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|#StillZitello - Storie di quotidiana gaytudine|
Momento magnetico

Nelle puntate precedenti...



Dopo una estenuante ricerca, trovi il tipo che ti piace.


O per lo meno pensi che possa piacerti.
Ma già ti è sembrato carino, ha una foto scattata quantomeno negli ultimi 5 anni, si presenta bene, sembra conoscere anche un po' di sintassi e soprattutto non mostra gli attributi senza nemmeno sapere il tuo nome e se sei quantomeno maggiorenne.
Un piccolo gesto, un punto a favore per l'umanità: scoprire che esiste gente dotata di raziocinio e pudore.
In passato, ma anche ora, la moda era di chiederti subito di dove fossi così da organizzare un incontro alla velocità di Usain Bolt.
Ma l'ultimo trend vuole invece che prima ti chiedano la foto a mare, perché a mare sei ignudo abbastanza da mostrare tutte le doti che tua madre o ore in palestra ti hanno donato, e poi si può sempre approfondire, ma soprattutto fa più fine che andare diretti al punto.
Ma, ah-ah, io non vado a mare.


E in linea generale, anche se ci andassi, non starei lì a farmi tutte 'ste foto.

Chiariamoci subito, noi che abbiamo superato i 20anni da poco, abbiamo ben poco da tirarcela.
I 30 sono dietro l'angolo, e da lì il corpo inizia a invecchiare più velocemente e non è più tempo di fare i santarellini come Beyonce prima dell'avvento di Jay Z. 
Insomma dopo tutto ciò hai capito che ti piace. O meglio, ti attrae, ché per piacerti deve scucire prima qualcosa.
E in quel momento non importa se l'hai raccattato nella peggiore bettola di periferia o in quella chat abbandonata pure dai feticisti. 
Ha superato il bootcamp e sono aumentate le possibilità che possa avere l'X Factor.



Fra uno scambio di like, o cuori o stelline e poi commenti, arriva lo step successivo: i messaggi privati.
I messaggi privati sono uno statement: se ti ho mandato un messaggio privato vuol dire che voglio parlare esclusivamente con te. Più o meno.
Il messaggio privato però nasconde in sé il gene dell'ansia. Col messaggio privato non hai più scuse. Giri le carte e non puoi più usare la scusa che ti si era inceppato il mouse ed hai messo mi piace anche alle foto dal 2009 ad oggi.
In privato ti tocca quanto meno trovare una scusa del perché hai contattato.
I messaggi privati possono essere una comfort zone o una gabbia tediosa.
Intanto nei messaggi privati capisci se hai davanti una persona noiosa, ma dopo anni che ripeti le solite cose, un po' ti scocci comunque.
Ma repetita iuvant, nel senso che ad un certo punto credi di essere come ti dipinti, e sembri quasi una persona migliore.
Di dove sei?
Che fai nella vita?
Che segno sei?
Sei single?
Ti piace lo shabby chic?
E il new old?
Solite domande, solite risposte.
Chiacchieri che ti chiacchieri e magari ci si scambia il numero di telefono. Anzi, per restare al passo con i tempi, prima si passa da Snapchat et similia, che in pratica non ti costringe a dare il numero di telefono. Prima eravamo decisamente più diretti e anche meno furbi.
E poi magari scatta una chiamata. O un messaggio vocale. E' un passo importante quello della chiamata.
La prima volta che senti la voce di qualcuno che hai conosciuto solo tramite messaggi è sempre un'emozione ma al tempo stesso un attacco di ansia. Basta un attimo che dall'altro lato ci sia qualcuno con la voce di Cristiano Malgioglio a distruggere l'incantesimo.


O il fatto che non ci sia feeling nemmeno per una chiamata e tempo 5 minuti ti inventi che devi dare da mangiare all'iguana del vicino. E vorresti essere tu quel pasto pur di non sopportare la persona dall'altro capo del telefono.
Chiacchieri che ti chiacchieri vengono fuori molte cose, l'uno dell'altro forse anche più di quanto vorremmo.
Dicono ci siano cose che non si possono capire al telefono, ed è vero.
Ci sono gesti attenzioni, profumi che capisci solo faccia a faccia. Ma ce ne sono altre che passano comunque. Quando hai un po' di esperienza te ne rendi conto.
Magari il tipo che ti attrae ha superato i primi step e sembra essere attratto da te.
Fra due calamite che si attirano si crea un momento magnetico.
Fra gli esseri umani il flusso magnetico è la voglia di conoscersi, sul serio.
Che non implica sposarsi, adottare un figlio, prendere un cane. Non vuol dire diventare irrimediabilmente inseparabili. Non vuol dire nemmeno finire ineluttabilmente innamorati.
Implica solo la predisposizione a voler conoscere davvero qualcuno, senza che questa diventi il passatempo quando hai finito le vite a Candy Crash.
Aperto verso ogni possibilità e non chiuso nelle paure.
E se non sei pronto non c'è nulla di male ad ammetterlo, ma non lasciare che siano gli altri a dover scavare nelle tue zone d'ombra. Certe cose capitano, non possiamo dire il contrario.
Ma siamo pronti a farle capitare?
L'intensità del momento magnetico dipende dalla forza dei poli e dalla loro distanza.
E' vero, dietro l'angolo ci sono belle sorprese. Ma a volte perdere qualche treno è molto meglio che allungare il nostro tragitto.




Nuovi ritmi, cattive abitudini e altre amenità post Natale.




Dicembre sta per finire e non ho scritto nemmeno un post di aggiornamento. Forse perché non c'era molto da aggiornare.
I primi giorni sembrava tutto così lontano, e non era difficile ricacciare l'idea che sarebbe stato l'ultimo mese dell'anno. 
O meglio, provavo sensazioni alterne: da un lato il fiato sul collo di mille scadenze, dall'altro la sensazione friccicosa che ancora hai tempo per far tutto e che poi, scattata la fatidica mezzanotte, avrai ancora più tempo e ancora più speranze.
Ma i giorni sono centometristi da medaglia d'oro, e in un lampo è arrivato Natale.
Belle giornate, frenetiche senza essere stressanti. Calde senza essere forzate. Simpatiche senza essere false. Non ero partito con le migliori presupposti, ma alla fine è andata.
Certo, non tutto è stato perfetto, ma di meglio non potevo aspettarmi.
Son riuscito ad inserire la levetta della festa, ma adesso che il Natale è alle spalle, è tornato quel ticchettio che scorre come la sabbia portata via dal vento: costante ma un po' disordinata.
E che si può fare se non riprendere a dare un ordine a questo ritmo?

Intanto disintossicarsi dal colesterolo che ha preso pianta stabile nelle arterie con tutto il cibo di questi giorni. Non è sempre vero che al Sud si mangi tanto. 
Ma è vero che si mangia di continuo e pesantemente e voluttuosamente. 
Ho persino riscoperto il digiuno la sera, che fa un po' frate penitente, ma non mi ero mai sentito così leggero prima d'ora. 
Voi al Nord avrete sicuramente da che disintossicarvi anche da smog e polveri sottili. Mi spiace, soprattutto per la storia dei riscaldamenti a 18° massimo.
Tanto vale vivere in una ghiacciaia per quanto mi riguarda.
E poi disintossicarsi dalle vecchie abitudini, dai vecchi ritmi troppo lenti o scattosi. 
In genere si aspetta il primo dell'anno per rivoluzionarsi, ma chi l'ha detto che c'è un inizio preciso?
Non è meglio farsi trovare pronti?
Chi prima arriva meglio alloggia? Poi le cose si sedimentano e a mandarle via ci vuole il raschino.
Invece ci vuole rapidità, più di quella della Grecia per approvare la legge sulle unioni civili (con tanto di adozioni). 



Proprio un istante fa scrivevo ad una amica che siamo sempre in lotta con noi stessi per non cadere nei vecchi meccanismi e nelle brutte abitudini che non fanno altro che spingerci giù, in un baratro fatto di buio e di un noioso io. E va bene che il nero snellisce, ma mica si vive per gli altri.
Con lei non parlavo solo di vecchie abitudini, ma anche di come ci si fa condizionare dagli altri, a volte anche troppo intimamente. 
E io non ci sto e non ci voglio stare. Dobbiamo fare tutto ciò che è possibile per star bene.

Pure le stelle a quanto pare sono favorevoli, ma mi facevano un po' sorridere gli oroscopi di questo periodo che parlavano di fortuna e persino che potessi attuare progetti lavorativi. 
A Natale che lavoro vuoi fare?
Il massimo che posso mettere in atto è quello di strozzarmi col pandoro. 
Ho cercato quindi di interpretare tutto a mio modo e ho capito che il segreto sta tutto nel risvegliare la forza, come il film di cui non sono affatto fan, ma senza spade laser o me la ficco in un occhio. 
Io ad esempio, mi sono imposto di leggere.
Pian piano ci sto riuscendo, mi interesso di più alle novità e anche quando torno a casa stanco persino per passarmi il filo interdentale, cerco di leggere anche solo un paio di pagine. Sotto l'albero "qualcuno" mi ha fatto trovare il libro di Ozpetek che volevo  e quasi quasi ve ne parlo, dato che l'ho divorato.
E' una cosa minuscola, ma è un andare contro cattive abitudini. 
Come smettere di mangiare carboidrati dopo le 18, o passeggiare di più o svegliarsi sempre alla stessa ora.
O smettere di darsi contro, e cercare di non odiarsi troppo. 
In pratica è tutta questione di riscoprirsi, per trovarsi nuovi e forse migliori.
La nuova meta è Capodanno adesso.
E io che faccio a Capodanno?
Niente. 
Voglio attraversare l'anno nel modo più indolore e silenzioso possibile, come una puntura Pic. Da un paio di anni ho messo in pratica questo metodo e funziona: attendo la mezzanotte, e, come qualsiasi giorno, se riesco resto sveglio, altrimenti vado a letto e dormo.
Questa mi sembra una buona abitudine. 
Ma c'è ancora tempo per sondare buoni propositi e affini. 
Quello che voglio adesso, è iniziare a scacciare via qualche piccola brutta abitudine e trasformala in buona. 
Anche solo fare qualcosa di inaspettato e diverso ogni giorno, qualcosa di nuovo, una sciocchezza, che cambi il ritmo. A volte ci sono sorprese che nemmeno notiamo e di cui invece dovremmo essere più grati.

Questo è quanto da un Dicembre ormai agli ultimi granelli della clessidra. 
E voi, che avete combinato di bello?






#StillZitello - Storie di quotidiana gaytudine

Sento voci (???) di corridoio che si susseguono sempre più frequentemente riguardo la mia vita personale.
Ma Pier è fidanzato? Sta con qualcuno? Fa coppia fissa, o quantomeno provoleggia in giro per il mondo?
Possiamo dirlo apertamente: sono single.
E anche da parecchio tempo. Così la mia mente ha partorito l'hashtag #StillZitello che vuole unire la consapevolezza che essere single non è poi tanto male, al fatto che, di base, non si batte chiodo.

Bisogna però ammettere che la vita affettiva- relazionale  di noi omosessuali è tormentata. In primis per quanto riguarda i modi per avere un contatto.
Sono pochi i fortunati che possono vantare di aver conosciuto il proprio partner dal vivo, in occasioni del tutto comuni e spontanee.
Qui in Italia ad esempio, al massimo ti becchi in discoteca il sabato sera.

Banzai d'ascella
Le ho frequentate, le discoteche, per un po' è stato divertente, specie se ci vai con un gruppo di amici, poi mi hanno scocciato. Non sono tipo che ama ballare, e voglio troppo una pelle perfetta per sopportare ore piccole, alcol e fumo.

Inoltre, le pochissime volte che mi hanno abbordato, non credo che volessero esattamente offrirmi l'anulare. E credo anche fossero fin troppo ebbri per capire cosa stessero dicendo. Ma questi sono dettagli macabri irrilevanti.
Non ci metto piede da un po', ma so che ora in discoteca senza canotta smanicata sino ai fianchi in stile ascella fresca a lungo, non ci puoi praticamente andare.
Pure a dicembre, pure all'aperto. 
Anche perché se non ce l'hai vuol dire che non te la puoi permettere, quindi merda.

Molto più presenti nella vita relazionale dell'omosessuale medio sono le applicazioni e i siti di incontri. 
Grindr, Gayromeo,  Gaydar,  Bearwww e compagnia chattante.
Come funziona?
Intanto ti devi iscrivere e devi scegliere un nickname. E già da questo si capiscono le tue intenzioni, che possono essere molteplici: se metti il nome del tuo cane morto quando avevi 5 anni cerchi quasi esclusivamente robe serie, se metti robe tipo "Machoadelante4Men" cerchi sesso.
Ma, diciamolo, tante volte scegliamo i nickname puramente a caso, per cui a rendere più palesi le tue intenzioni sono le foto che scegli.
In linea generale i profili hanno foto di gente senza testa, che non sai se sia una questione di privacy o siano finiti nelle grinfie della regina di cuori.
Ma anche includere il viso può essere quantomai significativo delle proprie tendenze.
Una foto fatta mentre eri in gita a Medjugorje, indica intenzioni serie.
Una foto ammiccante su una spiaggia per nudisti indica tendenze lascive.
Ovviamente per dovere di cronaca ho ristretto la casistica, che sarebbe generalmente più ampia; in linea generale però ci sono persone per tutti i gusti: dal "sono un santo, sto raggiungendo il soglio vescovile (letteralmente)", a quelli che ti ribalterebbero come un calzino in centrifuga e poi ciao.

Ma gli ingranaggi di questa macchina, che sembra perfetta e fruibile a tutti, si inceppano scontrandosi col sistema della fretta.
Chatta, incontra, lascia o prendi. Una catena di montaggio che trova il suo compimento nel giro di 48 ore o su di lì. Il sistema della fretta ha la superficialità per madre e il tempo determinato per fratello. Tutto buono e tutto bello, ma fino ad un certo punto. Ovvero fin quando ci si scontra col drammatico scoglio chiamato difetti.
Prima o poi arriva, inevitabile, come i saldi, come l'allergia a Aprile, come la fronte perlata ad Agosto, come la pioggia a Settembre.
E' il ciclo fisiologico.
A volte questo scoglio è fatto di sciocchezze che ci ridi sù, a volte scheletri nell'armadio.
Ma li abbiamo tutti.
Non possiamo imporli, ma mostrarli, e confrontarli. Comprenderli, e soprattutto cercare di accettarli, se e quando possibile.
Raccontarsi attraverso i propri difetti è il primo atto d'amore che possiamo fare verso l'altro, ché anche la strega di Hänsel e Gretel viveva in una deliziosa casetta di marzapane, ma a sapere prima il vizietto che aveva, non ci saresti forse nemmeno entrato.




I had a thought, dear
However scary
About that night
The bugs and the dirt
Why were you digging?
What did you bury
Before those hands pulled me
From the earth?

I will not ask you where you came from
I will not ask and neither should you

Honey just put your sweet lips on my lips
We should just kiss like real people do


{Aggiornamento #32}
Io non mi fido delle persone

Forse dovevo dare ascolto a tutti quei link su Facebook con frasi fatte riguardo l'onestà e il rispetto, che è una moneta di scambio e che non si da se prima non si riceve, e quelle cose lì.
E io invece no, devo fare la fatina sempre gentile e disponibile e cortese.
Ma gli altri mica ci pensano a te. Ognuno si fa sentire a tempo nel tempo libero, come un hobby. Come giardinaggio. Vi sembro un bonsai per caso? 
Vi sembro un giardino zen che puoi raschiare col tuo rastrellino zen per rimetterti a posto i Chakra?
Ma ti ci cavo gli occhi col rastrello.
Sapete che vi dico? Voglio essere maleducato.
Fanculo.
Non a voi, a chi se lo merita.
A chi vorrebbe tenerti legato ad un appiglio appeso al nulla.
Non me ne importa se Google decide di farmi andare nel dimenticatoio dei motori di ricerca per questo sciorinamento di scurrilità varie.
Anzi, lo ridico. Vaffanculo.

Mi sento meglio.

Qui dove ti giri è un polemica. 
Prima con lo spoiler di Striscia la Notizia sulla finale di Masterchef. Io, che ve lo dico a fare, sono arrivato dopo, non seguendo né uno né l'altro. 
Ho trovato assolutamente poraccio che un programma televisivo cerchi di affossarne un altro, d'altro canto però tutta la mobilitazione che c'è stata mi è parsa parecchio infantile. 
Certo, ti rode pagare un abbonamento per poi avere delle anticipazioni importanti, ma se sei un fan del programma segui tutte le dinamiche, non certo solo di sapere chi è il vincitore. Tra l'altro pare che il vincitore non sia così alle prime armi. 
In ogni caso mi è parso tutto troppo serio per trattarsi di programmi televisivi.

Poi è stato il turno di Dolce e Gabbana, e qui si apre una parentesi che facciamo Natale.
Personalmente che Domenico Dolce chiami "bambini sintetici" i bambini nati in vitro lo trovo oltremodo depauperante della necessità e delle difficoltà che spinge le coppie alle moderne tecniche di procreazione. 

Però, chiariamoci, 'sti due non hanno mica voce in capitolo sulle scelte socio politiche più importanti.
Sono due persone libere, due stilisti e come tali possono esprimere e pensare la fava che gli pare e piace. 
Aggiungeteci pure che hanno ottenuto l'effetto desiderato: far parlare di sé.
Omofobia?
Non mi pare abbiano detto di bruciare i genitori e tutti i nati da utero in affitto, e di deportare in Siberia le madri surrogato. 
Hanno detto un'idea a cui si può aderire o meno. Un'idea, come la mia o la vostra. E che abbiano cambiato in idea nel corso di 10 anni non mi pare così fuori dal mondo.
Boicottarli o meno ha poco senso. Se vi piacciono i loro abiti, mutande, cenci e profumi continuate a comprarli, ché non credo andrete a finanziare la campagna politica di Matteo Salvini.
E vi dico anche di più: in Italia, specie in piccole comunità, un bambino ad una coppia gay non lo farei adottare, perché se avete mai visto un gruppo di ragazzini targati 2015, saprete quanto sono stronzi, ché già i grandi a certe cose non ci arrivano.

Notizia che non ha avuto altrettanto rimbalzo è stata quella dei registri delle unioni civili in Sicilia, e anche lì critiche visto che Crocetta è omosessuale. Peccato valga anche per le coppie eterosessuali non sposate appunto.
Vedremo quali saranno gli effettivi risultati.

Comunque io non mi sono reso conto che anche Marzo è finito. Pensate che sarei dovuto andare al Cosmoprof, e, anche se poi è saltato per quest'anno, non ho realizzato che sarei già dovuto essere partito.

A proposito, qualcuno ci va? Io ho saltato perché non mi si incastrava bene con altri impegni, ma in linea generale non mi sono strappato i capelli per l'evento in sé, perché è molto ampio e riguarda settori che non mi interessano propriamente; mi spiace piuttosto non poter incontrare la mia amica Simona, ma ci saranno altre occasioni.

Devo dire che una certa indolenza ha fatto anche la sua parte. Non lo so, mi sento tanto una Duracell scarica che mi sale la noia anche a scrivere un messaggio. Non so a cosa sia dovuto, ma certe volte mi sembra di vivere su un tapis roulant che cammini, cammini ma non arrivi mai.
Aggiungeteci pure che ogni mattina, quando mi sveglio, mi guardo allo specchio, e mi sembra di aver dormito sotto un sasso.
Ok, i 25 segnano un passaggio importante, ma certe mattine mi serve lo stucco per avere un minimo di decenza.

La consolazione in questo mare di calorie accumulate a rimuginare, è che la cosa che più conta è che questo peregrinare, magari scomposto e senza una meta, ci porti più lontano dalle ipocrisie e verso la direzione che noi vogliamo e che ci fa stare meglio.

Voi come state, bellezze?





Imparare a imitare.

Pochi giorni fa guardavo Sanremo con la leggerezza con cui si guarda un programma televisivo.
Perché, ok, ho fatto lo scemo su questo e quello, ma per me resta uno spunto faceto. 
Ad un certo punto è apparsa lei: Conchita Wurst e Twitter si è spaccato fra chi la criticava, e chi, non sapevano come complimentarsi con lei.
Da un lato gli aberranti commenti sotto al video Youtube, che potete leggere voi stessi.
Dallo scambiare una drag queen per un transessuale, alla palese e amara accettazione che esiste uno spesso numero di persone che chiaramente non appartiene al duemilaequindici.
Avvilente, non so come altro descriverlo.
Non un commento sulla esibizione, su come abbia cantato.
Manco su come fosse vestita, che boh, magari azzurro e blu assieme ti fanno schifo.
Nulla, se non il laido chiacchiericcio da bar di paese sulla sua sessualità.

Ma non ho le forze per spiegare cosa non funzioni nella mentalità di certe persone, ché preferirei piuttosto farmi fare i colpi di sole anni '90.
Mi sposto invece sull'altro fronte, verso coloro che si sono sperticati per farle i complimenti per la performance, per l'eleganza, per la voce, per la femminilità, ma soprattutto per il messaggio che manda.
Essere se stessi, mostrarsi agli altri come ci pare e piace perché non è l'apparenza ciò che conta.
Tutto bellissimo, giustissimo e fighissimo.
Ma le mandrie di persone, gay e non, che si definiscono open-minded, senza pregiudizi, ben predisposti verso il prossimo, non avrebbero dovuto già assimilare il messaggio che la performer austriaca ci ha lasciato?

Mi spiego: Conchita ci invita ad andare alla sostanza delle persone. 
Lei, o meglio Tom, si presenta al pubblico come Conchita, un personaggio che esprime la propria arte attraverso travestitismo, il canto e la musica. In sostanza è un'artista.
Ma sono quasi certo che molti di coloro che si definiscono liberi dal pregiudizio, si sono soffermati sulla barba, sull'essere una drag queen e tutto ciò che lega il personaggio alla comunità LGBT.
Perché quella barba esprime un messaggio socio-politico ben chiaro.
Ma esprime anche un'altra cosa: una persona. Una personalità, con tutte le sue sfumature (molto più di 50).

Per quanto splendido sia il lascito di Conchita Wurst o di chiunque altro si batta per l'equità, averlo inteso e capito e condiviso, non vuol dire solo sfruttarlo a proprio modo e secondo la mia personale convenienza. Del tipo:
"Io sono apertissimo agli altri, purché siano belli, ricchi, famosi, intelligenti, simpatici e con un bel conto in banca. Non voglio il male di nessuno, non voglio che vengano picchiati o derisi, ma facciamo che non mi ci avvicino troppo che mi mischi la sfigaggine."
Nascosto dietro un denso strato di ipocrisia e sottotesti, si nasconde l'universalizzazione di ciò che quella barba vuol dirci.

A molti ciò che ho scritto sembrerà un messaggio delirante e privo di senso, ma ciò che voglio dire è che fin quando non interiorizzeremo davvero l'importanza di andare oltre le apparenze, fin quando non assimileremo il concetto che normalità è una guaina elastica contenitiva che riesce a tenere insieme tante cose, non andremo lontano.
Fin quando noteremo prima la drag queen e poi la persona non andremo lontano.

E' vero che abbiamo ancora tantissimo bisogno di imparare, vista la grettezza espressa dai commenti di cui sopra, ma chi se ne discosta forse deve ancora fare dei passi in avanti.
Il nostro problema è che ascoltiamo senza imparare. O, alla meglio, impariamo senza imitare.








{Aggiornamento #27}
Inquinate vene polemiche

Settembre finisce e svanisce l'incanto di un mese dorato in cui tutto sembra essersi fermato.
Che poi non si ferma nulla, siamo sempre tutti di fretta, incazzati e nervosi.
Io non sono da meno, visto che al momento sto dedicandomi ad uno degli sport più estremi del mondo: insegui il relatore.
In verità ho una relatrice carina e gentile, molto bon ton e amante dei colori pastello, ma se deve farti aspettare un'ora per qualche impegno, stai pur certo che ti farà aspettare un'ora, facendoti perdere tempo e non portare a termine altre faccende. [Tratto da "Quello che ho fatto l'altro giorno"]
Sarà una tesi sulle masse, e no, non si parla della mia ciccia, ma delle genti, di come i poteri politici l'abbiano volute controllare e di come l'individuo si perda nelle masse stesse.
Pesante, vè?! 

A proposito, di che parlano le masse per adesso?
Dell'iPhone 6, argomento così mainstream, che io stesso, popparolo per eccellenza stavo per glissare. Invece no.

Mi lascia perplesso il fatto che se gli altri hanno una passione, è illogica e deplorevole, ha talmente tanti risvolti socio-politici che nemmeno l'incontro dei rappresentati della Banca Centrale Europea a Napoli.
Se noi abbiamo una passione, è semplicemente un amabile hobby.
Se noi facciamo pazzie per la nostra passione, tutto normale. Ma gli altri no, sono decerebrati.
"Ma ci dicono che siamo invidiosi perché non ci possiamo permettere il telefono, che facciamo, non rispondiamo?"
No, perché altrimenti cadi nella famosa "excusatio non petita", specie perché chi parla di invidia non sa molte volte argomentare.

E' un po' come con le sentinelle in piedi, che continuano a ripetere quanto sia importante per un bambino crescere con una madre e un padre, ma loro intanto, invece di passare un pomeriggio con i loro di figli, se ne stanno in piedi come tanti allocchi, credendo che la passività esterna possa celare il marcio dentro, e si preoccupano di chi di figli non ne può avere.
Contraddittorio, oltre che pesante come una mazzata sulle palle.

Il non plus ultra è stato il riferimento ai commessi Apple, che, porelli vengono umiliati, costretti a ballare ed applaudire ai clienti, come marionette legate ai fili di una multinazionale.
Ragazzi, ci sono milioni di commesse che ogni giorno fanno mettere i leggings a ragazze XXL dicendo cose tipo
Ma stai troppo bene!
Io mentre accolgo i clienti Apple.
con fare mieloso e un sorrisone.
Si tratta di lavoro, di marketing, di dover vendere, non mi pare ci siano gli estremi per definirla schiavitù, né tanto meno il commesso Apple mi pare più falso del commesso vattelappesca. 
Se in tempo di crisi è così deplorevole fare un ballettino per avere uno stipendio a fine mese, sono già pronto sul cubo.
Altra cosa, e chiudo, non tutti i possessori di un determinato oggetto costoso sono persone vuote che mirano allo status symbol. C'è anche gente che ha un iPhone e poi va ai sit-in, alle manifestazioni, fa la differenziata, salva i cani, aiuta le donne in difficoltà e si batte per i diritti degli omosessuali. [Tratto da "I miei ex".]
Quindi non perdete tempo, invece di strimpellare su una tastiera, andate in piazza a protestare. 

Se proprio vogliamo fare i comunistoidi, perché non parlare della meravigliosa quanto tossica nube che si è elevata a seguito di un incendio alle cisterne della raffineria di Milazzo, in provincia di Messina?
- Oddio Ilary! C'ho n'infarto! Sarà l'età?
- No, Francé so le cotiche che te sei magnato.
Ho come la sensazione che il danno ambientale non coinvolga soltanto gli abitanti di quelle zone, e che non sia nemmeno un problema solo siciliano, ma dell'intero ecosistema.
In fondo siamo tutti sulla stessa petroliera barca.
O, ancora, perché non indignarsi quando un giocatore, in questo caso Francesco Pupo de Roma Totti, compiendo 38 anni viene innalzato a semi divinità in quanto ancora in fulgida attività, come se la gente comune, alla sua età, non si alzasse all'alba, inseguendo un numero indeterminato di mezzi pubblici, per guadagnare un terzo con la magra e evanescente speranza che fra un'altra vita potrà avere una pensione.

Mi indigna una Francesca Pascale che si presenta al Gay Village sbraitando che il Berlu adesso è a favore dei gay, che loro sono una coppia di fatto, e tante cose belle che avrà imparato a memoria mentre un chirurgo le arcuava le sopracciglia.
E c'è pure chi ci crede, e che ritiene che sia meglio di nulla, e che il Cavaliere ha comunque molta influenza.
Io preferivo il nulla, almeno era decisamente più sincero.

"PoPulySt@!!!111!!!!", vé?

Bòn.
Ma voi come state? E' arrivata questa arietta fresca a consolarvi almeno la sera?
Io gioggioneggio di brutto a mettere il cardigan, di cotone ancora, e la copertina a letto, visto che abbiamo toccato i 15 gradi.
L'escursione termica però non mi vuole bene, e infatti sto già mezzo raffreddato. E nemmeno il famoso "periodo delle castagne" che quasi mi lascia lo scalpo esposto alle intemperie. Ne ho scritto un articolo su Odd Mag, se vi va andate a spulciarlo.
Mi sono reso conto che ho un po' abbandonato, per ragioni diverse, alcune rubriche come P_laylist e Cercami tanto che ero in dubbio se sospenderle, ma credo non lo farò. Solo dovrete pazientare.

Non ho però abbandonato le mie amate serie tv.
Siete pronti per la stagione telefilmica autunnale?
Siete pronti a frignare come me ogni qualvolta Damon e Elena si lasciano? O a restare a bocca aperta davanti un outfit horror di Aria? O ancora ad aspettare la volta buona che Emily Thorne strappi i punti di sutura del lifting di Victoria?
Io sono pronto, ho già visto alcune delle prima puntate, ma ho voglia di qualcosa di nuovo, quindi se avete visto qualcosa di interessante, condividete pure.

E nulla, sono stato un po' giù perché ora che George Clooney si è sposato, resto solo io fra gli scapoli d'oro placcato in questo triste mondo. Oltretutto prima o poi mi toccherà convolare legalmente a nozze, ora che l'ONU ha deciso che i diritti degli omosessuali sono equiparati ai diritti umani.
Umano a chi?! Io pensavo che per far valere i miei diritti dovevo chiamare Licia Colò e che sarei dovuto andare in safari a celebrare l'evento. E invece.
Grazie ONU per questa importante risoluzione che ha sconvolto le nostre menti.

Mi sa che ho la polemica facile oggi per cui la taglio, ma voi non esitate a raccontarmi il vostro Settembre, cosa vi è successo in questi primi giorni ottembrini e a sharare tutto l'amore che mi avete dato in questo periodo.




Ribadisco il mio no a Michaela Biancofiore

Buongiorno bella gente.
Proprio stamane ho letto delle dichiarazioni che mi hanno reso perplesso.
Gli ingranaggi del mio cervello stentavano a connettersi con quelle frasi.
Elucubrazioni di una mente contorta.
Poi ho capito che l'articolo doveva trattarsi di una bozza pubblicata per errore. 
Già, è così! 
Voglio crederci come un personaggio di Glee convinto di diventare una star.
Così mi son sentito in dovere, un dovere morale, in quanto cittadino italiano, di rivedere quelle parole e ripubblicarle.
Eccovele.

Purtroppo qualcuno nasce con una natura diversa, tra l’altro una natura che non ti fa avere una vita facile. Sono persone che considero al pari di me. Non c’è solo l’eterosessualità che oggi, purtroppo, è estremamente comune. Ribadisco il mio no a Michaela Biancofiore.
Capisco che si dovrebbe consentire un matrimonio tra un ‘uomo uomo’ e un ‘uomo che vuole sembrare Michaela Biancofiore’. 
Michaela Biancofiore è tendenzialmente contraria ai matrimoni gay perché resta profondamente berlusconiana. Detto questo, ho il massimo rispetto per tutte le forme di amore. Una volta incontrai Michaela Biancofiore. Era estate, lei per salutarmi prima della fine della legislatura voleva baciarmi, ma io reagii imbarazzata e schivai il bacio e le tesi la mano. Per un comune essere umano anche un approccio affettivo di Michaela Biancofiore crea imbarazzo. Ovviamente negli anni sono cambiata, ma allora reagii così. Mi è dispiaciuto per quella reazione, ma bisogna ammettere che, bene o male, alcune cose sono ancora un tabù in Italia: è stato un comportamento istintivo. Per un qualsiasi essere umano ricevere un abbraccio da parte di Michaela Biancofiore può risultare imbarazzante. 
Ora non ho cambiato idea.

Voglio appellarmi accoratamente a tutte le Michaela Biancofiore che mi stanno leggendo.
Per favore, quando rilasciate certe dichiarazioni, pensateci, altrimenti ci tocca scendere altrettanto in basso per rispondervi.
E risalire dal basso col tacco 12 non è mica roba da ridere.

La Poraccitudine #9 Speciale Sanremo 2013 (prima puntata)

(Minchia, un titolo più lungo nemmeno a pensarlo.)
Buongiorno Italia, buongiorno Maria.
Mi sa che questa l'hanno già detta.
No, è che sono in pieno mood Sanremese.
E pensare che fino ad un paio di anni fa mi veniva la forfora alla sola idea che dovessi sorbirmi quattro giorni di questo tran tran.
E nulla.
Ieri sera quindi è iniziata la prima puntata.
Io francamente non ho capito tantissimo visto che mia nonna ha parlato ininterrottamente per due-ore-due della sua visita dal cardiologo.
Ma ho capito che è stato un Festival moscio.
Anzi direi flaccido.
Mi è piaciuto l'inizio, con l'omaggio per il  bicentenario della nascita di Verdi.
Prima "Va, pensiero" e poi il "Nabucco". 
Giusto a ricordarci che far le tantissime melodie del panorama musicale italiano classico, scegliere "Fratelli d'Italia" come inno è come andare in un ristorante di lusso e volere un McChicken.
Siamo dei polli.
Comunque per fortuna che poi arriva Luciana Littizzetto che già avevo sonno.
Arriva in carrozza lei, da vera principessa.
E tempo trenta secondi sta già per sfranticarsi le ginocchia dalla scaletta del cocchio.
E da vera principessa entra di lato.
Abito nero a palloncino con ricami e piumette qui e lì strappate a non so quale boa di Platinette.
Sì, a palloncino, la gonna lunga era posticcia.
Poi parte la letterina a San Remo.
Che io pensavo esistesse. 
E invece no.
CULO!
L'ha detto lei.
Comunque inizia la gara dei big e tocca a Marco Mengoni.
Mia nonna non sapeva chi fosse, e come la biasimi?
Quest'anno ogni cantante ha due canzoni in gara.
Si vota subito e solo una di queste va avanti.
Lui, col completo blu da nipote di Don Vito Corleone alla prima comunione, ha cantato L'essenziale, che ho perso tempo di lavare i denti, e Bellissimo.
In entrambi i casi brani leggerini, nulla di che.
Io ho preferito la prima.
Forse perchè non l'ho sentita subito.
Però devo dire che ti resta in mente.
Subito dopo è il turno di Raphael Gualazzi.
Che simpatici bastardi i genitori a chiamarlo così.
Anche lui due brani.
Senza ritegno e Sai(ci basta un sogno).
Passa il secondo.
Una canzone che è tutto una sincope di a, come se gli stessero schiacciando i testicoli.
Sul look nulla da dire.

Anzi sta pure meglio rispetto a due anni fa quando sembrava un cavernicolo in giacca e cravatta.
Poi questo ragazzo ha capito tutto.
Non dice una parola sul palco.
Parente anche lui di Don Vito Corleone?
Boh.
Ve l'ho detto che a me la scenografia piace?
Un po' tetra, ma bella durante le esibizioni.
Tutto composto da schermi, un po' concerto di Madonna, un po' bagno di Lady Gaga.
Non c'è la scala.
O per lo meno c'è ma si smonta.
Non so se sia IKEA ma mi ricorda una tastierona.
I cantanti passano letteralmente dal sottoscala.
Un luogo che gli si confà.
Come con le scope.
Comunque primo cambio d'abito per Lucianona.
Questa volta in blu, e soliti ricami di cristalli.
Un taglio leggermente a ca(ra)mpana un po' anni '60.
Il problema sono le scarpe.
Sembrano due mattoni in cemento che 'sta povera crista si trascina prima di gettarsi a mare.
No.
Capito Sanremo?
No.
E ve l'ho detto che il verdetto sulla canzone che passa viene letto da un ospite vip?
I primi sono Marco Alemanno, compagno di Lucio Dalla, per Mengoni, e Ilaria D'Amico per Raphael.
Poi segue altra gentaglia.
Da Flavia Pennetta, a Vincenzo Montella, fino a quelle due sgarrupate delle sorelle Parodi, che ho temuto volessero preparare una crêpe sulla testa di Fazio.
Vipponi.
Prosegue la gara e tocca a Daniele Silvestri, più passabile del solito.
La prima canzone è A bocca chiusa e poi decide di riprensentare "Salirò" chiamandola Il bisogno d’onore (Ricatto d’onor).
Dietro di lui intanto un mimo (???) traduce il testo delle canzoni nel linguaggio dei segni.
Suggestivo ma già visto.
Una ventata di innovazione questo Silvestri.
Ovviamente a a nessuno piace la minestra fredda, e anche un po' fetente, del giorno prima.
Quindi passa il turno A bocca chiusa.
Subito dopo il microfono passa a Simona Molinari e Peter Cincotti.
Io dall'alto della mia ignoranza li conosco poco.
Lui bellino, simpatichino, pulitino.
Semplice giacca, pantalone e camicia nera.
Lei ha pensato bene di lasciare i pantaloni a casa.
Che Sanremo in qualche modo sà da vincere.
Ha portato con se una giacca rossa luccicosissima.
Presentano due brani molto swing e jazzanti, ma molto all'acqua di rose.
Dr. Jekyll Mr. Hyde e La felicità i titoli.
Passerà il secondo, forse a causa dell'acuto orgasmico alla fine del primo brano?
Arriva Maurizio Crozza in abiti berlusconiani, ed è lo sfracello.

Il pubblico urla, come nei migliori mercati rionali, che non vuole politica a Sanremo.
O forse non vogliono l'imitazione di Berlu?
Boh.
In ogni caso Crozza era entrato da 30 secondi e non aveva detto granchè.
Quindi figuradimmerda.
La situazione diventa pesante.
Fazio richiama gli urlatori da bravo professorino.
E non parlo di Mengoni e della Molinari.
Comunque Crozza va avanti nella sua mezz'ora abbondante di spettacolo, proponendo i soliti noti di questa campagna elettorale per buona pace di tutti.
Siamo a livello noia hovogliaditagliarmifalangefalanginaefalangettaperpassareiltempo, 
e arrivano i Marta sui tubi, giusto per dare quel tocco di radical sinistroidismo che non guasta mai.
Cantano Dispari e Vorrei. 
Non vorrete mica che vi parli dei loro look, no?!
Sorvoliamo elegantemente, e diciamo che vince Vorrei.
Subito dopo, per cavalcare la falce e il martello scesi sul teatro Ariston, arrivano i due fidanzati omosessuali diventati famosi
per il video in cui raccontano la loro storia attraverso dei cartelli.
Carini loro.
Tanto dolci.
Tanto naturali, ma anche tanto coraggiosi.
Semplici.
Peccato che gli vengano riservati solo pochi minuti.
Poca atmosfera, freddezza generale.
E niente bacio che io aspettavo come i saldi a Dicembre.
Ma io mi son quasi commosso.
Si sposeranno il 14 a New York.
Ma come?
Vi perdete Sanremo? 
'Sti gay.
Luciana ricambia abito.
Solita solfa.
Top nero che comprime le tette e gonna verde poco sopra il ginocchio, con una cascata di applicazioni nere.
Posso dire che l'hanno vestita male?
Ok, l'ho detto.
Poca originalità, e anche poca eleganza.
Sì, ok, non è mica Adriana Lima, ma appunto.
Mettetele un abito lungo che sottolinei e allunghi la figura.
Altro giro altre tette invece quelle di Maria Nazionale,
che pare essere in gara.
Oh io son sicuro di averla vista, anche perchè non te la scordi.
Maria porta in gara Quando non parlo e E’ colpa mia.
Pezzi anima e core come solo Napoli sa regalarci.
Tanto core da vederlo battere in sedici noni.
Strizzata in abito fucsia monospalla, preso dall'armadio delle figlie, Maria gorgheggia sicura di sè.
Proseguirà la gara con E' colpa mia.
Ecco brava.
E' colpa tua che ti sei presentata a Sanremo.
Comunque mentre tento di staccarmi le vene dei polsi con i denti giusto per ingannare il tempo, arriva Toto Cutugno ad incentivare questo mio momentaneo passatempo.
Ho creduto per un attimo che dietro di lui ci fossero soldati tedeschi direttamente dal 1943.
Tutti amici suoi, per dire.
Lui si porta a casa il premio Città di Sanremo, canta L'Italiano, perchè pare che la sua discografia consti solo di questo brano e si prosegue.
Arriva forse la cantante più attesa in gara.
Chiara Galiazzo, vincitrice di X Factor, e vincitrice del premio Peggio Vestita della Serata.
Uno smanicato, chiaramente rivisto e merletteto da Carla Gozzi, in color ottanio, abbinato a dei pantaloni traslucidi dello stesso colore, il tutto per farla sembrare la sorella maggiore di mia nonna.
Porta in gara i pezzi L’esperienza dell’amore  e Il futuro che sarà.
Io non la apprezzo in entrambi i casi.
Ma non la apprezzo in generale.
Non mi serve avere una Florence Welsh italiana.
Brava, ma nulla più. 
Un po' uguale a se stessa e i pezzi sono più mosci di tutto Sanremo messo insieme.
Comunque passa Il futuro che sarà.
E lo strazio finisce verso mezzanotte e mezza, con buona pace dei sensi e con Luciana che finalmente si toglie quei cubi di cemento che le hanno venduto per scarpe.
Stasera altri sette Campioni e inizio della gara per i cciovani.
Se sopravvivo.
E voi? Visto Sanremo ieri?

Io non metterò incinto Vendola.

Ma l'avete letta la dichiarazione di Luciana Littizzetto sulla sua rubrica su La Stampa riguardo le dichiarazioni di Nichi Vendola sulla volontà di voler adottare un bambino?
Ed avete provato a leggere questa domanda tutta di un fiato?
No, perchè non mi è uscita tanto bene, ma bòn.
Comunque io ho scoperto la questione tramite glitterosi quanto rabbiosi post su Facebook.
E a quanto pare ha suscitato scalpore proprio perchè Luciana è nota per essere a favore dei diritti della popolazione LGBT.
Ma questa volte non è che sia stata capita tanto bene.
E tutti lì a dire 
No, ma Luciana non ci sta più con la testa, sarà l'età...
Oppure 
Cosa non si fa per restare a galla!
E ancora
Eh Sexy Lady Oppan gangnamseutail

No, questo magari no.
Io non sono solito parlare di politica, perchè c'è tantissima gente molto più in grado di me di farlo, molto più preparata. 
E parlare di adozioni per coppie omosessuali è come parlare di lifting con Madonna. 
Che basta un passo e quella ti sfancula durante un'intervista come una Lady I'mItalian Germanotta qualsiasi.
Un argomento spinoso 'nsomma. 
Ma questa volta sentivo il bisogno di esprimermi. 
Non tanto per difendere Luciana, solo perchè mi piace, per partito preso, quanto perchè condivido il suo pensiero.
Quasi tutto il suo pensiero.
Praticamente l'articoletto parte con una provocazione sul fatto che Vendola avrebbe fatto queste dichiarazioni di paternità giusto giusto durante la campagna elettorale, e per far alterare i moderati di centro.
Provocazione più che lecita, perchè se da un lato di Nicolino sentiamo di fidarci, se sembra essere una delle pochissime (l'unica?) alternative per questa Italia, dall'altro siamo abituati a politici che promettono mari e Monti, ma che poi venderebbero pure la nonna di Peter con tutto il filatoio, pur di essere eletti e di tenersi la poltrona (e lo stipendio) quanto più a lungo possibile.
In secondo luogo, la Littizzetto va a parlare dell'adozione vera e propria affermando a mio avviso una verità indiscutibile: è ancora presto.
Di adozioni a coppie gay, purtroppo, in Italia, si può solo parlarne, si può ipotizzare per un futuro più roseo, se ne può discutere, ma pensarci in un maniera poco poco più concreta mi sembra un voler affrettare i tempi.
Questo non vuol dire non pensarci, o peggio, non ritenere importante la questione. 
Ma se il matrimonio fra due uomini o due donne è ancora lontano, immaginate cosa possa pensare la società di due omosessuali con un figlio.
Giuliano Ferrara che esce da una palestra.
Stessa reazione.
Riguardo il "Io vorrei vedere riconosciuti i diritti di tutti. Gay ed etero. Con qualsiasi nome. Chemmenefrega. Eventualmente… Se li chiamassimo i Niki ti andrebbe bene? " sono un po' meno d'accordo.
Le parole sono importanti diceva Nanni Moretti. 
Se il matrimonio è matrimonio, perchè chiamarlo in altro modo?
E poco importa se stanotte io abbia sognato che il mio abito da sposA fosse osceno e di due taglie più grandi, quello è colpa di RealTime.
Qui non si parla di una pagliacciata con tulle e fiori fra i capelli, che spero nessuno sano di mente desideri.
Qui si parla di un accordo per la vita, di un patto che dovrebbe legare due persone, ed il loro amore, per sempre. 
E non importa se la sostanza alla fine sarebbe la stessa, perchè dall' avere un nome diverso, ad essere considerati coppie di serie B, se tutto va bene, il passo è breve.
Voglio dire, Ke$ha e Dalida, in sostanza, sono due cantanti, ma vuoi mettere la differenza fra Blow e Je suis malade?


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