Rihanna - Stay ft. Mikky Ekko

Unapologetic.
Settimo album. 
Stay.
Secondo singolo.
Oggi è uscito il video del brano, cantato da Rihanna, insieme a Mikky Ekko, che francamente non conosco, ma so che ha scritto e prodotto la canzone.
Uno dei pochi pezzi che meritano all'interno di questo album, ben lontano dai miei gusti.
Il ritmo lento di un pianoforte accompagna le due voci, in un pezzo sentito e in cui Rihanna ha deciso di far uscire un po' la voce.
Il video invece è piuttosto statico.
Girato all'interno di un bagno, mentre Riri, nuda #saichenovità, fa il bagno, assorta nei suoi pensieri.
Ne esiste una versione ancora più statica.
Ma non importa, perchè la canzone merita di essere ascoltata ad occhi chiusi.



Not really sure how to feel about it
Something in the way you move
Makes me feel like I can’t live without You
It takes me all the way
I want You to stay

La Poraccitudine #8 Speciale Grammy (2013)

Ebbene anche quest'anno si son tenuti a Santa Monica i Grammy Awards.
Gli oscar della musica, dove ti regalano il grammofono d'oro dietro un lauto compenso.
Anche l'anno scorso non ho potuto fare a meno di commentare.
E io ci tengo alle tradizioni.
Sono sincero, volevo piazzarvi un post su Sanremo, ma c'è tanto tempo per  parlarne #abbiatenetimore, invece i Grammy accadono solo una volta l'anno, come un congiuntivo esatto della De Filippi.
Ma ciancio alle bande, vediamo in cosa si sono infagottate le nostre stars o wannabe per l'occasione.
Le mie sono solo opinioni da ignorante, non me ne vogliano le fashion bloggers.
Tutto di panza, tutto sostanza, oserei dire.



Adele è tornata più giunonica che mai, dopo una gravidanza che sembrava non voler finire mai. 
Io credo che siano entrati fisicamente dentro di lei ed abbino preso di peso il bambino, altrimenti non si spiega.
E pare che durante la gravidanza la nostra ciaciona si sia data al taglio e cucito ed abbia confezionato questo bell'abitino con la tappezzeria di sua nonna.
Che in tempo di carestia ogni buco è una via, e tanto puoi sempre incolpare Lady Gaga se ti vesti dimmerda.
Un saluto ad Adele che so che mi legge.




Quest'anno è stato anche l'anno del ritorno sulle scene musicali di Alicia Keys.
Tanto bella, tanto brava.
Girls on Fire mi smuove parecchio i nervi e i timpani ma nulla da dire.
E' una che ce la sa.
Peccato che più che un abito a sirena, quello in cui si è ficcata la nostra Alicetta, fa un po' effetto polipona.
Un fritto misto indigesto.
Senza contare che evidenziare i fianchi e schiacciare le tette per accentuare la loro ben nota inesistenza, per me è qualcosa di disumano.








Katy Catia Perry sta a Grammy, come vecchietta con le borse di plastica sta a autobus.
Loro ci sono sempre, qualsiasi cosa accada.
Il problema è che Katy non vince un Grammy nemmeno se mostra la passera in pieno show.
Idea geniale quella di fasciarsi in un abito verde smortino pastello, e sottolineare tutta la latteria Soresina con mucche al seguito.
Che di tette non se ne vedono mai abbastanza.
Brava Catia.





Amicona della Katy, la tartarughina delle Barbados è stata la più bella della serata.
Nulla da dire a Rihanna, elegante e sexy che eterosessualità portami via.

Anche trucco e parrucco da dieci e lode.
Peccato per la fronte en plein air, ma quella è roba vecchia. 
Bella anche la sua esibizione con Stay.
Unico neo è stato star strusciata a Chris Brown, non paga delle mazzate ricevute.
Contenta lei.

Alla serata era presente anche Jenniferona Lopez, che per l'occasione ha sfoggiato un abito monospalla di seta nera.
Col cambio di guardia ad American Idol, a quanto pare Jenny ha molto tempo per tenersi in forma e se vede. 
Peccato però che abbia deciso di mostrare i prosciutti all'urlo de "è arrivato il Marino!".
Brava pora stella.









Stupisce Beyoncè, che si è portata a casa un Grammy con Love on Top, per la sua semplicità.
Dopo il megashow in pre-rec al Superbowl, King Bee ha optato per una blusa bicolore bianca e nera e pantaloni a vita alta neri.
Stupisce anche quella struttura conica impiantatale  su un fianco.
Illazioni dicono sia un'opera di Renzo Piano.











Sempre dalla scuderia Knowles, Solange è la sorella stracciona maggiore della Beyonce qui sù.
Lei ha sempre look un po' alternativi, anche alla luce del percorso musicale, meno pop e commerciale, rispetto a quello della sorella.
Sull'abito nulla da dire.
Un taglio semplice caratterizzato da spalline in rilievo e un verde acqua acceso.
Ma tesoro di mamma, non potevi ficcarti una parrucca come tua sorella?
Hai litigato col parrucchiere?
Ti è esplosa la lacca?
Essù fallo uno sforzo, che chissà quante bestie ti sono morte fra i ricci.





Taylor Swift, con la verve che le si confà, ha presenziato alla serata con un abito bianco stile impero, un po' sposa un po' vergine delle acque.
O forse, soluzione più probabile, la scelta stilistica nasconde un messaggio pubblicitario subliminale riferito ai pannetti bianchi per lo spolvero.
Non è dato saperlo.
Tu cara però non ridere troppo che finisci per sembrare viva e non sia mai.








Infiltrata fra i cantanti c'era lei, Nicoletta Kidman, ad accompagnare il marito Keith Urban.
Per l'occasione Nicole ha rubato un paralume del secolo scorso da qualche villa inglese e ne ha fatto un abito mortificante per le forme e che la fa sembrare più pennellona del solito.
Non parliamo poi del capello stirato con la piastra di mia sorella.
Nicole, ascolta me, sei troppo bella, anche con troppo botox, per conciarti così.
Cambia stylist.
Non so, assumi me ad esempio.






Quest'anno anche un po' di maschietti.
Lui, Justin Timbarlake, tornato a far musica dopo ere geologiche, ha scelto uno smoking spezzato nei tessuti.
Giacca semi lucida con venature e pantalone liscio nero.
Scialbo come un frollino, il simpatico Giustino, ha voluto fare il simpatico con un cravattino importante e un mocassino bianco e nero dal sapore retrò.
No, non l'ho assaggiato, si dice così.
Peccato che l'abito lo appesantisse sui fianchi, che Beyoncè e Adele annatevene a pascolà cinghiali.
E poi si sa, se i fianchi sembrano larghi il resto sembra più piccolo....



Due al prezzo di uno.
O meglio, qualcuno che credevamo di conoscere e invece speravamo di scordare.
Kimbra (a sinistra), che ha colto l'occasione per restare in tema carnevalesco, smontando e riadattando un vestito da damina dell'ottocento, probabilmente appartenuto all'infanzia e Gotye che il chicazzè te lo scippa meglio di due ladri sulla vespetta.






Look un po' vedo e non vedo, e se vedo ti mostro la patata per Kelly Rowland.
Bella è bella, perennemente figa, con un fisico da far invidia e un viso un po' cavallino.
Nulla da dire.
E forse è questo il problema.












Florence Welch, lead singer del gruppo Florence and the Machine, invece ha scuoiato un alieno per cucire questa cosa che si è messa addosso.
Un abito strano.
Non brutto.
Forse di più. 
Ok che il verde sta bene alle rosse. Ma la catarifrangenza sta bene solo in autostrada.
Se stai morendo.
E se ti vedono solo gli infermieri dell'ambulanza.







Una che non ha fatto successo solo per la sua bellezza è certamente Kelly Clarkson, che per la serata ha rubato un vecchio vestito di Adele.
Nulla da dire in quanto bravura, e taccio pure sull'effetto cubosenzatette che è meglio.
Però no, Kelly, non farlo.
Non volerti male.
Noi ti vogliamo bene perchè sei genuina come un caciocavallo, ma non per questo puoi vestirti da caciotta.
Ritentaje.





Na faticaccia.
Ringrazio comunque i divi di Hollywood sempre grande fonte di ispirazione per grasse risate #Adelestaacuccia.
Che poi, son americani, e va tutto bene.
Ma domani sì che ne vedremo di ogni.
Non vedo l'ora.
Intanto che ve ne pare di 'sti smandrapati?
Un bacio!

P!nk - Just Give Me A Reason ft. Nate Ruess

Ma io nemmeno lo sapevo fosse uscito ieri il video di questa canzone. 
Il che è pure normale visto che non posso essere onnisciente.
E la canzone continua a piacermi anche a distanza di mesi.
Anche se la voce di Nate Ruess, cantante dei FUN, mi urta i nervi come una fiamma ossidrica sulla pelle.
Il video non è male.
Da un lato si contrappongono una Pink più fanciulla che sogna in un letto di nuvole, e una Pink più matura che ripensa alla sua storia.
Le nuvole diventano un mare, perchè l'Amore è un mare.
Un mare di tante cose, non sempre buone e non sempre giuste.
Nate invece e per fortuna è relegato in tv.
Mi spiace solo di aver pagato il canone.


I’m sorry I don’t understand
Where all of this is coming from
I thought that we were fine
(Oh we had everything)
Your head is running wild again
My dear we still have everythin’
And it’s all in your mind

Hysteria (2011)

Mortimer è un medico fresco di laurea.
Finiti i suoi studi, però, il giovane, si scontrerà con la difficoltà nel trovare e tenersi un impiego.
Il perché è semplice: la sua mente, giovane, elastica, che guarda al futuro, cozza con le menti, arretrate, preistoriche, fossilizzate di coloro che hanno il potere del datore di lavoro.
No, non parlo della fuga di cervelli in Italia, anche perchè devi avere dei genitori orrendi per farti chiamarti Mortimer.
Siamo a Londra nel 1880, e Mortimer è uno dei protagonisti di Hysteria.



Dopo vario peregrinare presso questo o quell'ospedale, Mortimer, accompagnato da una tonnellata di correttore che gli rende metà viso bianco, troverà lavoro nella clinica del dottor Dalrymple. 
Costui è un medico specializzato nella cura dell'isteria, un male che colpisce il genere femminile #sempresventurate e che causa depressione, spossatezza, stati umorali altalenanti e può acutizzarsi in forme sempre più gravi. 
La cura?
Diciamo una forchettata alla patata.
Una stimolazione delle parti in cui non batte il sole, a meno che non ti chiami Cicciolina.
Una massaggiatina, in maniera del tutto anerotica, solo per scopi medico- clinici, alla farfallina che anche Belen ha un po' più in giù del tatuaggio.
Che tanto all'epoca erano convinti che solo un salsicciotto, un salamino, un carciofino di un baldo giovane potesse provocare l'orgasmo.
Famo a capisse, l'isteria non esiste. 
Coloro che ne avvertivano i sintomi erano soltanto donne annoiate dalla monotonia quotidiana e raffreddate da una vita sessuale da encefalogramma piatto.
Ma loro ci credevano.
E non prendetele per stupide, che oggi c'è ancora gente che crede a Berlusconi.
Il dottor Dalrymple, quindi, oltre a essere ormai avanti con gli anni, ha un esubero di pazienti e le mani di un giovane ( e anche un po' gnocco) medico sono proprio ciò di cui ha bisogno.
E sempre nello studio del dottor Dalrymple, Mortimer conoscerà le figlie del suo datore di lavoro: la giovane, leggiadra, eterea e imperturbabile Emily, e la scapestrata, ma caritatevole e socialmente impegnata Charlotte.
Col passare dei mesi, la fama del giovane medico crescerà in maniera del tutto proporzionale al numero di pazienti, che lo costringeranno a lunghi turni di lavoro.
Ma la mole di tastatine alle patate borghesi di una Londra in epoca vittoriana, non farà altro che provocargli crampi alla mano destra.
E a nulla serviranno i tentativi di nascondere il problema o usare la mano sinistra.
Il dottor Dalrymple, infatti, sarà costretto ad ascoltare le lamentele delle sue insoddisfatte pazienti e licenziare Mortimer.
Il giovane tuttavia non si dà per vinto, e, grazie al suo amico, mecenate e benefattore Edmund ( un Rupert Everett sfondato di botox come pochi), e ispirandosi ai marchingegni all'epoca futuristici di quest'ultimo, riuscirà a sostituire il movimento della mano con un rudimentale arnese elettrico, che donne e passivi dei giorni nostri conoscono come vibratore.
Una commedia leggera e piacevole, che, attraverso una narrativa allegra e divertente, un buon ritmo dei dialoghi e attori con tutte le robine al loro posto, è in grado di toccare temi importanti come il femminismo, l'emancipazione, la difficoltà dei giovani nell'addentrarsi nel mondo del lavoro, ma anche la famiglia e i sentimenti.
Uno scorcio su un mondo antico, che si rivelerà quantomai moderno.
Cosa accade fra Emily, Charlotte e Mortimer? 
Un ménage à trois? 
Apriranno un'industria di vibratori?
Guardate il film, se no spoilero troppo.

Voto 7 e mezzo

Premio Colors

E' lunedì, il sole splende o quasi e il clima è mite.
E io sono in casa.
In casa a scrivere un post su un premio.
Ma mica mi pesa.
Perchè io quando dico una cosa la faccio.
Perchè ci tengo.
Perchè provo sempre a mantenere la parola data.
Perchè l'ho fatto per tutti e non vedo perchè non continuare.
Perchè mi diverte.
Perchè siamo tutti meritevoli di rispetto, fino a prova contraria.
Perchè 'sti cazzi.
Al contrario di altri non mi infastidisce, né vi rifilo un post su un premio solo perchè non so che scrivere.
Se non so che scrivere, non scrivo.
O al massimo scrivo di non sapere cosa scrivere.
I premi sono un modo per conoscersi e far girare nomi di blogger che possono essere interessanti.
That's it.
Che sì, ricevere un premio tramite blog non ti fa pagare la bolletta del telefono o quel paio di scarpe River Island che ti piacciono tanto ma per cui non hai liquidi da buttare.
Ma è una bella soddisfazione sapere che qualcuno ti pensi, pur non conoscendoti.
E' bello pensare che possa crearsi una catena d'affetto pur non potendo stringere materialmente quegli anelli.
Siete stati la più spinta forte  a continuare nonostante tutto.
Comunque ognuno è libero di fare un po' come ritiene più giusto.
E, divagazioni glicemiche a parte, mi son beccato il Premio Colors da quel cioccolatino ripieno di amore e rum chiamato Aleja B..
Grazie mille tesoro per avermi pensato in questa occasione.
Come ben saprai, non c'è stata sorta affinchè potessi recuperare a questa mia mancanza prima di due mesi.
Comunque famola corta.
Il premio viene assegnato ai blog che ispirano creatività, solarità e queste cose qui.
In pratica se vi ho fatto perdere 2 o 3 diottrie, vuol dire che mi merito questo premio.
Bene.
Ci sono 3 questioni a cui rispondere.
  1. Elencare tre lavori che vi sarebbe piaciuto fare
    Ma in che senso? Da piccolo? Adesso, che dovrei già avere un lavoro? Ma anche se ho un lavoro non vuol dire che non possa abbandonare tutto e andare a pascolare pecore in Val di Fassa. Oppure i settori lavorativi in cui mi piacerebbe incanalarmi in generale?
    Facciamo così.
    Da ragazzetto sognavo di diventare archeologo, perchè ero in fissa per l'Egitto, poi volevo fare lo psicologo, perchè  ero in fissa e basta.
    Attualmente mi piacerebbe fare il giornalista, o occuparmi di un ufficio stampa. Peccato mi suggeriscano di fare l'estetista.
    Grazie eh.
  2. Nominare una canzone che per noi è un tormentone in questo momento
    Tormentone vero e proprio no, ma per adesso ascolto spesso Stars di Grace Potter and the Nocturnals.
  3. Nominare 12 blog
    Anche no.
    Ne nomino giusto qualcuno.
    Valerie, che mi ispira gentilezza e passione,
    Maristella, che mi ispira voglia di famiglia, di casa,
    Love Is..., che mi ispira la genuinità, la quotidianità dell'amore,
    Rory che mi ispira gusto e eleganza,
    La Betty, che mi ispira semplicità e voglia di fare,
    Miki, che se ne sbatterà, ma mi ispira voglia di sorridere.
Ebbasta che me so rotto.
Questo è quanto.
E noi ci risentiamo presto!




And if I know you at all, 
I know you've gone too far 
So I, I can't look at the stars 
All those times we looked up at the sky...

Così

Cerco di essere menefreghista.
Il non curante.
Il superficiale.
Cerco di non farmi toccare dalle circostanze.
Dalle delusioni.
Dai litigi.
Dalla realtà.
Mai anaffettivo, mai impersonale, mai distaccato o freddo.
Ma cerco di affrontare tutto a muso duro.
A volte non affrontando affatto.
A volte immaginando di affrontare.
Altre sbattendoci la testa fino a sanguinare.
Cerco di essere forte. Di dar forza.
Cerco di essere maturo. E di continuare a maturare.
Coscienzioso. Sveglio e vigile.
Svelto e intelligente, quanto posso.
Un ometto, per essere un po' old fashion.
Un'aria seria.
Ma con un sorriso pronto.
Un tono greve.
Che sa essere acuto.
Uno sguardo deciso.
In cui galleggiano dubbi.
Cerco.
Poche emozioni per il pubblico ludibrio.
Poche debolezze. Poco pathos.
Ma poi mi ritrovo a sognare facendo leva sui miei (non tanto) pochi 23 anni.
E sogno una vita diversa, forse.
Un futuro forse non chiaro ma con poche ombre.
Molta luce, molto calore.
Forse non molto facile, ma ricco.
Fatto di opportunità. Pieno di opportunità.
Possibilità. Decisioni.
Serenità.
Si spera.
Famiglia.
Vita.
Amore.
Sogno un Amore che non finisce.
Credo nell'Amore che non finisce.
Che non si piega.
Che non arrugginisce, perché si cura e si protegge.
Credo nell'affetto. Continuo a crederci.
Nell'amicizia ricambiata, disinteressata, voluta, inaspettata, amata e curata.
Affogando il dubbio che esista davvero.
Ho vissuto diversi incubi.
Capita. È capitato. Capiterà.
A tutti, purtroppo.
Ma questo non vuol dire che smetterò di dormire, e di provare a sognare.
A sognarti.
Vita.
Amore.



L'intervista barbarica a Tiziano Ferro

Che poi è già storia vecchia di cui tutti hanno già parlato.
Ma così, mi è venuta voglia di parlarne, e di lasciare un segno su questo mio spazio.
Ma 'sta scema chi è?!
Che poi ha detto anche cose carine e alcune delle quali mi hanno pure colpito.
Ma io mi sento comunque una groupie di Tiziano.
Che poi non è vero.
Ma mi piace.
Che poi se la smettessi e vi facessi vedere l'intervista sarebbe meglio.
Ma mi sto divertendo troppo. #checoglione
Che poi Daria Bignardi sembra più coglioncella di me.
Cacchio di domande fai?!
Il ghiaccio nelle mutande!?
La fame che aveva in albergo, una roba tipo 7 anni fa?
Eh sei muscoloso!
Io pensavo che fossi gracile e invece sei muscoloso!
No ma guarda che sei muscoloso!
Che pensava di fare lo scoopone alla Barbara D'Urso?
Forse si è confusa la rete?
Che il 5 e il 7 lo confondi con un niente.
Anche mia nonna senza occhiali.
E secondo te ti guarda?
Cazzo ne sa porello?! 
Quasi che mi aspettavo un "RAGAZZI?!", ma bòn.
Per non parlare delle battutine a posteriori.
Bellissima poi la domanda tipo 
Non pensi che quando eri depresso, grasso e non ti voleva nessuno, nemmeno tua madre che aveva paura le staccassi un braccio e te lo magnassi, potevi essere felice e goderti la vita?
No, ma davvero?! 
Comunque grazie a dio Tiziano, che mi domando come non stia curvo per il peso di quel mascherone di fondotinta, ha volto le domande verso qualcosa che non ricordi un articolo di Alfonso Signorini.
Tranquillo, rilassato.
Parla, quasi con commozione, di un lui che l'ha lasciato, di matrimonio, di amore, famiglia,  di libertà.
E mi ha colpito.
Mi ha colpito il suo esporsi nei confronti di una storia finita.
"Il problema è che l'amore è un sentimento a volte anche molto egoista, quindi se si sta bene in due si sta bene insieme, ma se si sta male in uno non si sta bene più nessuno dei due. Sai, non esiste una maniera per lasciar bene o per essere lasciati con poco dolore. Io sostengo che in fondo in fondo esistono dei metodi un po' più dignitosi; però se delle persone hanno bisogno di passare da un periodo all'altro senza un periodo di dialogo, cuscinetto. Per me quello è stato forse il trauma, però era anche la prima volta mi sono innamorato quindi ci sta"
"La verità è che io penso sia necessario lottare. Dico anche che spesso in coppia com'è stata la mia l'idea che l'unica vera cosa che ti lega all'altro è l'amore, quindi se non c'è quello effettivamente non hai altri cardini a cui attaccarti, devo dire che indebolisce molto."
Mi ha colpito il suo esporsi nei confronti dei matrimoni omosessuali in Italia.
"La scelta di sposarsi la lascerei all'individuo, come in ogni società civile. A me piacerebbe vivere in un mondo per cui ci sia almeno la scelta e la possibilità di scegliere. Io non l'ho mai immaginato neanche nel momento di massima felicità con la persona che amo...PUBBLICITA'... amavo"
Mi ha colpito la sua idea di sentimento, di rapporto, di monogamia.
"Io non penso che i sentimenti possano seguire l'andamento del rubinetto di casa per cui quando c'è troppa acqua calda passiamo a quella fredda e quando non vogliamo proprio l'acqua chiudiamo e basta. Io credo nelle fasi, credo nei momenti, credo nella sopportazione quando serve, credo nella lotta..."
Sperando possa colpire anche voi, in bene o in male, vi lascio l'intervista. 


  
Buon week-end.

Recensione film: The Help (2011)

Mi son reso conto di avere molta roba ancora da vedere.
In teoria avrei da vedere tutto lo scibile umano viste le mie scarse conoscenze cinematografiche, ma visto che non mi pare il caso ed avendo solo una vita disponibile, nel frattempo perdo tempo dietro ai film consigliatimi. 
L'altra sera quindi mi sono dedicato a The Help.


Genere: drammatico, commedia
Durata: 146 minuti
Regia: Tate Taylor
Uscita in Italia:  20 gennaio 2012
Paese di produzione: Stati Uniti

Mississippi, 1950.
Eugenia "Skeeter" Phelan ha un sogno. Al contrario delle sue squittenti e cotonate coetanee che cercano l'uomo perfetto, per diventare casalinghe perfette con una famiglia perfetta, Skeeter vuole scrivere. E ci prova in tutti i modi, altro che bamboccioni a cui affiancarsi tutta la vita.
Così appena laureata accetta subito l'incarico per una rubrica di economia domestica nel giornale locale, ma Skeeter deve svoltare, vuole di più.
Se vuole realizzare il suo sogno e diventare una grande scrittrice, deve trovare una storia mai trattata.
Deve raccontare qualcosa che le masse non conoscono, specie le signorine per bene dell'alta società con cui si ritrova, indolente, gomito a gomito.
L'ispirazione arriverà proprio dalla quotidianità, da un mondo parallelo a quello in cui vive, un mondo che però le leggi, le credenze, la cattiveria, l'ignoranza hanno relegato all'ombra.


Sono questi infatti gli anni delle manifestazioni, delle rivolte e degli scontri per l'affermazione dei diritti civili da parte dei neri, guidati in particolare da Martin Luther King, vessati da un continuo odio razziale che li costringe a un ruolo di inferiorità all'interno della società.
Le donne afroamericane, in particolare, vivono una vita di sacrifici e sofferenze. Molte sono domestiche nelle case dei bianchi benestanti, che, alla stregua di serve, devono riverire i padroni, attraverso ferree regole di non-contatto con essi, anche crescendo i loro figli messi al mondo incoscientemente.
A ciò si affiancano situazioni familiari sull'orlo del disastro, fatte di solitudine, dolore, mariti spesso violenti e numerosi figli da accudire.
Queste sono le storie che Eugenia vuole portare alla luce del sole, che vuole mostrare a quel mondo tanto chiuso nella sua superficiale abitualità, quel mondo che in un certo senso ha caratterizzato la sua crescita, ma da cui vuole distaccarsi. E per farlo ha bisogno di una testimone diretta.
Troverà, non senza difficoltà, una spalla in Aibileen Clark, domestica dalla biondissima Elizabeth Leefolt.
In maniera anonima, Skeeter raccoglierà i racconti della donna in un libro.


Ma la sola Aibileen non può bastare per il grande progetto richiesto dalla casa editrice newyorkese.
Sarà un'altra domestica, Minny, licenziata da Hilly Holbrook solo per aver usato il bagno padronale, a contribuire al libro portando tutta la sua esperienza.

The Help è un film quantomai attuale, non solo contro le discriminazioni, ma in grado di toccare molti dei sentimenti e delle dinamiche umane.
Dall'odio e dal disprezzo immotivato, all'amore incondizionato per la famiglia, gli affetti, la vita e soprattutto la libertà, al coraggio di essere se stessi e di essere amati in quanto tali.
La voglia di vivere, di sperare, di cambiare, di migliorare una realtà vecchia e stantia distaccata da una qualsiasi logica umana. Ma anche il desiderio di inseguire un sogno.
Un film piacevole, che è stato in grado sorridere in alcuni punti, ma non senza sentire l'amaro sapore della commozione.

Minny ti amo!

Voto 9




Qualcosa di nuovo sta arrivando

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