Maschere Viso, Collo e Occhi Golden Age Acty Mask, la mia esperienza

Credo siano fra le uscite più recenti proposte da Acty Mask e mi ha incuriosito molto sin da subito. Apprezzo sempre quando una azienda struttura una intera gamma per prendersi cura della pelle, e con la linea Golden Age hanno fatto le cose per bene. Hanno infatti declinato lo stesso trattamento per il viso, il contorno occhi, ed il collo, ed io ritrovandomele da Lidl (ma ci sono anche da Eurospin) non potevo non provarle.

In realtà ci sarebbe addirittura la maschera per il decolleté e il seno, ma capite bene che non aveva senso per me provarla. L'unica cosa è però di fare attenzione: i pack sono identici, quindi leggete bene cosa acquistate.
Tutta la linea Golden Age di Acty Mask è arricchita con Retinolo nella accezione di Retinyl Palmitate, una forma di retinolo esterificata perfetta per chi non ha mai fatto uso di retinoidi e vitamina A, acido ialuronico, e collagene vegetale naturale, che sarebbe composto immagino dalle gomme di carruba, di  tara e la "natto gum", dalla fermentazione dei fagioli di soia, che non solo aiutano a nella gelificazione dell'hydrogel ma hanno anche un effetto idratante per la pelle. Non manca poi il tocoferolo come agente antiossidante.

Ci sarebbe anche l'Oro 24 carati, ma io ammetto che ad oggi non ho trovato delle evidenze interessanti riguardo la sua reale efficacia sulla pelle, anche se suona molto poetico.
Ognuno di questi trattamenti Acty Mask presenta comunque più o meno gli stessi attivi, sebbene l'ordine e quindi immagino le percentuali degli ingredienti, sia differente per ognuno di essi.

Ad esempio ho notato in tutti anche il succo di aloe, che lenisce, l'estratto di ginkgo biloba che ha un effetto antiossidante, e quello di ippocastano che è anche astringente.
C'è pure la glicerina che si aggiunge agli agenti idratanti.
Le formule di Acty Mask sono vegane, e anche la linea Golden Age sfrutta la tecnologia DermoScience Cryo Effect, dove ogni maschera è costituita da uno strato di tessuto in bambù traspirante e appunto l'hydrogel con gli attivi, quindi nessuna di queste maschere gocciola o necessita di essere sciacquata.


Acty Mask Golden Age Hydrogel Face Mask
Maschera viso Illuminante Antietà


INFO BOX
🔎 Grande Distribuzione
💸 €1.49
🏋 1 maschera viso
🗺 Made in Italia
⏳ Monouso
🔬 Vegan

Inizio subito con le maschere viso hydrogel che sono un po' il cavallo di questa azienda e che penso ormai di conoscere in lungo e in largo.

Tuttavia questa volta ammetto che ho fatto fatica a dividere le due parti, come se in alcuni punti non fosse tagliata fino in fondo, stiracchiando la maschera che andavo a prelevare, e mi è capitato anche che la maschera non restasse incollata con il lato di gelatina sul supporto, ma si unisse su se stessa. Ho provato a mettere la maschera in frigo, cosa che si dovrebbe fare abitualmente, ma per via delle basse temperature di queste settimane ho evitato, pensando che si potesse rapprendere e togliere più facilmente dal supporto, ma non è stato così. Diciamo che tocca essere parecchio delicati perché il tessuto rischia di slabbrarsi e che appunto si fare pasticci sprecando il prodotto.

Appena applicata la maschera Hydrogel Golden Age emana una piacevole sensazione di freschezza, per niente fastidiosa anche con temperature più basse.
La mia posa è durata sempre fino a che non sentivo la parte in gelatina si fosse completamente assorbita, quindi circa 20 minuti, senza alcun fastidio. Tra l'altro hanno un profumo fresco ma abbastanza delicato per cui i tempo di posa non viene disturbato da nulla. 

Entrambe le volte in cui l'ho provata, la mia pelle è diventata più fresca e sicuramente anche un po' più luminosa più che altro per l'effetto decongestionante, ma soprattutto questa maschera Acty dà una bellissima sensazione di tonicità e compattezza. Ha anche ovviamente un potere idratante buono, ma direi che può bastare da solo per una pelle normale o mista, mentre per la mia in questo periodo dell'anno (che per i posteri è autunno inoltrato) serve sicuramente che ci aggiunga altro sopra. Tuttavia queste maschere viso Acty Mask, con questa tecnologia, sono ottime anche per il giorno perché non lasciano alcun residuo, almeno su di me, ma tutto viene assorbito dalla pelle.
Sono quindi perfette un po' per tutti, ma soprattutto per chi cerca un effetto rivitalizzante.


Acty Mask Golden Age Hydrogel V-Zone Mask
Maschera collo Rassodante e Anti Età


INFO BOX
🔎 Grande Distribuzione
💸 €1.49
🏋 1 maschera viso
🗺 Made in Italia
⏳ Monouso
🔬 Vegan

Decisamente più particolare la maschera V Zone, che vuole andare a rassodare la parte inferiore del viso ed il collo, ma è divisa in due parti, la prima come appunto metà della Face Mask, mentre la seconda parte è una banda con alcuni tagli ergonomici da far aderire a collo e sotto al mento.
Anche con questa maschera Acty Mask c'è stato un momento di prova per capire come applicarla al meglio. Una delle due maschere che ho preso infatti mi ha fatto un po' sudare mentre la utilizzavo, perché diciamo che se per la prima parte non ci sono problemi, per la seconda ho dovuto un po' prenderci la mano. Tuttavia grazie alla tecnologia Hydrogel Acty, l'adesione alla pelle è garantita anche se in un primo momento non siete in grado di metterle al meglio.

Anche in questo caso infatti ho potuto allungare i tempi di posa senza problemi e il rischio che caschi anche stando in piedi.


Mi ha stupito notare che la V Zone Mask su di me dona una bellissima sensazione di freschezza, anche più della Face Mask, ma soprattutto un turgore e una compattezza che mi piace moltissimo specie sulla zona del collo. Proprio perché secondo me la zona mandibolare e quella del collo necessitano delle accortezze in più, penso che tornerò ad acquistare altre di queste maschere perché è una tipologia che non è facile da scovare, specie nella grande distribuzione.
Personalmente non ho ancora rughe o cedimenti in questa aree, ma penso che, seppur in modo temporaneo, possa dare un beneficio a chi invece ha qualche segno del tempo. 

La presenza poi di retinolo dovrebbe nel tempo portare anche ad un miglioramento concreto, ma è importante ovviamente che si consideri questo trattamento Acty Mask come una modo per intensificare la proprio routine non come un sostituto della stessa.

Da sola ha un potere idratante discreto, non lascia la pelle appiccicosa, e si è sposata bene quando ho applicato sopra altri prodotti. Inoltre la V-Zone Mask mi è sembrata abbastanza delicata visto che in passato mi è capitato di notare sul collo irritazioni date da alcuni prodotti con retinolo.


Acty Mask Golden Age Hydrogel Eye Contour Patches
Maschera contorno occhi Illuminante Anti Età


INFO BOX
🔎 Grande Distribuzione
💸 €1.49
🏋 8 patches occhi
🗺 Made in Italia
⏳ Monouso
🔬 Vegan

Lo specifico se qualcuno dovesse sentirne proprio il bisogno: questi Eye Contour Patches sono gli unici prodotti che Acty Mask mi aveva inviato qualche tempo fa insieme ad altre maschere viso (non queste). Per me non fa alcuna differenza perché sia che acquisti, sia che riceva, sono solito considerare e parlarvi di tutti i pro e i contro, dei benefici e dei limiti dei prodotti che uso.
Comunque anche questi patch occhi hanno praticamente le stesse caratteristiche degli altri trattamenti, attivi e profumazione similari, ma hanno appunto una forma di lunetta per adattarsi alla zona perioculare.
Sono facili da utilizzare, in questo caso non ho riscontrato alcun intoppo nell'uso e come sempre, essendo in Hydrogel, non cascano perché aderiscono bene alla pelle e li ho potuti tenere a lungo, come ho fatto con gli altri trattamenti Acty Mask perché non mi hanno dato alcun fastidio, sebbene abbiano un leggero aroma.

Se per il viso apprezzo le maschere in tessuto tradizionale, quelle strapiene di siero che lascia sul viso anche 30 o quaranta minuti, quando senti il bisogno di dare tanta idratazione alla pelle, i patch occhi in hydrogel sono quelli che invece preferisco come trattamento preparatorio per il viso se ho un evento particolare, o comunque di giorno. Nelle (poche) volte in cui ad esempio devo truccare un familiare o comunque aiutare alla base viso, applico sempre maschere occhi come queste perché vanno bene praticamente per tutti.
Il fatto è che le maschere in tessuto per la zona occhi necessitano più tempo per agire, e possono lasciare residui, mentre con queste di Acty mi sembra che tutto sommato in pochi minuti ottengo i benefici che necessito senza bisogno di stare attento a cosa applico dopo. Infatti non lasciano alcun residuo o sensazione sgradevole e sopra ci si può mettere quel che si vuole, una crema idratante o appunto del make-up.

Questi Contour Patches Golgen Age, come mi era successo già in passato con altre maschere occhi di Acty, hanno un bel potere compattante e distensivo, perfetto appunto per distendere la zona perioculare e preparare la pelle al resto. Inoltre danno una buona idratazione che può essere eventualmente potenziata da altro prodotti. Non avendo borse non posso dirvi molto della loro azione depuff, ma l'effetto decongestionante, e quindi leggermente schiarente, tutto sommato c'è, specie se lasciate le maschere in frigo.


Avete provato la linea Golden Age di Acty Mask?





The Diplomat 2 e le altre Serie Tv terminate su Netflix

Nelle ultime settimane ho terminato alcune serie tv e docuserie Netflix che sono uscite negli ultimi mesi, un po' a rilento forse, ma conto di concludere altro prima che finisca questo 2024. Intanto metto qualche punto, e anche qualche puntino sulle i.


Beauty in Black
Prima stagione / Prima Parte

Il 24 Ottobre è spuntata su Netflix una serie tv che tendenzialmente si rivolge ad un pubblico afroamericano, visto che è composta quasi da soli attori neri e di colore, ma sembrava avere di base una storia interessante, dura e tutto sommato con qualche spunto originale, tanto che è stata una delle più viste sulla piattaforma. Il titolo completo è Tyler Perry’s Beauty in Black, visto che è diretta e prodotta dallo sceneggiatore americano, e seguiamo le vicende di due donne in due ambienti diversi ma che in qualche modo collimano. Da un lato c'è Kimmie (Taylor Polidore Williams) che non ha una vita facile: scopriremo che è stata cacciata di casa poco prima che compisse 18 anni e che è diventata una spogliarellista sotto la protezione di Jules (Charles Malik Whitfield) che gestisce tutti i "dipendenti" di questo locale di strip. 

Non una vita semplice, anzi gliene succederanno di ogni, ma anche Mallory (Crystle Stewart) non se la passa benissimo: è vero che ha uno stile agiato essendo una imprenditrice di successo, ma fra problemi legali e un matrimonio chiaramente in crisi, Mallory deve anche barcamenarsi nella famiglia estremamente disfunzionale del marito, i potenti Bellarie.

Se la si approccia con molta superficialità, e senza particolari aspettative, Beauty in Black può essere quella serie tv tutto sommato svelta che sa intrattenere. E capisco che questi toni freddi, cupi, sboccati, a tratti violenti, possano essere pane per i denti di molti, perché in un certo senso, quello che crea Tyler Perry, è un mondo in cui non è possibile riscattarsi o quasi. Kimmie ad esempio per quanto ci provi, più volte afferma che non le è possibile scappare da Jules, così come Mallory, per altri motivi indubbiamente diversi, non può allontanarsi dai Bellarie.

Se si scava un po' più a fondo però non c'è molto altro che possa dirvi di Beauty in Black, e io stesso ve l'ho raccontata come un tema delle medie perché la storia alla fine, seppur con le sue sterzate, è molto lineare, anzi ricorda un po' una soap-opera e spesso capisci dove andranno a parare. Il grosso problema per me è che manca di sottigliezza, sia nella caratterizzazione dei personaggi che nella narrazione. Un esempio no spoiler è come vengono rappresentati gli stessi Bellarie che dovrebbero essere appunto questi ricchi viziosi e senza scrupoli che possono permettersi tutto, contro una classe di più poveri (gli spogliarellisti in questo caso) che invece non hanno alcuno scampo. 

Ne consegue che nessuna tematica contemporanea un po' più di spessore che Beauty In Black si ritrova anche solo involontariamente a sfiorare, venga in qualche modo approfondita o trattata con il giusto senso critico. Piuttosto che dare spazio ad appunto questi aspetti, la serie preferisce infarcire gli episodi di dialoghi spesso troppo lunghi, un po' come se fossero delle supercazzole senza uno scopo.

A pesarmi c'è anche una generale recitazione non proprio di alto livello, in cui non spicca una particolare interpretazione, specie purtroppo della protagonista, che appare a volte come lagnosa pur essendo una che deve essere stata indurita dalle circostanze.

Beauty in Black è la perfetta serie tv Netflix in questo senso: è una produzione fine a se stessa, che cerca di creare una narrazione specifica, riuscendoci poco, e provando più che altro di tenere viva l'attenzione del suo pubblico attraverso qualche momento discinto e qualche colpo di scena. Può funzionare come scacciapensieri, ma nulla più.
Qui vi ho parlato della (disastrosa) seconda parte 2 della serie, arrivata in streaming il 6 marzo 2025.


The Diplomat 
Seconda stagione


L'anno scorso avevo ampiamente espresso le mie perplessità su The Diplomat, la serie tv con Keri Russell, che al netto del grande sforzo produttivo e delle ottime interpretazioni, non mi aveva lasciato molto. Purtroppo confermo e sottoscrivo le stesse impressioni anche per la seconda stagione, che è stata resa disponibile il 31 Ottobre di quest'anno sempre su Netflix.

Diciamo che più che appunto un nuovo ciclo di episodi, The Diplomat 2 è sembrata un naturale proseguo, come se fosse una seconda parte della prima stagione, e dove appunto non ci sono grandi cambiamenti, e purtroppo nemmeno miglioramenti.

Ritroviamo infatti la diplomatica Katherine "Kate" Wyler (Russell) che cerca di scovare il mandante dell'attacco alla portaerei britannica che avevamo visto nella prima stagione, e questo ovviamente scatenerà una serie di strategie e dinamiche da mettere in atto, perché sembra che di fondo ci siano esclusivamente interessi politici.

Devono però anche essere chiariti i motivi dell'attentato al marito di Kate, Hal Wyler (Rufus Sewell) che in questa seconda stagione vediamo lavorare un po' più dietro le quinte, non senza però scontrarsi con la moglie per atteggiamenti e vedute differenti.

Ancora una volta The Diplomat si dimostra una buona serie tv per come si pone, quindi con ritmo, con cura, cercando di creare un contesto contemporaneo credibile e portarci nelle sale del potere per vederne in fondo il marcio. Il fatto è che tutto questo viene fatto in un modo che trovo stancante: è un continuo buttare in mezzo nomi, cose e città, aggiungere personaggi più o meno noti e raccontare vicende che alla fine si fa fatica a seguire. È come se tutto sia importante ma niente in fondo lo sia davvero perché più e più volte mi sono ritrovato estraneo, esterno e disinteressato a questo flusso costante di dinamiche. 


Per fortuna i due episodi in meno rispetto alla prima stagione fanno sì che si siano dimenticati di inserire quei siparietti comici che erano completamente fuori dal contesto drammatico e thriller della serie. Ma allo stesso tempo queste sei puntate sembrano anche troppe, perché non c'è mai un punto, non c'è mai un unico focus, ma tante linee sfocate da seguire.
Si è cercato di costruire un po' di più il personaggio di Kate, che finalmente si rende conto che può ambire anche a far progredire la sua carriera, e sul finale ci ritroviamo una sempre ottima Allison Janney in un ruolo che non vi svelo se ancora dovete vedere la stagione.

È un peccato secondo me che tutto il potenziale di una serie come The Diplomat non venga usato meglio, magari con un atteggiamento un po' più semplice, ma che creerebbe in me un maggiore interesse e affezione.
La terza stagione è arrivata come previsto a distanza di un anno, ad Ottobre 2025, ne ho parlato qui. 



Cold Case: chi ha ucciso JonBenét Ramsey
Docuserie

Ho alcuni documentari Netflix che vorrei vedere, ma ho iniziato da Cold Case: chi ha ucciso JonBenét Ramsey, ultimo arrivato, il 25 Novembre, sulla piattaforma, che essendo basato su una vicenda reale che non conoscevo mi sembrava doppiamente interessante.
Nel 26 Dicembre 1996 ero un bambino di sette anni che probabilmente aveva appena trascorso le feste con zii parenti e cugini, più o meno come aveva fatto JonBenét, una bambina di sei anni che abitava in Colorado. Tuttavia, quella notte, sua madre Patsy Ramsey trovò sulle scale a chiocciola un foglio su cui si chiedeva un riscatto per liberare la figlia che era stata rapita. Lei e suo marito Johnny allertarono subito la polizia, nonostante il foglio intimasse loro di non farlo, e si aprirono subito le indagini e le ricerche, ma fu tutto inutile: il corpo di JonBenét venne ritrovato senza vita quella notte stessa, in un seminterrato in disuso della casa dei Ramsey.
Ad oggi è ancora ignoto l'assassino, ma furono gli stessi familiari della bambina ad essere accusati.

In tre episodi da circa un'ora ciascuno Cold Case: chi ha ucciso JonBenét Ramsey spiega chiaramente, in tutti i passaggi, quello che accadde ormai quasi 30 anni fa, soprattutto approfondendo quello che venne dopo, quando l'onta di essere i probabili assassini, macchiò per sempre la vita dei coniugi Ramsey. Questo accadde principalmente perché sia i media che la polizia cercavano, per ragioni differenti, un colpevole, anzi un mostro, che da un lato potesse cibare la sempre più morbosa curiosità di chi si interessava alla vicenda, dall'altro chiudere in maniera sbrigativa possibile il caso.

Tuttavia quella fame divenne sempre più forte tanto che nacquero tantissime teorie e complotti spesso macabri, dietro la morte di JonBenét, soprattutto legati alla sua attività di reginetta nei concorsi di bellezza per bambine e alla possibile scia pedopornografica.
Un caso che mi ha ricordato un po' Asunta, altro documentario di Netflix che ha alcuni contorni simili con la vicenda dei Ramsey.

Cold Case è comunque una docuserie ben fatta secondo me, perfetto per gli amanti del true crime, che catapulta lo spettatore direttamente nella metà degli anni '90 e che trova soluzioni visive interessanti. D'altronde la regia è di Joe Berlinger, che si è spesso focalizzato sul raccontare storie di crimini e serial killer. 

È indubbiamente una docuserie schierata, per quanto sia completa, che chiaramente parteggia per i genitori di JonBenét ma per me non è stato un problema. Il vero intoppo per me è stato però il terzo episodio: se i primi due mi sono sembrati molto scorrevoli, chiari e comprensibili, il terzo mi è sembrato un po' più lento, non solo perché ormai avevamo conosciuto buona parte del caso, ma anche perché si dilunga con scene in cui semplicemente brevi testi raccontano come mai ad esempio il fratello di JonBenét, Burke, non ha voluto essere intervistato, o alcune parti più recenti delle indagini. Inoltre può essere un documentario non adatto a tutti, ha immagini forti oltre ad un tema delicato e sicuramente può triggerare chi ha vissuto circostanze simili.



La Crema Viso Coreana al Vapore che piacerà anche alle mamme

È stata l'ultima aggiunta alla mia skincare ma è arrivata al momento giusto perché mi serviva proprio un prodotto del genere. Mi riferisco alla Ultra Collagen Steam Cream di The Skin House con Retinolo e Niacinamide.


INFO BOX
🔎 Yesstyle (sconto PIER10YESTYL) 
💸 €17
🏋 50ml
🗺 Corea
⏳ 6 mesi
🔬Vegan

Avevo provato solo un detergente viso di The Skin House, ma è un brand prodotto dalla Noksibcho Cosmetic, azienda coreana che nasce alla fine degli anni '70 e che è a capo di diversi altri marchi.
Forse avrete visto sui social molto spesso la gamma Wrinkle Supreme e soprattutto il siero, ma io intanto appunto vorrei raccontarvi la mia esperienza con la Crema Viso a Vapore, che è diventata la mia crema da notte, anche se the Skin House dice che può essere utilizzata senza problemi (ma applicando la protezione solare) anche di giorno.
Il suo scopo è di rassodare la pelle, di migliorarne la barriera cutanea e di creare un film protettivo attraverso cui infondere degli attivi slow aging.

Ma cosa significa "a vapore"? In pratica l'azienda sfrutta la "steam technology" che a miscelare e unire gli ingredienti a base acquosa con quelli di origine oleosa, creando così una emulsione che però massimizza i nutrienti degli attivi.
In questo senso l'INCI della Ultra Collagen Steam Cream è un succedersi di sostanze umettanti e nutrienti, in linea con quello che promette The Skin House promette.

Si parte con lo squalane, che si associa ad oli vegetali come quello di macadamia, di moringa e quello di semi di camelia, per un effetto nutriente ed emolliente che si congiunge alla cera d'api. Ci sono poi una sfilza di ingredienti idratanti, come glicerina, lo stesso collagene, che alla fine è una molecolona idratante, acido ialuronico, lecitina e betaine, e tutta una parte della formulazione che invece si occupa della barriera cutanea, come niacinamide, ceramidi, adenosine, arginina. La parte più interessante è forse sul finale, dove si trovano estratti di cellule staminali di alcune piante, come aloe e bambù, idratanti, lenitivi e antiossidanti, ma anche il retinolo, di cui però non sono chiarite le percentuali, bava di lumaca e acido ascorbico.

Tutto questo è inserito in una consistenza che è una via di mezzo fra una crema e un gel, con una profumazione vagamente floreale molto delicata, e che ha una stesura piacevolissima, è davvero scorrevole sulla pelle, complice anche la presenza di alcuni siliconi che la rendono setosa.
Sul mio viso la Ultra Collagen Steam Cream si assorbe bene, e tutto sommato in fretta, non mi sembra pesante, ma è una crema viso che avverto come molto idratante e nutriente, che dà subito comfort e che ammorbidisce la pelle.

Mi piace poi come va d'accordo con la skincare abituale sulla quale l'ho sovrapposta per questo l'ho fatta finire nella routine serale perché mi piace il suo potere occlusivo, e come sigilla la pelle senza ungere. È secondo me adatta a pelli più secche, un po' più mature, e come dicevo è quel prodotto che può piacere alle mamme perché ha un po' il feeling avvolgente, carezzevole delle creme tradizionali, che però in questo caso contiene attivi più interessanti di quello che si trova nella grande distribuzione.

Parliamo appunto del retinolo, di cui The Skin House non suggerisce le percentuali, ma che credo sia a basse dosi, infatti mi è sembrata una crema viso delicata, che secondo me può andar bene anche a chi non ha mai usato la vitamina A, perché inserita in una formula emolliente. Vi basti pensare che io sono riuscito ad usare la Ultra Collagen Steam Cream in concomitanza al siero a base di retinoidi che era già nella mia routine. Anzi in questo senso secondo me va anche ad intensificare l'azione degli attivi che applichiamo prima.

Più in generale la sua texture non ha cozzato con gli altri prodotti che stavo già utilizzando prima di introdurla.

Ovviamente può essere tranquillamente usata da sola, se non avete una necessità specifica, o in generale non amate usare mille prodotti diversi (come molte delle nostre mamme) ma cercate una crema viso che comunque aiuti non solo ad idratare ma anche migliorare in generale l'incarnato, stimolando un po' la rigenerazione e la luminosità.

Al mattino al risveglio, la mia pelle appare nutrita ma non lucida e appunto dall'aspetto sano, ed anche un po' più tonico. 
Non ve l'ho ancora detto, ma la stessa The Skin House suggerisce di utilizzare questa Steam Cream non solo sul viso, ma anche su collo e contorno occhi, ed anche su queste zone non ho notato alcuna irritazione, quindi un prodotto assolutamente versatile. 




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Chocolate Cookies con Corn Flakes: la Ricetta Facile (e basta solo una ciotola!)

Ormai da tempo (tre anni per l'esattezza) non parlo di ricette perché per stare dietro ad un'altra rubrica su questo blog da aggiornare con costanza, servirebbe un altro Pier, ed uno è già troppo.
Ogni tanto però mi ritrovo qualche idea che secondo me può aver senso condividere, specie per chi come me non è proprio un cuoco provetto, ma si diletta a pasticciare in cucina.
Nell'ultimo periodo, più o meno da quando si può riaccendere il forno senza rischiare il collasso, ho fatto dei cookies con gocce di cioccolato e corn flakes che sono tanto semplici quanto buoni, e soprattutto si sporca solo una ciotola, quindi perfetti anche per i pigri.

La ricetta in questione non è mia, ma di Benedetta Parodi, però io, provandola, l'ho resa un po' più vicina al mio gusto ed in parte più semplice e veloce, con qualche trucchetto. Sono secondo me dei cookies perfetti per colazione ma anche per merenda con una bella tazza di tè caldo, e poi sono un po' degli svuota dispensa, visto che ci vanno quei corn flakes semplici e un po' tristi che nessuno vuole poi terminare.



Gli ingredienti

Per circa 30 biscotti di media grandezza servono 

  • 250g di farina
  • 220g di burro a temperatura ambiente
  • 200g di gocce di cioccolato (meglio fondente)
  • 150g di zucchero (io ho messo quello di canna, ma bianco va bene)
  • 120g di corn flakes 
  • 2 uova
  • 1 cucchiaino di lievito per dolci
  • 1 cucchiaino di bicarbonato
  • 1 cucchiaino di aroma vaniglia (io questo, ma è opzionale)
  • 1 pizzico di sale 
Per fare dolci quelli bravi vi dicono che è importante seguire le dosi ed hanno ragione, ma io credo che ci siano alcune cose su cui si possa sgarrare. Intanto queste dosi sono assolutamente dimezzabili se vi interessa fare meno biscotti. 

Poi possiamo aggiustare un po' il tiro qui e lì: io ad esempio ho ridotto un po' il burro rispetto alla ricetta originale, ma non ne ridurrei ulteriormente le dosi perché altrimenti si perde anche parte della golosità dei Chocolate Cookies. Ho fatto lo stesso con lo zucchero, raggiungendo secondo me un buon compromesso, e credo si possa diminuire ancora se non amate troppo la dolcezza.

Il peso dei corn flakes può essere ridotto, ma con questa quantità si ottiene la croccantezza perfetta, si sentono ma senza coprire troppo gli altri sapori. Se però non li avete, o dovete consumarne una confezione un po' più grande, potete regolarvi aumentando o diminuendo le quantità di farina.

Anche con le gocce di cioccolato si può andare a sentimento: vanno bene al latte o appunto fondente, scegliete le quantità che preferite o potete anche optare per del cioccolato tritato al coltello se non avete le gocce.


La preparazione

Per preparare questi Chocolate Cookies, si inizia sbriciolando grossolanamente i corn flakes con le mani, e non preoccupatevi di fare un lavoro minuzioso perché nei passaggi successivi si sbricioleranno ulteriormente, e poi a questi si uniscono tutte le polveri, farina, zucchero, lievito, sale e bicarbonato, e miscelate il tutto. 

A questo punto, sempre nella stessa scodella, unite il burro a temperatura ambiente tagliato a cubetti e con una forchetta iniziate ad amalgamare gli ingredienti, fin quando il burro non avrà inglobato in maniera omogenea le polveri. Questa operazione, come vi anticipavo, fa sì che i cereali si sbriciolino ulteriormente e che appunto il burro si fonda. 

Dopo di questo potete unire le gocce di cioccolato, sempre miscelandole al composto, e per finire le uova e si continua ad amalgamare fin quando tutti gli ingredienti non si sono ben uniti fra loro, senza grumi ad esempio di burro o farina.

A questo punto, se preferite che i biscotti abbiano una consistenza più chewy, più gommosa e meno croccante, mettete l'impasto a riposare in frigo o in freezer come vi suggerivo in quest'altra ricetta, per almeno una ventina di minuti. Secondo me però non è fondamentale perché questi Cookies devono avere una buona friabilità, sia appunto per i cornflakes che per la consistenza dell'impasto. Ma qualunque cosa decidiate di fare vi garantisco che vengono bene lo stesso. Può essere utile mettere l'impasto a rassodare in frigo se ad esempio vi sembra che si sia sciolto troppo il burro e può diventare difficile creare le palline.
Una volta ottenuto l'impasto, iniziamo a fare delle palline, con le mani, un cucchiaio o con un porzionatore da gelato tipo questo, inumidendo però i palmi con un po' di acqua o olio per far sì che l'impasto non si incolli, e le stendiamo su una piastra coperta di carta forno. Io non appiattisco queste palline perché alla cottura si allargheranno da sole.

Quindi si inforna a 180° per circa 15 minuti. 


I miei suggerimenti

Come vi dicevo ho fatto delle variazioni alla ricetta originale di questi Cookies. Ho preferito infatti non usare un mixer per macinare i cereali e ridurli quasi in polvere sia perché non mi andava di sporcare altri strumenti, sia perché volevo una consistenza più grossolana, che quindi si sentissero pezzetti di corn flakes, ma sta al vostro gusto. 
È appunto una ricetta che con piccole variazioni, comunque porta un risultato più che soddisfacente, senza troppi sbattimenti. 
Anche ad esempio le dimensioni dei biscotti può essere tutto a vostro piacimento, ma come dicevo su l'importante è distanziarli sulla teglia perché durante la cottura si allargano e tendono ad unirsi fra di loro. Nulla di grave, ma perché rischiare di spezzarli?!


Io inoltre preferisco che l'impasto non venga refrigerato proprio per mantenere una certa friabilità, ma è anche vero che a volte il composto diventa molliccio e un po' più appiccicoso da lavorare, quindi se questo vi scoccia, lasciatelo rassodare.
La cottura anche con questi cookies è fondamentale e non bisogna mai eccedere. Per il mio forno ad esempio 15/20 minuti sono più che sufficienti, ma potete sempre aprire e controllare. Appena sfornati saranno più morbidi, ma una volta raffreddati hanno la consistenza corretta. L'importante è che non diventino dei sottobicchieri duri e bruciacchiati, meglio quindi un secondo in meno di cottura che uno in più.
Da quanto ho visto questi Cookies resistono bene per circa 5/6 giorni, restando friabili, in una ciotola con coperchio e ovviamente se non li terminate prima.


Fatemi sapere se li proverete o se li avete già fatti!





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Tesori d’Oriente Karma… non solo "brutti regali di Natale" 🧡💜

Nonostante siano stati in parte sdoganati da tanto tempo ormai, i prodotti Tesori d'Oriente vengono visti ancora con una sorta di pregiudizio. Molti li collegano a quelle box regalo spesso sgradite, e in parte lo posso capire: regalare un profumo può essere molto rischioso se non si conoscono bene i gusti e le abitudini della persona a cui li doneremo. Ma su questo penso che siamo (o dovremmo essere) tutti d'accordo. Come immagino tutti concordiamo che i profumi di nicchia non sempre sono accessibili, specie per chi non vuole una sola fragranza, ma più di una da variare giornalmente.

Tesori d'Oriente però, contro ogni preconcetto, si sta rivelando un brand solido e apprezzato, che di tanto in tanto tira fuori anche qualche nuova fragranza interessante e che trasversalmente può accontentare tanti gusti differenti.
Circa un anno fa ad esempio hanno lanciato la fragranza Karma, e io di recente ho provato il Doccia Crema e il Profumo Aromatico.

Ad avermi colpito è sicuramente la combinazione dei colori sulle confezioni, che come buona parte dei pack di Tesori d'Oriente, che spicca pure sugli scaffali.

La fragranza Karma per molti, a quanto ho visto in giro, è sembrata una fragranza estiva, da stagione calda, ma per il mio personalissimo gusto la apprezzo più adesso, con un clima più freddo, e se mi seguite vi spiego perché.
La stessa azienda presenta la profumazione come

Una fragranza dall'aura solare, avvolgente come i primi raggi di sole primaverili che illuminano i boccioli bianchi del Nashi, pronti a dischiudersi in tutta la loro magnificenza e a sprigionare il loro inebriante aroma. Arricchito con una miscela naturale di oli essenziali, sviluppata utilizzando le neuroscienze applicate, infonde una piacevole sensazione di felicità e buon umore.

e l'intenzione di Karma è quella di creare una sensazione di armonia e rilassatezza.
Le piramide olfattiva è composta in testa da Bergamotto, Limone, Note acquatiche e Fiore di cedro, mentre al centro abbiamo Frangipane, fiori di Tiarè e Ylang Ylang e il fiore di Nashi, questo frutto giapponese che è un misto fra una pera e una mela, e per finire le note di fondo di Vaniglia, Latte di Cocco, Legno di Cedro, Fava Tonka. 
Credo che per molti, la presenza di tiarè, frangipane e latte di cocco abbia fatto pensare ad una profumazione che ricorda una crema solare, o comunque qualcosa di fresco, estivo, esotico e magari frizzante. Ma secondo me non è proprio la descrizione più azzeccata.

Il primo prodotto che ho provato della linea Karma di Tesori d'Oriente è il Doccia Crema Aromatico, Fiore di Nashi e Legno di Cedro.


INFO BOX
🔎 Amazon, Grande distribuzione
💸 €1.99
🏋 250 ml
🗺 Italia 
⏳  12 Mesi
🔬 //

Non avevo mai provato, a memoria un doccia schiuma di questa azienda, nonostante siano declinati in tantissime profumazioni, e appunto possono essere un alternativa più leggera se vi piacciono le fragranze Tesori d'Oriente, ma poi non andate d'accordo con l'intensità o la persistenza dei loro profumi.
Nel caso del Doccia Crema Karma abbiamo una formulazione molto semplice, contiene glicerina e tocoferolo ma non ci sono altri attivi nutrienti o idratanti. La sua consistenza è una via di mezzo fra un gel e una crema, ma diventa una bella schiuma morbida quando entra a contatto con l'acqua, che consente una buona detersione durante tutto il tempo della doccia.

Da un punto di vista olfattivo, essendo un prodotto a risciacquo, non ha l'intensità e le sfaccettature del profumo, ma io sento appunto le note legnose e floreali che si uniscono in un accordo che trovo avvolgente, rilassante, ma anche vagamente sensuale, ma senza essere banale, potrei dire quasi un esotico vibrante.

Forse nel formato doccia schiuma, è una fragranza che potrei apprezzare in stagioni anche più calde, o comunque un po' tutto l'anno, perché non la reputo troppo coccolosa, né minimamente gourmand.

Purtroppo su di me la profumazione di questo Doccia Crema Karma non resta molto a lungo sulla pelle, sarà forse perché lo uso sempre con una spugna, ma non si può negare che il momento della doccia mi sembra sempre molto piacevole quando lo uso. Anche la sensazione sulla pelle è tutto sommato buona, non mi ha creato irritazioni anche nell'uso quotidiano, ma non è un detergente corpo che consiglierei a chi ha una pelle del corpo troppo secca o che risente troppo delle temperature basse.

Io ad esempio dopo questo doccia schiuma Tesori d'Oriente ho proprio la necessità di applicare sul corpo una crema, non tanto perché va a seccarmi la pelle, ma perché non me la va nemmeno ad idratare. Sicuramente lascia la cute più morbida, ma diciamo che da solo non ha quel potere addolcente che può darmi una mano ad evitare altri prodotti idratanti.
Come dicevo su però, mi si è un po' aperto un mondo sui doccia crema di questa azienda, che non avevo mai provato, e mi sembrano un buon modo per testare le fragranze in cui sono declinati prima magari di affiancarci il profumo.

A proposito del Profumo Aromatico Karma, che non è il primo che provo di questo marchio (qui ne trovate un altro), ho sicuramente molte più cose "olfattive" da raccontarvi.


INFO BOX
🔎 Amazon, Grande distribuzione
💸 € 2.85
🏋 100 ml
🗺 Italia
⏳  36 Mesi
🔬 //


È forse uno dei prodotti più chiacchierati di Tesori d'Oriente ed ognuno sembra dire la sua, perché in effetti è particolare. Appena spruzzato io sento le note agrumate un po' acidule, ma questa parte della piramide non è la mia preferita: mi sembra che non solo ci sia una componente chimica, ma anche che butti fuori un caos di aromi che fra loro si scontrano, come se non sapessero bene dove andare a parare.

Per fortuna questo disordine finisce presto perché Karma raggiunge la sua parte centrale che già apprezzo molto di più ed ha delle note floreali che però non sono quelle note di fiori di campo, quell'aroma primaverile, frizzante ed erboso, ma appunto quei fiori esotici più luminosi e avvolgenti, e c'è secondo me in questa seconda fase un accenno di dolcezza che arriva nello step successivo.

Dopo alcuni minuti infatti, per il mio naso, Karma Tesori d'Oriente diventa una profumazione più legnosa, con un fondo floreale, ma con una consistenza, una morbidezza, una rotondità quasi cremosa e dolce. Pur non ricordando appunto una vaniglia golosa o un latte caldo, quindi dei cibi, ha però quel lattiginoso e appunto quel calore che io finisco per apprezzare nella stagione fredda, magari su un abbigliamento caldo e lanoso, e generalmente per una occasione giornaliera, ma anche serale se non troppo elegante.

A me ricorda l'eau de toilette Tiarè di Bottega Verde, con cui condivide alcune note olfattive, che come già vi anticipavo in quella recensione, non è stata per me la fragranza estiva ed esotica per eccellenza. Ma se quella non mi avevo convinto, il profumo aromatico Karma mi sembra più equilibrato, e più deciso per certi versi una volta che si setta, e non ho dubbi sul fatto che mi piaccia nella stagione fredda. Inoltre io lo trovo abbastanza unisex, se proprio devo dargli una connotazione in questo senso. 

Cercando di essere un po' più specifico, secondo me una fragranza come Karma può piacere a chi non ama da un lato i profumi troppo freschi, troppo leggeri, troppo frizzanti, ma d'altro non vuole nemmeno un aroma troppo stucchevole o dolcioso, pur apprezzando un certo calore.
L'intensità di questo profumo secondo me è buona nelle prime ore, ma ci si rende subito conto che non ha una particolare proiezione e scia, e più il tempo passa, più me lo sento addosso e sugli indumenti e meno intorno. 

Karma è una profumazione che mi è piaciuta perché mi fa sentire comunque a mio agio, mi sa di pulito senza essere banale. Non è quella fragranza che magari vorrei tutta la vita con me ma il bello di Tesori d'Oriente è proprio poter variare senza spendere una fortuna.

Avete provato qualche fragranza interessante del marchio?



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Nuovi film in streaming basati su storie vere... o quasi!

Esattamente lo stesso giorno, il 22 Novembre, su piattaforme streaming differenti, sono arrivati due film che ho voluto vedere subito, appena ho avuto un attimo da dedicargli. Avevo infatti la sensazione che gli attori coinvolti e le storie che avrebbero raccontato, mi avrebbero convinto e, spoiler, ci sono riusciti.

Blitz (2024)



Genere: Drammatico, Storico 
Durata: 114 minuti
Regia:  Steve McQueen
Uscita in Italia: 22 Novembre 2024 (Apple tv+)
Paese di produzione: USA, UK

Prodotto, scritto e diretto da Steve McQueen, che conoscerete per la regia di 12 Anni Schiavo, Blitz è arrivato su Apple Tv+ appunto a Novembre e trovandoci Saoirse Ronan nel cast non era un titolo da farsi scappare, ma non è esattamente lei la protagonista di questo film.

Siamo nel settembre del 1940, in una Inghilterra che si ritrova sotto i bombardamenti tedeschi, e, per sopravvivere, milioni di persone cercano riparo in aree più sicure del paese, e fra questi sono soprattutto i bambini che vengono allontanati dalle loro famiglie. Lo stesso cerca di fare Rita (Ronan) con suo figlio George (Elliott Heffernan), che ha solo 11 anni, e vive con la madre e con il nonno. Quando però George decide di scappare da quel treno che avrebbe dovuto portarlo in un posto più sicuro, per Rita inizia un calvario, ma per il ragazzino inizia una vera e propria lotta alla sopravvivenza che lo porterà a vedere le brutture della guerra e anche a crescere.


Mi ha ricordato un po' le avventure di Pinocchio questo Blitz, non solo Oliver Twist di  Dickens o La vita è bella di Roberto Benigni come molti hanno detto, perché se inizia come un film storiografico e al contesto bellico inevitabilmente si lega a doppia mandata, è l'avventura di George quella che finisce per essere il centro di tutto.
Il viaggio di un ragazzino completamente da solo, che tenta di ritornare a casa, passando per tutte le peripezie che la vita può riservare, specie se la strada è sotto i bombardamenti di una guerra che non lascia scampo, e che a volte fa uscire il peggio nelle persone, e che inevitabilmente lo farà crescere, e gli mostrerà il bello ed il brutto del mondo.

Quindi c'è tanta azione, ma anche un messaggio più profondo, perché George è un bambino di colore, visto che suo padre era un jazzista nero, ed vedrà e vivrà il razzismo della Londra dell'epoca.
Sembra quasi una fiaba Blitz, Pinocchio appunto, ma in realtà pare che McQeen si sia fatto ispirare da una fotografia proprio di un bambino che somiglia moltissimo a Elliott Heffernan e che stava scappando dai bombardamenti. 


Quindi nonostante non sia davvero legato a personaggi reali, Blitz racconta tanti momenti realmente accaduti durante la seconda guerra mondiale, e fa dei suoi protagonisti gli emblemi di tante persone che si sono trovati a vivere quel periodo.
Così la Rita di Saoirse Ronan è una donna forte, contro le convenzioni dell'epoca, che lavora in fabbrica come facevano tante donne all'epoca mentre gli uomini erano al fronte e che si esibisce cantando per cercare di portare speranza e conforto. E ancora una volta Saoirse si dimostra fra le più brave attrici della sua generazione, ma anche il giovanissimo Heffernan riesce a muoversi benissimo in questo ruolo non semplicissimo e a tenere lo schermo anche a lungo.
Ma tutto il cast secondo me è all'altezza dei ruoli, anche chi magari non ha ampio spazio di manovra non avendo un lungo tempo sullo schermo.

Uscendo un po' dalla recensione puntalina che sto facendo, posso dire che Blitz mi è sembrato un bel film, molto televisivo sicuramente ma con la qualità cinematografica, non esattamente innovativo nel suo genere, ma coinvolgente e convincente da inizio a fine. Si vede il grosso investimento che è stato fatto, sia nella regia, che nella ricostruzione dell'epoca, nei costumi e in generale nella cura che è stata messa, ed anche la colonna sonora, affidata a Hans Zimmer, sa contornare bene tutti i momenti.
Credo che un minutaggio inferiore avrebbe potuto togliere un po' quel senso di prevedibilità che si può provare sul finale, ma Blitz è comunque un film che colpisce per queste scene d'azione spesso imponenti, per la tensione e il senso di pericolo che crea, ma anche per la sua capacità di guardare al contemporaneo, quando si concentra sulle disuguaglianze: è tristemente vero, che anche nei momenti più difficili, non riusciamo a smettere di farci inutilmente la guerra fra di noi. 


Joy - The Birth of IVF (2024)


Genere:  biografico, drammatico, storico
Durata: 115 minuti
Regia: Ben Taylor
Uscita in Italia: 22 Novembre 2024 (Netflix)
Paese di produzione: Regno Unito

Molto più aderente a fatti reali è invece il nuovo film Netflix, Joy che racconta la prima bambina nata attraverso fecondazione in vitro, ma non sarà un percorso semplice non solo per i risvolti scientifici e pratici, ma anche dal punto di vista sociale.
Siamo alla fine degli anni '60, ed il medico Robert Edwards (James Norton) si occupa di trovare una cura all'infertilità, che ritiene del tutto una malattia, come quelle che conosciamo già, ma ha bisogno di aiuto: la comunità scientifica infatti non è d'accordo, e la frangia più conservatrice e cattolica gli va contro in ogni modo. Troverà però supporto nell'infermiera Jean Purdy (Thomasin McKenzie) e nel ginecologo Patrick Steptoe (Bill Nighy), che aveva studiato la tecnica della laparoscopia. 

I tre riusciranno a trovare anche il supporto di alcune giovani donne volontarie che desiderano avere un bambino e decisero di partecipare a questa sperimentazione, cercando di superare tutti i preconcetti verso una pratica ancora ritenuta pericolosa e inumana. Ed il resto sarà la storia a raccontarlo.

Credo che Joy – The birth of IVF nonostante sia un film molto semplice e facile da seguire, abbia una tripla chiave di lettura. C'è appunto la narrazione storico-scientifica, che racconta la appunto lo sviluppo e le difficoltà che portarono all'innovazione della fecondazione in vitro, con tutti gli alti e bassi inevitabili, che come dicevo riguardano non solo gli eventuali fallimenti degli esperimenti stessi, ma anche le difficoltà socio-culturali dell'epoca, che come dicevo erano trasversali.

C'è poi il focus sui personaggi stessi, sulla loro vita personale, specie per quanto riguarda l'infermiera Jean Purdy, che si ritroverà investita su più fronti nella strada che deciderà di percorrere, dovendo andare contro la sua stessa famiglia e i valori con cui in parte è cresciuta, che consente anche di dare una ulteriore prospettiva femminile al film. E c'è una chiave di lettura più ampia, che riguarda il discorso etico e religioso, ma in generale il coraggio e la perseveranza di alcune persone nell'avere una visione più lunga e portare avanti un progetto ambizioso anche a discapito della propria reputazione.

È forse questo terzo aspetto che mi ha commosso di Joy: pensare a quanti uomini e donne si sono sacrificati, anche personalmente, per poter contribuire ad un bene più grande e comune, anche quando non ne erano investiti personalmente. 
C'è il rischio che ad alcuni risulti didascalico perché si muove in un ordine cronologico in tutte le fasi della ricerca che lo rende molto standard, e capisco che possa essere per alcuni visto come un tipico film biografico da tv, però Joy– The birth of IVF mi sembra ben fatto, solido in tutte le sue parti e abbastanza scorrevole.

Anche qui una regia pulita, ma non banale, e una ricostruzione storica curata, migliorano ancora di più la visione.
A me poi ha dato l'impressione di essere un film perfetto per questo periodo, seppur non abbia elementi festivi, perché riesce ad essere commovente come dicevo, ma non pietistico o troppo sentimentale anche perché non mancano i momenti di leggerezza. 





Trattamento viso ghiacciato Revox: originale, innovativo (e perfetto da regalare)

Lentamente ma con costanza il marchio spagnolo Revox B77 si sta confermando uno dei brand più interessanti che mi ritrovo a mettere alla prova in questo periodo. Non solo prodotti tradizionali, ma comunque efficaci, come l'ultima maschera di cui ho parlato qui, ma anche trattamenti più particolari.
L'ultimo loro lancio sono i Biotic Reviving Ice Cubes della linea SkinTreats, una sorta di crioterapia per il viso da fare a casa.


INFO BOX
🔎 revoxb77.com, Douglas, DM, Online
💸 €14.95
🏋 6 x 7ml
🗺 Made in EU
⏳ 12Mesi
🔬 Cruelty Free, Vegan

Skitreats di Revox è la loro gamma di cosmetici più complessi: se Just è composta quasi esclusivamente da prodotti mono attivo, Skintreats invece sfrutta la sinergia di più ingredienti che possano portare un risultato, e la novità della linea è proprio Ice Cubes, un trattamento rivitalizzante da tenere in freezer.

Vi ricordate il trend sui social, seguito da modelle e attrici, di immergere il viso in una ciotola di acqua e ghiaccio? Si chiama "ice water facial" o "skin icing", e per quanto possa sembrare una pratica estrema e poco piacevole, è una tecnica tradizionale antica, che in realtà si faceva per tutto il corpo e che ha spopolato soprattutto perché economica, semplice da provare ed efficace.
Ancora oggi, in alcuni paesi, la gente fa il bagno in acqua gelida, ed è una pratica ritenuta benefica per il corpo e la mente, ma non mi spingerei a situazioni al limite. Lo skin icing per il viso però può essere già più fattibile e io stesso, praticamente da sempre, utilizzo solo acqua fredda, anche in inverno, per detergere la faccia.

È una abitudine che ho sin da adolescente, o giù di lì, quando mi sono reso conto che non solo l'acqua fredda mi svegliava, ma mi aiutava a sgonfiare la zona perioculare e decongestionare il viso istantaneamente.
Il freddo sulla pelle ha infatti un effetto vasocostrittore, che immediatamente restringe i capillari, aiutando a sgonfiare eventuali ristagni di liquidi. Ma un'altra conseguenza è l'effetto antiinfiammatorio, quindi meno rossori anche in caso di acne. 

Una volta che la temperatura della pelle ritorna alla normalità e i capillari si riaprono, il flusso sanguigno ha una stimolazione, che rende la pelle più luminosa e rosea. Il ghiaccio sulla pelle inoltre pare restringa i pori: anche se tecnicamente i pori non si "chiudono", il freddo li può far apparire meno visibili restringendo temporaneamente le aperture, e quindi la fuoriuscita di sebo in eccesso.
Di conseguenza la pelle appare più compatta e lenita, ma lo skin icing ha i suoi limiti e richiede alcune accortezze: infatti bisogna evitare che la pelle resti a lungo a contatto col freddo, perché può causare una vera e propria ustione. Inoltre questi benefici sono spesso temporanei e non curano eventualmente vere e proprie patologie cutanee. 

Tutto questo si applica ai Reviving Ice Cubes Revox, che ha reso la crioterapia come un trattamento più completo ma anche semplice. All'interno di ogni confezione ci sono infatti dei dischetti che devono essere messi in freezer per almeno tre ore fin quando non si solidifica il siero di cui sono composti.

Questi Ice Cubes Rivitalizzanti non sono ovviamente a base di acqua ma contengono attivi che si prendono cura della pelle come niacinamide, allantoina, inulina, glicerina e betaine, che idratano, rinforzano e leniscono, e poi c'è anche un oligosaccaride che sulla pelle agisce come probiotico, e quindi aiuta a potenziare il microbiota cutaneo.
Non contengono invece alcol, siliconi e oli, mentre la formulazione nel suo insieme è vegana. C'è anche una leggera profumazione, gradevole e fresca, che rende il momento dell'uso comunque molto piacevole.

I Reviving Ice Cubes come dicevo, vanno messi in freezer affinché si solidifichino, e poi vanno prelevati e massaggiati con movimenti circolari su viso, collo, contorno occhi e decolté, evitando di fermarsi per più di un paio di secondi sullo stesso punto. Se si hanno delle sensibilità particolari, questi dischetti gelati possono essere avvolti in un sottile strato di cotone, anche se secondo me è meglio optare per, ad esempio, un sacchettino di organza o una garza a trama larga, così da avere un minimo di barriera fra la pelle e il cubetto ghiacciato, ma evitare che il prodotto venga assorbito dal materiale. Inoltre questo aiuta a tenere il dischetto, visto che man mano che si scioglie diventa più scivoloso.

Gli Ice Cubes Revox possono essere utilizzati mattino e sera, ma io li ritengo perfetti più che altro per preparare la pelle ad un evento particolare, e al trucco, per diverse ragioni. 
Tutte le volte infatti in cui li ho testati, ho notato una pelle subito rivitalizzata, più fresca, più liscia e compatta anche esteticamente, ma questo trattamento Revox ha anche un effetto idratante senza però appesantire il viso o lasciare un feeling appiccicoso. Al tatto anzi la pelle mi sembra abbastanza morbida, e nel giro di qualche minuto il siero si è completamente assorbito.

Su di me che adesso ho una pelle a tendenza secca, idratano bene, ma ammetto che almeno una crema viso devo applicarla se voglio mantenere il comfort nel corso della giornata. Da soli (anche se immagino nessuno li voglia usare come unico prodotto idratante) questi cubetti rivitalizzanti, vanno bene un po' per tutte le tipologie di cute, da miste a normali.
L'effetto fresco per me almeno è davvero gradevole, specie sulle zone in cui accumulo gonfiori, come la zona del contorno occhi, e in generale dove ho maggiori tensioni al viso, nel mio caso su fronte e lati della bocca.

A potenziare l'effetto illuminante di questi Ice Cubes Skintreats ci sono delle micro pagliuzze, davvero sottilissime, ma se mi seguite sapete come la penso: quando inseriscono la mica all'interno di prodotti skincare per me automaticamente non può essere un prodotto da usare la sera prima di andare a dormire perché non avrebbe senso voler migliorare esteticamente la luminosità della pelle. Ancora di più in questo caso con un prodotto che ha lo scopo di tonificare e decongestionare il viso, aspetti che vogliamo soprattutto per prepararci ad un'occasione, non per fare bei sogni. 

La presenza di questi glitter secondo me inoltre può intensificare l'effetto luminoso istantaneo se sopra ci applichiamo del make up, e è per questo che i Reviving Ice Cubes Revox sono ottimi per preparare la pelle ad una occasione particolare in cui vogliamo apparire al meglio. Tra l'altro non ho visto problematiche nell'applicarci sopra altri prodotti, siano essi make-up o skincare.
Inoltre penso che non tutti abbiamo quotidianamente il tempo di star lì a fare i massaggini al viso, quindi credo sia inevitabile destinarli a quando ci si può prendere del tempo per prepararsi.

Altre dritte che posso darvi riguardo l'uso è che i dischetti si sciolgono abbastanza velocemente, ma ho anche provato ad utilizzare lo stesso due volte, quindi rimettendolo in freezer prima che tornasse liquido, ed ha funzionato. Ma non credo sia corretto cercare di prolungare molto oltre la vita di un singolo cubetto.
Sono inoltre gradevolissimi dopo la rasatura della barba e il siero che rilasciano si presta ad essere massaggiato con tool o spazzoline vibranti.

Gli Ice Cubes Rivitalizzanti Revox mi sono sembrati anche una idea regalo carina per chi ama la skincare sia perché credo che non esiste nulla del genere in commercio e quindi sono sicuramente originali, sia perché immagino che il periodo delle feste, in cui ci concediamo qualche bagordo extra ma vogliamo avere un aspetto carino, possa essere ideale per mettere alla prova questo trattamento.

Conoscete qualche prodotto simile a questo Ice Cubes Revox?




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Tre serie tv brevi su Prime Video, Disney+ e Netflix da vedere anche stasera

Se siete alla ricerca di serie tv brevi ma che si lasciano guardare, ho tre titoli terminati da poco, di cui non ho letto molto (anzi direi zero) disponibili in streaming. Hanno tutte pochi o brevi episodi, con un minutaggio spesso contenuto, sanno intrattenere senza dilungarsi troppo. Non saranno capolavori, ma meritano uno sguardo, e poi le trovate sulle piattaforme più famose.

English Teacher
Prima stagione

Brian Jordan Alvarez ha scritto, diretto, prodotto e interpretato in una comedy molto carina, i cui 8 episodi sono disponibili su Disney Plus dall'Ottobre di quest'anno. Alvarez veste i panni di Evan Marquez, appunto un professore di inglese in un liceo di una provincia texana. Evan è dichiaratamente omosessuale, ed essendo il 2024 nessuno ne fa una grande questione, ma siamo pur sempre in una provincia del sud degli Stati Uniti e quindi anche un bacio gay può far scattare dei problemi per il nostro professore, che rischia di perdere il suo posto di lavoro. Questa però è solo la miccia, perché Evan, pur cercando di far bene il suo lavoro, deve anche confrontarsi con i suoi studenti, figli di una generazione sempre più allo sbando, con colleghi con cui non sempre si ha la stessa scala di valori, e con la sua vita privata che non è certamente più solida.

English Teacher, come molte serie del suo genere, cerca di unire situazioni bizzarre, tragicomiche, non sempre profondamente realistiche, ad una sorta di analisi critica della società contemporanea, soprattutto negli USA e ovviamente delle nuove generazioni e del sistema scolastico in genere. I temi sfiorati sono tanti, come inclusività, identità di genere, ma anche argomenti più ampi, come la pandemia di armi in America, e in generale la cultura contemporanea di questa nostra epoca incasinata.

Tutto questo ovviamente non diventa mai troppo approfondito, visto che abbiamo le tempistiche di circa mezzora ad episodio, e quindi lo stile di una sit-com, che per prima vuole intrattenere in modo leggero, e per la maggior parte del tempo ci riesce anche.
English Teacher non spicca ad esempio per originalità, ma sa anche non scadere nel buonismo più banale, e ne consegue che ad esempio anche i rapporti fra Evan e i suoi colleghi non siano sempre idilliaci. Anzi si scontrano spesso perché ognuno alla fine la vede in modo umanamente diverso, e va bene così.

Il vero intoppo di questa serie tv Disney+, oltre ad una mancanza vera e propria di originalità, è che le trame orizzontali sono davvero poche e quelle verticali sono invece deboli, e per via della durata di ogni episodio non c'è granché modo di approfondire personaggi e dinamiche. Sono soprattutto i colleghi di Evan (fra cui un preside interpretato da Enrico Colantoni) che non hanno molto spazio di manovra, finendo a volte per essere giusto la spalla che aiuta il protagonista, o appunto quelli che lo coinvolgono poi nelle varie vicende che deve affrontare.
Anche la sfera sentimentale del professore non ha particolari sviluppi, ma semplicemente viene inserita dove serve per creare una storyline in più.

Questo fa di English Teacher una serie molto snella, facile da approcciare, che io ad esempio ho messo qui e lì alternandola a produzioni e storie più serie. Spero solo che Brian Jordan Alvarez non continui a proporci scene in cui lo vediamo a petto nudo perché alla lunga diventano imbarazzanti.

A febbraio 2025 è anche arrivata la conferma ufficiale per una seconda stagione, necessaria per dare alla serie quegli sviluppi che merita. A Novembre 2025 è stata resa disponibile su Disney Plus, ne parlo qui. 

Siamo Oro
Prima stagione

Sempre nel genere comedy/dramedy ma questa volta su Prime Video, dal 18 Ottobre è arrivata la serie tv messicana intitolata Siamo Oro (in originale Somos Oro, o col titolo internazionale We Are Golden) che racconta un rapporto d'amicizia molto particolare. Marilù (Michelle Rodríguez) e Vanessa (Diana Bovio) sono infatti due giovani donne e amiche che non se la passano benissimo: la prima fa la parrucchiera in casa, ed ha un marito che ama ma che è un po' un impiastro, mentre l'altra fa la commessa in un negozio, ha una figlia adolescente, e per arrotondare subaffitta la sua casa.

Quando entrambe perderanno il già poco felice lavoro, cercheranno di trovare una soluzione ai loro problemi finanziari cercando di creare una loro azienda, sfruttando il marketing piramidale. 
Non solo però non è uno dei migliori sistemi per poter guadagnare, ma sarà difficile per loro potersi affermare e trovare altre donne che le seguano. Eppure, in qualche strano modo, formeranno un forte legame di sorellanza con le loro adepte. 

Credo che da noi in Italia, Siamo Oro non se la sia filata nessuno, ma alla fine è una di quelle serie tv che non fanno danni, che ho seguito con piacere, e che sa anche intrattenere anche qui mettendo di sottofondo una leggera satira nei confronti del network marketing e situazioni simili. I toni si fanno sicuramente molto più esagerati rispetto a English Teacher, non mancano le situazioni assurde e bizzarre, ma che tutto sommato funzionano perché sono inserite bene nel contesto.

Somos Oro infatti ha secondo me una scrittura abbastanza solida che consente alle linee narrative sia orizzontali che verticali di essere un po' più intricate, c'è spesso un aggancio fra un episodio e l'altro, anche solo attraverso personaggi secondari ricorrenti.
Le tempistiche sono sempre molto brevi, quindi è normale che qualcosa sfugga e che sia superficiale da alcuni punti di vista. Ad esempio non c'è mai una diretta critica a certe tecniche di marketing, ma è più una strampalata avventura delle due protagoniste.

A proposito, a rendere Siamo Oro ancora più solida ci sono le interpretazioni di Michelle Rodríguez e Diana Bovio, che sembrano essere due attrici comiche abbastanza rodate in Messico, e che devo dire risultano credibili nei rispettivi ruoli, perché sanno sottolineare le peculiarità delle protagoniste senza però farle diventare troppo caricaturali. Ma tutto il cast al femminile è meritevole.

Anche nel caso di questa serie tv Prime Video non abbiamo a che fare con un capolavoro, non è qualcosa di imperdibile, ma sicuramente una compagnia leggera, messa insieme discretamente, che stimola qualche risata, senza troppe complicazioni.
Non ci sono indicazioni su una seconda stagione di Siamo Oro, ma se dovessi leggerne aggiornerò come sempre.


Rapina al Banco Central
Miniserie

Dal Messico mi sposto in Spagna con una miniserie in cinque episodi e che si discosta come genere alle precedenti. Dall'8 Novembre su Netflix è arrivata Rapina al Banco Central, che si ispira a dei fatti davvero accaduti a Barcellona, quando un gruppo di uomini armati sequestrò oltre 200 persone all'interno della banca, chiedendo tra l'altro la liberazione del tenente colonnello Antonio Tejero, che tre mesi prima era stato a capo del golpe di stato che si era tenuto a Madrid.

Nella serie spagnola, ad organizzare il furto al Banco Central è un certo José Juan Martínez Gómez (Miguel Herrán) che fra trattative con la guardia civile e ipotesi per la fuga, gestirà la rapina. Intanto fuori seguiamo le vicende della giornalista Maider Garmendia (María Pedraza), ancora alle prime armi, ma intenzionata a scoprire le vere motivazioni della rapina.

Molti hanno paragonato Rapina al Banco Central a La Casa di Carta, anche per alcuni attori in comune, ma io non l'ho mai vista quindi non ho confronti da fare, posso però dire che la più nuova serie tv Netflix mi è piaciuta. 
Non penso di fare spoiler, perché lo potreste leggere in qualunque articolo riguardo alla vicenda, dicendovi che le motivazioni della rapina sembrano tutt'ora non abbastanza chiare, ma Asalto al Banco Central, che è comunque tratta da un libro di Mar Padilla, a quanto pare romanza parecchio la storia, soprattutto con approfondimenti sui protagonisti che non sembrano collimare con la realtà. Credo sia tutto voluti proprio perché, come spesso accade, è la parte dubbia a stuzzicare gli sceneggiatori. 

Ma questo non toglie che questa miniserie sia molto godibile e soprattutto decisamente fruibile, visto che non solo ha pochi episodi, ma gli stessi hanno una durata leggermente inferiore rispetto ad una serie tv "tradizionale".


Rapina al Banco Central infatti è una serie sul classico "colpaccio" che diventa un thriller crime con risvolti socio-politici, con un tocco di indagine giornalistica, che ha secondo me un ottimo ritmo, sa usare la giusta tensione, e soprattutto ha una buona regia, un'ottima ricostruzione storica degli anni '80 e una fotografia azzeccata per il genere che la serie tocca. 
Anche gli attori mi sono sembrati scelti bene, quindi tutto l'insieme, pur non avendo una particolare originalità che la faccia spiccare fra le tante produzioni dello stesso genere, è credibile. Forse il suo punto più debole sta in alcune scene e in alcune parti che sembrano un po' da soap.

Il cercare di convogliare poi nel quarto episodio un approfondimento sul rapinatore Numero Uno (così si chiamavano fra di loro), va un po' ad azzoppare la puntata stessa, che zampetta qui e lì negli anni, senza appunto dare molti dettagli, né un vero e proprio quadro del personaggio.
Inoltre tutto quello che riguarda la giornalista Maider, che sembra mero frutto di fantasia, rischia di confondere ulteriormente le cose: non si capisce se ne seguiamo le vicende per appassionarci a lei, o perché ha un dovere investigativo importante di trovare le reali motivazioni della rapina al banco Central.
Per il resto, direi che non è malaccio per una produzione Netflix.




Qualcosa di nuovo sta arrivando

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