco.
Ovviamente siamo a Sanremo e si continua la gara. Lucianina è al terzo cambio, con un abito duo chrome verde acqua e oro. Un po' eccessivo il girocollo.
Tocca ai giovani, che nel frattempo saranno andati in giro a far bisboccia, e il primo è Rocco Hunt giovanissimo, che canta Nu Juorno Buono.
Direttamente sottratto dagli studi di Maria de Filippi o non si spiega. Rappa in napoletano, ed ho detto tutto.
Veronica de Simone è la prossima con Nuvole che passano. Lei è vestita col centrino fatto dalla nonna, tacchi troppo alti e pesanti per un corpo così esile e una treccina fatta con i capelli di Barbie.
Il pezzo è troppo melenso e senza pathos.
The Niro con 1969, si veste discretamente, ha una bella voce e la canzone non è male, ma mi mette paura mentre canta.
Segue Vadim con La modernità ed è di una tristezza più unica che rara.
Mugugna al microfono, sembra tutto fuorché giovane ed ha pure la sciarpa di flanella. L'abito non sarebbe stato malaccio, ma la performance mi ha fatto salire l'emo.
Luciana duochrome, Rocco Hunt, Veronica De Simone, The Niro e Vadim
Passano Rocco Hunt e The Niro.
Intanto Fazio ci legge la classifica provvisoria che vede ai primi posti Renga, Arisa e Renzo Rubino, e ci siamo, peccato che Noemi sia alla nona posizione.
Serata bah, per un Festival in picco di ascolti e che non credo vedrà più Fazio alla conduzione. Anzi, piccola parentesi: non perché io sia di parte, ma quando lascia la Littizzetto da sola, se la cava alla grande, è sveglia e capace.
Vertici Rai, mi leggete?
Vedremo stasera come andrà.




#Sanremo2014 - Emboli che volano e giovani, ma neanche troppo.

Seconda serata del Festival di Sanremo, e preferirei guardare Pretty Little Liars, ma desisto.
Apertura senza tentati suicidi per fortuna ieri sera, ma con un più pacato tributo di Claudio Santamaria ad Alberto Manzi, l'insegnante che portò l'alfabetizzazione in tv, del quale presto arriverà la fiction. Molti non lo conoscono, io lo sento nominare da mio padre ogni volta che dico " non è mai troppo tardi".
In casa mia aleggia una certa dilagante intelligenza.
Peccato che Santamaria non fosse vestito in tema, ma abbia accozzato una giacca in gessato, camicia nera e una cravatta che immagino ritenesse originale e poco impegnata.
Arrivano le gemelle Kessler ed è subito terrore femori spezzati, anche se immagino che ormai siano costituite internamente da una lega di titanio. Sgambettano meglio di Beyoncè e a loro si unisce Luciana vestita chiaramente da retina per la frutta.
Si va alla gara e ci tiene a sottolinearlo anche Fazio, visto che ieri sera la musica era il contorno di un piatto di fumo.
Primo in gara Francesco Renga con Ad un isolato da te.
Lui è figo sempre, e con gli anni migliora. La canzone meno, ma il grigio gli dona.
La seconda canzone si intitola Vivendo adesso, molto radiofonica mi piace decisamente di più.
Passa quest'ultima.
Pubblicità.
Così lontano di Giuliano Palma riprende la gara, con un completo spezzato nei tessuti, giacca in tessuto e pantaloni in velluto. Un bacio crudele è il secondo brano.
Entrambe le canzoni molto nel suo stile jazz/ska e mette voglia di ballare, ma poca originalità.
Così lontano si avvicina alla finale.
Pubblicità, banalità varie e poi arriva Noemi con Un uomo e un albero.
Capelli ingiustificabili, ma il suo abito mi piace.
Un misto fra una scultura e un origami di carta. Peccato si sia lasciata la gruccia al collo.
Bagnati dal sole il suo secondo brano.
Non so esprimermi, sono entrambi bei pezzi, e Noemi cerca di coinvolgere le cariatidi che dicono essere il pubblico, anche se cambia espressione ogni nanosecondo e si muove come fosse al concerto del primo Maggio.
Passa quest'ultima canzone.
E' il turno di Renzo Rubino con Ora.
Lui come Gualazzi sembra che nei vestiti ci sia cresciuto dall'anno scorso. Anzi ci è proprio ingrassato dentro.
Il pezzo è piacevole ma poco incisivo per me.
Per sempre e poi basta il secondo brano, mi piace decisamente di più.
Romantico, malinconico, emozionante.
Si becca un sacco di applausi, ma passa il primo brano Ora e io vi odio tutti, voi che avete votato la canzone sbagliata.
Pubblicità e arriva Franca Valeri.
Tanta tenerezza per un pezzo della nostra storia. Ti fa pentire di non aver vissuto in uno splendido passato. Uno sketch spalleggiata dalla Littizzetto e ci commuoviamo tutti.
Qui mi parte un primo embolo, perché ne ho lette di ogni. Ma che cosa c'è di imbarazzante in una donna anziana e malata che vuole ancora stare sul palco a fare ciò per cui chiaramente è nata?
Io vedo solo voglia di fare. Non stava mica facendo la ruota o uno spogliarello.
Arriva Ron con Un abbraccio unico e Sing in the rain.
Devo esprimermi su Ron? Eddai. Sono soporiferi entrambi, non ci vuole molto a decidere.
Passa quest'ultima dal titolo anglofono.
Secondo ospite della serata Claudio Baglioni, che propone un medley dei suoi brani più famosi.

Una faccia un po' bislacca, una voce che conquista e una giacca con cucita su mezza merceria, ma partono accendini accesi, falò, primi baci a random. Baglioni fa questo effetto ormai da generazioni.
Si riprende la gara dei big con Riccardo Sinigallia che canta Prima di andare via e Una rigenerazione.
Non so chi sia, ma Wikipedia mi suggerisce collaborazioni con varia gente famosa.
Lo ascolto distrattamente e non mi convince, è brutto ed è vestito male. Inizia a farsi tardi, mi viene voglia di un trancio di pizza e faccio i capricci.
Passa la prima canzone ma non mi piace.
Segue Francesco Sarcina, ex Le Vibrazioni, che canta Nel tuo sorriso e La mia città.
Lui ha un po' abbondato con la differenza di tessuti ma tutto sommato non sta male. E non sono nemmeno tanto male le canzoni ma non mi colpiscono particolarmente perché sanno troppo di pop italiano.
Passerà Nel tuo sorriso. Peccato facesse il pirla a spararsi i selfie dal palco.
Eddai Sarcì, non hai 16 anni, e se vede.
Stacco pubblicitario e arriva il terzo ospite, questa volta internazionale: Rufus Wainwright.
Ed è subito poesia.

Vestito demmerda, ma lui può. Può tutto e sempre.
Ci canta Cigarette And Chocolate Milk e ci racconta che è gay con la naturalezza con cui in Italia diresti che ritorna il Grande Fratello.
Perché ritorna.
Rufus ci fa credere che esista un mondo migliore, in cui la musica da dei brividi così profondi che li senti da dentro, e ti fa venir voglia di star in silenzio ed ascoltare. Arrivano le lacrime con Across the Universe.
In tutto questo marasma emotivo non mi rendo conto che Luciana si è infagottata in una tovaglia di flanella a mo' di abito.
Bello, per carità ma non adatto al suo fisico.
Tocca ai giovani, in 4 ad esibirsi, che nel frattempo avranno mangiato pezzi del teatro Ariston per resistere all'agitazione.
Primo è Diodato con Babbilonia, e pare meglio dei brani presentati da alcuni big in gara. Ron mi leggi?
Ho voglia di risentirla.
Subito dopo Filippo Graziani, che canta Le cose belle, banale e poco incisiva.
E sempre fra le nuove proposte tocca a Saprai di Bianca.
Lei è un po' troppo.
Abito dozzinale che arriva alla caviglia e ingrassa una ragazza già curvy, collana tempestata di pietre, inutile su un abito del genere, ma è una bella ragazza ed ha una bella voce.
Ultimo fra i giovani in serata Zibba con Senza di te.
Troppo Tiromancino style, e non sono l'unico a notarlo. Ancora poca originalità ed anche un po' di noia, ma ha un timbro di voce particolare.
Fazio in pigiama, e da sinistra i "giovani", Diodato, Graziani, Bianca e Zibba.
Mi è partito un secondo embolo perché pure i maschietti erano tutti vestiti demmerda.
Un minimo di dresscode almeno i giovani devono averlo. E' una pura questione di rispetto.
Diodato sembra vestito con i saldi di Zara, ma proprio le rimanenze. Graziani è l'unico salvabile con la sua giacca strutturata e molto particolare, ma Zibba ti fa credere che il buon gusto non esista a questo mondo e sia solo un'invenzione di qualche lobby gay.
Non si nota dalla foto, ma, non pago di sembrare un grasso ometto 50enne, con la panza strizzata dalla cinta, alza il colletto della giacca alla Tony Manero.
Se volevi lasciare il segno, sappi che è un brutto segno. Un 2 alle scarpe da ginnastica.
Diodato e, purtroppo Zibba, passano il turno, e tutti a nanna!
Bella serata, decisamente meglio della prima. Vedremo stasera che ci propongono, con il ritorno in gara di tutti i big e gli altri quattro fra le nuove scoperte.




#Sanremo2014 - Ammazza...che noia.

E come la ricrescita ad un mese dalla tinta, è tornato Sanremo, il Festival della Canzone Italiana, quest'anno alla 64esima edizione.

Sì, ho la ricrescita, e allora?
Coming out a parte, mi rendo conto solo ora della nonchalance con cui ho skippato l'edizione 2013 della manifestazione, ma come tacere sulla massima radice e fonte di trash che l'Italia ha mai avuto?
Quindi basta ciarle, andiamo al sodo.
La serata è iniziata nel segno del malocchio con un sipario che non si alza e due tipi che tentano di buttarsi da una balaustra per rivendicare i propri diritti di lavoratori.
Un tributo a Baudo? Un tentativo di fare audience? Non si sa.
Il tentativo di Fabio Fazio di recuperare la situazione non mi sembra così improvvisato e stupito.
Della serie " quest'anno i soldi per quei quattro esercizi di stretching di Daniel Ezralow non ce li avevamo".
Poco importa perché non si prosegue certo meglio con l'arrivo di Ligabue, per un tributo a Fabrizio De André. 

O almeno credo, perché tutto ciò che canta pare sempre la stessa solfa, uguale identica da quando aveva i capelli scuri e la ruga in fronte non somigliava ad un colpo d'ascia.
Anche i vestiti saranno sempre gli stessi.
Torna Fazio con la lettera dei protestanti e decide di leggerla come aveva promesso.
Pare siano campani, disoccupati e denunciano uno spaccato della nostra società che ben conosciamo e che
gesti del genere purtroppo, come è noto, non risolvono.
Pubblicità.
Arriva Luciana Littizzetto con un corteo che neanche Papa Ratzinger ai tempi d'oro, e vestita con i resti degli abiti di Antonella Clerici.
Mi perdo la sua solita letterina, perché mia zia ha portato una torta, e torta batte Sanremo. 
Pare non faccia molto ridere, ma si vedrà.
Inizia la gara.
Prima è Arisa pettinata con uno sbattitore elettrico Imetec e un po' troppo sobria, con una maglia nera semi trasparente e una longuette argento glitterata. Si sente l'agitazione si sente mentre canta Lentemente ( il primo che passa) e poi con Controvento
Questa è già migliore del primo brano, più carattere, tanto che mentre la canta, Arisa si leva le scarpe come in discoteca dopo le quattro del mattino.
Spunta Luciana che si è ricomposta con un abito nero lungo con collo a scialle in raso che la fa apparire quasi figa.
Passa Controvento per fortuna.
Nemmeno il tempo di mingere e si ritorna con Frankie Hi Nrg che io conosco solo per nome. 
Non è il mio genere e ne sono felice. 
I pezzi si intitolano Pedala, che passerà il turno e Un uomo è vivo. A me non piacciono ambedue e spero si levi presto dai maroni.
Arriva Fazio vestito da mimo e ancora pubblicità.
Il primo ospite è Laetitia Casta, che dopo 15 anni non parla ancora bene italiano, ha ancora i denti storti e non è capace a fare alcunché. Il suo abito doveva essere di ispirazione anni '40, ma in realtà sembra una tenda tirata giù dai gatti con le unghie.
Un triste siparietto, di quelli che ti sembra di essere al Bagaglino, fra questa e Fazio, a cui nulla può porre rimedio.
Scenetta che prosegue a tarallucci e vino, sulle note di Ma ndò vai e ci fa capire quanto sia complicato coprire 2 ore di trasmissione, tanto che mettono Fazio a cantare e la Casta in una poraccia versione del Mouline Rouge.
Sorvoliamo.
Turno di Antonella Ruggiero che canta Quando balliamo. Una sorta di romantico liscio.
A me spiace, ma conciata da nonna Belarda la domenica della comunione di tuo nipote a Sanremo non ci vai.
Puoi mantenere il tuo stile pur con qualcosa di decente e che non puzzi di naftalina.
Canta Da Lontano, che piace giusto per i vocalizzi su cui la cara Antonella non è più fresca come un tempo, perché va giù che è un valium.
Passa Da Lontano.
Turno di Raphael Gualazzi, che si è conservato il completo degli anni precedenti, e The Bloody Beetroots che disconosco ma in tema carnevale è perfetto.
Le canzoni Tanto ci sei e Liberi o no tutto sommato non dispiacciono per la bravura di Raphael e per la sua facciotta che fa simpatia, ma non so se sia legale portarsi un coro gospel mentre si è in gara a Sanremo.
Passa la seconda.
Momento frociarolo con Raffaella Carrá che sveglia il pubblico dall'atarassia in cui erano precipitati.
Una donna che a 70 anni trascinerebbe tutto il teatro Ariston, l'orchestra, i bacucchi fra il pubblico e pure Beppe Grillo che è fuori a protestare.


Un'endovena di Redbull dopo una sbornia di camomilla.
Canta due dei suoi nuovi pezzi, molto dance, Fun fun fun e Cha Cha Ciao di cui non si capisce una parola ma dovrebbe essere in collaborazione con Gianna Nannini.
Prega che ti facciano passare
con quella lagna che hai proposto!
Si torna alla gara con Cristiano De André, figlio d'arte, che canta Invisibili e Il cielo è vuoto.
Ma, sarò sordo, sarà un'indigestione della torta di cui sopra, non capisco una fonchia di ciò che dice e canta.
L'unica cosa che capisco è che hanno sbagliato fondotinta.
Anche lui, poteva conciarsi meglio.
Ora, apriamo una parentesi.
Fazio, che vorrebbe più voletieri mettere la maglia rossa con stampato Ernesto Che Guevara, lo vedi lì, caruccio con la sua cravattina.
Pare un becchino, lo confonderesti per un cameriere, ma almeno sembra pulito.
Questa storia del "so' alternativo" non ripaga il fatto che tu non abbia nemmeno la camicia nei pantaloni. E vale anche per Frankie Hi Nrg.
Luciana si ricambia con un abito blu elettrico corto, con applicazioni sul davanti, un po' anni 60 come taglio.
Nulla di speciale ma almeno sta bene.
Turno de i Perturbazione con L'unica che passa il turno.
Danno un po' di brio alla serata e poi sono gli unici vestiti realmente in tema sanremese.

L'Italia vista dal bar è il secondo brano.
riconfermare la mia ignoranza sulla loro origine, ma almeno sono simpatici, coinvolgenti e abbastanza bravi.
Banalino come brano, ma confermo quanto sopra e a me il papillon conquista, o forse ho solo sonno.
Passa L'unica.
Secondo ( e vero) ospite Yusuf Cat Stevens.
Io ammetto che, benché la sua voce apra un cassettino della  mia memoria, non riesco a raggiungere quel ricordo. Mi dicono che io sia troppo giovane per conoscerlo, però no Maria, questo non lo accetto. Piuttosto accetto consigli per colmare la lacuna.
Traspare però molta umiltà, una bella aurea. Con Father and son capisco da dove arrivi quel ricordo ma bòn, finisce lì.
E purtroppo le cose belle durano poco.
Infatti, réclame e tocca a Giusy Ferreri, che compra le scarpe del sexy shop, ma risulta comunque più bassa di Luciana e una tunichetta nera smanicata di una tristezza che ha un abisso dentro, e canta L'amore possiede il bene e Ti porto a cena con me.
Il tutto ha l'impatto di una fustigazione sulle gengive.
La degna conclusione per una prima puntata del Festival che porta con sé tutta la noia che si poteva raccattare nei palinsesti televisivi.
Nessun tempo scenico, pochissime emozioni, una conduzione lenta e poco coinvolgente. Devo continuare?
Ci vediamo stasera con la seconda puntata, tutti a twittare. Fatemi sapere le vostre impressioni!





Come ammazzare il capo... e vivere felici (2011)

Buongiorno carissimi, come state?
Ancora non avevo avuto modo di aggiornare il blog da quando è giunto Febbraio.
Sono in arretrato con le recensioni dei film, ma non posso mica trasformare Pier(ef)fect in Coming Soon, che mi suona pure ambiguo. Ma non è mai troppo tardi, quindi eccomi.
In genere quando scrivo una recensione, avrete notato, mi piace raccontare la trama per ciò che colgo, e poi dare la mia opinione su quello che il film mi trasmette.
Non è il caso di Come ammazzare il capo... e vivere felici.

Perché?
Perché per definirlo basta dire " cazzata americana", e racchiudi l'intero concetto del film.
Tre tizi, vessati costantemente e in vario modo dai loro datori di lavoro, cercano di sbarazzarsene.
State pensando anche voi ad una semplice denuncia di mobbing,  ma no, sarebbe troppo semplice.
Loro decidono niente popò di meno che vederli morti, o comunque toglierseli di mezzo in malo modo. E attraverso una serie di peripezie ci riescono pure.
Il problema è che queste funamboliche imprese, dovrebbe far ridere, se non fosse che ci si trova davanti un'accozzaglia di avvenimenti stupidi, banali, sconclusionati e visti in altre mille mila commedie americane sicuramente più divertenti.
E non prendetevela col mio sense of humor perché anche il mio ragazzo era atterrito dall'insipidezza a cui stavamo assistendo.
Una sola risata finale, per 98 minuti di film, e qualche domanda esistenziale tipo
Ma qual è il senso della carriera di Jennifer Aniston?
e
Fosse rimasta con Brad Pitt avrebbe fatto film decenti? 
Il resto solo così



Voto 3



American Horror Story: Coven

Spero di non spoilerare niente a nessuno, visto che son passati due giorni dalla season finale, ma parliamo un po' di American Horror Story, il quale, per misteriosi motivi, si becca un post a parte rispetto le altre serie che seguo; Motivi non così misteriosi visto che in fondo chiaramente il lavoro di Murphy non ci azzecca un'acca col resto degli show trasmessi.
Terza stagione, cast pressapoco invariato dalle precedenti, ma nuovo titolo per una nuova ambientazioni.
Siamo in una Coven, in una congrega di streghe spacciata all'indiscreto occhio pubblico come una scuola per giovani ragazze talentuose, ma questa è tutta roba che già sapete se seguite la serie, o che potreste sapere da chi è in grado di raccontarvela meglio di quanto possa far io.
Andiamo al succo?
Ebbene a me 'sta stagione non mi ha fatto del tutto impazzire.
E sai che novità direte voi, e invece.
Ma diventa difficile anche parlarne, perchè tutta la stagione è stata caratterizzata da una assidua disomogeneità.
In particolare le puntate centrali non hanno fatto altro che creare piccole storie, o meglio risvolti, quasi del tutto scollegati al resto della trama, ma cosa non meno importante, non erano per nulla interessanti.
In sintesi, a nessuno importava una fonchia dei cacciatori di streghe, dei vicini scassapalle e fanatici di Cristo, dell'amore adolescenziale fra Frankenstein e  Zoe.
Tutto ciò fa si che lo spettatore perda interesse delle vicende che dovrebbero essere più importanti, tipo chi sarà la nuova Suprema, la strega più potente che va a rimpiazzare Fiona (Jessica Lange) e diventa capa della baracca.
La ricerca della nuova sovrana non diventa però centrale nella narrazione, diventerà solo un'ossessivo e continuato stress tanto che "nella prima volta nella storia" sono tutte le streghe a tentare le Sette Meraviglie.
E diciamocelo, tutto sommato non è stata questa grandissima rivelazione alla fine.
Ma anche la stessa congrega non ha un minimo di raziocinio e organizzazione: gente che va, gente che viene, gente che sparisce una notte senza una domanda, gente che muore in silenzio come se nella stanza accanto non ci fosse nessuno.
E, cosa peggiore, gente che resuscita.
Di continuo.
Tipo succursale di Beautiful, avete capito bene.
Una sceneggiatura incoerentemente rattoppata di puntata in puntata, questa è la visione che mi è arrivata.
Benché l'ambientazione si prestasse e  il concept potesse generare situazioni horror e raccapriccianti che te dico fermate, non c'è mai stata un'esplosione di questo potenziale.
La vera magia non ha mai fatto parte di questo racconto. E' vero, qualcuno sposta oggetti, qualcuno accende un fuoco con la forza del pensiero, c'è chi ammazza la gente a colpi ( due colpi, per essere esatti) di vagina e chi legge nella mente. Roba già vista nelle migliori serate del Circo di Moira Orfei.
Ma concretamente questi avvenimenti sono poco incisivi e poco spettacolarizzati. E, come se non bastasse, nei momenti in cui la magia potrebbe essere usata per essere risolutiva, questa non viene minimamente presa in considerazione.
Esempi?
Magia: faccio swishhhhh
I cacciatori di streghe vengono massacrati con un'ascia per mano di una specie di fantasma, fantasma che poi verrà ucciso a coltellate dalla congrega tutta.
E sapevate già che per uccidere una strega basta annegarla nella vasca da bagno o strangolarla e per toglierne di mezzo un'altra glie damo un colpo sulla capoccia, la ficchiamo in una bara e chi si è visto, si è visto.
Non importano le forze in campo, importa la fortuna del momento.
Qualche soddisfazione in più forse ce la da la regina voodoo, Marie Laveau (Angela Bassett) magicamente più efficace, ma anche lei, una volta messa alle strette, non mi pare tanto tanto pratica e reattiva co 'sti poteri. Oltretutto il personaggio risulta debole, non abbastanza presente e prepotente per una strega con 200 anni sul groppone.
Il motore delle situazioni più raccapriccianti a mio avviso è l'esatto opposto della magia: l'umanità con le sue perversioni, i suoi feticci, ma anche le sue paure e psicosi.
Prima su tutti Fiona Goode, che, anche se come Suprema si dimostra un po' una schiappa, è vinta dalla smania di potere, dalla voglia di vivere anche sopra le ceneri della sua stessa figlia. Una donna e una strega, che pur avendo conosciuto il vero amore, ne sfrutta le potenzialità per raggiungere meri scopi personali. Torna il problema, già visto nella seconda stagione, di sovraesporre Jessica Lange, che si erge quasi a protagonista principale di tutta la vicenda .
Altri spunti horror vengono dall'aristocraticamente sadica Madame Delphine LaLaurie (Kathy Bates), personaggio storicamente esistito come Marie Laveau, e descritto come una torturatrice di schiavi neri da cui ottiene il sangue per creare intrugli di bellezza e frenare la sua cavalcante gerascofobia. Stronza fino al bipolarismo, anche con le sue figlie che vedrà torturare per l'eternità.
Kathy Bates però viene tristemente ridotta ad un personaggio intermittente, irrilevante all'economia della storia e la cui fine lascerà il tempo che trova, tanto che ieri sera a stento ricordavo come fosse morta (e per fortuna non risorta).
Se buona parte della della storyline si dimostra debole, non lo è stata da meno la season finale, l'ultima puntata per fare a capisse.
Ci hanno fatto credere fino alla fine che 'ste benedette sette meraviglie fossero chissà che roba, e invece si tramutano nella classica e sempre attuale acchiapparella. Ma tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino e infatti Zoe ci resta infilzata. Comunque nessuna delle prove ha particolare risalto visivo, ed anzi mi sembrano anche sbilanciate. Una delle carte interessanti da giocare, come ad esempio le diverse visioni dell'inferno che le streghe avrebbero visto, si dimostrano pressapoco le paure futili di ragazzette post pubertà.  
E, nella strenua ricerca della nuova Suprema, non sarà in fin dei conti la magia a indicarci chi guiderà la congrega, ma la stronzaggine di Madison e due buone parole by Myrtle Snow. Unico punto di reale tensione è l'ultimo incontro fra Cordelia e sua madre Fiona, ormai ridotta all'ombra di se stessa, che lascia davvero col fiato sospeso per l'imprevedibilità della scena, che si conclude, e ci sta, con il classico tema americano della riappacificazione e dei buoni sentimenti.
Ora Ryan, che mi stai leggendo, mi riferisco proprio a te, io non voglio una nomea, non voglio un cult, non voglio qualcosa che il mondo indie possa osannare a capolavoro.
Voglio un prodotto che abbia un senso, che abbia un'ottica. Non importa se questa sia una straniante, preferirei non sia la visione dei buoni sentimenti o un continuo catfight fra bitches, ma andrebbe bene comunque, voglio che però abbia corpo e coerenza. Voglio che le storie siano ben incatenate fra loro e che i personaggi si muovano sullo stesso livello di importanza e che non diventino pupazzi per coprire le lacune di una malconcia sceneggiatura.
Ti rimando a settembre caro Murphy, non ti boccio sulla fiducia, sperando sia ben riposta.


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