Docciaschiuma freschi e profumati da scoprire e riscoprire 🥶

D'estate, e soprattutto con la canicola di quest'anno, la doccia è l'unico rifugio in cui poter star bene, riprendersi dopo una giornata, e davvero ritrovare le forze. O per lo meno per me è stato così, e quindi ho pensato di darvi qualche dritta su come rendere questo momento della giornata più gradevole, soprattutto se come me non a volte siete costretti a skippare creme e altra skincare per il caldo. 

Ho raccolto 8 diversi docciaschiuma profumati che mi sono piaciuti moltissimo, alcuni li avevo già recensiti, ma vale la pena riscoprirli, mentre altri sono delle novità di quest'anno. Ho pensato a prodotti adatti un po' a tutte le tasche, con diverse reperibilità ma anche per diverse necessità e preferenze.


Tesori d'Oriente Doccia Crema Aromatica Forest Therapy


Se volete una pausa dalla giungla urbana, Forest Therapy di Tesori d'Oriente è la scelta ideale. 
Ok, non sarà l'incipit perfetto però credo renda l'idea perché questo doccia crema ha una fragranza molto evocativa, aromaterapica, che riesce a portarti con la mente proprio altrove. Quando lo uso mi sembra quasi di passeggiare fra le foglie e i muschi di una foresta ombreggiata, verde, rigogliosa, ma soprattutto fresca. Ci sono accenti legnosi, note floreali e verdi, ma anche un fondo di aromi più agrumati, sempre per conferire freschezza alla profumazione. 
Il Doccia Crema Forest Therapy ha una consistenza più cremosa e sulla mia pelle si comporta bene perché deterge senza seccare. 
Ne avevo parlato qui in dettaglio.


Bottega Verde Bagnodoccia Menta


Per chi ama la menta e la sensazione che rilascia, ma non vuole una profumazione troppo erbosa, o troppo dolce da caramella, può trovare un buon compromesso nel Bagnodoccia Menta di Bottega Verde.

Le formulazioni del brand sono abbastanza semplici e qui troviamo glicerina come agente idratante, mentre estratto di foglie di menta e mentolo contribuiscono da un lato a dare questa profumazione appunto, dall'altro a rinfrescare la cute. È una sensazione molto piacevole, che non dura a lungo ma trovo rigenerante come se alleggerisse il corpo dalle tensioni. Inoltre, come tutti i bagnodoccia Bottega Verde, fa anche una buona schiuma, quindi è molto piacevole da usare.
La recensione completa è qui.


Biolis Nature Docciagel Menta e Lime Rigenerante


Se invece apprezzate l'odore di una menta più naturale, erbosa, che resti delicata, allora il Doccia Gel Menta e Lime di Biolis è adatto a voi. Io personalmente non ho percepito molto appunto la parte agrumata, ma potrebbe dare alla fragranza uno sprint diverso. Anche questo gel detergente dà un gradevole ma delicato effetto rinfrescante sulla cute che rende il momento della doccia rilassante e ritemprante. La confezione qui più piccola ci consente anche di variare.

Avevo parlato di questo doccia schiuma Biolis qui insieme alla crema. 


Felce Azzurra My Mood Docciaschiuma Wonder Mint

Per chi ha provato gli altri doccia schiuma che ho appena nominato e non ha sentito quella intensa, persistente, quasi pungente sensazione di freschezza, allora dovete provare lo Shower Gel Felce Azzurra Wonder Mint della linea My Mood.
Qui abbiamo una profumazione balsamica dovuta all'olio essenziale di eucalipto e del mentolo, a cui si aggiunge un vago sentore salino, e l'erbosa freschezza del tè verde. Quindi in effetti non è la tipica nota di foglie di menta, ma una fragranza più strutturata. 

Non è il docciaschiuma più idratante che abbia mai incontrato, ma se volete quel feeling di freschezza molto presente allora questo Shower Gel Wonder Mint è ideale, Io infatti lo usavo nelle giornate più torride, e se siete soliti fare docce con acqua fredda la sensazione si massimizza. 
Tutte le mie opinioni qui. 


Alverde Docciaschiuma alla menta bio e al bergamotto bio


Non fatevi ingannare dal nome perché nonostante la presenza di estratto ed olio di menta, questo docciaschiuma Alverde ha una fragranza secondo me più agrumata, vista appunto la presenza di bergamotto. Si trova però giustamente in questa guida perché è un gel doccia comunque rinfrescante, con quell'aroma che si spande sotto il getto dell'acqua e rende le giornate calde più facili da affrontare. 
E poi i docciaschiuma Alverde credo siano dei prodotti onesti: sono economici, si comportano bene un po' su tutti i tipi di pelle (salvo quelle con esigenze molto specifiche) e sono perfetti per l'uso quotidiano. 
Ne avevo parlato qui più approfonditamente.


Borotalco Abbraccio Bagnodoccia Gel in Mousse Cremosa
Fico del Mediterraneo


INFO BOX
🔎Redcare, Idea Bellezza, Grande Distribuzione      
💸 €3.59
🏋 200 ml
🗺 Italia
⏳ //
🔬 //
Passo invece alle novità con questa Gel in Mousse di Borotalco, che fa parte degli ultimi lanci del brand. Già a maggio vi avevo parlato di questo docciaschiuma ma nella profumazione appunto Borotalco, con le note tipiche del brand che secondo me vanno bene  tutto l'anno, e vi avevo anticipato che volevo provare anche altre varianti, cominciando da questa Fico del Mediterraneo.

Formulazione e "magia" restano invariati: gli attivi che ho notato sono soprattutto il sorbitolo, un umettante, e il gliceril oleato, derivato dal glicerolo, che funziona come emolliente. I Gel in Mousse di Borotalco si erogano come un gel abbastanza denso appunto, che appena entra a contatto con l'aria di trasforma in una schiuma cremosa, voluminosa e ricca. Come già vi ho detto per la versione "classica", sono dei prodotti che amo moltissimo perché sono avvolgenti sulla pelle, rendono il momento della doccia molto rilassante, e sono anche delicati sulla pelle. 

Questi gel in mousse infatti puliscono, ma mi lasciano la cute liscia e molto morbida, ed anche per questo l'ho voluto inserire come prodotti adatti all'estate, ed anche per pelli un po' più secche e bisognose. 

La mousse Borotalco ho notato che non è poi difficile da sciacquare via quindi perfetta anche per docce veloci. Per quanto riguarda la fragranza Fico del Mediterraneo, Borotalco la descrive appunto come un "connubio fresco di foglie di fico accompagnate da un soffio mentolato", e già per questo mi sembra interessante, ammetto però che mi aspettavo una fragranza più intensa, definita e avvolgente. Io ad esempio appena erogata ci sento un po' il fico ma mentre la massaggio mi sembra che quel sentore mentolato prenda più il sopravvento. Ciononostante è una fragranza che mi piace comunque molto, che poi si trasforma e resta sulla pelle come un aroma fresco, pulito, delicato, ideale per chi non ama odori troppo intensi e pungenti. 

È insomma un prodotto per chi vuole una coccola, un detergente diverso dai soliti gel, ma che resti comunque rinfrescante e pratico. 



Balea MEN Gel doccia 4in1 Ice Feeling


INFO BOX
🔎 dm-drogeriemarkt.it, catene DM
💸 €0.89
🏋 300ml
🗺 Germania
⏳ 12 Mesi
🔬 Vegan

Anche Balea ha diversi docciaschiuma rinfrescanti, come l'Ice Feeling della linea Men, che alla fine non significa nulla. L'azienda ci prende un po' in giro perché dice che si tratta di un 4in1: ovvero è adatto per viso, corpo, capelli e per raffreddare, ma a parte queste scelte di marketing abbiamo un prodotto che può essere molto piacevole. 
La formulazione del docciagel Ice Feeling è arricchita con glicerina, tocoferolo, urea, lecitina e gliceril oleato, che danno al prodotto una azione idratante e lenitiva. L'effetto rinfrescante invece è dato dall'unione del mentolo e dal mentil lattato, che si aiutano a vicenda proprio per una azione più prolungata.

Con questo doccia schiuma Balea MEN torno ad una consistenza gel fluida tradizionale, liquida ma non troppo da creare sprechi, con una buona capacità schiumogena appena entra a contatto con l'acqua. 


Un po' come il prodotto di Alverde, anche qui abbiamo un docciagel super economico, che va bene alla maggior parte delle cuti, che pulisce senza essere troppo aggressivo: la mia pelle risulta morbida, elastica e non ho notato prurito o fastidi. Io l'ho utilizzato solo sul corpo ma ammetto che la tentazione di provarlo anche come shampoo c'era.
In ogni caso il gel doccia Ice Feeling Balea, oltre alle note fresche mentolate, ha anche un aroma un po' più legnoso, quello tipico dei prodotti uomo, non particolarmente ricercato ma comunque gradevole. 
Per quanto riguarda l'effetto rinfrescante di questo gel doccia, secondo me siamo in una via di mezzo fra il prodotto di Bottega Verde ad esempio, quindi un po' più delicato, e quello di Felce Azzurra che è decisamente più strong. Durante la doccia l'aroma balsamico è già di per sé molto rigenerante, e sulla pelle risulta piacevolmente rinfrescante senza però essere troppo pungente. 

L'unico appunto che mi sento di fare è l'eccessiva quantità di colorante blu, che non crea alcun problema visibile, ma fa subito anni '90 e sembra superfluo.



Compagnia delle Indie Docciaschiuma Profumato 23
Rosa & Muschi Rosa


INFO BOX
🔎 Sito dell'azienda, Grande distribuzione
💸 €4
🏋 250ml
🗺 Italia
⏳ 12 Mesi
🔬 SwissLab, Nickel Tested

Come vi avevo anticipato, ho voluto rendere questa guida più completa possibile ed ho pensato che non ci andavano solo prodotti mentolati o agrumati, ma ci potesse stare anche una via di mezzo come questo docciaschiuma 23 Compagnia delle Indie.
Ho già provato in passato un altro detergente dell'azienda (qui) e li trovo molto gradevoli, hanno una formulazione semplice, arricchita con glicerina, ma efficace. Anche qui abbiamo un gel fluido, che subito diventa una gradevole schiuma, anche con l'uso di spugne o altri strumenti e che ci rende il momento dello doccia rilassante. 

Ho usato questo Docciaschiuma Compagnia delle Indie praticamente ogni giorno per un periodo e non ho mai avvertito sensazione di prurito o irritazioni, ma mi lascia la pelle morbida e pronta eventualmente alla crema corpo. Credo sia adatto un po' a tutti i tipi di pelle, salvo magari chi necessita attivi specifici per problematiche cutanee.

La particolarità però di questa linea è la fragranza, ed ho voluto inserire la 23 Rosa & Muschi Rosa in questo elenco soprattutto per tutti coloro che sono abituati a profumi più intensi, più avvolgenti e persistenti, ma che in estate preferiscono qualcosa di un po' più leggero, magari che vada a sostituire la crema corpo profumata. 

La fragranza 23, che è identica a quella della eau de toilette, è descritta dall'azienda come "conturbante e distintiva, dal bouquet fiorito e muschiato che si intreccia alle note profonde di patchouli e legno di cachemire, per poi adagiarsi su un fondo morbido di muschi rosa e ambra.". Di base è una profumazione floreale, con al centro sicuramente una bella rosa verde, che si "pulisce" e rinfresca attraverso note di muschio e fiori bianchi, e trova maggiore profondità grazie a legni e ambra. È un profumo avvolgente, che persiste sulla pelle, ma che, essendo in docciaschiuma, non diventa mai troppo invadente, pesante, eventualmente stucchevole con con le alte temperature. Anche nel momento della doccia, il profumo che si spande secondo me è rilassante, aromaterapico.
Non è la solita fragranza fresca agrumata, ma non risulta nemmeno quell'aroma che può dar fastidio. Se appunto avete provato la eau de toilette 23 di Compagnia delle Indie e vi piace molto, date una chance al docciaschiuma che può da un lato intensificarne la durata, dall'altro prenderne il posto e darvi le stesse sensazioni senza risultare mai "troppo".


Conoscevate già questi prodotti?

Odissea di Christopher Nolan, cosa mi è piaciuto, cosa no e perché vederlo

Se c'è una cosa che i film di Christopher Nolan sanno fare bene è creare hype ben prima della loro uscita. Non so ovviamente se sia il reparto marketing a spingere o sorga un naturale interesse, ma anche Odissea ha saputo creare clamore e critiche.
Io però non voglio rispondere appunto a polemiche, indignazione e perplessità, ma raccontarvi la mia prospettiva sul film.


Titolo originale: The Odyssey
Genere: epico, avventura, azione
Durata: 172 minuti
Regia: Christopher Nolan
Uscita in Italia: 16 Luglio 2026 (Netflix)
Paese di produzione: Stati Uniti d'America, Regno Unito, Italia


Ad avermi mosso verso Odissea di Nolan è stata la mera curiosità, non tanto forti aspettative, perché da Pollon in poi sono uno di bocca buona quando si parla di mitologia greca e poi vivere in Magna Grecia mi fa letteralmente camminare sul mito.
Certo, ha turbato anche me sentir dire che il mito potesse essere considerato quasi alla pari di un fantasy, non comprendendone il potere fondante per la narrativa contemporanea e il suo radicamento storico e culturale all'interno di una civiltà che lo riteneva l'origine di tutto.
Devo anche premettere che, seppur ne riconosca la capacità narrativa, il mio interesse per il cinema nolaniano non è così forte. Oppenheimer per ad esempio era stato un sequestro di persona in piena regola, finendo per sfinirmi senza lasciarmi poi molto. È possibile che non ci arrivassi io? Certamente.
L'Odissea di Ulisse invece era già nelle mie corde e Nolan ha secondo me saputo dire la sua rivolgendosi ad un pubblico molto ampio che probabilmente non aveva mai nemmeno sentito nominare Omero.

In questa reinterpretazione e visione del regista, i capisaldi del racconto omerico in fondo restano quelli: la guerra di Troia è finita e adesso bisogna raccogliere la gloria e gli onori dei vincitori, ma prima tocca tornare a casa. E così scopriamo le mille peripezie dell'uomo dal multiforme ingegno che ha saputo far vincere quella battaglia partendo dall'epico cavallo di Troia, ma che adesso è perso, è costretto a solcare i mari e tutte le insidie che nascondevano, per tornare dalla sua Penelope.

Nolan ha pensato ad un racconto nel racconto, giustamente, aprendo la sua Odissea con una serie di passaggi fra passato, molto passato e presente, fino a quando non sarà Ulisse (Matt Damon) stesso a raccontare a Calipso (Charlize Theron vestita con i saldi Shein) cosa gli è accaduto, in questa sorta di limbo senza luogo e tempo.
Così inizia un percorso non lineare in cui Odisseo incontrerà tutte quelle figure che conosciamo, da Polifemo, a Circe, passando per le Sirene, Scilla e Cariddi, i Lestrigoni (chi se li ricordava?) fino all'Ade, che è forse una delle scene più potenti di tutto il film. 

Da una prima introduzione, sicuramente comprensibile ma che onestamente non ho gradito molto perché il montaggio la faceva sembrare quasi un trailer esteso, si passa ad un racconto più lineare, che riesce a scorrere molto bene lungo le quasi tre ore di film e dove non si può restare non abbagliati dalla imponenza estetica che Nolan ha creato intorno alla sua Odissea. 
La scelta del regista di non usare CGI rende tutto più realistico e visivamente impattante e, anche quando si scende in quelle scene movimentate e caotiche da blockbuster americano, comunque se ne può apprezzare il lavoro che c'è dietro. 

Io ad esempio non ho disdegnato questa versione di Polifemo, che era in pratica un mega robottone animato, ma anche piccole sfumature estetiche della messa in scena. Un po' per caso ho visto il film, che sarebbe girato in IMAX, in formato Scope (2.39:1), e mi è sembrato comunque molto appagante nella messa in scena e già solo per questo merita di vederlo al cinema.
Alcuni elementi purtroppo stridono, come le navi che sembrano più vichinghe che greche, o i costumi che sembrano presi da un qualunque teatro di provincia. La coroncina di Telemaco sembra cheap e pretenziosa allo stesso tempo.

Nolan punta anche molto sul sonoro, e spesso ci azzecca, ma a volte l'ho trovato un po' caotico, come se si sovrapponessero troppi suoni alla volta. In questo senso però sono certo che conti molto la qualità del vostro cinema.
Un altro motivo per vedere questa Odissea è sicuramente la parata di attori famosi che si susseguono, a volte anche un po' troppo frettolosamente. Matt Damon secondo me riesce a portare avanti il suo ruolo, in modo calibrato e abbastanza intenso, con alcune scene anche ben riuscite, così come la Penelope di Anne Hathaway ci dà la possibilità di esplorare questo personaggio da una prospettiva leggermente diversa.

C'è stata ad esempio tutta la polemica sul fatto che Lupita Nyong'o non fosse adatta come Elena, ma alla fine il suo è un ruolo che non ha quasi peso nell'economia di questa trama, e che appare sullo schermo davvero per pochi minuti. Molto soddisfacente invece quando veste i panni di Clitennestra.
Ho fatto difficoltà invece a farmi andare bene i ruoli di Tom Holland, che sembra un Telemaco che fa finta di essere tonto, e Zendaya (Atena), non ovviamente per la bravura ma perché mi davano l'impressione di attori moderni in costumi storici che recitano una parte.

Purtroppo i dialoghi, molto moderni nel doppiaggio italiano, aiutano poco nel dare credibilità un po' a tutti i personaggi.

Il vero inghippi di questa Odissea di Nolan è però la sua incapacità di creare magia, emozione e di andare oltre i fatti e muoversi su animi più sottili.
Il regista ha saputo universalizzare e rendere contemporanee le tematiche della guerra, del colonialismo, dell'uomo accecato dalla sopraffazione su altri popoli, e dell'ingiustizia, attraverso un'opera di 2700 anni fa, ed è forte l'eco con la nostra quotidianità. 

Ulisse non è l'uomo scaltro che conosciamo, Nolan quasi cancella questo tratto e non avrà nemmeno le mani sporche di sangue, ma ha un'anima tormentata, è vittima di se stesso e degli eventi, e si dimostra più umano di quanto forse la mitologia greca ce lo raccontasse. Meno machista se vogliamo usare termini contemporanei, e più soldato con la sindrome del sopravvissuto. Approccio certo interessante, ma che toglie al personaggio una sua peculiarità e suona già vista se conoscete il meno famoso (e indubbiamente meno impattante) The Return di Uberto Pasolini con Ralph Fiennes. 

Il fatto è che tutto, dalla narrazione alla semantica, viene spiegato in modo molto smaccato nel film, a volte anche ripetendolo più e più volte come se il minutaggio non fosse già trasbordante.

Ogni tanto il mio algoritmo Instagram mi suggerisce video di persone che approfondiscono questo o quel passaggio del film di Nolan, ma è tutto così palese nella visione che difficilmente si possono creare altre interpretazioni. 
Un esempio lampante è Agamennone, che sarebbe interpretato da Benny Safdie, ma che noi non vediamo mai in volto. Lui è un'armatura, è l'emblema del potere più cieco e bieco, quasi senza una faccia, è il generale che manda avanti i suoi uomini, mentre lui procede lentamente come fosse un conquistatore. 

E quante volte ad esempio ci hanno spiegato cosa fosse la legge dell'accoglienza di Zeus? Capisco che gli americani non abbiano familiarità col mito greco, ma imboccarci col cucchiaino diventa quasi snervante. 
Magari avrebbe avuto più senso dare maggiore significato alle sequenze dei Lestrigoni, invece qui Nolan cancella tutto a favore di azione.

La vera assente però del film di Nolan è la magia, la componente soprannaturale, ma soprattutto l'incapacità di una visione esoterica delle cose. Se da un lato Polifemo funziona, dall'altro tutte le creature mitologiche, fantasy se vogliamo scendere al livello, sono praticamente assenti o rappresentate in modo asettico. Le sirene sono figure lontane che somigliano più ad Ariel che ai mostri che in realtà erano, Cariddi è un banale, gigantesco mulinello, ma è forse Circe ad avermi dato qualche perplessità in più. Seppur in modo romanzato, nel 2018 Madeline Miller ci ha raccontato una Circe affascinante e complessa, ma Nolan la spoglia, e ce la presenta come un misto fra una strega nordica e una gattara. 

Ancora una volta la scena ha un ritmo ed un impatto perfetto da un punto di vista cinematografico, Samantha Morton come Circe non sbaglia una virgola, ed ho apprezzato anche il modo in cui la maga letteralmente plasma gli uomini in porci. Idea geniale, ma a mente fredda sembrano tutti modi per scappare da quella magia che dicevo sopra.

L'unico accenno a qualcosa di vagamente soprannaturale è il modo in cui appare e scompare Atena, ma, in retrospettiva, sembra più una vocina della coscienza di Ulisse e non una divinità del mito greco.
Eppure gli dei vengono citati costantemente, ma senza che abbiano un ruolo effettivo, come se Nolan, inseguendo un realismo stretto, volesse rendere l'uomo centrale, un homo faber fortunae suae.
Allora perché tirare fuori, quando conviene, il culto e le sue divinità?
E invece dov'è quell'uomo traumatizzato dalle violenze della guerra, che ha fatto tutto questo per superare i suoi fantasmi, quando sul finale si arriva anzi a spettacolarizzare un massacro?
Con tutto questo voglio dire che l'Odissea di Nolan spesso mi ha dato l'impressione di avere molte idee ma coltivate a metà, un buon seme che poi cresce con frutti non sempre sani. E soprattutto è un film che cerca una sua coerenza, ma che poi la assottiglia fino a diventare quasi trasparente.

Nel suo insieme, il film è esso stesso un'odissea, con momenti di bonaccia ed altri in cui issare le vele a venti favorevoli, uno spettacolo che l'umanità di oggi può leggere chiaramente ma che ci chiede di consegnarci alla sua tempesta in un atto di fede che, tutto sommato, forse rifarei.

Scopriamo Unleashia con quattro prodotti TOP 🥰🇰🇷

Ve ne avevo accennato proprio a febbraio di quest'anno con una piccola scoperta che mi era piaciuta molto, ma più di recente ho avuto modo di fare una full immersion nel mondo di Unleashia con quattro prodotti TOP. 

Un nome decisamente particolare che non so mai bene come pronunciare ma che in realtà vuol essere molto evocativo, mischiando il termine "unleash" quindi liberare, lasciar andare, con "utopia", che sappiamo bene cosa significhi. Unleashia vorrebbe insomma che noi liberassimo la nostra creatività e unicità, anche attraverso i loro prodotti. Si tratta di una azienda cruelty free e vegana, che nasce principalmente come un brand di make up, ma che adesso produce anche skincare o comunque prodotti ibridi fra le due categorie.

A me ha incuriosito subito perché sembra unire le formule e gli attivi avanzati della cosmesi coreana, ad una immagine più creativa, colorata e giocosa. Io ho provato quattro prodotti che formano una piccola routine, ve li racconto in dettaglio.  



Unleashia ABC Sorbet Facial Cleanser
Detergente viso 2 in 1


INFO BOX
🔎 Stylevana (sconto SV25PIEREFFE, YesStyle (sconto PIER10YESTYL)OVS
💸 €10
🏋 120ml
🗺 Made in Corea
⏳ scadenza sulla confezione
🔬 Vegan, Peta Cruelty Free

Inizio questa routine con un detergente viso che è più di un semplice prodotto per la pulizia perché il Sorbet Cleanser Unleashia vuole anche rifinire la texture cutanea ed essere idratante sulla cute.

Per svolgere questo doppio ruolo, l'azienda ha arricchito il prodotto con due macro categorie di attivi:

  • gli agenti idratanti, glicerina, acido ialuronico, aminoacidi,
  • le sostanze esfolianti chimiche e fisiche, come BHA, AHA, PHA, gli enzimi dell'ananas, ma anche polvere di guscio di noce.

Ovviamente però c'è molto di più: infatti questo ABC Sorbet Cleanser prende il suo nome dagli estratti di mela, barbabietola e carota che sono ricchi di sostanze antiossidanti e idratanti, e a cui si aggiunge l'estratto di ribes nero. Troviamo poi diversi ingredienti lenitivi quali pantenolo, allanoina, vitamina B12. Inoltre la texture granulosa a mio avviso è composta da due componenti, di cui una parte si scioglie con l'uso, ed ho immaginato siano le microsfere di cellulosa, che aiutano ad esfoliare ma in modo più delicato non avendo angoli vivi.

A proposito della consistenza, ho visto che il Sorbet Facial Cleanser Unleashia in realtà è disponibile in due varianti, identiche nella formulazione ma non nella texture. Io ad esempio ho la versione del 2026 che è più un gel, dall'aroma fruttato, che contiene questi granuli. Invece ho notato che anche sul web spesso viene mostrata l'altra variante, che ha una consistenza più cremosa e quasi gommosa. Non chiedetemi come mai ci siano queste differenze perché non ne ho idea, immagino però che la funzione del prodotto sia molto simile.

Come qualunque detergente scrubbante, anche questo Unleashia va applicato su pelle umida, massaggiato e poi risciacquato, ma può anche essere usato su cute asciutta per un effetto esfoliante più incisivo. Appena entra a contatto con l'acqua diventa una schiumetta facile poi da rimuovere. L'accortezza è ovviamente quella di evitare la zona perioculare o comunque di essere molto delicati su questa area.
Inoltre può essere usato mattina e sera indistintamente, e secondo me è meglio utilizzarlo due o tre volte alla settimana, non lo vedo come un detergente quotidiano.

Il Sorbet Facial Cleanser è secondo me delicato perché non ha una quantità esagerata di granuli, ma è appunto pur sempre un esfoliante fisico e come tale non va usato troppo frequentemente. Come anticipavo è un prodotto giocoso, colorato, profumato, ma che svolge bene il suo lavoro, che pulisce a fondo la pelle, la lascia liscia, morbida senza seccarla troppo. La sua azione esfoliante si porta via pellicine e cellule morte e quindi la pelle appare più omogenea, ma su di me questo detergente Unleashia non crea irritazioni. È un prodotto che vedo bene per pelli normali, ma soprattutto miste, un po' impure, e nella stagione calda anche per quelle un po' più secche, sempre nell'ottica di un prodotto da usare settimanalmente. Quindi promosso e apprezzato.



Unleashia Niacinamide Banana Sun Serum SPF 50+
Siero solare viso


INFO BOX
🔎 Stylevana (sconto SV25PIEREFFE) , YesStyle (sconto PIER10YESTYL), OVS
💸 €10
🏋 40ml
🗺 Made in Corea
⏳ scadenza sulla confezione
🔬 Vegan, Peta Cruelty Free

Come secondo step invece Unleashia mi ha proposto questo Sun Serum con un SPF50+ e PA++++, che significa che protegge sia dai raggi UVA che da quelli UVB. È una protezione solare composta da filtri chimici ad ampio spettro, ma che ha un twist skincare interessante proprio perché nasce come un siero protettivo.
In particolare abbiamo il 2% di Niacinamide che illumina l'incarnato, regola la produzione di sebo, riduce i rossori e rinforza la barriera cutanea, ma anche l'adenosina, famoso ingrediente anti-age con proprietà lenitive e riparatrici, acido ialuronico, tocoferolo ed estratto di banana, che contribuiscono ad una azione antiossidante.

Unleashia poi ha scelto una confezione che è a tutti gli effetti airless: il tubetto ha un beccuccio sottile che dosa il prodotto, ma va schiacciato perché questo evita che possa entravi dell'aria che può rovinare gli ingredienti.

Questo solare Unleashia ha una texture davvero leggera: è una lozione dalla consistenza sottile, facile da stendere, che non crea scia bianca. Nonostante il nome, il Banana Sun Serum SPF 50+ purtroppo non profuma di banana, anzi non ha alcun odore almeno al mio naso.

Come sempre gli SPF coreani sono quelli che comunque risultano più gradevoli sulla pelle, non è infatti pesante o occlusivo, si stratifica insieme ad altri prodotti senza creare briciole o far sollevare la skincare. 
È entrato nella mia routine senza appunto problemi, e su di me non dà fastidio anche nella zona perioculare, quindi ho solo aspetti positivi da raccontarvi da questo punto di vista. Il finish di questo Sun Serum Unleashia è abbastanza naturale, non particolarmente lucido, né dall'altro lato opaco. Se notate in effetti nell'INCI non ci sono sostanze mattificanti o sebo assorbenti.


È un prodotto che comunque promuovo perché, anche con temperature altissime non crea pasticci sul mio viso, non diventa untuoso nel corso delle ore ma anzi è confortevole. Ho voluto provare questo solare sia con altri sieri idratanti sia da solo, e ammetto che in entrambi i casi la mia pelle è rimasta elastica per tutto il giorno. È secondo me un'ottima base trucco, non va ad interferire né nell'applicazione né sulla durata.
Il Niacinamide Banana Sun Serum Unleashia secondo me può adattarsi a diverse esigenze, salvo a pelli molto secche (se volete usarlo da solo) e quelle molto grasse, che preferiscono immagino prodotti con attivi specifici o comunque un finish più opaco.
Questo è inoltre un solare esclusivamente per la città perché non ha alcuna resistenza all'acqua, anzi si rimuove con un normale detergente e lascia la pelle in buono stato.



Unleashia Sunset Dazzle Gloss Balm
No.1 Malibu


INFO BOX
🔎 Stylevana (sconto SV25PIEREFFE) , YesStyle (sconto PIER10YESTYL), OVS
💸 €8.60
🏋 10 gr
🗺 Made in Corea
⏳ scadenza sulla confezione
🔬 Vegan, Peta Cruelty Free

Proprio con i gloss balm ho scoperto Unleashia, vi avevo infatti parlato della versione N.0 Wakiki, che è completamente trasparente, ma questi balsami labbra sono declinati in 11 tonalità ed ora ho provato la 1 Malibu.
Con i Gloss Balm l'azienda entra in quel campo di prodotti ibridi fra skincare e make-up: infatti è un balsamo idratante arricchito con peptidi e Tocoferolo, ma che hanno una finitura lucida e, nel caso delle diverse tonalità, da anche colore alle labbra.
Di base questi prodotti Unleashia sono tutti uguali in termini di formulazione, anche se nei gloss colorati manca la vitamina C, ma anche di texture. Anche nella versione Malibu la consistenza del Gloss Balm è ricca, ma facile da stendere, ed avvolge le labbra senza migrare. Questi balsami sono leggermente appiccicosi ma non danno alcun fastidio.


Non so se è una mia impressione, ma in questa versione Malibu la fragranza mi sembra molto più delicata rispetto alla Waikiki, e comunque gradevole.
L'applicatore è sempre quello a ciambella in silicone, morbido e confortevole nella stesura, perfetto anche con questa versione colorata che ovviamente richiede maggiore precisione. 
La tonalità No.1 Malibu viene descritta da Unleashia come una shade delicata di rosa vaniglia, ispirata ai tramonti rosa corallo delle spiagge di Malibu. 
Non fatevi confondere dai colori della confezione che hanno messo un po' paura anche a me, perché il Gloss Balm Malibu è un bel rosa corallo non troppo caldo, che su di me non vira all'arancio, molto portabile da un po' a tutti i tipi incarnati, soprattutto ai chiari come il mio.
Inoltre è perfettamente stratificabile se ad esempio volete applicarlo su rossetti più matt o matite labbra per una lip combo completa. 

Quello che apprezzo di questi balm Unleashia è che risultano estremamente modulabili, per cui possono dare un tocco di colore rivitalizzante, come in genere faccio io, oppure, con più prodotto, offrire una coprenza maggiore ed un finish più pieno e vinilico. Volendo si può anche solo picchiettare con le dita per un effetto molto delicato, fresco e adatto a make up estivi.

Inoltre hanno un'ottima durata sulle labbra, ma l'impressione che ho avuto è che una minima parte del pigmento resti anche una volta che la parte glossata è svanita. Non parlo di una tinta, anzi Unleashia specifica che non è nato per macchiare, ma noto che le labbra restano comunque leggermente colorate, anche banalmente passando un tovagliolino.

L'altro aspetto che mi piace di questo Sunset Dazzle Gloss Balm è il loro potere idratante: mentre li si indossa le labbra sono elastiche, ma quando vanno via lasciano la zona morbida e liscia.
Ho già un'altra tonalità di questi balsami Unleashia e ve ne voglio parlare presto.



Unleashia Shaper Defining Eyebrow Pencil N°3 Taupe Gray
Matita Definizione Sopracciglia

INFO BOX
🔎 Stylevana (sconto SV25PIEREFFE) , YesStyle (sconto PIER10YESTYL), OVS
💸 €3.41
🏋 0.025g
🗺 Made in Corea
⏳ scadenza sulla confezione
🔬 Vegan, Peta Cruelty Free


Non sono un esperto di sopracciglia, specie quando si tratta di make up, ma questa matita Unleashia è stata una aggiunta alla mia routine (che è comunque semplicissima) che ho apprezzato davvero tanto.
La Shaper Defining Eyebrow Pencil promette sopracciglia definite ma naturali grazie ad una punta ultra sottile di 1 millimetro, ma anche una lunga tenuta e un'ottima resa del colore sulla cute.
È una matita a mina retraibile e da un lato ha anche uno scovolino che ci permette di pettinare le sopracciglia e sfumare il prodotto, quindi comoda anche da portarsi dietro.

Non mi soffermo sulla formulazione, perché non ha un effetto particolare, ma è ricca di acido ialuronico, ma anche rosa damascena e olio essenziale di camomilla.
Vi posso già dire che la mia di questa matita è comunque abbastanza morbida quindi vi consiglio di estrarne poca per volta perché è facile spezzarla, probabilmente complice anche il grande caldo. 

Le Shaper Defining Eyebrow Pencil sono disponibili in tre colorazioni, che in effetti non sono moltissime ma per fortuna ho ricevuto la numero 3 Taupe Gray. Viene descritta come un "grigio-marrone dai toni freddi per capelli cenere o scuri" ed in effetti è una tonalità che segue secondo me le mode coreane e asiatiche in cui difficilmente le sopracciglia risultano particolarmente marcate, scure o definite. Questa nuance comunque è andata benissimo per le mie sopracciglia nere perché non le va ad appesantire o a renderle troppo scure e finte.

Se mi avete visto in foto avrete notato che di mio ho delle sopracciglia spesse, ma sebbene i peli siano scuri e appunto non sottili, la densità non è sempre il massimo, e si possono formare naturalmente anche dei buchetti importanti, facendo perdere definizione e forma. 

Come dicevo, è stata la prima volta che usavo una matita sopracciglia, eppure questa di Unleashia è davvero a prova di errori. Il mio trick è quello di pettinare prima le sopracciglia all'ingiù, e creare dei piccoli peletti proprio grazie alla punta sottile. Così si riesce a riempire le sopracciglia da "dentro" senza appunto appesantire lo sguardo. In un secondo momento, ripettino le sopracciglia verso l'alto e vado a creare dei peletti in quei punti dell'arcata in cui mancano e noto più vuoti. Infine sfumo con lo scovolino dove mi sembra di aver esagerato, e fisso con un gel. 

Diciamo che è più semplice a fare che a dire, perché è una tecnica molto intuitiva che appunto mi consente di definire le sopracciglia ma senza che risultino innaturali. La Defining Eyebrow Pencil Unleashia è davvero un prodotto adatto anche a non truccatori e mi è piaciuta anche la durata. L'azienda non afferma che sia waterproof, ma riesce a durare per parecchie ore senza sciogliersi o colare, anche col sudore, quindi promossa e la riacquisterei.


Avete provato i prodotti Unleashia? Quale vi incuriosisce di più?




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Due "piccole" serie tv da vedere!

Estate per me significa anche meno voglia o tempo di stare davanti ad uno schermo, ma le passioni non si mettono comunque completamente da parte, e tante volte una serata sul divano con un po' di aria condizionata non si disdegna. Ho terminato due serie tv perfette per queste serate, brevi ma non troppo, e mi sono piaciute.


Widow's Bay 
Prima stagione

Su Apple Tv+, dal 29 Aprile al 17 Giugno sono arrivati i 10 episodi della prima stagione di Widow's Bay, che è già stata per fortuna rinnovata per una seconda. 

Matthew Rhys, che sta accatastando nella sua carriera produzioni molto interessanti (The Beast in me, Hallow Road) interpreta Tom Loftis, il sindaco di Widow's Bay, una cittadina su un'isolotto al largo delle coste del New England. Tom, che è vedovo e vive con suo figlio Evan (Kingston Rumi Southwick, Presunto Innocente), vuole trasformare l'isola in una florida attrattiva turistica, un po' come la più nota Martha's Vineyard, e si sta impegnando affinché anche i giornali parlino positivamente del posto, ma le cose non vanno come spera.

Nella comunità infatti, alcuni fra i più anziani sostengono che l'isola si sia risvegliata e che stanno per accadere dei fenomeni mossi da forze sovrannaturali. È soprattutto il vecchio Wyck (Stephen Root, Perry Mason, Macbeth) a insistere affinché Tom si fermi, ma il sindaco è molto scettico sul fatto che antiche leggende, superstizioni, pettegolezzi e dicerie possano influenzare il suo progetto. Eppure quella strana nebbia che sta avvolgendo Widow's Bay effettivamente non porterà nulla di buono. Delle forze oscure si stanno davvero risvegliando?

Probabilmente quando ho parlato di film come Finché morte non ci separi 2, ho dimenticato di ricordarvi che l'horror non è il mio genere, però quando incontra la commedia si riesce spesso a creare una fusione perfetta, come per Widow's Bay. 

Questa serie tv Apple Tv pare abbia avuto la sua genesi grazie all'incontro fra Katie Dippold, che (senza offesa) non vi dirà moltissimo come sceneggiatrice, e il regista e produttore Hiro Murai, che magari vi suonerà più familiare perché legato a titoli come Mr. & Mrs. Smith e The Bear, oltre che tanti video musicali. L'intento era quello di creare una horror comedy efficace, e ci sono riusciti, ma sono andati anche oltre.

Widow's Bay ha capito il suo scopo: mischiare più generi, senza rovinarne nessuno, ma soprattutto con una coerenza di fondo. Si passa dalla commedia da ufficio, al thriller, ma si sfocia anche nel dramma familiare e ovviamente si sguazza nell'orrore e in tutti i suoi sottogeneri. 

C'è il folk horror, che affonda le sue radici nella nascita stessa degli Stati Uniti, ci sono case infestate, jump scare, serial killer mascherati e figure delle credenze popolari.
Widow's Bay non è però parodistica perché riesce a far ridere o sorridere, ma sa prendersi sul serio quando serve, e crea la giusta tensione e suspense. Il suo è un citazionismo palese, ma anche rispettoso del materiale a cui si ispira, che però può lasciare forse a bocca asciutta chi si aspettava qualcosa di più originale e unico.
Inoltre la serie trova leggerezza in una durata per episodio che si aggira intorno ai 30 minuti, ma anche in una narrazione semi-verticale. L'unico appunto è cercare di non cercare al suo interno una logicità estrema, perché è pur sempre più vicina all'immaginazione che alla realtà.

A reggerla c'è un cast che sa muoversi in quelle atmosfere spesso contrastanti senza diventare una macchietta. Il Tom di Matthew Rhys è goffo, ma sicuro, con buone intenzioni, ma spesso troppo pauroso, ha le sue debolezze, ma si pavoneggia come se fosse il sindaco di New York.
Le controparti femminili non sono da meno, come Kate O’Flynn, segretaria di Tom ed emarginata dalle sue concittadine, e Dale Dickey, impiegata del comune che invece è convinta che le leggende del luogo siano vere. 

Widow's Bay credo possa essere uno dei titoli più interessanti di almeno questa seconda metà del 2026 e possa dare ancora molto con la prossima stagione. 



The Lady 
Miniserie

Forse è passata ancora più inosservata questa miniserie che trovate su MGM+ (attivabile su Prime Video e Mediaset Infinity) e che mi aveva banalmente incuriosito per il cast, oltre a poter vantare il team di produttori di The Crown.
Tratta da una storia vera, The Lady ci racconta, in modo in parte romanzato, cosa accadde a Jane Andrews (qui Mia McKenna-Bruce, I sette quadranti di Agatha Christie), che da ragazza dalle grandi aspirazioni ma di umili origini, riuscì a diventare, fra la fine degli anni '80 fino a buona parte degli anni '90, la guardarobiera dell'allora duchessa Sarah Ferguson (Natalie Dormer).
Fino a qui nulla di straordinario, se non fosse che pochi anni dopo Jane diventò una fuggitiva dopo aver ucciso il suo fidanzato, Tommy Cressman (interpretato da Ed Speleers, Irish Wish). Cosa accadde in quegli anni? Cosa spinse Jane ad un gesto così brutale? Come il sogno di una ragazza semplice divenne l'incubo di molte persone?

In quattro episodi arrivati in streaming dal 5 giugno, The Lady diventa un dramma poliziesco interessante, facile appunto da seguire, e che mi ha fatto scoprire una storia vera che non conoscevo. L'ho chiamato dramma poliziesco perché qui i binari narrativi sono due: da un lato ci sono le indagini della polizia e tutte le dichiarazioni di coloro che sono entrati in contatto con Jane in quegli anni, dall'altro il suo percorso verso Buckingham Palace, e soprattutto la sua caduta dopo essere stata licenziata da Sarah Ferguson.

The Lady non diventa però una vera e propria serie crime, cioè non ci vengono raccontati tutti i passaggi delle indagini della polizia, ma ha quasi il taglio di una docu fiction, con le testimonianze di persone che hanno conosciuto la stylist. Il minutaggio dei quattro episodi si concentra più sulla parte drammatica, sul farci conoscere Jane nelle sue luci e nelle sue ombre: durante il suo periodo più felice forse, a fianco della duchessa di York, che, nonostante le difficoltà economiche le promise di restarle vicino, ma anche tutti gli amori tossici diventati relazioni turbolente.

Non mancano poi i traumi pregressi che hanno segnato la personalità di Jane. Alla fine The Lady ci mostra cosa può accadere quando una persona dalla psiche fragile, problematica, con episodi di depressione, dalle reazioni eccessive, con un forte bisogno di integrazione sociale e stabilità emotiva, viene schiacciata da costanti delusioni, classismo e rapporti disfunzionali. Così Jane non è una cattiva monodimensionale, ma un personaggio ricco di sfumature che secondo me viene interpretato bene da Mia McKenna-Bruce. Ho letto qualche critica invece in merito a Natalie Dormer e alla sua scarsa somiglianza con Fergie, ma parliamo a tutti gli effetti di un personaggio quasi secondario, potremmo dire una dette tante ossessioni di Jane. 
È proprio il punto di vista di Andrews quello più focale all'interno della serie, quindi non aspettatevi uno scandalo a corte. 

La vera critica che mi sento di muovere a The Lady è che resta un intrattenimento comunque fine a se stesso, con un impatto limitato al di fuori delle quattro puntate; è quel tipo di serie che magari ricordi per qualche tempo ma poi metti da parte. Un altro problemino è la scattosità nei passaggi temporali, fra il passato a corte e le indagini degli inizi anni '00. 

Per il resto però, nel suo essere una piccola serie, funziona abbastanza bene, ha un cast giusto, in cui fra l'altro ho notato anche Sean Teale (Doctor Odyssey) nei panni di Luis Castillo, uno dei flirt di Jane,  Charles Ewards (Gli anelli del potere) e Philip Glenister (Belgravia), e la ricostruzione storica è credibile. Se amate il genere, se apprezzate lo stile della serialità british, non vi deluderà.



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