Delusioni, serie tv troppo complicate e seconde stagioni "sorprendenti"

Sono relativamente delle novità nel mondo seriale e pure io, per i miei standard almeno, non ho tardato molto a recuperarle. Negli ultimi giorni ho terminato tre serie tv, ed il caso ha voluto che non solo fossero tutte di Netflix, ma anzi due condividono pure lo stesso regista.


Hollywood
Miniserie
⭐⭐


Nei fulgidi anni '40 moltissimi avevano un sogno in America: sfondare ad Hollywood e diventare una stella del cinema. Tuttavia non era un sogno semplice da realizzare e, anche dopo ore di attesa davanti agli studios, cercando di frasi assumere come comparsa in qualche pellicola, Jack Castello, un giovanotto di bell'aspetto e grandi speranze, avrà bisogno di trovare un'altra strada per mantenere se stesso e la moglie.
Conoscerà il particolare Ernie West che gli proporrà di lavorare nella sua stazione i servizio, la Golden Tip Gas Station, dove però il compito di Jack e dei suoi colleghi, non è solo quello di fare il pieno o gonfiare le gomme, ma di intrattenere più "privatamente" i clienti e portarli a "Dreamland".
Ovviamente Jack non sarà del tutto favorevole, quello che però sembrava un lavoro di terz'ordine ed anche rischioso, finirà per aprirgli le porte verso il suo sogno. Ma questa entrata dorata dell'impero cinematografico si rivelerà presto solo una facciata, una placcatura che cela delle mura marce, un soffitto cadente e delle fondamenta che stanno per cedere.


Hollywood è approdata su Netflix proprio lo scorso maggio, e nelle prime puntate mi aveva entusiasmato: tutto l'apparato estetico mi aveva attirato, così come l'idea di miscelare personaggi realmente esistiti ad altri di finzione, o magari solo ispirati a persone reali, mi incuriosiva molto. La stessa base di partenza di Hollywood, ovvero l'idea di poter riscrivere una storia fatta di soprusi, di pregiudizi, ed anche di razzismo, mi avevano decisamente convinto.
Ryan Murphy tenta di rivolgere i riflettori verso coloro che sono sempre rimasti nell'ombra, non solo nel dopoguerra ma anche oggi, di sovvertire la frustrazione e la rabbia instillata da una società che imponeva una maschera, o ti rinchiudeva in una immagine statica, in cambio di una sorta libertà, del successo e di una posizione di rilievo, con il prezzo dell'onestà verso se stessi e gli altri.


Il punto di partenza c'è e credo sia anche forte, ma come spesso accade per i lavori di Murphy, questi prendono presto la tangente, non riuscendo ad esempio a slegarsi dal risvolto trash, che, sebbene in Hollywood non sia eccessivo, c'è sempre. Buona parte dello sviluppo è innescato dalla randomicità delle situazioni, a volte risolte un po' a caso.
Il riflesso di ciò ad esempio è la confusione fra buoni e cattivi, o meglio come i ruoli vengono trattati all'acqua di rose, motivo per cui non c'è una reale scala dei valori, ma quello che conta è arrivare allo scopo. Questa dualità dei personaggi, che possono essere positivi e negativi allo stesso tempo, segnati magari dalle proprie tragedie, può essere interessante perché crea tridimensionalità, ma, per come viene trattata in Hollywood, non fa altro che togliere ai personaggi appunto la credibilità, la morale, e di conseguenza anche l'obbiettivo perde di valore, visto che è stato raggiunto in modo scorretto.
Inoltre non sembra che emerga il talento di ognuno, ma solo il fatto che sia "amico di" in un grosso giro di raccomandazioni.


Ho apprezzato la scelta del cast, sebbene buona parte degli attori maschili sono così somiglianti che sembrano presi in pacchi formato convenienza su Groupon, e sebbene nessuno sembra si sprechi poi troppo.
Probabilmente, se guardata con una aspettativa più bassa, Hollywood può anche risultare una miniserie piacevole da seguire, scorrevole e a tratti simpatica, però ritengo che, sebbene le buone intenzioni ci siano, sperare di ricavarne qualcosa in più, è tempo perso.



Dark
Terza stagione 
⭐⭐⭐⭐🌠


Il 27 Giugno siamo giunti alla terza ed ultima stagione di Dark, che finalmente ha sciolto il nodo che ci ha tenuti legati per 26 episodi nelle avventure di Jonas e di tutte le famiglie che popolano Winden.
Sin dalla prima stagione, ho pensato che Dark fosse una buona serie, intrigante, ben strutturata, e convincente, e questa mia idea si è consolidata, ed anzi in parte è cresciuta, anche con la stagione 2, e non è sempre così per tutte le serie tv, perché molte, al contrario, tendono a perdere di impatto. Dark invece è riuscita a cavalcare la sua onda, anche tentando di tenere a bada quelle imperfezioni che l'hanno un po' sempre caratterizzata, e che non mi hanno fatto innamorare, ad esempio, dei personaggi, mancando di connessione fra l'emotività della loro storia e me.
È vero che gli sci-fi sono solo una variazione sul tema, ma non il mio pane quotidiano, ma non ho pregiudizi e mi lascio trasportare. In Dark mi sembra però palese che la bilancia propende molto di più sulla struttura complicata della trama che sulle sensazioni emotive, ma questo non mi ha impedito di apprezzarla. Con l'ultima stagione fanno però un passo ancora più in profondità, rendendo la storyline un vero e proprio grattacapo.


Nella terza stagione di Dark infatti, oltre ai viaggi in tre diversi archi temporali, vengono aggiunti quelli in universi paralleli, creando così tre ulteriori strade a cui tener conto.
Non starò qui a sondare tutti i punti della trama o ad immergermi in simbologia, fisica quantistica, citazioni colte e filosofia, perché chiaramente non sono di mia competenza, quello che posso dirvi è che sin dai primi episodi, questa ultima stagione mi hanno fatto sudare: Dark ha sempre richiesto una soglia di attenzione decisamente alta, cosa che non sempre io ho, considerando che le serie tv sono il mio svago serale, ma in questo caso mi hanno messo decisamente a dura prova. La stessa Netflix ha creato per questo una guida (la trovate qui, è fighissima) per destreggiarsi fra la genealogia dei personaggi.



È possibile che io sia poco sveglio (più che probabile direi), ma credo che una serie tv non debba sfiancarti per farsi seguire, ma deve mettere sempre davanti l'intrattenimento e dare un pugno nello stomaco a chi la segue. Dark si arrovella un po' troppo, non sono sufficienti 10 minuti di riassunto per racchiudere le precedenti stagioni, rinfrescarti la memoria, e riuscire ad unire tutti i puntini da episodio ad episodio. Sicuramente i fan più accaniti avranno goduto nei vari passaggi perché sono fatti bene, le due fazioni contrapposte, quella di Adam e Eva, diventano più  conclamate, cercando di delineare meglio i campi di battaglia, e la stessa serie cerca di aiutarci a farci capire con qualche spieghino qui e lì, però io ammetto la fatica.
A questo punto penserete che la terza stagione di Dark non mi sia piaciuta, ma non è così: ho sempre affermato che, pur essendo una serie tedesca, può stare sullo scaffale accanto a prodotti più blasonati e con budget più cospicui, con un cast di giovani di talento, con effetti quasi sempre riusciti, ed una storia originale e coerente. Ma soprattutto questa ultima stagione ha saputo dare una conclusione più che degna a questa serie tv.


Mi è piaciuto infatti tantissimo il finale di Dark perché ricongiunge tutto, e riporta tutte le vicende a cui abbiamo assistito ad un equilibrio di estrema umanità: non ci sono buoni e cattivi a prescindere, ma ognuno dei personaggi ha agito per una reazione di causa ed effetto. I protagonisti si rivelano estremamente umani, tutti fanno qualcosa, giusta o sbagliata che sia, mossi dall'amore, in qualunque forma esso si possa palesare. Questa è stata per me una conclusione semplice, ma ben congegnata e appagante, che è riuscita anche ad emozionarmi. Ho adorato Claudia Tiedemann, perché, nonostante non sia presente da ogni scena, ha portato una forza incredibile alla serie, e risulta uno dei personaggi femminili più intelligenti, potenti e ben costruiti che abbia visto di recente.
Dark insomma può avere i suoi difetti, come tutte le serie tv, ma il suo ingranaggio funziona con una coerenza quasi estrema, e credo abbia saputo dare alla maggior parte del suo pubblico, me incluso, una serie tv soddisfacente da inizio a fine, e questo è quello che conta. Se non l'avete ancora vista, vi consiglio una mega maratona di tutte le stagioni di fila, dedicandole un po' di tempo potrebbe farvi innamorare, specie a confronto con la dimenticabilità di tanti teen drama che Netflix sforna.


The Politician
Seconda Stagione
⭐⭐⭐


Ritorno a parlare dei lavori di Ryan Murphy, sperando non mi quereli, con la seconda stagione di The Politician. Lo scorso anno si era fatta notare, ma non era riuscita ad avere un forte impatto su di me, complice il solito modo del regista di buttare tutto in caciara fra canti, balletti e glitter a volontà. Eppure questa seconda stagione mi ha convinto, specie rispetto agli episodi della precedente
Con un rapido flashforward siamo usciti dalle mura del liceo, e Payton adesso non è più candidato a presidente del consiglio studentesco, ma punta ad un seggio nel senato di New York. Dovrà però sfidare la politica dalla lunga carriera Dede Standish, e nessuno dei due avversari si tirerà indietro dallo sferrare colpi bassi, pur di primeggiare.


Questa seconda stagione si è ripulita al meglio secondo me, togliendo via orpelli inutili, e mettendo da parte personaggi che non avrebbero avuto poi grande spazio, e concentrandosi in modo scaltro sull'attualità, con uno sguardo ancora più tagliente e cinico. Via le vesti da teen drama trash, e su l'abito di una comedy più brillante e interessante. Nella grossa sfera delle elezioni politiche, raccontate con un occhio critico, con tutte le contraddizioni che le caratterizza specie nel panorama americano, vengono racchiuse tematiche dal respiro più ampio, come il rispetto dell'ambiente, la sessualità, la cancel culture e l'appropriazione culturale, che tra l'altro viene anche spiegata a parole semplici ma comprensibili.


Il bello di The Politician 2 è che finalmente hanno trovato una chiave di narrazione più sagace, che riesce davvero a denunciare gli eccessi della politica e dell'opinione pubblica che manipola anche temi importanti per farne lo stendardo delle loro battaglie. È secondo me molto interessante l'occhio esterno della quinta puntata, dove conosciamo l'opinione di due elettrici, e diventa un ulteriore scontro generazionale.
Credo che anche la trama abbia funzionato abbastanza bene, e le diverse linee narrative, anche quelle meno convincenti, come la parte della madre di Payton, Georgina Hobart (scusa Gwyneth, ma speravo avessi un po' più spazio), riescono a trovare il loro incastro.


Inutile dire che è invece esilarante Bette Midler nei panni di Hadassah Gold, a cui spettano i dialoghi forse più divertenti.
È vero che i rapporti fra i personaggi sono spesso trash, esasperati e poco realistici, così come gli stessi protagonisti cadono in una caricatura, ma con questa nuova prospettiva più centrata, secondo me The Politician ha funzionato meglio, diventando per me più piacevole da seguire, più fluida, magari non estremamente illuminante, ma di buona compagnia. I piani iniziali di Murphy erano quelli di creare 5 stagioni della serie, ed io mi chiedo come quest'uomo abbia così tanto libertà di azione, ma fortunatamente è rinsavito e pare che la serie avrà solo una terza stagione conclusiva. Staremo a vedere.




18 commenti:

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  1. Ho in lista Hollywood e vedrò sicuramente la terza stagione di Dark, anche se, con una storia così complicata, farei bene a rivedermi anche le altre due perchè non mi ricordo più un accidenti di dove eravamo rimasti XD Grazie per il link che hai messo.

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    1. Se hai un tempo sarebbe l'ideale un mega recuperone di tutta la serie, anzi secondo me ne guadagna!
      Di nulla, spero sia utile 😁

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  2. Prossima settimana comincio Dark 2, e continuerò con altre di Netflix, non Hollywood però, ma solo perché altre prima ;)

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    1. Secondo me se salti Hollywood non ti perdi nulla di che, specie se poi hai altro da vedere, magari anche di meglio 😊

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  3. Spettacolosa la guida di Dark che linki!! Una serie che mi ha affascinato ma che, ammetto, mi sta sfiancando in questo terzo ed ultimo episodio.. comunque anni luce avanti a tantissime altre.. poi le serie sono così.. alla fine un po' si attorcigliano su se stesse (tipo Suits), spesso credo sarebbero potute essere ottimi film, invece di sbrodolarsi per fare ascolti..

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    1. È vero che tante serie si appesantiscono, infatti ho trovato ottima l'idea di chiudere con una terza stagione. Alla fine se hai altre idee puoi anche svilupparle in altri progetti!
      Suits ad esempio devo ancora terminarla perché proprio a stargli dietro non ce l'ho fatta più.

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  4. Hollywood a me è piaciuta tantissimo! Più che altro, mi è sembrato che tutti i personaggi, anche quelli negativi, alla fine siano diventati, più o meno velocemente, tutti buoni e all'inizio questo mi ha destabilizzata, ma poi ho deciso di guardare il tutto con un'ottica differente da quella con cui ho iniziato la serie: è una serie che parla di sogni, bisogna guardarla così, con quell'aria sognante, con la convinzione che alla fine tutto andrà bene ed è proprio così che finisce... è una fiaba: tutto, alla fine, va per il meglio. Tutti capiscono i loro errori e prendono la strada giusta. Se, come immagino, l'obiettivo era far sognare il pubblico, secondo me l'hanno pienamente raggiunto! :)
    Dark non fa per me, non è il mio genere... invece vorrei guardare The Politician, dovrei ancora iniziare dalla prima stagione!

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    1. Condividerei il tuo discorso se appunto ci fossero solo personaggi negativi che poi diventano positivi (quindi potrei giustificare anche una sorta di buonismo trasognante), ma se consideri che Avis Amberg ad esempio, che è un personaggio buono, accetta che un giornalista venga picchiato e minacciato, rivolgendosi ad un suo "rivale", affinché venga messo a tacere un gossip, e poi va avanti come nulla fosse, non mi sembra una scelta da "sogno" 😄

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  5. Dark.....la sto riguardando per la terza volta!

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  6. Ciao Pier!
    Ricordo che avevi parlato di The Politician tempo fa. Per quel che riguarda Dark, la terza stagione devo recuperarla e credo lo farò tra non molto. Star dietro all'albero genealogico nelle prime due stagioni non è stato semplice almeno appena ho ripreso con la seconda stagione. Tuttavia è una serie che, come dici anche tu, merita tanto. Ha tante caratteristiche che la rendono una serie di tutto rispetto!
    Un abbraccio

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    1. Ciao 😄 Se ti interessa ho linkato il post sulla prima stagione di The Politician e appunto l'albero genealogico di Dark che non ha spoiler (a meno che non ti vai a leggere ogni scheda di ogni personaggio perché ti dicono in breve cosa fa).
      Un abbraccio a te :D

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    2. L'albero genealogico lo sto usando alla grande ora che sto recuperando la terza stagione :D

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    3. Lo avessi saputo prima lo avrei utilizzato anche io 😅🤣

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  7. Con le produzioni di Ryan Murphy ho dei problemi: sono troppe, hanno quella patinatura eccessiva che non mi attira e poi so che non resisteranno a lungo. Quindi, ultimamente, le evito. Il tuo parere su Hollywood dopo le tante mezze stroncature lette mi conferma che ho fatto bene, con la seconda di The Politician un po' di curiosità è nata ma già solo i personaggi mi fanno antipatia... Tentenno.

    Mi consolo con la splendida chiusa di Dark. La guida di Netflix l'ho consultata anch'io a più riprese vista la scarsa memoria che ho e la confusione che creano, ma per una settimana in casa non si parlava d'altro, facendo teorie, scommesse, cercando di capire le origini di tutto. E sono poche le serie così.

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    1. Mi chiedo come Murphy abbia così tanti prodotti sotto mano e come mai gli vengano quasi sempre rinnovati. Capisco gli ascolti, ma non mi pare che tutto sia così seguito...
      A me che in genere soffro quando i personaggi mi stanno antipatici, non ho avuto problemi con The Politician.

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  8. The Politician me l'ha consigliata per l'ennesima volta una mia amica e mi sa che prima o poi la dovrò vedere XD
    Hollywood vista e mi è sembrata molto piacevole, sì non c'è un approfondimento per qualche personaggio e alcune cose sembrano campate un po' in aria ma nel complesso si lascia guardare :)

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    1. Penso che su Hollywood avessi aspettative medio alte, che son cadute con la visione 😅 ma è una buona compagnia. Dai una chance a the politician, secondo me è cresciuto!

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