sabato 11 giugno 2016

Spezzare il tabù.



L'11 Maggio 2016 la Camera dei deputati italiana ha approvato la legge sulle Unioni Civili.
Il 5 Giugno 2016 la legge è diventata ufficialmente in vigore, ma ad oggi mancano i decreti attuativi.
E io non ne ho parlato. In generale non è che mi occupi di tutte le questioni giuridico politiche;
Vi avevo giusto accennato di come fosse stato eliminato dall'emendamento, fra le altre cose, l'obbligo di fedeltà, anche se poi son finito a parlarvi della fedeltà di coppia in generale.
E qui mi ero fermato.

Il fatto è che non ho preso l'approvazione della legge con trasbordante felicità. Un po' perché non ne ho avuto una reale presa di coscienza visto che ancora non è stato possibile applicarla e le parole se le porta via il vento, un po' perché non mi son sentito soddisfatto.

Non che non riconosca l'impatto storico e sociologico della legge, che da noi, in Italia, più che altrove è davvero qualcosa di rivoluzionario. Non sento nemmeno di annoverarmi fra i delusi da questa legge, fra quelli che volevano di più, che credono che, pur essendo un primo passo, non sia abbastanza (credetemi, ci sono!).
Hanno le loro ragioni, ma questo più che un primo passo, è stato un primo mattone per costruire, in tempi brevi si spera, una serie di leggi che vadano a disciplinare una realtà già vivente.

Io non mi sento né entusiasta, né amareggiato. Sono riflessivo, al momento. 
La prima cosa che mi è venuta in mente da twittare, non appena la legge sulle unioni civili è stata approvata, è che dopo aver cambiato la legge, bisogna cambiare il modo di pensare.


Molti dicono di "spezzare il tabù".
Essere omosessuali nel 2016 è difficile, ancora.
 Anche se non è una scelta, diventa una scelta, perché poter essere se stessi, liberamente è ancora più complicato.
Ovviamente tutto ciò che è personale, è complicato; immagino che nessuno abbia affrontato un qualunque aspetto personale con facilità e leggerezza. Immaginate però cosa voglia dire dover affrontare con se stessi in primis, e dopo con il mondo, il fatto che per un certo qual modo non si rispetta una "norma".
La gente dà per scontato che tu sia in un determinato modo e sviare questa loro convinzione e alle loro aspettative, porta, generalizzando ovviamente, a tre fenomeni:

  • sorpresa e accettazione;
  • sorpresa e non accettazione;
  • accettazione, senza sorpresa perché non te ne importa una benemerita di chi quella persona frequenta nel proprio personale.

In tutti questi casi però io non ci vedo un tabù. Non mi sembra che l'omosessualità lo sia ormai ai nostri giorni. 
Non mi sembra, in altre parole, sia qualcosa di cui non si possa parlare quanto piuttosto che una situazione che alcuni non sono disposti ad accettare, fermo restando che non si "accetta" la gente per i propri gusti sessuali, quanto piuttosto che so, se ha la ricrescita o meno.


Più che probabilmente nello sport, nel calcio in particolare, dove il solo aleggiare di una possibile l'omosessualità pare possa generare imbarazzo, rappresenta un tabù da tenere ben alla larga. 
Non è tanto superata la notizia dell'arbitro dichiaratamente omosessuale costretto ad abbandonare il suo ruolo per tutti gli insulti ricevuti sul campo.

Ma per il resto questo sistema è ancora vivo e cercare una rottura è ancora necessario?
Se prendere un link dei siti che hanno diffuso la notizia dell'arbitro di cui sopra, ad esempio, c'è chi dà della "donnicciola" al ragazzo.
Capite bene che certa gente non ha capito come funziona la faccenda. 
Un'analfabetismo civile che imperversa da anni e si aggrava giorno dopo giorno; fissati in dei cliché e in degli stili che corrispondono ad una piccola parte della realtà. 
E questo non è avere un tabù, è proprio l'idea degli omosessuali che risulta distorta.

Giugno è il mese dell'orgoglio gay, il mese in cui tutto il mondo si colora di arcobaleno grazie ai Gay Pride.
Mi era già capitato di parlarne e vi raccontavo come secondo me, il "vecchio" Gay Pride non rispondesse più alla esigenze della comunità. Pian piano mi pare si stia assistendo invece ad un cambio di rotta, dove la parata diventa manifestazione. Non triste o seriosa, ma semplicemente con più coscienza del messaggio che si vuole veicolare.
So di continuare a ripetermi come un disco rotto ma la mia convinzione resta la stessa: se non si educa l'intera popolazione alla civiltà, non si avrà mai una popolazione civile.
Come quel vecchio ritornello che ancora troppo spesso risuona: " ho molti amici gay però...."
Però nulla.

Come si educa la popolazione? Sicuramente non con un film.
E sicuramente non sperando che di colpo tutti coloro che per un motivo o per un altro, ritengono la comunità LGBT "inaccettabile", possano cambiare idea per magia. 
A mio avviso, si può educare e civilizzare, in questo senso, riportando l'immagine della comunità omosessuale verso una chiave di quotidianità e realismo. La vera rottura del tabù è far passare il concetto che gli omosessuali sono le persone che al mattino si alzano, vanno al lavoro, studiano, stanno male, sorridono, odiano il capo, vanno in palestra, non sono sensibili, cucinano e vivono come tutti, ognuno con la propria unicità.
Rispettando questa unicità, perché non deve mai mancare la libertà di essere.
Lo so che suona facile a parole, ma prendiamo ad esempio i mass media.

L'immagine che i mass media hanno dato per tutto questo tempo è del gay con la coroncina e la gonna a ruota, che te la puoi pure mettere la gonna e se vuoi ti cucio l'orlo ma non crediate sia solo quello.


E finché viene trasmessa questa idea, o meglio, solo questa idea che rende il tutto più spettacolarmente appetibile, il resto non funziona. 
Non c'è una controparte, suona solo una campana e questo non funziona.

Non funziona nemmeno cercare degli idoli che possano battere la strada ad un coming out più facile. 
Chi "inneggia" al coming out di questo o quel personaggio famoso o chi spettegola sulla presunta identità sessuale di qualcuno (molte volte sono gay, credetemi, gli stessi che poi chiedono libertà di scelta) dovrebbe rendersi conto che tanto bene non fa.
Cercare o ergersi ad idoli non fa bene, così come non fa bene "costringere", in qualche modo qualcuno a parlare di sé, solo per dover dimostrare qualcosa o per finire su un giornaletto a fare copertina. 

Ricordo ad esempio il coming out di Tiziano Ferro (su cui aleggiavano chiacchiere da tempo), ormai di 4 anni fa: ero contento perché sembrava fatto al momento giusto e per se stesso in primis.
Perché essere noti non ti rende automaticamente superiore alle comuni difficoltà umane, all'accettazione personale o privata, né vige una regola per cui un personaggio famoso debba a tutti i costi dire la propria identità sessuale perché ci aggrada così, perché ci sentiamo in grado e in dovere di decidere sulla libertà altrui.

In questa prospettiva, ho paura che il possibile trono gay a Uomini e Donne, per quanto godibilmente trash, possa essere più distruttivo che costruttivo in riferimento a questa immagine da paraocchi made in Italy.
Penso che ci serva una idea più concreta, ma soprattutto più completa di una comunità che al suo interno racchiude animi e modi di vivere diversissimi.
Penso ci siano storie da raccontare che possano far comprendere molto meglio di uno show, le sfaccettature di una realtà viva e forte. 
Quello che cerco di trasmettere, nel mio piccolo, è proprio questo: un'altra parte di questo arcobaleno.
Ho come l'idea che abbia rotto più il tabù una intervista di due ragazzi comuni che, raccogliendo i propri risparmi, sono andati a sposarsi a New York perché qui non era (e, in pratica non è!) ancora possibile.
Ho come l'idea che il tabù lo abbiate spezzato voi, qui o altrove, capendo ad esempio che dietro ad un fiore sulla testa ci sono io, che un giorno vi parlo di cremine, e il giorno dopo vi lascio un malloppo del genere; con le mie idee e i miei desideri del tutto umani e comuni, io che, fra le altre cose, sono omosessuale.
Se lo volete sapere il fiore non è nemmeno sulla mia testa, era perfettamente attaccato alla pianta e non lo avrei staccato, perché penso che pure un fiore abbia diritto a vivere la sua vita come meglio crede.
Ma a parte questo piccolo momento auto-celebrativo (perché pur senza gonna a ruota, Bitch, I'm Fabulous too!), resta però il fatto che, secondo me, dobbiamo spezzare l'ignoranza, non i tabù.



12 commenti:

  1. Leggo questi tuoi post e mi sento orgogliosa e fortunata ad avere un amico come te nella mia vita, per quello che riesci a trasmettere di te, a come lo trasmetti, per l'intensità che hai, per la tua testardaggine, per come ci confrontiamo anche sulle cose futili (tipo i nostri amati telefilm XD) e per come riesci a farmi ridere anche in quelle giornate in cui prenderei a morsi il mondo intero. Si sono una persona fortunata, ho un amico speciale e fra le altre cose è anche omosessuale. Beh io sono bionda e se tu metti la gonna a ruota io fingo di essere svampita e mettiamo su un bel siparietto di luoghi comuni :D
    Ti voglio bene

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    1. Siamo due belle teste (calde) :D
      E sono fortunato io ad avere te :* Ti voglio bene e organizziamoci per questo siparietto di cliché XD

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  2. Io penso che ognuno abbia diritto a fare quel cavolo che gli pare,finchè non lede il prossimo.
    Ed è vero che c'è ancora tanta strada da fare,ma sono fiduciosa nel fatto che pian piano finirò di sentire discorsi tipo " eh sì a me i gay sono simpatici,basta che non sìano...sài...quelli proprio 'esagerati'...",ed io penso sempre,ma brutto mona(=deficiente),ma se uno vuole mettersi tubini sgargianti,rossetti strepitosi etc etc,ma a te,che cavolo te ne frega?te ne va?te ne viene?Il fatto è che spesso,alla gente il gay va a genio finchè non gli si impone,come aspetto o come comportamento,cioè finchè POSSONO FARE FINTA DI NIENTE.
    Che poi io mi incazzo ancora più abbestia perchè sono pansessuale,ed il pensiero che un domani potrei trovarmi una morosa ed avere qualcuno che per questo mi faccia sentire sbagliata od inopportuna,se magari ho voglia di baciarla per strada o tenerla per mano o che in pubblico...mi fa venire il sangue in testa :/
    Come il pensiero che già oggi c'è chi può soffrire per situazioni che invece dovrebbero essere normalissime :(
    Ti voglio bene Pier.E se andate a fare il siparietto dei luoghi comuni vengo a fare la bionda svampita anch'io ;)

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    1. Va beh, due bionde svampite e io con la gonna a ruota. Ci aspetta un palco *-*
      A me sfugge una cosa, che il tuo commento mi fa sorgere: che gliene importa alla gente di quello che fanno gli altri? Cioè immagino la scena di un esempio scemo: cammini tranquillo per strada, vedi un* che fa la ruota, e ti incazzi? Perché? Ti ha mica colpito con un calcio? No. Fa quello che gli pare, come del resto ognuno.
      Dopo i fatti in Florida sono ancora più confuso.

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    2. Guarda,io mi prendo già delle occhiatacce per il rossetto nero,i capelli blu o certi vestiti "strani" tipo questa gonna,e come te giuro che non capisco alla gente che cacchio gliene freghi.Sto facendo una cosa che a me piace e a te non reca nessun danno,perchè deve riguardarti?
      La faccenda di Orlando è davvero bruttissima :/

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    3. Non so, penso che un po' tutti commentiamo gli altri, però fra farlo con leggerezza e ironia, e farlo in maniera pesante ce ne passi.

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  3. Il problema è che finchè c'è gente che ha da ridire su sesso prematrimoniale, baci in pubblico e convivenza tra eterosessuali, non si può pretendere di vedere uno spiraglio di luce e "accettazione" per chi, a loro avviso, "è diverso".
    Tutto ciò che non rientra in quei quattro dogmi che son stati loro inculcati è sbagliato, promiscuo e immorale (talvolta anche i tatuaggi lo sono) e per quanto si possa dimostrare che si sbaglino nel 99% dei casi, non si riesce a levar loro questo chiodo fisso del "se sei diverso da me sei sbagliato". Non è solo l'ignoranza a farla da padrona, ma anni e anni di lavaggio del cervello.
    E io ormai c'ho perso le speranze a parlare con gente così.

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    1. Il problema è la gente senza cervello. Perché anche dopo aver subito anni di lavaggio di cervello, anni di "dogmi" da seguire, chi comunque ragiona, si ferma un attimo a pensare. Al contrario, chi non ragiona, non lo fa mai.

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  4. Per come la vedo io, il tabù ancora esiste. Ed esiste perché c'è un'ignoranza neanche troppo sottorranea che offusca le menti. Non ho davvero idea di come se ne possa uscire ma spero sul serio che, soprattutto in Italia, la gente capisca che non esistono diversità ma solo peculiarità. Che siamo tutti uguali, anche se differenti. E spero che quello che è successo ad Orlando non debba capitare mai più.

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    1. "non esistono diversità ma solo peculiarità" è una bellissima frase.

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