lunedì 23 marzo 2020

Ai miei tempi



Quella mattina mi ero svegliato intorno alle 8, il rumore delle auto in strada mi aveva fatto aprire gli occhi, ma continuavo ad avere ancora molto sonno. Mi sembrava tutto normale, un qualunque risveglio di un qualunque giorno, ma non era così.
La sera prima mi ero addormentato a fatica con un senso di angoscia sul petto, dopo aver assistito a quello che sembrava uno di quei film fra il catastrofico e il distopico.
Era invece la realtà, quella che finisce sulle pagine dei libri di storia dove, col senno di poi, verranno messe alla graticola le scelte della farraginosa amministrazione italiana.

Mi ci è voluto un po' per realizzare quello che stava succedendo, forse perché si stava procedendo a chiusure graduali mai sufficienti, forse perché l'onda della pandemia che stava arrivando anche in Sicilia era lenta ma lunga, e ci avrebbe fatto pagare il conto in ritardo. Mi sembrava che almeno nel mio paese fosse tutto sommato in ordine, limitatissime se non isolati casi di panico collettivo colpa di persone forse troppo zelanti, ma sperare che sarebbe continuato così sapevo essere una aspettativa troppo poco realistica. In effetti va ben lontano da qualunque logica il fatto che io non possa spostarmi dal mio paese, ma tutto il mondo possa raggiungere indisturbato e senza ragione la mia terra.
Sto costellando di forse i miei pensieri, perché ora più che mai sembra che il terreno cerchi ogni modo per mancarmi da sotto i piedi.
So per certo che non sono uscito di casa da giorno 7 Marzo, e che le uniche due volte in cui l'ho fatto per brevi periodi mi sono sorpreso a prendere un respiro prima di varcare la soglia, nemmeno stessi per lanciarmi con un elastico da 100 metri d'altezza.

So anche che ho provato sensazioni diverse nel corso di quei giorni, da un lato ero di buon umore, o forse dovrei dire che ci sono stati giorni in cui il mio stato d'animo era propositivo, e ben predisposto senza poi una ragione effettiva. Dall'altro lato però, quasi in contemporanea, più volte avevo cercato di voltare le spalle a quella paura, che sembra quasi una camicia troppo stretta sul collo, che senti quando respiri, quando deglutisci, quando ti muovi.

Ai miei tempi ho provato per la prima volta una paura che forse non avevo ancora sentito scorrere nelle vene.
Mi ero proposto fin da subito che il mio approccio sui social, in "pubblico" e sul blog sarebbe stato quello di far pesare di più quella parte positiva e ironica, di tenere compagnia il più possibile a chi, al contrario mio, stava già vivendo sulla propria pelle e da tempo l'isolamento a causa del Coronavirus, e di tenere per me quelle mie paure, avvisando anche su Instagram, per non sembrare uno sciroccato fuori dal mondo, che la mia era una volontà intenzionale quella di non dare il carico al panico o alla frustrazione che già circolava a fiumi in rete.

Il mio pensiero si è rivolto subito a chi ha avuto l'obbligo di continuare a lavorare, perché il suo ruolo è fondamentale per il bene di tutti o perché senza possibilità di scelta se non perderlo quel lavoro. A chi vive da solo, magari in una casa senza nemmeno un balcone a cui affacciarsi o prendere il sole, perché lo so che è difficile nascondersi all'eco che fa l'angoscia del silenzio.
Ho capito quanto doveva essere diventata difficile la quotidianità di chi viveva già una situazione di difficoltà personale o economica, e dover fronteggiare anche la quarantena durante una pandemia.
Mi son chiesto cosa sarebbe rimasto quando questo bombardamento invisibile sarebbe passato, quando finalmente andrà tutto bene.
Ho pensato a chi stava perdendo pezzi della propria famiglia, i propri affetti, che non sono solo numeri di statistiche e curve da abbassare, dove se hai 70 o 80 anni non fa poi nulla se muori, o foto su un necrologio, ma sono persone in carne ed ossa, amici, genitori, e figli, che hanno sofferto prima di lasciarci e la cui perdita ancora fa soffrire. Ed a cui non è stato possibile nemmeno dare un ultimo saluto.

Mi sono ricordato di tutti i racconti di mio nonno che doveva supplicare i frati affinché gli dessero le bucce di patate da mangiare, e si era ritrovato suo malgrado a poggiarsi su dei cadaveri coperti dalla paglia, mentre tentava di ritornare a casa dalla guerra.
Io sarei dovuto semplicemente restare in casa, e non avevo assolutamente alcun motivo per lamentarmi.

Mi sono incazzato, dopo essermi stranito, di come invece ci fosse qualcuno che non solo protestava, ma tentava in ogni modo di contravvenire ad una regola semplice ed essenziale che avrebbe potuto aiutare tutti. Mi ha lasciato di stucco sentire che il problema per qualcuno era non poter andare a mangiare il sushi, o dal parrucchiere, o non poter fare gli incontri occasionali che bussano alle app di incontro, o dover leggere un libro in casa piuttosto che sulla spiaggia.
Mi son chiesto da che mondo provengono quelli per cui non poter andare in palestra è un cataclisma, o chi si lamenta di non aver la motivazioni di allenarsi in casa solo perché non incontra nessuno con cui sfoggiare il proprio fisico. Come se essere magri sia più importante di non ammalarsi.
Ma poi, tutta questa gente fissata con la cura del corpo, che ha fatto dello sport uno stile di vita, non ha mai pensato di comprarsi due bilancieri da usare a casa e uno specchio per bearsi dei risultati? Questa cosa mi ha lasciato davvero perplesso, proprio sul piano pratico.
Il non riconosce la superficialità di pensieri simili mi ha fatto crescere uno sconforto ancora maggiore, perché avevo vissuto a fianco di un'altra epidemia che non avevo forse riconosciuto fino in fondo: una estrema, profonda, radicata vacuità. La bilancia, quella importante, quella dei valori, segnava una cifra sballata.

Queste erano però le ultime delle mie preoccupazioni, perché non ho potuto sempre nascondermi da quella nuova paura.
Più volte mi son sentito paralizzato, e in trappola, come se gli orologi di tutto il mondo stessero battendo un tempo diverso.
Quando vivi con delle persone molto anziane e molto malate ogni problema è un'emergenza, e l'idea di affrontarla durante una pandemia mi sembra più una mission impossible. Quando i tuoi genitori non sono più forti come un tempo anche farli andare a fare la spesa ti fa aumentare i battiti cardiaci. Quando le persone a cui tieni sono lontane da casa, ogni pensiero sembra sprofondarti dentro con il doppio del peso, ogni chiamata diventa un tiro alla fune fra la voglia di sentire chi è dall'altro lato e il timore che invece possa avere una brutta notizia.
O se sei tu ad avere improvvisamente bisogno, cosa e chi lascerai senza il tuo sostegno?

Ho però tentato in ogni modo di non dare adito a questo cavalcare di scenari neri, ed ogni volta mi son detto che avrei affrontato una cosa per volta, se e quando ci sarebbe stata la necessità.
Imparare a saper stare con se stessi, e che c'è sempre tempo per riscoprirsi e stupirsi anche all'interno di quattro mura non è un lavoro semplice, anzi richiede molto tempo, ma è possibile.
Ho deciso che avrei ascoltato le notizie solo un paio di volte al giorno, da fonti possibilmente autorevoli, comprensibili e chiare. Così come avrei chiuso le porte a tutti coloro che tentavano di trasmettermi una immotivata angoscia, quasi paranoica.
Ho deciso di sfruttare questa occasione per capire chi valesse la pena avere vicino e chi era invece era meglio tenere alla larga. Come la pioggia che fa germogliare i semi buoni e marcire quelli cattivi.

Sfruttare questo tempo per imparare a capire e ringraziare per i propri privilegi, per tutti quegli ingranaggi che, seppur ti sembrano sbilenchi, alla fine fanno parte di un meccanismo perfetto o quasi che muove e regola la tua vita, ringraziare per le proprie fortune, per la propria libertà di scelta.
Io non sono il numero di viaggi che compio in un giorno, o le volte in cui prendo un treno o la macchina, sono molto altro, e nessuna limitazione motoria può togliermelo. La mia libertà di pensare, leggere, imparare, condividere, creare, amare e vivere non è stata arrestata.
Ai miei tempi ho provato una paura che forse non avevo mai percepito prima, e che probabilmente, col senno di poi, avevo giudicato con leggerezza vivendo nel mio bozzolo fortunato, ma ho cercato di aggrapparmi all'unica cosa che speravo unisse tutti: restare umani.





33 commenti:

E tu cosa ne pensi?

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  1. Hai proprio ragione. La vera pandemia è la vacuitá d'animo di molti.
    Come ti ho detto altre volte, del tuo blog questi sono i post che preferisco, forse perché ti rappresentano appieno.
    E adoro il modo delicato ma pungente in cui ci fai entrare nel tuo cuore.
    Capisco la tua paura e la preoccupazione ormai insita in ciascuno di noi, e condivido il fatto di tener lontani i pessimisti ed i catastrofisti.
    Perché solo col sorriso si intravede la luce in fondo ad un tunnel buio e lunghissimo.
    E quella luce esiste, vedrai.
    Ti abbraccio forte e stay strong! ❤

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    1. Grazie Claudia, sono i post in cui mi espongo di più ma per un introverso e riservato come me non è semplice specie selezionare cosa far passare e cosa no, al rischio di non essere capito affatto!
      Un abbraccio anche a te :) 💝

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  2. Come scrivevo a un amico su Facebook, le crisi in alcuni tirano fuori il meglio mentre altri toccano il fondo della loro idiozia. Questa crisi è una cartina al tornasole per tutti noi, se vogliamo metterla così. Io l'ho presa come una lezione di vita fin dall'inizio, ma questi personaggi che tu descrivi temo non impareranno un bel niente, perchè il coronavirus passerà, la loro idiozia no.

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    1. Ho letto proprio in questi giorni un bel pensiero molto vicino a tuo, che diceva più o meno che cambieremo prospettiva sulle cose, ma anche secondo me, per molti, una volta passata l'alta marea, non cambierà un bel niente...

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  3. Mi è piaciuto molto questo post.
    Forse perché parli a cuore aperto, con la mente lucida, osservando il problema sotto diversi aspetti e non solo il tuo punto di vista personale.
    Sai, io quella vacuità di menti non la condanno, a volte penso che la si attui per esorcizzare quella stessa paura che ciascuno di noi sta vivendo a suo modo.
    Un abbraccio.

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    1. Ti ringrazio Sara, non è semplicissimo parlare delle proprie sensazioni per periodi così difficili e che comunque è ancora in corso.
      Sono d'accordo con te, la superficialità è un modo per evadere, fantasticare, esorcizzare come dici tu. Il problema, o per lo meno da quel che ho visto, è che non tutti sanno distinguere e riconoscere di avere un pensiero superficiale, e quindi lo prendono con troppa serietà.

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  4. Hai pensato anche di me che fossi una di quelle persone vuote che soffrono per la mancanza della palestra?? :D
    Scherzo dai. È pesante e assurdo al tempo stesso e non si può fare altro che stare ad aspettare che passi. Io sto cercando di impegare questo tempo per cercare di capire chi vorrò essere dopo. E finora ho capito di aver perso un sacco di tempo. Ho paura ma cerco di essere razionale, alcuni giorni ci riesco, altri no. E sorrido anche cose per cose stupide tipo le catene che ti arrivano su Instagram perché due secondi di leggerezza tutto sommato servono a tirare il fiato. Un abbraccio :)

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    1. Non mi ricordo della tua lamentela :D Ma, come dicevo all'altra Sara, l'importante è rendersi conto della superficialità della lamentela e della richiesta. Anche io sicuramente mi sarò lamentato da qualche parte di qualcosa, ma spero si sia capito fosse con estrema superficialità e che le mie preoccupazioni in realtà fossero altre.
      Hai fatto bene a dedicare questo tempo per te.
      Baci :)

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  5. E' in situazioni come questa attuale che purtroppo la superficialità della nostra società viene a galla. Comunque condivido paure e preoccupazioni, ma bisogna continuare a sorridere, resistiamo.

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  6. Concordo in pieno con tutto ciò che hai detto, parola per parola. Non aggiungo altro perchè non voglio dire cose brutte, ma spero che, un giorno, potrò ricredermi su ciò che penso al momento del genere umano. Come sempre scavi in profondità, e trasformi a parole cose che magari tutti pensiamo, ma non riusciamo a trasmettere. Grazie, e si, restiamo umani. Un abbraccio! ❤

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    1. Grazie Lucia, mi fa piacere sia anche arrivato un messaggio di speranza! Un abbraccio

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  7. Bravo!
    Essere analitici, respirare profondo e pensare che c'è sempre qualcosa di peggio, nel presente, nel passato, ed anche nel...futuro.
    Io onestamente non sto vivendo male questa reclusione, anche perché non osservare le regole e vivere nella paura e nella paranoia, non fa per me.
    Al massimo mi danno fastidio ed inizio a mal sopportare tutte le condivisioni audio, video e vattelapesca che i miei amici e parenti si bevono su Whatsapp.
    Lì si che ultimamente ho un travaso di bile, ma intanto è uno dei pochi contatti umani che di questi tempo si può avere, quindi sopporto in silenzio. :-P

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    1. Anche per me la reclusione di per sé non è un problema, anzi ho sempre qualcosa da fare.
      Purtroppo ti dico, mi son dovuto mettere a fare alcune ricerche per rispondere a video che girano su Whatsapp e spiegare che sono cose false!

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  8. Che bel post. Mi domando spesso cosa impareremo da questa esperienza, se ci resterà l'importanza di rispettare le regole per proteggere tutti o se i furbetti continueranno a non pagare le tasse e al bisogno ad andare negli ospedali pubblici. Non sono molto ottimista, ma spero che riusciremo a imparare qualcosa.

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    1. Magari passata questa crisi vedremo davvero un miglioramento,ma intanto la vedo dura.
      Grazie mille comunque Ilaria💝

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  9. Mi è proprio piaciuto questo post, Pier.
    Innanzitutto anche io ho quasi subito abbandonato la ricerca di notizie, affidandomi solo a quel che serve per mettersi al corrente in modo preciso. Non significa non voler sapere, ma voler sapere bene e senza farsi venire inutili angosce in un momento in cui proprio non serve.
    Sul comportamento dei nostri connazionali proprio non saprei... mi piacerebbe sperare che, a cose finite, chi ha sgarrato possa pagare davvero e chi ha fatto il furbetto o lo sciocco sia sbeffeggiato e smerdato socialmente.

    Bisogna: restare positivi coi pensieri, restare a casa il più possibile, restare lucidi.

    Moz-

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    1. Restare lucidi in effetti sarebbe stata una chiusa altrettanto vera, anche perché rinchiusi come siamo il rischio di impazzire è vicino (ti dico, io inizio un po' ad accusare il colpo). Spero che qualcosa di buono si raccoglierà!

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  10. Primo punto a tuo favore: non vivi nel posto più inquinato d'Europa, vale a dire la Pianura Padana.
    Secondo punto a tuo favore: hai trent'anni.
    Dunque, perché tutta questa paura?

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    1. Scusami ma è un commento molto random il tuo.
      Punto uno, non è vero, vivo purtroppo vicino ad una raffineria, considerata uno dei 3 luoghi più inquinati della Sicilia.
      Punto due, ho trentanni, ma che significa? Hai avuto anche tu trentanni, e magari quando li avevi significava qualcosa, c'erano maggiori garanzie, oggi invece non è così, essere giovani (per la società sono già vecchio) non significa nulla.
      Per il resto delle paure, l'ho spiegato ampiamente nel post.

      E comunque, la gara a chi sta messo peggio, è proprio una delle cose che lascerei indietro superata questa crisi.

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    2. La Pianura Padana ha una superficie di circa 46000 kmq e una popolazione di circa venti milioni di persone.
      Di sicuro la raffineria presso cui vivi non inquina una superficie così grande. Anche se tu prendessi in considerazione l'intera Sicilia, non arriveresti a 26000 kmq e a cinque milioni di persone. Non ne convieni?
      Poi: sei andato a vedere le statistiche dei decessi? Sono quasi tutti anziani. Sbaglio?
      Dai, fatti coraggio.
      Fra l'altro, sei a casa. Non come me, che lavoro in una ditta che per legge non può chiudere.
      Nessuno mi toglie dalla testa che tutto 'sto polverone nasconda qualcos'altro. Nessuno. Men che meno i medici, figuriamoci i politici, o peggio ancora i giornalisti.

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    3. Continua ad essere un discorso parecchio sconclusionato. Purtroppo vivo in una zona inquinata, lo è di più della Pianura Padana? Di meno? Non lo so, so che lo è parecchio e che puoi fare qualche ricerca per vedere che le zone vengono in un certo senso accomunate. Non credo ci sia altro da aggiungere, ma soprattutto che c'entra col discorso?
      Secondariamente non sono così egoista da pensare solo a me e che siccome sono giovane allora non avrò alcun problema. Ti rendi conto di quanto sia brutto quello che stai scrivendo?
      Se avessi letto il post sapresti
      A) che le mie preoccupazioni riguardano anche le persone che mi stanno intorno, o che non ho vicino.
      B) Che non ho bisogno di "farmi coraggio" perché anzi, sto cercando di vivere la situazione passo passo.

      Sinceramente da te un commento simile non me lo aspettavo, posso solo dirti che se vuoi sfruttare questo spazio per condividere tue teorie, frustrazioni, fare a gara a chi sta messo peggio, o procedere a interpretazioni tutte tue del mio post, fa pure, ma personalmente eviterò di rispondere perché preferisco rivolgere il mio tempo altrove.

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    4. Il mio non è affatto un discorso sconclusionato, ma realista... ad ogni modo: siccome sento di essere importuno, tolgo il disturbo.

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  11. L'ultima frase è potente, bella. Grazie!

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    1. Grazie mille Linda, ci si prova perché il contesto è davvero difficile!

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  12. Bellissimo questo post, mi hai emozionata.

    Io non so dire come la sto prendendo, ho accettato quasi passivamente il dover rimanere a casa con la convinzione che è giusto così per una miriade di motivi. Per fortuna non sono sola a casa, ma i miei sono lontani. Non so dire cosa mi manca di più della vita quotidiana, forse la leggerezza con cui programmavo le mie giornate e con cui facevo tutte le cose normali... uscire, prendere i mezzi, andare in ufficio. Tutte quelle piccole cose che poi alla fine ti riempiono la giornata e ti fanno andare a letto sfinito, ma il più delle volte col sorriso. Tanti chiedono sui social: "Qual è la prima cosa che farai appena la quarantena sarà finita?" Io all'inizio non riuscivo proprio a darmi una risposta, ma un giorno l'illuminazione è arrivata in un momento in cui non ci stavo pensando: voglio camminare, fare una passeggiata lunghissima, andare avanti senza fermarmi finché le gambe non dicono basta, rivedere la bellezza di Roma, sentire il sole, l'aria... fare un respiro profondo senza avere più paura.

    Facciamoci forza in questo momento di clausura e, soprattutto, di preoccupazione. Per la situazione, per i nostri cari... facciamoci forza. Ti mando un grande abbraccio!

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    1. Grazie di cuore 💝😘

      Hai trovato un'ottima risposta! E mi sa che la condivido. Anche viaggiare per me sarebbe la risposta, visto che quest'anno avrei voluto recuperare alcuni piccoli o grandi spostamenti!

      Un abbraccio grande a te, e speriamo passi presto!

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  13. Bellissimo quest'articolo Pier. Sono convinta che questa cosa ci cambierà, spero in meglio. Chiara

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    1. Ciao Chiara, la vedo purtroppo dura, anche a leggere alcuni commenti qui. Un abbraccio e grazie :)

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    2. Macché... passata la tempesta, si tornerà al solito andazzo... in Cina è già così.

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    3. Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo, Gandhi mi pare lo disse.

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  14. Mi associo anch'io a chi ti ha fatto i complimenti per la bellezza di questo post , bravo mi hai emozionato.
    Cerco di pensare positivo ma pure io adesso comincio ad accusare il colpo di tutta questa triste storia.
    Ed anch'io me ne rendo conto guardando gli altri e come ne soffrano per questa situazione.
    Non mi preoccupo per me ma per la tristezza che vedo negli occhi di chi mi sta intorno.
    Però mi faccio coraggio e cerco di essere ottimista ma mi rendo conto che è dura.
    Passerà...
    Ciao Pier

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    1. Ciao Max! Diciamo che sta diventando un po' più pesante anche per me, anche perché ormai sono diversi giorni, ma passo dopo passo ne saremo fuori! Ne sono sicuro. Un abbraccio e grazie mille :)

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